Balli popolari, irlandesi, greci, campani, pugliesi, russi, siciliani, ungheresi, ebraici. Ne conoscete qualcuno?

I balli popolari sono un fenomeno di nicchia che si sta espandendo in Italia e in Europa in modo sempre più diffuso fra i giovani. In tanti luoghi del nord – nordest italiano e via su e giù per tutto lo stivale gruppi di giovani si incontrano periodicamente per ballare, per imparare a ballare i balli delle nostre nonne, ma anche dei nonni e delle nonne d’oltralpe.

Il fenomeno è ancora poco osservato e forse anche poco conosciuto ai più. L’etnologia e l’etnomusicologia accademica guarda con diffidenza a questo fenomeno ritenendolo non popolare ma elitario. La spiegazione di questo giudizio, a mio parere erroneo, è che si tratta di un fenomeno che si sta espandendo molto tra le studentesse e gli studenti universitari. Ma dove è scritto che questo, che anche questo, non sia il popolo, il popolo contemporaneo? C’è una parte dei giovani, che nel tempo diventa sempre più consistente, che non balla nelle campagne o nei paesi di montagna, balla in città, negli spazi pubblici, nelle piazze e si incontra e socializza per questo. Lo fa senza tanto rumore e fuori dai consumi di massa: si svolge spesso nelle notti sussurrando la propria musica e si basa molto spesso sul volontariato di insegnanti e musicisti.

E’ un fenomeno che io seguo da un paio di anni, dal 2014 precisamente: la mia prima intervista a Christian Doni e Margherita Donà  già mi vedeva un curioso ed entusiasta sostenitore dei balli popolari. Poi, facendone parte personalmente, andando ai corsi, ho avuto il piacere di conoscere questa comunità che è strettamente legata anche a musicisti che compongono musica per balli popolari contemporanea.

La musica Neo Trad

Penso che la musica NeoTrad meriterebbe più attenzione, fosse anche solo per la passione che questi musicisti ci mettono nel suonare e divulgare i balli popolari. Senza nessuna presunzione credo di essere stato il primo in Italia ad aver organizzato una tavola rotonda sul Futuro della musica per balli popolare di cui vi propongo di seguito il video. E se ne conoscete altri, vi prego, aggiungeteli ai commenti.

In questa tavola rotonda parlano Alessandro Marchetti e Matteo Marcon, componenti del duo Folk Fiction, che potete ascoltare su soundcloud e  di cui mi sono già occupato per una recensione al loro ultimo album Avan Trad e Maurizio Vianello.

Nella mia introduzione ho spiegato che la musica neotrad rientra e rientrerà nella Storia musicale di questi anni. Così come nella Letteratura, ciò che distingue un autore da uno scrittore di diari personali è che il primo rientra in una tradizione, il secondo no. L’autore assorbe la letterautratradizionale, la fa propria, e poi la traduce e la trasporta ai contemporanei, con parole sue e contemporanee. Allo stesso modo i musicisti di musica neo tradizionale, ascolta musiche antiche, anche del ‘500, del ‘700, le assorbe, le suona e le riscrive, producendo, infine, musiche originali proprie contemporanee, per ballerini contemporanei.

Al contrario di quanto pensano gli accademici, dunque, io ritengo che questo sia un fenomeno popolare, nel senso che nasce dal basso, da giovani con pochi mezzi, lontano dai riflettori, ma con una passione vera per la naturale propensione dell’uomo che ha di muoversi. Ballare significa rendersi conto di avere un corpo e di poterlo muovere. Quante volte, ascoltando musica, ci siamo ritrovati a muovere un piedi, la testa, a picchiettare con le dita il tempo? Il nostro cervello all’ascolto della musica pulsa di energia e questa energia arriva ai nostri arti; e quando le due cose si uniscono esplode l’adrenalina.

In genere si balla nei patronati delle chiese, nelle palestre o negli auditorium dei municipi. Per ballare c’è bisogno di un grande salone e gli spazi pubblici a disposizione non sono tanti. Oltre agli incontri periodici, i gruppi che gestiscono i corsi di danza, organizzano anche le così dette Klandestine.

La più famosa delle klandestine è la Mazurka Klandestina, nata (a quanto dicono) a Milano e adesso diffusa in molte altre città d’Italia. In cosa la Mazurka è Klandestina? Nel fatto che si tratta di un assembramento di persone non autorizzato. Oltre a questo l’incontro è pubblico, pacifico e divertente. Attraverso i gruppi facebook (lascio a voi la ricerca) ci si da appuntamento un certo giorno, in una data piazza intorno alle 22.00 e da lì si comincia a ballare per tutta la notte. Si gira per le piazze della città fino all’alba, quando il sole annuncia l’ultimo ballo.

E’ un modo di conoscere una città in modo diverso, attraverso la danza; di apprezzare il valore e la bellezza della nostra Italia attraverso il contatto fisico degli abitanti e il movimento; di vedere i nostri monumenti e ascoltare la loro colonna sonora.

La regola che tutte le klandestine seguono è quella di non disturbare: le piazze italiane, in genere non sono abitate e sono deserte, e dove non è possibile trovare piazze inabitate, al minimo segnale di lamentela, si va via, seguendo il percorso verso una nuova piazza. Per le poche klandestine a cui ho partecipato, però, la musica popolare affascina, sia se suonata da musicisti dal vivo con strumenti acustici, sia che venga suonata da una cassa. Quando qualcuno si affaccia, più incuriosito che arrabbiato, resta meravigliato a guardare la bellezza di quel che accade.

Più in vista e magari più conosciuti sono, invece i festival, in giro per l’Italia e per l’Europa. I ragazzi (giovani e meno giovani) si fanno tanti kilometri tra viaggi, passaggi, autostop e avventure varie. Ho visto fare un po’ di tutto pur di non perdersi l’appuntamento. E chi non può andare resta con la tristezza di non poter ballare fino allo sfinimento. I luoghi preferiti sono luoghi poco conosciuti, sui monti, in piccoli paesi che per la loro testardaggine di nicchia, sono diventati i punti di riferimento per queste masse di ragazzi.

I festival dei balli popolari

venezia- balli popolari-balla-cerchiTra i più importanti festival in Europa, che si svolgerà tra pochi giorni, dal 9 al 12 giugno, c’è il festival “VENEZIA BALLA – Cerchi nell’acqua” un festival di balli folk attesissimo che si tiene nell’area del parco di San Giuliano Venezia Mestre.

I festival sono aperti a tutti e tutti possono partecipare, anche chi non ha mai ballato, sono balli popolari. Certo, se si è seguito uno dei corsi della stagione ci si diverte molto di più, ma durante i festival il programma prevede tante ore di corsi per principianti e non solo per ballerini più avanzati. Per chi è più sciolto poi ci sono i workshop dove insegnanti esperti, provenienti da altre nazioni introducono alcune tipologie di balli diverse da quelle conosciute.

Insomma si balla in continuazione per 3 giorni, instancabilmente, accompagnati da gruppi musicali folk provenienti sia dall’Italia che dall’estero.

Ma non c’è solo Venezia. Anzi. I festival, che i giovani non si perdono per nessuna ragione, sono tanti:

  1. Sicuramente sentirete parlare spesso del festival di Vialfrè in provincia di Ivrea. Sul sito trovate tutte le informazioni.
  2. Poi, forse, il più internazionale dei festival, quello di Gennetines a cui segue, quasi d’obbligo il festival di Saint-Gervais
  3. Dicono, poi, molto bello il festival di Boombal, un luogo dove non si finisce mai di ballare. Guardate pure voi il programma.
  4. Altro festival molto suggestivo è FestInVal a Tramonti di Sotto, tra i cortili e le piazze della città montana con gran finale tra monti e stelle.
  5. Su altre montagne, sempre a metà strada tra la terra e il cielo si può andare al festival Etetrad, ma non ancora confermato per l’edizione 2016. Il sito indica ancora il programma dell’edizione 2015. Insomma da tenere d’occhio, se siete interessati a visitare la zona di Gressan in provincia di Aosta.

Questi solo alcuni dei tanti e numerosi festival che si organizzano in giro per l’Italia e per l’Europa. Informatevi, cercate questi gruppi anche nella vostra città e se ne trovate uno, andate a provare, vi divertirete sicuramente. E anche se non sarete costanti, sarete sempre i benvenuti.

Conoscersi ballando è un’esperienza indimenticabile.

E la vostra esperienza? Avete altri festival da consigliare?

 

P.s.

Per questo articolo ringrazio Christian Doni, Margherita Donà che me ne hanno parlato con entusiasmo coinvolgente; Paolo, Paolo, Ragù , Andrea, Giulietta, Agnese, Agnese e Elisa, Elisa, Silvia, Silvia, Silvia e Margherita, Sofia, Giulia e Alessia e Martina che danza anche quando cammina e tutte le ragazze del gruppo Corso Giovani Danze Popolari Venezia che hanno avuto la pazienza di insegnarmi a ballare con me e di vivere questa bellissima esperienza che è la danza e i balli popolari. Grazie a Diego Vallongo, tra gli instancabili organizzatori di Venezia Balla che mi ha insegnato la Mazurka e mi ha fatto amare questa danza. E grazie ancora a Christian Doni e Alessandro Marchetti che mi hanno introdotto in questo meraviglioso mondo fatto di musicisti, passione, di giovani dall’animo puro. Entrambi,  gentilmente, mi hanno indicato i festival più conosciuti e riconosciuti, che io vi ho riproposto.

Grazie! Grazie davvero!

 

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