Personal streaming

Per personal streaming si intende un sistema di streaming fatto in casa. In pratica, un modo per avere la musica che avete già acquistato e per cui non dovete pagare un abbonamento mensile. Ovviamente avere un personal streaming ha pure un costo.

Proprio questa settimana abbiamo parlato su come ascoltare musica streaming attraverso un abbonamento online. Eppure, è anche vero, che in tanti, abbiamo ancora le nostre pile di cd a nostra disposizione. Si tratta magari di musica che negli anni abbiamo raccolto con passione e diligenza. Ricerche e ricordi che magari sono legati a ricordi personali che vorremmo avere sempre con noi.

Perché avere un personal streaming?

Gli audiofili più sfegatati non perdonano alla musica o allo streaming odierno la bassa qualità della musica. I file mp3 sono un affronto e un offesa alla musica. E quindi, per chi ama l’Hi-Fi, l’alta qualità dell’audio è necessario avere qualcosa in più. Questo significa avere una grande quantità di spazio dove caricare i propri files audio in qualità WAV o FLAC e ascoltare la musica nella pienezza dei suoni.

Il cloud

Se si vogliono avere i propri brani preferiti sempre a disposizione, una prima soluzione potrebbe essere quella di utilizzare i sistemi cloud di cui ormai si fa un largo uso. Vedi Dropbox o Google Drive. Nelle versioni gratuite se si ascolta poca musica, oppure acquistando spazio cloud, a seconda delle necessità.

Personal Streaming

Un altro sistema può essere quello di creare, appunto, un vostro sistema di personal streaming dove organizzare la vostra musica.

Innanzitutto servirà acquistare un NAS ossia Network Attached Storage. Un hard disk di grosse dimensioni, che si collega alla rete personale (o aziendale) in modo da permettere a più persone di accedere e condividere i propri file.
Se posso consigliare, io direi che uno di questi è il Netgear RN424D4-100NES ReadyNAS Serie 424, 4 Slot Inclusi 4 HD da 4TB, Capacità 40TB, Backup Sicuro, Antivirus, Accesso e Gestione Tramite Cloud. Se invece non si ha bisogno di tutto questo spazio si può comprare qualcosa di molto più economico come il WD My Cloud EX2 Ultra Network Attached Storage, 4 TB.

Avvertenze

Bisogna dirlo e bisogna  essere consapevoli del fatto che, essendo degli strumenti elettronici, si possono rompere. E questo può dipendere da fattori che non sono prevedibili. Per cui il consiglio da manuale è quello di ripartire il NAS in due parti e registrare nelle due partizioni. In questo modo si avrà la sicurezza di un backup automatico, di contro si avrà a disposizione la metà dello spazio acquistato. Se, invece, si preferisce usare tutto lo spazio necessario, si rischia di perdere tutto.

Si tratta di scelte personali legate all’uso che ne farete. Ma dato che, in questo caso, un supporto fisico ce lo dovremmo avere, possiamo anche pensare di non fare un back up di questi files.

Connessione 4G

Attenzione anche al fatto che per ascoltare in maniera continua, senza interruzione, file pesanti che avete caricato, è necessario avere una connessione 4G. Non si tratta di un optional, ma di un obbligo. Senza una connessione 4G tutto il sistema non ha senso.

Quindi o avete un ottimo smartphone che supporta una connessione 4G del tipo LG K8 2017 Smartphone 4G LTE o ancora come il Samsung Galaxy A5 (2017) SM-A520F Dual SIM 4G 32GB Pink o comunque di alta gamma. Oppure dovrete disporre di una chiavetta USB del tipo 4G Systems Xsstick oppure un Router Mobile HUAWEI, MOBILE ROUTER E5577C 4G LTE CAT.4 FINO A 150 mbps, Wifi portatile mobile 2.4 e 5.0 Ghz

Una ottima connessione vi garantirà una ascolto continuo.

Un server personale

Il NAS sarà il vostro server. Ossia lo spazio fisico, disponibile online, di vostra proprietà. Per questo motivo, quando lo vogliamo utilizzare deve restare sempre acceso. Per garantire la sicurezza dei file e del NAS sarebbe bene acquistare anche un gruppo di continuità. In questo modo il NAS sarà salvo da eventuali colpi di elettricità e in caso di momentanee assenze di elettricità resterà acceso.

PLEX Media Server

Dopo aver fatto questi acquisti potete scaricare un programma davvero eccezionale. Si chiama PLEX.TV ed è gratuito. Dovrete pagare solo se avrete bisogno di assistenza.

https://youtu.be/mCGM9xGBPQ0

Plex.tv vi permetterà di categorizzare i vostri album, i files e tutta la musica disponibile che avete nel vostro archivio. Con questo programma potrete gestire, ascoltare e riascoltare secondo i vostri gusti tutta la vostra musica. Riproducendo così un vostro servizio streaming personale. Un personal streaming appunto!

Conclusioni

Conviene? Non conviene?

Tutto dipende dalla quantità di musica e di file che si maneggiano. Se si fa un uso casalingo di musica e video, immagino che adoperarsi a preparare una struttura del genere sia eccessivo.

Eppure per motivi professionali avere un NAS per me è stata una salvezza. Quando producevo la media di un video al giorno, con prove, contro prove, interviste e immagini di repertorio, era necessario avere uno spazio del genere. Uno spazio dove caricare tutti i files senza doverli spargere in mini hard disk vari.

Per la musica non compressa e per quantità elevate di cd potrebbe nascere lo stesso problema. Anche perché su più hard disk è difficile categorizzare e organizzare questi file.

Da architetto dell’informazione quello che vi posso consigliare è quello di progettare prima l’archiviazione per evitare di mischiare e creare solo un caos. E vi posso garantire che è un lavoraccio.

Personal streaming per audifili

Un sistema di questo genere soddisfa i bisogni degli audiofili. Prima di tutto si ha un ascolto al top, davvero Hi-Fi. E poi si avrà anche la soddisfazione di essersi creati uno streaming personale.  E perché no. Magari anche da condividere con i familiari sparsi per tutto il mondo.

Insomma un piacere da veri audiofili che amano impianti stereo e sistemi di altoparlanti di livello superiore.

Ma anche se non si è degli audifili e si ha il bisogno di avere grandi quantità di files a disposizione, in qualunque momento e in qualunque luogo, questa è sicuramente una valida soluzione.


I link che rimandano ai prodotti presenti su Amazon rimandano al programma di affiliazione che sostiene il blog e l’attività di ricerca che svolgo settimanalmente.

 

 

Come ascoltare musica gratis, oggi?

Ascoltare la musica streaming è ormai un modo comune di ascoltare musica. E questo è uno dei temi che ho affrontato, nel tempo, sul blog. Ne ho parlato come se tutti sapessero cos’è, come funziona. Nell’articolo riguardo il mercato musicale l’ho dato per scontato. Ma questo è vero per chi, come me, vive in determinate bolle informative. Spotify Music e Youtube sono servizi ormai molto diffusi per ascoltare musica. Eppure, chi mi sta accanto è all’oscuro di questi servizi. Un po’ per l’età, e tanti perché il mito della tecnologia li ha tenuti lontani da questo mondo.

E allora questo è un articolo per dummies o per negati,  insomma per principianti. Pensando di far cosa gradita a chi non conosceva ancora questi servizi e sperando di non far cosa sgradita ai lettori abituali.

Vi propongo l’articolo per come è nato. Ossia, dopo aver ricevuto una mail da una mia carissima amica, che mi scrive:

una volta ascoltavo un sacco di musica e compravo un sacco di cd ma il mondo è andato troppo in fretta per me!
Dopo qualche anno di sospensione dove ho ascoltato prevalentemente la radio, mi è tornata la voglia di avere dischi miei per ascolto a casa e per poter condividerli anche con i miei ragazzi .
M trovo molto disorientata….

Come devo attrezzarmi??
Ipod di buona qualità (ma quale senza impazzire nell’uso?) + casse (ma quali?) ???
Dove si scarica/ acquista la musica oggi?
Mi piacerebbe avere la possibilità di attingere a cataloghi completi per potere approfondire (se lo voglio) i generi. Un po’ come si faceva nei negozi di dischi dove si poteva razzolare liberamente a lungo nei vari settori prendendo in mano anche roba mai vista e magari ascoltarne qualche stralcio prima dell’acquisto.

Che mi consiglia il mio amico drago?!

Niente di nuovo per chi già ascolta musica in streaming.

Come attrezzarsi

La musica oggi è musica liquida. Generalmente non si possiede più su un supporto fisico. Per cui l’unica cosa che serve oggi è una connessione. E generalmente possiamo dire che uno strumento che ci connette è lo smartphone.

Se vogliamo dirla in modo più complicato, la musica non si è mai posseduta. La musica è sempre stata o dell’autore o della casa editrice. La musica è sempre stata data in concessione. Ma questa è una storia troppo lunga. La musica oggi si ascolta in streaming. Si ascolta il flusso e non abbiamo necessariamente bisogno di un lettore mp3.

Ciò che è assolutamente necessario è uno smartphone con una connessione.

Spotify

Un primo approccio che consiglio è scaricare sul proprio smartphone Spotify Music. Basta andare sull’ AppStore di Google, cercare la parola Spotify e procedere nell’istallare l’applicazione.

Una volta creato l’account/profilo Spotify è possibile anche scaricare la versione su PC. Infatti, Spotify è accessibile su più dispositivi.

La versione che scarichi è una versione free ed è un modo per farti capire come funziona, cosa puoi ascoltare e le potenzialità dell’applicazione.

Non so quanta musica ascolti. Ma già la versione free permette di ascoltare una bella quantità di musica. L’intero catalogo di Spotify supera i 40 milioni di brani. Essendo un servizio gratis, dovrai sopportare le interruzioni pubblicitarie di aziende che pagano il servizio. La musica viene riprodotta in modalità shuffle e puoi saltare, ogni ora, solo 6 canzoni.

Ma personalmente non salto quasi mai. E mi faccio guidare dall’ascolto. Ovviamente non puoi scaricare sul cellulare nulla. Ascolti e via.

Spotify Premium

Se volessi scaricare la musica per ascoltarla offline puoi passare, una volta che hai capito come funziona, alla versione Premium, che costa 9,99 euro mese.

Con 10 euro al mese hai sempre 40 milioni di brani a disposizione e puoi scaricare 3.333 brani su un massimo di 3 dispositivi. Non hai la pubblicità, puoi decidere cosa ascoltare e saltare quanti brani vuoi. Diciamo che hai una maggiore libertà, della versione free, che è comunque molto aperta.

I costi

Ricorda sempre che il servizio Spotify Music è una cosa e il traffico dati è un’altra. Insomma più musica ascolti, più traffico consumi. Più brani scarichi più dati consumi. Fermo restando la spesa dell’abbonamento.

Alcune compagnie telefoniche offrono nelle loro tariffe l’ascolto di questi servizi gratis. A volte proprio avviando accordi con Spotify, altre volte alcune compagnie hanno messo su un loro catalogo che offrono ai loro clienti.

WiFi

In casa, se metti il wifi, eviti di connetterti con il tuo fornitore mobile, e così risparmi traffico dati. E consumi solo quando sei in giro per la città.

I lettori musicali

Altra storia sono i lettore mp3. Questi funzionano, detta in maniera banale, come dei veri e propri hard disk dove caricare la propria musica. Se hai cd o altri file musicali, possono essere inseriti all’interno del lettore e da qui usufruirne in qualunque momento. In casa come in mobilità.

Se non hai il desiderio o il bisogno di mostrare l’oggetto con cui ascolti musica puoi acquistare lettori musicali anche per pochi euro. Attenzione. Qui non parlo di qualità e non giudico i singoli prodotti. Nel link trovi una lista di lettori musicali con cui si ascolta la musica. Sulla qualità, magari ne parliamo in un altro articolo. Oltretutto se spendi 20 o 100 euro è ovvio che ci sia differenza di qualità.

Anche se poi il prezzo dipende anche dalla capacità di spazio sul lettore. Per farti una idea, grossolana, calcola che in un giga ci metti introno alle 1000 canzoni. 16 giga sono 16000 canzoni circa.

Gli iPod Apple sono un prodotto di qualità, resistenti, con un design innovativo. E sono strumenti facilissimi da usare. Tra i punti di forza della Apple, superate certe abitudini, è proprio la semplicità d’uso dei suoi prodotti. A me è stato regalato un iPod MIni che si trova a pochi euro su eBay 12 anni fa. Ancora oggi è in funzione e anche se non lo uso più per la mobilità è stato un ottimo compagno di viaggio durante le mie avventure.

Le casse

Per cominciare, senza grandi pretese qualitative, puoi vedere quello che consiglio nel mio articolo di casse bluetooth. E in particolar modo due casse. La cassa bluetooth Bluedio BS-3 oppure la cassaVTIN Altoparlante Cassa Bluetooth 4.0 Wireless Portatile Impermeabile che puoi collegare anche a molti telefonini e al tuo portatile.
Se invece, hai scelto di avere un iPod puoi scegliere tra tanti modelli di casse per iPod portatili e fissi.

Dove acquistare la musica

I servizi dove acquistare musica sono diversi. Abbiamo detto che sottoscrivendo un abbonamento Spotify Music Premium puoi scaricare la tua musica sul tuo telefonino.

Poi i due servizi più consigliati sono certamente iTunes, che è lo store della Apple, e Amazon music, acquistando direttamente nel negozio di musica digitale la musica, come un qualunque altro prodotto.

iTunes è un programma, lo devi scaricare dalla pagina ufficiale e poi procedere con gli acquisti.

Puoi ascoltare le anteprime, comprare un solo brano o un intero album, scegli tu. Se ti piace una sola canzoni, compri sola quella. Oppure puoi fare un abbonamento con Apple Music. Al momento in cui scrivo è gratis per i primi 3 mesi. Insomma, hai tutto il tempo per imparare ad usarlo. Il catalogo Apple Music è un po’ più piccolo di quello Spotify, con oltre 30 milioni di brani. Il prezzo, anche questa volta è di 9,90 mese per account/individuo. Oppure c’è un abbonamento familiare di 14,90 euro mese per un massimo di 6 individui.

Servizi di Streaming

Le applicazioni per ascoltare streaming però sono tante. Qui di seguito un elenco delle più famose e delle più utilizzate. E queste applicazioni valgono sia se si ha un sistema Android sia che si possieda un sistema iOS.

Youtube e Youtube App

Per quanto ne so io, da una osservazioni empirica, i ragazzi universitari ascoltano tanta musica su youtube. Sul telefonino attraverso l’applicazione youtube dello smartphone. Consumi un po’ più traffico (perché c’è la parte video) ma tutto il resto è gratis. Se prendi il canale Vevo, per esempio, trovi davvero tanta musica e sulla serendipità musicale ci pensa lo stesso youtube con i video correlati.

Deezer

Rivale, concorrente e ottima alternativa a Spotify è sicuramente la piattaforma francese Deezer. Il servizio permette di ascoltare gratis la musica in modalità Flow. L’applicazione infatti raccoglie i dati sui vostri gusti musicali, sulle playlist che crei o che segui e le preferenze. C’è anche la possibilità di avere i testi delle canzoni.

Tidal

Conclusioni

Insomma, come vedi ci sono tante possibilità di scelta. Tante possibilità di prezzi e di design.

Ti lascio con tre scelte possibili.

Prima soluzione

Huawei P9 Lite Smartphone, LTE, Display 5.2” FHD

Cuffie auricolari Sennheiser CX 3.00 Auricolare In-Ear, Galaxy, Nero

E abbonamento a Spotify Music

Seconda soluzione

Sony Walkman NWA35B.CEW MP4 16GB Black – MP3/MP4 players costoso ma garanzia Sony Walkman. E puoi vedere qualche video se vuoi.

Altoparlante Cassa Bluetooth che puoi utilizzare con altri strumenti e dispositivi.

Terza soluzione

Infine io personalmente farei questa scelta. Acquisterei l’Apple iPod Nano 16GB, e l’ Altoparlante Cassa Bluetooth. Lo metto come soluzione ultima solo perché con l’iPod dovrai avere a che fare con il programma iTunes che non è facilmente fruibile e non è intuitivo. Soprattutto se non hai mai avuto un Mac o altri prodotti Apple. Se usi Apple, invece, quest’ultima è la soluzione migliore.

Insomma, spero di essere stato chiaro. Purtroppo è un mondo dove le possibilità di acquisto e di incastro sono davvero tante.

Intanto, ti auguro un buon ascolto e alla prossima!

Videocamere musicali

Le videocamere musicali o video recorder mettono in primo piano l’audio. E secondo me deve essere chiaro che questo tipo di videocamere danno “anche” la possibilità di fare un video.

Lo ripeto, in realtà si tratta di registratori audio con una opzione in più rispetto ai registratori vocali di cui ho già parlato. Se non si tiene conto di questo si potrebbe restare fortemente delusi. Un acquisto consapevole, invece, potrebbe farvi scoprire uno strumento utile per i vostri video fatti in casa.

Se il vostro obiettivo è quello di fare video musicali le videocamere musicali possono essere delle ottime videocamere di appoggio a videocamere amazon o professionali.

Videocamera per concerti live

In commercio, al momento, ci sono tre (quattro) videocamere musicali. Si tratta della videocamera musicale della Sony HDR-MV1 e due(tre) modelli della Zoom. La Zoom Q4n Registratore Digitale (che è l’evoluzione della Zoom Q4) e la sorella maggiore che è la  Zoom Q8.

Chi mi segue e mi conosce sa che Zoom è la mia marca preferita di registratori vocali portatili.

L’uso delle videocamere musicali è limitato a determinate condizioni. Le videocamere musicali sono, lo ripeto, registratori audio. A certe condizioni e a certe distanze permettono di avere in aggiunta un video. Ma la qualità di questo video che, di per se, è di buona o ottima qualità, potrebbe deludere le aspettative.

Se l’intenzione, dunque, è quella di fare un video musicale si deve pensare a questo tipo di telecamera esclusivamente come telecamera di sostegno ad un’altra telecamera. Non si può pensare che sia la telecamera principale. Né si deve pensare che si possano fare particolari riprese. I vantaggi di una videocamera musicale sono la portabilità dell’oggetto e un audio di alta qualità.

Videocamera per musicisti

Fondamentalmente le videocamere musicali sono utilizzate dai musicisti che hanno la possibilità di posizionare la videocamera in un punto del palco favorevole o su uno strumento senza ingombrare la visuale degli spettatori o senza dover ingombrare con treppiedi il palco. In ogni caso, per avere un risultato decente è necessario mettersi vicino alla telecamera.

Per altri usi, tutto diventa difficile. Soprattutto se pensate alle riprese che fate con i vostri smartphone, anche non molto avanzati, o con altre videocamere portatili. Le videocamere musicali non hanno uno zoom per avvicinare il soggetto, hanno un obiettivo grandangolare, che soffre quando non c’è luce sufficiente. E la visione è quella di un grandangolare, del tipo Go Pro, che alla lunga potrebbe anche stancarvi.

Se acquisti questo tipo di telecamera significa che per te il video non ha una grande importanza. Il video ha solo un significato simbolico di ricordo. Se acquisti questo tipo di prodotto quello che a te importa è l’audio. Infatti, se vuoi fare un bel video devi indirizzarti ad un altro tipo di videocamera. E l’audio registrarlo con altro.

Ma andiamo ad analizzare i singoli pezzi e mettiamoli a confronto.

Videocamera Zoom Q4n

A creare il primo registratore audio video è stata proprio la Zoom. Non parlo della Zoom Q4 Registratore Digitale e passo direttamente alla Zoom Q4n perché per trenta euro in più i miglioramenti sul modello base sono stati notevoli.

Zoom mantiene le sue qualità audio e il suo design con le due capsule microfoniche nella configurazione stereo X/Y, che però possono essere direzionati e diventare un A/B. Il video raggiunge i 60 fotogrammi per secondo a 720pixel o il 30 ftp per 1080p. La Zoom Q4n ha una focale fissa, una lente 2.0, il sensore CMOS e un grandangolo a 160 gradi.

Ma è l’audio il pezzo forte. La Zoom Q4n registra in formato WAV (16/24bit,44.1/48/96kHz) e AAC (64-320kbps, 48kHz) con anche l’ingresso di linea per microfono esterno, uscita cuffie regolabile e uscita mini-HDMI per scaricare le immagini. E cosa non da poco supporta schede SDXC fino a 128GB.

Il registratore audio è uno zoom e a me piace tantissimo il suono che registra. Pieno e profondo. Il video, invece, è scarso.

Videocamera Sony HDR-MV1

Altro stile è quello della Sony HDR-MV1. Attenzione, sembrano tutti dei piccoli giocattolini e quando si hanno in mano sembra davvero eccessivo il costo che hanno.

I mocrofoni della sony sono rivolti verso l’esterno e non sono direzionabili. Il grandangolo arriva a 120 gradi ed ha un qualità notevole con contrasto e riproduzione dei colori non male. Il sensore è un CMOS Exmor R, che fa un buon lavoro ma sempre con riserva. La videocamera musicale Sony sfrutta il wifi per collegamenti al proprio smartphone e poter condividere in breve tempo i video.  I video sono registrati in HD a 1920×1080/30p in formato mp4. Ma i risultati non sono dei migliori.

In teoria, acquistando un adattatore Sony AC-Adapter (AC-UD10), si dovrebbe poter continuare a registrare anche sottocarica. In pratica, senza adattatore, che è una ulteriore spesa, non è possibile. L’audio della Sony è limpido, chiaro, cristallino. Alle mie orecchie risulta poco profondo. Ma è comunque di alta qualità.

Zoom Q4N vs Sony HDR- MV1

Premetto che le due videocamere hanno grossi limiti. La Zoom Q4n ha un ottimo suono e un video pessimo. La Sony HDR-MV1 ha un ottimo video e un audio abbastanza buono. Anche se il suono della Zoom Q4n a me piace molto, penso che una videocamera deve fare i video. E che il video sia, almeno, decente. Per cui, secondo il mio modesto parere, tra le due videocamere musicali, la partita del confronto è vinta dalla Sony HDR-MV1.

Zoom Q8

L’evoluzione di Zoom nella Zoom Q8 Registratore Digitale è certamente notevole e di grande valore. Anche l’aumento del costo, a dire il vero. E tante sono le novità.

Dal punto di vista dell’audio è un ottimo registratore. I microfoni integrati sono intercambiabili a seconda dell’uso che si vuole fare. In più è possibile aggiungere fino a due microfoni con entrata XLR (mi pare in mono).

La videocamera musicale Zoom Q8 vince su tutte le videocamere musicali. Vince il confronto con la sorella minore Zoom Q4n, guadagnando sul lato video. E vince anche contro la Sony hdr-mv1 di cui supera sia la qualità video, sia la qualità audio. Il grandangolare è leggermente più ampio rispetto ad entrambe le rivali. Il video è più luminoso. E insomma, si può utilizzare per fare più cose. Mantiene il suono profondo (che piace a me). E il mio parere è che se si vuole acquistare un prodotto di questo genere la Zoom Q8 Registratore Digitale è da preferire, rispetto alle altre.

Videocamere musicali. Videocamera per registrare musica

L’audio di queste videocamere è superiore a tutte le altre videocamere o telecamere della stessa gamma di prezzo e anche superiori. Con una videocamera musicale voi potrete registrare la vostra musica e conservare un video ricordo di un vostro concerto o di una vostra registrazione in studio.

Altre telecamere, anche più economiche, non avranno la stessa qualità audio, ma certamente avranno qualità video molto superiori rispetto alle videocamere musicali.

Infatti, per avere una qualità audio comparabile con le videocamere musicali si deve alzare di tanto la gamma delle videocamere. E nonostante tutto, i più professionali, usano registratori esterni per garantirsi una qualità audio alta. Registratori come Zoom o Tascam sono utilizzati come accessori per le videocamere o per le reflex che, vanno tanto di moda fra i videomakers, ma che hanno un audio pessimo.

Zoom Q2n

Ci sarebbe anche la Zoom Q2n. Ma più che una videocamera musicale io la definirei una webcam musicale. Piccola, comoda, personale. Come consigliano direttamente dallo ZoomLab utile per i Facebook live audio. La posizioni davvero dappertutto e non da fastidio a nessuno. Il prezzo è alto, secondo me, ma risponde al bisogno di piccole nicchie di mercato che spendono tranquillamente queste cifre per i loro bisogni.

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Videocamere Amazon – Le 2 migliori videocamere che ho usato + un’Action Cam

Tengo a precisare che questo post non è sponsorizzato e non ho nessun legame con i brand di cui sopra.

Zoom Italia, ha notato i miei articoli e mi offre di poter testare i suoi prodotti su richiesta. I link rimandano al mio programma di affiliazione ad Amazon. L’analisi di queste videocamere musicali deriva dall’uso professionale e personale che ne ho fatto nel tempo. Inoltre sono possessore di una GoPro con gli stessi limiti che ho elencato sopra. Inoltre scambio spesso pareri con altri professionisti del settore audio.

Se volete approfondire la vostra conoscenza di registratori vocali potete visitare il post che aggiorno periodicamente.

Sono a disposizione dei miei lettori. Ma prima ti chiedo, almeno di condividere l’articolo. Se sei arrivato fin qui magari l’articolo potrebbe essere utile anche per altri. Grazie!

Scrivere per farsi ascoltare di Luisa Carrada

Scrivere per farsi ascoltare è il titolo della conferenza di Luisa Carrada al Summit di Architettura dell’informazione del 2015. Ho ritrovato nei miei archivi audio questo intervento ed ho deciso, di comune accordo con Luisa Carrada, di regalare il podcast a lei e ai miei lettori.

Il testo è sempre attuale. E consiglio a tutti l’ascolto del podcast che trovate di seguito. Ovviamente Luisa ha già pubblicato sul suo blog l’intervento con le slide.

Scrivere per farsi ascoltare: il podcast

Personalmente mi colpì allora il titolo. Architettura dell’informazione sonora aveva da poco iniziato a parlare sul web. E i miei primi post erano rivolti appunto all’ascolto, alla capacità di ascoltare. Mi sarebbe piaciuto poter parlare a quel Summit dal titolo propizio per il blog. Dalla progettazione all’ascolto.

Di seguito i punti che mi hanno maggiormente colpito.

Il mestiere di scrivere Luisa Carrada

Lo stile: qualcosa di molto attuale

Scrivere per farsi ascoltare. Si dirà che casomai si scrive per farsi leggere e questo titolo può sembrare un tirare la coperta verso il tema di questo Summit, che è l’ascolto. Eppure le parole ascoltare, voce, tono di voce, accento e l’onnipresente storytelling  risuonano – è proprio il caso di dirlo! – sempre più spesso nelle pagine che neuroscienziati e psicologi del linguaggio dedicano alla lettura e alla scrittura.

Il più famoso è sicuramente il professore di Harvard Steven Pinker. Il suo ultimo libro è dedicato interamente alla scrittura. Si intitola The Sense of Style: The Thinking Person’s Guide to Writing in the 21st Century, bello ed evocativo con quelle S fluide e scivolose, ma ancor più interessante è il sottotitolo: The thinking person’s guide to writing in the 21th century. Pinker ci spiega perché le indicazioni sulla scrittura, che molti di noi conoscono e praticano anche con il buon senso, assecondano il modo in cui funziona la nostra mente.

Stile può sembrare una parola letteraria o un po’ desueta, ma ecco la definizione che ne dà Pinker:

“What is style, after all, but the effective use of the human mind?”

E cosa ci proponiamo noi quando scriviamo se non mettere in comunicazione la nostra mente con quella di chi ci legge? Per coinvolgere il nostro interlocutore. Spingerlo all’azione. Cambiare una sua idea. Portarlo sulle nostre posizioni. Convincerlo che un nostro prodotto può cambiare la sua vita.

Vorrei quindi condividere alcune delle piccole illuminazioni dal professor Pinker, che nell’ultimo anno mi hanno fatto guardare a quello che leggevo e scrivevo in modo diverso.

The sense of Style

La mente che legge vede immagini e sente voci

La prima è la più importante di tutte: la mente che legge non vede parole, ma sente voci e vede immagini. Più queste voci sono chiare e queste immagini vivide, meglio comprende, impara, ricorda. Gli occhi vedono parole, la mente no. Lei vuole ascoltare e vedere:

“La buona scrittura rende l’azione innaturale di leggere molto simile alle due azioni più naturali che conosciamo: parlare e vedere.”

Parlare, vedere e ascoltare. Per poi ricominciare ad ascoltare, parlare e vedere. Personalmente l’ascolto sta all’apice di un buon progetto. L’ascolto è sia punto di arrivo ma è anche punto di partenza. C’è ascolto nel ricevere informazioni. C’è ascolto nel rendere adeguatamente e coerentemente le informazioni ricevute.

Gli altri punti dell’intervento di Luisa Carrada

Autore e lettore sullo stesso piano

Sintassi semplice per la mente che non sa

L’inizio è dappertutto!

Le parole vivide contro le bare verbali

Le parole precise contro la verbosità

Più il testo è breve, più la struttura conta

Conclusioni

Ripeto a me stesso, ogni giorno che mi metto a scrivere, questi consigli . Non so se riesco a farmi ascoltare. Io ci provo. Ad ogni modo Luisa Carrada resta una maestra da cui imparare sempre. A lei sono grato per la gentilezza e il garbo riconosciuto da tutti. E sicuramente è tra i miei punti di riferimento professionale.

Leggete e seguite il suo nuovo sito personale ed ascoltate le sue parole. E poi ditemi che ne pensate.

 

Chiara Luzzana, l’artista del suono che da voce a oggetti e città del mondo

Chiara Luzzana è una compositrice, sound designer e artista sonora, crea suoni dalla vita di ogni giorno. È una persona che ho conosciuto, quasi per caso, mentre navigavo su Twitter e conducevo la mia quotidiana ricerca di notizie sonore. Ho subito percepito le affinità elettive, la passione del suono, dell’audio e della registrazione. Dopo aver navigato sul sito personale di Chiara Luzzana e letto del suo attuale progetto The Sound of the city, ho voluto subito conoscerla.

Così, mentre mi trovavo sul bus verso Palermo, gli ho scritto di getto, dal mio Kindle. Non sono riuscito ad aspettare la sera per scrivere una lettera ben confezionata. Le ho scritto, ho presentato velocemente il blog e chiesto se poteva concedermi una intervista. Mi ha risposto in breve tempo e accettato di rispondere alle mie domande. Ed è quindi con immenso piacere che condivido con voi le mie curiosità sul lavoro di Chiara Luzzana. Personalmente seguirò con molta attenzione la sua carriera professionale perché sono certo che avrà uno splendido futuro.

Chiara Luzzana – Sound Designer – Soundtrack’s Composer – Dj – Creator of “The Sound Of City” project. chiaraluzzana.com – thesoundof.city

Chiara Luzzana sta portando avanti un progetto che ha attirato la mia attenzione The sound of city. Per chi è appassionato di contesti sonori, audio, suoni e ascolto, Chiara è una figura che bisogna seguire, per le sue intuizioni, per il modo in cui lavora, per i progetti che ha svolto e per tutti quelli a cui si dedicherà in futuro.

Chi è Chiara Luzzana

Chiara è nata a Milano, ma oggi è una cittadina del mondo. Per vivere compone colonne sonore ed è ingegnere del suono. Da oltre 10 anni sperimenta, registra, costruisce microfoni e strumenti per l’ascolto della materia. Trasforma i rumori prodotti da oggetti e materiali vari in musica.

Chiara Luzzana traduce la realtà in suono. I registratori sono solo uno strumento con cui raccogliere i rumori. La sua creatività, le sue emozioni trasformano un rumore, per altri insignificante, in un suono di senso.

Il livello artistico di Chiara è riconosciuto ormai ovunque. Persino l’Italia si è accorta di aver un talento in casa. La Biennale di Venezia le ha commissionato la composizione delle colonne sonore per i propri padiglioni espositivi attraverso istallazioni audio. E’ considerata tra i Sound Designer più innovativi e visionari del momento. È docente di Sound Design in alcune tra le più prestigiose Accademie d’Arte Italiane e Cinesi. Ha il proprio studio a Milano e Shanghai.

È, infine, sound designer e compositrice per Swatch, Valentino, Diesel, Jean-Paul Gaultier, Discovery Channel, Sky, Vodafone, Deejay Tv, Real Time e Rai Tv.

Chiara Luzzana Swatch

Chiara ha realizzato per la mostra Swatch Faces 2015 la prima colonna sonora realizzata esclusivamente con i suoni degli orologi. Ha ascoltato e registrato i singoli pezzi degli orologi e poi ha trasformato i rumori in suoni creando una nuova musica.

“Quando lavoro con i suoni sono una esploratrice, li devo scoprire nei lati più nascosti. Mi piace dare voce a ciò che è nato senza.” (Chiara Luzzana)

Chiara Luzzana – 60Bpm – The Sound of Swatch from Chiara Luzzana on Vimeo.

THE SOUND OF CITY ®

Chiara Luzzana – THE SOUND OF CITY – www.thesoundof.city

Ma il vero pezzo forte del lavoro di Chiara è “THE SOUND OF CITY” ® che lascio presentare alle stesse parole di Chiara Luzzana.

Creare la colonna sonora di ogni città a partire dai suoni caratteristici di ciascuna di esse.
Il progetto ha inizio nel 2014 con la composizione della colonna sonora di Shanghai, citt° nella quale l’Artista ha vissuto in seguito alla vittoria di una residenza artistica.
Per Chiara le città sono una fonte preziosa di riflessione. Ogni rumore casuale, diventa musica.
Marchio registrato dal 2015, il progetto si svilupperà in vari volumi stampati su vinile (il primo in edizione limitata, in uscita a Settembre 2017), in aggiunta ad installazioni audio, performance dal vivo ed un film documentario. Il primo capitolo di THE SOUND OF CITY ® è stato presentato alla 11a Biennale di Shanghai lo scorso Ottobre 2016 ed ad un TEDx.
Il primo capitolo riguarda le seguenti Citta: Shanghai, Milano, New York, Zurigo, Tokyo, Venezia.
Il secondo capitolo è previsto per Gennaio 2018.

“Ho ideato e creato il progetto mondiale THE SOUND OF CITY ® per indagare nell’intimo sonoro di ogni “giungla di cemento”. Ogni luogo ha qualcosa da raccontare ed un’anima da mostrare; io trasformo in musica quei suoni, quelle frequenze armoniche e quei rumori, che nella vita quotidiana passano inosservati. Ed e cosi che un semaforo diventa un sintetizzatore, un clacson, un sassofono, tombini come drum machines e vociare in orchestre d’archi. Nel silenzio delle albe metropolitane, armata di microfoni e cuffia, mi ritrovo ad esplorare luoghi sconosciuti, lasciandomi accarezzare le orecchie dalle “contraddizioni” sonore che ogni “giungla di cemento” offre.” Chiara Luzzana

Intervista a Chiara Luzzana a cura di Toni Fontana

Ho letto tutto quello che ho trovato su internet di Chiara. Tra i testi e le interviste che Chiara ha rilasciato ho potuto leggere tra le righe la passione con cui fa il suo lavoro. E seppure i contatti con Chiara siano stati tutti digitali, mi pare di conoscerla da tantissimo tempo.

Di seguito, in corsivo, le mie riflessioni e le domande che sono nate andando alla scoperta di questa straordinaria artista. E sono davvero felice del risultato di questa intervista che si è rivelata un piacevole scambio di idee.

Silenzio

Qual è la tua definizione “emotiva” di silenzio? Ossia qual è la definizione di silenzio per Chiara Luzzana? Mi piacerebbe sapere cos’è il silenzio per una persona che si occupa di suoni e rumori.

Se partiamo dal presupposto che dopo la rivoluzione industriale, il silenzio è stato pressoché sostituito dagli hertz della corrente elettrica, possiamo ben comprendere che il silenzio, intorno a noi, non esiste. Ecco perché per me il silenzio, ha una connotazione intima, e potrei definirlo come la pace interiore. Quella è la mia definizione di silenzio.

Traduzione

La sound designer Chiara Luzzana – THE SOUND OF CITY – www.thesoundof.city

I tuoi progetti si occupano di trasformare i rumori in suoni e di montare e smontare la musica. La trasformazione è anche una traduzione. In letteratura un tema sempre combattuto è stato quello della traduzione come tradimento. Umberto Eco sosteneva che il tradimento è insito nell’atto del tradurre che non è solo trasposizione da una cultura ad un’altra ma anche adattamento di concetti e contenuti. Nella musica il suono o il rumore è invece universale. È cosi? E allora, il tuo tradurre il rumore in suono è una forma di sovversione o di rimettere ordine in ciò che non ha ordine?

Dici bene, è una traduzione. Nel rumore c’è la più grande quantità di armoniche, semplicemente io le rendo musica. Si, è una sorta di sovversione, ribaltare i piani, anche se vuoi di provocazione. La musica è un linguaggio, e come tale ha tanti “accenti”
differenti. Se non esistesse una traduzione, a ciò che nasce puro, non avremmo la grande fortuna di comprendere diversità e superare i nostri limiti.

Tra il rumore e la sua traduzione, c’è quel grande spazio colmato dall’emozione: il mio vivere mi ha portato a superare molti ostacoli, rinascendo a vita nuova. Ecco perché per me il rumore ha una connotazione positiva e nutriente. Non potrebbe mai essere un tradimento, ma una lunga e fedele storia d’amore.

Città

Ho letto in una tua intervista che ti fai accarezzare dalle “contraddizioni” sonore che ogni giungla di cemento offre. Quali sono per te queste contraddizioni sonore. E il tuo lavoro artistico è un atto rivoluzionario ad un mondo troppo rumoroso? Questa giungla di cemento dove i rumori sono indistinguibili è affascinante oppure sarebbe necessario un
po’ di silenzio? Sarebbe meglio abbassare il volume?

Viviamo con le cuffie noise canceling. Perché? Per alienarci ed isolarci maggiormente?
Questo è terribile.

Io adoro le contraddizioni, perché da loro nasce la creatività, nasce il nuovo, nasce l’originale.

Le città, che amo definire giungle di cemento, sono in realtà come un’immensa palette cromatica. Isoli il suono che vuoi, e lui diventa protagonista. Ed è contraddittorio come in una stessa città, l’ordine ed il disordine dei suoni trovino un loro equilibrio.

Si, vuole essere un atto rivoluzionario, ed estremo, per ricordarci che non abbiamo bisogno di cancellare il rumore. Ma abbiamo bisogno di imparare ad ascoltarlo. Imparare ad ascoltarlo.

Registrazione

Il tuo modo di procedere è un modo, a mio avviso, artigianale. Registrare, non è un atto passivo, ma un momento di azione, faticoso anche fisicamente, ma soprattutto intellettualmente perché è un momento creativo. Questo tuo modo di procedere è per me bellissimo e affascinante. Ma chi è fuori da questo contesto sonoro pensa, appunto, che per registrare basta premere un pulsante e poi fa tutto il registratore. Cosa diresti a queste persone?

Lì inviterei a camminare e vivere con me una città a caso. ☺
THE SOUND OF CITY ® ha alcune regole di base, che mi sono imposta perché altrimenti rischierei di essere troppo vaga. Una di queste è camminare e registrare per 24 ore la città. Accada quel che accada. Perdendosi in essa. Senza meta.

Prima di iniziare i vari volumi delle città, ho un periodo che precede i viaggi, dedicato alla preparazione fisica e mentale. Perché aldilà dell’aspetto piacevole di ricerca sonora, è realmente un progetto faticoso sotto molti aspetti.

Però di base c’è un principio che per me è inalienabile, ed è che per raggiungere il piacere, occorre fare fatica. E per me il suono è anche fatica. La registrazione perfetta, è fatica.

Ed è faticoso anche uscire a cena con amici, ed essere catturata da tutti i suoni e cercare di non sembrare una psicopatica (ahah)

Chiara Luzzana a Milano

Hai registrato i suoni di Milano. Milano è la capitale della finanza, è la capitale della moda. Eppure, dal video si vede che, hai registrato i suoni dell’alba, della pulizia delle strade, dei giardinieri; neanche i rumori del mercatino, ma la preparazione. Hai registrato i rumori dell’attivismo nascosto. A me è sembrato che ti avvicinavi ai tuoi simili, operai, gente che lavora la terra.
Così come poi hai toccato le opere d’arte dei tuoi colleghi artisti che usano i materiali fisici. Scelta “politica”? Voglia di inviare un messaggio di ribellione ad un immaginario luogo comune di una città evanescente e superficiale? Oppure semplicemente una scelta tecnica?

Milano è tanto di più di quell’apparente pellicola snob che la ricopre. Milano ha un substrato di persone che lavorano sodo, che credono nei loro ideali, che si sporcano le mani.

Io sono una persona abbastanza solitaria, e non vivo i party mondani di Milano. Ecco perché la mia traduzione è rivolta a questo substrato attivo e vitale. Le persone che hanno reso e rendono bella Milano. Da chi pulisce le nostre strade, a colui che impreca perché il suo orto in centro è stato distrutto! Milano è stupenda, ed ho voluto descrivere quel sapore operaio di verità. Non la Milano da bere. Non il tram tecnologico. Ma il tram con i freni che cigolano, perché quello è cuore pulsante di Milano. Una Milano vera. Senza fronzoli. Pratica. Come è la musica.

Progettazione

Nel momento della progettazione, hai delle idee preconcette, ci sono delle cose che vuoi trasmettere già da prima la registrazione? Come studi la città? C’è un ascolto che precede la registrazione? L’analisi del contesto sonoro procede attraverso un tuo ascolto personale? Ascolti anche le persone che vivono la città? Oppure l’ispirazione nasce nel momento stesso in cui registri?

Una seconda regola del progetto è che (ad eccezione della mia città), le altre debbano essere sconosciute. Perché nell’incoscienza, nella non conoscenza, attivo la mia curiosità e mi lascio trasportare solo dall’istinto.

Daniel Baremboim dice che la musica è parte essenziale delle fisicità dello spirito umano. Come fai a scegliere gli oggetti che vuoi far suonare? Senti questa fisicità dello spirito?

È un attrazione. Come per le persone. Sono attirata a loro come se mi chiedessero di restituirgli una voce.

Istinto puro. Irrazionalità.

Ascolto

Uno degli obbiettivi di questo blog è quello di educare all’ascolto e di far comprendere come il suono arricchisce/crea un contesto, che il suono restituisce significati, in forma di suoni come di parole. E inoltre mi preme far comprendere che il mondo dei suoni è una parte del nostro essere più profondo. Come pensi che si possa educare all’ascolto? Quali azioni intraprendere?

Non avendo paura. Perché le persone sono terrorizzate dal sentire. In ogni senso. E sai di cosa hanno più paura? Del silenzio. Perché il silenzio è la via per guardarsi dentro. E spesso questo fa paura.

Educare all’ascolto significa innanzitutto intraprendere un percorso con se stessi.
Internamente.

Secondariamente, e parlando in modo più pratico, l’educazione all’ascolto dovrebbe iniziare in età infantile. Anche solo spiegando che non esiste solo la musica che ci viene proposta, ma che musica può essere anche il riverbero della nostra stanza preferita.

Per te chi è un ascoltatore?

Chi non ha paura di sentire.

Emozioni

Chiara Luzzana – THE SOUND OF CITY – www.thesoundof.city

Nella trasmissione delle emozioni, quali emozioni preferisci trasmettere?

Fiducia ed etica. Voglio che, indipendentemente che sia per lavoro o durante la mia vita quotidiana, una persona possa sentirsi al sicuro con me. In tutti i sensi. Voglio che sappia che ciò che ha tra le “mani ” è la parte più sincera di me.

Dici amaramente che i problemi di genere, in Italia, sono ancora molto forti. La musica dovrebbe essere un linguaggio universale, che va al di là delle questioni di genere. Questo dimostra tutto il provincialismo di questo nostro Paese, l’Italia. Cosa vuoi dire ad una ragazza che ama i suoni? Cosa ti piacerebbe dire ad una di quelle ragazze che viene a vedere/ascoltare le tue performance?

Vorrei dire loro di non sentirsi un genere. Di sentirsi un’anima. Viviamo in un paese dove le donne tengono ancora gli ombrelli al moto GP o durante comizi politici. Difficilmente riusciremo, in tempi brevi, a fare cambiare questa opinione di noi.

La musica, pur essendo un sostantivo femminile, è molto maschilista, soprattutto in Italia.

Ma la risposta migliore è impegnarsi, faticare. Credere nei sogni e nelle proprie passioni non ha sesso. Il sesso si materializza quando è imposto dall’ignoranza.

Se THE SOUND OF CITY ® fosse realizzato da un uomo, molto probabilmente non si porrebbe neppure il problema di camminare in solitaria per 24 ore in una città sconosciuta. Ecco, purtroppo io, da donna, non mi sento mai completamente al sicuro.
Ci sono quindi una serie di limiti che devo superare, non solo con me, ma anche con l’ambiente circostante.

Futuro

Hai detto: “La musica ha un senso oltre le singole note. Per me i suoni sono parole” E poi hai anche confermato il fatto che il progetto The Sound of City è un lavoro teoricamente infinito. Tra sessant’anni ci ritroviamo qui e parliamo di questo divenire del progetto. E allora mi chiedo, alla fine del racconto o del progetto, cosa vorresti leggere? Qual’è la tua visione finale?

Non vedo l’ora di quell’intervista.

E ti direi: sai Toni, ho visto ed ascoltato il mondo, l’ho registrato e reso musica, imparando che il volume da alzare non è per sentire forte, ma per sentire bene. A fondo. E dopo avere ascoltato tutto, ora mi godo il silenzio dentro me.
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CREDITS:
www.chiaraluzzana.com
www.thesoundof.city

Per concludere

Sono grato a Chiara Luzzana per questa intervista dove ha svelato il suo mondo sonoro. Sono grato all’universo twitter per avermi fatto conoscere Chiara. E conto che prima o poi passa ad ascoltare la Sicilia, i templi greci di Selinunte e Agrigento; oppure i teatri di Segesta e Siracusa.

Fra 60 anni conto di esserci ancora per chiedere a Chiara la concessione di un’altra intervista. Ascoltare chi ha ascoltato tutto il mondo immagino sia una esperienza unica. Anche se immagino che ci guarderemo negli occhi e lei starà tutto il tempo in silenzio. Ma chissà, tra 60 anni trasmetteremo l’intervista attraverso cip telepatici, in realtà aumentata io dalla Sicilia e lei da Shangai con audio tridimensionale, chissà. Ma magari ci aggiorniamo prima. Io seguirò Chiara e conto di raccontarvi ancora i suoi progetti.

Aggiornamento 21 dicembre 2017

Extra ordinary metal. Soundtrack by Chiara Luzzana e Alessi adventure

Chiara riesce a trasformare gli oggetti in suoni e sonorità e ci fa viaggiare in luoghi inesplorati. Questa è la sua forza e questo è il motivo per cui seguo Chara, sia per i suoi progetti personali, sia per progetti più commerciali come questo dedicato all’azienda Alessi, che vende prodotti casalinghi iconici e di design.

Come spiegato sul sito della Alessi

una sfida ai limiti dell’impossibile creare un nuovo modo di esprimere la ricerca del design e sviluppare ulteriormente la dimensione emotiva di un concetto.

Far risaltare il suono

Il risultato è la colonna sonora che traduce l’essenza trascendente ed eterea del progetto “Extra Ordinary Metal” – una serie di accessori da tavolo che rappresenta una nuova interpretazione della superficie metallica attraverso l’uso dell’ottone, materiale già utilizzato da Alessi negli anni ’20 e anni ’30 – in una composizione.

Chiara Luzzana osserva: “Creo musica usando suoni catturati dalla vita di tutti i giorni. Tutto ciò che puoi vedere, puoi sentire. Extra Ordinary Metal, una colonna sonora di Chiara Luzzana è un esempio concreto di come sfidare l’impossibile per Alessi: la capacità di trasporre un metaprogetto – cioè una serie di riferimenti teorici, culturali ed emotivi – in un nuovo linguaggio di comunicazione.

#ExtraOrdinaryMetal

Contesti, relazioni, sonorità

Contesti,

relazioni,

sonorità

sono tre parole che,

come sapete,

costituiscono

il sottotitolo del blog.

Ne ho parlato l’anno scorso

per festeggiare il primo anno del blog.

E rileggendo quanto ho scritto

mi sa che ritornerò su queste tre parole ogni anno,

di questi tempi,

per mettere un punto.

E rendermi conto se la direzione del blog sia corretta

oppure no.

Contesti

Sul gruppo pubblico di Facebook Usabilità e Architettura dell’informazione, Stefano Bussolon fa una domanda delle sue. Di quelle che lui definisce semplici semplici ma che portano con se una complessità non da poco.

Stefano si chiede:

Che cos’è, secondo voi, l’informazione dell’architettura dell’informazione?

E tra Valentina Pilot, che accetta la sfida, e Stefano Bussolon si crea un breve dialogo.

Valentina Pilot: Ci provo… L’informazione è contesto e contenuto. L’architettura ne stabilisce le relazioni.
Stefano Bussolon: e può esserci informazione senza “architettura”?
Valentina Pilot: Mi sento di dire di no. Tuttavia può esserci una pessima “architettura” incapace di valorizzare l’informazione.

Un’altra risposta

Un’altra risposta che arriva a Stefano è di Nino Lopez che dice

L’informazione esiste a prescindere dall’architettura, è il contenuto, il cosa.
L’architettura è il come. Questo passaggio è determinante, e consente di affermare che l’architettura è l’informazione!

Stefano Bussolon – ma se l’architettura è l’informazione, l’informazione non può prescindere dall’architettura. O ho capito male io?
Nino Lopez – L’architettura chiama in causa il livello della fruizione, dell’accesso. Sì, è necessaria.
Stefano Bussolon -ma dunque l’informazione cos’è?
Nino Lopez – Il contenuto. L’architettura lo ridefinisce.
Non risponderò ad altre domande.

Stefano conclude

dunque l’informazione è l’atomo, l’architettura la struttura degli atomi

Con o senza punto interrogativo non si sa.

Aggiornamento… qualche minuto dopo

Nino Lopez mi segnala

Non vale, hai ripreso tutti i commenti togliendoli dal contesto, senza le emoticon 🙂 il mio non risponderò ad altre domande cambia senso.

Rispondo: come volevasi dimostrare. Già il semplice cambio di architettura e di contesto, pur facendo compia e incolla cambia il senso. L’eliminazione di un contenuto (l’emoticon) cambia il senso. Ogni elemento ha un senso.

Informazione dell’architettura dell’informazione

Per rispondere a Stefano, secondo me, l’informazione è comunicazione strutturata e contestualizzata.

Dove per comunicazione si intende l’atto di emettere un messaggio finalizzato ad un obbiettivo. L’architettura dell’informazione crea il contesto, definisce e determina lo spazio all’interno del quale vive l’informazione in relazione a chi fruisce dell’informazione.

Ancora più esplicito. L’architettura dell’informazione, crea, studia e sviluppa la relazione tra contenuto e spazio in cui l’informazione viene emessa, e in relazione a chi riceve il messaggio. In questo modo rende chiaro e inequivocabile il messaggio. Maria Cristina Lavazza direbbe crea senso. L’informazione dell’architettura dell’informazione è la comunicazione strutturata della disciplina che vogliamo comunicare in un determinato contesto ad un determinato pubblico.

Esiste informazione senza architettura? No. Nel senso che una architettura che tiene in piedi l’informazione c’è sempre. Ma ci può essere, ed è quello che è avvenuto in passato e oggi meno spesso, che ci sia architettura senza architetto dell’informazione. Cioè senza la persona che abbia, studiato, progettato e definito il contesto e l’insieme delle relazioni da definire.

Dunque quando Stefano Bussolon dice o chiede

l’informazione è l’atomo, l’architettura la struttura degli atomi

la risposta secondo me è negativa. Il contenuto comunicato è l’atomo. L’architettura la struttura degli atomi, e dunque l’informazione è la molecola.

In altre parole l’atomo è il contenuto, il comunicato. La comunicazione dentro la struttura diventa informazione.

Una struttura è capace di modificare l’informazione così come ben spiegato in Jeorge Arango e l’architettura dell’informazione.

Una struttura da significato all’informazione, migliora o peggiora l’esperienza di chi fruisce dell’informazione. E ne può, in parte, indirizzare il pensiero. E per questo motivo è così importante.

Un altro punto di vista

Un altro punto di vista, almeno perché penso che mi tocchi da vicino, è che l’informazione dell’architettura dell’informazione potrebbe anche essere la capacità di divulgazione della disciplina. La capacità di far comprendere agli altri cosa sia questa benedetta architettura dell’informazione. In questo, penso, che noi architetti dell’informazione dobbiamo migliorare o certamente intensificare gli sforzi.

L’anno scorso scrivevo.

Non esiste un unico contesto. I contesti sono tanti. Ciascuno di noi vive in un contesto diverso. Ciascun contesto è complesso. L’architettura dell’informazione crea contesti.

L’impegno nella costruzione di senso e di contesti coerenti, da parte mia, è e sarà costante. Tenendo presente che poi esistono nella realtà contesti dove regna l’analfabetismo digitale e l’analfabetismo di ritorno molto grave.

Relazioni

L’architettura c’è sempre. L’architettura, in senso letterale, stabilisce e mette in relazioni contesti, contenuti e pubblici. Sarebbe bello poter rendere visibile l’architettura ma poi nella pratica non solo l’architettura dell’informazione è invisibile. Ma ancora oggi, è spesso minoritaria, messa all’angolo delle aziende e non riesce ad espletare il proprio ruolo di relazione.

Ruolo degli architetti dell’informazione di oggi è quello di rendere chiare le relazioni. Far capire che essere presenti in un mondo senza relazioni equivale a non esistere. Avere in mano la conoscenza dell’universo, senza una relazione, non serve a nulla.

Oggi, grazie ad internet, chiunque può venire a contatto con milioni di informazioni e conoscenze. Se facessimo un paragone tra un filosofo dell’antichità e un qualunque studente del liceo, certamente un liceale possiede milioni di informazioni in più rispetto al filosofo.

Eppure lo studente non sarà un filosofo e il filosofo, invece, pur avendo meno informazioni resta un esempio da studiare. Perché accade questo? Perché nonostante l’enorme quantità di conoscenze e informazioni che maneggiamo, lo studente e noi tutti, non riusciamo a mettere in relazione tutte le informazioni che assorbiamo.

I filosofi dell’antichità, pur avendo infinitesimali conoscenze in meno, rispetto a noi, restano filosofi. Perché loro sapevano mettere in relazioni tutte le loro conoscenze e le informazioni di cui disponevano. Loro hanno creato, a loro tempo, il contesto su cui poggiare un pensiero, un mondo diverso, un’Utopia.

Noi oggi abbiamo perso questa competenza, tanto che le facoltà di filosofia sono ridotte al lumicino. Noi, comuni mortali, non sempre riusciamo a comprendere le relazioni tra cose e persone. Non è solo colpa nostra. La complessità del mondo contemporaneo è notevole e dirimere la matassa non è facile.

L’architettura dell’informazione si sforza di circoscrivere questa complessità. Cerca di farlo in modo strutturale, tenta di ridurre il disordine e rendere esplicite le relazioni.

Un sito con un’ottima architettura dell’informazione non vi renderà filosofi, ma renderà semplice la comprensione dei contenuti che state utilizzando e il contesto che state osservando, in un determinato tempo e luogo.

Sonorità

Sempre un anno fa scrivevo

Viviamo in un mondo rumoroso. I rumori di fondo sono tanti. I rumori ci confondono. L’inquinamento acustico è un problema, paradossalmente, inascoltato. Il mondo produce rumori quanto produce spazzatura.

Abbiamo bisogno di silenzio. Il silenzio è ciò che ci fa comprendere i suoni.

Abbiamo bisogno di silenzio. Il silenzio permette di staccare e di riposare.

E restano frasi ancora valide. Il silenzio tarda ad arrivare. Anzi, alle parole si sono aggiunti i botti.

Peter Morville ha confermato il bisogno di architetti dell’informazione per gestire l’architettura dell’informazione conversazionale. La diffusione degli smart speaker sarà ampia.

Ci avviamo verso una nuova era orale, che non sarà totalizzante. Il prossimo passo, come spiegavo riguardo la ricerca vocale sarà che la storia orale del futuro riguarderà la nostra intimità. Parleremo con i nostri smart speaker in contesti intimi, personali e unici.

Forse anche irripetibili. Questa massa di oralità però, almeno all’inizio, non sarà a disposizione di tutti, ma solo dei produttori di assistenza vocale. E non è detto che studiosi e studenti ne possano studiare l’evoluzione dato che dopo la nostra emissione diventano dati privati.

Contesti, relazioni, sonorità

Ammetto che c’è l’imbarazzo della scelta. Da un anno a questa parte gli argomenti da affrontare si sono moltiplicati. C’è la voglia di occuparsi di tutto e di dare ai lettori una conoscenza ampia di quanto accade nel mondo delle sonorità. La voglia di coprire buchi, assenze sul web, è davvero tanta. Nello stesso tempo ci si vede sorpassare da altri studiosi, alcuni meritatamente più svelti, altri più arrivisti.

Personalmente rispetto i miei tempi e sono fiducioso che le mie competenze saranno ripagate. Quello che sicuramente mi farebbe piacere sarebbe di intraprendere altre relazioni, condividere dialoghi, esperienze e studio. Dove possibile. Mi piacerebbe sentirvi, ascoltarvi. Sto pensando ad alcuni contenuti più specifici e praticabili. Servizi per i lettori. Ma non è facile quanto a dirsi.

Io ci provo. Se i lettori resteranno al mio fianco a sostenermi sono certo che l’anno a venire sarà un anno da ricordare!

Sostenetemi

Condividere gli articoli del blog sui vostri social preferiti è il primo sostegno. Costa poco e per quel che dico non dovrebbe mettervi troppo in imbarazzo. Questo servirebbe a far crescere i lettori di architettura dell’informazione sonora. Far conoscere me, il blog e la disciplina. A chi già condivide, va la mia gratitudine. Con i lettori aumenta la probabilità di consulenze che non finanziano direttamente il blog ma ne garantiscono sicuramente la continuità nel tempo.

Per chi può e vuole farmi un regalo, invece, può dare un’occhiata alla mia lista dei desideri che ho su Amazon. Piccoli desideri per la campagna e alcuni motivi di studio. Ovviamente potete andare oltre e dare sfogo alla vostra creatività per un sostegno concreto.

Per il resto sono in corso d’opera altre iniziative. Si tratta di corsi, eventi e servizi che mi permetteranno di portare avanti la ricerca di questo blog. Se i miei sforzi saranno premiati, l’obiettivo è quello di poter lavorare attraverso il blog; iniziare qualche docenza formativa sul tema, partecipare a conferenze, vendere corsi e servizi utili per chi è interessato al tema dell’architettura dell’informazione in contesti sonori.

Nel frattempo continuerò a scrivere e proseguirò il viaggio nel mondo dell’audio, proponendo un web, un contesto, una informazione, a mia misura.

Buona vita a tutti! Viva!

Due anni di blog. Due anni di Architettura dell’informazione sonora.

Nato il 3 luglio! Secondo anniversario dalla nascita. 3 luglio 2015 – 3 luglio 2017. San Tommaso, patrono degli architetti.

Festeggio insieme a voi questo compleanno, come ho festeggiato il precedente, perché per me architettura dell’informazione sonora è diventato un essere vivente che mi accompagna quotidianamente. Come un essere vivente ha bisogno di cure, di attenzione. Da un lato mi distrae dal quotidiano. Dall’altro lato più cresce più aumentano le responsabilità. Come un essere vivente, il blog ha fatto un sacco di cose. Penso di aver dato tantissimo ma so di aver imparato altrettanto. E poi adesso architettura dell’informazione sonora sta in piedi senza più barcollare. Certo, ci vorrà ancora del tempo e della fatica perché cammini tranquillamente, ma il viaggio è cominciato. E sono fiducioso.

Ogni maledetto lunedì

Il blog, Architettura dell’informazione sonora, si è impegnato in tutto questo tempo ad applicare le teorie della disciplina, prima sui miei progetti, che su quelli di altri. Qui sperimento sulla mia pelle se l’architettura dell’informazione possiede davvero le qualità che io predico. Se così non fosse, avrei poco da scrivere.

Credo di aver dotato i miei lettori di strumenti e di informazioni affidabili e di qualità. In Italia, penso che architettura dell’informazione sonora sia il blog più attivo e presente sul web per quanto riguarda la divulgazione della disciplina. E forse è diventato un punto di riferimento per chi vuole affrontare consapevolmente la rivoluzione culturale che stiamo vivendo.

Ho scritto un po’ di tutto. In questo ultimo anno mi sono sentito più maturo e più libero di scrivere anche di “altro”. Poi, per me, l’audio e le sonorità stanno in ogni cosa ed è lì che vado sempre a parare. Ma appunto, più che nei primi tempi, sento la totale libertà di scrivere digressioni senza dispiacere il lettore che mi segue.

Ho scritto quel che avrei voluto leggere

Non so se capita anche a te. Ma a volte leggendo su riviste o ascoltando la radio o la tv mi pare che manchino delle notizie davvero utili. Mi capita di ascoltare alcune notizie e di non capire in quale contesto è inserita la notizia. E allora, per i temi che più riguardano il blog, questi pezzi li ho scritti io.

Mi sono dotato ed ho adottato un handbook verification. Ho analizzato il format comunicativo dell’ISIS; ho contestualizzato e smontato la rinascita del vinile contro il download nel mercato musicale odierno; ricostruito, in italiano e sul web, un pezzo mancante di Storia, la vera storia dell’mp3. Ho proposto una lettura strutturale delle fake news. Solo per citare alcuni degli articoli che ritengo di rilievo. Ho, pure, scritto articoli più fruibili su come procedere ad una registrazione per principianti. Ho condiviso con i lettori gli strumenti che io stesso uso ed ho usato per il mio lavoro radio. Sono venuti fuori articoli scritti a più mani con i lettori, con chi aveva bisogno di un consiglio, come l’articolo sui registratori audio vocali. Ho condiviso con i lettori le mie ricerche su quale impianto audio acquistare; su come scegliere delle cuffie, fino ad una breve storia del bluetooth.

A questi articoli se ne aggiungeranno altri, quasi fosse una cronaca dal vivo, vista la loro evoluzione di mese in mese, su cosa sono e come si usano gli smart speaker.

Ma a sorpresa l’articolo che, in pochi giorni, ha scalato la classifica dei più letti del blog è stato l’articolo di servizio che ho scritto per i miei lettori, ma evidentemente di interesse più ampio, su cosa portare e cosa non portare ad un concerto. Ed anche quest’ultimo assente sui giornali mainstream.

Condivisione

Il mio tentativo è quello di condividere esperienze, crescita professionale, contenuti. L’architettura dell’informazione è stata per me una rivelazione. Considero la disciplina una lente potente che mette in risalto nodi e archi della nostra società. Senza questa lente non riuscirei a distinguere i cambiamenti che stiamo affrontando.

Divulgare alcuni di questi concetti, mettere sul banco di prova la disciplina stessa, incuriosire, mi è sembrato il minimo che potessi fare. E’ una sfida, certamente. La sfida di chi vive nella provincia, tanto più che l’Italia è essa stessa una provincia di un mondo in piena evoluzione.

Devo ammettere che a volte, mi aspetterei che ci fosse qualche condivisione in più. Sarei un ipocrita a non ammetterlo. Ma evidentemente l’esempio della condivisione non basta.

Mi guardo intorno

In questo anniversario mi guardo intorno e vedo giovani dalle grandi speranze, che vogliono cambiare, che non ci stanno. Qualcuno si avvia con entusiasmo, altri aspettano una qualche risposta che tarda ad arrivare. Fatto sta che al momento in pochi comprendono la definizione di architettura dell’informazione. Nonostante tutto non riusciamo a comunicare di che diavolo si tratta. Cosa fa, come agisce un architetto dell’informazione.

Le aziende e gli imprenditori non ne comprendono l’importanza. E anche quando si lavora con gli strumenti dell’architettura dell’informazione, le aziende lo nascondono. Quasi si vergognassero o volessero tenere per se il segreto.

Eppure in un mondo migliore avere un web migliore andrebbe a tutto vantaggio di tutti.

Purtroppo abbiamo perso il senso e il concetto di bene comune, di interesse della collettività. Qualunque cosa si fa o si dice, è fatta e detta per interesse personale. Che sia vero o falso, non importa. Nell’immaginario comune italiano viviamo in una giungla dove ci mangiamo a vicenda.

Opportunità

Questa mancanza di fiducia si trasforma in mancanza di conoscenza. E per me la divulgazione è divenuta una sfida. Senza illusioni, ma con un rinfrescante bagno di realtà e di umiltà, bisogna andare avanti. Passo dopo passo.

So quanto ci si possa sentire travolti da questo tempo. Eppure le opportunità, sono dappertutto, sono intorno a noi. Ce ne sono in ogni momento della giornata. Ogni minuto, ogni secondo. Bisogna aprire gli occhi e approfittare di ogni segnale.

Continuerò a scrivere

E allora, io continuerò a scrivere, almeno un post ogni settimana, forse anche due o tre (vedremo), ogni lunedì, di certo, io scriverò un post su questo blog. Penso che se riuscirò a far comprendere il cambio di paradigma che impone la disciplina, o a farne comprendere l’importanza anche ad una sola persona che non mastica di internet, avrò fatto il mio dovere.

Oltre al fatto che scrivere e condividere per la visione di questo blog è qualcosa di appagante e divertente, che mi spinge a studiare e ad imparare sempre di più. In ogni post ci metterò la mia passione e il mio entusiasmo.

Non posso obbligarvi a condividere quel che scrivo. Non posso obbligarvi a stringervi in comunità di pratica di cui comprendete anche poco l’ utilità e le opportunità. Eppure restate sintonizzati. Non cambia mai niente. Ma ogni tanto qualcosa accade e cambia tutto. Spero di sentire presto le vostre voci.

Buon anniversario, buon compleanno al blog e a tutti noi!

Vostro

Toni Fontana