Parola, immagine e ascolto.

Storia di un cortocircuito la definisce Luca Rosati

che la scorsa domenica ha dedicato

a me, Luisa Carrada e Yvonne Bindi questa frase:

Parola, immagine e ascolto.
Storia di un cortocircuito che dedico a Luisa Carrada, Yvonne Toilette e Toni Fontana.
“Spesso la pittura ha mosso la mia penna. Se in un lontano pomeriggio del 1970 non fossi entrato al Prado e non fossi rimasto “prigioniero” davanti a Las Meninas di Velázquez, incapace di uscire dalla sala fino alla chiusura del museo, non avrei mai scritto Il gioco del rovescio.

Dall’immagine alla voce la via può essere breve … la rètina comunica col timpano e ‘parla’ all’orecchio di chi guarda; e per chi scrive la parola scritta è sonora: prima si sente nella testa.”

Antonio Tabucchi, Racconti con figure

L’officina della Poesia

Se si parla di parola, immagine e ascolto non posso non pensare che questi tre concetti sono alla base della Poesia. E così mi è tornato in mente il libro “L’officina della Poesia” di  Angelo Marchese. Un libro del 1985 e ripubblicato nel 1997.

Nell’introduzione si legge:

Non v’è dubbio che oggi, nella società pancomunicativa dei mass media, nel grande villaggio elettronico dove i segni sono usati e gettati come fazzoletti di carta, dove la più atroce notizia è fruita come semplice informazione se non addirittura come spettacolo (“la morte in diretta”), la letteratura autentica è più che mai un viatico di libertà per le nuove generazioni, un appello alla vita responsabile e alla maturazione intellettuale, un dono insostituibile della civiltà che non conosce barriere di spazio e di tempo: un’esperienza, detto altrimenti, di quei valori estetici che, forse meglio di altri, ci introducono nelle dimensioni profonde di una realtà qualitativamente diversa rispetto a quella, certamente limitata, in cui viviamo.

Certo, Marchese, nel 1997 non pensava a Facebook e ai suoi Live. La morte in diretta oggi non è più spettacolo ma diretta senza intermediazione, dove paradossalmente, a volte, l’autore del video è il morto stesso, trasformandosi addirittura in video virale.

Ad ogni modo… Mi colpisce, oggi, più di ieri, quando Marchese parla della Poesia come “Un’esperienza di quei valori estetici che ci introducono nelle dimensioni profonde di una realtà qualitativamente diversa rispetto a quella in cui viviamo.” Il Poeta, come l’Architetto dell’informazione, che progetta e costruisce un’esperienza.

Mi fa pensare alla possibilità e anche al dovere (perché no?) di progettare con responsabilità, per dare vita a siti di valore che esprimono valori.

L’istituto metrico

Angelo Marchese scrive:

Le matrici convenzionali metrico-prosodiche, modellizzando il significante (l’accento, intonazione, le manifestazioni fonologiche soprattutto) costituiscono il fattore costruttivo fondamentale del discorso poetico.

La poesia non è solo una sequenza di sillabe secondo un dato ritmo. La poesia è un crogiolo linguistico tra forma, parola e contenuto. E’ lo scontro/incontro tra significante e significato. La poesia è ordine e sregolatezza. Figure metriche precise ma anche figure metriche, come lasinalefe, dialefe, dieresi e sineresi, che modificano il computo delle sillabe.

Alcuni studiosi parlano, infatti, non di sillabe, ma di posizioni. Il verso sarebbe caratterizzato da una struttura metrica composta da un numero preciso di posizioni; da una pausa principale alla fine della sequenza o frase ritmica e da una o più pause interne, dette cesure; da una gerarchia  di ictus primari e secondari, grazie ai quali si modula il ritmo poetico.

Il ritmo

Il tema del ritmo non è tema da poco. Jakobson cita alcuni spunti di Hopkins del 1866:

Quanto vi è di artificio nella poesia, e sarebbe giusto dire ogni forma di artificio, si riduce al principio del parallelismo. La struttura della poesia è caratterizzata da un parallelismo continuo nel ritmo (ricorrenza di una certa successione di sillabe), nel metro (ricorrenza di una certa successione ritmica), nell’allitterazione, nell’assonanza, nella rima. Ora, la forza di queste ricorrenze consiste nel suscitare un’altra ricorrenza o un parallelismo corrispondente nella parola o nel pensiero.

L’equivalenza del suono implica inevitabilmente l’equivalenza semantica: ed è questa, una conclusione importantissima perché il principio di equivalenza o il fattore costruttivo del ritmo si dilata oltre il significante a organizzare la totalità del segno poetico.

Parola, immagine e ascolto

Yvonne Bindi, che di parole se ne intende, prontamente ha commentato con le proprie correlazioni, scrivendo… Sinestesie, sinsemie e relazioni.

La sinestesia è una figura retorica che prevede l’accostamento di due parole appartenenti a due piani sensoriali diversi.

Ed è proprio nella poesia che se ne fa l’argo uso.

L’odorino amaro
(Giovanni Pascoli, Novembre)
A poco a poco mi ripigneva là dove ‘l sol tace.
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto I)
Venivano soffi di lampi
(Giovanni Pascoli, L’assiuolo)

E già Luca Rosati aveva parlato di sinsemie : scritture nello spazio.

La difficoltà a superare la dicotomia parola vs immagine è legata a un retaggio culturale che per molto tempo, e soprattutto in occidente, ha visto nella scrittura una tecnica per riprodurre il parlato, legata quindi al testo alfabetico sequenziale. La nascita della stampa ha poi ulteriormente irrigidito la contrapposizione.

La musicalità della poesia

Il ritmo, nel suo significato più ampio, è il fattore costruttivo della Poesia. Una poesia prende vita anche nella sua espressione orale. La voce, la lettura e il lettore, costruiscono nello spazio proprio dell’ascolto la descrizione di come il segno, tra accenti, pause e tracciati melodici, è distribuito sul foglio. Intorno a questa musicalità, o se preferite meglio, intorno a questi elementi musicali, si organizza tutta la complessa orchestrazione eufonica del significante.

Marcello Pagnini, docente dell’Università di Firenze, oggi scomparso, ha studiato a più riprese questo problema ed ha sostenuto che ad ogni piede, piede poetico, ad ogni gruppo di sillabe, corrisponde una battuta.

Esempi di ritmo poetico

Nell’Orlando furioso, nel primo verso, già c’è tutto. Il tema, il segno, il significante, il significato, il ritmo.

Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori…

Ma potremmo prendere anche i versi di Umberto Saba nel La capra:

Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

Ancor più forte, nel Canto Quinto della Divina commedia possiamo sentire le battute del celebre passo in cui si racconta di Paolo e Francesca.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

La musicalità della poesia nasce dalla “complessità della costruzione strutturale” del discorso in versi.

Interconnessione e interazione del segno con il ritmo, del significante con il suono, della struttura con la musicalità.

Solo in questo senso, Angelo Marchese, conclude con le parole di Pagnini

tout court il linguaggio della poesia si distingue dal linguaggio naturale perché “canta”.

Cosa canta? Parole, immagini e ascolto.