Zoom H3 – VR – Recensione

Zoom ha appena lanciato il nuovo Zoom H3-VR. Si tratta di un registratore portatile con tecnologia ambisonic, in grado di registrare l’audio a 360° come perfetta integrazione di Video in realtà virtuale (VR, virtual reality) e realtà aumentata (AR, augmented reality).

Per le prove che ho fatto e per i risultati raggiunti, aggiungo questo registratore fra i miei registratori da consigliare.

Registrazione ambifonica

La tecnologia ambisonic è una tecnologia che è ritenuta da molti rivoluzionaria.

Per audio ambifonico si intende una tecnica surround sferica. Cioè, il suono, oltre che arrivare in orizzontale, da destra e da sinistra, aggiunge la spazialità da sopra e da sotto.

Si tratta di una tecnica utilizzata per i video 360 VR e si applica per rendere l’esperienza sonora più immersiva.

Lo Zoom H3 fa questo con una soluzione mobile e che si può portare in giro con molta facilità.

Altro vantaggio che offre il registratore Zoom H3-VR è che grazie alle 4 capsule è possibile riprendere il suono delle 4 sorgenti e decodificarlo senza utilizzare ulteriori software in post produzione.

Registrazione Binaurale

Ho parlato di registrazione Binaurale con Stefano Arciero, specialista di audio binaurale.

Stefano mi ha fatto ascoltare le registrazione con la testa Neumann KU 100. Ora non c’è da fare paragoni. La testa Neumann è un gioiello, perché riprende il suono perfettamente come lo ricevono le nostre orecchie.

Ma devo ammettere che Lo Zoom H3 sorprende perché la sensazione binaurale è molto forte. Il che, considerato il prezzo e la facilità di spostamento mobile dello Zoom H3, è davvero sorprendente.

Quindi i soldi che si spendono sono davvero ben spesi. Tanto che se non avessi già il mio Zoom H4n sarebbe davvero il mio nuovo registratore, spostandomi nella produzione di video sperimentale.

Lo Zoom H3, infatti, è rivolto alle persone che fanno video e che vogliono fare sperimentazione audio sui video.

La prima impressione

Devo ammettere che la prima impressione è stata abbastanza negativa.

Chi ha già letto il mio articolo sui registratori vocali, sa che amo tantissimo i registratori Zoom per la pienezza dell’audio, in primo luogo, ma anche per la consistenza dei suoi registratori. La Zoom produce strumenti professionali e come tali hanno un loro peso.

Cosa che purtroppo non succede per lo Zoom H3. Avevo avuto la stessa sensazione con video camera Zoom Q4n. Mi era sembrata troppo leggera. Ma evidentemente è una nuova tendenza. Il registratore Zoom H3 pesa 120 grammi appena e sembra davvero un giocattolo.

Il microfono

Come al solito il punto di forza è il microfono. Anche se la sensazione plasticosa è fortissima, il microfono con le sue capsule è quello che serve.

Il montaggio

Nella confezione si trovano due batterie, ma mi sarebbe piaciuto anche trovare una scheda micro SD, dato che è quella richiesta.

Nel senso che sarebbe bello, per questo come per altri dispositivi, trovare nella confezione tutto il necessario per attivare subito il dispositivo.

Con una scheda da 2 giga si riesce a registrare di default un’ora e tre quarti di audio.

Le batterie

Le due batterie AA durano all’incirca 24 ore di registrazione. Il che mi sembra poco.

Chissà se nelle prossime evoluzioni sarebbe possibile aumentare il numero di batterie, oppure avere batterie tipo da fotocamera.

Magari anche ricaricabili. Infatti, se c’è un difetto grosso per tutti i registratori è proprio il fatto di dover consumare una marea di batterie, che neanche si consumano mai fino alla fine. Per paura di restare a metà registrazione, senza.

Un suono pieno

Dopo questa prima impressione però, lo Zoom H3 sprigiona tutta la sua professionalità. Si tratta pur sempre di uno ZOOM.

Non possiedo attrezzatura video adeguata e la mia è stata solo una prova audio fatta in casa.

E che dire? In ambisonico il microfono H3 è ottimo. Il sopra e il sotto forse, non è chiarissimo come mi aspettavo, ma il risultato audio è bellissimo.

Lo Zoom H3 realizza un suono pieno e corposo, che da tridimensionalità ad una voce, con profondità sonore molto affascinanti.

A chi può servire lo Zoom H3

Per la produzione esclusiva di audio, forse, è un po’ troppo. Il costo del registratore non è rivolto a principianti. A mio modesto parere i registratori top di gamma della zoom bastano e avanzano.

Da youtuber, amante del bel suono, io utilizzerei anche la videocamera Q4n.

Però è anche vero che il suono qui è avvolgente. Sicuramente vedremo questo registratore tra i produttori di ASMR. Ne sono quasi certo. Anzi, chi cura l’audio in questo modo ne dovrebbe fare uso.

Ad ogni modo, lo Zoom H3 è stato pensato per lavorare in progetti video, VR, AR e MR.

Unire alle immagini questo audio migliorerà sicuramente la qualità del progetto. Ad un prezzo, per questo tipo di progetti, anche contenuto.

Scheda tecnica ZOOM H3

Zoom H3-VR può essere alimentato da due batterie AA per 24 ore.

Le quattro capsule mic registrano in ambisonica, biauricolare e stereo fino a 24 bit / 96 kHz.

Può esportare su 5.1 Surround (tramite computer) e ha una conversione A-to-B ambulatoriale integrata.

C’è un output da 3,5 mm con monitoraggio binaurale e può registrare su SDcard o streaming via USB.

È inoltre disponibile il rilevamento automatico della posizione del microfono in modo che possa essere posizionato a testa in giù, a 90 gradi, ecc. Ei metadati indicheranno il file in cui si trova il fronte e l’alto.

Supporti di registrazione

Schede compatibili con le specifiche microSD / microSDHC / microSDXC (Classe 4 o superiore)

Formati di registrazione

Ambisonics A, Ambisonics B (FuMa/AmbiX)
WAV 4ch poly (supports BWF and iXML): 44.1 kHz/16-bit, 44.1 kHz/24-bit, 48 kHz/16-bit, 48 kHz/24-bit, 96 kHz/16-bit, 96 kHz/24-bit
Stereo
WAV stereo (supports BWF and iXML): 44.1 kHz/16-bit, 44.1 kHz/24-bit, 48kHz/16-bit, 48 kHz/24-bit, 96 kHz/16-bit, 96 kHz/24-bit
Binaural
WAV stereo (supports BWF and iXML): 44.1 kHz/16-bit, 44.1 kHz/24-bit, 48kHz/16-bit, 48 kHz/24-bit

Display

LCD monocromatico da 1,25 “(96 × 64)

Sensore di movimento

6 assi (giroscopio a 3 assi, accelerazione su 3 assi)

Microfono ambisonico incorporato

4 microfoni a condensatore unidirezionale abbinati
Massima pressione sonora in ingresso: 120 dB SPL
Guadagno del microfono: +18 – +48 dB

Linea

Connettore: mini stereo da 3,5 mm
Livello di uscita massimo: -10 dBu (1 kHz, 10 kΩ di carico)

Phone out

Connettore: mini stereo da 3,5 mm
Livello di uscita massimo: 20 mW + 20 mW (in carico 32Ω)

USB

Connettore: microUSB

Funzionamento dell’interfaccia audio

Ingresso 2 in / 2 (ingresso stereo / binaurale), USB 2.0 Full Speed
44,1 kHz / 16 bit, 48 kHz / 16 bit
4 in / 2 out (ingresso Ambisonics A / FuMa / AmbiX), USB 2.0 ad alta velocità
44,1 kHz / 24 bit, 48 kHz / 24 bit

Alimentazione

2 batterie AA (alcaline, ricaricabili NiMH o al litio)
Adattatore CA (ZOOM AD-17): DC 5V / 1A (supporta l’alimentazione del bus USB)

Tempo di registrazione

I tempi di registrazione non possono essere assoluti. E sono intesi come registrazione continua. Ossia accendi e registri. Accensione e spegnimento riducono notevolmente la durata delle batterie.

I dati ufficiali sono questi.

48 kHz / 24-bit, modalità FuMa Rec
Batterie alcaline: circa 11,5 ore
Batterie NiMH (1900 mAh): circa 11,5 ore
Batterie al litio: circa 24 ore

Dimensioni

76 mm (L) × 78 mm (D) × 123 mm (H)

Guarda il video Zoom H3-VR | Benedict Green.

Nota di trasparenza

Questo articolo non è sponsorizzato. La Zoom Italia mi ha concesso di provare il registratore, per un tempo limitato, solo a titolo di prova e per darmi la possibilità di recensire al meglio lo Zoom H3 per i miei lettori.

Apple CarPlay e Android Auto

Apple CarPlay e Android Auto

sono i nuovi sistemi di CAR ENTERTAINMENT

che si trovano nelle auto di ultima generazione.

Quello che un tempo era l’autoradio, che stava in un DIN,

adesso ha il doppio dello spazio (sistema 2DIN).

Ed è un piccolo hardware che accompagna gli autisti del nuovo mondo.

Sul doppio DIN si installa un sistema operativo.

Aggiornamento 2020

Oltre ai sistemi Apple CarPlay e Android Auto, i due sistemi operativi da cui è partito questo articolo nel 2015, oggi si aggiunge il sistema Amazon di Echo Auto con assistenza vocale Alexa.

Aggiornamento Giugno 2019

iOs 13 il nuovo sistema operativo di Apple

Con questo aggiornamento Carplay subirà una rivoluzione per cui, le osservazioni e conclusioni fatte fino a marzo 2019 sono da prendere con le pinze.

Sarà mia cura aggiornare questa pagina al più presto e offrire il miglior servizio disponibile. Confido nella vostra comprensione per eventuali errori e ritardi. E se volete dare una mano, i commenti sono aperti al vostro contributo.

Siri

Apple ha svelato la nuova versione del proprio sistema operativo mobile iOs 13. Un sistema operativo pensato appositamente per un’esperienza completa con gli iPad più recenti.

Tra le novità principali sul lato audio

Siri aggiorna la propria voce che dovrebbe essere ancor più naturale e più piacevole da ascoltare. Si avvarrà dell’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Dal lato musicale supporterà le app di navigazione e musicali di terze parti e proporrà notifiche e consigli.

Il sistema sarà rilasciato a Settembre e l’assistente vocale potrà creare scorciatoie, condividere contenuti come canzoni o film e potrà integrarsi in modo più profondo con gli auricolari AirPods e Safari.

Carplay

Con il nuovo iOs 13 migliora appunto CarPlay.

Nell’home pagesaranno più disponibili più informazioni, l’applicazione dedicata alla musica sarà del tutto nuova e Siri lavorerà con Waze e con Pandora, ed occuperò meno spazio sullo schermo.

Siri e CarPlay saranno infatti integrati in modo che l’assistente vocale apple potrà effettuare suggerimenti durante la navigazione online, leggere i messaggi arrivati mentre si guida e aprire automaticamente il garage quando ci si avvicina a casa.

MotoriOnline si concentra sull’interfaccia spiegando che

  • si potranno aprire più app contemporaneamente.
  • avviare la funzione ‘non disturbare’.
  • Novità estetiche nell’ Homepage con gli angoli arrotondati.
  • Nuove visualizzazioni delle tabelle
  • Barra di stato ridisegnata.
  • Sarà possibile vedere le copertine degli album

Sinora, quando si utilizzava Apple CarPlay, era impossibile anche usare manualmente l’iPhone collegato, in quanto ogni app utilizzata sullo smartphone, veniva aperta automaticamente anche sul display dell’auto. Così venivano, ad esempio, tolte le mappe o la navigazione di chi stava guidando. Con la versione di iOS 13 non sarà più così, in quanto non ci sarà l’apertura automatica delle app dal telefono a CarPlay.

Aggiornamento Marzo 2019

Le aziende dei supporti hardware 2DIN inizialmente erano solo due. Kenwood e Pioneer. Oggi il mercato che si è allargato a dismisura. Anche aziende per lo più sconosciute ma comunque di alta qualità si sono lanciate. E sul mercato si trova di tutto. Basta fare una ricerca su internet e si trova un elenco abbondante.

Per i produttori di hardware, oggi, la vera guerra si combatte sulla possibilità o meno di permettere l’installazione di un sistema iOS o Android.

Apple Carplay

Carplay è la piattaforma di Apple dedicata all’uso dell’iPhone e all’intrattenimento in auto. E dalla presentazione ufficiale si mette subito in competizione con i navigatori satellitari.

Apple CarPlay è Il tuo copilota preferito.

È un modo più intelligente e più sicuro di usare il tuo iPhone al volante: si chiama CarPlay, e lo trovi su molti nuovi modelli di auto. CarPlay porta sul display della tua macchina le funzioni dell’iPhone che ti servono di più. Fatti dare indicazioni (mappe), telefona, invia e ricevi messaggi, ascolta la tua musica: sempre restando concentrato sulla strada. Connetti l’iPhone, e vai.

Apple è stata la prima a portare in produzione questo sistema di intrattenimento sulle auto. Anche se su una Ferrari. Per chi possiede un Apple iPhone 5S 16GB o un modello superiore come l’Apple iPhone 7 Smartphone 4G è la soluzione ideale per poter utilizzare le app di intrattenimento in macchina e aver garantita la sicurezza alla guida.

La Sicurezza, infatti, pare sia l’obiettivo principale a cui Apple non voglia, al momento, rinunciare. Infatti, non appena si collega lo smartphone al sistema, la maggior parte delle app e delle funzionalità dell’iphone vengono disattivate in automatico. In questo modo è impossibile distrarsi mentre si guida.

Per CarPlay sul mercato online si trovano il doppio DIN Pioneer SPH-DA120 Autoradio e il Sony XAV-AX100 SintoMonitor 2DIN, display da 6,4″ Touch Screen.

Acquista Sony XAV-AX100 | Modello No Dab | SintoMonitor 2DIN Senza Lettore Dvd, Display da 6.4” Touch Screen, AndroidAuto e Apple CarPlay, Bluetooth, 4 x 55W, USB (iPhone/iPod)

Siri, il punto di forza di Carplay

Uno dei punti di forza di Carplay è l’interfaccia vocale degli iPhone. Stiamo parlando di Siri, che attraverso l’uso di un microfono permette l’uso del telefono.

Siri, per chi non lo sapesse, è l’interfaccia sonora del mobile Apple. Siri ha una voce femminile e parla in modo colloquiale con l’utente Apple. Nell’immaginario americano Siri è una donna bionda, con meno di 30 anni. Siri risponde a molte domande, esegue comandi come leggere la posta, messaggi, o ancor meglio, ricercare musica sull’ Apple Music. Tra non molto, quando la tecnologia delle auto le renderà completamente autonome, pare entro 5 anni, sarà possibile chiedere anche di essere riportati a casa. Siri, in pratica, sta generando una user experience rivoluzionaria nel mondo dell’interazione (interfaccia) uomo macchina.

Siri è parte integrante del programma CarPlay. In pieno accordo con le direttive Apple, permette di non distogliere lo sguardo dalla strada e le mani dal volante.

CarPlay Apps

Le app vincenti sono principalmente quelle legate alla musica: Deezer, Spotify e TuneIn Radio, per esempio, per ascoltare musica e radio. E non c’è da sbizzarrirsi troppo. Sono solo 8 le applicazioni disponibili sul cruscotto e tra queste c’è la possibilità di ascoltare audio-libri.

Altro grande pregio, come tutti i prodotti Apple, Carplay non ha bisogno di alcuna configurazione. E quindi è di facile uso per qualunque utente.

CarPlay prevede l’utilizzo di un monitor touchscreen, multitouch e un processore che permette una gestione fluida nella grafica e nel feedback.

Come funziona Carplay

Guarda il video dimostrativo di Apple CarPlay del 2016.

Carplay: margini di miglioramento

Date le restrizioni per la sicurezza e le politiche strutturali di Apple i margini di miglioramento sembrano essere tanti.

Intanto l’ossessione alla sicurezza sta fortemente limitando la produzione di applicazioni dedicate. Come dicevamo molte funzioni dell’iPhone si disattivano. Se da un lato questa politica può essere condivisibile, alcune mancanze dall’altro lato sono abbastanza rilevanti. Ci si augura che alcune apps saranno potenziate e migliorate.

  • Bluetooth: Il CarPlay funziona quando l’iPhone è connesso alla sorgente tramite cavetto (sigh!). Questo è l’unico modo per scambiare dati e ricaricarsi.
  • Le mappe: se da un lato Siri è molto piacevole da ascoltare le mappe Apple pare non offrano le opportunità di Google Maps. Google Maps è meno piacevole da ascoltare ma è più dettagliata; e con più notizie anche sui servizi a disposizione sul territorio.
  • Connessione: va benissimo che le Apps dei social non siano contemplate, eventuali notifiche potrebbero essere pericolose. Ma manca anche Whatsapp e sta volta non per ragioni di sicurezza ma in favore, ovviamente, di iMessage.
  • Meteo: non c’è un app per il meteo. Per chi viaggia o si mette in auto potrebbe essere utile sapere il meteo della località in cui ci si sta dirigendo.
  • Consumo dati: usare CarPlay significa usare la connessione del proprio iPhone e ovviamente la connessione dati del proprio cellulare. Il consumo è ottimizzato ma non del tutto nullo.
  • Sistema dipendente: per chi fa parte del mondo Apple non è certo un problema avere a disposizione il dispositivo di ultima generazione targato Apple. CarPlay, infatti, funziona con iPhone5 o superiori. Un limite è che, affinché CarPlay funzioni davvero, l’iPhone deve essere sempre a portata di mano. Se si dovesse dimenticare il cellulare o se ci si dovesse trovare senza, CarPlay non funziona.

E se hai già una macchina? Pioneer

Pioneer, come già indicato, offre tutta una serie di sistemi doppio DIN dedicata all’adattamento della tua vecchia auto al nuovo sistema Carplay o Android auto. A seconda dello smartphone che hai. Nella serie Avic si trova il Pioneer, Avic-F80Dab, che è anche autoradio. Oppure il modello superiore Pioneer AVIC-F960DAB con antifurto.

Android Auto

Molto diversa è la politica di Google Android Auto che non pone tanti limiti o particolari restrizioni sull’uso di terze parti. Anzi. A mio parere, le estreme possibilità di libertà su questo sistema potrebbero mettere a rischio la sicurezza della guida. E pare strano che non si trovi una via di mezzo. Ad ogni modo. Qualche limite c’è. E i limiti presenti vengono automaticamente sbloccati quando la macchina viene parcheggiata.

Limiti di Android Auto

Con il sistema Google Android Auto, infatti, i limiti sono l’uso di Google Lollipop, che è la versione mobile di Google non ancora tanto diffusa. Per il resto si possono utilizzare tutte le possibilità offerte dalle aziende produttrici dell’hardware, sia del 2DIN, sia dello smartphone.

Anche per Android Auto ci sono poche app a disposizione ma si aspettano gli sviluppatori che potranno sbizzarrirsi.

Possibilità di Android Auto

Con Android Auto, dove l’hardware lo permette, si potrà far uso di cd, chiavette usb o hard disk. Le schede sd o microsd si possono utilizzare per caricare mappe per il navigatore o per la visione di video o immagini. Le plance doppio din Android supportano file audio .mp3, .wav, .ogg, .wma, .flac ma anche video come .avi, .divX, e immagini .jpeg.

Ci si interfaccia tramite Google Now. Si può far uso di WhatsApp, Skype, Google Play Music, Spotify, e lettori podcast, e manco a dirlo, si può gestire l’autoradio FM/AM e, dove ancora l’hardware lo permette, ascoltare radio satellitari.

Il telefonino anche se connesso al sistema resterà comunque libero, e se non ci si connette volontariamente ad internet non si ha consumo di dati.

Più connettori e sensori possiederanno gli hardware e le auto, più possibilità di connessione si potranno avere con la propria auto. Telecamere dedicate, controllo del motore e pneumatici, consumi e tutta la diagnostica di bordo e quant’altro potesse essere di nostro interesse. Insomma chi più ne ha più ne metta.

2DIN con Android: facciamo chiarezza

Daniele Favilla, Fondatore del progetto Web Car Stereo Center e 2DIN Blog, che ringrazio per il tempo che mi ha dedicato, mi ha scritto. Daniele mi segnala di non far confusione tra Google Android Auto e funzionamento 2DIN con Android. E mi scrive.

Google Android Auto ha un funzionamento del tutto simile a CarPlay ma con il vantaggio che i licenziatari che hanno la possibilità di sviluppare Apps sono molti di più. Anche il comparto Music di Android Auto offre un controllo simile alla gestione di un iPod ed ha un collegamento preferenziale con Google Play. Anche su Android Auto il telefono viene bloccato ma le notifiche sono attive, cosa che CarPlay non ha per le app non incluse. Su una cosa hai però ragione. Utilizzare Android Auto dipende dall’hardware esterno, dallo smartphone. Pur essendo diffuso è legato a Lollipop non tutti i dispositivi compatibili sono in grado di avviarlo correttamente. Qui entra in gioco la Ram ed il processore del telefono. In tutte le prove che ho fatto, solo sistemi “realmente” top di gamma sono stati in grado di avviare Android Auto.

Margini di miglioramento Google Android Auto

Insomma, pare di capire, che anche qui ci sono ampi margini di miglioramento.

  • Bluetooth: per tutti i sistemi è necessario connettersi con il cavetto, almeno qui si tratta di un cavetto micro usb.
  • Velocità: al sistema manca  la fluidità del sistema, che rispetto ad Apple CarPlay pare incepparsi e procedere a scatti e con un certo ritardo.
  • Assistenza vocale: la voce metallica di Google Now, alla lunga, potrebbe essere molto fastidiosa.
  • Libreria: connettendo il cellulare per ascoltare la musica presente sul proprio smartphone, sulla plancia non compaiono i titoli delle canzoni ma compaiono solo i tre pulsanti: uno centrale play/pause/stop e gli altri due avanti e indietro. I titoli compaiono quando ci si connette ad internet o alle app musicali.

Per  Android Auto sul mercato online si trova il già noto Sony XAV-AX100 SintoMonitor 2DIN compatibile sia con Android Auto, sia con Carplay.

Acquista New Brand Upgarde versione capacitivo da 7 pollici touch screen Audio (Mirror Link for GPS Android Phone) Doppia 2 DIN Stereo Bluetooth in precipitare Radio Video auto senza lettore DVD + telecamera

Stavo per dimenticare Mirror Link

In questa guerra tra i due giganti non potevano e non possono mancare certo le case di produzione di brand che lavorano intorno al mondo automotive. Per comprendere a pieno cos’è il Mirror Link ho fatto ancora riferimento a Daniele Favilla, che usa e testa, personalmente, questa strumentazione. Daniele mi ha concesso di trarre alcune informazioni dal suo esaustivo e indipendente articolo “Mirror Link. Cos’è e come funziona” tratto sempre dal suo 2DINBlog.it . Se siete interessati vi consiglio la lettura integrale per esaminare tale tecnologia in tutte le sue parti. Daniele scrive:

“Il Mirror Link è costituito da una tecnologia di collegamento tra uno smartphone ed un sistema di Infotaintment compatibile.” […]

E da quanto ci dice, la mancanza di una sua identità deriva dalla

implementazione di Mirror Link da parte delle aziende interessate (che) varia da caso a caso sia a causa delle esigenze di personalizzazione, un po’ come avviene con il sistema operativo degli smartphone con essa compatibili, Android, sia per la presenza di applicazioni specifiche che impattano sul layout modificandone l’aspetto.

Dal punto di vista audio, Mirror Link, di base, appare più forte dei suoi concorrenti. L’ascolto e la gestione dei contenuti web audio e radio, lo spazio ad applicazioni musicali o all’ascolto di audio libri, pare che sia alla base di molte app già approvate.Ed insomma è un sistema da approfondire.

E se volete vedere le capacità potete guardare qui l’ Upgarde versione capacitivo da 7 pollici touch screen con telecamera posteriore.

Conoscere Mirror Link

Su questa tecnologia Favilla ritiene che ci sia una mancanza di conoscenza generale e conclude:

Ritengo però che così come CarPlay, Android Auto, Smart Access, Appradio Mode ed App Link, anche Mirror Link sarà in futuro uno dei fattori principali di scelta di un sistema di Infotaintment anziché un altro, di una vettura invece di un altra o di un telefono al posto di un equivalente non compatibile perché l’utilizzo di uno smartphone da parte del conducente è sempre più pervasiva e in futuro sarà ancora più sinergica!

L’XSD Andriod 5.1 autoradio 2 DIN Adatta per BENZ A-class W169 B-class W245 con supporto lettore di navigazione DVD, GPS, macchina fotografica, Bluetooth, macchina fotografica. In un video trovi le prove dal vivo di tutti e tre i sistemi, con tre smartphone diversi.

Media station

Phonocar VM039

Acquista Phonocar VM039 Media Station Led Digitale 6.2″ Bluetooth Modulo GPS integrato per sistema di navigazione Frontalino estraibile

Phonocar è una plancia che legge quasi di tutto. Ha in dotazione due porte USB e un incresso per SDCard. E si può collegare anche allo smartphone. Il bluetooth invece ha delle limitazioni. Nel senso che non legge le cover dei dischi. Ma poi legge anche i formati video.
Si tratta di una plancia molto intuitiva, e di facile uso. E’ anche disponibile una gestione gestuale per mandare avanti o in dietro i brani. Ma è possibile collegare, se si preferisce i comandi con i comandi al volante.

Tra le media station sicuramente il Phonocar VM 039 è completo e affidabile.

Politiche delle case automobilistiche

Parlando invece delle auto che supportano il nuovo sistema ideato da Apple, oltre alle primissime Ferrari, Mercedes-Benz e Volvo, la piattaforma è compatibile anche con altri brand. BMW Group, Ford, General Motors, Honda, Hyundai Motor Company, Jaguar Land Rover, Kia Motors, Mitsubishi Motors, Nissan Motor Company, PSA Peugeot Citroën, Subaru, Suzuki, Toyota Motor Corp.

Le altre case autobilistiche cercano di integrare tutti i sistemi lasciando all’utente la possibilità di scegliere tra CarPlay, Android Auto o MirrorLink. Solo per dovere di cronaca, in quanto trascende da questo blog, accenno allo scontro in atto tra le case automobilistiche che propongono o meno i due/tre sistemi operativi di serie.

Le questioni sono molto rilevanti e di grande importanza. In primissimo piano ci sono la questione privacy degli automobilisti, lo scambio dati tra sistema operativo e sistema elettromeccanico, la raccolta dati sulle abitudini e consumi degli automobilisti. Se vi interessa vi propongo un articolo del POST a riguardo. Non si deve dimenticare che Google sta lavorando per entrare nel mercato delle auto con una macchina che guida da sola.

Questo solo per sottolineare che il comportamento delle case di produzione automobilistiche è ancora molto cauto. E’ anche per questa ragione che preferiscono proporre i loro sistemi di serie.

CarPlay e Android Auto. Un flop?

Alcune riviste di settore, come AUTOMOTO.it hanno messo in evidenza (Dicembre 2015) la scarsa diffusione dei sistemi e sostengono che si tratti solo di un mezzo flop.

Una ricerca di JD Power intitolata DrIVE (Driver Interactive Vehicle Experience) ha interpellato 4.200 proprietari di vetture di ultima generazione a 90 giorni dall’acquisto ed ha chiesto loro come valutano il loro rapporto con 33 funzionalità tra le più moderne.

ben il 43% ha dichiarato di non avere mai usato i sistemi di assistenza vocale, il 38% di non essersi mai collegato a Internet attraverso il wi-fi di bordo, il 35% di non aver mai usato i sistemi di parcheggio automatici, il 33% di non aver mai attivato l’head-up display e il 32% le app native che i costruttori installano sui sistemi di infotainment.

A me pare un po’ affrettato (siamo nel 2015) tirare le somme su una tecnologie ancora tutta da sviluppare. I limiti che presentano e che abbiamo esaminato sono del tutto superabili.  E l’uso dipenderà anche dalla forza di lancio che si vorrà dare a questa tecnologia. Si tratta di sistemi ancora non del tutto accettati dalle case automobilistiche che hanno in mano la diffusione del prodotto. Senza il loro appoggio sarà difficile che l’uso decolli.

CONCLUSIONI Sonore

La gestione tramite comandi vocali rappresenta uno dei punti di forza di tutti questi sistemi. E comunque vada a finire, lo studio e lo sviluppo di questi sistemi porterà delle migliorie. Non solo in campo automotive ma anche su altri dispositivi.

Apple è avanti a tutti con Siri ma l’interesse verso l’intelligenza artificiale non è più esclusiva di poche aziende futuriste. Anzi!

Una cosa è certa! L’interesse è fortissimo e il panorama del tutto vergine. Il mercato delle App per auto potrebbe essere un mercato miliardario che si aprirà nei prossimi 5 anni. E tutte queste Applicazioni dovranno interfacciarsi con gli assistenti vocali. I produttori di parti terze come Alpine, Kenwood e Pioneer, nonostante tutto, stanno proponendo le loro versioni di plance compatibili e nessuno vuole farsi trovare impreparato.

Aggiornamenti

L’articolo è destinato ad essere aggiornato periodicamente. Spero di restare al passo. Anche voi, nel frattempo potete contribuire con segnalazioni e aggiornamenti tramite commenti.

Aggiornamento Giugno 2017

Automotive Grade Linux

La sfida tra gli odierni sistemi intelligenti per auto si è notevolmente allargata. Oggi la tecnologia permette di avere prestazioni di controllo dell’auto senza margini di errore. Quello che manca oggi sono le infrastrutture.

Ad aver animato il mercato è stata comunque la comunicazione di Toyota in cui si dice che i sistemi 2DIN e di intelligenza artificiale non faranno uso né di Carplay, né di Android Auto. Ma appunto, faranno uso di Linux con il nuovo sistema operativo Automotive Grade Linux (AGL).

Linux OS, consentirà, secondo tradizione, lo sviluppo a chiunque sia in grado di sviluppare applicazioni. Portando all’estremo la personalizzazione del sistema. Toyota mette a disposizione le funzionalità di un software development kit con il quale gli sviluppatori potranno aggiornare in qualunque momento il sistema.

Nota di trasparenza

Questo post non è sponsorizzato! Non ho nessuna attività di vendita, montaggio e smontaggio dei prodotti presentati nell’articolo. I link commerciali rimandano ad Amazon per sostenere il blog.

Una premessa necessaria per i lettori. Personalmente non vendo, né monto questa strumentazione. Questo articolo è una analisi (anche sonora) sulle potenzialità di uno strumento in un mercato in evoluzione.

Già dal 2014, Apple e Google, si sono lanciati su questo mercato, allora, ancora del tutto vergine. Mercato che oggi si rivela molto ricco, sia in termini di business, sia in termini di innovazione. Le prime installazioni su auto sono arrivate agli inizi del 2015. Ma, come vedremo tra poco, i margini di miglioramento sono ancora notevoli.

Apple CarPlay e Android Auto permettono di introdurre in auto le potenzialità dei nostri smartphone. La semplicità dell’interfaccia è studiata per ridurre le distrazioni e rendere la guida sicura.

Per scrivere questo articolo ho letto tutto quello che ho trovato su internet e su riviste specializzate. E posso dire subito che, a mio parere, i limiti dei due sistemi stanno più che altro nelle eccessive restrizioni di un sistema (Apple CarPlay) e nelle eccessive aperture dell’altro (Android Auto).

Infine, questo articolo è stato pubblicato la prima volta l’11 dicembre 2015. L’ho rivisto e aggiornato in molte parti. Ma fondamentalmente, quanto già scritto è stato riconfermato.

Osservazioni contro l’interfaccia vocale

Chi ha seguito il mio corso di progettazione chatbot (il prossimo corso si terrà a Milano il 17 giugno) ed ha ascoltato i miei workshop, potrà confermare che ho sempre dedicato buona parte della mia introduzione a rimettere a posto le idee riguardo chatbot e assistenza vocale.

Sono pienamente convinto delle grandi opportunità di questa tecnologia, ma sono altrettanto convinto che senza l’aiuto di architetti dell’informazione e user experience designer, aperti alle nuove frontiere, la strada sarà ancora tanto lunga.

Alexa, uccidimi adesso!

E’ un dato di fatto, infatti, che tra i designer ci siano molti più detrattori che sostenitori. E le osservazioni contro le interfacce vocali di Alan Cooper, che vi riporto di seguito, non sono certo isolate.

Alcune persone pensano che le difficoltà di dirigere la tecnologia digitale si attenueranno drammaticamente quando perfezioneremo l’interfaccia vocale. Cioè, quando potremo semplicemente parlare con i nostri computer e interagire con loro diventerà semplice, chiaro e facile. Questa idea esiste da decenni e, come un fuoco di pneumatici che brucia eternamente ai piedi delle colline, non si placherà mai. Dato che il software di riconoscimento vocale è migliorato – ed è abbastanza buono, ora – le fiamme nocive si innalzano sempre più in alto.

Assistenti vocali superumani

Qualche tempo fa, scrivevo sull’intelligenza artificiale di Facebook e sulle paure che la stampa ha alimentato riguardo i chatbot che parlano tra di loro e che più che una lingua sconosciuta parlano la nostra lingua.

La verità è che il nostro immaginario è colmo di film e fumetti che raccontano questa tecnologia secondo canoni cinematografici e non scientifici.

Nella mia analisi sonora del film Her, per esempio, sottolineo tutti i limiti che l’intelligenza artificiale ha oggi e come quel film falsi molto la realtà odierna.

E’ possibile pensare che le macchine sostituiscano in meglio gli esseri umani? Ma soprattutto è possibile pensare che le macchine sostituiscano in tutto gli esseri umani?

Non è questo l’obiettivo di chi pensa al bene di questa tecnologia.

Conversazioni e comprensione

Il fatto che si possa simulare una conversazione non significa che sia una vera conversazione. E conversare non significa comprendere.

Se pensiamo di parlare ad una macchina come al nostro migliore amico o di conversare con nostra moglie o marito, non so quando si potrà avere un risultato quantomeno accettabile.

Molto divertente è l’aneddoto che racconta Alan sul fatto che i nostri stessi familiari hanno impiegato anni prima di capire cosa vogliamo dire. Magari ci sono persone con le idee poco chiare; che hanno un modo di chiedere le cose indiretto; che non sanno impartire ordini.

Per cui se domani l’assistenza vocale di turno non ci comprenderà, molto probabilmente non è colpa della tecnologia ma proprio del fatto che alcuni di noi sono davvero incomprensibili.

Alexa, spegni le luci!

Una cosa certa è che grazie ad un assistente vocale è possibile controllare la propria casa e la domotica in essa contenuta.

Il paradosso è che i detrattori della tecnologia, i più scettici, coloro che pensano che non avrà futuro, affermano che è troppo poco. Che se di assistenza vocale dobbiamo parlare, dovrebbero fare molto di più che spegnere o accendere una luce.

Per coloro che, invece, sostengono questa tecnologia, invece, pensano che, già questo è un buon inizio, un inizio fantastico e che apre, già con questa semplicità ad un mondo molto più complesso.

Qualcosa può andare storto

Certo si può verificare nella realtà quotidiana uno scambio verbale di questo genere.

“Alexa, spegni le luci!” “Non quelle luci!” “No, le altre luci!”

“Alexa, solo le luci nel garage!” “No, Alexa, spegnile, non acceso.”

“Accidenti a te, Alexa! “

E’ chiaro che l’assistenza vocale non sarà adatta a persone disordinate. Ad ogni luce, infatti, deve essere attribuito un nome ed, ogni qualvolta si vuole far qualcosa, è necessario ricordarsi esattamente quel nome. E lo dovranno ricordare tutti i componenti familiari.

Sarà complesso nella quotidianità di una famiglia numerosa mettersi d’accordo. Può darsi. Vedremo il livello di adattamento dell’essere umano.

Assistenza vocale e chatbot in ambito business

In molti ambiti lavorativi, una gran parte dei lavoratori, anche ad alti livelli, trascorrono il proprio tempo a prendere appunti o a stilare relazioni sul lavoro fatto.

Una gran perdita di tempo. Tempo che chatbot e assistenza vocale stanno facendo recuperare.

Ogni tanto sbagliano? Si. E’ necessario rivedere il materiale dettato.

Tutti i dati sono sempre al loro posto? Probabilmente è meglio dare un’occhiata sempre.

Accettiamo l’errore umano, non possiamo accettare l’errore delle macchine?

Magari è meglio iniziare in ambiti dove non si mettono a repentaglio le vite di persone umane.

Si tratta di una conversazione?

Quando parliamo con un assistente vocale o scriviamo ad un chatbot dobbiamo essere consapevoli di quello che stiamo facendo. Stiamo parlando con una macchina!

Se dimentichiamo questo e parliamo ad un mucchio di fili come al nostro miglior amico o a nostra moglie, stiamo sbagliando noi. Si tratta di un bug nostro e non del dispositivo che ha già tanti bug per i fatti suoi.

Senza contare che su alcuni ambiti non va bene applicare piattaforme conversazionali.

Abbiamo bisogno di progettazione

Non mi stancherò mai di dirlo. In un mondo complesso come il nostro abbiamo bisogno di progettazione. Abbiamo bisogno di poter prevedere un minimo quello che accadrà nel breve come nel lungo termine di un nostro progetto.

Pubblicità ingannevole?

Alan Cooper poi critica gli spot pubblicitari dove belle e attraenti donne al volante chiedono al proprio bot di chiamare l’altrettanto giovane e in carriera marito e fila tutto liscio.

Mentre nella sua quotidianità accade che l’assistente vocale non comprende alla prima richiesta chi chiamare.

“Mi dispiace, non capisco.”

Che magari bisogna scandire più volte lo stesso nome e che nell’incazzatura da incomprensione si perde l’uscita dall’autostrada.

Si, capita, può capitare.

Un mondo ideale in un mondo rumoroso

Ma basta guardare all’evoluzione di cosa diventerà tra qualche anno la macchina, per capire che presto non guideremo più. E che tra non molto la nostra attenzione sarà rivolta ad altro e non all’uscita da prendere.

E’ in questa prospettiva che avrà senso una assistenza vocale. Oggi, l’ho pure detto più volte, l’assistenza vocale entra in un contesto di cui non fa parte.

Uno dei limiti degli assistenti vocali è l’entrata di questa tecnolgia in contesti in cui non sempre sono i ben venuti.

A volte il mondo, nonostante gli impegni dell’uomo a silenziare tutto, resta un mondo rumoroso.

Economia dell’assistenza vocale

Cooper sostiene che l’incertezza dell’interazione vocale ci sarà sempre. Ma nello stesso tempo sottolinea che i vantaggi economici saranno notevoli, almeno per le aziende.

Dove oggi è necessario avere una persona, domani sarà possibile avere una interfaccia conversazionale.

In questa evoluzione non ci sarebbe al centro l’utente. Anzi. Ci sarebbe appunto, l’azienda e la tecnologia.

Assistenza vocale come frontiera

Per me l’assistenza vocale, così come questo blog che ne analizza da qualche anno l’evoluzione, è una frontiera.

Affrontare le frontiere non è mai stato facile. Così come non è facile essere un pioniere.

Se domani, tra un anno, dieci anni, cento anni, parleremo colloquialmente con le macchine, non lo so. So solo che alimentare questa tecnologia, potrà fare bene all’essere umano, foss’anche per riscoprirsi; e farà bene alla progettazione con tutto il web che ci sta intorno.

Conclusioni

Forse i cambiamenti climatici stroncheranno ogni qualsivoglia ottimismo. Forse una guerra ci farà ritornare all’era della pietra. Quanto scrivo è scritto sulla base dell’osservazione quotidiana.

Se l’assistenza vocale fallirà, io sarò qui ad osservare quello che avviene. E sarà comunque un successo.

Intanto, questa tecnologia, da un lato, comunque la si pensi, è fortemente voluta da aziende che stanno investendo enormi capitali. E dall’altro è altamente attrattiva nei confronti dell masse. In un precedente articolo ne spiego i (miei) perché sull’assistenza vocale nel futuro.

Con ogni probabilità, salvo nuovi sviluppi, sarà una tecnologia che ritroveremo in casa di amici e parenti. Non è dunque meglio cercare di far spostare la bilancia verso le persone?

Forse sono solo un inguaribile ottimista, ma così come l’ User eXperience si sta ancora infiltrando nei siti web (spesso anche solo come facciata e non nella concretezza) non è bene iniziare a instillare il dubbio anche nelle interfacce vocali, proprio oggi che sono all’inizio del loro percorso, e iniziare a progettare e sviluppare questa tecnologia in un modo nuovo? Piuttosto che doverla recuperare chissà quando?

Insomma, se fosse vero che con i chatbot l’usabilità avesse fatto un salto indietro di anni, nel ricominciare, non sarebbe meglio non commettere gli stessi errori fatti in passato?

Come migliorare audio TV

Ti sei mai chiesto come migliorare audio TV?

Come permettere alla tua televisione di avere

un audio potente, pieno, ascoltabile?

Questa settimana niente architettura della comunicazione,

niente registratori. Questa settimana parlo dei miei ultimi tentativi

per migliorare l’audio del mio televisore.

E cercherò di raccontare quello che avviene nella realtà quotidiana di una famiglia,

o di un ragazzo che vuole migliorare l’audio del proprio televisore.

Ho già scritto riguardo l’home theatre. Ma vi aggiorno con le ultime disavventure.

Acquista Sony HT-RT4 Sistema Home Cinema 5.1 Soundbar + Subwoofer + 2 Speaker Tallboy Posteriori, USB, NFC, Bluetooth, ClearAudio+, 600W, Nero.

Audio televisori pessimo

Ormai è risaputo che per quanto ci sia stato uno sviluppo dal punto di vista grafico/visivo sugli schermi, lo stesso impegno non è stato profuso sul versante audio. Anzi, l’avvento e la diffusione dello schermo piatto ha proprio tagliato le gambe all’audio dei televisori. C’è poco da fare, infatti. Non è possibile in pochi centimetri sviluppare un altoparlante che suoni al meglio. Le casse, infatti, per quanto la tecnologia abbia fatto passi da gigante, è costretta da leggi di fisica acustica che non possono essere superate. Per questo motivo sono nati dispositivi del tutto nuovi come le soundbar che coniugano il bisogno di una cassa esterna che abbia una sua profondità e l’occupazione di spazi minimi che non soverchi il televisore.

Acquista Samsung HW-N300/ZF Soundbar con 4 Altoparlanti, 2 Canali, Audio Remote App, Bluetooth, 55 Hz ~ 20 kHz, Nero.

In un mondo ideale

A chi sta pensando di creare un proprio impianto audio, su come migliorare audio tv, il consiglio pi semplice dovrebbe essere quello di acquistare tutto in blocco. La situazione ideale, insomma, sarebbe quella di recarsi in un negozio home teathre e acquistare in blocco tutto il necessario. Dal televisore all’impianto audio; casse, cavi, tutto il necessario per creare un impianto unico. Magari anche unimarca. E se in casa avete già qualche dispositivo? Beh, buttate tutto! Non vi venga in mente di unire dispositivi nuovi con vecchia strumentazione. Tanto ormai avete tutto nuovo.

Nella vita reale

Nella realtà, nella vita reale, almeno in quella dove vivo io, difficilmente le persone non hanno a casa già qualcosa; un televisore, un impianto funzionante che non si ha la minima idea di buttare. E difficilmente funziona tutto perfettamente. Se siete in questa posizione benvenuti nel club. E dunque inizia il calvario, ma di cui noi audifili andiamo molto fieri, della ricerca di consigli, dello studio, delle letture, degli acquisti più o meno costosi, delle prove e tentativi per poter far quadrare il cerchio del nostro impianto.

Dai una occhiata a BOMAKER Soundbar 2.0 Canali, Altoparlante Hi-Fi Suono Surround 3D 80W 120dB, Barra Soundbar Bluetooth 5.0 Wireless & Cablata Compatibile TV/Cellulare/PC per Casa/Bar/Montaggio a Parete.

Nessuna riparazione?

Parto da una domanda. Ma è possibile che tutte queste apparecchiature, sebbene vecchie, non si possano riparare? È possibile che non si possa potenziare un vecchio dispositivo alle nuove strumentazioni? Io penso che qualcosa si possa fare. Ed è per questo che mi sto dedicando da un po’ di tempo a questa parte, insieme a mio padre, a riparare strumentazione da buttare. Potete leggere qualche considerazione sulla obsolescenza programmata e sui miei esperimenti.

Questo è il divertimento

Naturalmente studiare, informarsi, fare domande, così come tentare di riparare gli oggetti, richiede tempo e pazienza. Perché è necessario acquisire conoscenze che magari non si hanno. Però, per gli appassionati, anche questo è parte del divertimento e della soddisfazione finale.

Dai una occhiata a VersionTECH. Soundbar 2.0 Canali, Altoparlante Hi-Fi Suono Surround 3D, Barra Soundbar Bluetooth 4.1 Wireless & Cablata Compatibile TV/Cellulare/PC per Casa/Bar/Montaggio a Parete, supporto [RCA, AUX].

Parto dal mio impianto 5.1

Vi racconto dunque del mio impianto 5.1. Si tratta di un sistema home teather vecchio di 15 anni e dunque parliamo di un sistema analogico. Funziona perfettamente. Lo avevo comprato e lo utilizzavo con un lettore dvd che poi si è rotto e che non ho più utilizzato. Quando, alcuni anni fa, i miei genitori hanno deciso di regalarmi un nuovo televisore senza le uscite dolby surround ci sono rimasto molto male.

In pratica il nuovo regalo mi avrebbe costretto a buttare delle casse che invece funzionavano. E non solo, continuano a funzionare, soddisfacendo il mio orecchio, per l’uso casalingo che ne faccio.

La soluzione personale

La prima cosa che ho fatto è stata la ricerca di un convertitore. Mi sono accontento di quello che passava Amazon.

Ne sono soddisfatto? Non del tutto. Un difetto molto grosso è che ogni tanto, random, il centrale si spegne e si accende. Cosa che accetto per la maledizione di cui vi parlavo sopra e perché ho evitato di buttare tutto in blocco. Ho risolto in parte questo difetto con un nuovo televisore Panasonic che permette di avere attivati sia le casse che l’audio del televisore. Ma sui televisori LG che posseggo, per esempio, non permettono di avere entrambi gli audio. O casse o audio TV.

Acquista Sonos Beam Soundbar TV Smart, Compatibile con Alexa e Google Assistant Integrati, Nero.

Collegamento TV con Personal Computer

Negli anni passati avevo acquistato un PC fisso per la mia attività di videomaker. Computer di tutto rispetto con una scheda video eccezionale. Sfruttato solo per lavoro. Dopo aver fatto delle variazioni alla mia abitazione mi pareva buona cosa collegare il televisore con l’impianto home teather. Peccato che scopro che l’uscita ottica del personal computer non funziona. E probabilmente non funziona al meglio la scheda audio integrata alla scheda madre.

Davvero una grande rottura

Ho aggiornato driver, acquistato cavi nuovi, acquistato un cavo coassiale, ma niente. Non c’è stato verso. Tutto pare funzionare. Ma non esce alcun audio. E dunque ho dovuto rinunciare al collegamento. È stata, insomma, una gran rottura. Ma nello stesso tempo un gran divertimento. Personalmente mi confronto con il mio amico Fabio. È il mio maestro dell’hardware. Quando l’internet andava a 56k lui mi ha insegnato ad assemblare PC. Insieme abbiamo resuscitato accessori che sembravano morti per sempre.

Insomma, ci siamo divertiti e ci divertiamo a trovare soluzioni.

Acquista Yamaha MusicCast BAR 400 (YAS-408) Soundbar e Subwoofer – Sistema Dolby Sorround con Diffusore Centrale e Subwoofer Wireless, per Home Cinema 3D 4k – Multiroom, WiFi, Airplay, Bluetooth 4.2, Nero.

Ma sta volte non c’è stato niente da fare.

Conclusioni

Tutto questo per dirvi che non esistono soluzioni uguali per tutti su come migliorare audio tv. Che se vi trovate qui, vi trovate nel magico mondo delle gioie e dolori di un audifilo. Non esiste la soluzione standard. Ciascuno ha il suo impianto, ciascuno ha la propria casa, il proprio budget. Trovare una soluzione che vada bene per tutti non è così ovvio.

E dunque il bello sta nello sfamare la propria passione. Come? Ascoltando, provando, confrontandosi con altri appassionati, sperimentando, scrivendo e condividendo quello che si è imparato. Il dolore sta nella maledizione che si attanaglia nei dispositivi di chi ama l’audio. Dispositivi difettosi di fabbrica, colpi elettrici a sorpresa e ronzii che non dovrebbero esserci, porte audio in uscita che non funzionano e non si capisce il perché.

Gioie e dolori di un audiofilo

Come migliorare audio TV? Come avete migliorato il vostro televisore? Qual è la vostra soluzione? Perché non raccontate, qui nei commenti, il vostro impianto audio? Qual è il vostro problema? Quali consigli vi sono stati dati? Quale soluzione avete trovato? Buttato via tutto e comprato tutto nuovo? Oppure come me, vi adeguate e vi adattate alle nuove tecnologie? Cosa vi siete inventati per migliorare l’audio del vostro televisore?

Design for difference a Palermo

Design for difference è stato il tema del WIAD 2019. E anche quest’anno si è ripetuto l’evento a Palermo, grazie alla determinazione di persone speciali come Maurizio Schifano e Luisa Di Martino e il sostegno di Architecta.

Come sempre il tema è (e deve essere) uno spunto e trovo sempre interessante ascoltare le diverse declinazioni che ciascun professionista propone.

Così, questa settimana, vi voglio raccontare il mio WIAD Palermo.

Comunità

Intanto è sempre un piacere incontrare la comunità siciliana. Bello rivedere le persone che incontri solo al WIAD, bello poter conoscere altre persone con cui confrontarti.

Maurizio Schifano e Luisa Di Martino, motori e organizzatori del WIAD Palermo, hanno raccontato di come la comunità siciliana si assottiglia di anno in anno. Molti giovani partono, i professionisti cercano fortuna altrove. In Sicilia ci sono tanti studenti e pochi professionisti.

Devo ammettere che questo fa un po’ male. Almeno fa male a me che, per certi versi, ho dovuto e deciso di rientrare. Ad ogni modo, chi lavora sul web c’è, molti professionisti offrono servizi e innovazione. Quale approccio usano? A quale filone innovativo si rivolgono? Non hanno bisogno di una comunità? Quali altre comunità esistono? Non hanno bisogno di incontrarsi nel territorio? Sarebbe interessante saperlo. E poi riuscire a coinvolgerli.

Comunità di pratica

Le idee per una comunità di pratica sono tante. Bianca Bronzino, attuale presidentessa di Architecta, ha scelto Palermo per parlare ai siciliani. Ha presentato le nuove idee.

Una bella e significativa presenza la sua a Palermo. Le idee e i progetti in cantiere per Architecta sono tanti. E farà piacere far parte di una comunità di pratica che accolga e che ci faccia sentire meno soli professionalmente.

C’è tanto da fare. Ma nello stesso tempo c’è tanto entusiasmo per raggiungere nuove frontiere. Bianca ci ha fatto ben sperare.

Design for difference secondo PUSH

Domenico Schillaci, fondatore del Laboratorio di Design PUSH, ha voluto immaginare il nostro futuro tra 12 anni. Quale sarà il tema del WIAD 2031? Considerato che è già un miracolo ritrovarsi alla quinta edizione del WIAD Palermo, penso che il messaggio che abbia voluto dare Domenico è che il futuro è nelle nostre mani.

Secondo molti, abbiamo appunto 12 anni di tempo per poter porre rimedio ai nostri errori ambientali. Ed eventualmente correggere le storture di una intelligenza artificiale sempre più intelligente.

Quale futuro ci aspetta? Se oggi parliamo di design for difference, nel futuro parleremo di design for indifference? Le macchine penseranno per noi e noi saremo indifferenti a tutto e a tutti?

SOS Scuola open sourse

Alessandro Tartaglia, della scuola open source, ha raccontato di un mondo e di piattaforme aperte e libere.

La Scuola Open Source è un luogo dedicato all’innovazione, sociale e tecnologica, dove svolgere attività didattiche, culturali e di ricerca:
☛ un hackerspace, dove persone con interessi comuni nei campi dell’artigianato, tecnologia, scienza, arti visuali e poetiche, editoria, robotica, domotica, biologia ed elettronica e non solo, possano incontrarsi, socializzare e/o collaborare;
☛ un centro di promozione del riuso in cui si svolge un servizio di raccolta per oggetti con tecnologia obsoleta al fine di promuoverne un riuso intelligente;
☛ un FabLab: una piccola officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione digitale, dotato di una serie di strumenti di prototipazione (stampa 3d, taglio laser, etc.).
♥ Questo genera nuove opportunità.

E’ stato un piacere poter conoscere Alessandro.

Il suo approccio di attivista del web mi è molto piaciuto. E spero di poterlo applicare in buona parte anche su questo blog. Più avanti cercherò di intervistarlo e conoscere meglio il suo pensiero.

Salvezza

Marco Rizzo, ha presentato il suo ultimo libro Salvezza. Il racconto di tre settimane trascorse a bordo della nave Aquarius. Marco Rizzo racconta le sue storie attraverso il fumetto.

Marco ha raccontato l’evoluzione del graphic jornalism che oggi è anche fumetto, data journalism, un modo per raccontare vicende, situazioni dove non ci sono testimoni, ma parlano i fatti.

Il suo racconto anche delle evoluzioni del fumetto sul web, è stato molto interessante. Penso, però, che Marco Rizzo sia un architetto dell’informazione inconsapevole.

Il fumetto, infatti, è una delle frontiere di sperimentazione più aperte all’organizzazione dello spazio sul web. Sono certo che a breve avrà modo di sviluppare al meglio la disciplina e sono certo di un ritorno come architetto dell’informazione di Marco.

Architettura dell’informazione

Ospite speciale, perché grande professionista e persona speciale in se, Luca Rosati. Luca ha presentato una vera e propria lezione di Architettura dell’informazione. Credo che sia la forza di Luca, quella di restare legato all’architettura dell’informazione.

Pensare alle informazioni come a dei mattoncini lego è un buon modo di ragionare. Così come utilizzare la musica come metafora.

Luca ha poi aperto la propria cassetta degli attrezzi mostrando nelle slide il suo metodo di lavoro. Prezioso come sempre.

Chatbot_ti_amo

Sinceramente quest’anno volevo solo ascoltare. E godermi il WIAD da spettatore. E invece, sotto richiesta degli organizzatori, ho tenuto un workshop sulla progettazione di chatbot.

In così poco tempo non si può fare molto. Ma anche in breve tempo i quattro gruppi che hanno partecipato sono riusciti ad estrapolare concetti della progettazione molto profondi.

Quello che è venuto fuori e che interessava che venisse fuori non è stato tanto il limite dei chatbot, che come ho spesso ripetuto hanno ancora bisogno di essere aiutati, ma il limite di chi crea chatbot senza una vera progettazione.

Abbiamo bisogno di progettazione

Tutto si può fare senza progettazione. Ma senza una progettazione dove si arriva? Quanto tempo e denaro è possibile risparmiare grazie ad una buona progettazione?

Non ci possono essere buoni prodotti senza progettazione.

La mia declinazione del tema è stata quella di progettare per migliorare. Dove i chatbot, con tutti i limiti che possono avere, devo essere supportati da una buona progettazione.

Spero di poter replicare altrove questo workshop perché è stato molto bello e a detta di alcuni partecipanti anche molto divertente.

Scalo 5B

Ed in fine è doveroso ringraziare il luogo che ci ha ospitato.

Lo Scalo 5B di Palermo. Uno spazio enorme all’interno della ex Fiera del Mediterraneo. Uno spazio che è da supportare, insieme a tutte le attività innovative che stanno nascendo nel meridione e in Sicilia, in particolare.

Devo ammettere che entrare nell’ex fiera dove andavo da bambino che è stato abbandonato nel tempo è stato un po’ triste. Quando la Fiera era in attività ho visto cose che ai miei occhi erano bellissime.

A rincuorarmi tante attività che stanno nascendo al suo interno con lo scopo di portare il luogo a nuova vita. Non vedo l’ora di ritornare insieme a tante persone in questo luogo.

Lisca Bianca

Come racconta Eleonora Orfanò

Dall’associazione Lisca Bianca, organizzazione nata per favorire l’inclusione sociale e lavorativa di giovani svantaggiati, il patrocinio del Comune di Palermo e il supporto di Fondazione CON IL SUD nasce Scalo 5B, la prima officina sociale condivisa in Sicilia.

Il progetto mira a favorire lo scambio continuo di competenze, saperi e conoscenze tra giovani e professionisti, coniugando antichi saperi artigiani e nuove tecnologie.

Sito nel quartiere Monte Pellegrino di Palermo, reso agibile grazie al lavoro dei tecnici altamente specializzati di Sika Italia, viene pensato come una sorta di “banca del tempo dell’artigianato”.

All’interno di un hangar di circa 1000 metri quadri, makers, designers, artigiani e tecnici specializzati possono incontrarsi, mettendo a disposizione di studenti e semplici appassionati le proprie conoscenze ed usufruendo, in cambio, dello spazio di coworking, di macchinari tradizionali e di ultima generazione.

Grazie

Un grazie dunque a Scalo 5B, a Luisa, a Maurizio e Pia, e a tutte le persone che hanno supportato questo evento vitale per tutti noi user experience design di Sicilia.

Tra le tante cose che mancano, ci sono certamente i momenti di incontro e di condivisione. Per cui non si può che restare grati verso coloro che permettono tutto questo.

Grazie!