Architettura dell’informazione sonora – Mixer #17

Mixer #17

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

User Experience

  • Dal 20 al 22 giugno 2016 si terrà a Roma il corso “UX Boot Camp” di Jeff Sauro, autore del libro “Quantifying the User Experience: Practical Statistics for User Research”. Per i soci di Architecta c’è uno sconto del 10% sul costo totale, non proprio economico e non proprio alla portata di tutti.
  • Sbagliando si impara. E se a sbagliare sono gli altri? Si impara lo stesso? Forse no, ma alcuni errori macroscopici si possono evitare. In questo articolo in inglese 12 epic fail,  12 errori famosi e davvero da non fare o ripetere anche se possiamo correre ai ripari molto in fretta.

Assistenza vocale

  • Laurie Penny, New Statesman, Regno Unito, su Internazionale, sostiene che “I robot sono lo specchio dello sfruttamento delle donne“. Il padre della robotica Alan Turing temeva che “le macchine pensanti” potessero essere sfruttate perché non erano senzienti nel senso in cui lo sono “i veri esseri umani”. L’umanità non ha ancora deciso se le donne sono esseri senzienti. Mentre i robot femminili continuano ad apparire sui nostri schermi e nei negozi, dovremmo davvero riflettere sul modo in cui la tecnologia rispecchia la nostra idea di genere. Chi sono gli utenti? Chi è che viene usato? Sulla questione di genere vocale anche questo blog se ne è occupato un po’ di tempo fa.

Intelligenza artificiale

  • Si rinnova l’applicazione per dispositivi mobili di YouTube, la piattaforma di condivisione video di Google, con una novità: i consigli per i video da guardare, in base ai propri interessi, arriveranno anche grazie all’impiego di tecnologie di intelligenza artificiale. Insomma, così come fa Spotify per la musica in streaming, l’algoritmo alla base dei consigli per gli utenti diventa sempre più sofisticato e sfrutterà il “Deep Learning”.
  • Durante la Computational Intelligence and Games Conference, in programma a settembre, si terrà una competizione sul videogame DOOM per individuare il miglior bot (ovvero il miglior programma) in grado di competere in modalità multiplayer come se fosse un giocatore umano, con le stesse limitazioni di un player in carne ossa. Sarà interessante scoprire quale sarà la strategia di autoapprendimento che gli sviluppatori dei programmi adotteranno per riuscire a sconfiggere gli avversari.

Streaming

  • Spotify, come tutti i Social, raccolgono dati su di noi, che li frequentiamo. Dati personali, nostre abitudini, preferenze. TechCrunch scrive (smentito dallo stesso Spotify) che centinaia di credenziali di account Spotify – che comprendono e-mail, nomi utente, password, tipo di account, Paese di provenienza (tutto il mondo) e altri dettagli – sono comparse sul sito Pastebin, come conseguenza di quella che sembrerebbe una violazione informatica del servizio streaming che ha da poco raggiunto il traguardo di 30 milioni di utenti paganti. Notizia Ansa.
  • Spotify ha comunicato l’acquisizione di CrowdAlbum, una startup fondata nel 2013 e con sede a San Francisco, il cui obiettivo è essenzialmente quello di aggregare le fotografie e i filmati realizzati dagli appassionati durante le performance live, offrendo così al pubblico la possibilità di assistere (seppur indirettamente) ai concerti. Lo scopo è quello di far monetizzare ai musicisti la relazione con i propri fans.
  • Se avete dei bambini che già iniziano ad utilizzare i vostri smartphone e volete spiegare cosa sia Spotify Focus Junior ha scritto un articolo dedicato ai più piccoli con semplicità, per grandi e piccini.

Sound

  • Due ragazzi inventano dei guanti che traducono in audio la lingua dei segni. Il dispositivo, chiamato «SignAloud» invia segnali al computer che riconosce i gesti e li trasforma istantaneamente in testo scritto o audio vocale.
    Il dispositivo, chiamato «SignAloud» invia segnali al computer che riconosce i gesti e li trasforma istantaneamente in testo scritto o audio vocale. Utilizzi futuri in medicina
  • Il connettore elettrico per il trasporto di segnali analogici è stato inventato nel XIX secolo (1878) per l’uso nei centralini telefonici. Ma pare che sia arrivato il momento di dire addio a questa tecnologia. Dopo gli annunci di Apple per il prossimo iPhone7 senza il tradizionale jack audio da 3.5mm, adesso, anche Intel vorrebbe eliminare il tradizionale connettore audio dai dispositivi e propone per smartphone e tablet l’uso di USB Type-C.
  • Uno studio della Northwestern University americana, pubblicato su PNAS, ha svelato che per potenziare le abilità delle orecchie umane, nonché l’attenzione e la memoria serve semplicemente conoscere e usare due lingue.

Musica

  • La musica può aiutare le capacità linguistiche dei bambini. Così scrive Wired. Secondo uno studio statunitense, l’ascolto di musica e la “partecipazione attiva” può aiutare le capacità dei bambini di elaborare suoni e parole.
  • Le royalties sono sempre il campo di battaglia tra artisti, servizi di streaming e distribuzione. Di Spotify se ne è parlato la scorsa settimana. Youtube (di proprietà di Google) paga, invece, un sesto rispetto a tutti gli altri. Ad ogni modo si continua a pubblicare e a distribuire attraverso Youtube. A dirlo, coincidenza vuole, sono i Sixx:AM al Guardian, sperando che paghi qualcosa in più.
  • Siamo abituati a una musica che ci avvolga, che circondi la stanza e penetri in noi con note ora decise ora più lievi, in un’alternanza di crescendo che emoziona. Che sia rock, blues, jazz, vogliamo la pienezza del suono. Alcuni compositori però hanno suonato il silenzio.

 

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I Podcast negli Stati Uniti

I podcast negli Stati Uniti da un po’ di tempo a questa parte stanno vivendo un grande successo di pubblico. Non è una novità, già l’anno scorso se ne parlava. Dopo la serie The Serial si è creato un movimento di ascoltatori che prima non esisteva.

The Serial

Per chi non lo conoscesse, The Serial è una serie radiofonica americana in podcast condotto da Sarah Koenig, che ha avuto inizio ad ottobre 2014. Koenig, utilizzando uno stile giornalistico investigativo, racconta un caso misterioso di cronaca nera. A Baltimora, nel 1999, il primo giorno di scuola dopo le feste natalizie una ragazza scompare. Passano sei settimane e il suo compagno ed ex fidanzato viene arrestato per omicidio. Lui si dichiara innocente ma non ricorda cosa stesse facendo quel pomeriggio di Gennaio. Qualcuno può ma non si trova questo qualcuno. Mistero. La verità? Nessuno l’ha capita. The Serial cerca di spiegare: una storia, raccontata di settimana in settimana. Unica avvertenza, se vuoi seguire la serie, la devi seguire tutta, dalla prima all’ultima puntata. Pena, il non capirci niente.

The Serial è un fenomeno, nella prima serie, i podcast, sono stati scaricati 68 milioni di volte; la seconda stagione ha pareggiato il successo; e la terza stagione, che è partita a febbraio 2016, ha raggiunto gli 80 milioni di download.

E questi numeri sono stati raggiunti proprio perché persone che prima non ascoltavano i podcast hanno iniziato a farlo.

Un nuovo concetto di diretta

Aggiungo che oltre ai numeri da capogiro, The Serial sarà ricordato anche come il programma che ha segnato un momento storico della storia della radio. Lo è perché ha cambiato anche, in parte, il concetto di diretta radio.

Concetto di diretta

La diretta radio è l’ascolto di ciò che avviene in un dato momento. Ascolto contemporaneo con altri ascoltatori che stanno ascoltando la medesima cosa in un dato momento. In contemporanea, in diretta appunto, tra ciò che il mittente fa e ciò che l’ascoltatore riceve. Hic et nunc direbbero i classicisti. Ebbene, con The Serial avviene la stessa cosa: in un dato momento della giornata, in contemporanea, nel momento dopo la messa online, migliaia e migliaia di ascoltatori scaricano a manetta la puntata e ascoltano in contemporanea l’evento che sta per accadere. Gli ascoltatori vivono in diretta lo stesso evento, lo stesso programma, con i social impazziti nel raccontare cosa accade.

Il non-evento

L’evento, però è un “non-evento”, è il programma, The Serial, che è rigorosamente registrato. La diretta, dunque, diventa una esperienza che astrae dal Tempo ma che si imprime nello Spazio, nello Spazio di un suono, nello Spazio tra le cuffie e l’ascoltatore, nello Spazio tra ascoltatori dislocati in luoghi diversi ma che vivono il medesimo contesto, la stessa esperienza, le stesse emozioni, create dal programma.

E in Italia?

E in Italia? Vi chiederete? Ci ritorneremo in altri post. In brevissimo: chi fa podcast è e sarà sempre considerato un pioniere (anche tra 50 anni); la cultura dell’ascolto, della formazione continua e la cultura digitale è decisamente inferiore; si è in pochi a parlare la lingua italiana e quelli che la parlano, appunto, parlano, parlano, parlano e non ascoltano.

I Podcast negli Stati Uniti

Questo anno (2016) potrebbe essere un grande momento per prendere alcune nuove abitudini. Tra queste l’ascolto dei podcast. Per chi vuole cominciare Business Insider consiglia 18 podcast che vi renderanno più intelligenti. Anzi scrivono

possiamo dichiarare che i podcast non sono solo incredibilmente freschi ma sono anche culturalmente importanti.

Abbiamo selezionato il meglio del meglio – dall’amore al denaro alla progettazione – per il vostro piacere di ascolto.

Ascoltate questi podcast durante gli spostamenti e imparerete qualcosa di nuovo prima ancora di arrivare in ufficio.

18 podcast che ti renderanno più intelligente

Reply All

‘Replay All’ si immerge nei meandri dell’internet. Si sono occupati di argomenti rilevanti: di come l’ISIS utilizza i social media o di come un Ebreo ortodosso ha abbandonato tutto a causa della scoperta di Internet e del mondo online. Ascolta

Dear Sugar Radio

Il programma parla di amori e relazioni. Ha avuto inizio come rubrica di consigli amorosi. Oggi è diventato un cult e i migliori consigli sono stati raccolti in un libro che sta cambiando la vita a tante persone. “Tiny Beautiful Things.”  Ascolta

Roderick on the Line

‘Roderick on the Line’ è un programma fondato sulla personalità dei due conduttori: Merlin Mann e John Roderick. Durante il programma i due raccontano agli ascoltatori ciò che molti adulti si sono persi: come visitare un deposito di rottami, che cosa cercare in un box e su come mangiare fuori o come avere una pizza velocemente. Ascolta

This American Life

‘This American Life’ racoonta tante cose tanto da diventare sinonimo di narrazione orale. Il programma fornisce uno sguardo nella società americana. Tanti riferimenti alla vita quotidiana, nazionale e internazionale condita con storie esilaranti. Ascolta

Fresh Air

Se vuoi ascoltare e vedere intimamente i tuoi scrittori preferiti, le celebrità e i giornalisti più famosi Fresh Air è il programma giusto. Terry Gross è andato in onda per più di quarant’anni e le sue straordinarie interviste gli hanno fatto guadagnare un po’ di riconoscimenti . Il modo in cui Gross scava in profondità nei suoi soggetti intervistati vi terrà incollati agli altoparlanti per tutta la conversazione. Mitico. Ascolta

Freakonomics Radio

Il giornalista Stephen J. Dubner e l’economista Steven D. Levitt sono diventati famosi dopo la pubblicazione del loro libro “Freakonomics” pubblicato nel 2005. Nel 2010, Dubner ha lanciato un podcast con la stessa missione: scovare connessioni tra casi apparentemente non collegati. Ascolta

Marketplace

Le top news riguardo gli affari del mondo. Oltre a una carrellata di storie troverete anche interviste a personaggi come Jack Dorsey o Barack Obama. Ascolta

Planet Money

‘Planet Money’ semplifica alcune delle questioni economiche più complesse e importanti nel mondo di oggi. Di se stessi dicono:

“Immagina che ti chiami un amico e dica: ‘Ci vediamo al bar e mi racconti cosa sta succedendo nel mondo economico”

Qualunque sia l’argomento e la complessità, il tutto dura soli 15 minuti. Ascolta

Masters in Business

‘Master in Business’ racconta e parla con le migliori menti di Wall Street. Con il suo particolare accento va a caccia di grandi personaggi. Ascolta

WTF

Poche cose possono essere più istruttive di una storia di vita e Marc Maron fa proprio questo racconta gli alti e bassi della vita di persone che hanno raggiunto il successo. Ascolta

Invisibilia

Si tratta di un podcast sulle forze inconsce e invisibili che guidano le nostre vite: pregiudizi, sogni e stranezze della percezione. Il primo episodio racconta la storia di un ragazzo che non è riuscito a parlare per 12 anni. La sua unica compagnia era il suo pensiero – fino a quando, un giorno, non lo è stato più. Ascolta

The Tim Ferriss Show

Tim Ferriss aiuta gli altri a capire i meccanismi del successo. Lui è famoso per i suoi libri che indicano come con “4 ore al giorno” si raggiunge il successo, economicamente, fisicamente o in altri lavori. Durante il programma intervista miliardari. Ascolta

Startalk Radio

Neil deGrasse Tyson è il volto pubblico dell’astronomia e la sua voce è altrettanto magnetizzante. Ascoltare il suo podcast significa scoprire il turismo spaziale, le comete, le basi dell’astrofisica e tanto altro ancora. Ascolta

The Political Scene

Dorothy Wickenden, direttore esecutivo di “The New Yorker”, conduce una discussione settimanale con alcuni dei suoi giornalisti e scrittori riguardo le migliori storie della settimana. Ogni episodio dura solo 20 minuti, ma otterrete poche informazioni preziose, in modo intelligente e senza la retorica incendiaria della televisione. Ascolta

Radiolab

‘Radiolab’ nasce da un’idea di Jad Abumrad e Robert Krulwich per indagare le stranezze quotidiane con una mix di scienza, filosofia e musica. Nell’episodio “Colori” per esempio è possibile conoscere una creatura del mare, con tanti di quei colori che l’occhio umano non è in grado nemmeno di riconoscerli tutti. Ascolta

99% invisibile

“99% Invisibile” è probabilmente il più cool podcast di design sulla terra. Il programma utilizza il design come una lente per guardare il pensiero dietro le strutture della nostra vita: parla delle asce preistoriche ai diversi livelli aeroportuali, ai tacchi alti. 15 minuti per guardare il mondo con occhi diversi. Ascolta

Hardcore History

Hardcore Histori racconta tutte le storie più affascinanti  che non hai mai imparato a scuola o che ti hanno annoiato.
Dan Carlin, il conduttore e autore, ricorda sempre che lui non è uno storico piuttosto preferisce che si pensi a lui come un aggregatore di storia che intreccia vari racconti in una storia coinvolgente. Sedetevi con calma, Carlin parla per ore. Ascolta

StartUp

Come si fonda una società (negli Stati Uniti)? Alex Blumberg ha voluto fare una startup con i podcast. Così ha fatto un podcast su ciò che accade. Ogni stagione una nuova attività. Ascolta

UX Sonora – Le 10 euristiche di Jakob Nielsen

La valutazione euristica è un metodo di valutazione dell’usabilità con il quale esperti di usabilità, user experience e sviluppatori analizzano un’interfaccia per progettare e costruire siti web usabili e utili agli utenti che ne faranno uso.

  1. Informare l’utente sullo stato del sistema: ogni sistema dovrebbe sempre mantenere gli utenti informati attraverso un feedback, sullo stato delle loro azioni.
  2. Prevedere un linguaggio semplice e naturale: è bene conoscere ed utilizzare il “linguaggio” degli utenti finali, delle persone che utilizzeranno il prodotto software.
  3. E’ necessario dare all’utenza controllo e libertà: è buona norma lasciare agli utenti il controllo sul contenuto informativo del sito, permettendo loro di accedere facilmente agli argomenti presenti e di navigare a seconda delle proprie esigenze.
  4. Essere coerenti e tenere conto degli standard: bisogna riportare in ogni pagina web elementi grafici sempre uguali che confermino all’utente che ci si sta muovendo all’interno dello stesso sito.
  5. Prevenire gli errori: nella progettazione e realizzazione del prodotto bisogna far sì che l’utente non cadi in errore o si trovi in situazioni critiche ed è comunque fondamentale dare la possibilità all’utente di risolvere il problema magari tornando allo stato precedente.
  6. Favorire il riconoscimento piuttosto che il ricordo: Nielsen consiglia la scelta di layout semplici e schematici, per facilitare la consultazione delle informazioni sulle pagine; i link e tutti gli altri elementi utili alla navigazione devono essere sempre chiari, visibili e riconoscibili.
  7. Flessibilità ed efficienza: è bene dare agli utenti la possibilità di una navigazione differenziata all’interno del sito, a seconda della propria esperienza nell’uso del Web e del sito stesso.
  8. Estetica e progettazione minimalista: le pagine di un sito web dovrebbero dare risalto ai contenuti informativi evitando elementi irrilevanti o poco utili.
  9. Aiutare gli utenti a riconoscere, diagnosticare ed uscire dalle situazioni di errore: i messaggi di errore dovrebbero indicare con precisione il problema e suggerire una soluzione costruttiva.
  10. Fornire aiuto e documentazione è meglio che il sistema si possa usare senza documentazione, ma questa resta necessaria. L’aiuto dovrebbe essere facile da ricercare e focalizzato sulle attività dell’utente, elencare azioni concretamente eseguibili e mantenere dimensioni contenute.

Perché tutti i dispositivi vogliono parlare

Perché tutti i dispositivi

vogliono parlare?

È un bene? È un male? 

Mark Wilson se lo chiede

e pare molto preoccupato

su quello che potrebbe accadere nel nostro immediato futuro.

Mark Wilson definisce il periodo che stiamo vivendo

come una talk apocalisse, una apocalisse parolaia,

dove tutto è in ascolto e nessuno ci ascolta veramente. Certo nella lunga distanza potrebbe avere ragione, ma se non si risolvono le questioni che pone, il rischio che questa tecnologia non riceva l’interesse da parte degli utenti è molto elevato.

Non sono solo gli assistenti vocali come Siri, Cortana, e Alexa che desiderano parlare con noi. Anzi. Non ci vuole molto per capire che il nuovo trend sia la produzione di una serie di oggetti ed elettrodomestici parlanti.

Samsung, per esempio, ha debuttato con il suo Family Hub Refrigerator che attraverso un app e una telecamera ti fa controllare cosa manca in frigo e può ordinare al supermercato i prodotti che hai esaurito al posto tuo. Già da tempo AT & T, azienda telefonica per il mobile, ha messo a disposizione dei suoi clienti un assistente vocale per l’automazione domestica: controllo dell’allarme, delle luci, del gas, apertura e chiusura delle finestre e altri controlli di questo genere. Volkswagen ha mostrato un prototipo di auto elettrica che si può controllare attraverso istruzioni vocali. Intel ha costruito un robot domestico, tra lo scooter e l’assistente domestico che obbedisce anch’esso ai comandi verbali.

Assistenza vocale ovunque

Il controllo vocale sta diventando onnipresente. Ma che cosa realmente significa? Secondo James L. McQuivey – analista presso la società di ricerca e consulenza globale Forrester Research – praticamente ogni oggetto nell’arco della tua vita ti intercetterà per tutto il tempo. È tutto in un rapporto appena pubblicato [ndr a Dicembre 2015] da McQuivey chiamato “Il futuro del Voice Control va ben oltre la dettatura“.

La realtà è che l’assistenza vocale è un buon mercato per i consumatori e per i produttori. Perché già siamo circondati da microfoni e casse: pensate ai nostri smarphone, tablet, portatili, webcam. Tutti dispositivi collegati ad internet e ormai onnipresenti.

Ma ancor di più, le aziende del mercato tecnologico potrebbero vendere microfoni collegati a Internet che si attacchino allo specchio del bagno o al cruscotto della vostra auto per pochi soldi.

Ma non è questa la catastrofe, ci avverte Mark Wilson, semmai, lui sostiene, è l’eccessiva quantità di controlli e assistenti vocali che stanno nascendo, perché ogni dispositivo ha la sua interfaccia e la sua interfaccia vocale.

Il motivo per cui le aziende vogliono che i loro gadget ci ascoltino e parlino non è solo la ricerca di un buon design o la facilità d’uso per gli utenti: cosa che cerchiamo di osservare con questo mio blog. Piuttosto,

il controllo vocale è un mezzo per  i produttori di hardware di creare e controllare le proprie piattaforme, piuttosto che cedere alle piccole start up o ai titani della Silicon Valley le proprie informazioni per dare un servizio all’utente finale.

In pratica, Samsung avrebbe potuto semplicemente permettere a Siri e all’HomeKit di Apple di controllare il suo nuovo frigorifero parlante. Invece ha preferito acquistare un proprio sistema con un proprio assistente. In questo modo Samsung (ma potrebbe essere qualunque altra azienda), continua a guadagnare anche dopo l’acquisto del frigorifero in sé. Perché, presumibilmente, Samsung otterrà informazioni sulle tue abitudini e una percentuale sugli acquisti fatti attraverso la sua app integrata, dai fornitori di carte di credito o dai corrieri che trasporteranno la merce.

Concorrenza e fiducia

Il concetto di piattaforma in questi anni si è molto allargato. Un dieci anni fa, il concetto di piattaforma si limitava al concetto di sistema operativo. Per intenderci, Windows ha fatto un po’ di soldi diventando l’unica piattaforma su cui giravano i nostri PC, oggi esistono altre piattaforme, le piattaforme software che tendono a voler essere omnicomprensive e soprattutto piattaforme dove la gente spende denaro. Aziende come Google, sarebbe più corretto chiamarlo Alphanet, hanno iniziato a controllare i propri partner come Uber attraverso Google Maps. Amazon controlla un flusso di denaro per la vendita, l’acquisto e l’auto-promozione.

In un mondo del genere, decidere a quale piattaforma affidarsi significa decidere a quale convenienza rivolgersi: la propria o quella della piattaforma.

Perché tutti i dispositivi vogliono parlare

Quando, infatti, si combina l’assistenza vocale (la forma più naturale dell’espressione umana, che elude strati di tassonomia e interfaccia utente che rende i sistemi operativi così difficile da progettare) con l’hardware domestico in un tutt’uno con il mondo fisico, anche le porte di casa possono diventare altro da quello che sono. Una porta (l’infisso) è uno strumento che permette o impedisce di entrare e uscire da una casa o da una stanza. Questo strumento nel tempo è diventata anche metafora di sicurezza diventando una porta blindata, per esempio. Ma la sua funzione è sempre rimasta la stessa. Nel momento in cui aggiungi il riconoscimento facciale e un assistente vocale la porta può diventare il guardiano che caccia eventuali questuanti o chi non riconosce. Già da anni ci sono citofoni collegati ad internet che hanno acquisito funzioni più ampie. Ogni oggetto, insomma, può acquisire un modello di profitto secondario introdotto dal web.

Adesso i produttori di hardware si sono resi conto del loro valore. Ed è il motivo per cui Ford sta lavorando sodo per allontanare Google e Apple come sistemi operativi nel mercato delle auto, seguita o preceduta da Toyota che sta costruendo una propria piattaforma, tra l’altro, con intelligenza artificiale. Ma la stessa cosa accade per altre case automobilistiche come BMW e Mercedes che si sarebbero sfilate da una trattativa comune per aiutare a progettare la “iCar” di Cupertino.

Parlare con ogni cosa

Ma il problema con uno scenario in cui si può parlare con tutto è che si dovrà parlare con ogni cosa.

Mark Wilson insiste sul cosa accadrebbe:

Se rifletto ad alta voce che ho bisogno di più shampoo sotto la doccia… Chi mi ascolta? Sarà il mio iPhone poggiato sul lavandino? Sarà Alexa che è nella rete del mio appartamento?

Mark insiste e invita a riflettere ancora più a fondo. Ponendo che i problemi tecnici saranno risolto, perché saranno risolti, a quali modelli di business saranno votati questi assistenti vocali?

Ci torna utile l’immaginario cinematografico. Non bisogna paragonare gli assistenti vocali con Jarvis della saga di Iron Man. Jarvis risponde ad una persona, Tony Stark. Lui ne è il proprietario e l’unica persona che deve essere soddisfatta.

Alexa risponde a tutta Wall Street, perché Amazon è una società quotata in borsa che ha bisogno di spedire merce per vivere. E dunque, quando ordineremo un qualunque prodotto, il nostro assistente vocale quale prodotto comprerà? Il più conveniente? O l’ultimo modello che le case di produzione vogliono vendere più di altri prodotti?

Come consumatori, almeno per la stragrande maggioranza dei consumatori, si va in cerca della convenienza. Ci si dovrà schierare con Siri, Alexa, Cortana, o altro assistente vocale che verrà, ed affidare tutta la nostra fiducia ad una sola voce? Oppure parlare con molti assistenti vocali e organizzarsi per non cadere in confusione?

Quale futuro per l’assistenza vocale?

Per Mark, qualunque sia il futuro suona orribile.

Tra cinque anni vivremo tutti come dei re a cui saranno esauditi i desideri attraverso una richiesta vocale. Ma saremo come i re di Approdo del re, dove le spie si nascondono ovunque e i nostri più stretti consiglieri  saremo tutti vivono come re, avendo ogni capriccio curato su richiesta parlato. Ma saremo più come i re di Approdo del Re (della saga Game of Thrones), dove le spie si nascondono ovunque, ed i nostri più stretti consiglieri possono complottare contro di noi.

Davvero apocalittico, considerato però che già oggi, sia i nostri telefonini possono essere controllati e pedinarci, sia che già la geolocalizzazione di app e piattaforme è molto diffusa e l’utente medio non ha in nessun conto la propria privacy mi pare che tutti pagheremo volentieri il prezzo di essere spiati in cambio di fare la vita da re.

Stiamo parlando di ipotesi, ovviamente, e anche se penso a questo blog come un blog futurista, ancora a prevedere il futuro non ci sono arrivato. Certo è che una moneta che i brand, sia di prodotto che di informazione, dovranno pagare è la Fiducia. Dovranno conquistarsela e soprattutto dovranno mantenerla. La cosa più difficile.

La verità sta nel mezzo

Detto questo secondo me la verità sta nel mezzo. L’assistenza vocale non sarà la panacea di tutti i mali o la soluzione a tutti i problemi. La soluzione arriverà dalla valutazione caso per caso. Dipenderà dal tipo di domande che ci porremo. Ripeto ancora una volta, la valutazione può portare anche a decidere di non usare un determinato strumento, a non usare l’assistenza vocale, ma già l’eliminazione di una scelta porta a scegliere meglio, che poi sia la scelta giusta o sbagliata è tutto un altro discorso.

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #16

Mixer #16

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

  • Si parla più con WhatsApp che con Google Now. La ragione che sta dietro questo fenomeno è fondamentalmente psicologica: alla gente sembra strano parlare con il proprio dispositivo in luoghi pubblici. Cercare un indirizzo su Google Maps, trovare il numero telefonico di un contatto con un semplice comando vocale crea disagio se fatto in presenza di altre persone. Molti utenti per questo motivo preferiscono utilizzare la tastiera: nonostante richieda più tempo.
  • Tuttavia, pur essendo molto ben sviluppato e ben fornito, Cortana ha sempre dimostrato due tipi di “problemi”: prima di tutto è disponibile solo per 13 paesi (5 paesi europei, Stati Uniti d’America, Cina, Giappone, Canada, Brasile, Australia, India e Messico), almeno per il momento. Cortana poi ha la particolarità di non poter essere chiamato in causa nel momento in cui i servizi di localizzazione risultano disabilitati dall’utente.
  • Cortana funziona solo se sei collegato ad internet e hai abilitato la geolocalizzazione del tuo dispositivo. Ora alcune voci che imperversano nel mondo Windows, parlerebbero della risoluzione proprio di quest’ultimo problema. Nell’ultima puntata del programma Insider è stato infatti notato che disabilitando la posizione, Cortana continua il suo lavoro e risponde “presente” anche con la posizione disattivata.

Intelligenza artificiale

  • Volevo scriverlo io questo articolo su Cosa sono i bot, Internazionale mi ha anticipato. Non ce l’ho fatta, i post in coda sono tanti e i temi sempre più interessanti. Un post in meno. Grazie!
  • Facebook Messenger ha ufficialmente introdotto i chatbot, come ha annunciato lo stesso Mark Zuckerberg durante la conferenza F8. I bot sono degli strumenti che basandosi sull’intelligenza artificiale sono in grado di interagire con persone reali e rispondere alle loro richieste. Nel caso di Facebook Messenger, i bot sono stati pensati per fare da intermediari tra una azienda/servizio ed un cliente finale, assicurando un supporto automatizzato per le informazioni su prodotti o l’esplorazione di contenuti. Insomma l’utente “contatta” il bot, l’intelligenza artificiale risponde. Basta aprire il browser web del proprio smartphone o tablet, e digitare l’indirizzo: “m.me/f8bot”. Dare invio e confermare al messaggio che chiede di aprire la pagina in Messenger, ovviamente con il proprio profilo. Provate!

Streaming

  • Chi sono i pirati musicali di oggi? Ragazzini che smanettano sul pc mentre mamma e papà guardano la tv o liceali che rubano la connessione gratis al bar sotto casa. Non è sempre stato così. I Pirati del web ai tempi di Napster erano più battaglieri. I pirati della musica, prima ancora, negli anni 60, avevano delle vere e proprie navi e somigliavano al famoso Jack Sparrow. Tra le radio clandestine, la storia di Radio Caroline è una storia sempre da rileggere.
  • Spotify: ad appena un anno di distanza dalla partnership con Playstation, da questa piattaforma sono usciti oltre cinque miliardi di stream, facendo la fortuna di Drake, Eminem e Justin Bieber (gli artisti più ascoltati), e di alcuni autori di colonne sonore di videogiochi: le più popolari sono state quelle di GTA V, The Last of Us e Rocket League. Questo dato è confermato dal fatto che il 72% degli ascoltatori di Spotify fanno parte della generazione cosiddetta Millennials: sono quasi sempre connessi e consumano musica.
  • I podcast su Google Play Music sono finalmente arrivati. Aprono un grosso mercato su Android. Sono presenti importanti programmi americani e funzioni molto interessanti. Ma per il momento non sono disponibili nel nostro Paese.
  • Un uomo della California ha contattato uno studio di avvocati di Chicago per presentare una class action contro Tidal, di proprietà di Jay Z, e Kanye West riguardo l’esclusività di The Life of Pablo. Il cuore dell’azione legale, presentata lunedì nella corte distrettuale di San Francisco, è il fatto che West e Tidal abbiano ingannato i consumatori facendo credere loro che The Life of Pablo sarebbe stato disponibile esclusivamente su Tidal, salvo poi apparire su altri servizi di streaming sei settimane dopo.

Sound

  • Giunge la notizia che Sonos ha deciso di non sviluppare un’app Controller ufficiale Windows Phone, né una Universal App Windows 10. L’azienda specifica comunque che il Controller per Windows desktop (Win32) continuerà ad essere supportato, anche se purtroppo non è molto touch-friendly, così come l’integrazione in Groove Music.
  • SongShift: una App per importare playlist da Spotify in Apple Music.
  • Audio come al cinema e video a 360° Youtube affronta una nuova sfida. Mentre tutte le aziende tecnologiche si sfidano sullo streaming, YouTube fa un passo oltre potenziando la realtà virtuale: si lancia nella dirette su Internet con i video a 360 gradi e anche nell’audio spaziale che dà un effetto tipo il «surround».
  • TeamViewer è un’applicazione che consente a chi ne usufruisce di effettuare l’accesso da remoto ai propri PC. L’app sullo Store di Windows 10 si è aggiornata di recente e supporta, finalmente, la modalità Continuum e l’assistente vocale di Microsoft, Cortana.

Dal Blog

  • Mercoledì prossimo è in programma un post sui Podcast negli Stati Uniti. Per quanto i video la fanno da padrone i podcast lavorano sotteraneamente. La rete dei media, che comprende l’ammiraglia pubblicazione USA Today e 92 giornali locali, ha rivelato che i loro 22 podcast hanno generato 52,3 milioni di download e stream nel 2015. Insomma, una grande rinascita.

 

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Servizi streaming e mercato musicale mondiale

I servizi streaming condizionano pesantemente il mercato musicale mondiale e qualcuno sostiene che senza questi servizi oggi non ci sarebbe nessun mercato mondiale.

Durante la notte dei premi Grammy, uno dei premi più importanti degli Stati Uniti, per i risultati conseguiti nel settore della musica, da quanto riportato su Quartz, ci sono state, tra una canzone e un pettegolezzo, scintille fra i protagonisti.

Da un lato il presidente della Recording Academy Neil Portnow, che ripete da anni la stessa invettiva

Una canzone vale meno di un centesimo

accusando di fatto i servizi streaming di non riconoscere i giusti guadagni agli artisti.

Dall’altra parte Daniel Ek, CEO e co-fondatore di Spotify, il principale servizio di musica in streaming in tutto il mondo in questo momento o almeno il più chiacchierato, con quasi 30 milioni di abbonati paganti, che ha colpito di nuovo con le proprie opinioni sulla musica in streaming rispetto al mercato musicale mondiale.

In una sessione Q & A su Quora, Ek rispondendo ad una domanda su cosa risponde agli artisti che ritengono i servizi di musica in streaming dannosi per l’industria, dice

Ecco, noi versiamo la maggioranza delle nostre entrate all’industria della musica. E man mano che cresciamo, le entrate fanno la differenza. Molte persone non si rendono conto che l’industria musicale era in declino a causa dei download (con un’eccezione di un anno in cui è stato sostanzialmente piatto). Ora, finalmente, dopo anni e anni di declino, la musica sta crescendo di nuovo, lo streaming è alla base della crescita nella musica, e Spotify è alla base della crescita nello streaming.

In sostanza, Ek rivendica il fatto che Spotify e gli altri servizi di streaming, sono in realtà quelli a cui è dovuta la crescita del mercato musicale.

“Siamo tutti sulla stessa barca”, ha scritto nella risposta quorum, insistendo sul fatto che Spotify è “impegnato” per il successo di autori e produttori.

E’ vero che la società paga una grossa fetta delle sue entrate per le case discografiche e gli artisti. Ma questo dividendo non pare sufficiente a tutti. Molti artisti sono, infatti, in rivolta. Taylor Swift e dei Radiohead Thom Yorke hanno ritirato la loro musica da Spotify per protestare contro i pochi guadagni. Adele e molti altri hanno seguito l’esempio.

Alla fine del 2015 Lizzie Plaugic su The Verge esponeva i suoi dubbi

All’inizio di quest’anno (2015), quando The Verge ha ottenuto una copia del contratto di Spotify di Sony, abbiamo notato che Spotify utilizza una formula complessa per determinare i canoni da corrispondere agli artisti che guadagnano dai flussi. Le principali etichette probabilmente ricevono una somma considerevole da Spotify, ma non tutti quei soldi vanno agli artisti. E non tutti gli artisti ottengono la stessa entrata da Spotify.

A seconda dei contratti con l’etichetta, alcuni musicisti potrebbe recuperare appena il 15/ 20 per cento dei ricavi. Senza contare altri fattori che entrano in gioco, come il paese in cui una canzone è stata ascoltata, la valuta di quel paese e altro. Lo stessa Spotify ammette che la media “per lo streaming” per gli aventi diritto è tra lo 0,006 e 0,0084 di dollaro.

Si comprende dunque che anche ad avere milioni di stream, il cantante, non vede tanti soldi: per un milione di ascolti, Spotify sborsa 6mila euro che saranno divisi tra etichette, spese di produzione e infine il cantante e i musicisti. Ad ogni modo. Come segnalato su Mixer #15servizi di streaming stanno andando molto bene e guadagnano. Lo scrive anche il Guardian: dopo 20 anni il mercato musicale cresce. Di poco, si parla del 3,5%, ma in un mercato che ha visto per tanto tempo sempre il segno meno, questo segnale è più che positivo. Si tratta del primo dato positivo dal 1998.

A spingere è proprio lo streaming con Spotify e Apple Music in prima fila seguita dagli altri concorrenti. La vendita di musica liquida supera la vendita dei cd e i cantanti più venduti sono Adele e Ed Sheeran a seguire gli altri soliti nomi che fanno i numeri. Taylor Swift, Rihanna. Insomma, chi entra nel mercato della musica oggi, nel piccolo paesino di provincia, se la vede con questi.

A mio modesto parere però siamo in una fase delicata e di equilibrio. Ed è troppo presto per cantare vittoria, perché il mercato musicale è in evoluzione e il cambiamento del nostro modo di fruire la musica è in corso. E’ vero che i servizi di streaming hanno in mano tutti i dati e sanno quel che fanno gli utenti, ma questi dati devono essere interpretati e se si sbaglia si sbaglia di grosso.

Lo streaming ha attirato decine di milioni di ascoltatori paganti ed ha dimostrato che se gli utenti pagano poco, piuttosto che scaricare la musica preferiscono pagare un servizio.

La vendita di cd materiali diminuisce, le persone che vogliono la loro musica in bella vista su uno scaffale sono sempre meno. Il cloud e la smaterializzazione sono un dato di fatto. Anche se ancora esistono in giro zoccoli duri di persone nostalgiche, che inneggiano alla materialità della musica, non significa che la maggioranza non segua le abitudini mondiali.

Dicevo che siamo in un momento delicato e di equilibrio perché i servizi di streaming si danno continuamente battaglia. Quelli che sono sul mercato, per attirare abbonati, combattono sul piano delle esclusive. Cosa che rischia di far impennare nuovamente il fenomeno della pirateria. L’esclusiva, infatti, significa che nel servizio a cui si è abbonati non si trovano determinati cantanti e canzoni. Ma a me pare difficile che un ragazzo, uno studente con pochi soldi, possa essere abbonato a più servizi o voglia avere tutti gli abbonamenti per ascoltare una canzone in più rispetto alle milioni di offerte che già ha. Insomma, quella canzone che non ha sul proprio servizio streaming la troverà in diverso modo. Attraverso il download appunto.

La concorrenza, infatti, costruisce nuovi steccati in termini di fruizione, rischiando, per paradosso, solo di tornare a dare benzina alla situazione pre-Spotify.

Ma c’è anche la concorrenza che è da venire.  Perché se Spotify, Deezer, Tidal e Apple Music sono il presente. In questi giorni si muovono SoundCloud Go, Amazon Music, mentre Google con il suo YouTube Music, sonnecchia, ma mica tanto. Il fatto che il mondo musicale è in fermento, che il mercato musicale non perde più soldi e si vedano guadagni, attrae l’attenzione di chi si può avvicinare a questo mercato.

Lo stesso Facebook che vuole essere esso stesso la rete, prima o poi, qualcosa sulla musica offrirà.

Fossi nei panni di chi dirige un servizio di streaming sarei molto preoccupato.

7 fattori che influenzano l’user experience

Ci sono 7 fattori che descrivono l’esperienza degli utenti, secondo Peter Morville, possiamo dire, l’inventore dell’architettura dell’informazione e pioniere nel campo dell’user experience.

I fattori sono

Utilità – Usabilità – Trovabilità – Autorevolezza – Desiderabilità – Accessibilità – Valore

Utilità
L’Utilità sta negli occhi di chi guarda. Un sito utile per una gruppo di persone può non avere utilità per altre persone. Un sito web deve avere uno scopo.

Usabilità
L’usabilità si occupa di consentire agli utenti di usare con efficacia ed efficienza il loro obiettivo finale attraverso un sito web o un prodotto.  I prodotti possono avere successo se non sono utilizzabili, ma sono meno propensi a farlo.

Trovabilità
La Trovabilità si riferisce all’idea che il prodotto o una determinata pagina deve essere facile da trovare. La trovabilità è di vitale importanza per l’esperienza degli utenti di molti prodotti.

Autorevolezza
L’autorevolezza si riferisce alla possibilità per l’utente di avere fiducia nel prodotto che avete fornito. E’ quasi impossibile offrire un’esperienza utente positiva se l’utente pensa che il creatore del sito è un truffatore o pubblica bufale.

Desiderabilità
La desiderabilità del design è espressa attraverso l’immagine, l’identità, l’estetica di un determinato sito web o prodotto. Più desiderabile è un prodotto più probabile è che l’utente si vanti di quel prodotto e aggiunga desiderio verso gli altri.

Accessibilità
L’accessibilità riguarda la capacità di fornire un’esperienza senza problemi e errori a chiunque. Questo include coloro che sono disabili o che hanno dei malfunzionamenti all’udito, alla vista, difficoltà di movimento o di comprensione e apprendimento.

Ricordiamo che quando si progetta per l’accessibilità si creano prodotti che sono più facili da usare per chiunque. Il design accessibile è ormai un obbligo di legge in molte giurisdizioni. Il mancato adeguamento per le pubbliche amministrazioni comporta anche delle multe. Purtroppo, tale obbligo spesso non viene applicato come dovrebbe essere.

Valore
Infine, il prodotto deve fornire valore. Esso deve fornire valore al business che crea e per l’utente che acquista o utilizza. Senza valore è probabile che qualsiasi successo iniziale sarà alla fine compromesso.

[Fonte]

L’audio di Game of Thrones: Paula Fierfield e i suoi draghi

L’audio di Game of Thrones è uno dei cardini della serie TV e non è esagerato dire che è tanto importante quanto la parte grafica. Infatti l’audio è uno dei fattori che rendono quello che vediamo credibile.

Game of Thrones

Il 24 aprile partirà negli Stati Uniti la nuova stagione, tutti i fans sono in febbrile attesa e il trailer, nelle scorse settimane, ha raggiunto oltre 22 milioni di visualizzazioni, come se fosse un videoclip musicale.  In attesa della visione inglese e poi anche di quella italiana ho deciso, dunque, di scrivere un post sull’uso dei suoni che si fa in questa serie. Ovviamente anch’io sono un appassionato. Il mio personaggio preferito è Arya Stark di Grande Inverno| Story of a lonely girl

L’audio di Game of Thrones: Paula Fierfield

Se si parla dell’audio di Game of Thrones, dobbiamo parlare di Paula Farfield che è la Sound designer di Game Of Thrones.

Paula Farfield è una donna, l’unica donna dell’intera squadra sonora, composta da oltre 70 persone, e una delle poche donne in un settore a prevalenza maschile. Nasce in Canada, studia fotografia e storia dell’arte ad Halifax in Nuova Scozia, presso il College of Art and Design. All’inizio della sua carriera produce video artistici ma Paula, cerca altro, vuole di più, e dunque assetata di nuove esperienze è spinta ad esplorare il mondo del sound design. Nessuno si sarebbe aspettato che il suo talento l’avrebbe portata a Los Angeles, nel cuore dell’industria cinematografica, dove si sarebbe trasferita, dopo aver lavorato all’editing di produzioni del suono per il cinema e la televisione.

Le ultime 3 nomination di questi ultimi 3 anni al Premio Emmy che l’ha vista vincitrice nel 2015, sono solo gli ultimi risultati di una lunga carriera. Fairfield, infatti, colleziona tanti riconoscimenti: 25 nomination in molte competizioni sparse nel mondo. Le sue prime tre nomination agli Emmy sono arrivati per il suo lavoro nella serie “Lost“.

Purtroppo, all’apice della sua carriera, prima della partecipazione all’edizione di Game of Thrones, Paula viene colpita da una serie di sventure familiari: il divorzio con il marito, la morte del padre prima e della sorella subito dopo. Queste esperienze la scuotono nel profondo e le fanno prendere la decisione di ritornare ad Halifax, rischiando di perdere tutto, per la sua lontananza.

Per fortuna, però, i produttori cinematografici continuano a chiamarla, certo, non come prima, non quanto vorrebbe, né per le produzione a cui ambirebbe, ma a Paula Fairfield non manca il lavoro.

Passione per il proprio lavoro

Un lavoro che le piace e la appassiona. In un video, in cui presenta il suo lavoro, impacciata all’inizio, si trasforma e si entusiasma quando inizia a parlare dei suoi suoni. Suoni che lei raccoglie ovunque, anche con il suo telefonino.

La società di montaggio e ingegneria del suono di Paula si chiama Eargasm (tradotto sarebbe orgasmo uditivo). Il suo studio, fatto di schermi, grandi altoparlanti e una libreria di suoni e tanti apparecchi di registrazione si trova vicino casa e in realtà è un garage sigillato, con pareti isolate, per non disturbare, ma anche per rendere il suono puro e mantenere la temperatura costante per tutto l’anno.

Audio di Game of Thrones

Di Game of Thrones avevamo già parlato riguardo la sigla musicale, che piace per le sue caratteristiche e che ha attratto tanti musicisti a ricreare la cover. Ma oltre alla sigla e alla colonna sonora, un film ha anche tanto altro: ci sono i suoni dei carri, delle battaglie, del galoppo e di tanto altro ancora.

Il lavoro di Paula è focalizzato sugli elementi più fantastici e onirici della serie e sulle creature frutto della fantasia: i draghi principalmente, che hanno attirato l’attenzione di molti, ma anche i lupi, i giganti, i mammut, gli estranei, i corvi e, insomma, tutte le immaginarie e selvagge della serie. Poi  Paula si focalizza anche sulle sequenze oniriche, le sequenze dei metamorfi, sempre con l’orecchio attento a tutte le scene, specialmente le sequenze di grandi dimensioni dove tutti i tecnici sono impegnati. Ma suoni relativi ai draghi sono sua esclusiva e di sua creazione: il loro verso da cuccioli fino ad arrivare al gettito delle fiamme o le parti in cui i draghi divorano le loro prede.

L’audio di Game of Thrones:  i draghi

Paula Fairfield, ha preso le redini del suono nella terza stagione quando i draghi erano appena cuccioli e hanno iniziato a crescere anche sonoricamente.

Ironia della sorte è che, nonostante il suo lavoro sia concentrato sui draghi e sono questi i suoni che danno più soddisfazioni a Paula Fierfield, il primo premio è arrivato per la scena del massacro di “Hardhome” che è la scena finale dell’episodio 8 nella 5 stagione, ma dove non ci sono i draghi. A sorprendere e a convincere la giuria a dare la vittoria a Paula sono stati i suoni degli estranei, dei zombie di ghiaccio e della spada di Valirya di Jon Snow e l’esplosione della capanna.

In una intervista esclusiva, concessa a by Asbjoern Andersen Paula Farfield ha raccontato un po’ del suo lavoro e in particolar modo come lavora su questa serie. Scopriamo, subito, che il lavoro si svolge come se si seguisse un lungometraggio di 10 ore e non proprio come una serie tv.

Lavoro in collaborazione con il supervisore del suono Tim Kimmel e produttore Greg Spence per modellare le sequenze in parallelo con gli effetti visivi. E’ un momento molto collaborativo e un sacco divertente. Durante il mix, i produttori esecutivi lavorano con noi tutti per completare le sequenze in tutti i loro dettagli. Nonostante la sua complessità, questo processo è molto fluido, grazie alla dedizione e ail talento di tutti i soggetti coinvolti.

Progettazione del suono

Paula mette in evidenza che si è fatto un gran bel lavoro di progettazione del suono, così come di tutta la serie, molto prima della sua realizzazione. Questo le ha permesso di  studiare attentamente questo lavoro di progettazione, in modo da proseguire – in particolare durante la stagione tre – senza che nessuno si rendesse conto del cambio di squadre.

Molto di quello che progetta Paula si evolve naturalmente a causa della storia. I draghi sono nati sostanzialmente tra la seconda e la terza stagione e poi sono cresciuti tra la terza e la quarta.  In ogni stagione tutto deve essere costruito su ciò che è stato stabilito prima. In particolare i draghi che crescono molto in fretta e sono capaci di cose che erano incapaci di fare quando erano cuccioli.

I draghi, infatti, stanno acquisendo anche un carattere e questo è sottolineato dai loro versi. I tre draghi infatti, si distinguono non solo per la loro grandezza, ma soprattutto per i loro suoni e per il tipo di terrore che riescono a trasmettere (video YouTube al minuto 6 di cui non è concesso l’incorporamento su altri siti). Lo stesso vale per i lupi. I giganti e gli estranei, che si rivelano in alcuni squarci nella seconda e che poi si evolvono nelle stagioni successive.

E ‘una sfida unica, ma ho un grande entusiasmo nel farlo.

I particolari e i piccoli momenti

Paula continua.

Dipende da quello che io progetto. Guardo i particolari e i piccoli momenti che lo posso rendere unico. Stabilisco una forma sonora per la scena e quindi inizio a decorare con tutte le cose che riempiranno la scena (o elemento) con un carattere. Ogni suono che viene scelto aggiungerà il suo sapore o colore.

Spesso mi trovo a cercare nella mia biblioteca di suoni oppure ad effettuare registrazioni, in giro. Altre volte acquisto nuove registrazioni audio, soprattutto quando non ho tempo per fare io stessa le registrazioni. Trovo pezzi da tutti i tipi di luoghi e fonti e poi io lavoro a mixare insieme e creare nuova entità sonora che sto costruendo. Sono sempre affascinata dai nuovi strumenti disponibili e la scelta di esplorare qualcosa potrebbe modificare la scelta fatta nella progettazione.

Alla domanda quali siano i suoi suoni preferiti della serie e come sono stati creati Paula risponde:

Una delle cose che mi piacciono di più della serie è la straordinaria gamma e la varietà del suo racconto. I draghi sono la cosa più divertente e stimolante e hanno avuto più opportunità di crescita nell’espressione drammatica.

Mi sono molto divertita nella creazione delle voci dei draghi quando erano cuccioli ma molto meglio quando sono divenuti adulti ed hanno subito uno sviluppo decisamente vertiginoso.

L’ispirazione per la creazione dei suoni a Paula viene da ovunque

Tutto quello che senti è potenzialmente uno strumento. Può essere il suono di una lattina che si infrange, una certa auto, il suono di una marmitta, il modo in cui il vento fischia attraverso gli oggetti. Ogni suono che si sente ha un potenziale.

Paula, infatti, non svela i segreti dei suoi draghi né tanto meno delle altre creature. Il mix pare composto però da grida di delfini, versi di tartarughe e di animali che si accoppiano sessualmente. La caratteristica dei suoni creati da Paula Fierfield è che non si tratta di suoni sintetici. I suoi suoni nascono dai suoni naturali che ci circondano e poi, in lavorazione, vengono modificati con i software e non viceversa.

Insomma, nonostante, siamo ad aprile avanzato, “l’inverno sta arrivando!” Teniamoci pronti!

ATTENZIONE! Video spoiler sesta stagione

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #15

Mixer #15

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

  • Google ha rilasciato in beta e in inglese Google Voice Access, una nuova app che posiziona alcune piccole icone numerate a fianco degli elementi delle schermate con l’utente che può dire al sistema di compiere un’azione con un numero specifico. Si tratta di un approccio pensato per gli utenti con disabilità motorie temporanee o permanenti, ma che potrebbe venire d’aiuto anche per molti altri utenti, ad esempio mentre cucinano o guidano.
  • Cortana si migliora e anche se non lavora con app di terze parte ti può aiutare in diverse cose. Qui trovi una guida su come integrare queste app oppure controllare il meteo di altre città. Ma tra i servizi più utili c’è la traduzione simultanea di Cortana in quasi 50 lingue, tra cui anche l’italiano.

Intelligenza artificiale

  • Telegram ha annunciato ufficialmente la sua nuova piattaforma Bot 2.0, che permetterà agli sviluppatori di realizzare Bot automatici in grado di aggiungere nuove funzioni alle chat di Telegram. Per esempio Telegram ha creato i nuovi bot @sticker e @music che permetteranno di scoprire ed inviare rispettivamente nuovi adesivi e brani di musica classica.
  • Streaming, IoT e intelligenza artificiale, sono questi i trend che stanno emergendo nel settore dei Big Data secondo gli esperti riuniti nel Strata + Hadoop, la conferenza sul tema che si è appena tenuta a San Josè.
  • Google & Company si lanciano sull’intelligenza artificiale. Secondo i dati di CbInsights: negli ultimi tre anni più di 20 aziende specializzate nel machine learning acquisite dai colossi dell’online. Già 4 i takeover nel 2016. Per offrire servizi sempre più personalizzati e prevedere i gusti e le necessità degli utenti.
  • All’F8 è stato detto tanto. Fatemi studiare e poi arriverà un post dedicato per la parte che ci interessa. Gli annunci sono tanti e sono solo un antipasto di come si evolveranno le piattaforme, spingendosi oltre il riconoscimento delle foto o della voce e intrattenendo con gli utenti dialoghi quasi umani.

Streaming e Podcast

  • I servizi di streaming stanno andando molto bene e guadagnano. Lo scrive anche il Guardian: dopo 20 anni il mercato musicale cresce. Di poco, del 3,5%, ma cresce. Il primo dato positivo dal 1998. A spingere è proprio lo streaming con Spotify e Apple in prima fila seguita dagli altri concorrenti. La vendita di musica liquida supera la vendita dei cd e i cantanti più venduti sono Adele e Ed Sheeran.
  • Per chi è appassionato di tariffe. Se scegli un piano di condivisione familiare puoi usufruire di sei mesi gratis di Apple Music. Ovviamente il piano costa un po’ di più. Ci sarebbe da fare i giusti calcoli.
  • Se da un lato lo streaming ha attirato decine di milioni di ascoltatori paganti, dall’altra i servizi si danno continuamente battaglia sull’unico terreno davvero fertile: le esclusive. Cosa che rischia di far impennare nuovamente il fenomeno della pirateria. La concorrenza, infatti, costruisce nuovi steccati in termini di fruizione, rischiando per paradosso solo di tornare a dare benzina alla situazione pre-Spotify.
  • Limelight Networks, azienda leader globale nella distribuzione di contenuti digitali, ha reso noto un accordo con Rhapsody, servizio di distribuzione musicale, che prevede l’estensione della collaborazione fra le due aziende esistenti da 15 anni. Rhapsody utilizzerà i servizi di distribuzione e archiviazione offerti da Limelight Orchestrate per continuare a trasmettere musica ai suoi 3,5 milioni di clienti in tutto il mondo.
  • La stampa internazionale da sempre per spacciata TIDAL eppure in questi giorni il servizio streaming sta dando dei segnali di salute. 3 milioni di utenti paganti e collaborazioni con artisti che portano altri abbonati al quale TIDAL regala i biglietti per alcuni importanti concerti.
  • Questa settimana Forbes ha annunciato il lancio di #ForbesPodcast, concentrandosi inizialmente sulle Millennial che vogliono diventare imprenditrici. Sono previsti 10 programmi composti da 12 brevi episodi podcast nel corso dei prossimi sei mesi, per un totale di 120 episodi.
  • Il futuo è podcast. Anche Amazon ha il suo canale ascoltabile.
  • Qualcuno vorrebbe fermare l’uso dei Big Data all’interno dell’industria musicale. Christopher Price, nuovo direttore musicale di Radio BBC1 pensa che valga la pena provare. Condanna l’uso dei servizi di streaming per costruire le playlist e dice: “Si dovrebbe decidere riguardo la musica con le orecchie, piuttosto che con i dati serviti da fonti di terze parti.” In un’epoca di analisi, Price ha ancora voglia di essere un talent scout.

Sound

  • Stephen LaPorte e Mahmoud Hashemi hanno scritto un programma che trasforma ogni modifica delle voci di Wikipedia in un suono. Ogni volta che qualcuno aggiunge una informazione si sente un campanello suonare e quando qualcosa viene eliminata si sente un corda pizzicata, mentre l’intonazione è stabilita in base al tipo di modifica. Su Wikipedia le modifiche sono continue, migliaia ogni ora. Se vuoi ascoltarli in tempo reale visita il sito listen.hatnote.com. Il risultato è sorprendente.
  • Una bellissima inchiesta proposta da repubblica sulle intercettazioni telefoniche e ambientali dal punto di vista vocale. L’importanza di avere analisi scientifiche su voci e suoni realizzate da esperti affidabili appare infatti sottovalutata e tutt’oggi manca ancora un albo ufficiale dei periti. Eppure decifrare i contenuti delle conversazioni “rubate” spesso non è affatto semplice: lingue straniere, dialetti e rumori di fondo mandano spesso gli investigatori fuori strada. L’inchiesta è corredata da file audio. Primi passi verso gli articoli multimediali. Ci piace!
  • Mi sono occupato degli Here Active Listening le cuffie che promettono di migliorare il contesto sonoro e l’ascolto, in uno dei miei primissimi articoli. Gabrielle Bruney si scopre sorpreso e si ricrede sui dubbi che aveva e dice che ad un concerto in cui ha indossato le cuffie era più presente che ad altri. Intanto continua la campagna di crowfunding e continua la campagna di marketing. Io continuo ad avere i miei dubbi.
  • Che rumore ha il nostro sorriso o una nostra smorfia facciali? Ce lo dice, o meglio ce lo fa sentire, una equazione matematica che produce un suono. Divertente.

Musica

  • Noteflight è un software che aiuta 2 milioni di musicisti a scrivere, suonare e condividere, musica. Questa settimana ha lanciato una nuova interfaccia per i suoi utenti.
  • E’ possibile vivere facendo i musicisti in Italia? Forse si. Basta avere tanta passione perché bisogna sbattersi un po’ da tutte le parti. Niente di scientifico o statistico, solo una osservazione chiedendo in giro che però dimostra l’aria che tira.
  • In uno dei suoi live, Mark Zuckemberg pare che, mostrando il suo smartphone, abbia svelato qualche app segreta. In particolare pare che Facebook si stia lanciando nel mondo musicale come servizio streaming. Non si hanno altre notizie in merito. Quel che certo è che Facebook vuole diventare l’internet e non farci uscire dalla sua piattaforma.
  • Se non potrai essere presente nel deserto della California per partecipare Festival di Coachella, grazie a T-Mobile potrai vedere il concerto in streaming attraverso i 3 canale YouTube dal 15 al 17 aprile. In diretta.

Dal blog

Questa settimana è nata, un po’ in sordina, una nuova rubrica del blog: il podcast uxsonora. Si tratta del primo canale audio podcast, in Italia e in italiano, che parla di User Experience, Architettura dell’informazione e Usabilità . Il primo podcast, in realtà, è stato uno sprone ottimistico, Si può fare! con Marco Giovannelli, direttore di VareseNews;

il secondo, invece, Architettura della comunicazione di Federico Badaloni il primo vero podcast della serie.

Tutti i martedì un podcast. Buon ascolto!

 

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La voce, che voce!

La voce, la nostra voce, è il miscuglio di tanti elementi fisici. La conosciamo? La conosciamo bene? Conosciamo i meccanismi che la fanno funzionare? Spesso no. Come spesso non conosciamo tutto quello che riguarda il nostro corpo fin quando non si rompe o si ammala. Eppure la nostra voce è qualcosa che fa parte del nostro essere, della nostra persona. La voce ci distingue, ci caratterizza, ci identifica.

Un commento

A commento del post “Entrare per la prima volta nel contesto sonoro” la lettrice Goretouch ha scritto:

Nonostante siano tanti anni che canto, suono e parlo in pubblico, ogni volta che sento le registrazioni mi fa un effetto stranissimo. Sinceramente, se canto, ascoltarmi mi piace (la prima volta che mi capitò di farlo mi fece un’impressione pazzesca e ogni volta (tuttora) sento una sorta di ebbrezza; ma è soprattutto quando sento la mia voce che parla che mi fa impressione. Mi sembra di esser dislessica. Sento il mio scandire le sillabe “rallentato”, con un ritmo fonetico “strano”
Non so come descriverlo, una cosa è certa, mi fa impressione e non riesco ad abituarmici. Quando ascolto ciò che ho detto mi piacciono i contenuti che ho esposto, ma mi vergogno terribilmente del ritmo della mia fonetica. Mah… 😀

Non è certo l’unica. Il disagio di riascoltare la propria voce registrata, ossia riascoltare la nostra vera voce, è diffusissimo.

Riascoltare la propria voce

La ragione di questo disagio è causato dal fatto che ciascuno di noi non conoscere la propria voce. Quando parliamo, infatti, non ascoltiamo la nostra voce con le nostre orecchie, ma ci ascoltiamo con tutto il nostro corpo: busto, spalle, gola e anche cranio. Ascoltiamo la nostra voce dall’interno del nostro apparato uditivo e non dall’esterno.

Quando parliamo, abbiamo le orecchie in una posizione lontana dalla bocca, impossibile avvicinarli. Il nostro sentire deriva dalle vibrazioni che il nostro corpo emana.

Per questo motivo quello che sentiamo noi non è quello che sentono gli altri. Quello che sentono gli altri è quello che si sente dalle orecchie ed è quello che è assorbito da un registratore e che è possibile riascoltare da un registratore.

Un atto fisico

Scrivo forse delle ovvietà, ma mi stupisco sempre che in pochi ci riflettano. La nostra voce è atto prettamente fisico. Parte dalla consapevolezza di un linguaggio: dagli impulsi mentali si passa a movimenti fisici che implicano l’emissione di un fiato, i polmoni vengono spinti dal diaframma, attraverso le corde vocali che vibrano, lingua e bocca, che in base alla loro forma e posizione creano un suono che è identificato, poi, in una parola. E’ qualcosa di veramente affascinante! Non trovate?

Il pensiero (astratto) di un mittente che si fa fisico e linguaggio per riattraversare le orecchie (il fisico) di un destinatario per ritornare ancora una volta pensiero (astratto).

Facciamo tutto questo in modo naturale, tanto da non pensarci per una vita. Ma quando ci registriamo, il suono a noi più familiare diventa il più estraneo.

Grazie!

Approfitto per ringraziare la lettrice e tutti coloro che mi seguono!

Architettura della comunicazione

È appena uscito

il libro di Federico Badaloni,

Architettura della Comunicazione 

Progettare i nuovi ecosistemi dell’informazione. 

Un libro atteso da molti.

Dai molti che hanno conosciuto,

in questi anni,

Badaloni

e ascoltato le sue lezioni.  

“Un saggio che pone domande profonde – dice Luca Rosati –

un manuale che prova a fornire risposte.

La progettazione funzionale è la risposta alla sfida di progettare contenuti ubiqui.

Contenuti predisposti a passare da un contesto all’altro mantenendo al contempo, integro, il loro significato”.

La quarta di copertina

Nella quarta di copertina si legge:

La rete, l’immenso sistema nervoso della nostra realtà, può aiutarci a comunicare, comprendere, trasformare e creare. Grazie a essa oggi siamo in grado di protenderci verso un orizzonte di risposte possibili vasto come mai è accaduto prima. Ogni oggetto del mondo è alla nostra portata, perché è connesso. Ogni pensiero del mondo è alla nostra portata, se è connesso. Questo libro è prodigo di lezioni pratiche e di esempi concreti. È un percorso per comprendere e lavorare in maniera più efficiente e rapida attraverso un metodo – la progettazione funzionale – alla portata di tutti. Indipendentemente dal singolo ambito di applicazione.

Luca Rosati sul suo blog lo consiglia vivamente mettendo in evidenza.

Il valore delle relazioni

Questo libro ci invita ad allargare la prospettiva, guardare alle relazioni fra il “pezzo” e la costruzione che lo contiene. Architettare l’informazione senza perdere di vista le complesse vie attraverso le quali viene pubblicata, riprodotta, commentata, e reinterpretata.

Il libro di Federico Badaloni non vuole insegnarci a fare siti web. O l’ultima app per smartwatch o smartglass (o non solo questo). Ci insegna molto di più. A progettare ecosistemi informativi, a capire come dare forma al mondo attraverso la rete.

Badaloni in una intervista appena rilasciata dice.

Nelle nostre società le persone hanno sempre saputo individuare, produrre e filtrare le informazioni secondo criteri di rilevanza.  Non soltanto individuale, ma collettiva. Attorno a noi ci sono centinaia di esempi: le testate giornalistiche, le istituzioni politiche, le associazioni culturali, sono costituite (o dovrebbero esserlo) da individui che lavorano di continuo su una bilancia ideale, dove su un piatto c’è il soddisfacimento dei bisogni individuali e sull’ altro piatto quello dei bisogni collettivi.

Gli algoritmi sono oggi capaci di riempire il primo piatto della bilancia, quello dei bisogni individuali, con grande precisione. Gli algoritmi di Facebook, ad esempio, conoscono i gusti e i bisogni di ognuno di noi. Ma per riempire il secondo piatto, quello dove si pesa ciò che viene considerato un bene comune, ciò che preserva e fa progredire la società, ci vogliono gli esseri umani.

E gli esseri umani sono necessari sia per realizzare un progetto sia per utilizzare un progetto. Ovviamente nessuna ricetta precostituita. Nessuna soluzione preconfezionata. Anzi, tanti dubbi, incertezze e tanti “Dipende“.

Ma un processo che viene da 15 anni di esperienza, offerto con infinita generosità, esiste e Federico Badaloni lo spiega in 10 punti.

Architettura della comunicazione

  1. Definire la struttura complessiva

  2. Rendere evidente la struttura.

  3. Ragionare in termini di esperienza

  4. Curare le relazioni quanto si curano i contenuti

  5. Mettere in evidenza i singoli contenuti, poi i molti.

  6. Essere concentrati su ciò che genera valore

  7. Rendere le informazioni rilevanti per le persone

  8.  Progettare un sistema e per ogni sistema una funzione

  9. Fare in modo che il tuo sistema sia sostenibile

  10. Rendere le cose semplici

Indice e anteprima – Architettura della comunicazione

L’indice e un’anteprima dei contenuti sono consultabili nella scheda del libro nel sito dell’editore.

Architettura dell’informazione e innovazione

Architettura dell’informazione e innovazione sono strettamente legati da una visione: organizzare e migliorare  la vita degli utenti, delle persone e dei lettori.

Meg Barbic, Senior User Experience Strategist e Director of Experience Design presso SiteMinder mette insieme in un suo articolo: architettura dell’informazione e innovazione. E mi piace questo parallellismo, perché non tutti riescono a percepire cosa fa e chi è veramente un architetto dell’informazione.

E così ogni architetto dell’informazione ha cercato di dare una risposta. Non certo facile e non certo immediata.

Persino sul sito di Architecta si procede per metafore:

Come un vero e proprio mediatore linguistico l’architetto traduce e interpreta le richieste del cliente e le trasmette elaborandole agli sviluppatori. Attraverso gli strumenti [definiti] lavora affinché tutto il team sia orientato alle necessità dell’utente.

Raffaella Roviglioni si chiedeva già quattro anni fa Cosa ci vuole per fare lo UX designer? e, almeno per la mia esperienza, penso non sia cambiato molto.

Si sta per concludere un percorso di vita, si inizia a pensare al futuro, al modo di trovare cose nuove e arriva, come spiega Claudia Busetto per altro, in un percorso di trovabilità l’architettura dell’informazione. Da non crederci, ma pare che questo sia il percorso per tutti.

Più di recente, sempre Raffaella Roviglioni, in una intervista, dice:

Lo UX designer è innanzi tutto un progettista, che si occupa di ideare e strutturare tutti i punti di contatto fra le persone e i prodotti o i servizi che utilizzano. Non si limita quindi a progettare delle interfacce, come comunemente ed erroneamente si pensa, ma provvede anche a raccogliere i bisogni e sondare le capacità delle persone per rendere utili, usabili e gradevoli i prodotti o i servizi che progettiamo per loro.

In effetti, come scrive  Maria Cristina Lavazza, il designer

cerca il senso delle cose.

E lo cerca per la felicità degli altri. Stefano Bussolon, psicologo e architetto dell’informazione, che si occupa e si è occupato anche di ricerca della felicità sul web, pone la sua attenzione sul fatto che si tratta di un mestiere di servizio: definendosi il cameriere dell’informazione.

Stefano Bussolon  scrive:

Quello dell’architetto dell’informazione è un lavoro che mi piace molto. Mi piace l’idea di aiutare gli utenti a prendere delle decisioni in base a delle informazioni. Mi piace fare ricerca, concettualizzare, categorizzare, rappresentare.

La cosa che mi piace meno, dell’architettura dell’informazione, è il nome. Perché io non sono un architetto, non mi sento un architetto, e non ho la sensazione di fare architettura.

Poi, un giorno, l’illuminazione. Sarà che da adolescente ho fatto la scuola alberghiera. Sarà che ho vissuto 40 anni nell’alberghetto dei miei. Insomma, un giorno ho capito. Io non sono un architetto dell’informazione. Io sono un cameriere dell’informazione. E la cosa mi piace, perché un buon cameriere dell’informazione ha capito parecchie cose.

L’architetto dell’informazione cerca il senso delle cose per gli altri e per se stesso.

L’architetto dell’informazione progetta strutture, mette in relazione persone, crea processi.

Gli utenti, i consumatori sono sempre più esigenti, richiedono più valore, significato, e richiedono esperienze positive nella loro vita. Vogliono che le cose difficili diventino facili; ciò che è triste pieno di speranza; vogliono che ciò che è complicato si semplifichi; ciò che fa paura diventi piacevole.

C’è bisogno di UXDesigner, c’è bisogno di user experience designer di qualità.

Il mondo è sempre più sovrastato da informazioni e l’esperienza degli UXDesigner può aiutare a guidare il cambiamento in atto, attraverso approcci creativi e innovativi per soddisfare e superare le aspettative di chi richiede servizi. In una parola c’è bisogno di persone e professionalità che creino un futuro positivo.

Ma qual è la prossima evoluzione per il progettista dell’ esperienza?

Meg Barbic propone di aumentare la connessione con l’umanità e il desiderio di innovare in modo etico e con empatia. Grazie a questo desiderio possiamo permettere che valori positivi guidino il nostro successo e quello degli enti che ci circondano. E’ necessario cercare di soddisfare, per quanto possibile, la crescente domanda di esperienza umana positiva. Ma per far ciò l’architetto dell’informazione si deve lanciare in territori sconosciuti, in deserti di conoscenza dove spesso si trova da solo, in zone di pensiero incomprensibili alla maggior parte della gente, e deve sopportare di restare nell’incertezza.

Meg Barbic scrive

Agli UXDesigner non fa paura restare nell’incertezza, perché si fidano del processo di progettazione; questo gli permette di guidare gruppi di persone verso una soluzione. Sono persone che hanno il coraggio di provare cose nuove, e sembrano evolversi e imparare costantemente.

Insomma, gli architetti dell’informazione sono degli innovatori. Utilizzando la progettazione di una nuova narrazione in un contesto più ampio, possono progettare esperienze umane positive e sostenibili.

Gli architetti dell’informazione (forse) hanno anche il compito di traghettare il maggior numero possibile di persone verso il futuro, verso la conoscenza e l’apprendimento della cultura digitale, in un mondo sempre più complesso che non può e non deve essere semplificato ma che può essere sicuramente meglio organizzato e meglio compreso.

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #14

Mixer #14

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Innovazione

  • Alla Conferenza Build2016 tante sono state le novità presentate. Tra queste ci riguarda sicuramente la prospettiva di avere l’intelligenza artificiale come nuova frontiera delle chat. In un futuro, neppure tanto lontano, avremo informazioni e servizi direttamente «parlando», o meglio chattando, con gli stessi siti e con app di ogni tipo. Sarà possibile, e lo è già, con i chatbot, i programmi che generano risposte in automatico. Dubbi, domande e perplessità sono sempre dietro l’angolo.
  • A fine 2015 mi sono occupato di Apple Car Play e Android Auto. Ho aggiornato il post con le ultime novità a riguardo, tra le quali la rimozione dei limiti di interazione con l’utente quando la macchina è parcheggiata.
  • Cosa succederebbe se WhatsApp diventasse l’unica applicazione utilizzata su Android, o se diventasse il sistema operativo stesso? Potrebbe. Infatti, i servizi di messaggistica si stanno velocemente facendo largo tra le altre app, puntando ad affermarsi in quanto piattaforme mobili del futuro. Staremo a sentire!
  • Intanto tra WhatsApp e Viber, cosa preferite? I pro e i contro in un breve ma interessante articolo inglese.
  • Censura 3.0. Apple, questa settimana, ha brevettato una nuova tecnologia che a quanto pare riesce a scansionare, editare e censurare alcune parole sgradite dalle canzoni quando queste vengono eseguite sul proprio dispositivo. Stessa cosa, accadrà presto per eliminare brani che raccontano scene di sesso o particolari che si vogliono eliminare sugli audiobook.
  • Presto le automobili saranno cognitive: non solo riconosceranno le voci e saranno capaci di ottimizzare il percorso, ma incorporeranno anche altre tecnologie cognitive dell’intelligenza artificiale, come visione computerizzata, apprendimento automatico, regole basate sui sistemi, pianificazione e programmazione. A giugno un grande evento che si occuperà di intelligenza artificiale e mobilità.
  • Stiamo assistendo a una netta spaccatura ideologica tra giornalismo e musica. Gli editori dei giornali credono ancora nel valore intrinseco delle buone storie, mentre l’industria musicale, con la popolarità dei servizi di streaming e l’aumento dei prezzi dei biglietti per i concerti, merchandising e altri prodotti collaterali, sembra diano valore a tutto tranne che alla musica stessa.

Assistenza vocale

Intelligenza artificiale

  • Dopo Twitter che ha introdotto la possibilità di scrivere un testo alternativo per la descrizione delle foto pubblicate (420 caratteri) Facebook ha lanciato il suo Automatic Alternative Text, che si potrebbe definire come l’assistente virtuale di Facebook che aiuta i non vedenti a scoprire cosa c’è dentro una foto.

Streaming

  • Con Spotify Playlist Downloader le milioni di tracce in streaming diventano file da conservare sul PC.
  • La musica in streaming è stata la più grande fonte di entrate per l’industria musicale negli Stati Uniti nel 2015, generando un fatturato di 2,4 miliardi di dollari, ed ha contribuito all’aumento complessivo dei ricavi dell’industria musicale nel suo complesso. Ma Spotify si rende conto che i suoi dati possono essere preziosi per gli artisti, oltre alle royalties, e potrebbe diventare un cruscotto che aiuta i musicisti a pianificare la loro intera strategia. Come? Cercando i super fans, persone disposte a pagare per ciò che gli interessa veramente.
  • Il mercato dello streaming si fa sempre più affollato e competitivo. Secondo l’opinione di alcuni questo dovrebbe spingere Spotify ad investire sui video. Non sono d’accordo. Ma è innegabile che Youtube sia la piattaforma più grande contenente musica.
  • I servizi di streaming fanno a gara a chi offre agli utenti più brani possibili. 20, 30,  40 milioni di brani musicali. Ma chi avrebbe mai il tempo di ascoltarli tutti? E voi? Come fate a scegliere la nuova musica? Bella domanda! Puoi lasciare la tua risposta nei commenti.
  • Avete installato Spotify e avete ancora difficoltà a trovare la vostra musica preferita. Una guida esaustiva su come fare ricerca sul noto servizio di streaming.
  • Il rapper Jay Z, proprietario di TIDAL, a quanto pare è stato preso in giro dagli ex proprietari del servizio streaming, o almeno questa è l’impressione che ha. A quanto pare gli ex proprietari hanno gonfiato il numero di abbonati reali al servizio facendosi pagare più del dovuto. Da quanto sostiene una fonte norvegese 15milioni di dollari in più.
  • Come potranno vivere i musicisti del futuro? Sebbene i servizi di streaming possono essere un ottimo trampolino di lancio soprattutto per gli sconosciuti, gli stessi servizi, alla lunga, non garantiscono la sostenibilità per poter vivere di musica. Autoprodursi e autodistribuirsi pare sia, al momento, la migliore soluzione.
  • “L’ascoltatore spesso si aggrappa all’ascolto. L’ascolto è comunque un’esperienza da solista. Così, si resta soli: il podcaster e l’ascoltatore … ci sono meno distrazioni rispetto ai video o ad altri mezzi di comunicazione. ” E se la storia fa paura è più avvincente!

Musica

  • SIAE. Il 10 aprile 2016 scade il termine imposto dall’Unione Europea dalla Direttiva Barnier che stabilisce l’aggiornamento della legislazione riguardo la gestione collettiva dei diritti, per creare un mercato dei diritti d’autore di respiro davvero trasnazionale e non più solo nazionale. Insomma, si richiede una riforma della SIAE e la fine del suo monopolio. Manco a dirlo, in Italia, in 25 mesi, non si è fatto nulla a riguardo, anzi, ci si oppone ponendosi a rischio infrazione.
  • I musicisti dovrebbero creare migliori widjet per i telefonini dei propri fans. Chissà se ci pensano.
  • Se il tuo corpo fosse una banda musicale, come suonerebbe? The Futureheads lancia una nuova app con cui dimostra l’importanza di mantenere tutti gli organi del corpo in sincronia.
  • Gli psicologi dell’Università di Cambridge hanno creato un test per capire se il gusto musicale ha un legame con la personalità. Pare proprio di si, “cerchiamo musica che rifletta chi siamo”. Ma non mi pare una novità. Bah!
  • Studiare musica aiuta a migliorare anche i risultati accademici. Per cui, lasciate che i bambini imparino a suonare uno strumento musicale. Cresceranno più intelligenti!
  • Il tuo iPhone è strapieno di musica? Hai necessità di cancellare un bel po’ di brani tutti insieme? Ecco una guida su come fare.
  • Questa settimana, prendendo spunto dal film We are friends ho pubblicato un post su come diventare Dj. Guarda caso ho trovato quest’altro post che indica le 5 migliori app per Dj.

 

 

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