Canzoni per eventi aziendali – musica per convention – presentazioni aziendali

Canzoni per eventi aziendali, musica per convention, presentazioni aziendali, sono il cruccio di molti organizzatori di eventi che devono pensare anche a come iniziare un evento o come ravvivarlo.

Questo articolo vuole dare una mano, uno spunto, un punto di raccolta per una bella playlist collettiva. Si tratta di una playlist tratta dai consigli di molte persone e a cui puoi continuare a contribuire attraverso i commenti.

Se qualcuno ti chiedesse, infatti, un consiglio per introdurre un evento, cosa consiglieresti?

Qualche canzone che trasmetta allegria, voglia di ballare, felicità e gioia. Che cosa diresti? Ciascuno di noi intende queste emozioni in modo diverso. Ed è quello che è accaduto a Valentina Falcinelli, per chi non la conoscesse Pennamontata, che a fine gennaio 2018 ha chiesto ai suoi amici sulla bacheca di facebook, per piacere.

qualche canzone che trasmetta allegria, voglia di ballare, felicità, gioia?

Ti presentiamo Echo Show 8Resta sempre in contatto con l’aiuto di Alexa.

Presentazioni aziendali, le richieste impossibili

Una volta un mio datore di lavoro mi chiese di inviargli qualche proposta musicale per la conclusione di un evento. Qualcosa di inspirazionale e nelo stesso tempo energico.

Mandai le prime tre canzoni, niente. Ne mandai altre 5, non convincevano. Poi 10 e ancora 10 e altre dieci ancora. Ma niente. Continuai ancora a mandare, perché chiedeva di continuare la ricerca.

Alla fine, pur avendo snocciolato vaste discografie non ne venne fuori niente e niente musica.

Quella preziosa corrispondenza è andata perduta. Con questo articolo, mi metto nei panni di coloro a cui viene fatta questa richiesta, sperando di essere utile.

Consigli per una canzone che trasmetta allegria, voglia di ballare, felicità, gioia?

Da quella richiesta è nata una serie di consigli che io riporto tra le mie conversazioni. Le conversazioni, per chi è nuovo del blog, sono una rubrica che raccoglie i migliori dialoghi che io incontro sui social. Dove tutto si perde nel tempo.

Io cerco di raccogliere il meglio e di dare spazio a contenuti che possono essere di interesse comune. Per i miei lettori, principalmente, ma anche per altri che capitano per caso.

Canzoni per eventi aziendali

Per cui se stai organizzando anche tu un evento e vuoi iniziare con una musica viva qui potrai trovare qualcosa di interessante. Consigliato, oltretutto da persone che già di eventi ne hanno organizzati tanti, o che comunque hanno partecipato a tanti eventi.

Ti presentiamo Echo StudioAltoparlante intelligente con audio Hi-Fi e Alexa.

Musica per convention

Don’t stop me now dei Queen

Ho hey The Lumineers

Vivir mi vida, Mark Anthony.

Come on Let’s go – Ritchie Valens

https://youtu.be/oHQ8wI6BlVE

Toda joya toda beleza

Feel it still dei Portugal The man

Jennifer Lopez – Let’s Get Loud

Francesca Borghi Se ti propongo qualcosa di meno conosciuto ma con una voce pazzesca? Questo pezzo è stato scritto apposta per un evento social :)https://soundcloud.com/aless…/con-tutta-la-forza-che-ho…
Gestire

Con Tutta La Forza Che Ho_Demo for #BattleRoyale

I will wait Mumford & Sons

Pharrell Williams – Happy

The Blues Brothers

Luigi Ferrara Volendo anche la colonna sonora quasi intera di The Blues Brothers, da Soul man a Sweet home Chicago.

https://youtu.be/TmfOl2e5Ib4

Phoenix – If I Ever Feel Better

I’m gonna be (500 miles)” dei The Proclaimers.

Hair Up ~ ITA

Happy Together – Turtles

Dave “Baby” Cortez – The Happy Organ

https://youtu.be/vK7rBXfZtAU

Think [Aretha Franklin]

Reach out [Gloria Gaynor]

https://youtu.be/bIAHgmDTZqk

Eye of the tiger [Survivor]

R.E.M. – Shiny Happy People (Official Music Video)

The Beach Boys – Good Vibrations

Quantic & Flowering Inferno – Cumbia Sobre el Mar

Bobby McFerrin – Don’t Worry Be Happy

Robin Schulz – Sugar (feat. Francesco Yates).

Can’t stop the feeling

Tequila _ The Champs!

https://youtu.be/3H6amDbAwlY

Coldplay viva la vida

Adrenalina <Lopez, Martin, Wisin>

Do You Love Me – The Contours

DJ Fresh – ‘Gold Dust’ (Official Video)

Instituto Mexicano del Sonido (IMS) – Pa La Calle feat. Lorna

LP- Night Like This

Walk of life dei Dire Straits Let the river run di Carly Simon (colonna sonora del film “Una donna in carriera”)

marc Anthony, Los Van Van (qualcuna)

Victor Manuelle

Grouplove – Good Morning

Un po’ di Bregovic?

e un pochetto di Buju Banton?

Alegria- Cirque du soleil

I Believe In A Thing Called Love – The Darkness

High on Humans degli Oh Wonder

Delta Goodrem “In This Life” Live Sunrise

Go – The chimical brothers

The Cure “Why Can’t I Be You?”

Noel Gallagher: holy mountain.

 Chet Faker – 1998

 Fool’s Garden – Lemon Tree

Pirates of the Caribbean Orchestral Medley, He’s a Pirate

We Found Love – Lindsey Stirling (VenTribe)

Footloose – Kenny Loggins

A Little Girl Plays For A Street Musician And Gets The Best Surprise In Return

https://youtu.be/TRktavB7KRQ

Bob Marley – Don’t worry be Happy

Imagine Dragons – On Top Of The World (Official Music Video)

The Cure- Friday im in love (lyrics)

Ferris Buller Sing’s – Twist And Shout

Simon & Garfunkel – The Sound of Silence (from The Concert in Central Park)

Grease – Summer Nights HD

R.E.M. – Man On The Moon (Official Music Video)

Cotton Eye Joe

Katrina & The Waves – Walking On Sunshine

Maria Rita – O Homem Falou

Let the music play, Barry White

Don’t stop ‘til you get enough, MJ

Teacher I Need You – Elton John

Presentazioni aziendali

Qualcuno consiglia di cercare su Spotify un paio di playlist che sono disponibili sull’app.

– Operazione buonumore
– Feelin’ good

Personalmente il mio consiglio è stato più che altro ispirazionale.

A me pare che trasmetta delle belle emozioni.

E a te? Quale canzone piace di più tra quelle proposte? Cosa consiglieresti per un evento? Che musica per eventi preferisci? Condividi la tua sigla ideale per il tuo evento ideale!

Creare una comunità di pratica

Creare una comunità di pratica è un’idea a cui penso già da tempo. E credo che sia un pensiero che in molti hanno per la testa. Almeno coloro che svolgono una attività da pioniere o che svolgono l’attività di architettura dell’informazione in provincia. E se non creare una comunità, quanto meno c’è la voglia di far parte di una comunità vera.

Le comunità esistono

Le comunità esistono. Non si creano dal nulla. I legami tra persone creano comunità. Le comunità esistono nei territori, nel mondo reale. A volte le comunità si formano intorno ad una causa comune, o un interesse, oppure intorno a dei valori. Grazie alle comunità si è più forti. Grazie alle comunità, chi vive lontano dai centri più attivi, può costruire relazioni importanti con altre persone.

Perché, in fondo, almeno penso, lo scopo di tante comunità è quello di abbattere il senso di solitudine dei singoli. Le persone hanno bisogno di raccontarsi e di ascoltare storie. E quando ci si incontra c’è uno scambio di energie davvero importante.

Creare una comunità di pratica

In pochi riescono a colmare il bisogno di sentirsi parte di qualcosa. Da un lato ci sono quelli troppo autorevoli da affiancare. Dall’altro ci sono quelli troppo inesperti per dire la loro. E poi ci sono le ostilità di chi pensa che tutti vogliono diventare UX Designer. Ci sono tanti modi di far parte di una comunità. La maggior parte aspetta la mossa dell’altro, nell’attesa che l’altro, appunto, si faccia carico del lavoro e della fatica che ci vuole a creare una comunità.

Forse non è il tempo delle comunità. Non è il tempo della condivisione. Forse abbiamo così tanto condiviso l’ineffabile che oggi è sempre più difficile condividere la sostanza.

Eppure solo una comunità può condividere, gratuitamente, per il bene del singolo come per il bene della massa. Solo la forza di una comunità può comunicare un pensiero forte. Solo la compattezza di una comunità può esprimere un parere di parte ma libero. E solo una comunità di pratica può divulgare conoscenza.

Un blog per la consapevolezza

Sono circa tre anni che scrivo questo blog con passione, entusiasmo e costanza. Aggiungo anche con una certa ossessione. Credo nell’architettura dell’informazione, credo nella diffusione della cultura digitale. Lo scopo iniziale era quello di farmi conoscere, creare un personal brand di valore e autorevolezza. Il sito porta, infatti, il mio nome. Ed anche per questo, presto, il blog perderà la sua centralità e sarà una parte del mio sito.

Col tempo, in questi ultimi mesi, mi sono reso conto che c’era un valore che stava più in alto della mia persona.

Ho potuto toccare con mano che manca una piena consapevolezza di ciò che sta accadendo nel mondo. Affermare questo non significa che io abbia capito tutto. Anzi. A me pare che manchi la consapevolezza di certi scenari e di certi contesti che si vanno via via formando. C’è un innegabile bisogno di cultura digitale, di alfabetizzazione di massa. E da una comunità si può partire per avere un quadro sempre più completo.

Una comunità può mettere a disposizione di tutti una cassetta degli attrezzi, un armadio pieno di strumenti capaci di trasmettere significati, creare comprensione e consapevolezza. In una parola condividere i talenti.

Comunità di pratica secondo Étienne Wenger

Il termine comunità di pratica, o “Community of practice“, compare agli inizi degli anni ’90, a opera di Étienne Wenger, ma la sua origine è molto più lontana nel tempo, basti pensare alle botteghe artigiane.

Il fine della comunità è il miglioramento collettivo. Chi aderisca a questo tipo di organizzazione mira a un modello di intelligenza condivisa, non esistono spazi privati o individuali, in quanto tutti condividono tutto. Chi ha conoscenza e la tiene per sé è come se non l’avesse. Le comunità di pratica tendono all’eccellenza, a scambiarsi reciprocamente ciò che di meglio produce ognuno dei collaboratori. Questo metodo costruttivista punta a costruire una conoscenza collettiva condivisa, un modo di vivere, lavorare e studiare, una concezione che si differenzia notevolmente dalle società di tipo individualistico, dove prevale la competizione. Le comunità di pratica sono “luoghi” in cui si sviluppa apprendimento, e ciò che cambia rispetto al passato è il modo e i mezzi per svilupparlo. La conoscenza diviene un mezzo per costruire collettivamente, seguendo il metodo del costruttivismo sociale. Da tale prospettiva scaturisce un apprendimento inteso come:

  1. Creazione di significato: in una prospettiva di apprendimento permanente è significativa la nostra esperienza. L’esperienza diviene significativa quando si riflette su di essa, altrimenti è come una goccia d’acqua che scivola su un vetro, non lascia traccia alcuna. Tra i principali teorici dell’apprendimento permanente troviamo Kolb e Quaglino.
  2. Sviluppo d’identità: apprendere è un processo che ci permette di interagire, partecipare, contribuire a definire un nostro spazio/ruolo in una comunità.
  3. Appartenenza a una comunità: l’individuo per cambiare, riconoscersi o allontanarsi deve conoscere la propria comunità, identificarsi o meno in essa, apportando il proprio contributo.
  4. Risultato di una pratica in una comunità: unione tra know-how e competenza.

Idee per una comunità di pratica

Insomma, capite che l’idea di comunità di pratica, oggi, è rivoluzionario. Siamo in un momento storico e in un Paese dove ci si unisce per togliere ad altri i diritti acquisiti. Ci si unisce in manifestazioni non per la conquista di un diritto, per il mantenimento di uno stato di lavoro. No. Ci si unisce per andare contro altro e altri. Vi sembra normale?

Una comunità di pratica è quello di cui si ha bisogno. Di cui tutti abbiamo bisogno.

Si vuole far parte di una comunità che alimenta relazioni, collaborazioni a distanza, scambi di esperienze, incontri frequenti. Ci si vuole sentire membri di una comunità, non seguaci, si vuole essere orgogliosi di questa appartenenza. Ma soprattutto si vuole essere partecipi del cambiamento.

Sentirsi parte del cambiamento

Essere membro di una comunità significa mettere in pratica valori, sperimentare la solidarietà e vivere la condivisione. C’è chi chiede, infatti, una condivisione estrema e trasparente dei temi, degli eventi, dei materiali, delle idee. Chi vuole sapere chi sono gli altri professionisti e con quali competenze stanno crescendo.

Si vogliono workshop, meeting, Jam, webinar. Divulgazione nei confronti dei privati, delle aziende, delle scuole, degli enti pubblici.

Una comunità per crescere. Insieme.

Il blog esiste e vuole creare un luogo dove poter imparare per crescere professionalmente. Insieme. Letture, libri, corsi di aggiornamento, eventi periodici, co-design. Non mancano certo le idee. E non mancano gli strumenti. Viviamo in un mondo con le maggiori opportunità di tutti i tempi.

La comunità deciderà nel tempo gli obiettivi e le missioni che avrebbero il sostegno e il contributo di tutti. Niente professori ma tutti studenti. I professori sono e saranno le nostre guide, li chiameremo anche per chiarirci quello che non è chiaro. Certo. Ma in una comunità di pratica tutti possono parlare senza alcuna soggezione. E tutti devono contribuire!

Ho creato un gruppo su facebook. E chi vuole partecipare basta che si iscriva.

Non è detto che avvenga. Non è detto che sia un bisogno di altri o che si abbia il tempo di partecipare.

Io resisto!

Comunque vada il blog resisterà. Un blog che cresce e che crescerà per la sua naturale evoluzione, legata ovviamente alla storia personale ed emotiva dell’autore.

Nasceranno anche servizi utili per i lettori. Questi possono andare a solo beneficio di pochi o di una comunità. Tutto dipenderà dalla risposta di ciascuno.

Se vuoi creare una comunità di pratica e anche contribuire, questa potrebbe essere una occasione. Ce ne sono altre, ovviamente. Ce ne sono di già esistenti. Di molte comunità già ne faccio parte. E se qualcosa nascerà da questo blog non è certo in contrasto, ma in aggiunta a tutto quello che già c’è.

Grazie!

Se hai letto quasi 1300 parole, di questi tempi, vuol dire che un po’ la cosa ti interessa. Condividi l’articolo, per favore. E grazie fin da adesso, per essere anche in questo modo comunità di pratica.

L’UX frena l’assistenza vocale?

È possibile che UX e assistenza vocale, in questo momento, facciano a pugni? Che l’UX freni l’assistenza vocale? È possibile che il più grande ostacolo all’uso degli assistenti vocali e delle interfacce conversazionali sia proprio l’user experience, l’esperienza d’uso? Proprio l’assistenza vocale che ha come obiettivo quello di allargare il bacino di utenza a tutti per la facilità d’uso, in realtà pone degli ostacoli al suo uso quotidiano? E dunque potrebbe essere questo il motivo per cui alcuni miei colleghi guardano con diffidenza agli assistenti vocali e al mio blog? È questa la ragione di un certo scetticismo?

L’esperienza delle persone non è ancora ottimale. O, come sono personalmente convinto, l’esperienza e l’uso non rispecchiano le aspettative. Ma il lancio dello smartspeaker Google Home e del software Google Assistant hanno tracciato una via che durerà più di quanto si possa prevedere.

Il blog è nato proprio per parlare di queste cose ed essere consapevoli. Ed è per questo che ripercorro con voi l’articolo di Rebecca Sentance, con le mie riflessioni personali.

Le prime parole di Siri

Se si esegue una ricerca vocale in inglese, “Quando è stato lanciato Siri?” Google rimanda all’introduzione che ne da Wikipedia:

Siri è l’assistente digitale sviluppato dalla Apple Inc. presente nei dispositivi iOS, macOS, watchOS e tvOS, quali iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e Apple TV.

In italia, invece, Google Assistant rimanda ai vari link e parla solo se si chiede “Cos’è Siri?”.

Siri, l’assistente vocale di Apple, come sappiamo è nata con il lancio dell’iPhone 4S nell’ottobre 2011.

Da allora si è cominciato a parlare di comandi vocali non più come fantascienza ma come vera e propria realtà. Solo da qualche anno a questa parte se ne parla più frequentemente. Si veda la nascita di questo blog. E posso testimoniare che rispetto ai miei esordi, nel 2015, il numero di articoli presenti, sul web, sul tema sono sempre più numerosi.

Nel campo della ricerca, poi, la ricerca vocale è indicata come una delle principali tendenze che daranno forma all’industria, nell’immediato prossimo futuro.

Chi usa l’assistenza vocale?

Ma quanti di voi stanno utilizzando realmente e quotidianamente l’assistenza vocale? Chi risponde positivamente, probabilmente sarà una minoranza. Soprattutto si tratta di “addetti ai lavori.” Tra questi molti scettici che stressano il sistema, lo mettono in difficoltà l’assistenza vocale e tendono giustamente ad evidenziare, anche giustamente, i difetti.

Poi ci saranno anche tanti “makers” che smanettano su ogni novità tecnologica e questi sono coloro che diffonderanno davvero questa tecnologia tra le persone.

La maggior parte ci avrà giocato forse qualche minuto, per vedere l’effetto che fa e poi ha abbandonato la diavoleria che risponde solo ad una certa tonalità e ad un certo modo di dire “Ok Google” in perfetto american slang. E non vi sembri strano che la pronuncia corretta di Google sia tra le competenze di una minoranza di persone.

Senza dover disturbare i sondaggi, il fatto che si vedono, nel 2018, persone alla guida che usano il proprio smartphone usando vista e tatto, significa che neppure siamo arrivati al vivavoce. Altro che assistenza vocale.

Se Google fosse una persona?

Ma cosa accadrebbe se Google fosse una persona reale? È quello che si è immaginato in una memorabile webserie, di qualche anno fa, dal titolo “If Google Was a Guy”.

In uno spezzone una ragazza chiede quanto sia grande il Serengeti. Per la cronaca “La pianura di Serengeti è una regione di circa trentamila chilometri quadrati, costituita da prateria, savana e boschi situata in Africa orientale”.

Al quale l’assistenza vocale, non riconoscendo la pronuncia corretta, in inglese, confonde Serengeti con spaghetti. Il che fa infuriare la ragazza.

Il video vuole far ridere e ci riesce. Ma nella vita reale un errore di questo genere non fa ridere. Anzi. Porta la persona ad arrabbiarsi sul serio e ad abbandonare l’uso degli assistenti vocali.

Nonostante il potenziale rivoluzionario dell’interfaccia vocale, l’esperienza dell’utente, la user experience non è ancora al massimo della forma.

Conversazioni comiche o frustranti?

Bisogna assolutamente dire che gli assistenti vocali hanno fatto passi da gigante in termini di accuratezza del riconoscimento vocale negli ultimi anni. Le intelligenze artificiali di Google e Microsoft si avvicinano al 95% di riconoscimento. Che è poi il livello umano. Anche noi ci perdiamo il 5 percento delle conversazioni e compensiamo con altre capacità.

Le interfacce vocali sono progettate per imitare le conversazioni umane e così, quando conversiamo con un assistente vocale, si entra in un contesto che, fino ad oggi, è stato esclusivamente umano. Un contesto che è completamente diverso rispetto a quando ci mettiamo davanti ad un “disumano” schermo.

Forse un romano della Roma Antica comprenderebbe meglio un assistente vocale rispetto a noi. Per i Romani di allora la parola non era un’esclusiva umana, nel senso ampio che abbiamo oggi. Per gli antichi romani gli schiavi, per esempio, erano strumenti parlanti, per nulla paragonabili ad un essere umano. Definiti appunto Res vivente, (res significa, in latino, cosa) Anche i barbari erano coloro che balbettavano parole insensate e molto più vicini ad animali, appunto, che ad essere umani.

Forse, a ben pensare, noi ascoltiamo e trattiamo questi avanzati assistenti vocali con lo stesso disprezzo.

Aspettative molto alte

Lo dicevo due anni fa al WIAD Palermo 2017. I nostri punti di riferimento per l’assistenza vocale sono film di fantascienza e fumetti. Il nostro immaginario ha aspettative tanto alte quanto irreali rispetto alle capacità di questa tecnologia. Eppure più queste conversazioni migliorano, più ci aspettiamo che gli assistenti vocali digitali si comportino come umani. E quando per una qualche ragione non ci capiscono, subito ce ne allontaniamo.

Come se poi fosse stato naturale iniziare nuovi lavori stando davanti ad uno schermo. Cosa che ancora non tutti sono in grado di fare. Come se l’uso di PC fosse davvero così diffuso da permeare la totalità dell’Umanità. Per chi oggi fa uso quotidiano di questi strumenti, ricordo che sono passati decenni dal primo contatto con un computer dove la maggior parte delle persone ha iniziato a giocare. Nel tempo abbiamo imparato a farci altro, oggi sappiamo, grosso modo, cosa possono fare e come funzionano. E come rispondono.

Portare l’interazione all’interno del nostro mondo conversazionale (che ripeto ancora è un mondo complesso) significa cambiare completamente prospettiva. All’improvviso entrano in gioco una serie di aspettative completamente nuove. Vogliamo e pensiamo che i nostri assistenti vocali pensino, rispondano e ragionino come gli umani e l’esperienza dell’utente è prevedibilmente insufficiente.

Tocca all’architettura dell’informazione conversazionale colmare questo vuoto, come immagino stia accadendo oltreoceano. Insieme ad una moltitudine di professionalità che ruotano intorno all’assistenza vocale, tra figure più tecniche e figure prettamente umanistiche.

Un giorno vivremo come nel film HER e ci ritroveremo a parlare con i nostri assistenti vocali. Ma se dai romani ad oggi sono passati 2000 anni, da Google Assistant ad Her ne passerà del tempo. Non dico altri duemila anni, ma qualche decennio sicuramente.

Scelta e contesto

I problemi sono tanti e diversi. Le interfacce vocali danno l’illusione dell’interazione umana. Illusione, straordinaria, potente, ma pur sempre un’illusione.

Per far funzionare gli assistenti vocali le persone devono pronunciare esattamente le parole e i comandi giusti. E queste parole non sempre sono intuitive. Non solo. Ma gli assistenti vocali non mantengono sempre il contesto di conversazione come facciamo noi, per esempio, con il principio di cooperazione Grice.

Al momento le migliori interazioni sono limitate agli acquisti. Ecco perché il grande successo di Amazon Echo. I passi successivi ad un dialogo, invece, non sono soddisfacenti. Ecco perché tutti gli altri inseguono.

La semplicità non garantisce necessariamente l’usabilità e la mancanza di funzionalità disponibili può essere spesso più frustrante che utile. Nel momento in cui gli utenti non riescono a ottenere facilmente ciò di cui hanno bisogno con un’interfaccia, gli assistenti vocali verranno disattivati, indipendentemente da quanto efficientemente consentano loro di riordinare gli asciugamani di carta.

Fiducia dell’utente vincente

Ma la sfida più importante è quella di ottenere e mantenere la fiducia delle persone che fanno uso di questa tecnologia.

Nelle giuste circostanze, l’interazione vocale uomo-macchina è uno strumento molto utile. Purtroppo bastano un paio di esperienze negative per far mettere da parte, per sempre, le interfacce vocali.

Lo stesso Greg Hart, vicepresidente di Amazon, responsabile di Echo e Alexa, ha dichiarato che

la creazione di un assistente vocale in grado di rispondere a ogni possibile query è un problema davvero difficile.

Forse è qui che, nel 2011, Apple ha sbagliato. Ha sbagliato nell’invitare le persone a chiedere qualsiasi cosa a Siri. Forse già dalla sua nascita Siri era destinata a fallire.

Oggi sappiamo, per certo, che i comandi vocali funzionano meglio con vincoli specifici e ristretti. Le nostre aspettative sono ancora alte ma gli sviluppatori pongono dei freni proprio per riconquistare la fiducia degli utenti.

Per non parlare poi del suono della voce, le nostre pronunce, gli aspetti di fisica acustica, pongono degli ostacoli all’esperienza d’uso.

UX e assistenza vocale – Conclusioni

Sebbene in questi giorni stia usando Google Assistant e già ho amici che hanno acquistato i primi interruttori ad interfaccia vocale, io stesso non ho messo tra le mie priorità l’uso dell’assistenza vocale. Non sempre ho il piacere di ripetere più volte “ok Google” per non arrivare a quello che mi aspetto di trovare.

Ogni volta che una persona rinuncia ad usare l’assistenza vocale è un fallimento. Certo. Ma questi fallimenti frenano non fermano.

Oggi, mentre la discussione è ferma a quanto bene o male funzionino, a quanto pericolosi possano essere, si sta aprendo un mercato enorme di oggetti parlanti.

In un modo o nell’altro presto avremo nelle nostre case questi oggetti della domotica e impareremo ad usarli.

Personalmente, piuttosto che giudicare i fallimenti, sono felice di partecipare a questo tempo. E resto a guardare tra l’incuriosito e il meravigliato. Sono felice di poter vedere i primi passi (diciamo quelli più consistenti) di questa tecnologia che mi affascina. E persino gli errori mi fanno tenerezza. Poter partecipare con il mio blog, a questa trasformazione, per me è una soddisfazione che supera persino la gioia di sapervi miei lettori.

Con i miei articoli spero solo di poter dialogare e conversare con altri essere umani sul tema. E intanto, grazie sempre di essere arrivato fin qui.

Controlla ogni cosa con la tua voce – Cortana

Cortana, assistente Microsoft, è tra le rivali nel campo dell’assistenza vocale. Sebbene sia la meno pubblicizzata rispetto alle altre assistenze vocali, windows non desiste e lavora in sordina.

Sistema Windows 10

Chi possiede un PC con sistema operativo Windows 10 forse già lo conosce e usa l’assistente di casa Microsoft che si differenzia leggermente dai suoi concorrenti. Intanto perché funziona anche su PC e da poco si può installare sui sistemi Android e iOS. E poi perché Cortana si presenta come una assistente vocale più propensa al business.

Per il resto nulla di nuovo. Il suo sviluppo pare essere abbastanza lento. Alcuni comandi che sono da tempo presenti nei rivali sono stati aggiunti negli ultimi aggiornamenti e non presentano elementi di unicità.

L’ecosistema Windows ultimamente è fuori moda. Non per questo fuori dal mondo. Anzi. Microsoft vuole giocare la partita anche in questo campo e anche se insegue si sta ritagliando la sua nicchia. Non solo nei PC ma qualcuno ipotizza anche nel settore degli elettrodomestici.

Cortana per Microsoft

Così è come Windows Microsoft presenta la sua assistente vocale.

Cortana è la tua assistente personale digitale
Cortana è progettata per aiutarti a svolgere al meglio ogni attività. Pronta da subito a fornire risposte e completare attività di base, Cortana impara a conoscerti sempre meglio e diventa ogni giorno più utile. Affidati a Cortana per tenere sempre sotto controllo i promemoria e lavorare su più dispositivi.

Cosa può fare Cortana

Cortana fa quello che fanno gli assistenti vocali. Microsoft continua.

Eccellente per i promemoria, Cortana ti aiuta a rispettare tutti i tuoi impegni. È in grado di ricordarti ciò che hai da fare, in base all’ora, al luogo e addirittura alle persone. Puoi anche aggiungere al tuo promemoria una foto, semplicemente come icona visiva.

Ricerca sui motori di ricerca

Come gli altri assistenti vocali anche Cortana invita ad utilizzare l’ecosistema di Microsoft. Così il motore di ricerca è Edge e Bing. Se si vuole usare Google è necessario “forzare” Cortana dalle impostazioni.

Per questa operazione si può anche installare una estensione che si chiama Chrometana, che permette di far effettuare ricerche in DuckDuckGo e Yahoo.

Conversioni di unità di misura

Diciamo che tra i comandi che vengono messi in evidenza da Cortana, alcuni sembrano proprio rivolti ad un pubblico di scuola media inferiore. Come ad esempio la conversione delle unità di misure.

Si può chiedere a Cortana a quanti decilitri corrisponde un litro di un liquido. E Cortana sa rispondere alla perfezione. Quindi è anche possibile convertire le unità di misura di liquidi, di lunghezza o le conversioni di valuta monetaria.

Riconoscimento vocale unico

Per aumentare la propria privacy ed essere sicuri che nessuno userà il proprio smartphone c’è la possibilità di chiedere a Cortana di riconoscere e “obbedire” ad una sola voce.

L’invito del comando è “try” tenta. Probabilmente perché il riconoscimento biometrico non è del tutto perfetto.

Però è un bel tentativo. Anche per Microsoft.

Previsioni sportive

Ti piacerebbe sapere chi vincerà una gara o una partita (al momento ) di calcio? Cortana, fa una analisi dei risultati su Bing e risponde cosa ne pensa. A quanto pare la percentuale di probabilità di previsione è alta.

Ma meglio pensare che sia un gioco.

Ridere insieme

Una delle funzioni che viene spinta, non solo su Cortana, ma anche in altri assistenti vocali è quella di far ridere.

Così si invita a chiedere all’assistente vocale di turno di raccontare una barzelletta o qualcosa di divertente.

Le risposte che ci vengono date, al momento, sono delle freddure o tutt’al più qualche barzelletta da scuola elementare. Il che non è neanche male. Un sorriso te lo strappano.

Ma io mi chiedo. Perché? Forse che gli assistenti vocali vogliono raccogliere adepti tra i bambini?

Far ridere è una delle cose più difficili che si possa fare. Neppure noi umani siamo tutti in grado di provocare il riso. Ridere è cosa  umana come ci ricorda François Rabelai nel suo capolavoro Gargantua e Pantagruele. Chiedete pure e giudicate voi.

Dj Cortana

Preferisco i DJ veri come Georgia Mos , oppure Chiara Luzzana agli assistenti vocali. Ma con qualche settaggio anche Cortana fa qualcosa.

Cnet ricorda che è possibile connettere Cortana a Spotify Music. Per fare questo è necessario però acquistare Spotify Premium dallo store windows. Altrimenti non funziona.

Procedendo secondo il percorso Cortana search bar >  Notebook icon > Manage Skills tab > Connection > Music si arriva ad abilitare con ON Spotify.

Effettuare chiamate telefoniche

La chiamata è una procedura molto semplice. Basta dire “Chiama Giovanni” oppure dire prima “chiama”; Cortana chiederà chi si vuole chiamare e dopo aver detto il nome parte la chiamata.

Lo stesso avviene per l’invio di un messaggio. Basta pronunciare “Scrivi testo a Giovanni” e poi potrai inviare il testo.

Mentre per gli altri assistenti vocali questa era una funziona integrata, già da tempo, questo comando è una novità dell’ultimo aggiornamento.

Smart speaker

Microsoft non è in grado (al momento) di costruirsi un proprio smart speaker. E a quanto ne so, neppure ci sta tentando. Però c’è chi lo ha già fatto per lei. Lo smart speaker di casa Harman Kardon ha installato Cortana come assistente vocale nativo.

Ti possono interessare

Grazie per essere giunto fin qui e aver letto questo articolo.

Ti potrebbero interessare gli altri articoli della stessa serie: controlla ogni cosa con la tua voce.

Siri

Google Assistant

Alexa