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Euristiche di Nielsen, opinioni

Qual è la tua opinione sulle euristiche Nielsen?

Se non sai cosa sono, qualche anno fa ho riportato sul blog le 10 euristiche di Nielsen.

La valutazione euristica è un metodo di valutazione dell’usabilità con il quale esperti di usabilità, user experience e sviluppatori analizzano un’interfaccia per progettare e costruire siti web usabili e utili agli utenti che ne faranno uso.

Le 10 euristiche di Nielsen

  1. Informare l’utente sullo stato del sistema.
  2. Prevedere un linguaggio semplice e naturale.
  3. E’ necessario dare all’utenza controllo e libertà.
  4. Essere coerenti e tenere conto degli standard.
  5. Prevenire gli errori.
  6. Favorire il riconoscimento piuttosto che il ricordo.
  7. Flessibilità ed efficienza.
  8. Estetica e progettazione minimalista.
  9. Aiutare gli utenti a riconoscere, diagnosticare ed uscire dalle situazioni di errore.
  10. Fornire aiuto e documentazione.

Le domande che infiammano

Ci sono domande che ancora oggi scatenano accesi dibattiti e persino dei flame sui social. Tra gli architetti dell’informazione c’è chi pone domande per studiare le persone, il loro comportamento e raccogliere poi i risultati per i propri webinar.

Ci si chiede come si chiede l’architetto dell’informazione Stefano Bussolon.

Quanti nutrono una particolare antipatia per le euristiche di Nielsen (e le macro euristiche di usabilità in genere)?

Opinioni sulle euristiche di Nielsen

Da qualche parte si deve iniziare e le euristiche di Nielsen sono una buona base di partenza, perché dovremmo ricordare sia lo scopo che il metodo con cui sono nate.

Si tratta infatti di euristiche scritte negli anni ottanta.

Certo, in un settore dove la cosa giusta da fare ha una componente soggettiva così importante, forse il concetto stesso di euristica va preso un po’ con le pinze. Quindi non è l’unico.

Cosa devi fare? Come lo vuoi fare?

Si Mone Borsci (già intervistato dal blog) risponde.

Se le utilizzi come uno dei metodi fra altri ci possono stare, e comunque quelle di Nielsen sono le più utilizzate, ma ci sono altre liste di principi per fare analisi di conformità che sono anche più interessanti secondo me. Per esempio quelli di Wickens o la TogLis

Hanno il loro valore

Hanno ancora il loro valore ma sono anche figlie di un paradigma di interazione (WIMP) vecchio 40 anni che ormai scricchiola da un po’ di tempo (basta pensare alle interfacce gesture-based o vocali)…. e non è roba nuova ovviamente se pensiamo a concetti di pervasive o ubiquitous computing oppure di embodiment… solo che ora te ne accorgi di più perché adesso ti trovi più facilmente a progettarle queste interfacce…. multimodali… per non parlare dei diversi modelli mentali che stanno dietro 😉 vanno studiate ma non bastano più per un mondo digitale che incomincia veramente ad uscire fuori dallo schermo….

Tanto che sono state aggiornate, dopo 25 anni.

Euristiche di Nielsen? Più di 1000

Chi si è presa la briga di contare tutte le euristiche di Nielsen, circa vent’anni fa, ne ha contate più di 1000! Lui aveva persino pubblicizzato una pubblicazione dicendo “tot euristiche a tot dollari: 50 cent ad euristica”. A controllare oltre mille euristiche quanto ci si mette?Adesso non lo so… se sono 10 la cosa è assai più ragionevole.

Ma precisiamo quelle sono le linee guida (o non ricordo se le chiamano euristiche pure quelle) più dettagliate per tipologia di sito o applicazione che rilasciano. Con ciò peraltro, hai fatto bene a notarlo, ammettendo implicitamente che le 10 di fine anni 80/inizio 90 non bastano mica per una analisi più completa…

NN/g manutiene e aggiorna regolarmente i suoi studi quindi dovremmo capire quali euristiche non hanno valore. Se eliminiamo le euristiche, intese come “corpus” di principi basati su osservazioni varie, su cosa si dovrebbe basare la progettazione di un servizio? Sulla design research di ciascun progetto no di certo, perché significherebbe reinventare la ruota ogni volta che parte un progetto e moltiplicare i tempi di prototipazione e test, in un continuo reinvenarsi della ruota…

Il dettaglio

Il dettaglio aiuta a comprendere meglio, sopratutto a chi studia, ma mi pare che tutte possano rientrano nelle famose 10 di Jackob. Ciò detto, per quanto mi riguarda le euristiche di Nielsen le ho sempre usate come guida ad alto livello per progettare con senso. Poi scendendo nel dettaglio del singolo prodotto o mercato, ci sono tantissime altre euristiche (mi vengono in mente tutti i report e-commerce di Baymard).

In agenzia si hanno una serie di euristiche specifiche per mercato (e-commerce, Energy ecc…) basate su anni di ricerca sugli utenti. Usavamo quelle per fare quality check di quanto progettato. Personalmente le ho sempre trovate molto utili.

Euristiche meno generiche. Però. Quelle specifiche per mercato erano appunto “specifiche” infatti erano molte più di 10!

Un metodo per la sintesi

Ho l’impressione che alcune di queste siano arbitrarie, o che almeno si potrebbe discutere della loro importanza relativa. Ecco, secondo me il merito di Nielsen è stato darsi almeno la pena di provare a identificare un metodo per la sintesi delle sue euristiche. Un metodo documentato, criticabile e valutabile, intendo, perché anche “andare a naso” è un metodo… Proprio per questo, alla fine le 10 euristiche sono macrocategorie (che sono anche ulteriormente riassumibili, volendo) che guidano un po’ l’esplorazione euristica in maniera almeno ordinata.

Uno strumento

Sono solo uno strumento, molto utile e adatto a far comprendere i principi di usabilità a studenti e neofiti. Si prestano bene per analisi non sofisticate. Il loro punto debole, ma vale per tutte le euristiche, è che la qualità delle analisi è data dalla qualità di chi le utilizza.

Semplici euristiche

Sono euristiche. Non le eleggerei a legge ne regole divine. Direi che così come tutti i “modelli” non sempre si adattano al tuo modo di lavorare. Comunque io non impazzisco.. ma c’è tanta roba nella ux per cui non impazzisco, non per questo considero sbagliate

Funzionano per insegnare

Funzionano bene per insegnare le basi — che poi è il motivo per cui erano nate. Non dimentichiamo inoltre che Nielsen che personalmente non mi è mai stato simpatico come nessun guru mai lo sarà ha avuto l’onere e l’onore di introdurre il tema dell’usabiita in ingegneria e il suo primo libro ha lasciato un segno

Non è un giudizio su Nielsen, intendiamoci. Che fra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 faceva di tutto per rendersi poco simpatico, ma ha fatto un lavorone di divulgazione. E il NN group è una di quelle risorse che – assieme all’interaction design foundation – pubblica sistematicamente risorse di altissimo livello.

Luca Rosati sulle Euristiche

Chiude la discussione il nostro amico Luca Rosati.

Nielsen e le sue euristiche hanno tanti meriti, ma per la mia esperienza la loro formulazione le rende un po’ ostiche ai non addetti; a volte mi sembra complichino più che chiarire. Ricordo che io stesso quando le ho scoperte ho faticato inizialmente a capirle. L’approccio di Norman o Krug per principi di design (affordance ecc.) mi sembra più semplice.

L’alternativa di Stefano Bussolon

Mentre l’alternativa che ne da Stefano Bussolon è la sua personale traccia che si trova sul suo sito.

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