UX on the Sofà Toni Fontana ospite di UXUniversity

UX on the Sofà è una rubrica della UXUniversity condotta da Maria Cristina Lavazza dove si parla di User Experience e nuove declinazioni della disciplina. Devo dire che è stato davvero un onore essere intervistato, per diversi motivi. Prima di tutto perché Maria Cristina Lavazza è stata tra le prime persone che mi hanno fatto amare l’architettura dell’informazione. E poi anche perché la mia intervista segue quella di Luca Rosati a cui tutti gli architetti dell’informazione italiani, compreso me, devono, dobbiamo, qualcosa. Chi per un verso, chi per un altro.

UX on the Sofà di Maria Cristina Lavazza

Se non conoscete Maria Cristina Lavazza questa è una lacuna che dovete assolutamente colmare. Maria Cristina è l’autrice di un importante libro come Comunicare l’User experience e le utilissime UX Domino Card.

Al momento, in cui scrivo (fine giugno 2018) siamo in attesa del suo nuovo libro.

Se. invece. non volete comprare i suoi libri potete visitare il sito ufficiale di Maria Cristina Simple UX in cui è possibile trovare articoli e strumenti preziosissimi per il nostro lavoro di progettisti. Vi consiglio di andarlo a visitare!

UX on the sofà 6 Puntata

Martedì 2 giugno 2018 ho avuto il piacere di essere intervistato da UXUniversity. Per l’occasione ho parlato di architettura dell’informazione sonora, assistenza vocale, chatbot, sistemi sonori e mi sono permesso di lanciare qualche auspicio. Grazie alle domande di Maria Cristina sono venute fuori alcune cose interessanti che vorrei sottolineare.

  • Le nuove sfide dell’architettura dell’informazione non stanno più solo dentro lo schermo ma oltre lo schermo.
  • Le macchine e i programmi si stanno evolvendo. Più che di navigazione su internet in questo futuro presente dobbiamo parlare di relazioni.
  • C’è sempre più necessità di saperi trasversali per stare insieme e per comprendere la complessità.
  • La competenza dell’ascolto è una competenza da esercitare.
  • È necessaria una comunità di pratica che parli di queste sfide.
  • C’è sempre bisogno di consapevolezza.
  • È bene affrontare il futuro con cuore aperto ma con testa sulle spalle.

Due libri che consiglio

Maria Cristina mi ha chiesto di consigliare due libri. Ho scelto di non proporre libri tecnici o specifici sul tema dell’assistenza vocale. Ma proprio due libri da leggere sotto l’ombrellone che possano aprire un po’ i nostri orizzonti.

Il primo è L’inevitabile. Le tendenze tecnologiche che rivoluzioneranno il nostro futuro di Kevin Kelly.

Il secondo Cinque chiavi per il futuro di Howard Gardner.

UX on the Sofà Intervista a Toni Fontana (Audio e trascrizione)

Buon ascolto!

O buona lettura!

UX ON THE SOFA #6 – Toni Fontana e l’architettura dell’informazione sonora by UXUniversity on Scribd

UX on the sofà le puntate precedenti

Assistenza vocale senza internet: My Line

È possibile avere un assistenza vocale senza internet? È possibile bypassare lo scambio di dati e parlare direttamente ad un assistente vocale facendo una chiamata telefonica? Pare proprio di si. E pare che i call center, con tutti i loro operatori, saranno nel tempo sostituiti e diventeranno un vecchio ricordo.

A farmelo ricordare è stata Luisa Di Martino che vedo e sento, con grande piacere, sempre più incuriosita dalle sonorità. A conferma che solo una comunità di pratica può crescere più velocemente e può imparare meglio.

Luisa dice.

È assolutamente rivoluzionario nella sua semplicità! Vorrei averci pensato io!

Google Assistant

Grazie all’evoluzione di Google, oggi Google Assistant è disponibile su 500 milioni di dispositivi: smartphone, orologi intelligenti, smartspeaker, tablet, televisori intelligenti e una vasta gamma di elettrodomestici smart e automobili. Ne scrivevo riguardo al controllo vocale della domotica.

Eppure, a livello mondiale, i possessori di smartphone e di una connessione stabile sono ancora pochi. Miliardi di persone ancora non sono connessi ad internet. E la tecnologia che ancora la fa da padrone in molte zone del mondo è proprio il telefono. Il buon vecchio telefono.

My Line

In Colombia chiamando My Line, un numero di telefono che ricorda proprio Google, ossia il 6000913, è possibile effettuare una telefonata al quale risponde direttamente l’Assistente di Google. Senza la necessità di avere uno smartphone o un computer o persino Internet.

Quando una persona chiama il 6000913 riceve un saluto di benvenuto e un invito a fare qualsiasi domanda. E dunque iniziare una “conversazione” di domande e risposta.

Cainkade Studio, il sistema che ha permesso a My Line di funzionare, è connesso con Amazon, Comcast e Samsung, ed è impegnata con molte aziende più vecchie che usano l’intelligenza artificiale conversazionale per rimuovere l’attrito tra macchine e persone.

Dal lancio della My Line beta a Maggio 2018, in appena un mese sono state fatte 35.000 chiamate all’Assistente Google tramite My Line.

Il futuro è semplice e rivoluzionario

L’amministratore delegato di Cainkade, Eric Elia, ritiene che la voce abbia il potenziale di essere inclusivo rispetto ad altre forme di tecnologia.

La nostra industria tende a lasciare alle spalle persone che potrebbero non avere la possibilità di accedere alle tecnologie più recenti.

Quando abbiamo iniziato a lavorare su questo progetto, siamo rimasti sorpresi dal fatto che non esistessero già sul mercato. Era un po’ come la caratteristica mancante di Google, in qualche modo, per questo prodotto o per Amazon, e sarebbe qualcosa di carino che avrebbero offerto direttamente. Quindi siamo felici di colmare il divario, ma nel complesso questo è un settore che si evolve rapidamente.

Gli smartphone come li conosciamo oggi esistono solo da un decennio, ma tra il 2018 e il 2019 circa due terzi degli adulti di tutto il mondo dovrebbero possedere uno smartphone.

Secondo le previsioni di Zenith, società di pianificazione e analisi dei media, nel 2019 in paesi come l’Olanda o Taiwan, oltre il 90% degli adulti possiederà uno smartphone. Negli Stati Uniti la diffusione sarà al 70 percento. Mentre in Colombia, il 53% degli adulti possiederà uno smartphone.

My Line risultato di collaborazione tra pubblico e privato

My Line è il risultato di diverse collaborazioni tra privati e pubblico. Da un lato l’Assistente Google SDK, il middleware creato da Cainkade per rispondere alla chiamata e il servizio di Twilio per convertire la voce in testo.

E dall’altro lato l’agenzia MullenLowe e il governo colombiano che hanno offerto questa tecnologia ai residenti poveri o rurali.

UX Vocale

L’ho scritto anche sul blog, l‘UX Design è un cambio di paradigma e pensare alle persone durante la progettazione è una prospettiva rivoluzionaria.

Per esempio, il primo uso su vasta scala di questo servizio è stato rivolto ai rifugiati che fuggono dal Venezuela verso la Colombia a piedi. Se i test iniziali in Colombia andranno bene, la compagnia potrebbe cercare di espandere le chiamate di Google Assistant verso altre nazioni.

Continua l’amministratore delegato di Cainkade Studio, Eric Elia.

La nostra industria tende a lasciare alle spalle persone che potrebbero non avere la possibilità di accedere alle tecnologie più recenti.

My Line, invece, consente a chiunque, senza smartphone, di accedere alla potenza dell’Assistente Google su una semplice linea telefonica.

Una grande esperienza di assistenza alle persone (come ai clienti) tramite la voce può avere un impatto enorme per un’azienda o una piccola impresa.

Conclusioni

Siamo solo all’inizio del viaggio. L’assistenza vocale è tra di noi e non è più una tecnologia passeggera. Ci saranno ancora altre storie avvincenti e innovative che stiamo appena iniziando ad immaginare.

La cosa mi entusiasma molto. Anche pensando ai tre anni di questo blog, quando questa diffusione era davvero solo immaginata.

Insomma, pare che sia vero l’adagio: se puoi immaginarlo lo puoi realizzare!

Festival balli popolari

I festival dei balli popolari sono dei grandi meeting di ragazzi che si riuniscono per ballare e divertirsi in modo sano, tra danze e buona musica.

Il mio unico evento di balli popolari a cui ho partecipato  è VeneziaBalla. Un’esperienza davvero bella, appassionante e divertente.

Venezia Balla 2018

Purtroppo l’edizione 2018 non ci sarà. Lo spiega chiaramente il comunicato che si trova sull’home del sito ufficiale.

Si trattava e si tratta di un festival che ha attirato l’attenzione di musicisti e ballerini proveniente da tutta Europa. Considerato che la maggior parte delle persone sono sempre stati volontari, molte strutture non sono certo gratis.  E giustamente si avrebbe (avuto) bisogno di un sostegno sia pubblico che privato. Ma a quanto pare questo non avviene.

Un vero peccato. Confidiamo nell’ultima frase che ci da speranza.

Venezia Balla va dunque in vacanza per il 2018 ma non temete, si tratta di un arrivederci e non certo di un addio!

In assenza del Festival, vi consiglio di seguire i vari gruppi che sono presenti sul territorio veneto.

Nel sito potete trovare informazioni riguardo a:
> CORSI di danze popolari promossi dai membri dell’associazione nel territorio di Venezia, Mestre
> EVENTI & NEWS folk nei dintorni di Venezia\Mestre
> FESTIVAL VENEZIA BALLA
> Eventi nel Veneto (INFORMADANZE)
> Cos’è la DANZA POPOLARE

Folkalooonga

Non sarà certo VeneziaBalla ma lo spirito e l’organizzazione sono quelli dei gruppi di balli popolari veneziani. E quindi mi fa molto piacere che si organizzi questa Folga longa, che farà danzare per ore e ore chi ha voglia di danzare. Appuntamento il 29 settembre 2018. Tenetevi in formati seguendo la pagina facebook di cerchi nell’acqua.

Vialfrè

Vialfrè è invece il festival dei festival. Quello a cui tutti vanno o vogliono andare. Chissà, un giorno, andrò anch’io sebbene ho perso il mio allenamento e non ho più le occasioni di ballo che avevo a Venezia.

Anche in questo caso lascio parlare il sito del granbaltrad.

Il Gran Bal Trad è un festival dedicato alla danza e alla musica tradizionale, nato dal desiderio di mettere in contatto differenti modi di esprimere la danza e la musica. Si propone di offrire ai partecipanti un quadro variegato di alcuni esempi delle varie culture presenti in Europa, non dimenticando di proporre uno spaccato di tradizionale tipico della nostra Italia.

Le giornate del Gran Bal Trad si articolano in atelier di danza e di strumento al mattino e al pomeriggio, e proseguono fino all’alba con le serate di ballo su 5 grandi palchi.

Sono presenti più di 250 tra insegnanti ed artisti, provenienti da tutta Europa, impegnati ad ogni ora del giorno e della notte in atelier di danza e di strumento, concerti serali, conferenze.

Sono cinque giorni durante i quali migliaia di persone sono spettatori e protagonisti di una full immersion nella danza e nella musica tradizionali. Quest’anno il Festival si terrà dal 27 Giugno al 1 Luglio.

Calendario aggiornato Balfolk, workshop e Festival

Di festival ce ne sono abbastanza in giro. Potete essere aggiornati dal calendario del sito io ballo folk. Rudimentale come sito, ma aggiornatissimo e funzionale.

Balli popolari e balfok in Italia e all’estero

Di seguito un po’ di link utili da seguire per la vostra zona di riferimento.

LOMBARDIA

TOSCANA

PIEMONTE e VALLE D’AOSTA

FRIULI VENEZIA GIULIA

VENETO

MARCHE

PUGLIA

Eventi tutto l’anno gruppo facebook.

E le altre regioni?

Difficile tenere nota o andare a rintracciare tutti gli appuntamenti che si svolgono in Italia. Si tratta di un mondo interessantissimo ma altrettanto sommerso.

Se vorrete aggiungere la vostra regione o aggiungere qualche evento basta commentare questo articolo. Aggiornerò volentieri l’articolo.

FRANCIA

http://www.musictrad.org/concerts/index.php

http://www.tradzone.net/forum/

solo bretagna: http://www.tamm-kreiz.com/agenda.html

zona di Parigi: http://trad75.free.fr/

SVIZZERA

 http://www.danseinfo.ch/

Zoom Q4n recensione

In seguito ai miei articoli sui registratori vocali la Zoom Italia mi ha contattato per concedermi di poter provare e recensire la videocamera musicale Zoom Q4n. Ne avevo già parlato, ma in questo articolo dedicato ne parlerò in modo più approfondito e specifico. Se avete dubbi, domande riguardo la videocamera, scrivetemi per chiarirvi.

Ho tenuto in prova la Zoom Q4n per tre mesi (da metà marzo a metà giugno) a disposizione dei lettori, anche se questi non hanno fatto domande. Ce l’ho tra le mani e posso rispondere a tutte le domande che mi volete fare a riguardo. E magari faccio pure qualche video di risposta.

Perché ho scelto di recensire la videocamera Zoom Q4n?

La Zoom Q4n è sicuramente più abbordabile come prezzo rispetto alla videocamera (e sorella maggiore) Zoom Q8n. Anche se con qualche sconto e offerta, un po’ si equivalgono. Ho pensato inoltre che non sempre il massimo sia il migliore.

E poi l’ho scelta perché alcuni lettori se ne sono lamentati evidenziando alcuni difetti. Ho voluto dunque provare con mano e verificare se questi difetti sono superabili. Magari, se necessario, indicare eventuali soluzioni ai lettori. Mi pare che sia il miglior modo di rendere un servizio a chi è interessato a comprare la videocamera, senza avere brutte sorprese.

Non penso proprio che la Zoom abbia intenzione di deludere i propri clienti, così come io non voglio deludere i miei lettori.

Zoom Q4n prime impressioni

La prima cosa che mi è saltata agli occhi aprendo la scatola sono stati i due microfoni a condensatore. Sono la ragione di questo acquisto. E devo ammettere che mi sembrano molto delicati. Anche perché la voglia di toccare e giocarci è molto forte.

E così avviene. Si cerca di capire come si possono posizionare. Mi raccomando. Maneggiare con cura.

La Zoom q4n è leggerissima! Appare molto delicata. E rispetto ai fratelli registratori Zoom è più “plasticosa”. In effetti mi aspettavo un mattoncino. Non lo è. Per chi è abituato alla consistenza dei registratori zoom, in effetti, questa potrebbe essere una sorpresa.

Dispiace che all’interno della confezione non ci sia un carica batteria già disponibile. Questo va, infatti, acquistato separatamente, magari con una seconda batteria di riserva Zoom BT-02. Ad ogni modo la batteria si ricarica collegandola al proprio PC. La batteria da zero si ricarica da PC in meno di tre ore.

Zoom q4n Handy Video Recorder Product Video.

Una vera handycam video audio recorder

Una videocamera davvero portatile, piccola, maneggevole, compatta e davvero facile da usare.

Il display della Q4n, anche se molto piccolo è touchscreen anche questo molto facile da gestire. È presente una porta USB per la ricarica e per esportare i video.

La Zoom Q4n può essere utilizzata sia come videocamera ma anche come webcam. Si tratta di una opzione che ti viene data nel momento in cui colleghi con il cavo, la Zoom Q4n al PC. Oppure come solo microfono.

L’uscita video HDMI consente la connessione a televisori HD.

Zoom Q4n semplicità

Zoom Q4n è semplicissima da usare. Pochi, utili e funzionali pulsanti ti permettono di avere il pieno controllo della videocamera.

Io personalmente ho montato tutti gli accessori, ossia il porta piedistallo e la spugna antivento. Il portapiedistallo, anche senza piedistallo, aiuta a maneggiare e impugnare la videocamera come fosse una pistola. Senza il portapiedistallo, per me è stato difficili mantenere la telecamera ferma.

Consiglio questo montaggio perché per le dimensioni della Q4n è difficile da tenere in mano e si toccano spesso i microfoni. Dunque inficiando la registrazione.

Piccolo difetto, almeno nella mia, è che devo fare attenzione alla chiusura e apertura dello sportellino video. Bisogna fare attenzione.

Audio

Ho definito la handycam Zoom Q4n una videocamera musicale in quanto la sua prevalenza è la qualità audio.

L’audio dei registratori zoom è sempre il mio preferito. Bello pieno, abbastanza basso, che da il senso di profondità. A me piace. Se vi piacciono suoni più cristallini si può editare l’audio o rivolgersi ad altro. Ma se amate l’audio professionale lo Zoom è sempre una scelta poco contestabile.

I microfoni

Chi mi conosce sa che ho sempre dato risalto ai microfoni Zoom e alla possibilità di avere un audio stereo più reale possibile. E qui i microfoni rispettano la tradizione Zoom.

In quanto microfoni a condensatore soffrono il vento. Per cui è bene avere sempre la spugna o un peluche a portata di mano.

Posizione dei microfoni

Una cosa che abbiamo notato con mio fratello è stato che i microfoni sarebbero potuti essere maggiormente integrati al case.

Nel senso che i microfoni, in posizione (diciamo) zero, ossia abbassati, sporgono dal case della videocamere. Questo pone una leggera difficoltà a poggiare la videocamera in sicurezza, anche all’interno di una custodia. Per cui magari ci auguriamo che in futuro siano posizionati diversamente.

Date poi le dimensioni della videocamera mi è stato naturale, nel trasporto metterla in tasca. Anche se proprio per la questione microfoni non penso sia il posto più adatto. Per cui, è vivamente consigliato avere una custodia dove porre la videocamera.

I due microfoni incorporati di Q4n si configurano secondo diversi parametri di registrazione stereo A / B o X / Y.

Caratteristiche

Lo Zoom Q4n dispone della

  • Gestione livelli di pressione sonora fino a 140 dB SPL.
  • Guadagno automatico del microfono.
  • filtro lo-cut.
  • parabrezza in spugna.
  • ingresso audio esterno per microfoni esterni e altri dispositivi audio (jack di ingresso stereo da 1/8 “).
  • Uscita per le cuffie

L’opzione uscita cuffie è utile così come spiegato nella registrazione audio per principianti per monitorare l’audio.

Sportellino video

Lo sportellino video si regola per ogni esigenza. Si può capovolgere in modo da potersi auto riprendere.

Una grande opportunità anche per monitorare l’intero contesto video.

Zoom Q4n qualità video

La lente è luminosissima. La lente non sopporta le luci dirette. Se rivolta verso la luce anche di una piccola lampadina l’immagine si brucia. Per questo motivo penso che sia un’ottima videocamera da interni.

Questa estate proverò anche la videocamera durante i concerti e all’interno di locali, in modo da verificare l’immagine anche in condizione di luci basse.

Guarda le riprese che ho fatto durante il Giro d’Italia 2018 al passaggio da Sciacca.

Specifiche Zoom Q4n

  • Obiettivo da 160 gradi.
  • Sensore CMOS da 3/3 megapixel da 1/3 “
  • Risoluzione video fino a 2.3K (2304 x 1296) a 30 fps / 24 Mbps (3 M HD) e risoluzioni inferiori a 30 fps /
  • Schede da 5 Mbps a SDHC / SDXC (fino a 128 GB – Ho caricato il mio con una scheda da 64 GB).
  • Nove preset “Scene”.
  • Sono inclusi anche quattro livelli di zoom digitale (da -0,75 a + 1,50%).

Importante! Manca la stabilizzazione ottica.

John “JR” Robinson and the Zoom Q4n Video.

Zoom Q4 recensione

Ho cercato in giro le recensioni a questa telecamera, per verificare sul campo quanto riferito da altri acquirenti. Personalmente ho trovoato recensioni negative per il modello Zoom Q4, non più in produzione. Mentre non ho trovato recensioni negative per la versione che ho a disposizione.

Se voi lettori trovate qualcosa segnalate pure e verifichiamo insieme.

Le recensioni negative sul modello Q4 riguardavano la scarsità della qualità video. E veniva segnalato un risultato video opaco, a tratti anche granulare. Insomma, da sconsigliare anche di seconda mano.

Zoom Q4n o GoPro?

Sempre mio fratello mi chiede. Ma meglio la Zoom Q4n o la Go Pro? Io penso che sia un paragone sbagliatissimo. Le due tipologie di videocamera si rivolgono ad un pubblico diverso. Non possiamo giudicare una videocamera in se, ma in base a cosa le persone ci devono fare.

Io ho anche una go pro silver. Se ti interessa il giudizio nello specifico ne ho già parlato riguardo le telecamere che ho usato.

La Zoom Q4n è una videocamere a prevalenza acustica sonora.

La GoPro è una videocamera a prevalenza video visiva.

Anche se Zoom Q4n non ha affatto paura del video della GoPro. Con la Go Pro ci puoi andare sott’acqua con la Q4n no. La go pro ha l’audio pessimo e devi utilizzare accessori, microfoni e cavi hdmi per avere un audio decente.

Con la Zoom Q4n la video camera è già un microfono. E se vuoi usare accessori hai tutto il meglio dell’audio già disponibile.

Zoom Q4n recensione e Conclusioni

La videocamera Zoom Q4n è una video camera per interni. Da usare prettamente all’interno di abitazioni e locali. Per concerti e stadi, soffre le luci molto forti e dirette.

La sconsiglio vivamente a coloro che vogliono una videocamera per tutti gli usi o che abbiano pretese da videomaker documentarista. Anche se qualche sperimentazione si può fare e la batteria è molto limitante per uscite ed esterne.

Se sei uno youtuber o aspirante tale, è il consiglio ottimale. Hai un ottimo video e un ottimo microfono tutto in uno. Se poi vorrai fare altro puoi acquistare microfoni e nuove videocamere. Per cominciare e proseguire alla grande questa videocamera è una ottima soluzione.

Se hai domande e dubbi, fammi sapere! Provo per i miei lettori la Zoom Q4n.  Come dicevo all’inizio, la Zoom Italia mi ha concesso l’uso per tre mesi. Adesso l’ho restituita e resto a disposizione!

Donatella Ruggeri – Psicologa e UX Research

Ho conosciuto Donatella Ruggeri, ux research e psicologa, su Linkedin. Da Linkedin sto raccogliendo suggerimenti di contatto. E tra i contatti Donatella mi è sembrata molto interessante per la sua voglia di divulgazione in un ambito molto interessante.

Donatella Ruggeri si occupa di UX Research ed è la fondatrice di due progetti molto interessanti secondo me. Il primo è Hafricah.net e il secondo è la settimanadelcervello.it di cui ho chiesto nell’intervista.

Ma ciò che mi ha maggiormente colpito di Donatella è l’interesse per le novità e la realtà virtuale come strumento per capire meglio il cervello umano e i nostri comportamenti.

Donatella Ruggeri UX Research

Su Linkedin Donatella si presenta come

Psicologa e comunicatrice seriale, nel 2007 ho fondato un sito di divulgazione neuroscientifica. Da clinica mi occupo di prevenzione dei disturbi cognitivi, riabilitazione neuropsicologica, da imprenditrice promuovo l’innovazione in ambito sanitario e sociale. Partner dell’americana Dana Foundation, dal 2016 coordino la Settimana del Cervello in Italia. Appassionata dei social e dalle nuove tecnologie, studio il comportamento e le personalità degli utenti sul web nell’ambito della User Experience.

Intervista a Donatella Ruggeri

Come sei venuta a contatto con l’User Experience, ce lo racconti?

Con la UX sono venuta a contatto – senza saperlo – durante il primo esame dell’università, Psicologia generale. Solo un paio di anni fa però ho incontrato uno UX designer. Ricordo di aver trovato illuminante e vagamente familiare ciò che diceva riguardo l’usabilità. Quando spinta dalla curiosità ho approfondito, ho scoperto di aver già nella mia libreria uno dei fondamenti della UX, La caffettiera del masochista di Don Norman, su cui avevo studiato le regole percettive e cognitive che stanno alla base delle nostre interazioni con gli oggetti della vita quotidiana.

Ho avuto la possibilità di iniziare a mettere in pratica le conoscenze in un continuo processo di affinamento by doing grazie al gruppo con cui lavoro adesso, iDIB, composto da designer (UI e UX), developer e researcher. Con loro ho potuto sperimentarmi in progetti molto grandi e già avviati ma ho potuto mettermi in gioco anche nella progettazione di un’esperienza d’uso from scratch, a partire dal primo contatto col committente.

Dalla psicologia alla UX Research, un passaggio naturale?

Secondo me di più: quasi un sodalizio inconsapevole. Uno psicologo è uno UX designer in potenza, ha tutte le conoscenze e gli strumenti di analisi, conosce la metodologia della ricerca, i principi che stanno alla base dello user testing e delle interviste, il metodo osservativo, la comunicazione efficace e non tecnica; è in grado di provare empatia e mettersi nei panni dell’altro con atteggiamento non giudicante; conosce la psicologia cognitiva e il funzionamento psicologico tipico.

Non a caso, nei corsi per UX designers sono molte le ore di insegnamento della psicologia, di aspetti che per uno psicologo sono fissati e consolidati da anni di studio e di lavoro sul campo, anche con i pazienti.

Contrariamente a quanto si creda, la psicologia e le neuroscienze che sono nello specifico il mio settore sono lo studio della normalità, del funzionamento psicologico e cognitivo sano. Va da sé che quando c’è da mettersi nei panni dell’utente, capire come pensa, quali sono le cose che provocano frustrazione, quali le aspettative, lo psicologo parte con una solida base.

Qual è la tua “giornata tipo” professionale?

La cosa bella è che la giornata tipo non esiste. L’unica routine è il caffè dopo pranzo, per il resto il lavoro è liquido e si adatta ai progetti, ai clienti, alle riunioni. Non manca mai il confronto col gruppo di lavoro o la lettura di un articolo di approfondimento su una nuova scoperta o tecnologia.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

La ricerca, in assoluto. È un ambito che ha sempre destato la mia curiosità e che mi dà modo di orientarmi nell’analisi di un problema e nel prendere decisioni. La prima cosa che mi viene in mente quando ho davanti qualcosa di nuovo: cosa sappiamo già, come lo abbiamo scoperto, dove lo abbiamo studiato, su chi, partendo da quali ipotesi? Come possiamo perfezionare i risultati? Ci sono domande migliori da porre?

Dalle neuroscienze alla UX, la ricerca consente di capire come funzioniamo in relazione a un compito. Quello che nei laboratori si studia a livello molecolare con la risonanza magnetica funzionale, in UX si studia nella sua complessità comportamentale e di pensiero con gli user test, le interviste, l’osservazione.
Una delle cose più interessanti è che la ricerca restituisce anche risultati controintuitivi ai quali non si sarebbe mai arrivati se non si fossero messe in dubbio quelle che all’inizio erano le proprie credenze – o assumption per usare un termine che fa molto UXer :-D.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

La cassetta degli attrezzi di uno ux designer che si rispetti è sempre zeppa di moltissimi tool… ed è sempre in continua evoluzione: alcuni tool vanno via e molti altri si aggiungono o si evolvono.

Se nella progettazione di un’esperienza utente non posso rinunciare alla ricerca, alla cosiddetta ‘UX dedotta’ – ossia quella ricavata da articoli, libri e dallo scambio con altri professionisti – e ancora, alle personas, al card sorting, giusto per citarne alcuni, nella divulgazione i veri strumenti diventano il networking e i social (sempre intesi come fitta rete di relazioni personali e di condivisione delle conoscenze che si creano), che consentono di portare il messaggio “un po’ più in là”.

Nel tuo blog/sito hafricah.net scrivi

L’ostacolo maggiore che le persone incontrano nell’approcciarsi ad un nuovo campo è difatti la non conoscenza del lessico tecnico proprio di quella disciplina.

A che punto siete?

Da ottimista direi a buon punto. Negli ultimi anni si sono moltiplicate, anche per la necessità di arrivare al cliente, le pagine di professionisti convertiti ai social che fino a pochi anni fa credevano che una pagina Facebook avrebbe influito negativamente sulla percezione di serietà e rigore della disciplina.

Nell’epoca del personal selling, però, in cui siamo a tutti gli effetti imprenditori di noi stessi, se non riusciamo a spiegare cosa facciamo è difficile vendere la consulenza, il servizio, la terapia. Da quel che vedo, siamo a buon punto. Chi ha cambiato linguaggio sta osservando buoni risultati, chi non sta cambiando linguaggio ne sta subendo le conseguenze e non credo avrà molta scelta, se vuole restare sul mercato.

Sia che si racconti la ricerca scientifica (come provo a fare proprio su hafricah.net) sia che ci si ritrovi davanti a un cliente a esporre i risultati di uno user test, se non si riesce a comunicare con semplicità, si auto-sabota l’outcome.

Altro tuo progetto è la Settimana del cervello. Come nasce la Settimana del cervello?

La Settimana del cervello nasce da un’esperienza all’estero. Quando vivevo in Inghilterra scoprivo che senza troppi preparativi, con un incontro informale in un pub segnalato su un giornale locale, ci si poteva incontrare, informare e contaminare. Ho seguito lí per la prima volta la Brain Awareness Week.

Tornata in Sicilia ho provato nel mio piccolo a introdurre questa modalità per portare la divulgazione delle neuroscienze nel mio territorio. Con grande sorpresa nei confronti di una regione in cui un movimento tale non si era ancora creato, ho trovato non solo professionisti entusiasti di raccontare il loro lavoro ma anche pubblici curiosi di scoprire di più sul funzionamento del cervello e sulla prevenzione delle malattie neurologiche.

Ricordo di aver pensato che c’era solo bisogno di dare il La: la curiosità e la voglia di imparare o di mettersi in gioco erano ben rappresentate. Da questa esperienza ed esperimento in piccolo, la Settimana del Cervello è diventata una manifestazione nazionale che oggi coinvolge 40 persone impegnate tutto l’anno nella sua organizzazione e circa 700 professionisti che organizzano i loro eventi divulgativi a marzo.

Sei impegnata nello studio di realtà virtuale. Io mi occupo di assistenza vocale e suoni. Che ne pensi? Quanto influisce il suono nella realtà virtuale? Puoi indicare qualche studio interessante a riguardo?

Quando vediamo un film che fa paura, nei momenti di suspence, per alcuni di noi il gesto naturale è quello di tapparsi le orecchie. Quando vogliamo rilassarci, possiamo riprodurre sul nostro telefono dei suoni della natura, del mare, della pioggia, per immergerci nel momento e immaginarci altrove.

Questi sono solo due esempi di come i suoni, anche da soli, siano importanti per il senso di presenza nel mondo, per l’immaginazione, per la risposta emotiva. Nella Realtà Virtuale, se il suono non rispetta le aspettative, se non sentiamo cioè quel che ci aspettiamo di sentire in base a quel che vediamo, alla posizione del corpo, alle informazioni che ci vengono dagli altri sensi e dall’apparato vestibolare, si crea una dissonanza cognitiva che rende l’esperienza irreale e anche fastidiosa.

Perché sia percepito come autentico, il suono deve avere delle proprietà fisiche il più possibile simili a quelle reali: profondità, volume, direzione, propagazione, responsività devono essere di buona qualità e coerenti rispetto al resto dell’esperienza. L’audio è il primo fattore che contribuisce alla credibilità di una esperienza virtuale.

Un articolo piuttosto recente spiega proprio come l’audio 3D realistico sia la frontiera della Realtà Virtuale.

Da quel che ho letto per questa intervista pare che in ambito psicoterapeutico ci sia molto ottimismo sulla realtà virtuale. E così? Come la vedi? Ci sarà anche un coinvolgimento di intelligenza artificiale? Oppure lo psicoterapeuta sarà sempre umano?

L’ottimismo della psicoterapia verso la Realtà Virtuale è vero e ragionevolmente indotto dai risultati degli studi condotti fino ad ora. La vera potenzialità della tecnologia consiste nel fare immergere il paziente in una situazione realistica che resti un setting sicuro. Le applicazioni sono molteplici, vanno dall’esposizione a stimoli fobici alla riabilitazione delle funzioni cognitive dopo una lesione cerebrale.

Il coinvolgimento delle intelligenze artificiali c’è già: Woebot è ad esempio un bot che fa le veci di uno psicologo. Aiuta a tracciare i cambiamenti d’umore, fornisce dei feedback sugli automatismi che per le persone spesso sono difficili da identificare, fa una sorta di “psicoeducazione”, cioè passa delle conoscenze su come funzioniamo.

A guardare poi le applicazioni del machine learning, è stato impiegato per perfezionare le diagnosi di psicosi, Sindrome di Alzheimer, autismo, per identificare il comportamento suicidario in base alle parole usate dalla persona, per analizzare i dati della risonanza magnetica funzionale.

Diciamo che tutto ciò che può freddamente essere osservato e analizzato da un umano, può essere osservato e analizzato anche meglio da una intelligenza artificiale. Il nodo al pettine viene se pensiamo alla componente emotiva della terapia, al rispecchiamento emotivo che avviene in seduta, aspetti che restano – ancora – solo un privilegio degli esseri umani, per quanto si sia già al lavoro sulle “intelligenze artificiali emotive”.

Ho visto che hai in ballo molti progetti di sviluppo. Qualche anticipazione? Novità che puoi già raccontare?

L’ultimissima novità, prossima al lancio il 30 giugno, è l’app di riabilitazione cognitiva in Realtà Virtuale, Cerebrum (ne ha parlato qualche giorno fa anche Repubblica) : che ho creato insieme ai colleghi romani di Idego e Promind, destinata agli operatori della salute mentale.
In cantiere abbiamo già un’estensione della stessa e diverse attività di formazione e supervisione per chi non ha familiarità con la tecnologia.

Siamo poi già al lavoro per la Settimana del Cervello che nel 2019 sarà dall’11 al 18 marzo e che vedrà diverse novità rivolte, ad esempio, alle scuole.

Questa estate lanceremo due servizi confezionati dal team di ricerca, sviluppo e progettazione col quale lavoro, servizi che utilizzeranno la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale per risolvere due problemi comuni tra gli utenti, ma adesso non posso dire di più.

E per finire le ultime 3 domande più leggere, che faccio a tutti gli intervistati.

Consiglia un libro

Don’t make me think, Steve Krug. Contiene tutte quelle cose palesi e a volte un po’ ovvie che nessuno ti dice mai, alle quali non riesci ad arrivare da solo.

… un brano musicale o un cd

Al Monte, Mannarino (album)

Consiglia un film

Toys that Made us, più che un film è una serie di Netflix. Per imprenditori, designer e curiosi, è un condensato di materiale utile a crescere e a vedere come grandi marchi dell’industria del giocattolo (Barbie, Lego) sono diventati iconici e sono riusciti a superare gli inevitabili fallimenti lungo il percorso. Interessante soprattutto il modo in cui le aziende si sono adattate nei decenni restando al passo con un mercato e un cliente sempre diverso.

Ringraziamenti

Grazie ancora a Donatella per aver risposto alle mie domande e per aver dato a tutti i lettori spunti di riflessione molto interessanti. Il mondo sta cambiando e insieme ad esso il nostro cervello. Dobbiamo avere cura di persone come Donatella, che ci aiutano a capire.

Grazie e speriamo di vederci alla settimana del cervello 2019!

Servizio RAI nei confronti delle persone con disabilità

Quali sono i servizi che la RAI è tenuta ad offrire alle persone con disabilità? E quali in particolar modo ai disabili uditivi? Nel codice etico della RAI si fa riferimento alla disabilità solo in un piccolo paragrafo in cui si dice che la RAI è tenuta a

garantire uno spazio adeguato alla cultura dell’inserimento e della integrazione sociale ai disabili, con sensibilizzazione del pubblico ai problemi di disabilità e del disadattamento sociale.

A marzo 2018 però è stato firmato un contratto tra Il ministero dello sviluppo economico e la RAI in cui si obbliga il servizio pubblico ad una particolare cura alle persone con disabilità. In più punti. Il contratto è stato pubblico in Gazzetta Ufficiale n. 55 ed avrà corso per il periodo dal 2018 al 2022.

Qui di seguito ho raccolto gli articoli che riguardano le persone con disabilità, tra le quali anche le disabilità auditive per quanto riguarda la sottotitolazione.

Principi generali

La Rai assicura un’offerta di servizio pubblico improntata ai principi come rendere disponibile e comprensibile una pluralità di contenuti, di diversi formati e generi.

b) avere cura di raggiungere le diverse componenti della società, prestando attenzione alla sua articolata composizione in termini di genere, generazioni, identità etnica, culturale e religiosa, nonché alle minoranze e alle persone con disabilità, al fine di favorire lo sviluppo di una società inclusiva, equa, solidale e rispettosa delle diversità e di promuovere, mediante appositi programmi ed iniziative, la partecipazione alla vita democratica;

La Rai è tenuta a promuovere la crescita della qualità della propria offerta

Molto interessante è che la Rai è tenuta a perseguire obiettivi come raggiungere i diversi pubblici, sperimentare, promuovere l’immagine dell’Italia, promuovere impegno sociale e culturale, diffondere i valori dell’accoglienza e dell’inclusione, del rispetto della legalità e della dignità della persona.

E ancora, diffondere i valori della famiglia e della genitorialità, superare gli stereotipi di genere, garantire la tutela dei minori. E finalmente…

l) potenziare la fruibilità dell’offerta da parte delle persone con disabilità;

A tutto questo si aggiunge in fine quello di sostenere l’alfabetizzazione digitale e contribuire alla ricerca e all’innovazione tecnologica e sperimentare nuove modalità di strasmissione.

Offerta televisiva

La Rai articola l’offerta televisiva in canali generalisti, semigeneralisti e tematici, con l’obiettivo di raggiungere l’intera popolazione e il pubblico in tutte le sue articolazioni, integrando le diverse piattaforme distributive. Si occupa di, informazione generale e approfondimenti. E crea programmi di servizio, programmi culturali e di intrattenimento.

E poi si impegna a creare programmi di informazione e programmi sportivi, quali

eventi nazionali e internazionali, anche delle discipline sportive meno popolari, dello sport femminile e dello sport praticato dalle persone con disabilità, trasmessi in diretta o registrati; notiziari e rubriche di approfondimento, anche volte a divulgare i valori dello sport e i suoi risvolti sociali.

Così come programmi per Minori e opere cinematografice italiane ed europee.

Offerta multimediale

La Rai, così recita il contratto, si impegna a rendere disponibili i propri contenuti sulle piattaforme multimediali secondo le nuove modalità di consumo dei telespettatori.

La Rai è tenuta a:

rendere la propria offerta multimediale sempre più fruibile dagli utenti con disabilità, secondo gli standard prevalenti nel settore.

Offerta dedicata alle persone con disabilità

L’artico 10 è dedicato alle persone con disabilità.

1. La Rai è tenuta ad assicurare l’adozione di idonee misure di tutela delle persone portatrici di disabilità sensoriali in attuazione dell’art. 32, comma 6, del TUSMAR e dell’art. 30, comma 1, lettera b) , della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata con legge 3 marzo 2009, n. 18.

2. Ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1, la Rai è tenuta a dedicare particolare attenzione alla promozione culturale per l’integrazione delle persone disabili e per il superamento dell’handicap.

Industria dell’audiovisivo

Si continua poi con altri obblighi a cui la RAI è tenuta a dare seguito. Si chiede infatti attenzione ai ragazzi e alle ragazze offrendo prodotti televisivi che pongano la loro attenzione all’inclusione e ai portatori di disabilità, per quanto riguarda sia i contenuti sia le modalità di fruizione. E ci si augura che questo li aiuti a crescere come cittadini consapevoli, sviluppando un approccio critico, promuovendo la fiducia in se stessi, nelle proprie capacità e nella famiglia, respingendo stereotipi e rifiutando bullismo e violenza.

Sottotitolazione

La sottotitolazione è rivolta proprio alle persone con disabilità.

La Rai è tenuta a:

i) sottotitolare almeno l’85% della programmazione delle reti generaliste tra le ore 6 e le ore 24, al netto dei messaggi pubblicitari e di servizio (annunci, sigle, ecc.) nonché tutte le edizioni al giorno di Tg1, Tg2 e Tg3 nelle fasce orarie meridiana e serale, garantendo altresì la massima qualità della sottotitolazione;

ii) estendere progressivamente la sottotitolazione e le audiodescrizioni anche alla programmazione dei canali tematici, con particolare riguardo all’offerta specificamente rivolta ai minori;

iii) tradurre in lingua dei segni (LIS) almeno una edizione al giorno di Tg1, Tg2 e Tg3, assicurando la copertura di tutte le fasce orarie;

iv) assicurare, entro ventiquattro mesi dalla pubblicazione del presente Contratto nella Gazzetta Ufficiale , l’accesso attraverso le audiodescrizioni delle persone con disabilità visiva ad almeno i tre quarti dei film, delle fiction e dei prodotti audiovisivi di prima serata e ad avviare forme di sperimentazione per favorire l’accesso dei medesimi all’offerta degli altri generi predeterminati;

v) estendere progressivamente la fruibilità dell’informazione regionale;

vi) assicurare l’accesso delle persone con disabilità e con ridotte capacità sensoriali e cognitive all’offerta multimediale, ai contenuti del sito Rai, del portale Raiplay e dell’applicazione multimediale di Radio Rai, in collaborazione con enti, istituzioni e associazioni che operano a favore delle persone con disabilità;

vii) predisporre un piano di intervento per sviluppare sistemi idonei a favorire la fruizione di programmi radiotelevisivi da parte di persone con deficit sensoriali;

viii) attivare strumenti idonei per la raccolta di segnalazioni relative al cattivo funzionamento dei servizi di sottotitolazione e audiodescrizione, ai fini della tempestiva risoluzione dei problemi segnalati.

Minoranze linguistiche

Infine, altra attenzione è data alle minoranze linguistiche presenti e riconosciute nel territorio italiano.

La Rai è tenuta a garantire la produzione e distribuzione di trasmissioni radiofoniche e televisive, nonché di contenuti audiovisivi, in lingua tedesca e ladina per la provincia autonoma di Bolzano; in lingua ladina per la provincia autonoma di Trento; sarda per la regione autonoma Sardegna; francese per la regione autonoma Valle d’Aosta e in lingua friulana e slovena per la regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.