Architettura dell’informazione sonora – Mixer #4

Mixer #4

Selezione settimanale di notizie sull’Architettura dell’informazione sonora, User Experience, Audio, Musica e Sonorità.

sonorità

In primo piano

Su MIT News è stata pubblicata la notizia che gli ingegneri del Massachusetts Institute of Technology, Penn State University, e la Carnegie Mellon University hanno ideato un modo per manipolare le cellule in tre dimensioni utilizzando le onde sonore. Queste “pinzette acustiche” potrebbero rendere possibile la stampa 3D delle strutture cellulari per l’ingegneria o per la chirurgia medica. Il tutto senza dover utilizzare mezzi invasivi. Una rivoluzione. Da leggere assolutamente (in inglese)!

Streaming

  • La Notizia della settimana è che a brevissimo Spotify si evolve fornendo un servizio video nelle sue app. Insomma Spotify si mette in competizione con YouTube. Vi consiglio la visione di questo breve video in inglese che mostra in breve l’app!
  • Il mercato dello streaming è in fermento, nessuno vuole perdere posizioni (qui 5 previsioni). Spotify lotta anche nel mercato dell’Internet delle cose (IoT) muovendosi in parallelo con Apple. E’ guerra aperta!
  • Le novità dello streaming hanno il solo limite della fantasia. Si apre un nuovo mercato, nuovi canali dedicati ai più piccoli: una nuova e inaspettata frontiera. Un investimento dei servizi streaming per le generazioni future.
  • Adele, la cantante dei record (27 anni, 3 album, 86 premi su 186 nomination) che canterà in Italia il 28 e 29 maggio all’Arena di Verona, non crede nello streaming. Secondo l’intervista al Time, pare che la cantante sia diffidente nello strumento. Il suo ultimo album non è presente sulle app di streaming. Le malelingue invece sostengono sia tutta una questione di royalities, in quanto la prima proposta era stata quella di concedere l’album ai soli abbonati e rivedere i guadagni.
  • Se usi Spotify e ti piacerebbe andare oltre ai preset è possibile smanettare dietro le quinte nel correggere il suono: una comoda e facile guida all’equalizzazione personalizzata.

Assistenza vocale

  • Grazie a Siri il motore di ricerca Bing sta strappando quote di mercato a Google. A quanto pare il 60% delle ricerche dell’assistente vocale di casa Apple va a finire proprio su Bing.
  • Gli assistenti vocali si stanno evolvendo e vengono migliorati di giorno in giorno. Anche se poi l’uso dell’utente non è così frequente. Ma magari non sappiamo bene cosa farci e come possono aiutarci al meglio. Valerio Guiggi, un iPhonaro, ci svela qualche segreto (in italiano).
  • Una volta c’era solo Shazam come applicazione per riconoscere le canzoni di cui non si conosceva il titolo. Oggi anche gli assistenti vocali possono essere utilizzati a questo scopo. Qui una guida per Cortana. Il limite di ciascuna applicazione sta solo nel confine delle relative librerie. Shazam pesca da iTunes, YouTube, Spotify o Zune. Cortana dalla musica presente in Windows Store e Siri da Apple Music.
  • Come attivare Ok Google su Android? Pochi passaggi ed è fatta!  Impostazioni > Google > Ricerca e Google Now > Voce > Rilevamento di OK Google e abilitate le prime 2 voci, dopo di che dovrete completare un breve test vocale.

Intelligenza Artificiale

User Experience

  • Come progettisti abbiamo una responsabilità sociale. Dobbiamo pensare all’esperienza umana, all’esperienza sensoriale, in tutti i sensi, e dobbiamo pensare al futuro. Un breve ma intenso articolo di Deborah Macdonald.
  • Vi sarà certamente capitato di parlare al telefono, farvi dettare un codice fiscale e chiedere lo spelling, o meglio,  la compitazione della parola, la scansione delle lettere? In lingua italiana si fa associando la lettera all’iniziale di una città. E in ambito militare? Dove le comunicazioni possono essere potenzialmente difficoltose e possono coinvolgere soldati di nazionalità diversa? Si comunica attraverso l’alfabeto fonetico NATO.

Smartphone

  • Nuove indiscrezioni su iPad Air 3: ci sarà una evoluzione sul sistema sonoro con un sistema di speaker rinnovato e più evoluto, vale a dire 4 altoparlanti come l’iPad Pro, una soluzione per un sistema audio appositamente pensato per l’intrattenimento – la qualità sonora di un gioco o quella di un video.

 

Sound e Musica

  • Il Primavera Sound Festival di Barcellona si presenta con un bellissimo video. La manifestazione che si svolgerà dall’1 al 5 giugno vedrà la partecipazione di importanti band: i più attesi i Radiohead, LCD Soundsystem, PJ Harvey, Sigur Rós, Suede. Qui trovi il programma e le informazioni di base.
  • Un articolo severo dell’Unità contro il servizio pubblico della RAI che ha chiuso tutti i programmi che si occupano di Musica. Interessante l’osservazione del giornalista alla fine del pezzo sulla difficoltà e impossibilità di ricerca di materiale sonoro sul sito. Segno evidente che manca una architettura dell’informazione solita.
  • Applicazione per musicisti: Music Memo è la nuova applicazione per IPhone utile per annotare brevi brani musicali e iniziare a comporre le prime melodie. Dopo aver registrato, infatti, un breve brano con chitarra o pianoforte, l’app riconosce il ritmo ed è possibile aggiungere la batteria e un basso. In questo modo è possibile già capire, approssimativamente, la resa del brano. Molto interessante!
  • Il podcast ha oltre 10 anni di vita ma in America, così come nel resto del mondo è inteso come qualcosa di difficile da usare. Cambiare nome? Altre applicazioni?
  • Il film di John Crowley, Brooklyn, uscirà in Italia il 4 febbraio. L’intervista a Glenn Freemantle, sound designer supervisore del film, spiega l’importanza dei suoni in un film e soprattutto come vengono costruiti e proposti per far rivivere allo spettatore gli stessi stati d’animo della protagonista.
  • Anche la chimica si occupa di acustica: si tratta di chimica dei materiale, ovviamente, e della costruzione di materiali che possano fermare o ampliare l’acustica di uno spazio. In questo articolo si parla di materiali a molle che riescono ad attivare o spegnere alcune frequenze del suono, grazie alla sua struttura ad elica.
  • E se vostro figlio decidesse di suonare la tuba? Uno strumento pesante, ingombrante e con un suono non indifferente. L’esperienza di un padre.

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Musica streaming per il 2016: 5 previsioni

La musica streaming sarà il futuro? La rivista Fast Company fa un bel resoconto di quanto è accaduto negli ultimi 3 anni nel mercato della musica liquida e dello streaming. Vi riporto, in italiano, le parti più interessanti e cosa aspettarsi nel prossimo futuro.

Nel 2013 abbiamo avuto la nascita di iTunes Radio e di Google Play Music Unlimited.

Il 2014 ha avuto come protagonista Taylor Swift che ha mollato letteralmente Spotify. Google ha acquistato Songza. E YouTube ha lanciato il proprio servizio di abbonamento musicale.

Ma il 2015 è stato un anno pieno di sorprese! L’anno era cominciato con la creazione da parte di Jay-Z del proprio servizio di musica streaming, TIDAL, che non sta avendo i risultati sperati. Grooveshark ha chiuso i battenti. Apple ha lanciato a giugno Apple Music. YouTube ha annunciato YouTube Music. E Spotify con l’acquisizione di Echo Nest ha messo a frutto nuove funzionalità.

Non dimentichiamo che Pandora ha acquistato Next Big Sound. E poi ha acquisito TicketFlym, e infine,  il patrimonio di Rdio, rivale diretto di Spotify.

A fine anno poi, per non farsi mancare nulla, i Beatles entrano nella disponibilità su tutti i principali servizi di streaming in tutto il mondo.

Quale sarà il futuro della musica streaming nel 2016?

Quale sarà il nostro rapporto con la musica digitale in questo anno? L’articolo di JOHN PAUL TITLOW indica 5 previsioni che ritengo attendibili.

1. La musica in streaming sarà nei prossimi anni l’unico modo di ascolto che le major musicali concederanno.

Ci sono ancora dei problemi da risolvere, non è tutto chiaro e non si risolverà tutto in questo anno. Ma i guadagni e i numeri degli utenti faranno si che artisti e distributori troveranno gli accordi giusti. Forse agli utenti non piaceranno i risultati e i risvolti potrebbero essere inaspettati.

Dal punto di vista degli utenti:

  1. non è bello avere la musica in affitto.
  2. Per la musica per cui si paga il servizio, si paga anche un costo per i dati che si scaricano. Costo che in Italia, per esempio, non è indifferente.

Dall’altro lato, lo strapotere dei servizi streaming non piace neanche agli artisti.  Anche loro sono in affitto su piattaforme di cui non sempre conoscono i veri dati e il loro guadagno è minimo.

Purtroppo a vendere i dischi e mantenere l’industria musicale sono veramente in pochi. Pensate che Taylor Swift ha venduto, in tutto il mondo, 15 milioni di copie del suo singolo 1989, mentre Adele con “25” ha venduto oltre 4 milioni di dischi in una settimana.

2. Pandora si modificherà in qualcosa di diverso dopo l’acquisizione di Rdio.

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Pandora non ha intenzione di abbandonare il modello di radio personalizzata di cui è pioniere. Invece, è ben posizionata sulle nuove funzioni e flussi di dati. Con i nuovi mezzi di recente acquisizione di Rdio, Pandora, oltre a poter personalizzare le stazioni radio, permetterà agli ascoltatori di selezionare manualmente brani e album da una libreria di milioni di brani.

Nel maggio 2015, la società ha acquisito Next Big Audio, un servizio di analisi che offre agli artisti uno sguardo completo sulla loro presenza online utilizzando i dati da YouTube, Spotify, SoundCloud, Facebook e altri.

Insomma, Pandora si prepara a controllare una massa enorme di dati che potrà utilizzare in diversi modi. Conoscendo meglio i dati degli utenti, gli artisti potrebbero utilizzare Pandora sia per lanciare i loro brani, sia per organizzare concerti.

3. Le nostre canzoni preferite saranno in HD

Ormai tra piani free, freemium e a pagamento le librerie musicali sono qualcosa di assodato. E il modo di fare la differenza tra i vari servizi streaming a disposizione è attraverso la qualità del suono.

Tidal di Jay-Z, offre qualità audio ad alta risoluzione e questo per gli audiofili è qualcosa di molto importante.

Deezer è sbarcato negli Stati Uniti con il lancio di Deezer Elite, un servizio di streaming ad alta fedeltà che è disponibile solo su sistemi di altoparlanti hi-fi wireless Sonos (per ora).

Apple starebbe lavorando ad un nuovo formato streaming ad alta fedeltà. Il formato non ha ancora un nome ma permetterebbe di avere canzoni a 96 kHz con una profondità di 24 bit. Tale risoluzione va oltre la qualità del comune CD e avrebbe due implicazioni:

  1. la prima è che Apple, grazie ai suoi utenti e al suo rapporto con gli utenti, potrebbe fare della qualità audio il suo punto di forza, mettendo in difficoltà Spotify che al momento trasmette agli utenti premium a 320kbps.
  2. La seconda implicazione è che, ad ogni modo, l’hardware dal quale ascolti la musica è importante tanto quanto la fonte di streaming.

Il consumatore medio può essere soddisfatto di come suona la musica digitale adesso sul proprio device, ma se la tecnologia si evolve e la competizione tra i brand si alza, si potrebbero aprire le orecchie a qualcosa di più chiaro nel 2016. Senza contare che la nicchia degli audifili sarebbe davvero contenta di questo innalzamento della qualità.

4) Uno dei servizi di streaming fallirà (o verrà acquisito)

service streaming

Al momento i giganti della distribuzione musicale, a livello mondiale, sono 6. I 4 soliti Apple, Google, Microsoft, e Amazon affiancati da 2 servizi streaming specifici, Spotify e Deezer. Queste aziende sembrano abbastanza forti per resistere a qualunque tempesta. Ma chi può dirlo? Anche di Napster si diceva la stessa cosa. Intanto altri servizi di streaming minori come Rapsody e Tidal fanno già gran fatica. E SoundCloud o Bandcamp? E’ possibile che vengano inghiottiti da Youtube che si appresta a diventare, anche lui, un servizio in abbonamento. Ma anche SoundCloud non sta con le mani in mano. Difficile prevedere chi cadrà per primo. Difficile prevedere chi prevarrà.

5) La musica si ascolterà a pagamento.

Al momento la possibilità di ascoltare musica free è abbastanza ampia. Ma l’entrata nel mercato di Apple che non prevede alcuna possibilità di abbonamento free ha cambiato i giochi in tavola. Anche perché Apple paga meglio gli artisti rispetto ai concorrenti come Spotify che si vede abbandonata dagli artisti.

Spotify è ancorata al suo modello freemium ma starebbe considerando di dare agli artisti la possibilità di aprire una “finestra” alle loro nuove uscite rendendo alcuni brani disponibili solo agli abbonati paganti. Questo può essere in contrasto con lo spirito fondatore di Spotify, ma ha senso se si seguono i guadagni e se non si vogliono perdere altri pezzi importanti. Basti pensare ad Adele che andando via da Spotify ha venduto i suoi dischi alla grande, mettendo in imbarazzo coloro che pretendevano di essere il futuro della musica.

Alla fine dell’anno quindi tutti pagheranno un abbonamento streaming? Assolutamente no. Ma gli utenti riceveranno sicuramente più pressione a pagare e questo servizio vedrà sicuramente più utili.

Insomma, ne sentiremo tante e il blog starà con le orecchie ben attente per te!

Architettura dell’informazione sonora: la nuova frontiera dell’UX

L’architettura dell’informazione sonora è la nuova frontiera dell’User Experience e a confermarlo sono due articoli molto interessanti che presentano la progettazione di chatterbot come la frontiera futura dell’User Experience.

Il primo articolo è di Fredic Paul* dal titolo The new UX frontier: Designing voice-controlled virtual assistants

Il secondo articolo è di John Pavlus** dal titolo The Next Phase Of UX: Designing Chatbot Personalities

Riporto su questo post i punti di rilievo.

Interfacce sonore

In entrambi gli articoli si mette in rilievo l’importanza sempre crescente di costruire interfacce uomo macchina che favoriscano il controllo della macchina. Se poi parliamo di smartphone e dei normali schermi da tablet i comandi vocali, diventano di primaria importanza.

“Gli assistenti virtuali come Siri di Apple, Google Now, Cortana, Facebook M, ed Echo di Amazon sono esempi tutti ben noti, ma sono solo la punta dell’ iceberg. Versioni più specializzate di questo tipo di interfaccia sono utilizzati in ogni cosa, dai sistemi di posta vocale a Chatbot su applicazioni.”

Il fatto che non si usi lo schermo, o i pulsanti o i tasti fisici, non significa che si rinunci ai requisiti di eleganza e di facilità d’uso. Anzi, i principi di progettazione dovranno semmai essere arricchiti con fattori inerenti l’audio e il contesto.

Secondo l’ interessantissimo articolo di John Pavlus pubblicato su Fast Company, le cosiddette “interfacce di conversazione” sono “la nuova sfida nella progettazione dei prodotti digitali.”

Si sta parlando di chatterbotsoftware progettati per simulare una conversazione intelligente con esseri umani tramite l’uso della voce o del testo. Generalmente vengono utilizzati per l’esecuzione di sms o messaggi predefiniti, ma la loro evoluzione, accanto all’intelligenza artificiale, è audio sonora.

Creare una personalità

Pavlus sostiene che ciò che è difficile è

capire, in tempo reale, come il chatterbot si comporterà durante la conversazione, in altre parole, quale sarà la sua personalità.

Non si tratta di creare un aspetto grafico definito, si sta costruendo una personalità che si esprime attraverso le parole e in futuro si dovrà anche esprimere con un tono e con delle espressioni.

Pavlus nel suo pezzo intervista Ben Brown co-fondatore di Howdy un”digital coworker” , un chatterbot “un collega digitale” che viene eseguito all’interno dell’app Slack e automatizza alcune operazioni come le riunioni di progetto o come prendere ordini per il pranzo. Dice Brown:

“Vogliamo che la gente provi piacere nel conversare con il nostro software, ma ora abbiamo una tavolozza molto limitata con cui progettare l’esperienza,” -“E’ ormai l’ultima frontiera per la progettazione digitale. Come si può far assaporare l’intera esperienza di applicazione in due righe di testo?”

Lo sforzo tecnico per ottenere un bot installato e funzionante si sta facendo strada. Gli assistenti vocali si evolvono e ogni giorno possiamo sentire e provare il loro progresso. Entro 5 anni avremo macchine autonome e intelligenti, e sempre più centri scientifici si stanno rivolgendo all’intelligenza artificiale.

Creare metafore

La metafora è fondamentale per un User Experience di successo come la nozione di un “desktop”  lo è per l’interfaccia utente grafica.

La metafora è importante perché stabilisce le aspettative

I riferimenti sembrano, al momento, rifarsi ai personaggi cinematografici e ciascuna metafora porta alla realizzazione di un progetto diverso. Pensiamo all’ HAL di 2001 Odissea nello spazio? O a Samantha di Her ? Pensiamo ad un dio onniscente smaterializzato e personalizzato dentro un box oppure pensiamo a R2-D2 di Star Wars?

Facebook M, l’intelligenza artificiale che si trova all’interno di Facebook Messenger è pensato come un genio digitale in grado di fare qualsiasi cosa, dal prenotare un tavolo ad un ristorante, all’acquisto di un’auto. Tanto che non si vuol prevedere che dica di non sapere. E a dirlo è Jeremy Goldberg, un product designer del team di Facebook M.

Vogliamo che le persone possano chiedere qualunque cosa, senza alcuna restrizione. Vogliamo che gli utenti costruiscano una relazione con esso.

Altro approccio invece ha Howdy, che prevede anche la possibilità di non rispondere, di non sapere, la sua metafora è più vicina a R2-D2 o a TARS di Interstellar.

3 cose che (al momento) il bot non deve fare

Indipendentemente da quale sia la metafora guida dietro la personalità di un bot, i modelli di base che governano la sua interattività sono ancora in fase di elaborazione. Ma tre cose sembrano chiare a tutti e cioè quello che il bot non deve fare:

  1. Non fare domande retoriche. La gente potrebbe avere l’istinto di rispondere.
  2. Non deve utilizzare pronomi di genere. Non si vuol fare confusione e fare errori dozinali
  3. Non deve nascondere il tasto di chiusura della conversazione. Le persone vogliono interrompere di colpo le conversazioni spiacevoli

E chi dovrà e potrà progettare questa aspetto?

Ripensare la figura del UX Designer

C’è da ripensare alla figura del “designer” dice Pavlus.

Quando non si schiacciano più i pixel, le normali competenze di base per la progettazione di un bot cambiano radicalmente.

Howdy, il cui bot colpisce per il suo tono informale e leggermente irriverente ha sul libro paga un romanziere / satirico / ex-improvvitatore-comico come Neal Pollack . Mentre X.ai, altra startup il cui bot intelligente si occupa di organizzare riunioni via mail,  ha nominato, a capo dell’ interaction disegner per l’intelligenza artificiale, Anna Kelsey, una ragazza che ha studiato mitologia e direzione teatrale. “L’idea di creare un personaggio, e pensare tecnicamente il modo in cui le persone reagiscono e rispondono a determinate parole o a gruppi di parole è stata un’idea che ho avuto fin dal college” dice Kelsey.

Si ha ancora il bisogno di capire come si desidera che la macchina appaia all’utente … di stabilire una personalità per esso. Ma bisogna anche camminare su una linea sottile tra la finzione di essere un essere umano e di far riconoscere la realtà all’utente e cioè che sta conversando con una macchina.

Architettura dell’informazione sonora

Una nuova professione si sta facendo strada. Una disciplina è ai suoi albori. E le competenze necessarie sono quelle più umanistiche e più legate all’User Experience. Chi sta facendo da apripista sta facendo un ottimo lavoro.

Dice Kelsey,

“Che il software stia facendo un buon lavoro lo si capisce dal fatto che nonostante le persone sanno di parlare con una macchina sentono ancora forte la sensazione di dover dire “Grazie!”

I due autori, ovviamente, stanno parlando degli Stati Uniti, ma la nascita di questo blog conferma che l’interesse dei professionisti dell’User Experience c’è anche in Italia. E le sfide sono comuni!

*Fredric Paul è redattore capo per il New Relic, Inc., e ha ricoperto posizioni di rilievo in ReadWrite, InformationWeek, CNET e PC World.

** John Pavlus è uno scrittore focalizzato sulle scienze, tecnologie e design. Ha scritto per Wired, New York, Scientific American, Technology Review, BBC Future, e altre riviste. Ha anche realizzato video web originali per le maggiori compagnie media come Conde Nast, NPR, Slate, Nature Publishing Group, and The New York Times Magazine through his production company, Small Mammal.

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #3

informazione sonora

Mixer #3

Selezione settimanale di notizie sull’Architettura dell’informazione sonora, User Experience, Audio, Musica e Sonorità.

  • Come rappresentare la presenza di qualcosa che c’è ma non si può vedere dalla terra? Sarà stata questa la domanda che si sono posti alla NASA per poter raccontare il movimento e il lavoro dei satelliti intorno alla terra. La risposta di Shane Myrbeck è stata: con il sonoro. Un mix di architettura e sonorità da ascoltare all’interno del padiglione Orbit per vivere una esperienza immersiva e rendere ciò che non si vede un qualcosa di tangibile.
  • L’ascolto della musica in streaming è nelle prime fasi di evoluzioni. Ma il trend ci dice che sarà il modo di fruire la musica nei prossimi anni. Il NewYorkTime propone una guida dei servizi streaming molto chiara.
  • Articolo interessantissimo della rivista WU|Magazine su La Battaglia dello streaming musicale: chi sono i protagonisti e quali le sfide di un mercato ricchissimo.
  • Il 18 gennaio si è tenuta l’anteprima del film il colore dell’erba di Juliane Biasi Hendel. Si tratta di una passeggiata per prendere un gelato di due ragazze non vedenti: una sfida. La novità è che il film si può “vedere” ad occhi chiusi perché è stato pensato per un pubblico non vedente, e immerge gli spettatori nel paesaggio sonoro delle protagoniste.
  • SoundCloud ha firmato un contratto con l’etichetta musicale UMG per la trasmissione streaming dei loro artisti e musicisti. Questa intesa appare come il primo passo verso lo streaming a pagamento sulle orme di Spotify. Gli utenti attuali sono comunque completamente diversi e il passo è rischioso. Articolo del TechTime in inglese.
  • Uno studio diretto dalla British Phonographic Industry (BPI) e Entertainment Retail Association (ERA) ha quantificato che il 71% della musica ascoltata in UK non è pagata. Che cosa si intende?
  • Spotify. Gli algoritmi sono sempre più evoluti ma non del tutto perfetti. Per far capire i nostri gusti e ricevere una migliore esperienza è necessario aiutarli. Rockit.it da qualche consiglio su cosa fare.
  • Spotify ha annunciato l’acquisizione di due società: SoundWave e Cord Project, la prima di profilazione audio degli utenti, la seconda di messaggistica vocale. Questo fa intuire l’integrazione di funzionalità delle relative app e il servizio di musica in streaming potrebbe diventare molto più “social”.
  • Deezer è il servizio di musica streaming con il catalogo più grande al mondo: 40milioni di brani musicali. Ma l’ascolto musicale è composto da molti elementi. La qualità in primo piano, che manca, ma anche la possibilità di offrire il meglio all’utente. Non sempre più grande è meglio!
  • Tidal, il servizio streaming di proprietà di Jay Z che offre qualità audio e si propone di dare maggiori guadagni agli artisti e spiazzare così Spotify, a distanza di un anno è il vero perdente tra tutti i servizi disponibili. L’unico modello che funzioni, al momento, pare essere quello di Apple Music, esclusivo per gli utenti e un buon pagamento per gli artisti. A questo si aggiunge la creazione di una radio che darà personalità all’intero pacche Apple Music. Il sogno di un “jukebox universale” è finito? 
  • A quanto pare, se il costo per ascoltare musica viene considerato equo, piuttosto che scaricare musica illegalmente la gente preferisce lo streaming. Certo, la pirateria è e sarà ancora un problema per i produttori ma una presa di coscienza degli utenti farà diminuire questo flusso. Insomma, quest’anno Spotify e gli altri servizi streaming cambieranno il mondo della pirateria musicale.
  • Apple potrebbe entra nel mercato degli apparecchi acustici e cambiare la vita di chi è sordo o ha problemi dell’udito. Ma non solo, il concetto di ascolto audio potrebbe cambiare con l’ascolto olografico, la realtà audio aumentata esiste e potrebbe essere alla portata di tutti. Graham Bower spera che Apple investa su questo mercato e lo renda accessibile per tutti coloro che ne potrebbero beneficiare. 
  • Giornalismo sonoro? Tutto da sperimentare in Italia! Complimenti a Bergamo Post che racconta 10 scioglilingua bergamaschi (con tanto di guida all’ascolto)
  • Per Android: se volete usate il vostro telefonino per registrare interviste o audio vari magari vi serve qualcosa di più personalizzabile. Androidblog.it consiglia Recordr
  • Un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan ha realizzato un tablet indirizzato alle persone non vedenti. Al posto dello schermo touch si trova una superficie dalla quale emergono in rilevo i caratteri braille che permettono ai non vedenti di leggere i contenuti.
  •  Negli Stati Uniti, il National Hearing Test permette di controllare la qualità dell’udito. Bastano 5 dollari e un telefono fisso. Chi lo ha provato dice che funziona.
  • L’ecolocalizzazione è l’identificazione della propria posizione nella spazio attraverso il suono. Come fanno esattamente i pipistrelli. E’ questa l’idea di Irene Lanza che sta alla base della sturtup “Soundsight Training” che ha  l’obiettivo di dare la vista ai ciechi proprio attraverso l’eco del suono. In corso c’è una campagna di crowfunding sulla piattaforma Kickstarter, con l’obiettivo di raccogliere i 250.000 euro necessari a svilupparlo e renderlo accessibile a tutti nel 2017 . (Dire.it) Il progetto è interessante ed ha ricevuto l’attenzione di tanta stampa. Peccato che a meno di 20 giorni non abbia raggiunto neppure i due mila euro.
  • Sono 285 milioni gli utenti di Facebook non vedenti o ipovedenti. Per loro è in fase di test, in 32 lingue, un sistema di intelligenza artificiale che racconti anche le immagini. In questo modo i non vedenti potranno commentare senza più ostacoli.
  • Se siete scrittori o storyteller o più comunemente siete dei genitori che vogliono arricchire l’esperienza sonora della lettura al proprio bambino potreste utilizzare questa app immersiva: Novel Effects. In base alla vostra lettura, l’applicazione produce dei suoni che vi accompagnano e che rendono la vostra lettura più interessante e avvolgente!
  • Il ritorno del vinile provoca accese discussioni tra gli amanti del suono e i collezionisti di vintage. Dal lato delle vendite si tratta del 7% del totale delle vendite, sebbene l’aumento delle vendite tra il primo e il secondo semestre 2015 ha registrato un più 52%. La Columbia House, dopo il fallimento attribuito allo streaming, ci crede ancora e ritorna proprio con la produzione di vinili.
  • Il sito Macitynet.it segnala un accessorio che invia il segnale audio da una sorgente streaming a qualunque dispositivo: si chiama BlipCast e potete vedere il video su come funzione e contribuire alla sua realizzazione su Klicstarter fino al 31 gennaio.
  • Chi controlla i servizi di streaming? Possono gli algoritmi indovinare quali sono i nostri gusti musicali? Ci provano e i vari servizi di streaming si basano su questi algoritmi che cercano di offrire una playlist vicina noi. Spesso ci riescono ma gli algoritmi ancora non capisco perché ci piace una canzone piuttosto che un’altra.

 

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Apple e Amazon

Tra Apple e Amazon

chi avrà il miglior assistente vocale?

Apple e Amazon hanno i migliori assistenti vocali sul mercato per l’ascolto della Musica.

La Apple è oggettivamente avanti a tutti gli altri brand di settore:

è stata la prima a sviluppare l’assistenza vocale,

ed è stata la prima ad inserire l’assistenza vocale sugli smartphone.

Oggi Apple è pronta ad usare Siri anche per il controllo delle case intelligenti grazie al suo Home Kit.

Ma Amazon, anche se in ritardo di 3 anni e con un progetto come Amazon Echo e l’assistente vocale Alexa, progetto nato quasi per gioco, ha alcuni punti di forza che superano la casa di Cupertino.

AGGIORNAMENTO. Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 20 Gennaio 2016. A questa data non erano in commercio né l’iPhone7, né il GoogleHome.

E già si pensa anche alla possibilità di far leggere ad Alexa gli audiolibri che sono molto diffusi.

Mentre preparavo il numero di Mixer mi sono imbattuto in questo articolo scritto da Thomas Ricker  @Trixxy su TheVerge. Da leggere assolutamente. La densità e l’interesse delle informazioni che contiene mi ha spinto a trascrivervi una libera traduzione (con miei commenti) di alcune parti.

Apple e Amazon, cosa stanno facendo

Amazon

  • Echo Amazon è un oggetto amato dagli utenti che lo usano. Se la cosa può interessare anche Mark Zucherberg ne fa uso.
  • Amazon non ha partecipato ufficialmente al CES2016, non aveva un suo stand. Eppure indirettamente era presente in molti prodotti di altri brand tecnologici. Era presente nei veicoli Ford, nei sistemi di sicurezza e automazione Vivint e in tanti altri prodotti.

Apple

  • Grazie all’Home Kit di Apple, gli utenti possono utilizzare Siri per controllare la casa intelligente. Vero, ma mentre Amazon Echo costa 170 euro, per controllare l’Apple HomeKit ci vuole un Apple iPhone 6s che costa intorno ai 700 euro. Moltiplicato per ciascun componente della famiglia.
  • Anche quando si comprasse un iPhone per la casa l’iPhone mancherebbe dei microfoni e della tecnologia di riconoscimento che ha Amazon Echo. Questa permette al diffusore di ascoltare i comandi vocali da qualsiasi punto della stanza. Anche durante la riproduzione della musica. E ancora, presto avremo FOX, l’assistente vocale portatile in ogni stanza.
  • Tra i seguaci di casa Apple non si parla d’altro: l’iPhone7 non avrà più il cavo jack per l’ascolto con le normali cuffie, ma solo con cavo highlight o cuffie wireless. (AGGIORNAMENTO me ne sono occupato spiegando i motivi di questa scelta sull’ iPhone7) Non ci avevo riflettuto ma al di là dei fattori tecnici ci sono fattori economici notevoli in questa rivoluzione. A quanto pare la fetta di mercato degli altoparlanti wireless andrebbe ad ampliarsi ed entro il 2020 avrebbe un valore stimato di 25 miliardi di dollari (parliamo solo di cuffie). Ma l’opportunità è ancora più grande se guardiamo al controllo dei dispositivi intelligenti. La spesa dei consumatori prevede una crescita dai 416 miliardi di dollari nel $ 2015 al $ 1,5 mila miliardi di dollari entro il 2020, secondo Gartner.

Google

  • L’articolo si chiude con un bel interrogativo su cosa avrebbe senso fare per Apple. O costruire un box che permetta di controllare la casa, aggiungo io, ad un costo abbordabile per la “famiglia”, oppure cedere il mercato ad Amazon. Almeno fin quando Google non deciderà di trasformare il proprio Google Chromecast in un controller per le case intelligenti.

Oltre Apple e Amazon?

E oltre Apple e Amazon cosa c’è? Thomas Richer parla del terzo incomodo, che sarebbe Google. Dimentica, però, e sottovaluta le altre compagnie che non sono da meno, Microsoft, per esempio, che con Cortana e il suo Continuum potrebbe connettere smartphone, pc e anche casa (perché no?).

Per non parlare dell’interesse che Facebook sta rivolgendo all’intelligenza artificiale. E tutto il mondo automotive? Penso alla Toyota e il suo nuovo centro per l’intelligenza artificiale. Non sappiamo quali saranno gli sviluppi e a cosa porteranno le ricerche in corso.

Si tratta di una partita notevole, che si gioca su sviluppi tecnologici ed economici di portata mondiale; e che avranno un riflesso sulla vita di tutti.

Questi sviluppi e l’accoglienza di queste tecnologie, a mio modo di vedere, si basano sulla capacità di ascolto di Apple, Amazon e tutti gli altri colossi. Ma anche dallo sviluppo e dalla capacità di ascolto di queste intelligenze artificiali.

Assistenza vocale: una questione di genere sonora?

Sono questione di genere

i gravi fatti di abuso

accaduti a Colonia

e sono questione di genere

le voci femminili degli assistenti vocali

in uso per le attuali intelligenze artificiali.

AGGIORNAMENTO:

la lunghezza del post

ha distratto alcuni lettori

dal tema principale riguardante il post,

ossia, la questione di genere sonora.

Per questo motivo ho diviso il post in due parti:

Stai leggendo il secondo capitolo.

La questione di genere

è questione complessa e delicata.

Penso se ne parli poco e dunque,

anche se può sembrare una digressione del blog,

a modo mio, spero di poter contribuire alla causa delle donne che difendono i diritti di altre donne. Se per te la parola femminismo è una offesa e/o hai pregiudizi sulla difesa di questi diritti ti consiglio di non proseguire nella lettura.

Questione di genere

Intanto la questione di genere è anche questione linguistica. Vi rimando, per questo, alla lettura integrale del libro Il sessismo nella lingua italiana di Alma Sabatini. Se non lo conoscete vi sorprenderete di quanto il nostro linguaggio e la nostra cultura siano intrisi di maschilismo.

Per cui abbiamo un pre-giudizio positivo per parole come casalinga, infermiera, segretaria. Ma Segretaria di Stato, a qualcuno già suonerebbe male. Meglio Segretario di Stato. Il problema è che lo stridore linguistico deriverebbe nel declinare al femminile professioni che nella scala sociale stanno all’apice. Diamo ormai per scontato, dottoressa, professoressa e direttrice. Ma già le critiche arrivano a chi si fa chiamare assessora, sindaca, o addirittura Ministra. Tanto che molte donne non lo fanno e continuano a farsi chiamare al maschile. Eppure il femminile di queste parole esiste nella grammatica italiana così come confermato dall’Accademia della Crusca

La Presidente dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, tiene a ribadire l’opportunità di usare il genere grammaticale femminile per indicare ruoli istituzionali (la ministra, la presidente, l’assessora, la senatrice, la deputata ecc.) e professioni alle quali l’accesso è normale per le donne solo da qualche decennio (chirurga,avvocata o avvocatessa, architetta, magistrata ecc.) così come del resto è avvenuto per mestieri e professioni tradizionali (infermiera, maestra, operaia, attrice ecc.).

La parola femminicidio

E ancora, mi colpisce quanto recentissima sia l’introduzione del termine femminicidio e la resistenza (solo linguistica?) nel riportare il termine. Scrive il professore Rosario Coluccia, sempre sul sito dell’Accademia della Crusca, in un post dal titolo Femminicidio: i perché di una parola .

Abbiamo riportato la definizione di femminicidio in Devoto-Oli 2009, ma il termine è attestato anche in ZINGARELLI a partire dal 2010 e nel Vocabolario Treccani online, mentre GRADIT 2007 ha registrato femicidio anche nei Neologismi Treccani 2012 come “femmicidio o femicidio”.
Ci sono state e ancora ci sono resistenze all’introduzione del termine, quasi fosse immotivato o semplicemente costituisse un voler forzatamente distinguere tra delitto e delitto semplicemente in base al sesso della vittima; quasi fosse neologismo frutto di una delle tante mode linguistiche più che del bisogno di nominare un nuovo concetto.

Conclude dicendo:

Se una società genera forme mostruose di sopraffazione e di violenza, bisogna inventare un termine che esprima quella violenza e quella sopraffazione. E quindi è giusto usare «femminicidio», per denunziare la brutalità dell’atto e per indicare che si è contro la violenza e la sopraffazione. Bene ha fatto la lingua italiana a mettere in circolo la parola «femminicidio»; il generico «omicidio» risulterebbe troppo blando.

Parlare con un assistente vocale è una questione di genere?

Già, molto prima dei fatti di Colonia, Martín Caparrós, giornalista e scrittore, scriveva su Internazionale un articolo dal titolo: Parlare con Siri è un atto di sessismo?

Martín Caparrós scrive:

Clifford Nass, un pioniere nel campo degli assistenti digitali oggi scomparso, ha scritto nel suo libro Wired for speech che tendiamo a credere che le voci femminili ci aiuteranno a risolvere i nostri problemi da soli, mentre le voci maschili sono assimilate a figure di autorità che imporranno la loro soluzione. Noi vogliamo che la tecnologia ci aiuti senza esagerare, quindi preferiamo le voci di donna.

In pratica, preferiamo che a leggerci le mail sia una segretaria. Una donna che, magari nel nostro immaginario, è una trentenne bionda con gli occhi azzurri, piuttosto che un uomo. Ma “Allontanarsi dalla linea gialla” ci sarà sempre detto da una voce maschile. Non vogliamo rischiare che qualcuno non segua il consiglio.

La voce femminile di Siri

Siri è forse l’esempio più noto di intelligenza artificiale e di assistenza vocale avanzata. Già, nel suo significato porta il suo genere. In lingua norrena, infatti, Siri significa “bella donna che ti porta alla vittoria”. Ma oltre a Siri di Apple, anche Cortana di Microsoft, S Voice di Samsung, Google Now di Android e le tante a seguire, sono tutte assistenti vocali femminili, con voce femminile.

Tanya Lewis su Live Science si chiede: Why Artificial Intelligence Is Often Female e rimanda la domanda a Karl Fredric MacDorman, un professore di informatica ed esperto di interazione uomo-computer dell’Indiana University-Purdue University Indianapolis, che risponde:

Penso che ci troviamo in presenza di un modello culturale ripetuto (pattern). Non so se ci sia una risposta semplice. Uno dei motivi per la sovrabbondanza di intelligenze artificiali al femminile (AIS) e androidi (robots progettati per apparire o comportarsi come fossero esseri umani) potrebbe essere che queste macchine tendono a svolgere lavori che sono stati tradizionalmente associati con le donne. Per esempio, molti robots sono stati progettati per funzionare come cameriere, assistenti personali o guide museali.

Come uomini e donne reagiscono alla voce femminile

Ragioni che riflettono il pensiero di una società che nell’intelligenza artificiale viene (purtroppo) duplicata senza alcuna sorta di miglioramento. In questo caso, il risultato più alto della conoscenza umana coinciderebbe con l’istinto più basso della società più retrograda.

Nella sua ricerca, MacDorman studia come gli uomini e le donne reagiscono alle voci di genere diverso. In uno studio, lui e i suoi colleghi hanno fatto ascoltare spezzoni di voci maschili e femminili. E poi chiesto con un questionario  quale voce preferissero. Alle stesse persone è stato fatto un test che misurava le loro preferenze implicite o subconscie. Gli uomini, nello studio, hanno riferito che hanno preferito le voci femminili. In effetti hanno mostrato qualche preferenza implicita per loro. Anche le donne nel test hanno implicitamente preferito le voci femminili (a quelle maschili. Anche più di quanto avessero ammesso nel questionario.

MacDorman conclude:

“Penso che ci sia una censura per i maschi a preferire i maschi, ma non c’è censura per le donne a preferire le donne”.

D’altronde rispecchiando questa cultura anche il cinema ha sempre visto le intelligenze artificiali nel corpo e nella voce di una donna. Dalla Maria di Metropolis alla Ava di Ex_Machina all’intelligente e sensuale voce di Samantha del film Her (Lei).

Perché i robot hanno una voce femminile?

L’ottima Sophie Kleeman che già ad ottobre 2015 si chiedeva Why Are So Many Robot Voices Female? concludeva il suo articolo con questa frase:

Le aziende che elaborano i sistemi vocali hanno la responsabilità di garantire che i loro prodotti non cadano vittima di stereotipi di genere.

Mentre Susan Bennett, la donna che ha dato voce a Siri pare essere abbastanza pessimista:

“Penso che, in generale, la maggior parte delle aziende non hanno nemmeno iniziato a pensare agli aspetti morali”.

Cosa possibile: alcuni annunci di viabilità adesso sono espressi da voci maschili, e da poco tempo si può scegliere la voce maschile con Siri oltre alle opzione di vari accenti americani.

Dall’altra parte Nuance, la società di comunicazione che ha sviluppato Siri, dice a gran voce che

“la tecnologia dovrebbe funzionare al servizio delle persone e adattarsi al modo di comunicare, invece di costringere le persone ad adattarsi alle macchine.”

Ma lavorare al servizio delle persone. Persone che portano con se pregiudizi culturali profondamente radicati. Portano con se una serie di pericoli e insidie ​​particolari. Forse si dovrebbe prestare attenzione alla conclusione di HER. Nel film l’assistente femminile, progettato per piegarsi a ogni nostro capriccio, decide che vuole qualcosa anche per se stessa.

Quale voce per l’assistenza vocale del futuro?

Al momento, dunque, l’intelligenza artificiale che è nella sua fase iniziale ha una voce femminile. E tutti d’accordo, maschi e femmine. Ma quando questa intelligenza sarà capace di coordinare più persone, valutare più scelte e poi indicare la migliore? Questa stessa voce continuerà ad essere femminile? Oppure la sua evoluzione verrà rimarcata da una voce maschile?

Tutto dipenderà dal livello di emancipazione della donna e dell’uomo. Dal tipo di relazione che si avrà, da quale connessioni saranno possibili. L’emancipazione passerà anche attraverso la libertà di scegliere di ascoltare e di interfacciarsi con una voce maschile piuttosto che con una voce femminile.

I valori dell’architettura dell’informazione

E mi risuonano ancora nelle orecchie le parole di Federico Badaloni presenti su due suoi post differenti.

Il primo sulla RESPONSABILITA’ in cui dice

I valori incarnati, cioè i gesti e le emozioni, sono contagiosi. Sceglieteli con cura. […]

Ogni parola detta, ogni sguardo, ogni suono, ogni colore conta. Fra di noi, con gli stakeholders, con gli utenti con cui collaboriamo.

La parola e il gesto sono gli unici strumenti che abbiamo per pensare gli ecosistemi che progettiamo.
Siate all’altezza di ogni gesto. Siate all’altezza di ogni parola.

sulle prossime sfide dell’architettura dell’informazione:

Se vogliamo essere capaci di innovare, di produrre futuro ma anche di orientarlo, dobbiamo concentrare la nostra attenzione e i nostri flussi di lavoro sulle esperienze di relazione che intendiamo generare.

Innovare, costruire il futuro, è costruire ambienti di relazione. Innovare è definire quali relazioni siano possibili in questi ambienti, con quali dinamiche, per quali fini. Non solo nodi, non solo archi. Esperienze.

Insomma, come a dire:

Nei prossimi anni ci dovremo occupare e preoccupare, non solo di quale sito, ma anche di quale Uomo, costruire.

Mai frasi mi sono sembrate più calzanti.

AGGIORNAMENTO 10/02/2016

Cortana, l’assistente vocale di Microsoft, è la voce femminile di una donna che non esiste. Eppure gli sviluppatori si sono ritrovati con molti utenti che la considerano reale. Tanto che si rivolgono a lei facendo domande sessuali e sessiste. In molti la vogliono sottomessa e accondiscendente. Cortana adesso risponde in modo da non farsi intimidire.

AGGIORNAMENTO 31/03/2016

The Atlantic si chiede: Perché gli assistenti digitali hanno nomi femminili?
La spiegazione più semplice è che le persone sono condizionate ad aspettarsi delle donne, non degli uomini, in ruoli amministrativi. E gli sviluppatori degli assistenti digitali sono influenzati da queste aspettative sociali.

Ma forse c’è di più di questo.

Dennis Mortensen, il CEO e co-fondatore di x.ai, che ha costruito un assistente digitale che programma riunioni al vostro posto sostiene che

la prima domanda che dobbiamo porci è: abbiamo scelto di umanizzare l’assistente? Se non lo fai, si chiama Google Now. Non sto dicendo che è meglio o peggio. Se si sceglie di umanizzarlo, poi torniamo inevitabilmente a chiederci quale nome dovrebbe avere”.

Voci femminili più comprensibili?

Alcuni studi suggeriscono che, da un punto di vista della tecnologia audio, la voce femminile è semplicemente più facile da capire.

Nel 1980, ad esempio, il Dipartimento dei Trasporti statunitense ha svolto diverse indagini tra i piloti di aereo. Questi indicavano una “forte preferenza” per i sistemi di allarme automatici che avevano una voce femminile. Anche se i dati empirici hanno dimostrato che non vi era alcuna differenza significativa nel modo in cui i piloti hanno risposto alla voce femminile o alle voci maschili.

In un altro studio, pubblicato nel 2012, le persone che hanno utilizzato un sistema telefonico automatizzato hanno trovato la voce maschile più “usabile”. Ma non necessariamente “affidabile” quanto una voce femminile. E proprio come il gruppo di piloti, gli uomini tendevano a dire di preferire le voci femminili. Anche se non hanno definito il perché di tale preferenza.

Ad ogni modo bisogna anche ricordare che Siri negli Stati Uniti ha voce femminile predefinita, ma se si cambia lingua, all’inglese del Regno Unito, la voce diventa maschile.

Assistenza vocale: una questione di genere? La prefazione

Sono questione di genere i gravi fatti di abuso accaduti a Colonia e sono questione di genere le voci femminili degli assistenti vocali in uso per le attuali intelligenze artificiali.

AGGIORNAMENTO: In seguito ai numerosi feedback ricevuti dai lettori ho deciso di separare la prefazione, (obiettivamente lunga e che trovi di seguito) dal post originario: la questione di genere sonora.

AVVERTENZA: Questo post pubblicato in data 18 gennaio 2016 ha ricevuto numerose critiche da donne antifemministe, che hanno definito donnette le donne che subiscono violenza e amico delle donnette il sottoscritto. Poco importa. Non avevo esperienza di questo genere di odio verso lo stesso sesso. La questione di genere è dunque anche questione interna al mondo femminile. Se anche per te la parola femminismo è un offesa ti consiglio di saltare questa prefazione e andare direttamente al post su la questione di genere sonora.

In questa prefazione prendendo spunto da ciò che è accaduto a Capodanno 2016 a Colonia ed ho raccolto testimonianze di donne blogger, dati e opinioni di rilievo.  Chi non fosse interessato alla questione di genere e/o ha già una conoscenza del tema può andare direttamente alla questione di genere sonora.

In queste prime settimane dell’anno l’opinione pubblica è stata travolta da una massa di informazioni che hanno più confuso che chiarito cosa veramente è accaduto, quali le motivazioni vere e chi siano stati i mandanti e gli organizzatori (se ci sono stati o no?) di un abuso di massa fatto da uomini contro le donne.

I giornali hanno trattato il tema in modo poco chiaro, Eretica nel suo blog elenca un po’ di bufale strumentalizzate, confondendo opinioni a fatti, numeri a traduzioni sbagliate; e secondo Pier Luca Santoro di Datamediahub.it anche in modo irresponsabile. E a distanza di giorni un chiarimento arriva da un articolo di Mauro Mondello che spiega la differenza fra quello che è successo e quello che ci hanno raccontato segnalatomi da Slow News.

Personalmente sono stato sorpreso da chi ha minimizzato, vergognosamente, in televisione, sul servizio pubblico, la mattina presto, con il beneplacito sorrisetto di tutti, dando la colpa al testosterone, alla subcultura meridionale e chi ha ridotto il tema a questione esclusivamente razziale. Il tutto per parlare alla pancia violenta dei molti che si sono scoperti o riscoperti con un anima femminista; bollando le altre culture e/o religioni come inferiori, irrispettose delle donne e assumendo il mondo occidentale come baluardo a difesa di questi sacri diritti.

Purtroppo così non è, o almeno non lo è per tutte, non lo è per la maggioranza delle donne. Anzi, pare che proprio la disuguaglianza uomo donna e la violenza contro la donna accomuni le civiltà di tutto il mondo. E per ragioni ben brecise. Certo ognuno con i suoi diversi gradi di violenza. Senza dimenticare che i sacri diritti di cui si parla sono stati concessi, appunto concessi, da qualche decina d’anni e non da secoli di civiltà.

(Chi vuole pensare che io giustifichi o minimizzi le violenza di Colonia, fraintende in mala fede e forse ha altri pregiudizi, che non riguardano né questo post, né questo blog. Condanno tutte le violenze, i bullismi, i fascismi, gli squadrismi e tutte le ortodossie, a qualunque latitudine e longitudine. La violenza non prevede l’ascolto e non prevede la comprensione reciproca.)

Per rendersi conto delle continue violenze che subiscono le donne anche in Italia, basterebbe leggere il rapporto Istat su La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia pubblicato il 5 giugno 2015 che così comincia

La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Oppure, visto che parliamo di Europa, andare a scoprire i dati a livello europeo come ha fattoDatamediahub.it. Scrive Santoro:

I dati del Gender Equality Index Report 2015 mostrano come a usare violenza è ancora oggi chi ci sta più vicino, il proprio partner, dove a mostrare le percentuali più alte sono i paesi del nord Europa: Danimarca, Olanda, Finlandia e Regno Unito. Ed ancora, i dati pubblicati dall’European Agency for Fundamental Right evidenziano che sono sempre i Paesi del nord Europa ad avere il maggior tasso di molestie sessuali con la Germania che ha tra il 60 ed il 79% delle persone che dichiarano di aver subito “sexual harassment” e la Svezia nominata capitale dello stupro.

I fatti di Colonia ci colpiscono dunque per il numero contemporaneo degli aggressori e per l’impatto mediatico, ma a leggere questi dati e a ben guardare negli occhi le donne che ci stanno intorno, anche una parente, una amica o una conoscente, abbiamo ottime probabilità di sapere che ha subito violenza.

Mi scuso per la lunga prefazione ma è argomento delicato e chi non è avvezzo al tema è necessario che apra gli occhi. Ringrazio Silvia Morara per avermi segnalato il post di Giulia Blasi dal titolo La Colonia in sé e la Colonia in te che raccontando le sue esperienze personali riassume in poche parole la realtà italiana.

Non abbiamo niente da insegnare a chi arriva qui: fra il nostro mondo e il loro mondo c’è solo la fragile barriera di una legge che in un attimo può essere cancellata, perché in fondo si pensa che la libertà delle donne sia già troppa.

e poi anche il post di Gaia Manco del blog Le donne invisibili: Per le strade di Colonia che esprime la stessa situazione a Parigi, Lipsia e Pechino.

Le aggressioni avvengono in un clima di ineguaglianza, in cui la donna è considerata inferiore, da depredare o da difendere, a seconda della parte da prendere quel giorno. Infatti non è per niente diverso chi dice “proteggiamo le nostre donne”. Gli aggressori di Colonia, gli autori di femminicidi la pensano proprio come voi. Dal momento in cui tu, da italiano, da europeo, pronunci una frase del genere sei proprio uguale a loro. Io credevo, come ogni essere umano, di appartenere a me stessa: basta una passeggiata per capire quanti pensino che mi sbagli e debba essere messa al mio posto.

E non si tratta di generalizzare o di mettere maschi contro femmine, uomini contro donne. Se avete 10 amiche, in media 3 hanno subito violenza e le altre 7 sono a rischio, in qualunque latitudine, situazione familiare o economica, così come racconta Riccardo Iacona nel suo libro “Se questi sono gli uomini” che ha raccolto le storie più significative del 2012. Una donna uccisa ogni 3 giorni.

 Detto questo

Assistenza vocale: una questione di genere sonora?

2016 Year of the sound

I think 2016 is year of the sound becouse if you analyze trends in December 2015, it is clear that sound developments are directed to artificial intelligence, multiroom, voice assistants and High Fidelity.

To support this analysis arrived Mark Zuchenberg’s post a series of good intentions for 2016 in which he said that one of the objectives is to develop artificial intelligence and voice assistance:

Every year, I take on a personal challenge to learn new things and grow outside my work at Facebook. My challenges in recent years sono stati to read two books every month, learn Mandarin and meet a new person every day.
My personal challenge for 2016 is to build a simple AI to run my home and help me with my work. You can think of it kind of like Jarvis in Iron Man.
I’m going to start by exploring what technology is out there Already. Then I’ll start teaching it to understand my voice to control everything in our home – music, lights, temperature and so on. I’ll teach it to let in friends by looking at Their faces When they ring the doorbell. I’ll teach it to let me know if anything is going on in Max’s room That I need to check on when I’m not with her. On the work side, it’ll help me visualize data in VR to help me build better services and lead my Organizations blackberries effectively.
Every challenge has a theme, and this year’s theme is invention.
At Facebook I spend a lot of time working with engineers to build new things. Some of the most rewarding work Involves getting deep into the details of technical projects. I do this with Internet.org When We discuss the physics of building solar-powered planes and satellites to beam down Internet access. I do this with Oculus When we get into the details of the controllers or the software we’re designing. I do this with Messenger When We discuss our AI to answer any question you have. But it’s a different kind of rewarding to build things yourself, so this year my personal challenge is to do that.
This should be a fun intellectual challenge to code this for myself. I’m looking forward to sharing what I learn over the course of the year.

Posted by Mark Zuckerberg on Sunday, 3 January 2016
A post that made me immediately prick up their ears!

In recent years, Mark Zuckerberg, had intentions like to read two books a month, meet a new person every day or something more challenging like learning Mandarin.

For this year, however, his plans are a little ‘higher and turned to the technology: artificial intelligence first (which has attracted most attention of Newspapers, including its reference to Jarvis Voice Assistant of Iron Man) to his homes and his job; and, for our part, the second way is to start teaching artificial intelligence to understand his voice to control everything in his house – music, lights and so on.

I think we can build AI know it works for us and helps us. Some people fear-monger about how AI is a huge danger, but That Seems far-fetched to me and much less Likely than two disasters to widespread disease, violence, etc.

His fans have already challenged him something. Such as the fact that he’s thinking of his home and not in that of others. But Zuckerberg immediately responds that each house has its own characteristics and he first wants to give it a try in his house so you can personally test defects and allow the spread in every home when you reach a common standard for all homes.

I will definitely keep our community updated on what I learn, and I hope others can learn from it too. The reason I’m building this just for myself Is that the technology in every home is different, so it’ll be much easier for me to just start building this for mine That building to general product that works for everyone.

Mark Zuchenberg continues:

Third, our AI research team is making progress helping computers to see and understand. We recently built a prototype That combines vision and language comprehension so it can answer questions about an image. We’re using AI to help blind people in our community experience Their friends’ photos by having our systems describe the scenes. Anche I’m doing my own personal challenge to build a simple AI to help run my home and help with my work. This is an area I’m personally very interested in long term.
This is the year a lot of what we’re working on will start to be available to our community. I have personally spent a lot of time ON THESE projects and I’m excited to share more about what we’re building!

Besides the control of a connected home online it is done deal. The Internet of things is nothing new. And for example, also startups as Italian www.alfredsmarthome.com deal with it and have good results.

The same Google is releasing in October 2015 by AI also online, to give answers to research more efficient and closer to semantics. The AI ​​has its applications even scattered in our poorest mobile phones and smartphones. And control of a connected home is already present in projects at an advanced stage as this egg really exceptional

Year of the sound

I must admit, however, that beyond the fact that writing was Mark Zucherberg in person, I am surprised the attention of the press. The use of artificial intelligence by Facebook is news of August 2015. And in October 2015 Facebook has released its digital voice assistant Facebook M. It is still in beta, for a small group of people in San Francisco, and it is unknown when it will be released to all users of Facebook Messenger. The capabilities are certainly interesting, suggest Her movie, written and directed by Spike Jonze, starring Joaquin Phoenix. Facebook M can provide a great service to interact with other automation systems (Amazon customer service,  waiting for the call center, reading email), but seems to have difficulty in relation to non-automated systems. To make up for this lack of artificial intelligence is overseen by groups of individuals who respond to the various questions. If anything is not clear where it is the boundary between automation and physical person (or group of people) and especially what kind of workers they are (but that’s another story).

If Mark put a concierge who will respond to the call center for it seems to me that there is no evolution. Maybe it’s beter DoorBird better and be sure to open to the right people and to whoever you want without exploiting anyone.

Personally, however, the artificial intelligence that will still see much evolution (experts say, it is just the beginning), I think that the post of Mark is more important for the information architecture of sound and for audio becouse there is nothing to be invented from scratch, but it must be limited to develop and improve technologies which are already in a state of development quite advanced. In my opinion the news is that in December 2016 we should see released some service applied.

Mark, speak about voice and speech recognition, but for him as for most people, the AI ​​is something related to the visual and not just the sound. Zuckerberg, in fact, told his fans asking what AI means for:

Artificial intelligence. In this case it means I’ll be able to interact with it like a person: I’ll talk to it, it can see me and my facial expressions, it’ll be portatili predict some of what I need ahead of time, etc.
Mark Zuckerberg teach you, in fact, to recognize the face of his friends to open their door when they ring the bell, or teach him to help him look after the little Max.

It would not be a stinginess if Artificial Intelligence, the intercom Zuckerberg’s home, not even ask “who is?”

But Facebook, which in any case already recognizes people’s faces to favor tags, is not alone in its interest in the topic. For example, just recently Apple acquired, a few days ago, the startup Emotient with whom Siri and iPhone could recognize emotions. Although it is not clear what use will make Apple.

And again, if you do not respond in the right tone to our emotions which would be the news?

Fortunately, who work for more years of control of the space and the internet of things, the voice interface is at the heart of its product. If you have no great pretensions, you can control a few lights and a few sensors also free, with Home Automated Living.

And the world of screen readers is multiplying. At the moment the most advanced screen readers on the market and we already have on our smartphones, are, in fact, Apple’s Siri, Cortana Microsoft and Google Now; but others are emerging. Mixer on heading and later there’ll discover a lot ‘also unknown.

And in fact, always in the comments, Mark admits that already uses an assistant vocal competition, which responds very well to their needs. To listen to music to his daughter to put her to sleep, Mark uses Alexa, the voice assistant of Amazon Amazon Echo

Zuckerberg says

For just music, the Amazon Echo is pretty great. It’s been very useful for controlling music with my voice while Both hands are occupied taking care of Max. I’ve anche Been impressed with how much free music comes with Amazon Prime. That said, I only have an echo in one room and it does not have all my music, I know it’s not perfect yet.

I’m very interested in using voice and face recognition to Set lights and temperature as well Depending on who’s in what rooms, etc. For example, I like rooms colder than Cilla, and but it’s possible just to see who is in what room and adjust the temperatures automatically.

Alexa also has a good reputation among those who are developing servers voice, in fact seems to be among the voice assistants is the most promising.

I understand, the graphics and the visual will attract more and more of our attention but you will agree with me that the area of ​​development is largely sound. We’ll hear!

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #2

informazione sonora

Mixer #2

Selezione settimanale di notizie sull’Architettura dell’informazione sonora, User Experience, Audio, Musica e Sonorità.

  • Michele e Daniela sono due runner, non vedenti, di Romano di Lombardia (provincia di Bergamo): cercano qualcuno che li aiuti ad allenarsi. Nel mio piccolo rilancio l’appello raccolto da BergamoNews. Chiunque si trovi in zona e abbia il desiderio di condividere qualche ora del proprio allenamento settimanale e/o nel week end, può contattarli al numero 347-38.45.121 o inviare una mail a mpliste@gmail.com
  • Questa settimana ci ha lasciato David Bowie. Oltre al mio omaggio da ascoltare vi consiglio l’articolo dell’International Business Time: cambia il mondo, cambia il modo di vivere il lutto degli artisti. Lo streaming delle canzoni di Bowie su Spotify aumenta del 2,700 per cento in un giorno.
  • L’importanza della semantica linguistica e musicale. Martedì 12 Spotify ha lanciato il nuovo servizio Behind the Lyrics in collaborazione con Genius, un sito che raccoglie testi e curiosità sulle canzoni, tramite il quale potremmo scoprire qualcosa in più sul significato dei brani e avere informazioni relative agli artisti. Per il momento Behind the Lyrics è dedicata solamente all’hip hop ma è previsto per la prossima settimana il lancio di un’altra playlist dedicata al mondo del Pop. Disponibile solo per iOS.
  •  Tutti in attesa dell’iPhone7. La rivoluzione più attesa è acustica, ossia la scomparsa del jack per le cuffie e l‘introduzione di super speakers. Novità già presente su iPad Pro. Ecco anche i perché con foto.
  • La lista delle novità CES2016 è molto lunga. Cominciamo con un smartwatch davvero innovativo: basta appoggiare un dito della mano sull’orecchio per ascoltare le telefonate, senza bisogno di cuffie o auricolari. L’innovazione è targata Sansumg e potrebbe dare la svolta a questa fetta di mercato.
  • In attesa di svelarvi, piano piano, i migliori prodotti presentati al CES2016 possiamo vedere tutti i prodotti audio presentati da Gibson/Philips . Le nuove cuffie usano la tecnologia Active Noise Cancelling di cui vi avevo parlato in un mio post.
  • Arriva in Italia Google Now on Tap nome in codice Marshmallow.  Si tratta di una sorta di “osservatore” che cercherà di adattare i propri comportamenti alle abitudini degli utenti, offrendo maggiori informazioni rispetto alle normali ricerche. Per chi voglia da subito attivare il servizio ecco la guida ufficiale di Google.
  • La rivista Rolling Stone propone una playlist “seriale” per un sonoro anticipo sulle nuove serie tv del 2016. Nell’articolo trovate le dritte musicali delle serie TV ma anche qualche curiosità.
  • Chromecast Audio è un media streaming, ossia uno strumento che permette di trasmettere i tuoi contenuti mutimediali presenti sullo smartphone o in TV e la tua musica attraverso casse Wi-Fi. Da dicembre 2015, con la versione 1.13 è possibile ascoltare la musica in HD (riproduzione 96KHz/24bit lossless) e in più stanze (multiroom) collegandolo alle casse. Gli utenti lamentano ancora qualche limite, ma la filodiffusione home made è vicinissima!
  • E per chi non sopporta i fili una buona notizia, è in arrivo un nuovo codec per Bluetooth che supporterà l’audio in alta risoluzione con aptX HD.
  • Cardboard è un visore di realtà virtuale di cartone. Nato per gioco su imitazione di OCULUS, Cardboard sta attirando l’attenzione di Google e degli utenti. Google, infatti, migliora l’esperienza di Cardboard Il nuovo SDK (Software Development Kit) appena rilasciato dalla società di Mountain View permetterà agli sviluppatori di creare un “audio spaziale” ancora più immersivo per le esperienze di realtà virtuale.
  • Microsoft, il 18 dicembre 2015 ha finalizzato l’acquisizione di Metanautix, una società specializzata nell’analisi e nell’elaborazione dei big data: “attraverso una tecnologia proprietaria, può rendere accessibile in maniera omogenea qualunque tipo di dati, a prescindere dalla fonte o dal tipo”. Il sito SmartWorld sostiene che l’acquisizione porterà la potenza dei Big Data in Cortana. Staremo a sentire.
  • Microsoft Cortana è disponibile anche per iPhone e cerca di insidiare Siri. A quanto pare non del tutto invano. Sono in tanti, infatti, che aspettano l’uso dell’assistente vocale su PC. E Cortana, nonostante i suoi limiti e nonostante stia dietro a Siri, promette proprio questo: l’integrazione tra Smartphone, PC (window 10) e applicazioni varie.
  • Cortana è un servizio ancora limitato geograficamente, Stati uniti e Cina, ma questa settimana ha allargato la propria area geografica al Canada.
  • OnePlus One si aggiorna alla CM12.1.1. Poco importa potreste dire. Ma la casa cinese ha messo da parte Google Now, l’assistente vocale di Google, preferendo Cortana di casa Microsoft. Lo scontro dell’ assistenza vocale passa anche dalle case di produzione di smartphone. Cosa faranno gli altri?
  • Microsoft cerca di acquistare quote di mercato, in America, anche simpatizzando con i tifosi di football: analizzando il web, Cortana, l’assistente vocale, predice la vittoria delle partite. Ha un buon 63% di possibilità di azzeccare la squadra giusta.
  • Nuance, società specializzata in tecnologie vocali (per intenderci sono quelli che hanno sviluppato Siri per Apple), mette a disposizione di altri sviluppatori Nuance Mix, un framework capace di associare ad ogni comando vocale un’azione specifica. In pratica un sistema che permetterà a ciascuno di controllare vocalmente gli stessi assistenti vocali o l’internet delle cose. (Fonte tom’sHardware)
  • Per Paolo Nori, de Il Post sembrava che “cominciare un festival di letteratura (Il festival sonoro della letteratura) con una conferenza sul linguaggio, fosse un po’ come iniziare un festival di architettura con una conferenza sul calcestruzzo”. Troppo spesso si dimentica l’ovvietà, che il linguaggio è sonoro ed è sonorità. Ad ogni modo nel suo articolo è possibile ascoltare l’intervento di Andrea Moro, linguista e uno dei principali collaboratori di Noam Chomsky.
  • In sei mesi Apple Music ha conquistato 10 milioni di utenti. Spotify è a quota 25 milioni. Il successo è dovuto ovviamente all’ecosistema (chiuso) di Apple che fa preferire Apple a chi già usa Apple, ma anche alla diffusione dello streaming negli Stati Uniti, che è raddoppiato in un anno! L’obiettivo è raddoppiare Spotify nel 2017.
  • Lo streaming negli Stati Uniti aumenta e il podcasting pare sia fenomeno da uomo bianco (sigh!)
  • Se non siete soddisfatti dell’audio delle vostre cuffie niente paura, BoomStick ha creato una piccola chiavetta che migliora la qualità di qualsiasi cuffia. Disponibile in pre-ordinazione.
  • Per gli appassionati di tassonomie e musica vi propongo una bella infografica creata da Matt Daniels, dove si mostrano gli artisti e i musicisti del genere Hip Hop che usano più parole nelle loro canzoni.
  • Google Music sta migliorando la propria barra di ricerca. In questi giorni è in corso il rollout di un aggiornamento lato server (cioè che non richiede l’installazione di un pacchetto aggiuntivo dal Play Store) che prevede alcune modifiche alla barra di ricerca di Google Play Music.
  • Apple Music ha registrato 54,5 milioni di utilizzatori nel 2015, posizionandosi tra le app più utilizzate dagli utenti web.
  • Se dal punto di vista vocale Siri è rimasto, grosso modo, alla sua prima versione, Apple sta puntando la sua attenzione all’internet delle cose. Nel recente CES 2016 la casa di Cupertino ha presentato la sua HomeKit: una serie di oggetti per la casa, facilmente controllabili e compatibili con Siri. Wow!
  • Il vinile sta tornando di moda. A conferma di questo, sebbene sia un mercato di nicchia, i brand di riproduttori forniscono lettori (giradischi) che permettono la fruizione della musica anche via bluethoot. Audio-Tecnica ha presentato al CES2016 il suo prodotto.
  • L’aggiornamento alla versione 9.19 dell’applicazione Google Maps aggiunge alcune funzionalità sui dispositivi Android, anche per la navigazione stradale. Una delle novità è il pulsante posizionato nella parte superiore dell’interfaccia per attivare e disattivare in modo veloce le istruzioni audio durante la navigazione stradale.
  • Non è proprio notizia sonora, ma l’iniziativa di Amazon di coinvolgere Marco Mengoni nella distribuzione dei suoi prodotti è stato geniale e cosa gradita dai più giovani.
  • Non di solo audio si parla. Voi come avreste immaginato Windows 10 MobileUn designer brasiliano, Robson Jobs, ha provato a ricreare quella che è la grafica del sistema di Microsoft.
  • Post Scriptum: non c’entra con l’audio e con il sonoro. Ma ieri a 69 anni è morto Alan Rickman. Vi ripropongo la sua voce straordinaria mentre legge il poema funebre di Robyn Hitchcock “Se la morte non è la fine, mi piacerebbe sapere che cosa è.”

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Omaggio a David Bowie

In un blog che si occupa di sonoro non poteva mancare un omaggio a David Bowie.

Ma non voglio raccontarvi la sua storia che trovate su Wikipedia, non scrivo neppure coccodrilli da pubblicare al momento giusto, nè tanto meno dare giudizi sulla sua grandezza, dare un giudizio critico su questa o quella canzone, fare classiche o top ten. Un omaggio, penso, debba essere spontaneo e sincero e mi spiace solo che sia postumo.

Il mio omaggio a David Bowie è un invito all’ascolto di questo artista, che come ascolterete e vedrete è stato un camaleonte della musica rock, mai uguale a se stesso, sempre teso alla ricerca musicale, stilistica e alla sperimentazione. L’8 gennaio 2016 aveva compiuto 69 anni e lanciato il suo ultimo album.

La notizia data dai familiari ha sconvolto i fans

Tanto che in questi giorni gira una petizione a Dio per Dire di no alla morte di David Bowie

Ho letto, poi, articoli di critici musicali dei maggiori giornali italiani che con sofferenza hanno fatto classifiche ed eliminato brani, scelto uno piuttosto che un altro. E mi hanno trasmesso questa sofferenza. Per me scrivere per questo blog è un piacere e se un mio post deve essere una sofferenza, preferisco risparmiarvelo.

Io, sinceramente, vi propongo una scelta di 37 canzoni senza classifiche. Le più belle? Le più ascoltate? Le più conosciute? Si, forse, boh, può darsi! Sono 37, nè 30, nè 40. Forse ho saltato o dimenticato qualcosa, sicuramente la vostra preferita. Ma magari ne trovate un’altra che certamente avete ascoltato e vi piace lo stesso. David Bowie ha registrato 28 album durante la sua carriera artistica.

Ma se c’è chi da per scontato che alcuni grandi della musica, che hanno portato innovazione nel proprio campo, siano sempre conosciuti e acclamati da tutti, pochi prevedono che ci sia una ignoranza musicale sparsa e diffusa. Non è una colpa! Assolutamente. Il materiale musicale a nostra disposizione è talmente ampio che non si può ascoltare tutto. C’è chi è nato dopo una certa epoca, chi ascolta altro, chi ascolta le radio istituzionali, dove si fa, ahimè, pochissima ricerca musicale, (va meglio per chi ascolta le web radio). E c’è anche chi non si avventura per pudicizia o per pigrizia o proprio per mancanza di tempo alla ricerca del meglio di un cantante.

Per questo motivo ho scelto di creare io stesso per voi una playlist. Non c’è nulla da fare, tranne che premere il play, la voglia di scoprire o di riascoltare un grande cantante e musicista.

Se avete una certa età e lo conoscete già, sarà un piacere ricostruire i vostri archi di relazione, la musica ai vostri ricordi più cari, le feste di compleanno, le risate, gli amici, i concerti, i viaggi, le cover, i baci, gli amori e le litigate.

Se invece non lo conoscete, o pensate di non conoscerlo, vi accorgerete che magari qualche successo lo avete già ascoltato e sentito da qualche parte.

Non ho più di tanto da dire se non lasciarvi all’ascolto libero: penso che l’ascolto guidato sia importante, ma penso anche che non sia obbligatorio. L’ottima architettura di Youtube vi permetterà, se interessati nella ricerca, di spaziare in lungo e in largo, tra video ufficiali, concerti, live, remix, cover e quant’altro su David Bowie.

Non mi resta che augurarvi un buon ascolto! E segnalarvi che, fino alla fine del mese, La Rough Trade Records donerà alla ricerca contro il cancro tutti i ricavati dalla vendita dei dischi di David Bowie.

2016: anno del sonoro Parola (anche) di Mark Zuckerberg

Il 2016 è l’anno del sonoro

Così come dicevo nel primo numero di Mixer, analizzando le tendenze di dicembre 2015, è chiaro che gli sviluppi sonori sono indirizzati verso l’intelligenza artificiale, il multiroom, gli assistenti vocali e l’alta fedeltà.

A supportare questa analisi è arrivato l’articolo de Il Sole 24ore che parla di audio aumentato.

E poi il 3 gennaio Mark Zuchenberg ha postato una serie di buoni propositi per il 2016 in cui ha detto che uno degli obiettivi è quella di sviluppare l’intelligenza artificiale e l’assistenza vocale:

Every year, I take on a personal challenge to learn new things and grow outside my work at Facebook. My challenges in recent years have been to read two books every month, learn Mandarin and meet a new person every day.
My personal challenge for 2016 is to build a simple AI to run my home and help me with my work. You can think of it kind of like Jarvis in Iron Man.
I’m going to start by exploring what technology is already out there. Then I’ll start teaching it to understand my voice to control everything in our home — music, lights, temperature and so on. I’ll teach it to let friends in by looking at their faces when they ring the doorbell. I’ll teach it to let me know if anything is going on in Max’s room that I need to check on when I’m not with her. On the work side, it’ll help me visualize data in VR to help me build better services and lead my organizations more effectively.
Every challenge has a theme, and this year’s theme is invention.
At Facebook I spend a lot of time working with engineers to build new things. Some of the most rewarding work involves getting deep into the details of technical projects. I do this with Internet.org when we discuss the physics of building solar-powered planes and satellites to beam down internet access. I do this with Oculus when we get into the details of the controllers or the software we’re designing. I do this with Messenger when we discuss our AI to answer any question you have. But it’s a different kind of rewarding to build things yourself, so this year my personal challenge is to do that.
This should be a fun intellectual challenge to code this for myself. I’m looking forward to sharing what I learn over the course of the year.

Posted by Mark Zuckerberg on Sunday, 3 January 2016

Un post che mi ha fatto subito drizzare le orecchie!

Negli ultimi anni, leggiamo che Mark Zuckerberg, ha avuto propositi come quelli di leggere 2 libri al mese, incontrare una nuova persona ogni giorno o qualcosa di più impegnativo come imparare il Mandarino.

Per quest’anno, invece, i suoi propositi sono un po’ più alti e rivolti alla tecnologia più avanzata: l’intelligenza artificiale prima di tutto (che ha destato maggiori attenzioni tra i media, anche per il suo riferimento a Jarvis l’assistente vocale di Iron Man) per la propria casa e il proprio lavoro; e, per quanto ci riguarda, il secondo proposito è quello di iniziare a insegnare all’intelligenza artificiale a capire la sua voce per controllare ogni cosa nella sua casa – musica, luci e via di seguito.

I think we can build AI so it works for us and helps us. Some people fear-monger about how AI is a huge danger, but that seems far-fetched to me and much less likely than disasters due to widespread disease, violence, etc.

I suoi fan gli hanno già contestato qualcosa. Come ad esempio il fatto che stia pensando alla sua casa e non a quella degli altri. Ma Zuckerberg risponde subito che ogni casa ha le sue caratteristiche e lui prima vuole fare una prova in casa sua in modo da poter testare personalmente eventuali difetti e di permettere la diffusione in tutte le case quando si raggiungerà uno standard comune per tutte le case.

I will definitely keep our community updated on what I learn, and I hope others can learn from it too. The reason I’m building this just for myself is that the technology in every home is different, so it’ll be much easier for me to start just building this for mine that building a general product that works for everyone.

Mark Zuchenberg continua:

Third, our AI research team is making progress helping computers to see and understand. We recently built a prototype that combines language and vision comprehension so it can answer questions about an image. We’re using AI to help blind people in our community experience their friends’ photos by having our systems describe the scenes. I’m also doing my own personal challenge to build a simple AI to help run my home and help with my work. This is an area I’m personally very interested in long term.
This is the year a lot of what we’re working on will start to be available to our community. I have personally spent a lot of time on these projects and I’m excited to share more about what we’re building!

D’altronde il controllo di una casa connessa online è cosa già fatta. L’internet delle cose non è una novità. E per esempio anche le start up italiane come www.alfredsmarthome.com se ne occupano e hanno già buoni risultati.

Lo stesso Google da ottobre 2015 sta rilasciando intelligenza artificiale anche online, per dare risposte alle ricerche più efficienti e più vicine alla semantica. L’intelligenza artificiale ha le sue applicazioni sparse anche nei nostri più miseri telefonini e smartphone. E il controllo di una casa connessa è già presente in progetti già in stato avanzato come questo uovo davvero eccezionale

Ritorniamo all’anno del sonoro.

Devo, ammettere però, che al di là del fatto che a scrivere sia stato Mark Zucherberg in persona, mi stupisce l’attenzione della stampa. L’uso di intelligenza artificiale da parte di Facebook è notizia del 26 agosto 2015 data da David Marcus.  E ad ottobre 2015 sempre Facebook ha rilasciato il suo assistente digitale vocale Facebook M. E’ ancora in fase beta, per un gruppo ristretto di persone di San Francisco, e non si sa quando sarà rilasciato a tutti gli utenti di Facebook Messenger. Le funzionalità sono certamente interessanti, fanno pensare a Her, film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze, con protagonista Joaquin Phoenix. Facebook M riesce a fornire un ottimo servizio per relazionarsi con altri sistemi di automazione (tipo il servizio clienti di Amazon, attesa ai call center, lettura delle mail), ma pare abbia difficoltà a relazionarsi con sistemi non automatizzati. Per supplire a questo deficit di intelligenza artificiale è supervisionata da gruppi di persone fisiche che rispondono, in diretta, alle varie domande. Semmai non è chiaro dove si trovi il confine tra automazione e persona fisica (o gruppi di persone) e soprattutto che tipo di lavoratori siano questi ultimi (ma questa è un’altra storia).

Se Mark metterà un portiere che risponderà da call center per lui mi pare che non ci sia nessuna evoluzione. Meglio DoorBird ed essere sicuro di aprire alle persone giuste e a chi vuoi tu senza sfruttare nessuno.

Personalmente, invece, senza nulla togliere all’intelligenza artificiale che vedrà ancora tanta evoluzione (gli esperti dicono che siamo solo all’inizio), ritengo che il post di Mark sia più importante per l’architettura dell’informazione sonora e dell’audio perché non c’è nulla da inventare ex-novo, ma ci si dovrà limitare a sviluppare e migliorare tecnologie che sono già in uno stato di sviluppo abbastanza avanzato. Semmai la notizia è che a Dicembre 2016 dovremmo vedere rilasciato qualche servizio applicato.

Nonostante lo stesso Mark, parli di voce e riconoscimento vocale, per lui, così come per la maggior parte delle persone, l’Intelligenza Artificiale è qualcosa di legato al visivo e non proprio al sonoro. Zuckerberg, infatti, spiega ad una sua fan che chiede cosa si intende per AI:

Artificial intelligence. In this case it means I’ll be able to interact with it like a person: I’ll talk to it, it can see me and my facial expressions, it’ll be able to predict some of what I need ahead of time, etc.

Mark Zuckerberg insegnerà, infatti, a riconoscere la faccia dei suoi amici per aprire loro la porta quando questi suonano il campanello, oppure gli insegnerà ad aiutarlo a badare alla piccola Max.

E non sarebbe una tirchieria se un’Intelligenza artificiale, al citofono di casa Zuckerberg, non chiedesse nemmeno “chi è?”

Ma Facebook, che  comunque già riconosce i volti delle persone per favorire il tag, non è il solo ad interessarsi al tema. Per esempio, proprio in questi giorni Apple ha acquisito, pochi giorni fa, la startup Emotient con il quale Siri ed iPhone potrebbero riconoscere le emozioni.  Anche se non è chiaro l’uso che ne vorrà fare Apple.

E anche in questo caso, se non risponderà nel tono giusto alle nostre emozioni quale sarebbe la novità?

Per fortuna, per chi si occupa da più anni del controllo degli spazi e dell’internet delle cose, l’interfaccia vocale sta al centro del proprio prodotto. Se non avete grandi pretese, potete controllare poche luci e pochi sensori anche gratis, con Home Automated living e un’intera casa pagando.

E il mondo degli assistenti vocali si sta moltiplicando. Al momento i più avanzati assistenti vocali, sul mercato e già in nostro possesso sui nostri smartphone, sono, appunto, Siri di Apple, Cortana di Microsoft e Google Now; ma ne stanno nascendo altri. Sulla rubrica Mixer e più avanti ve ne farò scoprire un bel po’ anche di sconosciuti.

E in effetti, sempre nei commenti, Mark ammette che già usa un’assistente vocale della concorrenza, che risponde benissimo alle sue necessità. Per far ascoltare la musica alla propria figlia per farla addormentare, Mark usa Alexa, l’assistente vocale di Amazon Amazon Echo

Dice Zuckerberg

For just music, the Amazon Echo is pretty great. It’s been very useful for controlling music with my voice while both hands are occupied taking care of Max. I’ve also been impressed with how much free music comes with Amazon Prime. That said, I only have an Echo in one room and it doesn’t have all my music, so it’s not perfect yet.

I’m very interested in using voice and face recognition to set lights and temperature as well depending on who is in what rooms, etc. For example, I like rooms colder than Cilla, and but it’s possible to just see who is in what room and adjust the temperatures automatically.

Alexa, inoltre, ha una buona fama tra chi sta sviluppando gli assistenti vocali, infatti pare essere tra gli assistenti vocali sia il più promettente.

Capisco dunque che la grafica e il visuale attireranno sempre di più la nostra attenzione ma concorderete con me che lo spazio di sviluppo è in gran parte sonoro. Staremo a sentire!

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #1

Architettura dell’informazione sonora

Mixer #1

Selezione settimanale di notizie sull’Architettura dell’informazione sonora, User Experience, Audio, Musica e Sonorità.

      • 4 le tendenze audio di fine anno 2015 su cui sentiremo molte evoluzioni nel 2016: alta fedeltà, assistente vocale, multiroom e intelligenza artificiale. E non lo dico solo io: I sistemi audio guardano all’ascolto aumentato. Vi terrò aggiornati!
      • I 5 artisti più ascoltati nel 2015 su Spotify a livello globale sono: Drake, Ed Sheeran, The Weeknd, Maroon 5, Kanye West. Mentre i 5 artisti più ascoltato nel 2015 su Spotify in Italia sono: Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, J-Ax, Fedez e Tiziano Ferro e Baby K.
      • In questi giorni, fino al 9 gennaio, a Las Vegas si sta svolgendo il CES2016 (Consumer Technology Association) , la manifestazione più importante al mondo che riunisce produttori, fruitori e appassionati di video, audio e tecnologia. Tutti in attesa delle ultime “novità” del settore. Già annunciato qualcosa di quello che si potrà toccare e provare in loco, come la sidebar di casa Sansumg o le cuffie LG. Per chi non sa di cosa si tratta propongo il video di presentazione. Per seguire i tweetdi chi si trova in loco l’Hastag è #CES2016 !
      • L’ho tweettato durante le feste e lo ripeto per coloro che magari si sono persi la notizia. Spotify da una mano ai propri utenti nell’organizzare il proprio party offrendosi come DJ: Spotify Party. In pratica si tratta di playlist mixate o remixate già pronte a seconda dei vostri gusti o del genere di festa che volete musicare. Ho trovato questo articolo pronto per sapere come funziona!
      • Siamo in attesa del rilascio in Italia di CORTANA (l’assistente vocale di Microsoft) per PC Windows 10 e smartphone con sistemi Android e iOS. La risposta Microsoft a Siri di Apple è già disponibile negli Stati Uniti e Cina. Ne sentiremo delle belle!
      • Le prime notizie che sono arrivate non erano positive: nel penultimo aggiornamento di CORTANA era stata eliminata la funzione di accensione vocale perché interferiva con Google.  Ma durante le feste di Natale e giusto in tempo per il nuovo anno il problema è stato risolto.
      • Prevedo che parlerò spesso di Cortana e rimando i miei lettori ad altri blog di settore sul cambio di sistema operativo. Per chi non ha tempo, al momento, vi invito a leggere questo post che pone dei dubbi su Windows10: più che un sistema operativo è un ecosistema operativo di Microsoft. Ma è comunque il futuro.
      • Sebbene Siri, l’assistente vocale di Apple, sia nata già 4 anni fa e fu applicata all’ iPhone 4S; e sebbene risponda ai test meglio di tutti i suoi concorrenti, la sua evoluzione è abbastanza lenta. Cortana, la diretta avversaria di casa Microsoft, sta facendo notevoli passi avanti sia sul lato tecnologico che di mercato. In questo ultimo anno Microsoft, infatti, si è impegnata nello sviluppo dell’assistenza vocale su desktop. Mercato che Apple ha lasciato incredibilmente scoperto. E’ parere di Ryan Fass che Apple abbia qualcosa da imparare. I fans, però, non sembrano essere d’accordo.
      • Con Sounds, Instagram è tutta un’altra musica! Sounds è una applicazione che serve a condividere musica su Instagram, sfruttando, appunto, la possibilità di caricare i video offerti dall’app o personalizzati. Sounds ed è disponibile sia perAndroid che per iOS.
      • Per chi usa il browser FIREFOX, nell’ultimo aggiornamento è stata aggiunta l’icona dell’altoparlante nelle schede che gestiscono file audio in html, cosa che avviene da tempo su altri browser. Interessante, però, la funzionalità “mute” che disattiva l’audio con un clik sull’icona.  La stessa funzionalità la si trova per chi usa Android  nel mobile.
      • L’app nata con il nome IFTTT Maker è stata rimossa dall’app store perché ricordava troppo la famosa app IFTTT che crea ricette del tipo, se accade questo fa che succeda quest’altro. Insomma, l’applicazione svolge la stessa funzione, ma è altro e lo fa per CORTANA. Oggi si chiama infatti Cortana Triggers e pare essere la soluzione ad alcuni problemi di compatibilità che l’assistente vocale ha con l’internet delle cose . L’app è molto utile se avete (o avrete) una casa e oggetti connessi alla rete; grazie a dei comandi personalizzati si potranno comandare luci, multiroom, serrande e tutto l’internet delle cose. Figo!
      • A dicembre 2015 WhatsApp è stato aggiornato alla versione 2.12.226.0. Controllate e aggiornate se non lo avete ancora fatto. In questa versione sono stati risolti tutti i problemi riguardanti l’audio e i messaggi vocali. (Fonte https://droppergen.net/)
      • Audulus 3 è una applicazione riservata a musicisti e utenti Apple. Si tratta di una applicazione per l’elaborazione di file audio e creazione di sintetizzatori. Per musicisti stanchi dei preset e che sono alla ricerca di nuove sonorità.
      • 100 anni di Storia del Rock, dal 1900 ad oggi, da visualizzare in meno di un minuto, con la possibilità di fermarsi per più tempo ad ascoltare gli esempi di brani musicali significativi. Grazie a questa infografica, infatti, è possibile percorrere i passaggi dal Gospel al Grunge, dall’Anglo-Celtic Folk a tutte le varietà Metal anni ’90.
      • Un buon video è composto anche da un ottimo audio. Direttamente da guidaiphone.com una guida su “come avere il miglior audio possibile durante la registrazione di un video su iPhone” Piccoli consigli e accorgimenti che renderanno più professionali i tuoi video da smartphone (non solo iPhone).
      • Il 5 gennaio è arrivato in Italia il film Carol (qui il trailer), regia di Todd Haynes con Cate Blanchett ritenuto tra i più bei film presentati a Cannes. La colonna sonora è stata composta da Carter Burwell che “ha adottato uno stile minimalista, in cui note, suoni e colori sono da una parte quasi dolcemente distillati, mentre dall’altra vengono lasciati scivolare in melodie affascinanti e seducenti”.
      • Curiosità. Per chi si fosse perso la notizia: Fender e Ernest Packaging hanno creato una chitarra elettrica con una base di cartone. Giudicate voi il suono.

Se questa rubrica è di vostro gradimento vi chiedo di condividerla e divulgarla.

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5 TED Talks Come farsi ascoltare + 1 BONUS

5 TED Talks su come farsi ascoltare, come attirare l’attenzione degli altri. Capita, gli altri non sempre ci ascoltano attentamente e spesso dimenticano presto quello che gli abbiamo detto. Le ragioni per cui questo accade sono diverse: disattenzione da parte di chi ci ascolta, il rumore di sottofondo (acustico e non solo) che non fa capire quello che stiamo dicendo e anche la strana educazione di non chiedere di ripetere ciò che non abbiamo capito. O molto più semplicemente sbagliamo il modo di dire quello che vogliamo dire.

E quando ci viene chiesto di fare una presentazione? Siamo sempre in grado di creare una presentazione davvero indimenticabile? Ognuno ha il suo metodo, ma una giusta postura, una buona respirazione, uno stato mentale positivo, aiutano notevolmente gli ascoltatori a stare più attenti e a capire il valore di quello che gli viene detto.

Farsi ascoltare è un’arte. Dopo i 6 TED Talks su come ascoltare di seguito ho raccolto 5 TED Talks che raccontano e spiegano come farsi ascoltare dagli altri e il perché non sempre le nostre presentazione sono efficaci.

Concludo con un bonus che reputo molto interessante.

E allora, prima di parlare in pubblico, prima di creare la nostra presentazione, ascoltiamo.

5 TED Talks Come farsi ascoltare

Julian Treasure – In pochi minuti il consulente del suono più famoso del mondo spiega il potere della voce e il perché gli altri non ci ascoltano. E, come al solito, offre dei piccoli ma efficaci esercizi su come farsi ascoltare.

Amy Cuddy – Ted emozionante e molto motivante. Se la nostra mente condiziona il nostro corpo, può il nostro corpo motivare la nostra mente? Un linguaggio non verbale poco chiaro può condizionare il risultato di un colloquio di lavoro o di una vita di successo. Durante una presentazione, il come ci muoviamo può fare la differenza. Riusciremo a farci ascoltare?

Melissa Marshall – Diceva Eistein: Tutto dovrebbe essere reso il più semplice possibile, ma non più semplice. Scienziati, ingegneri, ma anche progettisti dell’esperienza, usate parole semplici per gente imbranata. Nel finale una formula chiara e semplice da seguire e per farsi comprendere davvero da tutti.

Sebastian Wernicke – Le vostre presentazioni non sono davvero eccezionali? Wernicke ha analizzato migliaia di TED e da questa analisi ha estratto gli elementi principali che rendono un TED davvero eccezionale. Volete creare il TED Perfetto? Basta seguire questo TED!

Susan Cain ognuno di noi ha il suo carattere e il suo modo di relazionarsi con gli altri. Ci sono gli estroversi e ci sono gli introversi. Questi ultimi sono la maggioranza e nello stesso tempo sono i più bistrattati. Eppure c’è una grande energia in loro che potrebbe essere utilizzata meglio in tutti gli ambienti di lavoro. E dunque introversi, forza e coraggio, fate uscire la vostra voce!

Ho voluto aggiungere un bonus perché se da un lato c’è da tenere conto di fattori interni legati alla propria indole, alle proprie ansie ed emozioni, ci sono anche alcuni fattori esterni da considerare. La costruzione di una storia, come di una presentazione, è sottosta ad alcuni semplici ma fondamentali regole che basta seguire per avere ottimi risultati.

Bonus 1 – Andrew Stanton – Il regista di “Toy Story” e “WALL-E” racconta i segreti di una buona storia. Li ritengo anche dei buoni segreti per una buona presentazione.

E allora… buona presentazione!