Intervista a Stefano Arciero e la ripresa binaurale

Ho conosciuto Stefano Arciero grazie a Francesca Clementoni, amica conosciuta grazie alla passione comune per la radio e per i suoni. Lettrice del blog, radiofonica e amante dell’audio ha avuto il piacere di contribuire mettendomi in contatto con Stefano. E gliene sono davvero grato.

Da qualche mese a questa parte, infatti, il blog è diventato un centro di studio che unisce coloro che amano il suono e l’innovazione. I commenti stanno diventando sempre più numerosi e c’è davvero uno scambio e una costruzione di valore intorno ai temi trattati.

Tutte le foto di questo articolo sono state concesse al blog da Stefano Arciero e Vs3D.

Chi è Stefano Arciero?

Dal suo sito professionale Vs3D si legge.

Stefano Arciero si laurea nel 2007 con una Tesi Sperimentale (durata nove mesi) sulla Sintesi Binaurale, realizzata mediante Filtri Digitali e tanto calcolo matematico.
Subito dopo inizia il percorso di “Specializzazione” ed ha la fortuna di imbattersi nel sito Terzo Orecchio di Franko Russo e di ascoltare le Registrazioni Binaurali da lui realizzate.
Usando semplicemente il suo allenato orecchio, Stefano comprende subito che non è possibile eguagliare la qualità ed il realismo del Sistema Binaurale Neumann®, né l’esperienza raggiunta da Franko nei suoi lunghi anni di sperimentazione diretta.
Così decide di abbandonare il suo percorso di ricerca sulla sintesi, formule comprese, per dedicarsi completamente alla Ripresa Binaurale, come allievo, socio, amico, fratello di Franko.

Ma ci sarebbe molto altro ancora da dire. La sua competenza sul suono è molto vasta. Quando ci siamo sentiti mi ha raccontato di un mondo sonoro in evoluzione pieno di meraviglie.

Intervista a Stefano Arciero

Ci sarebbe sicuramente tanto altro da chiedere a Stefano. Ma non aggiungo altro. E magari più avanti ci saranno altre occasioni per invitarlo. Stefano Arciero è stato generosissimo nelle risposte. Più che una intervista si tratta di una guida all’audio binaurale. Ed è davvero un onore poter ospitare qui sul blog le sue parole.

Solo un consiglio prima di cominciare a leggere, recuperate un paio di cuffie. Sarebbe meglio avere delle cuffie di ottima qualità, ma vanno bene quelle che vi ritrovate. Durante la lettura Stefano consiglia alcuni brani da ascoltare e che vi faranno capire, al meglio, di cosa stiamo parlando.

L’audio 3D è una esperienza! Ricorderete a lungo questo articolo. Mettetevi comodi e, come dice lo stesso Stefano Arciero, godetevi il viaggio!

Ascolto

Cos’è per te l’ascolto? Quale definizione emozionale/affettiva daresti?

Esistono differenti modi di ascoltare che dipendono dal tipo di attenzione e concentrazione che mettiamo nell’ascolto. L’attenzione dovrebbe essere sempre presente e vigile come ad esempio quando camminiamo in città circondati dai rumori del traffico e delle persone.

Ascoltare Audio in 3D può sicuramente stimolare e favorire un ascolto consapevole, e saper ascoltare è una competenza peraltro sempre più richiesta nel mondo del lavoro.

Ascoltare per me significa fare davvero attenzione al tipo di suono che riceviamo e alla sua posizione nello spazio e attraverso l’ascolto 3D è possibile monitorare l’ambiente circostante a 360°. Da anni ascolto materiale audio utilizzando o ottimi diffusori oppure tramite cuffie stereo di buona qualità (attualmente ho cinque modelli di cuffie). Sono sicuro che utilizzare buoni diffusori o buone cuffie ed ascoltare materiale sonoro originale in una sala trattata può favorire il relax, la concentrazione nel lavoro e può migliorare l’umore.

In base alla mia esperienza posso dire con certezza che la cosa più importante quando ascoltiamo è l’attenzione e che, solo concentrandosi ed allenandosi, è possibile riuscire a raggiungere un ascolto sempre più consapevole.

Anni fa non ascoltavo musica con buoni impianti o buone cuffie, mi facevo bastare un 2.1 da 90 euro dell’elettronica di consumo e cuffie da 70 euro. È stato bello riscoprire le sfumature e i dettagli di tante produzioni e album che ho ascoltato per ore, durante veri e propri allenamenti dell’orecchio, nei primi mesi in cui ho iniziato ad occuparmi seriamente di registrazioni binaurali ed utilizzavo, come oggi, Monitor Adam e cuffie da studio.

Da un punto di vista emotivo, la musica è legata alle nostre esperienze passate ed è normale che alcuni brani o registrazioni ambientali possano evocare ricordi affettivi che in qualche modo sono legati al tipo di suoni utilizzati e che questi ricordi possano influenzare l’ascolto. Allo stesso modo i pensieri che abbiamo nel momento in cui andiamo ad ascoltare. Quando si lavora ad un mix, infatti, sarebbe meglio fare qualche esercizio di respirazione e liberare la mente.

Riassumendo per me l’ascolto è fortemente legato a quanto siamo attenti e concentrati sia nell’ascoltare i nostri pensieri e sia nell’ascolto di materiale sonoro per così dire “esterno” a noi, facendo attenzione a capirne il significato, utilizzando elementi intrinseci della sorgente sonora X, come la profondità, la naturalezza, la timbrica, il panorama sonoro in cui è immersa, il riverbero naturale e la posizione nello spazio XYZ;

Audio 3D o Binaurale

Intanto Audio 3D e Binaurale sono la stessa cosa? O mi sbaglio?

La ripresa Audio Binaurale professionale è una ripresa a 360° sferici. Ciò significa che possiamo posizionare una sorgente sonora in qualsiasi punto dello spazio e possiamo registrare ed ascoltare questa illusione sonora provenire dalla medesima posizione che aveva rispetto alla testa artificiale al momento della registrazione.

Tale registrazione non solo cattura la sorgente diretta ma anche tutte le sue riflessioni nell’ambiente circostante a 360°. Molti ascoltatori commentano: “sembra di essere lì”, proprio sul luogo della ripresa! Questo perché siamo circondati dal Suono che, nell’ascolto in cuffia, viene percepito esterno alla scatola cranica e non interno come il Mono (che suona al centro della testa) o lo Stereo (non Binaurale che si sposta da sinistra a destra sempre dentro la testa). I Suoni Binaurali sono esterni a noi e caratterizzati da una distanza “r”, distanza tra la Dummy Head e la sorgente sonora.

I segnali L e R che arrivano alle nostre orecchie vengono, all’interno del Microfono Binaurale, elaborati da un circuito “psico-dinamico”, un vero gioiello (!) della Tecnologia Neumann. Questo circuito elettronico, che fa molte cose, riesce ad imitare il comportamento dei tre ossicini dell’orecchio medio (i più piccoli del corpo umano) e quindi cattura più o meno suono in base all’intensità e restituisce una dinamica Naturale, ideale per la Musica Classica, Sperimentale e per il Jazz. Il tutto a partire dalle due capsule Neumann di elevatissima qualità alloggiate nel condotto uditivo della Testa, una per l’orecchio sinistro e l’altra per il destro. Quindi alla domanda spesso ricorrente: quanti microfoni ci sono dentro? Possiamo rispondere con certezza: Due!

Esistono molti sistemi di spazializzazione del suono, alcuni usano molti diffusori per poter posizionare al meglio le sorgenti intorno l’ascoltatore.

Il Binaurale invece ha la miglior resa utilizzando cuffie stereo (meglio se di buona qualità, anche se la spazializzazione si può apprezzare con cuffie scarse o mediocri).

Nell’ascolto in cuffia sei tu che entri nell’ambiente dove sono stati registrati i suoni. La frase che ricorre più spesso fra i tanti che si sottopongono ad ascolti di materiale Binaurale è appunto: ”sembra di essere lì”. Hai, infatti, davvero l’illusione di essere al posto della testa artificiale nel punto in cui è stata realizzata la registrazione. Per me è un modo unico di ascoltare i suoni nello spazio circostante! Non solo davanti o dietro come si può fare con i sistemi surround, dove viene a mancare l’asse verticale (… e quindi sono 2D) e le sorgenti possono essere posizionate su un piano (e non nello spazio!) ma a 360 gradi sferici.

Con l’Audio Binaurale possiamo apprezzare una voce che ci sussurra vicino l’orecchio o uno strumento in lontananza oppure i tuoni dall’alto e la pioggia intorno a noi. Il Binaurale copre quasi tutto il campo sonoro intorno a noi, vicino l’orecchio (sussurrato) – lontano, in base al raggio r che c’è tra la testa artificiale e la sorgente sonora.

Credo che si debba utilizzare il sistema più adatto al tipo di progetto che si intende realizzare e in base ai risultati artstici che si vogliono ottenere. Spesso mi capita di suggerire ai musicisti, che mi propongono idee che secondo me non sono compatibili con il Binaurale, le tecniche di ripresa stereo tradizionali. Quello che noi vogliamo fare è preservare la naturalezza di queste riprese e concretizzare dei progetti di qualità che siano stati pensati per usare lo spazio intorno all’ascoltatore quindi andando a stimolare l’ascolto di sorgenti sonore che provengono, ad esempio, da dietro o da sopra o da sotto.

C’è da dire una cosa. Nel campo visivo, dove appunto vediamo, molti non riescono a percepire la profondità. Questo è dovuto chiaramente al fatto che proprio perché davanti vediamo, il cervello se non vede le sorgenti sonore non si convince abbastanza e viene a mancare la profondità proprio nel campo visivo. Questo mi è capitato con alcuni studenti durante i corsi. Però, dopo alcune sedute di ascolto mirate, anche queste persone riescono a percepire la profondità nel campo visivo. Quindi alla fine è tutto un discorso di allenamento dell’orecchio, che inizia con ascolti di registrazioni naturalistiche ad occhi chiusi.

Vorrei anche aggiungere che se si utilizza una testa professionale (come la Neumann) i suoni sono ottimizzati per l’ascolto tramite diffusori grazie al circuito psico-dinamico che vi è all’interno. Se i diffusori sono posizionati davanti a noi perdiamo il 3D. La qualità timbrica e la dinamica naturale restano invariate. Ma provate invece a mettere i diffusori uno di fronte l’altro, come una grossa cuffia, ed ascoltate materiale Binaurale. Accadono cose davvero notevoli ed interessanti!

Registrazione binaurale

Come sei arrivato alla registrazione binaurale?

Ho scoperto l’Audio Binaurale durante il corso di Audio Digitale all’Università Tlc di Roma, tenuto dal Prof. Aurelio Uncini, un esperto in materia.

Mi ero talmente appassionato che decisi di fare una tesi sperimentale e cercare di creare un plug-in in grado di spazializzare sorgenti mono. Feci tantissime ricerche iniziando da Shaffer e il paesaggio sonoro, poi ho scoperto le registrazioni Olofoniche di Hugo Zuccarelli, genio dell’Audio (vanta collaborazioni con Pink Floyd, Michael Jackson e molti altri grandi della musica). Per il progetto tesi utilizzai il Pure Data, un software basato sul c++ e open source. Avevo progettato un plug in ed utilizzavo quattro microfoni per catturare i segnali ambientali. Dopo mesi di test riuscivo a spazializzare una sorgente mono, ad esempio una voce.

Prendevo la voce di Marley o di Morrison in mono e la facevo girare intorno la testa. Tutto molto carino ma la qualità timbrica mancava chiaramente perché i microfoni impiegati erano di basso costo e poi si sovrapponevano i quattro rumori di fondo. Dopo la tesi iniziai a cercare studi di registrazione e un giorno mi sono imbattuto nel sito di Franko Russo. Utilizzava un microfono Binaurale professionale dal 2001. Ascoltai le prime due rec, le onde del mare “In Barca”

e “il Temporale”

e rimasi a bocca aperta. Sembrava davvero di essere su una barchetta bagnati dalle onde intorno. Scrissi a Franko per fargli i miei complimenti e da quel giorno c’è stato un feeling particolare, sicuramente basato sul modo di ascoltare in comune che abbiamo, e che ci ha portato a fare tante esperienze e tante collaborazioni con Artisti italiani, molti dei quali stimavo già da anni.

Registrazione in audio 3D

L’audio 3D è una rivoluzione per chi ascolta, ma anche una rivoluzione per chi registra. Cosa hai dovuto cambiare nel tuo modo di lavorare?

Prima di iniziare ad occuparmi di Audio 3D avevo avuto solo alcune esperienze pratiche di registrazione. E questo da un lato è stato un vantaggio perché chi inizia, ma ha già metabolizzato un metodo di lavoro, fa fatica a comprendere che con il Binaurale si lavora diversamente.

Per prima cosa è molto più importante la fase di pre-produzione rispetto alla post-produzione perché non è possibile avere tutto il controllo che si ha nelle riprese mono. Si devono scegliere le location, gli ambient e i riverberi naturali che si desidera utilizzare. Si devono fare degli schemi sulla posizione delle sorgenti sonore, siano esse acustiche o amplificate.

Bisogna fare delle prove per poi riascoltare ed eventualmente correggere, andando a spostare le sorgenti: il che significa fare il mix fisicamente, alzando o allontanando amplificatori, disponendo sistemi di più diffusori, regolando i volumi rispetto alla testa e rispetto all’ascolto dei musicisti e così via. Parlo già di mix, nel senso che lo si fa prima della registrazione. Se metto una chitarra a sinistra rispetto alla testa poi non potrò cambiare la sua posizione. Quando parlo di pre-produzione intendo proprio dire che si inizia a mixare facendo delle prove e regolando il tutto prima della rec, dopo si va in scena!

Per molte persone la registrazione è un atto passivo. Così non è. Ma in questo caso più che mai. Ci racconti del tuo lavoro di progettazione?

Conosco molti musicisti che secondo me non amano molto riascoltarsi, altri invece sono appassionati di registrazione, di sperimentazione ed alcuni sono anche dei bravissimi tecnici ed ingegneri del suono. Non credo che la registrazione sia un atto passivo, anzi.

Credo invece che sia molto simile alla fotografia sia a livello emozionale sia per il fatto che puoi immortalare quel momento, puoi per un attimo fermare il tempo e conservarlo per sempre. E come nella fotografia puoi essere quanto più naturale possibile e vicino alla realtà o puoi ritoccarla (nel limite del possibile) per tentare di migliorarla.

In particolare mi riferisco alla musica live, lì devono funzionare alcune cose: l’acustica della location (e qui si apre un capitolo enorme sugli spazi in cui si fanno live, almeno di musica rock in Italia); la qualità dell’amplificazione, la bravura e l’orecchio del fonico, la magia e l’affiatamento dei musicisti, il coinvolgimento del pubblico. Quando progetto una ripresa professionalmente è su questi parametri che ragiono in collaborazione con gli artisti.

Nella ripresa Binaurale c’è sempre un’importante componente creativa, abbiamo la possibilità di registrare una soggettiva sonora, quale soggettiva ricreare? Il punto di ascolto del pubblico a centro sala o il punto d’ascolto del direttore d’orchestra? Ci sono infinite possibilità. Ma ciò dipende anche dalla componente e dal contributo creativo che può desiderare l’artista. Audio immersivo significa che, usando una cuffia, io posso essere trasportato in una scena sonora. La scena va progettata e creata, possiamo portare i fan e gli ascoltatori dentro il suono, questo per me è magico ma bisogna farlo bene.

Da quello che ho letto, forse mi sbaglio, mi pare di capire che c’è bisogno di team multidisciplinari. Quali incontri inaspettati sono arrivati?

Ci sono stati molti incontri inaspettati. Oltre ad aver conosciuto Franko Russo, pioniere delle tecniche di ripresa Binaurale, ho
conosciuto validi Videomaker e registi aperti alla tecnologia Audio Binaurale, come Filippo Chiesa, grazie al quale abbiamo realizzato un interessante progetto di realtà aumentata per il Museo Casa Natale Giuseppe Verdi di Busseto. Lì Abbiamo girato scene in Audio3D/Video ambientate nell’800 dove la soggettiva era quella di G.Verdi da bambino. I visitatori possono fruire di questi contenuti utilizzando iPad e cuffie che vengono dati all’ingresso del museo.

Un altro compagno di viaggio è stato Victor Ortega che ha filmato i nostri primi esperimenti di utilizzo di due Teste Binaurali sincronizzate, ciò che noi chiamiamo “6D-Audio” basato sulla provocatoria formula 3D+3D=“6D”! Vi invito a consultare i loro lavori, decisamente eleganti e di classe.

Poi c’è Oscar Serio, regista specializzato in videoclip musicali con il quale stiamo collaborando ad un progetto di ripresa Video in 360 con Audio Binaurale.

Sicuramente non può mancare Hugo Zuccarelli che abbiamo avuto l’onore di ascoltare via skype in collegamento da Buenos Aires e che ci ha raccontato della sua tecnologia di diffusione sonora in Audio 3D attraverso casse acustiche opportunamente progettate e che sta avendo un grande successo nel Teatro Ciego dove fa ascoltare interi album con la platea interamente al buio.

Come ti prepari quando devi registrare?

Per prima cosa ascolto materiale audio dell’artista che andrò a registrare. Nel caso di progetti multimediali invece cerco di ragionare sul metodo più semplice che può essere adottato per ottenere il risultato migliore. Mi capita quasi sempre di immaginare prima quello che andremo a realizzare. Cerco di visualizzare la location, la disposizione degli strumenti, delle voci e gli ambient. Ovviamente ragiono a 360 gradi, chiedendomi ad esempio “cosa posizioniamo dietro, cosa davanti, cosa in alto?”

Il suono della chitarra ad esempio preferisco posizionarlo dietro la testa quando uso configurazioni che prevedono suoni intorno al microfono. Per me la scena sonora è come un disegno in cui gli equilibri dei suoni sono paragonabili agli equilibri dei colori. Sono convinto, e lo dico da chitarrista che da adolescente amava sperimentare con i microfoni ambientali per registrare le prove, che almeno una volta nella vita bisogna registrare il proprio sound in Audio Binaurale, grazie al quale si scoprono sfumature probabilmente ignorate prima e un’elevata qualità timbrica.

Chi ha ascoltato l’audio binaurale dice di aver vissuto un’esperienza. A quali esperienze hai lavorato fino ad oggi?

La prima esperienza magica fu l’incontro tra me, Franko Russo e John De Leo, che rimase effettivamente colpito dal nostro tipo di registrazione. Con lui provammo il primo esperimento in “Giochi di Voce in 3D”

ottenendo davvero un risultato sorprendente. La voce strepitosa di John De Leo, venne spazializzata e resa ancora più unica grazie alla pulizia della registrazione Binaurale. Dopo questo incontro le collaborazioni furono tantissime.

Tra i tanti artisti con cui abbiamo avuto l’onore di lavorare sicuramente va citato il Banco del Mutuo Soccorso, storica Band del Rock Prog. italiano, con i quali registrammo diversi live durante il Tour 2011/2012, e fu un’esperienza incredibilmente emozionante. Catturare il sound dal vivo del Banco, la magia della Voce di Francesco Di Giacomo significava per me portarmi a casa ogni sera un pezzo di storia. Così come l’incontro con i 99 Posse, registrati dal vivo a Napoli nel 2014, con il microfono circondato da un pubblico di 30.000 persone che cantavano a ritmo!

Grazie a speciali microfoni è possibile realizzare delle registrazioni dalla qualità mai sentita prima, raccontaci di questi microfoni. Di che si tratta?

Si tratta di microfono speciali del marchio tedesco Neumann. Vengono chiamati “Dummy Head” o Teste Artificiali. Una robot, forma di testa umana in grado di replicare la fisiologia dell’udito umano. Basati sul concetto di due capsule microfoniche alloggiate in un simulacro di testa, i Neumann possiedono tutta la tecnologia per ottenere dei suoni spazializzati, potenti e ricchi nel contenuto informativo in frequenza.

I microfoni sono alloggiati nel condotto uditivo e i due segnali vengono inoltrati al circuito interno che simula i tre ossicini dell’orecchio medio e restituisce una dinamica davvero naturale. I microfoni sono dotati di uscite per l’oscilloscopio e permettono di effettuare misure acustiche molto accurate.

L’aspetto che a noi interessa è la creazione di mondi sonori tridimensionali che possono avere diverse applicazioni, dalla produzione di musica o audiolibri, allo streaming in audio immersivo fino ai contenuti multimediali per le strategie di marketing.

C’è anche un lavoro di editing dopo? O bastano i microfoni speciali a rendere l’audio tridimensionale?

C’è un lavoro di post-produzione. Come ogni altro microfono anche il KU 100 ha un proprio diagramma polare e in base a quello bisogna equalizzare il materiale sonoro acquisito che comunque risulta già spazializzato. L’equalizzazione, le automazioni sui volumi, servono per rendere la traccia più fluida. In un secondo momento si può intervenire con i compressori per comprimere leggermente e tirare su di volume la traccia badando bene a stare lontani dai valori di compressione raggiunti a causa della Loudness War. Le nostre tracce vengono ottimizzate per l’ascolto con più cuffie e diffusori e mantengono sempre una dinamica naturale.

Come ascoltare al meglio l’audio tridimensionale? Nei video presenti su internet si consigliano cuffie e occhi chiusi. Tu cosa consigli?

Il miglior ascolto è proprio con le cuffie correttamente indossate, L a sinistra ed R a destra ad occhi chiusi. Abbiamo comunque utilizzato diverse tecnologie dal video 2D alla stereoscopia grazie al Prof. Roberto Soldati di IAF Visualresearch.

Accade che alcune persone non riescano a percepire la profondità nel campo visivo. Questo succede perché quando le sorgenti entrano nel campo visivo e non le vediamo, poiché non c’è una ripresa video, il cervello si convince di meno dell’illusione sonora. Dietro di noi, invece, riusciamo a percepire tutti i movimenti delle sorgenti sonore e la profondità.

Integrando una ripresa Binaurale con il Video diamo la possibilità all’ascoltatore di vedere cosa accade nel campo visivo e quindi di ottenere una percezione sonora ancora più immersiva dove si rafforza la profondità dei suoni.

Badate bene è un problema di noi vedenti che si risolve con l’allenamento e che i non vedenti non hanno poiché abituati ad ascoltare senza vedere, bypassando le informazioni visive.
Con molti videomaker abbiamo lavorato sulle sceneggiature andando a pianificare le riprese prima della registrazione, con schemi e disegni in cui il punto di riferimento delle scene è sempre la soggettiva Audio/Video formata dal blocco Microfono Binaurale + Videocamera.

Il Microfono Ku100 è forse l’unico che risolve tutte le problematiche legate all’ascolto tramite diffusori come ad esempio il “Crosstalk”. Possiamo quindi godere della timbrica, della naturalezza e della profondità di una ripresa Binaurale utilizzando due casse che, di solito, sono posizionate davanti a noi. Questo in qualche modo fa perdere l’effetto tridimensionale ma: provate ad ascoltare con due casse poste ai lati della testa come una grossa cuffia! Cosa accade?

Leggo su una rivista “Il termine 3D audio, quindi, dovrebbe essere usato soltanto in quei casi dove le casse sono più di tre e queste disposte come minimo a tetraedro, sicuramente ad altezze diverse l’una dall’altra. Non sono tecnicamente 3D, di conseguenza, tutti i sistemi 5.1 o 7.1 con le casse disposte alla stessa altezza, tutti i sistemi stereo e, meno che mai, i sistemi binaurali da ascoltare utilizzando una cuffia. Possono riprodurre audio 3D i sistemi Ambisonics, 3D-EST e in generale tutti quelli che prevedono il posizionamento delle casse a diverse altezze, come il VBAP, il DBAP e il Level Control System”. Che si fa? Come si ascolta?

Non per essere di parte ma, dopo aver provato diversi sistemi, l’unico modo che ho avuto per ascoltare una voce sussurrata vicino l’orecchio è stato il Sistema Binaurale. E questo permette ad esempio nella musica di poter fare cose che non è possibile fare con altre tecnologie se non con il Binaurale o con l’Olofonia.

Uso spesso sorgenti spazializzate che vicino l’orecchio come back vocal che entrano ed escono all’interno di un brano. Si ha davvero la sensazione che la persona sia a pochi centimetri da noi.

La magica Voce di John De Leo, Artista che per me è sempre stato un punto di riferimento sin da quando ascoltai per la prima volta i suoi vocalizzi, in Giochi di Voce 3D è una testimonianza di cosa si può sperimentare.

Ad ogni modo c’è molta fiducia da parte nostra nel lavoro che sta facendo Hugo Zuccarelli con i suoi diffusori progettati per coprire intere platee. Lì il pubblico fa un ascolto immersivo senza l’ausilio delle cuffie e io non vedo l’ora di provare questo sistema anche perché siamo in contatto con Hugo ed è un personaggio straordinario che vi consiglierei di intervistare.

Nonostante sono anni che si studia l’audio tridimensionale, non si hanno ancora lavori su larga scala con questa tecnologia. O comunicati tali. Secondo te perché?

Credo che ci siano diversi problemi come il metodo di lavoro che è completamente diverso dagli altri e ci sono pochi tecnici che se ne occupano. Poi bisogna utilizzare location particolari che non sempre si trovano facilmente e comunque hanno dei costi che incidono sul budget.

Il microfono Neumann è poco utilizzato poiché con il suo costo i tecnici preferiscono comprare 3/4 microfoni mono, ma il risultato sarà di un altro tipo. La speranza è che con l’aumentare dell’uso degli smartphone, sempre più persone useranno nel quotidiano le cuffie e questo favorirà la diffusione dell’Audio Binaurale come riportato in un articolo dell’AES  .

Una nostra idea che abbiamo realizzato è stato trasmettere in streaming Audio 3D e lo abbiamo fatto dal Roxy Bar di red Ronnie. Abbiamo dimostrato che è possibile, proprio perché la traccia Binaurale è Stereo, trasmettere live e dare la possibilità agli ascoltatori di avere la sensazione di essere nel luogo della ripresa, circondati non solo dai suoni ma dal pubblico. Qui trovate un paio di finali di puntata del Roxy Bar in cui veniva spento l’impianto per favorire i suoni acustici.

Ed in Italia? Come senti il panorama sonoro?

Se parliamo di musica devo dire che in Italia ci sono situazioni molto differenti tra loro.

Da una parte ci sono artisti che lavorano per grandi major e che magari sono entrati nel circuito degli show televisivi, realizzati proprio per “testare” questi ragazzi, andando ad analizzare tutte le variabili in ballo per poter capire su chi investire. A quel punto hanno tutti i mezzi per produrre musica, di consumo?

Dall’altra parte ci sono artisti e musicisti che, partiti dal basso, continuano a portare la loro musica e il loro messaggio con progetti autoprodotti. Ho conosciuto artisti che sono davvero puri. Scrivono testi impegnati denunciando ciò che non funziona in questo sistema e continuano a lottare per portare energia positiva nei luoghi dove le persone si aggregano per ascoltare un genere di musica, sicuramente non commerciale, che stimola la riflessione.

Quello che stiamo cercando di fare è di far capire agli Artisti che, tralasciando la parte tecnica della tecnologia, sul piano creativo si possono realizzare davvero tante cose, molte già testate e tante altre ancora da scoprire essendo il campo dell’Audio Binaurale ancora non totalmente esplorato, anzi.

Progetti futuri?

Molti. Stiamo sviluppando un sistema di trasmissione streaming Audio 3D / Video portatile e di facile installazione. Come dicevo sopra, abbiamo già trasmesso l’audio Binaurale in streaming durante alcune delle puntate del Roxy Bar di Red Ronnie ed abbiamo verificato che se il tutto viene fatto per bene gli ascoltatori da casa o tramite uno smartphone possono essere, come diciamo noi, “tele-audiotrasportati” nel posto in cui stiamo facendo la ripresa audio 3D / Video live.

E questo è uno dei progetti a cui tengo particolarmente, ha il suo fascino. Poter pensare di indossare una buona cuffia ed avere la sensazione di essere in un qualsiasi teatro del mondo ed ascoltare un concerto di musica classica o jazz in tempo reale con l’audio immersivo è davvero bello.

L’altro progetto è una grande libreria di suoni, rumori, ambient, Binaurali ed abbiamo già molto materiale. E poi ci saranno i miei brani ovviamente in Binaurale.

Ringraziamenti

Non posso che fare i miei migliori auguri a Stefano Arciero per i suoi progetti. Come amante delle sonorità non posso che augurarmi una diffusione capillare di questo tipo di suoni. Per cui…

Grazie Stefano e alla prossima!

Potete seguire Stefano anche su Facebook alla pagina Vs3D “Viaggi Sonori 3D”.

IA for Good – Senti chi parla – il mio intervento al WIAD Palermo 2018

IA for Good è stato il tema che quest’anno ha lanciato l’istituto di architettura dell’informazione. Variamente interpretato e che io ho declinato come architettura dell’informazione per il bene comune.

Quest’anno Luisa Di Martino, organizzatrice del WIAD Palermo 2018 mi ha voluto nuovamente tra gli speaker. Ed io con molto piacere ho accettato. Perché una presentazione diventa anche il motivo per unire i puntini, mettere a sistema le proprie idee in modo divulgativo e lanciare un messaggio.

Architettura dell’informazione conversazionale

L’anno scorso, al WIAD17, ho parlato di architettura dell’informazione conversazionale. Ci eravamo lasciati con l’invito ad essere consapevoli. Senza consapevolezza non possiamo utilizzare, bene e al meglio, gli strumenti che la tecnologia ci offre.

Era un quadro generale. E avevo anche voglia di raccontare un lavoro che avevo fatto nel tempo sul blog.

IA for Good

In questo ultimo anno molte cose sono cambiate. E il mio studio sull’assistenza vocale ha riguardato anche l’osservazione delle varie guerre dell’attenzione e dei dati che si stanno svolgendo tra smartphones e smarspeakers. Il blog è sempre più un centro di studio e di condivisione, grazie all’aumento dei lettori degli ultimi tempi.

Quest’anno ho scelto un’altro messaggio che vi invito ad ascoltare vedendo il video della diretta raccolto da WIAD Palermo. E che trovate in fondo. E dedicato proprio a chi è davvero interessato a guardarlo.

Purtroppo l’audio della diretta non era dei migliori, credo che molti di coloro che hanno tentato il collegamento su Facebook siano rimasti delusi. Per questo motivo, complice anche il freddo e la pioggia, ho subito lavorato l’audio e reso migliore, per quanto possibile.

Senti chi parla

Sono partito dalla metafora di questa corsa all’assistenza vocale. Dalla diffusione degli assistenti vocali e dall’uso che ne facciamo.

Un mondo in trasformazione

Gli assistenti vocali stanno cambiando il mondo e cambieranno lo spazio che viviamo. Le nostre case si stanno modificando, diventeranno altro. Ed ho ripreso il capitolo le case invisibili, di cui ho scritto un po’ di tempo fa, tratto dal libro “le case che siamo“.

Le case del futuro

Una delle case futuribili sarà la casa di Mark Zuckerberg arricchita dell’assistente vocale Jarvis.

WIAD Palermo 2018

Ed ecco a voi il mio intervento editato e corretto.

Cosa resta fuori

Sono rimasti fuori tanti argomenti e tante notizie.

Prima fra tutte è rimasta fuori la questione etica. Ma non meno importanti la questione dell’ascolto e della privacy.

Un partecipante mi ha ricordato che anche mozilla ha il suo bel progetto di assistenza vocale open source.

Tutto vero. E mi dispiace. In una prima stesura delle slide c’era tutto. Ma poi quando si va a creare un ragionamento ci si rende conto che parlare di tutto significa parlare di nulla. E comunque i temi lasciati fuori non si risolvono in un paio di slide.

Spero però che quello che è rimasto sia stato piacevole da ascoltare e abbia convinto qualcuno ad appassionarsi all’architettura dell’informazione e alle sue declinazioni.

Fonti

Nell’arco della mia presentazione ho fatto riferimento al libro The Inevitable by Kevin Kelly, da cui ho tratto il concetto di cognify.

Le case che siamo di Luca Molinari

La foto in evidenza è di  che ringrazio per la sua partecipazione e il dialogo avuto.

Ringraziamenti

Senza le persone eventi come questi sono impossibili da fare. Per cui il mio più grande ringraziamento va a Luisa Di Martino che vi consiglio vivamente di leggere e ascoltare. Stando a Palermo e organizzando a Palermo lei è stato il pilastro di tutto. Ma anche tante grazie a Maria Pia Erice e Maurizio Schifano che hanno supportato in tutto Luisa. E che saranno protagonisti a Trapani il 4 maggio per l’Architecta day.

Grazie poi agli sponsor e ad Architecta che hanno fornito i contributi necessari per realizzare una giornata straordinaria piena di informazioni, di informazioni organizzate e di tanta energia positiva.

Grazie e che sia per tutti IA for Good!

WIAD Palermo 2018 – Intervista a Luisa Di Martino

Il WIAD Palermo 2018

è uno degli appuntamenti più importanti

per Palermo e per la Sicilia.

Come ci racconta di seguito Luisa Di Martino,

un momento che non capita tutti i giorni.

WIAD Palermo 2018

Il 24 febbraio ci troveremo negli spazi di Cre.Zi. Plus – Cantieri culturali alla Zisa in Via P. Gili 4 per parlare di architettura dell’informazione. Anche Palermo, tra l’altro capitale della cultura italiana 2018, si svolgerà uno dei 56 incontri sparsi nel mondo.

I relatori del WIAD Palermo 2018

I relatori di questa giornata saremo quattro. Dico saremo, perché ci sarò anch’io a parlare e a raccontare il mio punto di vista dell’architettura dell’informazione, come al solito, infarcita di sonorità. Il tema sarà come in tutto il mondo IA for good. A Palermo declinato in “Come usare l’architettura dell’informazione per proteggere l’umanità dalla dis-informazione”.

Quindi ci sarà un grande Mauro Curcuruto che parlerà di “Realtà, finzione, discrezione. Dove finisce il ruolo del Design e comincia quello delle Persone?”. Il sottoscritto Toni Fontana parlerò di assistenza vocale con un intervento dal titolo “Senti chi parla”. La mitica Maria Cristina Lavazza esprorrà il suo “Manifesto per un design sostenibile”. E Daniele Mondello ci parlerà di come “Creare, gestire e trovare informazioni all’interno di un ambiente sanitario. Dato strutturato VS dato destrutturato”

Tra l’altro anch’io tempo fa mi ero affacciato al mondo sanitario che avrebbe bisogno di grandi opere di architettura dell’informazione sanitaria.

Luisa Di Martino

Ad organizzare il WIAD Palermo,

insieme a Maurizio Schifano e Maria Pia Erice (che sentiremo più avanti tra le interviste),

è Luisa Di Martino.

Ho conosciuto Luisa al WIAD Palermo 2017, l’anno scorso; quando non conoscevo nessuno degli organizzatori e non sapevo cosa aspettarmi. Anche se già si capiva che il calore umano della Sicilia non ha eguali.

Luisa Di Martino è donna siciliana, ragazza palermitana. Il suo entusiasmo, la sua professionalità, il suo sorriso e la sua assertività la contraddistinguono. Ma soprattutto Luisa è una donna che sta in mezzo alla gente, che si sporca le mani organizzando, direttamente o indirettamente. È una di quelle persone che crea occasioni di incontro, per il bene comune. E lo fa in Sicilia.

E se è vero che svolgere attività di progettazione è un’azione politica, allora l’attività di Luisa Di Martino è la più alta espressione della Politica, nel senso di polis, nel territorio siciliano.

Di se stessa Lusia dice

Sono un geek umanista, un designer freelance e un tecnico. La mia educazione combina teorie e know-how.

Intervista a Luisa Di Martino

Luisa Di Martino è una designer, progettista di software, disegna architetture dell’informazione, percorsi utente, interfacce basate su usabilità ed ergonomia. Mentore di  molte edizioni di Startup Weekend Palermo, è anche tra le promotrice del gruppo organizzativo dei CreativeMornings di Palermo, UX Book Club e WIAD.

Se volete saperne di più visitate il suo portfolio.

Luisa, come sei venuta a contatto con l’architettura dell’informazione e l’User Experience?

Ho scoperto e amato queste discipline nel 2011, mentre scrivevo la tesi di laurea, quando finalmente sono riuscita ad inquadrare con criteri oggettivi quella sensazione di frustrazione e costante fastidio provato nella mia quotidiana esperienza da utente di pessime interfacce web.
Le ricerche bibliografiche (grazie, Luca Rosati!) mi hanno guidato nel progettare il concept di un’app che riproponesse allo studente, in chiave user-friendly, i contenuti del farraginoso portale di Unipa. Il mio interesse per l’usabilità e l’ergonomia cognitiva si è così tradotto in attenzione progettuale e demolizione costruttiva. Si tratta di discipline che riguardano chiunque, anche soltanto nel ruolo di utente finale, ma per un progettista è impossibile non sentirsi reclutato e militante.

Il tuo lavoro si svolge prevalentemente a Palermo e in Sicilia. Io ho scritto tempo fa che la Sicilia ha grande bisogno di architettura dell’informazione. Dal punto di vista professionale come vedi questa città e questa Regione?

Sono estremamente d’accordo con la tua affermazione, una cultura dell’architettura dell’informazione potrebbe avere un impatto determinante sul territorio: credo che il disinteresse per l’utente finale sia una peculiarità tutta italiana, ma se possibile la situazione in Sicilia è esasperata da una scarsa alfabetizzazione informatica e dalla gattopardesca volontà di simulare un’innovazione “di facciata”, intesa come semplice cosmesi di dinamiche poco limpide e tristemente consolidate.

Specialmente in tutte quelle situazioni e procedure che prevedono l’abbandono di un cittadino inerme davanti ai portali delle pubbliche amministrazioni malfunzionanti, incomprensibili, progettati da burocrati per rispondere a requisiti prefissati da altri burocrati, sarebbe fondamentale l’intervento di UX designer e architetti dell’informazione.
Ciò che manca a monte è una presa di coscienza, soprattutto da parte delle istituzioni, della necessità di una progettazione dal basso, collettiva, limpida e su misura.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

Amo (e a volte odio, non è un mistero) la relazione con la committenza, che rende ogni progetto diverso dall’altro e che mi consente di prendere a cuore e per mano ogni volta una realtà differente, accompagnandola e guidandola nel suo percorso di maturazione. Cambiare interlocutori è sempre e comunque una forma di arricchimento, come persona e come professionista.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Carta e penna, G-suite, post-it, intuito, empatia.
In un secondo momento subentrano i software.

La tua attività partecipativa è straordinaria. Fai parte dei gruppi organizzativi dei CreativeMornings di Palermo, UX Book Club e WIAD. Come si vive in gruppo?

Together we stand, divided we fall (cit.)
Innescare e propagare dinamiche nuove e positive in una comunità ha per me una valenza quasi politica (sebbene fermamente apartitica: nel senso greco del termine, la intendo più come restituzione ai cittadini dell’amore e del senso di appartenenza verso la polis).

Per questo ritengo fondamentale che coloro che hanno scelto di restare al Sud non si arrendano passivamente all’incuria e allo status quo, ma provino ad opporre resistenza insieme, diventando artefici, dal basso, di dinamiche rivoluzionarie positive. E lo è oggi più che mai, vista la vera e propria diaspora di brillanti professionisti e studenti siciliani che non saranno, per scelta o per necessità, artefici del risollevamento delle sorti della nostra terra.

Mi piace utilizzare spesso una metafora: nella materia è l’energia di ogni singola particella che si trasmette alle altre e vince l’inerzia. Creare occasioni per scambiarsi entusiasmo e voglia di cambiamento rimette in movimento ogni particella della materia – anche quella che, avendo ceduto energia in abbondanza senza apparenti risultati, si sta “spegnendo”. Un diffuso pessimismo sta paralizzando il rinnovamento del tessuto economico e sociale di Palermo come di molte altre realtà italiane: sorridere, rimboccarsi le maniche, diffondere fiducia, aiutare gli altri a trovare la propria vocazione e mettere in comunione il capitale umano presente in ognuno di noi è già di per sé un atto sovversivo.

In Sicilia ci sono tante piccole realtà di grande interesse. A Palermo c’è una forte rigenerazione di spazi e di luoghi. Pare che qualcosa stia cambiando. E’ un cambiamento di facciata o c’è pure della sostanza? C’è una rete sul territorio o ciascuno coltiva il proprio orticello?

Ho la sensazione che la città stia cambiando negli ultimi anni, sviluppando una sensibilità nuova in tal senso. Mi piacerebbe poter parlare di un cambiamento genuino, diffuso e condiviso dalla maggioranza dei palermitani; si tratta in realtà di un’epidemia virtuosa allo stadio iniziale, con alcuni focolai di entusiasmo e rinnovamento che stanno realmente creando un impatto sul tessuto sociale, seppure circoscritto ad un target specifico.

Siamo rimasti in pochi e l’idealismo non aiuta a pagare le bollette, ma forse è proprio per questo che chi decide di lanciarsi in progetti di rigenerazione urbana lo fa con passione ed entusiasmo. Per questo ritengo fondamentale che il contagio fra luoghi, associazioni, individui, accademie, aziende sia incoraggiato da iniziative aperte, multidisciplinari e inclusive.

La rete esiste, forse anche grazie all’uso dei Social, ma rischia di disgregarsi con la partenza di ogni siciliano che fa le valigie: ha bisogno di estendersi, includendo nuovi individui, e di fortificarsi, nell’ottica di creare i presupposti relazionali e di aggregare competenze che possano generare valore e opportunità lavorative appetibili, per chi ha voglia di restare o di tornare al Sud.

Si vede e si sente che dai tutta te stessa nel tuo lavoro così come nell’organizzare eventi e divulgare l’architettura dell’informazione. C’è qualcosa che proprio si dovrebbe fare ma da sola non riesci? Ad avere tempo e denaro, cosa ci sarebbe da fare?

Formazione di qualità per tutti, a qualsiasi livello, sulle discipline inerenti alla progettazione (inclusa l’etica). Soprattutto per i formatori e i professionisti siciliani, per evitare che si adagino sulla mediocrità del contesto in cui operano, ma anche per l’imprenditore, il legislatore, l’assessore, il cittadino comune. Ridisegnando i processi con strumenti adeguati, le ricadute sui maggiori problemi della città sarebbero inimmaginabili.

Il WIAD Palermo è un momento importante per la città. Cosa ti porti dentro ogni volta che finisce?

Come per qualsiasi format internazionale che viene replicato a Palermo, per me anche WIAD è un’occasione fondamentale per dimostrare che Palermo può mettersi in gioco su una scacchiera intercontinentale, con le dovute specificità e talvolta le limitazioni che la caratterizzano.

Candidare la città ad essere presente sul mappamondo di iniziative internazionali del calibro di WIAD significa scoprire che spesso possiamo a pieno titolo confrontarci con il resto del mondo.

Perché venire al WIAD Palermo?

Quando vi ricapita l’opportunità di sentir parlare di architettura dell’informazione a Palermo, ad un evento gratuito e di partecipare persino ad un workshop di settore?

E di incontrare dei partecipanti propositivi, curiosi, frizzanti, idealisti, nerd, quelli con cui senti che sia ancora possibile far partire una pacifica rivoluzione che parte dalle idee e arriva a progetti concreti?

Consiglia un libro

Le leggi della semplicità” di John Maeda: il mantra “Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo” è uno spunto per il designer come per chiunque di noi.

Consiglia un brano musicale o un cd

Underclass Hero” dei Sum 41. Lettura e traduzione delle lyrics obbligatoria!

Consiglia un film

Inside out. Straordinaria metafora (geniale il sistema di classificazione dei ricordi) e meritatissime lacrime!

Ringraziamenti

Con questa intervista si conclude la serie di interviste dedicate al WIAD 2018. E se sono felice di aver deciso di contattare tutti gli organizzatori dei vari WIAD, e dare voce e spazio qui sul blog, sono proprio felice di questa intervista a Luisa Di Martino. Intervista che mi rende orgoglioso si essere siciliano e in attività in questa terra difficile ma anche piena di energie inestinguibili. Per cui a lei va un grazie speciale che porterò anche in presenza, proprio il 24 febbraio.

Sono felice di aver avuto l’onore di ospitare sul blog chi sul territorio, in Italia, sviluppa e organizza eventi di divulgazione. E per questo i miei ringraziamenti vanno a tutti.

Ci dividono tanti chilometri ma ci unisce un’unica passione per il bene comune. E su questo è necessario lavorare.

Le interviste, dunque, continueranno. E se vi siete persi le puntate precedenti lee potete sempre recuperare.

Marco Tagliavacche per il WIAD Genova 2018

Bianca Bronzino per il  WIAD Bari;

Daniela Costantini per il WIAD Trento, 

e Carlo Frinolli per il WIAD Roma.

Wiad Roma 2018 – Intervista a Carlo Frinolli

Il WIAD Roma 2018 è organizzato dalla comunità di pratica romana e con il supporto di nois3, experience design agency specializzata nell’ideazione di strategie digitali, concept visivi e applicazioni web e mobile.

WIAD Roma 2018

Per tutte le informazioni vi invito a visitare il sito uffiiciale del wiad Roma! Provate anche ad iscrivervi, anche se mi sa che a Roma come già a Palermo le sale sono piene. Magari vi mettete in lista di attesa e potreste ancora vere l’opportunità di partecipare al WIAD.

Relatori WIAD Roma

Al WIAD Roma ci saranno pochi ma intensi talk. Si parte alle Yvonne Bindi, Architetta dell’Informazione e il suo talk “IA for good! Ma attenti al lato oscuro del design”. Lorenzo Setale, Developer “Blockchain for Good?” (in inglese). Laura Camillucci
UX Designer “IA for good… causes! Landing page: usabilità al servizio del fundraising” e Carlo Frinolli, Experience Designer & CEO con “Universal Emoji for Good”.

Intervista a Carlo Frinolli

Carlo Frinolli è un imprenditore che ha investito da anni sull’User experience. È lui, infatti, il fondatore di nois3 ed è il motore del WUD Rome. Del WUD ne ho parlato tempo fa raccontando la mia ux week rome. Carlo è tra i più attivi nella comunità romana. E come ci racconta, insieme ad un gruppo di appassionati di UX e di architettura dell’informazione, organizza e smuove la comunità per eventi di collaborazione e divulgazione come il WIAD.

Carlo, come sei venuto a contatto con l’architettura dell’informazione e l’User Experience?

Ormai sono passati un bel po’ di anni, mi ci sono avvicinato grazie alla mia passione per il design e lo sviluppo web. Addirittura penso che risalga a inizio degli anni 2000. Non la chiamavo ancora UX , ma molti dei concetti che sono poi maturati in questi ultimi anni, li avevo cominciati a veder emergere attorno a me, sia formalizzati in libri o siti, sia come concetti nella mia testa.

Poi c’è stata una enorme milestone della mia vita: a luglio del 2011 grazie a Mozilla e Desigan Chinniah ho conosciuto un Designer romano dal nome Cristiano Siri, che mi ha coinvolto nell’organizzazione della mia prima Co-design Jam e poi di seguito nel gruppo di ricerca che si chiama tutt’ora Co-Design Jam Roma. Da lì ho iniziato a sperimentare metodi di Human Centered Design e Design Thinking, che mi hanno portato alla costituzione della Experience Design Agency nois3.

Ho intervistato Bianca Bronzino che lavora nella pubblica amministrazione. Tu sei il fondatore di una agenzia user experience. Bianca ci ha raccontato di una sfida entusiasmante. Lo stesso entusiasmo c’è nel privato? Tra i tuoi clienti?

Beh guarda c’è ancora molta confusione e distanza dagli argomenti, molti che si spacciano come professionisti del settore e invece, tuttalpiù, fanno un paio di wireframe prima di aprire photoshop. Però c’è anche molta curiosità e molto interesse. Ad esempio noi abbiamo sempre registrato feedback entusiastici dopo i nostri discovery workshop di apertura dei nostri progetti. Molto spesso accompagnati da sorpresa rispetto all’ efficacia.

Tanti clienti abbiamo visto “crescere” con noi e diventare membri integranti del team di progettazione. Però c’è anche tanta strada da fare per far capire alcuni concetti. Ad esempio, recentemente ci è capitata l’ennesima proposta di lavoro in cui ci chiedevano di “fare la UX di un’applicazione che è già stata sviluppata”.

Insomma, il mondo al contrario, ancora per un po’.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

Senz’altro quella in cui mi trovo a dover facilitare le sessioni di scoperta e ricerca con i clienti perché riesco a entrare e a immedesimarmi nei loro problemi e nelle loro soluzioni, spesso figlie dell’ingegno basato sulle proprie competenze. Magari a un osservatore esterno possono sembrare bislacche ma poi scavando ne capisci la ratio e riesci a guidarli verso soluzioni più adatte ed efficaci per loro e i loro utenti.

Ma anche la parte in cui bisogna immaginare funzionalità o risposte mirate a soddisfare quello che definisco da sempre “il ménage à trois”, tra il cliente, i suoi utenti e il team di progettazione.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

A parte le ovvietà (laptop e telefono), posso dirti che sono la voce, i post-it, i pennarelli, Gamestorming e tutto il background fatto di esperienze e confronto con le persone che abbiamo incontrato organizzando da sette anni a questa parte le co-design jam a Roma e non solo.

Sei organizzatore del WUD e del WIAD a Roma. Credo che tu sia uno dei motori della comunità di architetti dell’informazione a Roma. Da Roma come la vedi tu questa comunità italiana?

Mi fa piacere che tu mi veda così, lo dico non per understatement ma perché davvero lo penso: non mi ci sento tanto.

So che mi sono circondato di colleghi straordinari e molto più bravi di me, di persone nella community romana che, come diciamo a Roma, danno sempre er fritto (si fanno in quattro) nonostante i propri impegni, cercando di esserci quando riescono e quindi il tributo del motore lo riserverei anche per loro. Se proprio hai voglia di una metafora motoristica a volte siamo scintilla della candela, altre motore, altre carburante.

La comunità italiana la vedo un po’ timida, nonostante i tanti anni di esperienza grazie ad Architecta e il suo summit. E un po’ scoordinata, ahimè. Questo è un peccato soprattutto perché è fatta di persone molto appassionate e incredibilmente capaci ma che faticano a darsi degli strumenti e delle informazioni condivise nell’interesse del famoso Greater Good. D’altra parte lo capisco e ne sono consapevole: le nostre attività lavorative assorbono un sacco del nostro tempo.

Organizzi da solo? Chi sono gli altri che organizzano il WIAD con te?

No assolutamente no. Il “board” tra tante virgolette di quest’anno è composto da Domenico Polimeno, prezioso e attivissimo organizzatore dell’UX Book Club di Roma e Marco Buonvino, Service Designer torinese che è stato prima a Milano (dove ha co-fondato lo UX Book Club) e ora lavora a Roma presso una grossa utility.

Poi ci sono i miei colleghi di nois3 che sono l’immancabile ingrediente affinché succeda qualcosa. Ma non posso dimenticare il supporto di Latte Creative che ci ospita e rifocilla, oltreché interviene e quello di Architecta che supporta tutti i WIAD italiani.

Gli altri anni gli ingredienti principali sono stati: progettazione, dati e comunicazione. Che state preparando? Cosa aspettarsi?

Il tema quest’anno era fin troppo facile da interpretare. IA for Good. Per questo abbiamo voluto spostare l’accento anche sull’espressione idiomatica “for good”, per sempre. Infatti stiamo preparando degli interventi che spaziano tra universalità e la persistenza, Blockchain e Emoji, oltre ché interventi apparentemente più classici e più legati al tema “per il bene” che però saranno tutt’altro che ovvi.

In particolare sono molto fiero di essere riuscito a convincere Yvonne Bindi a essere dei nostri, il suo è stato senz’altro il talk del Summit IA 2017 che ho apprezzato di più.

Di solito, invece di un workshop, a Roma organizzate i BarCamp. Perché questa scelta diversa rispetto agli altri WIAD?

Di solito… quest’anno abbiamo fatto le cose più in piccolo. Ma non escludiamo di riproporli estemporaneamente vista la richiesta impressionante che abbiamo avuto. Considerando i 50 posti disponibili abbiamo prenotazioni per più di 120 persone…

La scelta in ogni caso l’abbiamo fatta perché pensiamo che WIAD debba essere un momento più aperto e più community rispetto ad altri eventi, lasciando quindi a tutti la possibilità di venire a esprimersi e condividere uno spunto, una riflessione o un proprio progetto. Ci sembra utile avere almeno alcuni momenti in cui la frontalità della conferenza sia superata.

A che edizione siete arrivati? Come risponde la città ad eventi di questo genere? Ne percepisce l’importanza? Nel senso che a Roma accadono tante di quelle cose ed è talmente grande… che ruolo ha il WUD e il WIAD in città?

È la terza edizione quest’anno e sulla risposta credo di averti detto poco fa: siamo al 120% delle prenotazioni, quindi direi benino. 🙂

WUD e WIAD si complementano secondo me: il primo è un evento totalmente nostro e che, nel rispetto delle istanze della comunità e del networking, ci ha aiutati a posizionarci nel mercato del Design e contemporaneamente ha creato diffusione e cultura su tematiche a noi professionalmente care e non solo.

WIAD restituisce lo scettro totalmente alla community e al contempo tiene viva l’attenzione insieme alle altre iniziative (quali lo UX Book Club, il DEED Meetup, lo UX Meetup, le Co-Design Jam) con l’obiettivo dichiarato di creare humus fertile sia per i professionisti che cercano confronto sia per le aziende che cercano figure da assumere.

Infatti io fossi in voi terrei sott’occhio anche UXERS.IN nei prossimi mesi… Qualcosa bolle in pentola.

E per finire le ultime 3 domande più leggere. Consiglia un libro

Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams, se va bene una risposta ovvia. Se cerchi una risposta da professionista per chi si avvicina alla IA ti direi “How to make sense of any mess” di Abby Covert. Se invece ti piace cucinare. “Kitchen Confidential” di Anthony Burdain. 🙂

Consiglia un brano musicale o un cd

Guarda consiglierò un brano, perché di CD non ho neanche più un lettore in casa… Rispondo con i due brani più riprodotti secondo Spotify nel 2016 e 2017: GO! Di Public Service Broadcasting e Hand that feeds di Nine Inch Nails. 🙂

Consiglia un film

The Blues Brothers. Manco a chiederlo.
Perché io in fondo li odio gli UX/UI dell’Illinois…

Grazie anche a Carlo

Grazie anche a Carlo Frinolli, per questa intervista e per le sue parole schiette e dirette come sempre. E grazie per aver trovato il tempo di scrivere in mezzo ai tanti impegni in cui ci si trova.

Le altre interviste… aspettando il WIAD 2018

Intervista a Marco Tagliavacche per il WIAD Genova 2018; Bianca Bronzino per il  WIAD BariDaniela Costantini per il WIAD Trento e Luisa Di Marino per il WIAD Palermo 2018.

Acustica – Elementi di fisica base – i fondamentali

L’acustica fisica è la scienza che studia il suono, le sue proprietà, il suo meccanismo di formazione, propagazione e ricezione. Oggi estende il suo campo di interesse a tutti i fenomeni vibratori della materia e a tutte le frequenze.

Acustica fisica. La produzione dei suoni

Se colpiamo un bicchiere con un coltello, il bicchiere emette un suono. Se appoggiamo leggermente i polpastrelli sull’orlo del bicchiere percepiamo un tremito. Premendo un poco, cessa il tremito. E con esso si estingue il suono.

Questa semplice esperienza ci dice che un bicchiere emette un suono quando si trova in vibrazione. Un suono, dunque, è sempre prodotto dalle vibrazioni di un corpo. Il corpo vibrante può essere un solido, come nel nostro esempio, oppure può essere un liquido o un gas.
Il suono di un violino è dato dalla vibrazione delle sue corde, il suono delle canne da organo è prodotto dalle vibrazioni dell’aria contenuta in esse; il suono delle parole ha origine dalla vibrazione delle corde vocali.

Si chiama sorgente sonora qualunque corpo che emette un suono.

Ma non tutti i corpi in vibrazione emettono suono. Le vibrazioni di un pendolo ad esempio sono del tutto silenziose. Perché si percepisca un suono occorre che le vibrazioni del corpo siano abbastanza rapide. Precisamente il numero di vibrazioni al secondo non deve essere minore di 16 mila e non maggiore di circa 10 mila vibrazioni al secondo. Quest’ultimo limite varia molto da persona a persona e può giungere sino ai 18.000 / 20.000.

I suoni che ci sono più familiari, come il parlare comune, costano di qualche centinaio di vibrazioni al secondo

Propaganda del suono

Perché un suono sia da noi percepito è necessario che tra noi e la sorgente sonora vi sia interposto un corpo elastico, sia esso solido, liquido, o aeriforme.

Nel vuoto il suono non si propaga.

Ciò si dimostra facilmente mettendo sotto la campana pneumatica un campanello a mano a mano. Se si toglie l’aria dalla campana il suono del campanello si va sempre più affievolendo. E si spegnerebbe completamente se si potesse fare il vuoto perfetto nella Campana.

Il suono si propaga anche attraverso i liquidi e i solidi

Al mare se sott’acqua si fanno battere assieme due pietre immergendo un orecchio nell’acqua si sente distintamente il suono anche se si è molto lontani.

Per i corpi solidi la prova ci è data da semplici esperimenti appoggiando l’orecchio ad una lunga tavola sentiamo il più piccolo rumore per esempio il tic tac di un orologio posto all’altro estremo. Appoggiando l’orecchio per terra sentiamo lontano il calpestìo di un cavallo prima che il rumore giunga attraverso l’aria.

Velocità del suono

Il suono richiede un tempo finito per propagarsi da un punto ad un altro. Che il suono impieghi un tempo per propagarsi può essere determinato dalla nostra esperienza. E’ noto a tutti l’esperienza del ritardo del suono rispetto alla luce. Vediamo prima il lampo e poi sentiamo il rumore del tuono.

Tale velocità però può essere influenzata anche dalle condizioni in cui si trova l’aria, o comunque il corpo sul quale si propaga il suono.
Infatti, la velocità del suono dipende anche dalla temperatura e cresce col crescere di questa temperatura. Varia anche al variare della pressione.

A zero gradi centigradi, in condizioni normali, si è trovata che la velocità del suono sia di 331,60 metri al secondo. Arrotondando possiamo dire che nell’aria il suono si propaga con una velocità di un terzo di 1 chilometro. Cioè un chilometro ogni tre secondi. Nei liquidi la velocità di propagazione del suono è maggiore che nei gas. Per l’acqua pura a 0 gradi centigradi essa è circa 1410 metri al secondo. Nei solidi dipende dalla natura del solido ed è molto più grande della velocità che nei liquidi e nei gas. Per l’acciaio, ad esempio pare, si aggiri sui 4800 metri al secondo.

Onde sonore

Un corpo in rapida vibrazione emette un suono. Le vibrazioni si propagano attraverso l’aria e dopo un certo tempo arrivano al nostro orecchio e noi sentiamo il suono emesso dalla sorgente sonora.

Come si propagano le vibrazioni nell’aria

L’onda di compressione e l’onda di rarefazione si propagano entrambe nello stesso senso inseguendosi. Le due onde nel loro complesso si chiamano onda sonora.
Riprendendo l’esempio del bicchiere, colpendo i bordi del bicchiere, le pareti del bicchiere continuano a vibrare. Alla prima onda sonora segue una seconda e poi una terza quindi una quarta e così via. Cioè ad ogni vibrazione della sorgente corrisponde un’onda che si propaga nell’aria con la velocità di 340 metri al secondo.

In conclusione ogni particella d’aria di un’onda sonora oscilla nella direzione di propaganda dell’onda con ampiezza via via decrescente con la distanza della particella dalla sorgente sonora. Perché un suono si propaghi è necessario che le onde si formino o nell’aria, come abbiamo supposto finora, o in un liquido. In un solido è necessario cioè che le particelle dei corpi in cui il suono si propaga possano vibrare.

Ma soltanto i corpi elastici hanno questa proprietà quindi il suono non si propaga nei corpi non elastici detti anelastici. Per per questo motivo per isolare una stanza dai rumori esterni si rivestono le sue pareti con corpi anelastici. O come si dice comunemente soffici quali drappeggi di feltro,  spugna di gomma, eccetera.

Frequenza e lunghezza d’onda

Il moto della sorgente sonora è un moto vibratorio. Chiameremo periodo il tempo che la sorgente sonora impiega per compiere una vibrazione completa; frequenza il numero di vibrazioni per secondo.

Si chiama lunghezza d’onda e si suole indicare con la lettera greca lambda lo spazio percorso dal suono in un periodo.

La lunghezza d’onda è la distanza alla quale si propaga il suono in un periodo ma risulta che essa rappresenta anche lo spazio occupato in un certo istante da uno strato compresso e dal successivo rarefatto.

Per esempio quando Nell’aria si propaga un suono con frequenza 10000 vibrazioni al secondo la lunghezza d’onda è circa 3 cm cioè ogni onda sonora si compone di uno strato d’aria compressa e uno grave fatto ciascuno di spessore 1,5 cm.

Il Diapason

Il diapason è uno strumento semplice spesso adoperato per la produzione dei suoni perché da suoni di una determinata frequenza. Il diapason è una sbarra d’acciaio a forma di U con un prolungamento che serve da manico nella sua parte inferiore le gambe del diapason si chiamano rubbi.

I musicisti usano frequentemente il diapason normale che emette un suono con 435 vibrazioni al secondo una nota che essi chiamano il la della terza ottava. Rifacendosi a questa nota, si accordano i loro strumenti.

Riflessione del suono

Quando si produce un suono davanti ad un ostacolo avvengono diversi fenomeni. Una parte dell’energia sonora attraversa l’ostacolo e il suono si percepisce quindi anche al di là di esso. E’ noto a tutti che si percepiscono i suoni anche attraverso muri spessi da una camera all’altra.

Una parte del suono e assorbita dall’ ostacolo. La percentuale di energia sonora assorbita dipende dalle dimensioni geometriche dell’ostacolo e dalla sua natura. Sono molto assorbenti i corpi soffici come le stoffe, tessuti, eccetera per le ragioni dette precedentemente.

Eco e rimbombo

La parte rimanente dell’energia sonora si riflette, ossia ritorna indietro. Le leggi della riflessione del suono sono identiche alla leggi della riflessione della luce.

Il notissimo fenomeno dell’eco trova la sua spiegazione nella riflessione del suono.

Se l’intervallo di tempo tra le due percezioni è maggiore di un decimo di secondo l’Osservatore percepisce due suoni distinti. Siccome la velocità del suono e di 340 metri al secondo ne risulta che per avere due percezioni distinte occorre che il suono percorre almeno 34 metri cioè l’ostacolo deve distare dall’ osservatore almeno 17 metri.

Quando si tratta della parola siccome un uomo non riesce a pronunciare una sillaba in meno di un quinto di secondo per ottenere L’Eco di una sillaba la distanza tra chi parla e la parete che produce l’eco non deve essere minore di 34 m in modo che il tempo impiegato dal suono per l’andata e il ritorno sia appunto un quinto di secondo.

Si chiama rimbombo il prolungamento e il rinforzamento del suono prodotto dal suono riflesso che si aggiunge al suono diretto essendo l’intervallo che li separa minore di un decimo di secondo.

Talvolta il rimbombo è eccessivo e perciò sgradevole. perché chi lo percepisce sente un suono confuso. In tal caso si rimedia al difetto acustico dell’ambiente ricoprendo le pareti di materiale assorbente il suono, come drappeggi, tappeti, ed arredi vari.

Caratteri dei suoni

Ognuno di noi conosce una varietà grandissima di suoni. Alcuni assordanti come il fischio di una locomotiva, altri fastidiosi come il ronzio di una mosca, alcuni gravi come il suono di un contrabbasso, altri più piacevoli come una nota di violino. Avvertiamo suoni stridenti come il cigolio di un carro e altri dolci come il suono di un flauto.

Distinguiamo tutti questi suoni come se avessero delle personalità così come distinguiamo le persone dalla loro voce.

Eppure tre solamente sono i caratteri che distinguono i suoni tra di loro. Intensità, altezza e timbro.

Intensità

In acustica fisica l‘intensità è quel carattere per cui noi diciamo che un suono è fievole, un altro forte, un terzo assordante, eccetera.

Per esempio, se una sveglia squilla vicino, percepiamo un suono più intenso che se suonasse lontano.

L’intensità con cui noi percepiamo un suono dipende dalla quantità di energia sonora che nell’unità di tempo arriva al timpano del nostro orecchio. E questa quantità di energia dipende dall’ampiezza di migrazione delle particelle d’aria a contatto col nostro orecchio.

Più ampie sono queste vibrazioni e maggiore è l’intensità del suono percepito. E siccome l’ampiezza di vibrazione va diminuendo con la distanza, anche l’intensità del suono diminuisce con la distanza dell’osservatore della sorgente.

Altezza

L’altezza, in acustica, è quel carattere per cui diciamo che un suono è grave, un altro acuto, un terzo acutissimo. Per esempio la voce di un uomo normalmente è più grave di quella di una donna ed è questa la caratteristica per cui noi distinguiamo le voci maschili dalle femminili.

L’altezza di un suono dipende dalla frequenza, corrispondendo, a suoni più alti, frequenze maggiori.

L’altezza di un suono dipende dalla sua lunghezza d’onda corrispondendo ai suoi bassi lunghezze d’onda grandi. I suoni più bassi da noi abitualmente percepiti hanno lunghezza d’onda di una decina di metri e i suoni più acuti di una decina di centimetri.

Timbro

Il timbro è quel carattere speciale per cui distinguiamo due suoni aventi uguale intensità ed altezza, emessi da due sorgenti diverse.

Così noi distinguiamo le voci di due persone diverse, anche se sono di eguale altezza e intensità. Il motivo di questa diversità è dovuta appunto da ciò che chiamiamo timbro.

A causa del timbro diverso distinguiamo note uguali in altezza di intensità emesse una da un violino e l’altra da un pianoforte.

Il timbro dipende dalle caratteristiche della sorgente. Cioè dalla forma e dalle dimensioni dal materiale di cui è costituita e dipende, ancora in modo non del tutto noto, dalle modalità con cui avvengono le vibrazioni.

Risonanza

Le oscillazioni o vibrazioni che avvengono per una perturbazione momentanea si dicono libere. Tali sono ad esempio le oscillazioni di un pendolo che rimosso dalla posizione di equilibrio e abbandonato a se stesso. Le vibrazioni di una corda momentaneamente eccitata sono anche loro vibrazioni libere.

Quando  invece si fornisce periodicamente al corpo filante o vibrante l’energia che esso va gradatamente perdendo si ottengono le oscillazioni o vibrazioni forzate.

Si ha il fenomeno detto di risonanza quando nelle vibrazioni forzate c’è uguaglianza tra i periodi della causa eccitatrice e le oscillazioni del corpo.

Per capire bene questo concetto si pensi ad un ragazzo che si diverta su un’altalena.

L’altalena è un pendolo che ha un periodo proprio di oscillazione. Se il ragazzo vuole via via aumentare l’ampiezza di oscillazione dell’altalena, egli la deve spingere ad ogni periodo. Cioè il suo sforzo deve essere in risonanza con il periodo dell’ altalena.

I fenomeni di risonanza sono molto importanti nella meccanica pratica. Talvolta la risonanza è dannosa e pericoloso. Per esempio la risonanza dei ponti al passo cadenzato delle truppe potrebbe causare la rottura del ponte. infatti, sui ponti, i militari procedono a passo libero. 

Molti strumenti musicali come il pianoforte, il violino, la chitarra, hanno una cassa di risonanza che ha lo scopo di rinforzare i suoni emessi dalle corde. Le casse di risonanza di questi strumenti per la loro ampiezza e forma riescono a rinforzare questi suoni.

Fonti

La fonte di questa pagina è Mario Gliozzi – ELEMENTI DI FISICA Per gli istituti commerciali.

Altri libri di Fisica

Abbiamo Elementi di Fisica. Elettromagnetismo e Onde – Paolo Mazzoldi , Elementi di fisica tecnica per l’ingegneria – M. A. Corticelli e Elementi di fisica. Per le Scuole superiori. John D. Cutnell.

Termodinamica applicata Yunus A. Çengel , Elementi di fisica – Bersani – Bettati – Biagi , Elementi di fisica tecnica – Giulio Lorenzini  e Elementi di fisica. Tecnica ambientale di Piercarlo Romagnoni.

WIAD Trento – Intervista a Daniela Costantini

Il WIAD Trento sarà l’evento che riunirà tutta la comunità del Nord Est, tra trentini, veneti, friulani e (immagino) anche parte della Lombardia (che si dividerà tra Trento e Genova). Una grande opportunità per un territorio molto attivo, che risponde positivamente a molte novità di business.

Wiad Trento 2018

Per tutte le informazioni vi invito a visitare il sito uffiiciale del wiad!

Qui vi anticipo, come indicato sul sito, che la giornata sarà strutturata in due momenti.

mezza giornata di talk e presentazione di casi studio, che parleranno di Architettura dell’Informazione, #UX design, accessibilità e usabilità. E mezza giornata, dopo pranzo, con sessioni di workshop parallele.

Relatori

Al WIAD Trento sono tanti i relatori di valore che si divideranno tra talk e presentazioni. Ci saranno:

Massimo Zancanaro: “La User eXperience per la co-narrazione di conflitti”. Raffaella Roviglioni o meglio conosciuta come @raffiro: “Da organizzazioni umanitarie a human-centered”. Antonio Matera “Design inclusivo: l’accessibilità come opportunità di progettazione”. Silvia Remotti : “Design for public services: riprogettiamo una comunicazione più semplice e chiara”.

E per concludere il nostro grande Luca Rosati .”Ciascuno a suo modo. Progettare per le diverse strategie di ricerca dell’informazione”. Letizia Bollini : “Senza le basi dimenticatevi le altezze. L’architettura visiva dell’interfaccia”. E Gabriele Francescotto : “Strutturare i contenuti dei siti web secondo standard: opportunità per cittadini e PA”.

Intervista a Daniela Costantini

Daniela Costantini è una persona molto rispettata all’interno della comunità degli architetti dell’informazione. La sua “fissazione” è la formazione. E forse la sua immagine di copertina su Linkedin è la migliore metafora del suo essere una persona immersa nei libri.

Daniela, come sei venuta a contatto con l’architettura dell’informazione e l’User Experience?

Grazie a questa domanda, a causa della quale ho costretto i “dolomitici” – che sono Dario Betti, Stefano Bussolon*, Nicola De Franceschi, Francesca Marangoni, Marco Calzolari – ad una forzata sessione sul nostro gruppo WhatsApp per ricostruire la storia, ho potuto vedere la chiusura di un cerchio, iniziato (guarda un po’) a Trento nel 2007, in occasione del secondo summit italiano di Architettura dell’informazione.

La scintilla però si è accesa prima, con la scoperta in rete degli studi di Luca Rosati sulle faccette, ispirati dal biblioteconomista Ranganathan e, successivamente, del suo libro sull’architettura dell’informazione. Immagina quanto possa essere particolarmente felice e onorata della sua presenza al WIAD di quest’anno…

Subito dopo, nel 2008, c’è stata la collaborazione con Bux* (Stefano Bussolon) alla progettazione dell’allora sito PoliMi (all’epoca vivevo e lavoravo a Milano), l’appuntamento annuale con quasi tutti i summit di Architecta, la mia seconda famiglia, la fondazione del MilanUXBookClub nel 2012, quella del DolomitiUX nel 2014 (insieme ai compagni di merende di cui sopra), l’organizzazione del WIAD a Verona dell’anno scorso insieme agli amici veneti e, pare, nessuna voglia ancora di fermarmi. Il mio sogno inconfessato? Riportare il WIAD a Milano, prossimamente 😉

Qual è la tua “giornata tipo” professionale?

Vivo in Trentino ormai da quasi sei anni e lavoro all’Università di Trento da poco più di tre. Da qualche mese sono tornata, con infinita gioia, ad occuparmi di web e comunicazione digitale a 360 gradi, in un contesto in cui non sono ancora sviluppati i modelli, le tecniche e i processi dell’architettura dell’informazione e dello User eXperience design. Quale sfida migliore, dunque, sarebbe potuta capitarmi?

Non esiste per ora una “giornata tipo”, perché sono sempre tutte diverse: esiste la filosofia del fare un passo alla volta, nell’inserire nel lavoro quotidiano i principi del buon design. Ho la fortuna di lavorare con un ottimo team, composto da persone in gamba, che hanno voglia di mettersi in gioco e – con il giusto tempo – di provare ad innovare.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

Amo molto lavorare in squadra, meglio se composta da più competenze e sensibilità differenti. Tuttavia, per indole, la parte del lavoro che preferisco è quella che mi vede “in solitaria”, quando cerco di dare corpo ad un’idea, spesso alle prese con carta e matita.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Appunto, carta e matita in primis, nasce tutto da lì, con molti testi (io nasco come content strategist), mappe mentali e wireframes casalinghi. Poi affino con i tools digitali: uso parecchio Slack, tutto il pacchetto Google – in particolare, mi piace moltissimo Meet per la comunicazione video sincrona, tanto da aver sostituito Skype, Hootsuite per la gestione dei social, Balsamiq per i mockup, Drupal e GRAV come CMS. Odio Trello.

La comunità del Nord Est è tra le comunità più attive. Qual è il segreto?

Dovresti chiederlo ai veneti, loro sì che sono in fermento costante. A Trento non mi risulta che siamo tra le comunità più attive. O almeno, non ancora! Per questo abbiamo organizzato il WIAD, volutamente tarato sul territorio, sia in termini numerici che in termini di sponsor, dando il massimo respiro possibile ai contenuti e ai relatori (hai visto che nomi e che bello il nostro programma?).

Cosa consiglieresti alle altre comunità?

A quelle esistenti nulla. A quelle che non esistono, e so per certo che basterebbe poco per farle emergere, non ho consigli da dispensare, solo incoraggiamenti. Per esperienza, so che non dobbiamo aspettare che le cose succedano, ma dobbiamo fare noi stessi da collante, affinché i nodi si uniscano a formare una rete (questa ti ricorda qualcosa?).

Da questo WIAD Trento cosa ti aspetti? Cosa si deve aspettare chi viene ad ascoltare?

Sinceramente non so bene cosa ne uscirà, abbiamo lavorato molto alla costruzione di un ottimo programma, lasciando volutamente parecchio margine ai tempi di networking e ai momenti di scambio tra i partecipanti. Io sono molto curiosa di ascoltare tutti gli interventi e – soprattutto – felice di poter rivedere gli amici e fare nuove conoscenze.

Il risultato che spero, anche se non sarà immediato, è quello di infondere nella maggior parte delle persone che verranno la conoscenza dell’architettura dell’informazione, nelle sue diverse sfaccettature, sperando in una disseminazione più ampia possibile.

Immaginiamo di fare un salto nel tempo e siamo alla vigilia del WIAD Trento 2028. Di che si parlerà?

Caro Toni, a questo tipo di domande sembra abbia risposto, nemmeno tanto bene, l’ultimo World Economic Forum di Davos: si spazia dai big data e Intelligenza Artificiale, ai bitcoin e voice-shopping, fino alle auto volanti, anche a noleggio (“Uberair”).

Io però mi chiedo cosa avrebbero risposto le persone nel 1438, cioè dieci anni prima della rivoluzione Gutemberg, oppure nel 1981, cioè dieci anni prima che Berners-Lee pubblicasse il primo sito web? Probabilmente, banalità predittive.

Ed è proprio questo il bello del nostro lavoro, non possiamo prevedere granché, non comunque a lungo termine. Quello che a mio avviso possiamo fare è allenarci per diventare elastici, resilienti, e a restare curiosi. Quindi un AI o UX designer dovrebbe mirare ad essere non unicorno, ma araba fenice. Eternità dello spirito: fallire, sapendo rinascere. Evolversi, sempre, così nel 2028 saremo pronti, qualunque cosa succeda.

E per finire le ultime 3 domande più leggere. Consiglia un libro

Tutta la serie di (della) Fred Vargas.

Consiglia un brano musicale o un cd

La musica dipende così tanto dal momento… in questo periodo sto rispolverando tutti i CD dei Police e di Sting (avendo un preadolescente alle prese con basso e contrabbasso…).

Consiglia un film

Ultimamente mi è piaciuto molto “La pazza gioia“, di Virzì

Grazie!

Non mi resta che ringraziare anche Daniela per il suo impegno nella diffusione dell’architettura dell’informazione e per aver concesso al blog il suo contributo alla mia serie di interviste.

E come ci ricorda Letizia Bollini dal suo blog, che spiega cosa farà al WIAD Trento, Sono aperte le iscrizioni!

WIAD Italia

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Smartphone vs Smartspeaker? Amazon sceglie Alexa

Smarphone vs Smartspeaker? A quanto pare è iniziata una battaglia di cui vedremo gli sviluppi tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2019. Al momento (inizio 2018) abbiamo le prime schermaglie. E noi appassionati e appassionate di nuove tecnologie decreteremo vincitori e vinti. I primi a sferrare i primi attacchi, sono, come spesso accade, quelli che sono apparentemente più deboli. Al momento Amazon.

Fa un po’ strano dire che Amazon sia tra i più deboli, ma al momento così è. A meno che non riesca a raggiungere gli obbiettivi di cui parliamo in questo articolo.

Smartphone vs Smartspeaker

Amazon è protagonista solitaria nel far cambiare le abitudini delle persone e spingerle ad un uso maggiore degli smartspeaker e di conseguenza degli assistenti vocali.

Al momento l’uso e la diffusione degli smartphone è qualcosa di capillare. Mentre la giornata è rimasta sempre di 24 ore, il mobile ha rapito molti spazi di tempo vuoti ed ha tolto attenzione a tanti altri media.  Ad Amazon piacerebbe che le persone si staccassero per un po’ dal cellulare e dedicassero più tempo ad uno smartspeaker. E magari ad uno smartspeaker che abbia installato al suo interno Alexa.

In Italia ancora gli smartspeaker devono arrivare. Il 2018 dovrebbe essere l’anno giusto per lo sviluppo anche in lingua italiana. E il 2019 sarà l’anno che inizieremo a farne uso.

Facciamo tutto con il cellulare

A conclusione di uno degli articoli più importanti che ritengo di aver scritto su questo blog sull’architettura dell’informazione conversazionale, concludevo concordando sul pensiero di Peter Morville. La maggior parte delle persone, in questo momento, pensa che con il proprio smartphone può fare tutto quello di cui ha bisogno. E probabilmente ha pure ragione.

Si può fare di più? Si possono fare altre cose? Pare di si. Ne sono convinti Amazon e tutti Big che stanno sviluppando assistenza vocale. Questi stanno rendendo la tecnologia sempre più a portata di mano.

Ma Amazon, forse tra le più attive, ha obbiettivi ambiziosi. Infatti, Amazon ambisce a ridurre l’importanza che diamo al nostro dispositivo mobile in favore del suo assistente vocale Alexa.

Amazon e Alexa

Amazon, è sotto gli occhi di tutti, sta attuando una politica molto aggressiva per spingere il proprio Amazon Echo. Si veda la lunga serie di video che ho pubblicato sui 50 comandi da dare ad un assistente vocale. Oppure lo sviluppo costante di dispositivi con Alexa come assistente nativa. Insomma, Amazon ci crede. E in questo vuole coinvolgere anche i propri clienti.

Qual è la fotografia del momento? Amazon non ha mai costruito telefonini. Né è mai riuscito ad entrare nel mercato della telefonia. Cosa che, invece, sono riusciti a fare, proprio Google ed Apple, i diretti avversari, su questo campo, di Amazon.

La maggior parte delle persone che sta iniziando ad usare o usa già l’assistenza vocale, la usa attraverso il proprio dispositivo. Dunque usa l’assistenza vocale nativa del proprio smartphone. Ossia Google Assistant dell’app di Google o Siri dell’IPhone. Difficilmente qualcuno scarica Alexa, l’assistente vocale di Amazon, sul proprio smartphone per avere un’esperienza diversa.

La strategia di Amazon

L’obiettivo di Amazon è duplice. Da un lato Amazon vuole far crescere la piattaforma vocale. Dall’altro ritiene necessario tenere alta l’attenzione su Alexa e rimanere competitivi rispetto agli avversari. Fatica questa che tutti gli altri si evitano.

Cosa fare? Innanzitutto rubare tempo e attenzione agli smartphone. Non è un caso, infatti, che Amazon stia producendo dispositivi smart screen da tavolo con Alexa già pre-installata. E poi è alla ricerca di nuovi dispositivi che possano ospitare il proprio assistente vocale.

Dispositivi smart-screen

Dispositivi, come Echo Show o Echo Spot, sono un passo in avanti o un passo indietro? Come già detto nelle previsioni per i chatbot, le interfacce ibride avranno la meglio.

Ci ritornerò per continuare il bellissimo dialogo iniziato con Giorgio Robino per chiarire il mio punto di vista.

Questi dispositivi enfatizzano interazioni rapide e mirate che facilitano la comunicazione diretta con gli altri tramite chiamate vocali o giochi, ad esempio.

Dunque Echo show, oltre a visualizzare l’ora e il meteo sullo schermo, potrà monitorare e mostrare i video delle telecamere di sicurezza, per esempio. Oppure si trasformerà in schermo dove effettuare le proprie video chat, o vedere contenuti video.

Installare Alexa su auto connesse

Altro obbiettivo è installare Alexa sulle auto. E così farla conoscere ad un nuovo pubblico. Sul tema avevo parlato tempo fa riguardo a Carplay auto e Android Auto.

Waymo, taxi a guida autonoma

In quell’articolo evidenziavo la diffidenza delle case automobilistiche verso Google a cui consegnare le proprie conoscenze e i dati dei propri clienti. Per questo, almeno fino ad un paio di anni fa le case automobilistiche tentavano di sviluppare sistemi propri di controllo. Evidentemente non ci sono riusciti.

Tanto che la scorsa settimana i canali di informazione hanno presentato il progetto Waymo su minivan Pacifica per un servizio di taxi a guida autonoma. Senza autista, per intenderci.

A fine 2018 la consegna dei primi veicoli Pacifica equipaggiati con la suite hardware e software Waymo. Il servizio partirà da Phoenix, in Arizona

Il cruscotto come nuovo luogo dell’assistenza vocale

Il cruscotto dell’auto dunque assumerà una nuova funzione. I passeggeri interagiranno con gli assistenti vocali o con i loro navigatori di fiducia. E con sistemi sempre più integrati.

Le collaborazioni sono già avviate. Amazon ha già collaborato con Nissan e BMS per fornire ai proprietari delle auto il controllo vocale supportato da Alexa. E sia Ford che Volkswagen hanno discusso del potenziale di connettività di Alexa.

Insomma, se questi accordi andranno a buon fine Amazon potrebbe davvero scalzare (in parte) gli smartphone usati anche in macchina come navigatori appunto, o più semplicemente per riprodurre un brano musicale.

Aggiunta di abilità visive ad Alexa

L’assistente vocale di Amazon ha la possibilità di imparare competenze extra. Se le cose andassero per come pensa Jeff Bezos, infatti, saranno sviluppate competenze visive per Alexa. Integrazioni che permetterebbero all’assistente vocale di mostrare le proprie risposte su uno schermo, come appunto quello di Amazon Echo.

E anche questo sarebbe tempo sottratto agli smartphone.

Nuove abitudini nuove potenzialità

Pare insomma, che Amazon voglia cambiare le abitudini delle persone. L’integrazione di elementi visivi consentirebbe agli utenti di realizzare azioni che oggi abitualmente svolgono con uno smartphone. Oppure attrarre altri consumatori che oggi fanno uso solo del desktop (tra l’altro sempre più in riduzione).

Amazon vuole spostare l’attenzione delle persone sui propri dispositivi. E così supplire alla mancanza di un proprio smartphone con un proprio marchio.

Alexa impara ad usare uno smartphone

Rohit Prasad, Amazon VP e Head Scientist presso Alexa Machine Learning ha affermato che

la voce o il video che invitano i dispositivi di Amazon contribuiranno a ridurre la necessità di uno smartphone. E un altro è rendere Alexa più utile e più onnipresente quando aumenta l’uso della voce. Entro il 2020, la voce rappresenterà il 50% di tutte le ricerche sul Web mobile.

Insomma, Amazon consente ai propri prodotti di fare ciò che tradizionalmente è sempre stato fatto dagli smartphone.

Conclusioni

Questi sono gli obiettivi, le intenzioni. Ci riuscirà? Difficile dirlo. L’assistenza vocale è già tra noi, anche se non tutti lo sanno, anche se non tutti la usano. E non c’è dubbio che, in un modo o nell’altro, l’assistenza vocale sarà una tecnologia sempre più presente nella nostra vita quotidiana.

I miei dubbi sono inerenti le reali capacità di Amazon di allontanare le persone dal proprio smartphone. Anche se nulla accadrà dall’oggi al domani. E attraverso una serie di micro cambiamenti ci in meno di dieci anni ci siamo abituati a tutto.

Quello che mi sento di dire qui e adesso e che ripeterò al WIAD Palermo del 24 febbraio, nel mio intervento sarà proprio questo. Se Amazon e gli altri big riusciranno a far cambiare le nostre abitudini a noi, come progettisti, ma ancor prima come cittadini, spetta il compito di avere consapevolezza di questi cambiamenti.

Einaudi Stile Libero Extra – Innovazione e musica

Einaudi Stile Libero Extra è una pagina interamente dedicata ai libri che la casa editrice Einaudi pubblica per la sua collana Stile Libero Extra. Una collana dedicata in buona parte all‘innovazione e alla musica. Dunque per una convergenza di interessi consiglio la lettura di questi libri e testi che ritengo molto interessanti per i lettori del blog.

Einaudi Stile Libero Extra

1996-2016 VENT’ANNI DI STILE LIBERO – Einaudi Stile Libero nasce nel 1996, diretta da Severino Cesari e Paolo Repetti, come sezione di original inserita negli “Einaudi Tascabili”. Col tempo “Stile libero” diventa una collana autonoma articolata nelle sezioni Big, Noie, Extra, Dvd e Inside. Pubblica narrativa contemporanea, italiana e straniera, aperta all’ innovazione e alla contaminazione dei generi; saggistica in presa diretta sulla realtà; e una sezione varia attenta in particolare ai linguaggi espressivi della comicità, della musica e del graphic novel.

La cambio io la vita che… Tutta la mia storia

di Patty Pravo

“Poi c’era il mio aspetto. Sarebbe ipocrita dire che sarei diventata quella che sono senza la bellezza. Credo che sarei diventata un po’ meno famosa e di certo gli inizi sarebbero stati meno facili. O forse avrei trovato il modo di essere bella comunque, chissà. Forse avrei compensato diversamente, perché penso davvero che la bellezza sia questo, in fondo: brillare di ciò che si ha. È una questione di aura, di luce che trasmetti entrando in una stanza. Un dono. (…)”

La cambio io la vita che… Tutta la mia storia di Patty Pravo.

Cromorama. Come il colore ha cambiato il nostro sguardo

di Riccardo Falcinelli

Perché le matite gialle vendono di più delle altre? E perché Flaubert veste di blu Emma Bovary? Perché nei dipinti di Mondrian il verde non c’è mai? E perché invece Hitchcock lo usa in abbondanza?

Cromorama. Come il colore ha cambiato il nostro sguardo di Riccardo Falcinelli.

Il silenzio: Uno spazio dell’anima

di Erling Kagge

In media, perdiamo la concentrazione ogni otto secondi: la distrazione è ormai uno stile di vita, l’intrattenimento perpetuo un’abitudine. E quando incontriamo il silenzio, lo viviamo come un’anomalia; invece di apprezzarlo, ci sentiamo a disagio. Ma che cos’è il silenzio? Dove lo si trova? E perché oggi è piú importante che mai? Queste sono le tre domande che Kagge si pone, e trentatre sono le possibili risposte che offre. Trentatre riflessioni scaturite da esperienze, incontri e letture diverse, e tutte animate da un’unica certezza: che il silenzio sia la chiave per comprendere piú a fondo la vita

Il silenzio: Uno spazio dell’anima di Erling Kagge

Non aspettarmi vivo. La banalità dell’orrore nelle voci dei ragazzi jihadisti

di Anna Migotto

Il contagio islamista sembra essersi diffuso come una malattia esantematica, finché il paradiso non è diventato la destinazione ambita da molti ventenni in cerca di un posto nel mondo. Migotto e Miretti scrivono un libro pieno di inedite testimonianze. Un viaggio crudo e scioccante nella quotidianità e nell’immaginario dei ragazzi sedotti da Da’ish, per scoprire che il paesaggio svelato è insieme esotico e ben più familiare del previsto.

Non aspettarmi vivo. La banalità dell’orrore nelle voci dei ragazzi jihadisti di Anna Migotto

Free: La fine dell’industria discografica

di Stephen Witt

Frutto di anni di ricerca e a metà strada tra inchiesta, saggio e romanzo d’azione, Free ripercorre ogni tappa dell’èra della pirateria: dalle prime piattaforme di file-sharing alle indagini dell’Fbi e ai successivi processi, fino a una sorta di legalizzazione che ha permesso a Apple di trasformare in business il mercato clandestino degli mp3, cambiando per sempre il nostro modo di pensare alla musica.

Free: La fine dell’industria discografica. di Stephen Witt

Critica portatile al visual design

di Riccardo Falcinelli

Dürer era un visual designer come Steve Jobs? Perché Eva Longoria, di Desperate Housewives, apprezza Photoshop come regalo di Natale? Scopo del catalogo Ikea è informare o incantare? Walter Benjamin ha sbagliato previsioni? E il visual designer è un pericoloso rivoluzionario, un puro esperto di grafica o un progettista di futuro?

Critica portatile al visual design di Riccardo Falcinelli

Le variazioni del dolore: La vita, dopo l’inferno, grazie alla musica

di James Rhodes

Relazioni distorte e distruttive, ospedali psichiatrici, alcol. Fino all’incontro con la musica classica, con Bach in particolare, e alla scoperta di come le composizioni piú sublimi siano state scritte da uomini che hanno avuto esistenze drammatiche e destini tragici.

Le variazioni del dolore: La vita, dopo l’inferno, grazie alla musica di James Rhodes.

Il libro di Morgan. Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio

di Marco Morgan Castoldi

L’autobiografia di un uomo complesso e consapevole, un artista che ha dedicato l’intera esistenza alla musica, e l’ha condivisa con generosità attraverso lo spettacolo. Un libro per raccontare le storie e le verità di una delle popstar italiane più significative degli ultimi vent’anni.

Il libro di Morgan. Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio di Marco Morgan Castoldi.

Libri e risorse del blog

Il blog sta dedicando molte risorse alla divulgazione di libri e di formazione.

Al momento le altre pagine dedicate ai libri sono

i libri da leggere per un architetto dell’informazione.

E i libri consigliati da Marco Montemagno.


La pagina sarà in continuo aggiornamento in base alle pubblicazioni che saranno fatte dalle Einaudi editore.

Il blog, così come l’autore del blog, non ha nessuna relazione commerciale con Einaudi editore. Né questo post è sponsorizzato. I link rimandano ad Amazon.