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Corso di progettazione chatbot e interfacce conversazionali

Oggi parlo del corso di progettazione chatbot e interfacce vocali che tengo per UXUniversity e che si terrà il 4 e il 7 giugno online.

Il corso che propongo riassume, in due mezze giornate, i pilastri necessari per la progettazione e la realizzazione (poi) di un chatbot o di una interfaccia conversazionale. Non parlo e non si parla di codice o di intelligenza artificiale. Non me ne occupo e non ne parleremo nel corso in maniera approfondita.

Elementi innovativi del corso

Gli strumenti, oggi sempre più numerosi e sempre più facili da usare, vengono alla fine del processo di progettazione.
Lo strumento dice che bastano poche ore, persino pochi minuti per creare un chatbot. Il progetto fa capire la complessità di creare un sistema dove il chatbot sia efficace.
Lo strumento ci porta a costruire qualcosa che funzioni per la macchina.
Il progetto ci fa capire che stiamo lavorando per le persone.

Nel corso non mi sono inventato nulla. In questi ultimi 6 anni, ho messo insieme e organizzato le migliori pratiche esistenti sul mercato, non solo dal mondo dei chatbot. Troverete tutte le fonti da cui ho tratto spunti e idee e poter dunque seguire le vostre strade di approfondimento.

Nelle ore che trascorreremo insieme non solo esporrò le nuove prospettive, con gli studi e le ricerche più recenti, ma andremo a definire cosa sia il nostro chatbot e iniziare ad avere le idee più chiare su cosa sia una conversazione.

Non ti vendo nessuno strumento

Ci tengo a precisare che alla fine del corso nessuno ti vende nulla, nessuno strumento, nessun pacchetto. La richiesta di consulenza, se necessaria, deve partire da chi lo desidera. Nel corso c’è già tutto quello che è necessario sapere per lavorare immediatamente al proprio chatbot.

Ciascun partecipante ritorna a casa con un metodo, una serie di passaggi da seguire, rispetto alla propria azienda. Alla fine di queste intense 7 ore si esce dall’aula (virtuale) con la consapevolezza dei propri bisogni, delle difficoltà di realizzazione e con prospettive di lavoro ben definite.

Un approccio europeo ai chatbot

Ritengo che questo tipo di approccio sia europeo, perché partecipando al summit europeo, ho notato la presenza massiccia di UX Designer e la necessità di comprendere i bisogni delle persone che usano o vorrebbero usare i chatbot e pochissimi sviluppatori.

In Italia, ad oggi, dall’oblò della mia bolla, chi si occupa di chatbot e interfacce vocali su occupa degli strumenti. Avendo competenza e capacità ha creato una propria start up e vende un prodotto, il suo prodotto.

Prima gli strumenti?

Questo concetto lo dico nel corso e lo anticipo anche qui.

Gli strumenti vengono solo alla fine. Prima viene la progettazione e soprattutto prima ci deve essere la progettazione per le persone.

Se scegliamo o scegliessimo prima lo strumento, la progettazione sarebbe fortemente limitata, se non costretta a soccombere. O meglio, si dovrà seguire il processo di progettazione del prodotto, che certamente porterà al funzionamento del chatbot, ma rischia di contrapporsi alle logiche dell’azienda che si troverà magari a dover cambiare processi, senza aver preventivato questo cambiamento.

Non basta che funzioni

Come spesso dico, non basta che funzioni. Soprattutto se il fatto che funzioni conduca a creare un nuovo problema. Perché se è vero che dobbiamo mettere la persona al centro, in genere il cliente, anche i dipendenti dell’azienda sono persone, anche loro devono stare al centro. Tanto più che dovranno cambiare il loro modo di lavorare. Non è detto, infatti, che l’azienda sia pronta ad avere un chatbot. Solo in fase di progettazione possiamo scoprirlo.

Scoprirlo dopo potrebbe creare una grande frustrazione o disillusione, perché la promessa del chatbot o persino dell’intelligenza artificiale che risolve tutto, riduce i costi, taglia i tempi di risposta, potrebbe essere altamente tradita. Se non abbiamo consapevolezza di dove possiamo arrivare.

Un corso di progettazione

Dicevo che il corso di progettazione chatbot e interfacce conversazionale toccherà tutti i punti necessari per la realizzazione futura.

Questa è la sua forza, in questi due anni di edizioni del corso UXUniversity, non ho trovato motivo di modificare l’indice. Ho certamente migliorato i tempi di spiegazione, ho migliorato l’esposizione di ciascuna parte, ho calibrato meglio, per me e per i partecipanti, le forze. Ma la struttura è rimasta e rimane fissa nel tempo. Con l’aggiunta in questa edizione della parte sulle interfacce conversazionali, di cui però parlo in ciascuna sezione.

Questa peculiarità forse potrebbe apparire anche la sua debolezza. Cioè io non sono un tuttologo e su alcune parti nascono e sono nate delle vere professionalità. Per esempio, parlo di personas o di tone of voice. Non potrei non parlarne. Ma, sul tone of voice, sarebbe arrogante non pensare di consigliare i corsi e i libri di Luisa Carrada. Sulle personas utilizzo i canvas e le metodologie di Maria Cristina Lavazza. Non mi sostituisco semmai ne indico la via.

Lo strumento viene dopo

Lo strumento, lo strumento abilitatore, che permette di creare un chatbot o una interfaccia vocale è sicuramente l’elemento che ha permesso a me di pensare questo corso e permetterà a voi di partecipare sapendo che esiste la tecnologia per fare un chatbot senza conoscere il codice o un linguaggio informatico.

Ma dopo il corso avrete la consapevolezza di cosa volete realizzare e poter chiedere, agli strumenti e ai loro sviluppatori, cosa volete e se riusciranno a soddisfare le vostre esigenze per dare risposte ai bisogni dei vostri clienti.

Tutto il corso in 1 minuto

Iscriviti al corso sul sito UXUniversity.

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