Avete mai ricevuto una mail in cui qualcuno vi dice che vi sta mandando dei soldi?

Una vincita, un’eredità, un vecchio conto che avete dimenticato?

Insomma, avete capito il genere di mail. Stiamo parlando di truffe online.

Generalmente io cancello queste mail, senza neanche aprirle. Eppure continuano ad arrivare, segno che comunque, inviare giornalmente e periodicamente queste mail è conveniente. Ossia, qualcuno risponde e cade nella truffa.
Prendo spunto da alcuni post di miei contatti che sono sorpresi dal fatto che, ancora oggi, nel 2020, con l’uso diffuso dei social, con i numerosi servizi in cui si spiega che si tratta di una truffa, nonostante gli invii di mail e di lettere da parte di aziende che spiegano come non cadere in fallo, ci sia gente che ci casca.

Eppure accade. E questo mi porta ad una riflessione.

Come produttore di contenuti sul web, sui social, io mi faccio domande alte su come comunicare al meglio, come sfruttare la tecnologia, sul mio blog mi occupo di come funzionano gli assistenti vocali, i risvolti etici, l’uso consapevole dei dispositivi che teniamo in mano. Eppure questi temi, queste domande, queste mie riflessioni, a volte, sono lontanissimi dal mondo reale, dove c’è poca cultura digitale, poca cultura in generale e tantissima ignoranza.

Allora quando qualcuno mi chiede se il mio blog è utile, quando io stesso mi chiedo se è utile scrivere un post come questo che stai leggendo (Cioè io impiego tempo per scriverlo, tu impieghi tempo per leggerlo, alla fine, cosa resta?), guardando all’ignoranza di chi non riesce a distinguere una mail da una truffa, mi rispondo che quel che faccio è inutile.
Forse sarebbe più utile scendere in strada e come un predicatore mendicante, esortare a leggere, annunciare l’alfabeto, l’analisi grammaticale e logica, predicare la coniugazione del verbo. Questo sarebbe utile. Una nuova religione della Parola che vada tra le persone.

Strano a dirlo in tempo di distanziamento sociale, me ne rendo conto. Ma mi pare che questo bisogno sia sempre più urgente.