Giornalismo radiofonico secondo Nieman Lab

Il giornalismo radiofonico è quel campo del giornalismo in cui si pubblicano notizie attraverso la radio, la propria voce e i suoni. La scrittura per la radio, infatti, è diversa rispetto alla scrittura per il cartaceo. Se si vuole scrivere per la radio, è necessario usare una scrittura colloquiale, una scrittura parlata.

Nel mondo anglofono, il giornalismo radiofonico in sé non esiste. O meglio, non esiste la suddivisione che si fa in Italia e c’è un’altra suddivisione. Si parla più ampiamente di Brodacast Journalism. Ossia, radio, web e televisione sono accomunati dalla pubblicazione elettronica.

Il Nieman Lab ogni anno, ad inizio anno, chiede ad alcune delle personalità più brillanti del giornalismo nel mondo, quello che pensano del futuro del giornalismo. Ed ho deciso di riportare qui sul blog alcuni pensieri dei broadcaster intervistati. E in particolar modo dei broadcaster che parlano di radio. Nei link trovi gli articoli integrali, che vale la pena leggere. Qui di seguito trovi quello che ho ritenuto importante sottolineare e condividere. Anche se, ad essere sincero, sono un po’ stufo di leggere soluzioni e previsioni, che poi nei fatti, nessuno realizza o mette in atto. Alla fine, come al solito, le mie brevi parole da ricordare.

Giornalismo radiofonico secondo Nieman Lab (anno 2016, previsioni 2017)

Interfaccia neutrale?

Non esiste un’interfaccia neutrale di Sara M. Watson, critico tecnologia e affiliata con Digital Asia Hub.

Da qualunque touchpoint riceviamo le notizie, i punti di accesso alle informazioni sono sempre più personalizzati. Cioè, non esiste più esperienza neutra.

Le questioni chiave per i lettori saranno: per che cosa stiamo ottimizzando il contenuto? Per la responsabilità civile? Per dare rilevanza personale? Qualità? Per esporre la diversità delle fonti e/o dei punti di vista? Tempo sul sito?

Fiducia

Fiducia è Il nuovo click di Michael Kuntz, vice presidente senior delle entrate digitali in USA Today Network.

Nel 2016, la solita battaglia dei media per l’attenzione sembrava più una guerra. Alimentata principalmente da una stagione politica senza precedenti. I consumatori sono stati bombardati da una litania incessante di “breaking news“, titoli riciclati e storie false.

Abbiamo combattuto contro noi stessi e, nello stesso tempo, ci siamo arresi troppo facilmente sul nostro territorio verso i giganti delle piattaforma. Coloro che hanno sempre monopolizzato la più grande economia dell’attenzione.

Non tutto è perduto.

La fiducia, indipendentemente dall’orientamento politico di una società multimediale o dalle credenze istituzionali, si trovano dove le notizie possono lasciare un segno e continueranno a prosperare in futuro. Sappiamo che la fiducia porta ad un maggiore impegno e alla volontà di pagare per i contenuti di valore.

Per i marchi che stanno cercando di connettersi con i consumatori in modo più significativo e autentico, il tempo trascorso sarà la moneta digitale del futuro, al di là del click.

Il futuro del business delle notizie digitali, che è il futuro delle notizie per sé, è in gioco. Se non vinciamo la guerra della fiducia del lettore, saremo lasciati a combattere piccole battaglie per pochi investimenti pubblicitari. La buona notizia è che è una guerra che possiamo vincere.

Acquistare Fiducia

La FIDUCIA dipende dai dettagli di ELIZABETH JENSEN mediatore di NPR.

Gli ascoltatori stanno prestando attenzione. Anche se a molti lettori basta leggere i titoli dei giornali.

Spero che il 2017 sia  l’anno in cui il giornalismo, che cerca di ricostruire la fiducia, in mezzo al pubblico, ponga un’enfasi rinnovata sui fondamentali. Nonostante tutte le pressioni del tempo. Quando i fatti saranno controllati due volte. Quando gli analisti “mostreranno il loro lavoro”, spiegando come sono giunti alle loro conclusioni. Quando le correzioni necessarie saranno pubblicate in modo rapido e ben visibile. Quando la trasparenza fiorirà. E sì, quando sarà analizzata ogni parola.

Voci autentiche

Voci autentiche, non notizie false di Laura Walker, Presidente e CEO di New York Public Radio.

I mezzi di comunicazione hanno la responsabilità di coprire storie “piccole”. (Al momento) Essi illuminano, approfondiscono le “grandi” storie.

Come mezzo sonoro, la radio pubblica – e adesso l’esplodere del podcasting – deve dare voce alla gente. Con la specificità locale e il fascino personale. Le storie individuali e le voci autentiche hanno il potere di creare empatia, la connessione e la comprensione.

Prevedo che nel 2017, più organi di informazione potranno ascoltare più profondamente il popolo di questo paese con genuina curiosità e senza preconcetti. Per trovare fili comuni e soluzioni comuni. Per colmare un abisso che è più ampio di quanto abbiamo realizzato. Voci autentiche – notizie verificate. Nel 2017, compito dei media sarà lasciare che la gente dica la propria.

Podcast

PODCASTS dive Into BREAKING NEWS di Andrea Silenzi è ospite del perché oh perché.

A me fa piacere che i podcast siano un modo per acquisire notizie ed informazioni senza essere legati ad uno schermo o su una sedia. Nel 2016, i miei podcast preferiti sono stati quelli che mi hanno aiutato a digerire le notizie del giorno.

A me, sembra inevitabile che questa tecnologia abbia il potenziale per essere utilizzata per un telegiornale regolarmente aggiornato.

Molti nuovi ascoltatori arriveranno in cerca di un rifugio dalle false notizie di Facebook; o dall’ideologo disordine di Twitter. Nel 2017 vedremo l’ascesa di più telegiornali, di sperimentazione. Lasciate che la gara abbia inizio.

Stratificazione del Podcasting

Stratifica il Podcasting di Eric Nuzum. Vice presidente senior per lo sviluppo di contenuti originali presso  Audible.

Il 2016 è stato l’anno che l’industria del podcasting. Come mai? Si è  professionalizzata.

Guardo all’industria del podcast come ad una industria matura. Vedo un parallelo con l’industria della musica antica. Per gran parte della sua vita, l’industria musicale ha seguito un ciclo. Gli imprenditori appassionati hanno dato vita ad etichette indipendenti, e sono cresciute. La maggior parte di questi indipendenti di successo sono stati acquistati da società e sono state assorbite … ma non solo. Ci sono state alcune piccole etichette indipendenti che sono rimaste piccole. Coloro che fortunatamente sono rimaste piccole hanno saputo bilanciare il proprio mercato. Da un lato non avevano la distribuzione e la commercializzazione delle major. Ma dall’altro lato erano liberi di lanciare i propri colpi e di decidere il proprio futuro.

Il 2017 sarà l’anno in cui il podcasting si stratificherà. L’anno della distinzione tra major e indipendenti. Il 2017 sarà il punto in cui ciò che divide questi due strati sarà più rilevante di ciò che li unisce.

Bambini e Millennial per il podcast

BAMBINI salite sul treno dei PODCAST Libby Bawcombe, Senior Designer prodotto visivo a NPR.

I podcast per bambini saranno di moda quest’anno. Ora che gli adulti stanno consumando più podcast che mai, vedremo modelli di business emergere basati sulla condivisione di podcast con i bambini – che sono naturalmente impegnati ascoltatori e che amano la narrazione.

L’anno passato (2016), la conversazione intorno ai podcast per bambini ha continuato a raccogliere interesse. Le organizzazioni di analisi dei media, come Nieman Lab, continuano ad esplorare i benefici per i bambini ad ascoltare i podcast. In più i loro effetti duraturi sullo sviluppo e l’apprendimento.

Questi punti chiave determineranno se i podcast per bambini potranno avere successo anche quest’anno.

Si potrebbe auspicare che avvengano cambiamenti nel comportamento. I genitori potrebbero considerare i podcast per bambini come un antidoto al “tempo da trascorrere davanti allo schermo”. Offrendo esperienze di ascolto divertenti ed educativi per i bambini.

Le interfacce utente: Sarebbe bello se si trovasse un’applicazione o un sito web che è stato progettato per far trovare trovare ai bambini podcast creati per loro.
Ora è il momento di prendere ciò che abbiamo imparato dalla podcast e applicarlo ai nostri ascoltatori più piccoli. Credo che i bambini siano il nostro futuro. Dobbiamo insegnare loro bene e fargli ascoltare podcast.

L’anno del Podcast

L’ANNO DEL PODCAST Asma Khalid è un giornalista di NPR.

Sì, avete sentito questa previsione tante volte. E hai ragione, il podcasting non è una cosa nuova. Lo conosciamo già da oltre un decennio. Ma, nel 2016, con una serie di podcast politici, nati per le elezioni presidenziali, gli organi di informazione hanno realizzato quale sia il potenziale del podcasting come fonte di notizie primaria. Si sono resi conto che c’è una fame di notizie audio on-demand. E che si rivolge ad un pubblico più giovane (si pensi 35 e sotto).

Podcasting è a volte liquidato come niente di più che una radio nelle orecchie. Ma mi permetto di dissentire. E’ molto più intimo di una radio tradizionale. E gli editori che realizzeranno la potenza di questa intimità probabilmente avranno un vantaggio nel lungo periodo.

In un mercato affollato, forse è questo che i giovani vogliono. Notizie affidabili con una prospettiva affidabile. Non sono alla ricerca di obiettività onnisciente, ma di fiducia e prospettive veritiere.

Le prossime sfide

Prossima guerra CLASS PODCASTING’S di Nicholas Quah ,scrive Hot Pod.

“le persone che hanno a cuore le notizie vere sono ormai una nicchia” lo vedremo nel prossimo anno. Diverse aziende, alcune nuove e alcune già esistenti, probabilmente spingeranno più in profondità tra intelligenza, informazioni, notizie e contenuti, e pagheranno un prezzo di conseguenza.

Parole da ricordare

Mi pare che ci sia poco da aggiungere. Vorrei solo dire che sebbene anche qui ho sottolineato l’intervento di Asma Khalid nel quale si afferma che questo sia l’anno del podcast, io non credo a questa affermazione.

Non è l’anno del podcast. Trovate il mio pensiero a riguardo nell’articolo dedicato al tema. Nonostante Facebook Live Audio.

Da segnare e da ricordare, ripeto, solo alcune parole: Interfaccia, Fiducia, Voci autentiche e Sfide.

Interfaccia. Sempre più la comprensione del mondo avverrà tramite una o più interfacce.

Fiducia. La nuova moneta. Sempre più rara. Chi saprà conquistarla avrà il mondo ai suoi piedi.

Voci autentiche. Le storie, che siano di parole o di voci o di suoni, saranno sempre il sale delle nostre vite.

Sfide. Siamo tutti sulla stessa barca. Grandi e piccoli. Nessuno si senta escluso.

5 Digital Voice Recorders professional

You can find a lot of Digital Voice Recorders on shop. It’s difficult to choose. Often you are going to buy the voice recorder you see in the closer and comfortable shop. This list that I propose you is my personal list. Voice Recorders that I use in my job, in the Radio. This blog is in Italian language, but I try to write something in English to practice the writing. Sorry for my poor english! So, if you want correct me I said you “Thank you very much!”

So, you are here. You are looking for digital voice recorders to record some sound or an interview. Your smartphone is not enough. You need more.

Voice recorders are not strictly reserved for professional reporters. They can also come quite handy during a work meeting, in a classroom, or for anyone looking for better sound recording quality than a commonly used smartphone can offer.

Zoom H4nsp

In my opinion this is the best digital audio recorder in the world. At least if you use it professionally is the best.

I think Zoom H4n is best than major brother Zoom H6 . It is true portable studio. Personally, I appreciate the microphones of this recorder. They are excellent. They have a very good sensitivity and are staggered. In this way they lead to an actual stereo sound.

The Zoom H4NPRO is weighs. If you’ll buy you need practice for recording. I advice you don’t improvise. If you want to have good results you have to know how to behave in different situations. The strength, but also the defect, is the manual controll. The Zoom H4N is a voice recorder without automation. I suggest you take some testing before the debut. If you are wrong you risk don’t record your voice. Pay attention!

THE ZOOM H4N
The gold standard in portable recording

TASCAM DR-40

The Tascam is among the best brand manufacturer of recorders. But, in my opinion, best products are the recorders like the Tascam DP-32SD Portastudio Digital It’s not portable recorders. This recorder has the best quality / price / performance.

However on portable recorders, the company puts in all his experience. The Tascam DR-40 is the equivalent  range of the Zoom.

The audio recording of Tascam and Zoom is very similar. Often is difficult to understand the differences. I don’t like the plasticky case of Tascam. I don’t understand why they use. It seems like a toy. It’s true, the costs is less than Zoom but it is not free.

If you use it for only audio interviews the Tascam is a great product.

Zoom H2n

The Zoom H2N is the small voice recorder of the Korean company. The digital voice recorder is very good for  has recently evolved and is ideal for those with weight problems and space. Zoom H2N can be added to cameras. I like it!

Yamaha

The Yamaha logo is composed of three tuning forks. And this in the audio world is important. I personally use the Pochetrak C24. It is a small recorder, light and practical. It works at the best, in every conditions. The cut option cuts the high and low sounds. You just press Rec button and You can take record without worrying about anything.

Unfortunatly, at the moment is not available.

Sony-ICDPX333

Sony offers portable recorder at good price. Petty cash is something useful if you have forgotten your headset, but it is unlikely you will make a continuous listening through a recorder, it is not made for this. At least (I hope) you will not do with this.

The price is his point loud and the memory of 4 gigabytes is remarkable, but it is the most limited of all recorders up to this point. Sony ICDPX333 only records in mp3 and reaches a maximum of 192kbps. A limit only if you think you need more quality and if you must edit your recorded. Even for this recorder just press Rec and take relax in conversation.

Or you can buy Sony ICD-UX533 Registratore Vocale Portatile, Nero

I was able to verify that some people use digital voice recorder to spy friends or enemy, or to record private conversations. I think is not correct to do this. But you take attention by law. In some State is illegal, too. In Italy you can record what you want but you cannot share the record without consent of the speaker. You pay attention! Take care! And take information about the laws of your Country.

The readers asked me some opinion

Some readers of this blog asked me some opinion. This article has been very successful in Italy and for this reason I decided to translate in English.

I’ve never used the following digital voice recorders. I never heard the recording. So my judgment is partial and is based on what you can read and see on paper. But maybe these voice recorders also meet your requirements.

Voice recorders Zoom

After so many years with only two recorders, the Zoom H2 and Zoom H4, in recent years, Zoom launched more recorders with different price and power. In my opinion the brand is the best.

Zoom H1

The Zoom H1/MB Registratore Digitale belongs to the family based recorders. It has a cost and it seems to keep all the qualities of its bigger brothers. The thing that I like is dedicated to the microphones protection. Which makes me imagine a battle recorder. Although it is always good to take care of condenser microphones.

Zoom H6

If you asked me if I would buy this recorder, my answer will be, No! If I should to record 4 instruments, I would prefer to buy a mixer and would to record the output of the mixer. There are some readers who disagree to me. I know that the mixer is not portable recorder. Nut I think the cost is expensive. The Zoom H6 Records tracks from Zoom directly from the cable are mono tracks. They need to be edited. But this is another history.

Zoom H6 website

Zoom H5

The Zoom H5 is an intermediate audio recorder. Good opportunities and good price. The design is very thin. The microphones are highlighted.

In my opinion the true innovation of Zoom H5 seems the microphone interchangeability. In fact, for Zoom H5 or H6 you can buy Zoom SGH-6 Microphone. The SGH-6 is a directional microphone that picks up sounds only in the direction which is pointed. Very intersting! I hope to use soon!

Portable voice recorders Tascam

During my life I saw Tascam in every theaters, recording studios, and professional audio studios. But in portable voice recorders I think they can do more and more! I must admit they offer very good price.

TASCAM Handheld_recorder

Tascam DR-22

The Tascam DR-22WL seems an interesting portable digital recorder. The wifi allows to transfer the files without the use of wires. And you can share via email or social (after registration, by phone or public network). This option can be fun and profitable. But I don’t trust the recorders “that you can use also …” something else. Then, I read a bad feedback of those who use the recorder. He write that during the recording you can not touch, to avoid disturbing noises. I have no evidence about. But if it’s true I think is a big problem.

Tascam DR-05

The Tascam DR-05 appears to offer a lot more professional options of the DR-22 Tascam. Tascam DR-05 Record in wav, and in mp3. It has microfone integrated omnidirectional. You can record with automatic or manual settings, control the gain or operate the limiter to prevent clipping.
On paper, the quality / price is good.

Some might even stumble on the sul Tascam DR-05 VER 2.

From what I read on the data with version 2 you can record audio on a base already recorded on the audio recorder. You maintain the original audio. I think this is not god job. I prefer to record two tracks separately. And then editing with audio software. On both recorders you can insert an external microphone with mini jack.

Audio recorders Olympus

I have never used Olympus recorders. But you can find everywhere the Olympus brand. Olympus have a lot of professional dictation And I think I can suggest for university student and professional reporters.

OLYMPUS Global

Olympus WS-853

The Olympus WS-853 is simple and small recorder. I think is excellent option can expand the SD card memory up to 32 Gb. Type over 2000 hours of recording it mean absurd numbers. After you have registered below (or put together in a more moments) 83 days in a row of audio, how many days you will need to edit and shared recorded type?

Olympus LS

The Olympus LS-12 or the next Olympus audio recorder Olympus LS-14 have recording quality and the prices of them competitors.

As the Olympus LS-100 is equivalent to recorders since proposed here. But if you have a very good budget the best is Olympus DS-7000


This post is not sponsored and I have no connection with the brands you found in. The links send you at my Amazon affiliate program Amazon.

However, I repeat that the proposal of the post comes from the use and professional staff that I taked in my life. And also by the opinions exchanged with other professionals collega in the audio industry. I have no business selling of these products.

Jorge Arango e l’architettura dell’informazione

Jorge Arango,

architetto dell’informazione,

è uno dei co-autori della quarta edizione del libro “Information Architecture: per il web e oltre” . Il libro che è il caposaldo dell’architettura dell’informazione.

Jorge Arango, è stato, insieme ad Abby Covert, ospite all’IASummit 2016 di Architecta a Roma, eh ha pubblicato su Medium il suo discorso. Così come ho fatto sul post di Abby Covert e l’architettura dell’informazione sottolineerò, anche qui, i passaggi più importanti che mi hanno colpito. Alla fine, le mie considerazioni.

Jorge Arango: Lasciare il segno

Gli edifici servono per fini utilitaristici. Ci riparano dalla pioggia o servono come luogo sicuro per riposare. Sono anche manifestazioni fisiche degli ambienti politici, sociali, e culturali che li hanno prodotti. Gli edifici raccontano storie su chi siamo e chi eravamo come popolo.

I primi telefoni cellulari come “mattoni”

Il software è malleabile, riproducibile e onnipresente. Il software sta assumendo la funzioni che abbiamo già sperimentato con gli edifici.

Non molto tempo fa, chi voleva acquistare della musica si sarebbe recato in un negozio di dischi. Oggi si paga per il privilegio (temporaneo) di uno streaming. Qualche negozio di dischi sopravvive ancora, ma la maggior parte ha chiuso i battenti. E molti musicisti sono dovuti passare ad altre soluzioni per guadagnarsi da vivere.

Software

Il Software rende possibile cose che prima erano impossibili.

Le applicazioni stanno modificando la nostra realtà e il nostro modo di affrontare la realtà.

Lo scrittore e designer Edwin Schlossberg ha detto che “l’abilità di scrittura è la capacità di creare un contesto in cui altre persone possono pensare.” Penso che l’abilità di progettare – in particolare l’abilità di progettare software – sia l’abilità di creare contesti in cui altre persone possono lavorare, imparare, giocare, organizzare, negoziare, spettegolare.

Guardiamo oltre

Se abbiamo intenzione di costruire la nostra società sul software, non vogliamo aspettarci che esso ci fornisca stabilità contestuale. Cosa che ci si aspetta da parte dei nostri ambienti fisici. Quindi la questione centrale per me in questo momento è. “Come possiamo progettare ambienti informativi che supportano l’integrità a lungo termine?”

Sistema VUCA

Nei primi anni del 1990, l’esercito degli Stati Uniti ha creato un acronimo per descrivere la situazione geopolitica dopo la guerra fredda: VUCA. VUCA è l’acronimo di (volatility, uncertainty, complexity, ambiguity) volatilità, incertezza, complessità, e ambiguità. L’aumento delle tecnologie dell’informazione – e di Internet in particolare – ha radicalmente trasformato la nostra realtà politica, economica e sociale. Stiamo tutti vivendo in uno stato generalizzato di VUCA.

Vediamo segni ovunque. VUCA è quando alcuni cittadini privati dei diritti civili si riuniscono in un social network e iniziano un movimento che fa cadere una dittatura di 30 anni, in una settimana. La Brexit è un effetto del VUCA.

Le cose che progettiamo sono meccanismi che, sempre più persone utilizzano per capire e interagire con il mondo. Gli ambienti informatici possono aiutarci ad aprire le nostre menti o aumentare la nostra capacità di comprensione. Oppure ci possono fuorviare. Possono alimentare “notizie false”, o ci possono intrappolare in “bolle di opinione” facendoci credere che tutti la pensano come noi.

Struttura

Il primo punto di vista è che tutti gli ambienti di informazione hanno strutture semantiche sottostanti che li supportano. Le strutture esistono sia che siano state progettate intenzionalmente, sia che non siano state progettate.

Sto parlando di architettura dell’informazione, che comprende (tra l’altro) le categorie, le gerarchie, e particolarmente il linguaggio che lo rende un particolare ambiente di informazione diverso da un altro.
Per i nostri scopi qui, è importante riconoscere che queste strutture semantiche cambiano più lentamente rispetto alle interfacce utente che supportano.

Una visione utile

Scopo: motivo per cui esiste una organizzazione, una squadra, o un prodotto. Lo scopo non è un obiettivo, poiché non può essere mai raggiunto. Lo scopo è un’aspirazione che il sistema venga sempre adoperato.

Strategia: come l’organizzazione aspira a fare le cose, in modo diverso, al fine di tendere verso il suo scopo. Come compete.

Governance: come l’organizzazione si modella per attuare la sua strategia. Le regole e le modalità di coinvolgimento, tra cui la gerarchia interna dell’organizzazione.

Struttura: l’architettura delle informazioni che comunicherà prodotti e servizi finali.

Forma: le interfacce utente che la gente usa per interagire con i prodotti e i servizi dell’organizzazione. Qui è dove la struttura si articola come gli artefatti che l’uomo può utilizzare.

Modulo e struttura

La struttura che informa questi prodotti e servizi cambia più lentamente rispetto alle interfacce utente che sono costruite su di essa. Sperimentiamo le cose che progettiamo attraverso le applicazioni, i siti web, i social media, e tanti altri touchpoint. Per motivi di coerenza, i vari prodotti usati dall’utente, dovrebbero condividere una struttura semantica comune.

Tuttavia, al fine di avere successo, i progettisti dovrebbero essere pratici su tutti i livelli. Muoversi senza sforzo tra i vari livelli. In ogni caso, come progettisti, dobbiamo riconoscere che le decisioni strutturali degli ambienti di informazione sono la parte maggiormente rilevante rispetto alle interfacce utente. Se ci aspettiamo che questi ambienti perdurino dobbiamo prestare attenzione alle basi strutturali.

Sistemi

I prodotti dei servizi che progettiamo non esistono da soli. Essi creano e partecipano a sistemi. Che cosa è un sistema? Semplicemente, è un insieme di elementi collegati in modo da consentire loro di formare insiemi complessi.

I sistemi sono ovunque. Sono parte della nostra esperienza giorno per giorno. Tuttavia, la comprensione delle relazioni sistemiche richiede di osservare il mondo in modo olistico (guardando il “quadro”). Una capacità questa che sembra si sia atrofizzata dopo tre secoli di pensiero, per lo più, riduzionista.

Ci piace spezzettare le cose in blocchi più piccoli in modo da poterli capire. Vogliamo risposte rapide e semplici. Vogliamo che qualcuno abbia la colpa quando le cose vanno male. Di conseguenza, soffriamo di una cecità culturale per i sistemi e per le loro implicazioni.

iTunes

Per un esempio più vicino alla nostra disciplina prendo in considerazione iTunes. Può non essere ovvio ora, ma iTunes una volta era considerato un esempio di sistema ben progettato.

Il successo dell’ iPod è stato dovuto, in parte, al fatto che è stato progettato per partecipar ad un sistema più ampio. Il dispositivo ha assunto la minima funzionalità possibile. Mentre le altre funzioni sono state delegate su iTunes. iTunes non è una applicazione semplice. Negli ultimi dieci anni, tuttavia, l’ecosistema intorno ad esso è diventato sempre più complesso.

Gli utenti di iTunes di oggi possono anche comprare o ascoltare musica in streaming, acquistare o noleggiare film e spettacoli televisivi, iscriversi e ascoltare podcast, assistere a corsi universitari, gestire le proprie suonerie e audio libri e molto altro ancora. Anche se iTunes è cambiato esteticamente negli ultimi dieci anni, non si è ridimensionato per servire queste nuove funzioni del sistema in modo elegante. Il risultato è spesso frustrante.

Modelli concettuali

I progettisti possono utilizzare modelli concettuali per valutare rapidamente l’alto livello degli scenari. “Cosa accade se…?” Senza impantanarsi in discussioni estetiche. I modelli concettuali sono la chiave per la progettazione di ambienti di informazione efficaci. I modelli concettuali sono un buon strumento per aiutarci a iniziare a pensare di più a livello sistemico per il lavoro che facciamo.

Sostenibilità

Come abbiamo visto con iTunes, i sistemi non sono statici. I sistemi sono sempre in continua evoluzione, essi reagiscono alle mutevoli condizioni esterne ed interne. In altre parole, il sistema deve essere sostenibile.

Si può pensare alla sostenibilità come alla creazione delle condizioni necessarie ad un sistema per soddisfare le esigenze dei propri stakeholder senza compromettere le esigenze dei suoi futuri interlocutori. Nel caso dell’ambiente fisico, il nostro obiettivo primario dovrebbe essere quello di garantire che possa sostenere la vita a lungo termine. Quando si tratta di un ambiente di informazioni, il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di garantire che possa rimanere vitale e utile nel lungo periodo.

Per fare questo, deve essere sostenibile. Dovrebbe essere in grado di generare risorse sufficienti per sostenere la sua esistenza continuata. Il suo scopo dovrebbe generare queste risorse senza compromettere il motivo del perché esiste.

Il suo contesto sociale dovrebbe raggiungere il suo scopo senza compromettere le società che lo ospitano.
Questi obiettivi rispecchiano gli obiettivi di sviluppo sostenibile formulati nel corso del vertice mondiale del 2005 sullo sviluppo sociale. I “pilastri” economici, sociali ed ecologici, o aspetti fondamentali del sistema. Vediamo come sono riferite al nostro lavoro.

Il pilastro economico

La creazione e il mantenimento di un ambiente informativo richiede risorse. Questo include il lavoro per progettare, creare, testare e gestire il software, i server per ospitarlo, le energia per alimentarlo, le infrastrutture che hanno a che fare con la logistica, e altro ancora. Il sistema dovrebbe essere in grado di generare un valore sufficiente per produrre le risorse necessarie per assicurare la sua esistenza continua.

Tuttavia, negli ultimi due decenni abbiamo visto molti ambienti informativi che catturano la nostra attenzione senza generare un valore sufficiente per rimanere vitali nel lungo termine.

Il pilastro sociale

Gli ambienti informatici esistono all’interno di un costrutto sociale più ampio. Per consentire loro di rimanere vitali nel lungo termine, la società nel suo insieme deve rimanere anch’essa vitale.

Tuttavia, molti ambienti informativi sono basati su modelli di business che, pur essendo validi dal punto di vista economico, possono essere insostenibile dal punto di vista sociale. Ad esempio, i modelli di business basati sulla pubblicità possono essere problematici.

Dal momento che la pubblicità ci spinge verso un maggiore consumo e lo fa guardandoci come membri di segmenti demografici sempre più ristretti. Di fronte alle sfide che abbiamo di fronte come società, dovremmo cercare di essere più consapevoli dei nostri consumi e più mirati sulle cose che ci uniscono. La pubblicità potrebbe incentivare il contrario.

Il pilastro ecologico

Il terzo ed ultimo pilastro è il meno evidente, ma non meno importante, il pilastro ecologico. Le cose che progettiamo partecipano a creare ecosistemi di comunicazione. Questi ecosistemi sono in grado sia di sostenere, sia di danneggiare, le prospettive a lungo termine delle nostre società. Dobbiamo considerare l’impatto che i nostri ambienti di informazione hanno su questi ecosistemi.

Neil Postman ha sottolineato che la comunicazione avviene in ambienti semantici che sono paralleli con gli ambienti fisici. Se si considera che l’ “obiettivo” dell’ambiente fisico sia di sostenere la vita, allora l’obiettivo del contesto semantico è trasmettere significato.

Entrambi i tipi di ambienti possono diventare inquinati, il che li rende incapaci di raggiungere questi obiettivi. Nel caso dell’ambiente semantico, l’inquinamento si verifica quando la lingua, le regole e le finalità di un particolare ambiente semantico (ad esempio la scienza) cominciano ad essere offuscate con quelli di un altro ambiente semantico (ad esempio la religione).

Fake News

Ancora. Dopo l’elezione 2016 negli Stati Uniti, si è parlato molto del problema delle “notizie false” sui social network. Ciò significa che un particolare ambiente semantico ( i social media che stiamo usando per informare la nostra visione del mondo) sta diventando un ecosistema inquinato con materiale proveniente da un altro ambiente semantico (la propaganda, o in alcuni casi, la satira).

Questa non è una novità, naturalmente. La disinformazione è stata intorno a noi da tempo. Ciò che è nuovo è la pervasività del problema. E il fatto che ora passiamo molto più fluidamente tra i diversi ambienti semantici. Questo rende più difficile per noi capire come dovremmo interpretare ciò che stiamo guardando. Ci conviene capire come possono diventare inquinati, e lavorare per garantire affinché la trasmissione di significato possa avvenire in modo più “limpido” possibile.

Risorse non rinnovabili

Quando discutiamo di sostenibilità dell’ambiente fisico, parliamo spesso di risorse non rinnovabili.
Gli ambienti informatici hanno anche loro una risorsa non rinnovabile, essenziale. Una risorsa senza il quale l’intero sistema crolla. L’attenzione. L’attenzione degli esseri umani, che interagiranno con i prodotti e i servizi che progettiamo.

Che cosa stiamo facendo con il tempo prezioso degli utenti delle nostre applicazioni? Li stiamo aiutando ad essere genitori, collaboratori, cittadini più efficienti? O stiamo dando loro solo una soluzione rapida, della dopamina, in modo da poter mostrare loro più annunci?

Ogni giorno, le persone stanno spendendo più del loro tempo con le applicazioni e i siti web che creiamo. Dobbiamo onorare questo privilegio per non sprecare la loro attenzione.

Conclusioni

L’Informazione sta cambiando il mondo. Gli ambienti informatici, vissuti attraverso prodotti e servizi digitali come le applicazioni – stanno diventando i contesti in cui le persone portano avanti le loro attività giorno per giorno. In qualche modo, questi sistemi stanno assumendo ruoli che sono stati serviti dall’ architettura.

Come con gli edifici, gli ambienti di informazione influenzano il come comprendiamo noi stessi e le nostre società. Poiché sono fatti di un materiale incredibilmente malleabile, i contesti che creiamo sono in costante stato di cambiamento. Questa è una novità per noi. Come designer (progettisti), dobbiamo accettare la responsabilità per la redditività a lungo termine di questi ambienti e le società che li ospitano.

La progettazione, il design, come è stato tradizionalmente praticato è incompatibile con un mondo che è caratterizzata da rapidi cambiamenti, sfide sistemiche, e dall’ambiguità.

Solo lavorando insieme, per progettare nuove possibilità, possiamo superare le enormi sfide che stiamo affrontando. Questo sentimento è stato espresso più succintamente (e splendidamente) da Christopher Alexander.

Making wholeness heals the maker.

Questo è il mio augurio per noi. Che dobbiamo imparare ad usare il nostro mestiere a guarire noi stessi e il nostro mondo. Siamo tutti soggetti interessati nella progettazione di un futuro più praticabile.

Jeorge Arango lascia il segno

Ho poco da osservare su questo intervento di Jorge Arango. Più che delle risposte mi vengono in mente dubbi e domande. Molte delle quali già poste riguardo l’Onlife Manifesto. Chi mai vorrà rispondere a queste domande? Chi mai ascolterà le mie risposte? Chi mai risponderà delle mancate risposte a questi quesiti? Mi assale un senso di impotenza.

Le domande che contano

Le domande di Jeorge Arango risuonano nelle mie orecchie. “Come possiamo progettare ambienti informativi che supportano l’integrità a lungo termine?” – “Che cosa stiamo facendo con il prezioso tempo dei nostri utenti? Li stiamo aiutando ad essere genitori più efficienti, li stiamo rendendo più collaboravi, o cittadini più attivi e consapevoli?”

Si tratta di domande che richiedono grande responsabilità. Riguardano principalmente aziende come Alphabet (Google), di piattaforme come Facebook e tutti i colossi del web contemporaneo. Ma sono domande che si deve porre anche il sito del piccolo comune di provincia.

Quale funzione ha un sito? Quale valore aggiunge al web e ai suoi utenti? Qual è l’architettura dell’internet che vogliamo costruire?

Ambienti sani producono utenti sani. Siti semanticamente organizzati producono contenuti di valore. Informazioni chiare e accessibili danno risposte adeguate. Un internet migliore non è qualcosa di astratto. Ciascuno di noi ne costruisce, giorno per giorno, un pezzetto. Pensare e creare internet è una prospettiva di progettazione per il futuro. A cui tutti siamo chiamati.

Siamo tutti soggetti interessati nella progettazione di un futuro più praticabile.

Anno del podcast?

<<Il 2017 è l’anno del podcast>>. In molti lo dicono. Ma, personalmente non sono proprio d’accordo. Proprio perché amo il mezzo e lo strumento da oltre 10 anni, penso che non sia questo l’anno del podcast. Ed anche se Mark Zuckerberg ha inserito la nuova funzione Facebook Live Audio, le abitudini degli utenti italiani sono ancora lontane dai podcast. Dobbiamo lavorarci!

Il 2017 l’anno del podcast?

L’interesse sul formato podcast cresce. Nei primi giorni di dicembre 2016 LinkedIn ha pubblicato una ricerca che conferma il successo dei podcast. Su Copyblogger ho trovato una bella infografica che mostra la crescita degli ascoltatori dal 2003 al 2014, negli Stati Uniti. Il recente rapporto della Edison Research ha rivelato che gli ascoltatori di podcast si sono raddoppiati tra il 2008 e il 2015, per poi aumentare di un altro 23% tra il 2015 e il 2016. Solo negli Stati Uniti 57 milioni di ascoltatori mensili.

L’anno scorso, dopo aver letto un post sul profilo di Mark Zuckerberg in cui scriveva di voler investire nell’intelligenza artificiale, anch’io ho subito pensato e scritto che il 2016 fosse l’anno del sonoro. Mi sono fatto prendere la mano nella titolazione. In realtà, come al solito, nell’articolo il discorso era ed è molto più complesso.

Mi dispiace poi che a dirlo siano anche persone di cui ho stima. E che guarda caso iniziano a creare podcast proprio (da) quest’anno.

E’ bello sentirlo dire

La verità, a distanza di un anno (per quanto mi riguarda, col senno di poi e con l’esperienza del blog), la posso dire, era un’altra. Allora, ad appena sei mesi di vita del blog e a poche settimane dal mio primo post, era proprio quello che volevo sentirmi dire. Ero lì che leggevo articoli su articoli riguardanti l’audio. E forse speravo di trovare un articolo, una frase, una parola che confermasse che la scelta di aprire un blog di architettura dell’informazione sonora fosse stata la scelta giusta. Ma secondo voi il 2016 è stato l’anno del sonoro? Quanti podcast in più, rispetto all’anno precedente, avete ascoltato? E’ più probabile che ne abbiate creato uno in più. Ma ascoltato dubito. Se lo avete fatto, complimenti!

Cosa sta accadendo negli Stati Uniti?

Che questo sia l’anno del podcast, dunque lo ripeto, è detto perché negli Stati Uniti, Radio e Giornali si stanno interessando a questo formato e stanno investendo. E il pubblico stia rispondendo positivamente.

Due osservazioni, però le devo fare.

  • la prima è che quello che funziona negli Stati Uniti non è detto che funzioni anche qui in Italia.
  • La seconda osservazione è che quello che sta accadendo negli Stati Uniti con i podcast è lo stesso fenomeno che sta accadendo con le serie TV (diciamo ormai da qualche anno). Ossia, negli Stati Uniti sono state prodotte serie tv come Bad in Breaking, Game of Thrones, (solo per citare quelle che seguo io. Voi continuate con la vostre). E insomma capirete che la qualità si è alzata notevolmente.

E in Italia?

In Italia, la risposta al grande successo alle serie tv americane sono le fiction di RaiUno. Attenzione, a saperle fare, ad averne di successo quanto le fiction. C’è un pubblico affezionato al genere. C’è un bisogno che viene soddisfatto per un pubblico che ancora resta legato alla televisione. Quello che dico è che è chiaro a tutti che si tratta di altre cose. Sono altro per cultura, per tradizione cinematografica e televisiva. Sono altre semplicemente perché rivolte a pubblici diversi, appunto. Idem per i podcast. Alla qualità dei podcast americani non c’è nessuna risposta dalle nostre radio. Magari i prodotti americani saranno tradotti in italiano e allora magari ascolteremo anche noi i podcast americani. Ma non sento nulla di nuovo da queste parti.

Tutto procede nella norma

Certo, sul lato podcast la qualità (negli Stati Uniti) è aumentata e sono aumentati gli ascoltatori. Sul lato conversazionale, la tecnologia si evolve, le ricerche si velocizzano; la potenza di calcolo aumenta, qualcuno sperimenta più di altri, qualcun’altro inizia ad usare gli assistenti vocali. Ma il tutto procede nella norma. Assistenza vocale, interfacce conversazionali, saranno sempre più presenti nel nostro quotidiano. Magari, anche grazie alla mia attività, si parlerà più spesso di architettura dell’informazione conversazionale o addirittura nelle Università si comincerà ad insegnare architettura dell’informazione sonora o Language Design. Chissà. Ma ci vorrà ancora del tempo perché questi concetti entrino a far parte del nostro contesto. E nessuno può prevedere il momento o l’anno esatto. Anzi, se qualcuno lo sa, non lo viene a dire a noi, a gratis.

Facebook Live Audio

Nonostante gli ascoltatori, dunque, negli Stati Uniti, crescano, e nonostante sia in arrivo Facebook Live Audio non è che ci vogliano strumenti particolari per capire che questa funzione non ha e non avrà lo stesso successo di Facebook Live Video. Basta guardarsi, onestamente, in giro. Su Facebook, in Italia, ho visto che da dicembre ad oggi ne parlano un migliaio di persone. Mentre 3 mila parlano dei live video. Oppure si può chiedere a Google. Magari graficamente è più chiaro.

Io credo nel podcast

Se dico questo non è perché io non creda nell’audio e nel podcast. Anzi. Io credo nel podcast tanto che ho un mio canale audio su SoundCloud . I primi podcast in Italia che parlano di User Experience e Usabilità. Uso come canale audio persino il mio canale YouTube.

Io amo l’audio, il suo mondo, i suoi strumenti. Amo la Radio. Ho iniziato a frequentare le Radio in FM dai primi anni 90. Ho fondato una web radio universitaria (comprandone la strumentazione) e l’ho diretta, con entusiasmo, per 9 anni. Scrivo questo blog coniugando la passione per l’audio e la venerazione per l’architettura dell’informazione. Ma non potrò mai pensare che i milioni di telespettatori, dall’oggi al domani, diventino radioascoltatori. Non potrò pensare che, all’improvviso, visto che il trend sarebbe questo, chi svolge attività grafiche, inizierà a produrre podcast. Fosse anche che fare radio diventasse una moda.

Perché credo nel podcast: i vantaggi dell’audio

Sono 10 anni che mi occupo, professionalmente, di audio, di web radio e di podcast. Negli ultimi 4 anni mi sono pure occupato di video. E sebbene i video sono stati sempre più richiesti e spendibili, continuo a preferire l’audio.

Per me l’audio ha una vita più lunga di un video. La leggerezza dell’audio permette sia di trasmettere con una connessione bassa, così come indicato da Facebook, sia di conservare e catalogare i files. Chi si occupa di video sa bene dei problemi di catalogazione che si hanno. Tanto più aumenta la qualità dei video (vedasi lo standard video 4K), tanto più gli hard disk si riempiono di materiale di cui non si sa cosa fare. Nel dubbio, di cosa conservare e di cosa cancellare, si conserva all’infinito.

Un file audio, in confronto, è talmente piccolo e facilmente catalogabile che risulta più semplice la sua lavorazione, in ogni fase. Un file audio è facile da acquisire, da produrre, editare, trasmettere e da condividere. Un file audio lo realizzi mentre passeggi, mentre sei in movimento, mentre sei nudo, nella vasca da bagno, senza offendere il pudore di nessuno. Devi stare attento ad un solo canale comunicativo. Un video necessita di attrezzature più sofisticate, di fermezza. E’ necessario lavorare su più registri. Caratteristiche che forse non servono per video di 10 secondi. Ma se superi i 3 minuti, si.

E comunque la si pensi a me piace.

Il podcast auspicabile

Semmai ci possiamo augurare che il format podcast inizi ad essere maggiormente utilizzato e diffuso. O meglio ancora, che l’ascolto dei podcast diventi una abitudine diffusa. Ci possiamo augurare che il trend positivo, che si vede negli Stati Uniti, prosegui, continui e coinvolga anche l’Europa e l’Italia. Sarebbe auspicabile che, nel tempo trascorso in metropolitana, nei tempi di attesa di tram e bus, le persone si formassero e si informassero con un podcast.

La radio, ormai, tranne per alcune categorie di artigiani, si ascolta prevalentemente in movimento e in auto. Il tempo trascorso in auto potrebbe tornare utile. La radio o il DIN2 dell’automobile può ormai essere un elemento di interazione e di connessione. Così come già abbondantemente annunciato al CES2017 e come ebbi a scrivere già nel dicembre 2015 parlando di Apple Carplay e Google Android Auto. E sarebbe auspicabile che gli automobilisti facessero un maggior uso di un vivavoce.

Sarebbe auspicabile. Ma questo non modifica l’abitudine di telefonare e mandare messaggi con l’uso delle mani. Non ci riesce neppure la paura della morte, figurarsi se ci riesce qualche post predittivo acchiappa click.

Conclusione

Insomma, ogni anno che qualcuno si inventa di fare una serie di podcast dice che è l’anno del podcast. Chi invece fa podcast da anni li fa e basta.

Ritengo utile ripetere quanto già detto nel post su Facebook Live Audio

Se volete entrare nel mondo dell’audio o della Radio, fatelo perché siete curiosi di sentire l’effetto che fa.  Fatelo perché magari ci sono dei buoni motivi per farlo. Fatelo perché vi potrebbe piacere, perché sicuramente vi divertirete. Fate un vostro programma perché imparerete più di quello che pensate di sapere. Fatelo per voi stessi! E non perché quest’anno sarà l’anno del podcast. O peggio ancora, perché qualche vostro punto di riferimento su internet inizia a farlo da quest’anno. Fatelo perché se la cosa vi piace e vi appassiona, anche se non sarà l’anno del podcast, (o se anche, alla fine, non vi dovesse piacere) avrete imparato un mestiere e potrebbe essere utile per fare anche altro.

Vinile contro download

“Vinile contro download. Il vinile supera il download nel mercato inglese.” Questa notizia è stata data a metà dicembre 2016 in un TG1 RAI (di cui non trovo il link).

La cosa mi è suonata proprio male. Perché a quanto ne so io il mercato del vinile è un mercato di nicchia. E tanto i toni erano euforici che persino mia madre chiedeva: ma come è possibile?

La mia risposta immediata è stata quella di dire che è vero che il vinile è in ripresa. Le percentuali di vendita si sono raddoppiate, negli ultimi due anni, ma rispetto alla sua quasi estinzione del 2006. Da qui al ritorno al vinile però ce ne passa.

Il ritorno del vinile

Quello che generalmente si sente o si legge in giro quando si parla di ritorno del vinile è che

  • Possedere un LP in vinile da la sensazione di possedere la musica
  • Il vinile ha un suono più caldo
  • Il vinile è sinonimo di qualità
  • Gli utenti hanno nostalgia del periodo analogico
  • I giovani sembrano ritornare al passato.
  • Siamo in presenza di un cambiamento nelle abitudini di spesa dei consumatori.

Insomma, forse non lo dicono mai, ma tra le righe si intende che la gente stia tornando a comprare LP in vinile. O che si preferisce il vinile al digitale.

Alla ricerca della fonte

Come sapete io non sono un giornalista. Per cui se sbaglio mi scuserò e la categoria non ne avrà a male. Ma da architetto dell’informazione mi occupo di giornalismo e comunicazione. Siccome l’argomento mi interessa (e sfiora il blog nelle sue sonorità) sono andato a verificare. Tanto più che, fin dalla sua pubblicazione, il blog ha adottato il Verification HandBook.

La prima ricerca della fonte mi fa rendere conto che è una notizia che viene pubblicata periodicamente. Ogni tre mesi vengono fatti dei report sui risultati delle vendite. E i giornali riprendono le comunicazioni soprattutto durante il periodo di Natale o di fine anno.

Per esempio Wired ne parla già nel 2014. Ma poi si trovano anche altri articoli in periodi dove si ha poco da scrivere. Non posso credere, però, che il TG1 RAI abbia ripreso una notizia vecchia di due anni. E così continuo a cercare e finalmente trovo delle buone fonti.

La fonte originale

La fonte, pare che sia un report fornito dalla Entertainment Retailers Association (ERA).

L’ERA è un’organizzazione commerciale del Regno Unito formata appositamente per fungere da forum per i settori fisici e digitali al dettaglio e all’ingrosso delle industrie di musica, video e videogiochi.

Come confermato da Repubblica.it che parla anch’esso di ritorno del vinile e di passo indietro dell’industria verso questo vecchio formato. Il giornalista accenna al fatto che

La questione è ovviamente molto più complessa

ma non prosegue nella spiegazione.

Datamediahub.it

Pier Luca Santoro tra i suoi post-it , di qualche mese fa, ci da qualche numero.

Ma che Musica Maestro – I dati rilevati da Deloitte per FIMI e relativi al primo semestre del 2016 certificano il sorpasso del digitale, guidato dallo streaming, sul prodotto fisico a livello nazionale. Il segmento digitale è oggi il 51%, trascinato dall’imponente crescita dei servizi di streaming, che rappresentano il 40% del mercato totale e segnano un incremento del +51%. Sempre prevalente il repertorio italiano che rappresenta il 44% contro il 38% del repertorio internazionale. Dall’altro lato, continua anche la corsa del vinile che, con un’ulteriore 43% di crescita, rappresenta oggi il 5% del mercato italiano.

Il Telegraph

Il Telegraph ricalca quanto detto dal TG1 e da Repubblica.

Per la prima volta dal 2006, dopo 10 anni, la vendita del vinile supera le vendite dei downloads digitali, nel mercato del Regno Unito. È Natale la gente vuole comprare qualcosa di fisico per se stessi e per gli amici e ritiene il vinile qualcosa di interessante.

La top ten del vinile

The top ten vinyl sales included several new releases on vinyl. Metallica’s Hardwired to Self-Destruct, Pink Floyd’s Animals, Live at the Hollywood Bowl from the Beatles, and the soundtrack to Stranger Things by Kyle Dixon and Michael Stein.

Amy Winehouse’s Back to Black, the Guardians of the Galaxy soundtrack and Nirvana’s Never Mind also made an appearance, far more popular on vinyl than in any other medium.

The top ten downloads saw Now That’s What I Call Music 95 reach the number one slot, with songs by Little Mix, Bruno Mars, Dodie and Emile Sande joining various compilations.

Il Guardian

Anche se il Telegraph conferma, continuo ad avere dei dubbi e continuo la mia ricerca. Trovo un articolo sul The Guardian e comincio a capire qualcosa di più.

Nell’articolo Hannah Ellis-Petersen informa che nel Regno Unito si verificano tre fenomeni.

  1. Stanno rinascendo alcuni negozi musicali che vendono la musica in vinile.
  2. Alcuni artisti (che se lo possono permettere, come vedremo più avanti) rivolgono la loro attenzione a questo formato per riacquistare un contatto fisico con i fans.
  3. C’è un gruppo di acquirenti che, approfittando di trovarsi nel Regno Unito, comprano un determinato vinile, proprio nel Regno Unito, in quanto oggetto simbolico.

L’ABC

L’ABC è ancora più accurata nella notizia. Tutti concordi: il vinile supera le vendite del digitale, ma… c’è un MA grande quanto una casa… in termini numerici il download è sempre superiore.

Money spent on vinyl records more than that spent on digital music in UK, but downloads still ahead in terms of numbers sold

Ossia, i pochi vinili venduti costano molto di più delle migliaia di file digitali sempre più venduti.

Chi compra il vinile non lo ascolta

Un sondaggio della stessa ABC conferma che, tra coloro che comprano l’album in vinile, la metà degli acquirenti neppure apre la confezione. E un altro 7 percento di persone non ha neppure un giradischi a casa dove ascoltarlo.

Chris Heard, proprietario della Carnival Records in Great Malvern dice che certamente il trend incoraggia i fanatici del vinile ma che la notizia dovrebbe essere data con attenzione.

“The reality is, the world has changed. The technology has changed. So while it’s great vinyl is still going after 60 years, the genie’s out of the bottle”. He said, adding that vinyl would always take a back seat to digital formats and streaming services from now on.

“It seems that a lot more artists are using vinyl as a way to give their fans a tangible way of showing their fandom, while also providing a digital download so that their music can also be consumed on the go.”

Chi usufruirebbe del ritorno al vinile?

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Un’altro elemento, che emerge dall’articolo dell’ABC, è che i piccoli negozi indipendenti, così come le case di produzione indipendente, sebbene siano quelli che spingono il mercato, sono quelli che meno usufruiscono di questo ritorno. Perché la maggior parte di questi dischi vengono venduti o dai supermercati o dagli e-commerce.

Anche così, il digitale continua a dominare. Nel 2015, nonostante i ricavi di download digitale in calo del 12 per cento rispetto all’anno precedente, la musica digitale ha rappresentato il 62 per cento del mercato totale, rispetto al 59 per cento nel 2014.

Non so quanto difficile sia spiegare questo in un servizio di pochi minuti. Ma la notizia merita attenzione. Il mercato musicale è molto complesso.

Meglio il vinile o il CD?

Personalmente condivido molto quanto scriveva Francesco Farabegoli su PRISMO già nel novembre 2015. Farabegoli addirittura parla di bufala riguardo il ritorno del venile. Vi consiglio la lettura integrale dell’articolo. Qui di seguito vi riporto alcuni dei passi più rilevanti del lungo articolo.

Ciò che mette in risalto Farabegoli è che in tanti cercano di convincere gli altri che la musica suona meglio su un giradischi. La musica ha un suono più caldo (uno degli aggettivi più usati in questo contesto).

Il vinile fa figo

La prima domanda che balza in mente: quali sono le caratteristiche che distinguono un formato più figo da un formato migliore?

La superiorità del vinile è un mito. E il “calore” del supporto analogico è spesso dato da riproduttori e da impianti stereo di valore. Tanto che attuali vinili e ristampe su vinile sono compressi e masterizzati in digitale.

Il vinile un mercato stabile: produrre vinile costa

Perché si investe sul vinile, allora? Perché, per ora, è un mercato stabile. Il vinile è l’unico supporto fisico che al momento può contare su un gruppo di consumatori affezionati, per giunta in espansione.

Il problema è che di dischi fisici se ne vendono così pochi da non giustificare quasi in nessun caso le economie di scala sufficienti. E per una notevole quantità di uscite tocca scegliere se stampare in CD o in vinile. Il vinile ultimamente vende meglio. Ma produrlo costa molto di più: anche 7 euro per le stampe speciali, contro i 3 scarsi del CD. Senza contare questioni di spazio fisico. In un singolo LP sono contenuti 40 minuti di musica contro i 70/80 del CD. Ma pensate ai costi che devono affrontare i musicisti costretti dal loro genio debordante a imbarcarsi nella stampa di un doppio LP). La febbre del vinile, in un mercato musicale asfittico, non è più la rinascita di un formato alternativo. È diventata una sostituzione in pompa magna del principale formato in cui viene venduta la musica.

Dal vinile al CD la schizofrenia dell’ascolto

Il CD sta morendo – nessun dubbio in questo. Il punto è un altro. La distribuzione della musica ha fatto passi da gigante nell’ultimo quindicennio. È possibile ascoltare tantissima musica, quasi gratis, in qualunque posto e senza nemmeno il bisogno di possederla su un supporto fisico. Ha senza dubbio molto senso che una striminzita minoranza di appassionati decida di fare una scelta hardcore. Ma molti di noi stanno vivendo felicemente una schizofrenia dell’ascolto che vista da fuori sfonda il muro del paradosso, unendo ascolti scomodi/pesanti/costosi/hi-fi in vinile tra le mura di casa ad ascolti comodi/leggeri/economici/lo-fi in giro per il mondo.

In conclusione, Farabegoli, si chiede

Che senso ha incaponirsi a praticare un formato che è la più radicale negazione di questo concetto? A che pro celebrarne il ritorno in pompa magna come se sia destinato a salvare la musica? E soprattutto: siamo convinti che sia un buon affare? Quanto potrà mai durare la febbre del vinile?

Domande molto interessanti a cui sarebbe bello trovare risposte.

Vinile contro Download. Un po’ di numeri

Il mercato del Regno Unito

Per comprendere meglio quanto voglio dire in questo articolo mi vengono in soccorso i numeri.

Sul tanto vantato mercato inglese ho trovato (sempre grazie ad articoli che enunciavano il ritorno del vinile) un articolo (oggi cancellato) che afferma che nel Regno Unito si sono superati i 3 milioni di copie di album in vinile. Alla nota 7 però leggo:

Vinyl represents approximately 2.6 per cent of the overall UK recorded music market based on Album Equivalent Sales, and around 4.7 per cent of total album sales.

(L’ Album Equivalent Sales è una è una metrica standard dell’industria musicale che consente di comparare la vendita dei formati fisici con i formati in streaming in modo che il consumo di musica totale può effettivamente essere misurato e segnalato).

Ma di cosa si tratta? A cosa è dovuto questo clamoroso successo? Al fatto che 30 titoli pubblicati hanno venduto più di 10.000 copie ciascuno nel 2016. L’artista in vinile più venduto è stato David Bowie, con 5 album postumi, che supera Amy Winehouse. Stiamo parlando di cimeli, di ricordi e non di musica.

Il mercato degli Stati Uniti

Attenzione. Fino ad adesso, sebbene la notizia sia stata ripresa anche dalla stampa italiana, e continui a far notizia, abbiamo parlato del mercato del Regno Unito. Qualche giorno fa ho trovato uno studio della società BuzzAngle Music che parla del mercato degli Stati Uniti. Se vuoi approfondire puoi scaricare il pdf. Lo studio spiega che il settore dello streaming ha duplicato gli introiti, nonostante le vendite di album e singoli, fisici e digitali, siano in calo.

the percentage of subscription streams rose from 62% of the total in 2015 to 76% of the total in 2016. The number of 2016 subscription streams grew over 2.25x the 2015 subscription streams amount. So not only is streaming growing nicely, but the overall composition is also shifting to subscription-based consumption. The combination of these two trends will result in higher average revenue per user and more profitability for the industry.

In questo studio è messo in evidenza che le vendite del vinile aumentano del 25,9%. Ma in piccolo leggiamo che il vinile rappresenta l’8% di tutte le vendite degli album fisici. Che a loro volta calano di quasi il 12%, arrivando al 51,6% del mercato totale. Il che significa che quel quasi 26% in più di vendite di vinili equivale all’1% sull’intero mercato musicale. Che non ci fa certo schifo. Ma non lo chiamerei ritorno al vinile.

Un esempio concreto: Drake

Tralasciamo le percentuali sul mercato totale. Per capire i volumi mi pare utile fare un esempio concreto: Drake. Sempre secondo lo studio di BuzzAngle 2016 sul mercato statunitense Drake è l’artista dell’anno. Vince l’album dell’anno per Views e canzone dell’anno con One dance.

Per cui abbiamo che Drake, con l’album Views, ha venduto 1,510,987 di album e 5,354,978 canzoni singole. E che l’album è stato ascoltato in streaming 2,874,424,661. Quasi 3 miliardi di volte.

Ora Drake non ha pubblicato un vinile e non sappiamo quanti vinile avrebbe venduto. Ma l’album in vinile di maggior successo negli Stati Uniti, nello stesso arco di tempo, è stato Blurryface dei Twenty one pilots che ha venduto 49,004 album.

Il vinile è una nicchia di lusso

Il mercato del vinile è un mercato costoso, di lusso. Sia per chi lo ascolta, sia per chi lo produce.

Per i musicisti che dovrebbero pubblicare e produrre in vinile, Wired ricorda che

La United Record Pressing, fornisce anche preventivi in tempo reale, e per la stampa di 500 vinili da 12″, a partire da file WAV, si parla di circa 1500 dollari più spese di spedizione.

Sia per chi ascolta. Per rispettare l’ascolto Hi-Fi non solo si ha bisogno di un giradischi, che costa; ma anche di un impianto stereo che restituisca un suono quantomeno decente. Stiamo parlando di un impianto che supera abbondantemente un migliaio di euro. Tanto per gradire. Più il costo del vinile, che non è certo economico (si va dai 30 ai 35 euro, per LP comuni).

Il vinile ha un futuro?

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Il vinile è una nicchia di mercato. Solo se lo pensiamo in questi termini avrà un futuro. Ma da solo non salverà il mercato musicale. Almeno non nei prossimi 5 o 10 anni. E neanche se ogni settimana si facesse un servizio televisivo che lo affermi.

Al momento, non c’è nessun vinile contro download, né tanto meno vinile contro digitale. Non c’è nessun ritorno e nessun sorpasso. Tanto più che prima la registrazione è digitale e poi si passa su vinile.

Altro che audiofili. Anzi. Con buona pace degli audiofili.

La notizia vera, almeno secondo me, è che il vinile si è trasformato in un oggetto di culto, o da collezione, per un mercato di lusso.

La musica analogica è diventata una nicchia di lusso, un mercato per collezionisti. Questo va sottolineato. Magari ci sono anche degli aspetti sociali, come il volersi identificare con un immaginario che un disco in vinile porta con sé. Magari c’è il tentativo di essere percepiti dagli altri come affini a quel mondo.

Non c’è nessun ritorno al vinile, sebbene le vendite economicamente valgano di più dei download. Dal punto di vista economico non mi pare che ci sia alcuna novità. La gente che ha i soldi spende molti più soldi di chi non ne ha. Tra chi ha i soldi, siccome il vinile fa figo, si compra la musica anche in vinile. Ma la tendenza non è verso il vinile. Chi ascolta musica si abbona ai servizi streaming. E chi compra il vinile, poi, a casa, lo mette sugli scaffali o in cantina. E non ha intenzione di ascoltarlo.

CD o Vinile. Consapevolezza e chiarezza

Spero di aver fatto un po’ di chiarezza sull’argomento. Almeno mi sono chiarito io. E quanto meno, mi pare di aver ricostruito un contesto dove inserire la notizia. Probabilmente, sentiremo ancora questa notizia, ma spero che la prossima volta abbiate più consapevolezza di cosa accade davvero. Continuare a dire, senza spiegare, che c’è un ritorno al vinile perché il mercato del vinile è in crescita, sarebbe come dire che, siccome il mercato delle auto d’epoca è in crescita, le famiglie stiano tornando a comprare i maggioloni o altre auto d’epoca. Ci credereste?

È chiaro che stiamo facendo un paragone sbagliato. È chiaro che oggi, parlare di musica in vinile e di musica digitale significa parlare di insiemi diversi.

Anche questa, secondo me, è una notizia. Anzi, se adesso è chiaro anche a voi, è una buona informazione su cui poter pensare e riflettere.

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Buon 2017

Buon 2017! Buon anno a tutti! E soprattutto grazie! Benvenuti e Grazie! Benvenuti sul mio blog anche per questo anno. Grazie per il tempo che mi dedicate sempre più numerosi e per le buone parole che mi scrivete. Grazie! Grazie per l’anno appena trascorso. Grazie, ancora, per tutto il tempo che trascorreremo insieme anche in questo 2017.

Pare ieri che auguravo un buon anno a tutti. Giusto un anno fa! Devo ammettere che questi traguardi temporali come il capodanno o l’anniversario del primo anno del blog, mi lasciano con il fiato sospeso. Il tempo passa inesorabile. Per fortuna si acquista in consapevolezza ed esperienza.

Previsioni e Trend

Per quanto riguarda le previsioni per il 2017, io prevedo che tutto ciò che può accadere accadrà. Vi basta e avanza!

Avevo preparato (anch’io) qualche blocchetto per raccontarvi dei trend della UX del 2016 e 2017. Ma anche no, basta. L’User Experience e l’architettura dell’informazione, ahiméhanno ancora molta strada da fare nei prossimi anni. Nonostante i dieci anni dalla sua introduzione in Italia. I due termini si stanno diffondendo per far figo un progetto. Ma dietro alle diciture, spesso, nella sostanza, c’è poco e niente. Oppure, peggio ancora, si nascondono fraintendimenti e altre professionalità. Speriamo che la fuffa, per il bene di tutti, non faccia troppi danni e che i veri professionisti facciano rete per distinguersi. C’è bisogno di architetti dell’informazione!

Ritorno alla terra

Per me il 2016 è stato l’anno del ritorno alla terra. Ho ritrovato le mie origini, godo del calore di questa “bellissima e disgraziata terra” che è la Sicilia. Sono ritornato con i piedi per terra. Sono un contadino. Sono, orgogliosamente, il figlio di un macellaio. Sono un uomo libero. Irrequieto. Chi sono, quello che ho voluto, desiderato e sognato, io lo ho avuto e raggiunto con le mie sole forze. Ho avuto la fortuna e le capacità di creare piccoli spazi di paradiso. Forse non è bastato. Forse sono stato frainteso. Forse mi sono illuso. Chissà. Quello di cui sono certo, per il passato, per il presente e per il futuro, è che ogni mia scelta è stata dettata dalla mia Dignità, Onestà e Libertà. All’interno di questo piccolo spazio io sono e sarò sempre un uomo libero.

I miei sogni, forse, oggi, sono più fragili, ma non per questo più piccoli. Anzi. Sono cambiate le mie prospettive di vita e quindi ho intrapreso una direzione più ardua e avventurosa. Una robusta cassetta degli attrezzi mi accompagna. Mal che vada ho sempre la terra, la mia terra, il mio orto.

Sono un combattente

Resta la Speranza, la Poesia della Vita e la certezza che sono e resto un combattente!

«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici». Henry David Thoreau tratta da Walden, vita nei boschi

Il tempo ha cucito qualche ferita
E forse tolto anche ai miei muscoli
Un po’ di elasticità
Ma non sottovalutare la mia voglia di lottare
Perché è rimasta uguale
Non sottovalutare di me niente
Sono comunque sempre un combattente
È una regola che vale in tutto l’universo
Chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso
E anche se la paura fa tremare
Non ho mai smesso di lottare

Il segno dell’architettura dell’informazione

Nella mia terra c’è tanto bisogno di Architettura dell’informazione e di architetti dell’informazione. Ovunque, un architetto dell’informazione è utile. Dall’architettura dell’informazione sanitaria alle situazioni di emergenza. E allora spero che in questo 2017, da questo anno e quelli a seguire, in questo tempo, si possa Lasciare il segno. Dal segno è necessario alzare i pilastri. Il segno deve diventare visibile. Al lavoro di architettura e progettazione si dovrà affiancare un processo di ingegnerizzazione di quello che diciamo e pensiamo. Questo, a mio modo di sentire, significa sporcarsi, ancora di più, le mani. Fare anche un po’ di lavoro di carpenteria, se necessario. Almeno questo è quello che farò io. Questo è uno dei miei buoni propositi del 2017. Divulgare, a più non posso, la disciplina! Se ogni tanto condividete anche voi, non farà male.

Credo profondamente nell’architettura dell’informazione.

Buon 2017

Come siete voi a buoni propositi? Penso che, nonostante si continui a non rispettare tutti i propositi che ci si è dati nel tempo, bisogna continuare a darseli. Mai smettere di progettare, di organizzare e di mettere ordine! Come avrete notato il blog ha una nuova veste. Una nuova intestazione. (Ri)Comincio da qui la costruzione del mio ecosistema.

Chi mi ama mi segua. E chi non mi ama, almeno, non mi faccia del male.

Magari sarà solo un battito d’ali. Poco importa. Farò quello in cui io credo. E per questo Vi auguro tutto il meglio! Vi auguro di essere felici per voi stessi! E siate felici per gli altri! Siate felici per le fortune degli altri! Vi auguro di risuonare felici. E ancora… Buon anno a tutti! Buon 2017!