WIAD Bari 2018 – Intervista a Bianca Bronzino

Il WIAD Bari 2018 è alla sua prima edizione ed è un piacere sapere che al Sud crescano iniziative di questo genere. Per l’occasione ho intervistato Bianca Bronzino, coorganizzatrice dell’evento e persona che ritengo molto interessante. L’altro organizzatore è Nino Lopez, che intervisterò più avanti, dopo il WIAD18. Bianca Bronzino è una di quelle persone che si incontrano al Summit di architettura dell’informazione. Almeno quando si riesce ad andare. Si tratta di una persona solare ed entusiasta della disciplina.

Bianca è tra le persone più attive tra la comunità di architetti dell’informazione. Sicuramente tra le più attive della pubblica amministrazione, che io conosca. È una di quelle persone che spesso lavorano nell’anonimato ma che ogni giorno contribuiscono a far crescere e innovare l’amministrazione pubblica. Lavoro lento, come sappiamo, per i molti limiti che le istituzioni hanno rispetto al periodo storico che stiamo vivendo, ma anche più stimolante, se vogliamo.

WIAD Italia 2018

Quest’anno in Italia ci saranno 5 WIAD sparsi per tutta l’Italia. Un’occasione unica per tutti coloro che vogliono conoscere e approfondire, anche per la prima volta, l’architettura dell’informazione. In ogni città, Palermo, Bari, Roma, Genova e Trento, ci saranno eventi di grande spessore professionale.

La scorsa settimana, se ve lo siete persi, per il WIAD Genova ho intervistato Marco Tagliavacche, organizzatore del WIAD Genova e presidente di Architecta. Il tema è uguale per tutti in tutto il mondo. IA for Good. Architettura dell’informazione per il bene comune.

WIAD Bari 2018

Programma ricco quello per il WIAD Bari. Tra gli speaker a Bari si potranno ascoltare.

Clementina Gentile, Service Designer, consulente UX presso Namahn a Bruxelles, occupandosi di UX e attualmente entrata a far parte del team di progettazione di Proximus, sempre a Bruxelles. Federico Badaloni, responsabile dell’area di Architettura dell’informazione e User experience design della Divisione Digitale del Gruppo Editoriale L’Espresso. Gianluca Brugnoli, ricercatore e docente al Politecnico di Milano dove tiene corsi su UX Design, Service Design, Design Thinking. Federico Parrella, designer e docente. Attualmente insegna nelle università di Roma (ISIA / Design del prodotto di comunicazione e RUFA / Information Design) e di Milano (IULM / Master IA Visual, Interaction, Wearable design). Rosa Lanzilloti, docente presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari. Pino Bruno, Direttore Responsabile dell’edizione italiana di Tom’s Hardware.

L’intero programma e maggiori informazioni li trovate sul sito web. Sarà sicuramente una mattinata interessante. Da non perdere!

Intervista a Bianca Bronzino

Bianca Bronzino sul web racconta molto di se stessa. E prima di leggere le risposte, che ci ha concesso con grande disponibilità, è interessante leggere la sua attività professionale.

Si occupa degli strumenti digitali, della loro interoperabilità e user experience, per la Regione Puglia. Ha contribuito alla realizzazione di SIRTur, il sistema informativo regionale turistico, lavorando su architettura e contenuti. Coordinatrice del tema Innovazione per il Piano Strategico del Turismo Puglia365.

Bianca, come sei venuta a contatto con l’architettura dell’informazione e l’User Experience?

Nel 2012, per l’ente in cui lavoro, il Teatro Pubblico Pugliese, ho contribuito alla realizzazione della piattaforma Pugliaevents.it, con una società molto orientata all’utente finale [H-art, se si può dire]. Successivamente la neo-nata agenzia regionale del turismo Pugliapromozione decise di partire da lì per riprogettare il portale turistico Viaggiareinpuglia.it, cominciai quindi a cercare informazioni online e venni a conoscenza di Architecta e del Summit, che si sarebbe tenuto da lì a breve. Ho partecipato all’evento e ai due workshop – illuminanti – di Federico Badaloni e Luca Rosati e non esagero se dico che da lì la mia vita professionale è cambiata. Riprogettare nel 2014 l’architettura turistica pugliese con Luca è stata un’esperienza entusiasmante, sublimata poi dal feeling nato l’anno dopo con Federico rileggendo e rivedendo insieme la parte matematica del suo libro “L’architettura della comunicazione“. Se “siamo ciò che connettiamo“, loro due esprimono perfettamente il grafo della mia essenza professionale, in questo momento.

Con lo stesso principio di connessione, relazione e sincronicità, è nato lo UX Book Club a Bari ( qui la pagina Facebook), un anno fa, mettendo insieme le menti più vivaci e innovative che avevo intorno a me.

Su LinkedIn si legge che sei la Coordinatrice INNOVAZIONE per il Piano Strategico del Turismo 2016-2025 della Regione Puglia, e credi fortemente nel progetto di Ricerca e Innovazione RIA Horizon2020 CITADEL per cui la Regione Puglia è use-case: “Empowering Citizen to TrAnsform European PubLic Administration for Better Public Value”. Che combini in Puglia?

In Puglia mi occupo di web e tecnologie per il turismo e la cultura, con un piede nella comunicazione e uno nell’informatica, tra umanisti e “nerds”. Il turismo digitale è un settore molto stimolante che ha riunito le mie due anime, quella matematica del percorso di studi, e la comunicazione delle mie esperienze lavorative. Poter applicare modelli sociali e logiche algoritmiche alle dinamiche di operatori turistici, luoghi e contenuti è molto stimolante e mi fa sentire orgogliosa di essere rimasta al Sud.

Qual è la tua “giornata tipo” professionale?

Dedico la prima ora delle mie giornate lavorative alla lettura delle mail e alle risposte più immediate; le altre tre ore mattutine sono per riunioni e incontri sullo stato di avanzamento delle attività; il pomeriggio lo dedico di solito a scrivere i documenti più impegnativi e a strutturare i progetti più importanti. Vivo le mie giornate in un’agenzia regionale che assomiglia ad un’agenzia di comunicazione, per tanti aspetti; in una redazione digitale, immersa nella normale routine di un’amministrazione pubblica, tra atti e determine. La mia giornata tipo è fatta soprattutto di mail e relazioni tra enti, documenti di progetto e scrittura di atti pubblici; ma lavoro a stretto contatto con chi si occupa di foto, immagini, copy, bug, test vari e social network. Un contesto molto vivace, giovane e creativo, dove (quasi) tutto ha un risvolto positivo e riusciamo ad avere (quasi) sempre il sorriso sulle labbra.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

Adoro le ore dedicate al brainstorming, quelle in cui puoi dire tutto, anche l’irrealizzabile, prima di passare a ciò che è fattibile. Soprattutto perchè lo facciamo in una pubblica amministrazione: è bello sognare anche qui, pur dovendo poi riconoscere dei limiti dovuti al ruolo autorevole che abbiamo, come servizio pubblico.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Il telefono e le mail, prima di tutto. Poi Office e Google Drive, con G-suite annessa. PowerPoint per schemi, sintesi e infografiche. Pochi strumenti tecnici UX, per ora.

Lavori principalmente per la pubblica amministrazione. Come vedi, dall’interno, la digitalizzazione della pubblica amministrazione?

Con l’ARET Pugliapromozione abbiamo avviato un importante progetto di Amministrazione digitale, che comprenderà anche una fase di User Research, proprio perchè la digitalizzazione avviene spesso in maniera disordinata e si creano gap a tutti i livelli, anche tra le persone, che devono allinearsi a esigenze digitali sempre più impellenti, spesso senza avere gli strumenti e le competenze adeguati per farlo. Si lavora con tecnologie obsolete e dati che aumentano a dismisura, con concetti di “open” e di “privacy” da padroneggiare, scarsa interoperabilità tra enti, accountability e trasparenza ancora calate dall’alto più che “valori” da portare avanti. Ma è una bella sfida.

Tu e tutto il gruppo di lavoro dall’esterno sembrate essere proprio degli innovatori. Un esempio e una guida per il Sud. Come vi vedete voi? Quali sono le sensazioni o i feedback che ricevete?

Direi che l’orgoglio è ben reso dall’hashtag #weareinPuglia che usiamo per la comunicazione (solo su Instagram ci sono più di 800.000 post con hashtag #weareinpuglia); la campagna “We are CREATIVE in Puglia” rende il mood 🙂

Quest’anno per la prima volta il WIAD approda a Bari. Cosa ti aspetti? Cosa si deve aspettare chi viene ad ascoltare?

Io e Nino Lopez abbiamo voluto affrontare questa sfida, perché ci aspettiamo di far scoccare qui la scintilla dei Summit di Architecta: di stimolare curiosità, provare meraviglia, (far) tornare a casa con il desiderio di cambiare qualcosa di ciò che usiamo e/o progettiamo ogni giorno.

Chi verrà troverà la qualità di Architecta, l’entusiasmo dei Summit, la possibilità di col-legarsi a persone visionarie e coscienziose, consapevoli di essere i progettisti di oggi e di domani.

Durante il Summit hai vinto il contest di idee per una comunità di architettura dell’informazione. Che idee bollono in pentola per Bari e per la Puglia?

Condividere idee in contesti non lavorativi è proprio entusiasmante per me: si sperimenta l’ignoto, si cambia punto di vista, si esce dalla propria comfort zone. Ma non basta.

La mia idea per Architecta era quella di scrivere capitolati pronti all’uso per svecchiare i modelli di preventivi che girano sul web e non comprendono nella progettazione l’architettura informativa e la UX. Non essendoci competenze nuove in giro, non è facile scrivere da soli ciò che si vuole, con metodi che non si conoscono. Ecco allora la necessità di fornire modelli pronti all’uso a cui ispirarsi. Per la comunità locale, invece, le idee sono tante! Dalla formazione online al desiderio di un campus estivo per incontrarsi più di una volta all’anno, alla mappatura della community, a progetti sociali per sperimentare nuove metodologie. Io guardo gli Architecti in Italia con grande stima e ammirazione e considero la creatività italiana un valore che gli Architetti dell’informazione dovrebbero giocarsi per diffondere il proprio “design”: le case italiane sono ammirate in tutto il mondo, potremmo diffondere la stessa suggestione, dando uno stile unico e inconfondibile ai nostri spazi digitali!

Il progetto Puglia365 arriva fino al 2025. Quali prospettive ci sono, secondo te, per l’architettura dell’informazione?

Il Piano Strategico del Turismo Puglia365 punta al 2025, sì. Non è facile immaginare cosa sarà. Il Polimi, Osservatori.net, dice “Il turista digitale corre, l’offerta rincorre”: sembra una condanna. Forse il segreto è proprio qui, bisogna smettere di correre.

L’architettura delle informazioni per me è il trampolino per arrivarci, così lontano, mentre tutto il resto può cambiare. Una buona Architettura fa andare lontano, ma bisogna progettare con competenza la distribuzione dei contenuti on e off line, con un pensiero anche a ciò che succederà ad ogni informazione dopo averla pubblicata. Come dice Badaloni, il lavoro ormai inizia quando si pubblica qualcosa, non come prima, quando il lavoro di progettazione e scrittura terminava con l’invio di un testo o un progetto ad una testata o ad un’agenzia.

Dovremo rendere trovabili contenuti ad una generazione abituata a fare poco sforzo per avere qualsiasi cosa, perché tutto è già profilato e intuito da sistemi intelligenti. Nel sovraccarico di informazioni già indirizzate, si dovranno pensare soluzioni per la memoria e la conservazione, per l’integrazione di contenuti prodotti dagli utenti stessi, pensare a strumenti per ricavare informazioni dalla immensa (big) mole di dati (sempre più open) che produciamo e diffondiamo.

E per finire le ultime 3 domande più leggere. Consiglia un libro

GEB! “Goethe, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante” di Douglas R. Hofstadter

Consiglia un brano musicale o un cd

Il Concerto n.3 di Rackmaninoff

Consiglia un film

Il sempreverde MATRIX del 1999

«Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.»

Onlife, per dirla come Luciano Floridi 😉

Grazie!

Non mi resta che ringraziare Bianca Bronzino per il suo entusiasmo e la sua vulcanicità di idee. Auguriamo un buon lavoro e a rivederci presto!

Aspettando il WIAD 2018

Intervista a Marco Tagliavacche per il WIAD Genova 2018; Daniela Costantini per il WIAD Trento, Carlo Frinolli per WIAD Roma e Luisa Di Marino per il WIAD Palermo 2018.

Essere un architetto dell’informazione. Essere un pioniere

Essere un architetto dell’informazione, oggi, (in Italia, ma non solo) significa, secondo me, essere un pioniere. Significa essere una persona che ha un desiderio spropositato per la scoperta di un nuovo mondo. Significa rinunciare alle certezze del passato per lanciarsi in un futuro mai comodo.

Un pioniere, quando comincia il suo cammino, deve mettere in conto la sofferenza della solitudine. Capita, durante il viaggio, di incontrare propri simili. A volte si incontrano persone interessanti con cui percorrere parte del cammino, per sostenersi a vicenda. Altre volte, si incontrano approfittatori che ti abbandonano quando il viaggio sarà più difficile.

Comunque vada il pioniere sa di essere solo.

È anche la vostra sensazione o no?

Pioniere per la Treccani

La Treccani spiega bene. La parola pioniere, che è un francesismo, deriva dall’etimo italiano di pedone.

Nell’accezione assunta da questa parola nel sec. 19° («chi comincia a sfruttare territorî vergini», «chi apre la via al progresso»); prima significò «fante» e successivamente «soldato del genio»].

Ma è anche colui che

apre una via agli altri, esplorando regioni sconosciute e insediandosi in esse, in modo da consentire nuovi sbocchi all’attività umana.

I pionieri degli Stati Uniti d’America

Oggi le storie del Far West che hanno affascinato i nostri nonni e genitori, quando erano bambini, non vanno più di moda. Oggi il far West è oltre le stelle. Sebbene oggi il tema predominante dei film di fantascienza è il ritorno alla terra che diventa sempre più difficile. Vedi Gravity.

La grande migrazione verso il Far West

Chi mi ha spinto a creare questo blog mi ha fin da subito presentato la vita del blogger come un pioniere. E su questo termine ho spesso riflettuto.

Surfando per il web, come si faceva una volta, sono arrivato ad un articolo che mi è molto piaciuto. Si tratta di un articolo di Sergio Mura che racconta la storia del carro dei pionieri. L’articolo racconta di come, nel 1835, si ebbe l’avvio di questo processo di migrazione verso il far West.

Erano tempi in cui solo i più coraggiosi e avventurosi tra i pionieri potevano trovare le forze ed il coraggio per affrontare un viaggio terribile e rischioso come quello verso la frontiera, seduti a cassetta di un carro di legno dotato di una copertura leggera. Era il carro dei pionieri, la “goletta delle praterie”, un derivato semplificato del famosissimo (e pesantissimo) carro “Conestoga” prodotto in Pennsylvania. Proprio sui Conestoga si era svolta la prima migrazione, quella che aveva trasportato oltre le Montagne Rocciose.

Viaggiare con la goletta delle praterie mi fa pensare ad una barchetta che attraversa il mare tra le intemperie. E seppure bisogna anche ammettere come questa migrazione fu l’inizio della fine per gli indiani d’America, in fondo, i pionieri erano solo in cerca di un luogo dove costruire un mondo migliore per se stessi.

Il lento incedere dei pionieri

Continua Sergio Mura.

Tutti a piedi tranne il conduttore. Il viaggio era lentissimo e ogni giorno si riuscivano a coprire al massimo 20 miglia, se la stagione era buona e se il tempo era clemente. Altrimenti la strada percorsa diventava proprio poca.
I pericoli erano sempre in agguato ed i pionieri lo sapevano bene. Per questo cercavano di organizzare gruppi di carri, in maniera da sostenersi l’uno con l’altro nei momenti del bisogno. Inoltre, stare in gruppo serviva a tenere lontani gli indiani quando si attraversavano le loro terre. Gli attacchi alle carovane erano, infatti, molto rari. Mentre erano frequenti quelli ai carri isolati.

Architetto dell’informazione nella prateria italiana

Se ti trovi a leggere questo articolo non c’è bisogno che ti spieghi io quale sia la tua condizione lavorativa. Sappiamo tutti sulla nostra pelle cosa significa il mondo del lavoro, in questo tempo. E sappiamo tutti che il mondo del lavoro non è più un mondo di riscatto, come lo fu negli anni del boom economico italiano.

Se da un lato c’è l’illusione del talento che dovrebbe permetterti tutto dall’altro lato si trova sfruttamento e precariato. Il gioco è truccato. Quell’illusione sarà realtà solo per l’elitè che sa già che ricoprirà quei ruoli.

Per cui è necessario che ci si voglia un po’ di bene tra chi elite non è. O quanto meno, sarebbe augurabile non farsi del male, tra di noi. Stiamo tutti lottando in una prateria sconfinata. Una prateria al confine con il deserto. Deserto culturale, giungla di analfabetismo digitale e di ritorno.

Si tratta certamente di una sfida. Così come scrivevo meno di un anno fa in Architettura dell’informazione in provincia. Una sfida.

Ciascuno di noi è e deve diventare un laboratorio politico e culturale. Ciascuno di noi è luogo di sperimentazione. E ciascun paletto, ciascuna difficoltà, deve diventare sfida per innovare.

Il WIAD e gli eventi UX

È per superare la solitudine che esistono e si organizzano eventi come il WIAD, la giornata mondiale dell’architettura dell’informazione.

A tal proposito sto intervistando gli organizzatori dei 5 WIAD (Palermo, Bari, Roma, Genova e Trento) che si svolgeranno in Italia. Una comunità attiva ma che vive separata per forza di cose.

Puoi leggere le interviste dedicate al WIAD 2018. Si tratta di eventi che ridanno energia, in cui si incontrano persone con interessi comuni, con visioni del futuro interessanti. Per vivere o per sognare ancora un altro anno.

Sognare è vivere

Di recente ho avuto modo di vedere il film Sognare è Vivere di Natalie Portman, tratto dal libro autobiografico di Amos OzUna storia di amore e di tenebra.

Sono stato colpito da due brevi scene del film (tra l’altro poco piaciuto alla stampa).

Kadima

In una scena il padre del protagonista spiega una parola che è Kadima (in ebraico: קדימה, Qādīmāh, “avanti”, ma che etimologicamente deriverebbe (come spiegato nel film) da Kedim che significherebbe tempi passati. Per cui l’oratore, presumo si dica kadima, sarebbe colui che “guarda in avanti al passato”.

Per come è stato pronunciato, sarebbe il nostro equivalente “Daje!” Che tradurrei poeticamente in “raccogli tutte le forze del passato e vai sempre avanti!”

Pioniere per Amos Oz – Sognare è vivere

In un altra scena, Amos Oz, o almeno gli sceneggiatori del film, si parla della terra promessa degli ebrei. E dunque di coloro che per primi fanno la loro comparsa.

Così recita la voce narrante.

Sognare la terra promessa come la terra del latte e del miele, dove i pionieri facevano fiorire il deserto. Immagina come un poeta, un contadino, un rivoluzionario. Nato sia per i campi, come per i campi di battaglia, ma anche come un essere sensibile e intellettuale. Far fiorire il deserto, il pioniere.

Essere un pioniere

Attenzione. Tra i pionieri c’erano e ci sono anche i cattivi. C’erano i pistoleri, gli arrivisti, gli schiavisti, i fuorilegge che scappavano dalla giustizia. Così come adesso c’è chi vende fumo, truffa la gente comune, chi sfrutta i lavoratori, chi brucia il mercato vendendo professionalità che non possiede. In ogni migrazione c’è il bene e c’è il male.

Non è a questi che mi riferisco. Ecco, mi avete capito.

La figura del pioniere che mi immagino è quella dell’esploratore. Forse anche romantica, se volete. Però è quella figura che ha permesso a centinaia di migliaia di persone di avere una speranza per un mondo migliore. Cosa che per secoli, l’America, è stata. Il sogno americano, nonostante tutto, è sempre vivo.

Immagino, dunque, l’architetto dell’informazione così come un pioniere che fa fiorire il deserto. Un poeta che scrive e che declama, un contadino che si sporca le mani della terra e dei codici. Forse anche in balia di forze che non riesce a controllare del tutto. Rivoluzionario nell’andare contro corrente, nel chiedere un cambio di paradigma. Nato per pensare, riflettere, offrire un’ etica del web. Un essere sensibile, che pone le persone al centro di tutto. Un intellettuale che dal canto della sua solitudine offre un’altra via.

Buona avventura a tutti!

WIAD Genova – Intervista a Marco Tagliavacche

Il WIAD Genova, come leggiamo dal sito dedicato

è nato dalla volontà di portare nella città un evento dall’alto contenuto formativo. Che mettesse in risalto le tematiche legate all’ Architettura delle Informazioni facendo da volano ad iniziative pubbliche o private. E che potesse attrarre sia le comunità locali ma essere anche punto di riferimento per il Nord Ovest.

World Information Architecture Day

Il World Information Architecture Day, detto anche WIAD, è la giornata mondiale, organizzata dall’Information Architecture Institute, in cui la comunità degli architetti dell’informazione di tutto il mondo, si ritrova per condividere informazioni, idee, ricerche. Lo fa organizzando eventi a livello locale in un modo coinvolgente e non convenzionale.

Il WIAD 2018 si terrà il 24 febbraio contemporaneamente in 56 sedi, 25 paesi e 5 continenti diversi.

In Italia si terrà in 5 città: Bari, Palermo, Roma, Trento e Genova.

IA for Good

Tema di quest’anno è “IA for Good”. Architettura dell’informazione per il bene comune. Come usare l’IA per proteggere la civiltà umana dalla disinformazione. Imparare. Condividere. Crescere.

WIAD Genova

Il Wiad Genova si svolgerà presso la Facoltà di Architettura, che si trova  in  Stradone di Sant’Agostino, 37 di Genova.

La mattina sarà l’occasione per ascoltare gli ospiti e gli speakers esperti. Nel pomeriggio si potrà partecipare ad un workshop. Un momento di formazione e confronto.

Gli speakers di Wiad Genova 2018

Gli speakers del WIAD Genova sono molto interessanti. Si potranno ascoltare gli interventi di Chiara Danese ( Designer, Digital Strategist, Consulente), Andrea Resmini, (Information Architect, Professor, Researcher); Marco Bertoni (Product Envisioning & User Experience) tra i più conosciuti. Ma anche Andrea Violante, Diego La Vecchia e Marco Tagliavacche. Quest’ultimo anche organizzatore del Wiad Genova e che intervisto di seguito.

Tutte le informazioni e i biglietti si trovano sul sito wiadgenova.it

Intervista a Marco Tagliavacche

Marco Tagliavacche, oltre ad essere il promotore del WIAD Genova, è architetto dell’informazione. Ed è anche l’attuale presidente di Architecta, l’associazione nazionale che riunisce i maggiori architetti dell’informazione italiani.

L’associazione promuove la conoscenza, la diffusione e la crescita dell’architettura dell’informazione in Italia. E sarà sponsor di tutti i Wiad italiani.

(Anzi, se qualcuno vuole contribuire a diventare sponsor del WIAD più vicino alla propria zona di riferimento, la disciplina e i suoi cultori ringrazieranno di cuore).

Come sei venuto a contatto con l’architettura dell’informazione e l’User Experience?

In università, quando follemente mi sono re-iscritto nel 2009, per completare qualcosa che fino a quel momento non ero riuscito :-). Due professori illuminati di ingegneria durante le loro lezioni mi parlarono di architettura dell’ informazione e user experience e mi suggerirono di seguire “Architecta” da li in poi fu solo amore.

Qual è la tua “giornata tipo” professionale?

La mia giornata tipo professionale, lavorando con un team dislocato in tutto il mondo, è iniziare con un paio di call conference per fare il punto della situazione e lo stato avanzamento lavori dei vari task UX/UI aperti. Poi verifico le mie attività e inizio la mia giornata che attualmente è molto incentrata sulla definizione delle brand guideline e UX Guideline dei prodotti interni.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

Ce ne sono due. La prima è quando posso fare un po’ di ricerca sullo stato della UX in campo industriale, guardando quello che succede e cosa stiamo facendo noi come azienda, prima di tutto. L’altra è la parte di prototipizzazione delle interfacce.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Carta, penna, matite , pennarelli , post it, lavagne adesive e un paio di tool per prototipizzare (non li cito per non fare pubblicita occulta).

Stai organizzando il WIAD Genova ed è la prima volta per la città (anche se non è il primo evento UX). Che accoglienza stai ricevendo?

Ah ah ah Genova è una matrigna un po’ cattiva con i suoi figli. Potrò risponderti solo dopo l’evento credo. Spero, comunque, che sia una buona occasione per la città per parlare di architettura dell’ informazione e User experience. Ce ne è’ bisogno soprattutto a Genova.

Da questo WIAD Genova cosa ti aspetti? Cosa si deve aspettare chi viene ad ascoltare?

Mi aspetto che chi viene inizi un po’ a capire cosa siano IA e UX. E inizino a capire che sono due competenze al giorno d’oggi fondamentali per realizzare qualcosa di effettivamente utile e soddisfacente per le persone. Ma soprattutto mi aspetto che anche gli addetti ai lavori capiscano il ruolo etico che hanno come designer ovvero come progettisti.

Oltre ad organizzare il Wiad Genova sei anche presidente di Architecta. Cambia qualcosa? Come vivi/vivrai questa giornata mondiale dell’architettura dell’informazione?

Si è vero. Ma sinceramente non cambia molto. Cerco di pormi sempre come un addetto ai lavori. Essere il presidente di Architecta è per me un onore e soprattutto uno sprone a fare sempre meglio. Ma in realtà non cambia molto. Metto lo stesso entusiasmo in entrambe le cose. Anche se Architecta per l’arco temporale e le aspettative è una sfida più a lunga durata.

Parliamo spesso di resistenze al cambiamento. E della difficoltà di comprensione della disciplina. Pensi sia un problema di cultura digitale? Oppure siamo noi architetti a non spiegarci bene? Qual è il tuo punto di vista?

Bella domanda! È un problema di cultura digitale che forse manca, di una cultura e knowledge che arrivi dal basso, magari dalla scuola. Ma è anche un nostro problema come architetti: dobbiamo imparare a comunicare bene e meglio, cercando di far capire cosa facciamo e perché. Abbiamo una grossa responsabilità e non è facile.

Architecta ha gli stessi problemi, ovvero quello di essere conosciuta e riconosciuta. Come Board ci stiamo lavorando, ma è complesso perché il nostro lavoro è fatto su base volontaria. Mentre Architecta richiederebbe un Full time da 24 ore al giorno. Ma ci riusciremo. Comunque sono fiducioso. Vedo che c’è maggiore interesse, più consapevolezza. Il settore sta crescendo dobbiamo crescere con lui

Immaginiamo di fare un salto nel tempo e siamo alla vigilia del WIAD Genova 2023. Di che si parlerà?

Uhaooo, saperlo … si parlerà della blockchain e della sua integrazione nella vita quotidiana e del rapporto fra uomo e robot in ambito giornaliero casalingo.

E per finire, consiglia un libro.

La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo di Luciano Floridi. Ho iniziato a leggerlo e… beliN!

Consiglia un brano musicale o un cd

Per me domanda difficile perché non sono cosi bravo. Pero… Empire State of Mind di Alicia Keys , mi permetto anche un fumetto PK 🙂

Consiglia un film

Matrix 🙂 (per non dire Star Wars) perché, in fondo, Matrix è l’inizio e la fine di tutto 🙂

Ringraziamenti

Grazie a Marco Tagliavacche per questa intervista. E grazie a tutti coloro che hanno accettato le successive interviste che trovate qui di seguito sul blog.

Bianca Bronzino per il  WIAD BariDaniela Costantini per il WIAD Trento; Carlo Frinolli per il WIAD Roma e Luisa Di Marino per il WIAD Palermo 2018.

Cosa è il featured snipped google

Il featured snippet google

è quello che viene comunemente chiamato

dai non addetti ai lavori posizione zero di google.

Dal mio punto di vista, dal punto di vista del blog,

La posizione zero di Google è legata

all’assistente vocale Google Home.

Se ci avete fatto caso, infatti, ogni tanto,

per alcune parole che cercate su google,

trovate un box di approfondimento che vi permette di leggere

il contenuto senza entrare nel sito.

In questo modo avete una risposta immediata restando nell’ecosistema google.

Se, infatti, Google mantiene la sua homepage ben definita come motore di ricerca, il sito diventa più complesso e a favore di azienda dopo che è stata affettuata una domanda o una richiesta.  la home è solo l’inizio. E infatti è minimal, essenziale, funzionale.

Qui Google, ultimamente sta facendo dei test che cambieranno il nostro modo di cercare quello che vogliamo sapere.

Featured snippet google e Meta description

Google si sta adoperando per cambiare radicalmente l’esperienza delle meta description. I più attenti, infatti, avranno notato due cose. La prima più evidente è che lo snippet, la frase che riassume cosa trovi dentro l’articolo (o post), è sempre più lunga del solito.

La seconda, secondo me meno evidente a chi non è del settore, che questo snippet non riguarda più solo la meta description, ma mette in evidenza anche parti dei contenuti dell’articolo.

Cioè Google diventa sempre più pervasivo nella ricerca. E non si accontenta più di quello che dice l’autore stesso dell’articolo, ma cerca all’interno dell’articolo una risposta che lui stesso ritiene più pertinente.

Il parere degli esperti

Per molti esperti del settore allargare il meta box è un tentativo di Google per tenere le persone al suo interno. E quindi navigare il motore di ricerca come fosse un vero e proprio sito. Insomma, è un invito a leggere la risposta che cerchi senza dover uscire da Google ed entrare nel sito di altri. Che a questo punto sarebbero come dei dipendenti del motore di ricerca.

Esperimento che Google a già adottato in alcuni grandi eventi come ad esempio le elezioni americane. Google in quel caso dava in prima pagina, scalzando le maggiori testate giornalistiche che seguivano l’evento, i risultati in tempo reale.

Insomma, chi produce contenuti di mestiere si è ritrovato a competere con il padrone di casa. E quindi ha perso. Competizione che si ripeterà sempre più spesso.

Il mio punto di vista

Io non sono un esperto di SEO, ma da quasi tre anni, lavorando al blog ho fatto i conti con questa disciplina. Ho studiato, imparato le basi e metto in pratica alcune delle tecniche che mi permettono di salire in SERP.

Anch’io ho avuto un articolo nella posizione zero. La pagina era quella relativa alle migliori cuffie per ascoltare musica.

E la parola da cercare era “migliori cuffie al mondo“. (al momento in cui scrivo il mio articolo si trova in quinta posizione).

Devo ammettere che la scoperta casuale di quella posizione mi ha molto imbarazzato. Perché? Perché mettendomi nei panni del lettore, all’interno di quell’articolo non si trovava davvero la cuffia migliore al mondo.

Featured snippet google. Cosa ho fatto

In realtà si trattava di una serie di consigli di cuffie di media qualità. Così, ho approfondito l’articolo, l’ho migliorato in alcune parti ed ho aggiunto la migliore cuffia al mondo, che costa duemila euro.

Qual è stato il risultato? Google mi ha scacciato da quella posizione e ha posto nella posizione zero un altro sito che propone cuffie dai cento ai trecento euro. Che saranno ottime cuffie, ma non certo le migliori al mondo. Sarei potuto restare ancora un po’ in quella posizione, forse Google me lo avrebbe permesso. Ma eticamente non l’ho ritenuto corretto.

I test di Google

Questo per dire che nella posizione zero non sempre c’è davvero il meglio. Così come non sempre il risultato migliore e più autorevole si trova in prima pagina. Se si da una occhiata in seconda pagina i risultati sono ancora attinenti a quello che si cerca.

Per esempio la mia pagina sull’architettura dell’informazione è in undicesima posizione. Meriterebbe di più? Forse. Dato che altri motori di ricerca pongono il sito in prima pagina.

Google conosce i nostri comportamenti e i suoi limiti. E sa di non essere perfetto. E quindi cerca di migliorarsi cambiando l’algoritmo continuamente. Cerca persino l’aiuto di chi usa il motore di ricerca chiedendo un feedback. E non tralasciando nulla di quello che noi facciamo abitualmente.

Perché Google vuole dare una risposta alla posizione zero?

Gli esperti dicono che è interesse di Google dare la risposta migliore. E questo è verissimo. Se google smettesse di dare risposte adeguate o pertinenti gli utenti smetterebbero di usarlo e userebbero maggiormente Facebook. Che ormai ha anche lui il suo motore di ricerca interno. Ma che ancora non è del tutto efficiente. Oppure andrebbe a cercare altri motori di ricerca come Bing o altri.

Quindi dal mio punto di vista, tenuti per buoni i pareri di chi è più esperto di me, c’è un elemento in più. La mia risposta è che Google, presto si troverà a dare una sola risposta ai suoi utenti. E questa risposta deve essere univoca e corretta, con un margine di errore ridottissimo.

A mio parere Google sta preparando il terreno al suo smart speaker Google Home.

Google Home

Su questo blog ne ho scritto in lungo e in largo. Gli smart speaker danno una sola risposta alle domande che gli vengono poste. Non avendo uno schermo a cui appoggiarsi non daranno mai una serie di risposte da cui le persone potranno scegliere. Cosa che avviene da desktop. L’assistente vocale cercherà sempre di dare una risposta. Una e una sola. E questa risposta deve essere corretta.

A domanda precisa, quando è google a gestire le risposte, Google Home vuole rispondere esattamente.

Una questione etica

Ma questa risposta sarà sempre esatta? E tutte le altre risposte che fine faranno? E se alcuni contenuti non saranno graditi? La risposta vera quale sarà?

In teoria sarà la risposta più pertinente. E ci dobbiamo credere. Il tema delle fake news oggi “limitato” al mondo del giornalismo potrebbe diventare sempre più complesso. Google e Facebook, che non hanno ancora ben chiaro il loro ruolo di editori, saranno in grado di dare una risposta?

Quando l’aria diventerà irrespirabile, che cosa avranno da dire? Ho parlato di fake news proprio in termini di inquinamento, proprio come sono intese dall’architettura dell’informazione le fake news .

Assistenti vocali e smart speaker pongono ancora una questione Etica alla lettura di questa realtà. Le relazioni tra esseri umani, poteri pubblici e privati, ci pressano per interrogarci sulle strade che vogliamo percorrere in futuro.

Spesso, a me pare, ci si dimentica che le Big Company per quanto utili ci sono nella vita, tanto restano compagnie private con interessi privati.

Qui apriamo un capitolo enorme. Che non basterebbe un convegno a snocciolare. E che, sicuramente,  riuscirei da solo ad esplicare. Quello che mi preme dire qui è che bisogna essere consapevoli di quel che accade. E Consapevoli dei prodotti che utilizziamo.

Classifiche musicali

Le classifiche musicali, gli album più venduti, sono stati da sempre un punto di riferimento per chi ascolta musica. Negli anni 80/90 la top ten era un classico di tutti i programmi musicali. Le classifiche, infatti, permettevano e permettono di avere conferme, di ascoltare quali sono le tendenze musicali del momento. Capire il contesto musicale e l’immaginario sonoro può essere un gioco divertente e interessante.

Le classifiche radio. Un circolo vizioso.

Le classifiche radio oggi non esistono più. È raro, tranne per qualche reminescenza nostalgica dei conduttori, sentir parlare di Top ten del momento. Eppure la rotazione musicale delle radio è basata sempre su queste top ten. O comunque sulle canzoni più ascoltate.

Perché si tratta di un circolo vizioso? Perché, posto che un gruppo di canzoni piaccia al pubblico, mettiamo secondo il principio degli album più venduti, le radio trasmettono quel gruppo di canzoni. Che saranno ascoltate sempre da più persone, che comprerà quel gruppo di album e che preferirà quei cantanti. E che quindi resteranno nelle classifiche dei più venduti.

Ecco come nascono i tormentoni. Ed ecco perché in radio gira sempre la stessa musica.

Compito delle radio dovrebbe essere la ricerca musicale. Non dico che debba essere lo scopo principale. Le radio hanno editori e devono mantenere relazioni con le case produttrici che forniscono la musica, appunto. Così come un lavoro di questo genere richiederebbe uno sforzo notevole di ricerca e di ascolto. Però non è impossibile da fare.

Sarebbe giusto dedicare almeno un programma alla ricerca musicale e sonora. Per dare spazio a chi non ne ha. Ma anche per dare una offerta sonora e musicale più ampia a chi ascolta la musica.

Classifica musicale Amazon Italia

Ho già pubblicato la classifica musica digitale di Amazon che raccoglie gli album e gli mp3 più venduti del momento.

Classifica musicale americana

La classifica musicale americana è tratta dal sito OfficialCharts e arricchita con i video dal blog.

A Deeper Understanding – The War On Drugs

Carry Fire Robert Plant

Lotta Sea Lice Courtney Barnett & Kurt Vile  via @

Songbook Chris Cornell

Hitchhiker Neil Young

Adios – Glen Campbell

Prisoner – Ryan Adams

Life Love Flesh Blood Imelda May

Pure Comedy – Father John Misty

Crack-Up – Fleet Foxes

Classifica musicale cinese

Tra le classifiche musicali di Shazam, applicazione per identificare canzoni, trovare testi (e, adesso, scoprire la musica Shazammata dagli artisti stessi, è presente la Top 100 – China. Qui sottolineo le prime 10 canzoni.

雪千尋 – Snow Chihiro

Perfect (Acoustic) – Ed Sheeran

Havana – Camila Cabello

Panama – Matteo

Be Apart – Tia Ray

Зая – Бамбинтон

Despacito (Remix)’da Daddy Yankee and Luis Fonsi

Rockstar [Explicit] – Post Malone

Shape of You – Ed Sheeran

Young Dumb & Broke – Khalid

Classifiche musicali

Spero che questo post musicale possa essere di gradimento a tutti i lettori del blog.

L’unica osservazione che mi sento di dire è che le differenze sonore tra occidente e oriente sono ormai minime. Sebbene l’immaginario sonoro e il contesto siano differenti, la musica tende ad unirsi, a mischiarsi, ad amalgamarsi.

L’unica forza che si oppone a questa naturale forma di evoluzione è il terrorismo, ossia quello che resta, almeno concettualmente, dell’Isis. Avevo scritto, diverso tempo fa, una analisi sonora dell’ISIS, in cui presentavo il fenomeno come format di comunicazione. Tanto è vero che nonostante la sconfitta fisica e militare, il fenomeno non è stato eliminato.

Master in architettura dell’informazione – Intervista a Federico Badaloni

Un Master in architettura dell’informazione c’è,

esiste e parte presso

l’International University of Languages and Media,

conosciuta come IULM,

ogni inizio di gennaio da 4 anni.

Il Master Executive in

Architettura dell’Informazione

e

User Experience Design

parte il 26 gennaio 2018 ed è giunto alla quarta edizione.

Si tratta, come ci dice la pagina dell’università dedicata, di un

Master Executive per imparare a progettare siti, applicazioni desktop e mobile, intranet, gestire la comunicazione digitale per le aziende e per la pubblica amministrazione, organizzare spazi informativi complessi. Un percorso professionalizzante per formare una nuova generazione di specialisti del web.

Informazioni e iscrizioni

Per informazione e iscrizioni al Master dovete visitare la pagine del Master presso il sito della IULM.

I motivi di un master in architettura dell’informazione

Inizialmente nata come “Architettura dell’Informazione”, la progettazione degli spazi digitali è diventata progressivamente un’attività talmente estesa da meritarsi l’appellativo di “Progettazione dell’Esperienza degli Utenti” (User Experience Design, o più semplicemente UXD). Il termine “Architettura dell’Informazione” è oggi prevalentemente usato per descrivere l’aspetto dello UXD che riguarda il modo in cui i contenuti sono strutturati e organizzati.

Lo User Experience Designer è dunque colui che progetta e raffina l’esperienza che le persone faranno di un artefatto digitale, come un sito, una intranet o un’applicazione, ma non solo. Con il progressivo estendersi della rete negli oggetti e negli spazi quotidiani infatti, oggi lo UXD è sempre più spesso chiamato a definire e organizzare la comunicazione e l’esperienza che si svolge in spazi complessi come ospedali, grandi stazioni, supermercati, università.

Da almeno un decennio gli User Experience Designer e gli Architetti dell’Informazione sono figure professionali imprescindibili nel mondo anglosassone e in tutto il nord Europa. Negli ultimi anni, anche nel nostro Paese la richiesta di questo tipo di figure è cresciuta a un ritmo costante. Il Master risponde proprio a questa domanda crescente di professionisti.

Intervista a Federico Badaloni

Federico Badaloni è per me innanzitutto un amico. Ed  la persona che mi ha introdotto all’architettura dell’informazione. È giusto che i miei lettori lo sappiano. Non intratteniamo nessun rapporto professionale, ma spesso mi confronto con lui sulla disciplina.

Federico Badaloni, architetto dell’informazione per GEDI (L’Espresso), è docente e coordinatore del Master. Oltre ad essere l’autore del libro Architettura della comunicazione.

Uno dei punti forti del master è che le lezioni sono tenute da docenti universitari ed esperti dei vari settori disciplinari trattati durante i sei mesi di didattica. Per cui si hanno esperti di comunicazione, architettura dell’informazione, marketing, visual design, interaction design, project management e programmazione.

User Experience

Come sei venuto a contatto con la UX? Ritieni anche tu che sia un cambio di paradigma?

Per me l’incontro con la UX, che all’epoca si chiamava ancora Architettura dell’Informazione, è avvenuto pochi mesi dopo la pubblicazione di Information Architecture di Rosenfeld e Morville. Ricordo ancora il pensiero che si è formato nella mia testa: “ma allora quello che faccio ha un nome!”.
Il vero cambio di paradigma è stato mettere al centro l’utente e basare un’intera prassi di lavoro su questo atto. Si tratta di una rivoluzione che nel nostro Paese trova ancora molte resistenze, purtroppo.

Qual’è la tua giornata tipo professionale?

Arrivo in ufficio verso le 8.30 e -in genere- per prima cosa do un’occhiata alle cose interessanti che sono state pubblicate nelle ultime 24-48 ore. Grazie a Feedly, un reader RSS che mi presenta in un unico colpo d’occhio tutto ciò che devo leggere, si tratta di un’operazione che dura al massimo una mezz’ora.

A questo punto comincio a riprendere le questioni più urgenti che sono ancora in lavorazione e, per ognuna di esse, faccio una lista di azioni che dovrò compiere in giornata. Siccome sono responsabile di due aree, quella di progettazione e quella che si occupa di graphic design, verso le 10.00 faccio un punto più di dettaglio con il team leader dell’area grafica al quale segue spesso un rapido breafing con gli architetti dell’informazione.

Seguo i progetti più grandi in prima persona, per questa ragione quasi sempre il resto della giornata viene assorbito dal classico lavoro di UX design: ricerca sugli utenti, realizzazione di deliverables, definizione di tassonomie, creazione di prototipi, test di usabilità, eccetera. Un’altra fetta importante del mio tempo è necessaria per coordinare il lavoro con le altre aree dell’azienda e per tenere allineati i vari stakeholders. Verso le sette di sera, in genere, riesco a staccare.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

Senza esitazione: la definizione di tassonomie e coreografie

Secondo te, cosa rende un designer un buon designer?

La capacità di astrazione

Strumenti e formazione

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Quello che uso di più è Google Drive: mi permette di collaborare con i vari membri del mio team, di archiviare e ritrovare rapidamente la documentazione, di lavorare da devices differenti. Per quanto riguarda il monitoraggio della pipeline dei progetti usiamo Trello. Per la prototipazione (che sostituisce ormai quasi sempre il wireframing) usiamo Proto.io.

Hai fondato un master dove si insegna l’architettura dell’informazione. Di che si tratta?

Confrontandomi con gli amici e colleghi in giro per l’Italia, mi sono reso conto che tutti avevamo lo stesso problema: trovare persone con la giusta formazione da assumere o da far collaborare con noi. Ho pensato quindi di mettere assieme i professionisti che stimo di più e proporre loro di unire gli sforzi per formare una nuova leva di architetti dell’informazione e user experience designers. Ho proposto il progetto all’università IULM di Milano, che lo ha accolto con entusiasmo.

Siamo ormai alla quarta edizione del master e tutti coloro che sono usciti dalle precedenti edizioni hanno trovato lavoro immediatamente. Proponiamo un corso impegnativo, ma che unisce alle competenze teoriche necessarie anche una solida formazione pratica: chi esce dal master è in grado di lavorare da subito in qualunque ambito.

Questa consapevolezza si è diffusa nelle aziende italiane e ricevo ormai di continuo richieste di curriculum da parte di tutti coloro che sono alla ricerca di gente in gamba e formata come si deve. Questa risposta da parte del mercato è per me una grandissima soddisfazione.

Valori e blog

Ho ripreso anch’io sul blog i valori dell’architettura dell’informazione che insegni al Master. Cosa hai imparato tu?

Insegnando rimetto a posto le idee. Ma soprattutto ho l’occasione di ascoltare, di capire dove devo andare più a fondo, di perfezionare il metodo di lavoro che propongo, di scoprire situazioni ed esigenze nuove.

Ho iniziato a scrivere questo blog quando tu stesso avevi un blog. E questo blog è frutto di una nostra chiacchierata davanti ad una pizza. Eppure tu non hai più scritto. Sei passato a Medium. E scrivi molto meno. Pensi anche tu che i blog siano morti? I tempi sono cambiati? Altre prospettive?

Non credo che i blog siano morti, ma credo che sia un processo naturale quello di cercare sempre di aumentare il livello qualitativo dei post. In questo modo si passa da un blog come diario a un blog che assomiglia più ad una raccolta di piccoli saggi, e per scrivere questo tipo di contenuti c’è bisogno di molto più impegno.

Consigli

Consiglia un libro.

L’ordine del tempo, di Carlo Rovelli

Consiglia un brano musicale o un cd.

Le sei bagatelle di Gyorgy Ligeti

Un film?

La grande bellezza di Paolo Sorrentino

Obiettivi e destinatari del master

Obiettivo del Master è formare professionisti in grado di strutturare efficacemente informazioni, servizi e percorsi in tutti gli spazi informativi condivisi come siti web, intranet, applicazioni, ma anche fisici come punti vendita, musei, ospedali. Oppure anche procedurali come flussi informativi nei servizi o nei processi aziendali.

Il percorso formativo si rivolge a tutti gli studenti universitari, ai professionisti della comunicazione che hanno necessità di imparare le dinamiche dell’informazione digitale, ai grafici, agli sviluppatori e ai project manager che vogliono estendere le loro competenze, a tutti coloro che hanno l’esigenza di acquisire maggiore conoscenza per rendere più efficace il proprio business digitale.

Per maggiori informazioni potete visitare la pagina dedicata al Master di architettura dell’informazione.

Progettazione Chatbot

La progettazione chatbot 2018 è al centro della discussione di progettisti che sono impegnati nella costruzione di Vocal User Interface. Il tema è talmente nuovo, che al momento possiamo solo parlare di sperimentazione, sebbene già di chatbot sulla rete ce ne siano a migliaia. Più o meno funzionanti; più o meno progettati.

Fatto sta che quello che possiamo dire oggi, potrebbe essere smentito già la prossima settimana.

Per cui se già avevamo dei dubbi sulle predizioni sull’user experience 2018. Figurarsi sul tema chatbot.

Se sei interessato a progettare un chatbot puoi seguire il mio corso

Progettare Chatabot per tutti e iscriverti presso la UXUniversity dove tengo il corso.

Cosa raccogliamo del 2017

Il 2017 ci lascia un bel po’ di materiale da osservare. Molte cose sono cambiate.

  • si è spostata l’attenzione dal processo del linguaggio naturale alla comprensione del linguaggio naturale.

Le aziende hanno speso un bel po’ di soldi per far comprende alle macchine quali sono gli intenti degli utenti. E anche se i chatbot parlano una lingua sconosciuta, la cosa funziona ed è partito l’allarmismo.

  • Le tendenze portano a credere che il miglior approccio del momento sia quello delle interfacce ibride.
  • Preso atto che i chatbot falliscono senza architettura dell’informazione si cerca di limitare al minimo la frustrazione di chi utilizza lo strumento chatbot.
  • I costi per la gestione di conversazioni massicce sono notevoli e vanno ridimensionati.

Progettazione chatbot 2018

In qualsiasi momento potrebbe essere immesso sul mercato uno strumento che modifichi le nostre attuali convinzioni sui chatbot. Non che i chatbot da soli possano superare il test di Turing. Almeno non a breve. Però un nuovo strumento potrebbe spostare la nostra attenzione da un punto di vista ad un altro.

Progressi nello sviluppo dell’IA

In questo galoppo al cambiamento il ruolo fondamentale ce lo ha l‘intelligenza artificiale. Più questa tecnologia si sviluppa, più diventa a basso costo. E più persone possono lavorare su questa tecnologia per renderlo di uso comune al maggior numero di persone.

Da questo 2018 in poi i miglioramenti saranno sicuramente significativi.

Esperienze vocali in continua evoluzione

Perché tanto ottimismo? Perché aziende come Amazon e Google stanno spingendo nella ricerca. Il loro obiettivo non è salvare il mondo, ma portare avanti e vendere Smart Speakers in tutto il mondo.

Amazon ha già venduto oltre 20 milioni di dispositivi Amazon Echo. Questo ha oltre 20.000 competenze disponibili su Alexa Store. Il mio articolo sui 50 comandi da dare ad un assistente vocale sono solo un assaggio.

Google, dal canto suo, vende Google Home che si interfaccia e comunica con tutti i dispositivi Android come smartphone, Androidwear, Smart TV, altoparlanti intelligenti, e tanto altro ancora.

I primi vincitori nelle interfacce di conversazione

Ma se l’assistenza vocale è solo appannaggio delle Big Company, il campo delle interfacce conversazionali si sta sviluppando.

In particolar modo il mondo del marketing sta spingendo per la realizzazione di queste interfacce.

L’attenzione delle persone è sempre più bassa, il rumore di sottofondo sempre più alto. Molte domande degli utenti sono basiche e ripetute. Per questo motivo le interfacce conversazionali possono essere la soluzione. Risposte semplici e ripetute all’infinito per lasciare spazio ad operatori umani specializzati.

Risultato è la costruzione di una esperienza iper personalizzata per il cliente.

I vincitori di questa battaglia? Le interfacce ibride.

Blockchain

Non sta a questo blog spiegare cosa sia la blockchain. Per cui rimando l’approfondimento ai siti specializzati. Difficile spiegarla con parole semplici.

Ci provo e forse sbaglio a spiegarla così. Gli esperti mi perdonino e in caso di errore aggiungano un commento chiarificatore per arricchire l’articolo.

Pensate al vostro computer come fosse una calcolatrice collegata ad altre migliaia di pc/calcolatrici. E che a queste calcolatrici si richiedano calcoli matematici molto complessi. Ecco, pensate che per ogni calcolo effettuato, per ogni blocco di calcolo svolto, vi venga riconosciuto un valore in denaro virtuale (come lo sono i vostri calcoli). Ogni rete di pc/calcolatrici (come fossero nazioni virtuali) ha una valuta differente.

Blockchain e Chatbot

Questa premessa è stata necessaria perché per coloro che stanno investendo nella creazioni di queste reti, la blockchain è il nuovo internet. E chi sviluppa chatbot ha iniziato a sperimentare con la nuova internet.

Cosa fanno queste aziende? Creano prima di tutto nuove reti dove il chatbot è il protagonista della piattaforma di messaggistica. Ma anche ci sono aziende che offrono un servizio umano di consigli che incentivano l’uso del bot. Questo è poi il gancio per continuare ad offrire consigli su argomenti che vanno dalle relazioni (più popolari) a dove trovare immagini e meme.

Insomma entrano nel mercato delle criptovalute per rafforzare la loro posizione.

Conclusioni

Questa è semplicemente una fotografia di quello che è accaduto nel solo mese di dicembre 2017. E sapere cosa accadrà nel mese di febbraio 2018 è pura fantasia.

Certo è che anche gli scettici oggi stanno provando a costruire il proprio chatbot per i propri progetti. Le opportunità sono reali, le startup sempre più numerose, l’interesse sempre più alto.

Difficile che sia una bolla. Nel senso che è difficile che prodotti come gli smart speaker scompaiano dal nostro quotidiano.

Forse per quanto riguarda lo sviluppo, l’assistenza vocale o i migliori chatbot saranno appannaggio delle Big Company. Forse la tecnologia dell’intelligenza artificiale resterà nel tempo sempre molto costosa e inarrivabile per la grande massa degli sviluppatori. Ma è certo che nei prossimi 5 anni avremo familiarità con assistenti vocali e chatbot.

Per questo motivo sviluppatori e progettisti si dovrebbero alleare nella progettazione di chatbot, per risolvere i problemi fin qui incontrati e portare alla grande massa le interfacce vocali.

5 registratori digitali portatili

Di registratori vocali in commercio ce ne sono diversi.

Si direbbe per tutti i gusti e per tutte le tasche.

A volte è difficile scegliere

e ci si affida a quello che si trova

nel negozio più vicino e più comodo.

L’elenco che vi propongo non è certamente l’elenco definitivo e i rivenditori potranno sicuramente consigliarvi e offrirvi dei prodotti equivalenti. Spiegate anche a loro cosa ci dovete fare, vi sapranno consigliare. Se mi permetto di consigliare questi registratori è perché li ho utilizzati personalmente per scopi professionali e anzi, con questo post potrai valutare meglio altri prodotti che troverai sul mercato.

Così ci sei. Hai letto i 6 consigli su come scegliere un buon registratore audio digitale , il tuo smartphone non ti basta, vuoi uno strumento in più o comunque pensi che con l’audio ci lavorerai spesso. Sei andato in giro su internet ma non sai deciderti e dunque… eccoti. Io ti propongo qualcosa che ho utilizzato e con cui mi sono trovato bene.

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Zoom H4nsp

A mio parere lo Zoom H4 è il miglior registratore digitale prodotto al mondo. Almeno se lo si usa professionalmente e se te lo devi portare in giro come unico strumento di lavoro. Si trattava del top di gamma, anche se adesso ci sono i fratelli maggiori, lo Zoom H6 e lo Zoom H8. Questi ultimi registratori però sono registratori per usi di un livello professionale più alto, dove hai bisogno di mobilità ma nello stesso tempo devi connettere più microfoni o più strumenti.

L’H4n può andare bene per un primo acquisto in prospettiva. I fratelli maggiori invece sono per un acquisto più consapevole e professionale. Nel sito e nella scheda tecnica troverai tutti i dettagli e i modi d’uso dello Zoom H4. Si tratta di un vero è proprio studio portatile. Personalmente, di questo registratore, apprezzo i microfoni. Sono ottimi. Hanno una sensibilità estrema e sono sfalsati. In questo modo realizzano un suono stereo reale.

Zoom H4NPRO

Lo Zoom H4NPRO pesa ed è robusto. È bene fare molta pratica con questo registratore e non improvvisarsi. Se si vogliono avere ottimi risultati devi sapere come si comporta in situazioni diverse. La forza, ma anche il difetto, dello Zoom H4N sta nella sua manualità; nell’opportunità che offre di controllare il suono. Senza automatismi, ma secondo i gusti personali di chi registra. Un consiglio? Meglio fare qualche prova prima del debutto. Se si sbaglia pulsante si rischia (anche) di non registrare nulla.

Particolare attenzione va posta alla configurazione delle tracce, 2 o 4 tracce. La configurazione standard è di due tracce stereo o due tracce in mono. Per avere la configurazione con 4 tracce in contemporanea è necessario configurare da menu.

Menu > Mode > 4CH

Acquista AmazonBasics – Cuffie intrauricolari – Leggi le caratteristiche dello Zoom H4n.

TASCAM DR-40

La Tascam è tra le migliori aziende costruttrice di registratori. Ma a mio parere il suo punto di forza sono i registratori fissi tipo il Tascam DP-32SD Portastudio Digitale. Questo registratore, secondo le opinioni, ha il miglior rapporto qualità/prezzo/prestazioni.

Ad ogni modo sui registratori portatili la Tascam ci mette tutta la sua esperienza. Il Tascam DR-40 è l’equivalente di gamma della Zoom H4. La resa della registrazione audio è, infatti, molto simile allo Zoom H4n e in certe condizioni difficile capire le differenze. La cosa che non piace a me di questo registratore è il case plasticoso. Da l’idea di essere un giocattolo. È vero costa meno dello Zoom ma non è regalato. Se devi fare solo interviste audio e non pensi che non ti capiterà mai di registrare della musica o strumenti musicali, il Tascam è un ottimo prodotto.

Qui trovi la scheda tecnica

Zoom H2n

Il piccolo della casa coreana si è da poco evoluto ed è ideale per chi ha problemi di peso e di spazio. Così come il fratello maggiore Zoom H4n, lo Zoom H2N può aggiungersi a telecamere o a macchine fotografiche per fare i video. A me fa molta simpatia!

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Sony ICD-PX240

Sony con questo registratore portatile propone un registratore ad un buon prezzo. La piccola cassa è qualcosa di utile se avete dimenticato l’auricolare, ma difficilmente farete un ascolto continuo attraverso un registratore, non è fatto per questo. Almeno (spero) non lo farete con questo.

Il prezzo è il suo punto forte. E la memoria di 4 giga è notevole, ma è il più limitato di tutti i registratori fin qui presentati. Sony ICD PX240 registra solo in mp3 e arriva ad un massimo di 192kbps. Un limite solo se si pensa a volere, un giorno, un po’ di qualità in più e si ha necessità di editare quanto si è registrato, in modo più professionale. Certo c’è tanta facilità d’uso. Basta premere Rec e non ti devi preoccupare di nulla.

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Registratore vocale spia

Ho avuto modo di verificare che l’acquisto di un registratore digitale o un registratore vocale non è dovuto solo per effettuare registrazioni professionali o di studio. I registratori digitali sono utilizzati anche per spiare e/o registrare conversazioni private. Sul mercato si trovano appunto micro registratori spia.

Per questo motivo mi sembra opportuno spiegare quanto detto anche nell’articolo riguardante Facebook Live Audio e quanto scrive la dottoressa in giurisprudenza Giulia Grani che riporto anche si seguito. Infatti, se la registrazione è, bene o male, quasi sempre ammessa (verificate sempre con un buon avvocato) per un ascolto personale, la diffusione deve essere concordata. Il mancato avvertimento potrebbe provocare dei danni legali da non sottovalutare.

Registrazione

Occorre considerare sia il luogo in cui la registrazione viene effettuata, sia chi è ad effettuarla. Nel caso in cui la registrazione avvenga all’interno delle mura della privata dimora dell’ignaro soggetto registrato, sarà illecita solo se ad effettuarla sia un soggetto terzo, non partecipante alla conversazione.

Se la registrazione avviene all’interno dell’abitazione del soggetto registrante o in un qualsiasi luogo pubblico, è da considerarsi assolutamente lecita e in alcun modo lesiva della privacy. A confermare questo aspetto è stata anche una pronuncia della Corte di Cassazione che hanno stabilito che “chi dialoga accetta il rischio che la conversazione sia registrata“.

Diffusione

La diffusione di una registrazione viola la privacy ogniqualvolta avvenga per scopi diversi “dalla tutela di un diritto proprio o altrui”. Fuori dalla necessità di questo tipo di tutela, quindi, la semplice registrazione non è un reato se viene effettuata per fini personali, purché venga custodita privatamente e non diffusa. Nel caso in cui invece si pensasse di diffonderla, occorrerebbe necessariamente il consenso dell’interessato per non incorrere nel reato di trattamento illecito di dati personali.

Aggiornamento 15 marzo 2017

Riforma processo penale 2017

In seguito alla riforma del processo penale approvata dal Parlamento italiano, si stabilisce che chi diffonde registrazioni di conversazioni tra privati captate di nascosto al fine di infangare la reputazione o di intercettare le comunicazioni di un soggetto nell’ambito di una sua sfera privata, come la casa o l’automobile rischia fino a 4 anni di reclusione. Se, invece, le registrazioni costituiscono prova in un processo o sono utilizzate per il diritto di difesa o per l’esercizio del diritto di cronaca la punibilità viene sospesa.

Registratori audio vocali analizzati per i lettori

Per leggere gli aggiornamenti più recenti è possibile anche visualizzare i commenti alla fine dell’articolo. Dove rispondo ad eventuali domande dei lettori.

Aggiornamento 25 febbraio 2017

Come è possibile vedere dai commenti,  a cui rispondo sempre, questo articolo ha avuto un notevole successo. Ed è per questo motivo che ho deciso di aggiornalo con i registratori vocali che ho avuto il piacere di osservare e studiare proprio per i lettori che mi hanno chiesto informazioni a riguardo. Vi ringrazio per l’attenzione e spero di essere sempre utile. Dei registratori vocali seguenti non conoscono e non ho mai sentito la resa di registrazione. Né conosco il parere di amici professionisti del settore. Per cui il mio giudizio è parziale e si basa su quanto è possibile leggere e vedere sulla carta. Però magari questi registratori vocali rispondono anche alle tue esigenze.

Registratori vocali Zoom

Dopo tanti anni con due soli registratori, lo Zoom H2 e lo Zoom H4, negli ultimi anni, sono stati lanciati diversi registratori che si differenziano per prezzo e potenza. Personalmente il brand è una garanzia di robustezza e qualità. Però se dovessi acquistare qualcosa del genere, penserei dieci volte all’uso vero che ne dovrei fare.

Zoom H1

Lo Zoom H1/MB Registratore Digitale appartiene alla famiglia dei registratori base, entry level. Ha un costo contenuto e pare mantenere tutte le qualità dei fratelli maggiori. La cosa che a me piace è la protezione dedicata ai microfoni. Il che mi fa immaginare ad un registratore da battaglia. Anche se è sempre bene avere cura dei microfoni a condensatore. È comunque un registratore piccolo. Un giocattolino.

Leggi la scheda tecnica e acquista ZoomH1.

Zoom H6

Personalmente non ho accolto con grande entusiasmo lo Zoom H6. Lo trovo molto grande per essere portatile e in parte limitato per lavori più grossi. In effetti, poi, lo utilizzano designer del suono come Chiara Luzzana. Diciamo che tranne per la mobilità, se avessi la necessità di registrare 4 entrate (4 strumenti) preferirei acquistare un Tascam DR-60D MK2 e successivi. Oppure andrei a scegliere un mixer audio fisso e registrerei l’uscita del mixer.

C’è chi non è d’accordo con me. Questi affermano che un mixer costa di più e che, ovviamente, sono meno maneggevoli di un registratore portatile. Non mi si convince, perché un peso specifico ce lo ha anche questo registratore professionale e il costo dello Zoom H6 resta notevole. Salvo qualche offerta. E non solo. Le tracce registrate dallo Zoom direttamente dal cavo sono tracce in mono. Che poi vanno editate. Qui mi fermo. Si aprono altri scenari e pareri su cui non mi addentro. Tanto più lo Zoom mi convince meno adesso che è arrivato lo Zoom H8. Un registratore definitivo!

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Aggiornamento 12 gennaio 2018

Configurazione tracce Zoom H4 e H6

Per far comprendere meglio, la zoom, da manuale consiglia queste due configurazioni che trovi nell’immagine di seguito.

Le sei tracce dello Zoom H6, o le 4 tracce dell’H4n sono da intendere in questo modo. Due tracce stereo provenienti dai due microfoni integrati, e le restanti tracce provenienti dai microfoni esterni. Queste entrate solo in mono. La configurazione standard prevede che premendo i pulsanti sul registratore puoi registrare o in stereo, ossia dai microfoni integrati, o in mono, agganciando un microfono esterno. Per poter avere una registrazione di 4 o 6 tracce, a seconda se si usa l’H4n o l’H6, è necessario andare dentro il menu cercare la cartella MODE e cliccare su 4CH o 6CH. In questo modo avrai la configurazione indicata da manuale.

MENU > MODE > 4CH

Zoom H5

Così anche per lo Zoom H5 un registratore audio intermedio, nella opportunità di utilizzo e nel prezzo. Il design è molto scarno. I microfoni sono messi in evidenza. Anche troppo, a mio parere. Se si impigliano in cavi e situazioni varie potrebbero danneggiarsi pericolosamente.

Sia dello Zoom H5 che dello Zoom H6, invece, la cosa veramente interessante mi sembra l’intercambiabilità del microfono. Infatti per entrambi i modelli sono state pensate delle capsule Zoom SGH-6 Microfono. L’SGH-6 è un microfono direzionale che raccoglie i suoni solo nella direzione su cui è puntato. È utile per registrare singoli strumenti oppure da montare su telecamere utilizzate per le interviste. Al momento in cui scrivo è una novità per i registratori portatili. Anche qui Lo Zoom H5 tira la volata allo Zoom H8 che concentra le qualità dei suoi predecessori.

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Registratori portatili Tascam

Come già detto, la Tascam offre il meglio nei registratori fissi. Nei teatri, nelle sale di registrazione c’è sempre almeno un Tascam. Sulla linea portatile, offre tanti modelli per accontentare un mercato ampio, con prezzi vari e interessanti.

Tascam DR-22

Il Tascam DR-22WL pare un registratore digitale portatile interessante ma poco sicuro. Il wifi permette di trasferire i files senza l’uso di fili. Inoltre è possibile condividere, via mail o sui social (a registrazione avvenuta, tramite cellulare o rete pubblica) quanto si è registrato. Come dicevo a Filippo (il lettore che mi ha scritto nei commenti), la cosa può essere divertente ed utile. Ma non mi fido dei registratore “che fanno anche…” qualcos’altro.

Poi, cosa che mi allarma molto è il feedback di chi ha acquistato il registratore e si lamenta che durante la registrazione non si può toccare, per evitare rumori molesti. Dato che un registratore portatile lo si usa in movimento ritengo questo difetto un difetto molto grave. Non ho le prove e non so che uso reale ne fa l’utente. Personalmente la cosa mi allarma, non poco.

Tascam DR-05

La distribuzione di sigle e numeri hanno un senso per le ditte che lo propongono. Si tratta di linee di prodotto e di evoluzioni varie. Certo non sono sempre chiarificatrici. Infatti, il Tascam DR-05 pare offrire molte più opzioni professionali del Tascam DR-22. Registra in wav, compresso in formato mp3, microfono integrati omnidirezionali. Possibilità di registrare con impostazioni automatiche o manuali, controllare il guadagno o azionare il limiter per evitare il clipping. Sulla carta, il rapporto qualità/prezzo è buono.

Qualcuno potrebbe imbattersi anche sul Tascam DR-05 VER 2. Da quanto leggo sulla scheda tecnica con la versione 2 si può registrare l’audio su una base già registrata sul registratore. Mantenendo l’audio originale separato. Tipo una lettura a voce su una musica registrata precedentemente? Questo è un lavoro che non farei. Io registrerei le due tracce, separatamente. E poi su un programma di editing come Audacity (English Edition) oppure più professionale ma da acquistare Audition CS5.5 4 macintosh Italian Retail farei la sovapposizione. Su entrambi i registratori è possibile inserire un microfono esterno con minijack.

Acquista OneOdio Cuffie Over Ear Cuffie chiuse da Studio Back DJ per monitoraggio, cuffie prive di isolamento, cuffie con isolamento acustico (finitura lucida).

Tascam DR-44WL

Il Tascam DR-44WL è un registratore palmare a 4 tracce con funzioni Wi-Fi. Registra fino a 96 kHz/24 bit con formato WAV, oppure in MP3. Supporta le card SD/SDHC/SDXC anche con un adattatore da card microSDHC 4 GB.
IL Tascam DR-44WL registra 4 tracce, ma attenzione, come lo Zoom H4n. Due tracce sono intese in stereo, provenienti dai due microfoni integrati, a condensatore unidirezionali in configurazione X-Y. E due tracce in mono dai microfoni esterni Ingressi analogici XLR/TRS (con alimentazione Phantom 24/48V) compatibili con segnali di linea +4 dBu.

In più c’è una connessione Wi-Fi sia Android che iOS con USB 2.0 ad alta velocità a/da un computer. Come gli altri registratori portatili è alimentato da quattro batterie AA, adattatore AC incluso o alimentazione tramite il bus USB.

Registratori audio Olympus

Non ho mai utilizzato o posseduto registratori Olympus ma sono i registratori, forse, più visti e venduti nei centri commerciali. Nella gamma di base hanno prezzi relativamente convenienti. Mi pare che siano questi i registratori che posso consigliare per chi mi chiede cosa comprare per registrare lezioni universitarie o simili, o vuole spendere poco.

Però ripeto, per certi usi, un cellulare va bene. Certo, non da lasciare sulla cattedra del prof, mentre squilla o riceve messaggi vari. Io non vendo, né posseggo un negozio di articoli musicali, per cui non saprei consigliarvi altro.

Olympus WS-853

Mi pare che un registratore molto semplice sia l’ Olympus WS-853 piccolino ma con ottime potenzialità di espandere la scheda SD fino a 32 Giga di memoria. Tipo oltre 2000 ore di registrazione. Che poi sono numeri assurdi. Che fanno riferimento ad un machismo di potenza che non guarda alla realtà. Dopo che hai registrato di seguito (o messo insieme in un più momenti) 83 giorni di audio di fila, quanti giorni dovrai utilizzare per editare e rendere queste registrazioni utilizzabili e condivisibili? E con un registratore di base?

Olympus LS

Mentre sulle fasce medio alte come il caso del Olympus LS-12 oppure il successivo registratore audio Olympus LS-14 anche l’Olympus si allinea alla qualità di registrazione e ai prezzi dei diretti concorrenti. Questi registratori, però, non sono più disponibili perché sostituiti dall’Olympus, LS-P4 PCM e FLAC Musica e Registratore Vocale, Memoria da 8 GB, Slot MicroSD, USB, Bluetooth.

Tra i top di gamma troviamo poi anche l’Olympus LS-100 Registratore Musicale Digitale che equivale ai registratori fin qui proposti.

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Tengo a precisare che questo post non è sponsorizzato e non ho nessun legame con i brand di cui sopra. I link rimandano al mio programma di affiliazione ad Amazon. Ad ogni modo, ribadisco che la proposta dei primi 5 registratori deriva dall’uso professionale e personale che ne ho fatto nel tempo. Ed anche dai pareri scambiati con altri professionisti del settore audio. Mentre le successive proposte sono registratori vocali che ho visto sulla carta, insieme ai lettori che me li hanno sottoposti per un parere. Non ho attività di vendita di questi prodotti. E insomma, avete i consigli su cosa pensare prima di comprare un registratore, avete i consigli su quali possono essere i registratori più adatti, non resta che scatenare la vostra fantasia e augurarti una buona registrazione!

Vuoi un consiglio? Come vedi dai commenti sono a disposizione dei miei lettori. Ma prima condividi l’articolo. Se sei arrivato fin qui, magari l’articolo potrebbe essere utile anche per altri. Condividilo, per favore, con altre persone che sai essere interessate a comprare un registratore vocale digitale. Grazie!

Idee per una comunità

Idee, comunità, condivisione, passione, voglia di stare insieme, di costruire qualcosa, di lasciare il segno. È solo una parte di quello che queste 33 idee per una comunità esprimono. Nell’ultima edizione del Summit italiano di architettura dell’informazione è stato lanciato un hashtag su Twitter molto interessante. #IIAS17Ideas che raccolgo qui di seguito.

Conversazioni” è la mia rubrica di raccolta delle conversazioni di valore che si disperdono (nel tempo) sui social e che qui, sul mio blog, invece, trovano una casa sicura.

33 splendide idee per una comunità.

Idee per una comunità

@martinbrando_
#IIAS17Ideas formazione nelle scuole per costruire nuove competenze trasversali, perché l’architettura dell’informazione permea molti più campi di quanto crediamo.

@un4m1c0
Sposare un uomo ricco ed usare i suoi soldi per promuovere l’associazione. #IIAS17ideas.

@wallymontagner
E se portassimo al Summit anche il business? Con casi di successo raccontati e ascoltati da chi in azienda decide? #iias17ideas.

@viviananeglia
Traduzione simultanea (a pagamento) per evitare di far vivere esperienze frustranti a chi non usa l’inglese ogni giorno #IIAS17Ideas.

@BBronzino
Rendiamo gli #uxbookclub ‘nodi’ locali della rete @ArchitectaIA e alimentiamo relazioni reali🤝 collaborazioni a distanza 🌐scambi di esperienze ➿con un #IAsummercamp d’intermezzo per rivederci tutti “destrutturati” #mappiamoci 🗺 #onlife #iias17ideas.

6

@clouds_condello
#IIAS17IDEAS Fare branding invitando i soci ad apporre in calce alle loro firme, digitali e non, la dicitura “Proudly member of Architecta”.

@fusillanna
#IIAS17IDEAS aprire un canale slack di architecta per la condivisione di temi/eventi/materiali/idee.

@clouds_condello
#IIAS17IDEAS Organizzare concorsi aperti al pubblico, nei quali vince chi segnala (motivandolo) i peggiori esempi di IA UX UI VUI.

@maybeleo
#IIAS17ideas creare un wiki di informazioni e risorse riguardanti l’architettura dell’informazione e di user experience.

@EReinaudo
#iias17ideas ELISA REINAUDO per sketch.
Intervenire su elementi ambientali (riconducibili a tematiche IA) che non vengono usati come dovrebbero, ‘reinterpretandoli giocosamente’, così che il loro utilizzarli, si traduca in alfabetizzazione e viralità del brand (valore+conoscenza).

11

@salvatorelarosa
#iias17ideas @ArchitectaIA “the Architecta Prize”, annuale, al miglior progetto di imprese o PA per usabilità, inclusive design, IA e coerenza utenti-valori-servizi.

@machiebruce
Una mappa dei soci con le relative competenze #iias17ideas.

@mariapiaerice
Summit school a Marettimo. Secondo Butler era la vera Itaca. Del resto l’architettura dell’informazione non è un po’ un’Odissea? #iias17ideas #IIAs17.

@vdmdesign
#IIAS17ideas Un calendario di @ArchitectaIA in ogni ufficio di aziende italiane che si occupano di #IA #UX #servicedesign con gli appuntamenti annuali #summit #WIAD #EuroIA e una definizione al giorno di metodi/strumenti al posto dei santi.

@Lelax3
Un repository in cloud con documenti, template, sdk, wireframes condiviso e categorizzato per ambiti di sviluppo #IIAS17ideas.

16

@clouds_condello
#IIAS17IDEAS Fare branding creando divertenti video virali, firmati @architecta, su tutte le possibili conseguenze del bad design.

@BBronzino
Vogliamo @resmini che chiude tutti i Summit di #IA @Architecta fino alla fine dei tempi #amen #iias17 #iias17ideas.

@martinbrando_
#IIAS17Ideas rendere la complessità degli argomenti più accessibile, attraverso workshop focalizzati sulla relazione tra teoria e strumenti, con esempi pratici @ArchitectaIA.

@debora_botta
Architecta IA Jam autoorganizzata in varie città lavorando sul sito del proprio Comune così aiutiamo http://designers.italia.it #IIAS17IDEAS.

@DieEgg_
#iias17ideas perché non lavorare per far diventare @ArchitectaIA riferimento di settore in Italia per l’e-learning? Videocorsi e simili. I contenuti non mancano :).

@giesus
Una passeggiata per Roma/Bologna/Palermo ecc. con il prof @resmini che ci parla di architettura #iias17ideas @ArchitectaIA.

21

@emantova
Organizzare webinar con diverse finalità e a vari livelli: formazione per avvicinare i neofiti, informare sui temi caldi per fare cultura sulla IA, comunicare le attività di architecta, ecc.. #iias17ideas.

@Lelax3
#iias17ideas Sviluppare un’app per servizio di coworking p2p. Stile AirBnb ma per sale riunioni.

@zetaraffix
La mia percezione di @ArchitectaIA prima di oggi era di contesto “esclusivo”. Una migliore comunicazione può aiutare a raggiungere chi nn crede di essere in target #IIAS17ideas.

@claudiabusetto
Architecta come punto di riferimento nella discussione “istituzionale”, le basi della disciplina per chi si affaccia ora, e “monografica”, con tema dell’anno (es. Conversazioni) su cui da gennaio la comunità può confrontarsi nei book club o Architecta local chapters #IIAS17ideas.

26

@EReinaudo
#iias17ideas SONIA GEMMA per sketch Costruiamo un toolkit dove raccogliere e sistematizzare i nostri strumenti per calarli al meglio nei nostri progetti. Uno strumento in continua evoluzione per raccogliere idee e perfezionarle!

@EMenichella
In risposta a @vdmdesign e @ArchitectaIA
Con foto tipo calendario Pirelli! #IIAS17ideas.

@zetaraffix
#IIAS17ideas: andare nelle scuole (quelle basse) e promuovere “conversazioni” (acchiappali da piccoli!).

@merissimissima
#IIAS17ideas Architecta come collettore di tutti gli uxbookclub e community locali che trattano a vari livelli di #ia & #ux #golocal.

@BBronzino
O anche solo dare patrocinio @ArchitectaIA in cambio di 5′ sul tema e sull’associazione #IIAS17ideas.

31

@clouds_condello
#IIAS17IDEAS Fare branding attivando workshop firmati #architecta nell’ambito di eventi/manifestazioni organizzati da terze parti (es. SMAU).

@kiarette
#iias17ideas istituire una Jam collaborativa di due giorni in cui potersi ‘sporcare le mani’ insieme su un tema specifico #iias17.

@monicazambolin
#IIAS17ideas: seleziona talenti! Istituiamo il Premio Architecta per progetti di Design (progettazione).

Fuori concorso

Quel che manca a tutti è comunque un contatto vero e diretto. Anche continuo, volendo. E, infatti, Debora Bottà ci invita tutti a incontrarci anche senza un motivo se non altro per incontrarci.

La mia idea

La mia idea, l’ho elaborata dopo molto tempo e si tratta di creare una comunità di studenti.

Se siete interessati continuate a seguire il blog.

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Creare una comunità di pratica

Tutti vogliono diventare UX Designer?


La foto in evidenza è di Tonino Carlino

Predizioni sulla progettazione UX 2018 Come migliorare la vita delle persone

Cosa accadrà alla progettazione UX 2018? Cosa ci aspetta? Ad avere la volontà e il tempo di leggere i numerosi articoli di predizione del futuro queste sono le domande del popolo del web. Sulla scia degli astrologi, infatti, tra il mese di dicembre e il mese di gennaio, pare che i blogger di tutto il mondo si avviino al mestiere della prestidigitalizzazione (non è un refuso). Che sarebbe l’arte del tirare ad indovinare cosa accadrà nell’anno che sta per avvenire.

Qualcosa accadrà. Siatene consapevoli!

Chi più ne ha più ne metta. Tanto qualcosa accadrà; e se non accadrà articoli di questo genere vengono dimenticati presto. Perché si, anche ad andare a verificare, fra un anno, l’attendibilità di quanto detto, sarebbe qualcosa di molto costoso, almeno in termini di tempo.

Chi mi segue da più tempo sa che ho scritto pochi articoli riguardanti l’immediato. Io mi trovo meglio sui tempi lunghi, sulla raccolta di link e di opinioni. Non ho la fretta di dire la mia prima degli altri. Cerco di offrire ricerche e analisi ampie. Offrendo l’opportunità di consapevolezza ai miei lettori.

Nieman Lab propone 170 predizioni di giornalisti e broadcaster. Tutti profeti? Tutti indovini? Boh! Chi mai avrà la voglia e il tempo di leggere tutto?

Predizioni o tendenze?

Certo. È vero che, se una persona lavora in un certo ambito, può vedere, sentire, scorgere i sintomi di alcune tendenze. E ciascun professionista potrebbe dire la sua. Ma mi pare che questo tipo di predizioni sposti l’attenzione dalle persone ai profeti.

Per questo motivo preferisco le tendenze, come i trend dei business emergenti di Mary Meeker. Che, appunto, sono pubblicati a metà anno. Penso, infatti, che le tendenze mettono, o rimettono, al centro le persone. Le tendenze sottolineano quello che la gente e le persone stanno facendo. Ora, adesso. E dicono anche che non ripetono all’infinito quello stesso comportamento.

Ecco perché le architetture cambiano e si modificano nel tempo. Per dire.

Ciò che accadrà avviene solo per il normale evolversi delle cose.

Progettazione UX 2018

Una serie di previsioni sono state esposti dall’ Adobe Creative Cloud. E le espongo qui sul blog perché più che predizioni paiono essere delle linee guida, a cui poi in molti si sono rifatti, come me. L’Adobe è una azienda fortemente settorializzata. E tra i suoi obbiettivi mi pare ci sia la volontà di coniugare linee guida di produzione con bisogni e ricerche sulle persone.

Ecco di seguito alcuni punti.

Esperienze incentrate sul contenuto

Per garantire l’attenzione delle persone sul contenuto i siti web saranno sempre più minimalisti. Il contenuto sarà il re. Ma ancora più importante sarà la credibilità di quei contenuti.

Dal punto di vista pratico questo significherà una gerarchia visiva molto chiara. E nuove soluzioni per la pulizia, la chiarezza di interazione e il miglioramento della comprensione del contesto.

Avremo prima il contenuto e gli elementi visivi che trasmetteranno la loro funzione con forza. I titoli dei siti web saranno sempre più grandi. Ci sarà sempre più spazio bianco e il font avrà una sua rilevanza semantica. Il tutto con lo scopo di rendere i contenuti sempre più leggibili.

Design a risparmio di tempo

Un’ esperienza intuitiva, facile da fruire, fa risparmiare tempo.

Gli utenti vogliono che i prodotti che li aiutano a raggiungere il loro obiettivo il più velocemente possibile e che i progetti che fanno risparmiare tempo siano fondamentali per aiutarli. Il design a risparmio di tempo consente agli utenti di adottare un numero limitato di passaggi dal momento in cui installano un’applicazione / visitano un sito fino al momento in cui intraprendono un’azione. Questo design ha le seguenti caratteristiche:

Contesto

Navigazione e architettura dell’informazione sempre più forti sosterranno il contesto. Quindi grande attenzione sara riservata per le informazioni e le funzionalità più rilevanti in ogni fase del percorso seguito dalla gente che visita il sito.

È possibile creare una navigazione chiara utilizzando i modelli di navigazione più popolari insieme a una buona architettura delle informazioni.

Interfacce utente voce

In questa semplificazione saranno coinvolte le applicazioni e quindi le interfacce utente. E cosa c’è di più semplice delle interfacce vocali? Le interfacce utente vocali (VUI) diventeranno una buona alternativa alle interfacce grafiche (GUI).

Una percentuale significativa di giovani usa i comandi vocali per interagire con le interfacce.
Nel prossimo anno le interfacce vocali saranno utilizzate non solo nei dispositivi mobili, ma come mezzo di interazione con i sistemi IoT e Smart Home. Presto avremo modelli di riconoscimento vocale ancora più avanzati che miglioreranno le nostre interazioni con i sistemi.

Il design a risparmio di tempo è tutto incentrato sulla progettazione nell’interesse di risparmiare tempo.

Secondo Gartner, entro il 2018, il 30% delle nostre interazioni con la tecnologia avverrà attraverso conversazioni con sistemi basati sulla voce. Allo stesso tempo, i VUI continueranno a vivere insieme alle GUI nel 2018.

Personalizzazione più intelligente

Passeremo da esperienze standardizzate ad esperienze sempre più personalizzate. Esperienze su misura in cui la tecnologia si adatta alle persone. In questo ci aiuteranno ( o meglio aiuteranno le aziende che potranno permetterselo) la fruizione dei dati personali e i progressi dell’Intelligenza artificiale.

Le aziende continueranno a cercare nuovi modi per offrire un’esperienza di brand più personalizzata. Questo trasferirà la personalizzazione a un livello completamente nuovo.

Per capirci, siti ed applicazioni proporranno sempre con più precisione servizi e prodotti che interessano la nostra vita quotidiana. Al momento, esempi di questo tipo sono Amazon, Spotify e Netflix.  Quello che oggi sono le correlazioni saranno sempre più pervasive e risponderanno sempre più ai nostri bisogni.

Progettazione Omnicanale

Il crescente numero di dispositivi connessi porterà il settore a creare esperienze digitali diverse. Sicuramente esperienze più dinamiche, continue, omnicanale.

Un progettista che desidera creare una esperienza omnicanale dovrebbe creare un flusso continuo per il viaggio dell’utente, consentendo agli utenti di passare agevolmente tra i dispositivi quando utilizzano il prodotto.

Nel 2018 non progetteremo necessariamente interi ecosistemi, ma presteremo maggiore attenzione ai modi in cui le persone passano da un touchpoint all’altro.

Umanizzare l’esperienza digitale

Le persone si aspettano di interagire con le macchine alla stessa maniera con cui interagiscono con le persone. I progettisti dovrebbero occuparsi di soddisfare tali aspettative.

La tendenza di umanizzare le esperienze digitali è direttamente correlata alle emozioni degli utenti. Il modo in cui l’utente percepisce un’interazione con un prodotto ha un grande impatto sull’utilizzo o meno del prodotto a lungo termine.
I progettisti possono concentrarsi sull’umanizzazione delle interazioni digitali concentrandosi sulla soddisfazione dei bisogni umani fondamentali (come la fiducia, la trasparenza e la sicurezza).

Questa tendenza porterà ad una maggiore richiesta di umanisti e antropologi. Gente che capisca le persone, gli altri. Specialisti capaci di creare esperienze sempre più umane.

Autenticazione più semplice

Le nostre credenziali (ossia login e password) sono le informazioni standard richieste dalle nostre applicazioni e dai nostri dispositivi per una procedura di accesso. Un meccanismo che appare ormai obsoleto e che lo sviluppo tecnologico risolverà a breve. O meglio ha già risolto ma è ancora abbastanza costoso per le masse.

Modi creativi di autenticazione

Quando la gente dimentica le password nella maggior parte dei casi, prova a ripristinarle. Sebbene l’opzione di reimpostazione sia un requisito obbligatorio, il processo presenta ancora qualche problema. Gli gli utenti devono eseguire molte azioni extra per reimpostare il tutto.

Nel tentativo di semplificare la procedura, molte app hanno introdotto modalità creative di accesso. che sarebbero password temporanee o il collegamento del tuo numero di cellulare all’account.

Ecco, questo tipo di autenticazioni aumenteranno e saranno sempre più diffuse.

Autenticazione biometrica

Il 2018 sarà l’anno in cui vedremo la biometria aiutare a rendere più semplici le attività come l’autenticazione e la gestione delle identità, sia per le aziende che per gli utenti finali. Molte applicazioni e servizi non richiederanno agli utenti di creare e ricordare password, ma utilizzeranno invece metodi di autenticazione biometrica. L’autenticazione diventerà sempre più semplice e gli utenti si aspetteranno la semplicità. Costringendo le aziende a questa ulteriore rivoluzione.

Apple con il suo FaceID è già pronta con il riconoscimento facciale e a rispondere a questa esigenza che sarà ben presto richiesta.

Realtà aumentata

La realtà aumentata sarà sempre più comune come tecnologia. Certo non nel 2018, ma in questo anno vedremo già qualcosa di significativo. Almeno sui nostri smartphone.

Considerando gli sforzi di Google, Apple, Facebook e Microsoft in questo campo, sembra una possibilità realistica nei prossimi anni.

La realtà aumentata avrà applicazioni almeno in tre campi.

Nel campo delle traduzioni, nel campo della salute e nel campo dell’intrattenimento.

Ruolo più ampio degli UX Designer

L’ User experience, l’esperienza d’uso, si allargherà in altre categorie innovative come la realtà aumentata, l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale. Il ruolo di un designer di UX sta per espandersi di nuovo.

Si espande sia in termini di campi di azione, sia in termini di professionisti che si aggiorneranno all’interno delle aziende.

I professionisti di oggi, infatti, passeranno il loro lavoro a chi sta già in azienda e svolge già attività con clienti e/o utenti.

Lo stato dell’ UX per il 2018

Vi elenco una serie di articoli che potrete scorrere e che grosso modo girano intorno a questi punti che ho riportato qui sul blog.

The Future is Imminent: 9 Design Trends for 2018

Top UX design trends for 2018: 10 experts

Sette articoli di NiemanLab che mi sono ripromesso di leggere

Design connects storytelling and strategy

Guerrilla user research

Podcasting models mature and diversify

Watch out for Spotify

Seeking Trust in fragmented spaces

With people not just of the people

Lets amplify visual voice.

Cosa accadrà in Italia

Tutto quello che ho scritto fin qui è la raccolta di quello che accadrà nel mondo. O meglio, tutto quello che accadrà anche in Italia, ma di cui saremo semplici fruitori. Attenzione, ho detto in Italia, non ho detto che gli italiani non saranno i protagonisti di quanto predetto.

In Italia, continueremo ad applaudire i professionisti anglofoni per il solo fatto che parlano in inglese. O nella migliore delle ipotesi, continueremo a  mostrare le slide di quanto bravi siano gli altri. In Italia, la nostra industria principale è sempre stata la siderurgia. Produciamo ferro e verso questa industria sono rivolti i maggiori sforzi economici e politici.

Abbiamo rinunciato da tempo,  per volontà sconosciute o per ignoranza digitale diffusa, ad essere i protagonisti di questo cambiamento.

I progetti (insieme ai progettisti) italiani incentrati sull’user experience e con architetture dell’informazione strutturate e studiate sono e saranno ancora, per lungo tempo, ai margini.

Pensare ad aziende di spessore che assumano innovatori, persone che vogliano rivoluzionare l’organizzazione del lavoro, mettendo al centro i clienti e mettendo da parte i dirigenti, è pura utopia. L’unica speranza restano le piccole aziende che per spiccare il volo non potranno fare a meno di una progettazione. A questi piccoli, inconsapevoli illuminati, è attaccato il nostro destino.

Campalinismi

Insomma c’è da fare un grande lavoro per i progettisti. Personalmente mi sto impegnando anima e corpo alla diffusione della disciplina.

Non si può dimenticare che l’Italia ha il 41% della popolazione analfabeta di ritorno ( cioè con titolo di studio in tasca e incapace di leggere e scrivere un testo complesso. O persino di capirlo).

Le rivoluzioni richiederebbero consapevolezza della propria condizione o del contesto in cui viviamo.

Non possiamo dimenticare che l’italia vive di campanilismi. Il che significa che mentre 4 persone su 10 non si capiscono, gli altri 6 litigano tra di loro. Ciascun campanile vuole suonare più forte di altri. Ciascuno vuole dimostrare che la campana migliore suona meglio ad est, piuttosto che ad ovest. Anzi, suona meglio al nord piuttosto che al sud. (ogni riferimento geografico è puramente casuale).

Le comunità italiane sono incentrate sulla competizione e non sulla collaborazione. Non esiste una vera e sentita condivisione dei talenti. E questo accade in tutte le comunità italiane.

Migliorare la vita delle persone

Personalmente mi resta la voglia di divulgare, forse proprio per tutti questi motivi, la disciplina. Il mio blog non sarà utile quanto è utile un idraulico o un muratore, ma vuole essere utile per la crescita di informazione digitale in Italia.

Perché penso. e sono convinto. che una disciplina come l’architettura dell’informazione, dell’user center design, della progettazione incentrata sulle persone, che migliora la vita delle persone come obiettivo supremo, merita il mio impegno e il mio  contributo personale.

Che questo venga compreso o meno dall’alto poco importa. A voi lettori è dedicato questo lavoro.

Il design esiste per migliorare la vita delle persone.

Amazon classifica musica digitale

Amazon classifica musica digitale è la raccolta degli elenchi di album e brani più venduti di Amazon. Amazon aggiorna ogni ora la relativa posizione. Per cui quello che vedi qui potrebbe variare rispetto alle reali vendite di cui io non posso avere prontezza.

Ad ogni modo le variazioni sono minime. L’aggiornamento avverrà una volta al mese, il primo venerdì di ogni mese. Vedrò se sarà possibile offre altre novità. Seguite il blog e scoprirete cosa bolle in pentola.

Intanto grazie per l’attenzione. E a voi la classifica musicale di Amazon per la musica digitale. I link rimandano ad Amazon dove poter procedere con l’acquisto.

Amazon classifica musica digitale

La classifica Amazon raccoglie anche le novità più interessanti e inoltre mette in evidenza anche i prodotti del momento. In questa pagina trovi i Bestseller in album e singoli.

Bestseller in Album MP3

Chosen – Måneskin

The Greatest Showman (Original Motion Picture Soundtrack)’da Various artists

Oh, Vita! Jovanotti

Tutte le migliori MINACELENTANO

Amore che torni – Negramaro

Vasco Modena Park – Vasco Rossi

Duets – Tutti cantano Cristina

Songs Of Experience – U2

‘÷’da Ed Sheeran 

Come neve – Giorgia & Marco Mengoni

Bestseller in Brani MP3

Con una cifra che può andare dai 60 centesimi ad un 1,50 euro è possibile acquistare un brano musicale. Nuove opportunità che modificano il comportamento dei consumatori.

E se sei interessato alla storia puoi leggere anche la vera storia dell’MP3. Il primo articolo in italiano.

Perfect – Ed Sheeran

Come neve da Giorgia & Marco Mengoni

Havana Camila Cabello feat. Young Thug

Ti Fa Stare Bene – Caparezza

Perfect Symphony (with Andrea Bocelli) – Ed Sheeran

Poetica – Cesare Cremonini

Direzione la vita – Annalisa

Buona fortuna – Benji & Fede

La mia versione dei ricordi – Francesco Gabbani

Leave a Light On – Tom Walker

Aggiornamenti

Il primo venerdì di ogni mese questa pagina sarà aggiornata. Mi piacerebbe cogliere le novità e riproporle in modo originale. Ma c’è bisogno di forze supplementari. Vedremo. Questa pagina vuole verificare la possibilità di poter intercettare tendenze musicali e proporre novità interessanti per i lettori del blog.

Ovviamente utilizzando strumenti di terze parti come Amazon. L’insuperabile Amazon. Al momento non riesco a fare di più. Se avete idee e proposte costruttive. Parliamone.

Sarebbe bello poter creare altre classiche musicali specialistiche per il blog. Così come avevo provato agli albori con la musica ascoltata dagli architetti dell’informazione. Sarebbe pure bello avviare delle collaborazioni con artisti e amanti del mondo musicale.

Insomma, i progetti e le idee non mancano. Cercherò di ottimizzare al meglio il tempo per un servizio ai lettori sempre più preciso e sostenibile per me e per voi lettori.

Buon anno x t(r)e

Buon 2018! Un buon anno a me e a te. Buon anno! Una volta, due e anche tre!

Si. Questo è il terzo anno che auguro un buon anno ai miei lettori da queste pagine. E ne sono felice. Incredulo, ma felice.

Buoni propositi 2018

Ogni anno ci si propone i 10 classici buoni propositi. Mangiare sano, fare sport e svegliarsi presto la mattina. Non procrastinare (ormai un classico della procrastinazione). Risparmiare tempo e denaro. Viaggiare con tempo e denaro risparmiato. Liberarsi del superfluo, leggere di più e imparare qualcosa di nuovo. Non finiremo mai di ripetercelo.

Propositi giusti

Forse si, magari più che buoni propositi abbiamo bisogno di propositi giusti. Almeno per il blog.

  • Continuare a dare costanza al blog. Magari anche con il tuo sostegno.
  • Condividere i talenti, i miei e anche quelli di altri.
  • Mettere in luce i valori del blog e dell’architettura dell’informazione. Perché solo attorno a dei valori si può costruire qualcosa.
  • Magari riuscire a creare una comunità intorno a questo blog. Forse c’è già. Forse altre comunità si stanno già incontrando. Boh, vediamo di trovare il modo quest’anno di incontrarci.
  • Scrivere qualche articolo in inglese. Anche se tanti dei miei articoli sono ripresi da testate inglesi.
  • Finire di leggere la mia lista di libri sul comodino. Che di libri non ne mancano da leggere.
  • E infine, ma non meno importante, mi piacerebbe imparare a conoscere meglio la gente. Che non si finisce mai.

La speranza, la poesia della vita

A quanto pare dobbiamo difendere la Speranza, la poesia della vita. Tocca a ciascuno di noi. Anche a chi è stato maltrattato, messo da parte, isolato. Sfuggire alla realtà non è possibile. Dobbiamo mettere le mani in pasta.

Io qualche tentativo (forse maldestro) l’ho messo in campo.

  • C’è un gruppo facebook dove siamo in due. Sono io e me stesso, che a dire il vero non abbiamo ancora trovato qualcosa di interessante da dirci in pubblico. Però vorrebbe essere un luogo informale dove non giocarsi la carriera e poter esprimere un parere o un giudizio senza polemiche. E magari imparare.
  • Il mio progetto fotografico, che prosegue. Le foto non sono tutte eccezionali, ma sono tutte mie e tutte originali. Se vuoi mandare la tua foto, sei sempre il ben venuto.
  • E infine, le interviste. Che quest’anno spero di poter far crescere. Sempre che gli interpellati mi rispondano.

Buon 2018

E allora, ancora una volta buon 2018. Buon anno a chi verrà e ancora vorrà farmi compagnia. Ma anche buon anno a chi mi ha abbandonato. Oppure è stata abbandonato da me. Le relazioni non sono mai unidirezionali. A chi è andato via e a chi non c’è più. Buon anno e grazie! Grazie a tutti di vero cuore! Buon 2018!