Praticare l’architettura dell’informazione trovandosi in provincia è una sfida. Per tanti motivi. Vivere e lavorare in provincia significa essere solo nel praticare una disciplina; e significa vivere all’interno di un tessuto sociale poverissimo, dove la misurazione dei parametri di vivibilità è tra le più basse del Paese. E se non si riesce a “mettere la pentola sopra il fuoco” c’è poco da innovare o da migliorare.

Nelle città sarà meglio? Apparentemente si. Sono innegabili le opportunità che una città offre. Le città, oltre al numero di persone disponibili a cui dare un servizio, offrono più opportunità di incontro e di dialogo e quindi di formazione. E sicuramente, in città, si trovano più persone disposte a sperimentare. Generalmente è così. Eppure, per altri versi, anche in città si è in frontiera. E in questo, pare che tutta l’Italia sia una immensa provincia.

Infatti, devo ammettere che mi stupisco sempre (e non poco) quando so di progetti (anche importanti) dove sono state applicate le tecniche di progettazione dell’architettura dell’informazione e non trovo menzione alcuna della disciplina. Sarebbe già un bel traguardo sapere chi fa uso di architettura dell’informazione e chi no. E magari poter comparare i risultati sul campo.

23 maggio 2017

Domani (23 maggio 2017) sarà il 25° anniversario della strage di Capaci dove sono morte le speranze di molti cittadini onesti. Lo dico con amarezza, ma bisogna anche prendere coscienza della situazione attuale, delle collusioni e dei tradimenti.

Giustamente ci saranno tutte le commemorazioni di rito. Ma io preferirei il silenzio delle azioni, l’agire come manifestazione di protesta a chi guarda solo al passato. Ricorderei le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, portando più gente possibile a visitare Palazzo Abatellis, per esempio. Guardare, insieme, il Trionfo della Morte sarebbe più istruttivo di tutte le parole che saranno riversate.

Penso, dunque, che senza voler tacere del tutto, il vero ricordo sta nel raccogliere le sfide che le nostre terre ci pongono.

C’è la crisi

Potrebbe essere sconfortante sapere che grandi architetti dell’informazione si ritrovano con gli stessi problemi da piccolo freelance di provincia. Eppure a me incoraggia un po’. Nel senso che se ci troviamo tutti sulla stessa barca, qualcosa insieme si può fare. E molti sono gli spazi di miglioramento per tutti.

Ho spesso condiviso, con molti cultori della disciplina, il parere su quanto inutili siano certe invidie e certe competizioni. E tentare di scavalcare un collega, tentare di carpire i segreti dell’altro, è, in questo periodo storico, un atteggiamento davvero immaturo. Capisco che in tempo di crisi e di “fame” non esistano gli amici. Capisco che la cultura dilagante è quella di voler primeggiare a qualunque costo. Ma si tratta di una mentalità che non ha futuro, che porta guadagni a breve termine.

Da architetti dell’informazione, da designer, da user experience designer, da professionisti che mettono al centro le persone, ci si aspetta visioni a lungo termine, prospettive di alto profilo, missioni di grande respiro.

Se si esce al di fuori di certi circuiti, infatti, la gente comune non comprende neppure cosa significhi architetto dell’informazione o user experience design. E quindi, piuttosto che usare le proprie energie per fare a gomitate, sarebbe più utile utilizzare le proprie forze per creare comunità, unirsi nella condivisione e nella divulgazione della disciplina. E’ necessario andare al di là del nostro orticello e parlare il più possibile della disciplina. Tanto più se ci si trova in provincia.

Personalmente penso che il cambiamento, se il cambiamento verrà compreso, è qui ed ora. Guardando ad esempi come Saverio Friscia che già nel 1800, da un piccolo paese di provincia, contribuì alla storia dell’Europa.

Progettare il proprio futuro

Si può fare. E’ difficile. Ma si può fare. E’ possibile immaginarsi un modello di mondo diverso. Un mondo in cui credere e per cui lottare. Pensare oltre quello che ci ripetono gli altri. Perché dove si sta peggio, si può e si deve lottare di più. Perché di questo oggi si tratta.

Progettare per il futuro

Quando sento parlare di lavoro ho la sensazione che si vada sempre alla ricerca del lavoro dirigenziale. E il lavoro di architetto dell’informazione, in fondo, è un lavoro di coordinamento e progettazione. Sarebbe bello poter coordinare grandi progetti, indicare la via. Ma dove sono i grandi progetti? In Italia i grandi progetti difficilmente vengono affidati ai pionieri. Se non quando la sperimentazione è a perdere.

Personalmente penso che l’unico cambiamento possibile, a cui ambire e da perseguire, oggi sia il cambiamento personale.

E non è per forza dentro ad un ufficio che bisogna immaginarsi. Ci si potrebbe immaginare anche in campagna, a faticare un po’ con la forza delle braccia. Tempo fa ho scritto un articolo che ho titolato Progettare per il futuro. Si trattava di un articolo riguardo, appunto, alcuni progetti di agricoltura del futuro. Fare il contadino, oggi, non significa dover fare il bracciante come lo facevano i nostri nonni. Penso che si possa ritornare alle proprie origini contadine ma con le tecnologie del presente. Già disponibili, già praticate, già funzionanti.

A molti questo permetterebbe di essere

il padrone del mio destino, il capitano della mia anima.

Tutto il mondo è paese

Penso che anche da una provincia si possono fare grandi cose. I progetti, anche piccoli, si stanno moltiplicando. E tutto quello di bello che stiamo pensando potrebbe accadere proprio oggi.

Molti alibi storici sono caduti. Anche se restano ben ancorati nell’immaginario comune. Molti vivono la provincia, appunto, come periferia. Ma questo non è più vero. Tanto più che la rete non ha periferie, tanto più che si estende in una sfera tridimensionale.

Senza illusione

Nessuna illusione. Non mi illudo che cambi qualcosa, tutto d’un tratto, senza che accada una tragedia. Non mi illudo che l’essere umano rinunci alla propria anarchia in casa propria. Non mi illudo che gli italiani rinuncino ai propri campanilismi o alle lillipuziane beghe di bottega.

Ma neppure la provincia più retrograda può restare o sta restando imperturbabile di fronte alla profonda rivoluzione culturale in atto. Ciascuno di noi è e deve diventare un laboratorio politico e culturale. Ciascuno di noi è luogo di sperimentazione. E ciascun paletto, ciascuna difficoltà, deve diventare sfida per innovare.

Sento che le energie e le intelligenze ci sono. Direi anche, incredibilmente, ci sono ancora. Nonostante lo stillicidio quotidiano della migrazione intellettuale. Nonostante l’emorragia di intelligenze e di competenze che volano via (letteralmente). Ancora ci sono persone che dicono “Io resto!” E con quale coraggio! Qui costruiscono e innovano. Pazzescamente.

Dalla provincia con furore

Moralmente, così come spesso ci diciamo tra emigrati, abbiamo sbagliato ad andare via. Non che avremmo risolto qualcosa ma una spiaggia è fatta da granelli di sabbia. Lo so che all’estero certi sogni sono più facili da realizzare. Anche se non tutti si realizzano e molti sogni, oggigiorno, si trasformano in incubi. Io, per primo, sono partito e andato via. Ma a che prezzo? I problemi, le ingiustizie, i soprusi, ci sono anche altrove. E, spesso, non si vedono solo perché non si conoscono. E se mi posso permettere un consiglio, se scegliete di partire, partite per voi stessi e non contro qualcuno o qualcosa.

Partite, andate via. Ma senza paura. Che si può tornare. Senza che necessariamente tornare sia una sconfitta. Anzi! Tornato con orgoglio, dopo aver imparato a conoscere il mondo.

Per quanto mi riguarda posso dire che tanta insofferenza contro la provincia, alla fine, si trasforma in spinta propulsiva per una fulgida carriera. Altrove. Ed è solo col tempo, che ci si rende conto che è proprio quell’essere di provincia, che ci si vuole togliere di dosso, a farti realizzare i sogni che hai sempre sognato. Che a dirla tutta, proprio nella tua terra, nella tua casa, quei sogni sono nati e sono stati coltivati. Senza quella terra altri sarebbero stati i destini. In quella stessa terra si ritorna per recuperare le energie che altrove ti tolgono, giorno per giorno.

 

Architettura dell’informazione nella provincia. Una sfida. ultima modifica: 2017-05-22T08:30:03+00:00 da Toni Fontana

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