Experience the Brand Sound Studio

Che rumori fa la vostra macchina?

Il video che vi propongo

“Experience the Brand Sound Studio”

ci racconta di come

anche i produttori di auto

si occupano dei suoni

e dei rumori prodotti da un’automobile.

E voi?

Avete mai rivolto

la vostra attenzione ai rumori della vostra automobile?

No? Sicuri?

Io avrei scommesso invece di si.

E sono pure certo che,

quando qualcuno non ci ha fatto caso,

è pure finita male.

Raccontatemi la vostra mancanza di attenzione e raccontate cosa è successo.

I bravi autisti/ piloti, o meccanici, ascoltano il motore (un tempo, quando erano più meccanici e meno elettrauti, lo facevano molto più spesso). Ma anche se adesso i meccanici non lo fanno, lo fa per loro la casa di produzione della macchina. E non ascoltano solo il motore ma anche l’abitacolo.

I problemi di una macchina, infatti, molto spesso, si identificano con il culo (non sto scherzando!), sono le vibrazioni che salgono dal fondo schiena che fanno percepire che qualcosa va male (soprattutto nelle macchine sportive); altre volte con il tatto, si tratta sempre delle vibrazioni che, salendo sul manubrio e nell’abitacolo, possono indicare un certo tipo di problemi; e infine, molto frequentemente, si sentono con le orecchie.

Fino a qualche anno fa si diceva che un motore andava a tre (ossia che usava solo tre cilindri) quando, invece dei soliti quattro cilindri, a spingere la macchina erano solo in tre. Il primo sintomo di questa rottura del motore era principalmente il suono del motore che non era più pieno; poi successivamente si notava anche la perdita di potenza.

Se le ruote sono troppo sgonfie, il salvasterzo potrebbe ingannare la sensibilità delle mani (tatto), ma il rumore un po’ cupo della ruota non inganna un orecchio attento.

Se la frizione vi sta abbandonando, lo capite anche dal suono prodotto dal motore durante la partenza o durante il cambio

La vostra macchina, funzionante, fa sempre gli stessi rumori a cui vi siete abituati ormai da tempo. Ma basta che ad uno di questi rumori se ne aggiunga un altro, uno nuovo, per farvi preoccupare o per mettervi in allarme.

Nel video successivo è possibile vedere come l’Audi, ma anche altre case automobiliste se ne occupano, curano i suoni o i rumori della macchina fin nei minimi particolari e queste analisi influenzano anche la progettazione della macchina.

Dunque, ragazzi: orecchie sempre attente! Cinture di sicurezza ben allacciate! Luci accese anche di giorno!

E prudenza! Sempre!

La sigla (musicale)

Mentre il logo da elemento acustico è diventato elemento grafico,  nel parlato quotidiano, la sigla, da elemento grafico è diventato elemento musicale e acustico.

Definizione di sigla

Sigla, infatti, deriva dal latino Singula (littera) e dunque è una abbreviazione. Tanto che per la Treccani, il primo significato è questo:

La lettera o le lettere iniziali del nome di persone, ditte ed enti, associazioni e partiti, e di denominazioni varie, come forma abbreviata usata per comodità in sostituzione dell’intero nome. O ancora, nella prassi diplomatica, sottoscrizione abbreviata di un accordo internazionale consistente nelle lettere iniziali della persona fisica preposta da uno stato alla negoziazione dell’accordo stesso.

E solo per estensione si parla di sigla musicale (ma spesso anche solo sigla), come:

motivo musicale o frase musicale e cantata, o anche complesso di immagini, musica e canto, che, sempre nella stessa forma, precede o conclude una determinata trasmissione radiofonica o televisiva, periodica o a puntate.

In questo post mi occupo della Sigla perché per certi versi anche la sigla (musicale) è un logo-sonoro. Come dice la definizione stessa “… sempre nella stessa forma…” . Quindi non cambia e nel tempo diventa riconoscibile e rimanda ad un determinato argomento o programma o pensiero o esperienza o stato d’animo.

La caratteristica della ripetitività e della forma avvicina la sigla ad una forma di  logo sonoro.

Sigla musicale come Limes

Ma la sigla musicale, oltre a dare una identità ad un programma radiofonico o televisivo è anche il Limes, cioè il limite fisico di un flusso di sonorità o di immagini. In un giornale il limes è definito da quello che chiamiamo formato (bidimensionale nel caso della carta). Nella lettura di una pagina seguiamo una direzione. Direzione che può essere anche il flusso di immagini di una pellicola.

Nel flusso sonoro di una radio, ad un certo punto arriva una sigla. Questa ci dice che il normale flusso che stavamo ascoltando si sta interrompendo e sta cominciando qualcos’altro di atteso o di inatteso.

La sigla identifica e crea un nuovo contesto all’interno di un flusso che altrimenti non sarebbe compreso dall’utente.

L’identificazione della sigla musicale avviene a diversi livelli.

Il primo come già dicevo prima riguarda la ripetitività e il riconoscimento. Un altro livello identificativo sono i suoni stessi. Vi basta riascoltare le sigle dei vari tg, sia radio che televisivi,di qualunque canale radio o tv,  per rendervi subito conto dell’uso di violini, trombe e tamburi, sparsi un po’ su tutti i canali. Diciamo che tutti hanno lo stesso tono e lo stesso registro. E così potete equiparare programmi equivalenti e riconoscere se si tratta di un programma informativo o di intrattenimento.

E così come la sigla determina l’inizio determina anche la fine. Apertura e chiusura del contesto.

Ovviamente la costruzione di una sigla è questione strettamente e principalmente musicale. Ed è compito dei musicisti e non degli architetti dell’informazione creare sigle. Ci mancherebbe! Quello che a me interessa riguardo la  sigla è l’esperienza che viviamo durante la sigla.

Sigla dei cartoni animati o delle serie TV

Alle sigle, vecchie e nuove, ci affezioniamo. Ad esse sono legati ricordi della nostra vita, di una nostra epoca, vicina o lontana.

Pensate alle sigle dei cartoni animati. Quanti ricordi? Basta intonare un Jeeg Robot d’Acciao, un Ufo robot o un Mila e Shiro, per ritornare tutti un po’ bambini. Ma pensate anche alle sigla di Twin Peaks, sigla riconosciuta anche da chi non seguiva la serie.

Games Of Thrones

E a distanza di anni, non è cambiato nulla. Prendete, per esempio, la sigla della serie televisiva The Games of Thrones. Tra gli appassionati della serie, musicisti e non, c’è un vero culto delle musiche. Incredibile, infatti, il numero di cover e il numero di visualizzazioni che le cover della sigla hanno sul web.

Qui di seguito una delle tante.

Per chi voglia approfondire su questa specifica sigla ho trovato un interessante post di @SusannaQua

E la sigla musicale sul web?

Sul web, dove il Limes è difficile da definire, generalmente si ripercorrono i passi dell’analogico, insomma, si fa quanto avviene in radio o in televisione. Ma sarebbe interessante poter sperimentare qualcosa di nuovo o di antico (chissà). La parola o il suono spetterebbe ai musicisti.

Se ci avete fatto caso anch’io nelle mie registrazioni audio uso una sigla. Questa sigla rimanda a qualcosa, che rimanda alle architetture virtuali e digitali, che poi sarebbero il tema di questo blog.

 

 

Sigla inizio trasmissioni RAI TV

Quella che vi propongo oggi è la sigla di inizio trasmissioni della RAI perché questa settimana parlerò di Sigle radiofoniche e televisive.

Mi è sembrato doveroso ricordare a chi ha già una certa età (mica tanto) e presentare a chi ancora non c’era, la sigla per eccellenza della televisione italiana.

Sembra chissà quanto tempo fa, ma non sono passati certo tanti anni da quando le trasmissioni venivano chiuse di notte e non esisteva il ciclo continuo di immagini e suoni che riempie o ha riempito per anni la nostra vita.

Le trasmissioni televisive si interrompevano e poi riprendevano al mattino, quando le maestranze della televisione statale si rimettevano in moto. Ed è proprio con questa sigla che la RAI cominciava, con una sigla che dava inizio alle trasmissioni di tutto il giorno.

La marzulliana chiusura notturna sarebbe stata più attuale allora:

…Quando un giorno – vista l’ora – è appena finito e un nuovo giorno è appena cominciato; un giorno in più per amare, per sognare, per vivere. Buonanotte. (da Sottovoce, in conclusione di ogni puntata)

ma anche questa potrebbe essere considerata una sigla orale e non musicale.

Aggiungo solo una curiosità (anche se penso sia risaputo) su quanti ancora oggi non si sono dati una spiegazione della Sigla RAI, o meglio, R.A.I.- (sviluppato in) Radio Televisione Italiana. La sigla corretta sarebbe dovuta essere RTI. In realtà la RAI nasce come Radio Audiovisione Italiana, appunto RAI. La tecnologia audio-radio era quella più avanzata, a quei tempi, e quindi la preminente.

Ma la storia della radio merita un post a parte e fatto bene! Arriverà! Intanto… parliamo di sigle! A venerdì!

Logo (sonoro), o meglio, sound brand

Quando parliamo di logo, per un brand, tutti pensiamo ad un elemento visivo. Che logo derivi dal greco “Logos” cioè Parola è un particolare per classicisti. Ma noi a quanto pare lo abbiamo copiato dagli inglesi. Durante la progettazione di una azienda, nella fase grafica di un sito, per la creazione di quella che un tempo si chiamava immagine coordinata, si crea un logo anche se sarebbe più corretto chiamarlo logotipo, parola grafica appunto, o ancor meglio, marchio.

Logo o Logotipo?

Nei dizionari la parola Logo non ha definizione e rimanda alla parola logotipo. E la Treccani così lo definisce:

dall’ingl. logotype, comp. del gr. λόγος «parola» e ingl. type «lettera» Forma accorciata di logotipo, nel suo significato pubblicitario e nel linguaggio della pubblicità il modo particolare con cui sono tracciati i segni grafici del nome di una azienda o di un prodotto, e che di solito ne costituisce anche il marchio. Spesso abbreviato in logo.

Il logo che è parola, e dunque elemento sonoro, linguistico, orale, è diventato, da un certo punto in poi della Storia, un elemento visivo, parola stampata con caratteristiche grafiche; in italiano, l’audiologo è lo specialista di audiologia, ossia il ramo dell’otorinolaringoiatria che studia l’organo uditivo e le sue funzioni.

Ci ritornerò più avanti (promesso) anche se già vi ho dato qualche indizio. In questo post volevo parlarvi del marchio sonoro, del logo sonoro, di quello che in inglese più correttamente si dice sound branding, presente su tutti i nostri dispositivi mobili o desk. E’ il suono che tutti attendiamo, è il suono che se non sentiamo ci fa preoccupare e ci mette ansia. Tutti i nostri dispositivi elettronici con cui ci interfacciamo, PC, telefonini, mp3 portatili, tablet, hanno in sé dei suoni che li identificano o che identificano il brand di cui fanno parte. Non sto parlando, infatti, di player, bensì di musica e suoni strutturali, di musica e suoni associati al prodotto.

Mi sarebbe piaciuto presentarvi uno studio a riguardo. Penso che l’argomento meriti una particolare attenzione. Ma come mi ebbe a dire Bonaventura Di Bello, che qui ringrazio pubblicamente per la gentilezza e disponibilità dimostratami: è molto difficile fare discorsi generali sull’audio sonoro, ed è possibile

solo se le varie musiche venissero indagate singolarmente, in quanto si tratta di scelte dettate dal gusto e dalle esigenze particolari di un’azienda e di un particolare periodo. Per esempio, il suono d’avvio di Windows un tempo era un brano composto appositamente da Brian Eno, dietro richiesta dello stesso Bill Gates.

E allora ascoltiamo il logo sonoro di Windows scritto da Brian Eno

Il logo sonoro ha subito modifiche e aggiustamenti fino all’attuale di Window10 in cui possiamo riconoscere sempre e comunque il marchio originale, esattamente come accadrebbe per un logotipo.

I loghi sonori sono ormai entrati dentro il nostro vissuto e dentro il nostro quotidiano. Di seguito qualche esempio americano.

Archi di relazione con il logo sonoro

Con il logo sonoro o sound branding, insomma, si crea un arco di relazione sonora/musicale tra cliente e brand. Questo arco musicale resta con noi per anni e ci avvicina e ci lega al brand. E ci lega molto più intimamente di una immagine o un logotipo, immagine che vediamo/non vediamo, anche per quel principio del minimo sforzo spiegato da Luca Rosati, e che scartiamo facilmente; più facilmente di quanto non possiamo scartare un pensiero. Infatti, la musichetta del nostro smartphone ce l’abbiamo in testa e magari si ripete anche in questo momento in cui sto scrivendo e voi state leggendo. E non ho neppure bisogno di nominare nessun brand, né di impugnare alcun strumento per ricordarvelo.

 

User Experience Vs Caso

Cosa accadrebbe se mettessimo a confronto l’user experience sonora con l’audio casuale di un alto parlante? La domanda messa così sembrerebbe avere una risposta ovvia.

Il confronto sarebbe tra uno studio approfondito sull’utente che ascolta un determinato suono/annuncio o vive una certa esperienza e la casualità del suono e del “speriamo che l’utente senta o capisca qualcosa”; tra il rivolgersi ad uno specialista e il chiedere al primo passante in strada un parere dettagliato su un argomento qualsiasi.

Dispiace, in fondo, che in Italia ci sia grandi architetti di statura internazionale e poi ritrovarsi a non trovare su un sito web le informazioni che cerchiamo; a non capire annunci acustici di particolare importanza.

User Experience Vs Caso

Ma torniamo a noi, al nostro confronto tra User Experience contro Casualità.

Vi ripropongo l’audio che ho postato qualche settimana fa per dimostrarvi l’incomprensione di un annuncio di imbarco registrato in un terminal italiano. Ascoltatelo o riascoltatelo. Dura meno di un minuto.

Se lo avete riascoltato, così come la scorsa volta, sono certo che avrete sentito in sottofondo la suoneria di uno smartphone.

Quando in aeroporto ho registrato questo annuncio, volevo semplicemente dimostrare l’incomprensibilità di quanto veniva detto dalla hostess e a pensarci bene, quando ho riascoltato l’audio registrato quel telefonino mi diede fastidio perché “rovinava” quanto io volevo registrare in modo “pulito”. Ma il mio pensiero restava fisso sull’argomento e non ho voluto porre l’accento sull’unico suono chiaro di quella registrazione.

La musica e il suono del cellulare sarà risultato familiare se non a tutti, almeno alla maggioranza dei lettori di questo blog. Tanto familiare che, se non il modello, certamente in molti ne riconoscono la marca.

I brand che si occupano della produzione di smartphone hanno ben presente l’importanza dell’user experience e dell’user experience sonora tanto che sono attrezzati con laboratori di ricerca che si occupano di questa specifica esperienza sonora dell’utente. Forse non ci avete mai pensato perché si tratta di suoni e non di immagini ma la costruzione di un audio-logo ha la stessa importanza di un logotipo, di un logo grafico. Tanto è vero che l’audio logo si declina o varia per la definizione acustica di chiamate, messaggi e notifiche varie.

Suono come quarta dimensione dell’ UX design

Quando Christian Cantrell parlava del “suono come quarta dimensione dell’ UX design“, che ho ripreso con un post in italiano, Cantrell affermava proprio la necessità umana del silenzio quanto del suono e concludeva affermando che lo studio di questo suono ci porta si a conoscere lo strumento ma anche noi stessi.

Quando un nostro dispositivo è troppo silenzioso ci chiediamo se funzioni ancora. Ci preoccupiamo quando non riceviamo chiamate o notifiche varie (avete presente il tic di chi schiaccia ripetutamente lo smartphone?). Il rapporto con uno smartphone o altro dispositivo è un rapporto sempre più intimo e fisico e quindi anche sonoro.

L’allarme con cui preferiamo svegliarci, lo snooze, la suoneria che decidiamo di usare o che scartiamo, la musica o il suono che decidiamo di associare a una determinata persona, l’optare per la vibrazione o il silenzio del cellulare rientrano tutte tra le possibilità e scelte sonore che il brand ha studiato per noi.

User Experience Sonora e sound brand

Quindi è chiaro che l’User Experience Sonora, lo studio delle sonorità contro la casualità del citofono del terminal, vince! Anzi, stravince! Nell’audio che vi ho proposto l’unica cosa che si sente forte e chiaro è lo squillo di quel cellulare, l’unica cosa che la nostra mente percepisce è un logo sonoro, un sound brand, una marca. Un brand che si fa pubblicità e che entra nell’esperienza di chi ci circonda con un semplice fischio.

Quali implicazioni?

Pensate dunque alle implicazioni che questi studi esercitano su tutti noi!

Quale suoneria avete scelto per il vostro smartphone di ultima generazione? Un vecchio e nostalgico trillo? O una suoneria polifonica? E per quali persone avete dedicato del tempo nella ricerca di una musica più identificativa?

A cosa pensate?

Riflettete su quanto questi suoni identifichino principalmente voi: come nostalgici di antichi suoni, semplici, giovani, futuristi, amanti della classicità, alla ricerca di suoni new age e antistress o quant’altro voi sentiate.

E quando la gente pensa a voi, pensa ad un suono? Ad una suoneria? Ad una musica in particolare? Pensate se ad un determinato suono milioni di persone pensassero ad un determinato brand e ad una determinata esperienza!

Ah, accade così?

Ecco!