OnLife Manifesto

Il tema dell’OnLife Manifesto

è centrale.

Come architetto dell’informazione

rifletto spesso su quale sia

l’architettura dell’internet che navigo,

quale architettura dell’informazione

vorrei navigare e quale voglio costruire.

Contesto,

pubblico e privato,

attenzione

Tanto è vero che qualche giorno fa me lo chiedevo pure su twitter

Da architetto dell’informazione mi preme la questione etica dell’internet. Quale web vogliamo costruire? #IA #UX

Mi ha risposto Eugenio Menichella, antropologo e architetto dell’informazione attento al tema dell’etica.

perché ti limiti a internet? Quali relazioni vogliamo costruire nella realtà! #questioneetica

Nessun limite. Rispondo. Ne dobbiamo parlare e mi sa anche scrivere. Internet è parte della nostra realtà.

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Etica

e design dell’informazione

Il tema è ampio, trasversale. Colpisce e rimanda a diversi campi, a diversi ragionamenti, a diversi argomenti. Ma il tema è attuale per gli addetti all’user experience design ed ognuno lo declina secondo la propria lente.

Su questo blog ne avevo già parlato nel mio articolo sull’Assistenza vocale etica con riferimenti alla questione di genere e alle scelte etiche degli algoritmi.

Domenica 25 su Nova del Sole 24Ore si trovano diversi articoli

Vincenzo di Maria – Progettare è un atto politico. L’articolo parla di come le decisioni del designer generano cambiamento e trasformazione dell’ordine sociale.

Yvonne Bindi – Il richiamo all’attenzione. Su come le scelte del design possono compensare le debolezze e mancanze degli utenti, oppure sfruttarle per influenzarne i comportamenti e favorire le aziende che lo utilizzano

Andrea Resmini – Etica e design dell’informazione nell’era post-digitale. Nell’era post-digitale, usare o progettare in modo scorretto le grandi basi di conoscenze può causare danni irreversibili.

Scrive Resmini:

Nell’era post-digitale, usare o progettare in modo scorretto le grandi basi di conoscenze può causare danni irreversibili.

Il desiderio di “nuovo” ha messo in secondo piano la portata del cambiamento di questi ultimi venti anni e, presi a discutere se sia meglio iOS o Android, non abbiamo colto pienamente l’arrivo del post- digitale.

Quale società vogliamo costruire? Quale futuro ci auguriamo? Di quali valori ci circondiamo? Quale messaggio o segno vogliamo lasciare?

Sono domande che riguardano tutti.

Un battito d’ali

Recenti fatti di cronaca che riguardano (anche) la sicurezza, il cyberbullismo, il diritto alla privacy o il diritto all’oblio, mi hanno colpito e rattristato.  Su quanto accaduto sono state dette tante parole ma uno dei migliori articoli che ho letto è stato un artico di Daniele Chieffi La colpa della farfalla che batte le ali. Nello specifico, l’articolo parla del suicidio di una donna che non ha sopportato il peso della dimensione OnLife.

So che non sarà questa pagina a smuovere qualcosa. So che il tema è complesso. Personalità molto più riconosciute di me non hanno smosso più di tanto. Ma non importa. I miei due centesimi di opinione li spendo qui. Il mio battito di ali è questo blog.

Onlife Manifesto

Riprendo nuovamente l’Onlife manifesto, esseri umani nell’era dell’iperconnessione, perché lo ritengo un testo da cui si può e si deve partire per ragionare. L’Onlife manifesto è un testo, scritto nel 2012, a cura del professore Luciano Floridi, docente di logica all’Università di Oxford. Nel 2015 è stato ospite al IX Summit dell’architettura dell’informazione italiana. Il Manifesto si dichiara essere (solo) l’inizio di una riflessione collettiva. Il testo è un po’ datato, forse. Ed io ci sono arrivato pure in ritardo. Ma per chi non lo conoscesse, ne riconoscerà la lungimiranza degli argomenti e delle parole.

Qual è l’impatto delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) sulla condizione umana?

Il testo si può scaricare gratuitamente dal sito della Springer. Il lavoro è composto dai contributi di autorevoli studiosi: Stefana Broadbent, Nicole Dewandre, Charles Ess, Jean-Gabriel Ganascia, Mireille Hildebrandt, Yiannis Laouris, Claire Lobet-Maris, Sarah Oates, Ugo Pagallo, Judith Simon, May Thorseth e Peter-Paul Verbeek.

L’incessante espandersi delle TIC scuote alle fondamenta i tradizionali quadri di riferimento concettuali attraverso le
seguenti trasformazioni:
a. l’ erosione dei confini tra il reale e il virtuale,
b. l’ erosione dei confini tra uomo, macchina, e natura,
c. il rovesciamento della situazione nella sfera dell’informazione: dalla scarsità alla sovrabbondanza,
d. la transizione dal primato del soggetto al primato dell’interazione.

Ecosistema

L’erosione dei confini tra il reale e il virtuale oggi, possiamo dire, è pienamente compiuta. Il virtuale oggi non esiste. Il virtuale è il reale. Non esiste e, a dire il vero, non è mai esistita una Second Life dove costruire il proprio mondo diverso da quello reale. L’internet non è altro da noi, non è un fuori dalle nostre case o dalle nostre famiglie. E non è neppure un dentro a qualcosa dove andare e poi uscire. L’internet siamo noi. Tanto più che ce ne portiamo un pezzo in tasca tutti i giorni. La nostra quotidianità si svolge in un ecosistema tra la fisicità e il digitale dove l’uno non esclude l’altra. Le nostre case sono diventate case invisibili.

Viviamo in un OnLife continuo.