Assistenti vocali sul mercato

Gli assistenti vocali sul mercato fanno, grosso modo, tutti la stessa cosa. Ma Siri, Google, Cortana e Alexa, con alle spalle le relative aziende, hanno profili diversi:

  • Google Now sfrutta le capacità di Google e quindi fa prettamente ricerca.
  • Siri di Apple è l’unica ad avere una sua personalità ed è la più naturale di tutte le assistenze vocali.
  • Cortana, secondo quanto dichiarato dalla stessa Microsoft, è impegnata ad aiutare l’utente ad essere più produttivo.
  • Alexa di Amazon, che tra gli assistenti vocali è l’unico senza uno schermo, si propone di fornire le migliori risposte per ascoltare musica, leggere un libro audio, fornire notizie, vedere il saldo del conto bancario Capital One, e chiamare una macchina Uber.

Alexa, assistente vocale che è integrata con Echo, è vista da tutti con molta attenzione perché è di proprietà di Amazon. Un progetto nato quasi per scherzo, dal punto di vista progettuale molto indietro rispetto agli avversari, ma proprio perché si tratta di Amazon, ha una impronta molto più commerciale e invasiva degli altri.

Mentre Google, Apple e Microsoft, infatti, stanno allargando e chiudendo i loro ecosistemi, Amazon è già da tempo un ecosistema chiuso, con i suoi utenti felici di stare al suo interno. Google, Apple e Microsoft se vogliono vendere qualcosa devono fare accordi con altri per vendere questo qualcosa. Amazon, al contrario, il proprio ecosistema ce lo ha già, i clienti già spendono e sanno come spendere i propri soldi all’interno dello Store con fiducia immensa.

Nei prossimi mesi tutte le grandi aziende di tecnologia tenteranno, in tutti i modi, di tenerci al loro interno. Per capire questa tendenza basta pensare agli Instant Article di Facebook. Il loro scopo non è quello di tenerci informati, ma quello di tenerci più a lungo dentro le pagine Facebook e non uscire dalla piattaforma. Più tempo noi, come utenti, trascorriamo su Facebook, più facilmente siamo vendibili a chi produce pubblicità.

Se da un lato dunque si tenta di migliorare l’esperienza utente all’interno delle piattaforme, spingendo gli utenti a fare l’interesse delle piattaforme, dall’altro lato l’assistente vocale sarà la ciliegina sulla torta.

Aparna Chennapragada, la direttrice di prodotto di Google, dice che,

Una delle cose che stiamo cercando di capire è, come far rimanere questo assistente con l’utente. Il che significa a casa, in macchina, a lavoro, ma anche in vacanza, ovunque lui (l’utente) vada.

L’assistenza vocale sarà dunque la nostra compagna; ci ascolterà e risponderà al meglio alle nostre esigenze. In realtà soddisferà le esigenze dei loro produttori. Con buona pace della nostra privacy.

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #21

Mixer #21

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

Streaming

  • Spotify, il servizio stremaing svedese, svelato in 10 punti che forse non conoscete. A stuzzicare la curiosità ci sono le playlist ideale dei personaggi di Game of Thrones e i suggerimenti a quale casata dovreste appartenere in base ai vostri gusti musicali. Interessante la galassia di terze parti piccole ma che fanno il successo del servizio.
  • Sempre su Spotify, una società di consulenza svela che solo il 30% degli utenti tiene su il business dell’azienda svedese. Considerato che nonostante i ricavi aumentano e il bilancio chiude in rosso, dicono dai vertici, a causa degli investimenti di espansione, io direi che c’è da stare prudenti. Chi ha un modello diverso e migliore si faccia avanti!

Sound

  • La regolazione del volume dell’audio su un dispositivo iOS può sembrare un po’ confusa. E magari Siri parla con un livello audio nettamente diverso da quello delle app. In effetti, per iOS non esiste un unico livello audio generale dell’iPhone o dell’iPad: parti diverse del sistema operativo hanno “voci” differenti.
  • Ogni tanto vengono scritti articoli che sfidano l’utente (call to action) per attirare click e coinvolgere i lettori. Questo articolo sfida i cultori dell’audio a capire la qualità audio dei diversi file. Ma chi si occupa di audio ben conosce la miriade di varianti che influenzano i suoni. La qualità di registrazione è cosa ben diversa dalla qualità di riproduzione.
  • Facebook ha comprato Two Big Ears, azienda specializzata in tecnologie di audio spaziale che consentono di vivere contenuti di realtà virtuale con audio immersivo e dunque con tutte le sfumature di profondità, distanza e intensità tipiche di uno show dal vivo.
  • La società statunitense Human ha raccolto 5 milioni di dollari per sviluppare il progetto Sound: un prodotto innovativo per cuffie wireless. Oltre a riprodurre la musica da un qualsiasi dispositivo connesso tramite Bluetooth, amplificare i suoni dell’ambiente e trasformarsi in altoparlanti di qualità le cuffie Human Sound saranno in grado di tradurre le lingue straniere in tempo reale, ma bisognerà attendere l’estate per avere maggiori dettagli dallo stesso produttore.
  • La comprensione del linguaggio di un cane avviene attraverso segnali sonori. Un articolo che ci racconta qualcosa del mondo cinefilo ma anche di noi stessi.

Musica

  • Avete già pensato alle vacanze? State prenotando il vostro viaggio? Avete concordato le ferie? Quest’anno i viaggiatori potranno usufruire di un nuovo e piacevole servizio d’intrattenimentoTripAdvisor si è alleato, infatti, con Google Play Music per offrire ai turisti l’accesso gratuito ad alcune playlist tematiche create ad hoc per le più celebri destinazioni di viaggio. Due mesi di prova gratuita, poi servizio a pagamento.
  • Secondo una stima dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), nel 2014 sono stati persi circa 170 milioni di euro a causa della pirateria, il 5,2% di tutte le vendite. Per essere più precisi, 57 milioni sono riferite al supporto fisico (CD, vinili ecc..) e 113 milioni riguardano il mercato digitale. Aumenta l’ascolto legale ma i ricavi sono bassi. L’Italia sta volta non è tra le peggiori. Resta valida la mia analisi sullo streaming e il mercato musicale mondiale.
  • My Music Vision, è un progetto legato al mondo della musica e vuole diventare il punto di riferimento per tutti coloro che, con le note musicali, ci vivono, si appassionano o semplicemente le amano. Una piattaforma social per musicisti, artisti emergenti e professionisti del settore creata dalla startup italiana Internet of Artists, fondata a Londra da alcuni professionisti del nostro paese attivi in diversi ambiti. Leonardo.it ha intervistato Riccardo Barbieri Torriani, il fondatore assieme a Sergio Curadi Naumann del progetto.
  • Google, con il progetto Magenta punta a insegnare alle macchine come dipingere e comporre musica. In attesa di essere presentato in modo puntuale a partire dal primo giugno, Magenta è stato anticipato al Moogfest, un festival di musica e tecnologia in North Carolina.

88x31

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Errori di usabilità

Quali sono gli errori di usabilità più frequenti presenti nei siti Web? Più che dei veri e propri errori si tratta di dimenticanze o di sottovalutazione di alcune problematiche.

Alcuni degli errori più frequenti nella progettazione dei siti Web sono:

  • Dimenticare a quale tipo di utente, persona, lettore, ci si sta rivolgendo. Chi è? Cosa fa? Perché deve venire sul nostro sito? Cosa deve venire a fare sul nostro sito? Quale comportamento deve tenere una volta atterrato sul sito? Lo abbiamo già detto: la progettazione di un sito web o di un prodotto deve mettere al centro l’utente. Una progettazione utile deve seguire l’user centered design.
  • Dimenticare quale sia l’obiettivo che si vuole raggiungere con il sito. Un sito che vende un prodotto è diverso da un sito che racconta un prodotto. E la diversità non è solo grafica.
  • Sottovalutare il problema della velocità di caricamento del sito, la pesantezza delle immagini e dei contenuti multimediali. Non sempre è facile, la richiesta da parte dei committenti di inserire gallerie di immagini e la bassa qualità di certi server, non aiuta. Si può cominciare dallo stabilire misura e peso delle immagini.
  • Eccedere nell’uso di GIF animate ed animazioni con flash. Adesso pare che sia passato di moda e l’introduzione dell’user experience sta portando anche coloro che creano siti web senza progettazione ad allargare i propri orizzonti.
  • Non tenere presente le caratteristiche dei diversi browser o dei diversi sistemi operativi usati dagli utenti. Penso che nessuno possa prescindere da Google e Google Chrome o da Apple e Safari, anche se si usa come browers predefinito Firefox o altro. Sarebbe un errore che si pagherebbe con l’introvabilità.
  • Infine, sottovalutare l’importanza del contenuto, di quello che si scrive e del valore che deve avere ciò che si scrive. Le discussioni su quanto lungo o breve debba essere un articolo non valgono nulla se il contenuto manca di valore. Il contenuto di valore è tra le cose più importanti di un sito web, almeno importante come la sua struttura che ci permette di trovarlo.

23 maggio 1992

Si tratta di una digressione rispetto ai temi del blog ma è da parte mia doveroso, in quanto siciliano, ricordare sul mio blog, la tragica morte di Giovanni Falcone. Voglio ricordarlo con questi due momenti: mentre parla del Coraggio con un sorriso e di spirito di servizio con decisione. A lui ispiro il mio lavoro e le mie attività.

 

 

Assistenza vocale: perché adesso?

L’assistenza vocale adesso è l’argomento del momento, come fosse una moda e, in effetti, per molti, è considerata tale. Nelle scorse settimane abbiamo iniziato un ragionamento sulla diffusione dell’assistenza vocale. Ho parlato di come, piano piano Tutti i nostri dispositivi vogliono parlare e del perché sempre più assistenti vocali hanno qualcosa da dire come sostenuto nell’articolo di Edward C. Baig dell’ USA TODAY .

Perché questo accade ora? Se già segui il blog da un po’ l’ho già detto forse in maniera breve e discontinua. Lo ripeto.

Potenza di calcolo

  • Primo: perché è aumentata la quantità di potenza a disposizione dei singoli utenti.

Pensateci. Dopo il primo iPhone che rivoluzionò il mercato, i successivi modelli di smartphone, di tutti i brand, si sono limitati a potenziare il primo modello. In sempre meno spazio abbiamo sempre più potenza. Con sempre più potenza abbiamo costi sempre più contenuti. E almeno, fin quando non sarà trovato un dispositivo, ancor più rivoluzionario, il trend di potenziamento dell’esistente non sarà interrotto.

AGGIORNAMENTO Luglio 2017

Sul tema trovi il mio articolo sull’ iPhone7

Big data

  • Secondo: la raccolta e l’estrazione di enormi quantità di dati a nostra disposizione, anche eterogenei, conosciuti come Big Data.

I Big Data sono raccolte di dati estesi in termini di volume (grandi quantità appunto), che viaggiano a grandi velocità e che sono altrettanto eterogenei nel loro contenuto.

Non sono un esperto di Big Data e nei commenti potete correggere quanto sto per dire. Un esempio di Big Data è un algoritmo che in base alle ricerche che una donna fa sul web, delle parole ricercate, delle pagine che legge più di frequente, capisce e predice che quella donna è incinta.

L’estrazione di questo valore è complesso e richiede tecnologie e metodi analitici specifici. Ma come ben sapete alla prima ricerca commerciale di un prodotto tutti ci ritroviamo quel prodotto o altri prodotti simili tra le mail o sui social. I Big Data e la loro diffussione hanno contribuito molto a migliorare l’attivazione vocale, di pari passo con i progressi fatti dal Deep Learning e dagli studi sulle reti neurali.

Potenza di calcolo a disposizione di tutti

  • Terzo: tutta questa potenza e capacità di calcolo, tutta questa immensa quantità di informazioni ce la portiamo in tasca.

Il cambiamento che stiamo vivendo, come ricorda sempre Federico Badaloni, “è un cambiamento culturale e non tecnologico. La tecnologia tende sempre più a nascondersi.” Oggi con una applicazione sul nostro smartphone riusciamo a scrivere, comunicare con gruppi più o meno numerosi, che si trovano in contesti diversi; possiamo modificare siti web o creare podcast, editare video, senza toccare neppure una riga di codice o dover seguire corsi di formazione per la regia.

Non importa a nessuno quanto complesso sia il lavoro o il codice dietro l’applicazione. A tutti interessa cosa fa e come lo fa. Seppure la frase “il mondo sta cambiando” o “il mondo è cambiato” è il mantra di molte discussioni sul futuro del nostro mondo occidentale, ancora non conosciamo la portata del cambiamento culturale che stiamo vivendo.  Vedere in giro persone che camminano per strada senza staccare gli occhi dallo schermo del proprio smartphone è solo un sintomo. I cambiamenti veri stanno avvenendo molto più in profondità.

Riconoscimento vocale alto

  • Quarto: da una ricerca fatta da Google, i tassi di errore di riconoscimento vocale sono in discesa e si attestano intorno all’8% rispetto a circa il 25% di errore che si aveva fino a pochi anni fa.

Tanto più gli assistenti vocali migliorano, tanto più migliora e aumenta il livello di confidenza degli utenti, che dunque sono maggiormente spinti a usarli.
Secondo un recente sondaggio condotto da MindMeld, una piattaforma di interfacce vocali, il 2015 è stato l’anno della svolta per l’adozione di assistenti vocali su smartphone. Il 55% degli utenti interpellati hanno usato regolarmente gli assistenti vocali nei tre mesi presi in esame, un 6% in più rispetto al trimestre precedente.
E poco meno della metà degli intervistati da Mindmeld hanno dichiarato di essere soddisfatti dai loro assistenti vocali, rispetto al 13% che invece sono insoddisfatti.

AGGIORNAMENTO Luglio 2017

Vedi i nuovi risultati sonori del report dei trend dei nuovi business emergenti

Assistenza vocale adesso?

Per quanto i progressi siano stati tanti, ed io sia fermamente convinto che sia il momento buono per l’assistenza vocale. Il mondo è ancora molto rumoroso e questo pone delle grandi sfide. Non solo il mondo è rumoroso, noi umani non parliamo tutti allo stesso modo; accenti, cadenze, espressioni colloquiali e tutte le nostre imperfezioni linguistiche mettono a dura prova gli assistenti vocali e gli sviluppatori.
Persino Vlad Šejnoha, CTO di Nuance, la compagnia che ha fornito la tecnologia per sviluppare Siri ammette:

Stiamo cercando di capire meglio che cosa dice la gente. Ma poi far eseguire un comando in modo efficiente è una bella sfida.

Eppure la strada è aperta. Echo di Amazon riconosce la tua voce ed esegue il comando anche durante la produzione di musica, il che significa che le soluzioni, seppur difficili, ci sono.
A frenare, in questo momento, gli sviluppi sempre più veloci e all’avanguardia, sono più i problemi etici che quelli tecnologici.
Ci torniamo la prossima settimana!

AGGIORNAMENTO Luglio 2017

Scopri cosa sono e a cosa servono gli Smart Speakers

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #20

Mixer #20

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

  • Ieri, al Google I/O Sundar Pichai ha annunciato il nuovo Google Assistant, un nuovo assistente vocale sviluppato da Google più intelligente di Google Now ed integrato con tutti i servizi che l’azienda mette a disposizione per l’utente. Per capire cosa può fare il nuovo assistente, Google ha realizzato un video esplicativo. Tanta roba!
  • Mi è molto piaciuto l’articolo di Marco Loguercio che ha provato per due settimana a fare ricerche usando (quasi) esclusivamente gli assistenti vocali. Racconta di qualche incomprensione ma soprattutto delle tante resistenze psicologiche e culturali che ci sono intorno al parlare in pubblico ad un telefonino.
  • Cortana ha cambiato l’aspetto della sua home, più pulita rispetto a qualche giorno fa.
  • Mentre parliamo ancora del lancio di Viv, del suo arrivo sul mercato (presumibilmente) a fine anno e delle sue novità, che già alcune indiscrezioni fanno parlare di Chirp, l’assistente vocale di nuova generazione di casa Google (Alphabet). Il nuovo assistente vocale però pare sia molto più simile ad Alexa dell’Echo di Amazon. Per cui pare che si aggiungerà all’attuale Google Now  e non lo sostituisca.
  • SoundHound mobile app aggiunge una nuova funzione al suo assistente vocale, ossia chiedere di creare playlist da Spotify, Pandora, Apple Music e altri servizi streaming. The Verge lo consiglia.

Intelligenza artificiale

  • Quattro cose da sapere sull’intelligenza artificiale, sempre più vicina, sempre più intorno a noi. Qualcuno la vede come una minaccia, forse però vuole solo aiutarci.
  • “Le macchine non potranno mai rimpiazzare la stupidità umana”, diceva Orson Welles negli anni ’50 e mai come oggi questa battuta è attuale. Secondo Mario Pettenghi l’idea di dare in pasto i romanzi rosa per rendere l’intelligenza artificiale più umana non sembra una grande idea. In effetti da un primo esperimento emerge che l’intelligenza artificiale, al telefono, potrebbe risponderti con un “non vorrei mai avere a che fare con te” o con un “vorrei ucciderlo”. Certo, si tratta di primi esperimenti, ma in effetti, non sarebbero le migliori risposte per un servizio clienti.

Streaming

  • L’entrata in campo di Apple Music ha fatto bene a Spotify. Dal lancio di Apple, Spotify ha guadagnato 100 milioni di sottoscrittori. Conferma questa che c’è ancora spazio per lo streaming, ma che si tratta anche di un mercato che si modifica alla velocità della luce. Orecchie bene attente!
  • O TIDAL ha cambiato ufficio marketing o sta andando davvero bene. Nelle scorse settimane da questa rubrica ho segnalato di come i giornali dessero per moribondo il servizio streaming di Jay Z. In questi giorni, invece, nonostante i numeri molto piccoli rispetto ai colossi Apple Music e Spotify, TIDAL pare che cresca, in percentuale, molto di più dei due rivali messi insieme. Bah!
  • L’mp3 è morto? Si, no, boh, forse. Di sicuro la fruizione della musica è cambiata e l’unica alternativa o modello di business contro la pirateria, al momento, è lo streaming. Comunque la pensiate è così. Oppure si deve tentare di fare parte di una nicchia tra cd e vinile, che non è male. Sia per chi si propone come musicista, sia come utente, dunque, basta decidere solo a quale servizio affidarsi. In questo articolo trovate le differenze tra Spotify ed Apple Music.
  • Questa settimana è stato rilasciato un nuovo aggiornamento per Deezer Music per PC, tablet e smartphone con Windows 10. L’aggiornamento introduce la funzione per leggere i testi delle canzoni in riproduzione, oltre a “due o tre piccoli bug”, aggiunge anche l’opzione di disattivazione dell’audio (sui PC) e migliora il sistema che suggerisce nuova musica in base ai propri gusti.
  • Su Mixer #19, la scorsa settimana, segnalavo l’articolo in cui si parlava di come un utente avesse perso 122 giga di musica dal suo cloud AppleMusic. Questa settimana se ne occupa pure Fortune. Apple sta provvedendo a scoprire il bug perché anche altri utenti, forse meno social, hanno segnalato la problematica. Ecco, il fatto che alla Apple non sappiano dove sia l’errore, un po’ dovrebbe preoccupare chi fa uso del loro cloud.
  • Groove Musica, insieme alle applicazioni Office di creazione Microsoft, hanno continuato ad aggiornarsi con costanza in questi ultimi mesi, portando diverse ed interessanti novità che miglioreranno sicuramente l’esperienza d’uso dell’utenza interessata. Non si sa però l’elenco di cosa sia stato migliorato.

Musica

  • Ne avevo dato notizia su Mixer #11 e questa settimana si è concluso a Berlino il Seat Musicathon, il concorso internazionale nato per scovare nuovi talenti musicali e creare la futura identità sonora del marchio automobilistico Seat. Sull’argomento logo sonoro ne ho parlato tempo fa sul blog con un articolo: Logo (sonoro), o meglio, sound brand.
  • Una mostra espositiva dedicata alle partiture musicali, ai dischi e più in generale allo stretto rapporto del movimento Fluxus con la musica. L’esposizione, nata dalla collaborazione tra la Fondazione Bonotto e la Fondazione Musica per Roma, a cura di Patrizio Peterlini e Walter Rovere con la collaborazione di Giorgio Maffei, si tiene dal 7 maggio al 2 luglio 2016, presso l’Auditorium Parco della Musica.
  • Il Primavera Sound di Barcellona è alla sua sedicesima edizione e sul palco del Parc del Fòrum dall’1 fino al 5 giugno e poi a Porto dal 9 all’11. 150 tra band ed artisti, con una selezione che copre tutti i generi e riesce ad accontentare tutti i gusti. Quattro motivi per andare.
  • Facebook, ha sottoscritto un accordo con Warner Music Group, per il lancio di un servizio che permetterà agli utenti della piattaforma di creare video con brani di artisti, appartenenti all’etichetta, come colonna sonora. Il servizio si chiamerà Slideshow è già da un anno che le trattative vanno avanti, ancora incerta la data del lancio ufficiale.
  • E’ morto Pinuccio Sciola, l’artista che costruiva giardini musicali con le pietre sarde. Cresciuto alla scuola dei muralisti messicani, ha trasformato il suo paese, San Sperate, in un museo a cielo aperto. Era definito il padre delle pietre sonore.

Sound

  • L’inquinamento acustico è pericoloso: favorisce insonnia, mal di testa, irritabilità, nervosismo, sbalzi d’umore e patologie cardiovascolari. Spiega Stephen A. Stansfeld, docente di psichiatria alla Queens Mary University di Londra, soprattutto se vi si è esposti di notte, provoca un peggioramento della qualità del sonno e aumenta la produzione di ormoni dello stress.
  • La scorsa settimana è partito un  progetto di musicoterapia attiva per la riabilitazione delle donne operate al seno presso l’Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, dal titolo Suono donna. Il progetto è pressoché unico in Italia nel campo delle terapie riabilitative in ambito oncologico.  Attreverso attività di ascolto di brani musicali suonati dal vivo si cerca di favorire la verbalizzazione e il racconto di sé.
  • Quando si parla della salute degli anziani la discussione è incentrata sulle malattie croniche. Ma sentire e vedere bene sono un elisir di longevità,  la qualita’ dei sensi pesa più della malattia perché ha ripercussioni sulla qualità della vita in generale.

Dal Blog

Urca! Architettura dell’informazione sonora – Mixer #20 ! 20 settimane di Mixer! 5 mesi di notizie sonore! Ad essere sincero, quando pensavo a Mixer non pensavo di poter condividere così tante informazioni e notizie. Anzi, adesso il pensiero è rivolto a rendere sostenibile la rubrica. Mi piacerebbe molto sapere che ve ne pare: se considerate questa rubrica utile, troppo lunga, troppo variegata, se cercavate qualcosa di diverso. Io la adoro. Ma sono di parte. E anche se è la prima volta che leggete questa pagina, mi piacerebbe conoscere la vostra prima impressione. Insomma, fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie!

88x31

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Cosa rende un sito web più usabile?

Un sito web è usabile quando soddisfa i bisogni dell’utente. L’ user centered design è un approccio ti tipo lavorativo che negli anni ha avuto diversi nomi. In parole semplici si tratta di una progettazione che mette al centro del progetto i fattori umani, i suoi bisogni, le sue necessità, la sua ergonomia, il contesto in cui si usa quel prodotto o sito web.

Gli utenti di Wikipedia scrivono:

La Progettazione centrata sull’utente o in inglese: User-centered design (UCD) è una filosofia di progettazione e un processo nel quale ai bisogni, ai desideri e ai limiti dell’utente sul prodotto finale è data grande attenzione in ogni passo del processo di progettazione per massimizzare l’usabilità del prodotto stesso.

Quindi un sito web o un prodotto risulterà usabile quando c’è stata o c’è una stretta relazione tra progettista e utente; quando si valuta attentamente e si misura come l’utente usa il prodotto o il sito web. Quando non ci si limita alla forma ma anche alla funzione del prodotto.

Per fare questo è necessario che ci sia una organizzazione che pratica l’user centered design e si affidi ad un processo user centered design. Si tratta di avere un team che sia disponibile ad accettare gli input e ad ascoltare i consigli degli utenti; sviluppatori ed informatici che siano disposti ad ascoltare le indicazioni degli architetti dell’informazione, grafici che si confrontino sia con la comunicazione sia con il marketing e che sappiano apportare il loro contributo di esperienza; ingegneri che si fermino a confrontarsi prima di giungere alle soluzioni e conclusioni.

Insomma, sarebbe necessario che la squadra user centered design avesse un approccio multidisciplinare, che contenga umanisti, etnologi, antropologi, grafici, informatici, ingegneri. Tutti questi professionisti devono avere una mente aperta all’ ascolto dell’altro. Tutti questi professionisti devono rinunciare a ritenersi gli utenti medi. Tutti questi professionisti devono rinunciare a considerare i propri familiari (informatizzati) gli utenti medi. Per tutti sarà necessario rinunciare ai pregiudizi di superiorità della propria disciplina sulle altre. Solo in questa maniera sarà possibile definire obiettivi da raggiungere definiti e utili per l’utente finale.

Solo in questo modo il team sarà pronto a soddisfare tutti i principi di utilità, efficienza ed efficacia, soddisfazione e accessibilità dell’utente finale.

 

Gli assistenti vocali hanno qualcosa da dire

Gli assistenti vocali sono in piena espansione sul mercato e, in questi giorni, come dice Edward C. Baig dell’ USA TODAY  hanno qualcosa da dire. La settimana scorsa, infatti, durante il TechCrunch Disrupt è stato presentato uno che pare rivoluzionerà il mercato degli assistenti vocali. Il suo nome è Viv. A progettarlo è stato lo stesso padre di Siri, Dag Kittlaus che ha dimostrato quanto Viv sia molto più intelligente di  Siri. Infatti Viv riesce sia a rispondere a domande molto più complesse, sia riesce a compiere azioni multiple. Ossia, mentre Siri non comincia un secondo comando se non ha completato il primo, Viv può registrare una lista di comandi che svolgerà di seguito.

Viv interagisce con molte app grazie all’ integrazione con servizi terzi, come ormai la ripetuta Uber e potrà compiere azioni concrete come acquisti e prenotazioni. A meno che qualcuno non la acquisisca e la renda esclusiva, potenzialmente, Viv potrà essere usata da tutti. Anche se molto dipenderà dagli sviluppatori che la vorranno implementare.

Assistenti vocali in espansione

Ne abbiamo già parlato insieme chiedendoci perché tutti i dispositivi vogliono parlare: se da un lato c’è il bisogno di una interfaccia vocale, vuoi perché gli schermi sono troppo piccoli, vuoi perché le dita degli utenti sono troppo grosse, vuoi anche per motivi di accessibilità, c’è un bisogno ancora molto più forte da parte del mercato che si vuole espandere.

Il mondo digitale sta vivendo un momento di passaggio dalla completa apertura ed espansione alla chiusura del walled garden (letteralmente del giardino murato) ossia dell’ecosistema digitale costruito per non fare uscire gli utenti dalla piattaforma. Mentre, infatti, le aziende e i grandi colossi della tecnologia si espandono e sono alla ricerca di nuovi mercati, nello stesso tempo gli stessi colossi stanno chiudendo le porte cercando di farci stare dentro le loro piattaforme il più possibile.

Lo stesso sta accadendo per i produttori di hardware: sempre nell’articolo perché tutti i dispositivi vogliono parlare dicevamo che l’assistenza vocale oggi non si limita solo ai nostri smartphone ma la ritroviamo anche in altri dispositivi ed elettrodomestici.

Viv, il nuovo assistente vocale, promette di rivoluzionare il mercato. Insomma, qui non è più un gioco, o uno scherzo, non si tratta di fare impazzire l’assistente vocale o fargli creare musica. Qui si fa sul serio, si spostano soldi.

Dobbiamo capire che la capacità dei dispositivi di riconoscere le parole e la nostra voce sarà parte integrante dell’Internet delle cose, dall’internet indossabili alle automobili connesse, all’automazione e agli elettrodomestici.

Il vice presidente corporate di Microsoft Derrick Connell sostiene che

il linguaggio naturale è davvero l’interfaccia utente principale.

Ad ogni modo, sempre con le dovute cautele, presto sentiremo bot e robot, alimentati da intelligenze artificiali, che mirano a simulare la conversazione umana. Sottolineo a simulare.

Il CEO Dag Kittlaus, anche se è di parte, ha tutto l’interesse a dire che VIV è il meglio, ha affermato

“Quanto più si chiede di Viv, tanto più si arriva a conoscere se stessi. Siri è stato il primo capitolo, e ora ci si prepara ad una nuova era di Internet.”

Cosa che tra le altre cose è alla base di questo blog. Tra i primi articoli che scrivevo, per esempio, riprendevo un articolo di Christian Cantrell, Engineering Manager presso l’Experience Design Team di Adobe, dove si indicava Il suono come quarta dimensione dell’ UX Design. Cantrell diceva:

“stiamo migliorando e arricchendo la tecnologia ma anche stiamo imparando meglio a conoscerci” e a capire quali sono i nostri reali bisogni.
Continua Cantrell: “Il fatto che si continui a sostituire sia la dissonanza incidentale e puramente funzionale (i rumori casuali e legati alla funzione) con armonie accuratamente progettate e composte, e si continui a integrare l’arte (musicale) con altri tipi di esperienze (fondamentalmente) sensoriali, dimostra che stiamo sviluppando una sempre più sofisticata comprensione non solo della nostra tecnologia, ma anche di noi stessi”.

A 10 mesi dalla nascita di questo blog, mi pare sia una bella conferma.

 

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #19

Mixer #19

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

  • Come annunciato la scorsa settimana, lunedì 9 è stata presentata la demo di VIV sviluppata da un paio di membri che avevano già creato Siri, l’assistente vocale di Apple. Dag Kittlaus, ha dimostrato che Viv è molto più intelligente Siri perché riesce sia a rispondere a domande molto più complesse, sia a compiere azioni multiple. L’assistente vocale interagisce con molte app grazie all’integrazione con servizi terzi, come Uber e potrà compiere azioni concrete come acquisti e prenotazioni. A meno che qualcuno non la acquisisca e la renda esclusiva, potenzialmente, Viv potrà essere usata da tutti.
  • Su OS X di Mac è presente una funzione di Accessibilità che attiva il controllo di alcune funzioni tramite comandi vocali: se ne possono anche creare di personalizzate per potenziare l’uso del computer senza mani. Non ha le stesse capacità di Siri, ma si avvicina.
  • Microsoft ha rilasciato un video in cui spiega tutte le novità presenti e future di Cortana, l’assistente vocale integrato. Le novità dell’Assistente Vocale  sono già presenti sulle ultime build Insider e includono una modalità scansione, una modalità dettagliata, una modalità punteggiatura, nuove voci più veloci nella lettura e suggerimenti automatici.
  • C|net crea una lista completa delle domande da fare a Cortana e da cui puoi avere una risposta sicura.
  • Google sta investendo in tecnologie di riconoscimento vocale, sviluppate per supportare l’utente nella ricerca di informazioni e nell’assisterlo nell’organizzazione della vita quotidiana. Oltre a integrare il riconoscimento vocale nei propri servizi, Google potrebbe far convergere queste tecnologie in un dispositivo dedicato allo scopo. Secondo le fonti di Recode il progetto di sviluppo di un assistente digitale domestico si incarnerà in Chirp e potrebbe essere presentato entro la fine dell’anno.

Intelligenza artificiale

  • Gli ingegneri di Google hanno pensato di far “leggere” al sistema di intelligenza artificiale del celebre motore di ricerca qualcosa come 2.865 romanzi rosa nel tentativo di migliorare le sue capacità comunicative. Questo dovrebbe renderlo più umano e naturale.

Streaming

  • Cambia il modo di usufruire della musica e più compagnie propongono questi servizi, più utenti ne fanno uso. Lo sostiene anche Spotify che nel commentare i dati positivi dell’ultimo periodo segna una rapida crescita dovuta all’apparizione di rivali come Apple Music. Più attori si troveranno sul mercato più il mercato accetterà proposte innovative per l’utenza. Il tutto in un settore dalle grandissime potenzialità economiche.
  • Se usi Spotify ti sarà utile questa guida prodotta da radio 105 per usufruire meglio di tutti i servizi offerti dal servizio di streaming.
  • Sempre Spotify si lancia sui video contro youtube preparando la produzione di dodici nuovi show originali legati a musica e cultura pop. Ogni serie sarà disponibile (per i suoi utenti base e premium) su iOS e Android in Usa, Regno Unito, Germania e Svezia entro la fine dell’anno. Variety.com spiega di cosa si tratta.
  • Una lunga panoramica dei maggiori servizi streaming disponibili oggi online. Ovviamente in inglese.

Musica

  • La musica provoca emozioni uniche e personali ma anche condivise e sociali. Per questo motivo il Dr Diane Pennington, docente di Strathclyde di Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione, sta conducendo una ricerca che vuole aiutare gli utenti a trovare una musica in base alle emozioni che si vogliono provare. Lo studio è partito da 150 video degli U2 e dalle emozioni provocate ai loro fans confrontando le emozioni provate singolarmente con le emozioni che prova un gruppo di persone ben definito.
  • Pare che in seguito all’annuncio di redesign di Apple Music, alcune funzioni saranno modificate o cancellate. Forse, Connect, il social network musicale per fan e artisti, avrà una portata minore nella prossima versione della piattaforma di streaming. Apple, dopo Ping, non riesce dunque a creare qualcosa di convincente sul versante social musicale. Sentiremo cosa avrà da presentare Apple a giugno durante la WWDC.
  • Dietro gli accordi musicali di Apple Music con le più importanti etichette musicali e musicisti c’è un nome: Jimmy Iovine. Iovine è stato per decenni all’avanguardia dell’innovazione nel settore della musica, da sempre un partner fondamentale per Apple, anche prima dell’acquisizione di Beats Music. Il suo peso a Cupertino è raccontato in un articolo-profilo di Business Insider.
  • Da indiscrezioni sul web nel giro di due anni, entro 2018, iTunes sarà profondamente modificato rispetto ad oggi. La notizia è stata smentita, ma in effetti, dai segnali che si possono verificare, Apple Music cresce, mentre iTunes vende poco. Certo, due anni sono ancora tanti per fare previsioni.
  • Secondo alcuni utenti di XDA Developers, Google Play Music potrebbe presto avere una nuova funzionalità che permetterà di controllare la musica tramite dei comodi comandi vocali, senza dover scomodare più Google Now.
  • Dalla segnalazioni di alcuni utenti pare che Apple Music cancelli la tua musica. Questo avviene quando usi il cloud come back up e inserisci musica che proviene da altre fonti non Apple, oppure quando  ti trovi in Paesi dove la connessione non è all’avanguardia. L’articolo, però non sa spiegare di più, il problema pare compaia random. Il sito Punto Informatico chiama questo inconveniente i frutti velenosi del cloud. Meglio un backup offline.
  • E’ davvero utile rendere disponibile la propria musica online servendosi della distribuzione digitale? Quanto è importante? Non è semplice rispondere, Rockit.it ha stilato una serie di pro e una serie di contro.

Sound

  • Microsoft ha deciso che nei prossimi aggiornamenti di Windows 10 Mobile cancellerà la Radio FM a cui oggi gli utenti possono accedere attraverso l’applicazione nativa del sistema operativo. Si tratta di una scelta curiosa che segue la moda lanciata da altri player del mercato che hanno deciso di eliminare la Radio dagli smartphone. Nonostante la Radio sia stata per gli utenti un servizio molto apprezzato, Microsoft ha, comunque, deciso di eliminarla non ritenendola fondamentale per lo sviluppo della piattaforma.
  • Amazon Libri Audio è la nuova sezione dedicata alla pubblicazione ed alla fruizione dei libri in formato audio che sta spopolando in suolo americano e che promette numeri da capogiro anche in Italia dove si è materializzata ormai da qualche ora portando con sé oltre 12.000 nuovi titoli per un totale complessivo di ben 70.000 ore di ascolto. Un servizio inedito qui in Italia, che potrebbe benissimo rivoluzionare una volta per tutte anche il modo di vivere la trama di un libro. La formula scelta per lo sbarco su Amazon.it è quella dell’abbonamento mensile con accesso illimitato all’intero catalogo, al costo di €9,99 al mese.
  • Aumeo Audio è un dispositivo che serve, a quanto dicono gli sviluppatori, a migliorare l’esperienza sonora in base alla capacità uditiva di ciascun individuo interponendosi tra lo smartphone e gli auricolari. Il dispositivo equalizza le frequenze in base alle capacità uditive dell’utente permettendogli di ascoltare tutto, non in base al volume ma in base alle frequenze appunto. E’ il primo apparecchio di questo tipo al mondo che è stato presentato in occasione della Startup Launchpad alla Global Sources.
  • Sulla rivista Jama Ophthalmology è stata pubblicata la notizia della sperimentazione coordinata da Mark J. Mannis, dell’università della California di Sacramento, su un paio di occhiali che leggono ad alta voce. Grazie ad una mini-telecamera montata sulla montatura e al suo sistema per il riconoscimento ottico dei caratteri, gli occhiali ‘leggono’ i testi di giornali, libri o mail, alle persone che sono al limite della cecità.

 

88x31

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

I balli popolari

Balli popolari, irlandesi, greci, campani, pugliesi, russi, siciliani, ungheresi, ebraici. Ne conoscete qualcuno?

I balli popolari sono un fenomeno di nicchia che si sta espandendo in Italia e in Europa in modo sempre più diffuso fra i giovani. In tanti luoghi del nord – nordest italiano e via su e giù per tutto lo stivale gruppi di giovani si incontrano periodicamente per ballare, per imparare a ballare i balli delle nostre nonne, ma anche dei nonni e delle nonne d’oltralpe.

Il fenomeno è ancora poco osservato e forse anche poco conosciuto ai più. L’etnologia e l’etnomusicologia accademica guarda con diffidenza a questo fenomeno ritenendolo non popolare ma elitario. La spiegazione di questo giudizio, a mio parere erroneo, è che si tratta di un fenomeno che si sta espandendo molto tra le studentesse e gli studenti universitari. Ma dove è scritto che questo, che anche questo, non sia il popolo, il popolo contemporaneo? C’è una parte dei giovani, che nel tempo diventa sempre più consistente, che non balla nelle campagne o nei paesi di montagna, balla in città, negli spazi pubblici, nelle piazze e si incontra e socializza per questo. Lo fa senza tanto rumore e fuori dai consumi di massa: si svolge spesso nelle notti sussurrando la propria musica e si basa molto spesso sul volontariato di insegnanti e musicisti.

E’ un fenomeno che io seguo da un paio di anni, dal 2014 precisamente: la mia prima intervista a Christian Doni e Margherita Donà  già mi vedeva un curioso ed entusiasta sostenitore dei balli popolari. Poi, facendone parte personalmente, andando ai corsi, ho avuto il piacere di conoscere questa comunità che è strettamente legata anche a musicisti che compongono musica per balli popolari contemporanea.

La musica Neo Trad

Penso che la musica NeoTrad meriterebbe più attenzione, fosse anche solo per la passione che questi musicisti ci mettono nel suonare e divulgare i balli popolari. Senza nessuna presunzione credo di essere stato il primo in Italia ad aver organizzato una tavola rotonda sul Futuro della musica per balli popolare di cui vi propongo di seguito il video. E se ne conoscete altri, vi prego, aggiungeteli ai commenti.

In questa tavola rotonda parlano Alessandro Marchetti e Matteo Marcon, componenti del duo Folk Fiction, che potete ascoltare su soundcloud e  di cui mi sono già occupato per una recensione al loro ultimo album Avan Trad e Maurizio Vianello.

Nella mia introduzione ho spiegato che la musica neotrad rientra e rientrerà nella Storia musicale di questi anni. Così come nella Letteratura, ciò che distingue un autore da uno scrittore di diari personali è che il primo rientra in una tradizione, il secondo no. L’autore assorbe la letterautratradizionale, la fa propria, e poi la traduce e la trasporta ai contemporanei, con parole sue e contemporanee. Allo stesso modo i musicisti di musica neo tradizionale, ascolta musiche antiche, anche del ‘500, del ‘700, le assorbe, le suona e le riscrive, producendo, infine, musiche originali proprie contemporanee, per ballerini contemporanei.

Al contrario di quanto pensano gli accademici, dunque, io ritengo che questo sia un fenomeno popolare, nel senso che nasce dal basso, da giovani con pochi mezzi, lontano dai riflettori, ma con una passione vera per la naturale propensione dell’uomo che ha di muoversi. Ballare significa rendersi conto di avere un corpo e di poterlo muovere. Quante volte, ascoltando musica, ci siamo ritrovati a muovere un piedi, la testa, a picchiettare con le dita il tempo? Il nostro cervello all’ascolto della musica pulsa di energia e questa energia arriva ai nostri arti; e quando le due cose si uniscono esplode l’adrenalina.

In genere si balla nei patronati delle chiese, nelle palestre o negli auditorium dei municipi. Per ballare c’è bisogno di un grande salone e gli spazi pubblici a disposizione non sono tanti. Oltre agli incontri periodici, i gruppi che gestiscono i corsi di danza, organizzano anche le così dette Klandestine.

La più famosa delle klandestine è la Mazurka Klandestina, nata (a quanto dicono) a Milano e adesso diffusa in molte altre città d’Italia. In cosa la Mazurka è Klandestina? Nel fatto che si tratta di un assembramento di persone non autorizzato. Oltre a questo l’incontro è pubblico, pacifico e divertente. Attraverso i gruppi facebook (lascio a voi la ricerca) ci si da appuntamento un certo giorno, in una data piazza intorno alle 22.00 e da lì si comincia a ballare per tutta la notte. Si gira per le piazze della città fino all’alba, quando il sole annuncia l’ultimo ballo.

E’ un modo di conoscere una città in modo diverso, attraverso la danza; di apprezzare il valore e la bellezza della nostra Italia attraverso il contatto fisico degli abitanti e il movimento; di vedere i nostri monumenti e ascoltare la loro colonna sonora.

La regola che tutte le klandestine seguono è quella di non disturbare: le piazze italiane, in genere non sono abitate e sono deserte, e dove non è possibile trovare piazze inabitate, al minimo segnale di lamentela, si va via, seguendo il percorso verso una nuova piazza. Per le poche klandestine a cui ho partecipato, però, la musica popolare affascina, sia se suonata da musicisti dal vivo con strumenti acustici, sia che venga suonata da una cassa. Quando qualcuno si affaccia, più incuriosito che arrabbiato, resta meravigliato a guardare la bellezza di quel che accade.

Più in vista e magari più conosciuti sono, invece i festival, in giro per l’Italia e per l’Europa. I ragazzi (giovani e meno giovani) si fanno tanti kilometri tra viaggi, passaggi, autostop e avventure varie. Ho visto fare un po’ di tutto pur di non perdersi l’appuntamento. E chi non può andare resta con la tristezza di non poter ballare fino allo sfinimento. I luoghi preferiti sono luoghi poco conosciuti, sui monti, in piccoli paesi che per la loro testardaggine di nicchia, sono diventati i punti di riferimento per queste masse di ragazzi.

I festival dei balli popolari

venezia- balli popolari-balla-cerchiTra i più importanti festival in Europa, che si svolgerà tra pochi giorni, dal 9 al 12 giugno, c’è il festival “VENEZIA BALLA – Cerchi nell’acqua” un festival di balli folk attesissimo che si tiene nell’area del parco di San Giuliano Venezia Mestre.

I festival sono aperti a tutti e tutti possono partecipare, anche chi non ha mai ballato, sono balli popolari. Certo, se si è seguito uno dei corsi della stagione ci si diverte molto di più, ma durante i festival il programma prevede tante ore di corsi per principianti e non solo per ballerini più avanzati. Per chi è più sciolto poi ci sono i workshop dove insegnanti esperti, provenienti da altre nazioni introducono alcune tipologie di balli diverse da quelle conosciute.

Insomma si balla in continuazione per 3 giorni, instancabilmente, accompagnati da gruppi musicali folk provenienti sia dall’Italia che dall’estero.

Ma non c’è solo Venezia. Anzi. I festival, che i giovani non si perdono per nessuna ragione, sono tanti:

  1. Sicuramente sentirete parlare spesso del festival di Vialfrè in provincia di Ivrea. Sul sito trovate tutte le informazioni.
  2. Poi, forse, il più internazionale dei festival, quello di Gennetines a cui segue, quasi d’obbligo il festival di Saint-Gervais
  3. Dicono, poi, molto bello il festival di Boombal, un luogo dove non si finisce mai di ballare. Guardate pure voi il programma.
  4. Altro festival molto suggestivo è FestInVal a Tramonti di Sotto, tra i cortili e le piazze della città montana con gran finale tra monti e stelle.
  5. Su altre montagne, sempre a metà strada tra la terra e il cielo si può andare al festival Etetrad, ma non ancora confermato per l’edizione 2016. Il sito indica ancora il programma dell’edizione 2015. Insomma da tenere d’occhio, se siete interessati a visitare la zona di Gressan in provincia di Aosta.

Questi solo alcuni dei tanti e numerosi festival che si organizzano in giro per l’Italia e per l’Europa. Informatevi, cercate questi gruppi anche nella vostra città e se ne trovate uno, andate a provare, vi divertirete sicuramente. E anche se non sarete costanti, sarete sempre i benvenuti.

Conoscersi ballando è un’esperienza indimenticabile.

E la vostra esperienza? Avete altri festival da consigliare?

 

P.s.

Per questo articolo ringrazio Christian Doni, Margherita Donà che me ne hanno parlato con entusiasmo coinvolgente; Paolo, Paolo, Ragù , Andrea, Giulietta, Agnese, Agnese e Elisa, Elisa, Silvia, Silvia, Silvia e Margherita, Sofia, Giulia e Alessia e Martina che danza anche quando cammina e tutte le ragazze del gruppo Corso Giovani Danze Popolari Venezia che hanno avuto la pazienza di insegnarmi a ballare con me e di vivere questa bellissima esperienza che è la danza e i balli popolari. Grazie a Diego Vallongo, tra gli instancabili organizzatori di Venezia Balla che mi ha insegnato la Mazurka e mi ha fatto amare questa danza. E grazie ancora a Christian Doni e Alessandro Marchetti che mi hanno introdotto in questo meraviglioso mondo fatto di musicisti, passione, di giovani dall’animo puro. Entrambi,  gentilmente, mi hanno indicato i festival più conosciuti e riconosciuti, che io vi ho riproposto.

Grazie! Grazie davvero!

 

Cosa rende un prodotto poco usabile

Che cosa rende qualcosa poco usabile?
Spesso sentiamo dire che alcuni strumenti tecnologici sono difficili da usare, oppure in determinati sistemi o situazione incappiamo in problemi o errori. Spesso con capiamo dove sbagliamo, perché non riusciamo a vedere un pulsante, una descrizione. Ci aspettiamo che un pulsante si trovi al solito posto, nel posto che riteniamo, da utenti, il posto più logico dove trovare quello che cerchiamo. Nel peggiore dei casi non capiamo a cosa serve uno strumento, un oggetto; nel mondo digitale, alcuni siti, anche istituzionali e di importanti enti pubblici indirizzano gli utenti in pagine erronee, equivoche con altre pagine dello stesso sito, per cui si devono fare più prove in tutte le direzioni per trovare il servizio che cerchiamo noi.

Se un prodotto, un sito web, un servizio è poco usabile lo capiamo subito perché, appunto, non capiamo, perché impieghiamo molto tempo a raggiungere il nostro obiettivo. Certo ci possono essere dei fattori soggettivi ma un buon prodotto è utilizzabile da tutti e deve essere accessibile a tutti.

Diciamo che ci sono almeno 5 ragioni generali del perché si progetta con poca usabilità.

  1. Lo sviluppo del prodotto o del sistema è al centro della progettazione: chi progetta è concentrato sul risultato finale e non considera a chi serve quel sistema o prodotto.
  2. Il pubblico cambia rapidamente, si espande, modifica le proprie abitudini e magari tra la progettazione e la realizzazione passa troppo tempo, per cui i bisogni sono cambiati rispetto a qualche tempo prima.
  3. Progettare prodotti usabili è difficile. Non si tratta di soddisfare solo il senso comune. Si tratta di comprendere e di capire l’utente, quello che deve fare e come lo fa. La banalizzazione dell’usabilità porta a creare progetti non usabili.
  4. Gli uffici che si occupano della realizzazione di questi progetti non comunicano fra di loro: tra gli uffici comunicazione, gli sviluppatori e il servizio clienti spesso ci sono dei muri reali e a volte psicologici invalicabili.
  5. Progettazione e implementazione non sempre si amalgamano: la progettazione riguarda lo studio dei bisogni e come un prodotto deve essere comunicato, l’implementazione riguarda la parte tecnica e quindi sul come funziona. L’incomunicabilità tra queste due parti va a tutto svantaggio del risultato finale.

Per concludere, diciamo che è necessario mettere al centro una progettazione rivolta all’utente. E’ necessario seguire metodi e acquisire competenze che aiutino i progettisti e gli sviluppatori a cambiare punto di vista.

In Italia, purtroppo, sembrerà strano e anzi comincia ad essere ovvio, non è facile.

Di seguito la playlist con le puntate precedenti, da ascoltare tutte d’un fiato!

Perché nel futuro avremo interfacce ibride

Le interfacce ibride saranno il futuro, cioè avranno componenti visive, di messaggistica e altre ancora vocali. Alcune app vedranno l’uso di queste tre modalità d’uso “all in one”. Altre ne avranno solo una o due, a seconda della funzione, dell’utilizzo e dello scopo che avrà per l’utente.

Scenario

Come avrete notato il blog sta centrando sempre di più il tema sulle interfacce e assistenza vocale. C’è un grande fermento di notizie e di novità sull’argomento. Forse altri siti sono più sul pezzo ma io mi auguro che sul mio blog si venga per capire il panorama e lo scenario che stiamo vivendo. Insomma, andando con lentezza.

Qualche giorno fa ho letto un articolo di Tomaž Štolfa cofondatore di Layer, e progettista da diversi anni che mi è sembrato molto vicino al mio pensiero.

Le interfacce utente che si utilizzano oggi si basano su principi e fattori che hanno una lunga storia.

Il 2016 è l’anno della conversazione

Oggi le applicazioni di messaggistica come WhatsApp, WeChat, e Facebook Messenger dominano la maggior parte della nostra esperienza mobile. Così come anche il marketing si sta rivoluzionando per entrare nuovamente in contatto con i clienti. La cosa sembra faticosa e allora ci si affida ai bot conversazionali che inizieranno ad essere nuovamente al centro dell’attenzione e dei servizi di costumer service.

Poi c’è Slack, uno strumento di lavoro molto comodo, che sembra destinato a diventare l’interfaccia utente di default per i professionisti e i progettisti di ogni parte del mondo.

Leitmotiv della conversazione ogni 10 anni

Tomaž Štolfa ricorda che il leitmotiv della conversazione ritorna ogni 10 anni. Troviamo l’anno della conversazione nel 1986, 1996, 2006 ed oggi, nel 2016. Ma sono cambiate 2 cose che non sono da sottovalutare. 

  1. La velocità di calcolo a disposizione di tutti e in mobilità
  2. La rivoluzione culturale che si sta attuando. In modo quasi inconsapevole e nello stesso tempo molto profonda.

Con la continua presenza di dispositivi intelligenti palmari e la continua esecuzione di applicazioni, il nostro modo di interagire con i computer si sta traformando. L’intelligenza artificiale (anche con tutti i suoi limiti) sarà cosa comune sui nostri dispositivi. E a breve sarà normale parlare al proprio pc, senza che qualcuno ti guardi male.

Una breve storia delle interfacce utente

Incone Mac
Apple System 1, del 1984, installato sui primi Macintosh.

L’interfaccia a riga di comando, ricorda Tomaž Štolfa, era uno standard di vecchi videoterminali degli anni ’60 e ’70. Poi adottato dalle prime righe del personal computer negli anni ’80 e ’90. Si tratta dell’origine dell’ interfaccia conversazionale. Inserivi un comando testuale, premevi invio, il computer eseguiva il comando, rispondeva a questo comando, e così via.

Quei comandi però avevano un grosso problema: il linguaggio. Quel linguaggio non era comprensibile alla maggior parte delle persone. La vera rivoluzione si ebbe con la nascita delle prime interfacce grafiche. Queste prime interfacce, così come le conosciamo, grosso modo, oggi, le icone di cartelle, bidoni della spazzatura, piccoli monitor o altro, furono introdotte dalla Xerox.

Wondows 1.0
Microsoft Windows 1.0: il primo tentativo di GUI di Microsoft.

Il testo continuò ad essere utilizzato per inserie l’url di una pagina o per inviare una mail ma non fu più utilizzato per parlare/comunicare al PC.

L’avvento della messaggistica

L’interfaccia a riga di comando non è comunque scomparsa. Ha cambiato il suo referente. Non si è più utilizzato per parlare con la macchina ma lo si è utilizzato per far comunicare umani con altri umani. Qualcuno di voi si ricorderà meglio di me di Internet Relay Chat, meglio conosciuto come IRC. A seguire, negli anni 80 e ’90 abbiamo avuto numerose applicazioni di messaggistica istantanea.

Mi diverte sempre quando colleghi più giovani proclamano Slack come applicazione innovativa. Internet Relay Chat è stato lo Slack originale. IRC ha introdotto la maggior parte dei concetti che hanno reso popolare (di nuovo) Slack: i bots, le chat di gruppo, le applicazioni di sondaggi e i loro canali. Applicazioni come ICQ, AIM, MSN sono stati estremamente popolare nei primi anni 2000, ma mai veramente evoluti.

L’avvento dell’intelligenza artificiale

L’avvento dei dispositivi mobili intelligenti a metà degli anni 2000, con i loro vincoli di dimensioni dello schermo, ci hanno riportato alle righe di comando. Gli SMS (Short Message Service) oltre ad essere economicamente preziosi (se ne inviavano pochissimi al giorno) erano limitati a 160 caratteri.

Quando però l’uso dell’invio di SMS si è consolidato, non è più bastato inviare solo il testo. Ed è nato il bisogno di inviare altri tipi di file: le foto, per esempio. Vi ricordate degli MMS? Il Multimedia Messaging Service sia per il costo, sia per il successivo avvento di altre tecnologie, non ebbe vita lunga.

Ed oggi?

E siamo ad oggi, dove il valore degli sms è quasi pari a zero, la messaggistica avviene sul traffico dati internet, i file che ci si scambia direttamente o attraverso piattaforme terze sono var. I messaggi includono foto, immagini, audio, video, adesivi, GIF .

Ci sono centinaia di bot per applicazioni come telegramm, Slack e Kik. In questi servizi, ogni messaggio è diventato, o può diventare, un’applicazione autonoma con una propria interfaccia utente.

Siamo ad un punto storico, lo stiamo vivendo come consumatori principalmente, ma lo possiamo vivere anche come progettisti di interfacce. Costruire la nostra interfaccia per i nostri bisogni personali potrebbe cambiare il nostro futuro e quello di altre persone.

Interfacce ibride per un’ era dell’intelligenza artificiale

Fino ad oggi, sono state sviluppate applicazioni per i personal computer e per telefonini con interfacce obsolete. I nostri smartphone e i nostri tablet, però, non sono esattamente dei PC, e sono qualcosa di più di un telefono. Questi dispositivi sono diventati la nostra interfaccia quotidiana e il nostro strumento preferito per l’accesso a Internet. Ed è per questo motivo che avremo bisogno di interfacce ibride. Il nostro smartphone è un dispositivo ibrido e noi avremo bisogno del meglio della riga di comando e il meglio dell’usabilità e della progettazione grafica. E dove possibile e necessario avremo anche l’interfaccia sonora. Per la costruzione di un’esperienza ricca e intuitiva.

I nostri messaggi vocali, oggi, si possono facilmente tradurre in comandi. Non si tratta solo di giochi ma anche di azioni concrete. Chiamare una macchina UBER, o ordinare una pizza, possono sembrare cose da poco, ma si tratta già di spostare soldi con un nostro comando vocale.

Prepariamoci a questa nuova epoca in cui i brand e i giornali ci faranno interagire con i bot e con intelligenze artificiali sempre più sofisticate.

L’esperienza utente

Oggi l’esperienza utente non è del tutto soddisfacente, certo. Secondo me anche perché l’aspettativa è alta. Sebbene la velocità di calcolo sia notevole, non è ancora sufficiente a soddisfare la velocità di calcolo della nostra di intelligenza. Eppure già i bot possono aiutarci in molte cose. Nelle ricerche, nel trovare contenuti che ci servono mentre noi svolgiamo altre attività che sono sempre più transmediali. Mentre lavoriamo al pc, inviamo un documento attraverso Drive, e aspettiamo conferma attraverso lo smartphone e magari chiamiamo su skype o al telefono per verificare che sia tutto chiaro.

Le intelligenze artificiali impareranno a conoscerci, registreranno le nostre abitudini, risponderanno a queste abitudini singolarmente, si assumeranno il carico di lavoro di azioni ripetitive che facciamo adesso.

E seppure per la maggior parte delle volte continueremo a scrivere manualmente questi comandi sul nostro smartphone, per una percentuale non minima, potremo abbandonare l’uso del testo della scrittura e parlare, vocalizzare al nostro dispositivo.

E almeno, fin quando non ci saremo abituati all’idea di farlo, potremo scegliere di farlo.

E già scegliere, a me, non sembra cosa da poco.

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #18

Mixer #18

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Innovazione

  • Google sta allargando il proprio ecosistema digitale mantenendo il suo ruolo principale di Google: organizzare le informazioni e renderle accessibili. In quest’ottica, dopo lunga trattativa, ha firmato un accordo con Fca per la costruzione di macchine autonome. Lo segnalo perché questo significa la costruzione di una macchina sempre più connessa e con un’ assistenza vocale sempre più avanzata.

Assistenza vocale

  • Il 9 maggio sarà presentata alla stampa l’intelligenza artificiale VIV, creata da due esperti del team che ha sviluppato Siri. Viv sarà l’assistente personale dotato dell’intelligenza artificiale più sofisticata che si sia vista finora in questo campo. Allo stato attuale delle cose, i principali assistenti, Siri, Google Now e Cortana, possono essere usati facilmente tramite la voce ma fungono comunque da ponte per le app: aprono le applicazioni che sono necessarie per usufruire di un dato servizio, sia esso chiamare un taxi con Uber od ordinare una pizza con Just Eat. Viv si pone un obiettivo superiore, che la pone in diretta competizione con Alexa di Amazon: togliere di mezzo le app.
  • Fino alla settimana scorsa era possibile chiedere a Cortana di fare ricerche attraverso Google o altro motore di ricerca. Microsoft ha annunciato sul suo blog che Cortana, l’assistente virtuale e vocale di Windows 10, dà il meglio di sé lavorando con gli altri programmi della famiglia Microsoft e solo così è in grado di garantire il miglior servizio possibile agli utenti. Cortana, non userà più Google ma farà ricerche online per gli utenti solo con il browser Edge (che ha rimpiazzato Internet Explorer) e col motore di ricerca Bing, entrambi software di Microsoft. Se poi, non resci a fare a meno di Cortana, a proprio rischio e pericolo, c’è una guida su come continuare ad usare l’assistente vocale di Microsoft. Se ve la sentite.
  • Sumsung presenta la sua nuova assistenza vocale OTTO, il robottino di SamsungOtto è molto simile ad Echo di Amazon con cui condivide molte funzionalità del suo avversario: assistenza vocale, “hub” per la gestione ed il controllo di dispositivi IoT connessi, come luci, termostato ed altri elettrodomestici, reperire informazioni e rispondere alle domande dell’utente grazie a microfono ed altoparlante. In più ha anche una telecamera HD con cui fare videochiamate. Qualcuno però avanza qualche dubbio sulla privacy che potrebbe essere violata da un oggetto connesso 24 ore al giorno.
  • L’assistente vocale di Apple è molto utile per utenti con disabilità. Una funzione molto utile è quella che riesce a far leggere a Siri qualsiasi tipo di testo presente sul display. Tale funzione potrebbe essere molto utile non solo per chi ha realmente difficoltà a leggere, ma anche per tutti gli altri utenti. Si pensi, ad esempio, quelle particolari situazioni dove si è impegnati a fare altro e non si può guardare il display.
  • Susan Bennett, un nome che a molti non dirà assolutamente nulla, pochi sanno che nel lontano 2005, Susan ha prestato la voce ad uno degli assistenti vocali per smartphone più diffusi, stiamo parlando di Siri di Apple.
  • Ma quante domande facciamo? E se poi dobbiamo provare un nuovo strumento? Quale domande possono mettere in difficoltà un assistente vocale? “Hei Siri! E’ vero che Cortana è migliore di te?
  • Per gli smanettoni che vogliono attivare Cortana nella schermata di blocco di Windows 10Un guida semplice.

Intelligenza artificiale

  • Pare che in Silicon Valley sia esplosa l’ossessione per l’Intelligenza Artificiale. Google, Facebook, Microsoft, Amazon e Apple stanno investendo pesantemente nel settore dell’intelligenza artificiale e in particolare sul “deep learning“, perchè – spiega Nature – intravedono la possibilità di accumulare sapere dalla vasta quantità di dati immagazzinati.
  • Vi piacerebbe avere a disposizione la potenza di elaborazione di Hal 9000 su una chiavetta UsbLa nuova chiavetta Usb presentata da Movidus che si chiama Fathom è il primo passo in questa direzione. Il dispositivo è in pratica una versione portatile del processore Myriad 2 che può essere collegato a qualsiasi dispositivo basato su Linux per poter eseguire calcoli attraverso una rete neurale già addestrata. I dati di targa di questo dispositivo dicono che è in grado di eseguire 150 miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo: stiamo parlando di 150 gigaflop. Il prezzo del dispositivo Usb non è ancora stato annunciato ufficialmente ma si parla di cifre attorno ai 100 dollari, un valore alla portata di molti sviluppatori.

Streaming

Sound

  • captcha sono quelle immagini distorte o sfocate che si trovano, in genere, alla fine di una procedura e servono per distinguere un essere umano da un bot o una macchina, ma spesso i captcha si trasformano semplicemente in un’enorme seccatura. Per utenti con problemi di vista in teoria dovrebbe esistere un’alternativa i captcha audio, sequenze di lettere o parole generate da un sintetizzatore vocale, che l’utente può ascoltare e poi digitare sulla propria tastiera. Anche in questo caso però ci sono dei problemi: i computer spesso li capiscono meglio degli esseri umani, rendendo pressoché inutile il loro utilizzo. I ricercatori della Ruhr Universitaet Bochum però stanno cercando di trovare una soluzione su come creare captcha audio che funzionino realmente.
    Una guida per scoprire come eliminare tutti gli allarmi programmati sul proprio iPhone.
  • L’ articolo è dichiaratamente un pubbliredazionale a pagamento e presenta cinque buoni motivi per fare la prova dell’udito: benessere psicofisico, declino cognitivo, malattie cardiovascolari, sicurezza personale, equilibrio.
  • Si chiama Hi-storia l’audioguida tattile che consente ai non vedenti di ascoltare la storia dei monumenti regionali.

Musica

  • Questa settimana, Microsoft ha rilasciato un nuovo aggiornamento per l’applicazione dedicata alla riproduzione dei brani musicali, Groove MusicaQuest’aggiornamento va ad interessare tutti gli utenti che hanno aderito al programma Windows Insider tramite l’opzione Fast Ring.
  • Presentato lo scorso anno in occasione del Google I/O 2015, Now on Tap di Google è una delle novità più interessanti introdotte da Android 6.0 Marshmallow. Una volta abilitato permette di ottenere moltissime informazioni sul contenuto della schermata dello smartphone, che sia una pagina web o un’applicazione, un’immagine o come ha scoperto da poco un lettore di Android Police, un brano musicale. Essendo una aggiunta lato server ci vuole un po’ di tempo perché tutti siano serviti.
  • E’ finito il piacere della scoperta? Per scegliere un ristorante usiamo internet e già sappiamo cosa andremo a mangiare e a che prezzo. Per ascoltare la musica abbiamo app che ci propongono milioni di brani tutti disponibili in qualunque momento. Tara Cox del Newyork Post sostiene che internet sta distruggendo il piacere del cibo e della musica.
  • La musica fa bene! Fa bene ai bambini e ai grandi. I bambini sottoposti a input musicali mostrano risposte neurali più marcate rispetto ai bambini che non ascoltano musica. Questo vale sia per l’ascolto della musica che del parlato e i risultati della ricerca indicano che l’attività musicale migliora il riconoscimento degli schemi sonori, anche quelli del linguaggio.

88x31

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.