L’intervista a Federico Badaloni che vi propongo oggi è un documento molto importante per me perché si tratta del momento in cui ho iniziato ad approfondire l’architettura dell’informazione e da cui nasce questo blog . L’occasione di incontro con Badaloni fu il Festival GlocalNews di Varese, festival del giornalismo digitale che, ogni anno, raccoglie i migliori professionisti del settore per parlare di giornalismo e web a livello Globale e Locale.

Una seconda giovinezza professionale

Scoprire che esisteva una disciplina come l’architettura dell’informazione è stata una rivelazione.

Generare valore in un ottica di fiducia, porsi in un’ottica di relazione e di dialogo, costruire progetti in forma collaborativa, cambiare il mondo, generare ecosistemi informativi, sottolineare la necessità di uno studio umanistico per comprendere il presente e il futuro.

furono parole e frasi che mi entusiasmarono all’ora e che mi entusiasmano ancora oggi.

In breve tempo ho dovuto rivedere gran parte del mio lavoro svolto negli anni. Ho rivisto con occhi diversi quanto avevo fatto, sentito e imparato. Ho riscoperto lati della mia professionalità e personalità che avevo sottovalutato e messo da parte.

Grazie all’architettura dell’informazione ho ritrovato una seconda giovinezza professionale: ho iniziato nuove letture, ho imparato nuovi concetti, ho conosciuto persone interessantissime con cui condivido valori e pensieri, ho ritrovato spunti di riflessione esaltanti e avveniristici. Mi sono ritrovato vicino agli architetti dell’informazione persino nei gusti musicali.
Ho iniziato anche a vivere un po’ di frustrazione, lo ammetto, perché quando si cerca di spiegare ai non addetti ai lavori che devono ribaltare il loro punto di vista e rivoluzionare il loro lavoro, vedo negli occhi di queste persone un po’ di smarrimento.

Negli Stati Uniti non è così; le aziende che lavorano sul web sono alla continua ricerca di architetti dell’informazione e le redazioni giornalistiche hanno ai vertici team di architetti dell’informazione.

#IIAS15

L’architettura dell’informazione in Italia, invece, manca di un ascolto da parte dei vertici delle aziende. E questo costringe il nostro Paese ad un ritardo notevole rispetto ai paesi più avanzati. Attenzione, l’Italia non gli italiani che, invece, stanno contribuendo alla crescita di questa disciplina non solo nel nostro Paese ma anche all’estero. In testa abbiamo due professori: Luca Rosati ( noto ai miei lettori perché da lui spesso ho preso spunto per i miei post) e Andrea Resmini; e una schiera di architetti e User Experience Designer all’avanguardia, che vi elencherò magari in un un prossimo post.

Conferma di tutto questo è il Summit dell’architettura dell’informazione italiana giunto alla sua nona edizione e a cui partecipano professionisti da ogni parte d’Italia. Tema di quest’anno “Dall’ascolto alla progettazione“. Io che mi occupo dei contesti sonori, che sono sempre sopra le righe, aggiungo un sottotitolo mio personale “Ossia come ascoltare per farsi ascoltare”.

Una bella sfida, insomma, un’avventura avvincente, un nuovo viaggio in cui mi sto divertendo da matti!

 

Pin It on Pinterest

Share This