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Obsolescenza programmata da superare con consapevolezza

Oggi lascio da parte un po’ gli assistenti vocali e Prendo spunto dalla obsolescenza programmata, condividendo alcun appunti ed osservazioni su fatti di vita personale per parlare di tecnologia e conoscenza. Consideratela una delle mie digressioni.

Una lettura senza utilità se volete sapere cosa sia l’obsolescenza programma e se non avete tempo per ascoltare e leggere osservazioni personali senza alcuna base scientifica.

L’obsolescenza programmata o pianificata in economia industriale è una strategia volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da limitarne la durata a un periodo prefissato.

Leggi Obsolescenza programmata: Fantascienza contemporanea tedesca

Regalatemi i vostri dispositivi dismessi

Un po’ di tempo fa, ho chiesto ai miei amici social di regalarmi i loro dispositivi rotti o dismessi di cui si volevano liberare. Mi è arrivato un po’ di tutto: PC, componenti vari, gruppi di continuità, elettrodomestici, radio.

La richiesta l’ho fatta principalmente per mio padre che per problemi di salute non riesce più ad uscire di casa ma continua ad avere la passione del fai da te.

Nel tempo libero, infatti, crea modelli di impianti elettrici o idrici e così fa passare il suo tempo, che si è notevolmente rallentato.

Mio padre si è molto divertito con gli elettrodomestici. Soprattutto con quelli che è riuscito a portare di nuovo in vita, come un vecchio ventilatore.

La maggior parte degli altri elettrodomestici, purtroppo, sono stati davvero irreparabili: erano letteralmente stampati e dunque davvero irrecuperabili.

Eccesso di tecnologia dismessa

Non sono stati in tanti a rispondere alla mia richiesta. Ma quei pochi che hanno risposto si sono liberati di una grande quantità di materiale. Devo ammettere che c’è stato un momento di difficoltà, nel senso che mi sono ritrovato il garage pieno di roba da smontare.

Mi sono reso conto, in breve, di quanta tecnologia ci circonda e che spesso ce ne vogliamo liberare.

Sono il primo ad acquistare nuova tecnologia. Ma se ho qualcosa da buttare prima provo a ripararla. E cerco di andare oltre l’obsolescenza programmata.

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Incontrando un simile

Durante questa fase di smontaggio ho conosciuto una persona che già da anni smonta e monta elettrodomestici vari. Televisori, lavatrici e scaldabagni, prevalentemente. Percorrendo lo stesso percorso di riuso ci siamo incontrati.

Una premessa, secondo me, necessaria rispetto a questa persona è che la persona in questione non ha istruzione. E lo studio o la semplice lettura di un breve testo lo irrita. Lo dico non per disprezzo o biasimo, ma perché questo lo porta a ragionare in modo del tutto autonomo e mi ha fatto molto riflettere sul mio modo di ragionare rispetto alle conoscenze condivise.

La persona in questione non legge i manuali, non segue le istruzioni per far funzionare un dispositivo, lo studia empiricamente, direi , ancora meglio, lo studia primitivamente.

Per intenderci, la prima volta che mi ha mostrato come avviava il suo portatile, un po’ mal funzionate, l’ho visto intento a martellare con le sue mani sulla tastiera, come se piantasse chiodi al muro. Il portatile nella mie mani e con i miei modi gentili non si avviava. Con il suo martellare si.

Sempre lui, smonta i vari dispositivi per curiosità, rimettendoli in vita solo provando e riprovando senza un minimo di conoscenza teorica. Da ragazzo, mi ha raccontato, ha fatto un periodo di praticantato come elettricista e da allora, pur facendo tutt’altro, ha proseguito con i suoi esperimenti.

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Senza sovrastrutture

Essendo privo di conoscenze è anche privo di sovrastrutture. I simboli di attenzione, per lui, non hanno gran significato. fa molto attenzione alla propria sicurezza ma non ha nessun riguardo per la sicurezza del dispositivo.

Per non parlare quando si ingegna nella costruzione, alla frankestein, di dispositivi ed elettrodomestici. Ma non è l’estetica che conta per lui. Conta il risultato. Per cui non fa minimamente attenzione alla compatibilità dei componenti, alla delicatezza di montaggio. Monta e smonta (quasi) a caso, seguendo un metodo tutto suo di prove e riprove.

Risultato. Aggiungendo e togliendo, cambiando e ricambiando, riesce ad avere un risultato per lui soddisfacente.

Non fatelo a casa

Non vi invito certo a farlo anche a casa vostra. devo dire che la fortuna dell’incosciente lo aiuta notevolmente.

Trattare i componenti del PC come fossero pezzi di ferro o mattoni è qualcosa che non si fa. Non si danno pugni per riassestare un sistema, un monitor o una tastiera.

Tanto più che le avvertenze di non toccare, di non aprire, di non forzare, sono sempre ripetute in ogni manuale.

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Semplicità di montaggio

Eppure, osservando il mio amico, ho potuto osservare, che tolta la corrente, se si apre, si forza, un qualunque dispositivo, tutti questi componenti sono resistenti e difficilmente si rompono.

Smontando tutta una serie di dispositivi a tecnologia obsoleta mi sono reso conto della disarmante semplicità di smontaggio e di montaggio.

Non ci vuole una laurea in ingegneria per riparare un dispositivo. Lo fa anche un semi analfabeta, per intenderci.

Quando qualcosa si rompe, a volte per obsolescenza programma o per altri motivi, spesso l’assistenza ci dice che i nostri dispositivi non si possono riparare o che il costo non vale l’opportunità di acquistare un prodotto nuovo.

Insomma, ci viene sempre spiegato che è meglio spendere 300 euro per un dispositivo nuovo piuttosto che aggiustare il vecchio per 100 euro.

La conoscenza è tutto!

Durante questa esperienza di smontaggio e montaggio, insomma, ho potuto fare alcune osservazioni sul nostro comportamento riguardo la tecnologia e conoscenza.

Resto fermamente convinto che solo la conoscenza ci permette di usare gli strumenti e di non essere usati. Solo la conoscenza crea consapevolezza della tecnologia.

Se vogliamo riparare un PC dobbiamo sapere come funziona e quali pezzi possono essere riparati e preservati. Chi possiede un’istruzione, chi è capace di leggere e scrivere, e di studiare, può possedere la consapevolezza.

Ma la conoscenza non deve essere un muro dietro il quale nascondersi.

La conoscenza è uno strumento che serve anche a rompere le regole, a volte finte. A guardare oltre, osservare in profondità, La conoscenza ci deve aiutare a guardare oltre, ad osservare le strutture, a guardare dentro le cose, per sapere come sono fatte. Per questo, per esempio, io amo l’architettura dell’informazione.

Ed anche per sapere come siamo fatti.

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Far funzionare ma anche sapere come funzionano

Che sia chiaro, il portatile che si accendeva a martellate, sono stato io a riparlo, non lui. La mia metodologia di lavoro e di osservazione della realtà mi ha permesso di riflettere su cosa non funzionava.

Senza un pensiero critico, lui non era riuscito a trovare il malfunzionamento, il suo pensiero era ed è rivolto solo a far funzionare le cose, non a come funzionano o possono funzionare.

Per sorridere

Per farvi sorridere, a tal proposito, ricordo che nel palazzo dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dove lavoravo, per uscire dall’edificio, era comodo prendere le scale di sicurezza anti incendio. Essendo delle scale secondarie erano frequentate esclusivamente dai dipendenti e difficilmente si incontrava qualcuno. Per altro, al piano terra c’è un piccolo tratto totalmente al buio.

Un giorno incontrai uno studente sudato e spaventatissimo che andava su e giù per le scale. Quando il ragazzo sentì il rumore dei mie passi risalì di corsa e ansimante mi chiese da dove ero entrato e da dove si usciva. Evidentemente era rimasto prigioniero.

Difronte a lui c’era una porta tagliafuoco che portava al piano. Come c’erano e ci sono altre porte ad ogni piano. E mi sembrò ovvio indicargli la porta. Ma lui mi riprese.

E mi lesse il cartello. ” Questa porta deve rimanere chiusa”.

Insomma, seguendo alla lettera l’indicazione del cartello, il ragazzo non riusciva più ad uscire dalla scala. Era entrato nella scala e non comprendendo che la porta andava aperta e poi accuratamente richiusa, neppure riuscì a ritornare sui suoi passi.

A quel tempo sorrisi molto, anche perché il ragazzo uscì come un razzo. E il suo sguardo mi fece molto ridere. Chissà quanto tempo era rimasto dentro.

Però ripensandoci, la sua istruzione, la sua capacità di leggere, lo aveva portato ad un eccesso di zelo, che magari gli salverà la vita in altri momenti, ma che in quel momento lo aveva reso prigioniero.

Se non avesse saputo leggere, sarebbe uscito da quelle scale senza problemi.

Ecco l’istruzione deve donarci Libertà, deve darci le ali per raggiungere il successo, e non deve certo costringerci alla prigionia.

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Superare l’obsolescenza programmata

Tutto questo per dire che molti dei nostri elettrodomestici e dispositivi hanno qualche pezzo che, nell’arco della loro vita, si rompe. Il fatto che si rompa un pezzo non significa che non possa tornare a funzionare.

A mio parere sarebbe il caso di ritornare ad aggiustare le cose, a riparare quello che è possibile riparare e magari anche ad acquistare prodotti riparabili.

Tanto più in un periodo post covid come quello che stiamo vivendo, dove le risorse della famiglie sono diventate limitate. Se avete qualche dispositivo da buttare, vale la pena tentare di ripararlo.

Forse il PIl ne risentirà un po’, ma le vostre finanze familiari ringrazieranno.

Osservatorio Coronavirus – Società e Comunicazione

Apro questa pagina Osservatorio Coronavirus Società e comunicazione per elencare pensieri e notizie che reputo di interesse personale e collettivo.

Ammetto che ero in dubbio se pubblicare o meno questa pagina e di occuparmi di coronavirus. Ma davvero i mutamenti della nostra società sono talmente veloci e profondi che è impossibile restare indifferenti.

Se dunque ho deciso di scrivere anch’io sul tema è soprattutto per esorcizzare la paura e la preoccupazione che ho per i miei genitori,

Magari ponendomi e ponendo più domande che certezze. Scrivo di seguito appunti che mi piacerebbe sviluppare nel tempo, se anche in futuro sarà possibile, riflettendo pubblicamente, insieme ai miei lettori che se vorranno contribuire sul tema saranno i benvenuti.

Avvertenze

Questa pagina è una pagina di riflessioni ed opinioni personali.

Per avere una panoramica su Notizie, statistiche ed informazioni su Malattia da coronavirus (COVID-19) Google ha aggregato tutto su una pagina.

Se stai cercando informazioni sul Covid 19 ti invito vivamente a rivolgerti alle fonti ufficiali.

Che cos’è il nuovo coronavirus – Ministero della Salutewww.salute.gov.it › dettaglioFaqNuovoCoronavirus dove trovi Che cos’è il nuovo coronavirus. Indice. Data ultima verifica: 16 ottobre 2020. Virus e malattia; Modalità di trasmissione. Virus e malattia (Mostra risposte) …

Società e comunicazione nel 2020

Data la velocità degli eventi questa pagina sarà aggiornata periodicamente. È possibile trovare anche qualche ripetizione. Una revisione totale sarà fatta a fine emergenza. Speriamo che passi presto e in bocca al lupo a tutti!

20 novembre 2020

Riflettevo sul fresco profumo di Libertà.

A quanto è bello sapere di essere liberi. Quanto è bello pensare a qualcosa è uscire di casa in piena libertà.

Se questo virus continua a diffondersi, in fondo, è perché ci sono ampie sacche di Libertà che negli anni la nostra società, per quanto corrotta, si è conquistata.

Oggi la gente guarda alla restrizioni. Eppure io guardo invece a conquiste di civiltà che stiamo riprendendo dal passato.

I negozi chiusi la domenica sono un segno di civiltà e di democrazia. Tranne pochi casi, i centri commerciali aperti, spacciati come comodità per le persone che lavorano tutta la settimana, sono centri di sfruttamento e schiavismo. Pochi sono i commessi pagati il doppio perché lavorano durante un festivo.

E chi lavora tutta la settimana e non ha il tempo di un paio d’ore per andare a fare la spesa, per cui gli resta solo la domenica per fare tutto quello che non ha fatto durante la settimana, a me pare che non sta vivendo una bella situazione. Dovrebbe rinunciare a qualcosa, uscire da lavoro un po’ prima e recuperare un po’ di tempo per se stessi.

Basti pensare che, anche se non si è credenti, persino Dio dopo sei giorni di lavoro, si è riposato. Vi sentite più forti di un Dio?

3 novembre 2020

Buone pratiche

Il virus ormai è ritornato alla grande. Siamo in piena seconda ondata.

Mi chiedo, stiamo raccogliendo tutte le buone pratiche?

Si dice che l’Italia ha fatto bene, gli italiani sono stati bravi, molto più di altri Paesi.

Ma sono stati fatti degli errori, quasi tutti perdonati, in nome di una emergenza che non si sapeva come gestire. Ma si è preso nota? Si sta studiando pensando a quale fosse stata la cosa giusta da fare?

Il virus non andrà via a breve, dovremo convivere con Il covid 19 ancora per molto tempo. In questi anni futuri, potrebbero crearsi e svilupparsi nuovi virus, nuove pandemie. Siamo pronti? Sappiamo cosa fare? Sapremo come comportarci?

28 ottobre 2020

Mondo del lavoro

Tra le tante verità che stanno esplodendo in faccia a tutti è quella del mondo del lavoro. Un paese fondato sul lavoro precario. Contratti a progetto e a tempo determinato nel migliore dei casi.

Giovani speranzosi di vivere il sogno Milanese in una grande multinazionale, in tutti questi anni, è stato sostenuto, nel tempo, dalle famiglie di origine, tra sacrifici immani. Per amore dei propri figli le famiglie hanno sperato di dare un futuro ai propri figli. Purtroppo, oggi si scopre che di quel sogno resta la gloria. Gloria che si fa presto a dimenticare quando non si riesce a pagare le bollette.

Città, Provincie e Regioni si sono sostenute grazie alla forza lavoro migliore, giovane e istruita. Mentre in Provincia la crisi non è stata mai superata, le città hanno fagocitato soldi e risorse.

Il gioco si è rotto. Ciascuno sta facendo ritorno alle proprie case.

Articolo 36 della costituzione

“il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

La storia di Valentina, 28enne siciliana laureata in comunicazione e marketing

Una storia tratta dall’articolo L’odissea di chi cerca lavoro nella Milano del Covid. de Il fattoquotidiano.it

L’incarico sparito e il Ccnl incostituzionale – L’ultimo colloquio di Valentina, 28enne siciliana laureata in comunicazione e marketing, senza lavoro da marzo quando ha perso il suo stage a 650 euro mensili, sembra uscire da un film dell’assurdo.

“Appena riesci mandaci i tuoi documenti così da mandarti il contratto”, le scrive un’agenzia interinale di Milano convocandola per il giorno successivo nella sede di una multinazionale. “Vestita di nero maglioncino/camicia, pantalone elegante nero, scarpa nera (non da ginnastica)” è l’outfit consigliato. “Capelli in ordine, trucco sobrio”. Nemmeno due ore dopo la retromarcia: “Il cliente ci ha revocato l’incarico”. Per “rimediare” le viene proposta una collaborazione occasionale: la svendita di un noto marchio di moda in via Savona. Contratto intermittente di 15 giorni. Significa che in astratto potrebbe lavorarne anche soltanto due. Settore di lavoro e Ccnl? “Servizi ausiliari fiduciari”. È lo stesso della security e dei servizi di sicurezza. Con mansioni che vanno dall’accoglienza alla movimentazione delle merci in magazzino.

“Uno dei peggiori dal punto di vista retributivo”, dice al fattoquotidiano.it l’avvocato Lorenzo Venini, giuslavorista dello studio legale Diritti e Lavoro di Milano che segue in cause e vertenze numerosi sindacati e lavoratori di Lombardia ed Emilia-Romagna. “Il Tribunale di Torino“, nella causa intentata da un addetto, “lo ha dichiarato incostituzionale perché prevedeva delle retribuzioni troppo basse”. Ledendo l’articolo 36 della Costituzione in base al quale “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Due storie semplici

Ragazza, giornalista, impiegata in una redazione del nord, in pieno lockdown, ha vissuto mesi di solitudine estrema. Solitudine spezzata solo dal suono delle sirene della ambulanze. Un trauma.

Dalla Francia, un uomo intorno ai 50 anni, emigrato da anni in Francia, è fuggito, letteralmente. Ha chiesto un letto ad un cugino ed è disposto a qualunque soluzione pur di non ritornare da solo.

Questa pandemia ha colpito duro nell’animo delle persone. Questi due esempi che ho conosciuto direttamente, hanno deciso di ritornare alle proprie origini. Mai più.

Il sogno è diventato un incubo. Qualcosa si è rotto. Tutto quello che fino a qualche mese fa (gennaio febbraio 2020) era figo, ora è una tragedia. Era figo uscire tardi dall’ufficio? Ora si vuole restare a casa! Era figo l’aperitivo? Vietato o desolante.

Alla ricerca di un nuovo mondo

Il mondo è cambiato. Tutto ciò che vuole ritornare all’era pre-covid è destinato a fallire.

Tensione sociale

Siamo in piena seconda ondata da Covid 19. E il ritorno ad un nuovo lockdown spinge qualcuno a soffiare sulla rabbia e sulle tensioni sociali.

Chi prevarrà?

Virus clinicamente morto a luglio 2020

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Il fatto che non moriva nessuno evidentemente non significava e non significa che il virus non fosse in circolazione.

9 marzo 2020

Sono passate appena alcune settimane dall’esplosione del primo caso, ma è come se fossero passati mesi. E siamo già tutti stanchi. Ogni giorno i giornali ci bombardano di parole che spingono a paure ed ansie. E non si sa cosa fare esattamente, se non stare in casa.

Il distanziamento sociale non è sostenibile

Il mondo, la nostra attuale società, per come lo conosciamo, per come lo abbiamo creato e mantenuto, non è sostenibile economicamente se dobbiamo mantenere il distanziamento sociale.

Un ristorante, una pizzeria, un bar, così come un aereo, un treno, un metro o un bus sono sostenibili se vengono riempiti.

Un ristorante che aveva 100 coperti, non aveva il tutto esaurito tutti i giorni tutte le settimane. Magari era vuoto tutta la settimana e il sabato con i suoi 100 posti recuperava il vuoto della settimana.

Se ai tempi del Coronavirus non potrà avere più di 50 posti, quando e come recupererà il vuoto settimanale?

Lo stesso vale per aerei e treni che hanno un costo coperto dal pienone. O i centri commerciali, dove gli elevatissimi costi dell’affitto sono compensanti dall’alto numero di visitatori.

Autonomi e impiegati sulla stessa barca

Nel tempo di lockdown la classe impiegatizia si sta godendo la vacanza e i tempi più dilatati dello smartworking.

Ma credo che persino loro dovrebbero essere preoccuparsi se gli autonomi o i commercianti, insomma il popolo delle partite IVA stia bene economicamente.

Gli stipendi e le pensioni sono pagati grazie alle tasse che commercianti, artigiani e partite IVA, appunto, pagano ogni anno.

Considerato che un 30% degli esercenti non riaprirà, perché il mercato di riferimento è morto o sta per morire, o la propria attività era troppo giovane per resistere all’impatto; e considerato che chi resisterà non è detto che riuscirà a pagare tutto nell’immediato, è probabile che, ad un certo punto, lo Stato non riesca più a pagare pensione e stipendi.

Accadrà, se non ci saranno interventi straordinari, quasi sicuramente per i Comuni che basavano la loro economia sulla tassa di soggiorno. Questi sono già falliti. E con loro i loro impiegati. Ma è anche la fine di servizi essenziali quali i mezzi pubblici, la raccolta della spazzatura, l’indifferenziata, la cura dei parchi e delle strade, già ridotte all’osso, quando si stava meglio.

Niente sesso nell’era coronavirus

Grande successo ha avuto un mio post sul mio profilo personale riguardo al sesso. Persino condiviso da un mio contatto.

Sono partito dalle varie notizie di cronaca di multati che hanno dichiarato di recarsi per necessità a casa di amiche per fare sesso. Qualche poliziotto ha pubblicato la prova video della multa, qualche giornale ha raccontato come fatto pruriginoso la notizia sui multati.

Queste notizie hanno fatto molto ridere il web. E dunque mi chiedevo.

Ma nella frase, “va a fare sesso e viene multato”, cosa fa più ridere?

Cosa c’è di così esilarante? Che abbia fatto sesso? O che abbia preso la multa. Manco si fosse in prima elementare.

Forze dell’ordine e vigili imbarazzati o che si fanno le miglior risate perché una persona va dalla persona che ama, ne sente il bisogno, ha necessità di fare del sano sesso e lo autocertifica, pronto a difendersi pure davanti ad un giudice.

Quanti conviventi avrebbero il coraggio di produrre un documento del genere?

Che poi il paradosso della tragedia è che non si può fare sesso con la persona che si ama ma si è liberi di picchiare o persino ammazzare la propria moglie, compagna fidanzata costretta a casa.

I femminicidi in questi giorni hanno continuato a perpetrarsi e sono persino aumentati rispetto agli anni scorsi.

Io non ho ancora letto o ascoltato qualcuno che ne parli in modo serio, tipo tra adulti, ragionando sulle relazioni. E vi prego, se c’è qualcosa oltre la mia bolla, segnalatelo.

Ma non parlo di affettuosità o di affettività. Quella si riesce ad avere tramite una video chiamata, messaggio vocale. Ottimo surrogato alla presenza fisica.

Quale mondo avremo, quando tra sei mesi, un anno, vent’anni, usciremo dalle nostre case?

Prima o poi usciremo e sebbene le nostre case sono diventate sempre più invisibili e trasparenti l’abitudine al contatto oggi così agognato potrebbe modificare o addirittura perdersi.

Quali conseguenze ha una società che non si incontra più con le persone “estranee”? Che non si confronta più con lo sconosciuto?

Questo in senso generale, ma limitatamente al sesso, come flirteremo? Come si approccerà l’altra o l’altro? Dovrà cominciare tutto virtualmente? Dobbiamo aspettare un tampone portatile, toccarci la fronte, verificare che siamo entrambi negativi e poi poter fare l’amore?

Siamo chiusi nella nostra bolla di conoscenza e di relazione.

Se già eravamo chiusi in bolle informazionali e conoscitive, adesso siamo rimasti incastrati nelle bolle relazionali

Se siamo tutti sulla stessa barca economica siamo anche sulla stessa barca relazionale.

Il comportamento dei singoli e dei single contaminerà tutte le altre relazioni. E dove una famiglia o una relazione già c’è e si trova sotto lo stesso tetto, questo nuovo mondo vedrà coinvolti i figli.

Quale sarà il mondo relazionale che verrà? Chiederemo all’app o all’algoritmo? Oppure iniziamo a parlane?

È la domanda che mi pongo dal primo giorno. Quale mondo ci immaginiamo nel prossimo futuro e nel lungo periodo? Dovremo affidarci alle app? Agli algoritmi che decidano in base ai nostri spostamenti con chi possiamo fare sesso?

Non è meglio iniziare a parlarne per prendere le nostre decisioni ed essere consapevoli delle cose che facciamo e che faremo?

Guerra tra poveri

Mi trovavo alla posta in fila per il bancomat ed ho partecipato ad un acceso dibattito tra una infermiera e una proprietaria di bar.

L’infermiera sosteneva che fosse giusto rallentare la riapertura per il pericolo di una ripresa. La barista contestava che in tutto questo tempo in cui lei rimasta chiusa, i panifici abbiano continuato a vendere non solo il pane. Certi panifici, infatti, all’interno del loro locale vendono dolci, cornetti, biscotti, torte, crostate. Qualcuno ha pure le macchinette automatiche del caffè.

Questo per dire, non tanto una delle tante contraddizioni di certe rigidità, ma di come il conflitto che si sta creando non è solo contro le Istituzioni che sono anche lontane, ma il primo conflitto avverrà tra poveri.

Cresce e crescerà l’invidia sociale, i più poveri e disagiati richiederanno cibo con tutti i mezzi, la criminalità organizzata potrebbe spronare i bassi fondi ad atti inconsulti. A pagare sarà sempre la popolazione anche se fa parte di una parte più agiata.

Sospensione della Costituzione?

Dichiarare tutto il paese zona protetta e allargare le ordinanze della zona rossa a tutto il territorio italiano è certamente una misura necessaria per limitare il diffondersi del contagio.

Nello stesso tempo significa di fatto sospendere alcuni dei principi di Libertà della nostra democrazia e della nostra Costituzione.

In più, il divieto di assembramento, punito con 3 mesi di reclusione e un processo penale è qualcosa di molto forte su cui sarà necessario, sempre se sarà possibile, parlare con i giuristi.

In Ungheria, scrive Pierre Haski (France Inter, Francia) il presidente Viktor Orbán usa l’epidemia per avere pieni poteri

Vita, Libertà e Stato

Nuovi valori?

Comunicazione complessa

Dal punto di vista della comunicazione i messaggi sono contraddittori e aumentano lo stato confusionale del singolo, come di intere comunità.

Si moltiplicano appelli alla calma, ma allo stesso tempo si invita tutti a restare a casa e dunque in stato di allerta. Si sottolinea la bassa pericolosità del virus mentre si allestiscono tende da campo in attesa di una emergenza, nascono centri di raccolta e vengono chiusi interi reparti di ospedali a rischio. Adesso siamo arrivati persino a chiudere intere Regioni e provincie.

Comunità Italia

Abbiamo sentito da un po’ di tempo a questa parte l’egoismo generale delle persone. Ciascuno nel suo delirio di onnipotenza ha fatto tutto quello che ha voluto.

C’è chi ha seguito le regole da sempre e chi invece non ha mai dato peso alle regole. Si tocca con mano l’egoismo di ciascuno a discapito dell’intera comunità che non esiste.

Dall’estero ci vedono come un Paese dove le leggi sono consigli da interpretare o avvisi da raggirare.

Esodo dei migranti

Si veda infatti l’esodo delle persone che dal Nord si sono riversate al Sud per scappare dal virus infestando un meridione che vedeva una diffusione molto lenta.

Nessuno si è reso conto o ha pensato che ammalandosi al Sud, non è che il sistema sanitario andrà in crisi, proprio non c’è un sistema sanitario. Per fare un esempio, nell’intera provincia di Agrigento non esiste un reparto di rianimazione per le malattie infettive.

Chi si è ammalato seriamente ha già trovato pieno Caltanissetta ed è stato trasferito ad Enna.

La Sicilia può reggere, secondo l’Assessore alla salute della Regione un massimo di 4000 infetti. Oltre questo numero, esplode e si sceglierà chi far vivere e chi far morire.

Lavoro ed emigrazione

Nello stesso tempo mi viene da pensare a quale fosse la condizione lavorativa di questi ragazzi che in una notte hanno deciso di fare valigie e partire.

Dico, se avessero avuto una casa, uno stipendio, una posizione nella società e nella loro azienda, sarebbero scappati in questo modo?

Altri, forse più solidi, tanti, sono rimasti a lavoro.

Secessione e Razzismo

Dove non hanno potuto quasi 30 anni di politica secessionista e indipendentista è riuscito un virus in una notte.

Nord e Sud spaccato e che si guarda davvero in cagnesco. Le battute e gli attacchi contro chi (anche irresponsabilmente) si è spostato verso le regioni del SUD sono ormai quotidiani e ripetuti anche da persone

Si ricucirà mai questa relazione?

Mi stupisce pure, come anche i commenti e i post sui social, da parte di persone che storicamente sono difensori dei diritti civili, che hanno difeso e dicono di difendere i diritti delle minoranze, che si proclamano a favore di un mondo globale, in questo momento solletichino certi pruriti.

Capisco meglio come sia facile, per chi la pensa diametralmente all’opposto, riscaldare gli animi e far uscire il razzismo che serpeggia, ormai (ahinoi) un po’ ovunque.

Bloccare la movida. I giovani non comprendono

Da Repubblica il dott. Galli direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano dichiara.

Ha visto che le persone, anche nelle zone arancioni come Milano, continuano a uscire in massa?
«Sì, ho letto anche le dichiarazioni di qualche ragazzotto che protesta perché le autorità vogliono tenerlo a casa. Gli adolescenti si considerano immortali, ci siamo passati tutti. Ma così rischiano di avere la responsabilità di portare a nonni e genitori un cliente assai più dannoso che per loro. A costo di essere detestato, dico che i locali e i punti di aggregazione vanno chiusi pure nelle regioni non ancora intensamente coinvolte dal problema

Ma a locali chiusi o che hanno limitato l’ingresso i giovani si sono riversati, in massa, nelle campagne o in case isolate, a continuare le loro attività promiscue, rendendo vano di fatto le numerose ordinanze sindacali.

I festini in campagna sono continuati, specialmente nel primo periodo.

La movida non ritornerà nel breve periodo. Il distanziamento sociale dovrà continuare ancora per molto tempo.

I giovani non comprendono anche nella fase 2

La movida ha proseguito per un po’ quando un po’ tutti si era increduli su quello che stava accadendo ed è ripresa, incredibilmente, nella fase due, quando tutti sappiamo e conosciamo i pericoli.

Evidentemente certi comportamenti, che sembravano assodati, che abbiamo visto eseguiti con civiltà, non sono stati del tutto assorbiti.

Il rischio di una ulteriore chiusura, dovuta a comportamenti così sbagliati, però sarebbe davvero devastante.

Analfabetismo di ritorno

Ce lo siamo detti tante volte che, anche noi architetti dell’informazione, avremmo dovuto fare i conti con un analfabetismo di ritorno dilagante.

Le persone non capiscono quello che leggono (e a volte neanche quello che gli viene detto). Manca una cultura dell’ascolto, vero e partecipato.

I risultati delle prove INVALSI (2019) vedono i nostri studenti, soprattutto nel meridione, in forte difficoltà.

Altro che comprensione della complessita!

Il mondo non sta cambiando. È cambiato

Mi ha fin da subito stupito come il mondo sia cambiato in maniera così repentina. In due settimane stanno accadendo cose e stiamo prendendo decisioni che cambieranno il nostro stile di vita, per sempre.

Il mondo, anche finita questa emergenza, non sarà più lo stesso. E personalmente pensare che tutto torni alla normalità, mi appare, al momento, ingenuo.

La società aveva paura dell’uomo nero, sporco e immigrato, del terrorista organizzato o pazzo isolato. Ma a cambiare tutto è stato un virus invisibile, di cui non sappiamo nulla.

Un mondo fragile

Ammettiamolo, chi non ha mai osservato e pensato a quanto è stato e a quanto è fragile questo mondo.

Lo abbiamo sempre saputo e forse non ci abbiamo mai voluto credere.

Nelle giornate dove si alzava l’allerta terrorismo islamico, mi sono trovato spesso a scendere o salire da una delle metropolitane di Roma e sarebbe bastato un procurato allarme per fare decine di vittime.

Migliaia di persone che si spostano o si spostavano in contemporanea nelle stesse ore non poteva e non può essere salvaguardabile.

Un mondo che si sposta in giornata da un capo all’altro dei continenti è diventanto tanto piccolo quanto unico blocco.

Un mondo incredulo

Nella provincia dove vivo, in pochi stanno rispettando le ordinanze del sindaco. Nei centri scommesse le persone continuano a fare la fila attaccati. Idem nei supermercati, alla cassa si procede come si è sempre fatto. Il sabato sera i pub, nonostante i loro annunci di rispetto delle norme, hanno visto giovani riuniti in capannelli, situazioni promiscue e saluti e baci per festeggiare compleanni ed anniversari.

Come nulla fosse.

Eppure qualcosa sta accadendo. Il primo caso è stato registrato anche qui e quindi sicuramente altri saranno stati infettati.

In tanti però non vogliono credere. Nessuno vuole pensare di poter o voler modificare le proprie abitudini.

Architettura dell’informazione in situazioni di emergenza

Mi sono occupato tempo fa di Architettura dell’informazione in situazioni di emergenza. Ma facevo riferimento ai terremoti e dunque ad infrastrutture distrutte su comunità solide e ad una ricostruzione della fiducia anche attraverso il web.

Lo scenario presente non era prevedibile ed è all’opposto di quanto avevamo vissuto fino ad oggi.

Le infrastrutture ci sono e sono solide. Server, collegamenti online, internet sono stabili e stanno svolgendo il loro ruolo di connettori alla perfezione, ma le comunità reali sono invitate a sfaldarsi. Niente più incontri pubblici, niente eventi, pochissime e rare le relazioni.

Quali architetture dell’informazione per il futuro?

Coronavirus come esperimento sociale

Il sociologo De Masi vede il coronavirus come un’esperimento sociale

Sotto la pressione di fatti imprevisti e di forte rilevanza – aggiunge il sociologo – scopriamo una serie di cose che avremmo potuto capire per conto nostro e con l’agio del tempo a disposizione. Penso alla dimensione globale – osserva – proprio mentre si parlava da più parte di una crisi della globalizzazione, la globalizzazione è esplosa in tutta la sua forza.

Stiamo capendo che una cosa che avviene in una remota regione della Cina risuona da noi e rimbalza altrove. Ma penso anche all’importanza di lavorare da casa quando il lavoro lo consente – sottolinea De Masi – Si risparmia tempo e denaro, si può programmare la giornata e la vita e c’è meno inquinamento in città. In altri paesi il 10-15% dei lavoratori fa smart working, in Italia solo 500mila lavoratori su 23 milioni, una percentuale irrisoria dovuta ad una serie di motivi di carattere culturale”.

Telelavoro come stile di vita

In una intervista a Millionaire De Masi continua rispondendo riguardo al telelavoro

Che cosa immagina dopo questa emergenza?

«Posso fare una provocazione? Immagino che tutti si ammalino di Coronavirus, tutti siano costretti a telelavorare per venti giorni, che tutti guariscano felicemente e, avendo provato la bellezza del telelavoro, chiedano o propongano di telelavorare. Il futuro va verso questa direzione».

Il libro appena uscito il 3 marzo si intitola Lo Stato Necessario (Rizzoli).

Dall’unità d’Italia a oggi, l’inefficienza della nostra pubblica amministrazione è passata indenne attraverso un’infinità di scrupolose rilevazioni, coraggiose denunzie, volenterose riforme. Al fallimento di tali riforme può aver contribuito il fatto che i giuristi hanno proceduto da soli al disegno della macchina burocratica, laddove sarebbe stato necessario un approccio multidisciplinare.

Eppure, lo sviluppo della società postindustriale impone servizi pubblici sempre più sofisticati, e per assicurare tali servizi si deve saper progettare con dovuto anticipo una pubblica amministrazione capace di erogarli. E per progettare occorre prevedere. Nasce da queste constatazioni la ricerca condotta da Domenico De Masi, focalizzata sul lavoro dei dipendenti pubblici: oltre tre milioni di persone tra operai, impiegati, funzionari e dirigenti cui spesso si imputa l’inadeguatezza della macchina statale, un apparato indispensabile che rappresenta anche il principale datore di lavoro del nostro Paese.

“Lo Stato necessario” unisce una lettura storica del fenomeno burocratico e l’analisi sociologica di tale fenomeno inteso come «iperoggetto» alla previsione dello scenario evolutivo più probabile, proiettato nel prossimo decennio. Coadiuvato da undici tra i massimi esperti in materia, De Masi indaga le variabili centrali che determinano l’evoluzione organizzativa della pubblica amministrazione: il rapporto tra domanda e offerta, la reazione ai trend demografici, l’impatto del progresso tecnologico, la gestione delle risorse umane, la conflittualità, il ruolo dei corpi intermedi come i sindacati, il bilanciamento tra lavoro e vita privata.

Una ricerca che offre ai tecnici, agli studiosi, ai cittadini comuni e soprattutto ai dipendenti pubblici un ritratto dell’amministrazione statale severo ma non privo di speranza.

Resistenze al cambiamento

Sulle resistenze di capi e dirigenti che non vogliono cambiare aggiunge.

“Ormai ci siamo assuefatti a questo modo di lavorare, siamo talmente abituati a fare chilometri ogni giorno per raggiungere il lavoro che la possibilità di non farlo ci sembra impensabile – aggiunge -. Abbiamo imparato a dividerci tra due luoghi principali: la casa, in cui tornare a dormire, e il posto in cui lavoriamo. A questa visione ‘distorta’ contribuisce anche la mentalità dei capi: con il lavoro da remoto non è possibile controllare il lavoratore momento per momento mentre lavora, ma solo esaminare il risultato finale.

Questo per alcuni capi è inaccettabile: hanno quella che io chiamo la ‘sindrome di Clinton’, abituato ad avere la stagista sempre pronta nella stanza a fianco. Ecco, molti boss italiani ragionano allo stesso modo: vogliono avere i dipendenti sottocchio, non si fidano. Nel telelavoro invece non conta il processo, ma l’obiettivo: non importa se il dipendente preferisce lavorare di notte, al mattino presto, prendersi poche o tante pause. L’importante è che porti a termine il suo compito nel migliore dei modi”.

Il mondo del lavoro

Se c’è un elemento che sta emergendo è la mediocrità del mondo del lavoro. In mezzo ad una crisi ed una emergenza sempre più grave, nonostante gli inviti incessanti a non uscire di casa, una buona parte dei lavoratori ha continuato ad andare a lavoro costretto dai propri dirigenti e o padroni.

E parlare di Padroni non è fuori luogo se una persona è costretta ad uscire di casa mettendo a rischio la propria vita quando potrebbe lavorare da casa. Quando l’interruzione del lavoro di pochi giorni non comporterebbe la morte di nessuno.

Penso anche a quanti hanno abbandonato il lavoro senza preavviso. Scappando letteralmente verso le proprie case. Che tipo di contratto avevano? Quake stipendio? Che condizione di vita conducevano?

Sarà interessante saperlo.

La teoria dei poteri distopici

Giorgio Agamben va giù duro invece con la sua teoria sui poteri distopici che vogliono controllare le persone.

Secondo Agamben

finita l’emergenza Isis e terrorismo i poteri dispotici dovevano inventarne un’altra per mantenere lo stato di eccezione che comporta un controllo spropositato sui corpi e sui movimenti delle persone. Per Agamben quella che sarebbe poco più di un’influenza quindi diventa lo strumento per moltiplicare ulteriormente i dispositivi di controllo personale”.

L’immagine delle città vuote

L’immagine delle città vuote – spiega -che si innesca su una vecchia tematica, vale a dire il fatto che i grandi poteri dispotici hanno sempre voluto vedere le città vuote per averne un controllo totale. Basti pensare a Pietro il grande quando ha costruito San Pietroburgo la voleva vuota perché solo cosi per lui era veramente bella”.

Quale sarà il suono delle città del futuro?

30 mila soldati americani in Europa

Per caso leggo di questa ingente esercitazione che prosegue in territorio europeo senza nessuna cura di quello che sta accadendo. Dicono che si tratti di economia. Non ho domande, ma un enorme interrogativo.

Intanto, nel silenzio generale, la Costituzione è di fatto sospesa, dacché sono vietate le pubbliche assemblee in nome di quello che il Ministero ha appellato “allontanamento sociale tra le persone”. Espressione che, per ironia della sorte, potrebbe essere il motto del neoliberismo e della sua dissoluzione programmatica dei legami sociali.

L’ha ben evidenziato Giorgio Agamben, che da subito ha segnalato come si stesse delineando un preciso metodo di governo centrato sull’emergenza e sul “vivere pericolosamente”, che è appunto – Foucault docet – la norma del liberismo.

Dal 5 marzo, più di 20mila soldati statunitensi stanno sbarcando in Europa. Ne ha puntualmente dato la notizia il manifesto, con un articolo di Manlio Dinucci dal titolo 30mila soldati dagli Usa in Europa senza mascherina. Secondo quanto evidenziato da Dinucci, i soldati della monarchia del dollaro hanno preso ad arrivare in porti e aeroporti europei per l’esercitazione “Defender Europe 20” (Difensore dell’Europa 2020). Si tratta, a tutti gli effetti, del più grande dispiegamento di truppe statunitensi in Europa degli ultimi 25 anni.

Pubblicità Crodino

Il giorno dell’emanazione del primo decreto del governo, per limitare il contagio da coronavirus e subito dopo il messaggio del Premier dove invitava a non abbracciarsi, non baciarsi è arrivata la pubblicità della Crodino che fa abbracciare il mondo.

Si tratta di una pianificazione che viene da lontano. Il famoso gorilla qualche settimana fa ha iniziato un viaggio verso il nostro mondo occidentale per lanciare un messaggio. Lo abbiamo seguito nel racconto.

Peccato che il finale emotivo arrivi nel momento sbagliato. Cioè i meccanismi avviati non si sono fermati. Probabilmente non c’era un paracadute o una pubblicità da sostituire in quel momento. Non era stato preparato nessun crisis managment.

Chi, infatti, poteva prevedere che un presidente del consiglio, un giorno, andasse in TV e invitasse a non toccarsi, a stare in casa? Neanche su Black Mirror.

La pubblicità del Crodino che fa abbracciare il mondo, dunque, in questo momento, penso sia fuori luogo e contro le continue avvertenze igienico sanitarie di questi giorni. Ritirarlo e riprenderlo in tempi migliori, no?

Restare umani, cosa significa?

Gli insegnanti si inventano qualcosa

Le piattaforme di e-learning, fino ad oggi snobbate in favore di una didattica frontale o cumunque in presenza, si stanno diffondendo ad una velocità inimmaginabile in altre situazioni.

Mi chiedo se gli insegnanti, al di là dei virtuosismi, come classe professionale è pronta. Se le scuole sono pronte. Ma soprattutto se le le famiglie sono tutte pronte con internet e dispositivi vari a far fronte a queste connessioni.

Si allargheranno o si restringeranno le maglie di una formazione per tutti? Le famiglie meno agiate sapranno restare al passo con i tempi? O resteranno indietro?

Il ruolo dei media durante l’emergenza

Da rivedere sicuramente il ruolo dei media dei prossimi anni. O forse faranno ancora con più forza quello che stanno facendo oggi?

Oggi sono concentrati sull’emergenza e i vari TG sono un elenco di notizie ad unico tema.

Nel frattempo sono scomparsi dai notiziari temi importanti che, anche quelli , condizionano e condizioneranno le vite di persone. Qualcosa la sto seguendo e le notizie si trovano nei meandri dei giornali, a dire il vero, ma appunto è necessario una volontà di ricerca ben precisa.

Mi chiedo, su temi che seguivo poco prima dell’emergenza.

  • Nomine al vertice delle società pubbliche. Stava cadendo il governo, capisco l’unità in questo momento, ma come si sta scegliendo?
  • Cosa è accaduto ai giovani studenti di Hong Kong?
  • Gli incendi in Australia sono stati domati? Qual è la situazione in questo momento?
  • Il movimento femminile cileno sta proseguendo le proprie battaglie?
  • Al di la di Greta Thumberg qual è la situazione dei cambiamenti climatici e del movimento ambientalista?
  • Le persone si muovono meno, i livelli di inquinamento in Italia e nel mondo si stanno abbassando? Oppure le ragioni dell’inquinamento sono altre?
  • Guerra in Libia. Anche la Turchia entra nella scena libica. Perché? Che sta succedendo? A che punto è la guerra che vedeva la capitale sotto assedio?
  • Guerra in Siria. Russia e Turchia si fanno amichevolmente la guerra. A dire il vero, qualche notizia arriva ancora dai TG.

Non so. Cosa sta accadendo nel frattempo nel mondo e in Italia, oltre al contagio da coronavirus?

L’importanza del LOCAL

Nel frattempo su un progetto personale e locale, provo a dare una mia risposta interpretando il ruolo del web come servizio.

Per esempio, in una sezione si chiede alle persone di indicare i negozi che svolgono servizio a domicilio.

Non so se sia la risposta giusta e corretta, ma è una risposta.

Cosa accadrà nei prossimi 20 anni?

Qualcuno mi ha risposto che tutto quello che sta accadendo era inimmaginabile 20 minuti fa e pensare ai prossimi 20 anni è assurdo.

Ma è proprio in questo momento, credo che abbiamo bisogno di visionari, di persone che riescano ad immaginare un futuro, un futuro migliore.

Ci sarà una nuova società che ritorna nelle campagne? Si ritornerà a vivere e lavorare la terra?

Oppure le tecnologie entreranno ancor più pervasivamente?

Davvero nascerà un movimento ambientalista locale per la soluzione dei problemi?

Il mondo delle Partite IVA sta crollando. In tanti sono già morosi. Figurarsi oggi che si l’economia si ferma. Il turismo italiano dovrà partire dall’anno zero e ci vorranno anni per riprendersi.

Molti comuni sopravvivevano grazie alla tassa di soggiorno, sulla previsione di incasso sono stati aperti mutui e anticipato spese che sarà impossibile coprire.

Chi resisterà a questo impatto? Quali lavori nel prossimo futuro?

Ma soprattutto siamo pronti, emotivamente e culturalmente, al peggio?

Come nasce una dittatura

Mi sono sempre chiesto come possa nascere una dittatura. Mi sono sempre chiesto come le persone di buon senso, intellettuali, gente istruita, abbia permesso ad uno qualunque, di solito un arrivista senza scrupoli, di prendere il comando e reprimere una nazione.

La risposta la si sta avendo in questi giorni.

Nonostante tutti gli inviti a restare a casa, nonostante i messaggi semplici e democratici a limitare lo spostamento per la salute pubblica, in tanti continuano la loro vita normalmente. Nonostante la minaccia di un processo penale che ti può portare da un minimo di tre mesi di carcere, Niente da fare.

Casi estremi segnalano di persone fuggite dalla quarantena fiduciaria per andare a fare la spesa al supermercato rischiando 12 anni di carcere per epidemia colposa nella forma aggravata. Così come tanti vengono diffidati perché si stanno spostando senza una comprovata motivazione.

Altri, ancora oggi, che l’Italia è zona protetta, continuano a spostarsi da Nord a Sud. Si registrano, per esempio, 20 mila rientri in Sicilia. Altri all’interno del proprio comune svolgono attività ricreative come fossero in vacanza. Insomma, per queste persone sono necessarie le catene.

Insomma, in nome di un principio supremo come la Salute, le persone, soprattutto quelle di buon senso, paradossalmente, rinunciano volentieri ad altri diritti.

Siamo in un momento molto critico. Rischiamo di perdere per sempre la nostra Libertà. Riflettiamoci.

Privacy o non privacy

Un tema che è stato messo in dubbio durante questi giorni di Coronavirus è quello della Privacy. Nel mio paese di residenza, quado si è saputo del primo caso risultato positivo subito si è voluto sapere chi fosse la persona infetta. Sono bastate poche ore per avere sul cellulare la foto della persona, così come il nome è passato di bocca in bocca per chi conosceva la persona in questione.

In seguito, grazie ai tamponi effettuati si scopre che la persona infetta aveva contagiato altre 10 persone. E accade pressoché la stessa cosa. Abbiamo tutti su whatsapp la foto delle persone risultate positive.

Dopo 4 giorni, gli asintomatici vengono mandati a casa in quarantena fiduciaria. Uno di questi, tornato a casa, esce a fare la spesa al supermercato come nulla fosse. Riconosciuto, è stato denunciato e ripreso e portato a casa. Rischia adesso 12 anni di carcere.

Questo avvenimento mi ha fatto molto riflettere. Noi siamo qui a difendere la privacy delle persone, a lavorare sul GDPR online , ma se non fosse stato riconoscibile, questa persona sarebbe andata ad infettare altre migliaia di persone.

In Cina, un paese già altamente controllato, per far rispettare la quarantena sono stati diffusi applicazioni che controllano maggiormente le persone.

Il virus colpisce anche le fondamenta dei nostri diritti?

Privacy o non privacy 2

Nell’era ante coronavirus i dati e le informazioni che riguardavano la nostra salute erano dati sensibili. La loro diffucione era una grav lesione del diritto alla Privacy. Sempre più, in Cina, ma anche in Italia e in Sicilia, nascono app di controlo della propria salute.

E c’era qualcuno che si preoccupava della privacy degli assistenti vocali?

Privacy

Il virus si avvicina

Il virus Covid-19 si fa sempre più vicino. Oggi, 13 marzo 2020 ha colpito persone che mi sono vicine, amici che conosco, con cui abbiamo lavorato insieme, preso un caffè in casa, fatto un bagno in estate sulla stessa spaiggia.

Sono in corso gli accertamenti ma è normale che altri infetti, altri amici risulteranno positivi ai test. E psicologicamente è dura.

Personalmente sono in casa da più di una settimana. Le mie uniche uscite, prima ancora dei decreti del Governo, si sono limitate ai miei lavori in campagna. Ma prima o poi dovrò andare al supermercato e qualche balordo asintomatico mi potrebbe contagiare.

Questo potrebbe essere tra i miei ultimi post. Devo dire che non ho nulla da recriminare alla vita. Ho realizzato tutti i miei sogni, per lunghi periodi della vita ho avuto compagne e compagni straordinari. Ho incontrato belle persone a cui spero di aver dato un pezzo della mia felicità.

Si sono stato felice.

Certo, poi ho preso pure delle dure batoste, le cadute dall’alto fanno molto male. Ma mi sono rialzato. Ho accettato le sconfitte, avviato nuovi progetti, ho percorso nuove strade.

Ci aspettano periodi di grande dolore. Faccio un in bocca al lupo a tutti!

Osservatorio coronavirus

Questo spazio online è come ho già detto uno spazio di appunti online e un modo per riflettere insieme. Parlando ad alta voce e condividendo i nostri pensieri comprendiamo meglio quello che accade.

Se anche tu stai osservando e cercando di capire, commenta questo articolo e uniamo le forze.

Quale università scegliere per trovare subito lavoro?

Quale università scegliere per trovare subito lavoro? Quali saranno i lavori del futuro? Quali le professioni che garantiranno la nostra sussistenza? Fino a qualche anno era possibile fare delle previsioni di questo genere. E bene o male bastava iscriversi all’università per trovare un lavoro adeguato.

Oggi il mondo del lavoro è profondamente cambiato. E come ripeto spesso il cambiamento culturale che stiamo vivendo è ancora in corso. Per cui nessuno oggi può dire davvero con certezza cosa accadrà fra tre o cinque anni, una volta finito il vostro percorso di studi.

E anche quando qualcuno lo sapesse, qualcuno di vostra fiducia vi consigliasse al meglio, poi, non bisogna mai mettere da parte le proprie capacità intellettive. Bisogna fare i conti con quello che si sa fare, con quello che riusciamo ad imparare e soprattutto quello che ci piace fare.

Orientamento

Oggi le università mettono a disposizione dei futuri studenti diverse opportunità di orientamento. Per le Università, lo studente è un prodotto da acquisire (conquistare), anche con finte illusioni, e da trasformare in un altro prodotto, il laureato. Il laureato si rivende. Più laureati produce una Università, più ha motivi di vantarsene, più lo Stato invia finanziamenti. Più studenti significano più corsi di laurea e quindi più docenti. L’università è una fabbrica e oggi la formazione è una delle tante parti dell’ingranaggio.

L’orientamento precede ormai di un paio d’anni l’iscrizione. Ma la riflessione dovrebbe riguardare tutti gli anni del liceo. La famiglia dovrebbe guidare senza imporre. Purtroppo, non solo spesso, non ci si pensa o ci si pensa in minima parte. Ma il più delle vote a 18 anni non si è davvero maturi per una scelta di questo genere.

L’Italia da distruggere – La meglio gioventù.

Esperienze

Che poi tre o cinque anni, sono lunghi. Nel mezzo ci saranno amori, delusioni, esperienze di vita, conoscenze, nuove amicizie e tanta voglia di vita.

Quello che posso dire, anche per esperienza personale, a chi non ha le idee chiare è di iscriversi ad un corso di laurea più vicino alle proprie attitudini. Di pensare al proprio futuro migliore ma non strettamente legato al mercato del lavoro di oggi. Dopo di che, si può sempre cambiare corso di laurea. Non è mai troppo tardi. Si può sbagliare. È una scelta che fanno in tanti, un errore che si commette. Meglio cambiare corso di laurea piuttosto che insistere in qualcosa che non piace o in un corso che non si riesce a superare. Basta capire le ragioni delle scelte sbagliate per poter affrontare le scelte giuste.

E poi fra cinque anni si è persone davvero diverse. Dai 18 ai 25 anni le trasformazioni, le prospettive di vita saranno cambiate. Non sempre sono le stesse. Non sempre si sarà coerenti. Alla fine di un percorso di studi si capiscono tante cose che prima erano solo confuse.

Accettate l’incertezza e cercatevi di capire.

L’ultima lezione di Randy Paush

Trovare subito lavoro

Oggi una laurea, qualunque laurea, non garantisce a nessuno un lavoro. A meno che non sostituirai tuo padre, laureato, nella sua attività di famiglia. Tanto meno, la laurea garantisce un lavoro adeguato ai propri studi e alle proprie capacità. Ho visto e vedo ottimi laureati che pur trovando lavoro subito hanno subìto e subiscono le angherie di capi incompetenti e inadeguati.

Sebbene in Italia ci siano pochissimi laureati, il mondo del lavoro ancora richiede manovali. Una laurea aiuta, ma il lavoro oggi è una concessione. I datori di lavoro si considerano dei donatori di lavoro. E per quanto in alto si riesca ad arrivare, quello sarà il modo in cui si verrà trattati. Il lavoro stesso è la moneta. Per un lavoro dovresti accettare qualunque cosa.

E poi che significa trovare subito lavoro? Vi fareste operare da un ragazzo il giorno dopo la laurea? Vi fareste difendere in una causa da un neo laureato? Un po’ di gavetta tocca ed è toccata a tutti. Un po’ di sperimentazione sul campo è necessaria a prescindere. Che poi lo stage diventi il lavoro della vita, no. Ma senza esagerare, bisogna trovare i bravi maestri. E trascorrere un po’ di tempo a fare pratica.

Sapere e saper fare

Anna Maria Testa si chiede “Perché dovremmo chiederci che cosa sappiamo fare bene“. Penso che siano da riprendere alcuni suggerimenti utili.

Noi esseri umani facciamo fatica a riconoscere le nostre capacità come tali, dice Business Insider. E aggiunge alcuni suggerimenti interessanti. Il primo è: scrivi tutto quel che sai fare bene su una serie di foglietti, comprese le cose che ti sembrano irrilevanti perché ti vengono facili. Non è per niente detto che siano facili per tutti.

Il secondo suggerimento è: cerca gli schemi, perché è più che probabile che alcune capacità siano correlate. E, infine, raggruppa le capacità in: cose che ti piace fare, cose per fare le quali puoi farti pagare, cose che vuoi saper fare meglio, cose che non fai più da molto tempo.

Il terzo suggerimento è: se nessuna delle capacità che hai elencato c’entra con il tuo lavoro attuale, facci un pensiero. Se invece non ti è venuta in mente neanche mezza capacità, telefona a un amico e domandagli: che cosa sono bravo a fare?
Il risultato di questo esercizio dovrebbe essere un di più di speranza e di consapevolezza. Se funziona, non è niente male.

Personalmente ho sempre amato sapere. La mia curiosità mi spinge a informarmi su qualunque cosa. E ad essere sincero su molte cose, mi bastava questa soddisfazione. Per fortuna o purtroppo, mi sono sempre ritrovato, come in un destino scritto, a dover fare e a dover saper fare. E, insomma, è andata bene.

I mestieri del futuro

Nessuno sa prevedere il futuro. Luca De Biase se lo chiede e lo chiede ai suoi lettori. Si possono osservare le tendenze, i nuovi business emergenti. Ma la certezza che tutto quello che studiamo oggi sia ancor più utile fra 5 anni, non la può dare nessuno.

Certamente ci sarà bisogno di programmatori, di conoscitori di linguaggi di programmazione, per applicazioni e bot. Cose che oggi vorrei saper fare volentieri. Purtroppo, durante la mia carriera scolastica ho avuto professori mediocri. Tutti mi vedevano un ottimo professore di italiano e nessuno mi diede la preparazione adeguata per affrontare le materie scientifiche. Per cui mi laureai in lettere moderne.

Scelta che oggi rivendico e che, per quanto mi riguarda, si è rivelata vincente. La scelta mi ha permesso di realizzare i miei sogni. Grazie alla mia laurea in lettere sono entrato nel mondo della comunicazione. E grazie ai miei studi, alla flessibilità mentale, oggi sono uno splendido architetto dell’informazione.

Discorso di Steve Jobs ai neolaureati.

Abbiamo bisogno di umanisti

Il web è un luogo che va riempito di contenuti, di buoni contenuti soprattutto. Il mondo ha bisogno di umanisti che mettano al centro l’uomo. E checché se ne dica, la lezione umanistica è al momento l’unica che può aiutare a capire l’uomo meglio e a soddisfare i bisogni della gente. Riuscire a mescolare diligentemente un sapere informatico ad un sapere umanistico penso sia un buon compromesso per un futuro migliore.

Ovviamente iscriversi in un corso umanistico non deve essere la scusa per evitare l’uso di strumenti e conoscenze basilari della tecnologia contemporanea.

Poi, come sempre, ci sarà sempre bisogno di medici, infermieri e di ingegneri. Di badanti e di artigiani, adeguati ciascuno ai propri tempi. I progettisti dovranno (o dovrebbero) avere un ruolo più rilevante di quello che hanno oggi. Penso che ci sarà bisogno di tanti analisti o di persone che sappiano leggere e interpretare le analisi fatte dai computer. Però non sempre a ciò di cui ha bisogno una società corrisponde un posto di lavoro adeguato.

Discorso agli studenti.

Quale università scegliere

Quello che consiglierei ad un ragazzo, se me lo chiedesse, è di scegliere con una mentalità aperta. La scelta di un corso di laurea dovrebbe essere generata dalla voglia di voler imparare un mestiere, imparare a fare qualcosa. Magari poi in corso, pensare che tutto ciò che si studia è utile o lo sarà. Dallo studio della Lingua latina alla Storia, alla Matematica.

Non distruggete la vostra creatività, non diventate aridi durante i vostri studi, non permettete ai professori di appiattire i vostri pensieri e prendetevi cura dei professori che invece vi arricchiscono, che vi fanno vedere la loro materia di insegnamento e il mondo con occhi diversi.

La scuola uccide la creatività.

Imparate una disciplina

Il nostro sistema educativo, sebbene ha subito numerose riforme, come dice Sir Ken Robinson, è grosso modo ancora basato su una struttura non adeguata ai tempi. Non che sia del tutto sbagliata. Ma certamente spesso troviamo corsi inadeguati e inappropriati. Dove gli aggiustamenti diventano un’ora in più di matematica ed inglese. E via.

In questo sistema l’importanza dello studio riguarda le singole materie. Bisogna essere bravi in ogni materia. Sia al liceo che all’università, viene indicata una materia da studiare e da approfondire. Più nozioni, formule, date e dati, imparate a memoria, più sarete ritenuti meritevoli.

Quello che un bravo insegnante dovrebbe richiedere e uno studente dovrebbe fare è invece andare un po’ oltre. Sarebbe necessario riuscire a trovare professori che spieghino la disciplina o le discipline. Sarebbe necessario far capire l’utilità di quello che si studia, concretizzarlo e attualizzarlo. Insegnare una disciplina significa insegnare a guardare il mondo con una lente ben precisa.

Una disciplina osserva, applica i concetti e le proprie categorie, cerca e trova correlazioni, in base al proprio sapere. Si arriva a questo grado di conoscenza attraverso lo studio delle materie. Non è certo un traguardo immediato. Ma almeno si tracci la linea. Si pensi ai mattoni di una costruzione e non a pietre o macigni da macinare. O peggio ancora a bocconi amari da inghiottire.

Non arrendetevi mai.

Architetura dell’informazione

Purtroppo ad oggi non c’è un corso di laurea completo in architettera dell’informazione. Però ci si può preparare. E rimando al capitolo come diventare architetto dell’informazione.

Per chi mi segue sa che l’architettura dell’informazione è una disciplina che vede il mondo reale e virtuale attraverso la struttura delle cose. Un architetto dell’informazione cerca di andare in profondità.

Personalmente credo in questa disciplina. E sono anche fiducioso che presto sarà riconosciuto a chi pratica l’architettura dell’informazione il giusto ruolo. La progettazione e la capacità di andare in profondità prima o poi sarà premiata dai fatti.

Conclusioni

Wiston Churchill scrisse una volta:

Gli imperi del futuro saranno imperi dell’intelligenza!

Formazione permamente

Qualunque laurea sarete in grado di conseguire, sappiate che dovrete continuare a studiare. Per certi versi si inizia a studiare davvero, proprio dopo la laurea. In fondo durante gli anni universitari, per quanto si approfondiscano certi argomenti, poi si deve mettere nel conto che ci si deve fermare per arrivare preparati all’esame.

Dopo, le vie della conoscenza e della curiosità vi porteranno a spaziare, ad essere più profondi e dettagliati. Senza un esame alle porte che bussa prepotente, la curiosità vi porterà a conoscere informazioni e curiosità che erano superflue per un esame, ma magari utili per il vostro lavoro. Si tratta di avventure nel mondo della conoscenza. Auguro di gustarvi almeno uno di questi momenti. Prima di pensare ad un lavoro subito, pensate ad un momento di studio vero e profondo. Penso sia un momento da sperimentare.

Creatività

E secondo studiate con creatività, allenate la vostra creatività. Non è detto che siate o diventiate creativi, ma potete esercitarvi nell’esserlo. E non vi farà male.

L’intelligenza artificiale non è dietro l’angolo. E se sapete guardare bene la realtà, le paure sono altre. Ma l’automazione si. Tutto quello che può essere automatizzato, che l’uomo produce in serie, è in fase di automazione. Ed oggi non vengono automatizzati solo la creazione di prodotti fisici, ma anche prodotti che possono essere intesi intellettualmente. Per cui solo la creatività salverà il vostro lavoro.

La creatività umana sarà sempre unica. Sviluppare questa capacità potrà aiutare voi e noi tutti.

Guarda oltre.

Il segreto per trovare subito lavoro

Se sei arrivato fin qui voglio condividere un segreto con te che nessuno mai mi ha detto. E che io ho sperimentato sulla mia pelle. Il segreto è che se vuoi trovare subito un lavoro devi avere una rete intorno di persone con cui aver interessi da scambiare. Si può cominciare dalle proprie passioni, dalle proprie comunità di interesse.

Ma alla fine bisogna trovare persone con cui aiutarsi a vicenda. Aiuto di visibilità, di scambio di informazioni, di interessi. Scambio di amicizia, amicizia vera con un obbiettivo. Da soli non si fa molta strada e si è vulnerabili.

Stare insieme ti mette al sicuro da eventuali attacchi, da momenti di sconforto, che nella vita capitano. Ti mette al sicuro anche dalla concorrenza scorretta di chi fa parte di altre lobby e altri gruppi di interesse. Stare insieme conviene. Trovate la vostra comunità e coltivatela.

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Due anni di blog. Due anni di Architettura dell’informazione sonora.

Nato il 3 luglio! Secondo anniversario dalla nascita. 3 luglio 2015 – 3 luglio 2017. San Tommaso, patrono degli architetti.

Festeggio insieme a voi questo compleanno, come ho festeggiato il precedente, perché per me architettura dell’informazione sonora è diventato un essere vivente che mi accompagna quotidianamente. Come un essere vivente ha bisogno di cure, di attenzione. Da un lato mi distrae dal quotidiano. Dall’altro lato più cresce più aumentano le responsabilità. Come un essere vivente, il blog ha fatto un sacco di cose. Penso di aver dato tantissimo ma so di aver imparato altrettanto. E poi adesso architettura dell’informazione sonora sta in piedi senza più barcollare. Certo, ci vorrà ancora del tempo e della fatica perché cammini tranquillamente, ma il viaggio è cominciato. E sono fiducioso.

Ogni maledetto lunedì

Il blog, Architettura dell’informazione sonora, si è impegnato in tutto questo tempo ad applicare le teorie della disciplina, prima sui miei progetti, che su quelli di altri. Qui sperimento sulla mia pelle se l’architettura dell’informazione possiede davvero le qualità che io predico. Se così non fosse, avrei poco da scrivere.

Credo di aver dotato i miei lettori di strumenti e di informazioni affidabili e di qualità. In Italia, penso che architettura dell’informazione sonora sia il blog più attivo e presente sul web per quanto riguarda la divulgazione della disciplina. E forse è diventato un punto di riferimento per chi vuole affrontare consapevolmente la rivoluzione culturale che stiamo vivendo.

Ho scritto un po’ di tutto. In questo ultimo anno mi sono sentito più maturo e più libero di scrivere anche di “altro”. Poi, per me, l’audio e le sonorità stanno in ogni cosa ed è lì che vado sempre a parare. Ma appunto, più che nei primi tempi, sento la totale libertà di scrivere digressioni senza dispiacere il lettore che mi segue.

Ho scritto quel che avrei voluto leggere

Non so se capita anche a te. Ma a volte leggendo su riviste o ascoltando la radio o la tv mi pare che manchino delle notizie davvero utili. Mi capita di ascoltare alcune notizie e di non capire in quale contesto è inserita la notizia. E allora, per i temi che più riguardano il blog, questi pezzi li ho scritti io.

Mi sono dotato ed ho adottato un handbook verification. Ho analizzato il format comunicativo dell’ISIS; ho contestualizzato e smontato la rinascita del vinile contro il download nel mercato musicale odierno; ricostruito, in italiano e sul web, un pezzo mancante di Storia, la vera storia dell’mp3. Ho proposto una lettura strutturale delle fake news. Solo per citare alcuni degli articoli che ritengo di rilievo. Ho, pure, scritto articoli più fruibili su come procedere ad una registrazione per principianti. Ho condiviso con i lettori gli strumenti che io stesso uso ed ho usato per il mio lavoro radio. Sono venuti fuori articoli scritti a più mani con i lettori, con chi aveva bisogno di un consiglio, come l’articolo sui registratori audio vocali. Ho condiviso con i lettori le mie ricerche su quale impianto audio acquistare; su come scegliere delle cuffie, fino ad una breve storia del bluetooth.

A questi articoli se ne aggiungeranno altri, quasi fosse una cronaca dal vivo, vista la loro evoluzione di mese in mese, su cosa sono e come si usano gli smart speaker.

Ma a sorpresa l’articolo che, in pochi giorni, ha scalato la classifica dei più letti del blog è stato l’articolo di servizio che ho scritto per i miei lettori, ma evidentemente di interesse più ampio, su cosa portare e cosa non portare ad un concerto. Ed anche quest’ultimo assente sui giornali mainstream.

Condivisione

Il mio tentativo è quello di condividere esperienze, crescita professionale, contenuti. L’architettura dell’informazione è stata per me una rivelazione. Considero la disciplina una lente potente che mette in risalto nodi e archi della nostra società. Senza questa lente non riuscirei a distinguere i cambiamenti che stiamo affrontando.

Divulgare alcuni di questi concetti, mettere sul banco di prova la disciplina stessa, incuriosire, mi è sembrato il minimo che potessi fare. E’ una sfida, certamente. La sfida di chi vive nella provincia, tanto più che l’Italia è essa stessa una provincia di un mondo in piena evoluzione.

Devo ammettere che a volte, mi aspetterei che ci fosse qualche condivisione in più. Sarei un ipocrita a non ammetterlo. Ma evidentemente l’esempio della condivisione non basta.

Mi guardo intorno

In questo anniversario mi guardo intorno e vedo giovani dalle grandi speranze, che vogliono cambiare, che non ci stanno. Qualcuno si avvia con entusiasmo, altri aspettano una qualche risposta che tarda ad arrivare. Fatto sta che al momento in pochi comprendono la definizione di architettura dell’informazione. Nonostante tutto non riusciamo a comunicare di che diavolo si tratta. Cosa fa, come agisce un architetto dell’informazione.

Le aziende e gli imprenditori non ne comprendono l’importanza. E anche quando si lavora con gli strumenti dell’architettura dell’informazione, le aziende lo nascondono. Quasi si vergognassero o volessero tenere per se il segreto.

Eppure in un mondo migliore avere un web migliore andrebbe a tutto vantaggio di tutti.

Purtroppo abbiamo perso il senso e il concetto di bene comune, di interesse della collettività. Qualunque cosa si fa o si dice, è fatta e detta per interesse personale. Che sia vero o falso, non importa. Nell’immaginario comune italiano viviamo in una giungla dove ci mangiamo a vicenda.

Opportunità

Questa mancanza di fiducia si trasforma in mancanza di conoscenza. E per me la divulgazione è divenuta una sfida. Senza illusioni, ma con un rinfrescante bagno di realtà e di umiltà, bisogna andare avanti. Passo dopo passo.

So quanto ci si possa sentire travolti da questo tempo. Eppure le opportunità, sono dappertutto, sono intorno a noi. Ce ne sono in ogni momento della giornata. Ogni minuto, ogni secondo. Bisogna aprire gli occhi e approfittare di ogni segnale.

Continuerò a scrivere

E allora, io continuerò a scrivere, almeno un post ogni settimana, forse anche due o tre (vedremo), ogni lunedì, di certo, io scriverò un post su questo blog. Penso che se riuscirò a far comprendere il cambio di paradigma che impone la disciplina, o a farne comprendere l’importanza anche ad una sola persona che non mastica di internet, avrò fatto il mio dovere.

Oltre al fatto che scrivere e condividere per la visione di questo blog è qualcosa di appagante e divertente, che mi spinge a studiare e ad imparare sempre di più. In ogni post ci metterò la mia passione e il mio entusiasmo.

Non posso obbligarvi a condividere quel che scrivo. Non posso obbligarvi a stringervi in comunità di pratica di cui comprendete anche poco l’ utilità e le opportunità. Eppure restate sintonizzati. Non cambia mai niente. Ma ogni tanto qualcosa accade e cambia tutto. Spero di sentire presto le vostre voci.

Buon anniversario, buon compleanno al blog e a tutti noi!

Vostro

Toni Fontana

Orgoglioso di essere siciliano

Venerdì 21 aprile 2017 mi sono trovato a partecipare ad un bellissimo incontro organizzato da Creative Mornings di Palermo. E’ stato un bellissimo incontro, partecipato e interessante.

Creative mornings Palermo

Per chi non lo sapesse a Palermo, un gruppo di ragazze e ragazzi pieni di entusiasmo hanno portato i creative mornings Palermo. E di questo bisogna essere grati. Nella mattinata di venerdì si è parlato proprio di creatività. Il prof. Massimiliano Oliveri, neuroscienziato presso l’Università di Palermo, ha raccontato in sintesi quali sono i processi neurali della creatività e quali sono i momenti che favoriscono gli Eureka moments o Momenti Aha, così definiti proprio in letteratura.

L’incontro si è tenuto a Palazzo Petrulla a Palermo. Che è anche sede di una piccola realtà L’Altro Arte Contemporanea che offre il suo spazio per attività di laboratorio e di coworking. Una realtà palermitana che si occupa di arte anche al di fuori dei circuiti più comuni e che dunque meriterebbe di essere conosciuta meglio. Io, per esempio, non la conoscevo neppure quando vivevo a Palermo. E me ne dispiaccio.

Un film su Mario Francese

A Palazzo Petrulla, in contemporanea con l’evento, si stavano svolgendo le riprese di un film. Che film stavano girando? Un film sulle piccole realtà che si danno da fare anche in condizioni estreme? Forse, un film sullo stile Liberty a Palermo? Un film di costume, tipo il Trono di Spade o I Medici, su Federico II di Svevia? Un film su Guttuso? O forse una fiction sulla vita di Santa Rosalia?  No. Niente di tutto questo. Stavano girando un film sulla Mafia. Che poi sarebbe stato meglio dire un film su Mario Francese ucciso per mano mafiosa. Ma fai un film su Mario Francese e vuoi metterti a spiegare chi era Mario Francese?

Mario Francese era un giornalista di origine siracusana e che lavorava a Palermo, dove fu ucciso.

Si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai corleonesi del 1969 a Bari, dell’omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e fu l’unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Antonietta Bagarella. Nelle sue inchieste entrò profondamente nell’analisi dell’organizzazione mafiosa, delle sue spaccature, delle famiglie e dei capi, specie del corleonese legata a Luciano Liggio e Totò Riina.

Tre film sulla Mafia

Scopro da un articolo de La Stampa che non si tratta dell’unico film che si sta girando a Palermo. Ma che si stanno girando addirittura tre film sulla Mafia. Per fortuna su tre eroi o martiri della legalità, Libero Grassi, Mario Francese ed Emanuela Loi.

Certo, come dice Pif, che ben vengano i film che raccontano la tragedia della mafia. Non può esserci un limite nel raccontare l’orrore della Mafia, come l’orrore dell’Olocausto. E’ sempre un bene far conoscere il fenomeno al maggior numero possibile di persone.

L’importante è raccontare sempre e comunque la verità

E’ vero. In linea teorica sono anche d’accordo. Ma in pratica (e sono di parte) questo continuo parlar male della Sicilia, come se poi oltre lo stretto ci sia un Paese storicamente limpido mi pare eccessivo. E date le vicende giudiziarie che attraversano l’intero stivale, ha anche fatto il suo corso. Sebbene certa politica e certa ignoranza continua ad alimentare e ad alimentarsi di questo racconto.

Ad ogni modo la Mafia c’è, esiste, è presente, è bella grassa ed in pace con se stessa. Al di la del fatto che relegare il fenomeno ad un territorio isolano metterebbe al sicuro tutto il resto del Paese.

Ma non mi sono voluto rovinare la giornata e così mi sono goduto la mia giornata creativa a Palermo. E siccome ero a due passi da Palazzo Abatellis, mi sono fatto un giro in uno dei musei più importanti di Palermo.

Palazzo Abatellis

Palazzo Abatellis è, a mio modesto parere, il “Louvre” di Palermo e della Sicilia. Al suo interno ci sono tre opere dal valore immenso. Personalmente ammiro tre opere. Da sole valgono la pena di prendere l’aereo da qualunque parte del mondo ci si trovi e andarle a vedere.

Le tre opere sono: il murale del Maestro del Trionfo della Morte, Trionfo della Morte, inizio XV secolo; il Ritratto di Eleonora d’Aragona realizzata da Francesco Laurana intorno al 1468; e L’annunziata di Antonello da Messina.

Quest’ultima, vengono le lacrime agli occhi a vedere quanto è bella e quanta personalità traspare dall’opera. Un viso perfetto, un colore che staresti ore a guardare senza mai stancarti. E poi nella teca e nella posizione voluta dall’Architetto Carlo Scarpa. Un’opera che vengono i brividi solo a pensarci. A vedere queste tre opere ho trascorso due ore.

Una scolaresca un po’ distratta… e rapita da Antonello da Messina

All’interno di Palazzo Abatellis ho trovato una scolaresca. Un gruppo di ragazzi, immagino tra gli undici e i tredici anni. Erano abbastanza distratti e ci è voluta la minaccia di una bocciatura “senza se e senza ma” per riportarli all’ordine.

A voi tre, sarà un miracolo se vi faccio promossi! Solo un miracolo!

Anch’io li volevo rimproverare ma non minacciandoli. Avrei voluto dirgli che comprendevo la loro distrazione. Che la bellezza della libertà in orario scolastico o dell’amicizia di un compagno o di una compagna, a volte, supera, specialmente a questa età, la bellezza della Storia e dell’Arte. Ma che quello a cui partecipavamo, visitando Palazzo Abatellis, era una opportunità che non è riservata a tutti. Che quelle opere sono e sono state degli eventi per l’Umanità. E che anch’io venuto da ragazzetto in queste stanze, da grande ci sono ritornato per godermi ancora una volta le bellezze di cui ero rimasto affascinato.  Che anche quando noi non ci saremo più, quando anche la Mafia non ci sarà più, ci saranno quelle opere che ricorderanno a tutto il mondo la bellezza della Sicilia.

Avrei anche aggiunto che avrebbero dovuto portare i genitori, gli zii, tutti parenti a vedere Palazzo Abatellis. Perché fin quando alla porta di questo museo siciliano non ci saranno le file di palermitani, di siciliani e di italiani, a Palermo, in Sicilia, si continueranno a girare film sulla Mafia e sui morti ammazzati dalla Mafia.

Per fortuna o purtroppo sono siciliano

Giorgio Gaber cantava Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo… lo sono.

Mi scusi Presidente, Dovete convenire / Che i limiti che abbiamo / Ce li dobbiamo dire. / Ma a parte il disfattismo / Noi siamo quel che siamo / E abbiamo anche un passato / Che non dimentichiamo. / Mi scusi Presidente / Ma forse noi italiani / Per gli altri siamo solo / Spaghetti e mandolini. / Allora qui mi incazzo / Son fiero e me ne vanto /Gli sbatto sulla faccia / Cos’è il Rinascimento.

Quando la professoressa ha mostrato ai ragazzi l’Annunziata di Antonella da Messina, persino quei ragazzi distratti si sono zittiti tutti e hanno ammirato l’opera. Così la prof ha concluso con delle parole che mi hanno emozionato e fatto venire un grande nodo alla gola.

Io sono orgogliosa di essere siciliana. Io sono orgogliosa perché sebbene L’annunziata sia un’opera che appartiene a tutta l’umanità, questa è una proprietà siciliana. Ed è un onore sapere che questa opera si trova a Palermo e in Sicilia.

Ecco, anche adesso a scriverne mi emoziono. Non so se questo post abbia sufficiente lucidità per interessare i miei lettori. Ma anch’io, anche se a volte non mi sento siciliano, sono orgoglioso di essere siciliano. E chi mi ha conosciuto sa che non ho mai nascosto la mia sicilianitudine. Anzi.

Un’altra storia è possibile

Questo post non farà certo cambiare la storia. Però io penso che un’altra storia sia possibile.

Una storia di bellezza straziante che qui in Sicilia è stata da sempre svilita, derubata, invidiata, deturpata e maltrattata. Alla stregua delle belle donne sfigurate dall’acido, la Sicilia, ogni giorno è stuprata e sfregiata. Da chiunque.

Che di film sulla gente ammazzata per difendere queste Bellezze se ne possono girare a centinaia. Perché sebbene ci raccontano che i siciliani hanno avuto paura, in Sicilia si è lottato contro la mafia a costo della vita.

Ricordare alla gente cos’è la bellezza. Aiutare le persone a riconoscerla, a difenderla, la Bellezza.

E allora, magari, un giorno, qualche film su questa bellezza si potrebbe pure girare. E in attesa che si innalzi agli onori della gloria il Liberty a Palermo, Palazzo Abatellis o Federico II di Svevia, o di una scolaresca che impara a riconoscere l’arte; oppure, perché no, in attesa che si raccontino le gesta di un piccolo gruppo di ragazze che ogni giorno si impegna per diffondere cultura digitale in un territorio difficile; o di un ragazzo che, appena laureato, gli piange il cuore a non poter realizzare il proprio sogno nella sua terra; in attesa di tutto questo, consiglio a tutti i miei lettori di fare un salto a Palermo. Vi consiglio di visitare Palermo, di farvi un giro e di non perdervi Palazzo Abatellis. Di godervi queste bellezze. E di raccontare una storia della Sicilia diversa.

 

Saverio Friscia – un esempio per chi si sente solo nella provincia italiana

Saverio Friscia è stato un medico e politico, nato a Sciacca, nell’800. Che c’entra con l’architettura dell’informazione? Niente. Assolutamente niente! Questa è, infatti, una digressione. Anche se voglio prendere quest’uomo ad esempio dal punto di vista umano. Voglio immaginarlo quando era giovane. Ragazzo di provincia, nato in una delle provincie più disastrate d’Italia. E vorrei che anche altri ragazzi del sud, designer o architetti dell’informazione, altre donne e uomini sparsi nelle provincie d’Italia riflettessero sulla sua figura umana. La storia di Saverio Friscia, infatti, è la nostra storia e penso sia utile da raccontare.

Una biografia completa la si trova, sul web, sulla pagina dedicata a Saverio Friscia dalla Treccani da cui sintetizzo. E da una antologia su Saverio Friscia, socialista libertario in cui si possono leggere documenti e testimonianze.

Saverio Friscia e i suoi pensieri

Saverio Friscia nasce due secoli fa, l’11 novembre del 1813, a Sciacca. Si tratta della stessa cittadina dove mi trovo in questo periodo della mia vita. In provincia di Agrigento. Sono amico della famiglia Friscia. Non di tutti, è una famiglia numerosa, ovviamente con ramificazioni diverse. Ma di alcuni antenati, miei coetanei, che ancora vivono in città.

Nell’estate 2016 mi sono ritrovato con amici a parlare delle vicende umane di Saverio Friscia. Non ricordo come siamo arrivati a parlare di Saverio Friscia. Ma ci stupiva, il fatto che, quest’uomo, a quell’epoca viaggiava per l’Europa e discuteva di Italia Unita e di Europa con i maggiori pensatori del suo tempo, tra Sciacca, Palermo, Napoli, Parigi e Berna. Da quella chiacchierata mi sono ripromesso di informarmi e raccontarlo.

Per me, come per moltissimi abitanti di Sciacca, Saverio Friscia è l’uomo che ha dato il nome ad una piazza. Piazza Saverio Friscia, appunto, che per buona parte, oggi (purtroppo), è un posteggio. Ma mai, neanche a scuola, avevo sentito, prima di questa estate, parlare dell’uomo Saverio Friscia. Certo personaggio scomodo, massone, mazziniano, ma anche anarchico, socialista. C’è chi lo rinnega e chi se ne vuole prendere l’eredità. Ma questo poco mi importa. Ripeto mi interessano i pensieri del ragazzo, almeno quelli che posso immaginare, e il contesto in cui viveva Saverio Friscia.

Saverio Friscia in breve

Avevo previsto una lunga pagina di Storia, ma mi sono reso conto che per quanto fosse una digressione mi sarei allontanato troppo dal messaggio che vorrei trasmettere in questo articolo.  Così ho deciso di dedicare uno spazio agli uomini del sud dove raccontare la loro storia in un altro contesto che sto costruendo. Per chi fosse interessato è possibile trovare maggiori dettagli storici nell’articolo Saverio Friscia uomo del sud.

Saverio Friscia fu un uomo avanti nel tempo. Medico, omeopata, attivista politico antiborbonico, mazziniano, federalista, partecipò ai moti messinesi. Organizzò rivolte anti borboniche a Sciacca. Fu eletto deputato al Parlamento generale di Sicilia (1848-49). Fu giornalista per il giornale palermitano L’Armamento. In seguito sarà il fondatore di diversi periodici. Fu sempre attivo e anticipò con le sue lotte i cambiamenti che si sarebbero verificati di li a poco.

Le biografie lo descrivono come un uomo di congiunzione e che tentò sempre la mediazione tra le parti. Ma nelle sue decisioni finali si trovò sempre vicino alle posizioni più radicali.

Saverio Friscia fu un uomo di alto pensiero. Ebbe relazioni forti con Giuseppe Mazzini. Insieme diedero vita all’Associazione elettorale italiana, organismo del Partito d’azione. Forse anche per le sue origini siciliane ebbe un sodalizio con Francesco Crispi fra i primi presidenti del consiglio italiano. In seguito fu tra i primi amici italiani di M.A. Bakunin. Il filosofo e rivoluzionario russo tra i principali teorici del pensiero anarchico.

Saverio Friscia, un uomo del Sud

Saverio Friscia

Insomma, quest’uomo partito da Sciacca, a cui rimase sempre legato, per quasi tutto l’800 fu una figura di primo piano dell’Italia e in parte dell’Europa. E questo dovrebbe essere un esempio per tutti coloro che si trovano in qualunque parte della provincia italiana, oggi.

Di questi tempi, infatti, sento spesso la sofferenza, a ragione, di chi vive in molte provincie italiane. I più giovani sono frustrati e depressi per l’isolamento culturale. Oppressi da ostacoli, numerosi e di ogni tipo. Abbandonati e spesso incompresi. E sia che si decida di andare via, sia che si decida di restare nella provincia, entrambe le scelte appaiono come delle scelte obbligate.

Saverio Friscia e l’architettura dell’informazione

Saverio Friscia non c’entra nulla con l’architettura dell’informazione. Ma oggi, spesso ci ripetiamo che l’architettura dell’informazione non ha i giusti riconoscimenti. E’ una disciplina incompresa e poco diffusa e ancor meno sfruttata di quanto dovrebbe. In molti, per non dire quasi tutti, lavoriamo isolati come monadi nel deserto dei nostri territori di appartenenza. Spesso con progetti lontani dalle nostre case.

Saverio Friscia
Busto di Saverio Friscia presso la villa comunale di Sciacca

Eppure, ripensando proprio a Saverio Friscia, mi sono fatto molte domande che rivolgo prima di tutto a me stesso. Sospendo il giudizio politico. Non sono qui per disputare se Saverio Friscia fu un anarchico o meno. Piuttosto mi piace riflettere sulla vita di quest’uomo e sui suoi stati d’animo giovanili, che non penso molto lontani da quelli dei giovani di oggi.

La Sicilia (ma anche l’Italia) dei nostri giorni è una Sicilia più retrograda e chiusa di quella che conobbe Saverio Friscia? Allora era più facile confrontarsi? Formarsi? Era più facile studiare? Era più facile spiegare il pensiero mazziniano o Bakuniano ai contadini siciliani dell’800? Più facile che spiegare architettura dell’informazione agli imprenditori ed editori italiani di oggi? Io stesso, ho meno mezzi di quel giovane laureato della provincia?

Saverio Friscia. Chi era costui?

Certo, fu massone e questo qualche vantaggio glielo avrà pure dato. Fu sicuramente, per i tempi, anche ricco e benestante. Una famiglia che mandava all’università un ragazzo nel 1800 sarà stata una eccezione. Eppure i genitori volevano che facesse il prete e divenne un medico. E qualche dissidio in famiglia lo avrà avuto. Politicamente attivista, i Borboni avversarono proprio la famiglia.

Oggi, la Sicilia e Sciacca in particolar modo, dista dal mondo almeno 24 ore in più rispetto ad altre zone con maggiori collegamenti. Quanto era distante, Sciacca, la Sicilia, nell’800? Quanto lontano si sentiva Saverio Friscia quando scriveva una lettera; e quando aspettava una risposta? Oppure quando pensava di andare a Palermo, o di spostarsi a Parigi? Quando non bastava prendere un aereo low-cost. L’800 fu un periodo storico più facile per quel giovane privilegiato? Furono, quelli, tempi semplici? Meno complessi?

L’800 diede maggiori possibilità ad un giovane Saverio Friscia, siciliano, della provincia di Agrigento, che ad un giovane del nuovo millennio? Saverio Friscia si sentì meno solo di quanto qualche designer si senta oggi, a Sciacca, in Sicilia, o in qualunque altra parte dell’Italia? Fu meno isolato? Meno incompreso? Il tessuto sociale che circondava Saverio Friscia era abbastanza stimolante per uno che discuteva con Mazzini e Bakunin? Ricevette meno invidie per i suoi viaggi e i suoi successi?

Magari non massoni, non ricchi, non benestanti ma da questo profondo Sud, davvero i mezzi a nostra disposizione non possono darci le stesse opportunità?

Saverio Friscia, un esempio per tutti

Saverio Friscia – Villa comunale di Sciacca (Ag) – Foto di Toni Fontana

Saverio Friscia, a mio parere, è un esempio. E aggiungo, purtroppo, un esempio  dimenticato. poco ricordato. Nel 2013, a Sciacca, è stato ricordato dall’associazione CittadinanzAttiva della sezione di Sciacca con diversi eventi di cui non si ha memoria sul web.

I miei amici mi dicono e ripetono che erano altri tempi. Certo. Stiamo parlando del Risorgimento italiano (1815 -1871). Di un uomo ricco e istruito, quando nessuno, allora, lo era. Allora frequentare l’Università aveva altri significati. Una laurea dava altre prospettive. Un laureato era tenuto in conto come non sarà mai più possibile.

Ma Saverio Friscia, per quanti vantaggi la vita gli avesse dato, non scelse strade facili. I genitori volevano che diventasse prete e divenne medico. Invece di una qualunque branca, preferì divenire un medico omeopata. Fu un precursore, un rivoluzionario della disciplina. Visionario e rivoluzionario. I Borboni, ai tempi, probabilmente pensavano a Saverio Friscia come oggi noi pensiamo ad un black block, figlio di papà, piuttosto che ad un cittadino figlio della Sicilia per bene. Seguì il pensiero di Mazzini e di Bakunin ma in senso critico, ricevendo da questi consensi, ma anche tanti richiami.

E’ per questo che, nonostante tutto, nonostante tutti i privilegi potesse avere, qualche domanda me la pongo.

Altri tempi

Altri tempi. Si, concordo, innegabile. Oggi non viviamo nessun Risorgimento. Anzi! Però ugualmente, per altri versi, stiamo vivendo una rivoluzione culturale. Forse non la comprendiamo in pieno. Ma sicuramente una rivoluzione più profonda di un risorgimento.

E’ ad una figura come Saverio Friscia a cui oggi un giovane dovrebbe ispirarsi. Altro che “siate folli e affamati“. Saverio Friscia fu più che folle, più che affamato. Fu avanti! E’ ad un siciliano, un italiano, un uomo che ha vissuto nella mia stessa terra e (ahimè) con gli stessi problemi, che rivolgo il mio interesse. Ad esempi come questo, di cui penso l’Italia sia disseminata, io porgo la mia nuova attenzione.

Certo, non tutti possiamo essere come Saverio Friscia. Un uomo che viaggiava anni luce avanti gli altri. Magari di una intelligenza superiore alla media, un carisma non comune, un modo di affrontare la vita in modo diverso. Al di là del tempo, del luogo e dello spazio. Certo.

Un altro futuro è possibile

Se non possiamo cambiare il mondo, possiamo cambiare, o almeno tentare di cambiare, il nostro mondo. Io per primo, ma ciascuno di noi deve svolgere il proprio lavoro al meglio, a prescindere da ciò che ci circonda. Come evidentemente fece Saverio Friscia.  Forse non possiamo equiparare il nostro benessere con le ricchezze dell’allora Saverio Friscia. Ma abbiamo mezzi e strumenti, che nelle mani giuste, possono rivoluzionare il mondo! Io l’ho chiesto a Marco Giovannelli  e la risposta è stata “Si può fare!” E’ difficilissimo. Ma si può fare! Bisogna avere il coraggio, la fiducia, la voglia! Qualcosa si può fare. In qualunque angolo del suolo italico (visto che siamo in tema) ci si trovi. Nessuno si senta escluso! Nessuno si senta nel posto sbagliato. Possiamo immaginarci un futuro proprio rivolgendo lo sguardo al passato e seguendo il percorso umano di un Saverio Friscia.