Facebook Live Audio

Facebook Live Audio è una nuova funzione presente sulla piattaforma per il 2017. Sarà disponibile a tutti a fine gennaio. Lo abbiamo saputo direttamente da Facebook con un post dedicato sul blog aziendale.

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 16 maggio 2016. Ed è periodicamente aggiornato.

Come faccio a trasmettere audio in diretta facebook?

Come spiegato da Facebook, per avviare una trasmissione audio in diretta, accedi all’app Facebook per Android.

Tocca In diretta in alto alla tua sezione Notizie.
Tocca in alto a destra.
Tocca Audio in diretta.
Tocca Inizia un audio in diretta.

Tieni presente che non sarà possibile passare da una trasmissione audio a una trasmissione video in diretta.

Nota: se stai trasmettendo da una Pagina Facebook, potrai accedere alle metriche relative agli ascoltatori e al tempo di ascolto su Strumenti di pubblicazione e Insights.

Cos’è Facebook Live Audio

Il 20 dicembre 2016, Shirley Ip, Product Specialist, e Bhavana Radhakrishnan, Software Engineer, di Facebook scrivono

Continuiamo a migliorare l’esperienza di Facebook Live, abbiamo ascoltato i feedback per migliorare nuovi strumenti e funzioni che costruiamo. La nostra nuova opzione Live Audio rende facile andare in diretta con l’audio quando questo formato sarà preferito dai broadcaster.

Proprio come con un video in diretta su Facebook, gli ascoltatori potranno scoprire contenuti audio dal vivo nel News Feed. Gli utenti potranno fare domande, commentare e reagire, in tempo reale durante la trasmissione, e condividere facilmente con i loro amici.

Con questa nuova funzione, si potranno fare trasmissioni audio da zone con poca banda di connessione. Il video e le immagini non sempre sono necessarie.

Con Facebook Live Audio e un sistema Android è possibile ascoltare l’audio anche quando aprite un’altra applicazione o bloccate lo smartphone. Cosa che non si può fare con Facebook Live Video. Chi ha un sistema iOS, ossia, possiede un iPhone, se vuole ascoltare l’audio, al momento, deve lasciare l’applicazione aperta.

Come funziona Facebook live audio

Facebook Live Audio

Facebook Live Audio funzionerà esattamente come il Live Video. A fine gennaio 2017, sulla nostra app di Facebook, dal pulsante Live potremo scegliere se fare un Video o un Audio.

Vai su Live e sulla destra compaiono i soliti tre punti che ti rimandano alla diretta audio. La telecamera sarà disattivata automaticamente e si può fare la diretta.

Quando una pagina inizia una trasmissione in diretta audio gli abbonati al feed e i seguaci riceveranno una notifica. Facebook userà l’immagine di copertina della pagina come immagine. E gli ascoltatori potranno lasciare commenti e reazioni, mentre la trasmissione è in corso. Le trasmissioni possono durare fino a quattro ore.

Industria del podcast in crescita

Come conferma anche Recode, l’industria dei podcast è in crescita. E anch’io ad Aprile 2016 avevo scritto un post sui fenomeni dei Podcast negli Stati Uniti. Adesso si ritorna a ripetere che l’anno del podcast sia il 2017.

Ma che i podcast possano prendersi una rivincita sui video è abbastanza difficile. Magari Facebook spingerà questo genere di contenuti grazie alle leve sull’algoritmo. Ma dubito che possa cambiare le preferenze del grande pubblico. Anche perché i numeri di un video possono aumentare a dismisura, facendo partire il video ogni volta che ci passi sopra, anche senza audio. Per fare un podcast devi per forza parlare. E da utente, un podcast, lo devi ascoltare. E far partire l’audio senza autorizzazione da parte dell’utente potrebbe essere una cattiva mossa.

Facebook sta testando questa funzionalità con un ristretto numero di partner selezionati, tra cui BBC e Harper Collins. E sempre la rivista Recode solleva il dubbio che Facebook stia pagando i partner per fargli utilizzare Live Audio. Così come ha finanziato i grandi editori per utilizzare i Live Video.

Cosa posso fare con Facebook Live Audio

I timidi e gli introversi potranno avere la propria rivincita mediatica. L’audio potrebbe essere un canale anonimo che permette di aprirsi più facilmente rispetto ai video.

Si avrà la possibilità di trasmettere per 4 ore di fila. E dunque si potrà:

  1. Trasmettere un proprio programma
  2. Distribuire meglio le puntate di un programma già esistente.
  3. Leggere dal vivo testi tratti dai propri libri, se si è uno scrittore o autore.
  4. Se sei una celebrità, comunicare con i fans senza pensare a come si appare.
  5. Sei un reporter? Trasmettere da zone con bassa connessione o aree di crisi.
  6. Un musicista? Divulgare i concerti dal vivo o durante le sessioni in studio.

Tra gli addetti ai lavori, ci saranno altre opportunità di creatività. Ma sul mercato, secondo me, poco cambia.

Cosa non posso fare con Facebook Live Audio

Il sito Tom’s Hardware paventa la possibilità di un uso scorretto di Facebook Live Audio. Una funzione che potrebbe mettere in pericolo la nostra privacy. Cosa che sarebbe potuta già accadere anche con Facebook Live Video o con qualunque telefonino o registratore. E accade, ripetutamente, con foto e discussioni pubbliche e private (anche) su altre piattaforme.

Ne ho parlato ampiamente riguardo l’Onlife Manifesto contesto, pubblico e privato, attenzione. Però per i più ignari, per chi ancora non ha piena consapevolezza della pervasività dell’architettura dell’informazione è bene ripetere quanto scrive la dottoressa in giurisprudenza Giulia Grani.

nonostante l’iniziativa sia nata con le migliori intenzioni, occorre fare estrema attenzione: questa nuova funzionalità, se utilizzata scorrettamente e messa nelle mani sbagliate, potrebbe risultare pericolosamente lesiva della privacy di ciascuno di noi.

Vale la pena dunque ricordare quali sono le regole.

Registrazione

Occorre considerare sia il luogo in cui la registrazione viene effettuata, sia chi è ad effettuarla.

Nel caso in cui la registrazione avvenga all’interno delle mura della privata dimora dell’ignaro soggetto registrato, sarà illecita solo se ad effettuarla sia un soggetto terzo, non partecipante alla conversazione.

Se la registrazione avviene all’interno dell’abitazione del soggetto registrante o in un qualsiasi luogo pubblico, è da considerarsi assolutamente lecita e in alcun modo lesiva della privacy. A confermare questo aspetto è stata anche una pronuncia della Corte di Cassazione che hanno stabilito che “chi dialoga accetta il rischio che la conversazione sia registrata“.

Diffusione

La diffusione di una registrazione viola la privacy ogniqualvolta avvenga per scopi diversi “dalla tutela di un diritto proprio o altrui”. Fuori dalla necessità di questo tipo di tutela, quindi, la semplice registrazione non è un reato se viene effettuata per fini personali, purché venga custodita privatamente e non diffusa. Nel caso in cui invece si pensasse di diffonderla, occorrerebbe necessariamente il consenso dell’interessato per non incorrere nel reato di trattamento illecito di dati personali.

Insomma, se la registrazione è, bene o male, quasi sempre ammessa (verificate sempre con un buon avvocato), la diffusione deve essere concordata. E con Facebook Live Audio (o video), siamo già sul campo della diffusione.

Facebook diventa una radio?

“Facebook diventa radio, lancia i Live audio” titola una agenzia di stampa italiana e molti siti fanno eco a questa affermazione. Ma così non è. Facebook non è una radio e non lo diventerà. Così come non è e non è stata una televisione con i Facebook Live Video. Kurt Wagner racconta

Facebook, l’anno passato, ha spinto editori e personaggi famosi ad usare la sua rete sociale per trasmettere video in diretta. Ora ha un’altra idea: l’audio dal vivo, o qualcosa che somiglia ad una radio o ad un podcast tradizionale.

Facebook non produce contenuti. Facebook lavora per far produrre contenuti al suo interno. Comprendere questo fa tutta la differenza. Semmai le radio dovranno, a mio parere, porsi nuove domande. Soprattutto le web radio. Saranno in grado di cogliere le opportunità senza farsi fagocitare?

Il contesto

Ma ritorniamo al Facebook Live Audio. Riprendendo il comunicato di Facebook, Vincenzo Cosenza, detto Vincos, sul suo autorevole blog scrive

Facebook vuole diventare una piattaforma multimediale completa ossia in grado di ospitare contenuti di qualunque tipo. La roadmap di Zuckerberg ha dato precedenza al video, passando per il live streaming, il formato a 360°, lo streaming a 360°, fino ad arrivare alla realtà virtuale (ancora in fase di sviluppo).
Mancava un pezzetto a questo puzzle ambizioso: l’audio. Ma qualche giorno fa è arrivato l’annuncio ufficiale di Live Audio.
La funzione porterà il podcast alle masse, permettendo a tutti di fare dirette audio per raccontare eventi, fare interviste, trasmettere musica, senza consumi eccessivi di traffico dati.

L’ecosistema

Mancava un pezzetto. E sono pienamente d’accordo. Non condivido, invece, la conclusione e la prosecuzione del post. Vincos sostiene che il concetto di podcast verrà rinnovato grazie all’interattività.

Gli strumenti per l’interattività sui podcast ci sono da tempo. Gli embed, le chat sui siti delle radio e delle webradio sono cosa vecchia. E il successo di questa interazione è stato sempre altalenante. Molto dipende da chi conduce o dagli ospiti. Qualcuno prova ad usare i feed di Twitter, ma questi hanno una funzione diversa.

Per capire meglio, io penso che si debbano inforcare le lenti dell’architettura dell’informazione e guardare, in profondità, alla struttura di Facebook.

Mark Zuckerberg sta procedendo a costruire un ecosistema digitale.  All’interno dell’ecosistema ci sono utenti visivi, auditivi e cinestetici. Facebook vuole che tutti questi utenti restino il maggior tempo possibile dentro la piattaforma. Fino ad oggi erano stati soddisfatti i bisogni degli utenti visivi con Facebook Live Video (la maggioranza); gli utenti cinestetici, con le Reaction e le mention (un altro gruppo bello grosso). Mancava una risposta agli utenti uditivi (una minoranza). Mancava Facebook Live Audio.

È chiaro che Facebook studia e crea una architettura che accolga tutti. Un ecosistema digitale per tutti, con una esperienza positiva per tutti. Muovendosi su una piattaforma che coinvolge 1,65 miliardi di persone, lo deve fare lentamente. Ma la direzione è questa. (In futuro, forse, dentro la piattaforma si potranno comprare prodotti. Forse si potranno spendere e condividere soldi o altro. Quando avverrà non è che sarà l’anno dell’e-commerce. Anche se qualcuno lo scriverà.) Mark Zuckerberg vuole che Facebook sia l’internet.

Broadcaster

La parola chiave, semmai, secondo la mia opinione, è broadcaster. Ai broadcaster Facebook si rivolge. Ossia si rivolge a persone che comunicano con tutti i mezzi elettronici e multimediali. Perché attraverso canali multipli e multimediali, oggi, si comunica.

Conclusione

A mio modesto parere, la scossa riguarda solo gli addetti ai lavori. Sempre che vogliano raccogliere la sfida.

Se, invece, non avete mai creato un file audio o un podcast. Se avete sognato e sognate di fare un programma, o di dire qualcosa, alla radio, adesso ne avrete l’opportunità. Direttamente da casa vostra, o dal luogo che preferite. Sperimentate!

Ma attenzione! Se volete entrare nel mondo dell’audio o della Radio, fatelo perché siete curiosi di sentire l’effetto che fa.  Fatelo perché magari ci sono dei buoni motivi per farlo. Fatelo perché vi potrebbe piacere, perché sicuramente vi divertirete. Fate un vostro programma perché imparerete più di quello che pensate di sapere. Fatelo per voi stessi! E non perché quest’anno sarà l’anno del podcast. O peggio ancora, perché qualche vostro punto di riferimento su internet inizia a farlo da quest’anno. Fatelo perché se la cosa vi piace e vi appassiona, anche se non sarà l’anno del podcast, (o se anche, alla fine, non vi dovesse piacere) avrete imparato un mestiere e potrebbe essere utile per fare anche altro.

Adesso avete Facebook Live Audio!

AGGIORNAMENTO del 21 Gennaio 2017

Il blog di Franz Russo ci ricorda che proprio in questi giorni:

Facebook lancia dei nuovi strumenti che vedono Facebook Live spostarsi verso la modalità desktop. Infatti, tra le novità che vengono lanciate, quella che certamente spicca su tutte è quella di poter lanciare le diretta anche dal proprio pc, fisso o portatile. Il limite, però, è che questa possibilità resta possibile solo per le pagine pubbliche, e non per i profili personali.

Insomma, Facebook sviluppa ed investe su Facebook Live. Il che fa pensare ad ulteriori sviluppi anche su Facebook Live Audio.

Aggiornamento 30 maggio 2018

E la musica? E i diritti d’autore? Quale radio?

Nei commenti, qualcuno fa riferimento ai diritti d’autore. E quelli vanno rispettati a prescindere. Sempre! Per questo la SIAE ha una sezione tutta dedicata alle licenze di Servizi Streaming che comprendono anche licenze per la Telefonia Mobile.

Che non evita di dover chiedere autorizzazioni alle case discografiche o direttamente a Facebook a trasmettere musica.

A tal proposito un lettore mi scrive.

Se Facebook quando eseguo un video/audio cancella il mio video o abbassa e alza i volumi perché sto violando diritti d’autore di cosa stiamo parlando? Quale musica pretende che inserisca?

Fare radio non è solo fare il dj, non è solo trasmettere musica. Forse sono stato poco esplicito. Per me fare radio è anche condividere pensieri e contenuti. Fare radio è imparare a parlare davanti ad un pubblico, sapere cosa dire davanti al microfono, superare la timidezza di esporsi, ricercare contenuti di interesse. Fare rado per me è anche capire le difficoltà che si incontrano nel divulgare un pensiero. Facebook live audio, non è una radio, ma può essere un laboratorio dove imparare a fare radio.

A me pare che sia una opportunità per sperimentare su stessi cosa si sa fare e poter andare con cognizione di causa a proporsi in radio.

In bocca al lupo!

GDPR italiano: cos’è, cosa cambia, testo e regolamento.

Del GDPR Italiano, non ho ancora capito, se ne stiamo parlando tanto o proprio per niente. Certo è che quando si cerca qualcosa sui motori di ricerca si trovano solo due tipi di articoli.

  1. In evidenza, gli annunci pubblicitari di chi si propone di risolvere il problema.
  2. A seguire si trovano tutti i siti istituzionali che spiegano e parlano di cos’è il GDPR.

Insomma, c’è chi pone il problema e chi lo risolve.

Se si fa cenno della questione sui social, poi, nascono immediatamente lunghissime discussioni. Però, forse è solo una mia impressione, si tratti di fiammate che non portano a niente. Il problema si pone, la cosa interessa, non c’è dubbio; chi non si adeguerà si mette a rischio di sanzioni, anche molto salate.

Ma forse, sia i tecnici che i clienti, all’aggiunta di imposizioni legislative sul web rispondono con l’alienazione, con il cercare di dimenticare il problema.

GDPR acronimo

GDPR è l’acronimo di General Data Protection Regulation. Ossia, tradotto in italiano burocratico il REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati.

GDPR Cosa devi fare

Dal 25 maggio 2018 in poi prima di chiedere un qualche dato identificativo, un nome e cognome, un indirizzo mail, o altro dato che possa ricondurre alla riconoscibilità di un individuo europeo, devi essere pronto ad adeguarti alla normativa del GDPR.

Per prima cosa devi fare due cose.

E quindi seguire ed eseguire la normativa indicata. Dalla lettura di questi due documenti derivano le modifiche da fare al proprio sito web e gli adeguamenti alla legge.

GDPR Italiano

Il GDPR italiano è un regolamento riguardante la privacy di tutti i cittadini che dobbiamo rispettare all’interno della comunità europea.

Si tratta di una legge che è stata approvata nel 2016 e il parlamento europeo ha dato ben due anni di tempo per adeguarsi.

Cosa è successo, invece, durante questo tempo? Che i due anni sono trascorsi bellamente senza che nessuno ogni tanto facesse un cenno o un richiamo. Almeno nella mia bolla di informazione non è arrivata traccia di questa novità. Come io così in tanti non hanno avuto il tempo di informarsi con calma; tranne ovviamente una minoranza di legali e di persone strattamente interessate.

In molti sono entrati nel panico. Anche se non è proprio necessario. Certo, bisogna adeguarsi, bisogna darsi da fare. Ma alla fine le soluzioni si trovano e la legge non è complicata. È più difficile a spiegarla che ad applicarla.

GDPR Italiano o all’italiana?

Ho parlato con un legale che mi ha risposto in maniera sincera.

Personalmente dopo il casino combinato anni fa con il DPS e la relativa normativa che fece impazzire molti legali per 6 mesi… alla fine molti se ne son fregati. Il tutto si risolse semplicemente in una bolla di sapone e nessuno venne mai controllato per vedere se gli studi si erano adeguati.

Sto gpdr sinceramente mi sembrava la stessa cosa. Tu ritieni che in provincia qualcuno può essere interessato a chiedere una consulenza? in che modo? Io sono disponibile.
Ma se tanto mi da tanto (e conosco i miei polli) qui nessuno farà nulla.

Dubito che qualcuno vorrà spendere soldi per il GPDR che nemmeno sapranno cosa è.

Non voglio pensare che abbia ragione e non so come stia messa la legislatura italiana. Sicuramente, navigando su siti di alcune micro aziende, non vedo neppure applicata la cookie law. Figurarsi se ci si preoccupa di altre incombenze digitali.

Fatto sta che stando sul web, può andar bene che non ci siano controlli, ma il giorno che ci saranno, vuoi per un puro caso, vuoi per un funzionario più zelante di altri, voi per una delazioni di un cliente scontento, qualcosa di poco piacevole arriverà di sicuro. E, come al solito, non sarà ammessa alcuna ignoranza.

GDPR italiano – Guida pratica

Intanto la guida pratica al GDPR ufficiale è scaricabile in pdf dal sito del garante della privacy. Più semplice di così non è possibile.

Wired , poi, riprendendo i punti principali della guida scrive.

Se avete una salumeria avrete ben poco da fare, se avete un blog è il caso di cambiare la privacy e la cookie policy, se avete un’azienda di software, è l’ora di darsi una mossa.

GDPR per punti secondo WIRED

Poi indica i punti principali

  1. Aumentare la consapevolezza
  2. Verificare le informazioni e i dati che si posseggono
  3. Rivedere le informative sulla privacy
  4. Occhio al consenso
  5. Garantire i diritti delle persone
  6. Saper gestire violazioni e fughe di dati
  7. Valutare se si ha bisogno del Dpo

GDPR Informativa

La cosa che, personalmente ritengo davvero rilevante è l’informativa. Cioè la scrittura da parte del titolare del come vengono trattati i dati che riceve. Quali sono questi dati, cosa ne fa il sito, perché li usa e come eventualmente può farli eliminare.

E se hai un sito web rendere pubblica questa informativa.

Motivazione (18)

Sui social ho avuto una discussione grottesca, dove un mio ex contatto (ex perché mi ha cancellato dai contatti) voleva aver ragione riguardo la motivazione 18 dell’introduzione del GDPR.

Cosa dice questa motivazione?

Il presente regolamento non si applica al trattamento di dati personali effettuato da una persona fisica nell’ambito di attività a carattere esclusivamente personale o domestico e quindi senza una connessione con un’attività commerciale o professionale. Le attività a carattere personale o domestico potrebbero comprendere la corrispondenza e gli indirizzari, o l’uso dei social network e attività online intraprese nel quadro di tali attività.
Tuttavia, il presente regolamento si applica ai titolari del trattamento o ai responsabili del trattamento che forniscono i mezzi per trattare dati personali nell’ambito di tali attività a carattere personale o domestico.

Questa motivazione riguarda lo scambio di informazioni che avremo con le persone che incontriamo, in ambito personale e domestico. Quindi gli indirizzari che abbiamo nelle agende (esistono ancora?) nel pc o i biglietti da visita che abbiamo nel cassetto, che ci siamo scambiati non rientrano all’interno del regolamento.

Dice anche che possiamo continuare a scambiarci dati sui social, e in tutte le attività online che rientrano sempre in attività personali e domestiche. Sempre che i social hanno l’obbligato ad avere titolari e responsabili del trattamento.

Il sito o il blog personale rientra nella GDPR?

Il GDPR riguarda la privacy dei cittadini europei. E non l’attività che svolgi sul sito o blog. Al momento 30 maggio 2018, in assenza della ricezione della legge da parte del parlamento italiano, se si raccolgono, collezionano e analizzano dati, online e offline, si è soggetti al GDPR. Cioè si è obbligati ad informare i lettori.

Per esempio, dalla semplice possibilità di commentare un post un blog raccoglie dati sensibili come nome, cognome e indirizzo mail. Dunque si è soggetti al GDPR.

Anche se questi dati non vengono usati per vendere, la persona che affida anche volontariamente questi dari, deve poter sapere come verranno usati questi dati che lui lascia sul sito. Anche fosse solo per rispondere alla domanda.

Questa attività non può essere considerata attività personale e domestica. Non è personale perché non intercorre tra persone fisiche ma attraverso piattaforme e/o server; non è domestica, perché avviene online. Il GDPR è stato scritto appositamente affinché le persone siano consapevoli dei dati che divulgano online e offline. Ed anche affinché chi detiene questi dati fosse il più trasparente possibile.

Ancora peggio se si analizzano dati con Google Analitycs o equivalenti. Non è possibile analizzare dati di cittadini europei senza che questi vengano informati.

Cosa posso fare per non rientrare nel GDPR?

Proprio in base alla Motivazione 18 è possibile continuare ad avere corrispondenze e scambi di dati tra persone fisiche senza ricadere negli obblighi del regolamento europeo.

In pratica significa eliminare dal proprio sito o blog i codici di tracciamento, chiudere i commenti ed eliminare qualsiasi banner pubblicitario. Poi mettere in bella evidenza la propria mail e chiedere ai lettori di scrivere a quella mail. Oppure scrivere su Messenger di Facebook, o altra chat.

A quel punto lo scambio di dati nell’epistolario diventa personale e domestico e ci si può scambiare tutto quello che si vuole senza avvertire niente e nessuno.

La soluzione c’è ed è questa, se non si vuole scrivere l’informativa alla privacy. Ovviamente nessuno vuole rinunciare ai dati. Nessuno vuole rinunciare a sapere se il proprio blog o sito è visitato o no. Tutti vogliamo entrare nella privacy delle persone e sapere cosa ne pensano di noi, senza chiederlo. E a quanto pare c’è anche chi neanche glielo vorrebbe far sapere!

GDPR Regolamento

La prima cosa da fare online è quella di scrivere una privacy policy chiara e correggere la cookie policy. Nell’informativa bisogna specificare di quali dati si viene in possesso e perché si vanno a prendere questi dati. È un atto di estrema trasparenza che le aziende o i blog devono fare nei confronti dei propri clienti/lettori.

Le grandi aziende saranno obbligati ad avere specifici responsabili della privacy interni (e indipendenti). Questi devono essere facilmente identificabili dai clienti per eventuali informazioni e/o lamentele. Inoltre il regolamento prescrive l’obbligo di una metodologia interna nella conservazione dei dati. Metodologia che deve essere chiara e inequivocabile e che, in caso di emergenza, faccia trovare immediatamente i dati, affinché possano essere corretti, restituiti o eliminati.

GDPR Normativa

La normativa, bisogna ammettere, è molto chiara. La legge è scritta bene e la guida italiana è stata ben progettata, per cui ti guida passo passo a ciò che maggiormente interessa. Vuole solo essere letta.

GDPR italiano cosa cambia

In estrema sintesi col GDPR:

  • Si introducono regole più chiare su informativa e consenso;
  • Vengono definiti i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali;
  • Poste le basi per l’esercizio di nuovi diritti;
  • Stabiliti criteri rigorosi per il trasferimento degli stessi al di fuori dell’Ue;
  • Fissate norme rigorose per i casi di violazione dei dati (data breach).

Le norme si applicano anche alle imprese situate fuori dall’Unione europea che offrono servizi o prodotti all’interno del mercato Ue. Tutte le aziende, ovunque stabilite, dovranno quindi rispettare le nuove regole. Imprese ed enti avranno più responsabilità e caso di inosservanza delle regole rischiano pesanti sanzioni.

Sanzioni che vanno dalla semplice ammenda amministrativa, quindi un invito perentorio a mettersi in regola, ad una multa pecuniaria di 20 milioni di euro. A seconda della violazione.

GDPR lato tecnico

Fin qui la parte teorica. Ma c’è un lato tecnico rilevante. Cioè il modo di dare la possibilità agli utenti di accettare o rifiutare il tracciamento.

Mentre per esempio con la cookie law, bastava inserire un banner ad inizio di pagina, ora questo banner deve essere interattivo.

Mi spiego. Fino al 25 maggio noi possiamo leggere i vari banner dei siti che visitiamo per la prima volta in cui veniamo informati sull’uso dei cookie sul sito. Generalmente se premiamo ok o continuiamo a leggere accettiamo di default. E il banner scompare.

Con la GDPR invece, le persone dovranno accettare consapevolmente e devono avere la possibilità di accettare o meno parte di questi cookie e lo devono poter fare in qualunque momento. Cosa che tecnicamente richiede strumenti e l’impostazioni di questi strumenti. E quindi tempo.

GDPR Consulenza

Chi vuole mettersi in regola con GDPR italiano deve innanzitutto rivolgersi ad un legale di fiducia che abbia dimestichezza con le leggi sulla privacy. Se poi ha pure dimestichezza con il web non sarebbe male.

Le grandi aziende, con oltre 250 dipendenti istituiranno uffici ad hoc o caricheranno di ulteriore lavoro i propri uffici legali. I più piccoli, potranno affidarsi anche ai propri webmaster o a chi già si occupa della propria strategia di comunicazione in quanto informati di quanto sta accadendo.

Così come io sto informando le persone a me vicine, anche attraverso questo post. L’invito è quello a mettersi in regola. Ma poi ciascuno, anche in virtù di questa legge, risponde delle proprie responsabilità.

Il mio consiglio è quello di leggersi la legge e adeguarsi. Si tratta di un paio di giorni di lavoro. Valutate il tempo che impieghereste voi, se ne vale la pena, altrimenti affidatevi a chi, come me, sta studiando il tema.

Ricordo semplicemente che io non sono un legale e che anche a rivolgersi ad un legale la responsabilità è personale. Alla fine deve essere il titolare a chiarire bene come sta la faccenda; la responsabilità è la sua.

GDPR investimento

Sul sito dell’agenda digitale il GDPR viene presentato come un investimento.

Perché il GDPR è un investimento necessario per il futuro di aziende e PA

Le imprese e le PA devono considerare l’attuazione del GDPR non come un costo ma come un investimento. Necessario a sostenere il proprio futuro nel mercato e istituzionale. Proteggere i dati significa anche assicurarne la qualità, presupposto per ogni sviluppo nell’internet delle cose e intelligenza artificiale. Approfondisci qui.

Ossia, se stai pensando di vendere o di far parte di una azienda che vuole uscire dal proprio orticello, l’adeguamento è obbligatorio.

Conclusioni

Insomma, il GDPR è una cosa importante. In molti si adegueranno, in tantissimi copieranno per forza di cosa, quello che faranno i più grossi. Così come è accaduto con la cookie law. Però mentre per la cookie law è bastato un semplice annuncio di cui nessuno pare abbia consapevolezza, adesso questa consapevolezza ci deve essere.

Perché la cookie law era superabile dalla mancata consapevolezza degli utenti. Adesso la responsabilità è passata ai siti web. Come a dire che dato che le persone non hanno avuto nessuna cura dei propri dati, chi possiede questi dati li deve curare per loro.

E tu?

E tu? Ti sei messo in regola? Ti metterai in regola? Oppure aspetterai che il destino faccia il suo corso?

Se vuoi arricchire questo articolo, trovi inesattezze, o cerchi una consulenza, puoi commentare (il commento non è immediatamente visibile, richiede la mia approvazione). Il tuo commento mi darà la possibilità di vedere il tuo nome, cognome, indirizzo mail (obbligatori per evitare lo spam) e la città da cui mi scrivi. Ossia dati personali che rientrano all’interno della legislazione GDPR Italiano. E la tua mail sarà utilizzata per risponderti. Di tutto questo ne devi essere consapevole e me lo devi pure scrivere. Altrimenti non puoi commentare.

Adeguamento al GDPR

Adeguamento al GDPR.

Comunicazione a tutti i lettori.

Cosa ho fatto.

Il 25 maggio è stato il primo giorno di applicazione della legge così detta GDPR.

La legge obbliga tutte le aziende, siti e blog, che raccolgono e analizzano dati di cittadini europei in territorio europeo, a rivedere il trattamento dei dati dei propri clienti. E a renderli consapevoli. In questo articolo vi spiego cosa ho fatto io per i lettori e qualche consiglio da applicare.

Adeguamento al GDPR

Intanto mi sono letto le 88 pagine della legge. E poi ho scritto un post di condivisione dell’argomento dal titolo GDPR italiano: cosa cambia, testo e regolamento.

Scrivere aiuta a comprendere meglio. Per farlo mi sono documentato e informato sull’argomento. Ho partecipato a dibattiti, ho seguito webinar sull’argomento, ho fatto domande, ricevuto chiarimenti e letto tanti pareri di persone che seguono la vicenda da due anni.

Oggi non dico di essere diventato un avvocato, ma mi reputo abbastanza esperto sulla materia. E pronto a discutere, civilmente, con chiunque voglia parlare sull’argomento o voglia chiedere un parere.

Purtroppo di avvocati che si stiano occupando del tema, con conoscenza del web sono pochi e quindi il carico informativo è ricaduto su chi progetta, sviluppa e costruisce i siti web. Per fortuna la legge è scritta in modo molto chiaro e può essere compresa da chiunque.

In quest’ultimo mese si è passato da “Il GDPR è la fine del web” a “Il GDPR non cambia nulla”.

Ovviamente sono falsi entrambi gli estremismi. Non è la fine dell’internet e qualcosa è cambiato.

Policy Privacy in pratica

Intanto ho dovuto creare una nuova pagina dove si spiega in dettaglio tutta la mia Policy Privacy. Ho aggiunto anche alcune parti in fase di elaborazione, come per esempio, la creazione di una nuova newsletter.

Questa pagina sarà continuamente aggiornata, perché è un punto fondamentale della nuova legge.

L’adeguamento al GDPR non riguarda specificamente i cookie che invece sono regolati da una legge apposita detta cookie law, ma riguarda la privacy. Ma è attraverso i cookie che si raccolgono dati e quindi di conseguenza si parla anche di cookie e tecnicamente su questi si basa l’informativa.

Quindi si informa che il sito raccoglie dati e che ne avrà cura e si spiega come si raccolgono questi dati e come è possibile per il lettore impedire questa acquisizione o tracciamento.

Quali cookies si trovano sul sito

Per l’adeguamento al GDPR ho verificato quali servizi sono presenti sul sito. Innanzi tutto ci sono i cookie di sistema, quelli che fanno funzionare il sito sul browser e permettono una sana navigazione. Poi ci sono i cookies di terze parti. Un po’ di banner come quelli di Amazon e di Google che mi permettono di rendere sostenibile il blog e poter lasciare aperta la condivisione di informazioni, in forma gratuita.

E i tasti di condivisione. Se decidete di condividere attraverso questi tasti ciascun social vi chiederà il consenso a collegare il mio sito con i vostri social di riferimento.

Inoltre utilizzo Google Analytics e Ad Facebook che, invece, mi permettono di capire un po’ meglio i miei lettori. Questi due servizi, infatti, mi permettono di verificare il traffico sul sito. Ossia, contare il numero di lettori, verificare quali pagine sono lette maggiormente, quanto tempo i lettori trascorrono sul blog e, in parte, vengo a conoscenza dei macro argomenti a cui i lettori sono principalmente interessati.

Ovviamente so tutto questo se già voi nella vostra vita online fornite questo tipo di informazioni. Se voi non condividete informazioni, a meno che non mi scriviate una mail o me lo esprimiate personalmente, per me è impossibile venire a conoscenza di cose che non avete il piacere di condividere.

Nella cookie policy trovi tutte le istruzioni per bloccare cookie indesiderati.

Che ne faccio di questi dati?

Il tracciamento non mi indica chi siete, non svela la vostra identità, ma mi permette di avere dati che mi aiutano a creare un contenuto di interesse per i miei lettori, presi come massa di persone indistinte, sparse in Italia e nel mondo. Per cui li analizzo e mi faccio un’idea su come procedere sul blog in maniera professionale.

Ossia, so perfettamente che alcuni temi non interessano i miei lettori. Ma continuo a scriverne perché sono convinto che siano temi di interesse pubblico. E inizio a scrivere articoli che, invece, mi portano molto traffico e mi aiutano a veicolare i temi meno letti.

Insomma, per avere una presenza efficace sul web. Prima di farlo per gli altri, lo faccio per me stesso. Da queste cose imparo sul campo. Ai clienti offro solo i risultati migliori.

Commenti

Alla fine di ogni articolo/post che scrivo, i lettori possono arricchire il contenuto con il proprio pensiero. I lettori possono apportare correzioni, precisazioni, dissentire argomentando costruttivamente. C’è un regolamento di civile convivenza da rispettare proprio sui commenti.

Grazie a questi commenti il sito è diventato un centro di studio molto interessante e sempre più preciso e autorevole.

Riguardo la privacy, se decidi di commentare, devi lasciare il tuo nome e cognome e il tuo indirizzo mail. Attraverso questi dati e l’ID che invia la tua mail io posso risalire, in base alle tracce che lasci sul web, al tuo nome reale. Mentre con l’ID, dopo ricerca su web  e con uso di strumenti terzi, posso risalire esattamente da quale città mi scrivi.

Questo mi serve principalmente per evitare di ricevere e condividere mail di spam ed evitare che male intenzionati approfittino del mio spazio per insultare o commettere reati.

Per sicurezza, che tu sia consapevole di questo, ho inserito un ulteriore checkbox da cliccare per inviare, ancora più consapevolmente, il tuo commento. Che comunque è e resta moderato. Ossia prima lo leggo io. Se ritengo che sia adeguato lo approvo. Altrimenti lo elimino.

5 Accorgimenti per difendere la propria privacy

Vi suggerisco 5 semplici accorgimenti qualora pensiate di essere controllati e che qualcuno stia utilizzando i vostri dati.

  1. Non farsi prendere dal panico

    Gli inserzionisti non sanno chi siete perché le informazioni raccolte non possono essere usate per identificarvi e si basano sull’attività di navigazione tracciata per sottoporvi annunci in linea con i vostri interessi.

  2. Cercare informazioni sulla pubblicità comportamentale su tutti i siti visitati
  3. Scegliere se si desidera ricevere o no annunci pubblicitari personalizzati
  4. Disattivare la pubblicità comportamentale.
  5. Acquisire una maggiore familiarità con le impostazioni sulla privacy del proprio computer

    Queste impostazioni, permesse dall’adeguamento al GDPR di tutti i siti che navigate, le potete trovare nel menù ‘Opzioni’ del vostro browser. Quando selezionate le opzioni relative ai cookie, ricordate che spesso facilitano l’accesso ai siti web (ad esempio, ricordando le preferenze riguardo al sito visitato e le impostazioni relative alla lingua).

Cosa fare per non essere tracciato

Se sei particolarmente attento alla tua Privacy e ne vuoi preservare tutti gli aspetti, dovrai leggermente modificare alcune semplici abitudini della tua vita quotidiana.

Intanto spegnere il tuo smartphone o cellulare. Staccare la batteria ed estrarre la scheda telefonica. Riporre in un cassetto il tutto e dimenticarsi di riconnettersi.

Qualora questa scelta vi sembra eccessiva, tenendo presente che attraverso il segnale alle cellule telefoniche siete facilmente rintracciabili, ma siete disposti a rinunciare ad un po’ di privacy per utilizzare la comodità di chiamare al telefono in mobilità, avete altre alternative.

Disinstallare tutte le applicazioni di connessione presenti nello smartphone. Non usare alcun social, facebook, instagram, twitter, linkedin. Assolutamente non devi fare ricerche su google o usare servizi annessi, come gmail, drive o altro. Non acquistare su Amazon, né su altro e-commerce dell’universo mondo. Non cliccare link, non leggere siti o blog. Stacca tutto. Disdici tutti i contratti dove siano compresi lo scambio di dati. Stacca fili e connessioni internet.  Non usare internet.

Trasparenza

Se questo adeguamento al GDPR vi sembra estremo e anche inutile cogliete l’occasione per rafforzare il rapporto di fiducia che c’è tra voi lettori e questo blog.

Siti come il mio non hanno dovuto fare molto e non sono obbligati a cambiamenti estremi. Però se si sono affidati ad un consulente, oltre ad essere in regole con le leggi europee, hanno una maggiore consapevolezza su come comportarsi.

Inoltre, personalmente, ho adeguato il sito per cogliere una opportunità con i miei lettori e clienti. Cioè l’estrema trasparenza di questo sito, su cosa ci si trova dentro e sul perché ci sono i banner pubblicitari.

Non so se la cosa possa piacere. Ma se navighi e stai leggendo gratuitamente questo blog devi ringraziare anche questi cookies. Se altri non vi dicono nulla significa che non si sono adeguati alla legge, non che non vi stiano tracciando. Quello che non si sa è sempre più pericoloso di quello che si sa.

Qualcuno, infatti, pur di non informare i propri lettori (cosa che ha richiesto studio, tempo e dunque equivalente in denaro) interpreta la legge per comodi personali e non mette al centro la privacy delle persone.

Lettori consapevoli, lettori liberi

Se c’è un dato che mi piacerebbe sapere ma che mai nessuno mi potrà fornire, neppure questo adeguamento al GDPR, è sapere quanto i miei lettori siano lettori consapevoli. Mi piacerebbe sapere che i miei lettori siano lettori e persone che usano gli strumenti, che la tecnologia mette a disposizione, consapevolmente e che non si facciano usare dagli strumenti.

Se in futuro avrete, anche grazie a questo blog, questa consapevolezza, su cosa perdete e su cosa guadagnate, nessuno mai potrà controllare le vostre decisioni. Avere una cultura digitale vi permette di essere liberi online come offline, su internet come sulle strade della vostra quotidianità. Di vivere pienamente onlife senza paura.

Potete leggere la Privacy Policy se volete essere davvero informati, avere fiducia in me, costruire un rapporto di sostegno reciproco, siglare un contratto di reciproco servizio e reciproca fiducia. Inoltre nella Cookie Policy è sempre stato descritto il metodo su come attuare consapevolmente il blocco dei cookies. Se avete paura di questo sito o di altri usate le istruzioni. Altrimenti fidatevi e continuate a seguirmi.

Siate consapevoli. Siate liberi!

Informazione, fake news e social

Informazione, fake news e social sono temi di cui mi sono già occupato dal punto di vista del contesto e dell’architettura dell’informazione. Il tema è e resta caldo. Al festival del giornalismo che si è svolto a Perugia nel 2017 se ne è molto parlato. In fondo alla pagina trovi alcuni dei video che riprendono l’argomento.

Nel mio vecchio ma ancora valido articolo, ho parlato principalmente di contesti, strutture e ambienti semantici. Della necessità di rendere coerenti le trasmissioni di significato. Ma non può essere e non è solo questione strutturale o solo giornalistica. Quello che vorrei trasmettere io è che il tema riguarda tutti, ossia tutti coloro che producono e consumano contenuti sul web.

Ed è così che nella prima stesura dell’articolo ho lungamente toccato anche argomenti prettamente giornalistici e comunicativi. Ciò che mi auguro è che si apri un dibattito onesto e costruttivo che fino ad oggi non vedo.

Sarà anche perché sono fuori dal giro ma a me pare che non ci sia nessuna voglia di dialogo sull’argomento. Pare che uestione sia solo una questione accademica, per addetti ai lavori. Così non è.

Informazione, fake news e social

Chi fa informazione, ed ha visto perdere la propria centralità in favore delle comunità, accusa i social media per il degrado dell’informazione. Ai social vengono attribuite colpe e responsabilità sul tema delle false notizie. A mio parere, svelando più un proprio pregiudizio che una analisi oggettiva dei fatti. Senza contare quante volte si punta il dito contro i giovani che non saprebbero distinguere le notizie vere da quelle false. Gli adulti invece…

Spesso, però, i veri fautori della fortuna dei social sono stati proprio gli editori, i giornali, i giornalisti. Lo scrive molto bene un giovane Federico Josè Bottino.

La fortuna di servizi come Facebook sono proprio i giornalisti che non fanno i giornalisti ma fanno gli scrittori.

Cavalcando l’onda emotiva dell’ultimo ventennio, nel giornalismo la verità ha ceduto il passo al fine di favorire una cosa che fa fatturare molto di più, la visibilità. Se fino agli anni ’80 il mantra del giornalismo era costituito dalla narratio dei fatti (duri e crudi, alla Oriana Fallaci), oggigiorno il discriminante è il numero di lettori ingaggiati.

E qui ci sarebbe da scrivere altri trattati di Storia del Giornalismo.

Come le fake news diventano popolari e si divulgano sul web

La discussione più ampia ha inizio con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. E lui stesso parla spesso di Fake News. Questa discussione, anche la mia, non ci sarebbe in Italia, se non fosse una discussione aperta in America. In Italia, non mi pare che ci si confronti più di tanto. Negli Stati Uniti il Washington Post, in risposta a quanto accade, ha modificato la dicitura della propria testata. Rivedendo appunto la sua funzione di giornale.

La CBS News ha raccolto alcune interviste in un unico articolo sulle fake news. Il corrispondente Scott Pelley, si occupa del tema parlando con degli esperti, in un contesto ben preciso, l’intervista.

Nell’articolo si raccontano di come alcune notizie si siano diffuse senza controllo. Pelley mette in luce, attraverso i suoi ospiti, due aspetti della questione. Da un lato ci sono personaggi autorevoli sul web che diffondono notizie false e/o verosimili, anche consapevolmente. Dall’altro, ci sono figure più o meno esplicite che spingono la comunicazione facendo un uso massiccio di bot, e che, sui social, danno autorità a qualunque notizia, vera o falsa che sia.

Uno tsumami di informazione

Sottolineo la conclusione dell’articolo di Pelley.

Nella storia dell’umanità non c’è mai stata tante informazioni a disposizione di così tante persone. Ma è anche vero che mai nella storia c’è stata così tanta cattiva informazione a disposizione di così tante persone. Ed una volta che è online, si tratta di “notizie” per sempre.

Aggiungo io che se già l’onda che stiamo vivendo può sembrare davvero esagerata, non abbiamo ancora idea dello tsunami di dati e informazioni che ci sta arrivando addosso. Vedasi distribuzione della fibra in ogni dove e della velocità di trasmissione che arriverà anche nelle periferie più sperdute.

Libertà di parola o anarchia di parola?

Lo scriveva molto bene Hamilton Santià già a maggio del 2015

Negli ultimi mesi c’è stata un’escalation che, avvenimento drammatico dopo avvenimento drammatico, ha finito per far passare il messaggio – sbagliatissimo – che la «libertà di parola» voglia dire, sostanzialmente, «anarchia di parola». E il significato di tutto questo viene completamente travisato.

[…] Come se porre l’accento sulle contraddizioni nelle nostre architetture di pensiero equivalga alla censura. Come se ogni pensiero fosse lecito in nome della «libertà di parola». Laddove ‘ogni pensiero’ inserisce propaganda nazi-fascista, negazionismo, omofobia, oscurantismo, disinformazione scientifica.

[…] Tutti noi, quando scriviamo un Tweet o uno status su Facebook compiamo un atto politico di cui siamo ‘proprietari’ (se non altro morali). La logica della conseguenza, invece, è ancora tutta da verificare in un paese e in un ecosistema in cui la libertà/responsabilità di parola, critica e di espressione effettivamente la accettiamo solo quando non fa altro che accettare il sistema per quello che è.

Facebook la smetta di fare il poliziotto delle notizie

Di contro, alla lotta alle fake news si affianca il dibattito sulla censura. Controllare i social, infatti, significherebbe attuare procedure di censura decise dall’alto.

Andrea Coccia scrive questo pezzo su lInkiesta Facebook la smetta di fare il poliziotto delle notizie

Credere che spetti a Facebook fare in modo che all’interno della propria piattaforma non vengano condivise bufale è come pretendere che il barista che ti ha fatto il caffé stamattina debba verificare che le chiacchiere che i suoi clienti fanno sono basate su fatti veri o falsi, per poi magari tirare uno scappellotto in testa a tutti i clienti che mentono.

La battaglia di Facebook contro le bufale, lungi dal poter risolvere il problema, rischia di peggiorare le cose. Sì, perché dando agli utenti la possibilità di denunciare i contenuti-bufala, mette un miliardo e mezzo di persone di culture diverse, con preparazioni diverse e competenze diversissime sullo stesso piano. Saremo tutti uguali davanti al pulsante anti bufala, ma in realtà non siamo per niente uguali davanti alle notizie.

Come se ne esce?

La questione fake news e social dunque è molto complessa. Come ho già detto andrebbe affrontata da squadre di studio. Con il dialogo e l’applicazione di soluzioni sperimentali per vedere l’effetto che fa. Dal mio osservatorio di provincia al momento le fake new sono casi studio, accademici. Chi si occupa di informazione dovrebbe fornirsi di redazioni che riportino ad un contesto coerente. Sarebbe necessario riportare il social alla funzione di strumento conversazionale e non solo strumento di diffusione.

Marco Borraccino presentando il libro Misinformation. Guida alla società dell’informazione e della credulità intervista l’autore Walter Quattrocchi. Alla fine del lungo articolo si arriva ad una conclusione.

Dunque è Facebook a generare le bufale? No. Le bufale sono sempre esistite. Oggi però hanno opportunità molto più potenti per divenire virali e diffondersi, perché ogni utente è di per sè stesso un media, con la sua visione del mondo da veicolare e i suoi canali di diffusione a disposizione. La tecnologia ha quindi enormemente accresciuto la necessità di competenze individuali, perché ha conferito a ognuno di noi facoltà inimmaginabili fino a qualche anno fa.

Come se ne esce? Secondo Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, ritrovando il senso più profondo della comunicazione: l’ascolto. Quello che, tornando all’inizio del pezzo, ha portato ad esempio la Fondazione Pertini ad aggiungere alla smentita del meme una postilla affatto banale: “certo è che l’idea di democrazia coltivata da Sandro Pertini era strettamente legata al concetto di governo a servizio del popolo”. Riaffermare la verità per costruire ponti tra le persone, non per dividere tra istruiti e non.

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Cuffie economiche Amazon – Intorno ai 50 euro

Nel mio articolo in cui parlo delle migliori cuffie al mondo c’è un po’ di tutto. Dalle cuffie più o meno abbordabili, fino a cuffie da duemila euro. Cuffie che non solo (spesso) non ci si può permettere, ma che potrebbero essere anche inutili se poi la sorgente audio deve essere un PC o un telefonino. Cuffie di un certo livello vanno bene per chi lavora con le cuffie o si è audiofili con un impianto audio di migliaia di euro.

Allora ho deciso di scrivere questo breve pezzo sulle cuffie economiche amazon che si possono trovare anche nei centri commerciali e che, bene o male, ci possiamo permettere tutti.

Non saranno certo le cuffie migliori, ma si sentono bene, e fanno il loro lavoro.

Cuffie intorno ai 50 euro

JVC Kenwood

Per chi mi segue sa che ho dedicato un paio di pagine ai prodotti audio JVC Kenwood.

JVC Bluetooth Cuffie On-Ear Con Compatto, pieghevole, Costruzione Nero di JVC

Le mini leggere JVC HA-S160-B di JVC

JVC HA-S180-B-E Cuffia, Nero
di JVC

E le sorella sorelle maggiori JVC HA-S220 mobile headset – Mobile Headsets
di JVC

Cuffie AKG, Pioneer, Philips, Sony

JBL T450 BT Cuffie Sovraurali, Nero  di JBL

AKG Y50 Cuffie Portatili Cuffie Portatili Pieghevoli con Cavo Rimovibile, Controllo Remoto Volume/Microfono, Compatibili con Dispositivi Apple iOS e Android

House of Marley Positive Vibration 2 House of Marley Positive Vibration 2 Cuffie Bluetooth Wireless con Microfono, Diver da 50mm, Design Confortevole On-Ear, Pieghevole.

Pioneer SE-MJ561BT-S Pioneer SE-MJ561BT-S Cuffia Bluetooth con Tecnologia NFC e Microfono Integrato.

Philips SHB9250 Cuffie Wireless Bluetooth – OnEar, NFC…
di PHILIPS AUDIO

SkullCandy Uproar Cuffie di Tipo On-Ear, Wireless, Multicolore
di Skullcandy

JBL T450BT Headset
di JBL

Pioneer SE-MJ771BT Cuffie Bluetooth con NFC, Nero
di Pioneer

Philips SHB3075BK Cuffie Sovraurali senza Fili, con Microfono…
di Philips

Sony MDR-XB650BT Cuffie Chiuse Wireless con bassi potenziati…
di Sony

JVC HA-S220 mobile headset – Mobile Headsets
di JVC

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Euro IA 2018 – Cosa andrei a seguire, se andassi veramente.

L’Euro IA 2018 è la conferenza europea dell’architettura dell’informazione. Ed è un momento importante per tutti coloro che si occupano di user experience design. Ogni anno, personalmente, mando la mia proposta di intervento. Ma non è facile, perché la competizione è mondiale. Da un lato si preferiscono i professionisti già riconosciuti e che lavorano per brand di rilevanza internazionale. E poi in tre giorni c’è un massimo di persone da poter ascoltare.

Proponetevi!

Ad ogni modo, la cosa che trovo molto interessante, è che per poter intervenire ti giudicano tre persone a cui viene affidato il compito di leggere la proposta di tutti coloro che hanno l’ardire di proporsi. Al momento ho sempre trovato una persona entusiasta della proposta. Una a cui piace l’idea ma molto di nicchia. E una terza completamente in disaccordo con l’intervento e che giudica il mio inglese troppo semplice. Con un voto di uno e mezzo si viene respinti.

Non vi nascondo che trovo sempre molto belli i consigli di chi sarebbe entusiasta ad ascoltarmi. Interessanti le osservazioni del secondo e un po’ troppo zelante il terzo che mi boccia. Ma va bene così.

Se continuo a scrivere è perché in ogni caso, queste risposte mi forniscono utili suggerimenti; mi permettono di migliorare i miei studi per me stesso e per i miei lettori. Così come per i miei clienti.

E poi, quest’anno, finalmente, ci si occupa di architettura dell’informazione conversazionale. Chissà che un giorno vogliano ascoltare anche il piccolo uomo di provincia che ha da dire la sua.

Cos’è L’Euro IA 2018

Di se stesso l’EURO IA dice nell’ About.

Il Summit EuroIA è la principale conferenza sull’architettura dell’informazione (IA) e User Experience (UX) in Europa. È organizzato da un team di volontari ogni anno a settembre, in una diversa città europea. EuroIA 2018, a Dublino, sarà la 14a edizione.

Avendo una relazione così consolidata con la comunità di Information Architecture e User Experience, EuroIA ha visto e ospitato alcuni dei momenti decisivi nella progressione della nostra industria e del nostro modo di lavorare. In questo modo, abbiamo abbracciato argomenti dalla ricerca degli utenti a test e analisi, modellazione dei contenuti, workshop creativi o gestione delle competenze.

Programma completo EURO IA 2018

Euro IA 2018 si svolgerà a Dublino dal 27 al 29 Settembre. E ci sarà un programma fitto di interventi interessanti.

Programma di Giovedì

I workshop del Venerdì

Programma di Sabato

Cosa andrei a seguire, se andassi veramente

Io ormai mi sono relegato ai confini dell’impero, per cui non andrò. Ci vorrebbe uno sponsor che mi mandasse ad ascoltare. Il costo degli spostamenti e della conferenza stessa non sono sostenibili.

La mia azienda è ancora troppo piccola per poter investire in un evento del genere. Però mi piace sognare; mi piace progettare il viaggio e immaginare quali conferenze andare ad ascoltare.

Humanogy e non Humanology

Il tema di quest’anno è Humanogy. E lo faccio spiegare a Euro18 stesso cosa vogliono dire.

Le persone e la tecnologia condividono entrambi un tratto comune. Entrambi hanno memoria, capacità e capacità di pensare. Mentre la tecnologia espande e connette la razza umana alla rete digitale globale, il nostro mondo fisico si sta rapidamente fondendo con un mondo digitale in cui ogni azione e movimento possono essere monitorati, archiviati e analizzati all’interno di un enorme universo digitale che non dorme mai. Cosa significherà questa convergenza per l’uomo? Quale sarà il nostro futuro in questa inaffidabile era digitale? (Cit. Urban Dictionary)

Come user experience designer  e architetti dell’informazione, trascorriamo gran parte del nostro tempo a pensare alla relazione tra tecnologia e umani da una prospettiva sociale, economica, storica e tecnologica. Inoltre, ci impegniamo costantemente per migliorare l’aspetto umano con tecnologie rivoluzionarie.

Con organizzazioni e imprese sociali che finalmente riconoscono il valore dell’esperienza utente e dell’architettura dell’informazione, abbiamo un’opportunità unica per avere un impatto significativo. Ora è il nostro tempo.

Da non perdere! Secondo me.

Giovedì 27 Settembre 9:30 – 13:30

A re-introduction to information architecture / Donna Spencer

Un ripasso fatto con Donna Spencer non sarebbe affatto male. Anche perché si tratterebbe di una re-introduzione. Rinforzare, ogni qualvolta sia possibile, le basi permette di alzare i propri obiettivi.

Classification schemes: Audience, topic, geography etc
IA structures: Hierarchies, matrices, facets
Scientific and folk classifications
Supplementary IA: Search, indexes, links
Testing IA
Enterprise IA

—-

Venerdì 28 Settembre 9:00 – 13:00

Beyond the Screen / Abi Reynolds / Jessica Cameron

Si tratta di un Tutorial Workshop dal titolo User-centred psychology and new ideas in interaction design.

To create engaging and effective digital experiences, it helps to have a solid understanding of user-centred psychology. By taking advantage of people’s perceptual tendencies, cognitive biases, and very human susceptibilities to emotional experience and social influence, designers have proven able to create compelling, even addictive, screen-based experiences.

But now we are entering a new frontier. Our digital interactions have been primarily visual, but we are now moving towards a more holistic experience – one that encompasses conversational UIs, the Internet of Things and wearable tech. How can an understanding of key psychological principles help us design effectively for these new opportunities?

In this session, we will give attendees an introduction to user-centred psychology, identifying and explaining the ideas and research findings that help designers create effective desktop and mobile experiences. We will then move beyond the screen, and explore the challenges and opportunities presented by new interfaces. Throughout, we will remind ourselves that while technology changes rapidly, human needs do not.

Sabato 29 Settembre sarei davvero combattuto tra due interventi che si svolgono entrambi dalle 9:00 alle 13:00.

Il primo riguardante

The Art of Conversation / BBC Architects

Altro Tutorial Workshop dal titolo What we can learn about IA from Voice UI design.

Voice interaction is a natural playground for UX practitioners and Information Architects in particular. After all, we’re building experiences out of language and staging transactions within invisible structures.

But how should we research, prototype and design these experience, especially when they span contexts and content domains within the same experience. And what can we learn from VUI design as we create IA across any other digital environments?

Learn to develop ideas for voice and other invisible structures.
Practice describing and diagramming information architectures for new types of structure
Prototype and research propositions, from transactions to more exploratory experiences
We’ll also share some thought-provoking examples of what the BBC has learned in designing for voice platforms, asking questions like:

When pausing a live broadcast, where does it resume from?
Does “last” mean “previous” or “final”?
How do you gracefully handle errors without a screen?
How might we design for discovery in a conversational interface?
The tools and lessons in this workshop will give you a new perspective to take back to your professional work, and shine a light on something fundamentally human: the art of conversation.

Il secondo invece riguarda

AI for IA (and UX and Content Strategy) / Marianne Sweeny

Workshop che ritengo molto utile e di immediato uso e consumo per progetti reali e vicini alle persone.

There is an absolute truth about AI and that is artificial is always a pale comparison to the real thing especially when intelligence is involved. If you’ve noticed in increase in attention from the SEO down the hall, it is because Google has determined that UX is the most SEO-proof ranking influence for search results.

If you’re Stephen Hawkings (or Elon Musk and others), you believe that artificial intelligence brings with it doom and destruction. IF you’re Forbes magazine AI will merely redefine the enterprise. Most important, if you’re Google, you see its AI product RankBrain as the culmination of a goal to deliver the right information to the right people from the entire corpus of online information whether on sites, devices or structured depositories for the best experience.

However, this is not the experience that we design for. It is UX that is calculated, not observed. It is predicted based on past behavior rather than informed by human understanding. It is determined by machine intelligence rather than guided by collaborative design thinking. Information Architects have always recognized the essential role of the user. To be successful, IA must work for people. But as artificial intelligence and machine learning increase in power and prevalence, how can we ensure that technology serves human needs, and not the other way around?

Se qualcuno andasse…

Se qualcuno tra i lettori si recherà a Dublino il blog è a disposizione ad ospitare quanti vogliono condividere la loro esperienza.

Alexa Skill Blueprints: come personalizzare Alexa senza scrivere alcun codice

Alexa Skill Blueprints è l’ultima novità annunciata da Amazon da qualche settimana (Aprile 2018). Si tratta di una funzione che consente a chiunque di creare un’abilità per l’assistente vocale Alexa senza dover conoscere codici o linguaggi di programmazione.

Amazon intende dare a chiunque sia in grado di digitare qualche frase all’interno di in un modulo online di personalizzare Alexa. Attenzione. Io ne parlo qui in italiano ma Alexa parla ancora in inglese. E lo stesso Amazon Echo, con annesse funzionalità in italiano, sarà ancora da venire in Italia.

Alexa Skill Blueprints

Come ricorda David, nei commenti, in Italia, questa funzione (ad oggi 26 marzo 2019) non è stata ancora implementata.

Per poterne fare uso è necessario fare il cambio regione che va ad influenzare l’intero account Amazon associato ed tutti i relativi dispositivi.

Mentre la suite di sviluppo “completa” funziona, anche se mancano ancora alcune funzioni presenti nella versione inglese.

Skills Amazon Alexa

Come già spiegato nell’articolo sulle Skills Amazon Alexa abbiamo visto cosa è possibile fare con un Amazon Echo in casa. Ogni settimana il canale di Amazon Echo ci presenta una capacità di Alexa. Si tratta di competenze standard che gli sviluppatori provvedono periodicamente ad aggiornare e ad arricchire.

Ma è possibile che tra queste trentamila competenze disponibili di Alexa manchi qualcosa? Si, a quanto pare qualcosa manca e precisamente manca tutto quello che una persona svolge ripetutamente ogni giorno. Azioni che magari potrebbero essere eseguite dall’assistente vocale.

Ed è proprio per coprire questo tipo di mansioni che Amazon offre la possibilità di personalizzare l’assistente vocale Alexa.

Alexa Skill Blueprints

Alexa Skill Blueprints è pensato come un gioco da costruire per le famiglie. Ci sono domande ripetitive che i familiari si rivolgono tra di loro? Ci sono informazioni che una persona di casa vuole condividere con il resto della famigli anche in sua assenza? Ecco che basta costruire la propria personale risposta e Alexa risponderà a quelle domande tutte le vote che gli verrà chiesto.

Vi invito a visitare il sito ufficiale di Alexa Skill Blueprints è subito vi renderete conto di cosa è possibile fare.

Ci sono funzioni come la possibilità di creare un elenco di frasi per la famiglia, rispondere a curiosità su compleanni, eventi, feste e ricorrenze. E possibile creare giochi d’avventura e quiz o un elenco.

Alexa Skill blueprints – learn

Alexa Skill Blueprints è perfetto per le famiglie

Pat Higbie, CEO di XAPPmedia, ritiene che questa sia un’espansione positiva del set di funzionalità di Alexa per i consumatori.

Alexa Skill Blueprints è perfetto per le famiglie! Pensa a tutte le cose della casa che chiediamo alla mamma più e più volte, come “dove teniamo i calzini?” La mamma doverosamente risponde, ma risponde malvolentieri. Adesso le mamme possono trasformare le loro preziose conoscenze in conoscenze familiari attraverso Alexa.

Il naturale passo successivo è che le competenze di Blueprint siano condivisibili con altri account Amazon, in modo che possano lavorare su tutti i dispositivi della casa e quindi le risposte della famiglia possono ulteriormente condivise.

Alexa Skill Blueprints per un uso personale

Gli Alexa Skill Blueprints sono solo per un uso personale, quindi è possibile usarli solo sul proprio account. Cosa significa questo, che viene garantita la privacy del proprietario e che nessuno, che non faccia parte della famiglia, possa entrare in possesso di informazioni intime.

E se avessi un ospite? Amazon ha pensato anche a questo. Tra le blueprints Amazon ha sviluppato un modello Guest House che consente di aggiungere informazioni sulla casa a cui gli ospiti possono accedere facilmente. Modelli dello stesso genere sono forniti per animali domestici e baby sitter.

E qui si aprono nuove opportunità di sviluppo.

Perché Amazon ha lanciato Alexa Skill Blueprints?

Con questa mossa Amazon entra in una relazione sempre più intima con i propri clienti. Non solo consumatori ma anche sviluppatori e contributori della piattaforma. Insomma, Amazon vende un prodotto che ciascuno può personalizzare nel dettaglio.

Non è tutto oro quello che luccica

Chi ha già provato a creare le prime blueprints ha notato come funzionano. E’ tutto molto semplice perché si tratta di compilare e rispondere ad un form. Al termine del quale pubblicare la skill ed il gioco è fatto.

Qualche dubbio invece c’è nella registrazione per poter creare queste capacità. Ossia, è necessario creare un account sviluppatore Alexa (semplificato). Creare la capacità, uscire da questo account e rientrare nel proprio account da consumatore.

Un doppio canale che potrebbe dare fastidio ai consumatori entry.level a cui la piattaforma è dedicata.

Non dimentichiamo la concorrenza

Ciò che fa grande un assistente vocale però non è solo la personalizzazione. Ma anche la sua capacità di far parte di un contesto o ancora meglio un ecosistema in cui ci si ritrova facilmente.

Mi spiego meglio. Per tutti gli utenti, usare Alexa o Google Assistant non fa nessuna differenza. Come abbiamo potuto notare nella serie Controlla ogni cosa con la tua voce, ciascuno di noi, potrebbe parlare o dare comandi ad entrambi gli assistenti e non notare la differenza. Cambierebbe, semmai, solo il dispositivo che teniamo nelle mani.

La vera differenza la fa o la farà l’uso che l’assistente vocale ha con le terze parti. In questo senso Google vince a mani basse. Perché il suo assistente vocale è in contatto con una serie di applicazioni che già in tanti usiamo quotidianamente. Vedi Gmail, Calendar, Youtube e tutta una serie di servizi che Google offre. E  quindi, la personalizzazione che offrirà Google Assistant, se lo permetterà, sarà certamente più raffinata.

La battaglia tra i colossi si combatte tutta qui. Nella capacità di ciascun assistente vocale di essere coinvolgente. Le persone preferiranno “auto costruirsi” un assistenza vocale? E quindi avere una esperienza unica? Oppure preferiranno una funzionalità standard ma che li connette ad informazione e dati già presenti altrove?

Ad Alexa, apparentemente, spetterà il lavoro più grosso. E vedremo come si muoverà.

Rivoluzione o banalità?

Intanto già si sono polarizzate le opinioni degli esperti. Come al solito si va dall’entusiasmo sfrenato allo scetticismo più cinico.

Alcuni pensano che questo sia una funzione rivoluzionaria. C’è chi pensa per esempio che l’assistenza vocale possa rispondere al posto degli anziani in un momento del bisogno, quando non possono parlare, oppure aiutare anziani con capacità di memoria ridotta.

Altri invece sono completamente scettici perché le funzioni sono davvero basilari e se si vuole un assistente vocale con una buona usabilità. Già che non l’esperienza d’uso non è il massimo. Insomma, gli ingegneri del software possono dormire tranquillamente.

Conclusioni

Il mio parere come al solito sta nel mezzo ma rivolto verso gli ottimisti. Nel senso che per quanto scettici si voglia essere, noi qui continuiamo a parlare di sperimentazione, di percorsi possibili.

Le Alexa Skill Blueprints confermano la tendenza della tecnologia a rendersi sempre più invisibile. Conferma quanto già ripetuto dagli architetti dell’informazione da tempo. Che la rivoluzione che stiamo vivendo è culturale e non tecnologica. Ancora una volta la tecnologia si nasconde e permette a chiunque di trasformarsi in architetto dell’informazione o in provetto ingegnere. Con buona pace di tutti.

Insomma, in futuro sarà possibile personalizzare un assistente vocale? Si. potremo! Ed anche se non potremo personalizzare l’assistente vocale come lo farebbe un ingegnere, ci sarà chi avrà questa soddisfazione di crearne un pezzetto. O quanto meno di poter avere il piacere di una relazione più intima con il proprio assistente.

Si può fare!