Google Home non ha paura di Halloween né di Alexa. E tu?

Google, quasi in corrispondenza del lancio di Amazon Alexa Italia e della festa di Halloween, lancia il suo attacco commerciale attraverso il suo smartspeaker.

Google, infatti, ha da tempo lanciato il suo smartspeaker Google Home. Ma non ha spinto più di tanto nella comunicazione e divulgazione dello strumento.

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Caro amico ti scrivo…

Personalmente vedo Google come uno strano essere vivente. Grande e grosso come un elefante ma dall’astuzia di un ghepardo. Una specie di grosso T-Rex o lndominus rex creato in laboratorio per l’ultima puntata di Jurassic World.

Google sa di essere grosso, ma molto grosso. E sa che ogni passo che fa ha una eco rilevante sul web e sulle nostre vite. Così come pesante sarebbe un errore o un passo falso.

Ed è per questo motivo che quando Google, Mister Google in persona, invia una mail lo fa con molta cura e attenzione. Certo, qualche traduzione alla google translate potrebbe essere evitata. Ma qui non parliamo del dettaglio, qui parliamo di un movimento se non globale, almeno nazionale e internazionale. Non oso immaginare il numero di mail che viene inviato in contemporanea.

Ed in questo senso, Google non sta intasando le nostre mail con i suoi messaggi. Al momento, personalmente, da marzo 2018, ne ho appena ricevute 7, compresa quella di questi giorni.

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Cosa chiedere a Google Assistant per Halloween?

Cosa ci scrive Google? Principalmente Google ci sta educando. Ci insegna, senza troppa pressione, quello che possiamo chiedere e come lo dobbiamo chiedere. Impareremo, in modo quasi inconscio, ma impareremo. Anzi, impariamo.

Google Home si presenta in modo divertente. Come l’assistente da brividi, vista l’occasione.

Festeggia Halloween insieme al tuo Assistente Google.

Inizia dicendo: “Ok Google”
” Spaventami”
” Raccontami una storia di paura”
” Da cosa ti travesti per Halloween?”

E prosegue poi con gli inviti commerciali al proprio store.

Ancora senza costume? Niente paura!
È spaventosamente semplice prepararsi per Halloween con l’Assistente Google

” Scrivi a Martina da cosa ti travesti?”
” Dov’è il negozio di costumi più vicino?”
” Ricordami di comprare un costume alle 17.00″
” Aggiungi i trucchi alla lista della spesa”
” Riproduci un video tutorial sul trucco da zombie in TV”*

Prova questo sul tuo telefono

A questo punto Google “spiega” (o ci fa capire) che è connesso anche con i servizi interni al sistema di casa Alphabet, come Google Foto.

Cerchi ispirazione per il tuo costume dal passato ma non riesci a ritrovare quella vecchia foto? Ritrovala facilmente con l’Assistente Google.

” Fammi vedere le mie foto di Halloween”

Scopri di più sul tuo Assistente Google

E infine punta alla domotica, all’uso che puoi fare del tuo Google Home se lo connetti con la tua casa.

L’Assistente Google per la casa
Musica da paura per la tua festa di Halloween con Google Home. Prova a controllare contemporaneamente più dispositivi con la funzione “gruppo di altoparlanti”.

Conclusioni

Google lentamente ma sempre in modo incisivo entra dentro le nostre mail, le nostre case, le nostre abitudini per educarci all’uso dell’assistenza vocale. Ovviamente a beneficio del proprio store e dei propri interesse. Ma nello stesso tempo, questo lavoro va anche a beneficio di tutta la tecnologia che si sta diffondendo.

Piano piano, senza troppo frastuono, con tutti i limiti di una tecnologia che ha visto la luce da poco tempo, ma sempre inesorabile. Sempre più parte del nostro futuro e del nostro quotidiano.

Google Home Halloween Features 2018 Video.

Amazon Alexa parla italiano con i suoi smart speakers

Amazon Alexa arriva in Italia! Il 30 ottobre 2018 ha inizio il futuro dell’assistenza vocale in lingua italiana! Credo che sia un momento importante anche per questo blog. Perché ne ho parlato in lungo e in largo, perché dopo 3 anni in cui parlavo in modo teorico degli assistenti vocali, oggi ne posso avere uno smartspeaker reale tra le mani. Insomma, è un momento felice che bisogna festeggiare e ricordare.

Amazon poi arriva con un armamentario di smarspeaker imponente. Non uno ma 4 smarspeaker di ultima generazione, e kit di base per l’internet delle cose.

Amazon alexa italia

Chi segue il blog da più tempo sa che mi occupo di Amazon Alexa da un paio di anni. Me ne sono occupato perché l’impatto che ha già avuto negli Stati Uniti è notevole. Amazon è un ecosistema digitale importante, la sua architettura dell’informazione è presa ad esempio da molti User Experience Designer.

Amazon ci ha cambiato in questi ultimi anni. Per esempio, ha scardinato la paura che abbiamo di affidare i dati della nostra carta di credito o prepagata ad un sito internet. Ha colpito duramente le grosse catene di vendita, sta mettendo a dura prova i piccoli negozianti. E’ vero, ma sta anche lavorando al negozio del futuro e per chi vive in provincia da la possibilità di una finestra sul commercio unica.

E, da oggi, da domani, tutto questo sarà possibile farlo anche attraverso la propria voce, con Amazon Alexa Italia. Un progetto, quello di Alexa, nato per gioco e diventato, invece, il progetto di punta dell’innovazione targata Amazon.

Alexa cos’è

Per spiegare cos’è Alexa uso le parole di Amazon.

Amazon Alexa è un utile applicazione che può fornire aggiornamenti su ciò che accade nel mondo, riprodurre le canzoni preferite, a cui fare domande, creare liste ed altro ancora. Amazon Alexa si adatta e impara nel tempo, offrendo un’esperienza personalizzata.

Tiene anche in considerazione le tue preferenze di vocabolario.

Amazon Alexa Italia semplifica la connessione a diversi dispositivi della tua casa con un solo comando per ogni attività.

Smartphone o Smartspeaker?

Tra le altre cose Amazon invita a scaricare Alexa sul proprio telefonino, in modo da potersi connettere con altri che usano la stessa applicazione.

Lo scopo è quello di far entrare più persone all’interno dello stesso ecosistema.

Alexa comando vocale

Su questo blog ho scritto un paio di articoli su cosa chiedere ad Alexa, che tra l’altro sono anche comandi che puoi dare a qualsiasi assistente vocale.

Dice Amazon.

Le principali caratteristiche degne di nota sono:

  • Creare gruppi di luci intelligenti e controllare tutte le luci in una stanza con un solo comando.
  • Chiamare e inviare messaggi ai possessori di dispositivi Amazon Echo e a chiunque altro con l’app Alexa sul proprio telefono o tablet.
  • Adattarlo alle esigenze e preferenze personali.
  • Collegarsi stabilmente con i dispositivi compatibili Alexa per chiamare casa o per far sapere alla propria famiglia che è ora di cena o controllare un parente anziano.
  • Ascoltare la tua musica preferita.
  • Chiedere all’assistente di leggere le ultime notizie o gli aggiornamenti meteo (e altro).
  • Con la musica multi-room, creare gruppi di dispositivi Echo compatibili sulla stessa rete Wi-Fi per riprodurre la musica su tali dispositivi.
  • Con Smart Home, configurare i dispositivi, controllare o controllare lo stato delle luci intelligenti, serrature e termostati a casa e in viaggio.

Amazon echo

Amazon Echo è un altoparlante che puoi controllare con la tua voce, senza dover usare le mani.

Echo si connette all’Alexa Voice Service per riprodurre musica, effettuare chiamate, inviare e ricevere messaggi, cercare informazioni, notizie e risultati sportivi, darti le previsioni del tempo e molto altro. Basta chiedere.

Inoltre, Amazon Echo è un altoparlante progettato sapientemente per riempire qualsiasi stanza con un suono pieno e ricco. Grazie ai sette microfoni di cui è dotato e alla tecnologia di beamforming, è in grado di sentirti da qualsiasi direzione, anche mentre stai ascoltando della musica.

Quando vuoi usare Echo, devi semplicemente pronunciare la parola di attivazione “Alexa” ed Echo si attiverà e risponderà alla tua richiesta.

Amazon Alexa parla italiano. Ma lavora per la CIA?

Il sospetto che Alexa ci ascolti 24 ore su 24 ore è un sospetto che hanno in molti. Alexa come tutti gli altri assistenti vocali. I giornali generalisti mettono sempre il dubbio su questo aspetto. Personalmente non lavoro per Amazon o per Google, per cui non posso mettere la mano sul fuoco. Ma è una paura davvero indotta che, al momento, non ha nessun fondamento.

Le aziende come Google, Amazon, Microsoft, hanno sempre negato qualsiasi possibilità di ascolto al di là delle richieste effettuate. E se un controllo viene effettuato da queste aziende, lo fa già tracciando tutta la nostra navigazione. E se dovessero davvero ascoltare le nostre conversazioni, significa che già lo fanno sui nostri smartphone.

Tutti coloro che lavorano e raccontano questi dispositivi garantiscono all’infinito che l’ascolto da parte del dispositivo si limita al momento in cui si da il comando di accensione “Alexa” “ok Google” “Ehi Siri”. Io ci credo in buona parte perché tradire questa fiducia o affermare questo sospetto significherebbe la fine di questi dispositivi.

Chi, infatti, sopporterebbe di avere una spia in casa?

Come spegnere Amazon Echo

Amazon Alexa si può sempre spegnere.

Controlla la musica con la tua voce

Amazon ha sempre creato dispositivi massicci e ad alte potenzialità. Si veda per esempio il kindle Fire. Un tablet a tutti gli effetti con una potenza davvero incredibile. Amazon infatti non guadagna dai suoi dispositivi, ma da quello che ci fai con i suoi dispositivi. Per cui offre ad un prezzo relativamente contenuti prodotti di alta qualità.

Amazon Echo è dotato di un woofer con cavità downfiring da 63 mm e un tweeter da 16 mm con processore Dolby, per toni cristallini e una risposta dei bassi dinamica in tutta la stanza. Puoi riprodurre la tua musica preferita da Amazon Music, Spotify, TuneIn e da altri servizi musicali.

Con Amazon Music, potrai cercare musica in base all’artista o al periodo, oppure lasciare che Alexa scelga la musica per te. Gli iscritti a Prime possono ascoltare in streaming oltre 2 milioni di brani degli artisti più famosi grazie a Prime Music, senza pubblicità né costi aggiuntivi.

Con Amazon Music Unlimited, avrai accesso a oltre 50 milioni di brani, inclusi quelli più recenti, a soli 3,99€ al mese su un dispositivo Echo. Dopo aver configurato il tuo dispositivo Echo, Amazon Music Unlimited sarà disponibile in prova gratuita per 14 giorni senza dover sottoscrivere un abbonamento; dopodiché, potrai iscriverti e ottenere un periodo di uso gratuito di 30 giorni. Scopri di più.

Amazon Alexa prezzo

Alexa arriva da noi provvista già di 400 diverse skill e non solo a bordo dei dispositivi Echo, ma anche di prodotti terzi provenienti da aziende come Bose, Sonos, Harman Kardon, Jabra, Hama, NETGEAR, Huawei, Sony, Riva, Motorola, TIM e altre.

Le offerte di lancio dal 24 al 30 ottobre sono davvero impareggiabili.

Si parte dai 35,99 euro necessari per Echo Dot passando per i 59,99 di Echo, i 77,99 di Echo Spot e gli 89,99 di Echo Plus. Le consegne avranno inizio il 30 ottobre.

Amazon Alexa tutti i dispositivi disponibili

Echo Dot (3ª generazione) – Altoparlante intelligente di piccole dimensioni.

Amazon Echo (2ª generazione) – Altoparlante intelligente classico.

Amazon Echo Spot – Un altoparlante intelligente dotato del video.

Echo Dot (3ª generazione) + Amazon Smart Plug, compatibile con Alexa

Amazon Echo Spot + EZVIZ ezCube Pro IP Telecamera.

Echo Plus (2ª generazione) + Philips Hue White Lampadinada

Kit per la casa Amazon Alexa

Echo Stereo System – 2 Echo (2ª generazione).

Amazon Echo (2ª generazione) + Philips.

Sonos One, lo Smart Speaker per Ascoltare la Musica

Cuffie Bose QuietComfort 35 II Wireless con Alexa integrata.

Acquisti on-line per Alexa e la Casa intelligente: Dispositivi con Alexa integrata.

Promozione Echo da un’ampia selezione nel negozio Musica Digitale

Guida alle skill di Alexa

Le skills sono le applicazioni vocali di Alexa. Le skill permettono di attivare nuove funzionalità e contenuti che arricchiscono l’esperienza con i dispositivi Echo e con integrazione Alexa. Amazon offre la guida che trovate qui di seguito.

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Qualcuno di questi articoli potrebbe essere datato. Sto procedendo ad aggiornarli. Se vuoi contribuire e condividere la tua esperienza commenta liberamente e costruttivamente!

Controlla ogni cosa con la tua voce – Skills Amazon Alexa

 

50 comandi per Amazon Echo – Cosa puoi chiedere ad Alexa

 

Alexa Skill Blueprints: come personalizzare Alexa senza scrivere alcun codice

 

Dal Suono come quarta dimensione dell’UX Design ad Alexa

 

 

Smartphone vs Smartspeaker? Amazon sceglie Alexa

 

UX Book Club BARI: un incontro per parlare di architettura dell’informazione sonora

Come saprete, lunedì 12 novembre 2018, sono stato invitato dall’ UX Book Club BARI, per parlare di architettura dell’informazione sonora. Un incontro, organizzato insieme a Sprint Lab e Impact Hub Bari che ci ha ospitato. Per me è stata una esperienza che mi ha trasmesso tante emozioni e mi ha portato a lunghe riflessioni.

Chi continuerà a seguirmi potrà leggere nel 2019.

Comunità

Avere una comunità così attiva nel sud Italia non è facile. Come meridionali, lo dico da siciliano, non riusciamo a fare comunità, a stare insieme, a crescere e confrontarci costruttivamente. Ma soprattutto non riusciamo ad essere costanti. A Bari, invece, Bianca Bronzino (oggi anche Presidente dell’associazione Architecta per il biennio 2019-2020) è riuscita nell’impresa.

Gli incontri a Bari sono continui e periodici, sono il frutto di attivismo ed entusiasmo. Non si può non apprezzare e stimare questo impegno che coinvolge più persone. Bianca, il motore di questa comunità è riuscita a mettere insieme un bel gruppo di persone. Riesce a farle incontrare, riesce a farle sentire comunità.

Architettura dell’informazione sonora

Contesti sonori, assistenza vocale e progettazione.

Ho raccontato il percorso che ho seguito nel tempo su questo blog, sottolineando i vari passaggi che sento di dover sottolineare sempre. Contesto sonoro, consapevolezza, progettazione.

Qualcuno, più che sentir parlare di architettura dell’informazione sonora, si aspettava una qualche parte del mio corso di progettazione chatbot che avevo svolto a Roma e poi a Milano. Mi spiace ma la mia intenzione non era quella di sintetizzare ore e ore di corso.

Forse nella mia esposizione è sembrato che ci fosse poco di pratico e non fruibile nell’immediato. Che bisognava mettere le mani in pasta. Forse, alcuni concetti sono stati troppo concentrati. Ma è sempre difficile accontentare tutti, quando non si conosce il livello di cultura digitale di tutti.

Quello che mi premeva (e spero di essere riuscito nell’impresa) era instillare gocce di riflessione sul tema.

Gli strumenti

La maggior parte delle persone è interessata a conoscere come funzionano gli strumenti. Ne ho parlato con la mia amica Maria Grazia. Al mio ritorno in Sicilia ho raccontato dell’incontro, delle sensazioni e dei feedback che ho ricevuto. Lei fa la maestra di scuola elementare. Ho raccontato della predilezione delle persone per gli strumenti. E lei mi ha confermato questo distacco tra chi fa le cose e chi le pensa (e dunque le progetta). Mi raccontava, per esempio, delle volte in cui lei ha seguito corsi di formazione tenuti da pedagogisti.

Le maestre, che stanno ogni giorno a contatto con i bambini, per certi versi, non riescono sempre ad applicare ciò che la pedagogia insegna. Così come i pedagogisti spesso non comprendono certe dinamiche della classe: i problemi pratici, le mille varianti dello stare a contatto con bambini e genitori.

Eppure, ammetteva sempre Maria Grazia, non esisterebbe insegnamento senza una pedagogia, senza uno studio dei problemi dal punto di vista teoretico, psicologico e didattico. Si può essere delle brave maestre anche senza teoria, ma se si posseggono conoscenze specifiche si può essere più brave. E magari commettere meno errori.

Tra teoria e pratica

Chi fa teoria spesso si dimentica della pratica, è vero. Chi si ritrova spesso proiettato verso il futuro, si distacca dalla quotidianità. Ma solo un pensiero avanzato, solo una ricerca su sentieri sconosciuti permette (ed ha permesso) all’essere umano la sua evoluzione.

Ricordo un brano di un film dove uno scienziato raccontava di un suo folle esperimento. Lo spiegava ad un altro collega. Il collega rispondeva che quell’esperimento non avrebbe portato a nulla.

La risposta dello scienziato fu, “Si. Io l’ho dimostrato!”.

La ricerca e la progettazione, almeno a mio modo di vedere, può pure portare a risultati molto diversi da quelli che ci aspettiamo. Per questo è essenziale che ci sia. Non è mai un nulla di fatto, ma è un qualcosa che indica comunque una strada da seguire o da non seguire.

Etica ed assistenza vocale

Al solito ho fatto il mio riferimento all’Etica. E al solito il consiglio è stato quello di non occuparmene. Al solito io concordo solo in parte. Non sono io, certo, che me ne devo occupare, non sono io il nome autorevole che possa indicare la direzione. Ammesso che si possa essere da soli nell’indicare un qualcosa.

Eppure… Eppure penso che chiunque ha il dovere di porsi domande morali. E guardando al fenomeno degli assistenti vocali se scorgo un punto debole, che non tutto scorre, che qualche dubbio c’è, mi sento in dovere di metterlo in luce. Evitare l’argomento non lo troverei corretto, né tanto meno etico.

Sono disposto a rischiare di dire qualcosa in più, persino di sbagliare, piuttosto che rinunciare alla riflessioni e/o a spingere alla consapevolezza chi mi ascolta o mi legge.

Bari centro e Barivecchia

Non ero mai stato a Bari in vita mia. Quando ho chiesto dove dormire mi è stato consigliato di dormire in centro. Così ho cercato un B&B al centro, vicino al mare ed ho prenotato.

Sono stato molto contento quando ho visto questo documentario della RAI “Eroi di Strada” proprio su Bari.

La terza puntata è ambientata nella grande periferia di Bari: un viaggio per conoscere chi, piccolo o grande eroe, ce l’ha fatta. Da Libertà a San Paolo, attraversando Japigia e Carrassi, fino ad arrivare a Bari vecchia, un tempo sotto il controllo della criminalità organizzata e oggi un centro cittadino e turistico. Racconti di disagio sociale, di degrado, di una criminalità, che è ancora radicata in questi quartieri abbandonati dalle istituzioni e spesso invisibili a molti. Ma anche storie di riscatto di chi in questi luoghi è riuscito a coltivare un talento, a realizzare il suo sogno. Tra i protagonisti della puntata Ermal Meta, Renzo Rubino, Gio Sada e Vladimir Luxuria.

Alcuni romani mi avevano fatto terrorismo. “Barivecchia non è il centro di Bari. Ma è il vecchio borgo dove si riunisce la malavita dei bassifondi della città” mi dicevano.

Eppure quando sono entrato a Barivecchia, sebbene la strada fosse un po’ buia mi è sembrata subito frequentata. Ed infatti, giunto nella piazza principale ho trovato una piazza piena di locali, frequentata da ragazze e ragazzi di ogni età. Non è affatto un luogo malfamato. Anzi. È un luogo molto turistico e molto bello.

Il proprietario del B&B mi conferma le dicerie sul luogo. Ma mi racconta anche che sono 20 anni che le varie amministrazioni ci lavorano. Così come ci lavora la Polizia, l’esercito, le istituzioni. Basta farsi un giro per rendersene conto. La zona è tutta riqualificata nei minimi particolari. I turisti sono ben visti, ovunque stanno nascendo B&B e tra pizzerie e ristoranti la zona è viva.

Barivecchia è bellissima, da visitare, da vedere. Ve la consiglio!

UX Book club Bari

UX Book club Bari

Alla fine, posso dire che l’esperienza barese è stata eccezionale. Ho visitato una città splendida, che non avevo mai visitato. Ho mangiato benissimo, dormito benissimo. Visto luoghi e chiese davvero suggestive.

Infine, ho ricevuto un messaggio vocale che mi ha emozionato tantissimo. Una ragazza del pubblico che ha riflettuto su quanto esposto da me si è resa conto solo dopo dell’immenso mondo che assistenti vocali e chatbot aprono. Opportunità e pericoli. Insomma, ha preso consapevolezza. E questo, almeno chi segue il blog lo sa, non può che ripagarmi di tutte le fatiche, visto che ogni articolo è volto a questa consapevolezza. E quell’incontro questo voleva trasmettere. Attenti la questione riguarda tutti!

Grazie!

Ringrazio ancora la comunità barese e spero di rivederla anche in altre occasioni. Faccio i miei in bocca al lupo a tutti. Che il loro movimento coinvolga altre città e faccia conoscere tutte le meraviglie di uno splendido Sud Italia.

EISA Awards – I migliori dispositivi audio dell’anno

Gli EISA Awards sono un elenco dei migliori dispositivi audio/video di tutto il mondo, provati e testati dalle migliori riviste di settore. L’European Imaging and Sound Association, chiamato EISA, è, infatti, l’organizzazione, senza fini di lucro, che raggruppa le più importanti riviste europee specializzate in audio, hi-fi, home theater, video, fotografia, elettronica, auto e multimedia portatili. Ogni anno redige una classifica dei migliori dispositivi da loro testati durante l’anno.

L’associazione conta oltre 50 riviste di settore di 29 diverse nazioni. Riviste di settore che per il loro prestigio sono riconosciute da tutti gli esperti del mondo.

EISA Awards 2018-2019

In questo breve articolo presento gli EISA Awards 2018-2019, raggruppati rispetto agli “Expert Group”, che riguardano il blog e dunque l’audio.

Chi è interessato a tutti i premi, può visitare il sito ufficiale degli EISA Awards e troverà anche altro.

Ovviamente non posso dare un parere mio personale perché non ho testato questi dispositivi, né ho un negozio di vendita di alcun dispositivo. Se, però, qualche lettore ha esperienza o cognizione di qualcuno di questi dispositivi sarebbe un piacere poterlo ospitare tra i commenti o anche in un aggiornamento di questo articolo.

HI-FI EXPERT GROUP

ANALOGUE MUSIC SYSTEM 2018-2019: Pro-Ject Juke Box S2
COMPACT MUSIC SYSTEM 2018-2019: Denon CEOL N10
ALL-IN-ONE SYSTEM 2018-2019: Naim Audio per il suo Uniti Atom
WIRELESS SYSTEM 2018-2019: DALI per il modello Callisto 6C & Sound Hub
STEREO SYSTEM 2018-2019: Marantz ND8006 – PM8006
STEREO RECEIVER 2018-2019: Yamaha R-N803D
AMPLIFIER 2018-2019: Primare  I15 Prisma
BEST BUY AMPLIFIER 2018-2019: Pioneer A-40AE
HIGH-END AMPLIFIER 2018-2019: NAD M32
STREAMER 2018-2019: Pro-Ject Stream Box S2 Ultra
DAC 2018-2019: Chord Electronics Hugo 2
TURNTABLE 2018-2019: Technics SL-1200GR
LOUDSPEAKER 2018-2019: ELAC Adante AS-61
BEST BUY LOUDSPEAKER 2018-2019: Q Acoustics 3050i
SMART LOUDSPEAKER 2018-2019: Harman Kardon Citation 500
HEADPHONE 2018-2019: Sennheiser HD 660 S
HIGH-END HEADPHONE 2018-2019: Focal Clear
HI-FI INNOVATION 2018-2019: Micromega M-One M-150

HOME THEATRE AUDIO EXPERT GROUP

HOME THEATRE AMPLIFIER 2018-2019: Denon AVC-X8500H ma in Italia si trova il Denon AVR-X1400H  
HOME THEATRE RECEIVER 2018-2019: Pioneer VSX-933
HOME THEATRE SPEAKER SYSTEM 2018-2019: KEF Q Series
BEST BUY HOME THEATRE SPEAKER SYSTEM 2018-2019: Jamo S 809 HCS / S 810 SUB / S 8 ATM
HOME THEATRE IN-WALL SPEAKER 2018-2019: Focal 300IWLCR6 / 300IW6
SOUNDBAR 2018-2019: LG SK10Y
BEST BUY SOUNDBAR 2018-2019: Polk Audio MagniFi MAX
HOME THEATRE SUBWOOFER 2018-2019: SVS SB-4000

HOME THEATRE VIDEO & DISPLAY EXPERT GROUP

HOME THEATRE TV 2018-2019: Philips 65OLED903
BEST BUY OLED TV 2018-2019: Philips 55OLED803
BEST BUY LCD TV 2018-2019: TCL 55DC760
ARTIFICIAL INTELLIGENCE TV 2018-2019: LG 65SK9500
PREMIUM OLED TV 2018-2019: LG OLED65E8
PREMIUM LCD TV 2018-2019: Samsung 65Q9FN
MONITOR INNOVATION 2018-2019: Sharp Aquos LV-70X500E
BEST BUY PROJECTOR 2018-2019: BenQ W1700
PREMIUM PROJECTOR 2018-2019: Sony VPL-VW760ES

COMBINED WITH HOME THEATRE AUDIO EXPERT GROUP
EISA HIGH-END UHD BLU-RAY PLAYER 2018-2019: Panasonic DP-UB9000 series
EISA BEST BUY UHD BLU-RAY PLAYER 2018-2019: Sony UBP-X700

IN-CAR ELECTRONICS EXPERT GROUP

HEAD UNIT 2018-2019: Pioneer AVIC-Z910DAB
HIGH-END COMPONENT 2018-2019: Audison TH K2 II A Coro
SMART UPGRADE 2018-2019: Match UP 7BMW
SUBWOOFER 2018-2019: Audison APBX 10 AS
PROCESSOR 2018-2019: Helix DSP MINI
AMPLIFIER 2018-2019: Ground Zero GZPA 4SQ
DSP AMPLIFIER 2018-2019: JL Audio VX800/8i
INTEGRATION 2018-2019: Mosconi Gladen Pico 8|12 DSP

MOBILE DEVICES EXPERT GROUP

Aggiungo i mobile device su cui sono installati gli assistenti vocali. La loro potenza e qualità permette a questi di funzionare al meglio.

CONSUMER SMARTPHONE 2018-2019: Nokia 7 Plus
LIFESTYLE SMARTPHONE 2018-2019: Honor 10
BEST BUY SMARTPHONE 2018-2019: NOA Element N10
NOISE CANCELLING HEADPHONES 2018-2019: AKG N700NC
MOBILE LOUDSPEAKER 2018-2019: JBL Xtreme 2
WIRELESS IN-EAR HEADPHONES 2018-2019: JBL Endurance DIVE
ARTIFICIAL INTELLIGENCE LOUDSPEAKER 2018-2019: LG XBOOM AI ThinQ WK7
MOBILE AUDIO PLAYER 2018-2019: Pioneer XDP-02U
EISA BEST SMARTPHONE 2018-2019: Huawei P20 Pro

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Tutti i prodotti Sony 2018

Musica popolare italiana: Tunebook Neotrad Veneto

Il Tunebook Neotrad Veneto è una raccolta di spartiti musicali nata da un progetto che vuole riunire, valorizzare
e diffondere la creatività dei musicisti attivi in Veneto nell’ambito del cosiddetto balfolk.

Ho seguito il fenomeno quando vivevo a Venezia e ne sono stato fin da subito affascinato dagli ingredienti che vedono questa comunità crescere nel sottosuolo. E gli ingredienti sono la gioventù, la musica, la tradizione, l’innovazione, la capacità di riunirsi in modo sano.

Mi sono sempre stupito della poca attenzione a questo fenomeno. Da un lato lo snobbismo accademico e dall’altro il silenzio dei media, verso una comunità vera, fatta da persone vere. Per quello che mi riguarda io ho tentato, quando ho potuto, di dare visibilità a questi ragazzi.

Tunebook Neotrad Veneto

Si tratta di brani e composizioni originali, scritte e concepite appositamente per il ballo popolare, i cui autori sono tra i protagonisti in Veneto di quel vasto fenomeno conosciuto come “folk revival” che a partire dagli anni ’70 ha fatto scoprire e riscoprire in tutta Europa la musica collegata alla danza tradizionale, contribuendo ad arricchirla con nuove sonorità e melodie.

A questa iniziativa hanno partecipato 21 artisti e 7 gruppi musicali, per un totale di 46 composizioni originali. La raccolta include brani pensati per organetto, fisarmonica, pianoforte, violino, chitarra, mandola, bouzouki, clarinetto, contrabbasso, arpa
e ghironda che, naturalmente, potranno essere interpretati anche da altri strumenti. Inoltre, a molti spartiti per organetto sono state abbinate le rispettive tablature per facilitarne lettura ed esecuzione.

Tunebook Neotrad Veneto su SoundCloud

Intervista ad Alessandro Marchetti

Rieccoci. Rieccoci a parlare di Musica Neotrad con Alessandro Marchetti in particolare, ma anche con tutta la redazione che ha collaborato alla creazione di questo progetto.

Ho già scritto sui balli popolari così come ultimamente dei festival dei balli popolari dove si praticano i balli. Ed anche parlato delle sonorità dei Folk Fiction.

Tunebook Neotrad – Veneto

La prima domanda che penso doverosa, a distanza di un po’ di tempo dalla pubblicazione di questo lavoro è questa.È stato più bello il viaggio che ha portato alla luce vita questo lavoro o la sua distribuzione?

Entrambi questi momenti ci hanno regalato e continuano a darci grandi soddisfazioni. Questo viaggio è iniziato circa tre anni fa, nel 2015, e il Tunebook è uscito nel 2017, dopo due anni di intenso lavoro. Un lavoro di squadra tra noi curatori del progetto, tra i musicisti e che ha visto anche la partecipazione di tante altre persone che amano il mondo del balfolk. Tra queste non ringrazieremo mai abbastanza Maria Soffientino che ha seguito grafiche, impaginazione ed editing e Claudia Meoli che ha curato la traduzione in inglese dei testi.
Il Tunebook è stato presentato al festival Venezia Balla e siamo stati inviati a raccontare questa avventura musicale anche in Piemonte grazie all’amico Gabriele Ferrero e all’Associazione Culturale Lu Cunvent.
La curiosità e l’interesse verso questo progetto sono molto vivi e ci fanno piacere i complimenti che continuano ad arrivare.

Distribuzione del Tunebook

A proposito della distribuzione del Tunebook, come avviene?

La nostra idea è sempre stata quella di far conoscere a quante più persone possibile la musica, gli artisti, i gruppi musicali. Per questo motivo il progetto ha un sito web da cui è possibile scaricare gratuitamente la raccolta.
Abbiamo, inoltre, creato una pagina Facebook tramite la quale presentiamo i compositori e i loro progetti musicali e un account Soundcloud che permette di ascoltare alcuni brani.

Avete dei dati su quante persone stiano leggendo o utilizzando il Tunebook Neotrad – Veneto?

Non abbiamo dei dati precisi, ma sia noi che le altre persone che hanno collaborato al Tunebook ci siamo impegnati a promuovere e a diffondere questo lavoro collettivo parlandone con colleghi musicisti, appassionati di musica, ballerini e chi con noi condivide la passione per il balfolk e il neotrad. Ci piace evidenziare che il Tunebook non si rivolge solo ai musicisti; certo è una raccolta di spartiti, ma ci sono anche biografie degli artisti, descrizioni dei progetti musicali, aneddoti sui brani… c’è molto da leggere e da scoprire!

Tunebook Veneto. Il progetto

Facciamo un passo indietro. Com’è nato questo progetto e come è stato organizzato il lavoro tra voi curatori del Tunebook?

L’idea della raccolta è nata da tutti e tre in modo spontaneo e naturale: sentivamo l’esigenza di dare il via ad un’iniziativa, forse la prima del suo genere in Veneto, che documentasse e rendesse pubblica e fruibile la tanta originalità musicale espressa in ambito balfolk. Alessandro si è occupato delle comunicazioni e della definizione degli aspetti operativi del progetto; Stefano si è assunto il compito di raccogliere il materiale e di trascrivere i brani; Luciano, forte della sua esperienza come musicista e come maestro di organetto, è stato il punto di riferimento e il collegamento con molti compositori veneti.

I balli popolari

Passando dalla musica al ballo, quali sono le danze più presenti nel Tunebook, quelle per cui sono state scritte più melodie?

Naturalmente, mazurke e valzer! Ma ci sono anche molti altri balli: il circolo circassiano, la chapelloise, la bourrée, la maraichines, la polka, la scottish e anche danze venete… ce n’è per tutti i gusti e per tutti i balli!

La comunità dei balli folk e della musica neotrad è viva. Ci sono realtà ovunque. Ma una cosa che ho notato è che vive sempre una condizione clandestina. Perché, secondo voi?

Ci sentiamo di dire che non si tratta di una realtà così “clandestina”. Come dici, è anzi una comunità molto viva: ci sono tanti e importanti festival, concerti, gruppi di ballo, corsi, stage ed eventi culturali dedicati al balfolk e al neotrad.
L’interesse verso questo particolare mondo è in continua crescita e gli corrisponde un notevole fermento musicale di cui le composizioni contenute nel Tunebook sono una prova.
Recentemente è stato anche presentato un film a Cannes dal titolo “Le Grand Bal”.

Il mainstream televisivo ha riportato il ballo e la danza in auge. Vedi programmi televisivi o personaggi che creano eventi internazionali. Eppure la danza popolare, che poi è appunto popolare, non riesce ancora a coinvolgere. Che ne pensate?

Queste danze non nascono per offrire uno spettacolo, ma da un’esigenza interiore di ciascuna delle persone che vi prende parte. Le feste a ballo popolare sono occasioni di socialità in cui si incontrano persone, culture, tradizioni e grazie alle quali la tradizione stessa, lungi dall’essere considerata come una fotografia in bianco e nero, continua la sua storia anche arricchendosi di novità tanto nella danza quanto nella musica.
Inoltre, come dicevamo prima, c’è un grandissimo interesse da parte di persone di tutte le età e ciò mostra la capacità di coinvolgere ed emozionare.

Musica Neotgrad – Sentimenti ed emozioni

Come scrivete nell’introduzione al Tunebook, “Il documento che vi presentiamo ha valore sotto diversi punti di vista.” Valore di censimento dei musicisti-compositori attivi in Veneto nell’ambito del balfolk, così come valore storico e artistico. Cosa vi portate dentro di questa esperienza?

Il sentimento forse più forte è la gratitudine: per l’arte che i musicisti hanno condiviso con noi; per l’autentica dedizione di tutte le persone che con noi hanno lavorato; per tutti coloro che leggendo e suonando questa raccolta fanno vivere questo progetto.

La musica Neotrad è presente in tutta Italia. Questo Tunebook sarà replicato o imitato da altre regioni italiane? Le altre regioni italiane avranno la stessa capacità di fare comunità?

Come scriviamo nella prefazione al Tunebook, questo è il nostro auspicio: “che questo nostro primo tentativo catalizzi analoghe ricerche e raccolte anche al di là dei confini veneti per arrivare (ci piace pensarlo,
ci piace sognarlo) a dei Tunebook Neotrad di altre regioni che diano il giusto risalto e la meritata visibilità alla nuova musica per il ballo popolare nata in Italia e che possano un giorno comporre insieme un grande Tunebook Neotrad Italiano.”

Prospettive per il prossimo futuro? A quando la seconda, la terza, la quarta edizione?

Dopo tanto tanto lavoro siamo arrivati a questo primo Tunebook, ne siamo molto soddisfatti e contenti. Per ora ci viviamo il presente!
Per il futuro… Chi può saperlo? E il bello è anche questo!

Tunebook Neotrad Credits

I curatori di tunebook neotrad Veneto sono Alessandro Marchetti, Stefano Baldan e Luciano Giacometti. Ma in tanti sono stati a collaborare, oltre ai musicisti.

La socialità che caratterizza il mondo del balfolk ha innescato un un circolo virtuoso di collaborazioni che ha contribuito ad aumentare l’eleganza ed il pregio di questo progetto.

Si è potuto, così, contare sul lavoro di Maria Soffientino, che ha fatto diventare questo Tunebook oggetto della sua tesi di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Cuneo e che si è occupata di grafiche, editing e impaginazione; sulla partecipazione di Claudia Meoli, laureata in lingua inglese presso l’Università di Napoli “L’Orientale”, che ha seguito la lavorazione della raccolta fornendo preziosi consigli e che ha provveduto alle traduzioni; in questo processo di traduzione ci si è, inoltre,
potuti avvalere dell’aiuto e del supporto di Derek Stewart, i cui consigli sono stati fondamentali.

Grazie a tutti

Concludo questa intervista, come mio solito, ringraziando Alessandro Marchetti che è il mio punto di collegamento con tutta la redazione. Ma ovviamente grazie a tutti, sia per il lavoro fatto, sia per questa intervista che è stato condivisa con tutti. Grazie del vostro tempo e delle vostre risposte.

Il blog resta aperto a questo progetto, come ad altri progetti di altre regioni che vorranno raccontare la loro parte di storia. Sarebbe un vero piacere.

Un in bocca a lupo a tutti e buone danze!

“Intranet Information Architecture” di Giacomo Mason

“Intranet Information Architecture. Progettare l’architettura informativa delle intranet di nuova generazione” è il titolo dell’ultimo libro di Giacomo Mason edito da UXUniversity. La stessa per cui terrò il corso Progettare Chatbot.

Una digressione personale su Giacomo Mason

Prima di parlare del libro vorrei raccontare alcuni aneddoti personali, che in anni non sospetti, mi hanno fatto conoscere Giacomo Mason. Se non interessa, potete saltare a piè pari questo paragrafo e andare alle conclusioni che spiegano il perché reputo il libro uno strumento utile e assolutamente da acquistare.

Ma la digressione la devo fare. Perché devo a Giacomo Mason più di quanto lui stesso possa immaginare.

Giacomo Mason? Ma io lo conosco!?

Non ho mai incontrato Giacomo Mason di persona. Siamo in contatto sui social e la nostra professione ci lega. Forse ci siamo incrociati al WUD Rome 2016, ma non sono sicuro fosse lui. Fatto sta che ne sento parlare da quando mi sono avvicinato all’architettura dell’informazione. Ne ho sempre sentito parlare come un ottimo professionista, come specialista delle intranet ed ogni tanto vado a leggere il suo blog.

L’anno scorso, dopo il mio definitivo trasloco in Sicilia (trasloco composto in buona parte di libri) mi decido ad acquistare una nuova libreria e sistemare quanto raccolto nel decennio precedente.

Mi capita sotto mano uno dei primi libri che ho acquistato a Venezia nel 2008. Lo riprendo in mano con nostalgia. Perché è uno di quei libri che mi ha dato notevoli spunti; che se si fossero realizzati (a quei tempi) sarebbero stati spunti rivoluzionari. E forse la mia storia professionale sarebbe stata diversa.

Leggo il titolo. La nuova comunicazione interna. Reti, metafore, conversazioni, narrazioni”. Autori Paolo Artuso e Giacomo Mason. Aspetta! Chi? Giacomo Mason? Lo stesso Giacomo Mason che ho incontrato professionalmente anni e anni dopo? Si. Proprio lui. Vedi il caso?

Comunicazione interna

Quando iniziai ad occuparmi di Radio, l’allora prorettore alla comunicazione dell’Ateneo veneziano, il professor Umberto Collesei, voleva che mi occupassi delle notizie dell’Ateneo, facendo un lavoro di raccolta. Peccato che il mio direttore del Servizio Comunicazione la pensava in maniera completamente opposta. Ossia il mio direttore pensava che non si poteva andare in giro, bisognava restare seduti, in ufficio, per rispondere in qualsiasi momento al telefono e ricevere da seduti tutte le comunicazioni. L’ufficio non doveva mai restare scoperto.

Da questo incrocio di vedute, nacque la necessità di avere una comunicazione interna adeguata ai tempi che stavano cambiando. Ed il prescelto fui io. Io che venivo da RCS Quotidiani e che avevo visto fare comunicazione interna in modo molto diverso rispetto a quanto non veniva fatto all’università.

Come mio solito, quando mi si affida un compito, iniziai il mio protocollo di formazione continua. Uscii da lavoro ed entrai nella prima libreria che incontrai. Cercai e tra gli scaffali c’era questo libro. Devo ammettere che, allora, non mi interessarono gli autori. Il titolo era talmente eloquente. Sembrava proprio scritto per me. “La nuova comunicazione interna“. Proprio quello che dovevo fare io.

Un modo nuovo di intendere la comunicazione interna

Il libro lasciò una profonda impronta nella mia idea di comunicazione. Ed è per questo che penso di essere stato per moltissimi anni un architetto dell’informazione inconsapevole. Tra l’altro il sottotitolo mi ha accompagnato nella mia formazione professionale, fino ad oggi, tra reti, conversazioni e narrazioni, appunto. Quel libro metteva al centro le persone; i veri protagonisti della comunicazione.

Dentro quel libro trovai tanti spunti. Veniva capovolto, già nel 2008, il punto di vista della comunicazione rispetto a quanto fatto fino ad allora. Se a quei tempi, infatti, la comunicazione interna era una comunicazione dall’alto verso il basso, Artuso e Mason proponevano una comunicazione che provenisse dal basso, che coinvolgesse i dipendenti.

Erano i primi anni dell’avvento di Facebook e già qualcuno intuiva i mutamenti che sarebbero arrivati. La partecipazione delle persone alla creazione di qualcosa era (ed è ancora) idea rivoluzionaria, in epoca dove la comunicazione era verticistica, proveniente tutta dall’alto e dai vertici di governo.

Raccolsi tutti gli elementi interessanti del libro e li sintetizzai in una relazione, che (spero di ritrovare) venne in seguito lasciata in silenzio. Perché la comunicazione interna che poi mi fecero fare, in pratica, era qualcosa che non si poteva chiamare degna di questo nome.

Newsletter come comunicazione interna

Di tutto il lavoro rivoluzionario che io proponevo (o meglio, che avevo estratto dal lavoro di Artuso e Mason) di fare, non se ne fece nulla. Allora non si poteva disturbare il reparto web, figurarsi se poi si poteva chiedere di rifare tutta la intranet.

Per questo motivo il tutto si ridusse nella compilazione di una newsletter che non aveva senso, che duplicava documenti più approfonditi, diceva cose che già tutti sapevano e dunque del tutto inutile.

In teoria, si trattava di una newsletter che raccontava, in sintesi, i punti discussi e approvati dal senato accademico. Sempre in teoria, l’ufficio organi collegiali mi avrebbe dovuto passare i suoi verbali, io li avrei riscritti in forma sintetica e potabile, ripuliti dei termini legali, inserirli sul web e poi li avrei inviati ai colleghi.

In modo semplice e immediato. La newsletter sarebbe dovuta essere inviata pochi giorni dopo l’assemblea del senato accademico.

Tra il dire e il fare ci sono di mezzo le persone

Peccato che non mi furono mai concessi, da nessuno, gli strumenti per fare bene il mio lavoro. Per esempio, non mi fu mai concesso di partecipare in prima persona al Senato accademico. La direttrice dell’ufficio organi collegiali mi passava una piccola parte dei verbali. Con estrema gentilezza, come era di suo carattere, teneva per se tutto ciò che era stato elemento di discussione e di acceso dibattito. Insomma veniva censurata preventivamente una buona parte delle cose interessanti, non secondo logiche comunicative, ma secondo logiche di preoccupazioni personali.

Così io ricevevo, quando andava bene, la metà dei verbali, e quindi la comunicazione veniva già pilotata dalle impressioni della direttrice. Ma non era finita.

Prima della pubblicazione ripassavo dalla censura dell’allora direttore amministrativo, che toglieva e aggiungeva a suo piacimento. Quando andava bene. Quando andava male chiedeva conto e ragione di ciò che mancava. E mi rimbalzava agli organi collegiali.

C’erano una volta i forum

Capitava poi, che i membri di opposizione scrivessero sui loro canali (allora c’erano attivi diversi forum) quelle notizie che avevano suscitato l’aspro dibattito di cui io non riuscivo a sapere nulla.

Il che, è chiaro, mi rendeva tutto tranne che uno che si occupava di comunicazione interna. Non solo per il processo farraginoso, ma anche perché la newsletter era del tutto inutile.

Alla fine del Senato accademico i presenti parlavano di ciò che era accaduto, non con me, né con il mio ufficio. Già la sera stessa le notizie più rilevanti erano bruciate. Se a questo si aggiunge che i verbali del senato accademico venivano resi pubblici, chi era interessato trovava lì tutte le notizie.

Cioè se sei interessato a quello che viene deciso dal Senato Accademico, non ti basta il sommario. A questa mia obiezione mi veniva risposto che quei verbali erano in pochi a leggerli, mentre la newsletter la leggevano tutti. Cosa assolutamente falsa. Perché sia la newsletter sia i verbali erano letti dalle stesse persone che anzi, a maggior ragione, si facevano un’idea negativa di quella che era intesa come comunicazione interna.

Da ufficio comunicazione ad ufficio propaganda

Ovviamente non avevo voce in capitolo, era poco meno di un anno che mi trovavo in quell’ufficio e per giunta precario. Al mio direttore andava bene così, alle catena di comando andava bene così. Peccato che tutti comprendevano che la comunicazione interna non funzionava. E l’esperimento si interruppe al primo cambio di comanda. Poi fu ripreso nuovamente dopo tempo. Qualcosa fu migliorato, ma il principio era sempre lo stesso.

Anzi, proprio per quell’idea di “ufficio propaganda” che ha continuato ad avere l’ufficio, su molti aspetti, proprio l’ufficio che avrebbe dovuto sapere tutto, restava fuori da molte comunicazioni interne.

E così è continuato ad essere per anni. Le cose sono cambiate? Non penso. La catena di creazione non funzionava perché le persone non erano state coinvolte. Ed è certo che ancora oggi non lo sono.

Intranet Information Architecture

Ma adesso veniamo al libro. Giacomo Mason dice che quella comunicazione verticistica e proveniente dall’alto, che non ascolta i dipendenti, è finita. Ed, in teoria, sarebbe dovuta finire già da almeno un decennio. Almeno da quanto Mason scrisse il precedente libro. Ma dal mio vissuto non sono per niente sicuro che sia del tutto finita.

Fosse solo per il fatto che fa troppo comodo una comunicazione verticistica. E che dare la parola ai dipendenti, quando non gli chiedi mai niente, risulta troppo pericoloso. I manager di oggi, grosso modo, sono gli stessi manager di dieci anni fa. Se ancora nel 2018 parliamo di cultura digitale come del futuro, significa che l’Italia ha ancora un bel po’ di strada da fare. E se non avevano la sensibilità di ascoltare dieci anni fa, dubito che abbiano cambiato modo di fare.

Lavorare con i dipendenti

Traggo un breve brano dal libro che conferma quanto appena da me raccontato e che vale l’acquisto del libro.

C’è stata un’epoca, fino a poco tempo fa, nella quale le decisioni sui nuovi servizi dell’azienda venivano prese in stanze lontane. Il design portato avanti da inarrivabili designer, le applicazioni sviluppate in segreti sottoscala senza che nessuno conoscesse lo stato dell’arte e gli avanzamenti. Un’epoca in cui progettare un servizio significava creare un piccolo gruppo di onniscienti specialisti che avrebbero detto la prima e l’ultima parola sul prodotto che poi gli altri, mai incontrati realmente (ma in nome dei quali il gruppo, a rigore, lavorava) avrebbero dovuto usare: E che poi in effetti usavano, e poi smettevano di usare, e poi mettevano da parte con un’alzata di spalle. Quell’epoca è finita.

Oggi, per progettare un servizio, un prodotto, un’applicazione, ma anche un menù di navigazione un insieme di etichette, si lavora c’è anche a fianco con le persone che poi useranno il servizio, l’applicazione, il menù di navigazione. Lavorare con le persone significa e coinvolgerli in modo organizzato (ovvero usando tecniche di design thinking) in vari momenti del processo di design: ascolto, progettazione, verifica di quello che è stato progettato.

Quell’epoca è finita?

Quell’epoca è davvero finita? A me non risulta, anche se sarei felice di essere smentito, che quell’epoca sia finita. Non credo che i reparti di sviluppo, almeno quelli al riparo con uno stipendio fisso, si siano adeguati alle nuove e moderne metodologie. Non credo che i manager illuminati si siano moltiplicati sul suolo italico.

Se un umanista della comunicazione sogna una intranet a disposizione dei propri colleghi, l’informatico pensa a tutto il lavoro aggiuntivo e alle ore di straordinario necessarie e non pagate.

Non penso che sia sempre fatto per partito preso. Almeno lo spero. L’informatico, per definizione, sta al di là del ponte. Lo è spesso fisicamente, sempre più, lo è mentalmente. Parla un linguaggio che solo lui ha imparato e non vuole aiutare altri a comprenderlo. Se a questo comprensibile modo di essere, si aggiunge che è meglio risparmiare tempo ed energie, sapete qual è il risultato.

Comunicazione VS Informatica

Non solo. A me risulta, che lo scontro tra comunicazione e informatica è sempre in continuo divenire. Senza soluzione di sorta. Chi ha pensato di unire i due uffici ha solo provocato tensioni e depressione nei dipendenti che si vedono altrove.

Anche lo sviluppo di un sito web istituzionale risponde spesso a logiche di organigramma. Quando va bene. Quando va male è sottoposto al “Mi piace o non mi piace” di chi comanda o del figlio di chi comanda. Lo spazio sul web corrisponde spesso allo spazio di potere del dirigente di riferimento. Molte parti dei siti vengono affidati ai dipendenti che devono seguire le logiche dello sviluppatore. Anche se quelle logiche sono opposte alle logiche lavorative.

I dipendenti spesso si interfacciano con architetture dell’informazione incomprensibili. Proprio perché sono il risultato di scelte verticistiche o di singoli. Proprio perché non si riesce a fare un lavoro di ricerca, di progettazione adeguato. Non si riesce a fare un lavoro di squadra.

Certo. Nel mondo questo modo di fare è finito. Ma parlando dell’Italia, mi viene da consigliare di usare il condizionale e che sarebbe meglio dire che quell’epoca sarebbe dovuta concludersi da molto tempo. Che oggi si dovrebbe progettare e sviluppare in maniera completamente diversa e opposta rispetto al passato: le intranet, come i siti web.

Perché acquistare Intranet Information Architecture

E dunque diventa fondamentale acquistare il libro di Giacomo Mason. Primo perché penso che l’epoca delle cattive pratiche in Italia non è finita. Anche se si è fatta molta strada in questi anni. Non mi troverei qui a divulgare una cultura della comunicazione e della progettazione ormai ovvia in quasi tutto il mondo. Secondo, lo deve comprare chi vuole comprendere i meccanismi della progettazione. Come si fa, come viene fatta dai professionisti.

La lettura del libro, dunque, è una lettura fondamentale. Per estrarre le buone pratiche. Cercare di creare, nel vostro inferno di azienda, piccoli e intensi spazi di paradiso. Potrete scorgere nel vostro quotidiano le cattive pratiche svolte da enti, agenzie, ancora vecchie dentro, e da colleghi non proprio umili ed educati.

Si tratta di seguire, passo passo, il lavoro di un professionista nella realizzazione di una intranet. E con esempi pratici e reali. Un libro utile. Per tutti. Per coloro che vogliono imparare da principio, così come per coloro che hanno già esperienza in aziende private o pubbliche. E magari, per ragioni varie, non hanno la possibilità di collaborare con un professionista di alto livello come Giacomo Mason. Leggere il libro significa mettersi al suo fianco e imparare.

Allora è e sarà una vera scoperta. Che consiglio a tutti di fare.