Come le interfacce vocali parlano al futuro del business

A che punto sono le interfacce vocali per il business? Non molto tempo fa ho elencato i settori che saranno modificati dall’assistenza vocale. Chi si occupa di sviluppo di software aziendali sta ovviamente volgendo la propria attenzione alle interfacce conversazionali o vocali. Ed è ovvio che questo venga fatto, dato che si parla di soldi e di affari. Ormai si cerca di integrare in ogni dove l’assistenza vocale.

Da Siri a Cortana, da Alexa a Google Assistant, stiamo tutti dando ordini ai nostri dispositivi.

Controlla ogni cosa con la tua voce

Secondo la società di ricerca di eMarketer, si prevede che il numero di americani che utilizzano un dispositivo con assistente vocale crescerà, già da quest’anno del 129%. Arrivando a 36 milioni di persone.

Ti presentiamo Echo Flex – Controlla i dispositivi per Casa Intelligente con comandi vocali grazie ad Alexa.

Velocità dell’interazione e facilità d’uso

La tecnologia dell’interfaccia vocale sta diventando rapidamente pervasiva, dalle auto autonome, ai frigoriferi parlati e ai mobili parlanti, insomma, alla domotica.

Le grandi aziende stanno già collaborando per rendere le interfacce vocali multi-piattaforma.

Microsoft e Amazon stanno formando una partnership per integrare meglio Cortana e Alexa. Mentre già Amazon è in collaborazione con Logitech, il che significa che puoi utilizzare Alexa in qualsiasi Ford, Volkswagen o Volvo.

Certo, non tutte le aziende vogliono collaborare con quelle grandi. Alcuni desiderano mantenere un controllo sulle interazioni con i clienti. Cisco, per esempio, non vuole cedere alla collaborazione; e lavora a Cisco Spark Assistant. E Cisco non è la sola.

Le assunzioni basate sulle competenze. In America

Molte aziende americane, soprattutto quelle del mondo del lusso, stanno premendo l’acceleratore. Usano gli assistenti vocali e investono in questa tecnologia. Per cui, da un lato offrono un servizio tecnologicamente avanzato ai loro clienti, e dall’altro lato gestiscono meglio i loro magazzini.

Ma ci sono anche altri esempi. Pensiamo, per esempio, a tutti noi che abbiamo una assicurazione. Magari l’assistente vocale può avvisare che l’assicurazione sta per scadere ed offrire un rinnovo a prezzi vantaggiosi.

Tutto questo richiede da parte delle aziende assunzioni di personale competente e consapevole.

Questo per dire che le interfacce vocali per il business influenzeranno anche il mondo del lavoro.

C’è ancora tanta diffidenza

Il problema è che c’è ancora tanta diffidenza. Così come già esposto anche la scorsa settimana su Chatbot e assistenti intelligenti a lavoro. Molte persone ancora percepiscono l’assistenza vocale poco sicura. Diciamo dal lato etico e della privacy, voi sapete come la penso. E ancora dal lato tecnico progettuale ci sono dei limiti. La mancanza di contesto e persino il rumore di fondo possono interferire con i comandi vocali.

Interfacce vocali per il business

Precisione

Il “tasso di errore delle parole” è al centro della ricerca. IBM, Microsoft e Google spendono denaro e ricerca per migliorarlo. Statisticamente Google ha un tasso di errore di parola di quasi il 5%. Che poi è anche il tasso di errore umano, volendo. Solo che noi arricchiamo la conversazione con molti altri elementi.

E nonostante tutto stanno migliorando questo tasso di errore per portarlo a zero. O quasi zero.

Risparmio di tempo

La polizia canadese sta beneficiando dell’interfaccia vocale, riducendo il tempo impiegato per la registrazione dei rapporti, ridotto, a quasi l’85%. Stessa cosa per i paramedici che vengono liberati dalle loro tastiere anche con la tecnologia dell’interfaccia vocale.

È un vantaggio per la vendita al dettaglio

Mettiamo che stai acquistando un jeans e non riesci a trovare la tua taglia. Con la tecnologia dell’interfaccia vocale a portata di mano, i dipendenti potrebbero chiedere all’assistente vocale dove si trova e persino ordinare per i clienti i loro jeans preferiti.

Nel mondo che verrà ci sarà la pubblicità?

C’è una domanda che in pochi si stanno ponendo. Che fine farà la pubblicità?  Almeno quella che siamo abituati a vedere negli schermi con i banner. A parte il fatto che pochissimi cliccano i banner, se non per sbaglio, probabilmente cambierà il modo di fare pubblicità.

Ci sarà la possibilità che l’assistenza vocale possa comunicare silenziosamente attraverso i display (sugli annunci di autobus, nei centri commerciali, ecc.). Potrebbero far comparire un annuncio in base alla cronologia degli acquisti recenti o a quello che indossi in quel preciso momento.

E sì, questo costringerà i marchi a creare modi migliori e più intelligenti per fare pubblicità. E con annunci più intelligenti, i consumatori si troveranno più disposti a spendere soldi, rendendolo un vantaggio per tutti. O no?

Buon futuro a tutti!

Chatbot e assistenti vocali a lavoro

Come sono utilizzati Chatbot

e assistenti intelligenti a lavoro?

Ad inizio anno è stata condotta una interessante ricerca

dove emergono alcuni elementi

interessanti che vi riporto.

Infatti, sebbene nel mondo consumer,

tra domotica e dispositivi mobile

l’assistenza vocale è abbastanza diffusa,

in ambito aziendale

questa tecnologia tarda a sfondare.

Chatbot e assistenti vocali non sono una novità

I chatbot o gli assistenti vocali a lavoro non sono affatto una cosa nuova. Già nel 1965/1966 vide la luce i primo programma di elaborazione del linguaggio naturale. Si chiamava ELIZA, svolgeva la funzione di psicologo digitale, ed era in grado di “ascoltarti” e rispondere. Anche se in modo, a volte, vago.

Oggi l’assistenza vocale, lo abbiamo visto anche su questo blog, in questi tre anni, ha fatto molta strada e nei nostri dispositivi sono presenti assistenti vocali molto potenti come Siri della Apple o Google Assistant.

Chatbot e assistenti vocali a lavoro

Ma sul mondo del lavoro a che punto sono questi assistenti vocali? Come vengono utilizzati in azienda? Quali sfide stanno raccogliendo, se le stanno raccogliendo?

Dalle interviste a 500 professionisti IT in organizzazioni in tutto il Nord America e in Europa è emerso che nelle aziende con più di 500 dipendenti.

  • Il 40% delle grandi aziende prevede di implementare i chatbots o gli assistenti intelligenti entro il 2019.
  • Il 29% delle organizzazioni ha implementato uno o più chatbot per le attività lavorative. O comunque prevede di implementarli nei prossimi 12 mesi.
  • Il 24% delle grandi aziende con più di 500 dipendenti ha già implementato uno o più chatbot o assistente intelligente AI sui dispositivi aziendali e un ulteriore piano del 16% per adottarli nei prossimi 12 mesi.

Tra le piccole e medie imprese, circa il 15% delle organizzazioni ha implementato uno o più chatbot o un assistente intelligente di IA su dispositivi di proprietà aziendale, e un ulteriore 10% pianifica di farlo nei prossimi 12 mesi.

Microsoft Cortana è l’assistente intelligente più utilizzato sul posto di lavoro

In tutte le dimensioni aziendali, Microsoft Cortana è l’assistente intelligente più popolare sul posto di lavoro.

Questi i dati. Tra le organizzazioni che hanno implementato assistenti intelligenti o chatbots AI per attività lavorative,

  • il 49% utilizza Microsoft Cortana, che è integrato in Windows 10 e
  • il 47% utilizza Apple Siri, che è integrato in iOS e macOS. Inoltre,
  • il 23% delle organizzazioni ha implementato l’Assistente Google, disponibile su vari sistemi operativi e precedentemente noto come Google Now.

Amazon Alexa, sembra avere più utilizzo tra i consumatori … almeno per ora. Tra le aziende che attualmente utilizzano i chatbots o gli assistenti AI,

  • solo il 13% utilizza Amazon Alexa. Tuttavia,
  • un ulteriore 15% delle organizzazioni prevede di implementarlo nei prossimi 12 mesi,
  • quindi i livelli di adozione potrebbero raggiungere quelli di Google Assistant nel prossimo anno.

I sistemi operativi non sono gli unici software integrati con i chatbots o gli assistenti AI. Secondo i dati,

  • il 14% delle organizzazioni utilizza i chatbots AI integrati in strumenti di collaborazione, come Microsoft Teams e Slack.
  • un altro 16% delle organizzazioni prevede di utilizzare i chatbots integrati negli strumenti di collaborazione nei prossimi 12 mesi.

Ma nonostantei rumors delle aziende che creano i propri chatbot AI personalizzati, al momento

  • solo il 2% delle organizzazioni lo ha fatto.
  • il 10% delle organizzazioni ha dichiarato di voler implementare un chatbot AI personalizzato nei prossimi 12 mesi.

Come sono utilizzati sul posto di lavoro?

Tra le aziende che attualmente utilizzano assistenti intelligenti.

  • 46 percento le utilizza per dettatura vocale.
  • il 26 percento le utilizza per supportare le attività di collaborazione del team.
  • 24 percento le utilizza per la gestione del calendario dei dipendenti. 14per cento delle aziende stanno utilizzando a scopo di assistenza ai clienti.
  • il 13 percento li sta utilizzando per assistere le attività di gestione dell’help desk IT.

Tra le Società di organizzazioni che utilizzano i chatbot o gli assistenti intelligenti risulta che

  • il 53% li sta utilizzando all’interno del proprio dipartimento IT. Probabilmente perché i professionisti IT sono i primi ad adottare e testare le tecnologie da distribuirle agli utenti finali.
  • il 23% delle organizzazioni li sta utilizzando nel proprio dipartimento amministrativo.
  • il 20% li utilizza nel proprio servizio clienti.
  • il 16% utilizza i chatbot o gli assistenti intelligenti AI nei propri reparti vendite e marketing.

Spazi di miglioramento

Le aziende che utilizzano i chatbot o  assistenti intelligenti di AI si rendono conto che ci sono ampi spazi di miglioramento.

  • il 59 percento ha affermato che le tecnologie hanno frainteso le sfumature del dialogo umano.
  • il 30 percento ha riferito di aver eseguito comandi imprecisi.
  • l 29 percento ha segnalato difficoltà nel comprendere gli accenti.
  • il 23% delle organizzazioni ha scoperto che gli assistenti intelligenti non sono in grado di distinguere la voce del “proprietario” da altri, il che può essere un problema in un ambiente di lavoro affollato.

E poi ci sono le aziende che si tengono a distanza da questa tecnologia.

  • il 50 per cento ha dichiarato di non usare queste tecnologia per mancanza di evidenze in altre aziende.
  • il 29 per cento cita preoccupazioni relative alla sicurezza e alla privacy.
  • il 25 per cento ha dichiarato che il costo dei chatbot / assistenti intelligenti di Intelligenza Artificiale è alto rispetto alle loro disponibilità.
  • il 19 percento delle organizzazioni che non li usano sono preoccupati per questa tecnologia che distrae i dipendenti a scapito della produttività degli utenti.

L’automazione

La maggior parte dei professionisti IT ritiene che chatbot e assistenti vocali a lavoro miglioreranno la vita di molte persone. L’intelligenza artificiale ​​aiuterà ad automatizzare le attività più banali.

E certo è abbastanza comune ormai trovare articoli o interviste che spiegano di come l’intelligenza artificiale si occuperà di molte attività al posto degli esseri umani. Ma da questo punto di vista i professionisti IT che hanno partecipato al sondaggio sono risultati indifferenti.

Il 40% dei professionisti IT ha affermato che l’intelligenza artificiale può sostituire i lavori di base che non richiedono creatività umana. Tra questi le persone si sentono relativamente sicuri quando si tratta del proprio lavoro. E forse questo dipende appunto dal loro tipo di lavoro che richiede abilità complesse.

Solo il 17% dei professionisti IT crede che l’intelligenza artificiale metterà a rischio il proprio lavoro.

Forza positiva

Ad ogni modo alla domanda diretta se ritiene l”intelligenza artificiale una forza positiva o negativa,  la maggioranza degli intervistati hanno risposto che si tratta di una forza positiva:

  • il 76% dei professionisti IT ritiene che l’automazione automatizzerà attività banali, consentendo più tempo per concentrarsi su iniziative IT strategiche.
  • In media, i professionisti IT credono che il 19% delle loro attività quotidiane correnti possa essere automatizzato tramite automazione intelligente.

Conclusioni

Forse una macchina può sostituire un operaio che svolge attività ripetitive tutto il giorno, e un’auto a guida autonoma potrebbe persino sostituire un tassista.

Ma è ancora lontano, forse, un robot che ripara un pc sul luogo di lavoro, determina il perché non funziona in tempi relativamente brevi, e sostituisca la memoria difettosa.

Almeno, al momento la maggioranza delle aziende non si potrebbe permettere un robot del genere. E quindi si tratta ancora di una tecnologia antieconomica.

Mancano ancora le competenze diffuse, mancano le risorse necessarie. Figurarsi che solo il  tre per cento delle organizzazioni ha una politica in atto su come utilizzare gli assistenti intelligenti, chatbot o altre forme di intelligenza artificiale, e solo l’1 per cento delle organizzazioni offre formazione dei dipendenti su come utilizzare l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro.

E questo ci dice anche quante aziende credano in questo futuro.

Quali investimenti su chatbot e assistenza vocale a lavoro?

I risultati, poi si concludono mostrando che circa un quarto delle organizzazioni prevede di investire nella tecnologia AI nel 2018. E di questi.

  • il 18% delle organizzazioni prevede di spendere $ 10.000 o meno per la tecnologia AI nel 2018,
  • il 7% intende spendere più di $ 10.000.

Le cifre sono leggermente più alte tra le grandi imprese,

  • il 10% prevede di spendere più di $ 10.000.

Ma ovviamente questo non significa che non investiranno in tecnologia. Molto probabilmente i loro investimenti vanno soprattutto verso le tecnologie esistenti in cui assistenti vocali e chatbot possono essere già integrati.

Molta intelligenza artificiale infatti viene utilizzata già per l’elaborazione dei dati e gestione di automatismi semplici.

La tendenza

L’adozione di chatbot e assistenti vocali a lavoro è in aumento nel mondo. Ma non ci sono ancora evidenze di sistemi completamente autonomi. Ossia, la macchina ha bisogno ancora, in certa misura e per determinati compiti, di un supervisore umano.

Che la macchina sia completamente autonoma è qualcosa che vedremo nei prossimi anni.  Ma molti professionisti ritengono che ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Il blog sarà qui a sentire per voi!

Metodologia di sondaggio.

Il sondaggio da cui sono stati estratti le percentuali che riporto in questo articolo è stato condotto da Spiceworks nel marzo 2018 e ha coinvolto 529 intervistati dal Nord America e dall’Europa. I professionisti IT sono stati scelti tra milioni di professionisti ma si sono scelti anche in base alle  dimensioni aziendali. Per cui si sono presi professionisti anche di piccole e medie imprese. I settori di provenienza sono anche vari, assistenza sanitaria, organizzazioni non profit, istruzione, governo e finanza.

Migliori casse bluetooth impermeabili

Quali sono le migliori casse bluetooth impermeabili? Chissà! Avevo già parlato di bluetooth Speakers e Auricolari e per l’occasione di alcune casse testate da amici miei. E non stiamo certo parlando di altoparlanti e casse di migliaia di euro. Le piccole casse bluetooth che elenco di seguito costano poche decine di euro, sono impermeabili all’acqua e utili d’estate.

Di queste casse, anche per quanto costano, potrete farne quel che volete. Siamo già in mezzo all’estate e fra bagni e docce frequenti ci sta poter ascoltare un po’ di musica anche quando siamo in doccia senza rischiare la pelle o il nostro impianto elettrico.

Se portate la cassa in spiaggia, ovviamente, mi raccomando, state attenti alla sabbia e rispettate i vostri vicini che magari non gradiscono la musica.

Ad ogni modo queste casse possono essere utilizzate anche d’inverno nel vostro bagno e come dicevo in piena sicurezza.

Le casse bluetooth impermeabili più vendute

Tra le più vendute e quindi più recensite ci sono.

  • La cassa Neuftech Bluetooth Altoparlante Impermeabile da Doccia – Wireless Speaker Waterproof Con Microfono Integrato per Smartphone Apple iphone 6s 6 Plus 5s 5c 4s, ed anche per Samsung Galaxy S6 Edge S5 Note 5 4 3, HTC, Mp3 Player.
  • La VicTsing Altoparlante da Doccia è una cassa bluetooth 5W Impermeabile con Ventosa e Gancio di Metallo, utilizzabile anche come speaker vivavoce con microfono integrato, per iPhone Smartphone Android Tablet e PC.
  • E infine l’Altoparlante Bluetooth 20W, VTIN Cassa Bluetooth 4.0 Portatile Impermeabile, Crashproof, Speaker Senza Fili con Incorporato Microfono e Doppia Cassa, 25 Ore di riproduzione, raggio di connessione bluettoth di 10 Metri, Ingresso Aux-in, per iPhone Smartphone Android e Tablet PC. Molto interessante!

Casse bluetooth impermeabili scelti da Amazon

Poi ci sono le casse scelte e garantite da Amazon. Tra queste le VicTsing, che abbiamo anche tra i più venduti Altoparlante da Doccia. Cassa Bluetooth 5W Impermeabile IPX5 con ventosa e gancio di metallo.

Inoltre si hanno marche blasonate come l’altoparlante Sony SRS-XB30 Wireless Portatile, Extra Bass, Bluetooth, NFC, USB, Resistente all’Acqua IPX5; e le Bose SoundLink Revolve+ Diffusore Portatile, con Bluetooth,  oppure le Bose SoundLink Color II Diffusore Bluetooth.

Luca, tramite twitter condivide la sua esperienza, consigliando le Bose Soundlink Micro. Che a questo punto, io preferirei.

Casse e diffusori impermeabili

Sfogliando e navigando si trova davvero di tutto per cui aggiungo

Bluetooth audio speakers

Non mancano poi sul mercato gli speaker. Questi si aggiungono ai sistemi audio per ascoltare musica non bluetooth. Anche in questo caso, l’amico Michele consiglia le CasseBluedio BS-3 con un ottimo rapporto qualità prezzo.

Ottimo prodotto.
Anche qualche giorno di autonomia della batteria.
Ottima fedeltà, considerato per il costo.

Giovanni, altro mio amico, che mi ha confessato di voler aprire un negozio di dispositivi consiglia invece la Cassa 4.0 Wireless Portatile Impermeabile VTIN

Aggiornamento 04/08/2018

Ti potrebbero interessare anche le casse bluetooth impermeabili.

L’ormai amico (virtuale) e lettore attento dei miei tweet, Luca Spatocco, che contribuisce con i suoi tweet al blog, consiglia la proposta AmazonBasics – Altoparlante portatile, nero.

Adattatori bluetooth audio

I modelli presenti sul mercato sono molti, come al solito. Per fortuna, in questo caso, tra i prodotti concorrenziali e quelli davvero da considerare non si ha una grossa differenza economica. Supportato anche dal parere di riviste di settore vi posso consigliare l’uso di alcuni adattatori.

Il Philips AEA2500 Adattatore Hi-Fi.

Il Logitech Audio, anche accompagnato con il Sistema di Altoparlanti, formato da Subwoofer e due Satelliti.

Il ricevitore Arcam Miniblink.

L’Adattatore Y11 della Yamaha

E il sofisticato Bose SoundTouch Wireless Link.

Inoltre è consigliato anche l’adattatore bluetooth della Sony che purtroppo non è disponibile ma di cui si possono apprezzare le specifiche sul sito della SonyMobile.

Bluetooth cuffie e auricolari

Gli auricolari in commercio sono davvero tanti. E comunque il prezzo di acquisto è sostenibile.

A darmi un parere sui dispositivi di questo genere è il mio amico Michele, che stanco di cavi e fili ha comprato due dispositivi bluetooth.

Il primo dispositivo consigliato sono le Cuffie HIPPOX. Auricolari Sportivi con Microfono a prova di rumore per palestra corsa e trekking. Sono resistenti al sudore e compatibili con iPhone 7 e dispositivi Android Samsung.
Michele mi dice.

mediamente soddisfatto.
buona qualità,
si interfaccia contemporaneamente al telefono ed all’altro dispositivo.
Per cui mentre ascolti la musica al computer e ti arriva la telefonata entro in circolo il telefono.
La durata non è eccessiva due tre ore e copre una distanza di circa 2 metri.

E la tua esperienza?

E tu? Hai esperienza di casse bluetooth impermeabili? Cosa hai acquistato? Cosa hai preso? E con quali ti trovi meglio? Aggiungi il tuo contributo nei commenti!

Precisazioni

Tengo a precisare che questo post non è sponsorizzato e non ho nessun legame con i brand di cui sopra.

Google Duplex

Google Duplex è la nuova tecnologia di assistenza vocale di Alphabet. Si tratta di un sistema di intelligenza artificiale per svolgere attività legate al mondo reale al telefono. È pensato come un servizio business ed è l’evoluzione professionale di Google Assistant.

Cos’è Duplex?

Google Duplex è una nuova funzione di Google Assistant, un sistema completamente automatizzato che effettua chiamate telefoniche a tuo nome, completo di una voce umana dal suono naturale.

Inoltre, Duplex è in grado di comprendere “frasi complesse, parole veloci e osservazioni lunghe”.

Cosa può fare?

Al momento Google Duplex è disponibile in versione beta. E non è ancora stata rilasciata per tutti gli utenti.

Ma le attività che si possono fare sono principlamente tre.

  • pianificare un appuntamento dal parrucchiere o barbiere.
  • effettuare prenotazioni presso un ristorante.
  • ottenere ore di ferie in un’azienda.

Google Duplex fa un primo tentativo sui servizi online se presenti. Altrimenti chiama telefonicamente l’azienda o il negozio per l’appuntamento.

Ti presentiamo Echo Studio – Altoparlante intelligente con audio Hi-Fi e Alexa.

Come si usa?

Essendo in fase beta i dettagli non sono molto. Ma da quanto promesso pare che si dovrà dire qualcosa del tipo:

“Chiama il ristorante XYZ e fai una prenotazione per quattro persone il venerdì sera alle 7.”

A questo punto, Google Duplex effettuerà la chiamata, parlerà con chiunque risponda al telefono al ristorante e aggiungerà l’appuntamento al calendario quando avrà completato l’operazione.

Quando potrò usarlo?

Dopo la conferenza di apertura di Google I / O l’azienda ha detto che il nuovo assistente vocale sarebbe stato lanciato nelle “prossime settimane” come beta. Cosa che però non è accaduta. Si potrebbe avere notizia di Google Duplex in questi giorni d’estate 2018 come anche in autunno.

Google Duplex non è Chrome Duplex

Chrome Duplex è il progetto della nuova interfaccia di Chrome per Android. Progetto che però non vede ancora la luce in maniera diffusa, ma che presto sarà lanciata perché permette alle persone di usare lo smartphone con una sola mano. Non male. Ma il suo nome si confonde facilmente con la nuova funzionalità di Google Assistant. Per questo motivo Google ha deciso di cambiare il nome da Chrome Duplex a Chrome Duet.

Cosa potrà fare in futuro Google Duplex?

Ancora non sono state sviluppate tutte le possibili potenzialità. Però possiamo pensare a tutte le attività di business che si svolgono al telefono. Appuntamenti, chiamate ai call center, organizzazione di viaggi e coincidenze. Questo diciamo dal lato delle persone.

Ma Google Duplex potrebbe essere utile anche ad aziende non del tutto avanzate.

Google Duplex, infatti, durante queste attività di prenotazione potrebbe pure censire e coprire tutte le informazioni mancanti online. Se infatti un ristorante non fornisce il servizio online (che è il primo tentativo di google duplex) e magari non ha esposto online gli orari di apertura, quando google duplex chiama al telefono, potrebbe ricoprire queste informazioni pubblicandole online, in automatico.

I punti fondamentali di Google Duplex

Dal GoogleBlog sottolineo i cardini di Google Duplex.

  • I sistemi telefonici automatizzati stanno ancora lottando per riconoscere parole e comandi semplici.
  • Non si impegnano in un flusso di conversazione e costringono il chiamante ad adattarsi al sistema.
  • La tecnologia Google Duplex è costruita per sembrare naturale.

Condurre conversazioni naturali

Le conversazioni umane sono un sistema molto complesso. Andarle a simulare non è cosa del tutto facile. Se vuoi approfondire anche a tal proposito ho scritto “Conversazione, assistenza vocale, linguagio e contesto dove trovi alcune considerazioni riguardo le conversazioni.

  • Ci sono diverse sfide nel condurre conversazioni naturali.
  • Quando le persone parlano tra loro, usano frasi più complesse di quando parlano ai computer.
    • Spesso si correggono a metà frase, sono più prolissi del necessario, o omettono parole e si affidano invece al contesto; esprimono anche una vasta gamma di intenti, a volte nella stessa frase, ad esempio,
  • Nel linguaggio spontaneo naturale le persone parlano più velocemente e meno chiaramente di quanto fanno quando parlano con una macchina.
  • Nelle conversazioni più lunghe, la stessa frase può avere significati molto diversi a seconda del contesto.
  • Decidere cosa dire è una funzione sia del compito che dello stato della conversazione.

Incredibilmente umano

Grazie al sistema neurale che gestisce, controlla e fa funzionare Google Duplex, l’assistente business riesce a modulare la conversazione come fosse davvero una persona. Ossia, risponde in modo automatico a domande veloci e di routine, dove gli utenti si aspettano questa velocità.

Mentre si auto rallenta su punti dove normalmente anche le persone si fermano a riflettere. In realtà Google Duplex non riflette, semplicemente, aggiunge intercalari e punti di sospensione, al suo funzionamento.

E questo lo rende quasi umano.

È … inquietante?

I giornali italiani, e a dire il vero anche quelli esteri, hanno aggiunto a questa presentazione la loro nota tragica. Ed hanno presentato la cosa come inquietante. Senza dimenticare la questione Etica.

L’idea di non sapere se stai parlando con un computer o una persona reale è incredibilmente inquietante. Da parte sua, Google ha affermato che svilupperà l’obbligo di informare quelli sulla linea che la chiamata è con Google Assistant (o Google Duplex) per la trasparenza.

Personalmente non ci trovo nulla di inquietante. Sarebbe come dire che è inquietante (o poco etico) effettuare un pagamento online tramite sistema automatico senza avere intoppi o problemi con la banca.

O quanto meno, non è più inquietante della geo localizzazione di molte app che sanno dove ci troviamo sempre; o degli incontri sessuali tramite app. Non più inquietante di Amazon o Netflix che ci suggeriscono prodotti e servizi ad ogni nostra connessione.

La questione etica di non sapere di parlare con un PC o con una persona mi sembra davvero povera.

La questione etica di cui ho già parlato Assistenza vocale ed Etica, sta altrove, sta nella testa di chi progetta la tecnologia, nei mostri che abbiamo dentro, sta nelle risposte che vengono date. Non certo nella facilità d’uso dello strumento.

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Privacy

Semmai la questione etica sta nella possibilità che il sistema ha di registrare dati sensibili durante la chiamata. Ma a questo abbiamo rinunciato in diverse situazione e con molte applicazioni.

E forse dati gli sviluppi come il GDPR è un problema più legale che etico.

Una tecnologia non ancora matura

Anzi, la tecnologia non è affatto matura. Nel senso che è vero che Google Duplex telefona al parrucchiere o al ristorante. Ma è anche vero che fa solo questo, per il momento, in modo naturale. Per tutto il resto c’è Google Assistant. Che, almeno nella versione italiana, deve ancora lavorare.

Certo, Google non ha fornito e non vuole fornire la metodologia di apprendimento dell’assistente. Ossia si rifiuta di specificare se ha avuto il consenso a registrare le chiamate. Ma, appunto, questa è più una questione legale, più che etica.

Google evidentemente non si aspettava che il progetto fosse così controverso. L’intento era quelo di sorprendere, tanto che qualcuno sospetta pure che si sia trattato di una simulazione non vera.

Di sicuro ha sorpreso. Perché, se funziona davvero, questa tecnologia rappresenta il culmine di anni di lavoro sull’apprendimento automatico. Ma Google non ha pensato alle conseguenze. Ed evidentemente il mondo non è ancora pronto a Google Duplex.

Buon compleanno 2018

Buon compleanno! Caro blog Architettura dell’informazione sonora, buon compleanno! E auguri anche a voi, cari lettori! Che senza di voi non avrebbe alcun senso scrivere per tre anni ogni lunedì su un tema di nicchia come l’architettura dell’informazione e l’assistenza vocale.

Oggi il blog compie tre anni pieni, densi, veramente compiuti. 3 luglio 2015 – 3 luglio 2018.

Tre anni di blogging

Questi tre anni non so se sono passati troppo velocemente o troppo lentamente. Ma ci sono voluti tutti. Tre anni per superare tutte le difficoltà che il web pone, per guarire dalle ferite che il tempo e la vita infliggono. Tre anni per avere intorno, sul web, un gruppo di persone che ti segue, ti legge e ti vuole pure bene. E questo riscalda davvero il cuore.

Ve lo dico con sincerità. Alcune vicende private mi hanno bastonato a dovere. Questo blog mi ha salvato da tante situazioni. E soprattutto mi ha fatto vedere il mondo con occhi diversi. Ve l’ho sempre detto e lo ripeto. Questo blog mi ha insegnato tante cose e spero di restituire quanto mi è stato dato.

Architettura dell’informazione come rivelazione

Non so se sono riuscito in questi anni a trasmettere tutte le potenzialità dell’architettura dell’informazione. Cioè non so se si capisce quanto dell’architettura dell’informazione c’è in questo blog. Non so se sono riuscito a convincere qualcuno a studiare, o quanto meno, ad avvicinarsi alla disciplina.

Dalla profonda provincia in cui vivo è sempre una sfida. Chi mi segue sa che per me l’architettura dell’informazione è stata fin dal primo giorno una rivelazione. Divulgare ad altri questo messaggio per me era e resta qualcosa di importante. Un cambio di paradigma.

A volte dispiace non essere riusciti a spiegarlo al meglio. Qualcuno ha frainteso, qualcuno mi ha odiato. Io ho fatto solo il mio lavoro. Ho seguito il consiglio di persone più esperte di me; ascoltato tutti i maestri della disciplina. Ho detto e dico la mia con umiltà e dedizione.

Assistenza vocale e architettura dell’informazione

Il mondo sta cambiando e in questo cambiamento ci sono e ci saranno gli assistenti vocali.

Penso che questa tecnologia oltre lo schermo sia la nuova sfida dell’architettura dell’informazione. L’ho detto più volte. L’organizzazione dello spazio dentro uno schermo ormai è talmente standardizzato che il lavoro di un architetto dell’informazione non può più essere, solo ed esclusivamente, quello di organizzare le informazioni dentro il web.

Abbiamo il compito di organizzare le relazioni e le connessioni in un nuovo universo spazio temporale che è onlife. Abbiamo il profondo compito di far emergere sensi, significati, comprensioni. In un mondo sempre più complesso, qualcuno direbbe ipercomplesso, c’è estremo bisogno di architettura dell’informazione.

In questi tre anni ho cercato di parlarne il più possibile. A volte (ma anche adesso) mi sembra di ripetermi, di dire cose banali. Mi auguro di no.

Cambiamento e nuove sfide

Ultimamente penso che il cambiamento sia sopravvalutato. Cambiare significa provocare un terremoto nelle nostre vite. Cambiare vita, città, cambiare abitudini. A parole sembra una cosa facile. Ma nei fatti è dura.

Ed, infatti, nei fatti nessuno vuole cambiare. Nessuno cambia veramente. Cambiare significa mettere in discussione le nostre certezze. Quando arriva il cambiamento, il terremoto, a ricostruire tutto quello che crolla ci vuole tempo.

Per me ricostruire è stato un lungo percorso verso l’apertura di una partita IVA. Non una scelta facile. Se non altro per la massa di persone che sconsiglia questo passo.

Se non ci fosse stato un terremoto prima non avrei mai fatto questo passo.

Toni Fontana freelance a partita IVA

Di conseguenza il blog ha subito un cambiamento profondo. Non solo grafico che è la superficie ma di obbiettivi. E quando cambiano gli obbiettivi cambiano le architetture. Come cambiano le fondamenta delle nostre idee così cambiano le strutture su cui poggiano le nostre grafiche.

L’home page è diventato il mio biglietto da visita. E il blog è stato leggermente messo da parte.

Se cambiano i bisogni cambiano le architetture. Se cambiamo le funzioni cambiano le architetture. Cambia il contesto? Cambiano le architetture. Gli obiettivi del progetto sono cambiati? E allora cambia l’architettura. Si tratta di un processo naturale.

Ho aperto una partita IVA personale e le cose sono cambiate. È cambiato il punto di vista. Si è acceso un nuovo interruttore. Già dal primo giorno i lettori sono diventati potenziali clienti. Persone che possono chiedere una consulenza.

Nuovi progetti

Il blog ha ed ha sempre avuto gli obiettivi di divulgazione della disciplina. E così ho continuato a fare. Ho riversato sul web una mole notevole di articoli ed opinioni di cui mi stupisco io stesso.

Che questa mole di contenuti fosse essenziale alla vostra vita non è detto. Ma se qualcuno ha letto e compreso meglio un determinato argomento, se si è acquisito un briciolo di consapevolezza in più rispetto al passato, allora questo blog ha assolto al suo compito e scopo.

Intanto la mia micro web agency è un traguardo davvero notevole. Anche perché i fiduciosi clienti sono sparsi tra la Sicilia, Roma e Milano. Si tratta di piccole e grandi sfide.

In autunno ci potrebbe essere una gran bella sorpresa e con qualcuno di voi lettori, ci si potrebbe vedere più spesso. Non vi posso dire di più. Ma vi terrò aggiornati!

Voi continuate a seguirmi! E ancora auguri!

Ascolta UX on the sofa #6 Toni Fontana e l’architettura dell’informazione sonora.