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WIAD Trento – Intervista a Daniela Costantini

Il WIAD Trento sarà l’evento che riunirà tutta la comunità del Nord Est, tra trentini, veneti, friulani e (immagino) anche parte della Lombardia (che si dividerà tra Trento e Genova). Una grande opportunità per un territorio molto attivo, che risponde positivamente a molte novità di business.

Wiad Trento 2018

Per tutte le informazioni vi invito a visitare il sito uffiiciale del wiad!

Qui vi anticipo, come indicato sul sito, che la giornata sarà strutturata in due momenti.

mezza giornata di talk e presentazione di casi studio, che parleranno di Architettura dell’Informazione, #UX design, accessibilità e usabilità. E mezza giornata, dopo pranzo, con sessioni di workshop parallele.

Relatori

Al WIAD Trento sono tanti i relatori di valore che si divideranno tra talk e presentazioni. Ci saranno:

Massimo Zancanaro: “La User eXperience per la co-narrazione di conflitti”. Raffaella Roviglioni o meglio conosciuta come @raffiro: “Da organizzazioni umanitarie a human-centered”. Antonio Matera “Design inclusivo: l’accessibilità come opportunità di progettazione”. Silvia Remotti : “Design for public services: riprogettiamo una comunicazione più semplice e chiara”.

E per concludere il nostro grande Luca Rosati .”Ciascuno a suo modo. Progettare per le diverse strategie di ricerca dell’informazione”. Letizia Bollini : “Senza le basi dimenticatevi le altezze. L’architettura visiva dell’interfaccia”. E Gabriele Francescotto : “Strutturare i contenuti dei siti web secondo standard: opportunità per cittadini e PA”.

Intervista a Daniela Costantini

Daniela Costantini è una persona molto rispettata all’interno della comunità degli architetti dell’informazione. La sua “fissazione” è la formazione. E forse la sua immagine di copertina su Linkedin è la migliore metafora del suo essere una persona immersa nei libri.

Daniela, come sei venuta a contatto con l’architettura dell’informazione e l’User Experience?

Grazie a questa domanda, a causa della quale ho costretto i “dolomitici” – che sono Dario Betti, Stefano Bussolon*, Nicola De Franceschi, Francesca Marangoni, Marco Calzolari – ad una forzata sessione sul nostro gruppo WhatsApp per ricostruire la storia, ho potuto vedere la chiusura di un cerchio, iniziato (guarda un po’) a Trento nel 2007, in occasione del secondo summit italiano di Architettura dell’informazione.

La scintilla però si è accesa prima, con la scoperta in rete degli studi di Luca Rosati sulle faccette, ispirati dal biblioteconomista Ranganathan e, successivamente, del suo libro sull’architettura dell’informazione. Immagina quanto possa essere particolarmente felice e onorata della sua presenza al WIAD di quest’anno…

Subito dopo, nel 2008, c’è stata la collaborazione con Bux* (Stefano Bussolon) alla progettazione dell’allora sito PoliMi (all’epoca vivevo e lavoravo a Milano), l’appuntamento annuale con quasi tutti i summit di Architecta, la mia seconda famiglia, la fondazione del MilanUXBookClub nel 2012, quella del DolomitiUX nel 2014 (insieme ai compagni di merende di cui sopra), l’organizzazione del WIAD a Verona dell’anno scorso insieme agli amici veneti e, pare, nessuna voglia ancora di fermarmi. Il mio sogno inconfessato? Riportare il WIAD a Milano, prossimamente 😉

Qual è la tua “giornata tipo” professionale?

Vivo in Trentino ormai da quasi sei anni e lavoro all’Università di Trento da poco più di tre. Da qualche mese sono tornata, con infinita gioia, ad occuparmi di web e comunicazione digitale a 360 gradi, in un contesto in cui non sono ancora sviluppati i modelli, le tecniche e i processi dell’architettura dell’informazione e dello User eXperience design. Quale sfida migliore, dunque, sarebbe potuta capitarmi?

Non esiste per ora una “giornata tipo”, perché sono sempre tutte diverse: esiste la filosofia del fare un passo alla volta, nell’inserire nel lavoro quotidiano i principi del buon design. Ho la fortuna di lavorare con un ottimo team, composto da persone in gamba, che hanno voglia di mettersi in gioco e – con il giusto tempo – di provare ad innovare.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

Amo molto lavorare in squadra, meglio se composta da più competenze e sensibilità differenti. Tuttavia, per indole, la parte del lavoro che preferisco è quella che mi vede “in solitaria”, quando cerco di dare corpo ad un’idea, spesso alle prese con carta e matita.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Appunto, carta e matita in primis, nasce tutto da lì, con molti testi (io nasco come content strategist), mappe mentali e wireframes casalinghi. Poi affino con i tools digitali: uso parecchio Slack, tutto il pacchetto Google – in particolare, mi piace moltissimo Meet per la comunicazione video sincrona, tanto da aver sostituito Skype, Hootsuite per la gestione dei social, Balsamiq per i mockup, Drupal e GRAV come CMS. Odio Trello.

La comunità del Nord Est è tra le comunità più attive. Qual è il segreto?

Dovresti chiederlo ai veneti, loro sì che sono in fermento costante. A Trento non mi risulta che siamo tra le comunità più attive. O almeno, non ancora! Per questo abbiamo organizzato il WIAD, volutamente tarato sul territorio, sia in termini numerici che in termini di sponsor, dando il massimo respiro possibile ai contenuti e ai relatori (hai visto che nomi e che bello il nostro programma?).

Cosa consiglieresti alle altre comunità?

A quelle esistenti nulla. A quelle che non esistono, e so per certo che basterebbe poco per farle emergere, non ho consigli da dispensare, solo incoraggiamenti. Per esperienza, so che non dobbiamo aspettare che le cose succedano, ma dobbiamo fare noi stessi da collante, affinché i nodi si uniscano a formare una rete (questa ti ricorda qualcosa?).

Da questo WIAD Trento cosa ti aspetti? Cosa si deve aspettare chi viene ad ascoltare?

Sinceramente non so bene cosa ne uscirà, abbiamo lavorato molto alla costruzione di un ottimo programma, lasciando volutamente parecchio margine ai tempi di networking e ai momenti di scambio tra i partecipanti. Io sono molto curiosa di ascoltare tutti gli interventi e – soprattutto – felice di poter rivedere gli amici e fare nuove conoscenze.

Il risultato che spero, anche se non sarà immediato, è quello di infondere nella maggior parte delle persone che verranno la conoscenza dell’architettura dell’informazione, nelle sue diverse sfaccettature, sperando in una disseminazione più ampia possibile.

Immaginiamo di fare un salto nel tempo e siamo alla vigilia del WIAD Trento 2028. Di che si parlerà?

Caro Toni, a questo tipo di domande sembra abbia risposto, nemmeno tanto bene, l’ultimo World Economic Forum di Davos: si spazia dai big data e Intelligenza Artificiale, ai bitcoin e voice-shopping, fino alle auto volanti, anche a noleggio (“Uberair”).

Io però mi chiedo cosa avrebbero risposto le persone nel 1438, cioè dieci anni prima della rivoluzione Gutemberg, oppure nel 1981, cioè dieci anni prima che Berners-Lee pubblicasse il primo sito web? Probabilmente, banalità predittive.

Ed è proprio questo il bello del nostro lavoro, non possiamo prevedere granché, non comunque a lungo termine. Quello che a mio avviso possiamo fare è allenarci per diventare elastici, resilienti, e a restare curiosi. Quindi un AI o UX designer dovrebbe mirare ad essere non unicorno, ma araba fenice. Eternità dello spirito: fallire, sapendo rinascere. Evolversi, sempre, così nel 2028 saremo pronti, qualunque cosa succeda.

E per finire le ultime 3 domande più leggere. Consiglia un libro

Tutta la serie di (della) Fred Vargas.

Consiglia un brano musicale o un cd

La musica dipende così tanto dal momento… in questo periodo sto rispolverando tutti i CD dei Police e di Sting (avendo un preadolescente alle prese con basso e contrabbasso…).

Consiglia un film

Ultimamente mi è piaciuto molto “La pazza gioia“, di Virzì

Grazie!

Non mi resta che ringraziare anche Daniela per il suo impegno nella diffusione dell’architettura dell’informazione e per aver concesso al blog il suo contributo alla mia serie di interviste.

E come ci ricorda Letizia Bollini dal suo blog, che spiega cosa farà al WIAD Trento, Sono aperte le iscrizioni!

WIAD Italia

Se sei arrivato fin qui, forse ti interessano anche le interviste a

Scrivere per farsi ascoltare di Luisa Carrada

Scrivere per farsi ascoltare è il titolo della conferenza di Luisa Carrada al Summit di Architettura dell’informazione del 2015. Ho ritrovato nei miei archivi audio questo intervento ed ho deciso, di comune accordo con Luisa Carrada, di regalare il podcast a lei e ai miei lettori.

Il testo è sempre attuale. E consiglio a tutti l’ascolto del podcast che trovate di seguito. Ovviamente Luisa ha già pubblicato sul suo blog l’intervento con le slide.

Scrivere per farsi ascoltare: il podcast

Personalmente mi colpì allora il titolo. Architettura dell’informazione sonora aveva da poco iniziato a parlare sul web. E i miei primi post erano rivolti appunto all’ascolto, alla capacità di ascoltare. Mi sarebbe piaciuto poter parlare a quel Summit dal titolo propizio per il blog. Dalla progettazione all’ascolto.

Di seguito i punti che mi hanno maggiormente colpito.

Il mestiere di scrivere Luisa Carrada

Lo stile: qualcosa di molto attuale

Scrivere per farsi ascoltare. Si dirà che casomai si scrive per farsi leggere e questo titolo può sembrare un tirare la coperta verso il tema di questo Summit, che è l’ascolto. Eppure le parole ascoltare, voce, tono di voce, accento e l’onnipresente storytelling  risuonano – è proprio il caso di dirlo! – sempre più spesso nelle pagine che neuroscienziati e psicologi del linguaggio dedicano alla lettura e alla scrittura.

Il più famoso è sicuramente il professore di Harvard Steven Pinker. Il suo ultimo libro è dedicato interamente alla scrittura. Si intitola The Sense of Style: The Thinking Person’s Guide to Writing in the 21st Century, bello ed evocativo con quelle S fluide e scivolose, ma ancor più interessante è il sottotitolo: The thinking person’s guide to writing in the 21th century. Pinker ci spiega perché le indicazioni sulla scrittura, che molti di noi conoscono e praticano anche con il buon senso, assecondano il modo in cui funziona la nostra mente.

Stile può sembrare una parola letteraria o un po’ desueta, ma ecco la definizione che ne dà Pinker:

“What is style, after all, but the effective use of the human mind?”

E cosa ci proponiamo noi quando scriviamo se non mettere in comunicazione la nostra mente con quella di chi ci legge? Per coinvolgere il nostro interlocutore. Spingerlo all’azione. Cambiare una sua idea. Portarlo sulle nostre posizioni. Convincerlo che un nostro prodotto può cambiare la sua vita.

Vorrei quindi condividere alcune delle piccole illuminazioni dal professor Pinker, che nell’ultimo anno mi hanno fatto guardare a quello che leggevo e scrivevo in modo diverso.

The sense of Style

La mente che legge vede immagini e sente voci

La prima è la più importante di tutte: la mente che legge non vede parole, ma sente voci e vede immagini. Più queste voci sono chiare e queste immagini vivide, meglio comprende, impara, ricorda. Gli occhi vedono parole, la mente no. Lei vuole ascoltare e vedere:

“La buona scrittura rende l’azione innaturale di leggere molto simile alle due azioni più naturali che conosciamo: parlare e vedere.”

Parlare, vedere e ascoltare. Per poi ricominciare ad ascoltare, parlare e vedere. Personalmente l’ascolto sta all’apice di un buon progetto. L’ascolto è sia punto di arrivo ma è anche punto di partenza. C’è ascolto nel ricevere informazioni. C’è ascolto nel rendere adeguatamente e coerentemente le informazioni ricevute.

Gli altri punti dell’intervento di Luisa Carrada

Autore e lettore sullo stesso piano

Sintassi semplice per la mente che non sa

L’inizio è dappertutto!

Le parole vivide contro le bare verbali

Le parole precise contro la verbosità

Più il testo è breve, più la struttura conta

Conclusioni

Ripeto a me stesso, ogni giorno che mi metto a scrivere, questi consigli . Non so se riesco a farmi ascoltare. Io ci provo. Ad ogni modo Luisa Carrada resta una maestra da cui imparare sempre. A lei sono grato per la gentilezza e il garbo riconosciuto da tutti. E sicuramente è tra i miei punti di riferimento professionale.

Leggete e seguite il suo nuovo sito personale ed ascoltate le sue parole. E poi ditemi che ne pensate.

 

Dal Suono come quarta dimensione dell’UX Design ad Alexa

Grazie alla mia presenza in Sicilia, i ragazzi che hanno organizzato il WIAD Palermo hanno deciso di invitarmi.

Toni Fontana Foto by Francesco Stagno D'Alcontres

Purtroppo non è stato possibile registrare gli interventi. Oggi ormai siamo abituati alla registrazione di tutto. E se non viene registrato qualcosa, questo qualcosa non è mai esistito.

Per recuperare questo vuoto di realtà, anche se in ritardo, ripropongo l’audio del mio intervento sul blog. Non saranno le stesse parole. Ma accontentatevi. Quando si è sul palco e in un determinato contesto, si risponde al pubblico, alle reazione degli spettatori. Chi parla in pubblico reagisce in maniera diversa rispetto alla registrazione in studio.

Quella che ascolterete è una sintesi. In pratica, si tratta di una delle prove che ho fatto qualche giorno prima per capire i tempi e su quali parti avrei voluto soffermarmi o cosa poter approfondire.

Abstract

Avevo già anticipato ai miei lettori il mio intervento. E lo ripropongo per quanti non hanno avuto modo di leggerlo.

Toni Fontana Foto 02 by Francesco Stagno D'Alcontres

Parto da una domanda. Cosa accade quando i nostri dispositivi sono troppo silenziosi? Farò ascoltare alcuni suoni. I suoni da cui deriviamo. E mostrerò alcuni esempi di dispositivi divenuti silenziosi. Sarà una brevissima storia del suono che arriverà alla progettazione di suoni per i dispositivi diventati, appunto, troppo (o del tutto) silenziosi.

Dalla progettazione dei suoni alla progettazione delle interfacce vocali il passo è breve. O quanto meno, in linea di principio, è breve. Nei fatti poi è molto complesso e le implicazioni sono molte. Però progettare suoni e voci segue la stessa logica. Avere risposte di senso da un dispositivo.

Parlare con le macchine è stato da sempre il sogno di ricercatori e pionieri della scienza. Tante sono le interfacce vocali presenti sul mercato. Quelle più conosciute sono Siri della Apple, Cortana di Microsoft e Alexa di Amazon. Ciascuna interfaccia ha una sua caratteristica. Ma è Alexa l’assistente vocale più interessante. Concluderò spiegando proprio questo, in relazione all’architettura dell’informazione.

In evoluzione

Questo intervento a meno di 4 mesi dalla presentazione è già in buona parte vecchio. Considerato che gli smart speaker di ultima generazione prevedono uno schermo, le considerazioni da fare sono diverse rispetto a qualche giorno fa.

Per cui mi toccherà essere invitato da qualche parte per poter presentare le novità a riguardo. Intanto, continuate a seguire il blog. Penso di essere abbastanza generoso nei miei articoli. E una idea sull’evoluzione di questo mondo sia abbastanza chiara per tutti i miei lettori.

Condivisione

Ho reso l’intervento “Dal suono come quarta dimensione dell’UX Design ad Alexa” disponibile in più canali. In modo da rendere l’intervento più fruibile ai lettori. E se qualcuno volesse condividerlo non avrebbe nessuna barriera.

Potete trovare le mute slide. Oppure potete ascoltare, scaricare e riascoltare il podcast. E se invece vi trovate davanti ad un PC magari preferite vedere il video delle mie slide e ascoltare la mia voce di sottofondo.

Slideshare

Le slide (mute) del mio intervento.

Soundcloud

L’audio delle mie prove editato e reso pubblico. E’ possibile ascoltare il podcast anche offline!

 

Youtube

Come ho avuto modo di dire in altre occasioni, uso il mio canale youtube come canale sonoro. Ultimamente ho aggiunto anche dei video personali. Ma fondamentalmente lo uso per fare la mia sperimentazione sonora. In questo caso ho unito l’audio alle mie slide.

Alcuni riferimenti

Di seguito alcuni link di riferimento che rimandano a precedenti articoli sul blog e sui link a cui rimando nella presentazione.

Il suono come quarta dimensione dell’user experience

Architettura dell’informazione conversazionale secondo Peter Morville

Abbiamo le dita grosse

Il sito sonoro della gatebox La wifu

Jorge Arango e l’architettura dell’informazione al Summit 2017 di Architecta

Architettura dell’Informazione Badaloni

Conclusioni

Toni Fontana Foto 03 by Francesco Stagno D'Alcontres Se non ti va di ascoltare o vedere l’intervento, al di là di quello che è l’architettura dell’informazione, il messaggio principale che voglio trasmettere è quello di avere consapevolezza degli strumenti che usiamo. Questi strumenti saranno sempre più pervasivi, faranno parte della nostra quotidianità. Opporsi a questo futuro è possibile solo se si faranno scelte radicali e negando buona parte dell’evoluzione degli ultimi vent’anni.

Forse qualcuno prima o poi farà queste scelte. Nel frattempo è meglio che impariamo ad usare questi strumenti prima di essere usati. E dunque, non smetterò di ripetere, almeno ai lettori che mi seguono e condividono i miei valori… Consapevolezza!

 

P.s.

Un grazie particolare va a Francesco Stagno D’Alcontres che si trovava tra il pubblico ed ho conosciuto per la prima volta proprio al WIAD Palermo. Lo ringrazio per queste bellissime foto in bianco e nero.

 

 

 

WIAD Palermo

Il wiad palermo si svolgerà il 18 febbraio 2017, così come in tutto il mondo, per celebrare, anche in Sicilia, l’architettura dell’informazione.

WIAD Italia

La prima osservazione è che il WIAD si svolge, in Italia, in ben 3 città: Palermo, Roma, Verona/Trento. In quella che la scorsa settimana ho chiamato WIAD Italia. Non è una cosa banale e non è cosa da poco. Se andate a spulciare i programmi conoscerete i teorici dell’architettura dell’informazione italiana.

Questo conferma che, nonostante la figura professionale dell’architetto dell’informazione tardi ad affermarsi, l’Italia è tra le Nazioni più attente all’innovazione. In Italia l’architettura dell’informazione si pratica ad alti livelli ed è pronta a divulgare cultura digitale a chi ne ha bisogno.

Palermo, la Sicilia… tutto il mondo è paese!

La seconda osservazione è più personale e soggettiva.

A Palermo c’è molta attenzione verso l’architettura dell’informazione. E questo  ha fatto molto piacere. E’ davvero entusiasmante. Non dico questo perché sono stato invitato a parlare. Tornare nella città che hai lasciato da studente è una bella emozione. Certo. Non posso negarlo.

Ma è entusiasmante anche perché in Sicilia, più che altrove, c’è bisogno dell’applicazione della disciplina. C’è bisogno di ordine, di parlare alla gente, di cercare quali sono i veri bisogni delle persone. In una Regione martoriata da problemi atavici, l’architettura dell’informazione potrebbe alleviare, almeno in parte, i disagi della gente comune. Almeno nei rapporti con gli enti pubblici e privati.

Raggiungere l’impossibile?

Un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile.

Nonostante le esperienze negative, continuo ad avere fiducia nella gente, credo nel prossimo. Da umanista credo in un risveglio consapevole, che venga dalla condivisione di conoscenza.

Il WIAD dura solo un giorno e passerà velocemente. Eppure, anche in un solo giorno, si può prendere coscienza di sé, degli altri, del proprio contesto e aggiungere il proprio significato. E questo è vero tanto più se si pratica l’architettura dell’informazione e si predica l’User Experience. In qualunque parte del mondo connesso ci si trovi, ciascuno di noi non si trova più in periferia e non è più solo. Ciascuno di noi può cercare e trovare un senso al contesto in cui vive.

Io, personalmente, per quanto mi sarà concesso, darò il mio contributo.

Il mio intervento al WIAD Palermo

Concludo con una breve anticipazione sul mio intervento di sabato 18 febbraio.

Architettura dell’informazione conversazionale: dal suono come quarta dimensione dell’ UX Design ad Alexa

Nel mio intervento partirò da una domanda. Cosa accade quando i nostri dispositivi sono troppo silenziosi? Farò ascoltare alcuni suoni. I suoni da cui deriviamo. E mostrerò alcuni esempi di dispositivi divenuti silenziosi. Sarà una brevissima storia del suono che arriverà alla progettazione di suoni per i dispositivi diventati, appunto, troppo (o del tutto) silenziosi.

Dalla progettazione dei suoni alla progettazione delle interfacce vocali il passo è breve. O quanto meno, in linea di principio, è breve. Nei fatti poi è molto complesso e le implicazioni sono molte. Però progettare suoni e voci segue la stessa logica. Avere risposte di senso da un dispositivo.

Parlare con le macchine è stato da sempre il sogno di ricercatori e pionieri della scienza. Tante sono le interfacce vocali presenti sul mercato. Quelle più conosciute sono Siri della Apple, Cortana di Microsoft e Alexa di Amazon. Ciascuna interfaccia ha una sua caratteristica. Ma è Alexa l’assistente vocale più interessante. Concluderò spiegando proprio questo, in relazione all’architettura dell’informazione.

Se siete curiosi venite a Palermo, sarà un piacere stringervi la mano e ascoltare le vostre opinioni.

Dovrei intervenire alle 11.30 subito dopo Yvonne Bindi, autrice del libro Language design: guida all’usabilità delle parole per professionisti della comunicazione.

Vi aspetto!

Visitate il sito www.wiadpalermo.com  per tutte le informazioni logistiche, gli sponsors, gli altri speakers.

L’evento è gratuito, la registrazione però è gradita per organizzare meglio l’accoglienza e per usufruire del pranzo insieme alla comunità. Registrati su eventbrite

Il programma e le informazioni sono tratte dal sito www.wiadpalermo.com

Saluto degli organizzatori e introduzione alla giornata di Roberto Ragonese, Pmo Coworking, Domenico Schillaci, PUSH, Eliana Messineo, FabLab Palermo, Luisa Di Martino, UX Book Club Palermo

10:20 – Saluto degli Sponsor
10:30 – Gaetano Lombardo

Prodotti e produttori: una rete di materie prime

In piena globalizzazione dei consumi la loro differenziazione si polarizza attorno alle storie dei singoli prodotti e dei loro produttori: una rete di informazioni da mettere a sistema per crescere congiuntamente come territorio, sfruttando l’originalità di ogni nodo, per difenderne l’identità.

11:00 – Yvonne Bindi

Linguaggio, design e usabilità delle parole

Per progettare buoni oggetti e ambienti i designer devono conoscere come si comportano le persone, che rapporto hanno con lo spazio, con il tempo, con forme e colori. Così, chi progetta interazioni verbali, messaggi e segnaletica deve conoscere che rapporto hanno i parlanti con le parole, come le usano, come le percepiscono, per quali ragioni le interpretano male e perché certi significati sono più probabili o facili di altri. Le parole che incontriamo spesso fanno bene il loro lavoro, ma se sono progettate male, aggregate in messaggi difficili, posizionate in modo improprio diventano inutili o addirittura dannose, causando disagi e problemi. Nel talk saranno analizzati alcuni messaggi per comprendere come usare meglio le parole ovunque esse si trovino: nelle interfacce, nella segnaletica, nei comandi vocali, nei menù, negli ambienti fisici come in quelli digitali.

11:30 – Toni Fontana

Architettura dell’informazione conversazionale: dal suono come quarta dimensione dell’ UX Design ad Alexa

12:00 – Mauro Filippi

La trovabilità nell’arte urbana. Street Art Factory: la città come dispositivo museale

E se le opere di street art avessero anch’esse le targhette? Come si fruisce il patrimonio di arte urbana delle città? Come si accede in modo diretto alle informazioni sugli artisti e suoi luoghi?
Street Art Factory come caso sperimentale di mappatura digitale aumentata dell’arte di strada di Palermo.

12:20 -Spazio domande e conclusioni mattina

13:30 – Pausa pranzo al Sanlorenzo Mercato

14:30 – Diego Lavecchia, Fabio Nucatolo, Maurizio Schifano

Workshop: Fruttato o secco? I diversi gradi dell’esperienza

Tutti sappiamo quanto spesso, per i non esperti, sia difficile riuscire a scegliere il vino giusto. Come possono un software, un ambiente o un prodotto migliorare la nostra esperienza? Il workshop vuole fare immergere i partecipanti in questo scenario, dando la possibilità ai partecipanti di partire da una classificazione dei dati di base, stimolandoli successivamente a ricercare una buona idea e a concretizzare la rapida realizzazione di un elaborato finale, esplorando metodi di brainstorming, elaborazione di pattern e prototipazione rapida.

A sabato 18 febbraio!

WIAD Italia – il blog ospite al WIAD Palermo

Il WIAD Italia è parte integrante della Giornata Mondiale dell’Architettura dell’informazione. Il WIAD è la celebrazione annuale incentrata sull’incontro e la formazione degli architetti dell’informazione. Il wiad si svolge in contemporanea in 24 Paesi e nei 5 continenti. Un evento organizzato dall’Information architecture Institute.

Tutte le informazioni sul WIAD Mondiale 2017 le trovi sul sito dedicato.

WIAD Italia – 2017

Il tema di quest’anno è: Information Strategy and Structure.

Il WIAD 2017, la giornata mondiale dell’informazione dell’architettura, in Italia, si celebrerà, quest’anno, in 3 città: Palermo, Roma e Verona (a Verona si è avuto l’incontro degli architetti dell’informazione di Verona e Trento).

Architettura dell’informazione sonora tra gli speakers del WIAD Palermo

Quest’anno sarò in visita al #wiadpalermo. Ed ero curioso di incontrare e ascoltare i relatori. In previsione di questa visita avevo già preso appunti e scrivevo.

Da questa visita mi aspetto molto. Dalla Sicilia, da questa terra bella e disgraziata mi aspetto che arrivino idee rivoluzionarie. Le realtà di sperimentazione possono essere anche le più interessanti. Si ha più voglia di raccontare (lo spero) e di superare gli ostacolo (lo auguro).

Non aspettavo il messaggio di Eliana Messineo, Project Manager di FABLABPalermo che mi scrive:

vista la tua presenza a Palermo, non ti andrebbe di raccontarci qualcosa del tuo lavoro?

Devo dire che la cosa mi ha molto lusingato. E mi ha fatto molto piacere l’interesse dimostrato dall’organizzazione verso il mio lavoro. Ed ho accettato. Così sarò tra gli speakers del WIAD17.

Il mio intervento, lo anticipo ai miei lettori, avrà come titolo. Architettura dell’informazione conversazionale. Dal suono come quarta dimensione dell’UXDesign ad Alexa.

Se dunque ti trovi in Sicilia o nei paraggi di Palermo e sei anche un lettore del blog mi farebbe davvero piacere incontrarti e conoscerti.

L’evento si svolgerà presso il Mercato San Lorenzo tra Viale Strasburgo e Via Tommaso Natale. Se non lo conosci segui le indicazioni stradali. Personalmente non ci sono mai stato ma mi dicono che è un posto molto bello. Insomma, a prescindere dal mio intervento, un luogo da visitare.

WIAD Palermo

www.wiadpalermo.com/

Nel mondo di oggi, le organizzazioni, di qualsiasi natura e tipo, hanno la necessità di strutturare e gestire un’enorme mole di informazioni. Queste ultime devono essere il più possibile chiare, accessibili, comprensibili e utilizzabili da parte di tutti. Tale necessità di definire una strategia e una struttura informativa, tuttavia, non riguarda solo le imprese, ma è ormai parte integrante delle nostre vite quotidiane.

Sarà un piacere poter incontrare e ascoltare i relatori. Quest’anno, infatti, sarò in visita al #wiadpalermo. Se sei fra i lettori del blog, mi farebbe piacere conoscerti di persona. L’esperienza del contatto resta sempre l’esperienza principale per crescere. Da questa visita mi aspetto molto. Dalla Sicilia, da questa terra bella e disgraziata mi aspetto che arrivino idee rivoluzionarie. Le realtà di sperimentazione possono essere anche le più interessanti. Si ha più voglia di raccontare (lo spero) e di superare gli ostacolo (lo auguro).

Gli speaker presenti saranno

Yvonne Bindi – Architetta dell’informazione
Fabio Nucatolo – Interaction Designer
Gaetano Lombardo – Comunicazione e Marketing, Sanlorenzo Mercato
Mauro Filippi – Designer, PUSH
Diego Lavecchia – Interaction designer
Maurizio Schifano – UX/UI Designer, HypeBang, InformAmuse

e Il sottoscritto, Toni Fontana – Architetto dell’informazione

Il sito è in fase di aggiornamento. Ma voi, il 18 febbraio, tenetevi liberi. E’ un appuntamento molto interessante.

WIAD Verona Trento

www.wiadveronatrento.it/

Ricchissimo il programma del WIAD Verona con nomi di grande richiamo. Tutti gli speakers presenti hanno un Curriculum di tutto rispetto. Vantano collaborazioni con realtà internazionali. Insomma, un wiad che anche a perderselo bisognerà recuperare dalle registrazioni del wiad in diretta.

Interventi della mattina

Federico Badaloni – Federico Badaloni è un architetto dell’informazione e un giornalista. È responsabile dell’area di Architettura dell’Informazione e User Experience Design della Divisione Digitale del Gruppo Editoriale l’Espresso, ha fondato il master in IA e UXD presso l’università IULM di Milano e ne coordina la didattica. Ha pubblicato di recente “Architettura della Comunicazione, progettare i nuovi ecosistemi dell’informazione”. È autore di numerosi articoli e saggi e collabora regolarmente con diverse riviste. Ha approfondito la metodologia Agile e ha ottenuto la certificazione come Scrum Master presso la Scrum Alliance. È stato presidente di Architecta, la società italiana di architettura dell’informazione, nel biennio 2013/2014. In una vita parallela, ha studiato pianoforte, violino, clarinetto e ha compiuto gli studi di composizione. Oltre a varie composizioni per orchestra, ensemble di strumenti da camera e per coro, ha scritto diverse colonne sonore per spettacoli teatrali, documentari televisivi e film.

Alberta Soranzo – Alberta è un’incorreggibile nomade – nata e cresciuta in Italia, ha vissuto in California e ora lavora a Londra come Direttore dell’End-to-End Service Design presso Lloyds Banking Group. Alla guida di un gruppo di systems thinkers e service designers, sta cercando di plasmare il futuro dei servizi finanziari trasformando l’organizzazione dall’interno. Alberta fa sketchnotes delle riunioni di lavoro cui partecipa (e sono tante), è una giocatrice di hockey su ghiaccio risoluta e ha a cuore i dettagli che, dice, “contano molto”.

Stefano Bussolon – Psicologo, PhD in scienze cognitive, insegno Interazione Uomo Macchina all’Università di Trento, e lavora come ux designer, occupandosi di ricerca con gli utenti, architettura dell’informazione partecipativa, responsive interaction design e test di usabilità, con clienti di medio-grandi dimensioni, in ambito bancario, assicurativo, turistico, della pubblica amministrazione.

Luca Mascaro – designer. Nei miei 15+ anni di esperienza professionale si è ispirato alla fantascienza, all’architettura, alla cultura giapponese e all’esperienza delle persone. Nel 2006 ho fondato Sketchin per raccogliere una sfida: dare forma a un mondo in cui le persone possano vivere esperienze al di sopra delle loro aspettative. A Sketchin, ha lavorato con clienti che spaziano da startup a global brand per evolvere l’esperienza che questi offrono ai propri clienti.

Interventi del pomeriggio

Marco Calzolari – Di formazione umanistica e filosofo, lavora e si diverte con il digitale dal 1999. È stato webdesigner, interaction designer, software developer e project manager. Ha preso parte alla nascita della comunità italiana di Information Architecture. Svolge attività di temporary management, coaching e training su sviluppo organizzativo e del potenziale umano. Sviluppa temi di filosofia del management e conversation design. Imprenditore, co-founder e socio in Agile Reloaded, Graffiti, PRSD e start-up innovative di cui è advisor. Rock’n’roll!

Ilaria Mauric – Studia e applica da diversi anni i principi agile e i processi lean nel campo dell’experience design. Usa le sue conoscenze dei processi e degli strumenti di design per creare l’esperienza di un prodotto o un progetto digitale e guidare le decisioni dei team che ci lavorano.

Anna Mormile – Dal 2014 sono Experience Designer in GNV&Partners. Progetto interfacce e componenti visivi che aiutano gli utenti a realizzare i propri obiettivi nel modo più semplice ed efficace. Lavoro sempre in team e seguo il processo di design in tutte le sue fasi: dalla ricerca con gli utenti, al wireframing, prototipazione, visual design e front-end.

Cosimo Accoto – Cosimo Accoto è visiting scientist al MIT (Boston) presso il SSRC (Sociotechnical Systems Research Center), affiliato al MIT IDSS Institute for Data, Systems and Society. Il suo ultimo libro si intitola: “Il mondo dato. Cinque brevi lezioni di filosofia digitale” (Egea, 2017, prefazione di Alex Pentland). È autore e coautore di diversi saggi e articoli di business apparsi, tra gli altri, su Economia & Management e Harvard Business Review Italia. Filosofo di formazione, è lecturer in digital analytics e big data alla IE University (Madrid). Il suo percorso professionale è maturato nella consulenza strategica di management come partner e responsabile per le strategie d’innovazione, nell’industria della misurazione di internet e in società internazionali leader nello sviluppo software e di piattaforme per la data intelligence.

WIAD Roma

www.wiadroma.it

Evento al minimo storico quest’anno per il WIAD di Roma.

Due i relatori: Matteo Moretti, Ricercatore in Visual Journalism della Libera Università di Bozen – Bolzano con un intervento dal titolo “DATAVIZ: breaking the rules” e Andrea Lai, Communication Manager per Viteculture. L’intervento di Adrea Lai avrà il titolo “Digli quello che stai per dire, diglielo e ripetigli quello che gli hai detto (in musica)”.

La giornata sarà comunque arricchita dal BarCamp

Il BarCamp è una non-conference nella quale non esistono spettatori ma siamo tutti partecipanti. Sarà un’occasione unica per discutere insieme e scambiare esperienze e opinioni sulle nuove sfide dell’architettura dell’informazione e dello user experience design. Chiunque potrà quindi proporre un talk, una pillola di formazione o un caso di studio.

Se vuoi proporre un intervento per il BarCampo puoi inviare la richiesta dall’apposito form dedicato oppure proporti la mattina presentandoti alla registrazione.

WIAD Italia – 2016

Il tema di quest’anno, il 20 febbraio 2016 è “Information Everywhere, Architects Everywhere”.

In italia il WIAD è sostenuto da Architecta e si svolgerà a Roma, Pescara e Palermo.

Grazie mille to our Italian friends @ArchitectaIA, helping to make #WIAD16 happen in 3 Italian locations this year! pic.twitter.com/AoQSJEYomz

— WorldIADay (@WorldIADay) 29 Gennaio 2016

Gli speaker che condivideranno la loro esperienza saranno

WIAD ROMA

www.wiadroma.it

Davide “Folletto” Casali – User Experience Director & Startup Advisor (Automattic)

Jacopo Romei – Independent Strategy Consulting Professional (Cocoon Projects)

Domenico Polimeno – Experience Designer (Fifth Beat)

Mauro Uzzeo – Fumettista, Sceneggiatore & Regista di cortometraggi animati

WIAD PESCARA

www.wiadpescara.it

Luca Rosati – prof. di Architettura dell’informazione presso l’Università di Perugia – LUCAROSATI.IT

Hoang Huynh – Indipendent Consultant

Valeria Adani – Epoca

Vincenzo Di Maria – Presidente di Architecta – Commonground people

Claudia Busetto – Board Architecta – Commonground people

Yvonne Bindi – Architetto dell’informazione Freelance

Andrea Violante – Architetto dell’informazione Niew Design

Alessandra Cianchettini – Cocoon Projects

WIAD PALERMO

www.wiadpalermo.com

Andrea Borruso – Geomatico – Civic Hacker

Daniele Bruneo – Web & UX Desiger – Sensei Open Source Things Server

Betty Chatzisavvidou – UX Designer – Ad Axem

Chiara Curti – Architetto – professoressa presso l’Istituto Europeo di Design IED

Maria Cristina Lavazza – Architetto dell’informazione -Head of Experience Design presso usertest/lab

Peppe Sirchia – UX Designer – Meedori

Tanta carne al fuoco, tante idee da ascoltare e condividere. Tutto un mondo da scoprire!

Jorge Arango e l’architettura dell’informazione

Jorge Arango,

architetto dell’informazione,

è uno dei co-autori della quarta edizione del libro “Information Architecture: per il web e oltre” . Il libro che è il caposaldo dell’architettura dell’informazione.

Jorge Arango, è stato, insieme ad Abby Covert, ospite all’IASummit 2016 di Architecta a Roma, eh ha pubblicato su Medium il suo discorso. Così come ho fatto sul post di Abby Covert e l’architettura dell’informazione sottolineerò, anche qui, i passaggi più importanti che mi hanno colpito. Alla fine, le mie considerazioni.

Jorge Arango: Lasciare il segno

Gli edifici servono per fini utilitaristici. Ci riparano dalla pioggia o servono come luogo sicuro per riposare. Sono anche manifestazioni fisiche degli ambienti politici, sociali, e culturali che li hanno prodotti. Gli edifici raccontano storie su chi siamo e chi eravamo come popolo.

I primi telefoni cellulari come “mattoni”

Il software è malleabile, riproducibile e onnipresente. Il software sta assumendo la funzioni che abbiamo già sperimentato con gli edifici.

Non molto tempo fa, chi voleva acquistare della musica si sarebbe recato in un negozio di dischi. Oggi si paga per il privilegio (temporaneo) di uno streaming. Qualche negozio di dischi sopravvive ancora, ma la maggior parte ha chiuso i battenti. E molti musicisti sono dovuti passare ad altre soluzioni per guadagnarsi da vivere.

Software

Il Software rende possibile cose che prima erano impossibili.

Le applicazioni stanno modificando la nostra realtà e il nostro modo di affrontare la realtà.

Lo scrittore e designer Edwin Schlossberg ha detto che “l’abilità di scrittura è la capacità di creare un contesto in cui altre persone possono pensare.” Penso che l’abilità di progettare – in particolare l’abilità di progettare software – sia l’abilità di creare contesti in cui altre persone possono lavorare, imparare, giocare, organizzare, negoziare, spettegolare.

Guardiamo oltre

Se abbiamo intenzione di costruire la nostra società sul software, non vogliamo aspettarci che esso ci fornisca stabilità contestuale. Cosa che ci si aspetta da parte dei nostri ambienti fisici. Quindi la questione centrale per me in questo momento è. “Come possiamo progettare ambienti informativi che supportano l’integrità a lungo termine?”

Sistema VUCA

Nei primi anni del 1990, l’esercito degli Stati Uniti ha creato un acronimo per descrivere la situazione geopolitica dopo la guerra fredda: VUCA. VUCA è l’acronimo di (volatility, uncertainty, complexity, ambiguity) volatilità, incertezza, complessità, e ambiguità. L’aumento delle tecnologie dell’informazione – e di Internet in particolare – ha radicalmente trasformato la nostra realtà politica, economica e sociale. Stiamo tutti vivendo in uno stato generalizzato di VUCA.

Vediamo segni ovunque. VUCA è quando alcuni cittadini privati dei diritti civili si riuniscono in un social network e iniziano un movimento che fa cadere una dittatura di 30 anni, in una settimana. La Brexit è un effetto del VUCA.

Le cose che progettiamo sono meccanismi che, sempre più persone utilizzano per capire e interagire con il mondo. Gli ambienti informatici possono aiutarci ad aprire le nostre menti o aumentare la nostra capacità di comprensione. Oppure ci possono fuorviare. Possono alimentare “notizie false”, o ci possono intrappolare in “bolle di opinione” facendoci credere che tutti la pensano come noi.

Struttura

Il primo punto di vista è che tutti gli ambienti di informazione hanno strutture semantiche sottostanti che li supportano. Le strutture esistono sia che siano state progettate intenzionalmente, sia che non siano state progettate.

Sto parlando di architettura dell’informazione, che comprende (tra l’altro) le categorie, le gerarchie, e particolarmente il linguaggio che lo rende un particolare ambiente di informazione diverso da un altro.
Per i nostri scopi qui, è importante riconoscere che queste strutture semantiche cambiano più lentamente rispetto alle interfacce utente che supportano.

Una visione utile

Scopo: motivo per cui esiste una organizzazione, una squadra, o un prodotto. Lo scopo non è un obiettivo, poiché non può essere mai raggiunto. Lo scopo è un’aspirazione che il sistema venga sempre adoperato.

Strategia: come l’organizzazione aspira a fare le cose, in modo diverso, al fine di tendere verso il suo scopo. Come compete.

Governance: come l’organizzazione si modella per attuare la sua strategia. Le regole e le modalità di coinvolgimento, tra cui la gerarchia interna dell’organizzazione.

Struttura: l’architettura delle informazioni che comunicherà prodotti e servizi finali.

Forma: le interfacce utente che la gente usa per interagire con i prodotti e i servizi dell’organizzazione. Qui è dove la struttura si articola come gli artefatti che l’uomo può utilizzare.

Modulo e struttura

La struttura che informa questi prodotti e servizi cambia più lentamente rispetto alle interfacce utente che sono costruite su di essa. Sperimentiamo le cose che progettiamo attraverso le applicazioni, i siti web, i social media, e tanti altri touchpoint. Per motivi di coerenza, i vari prodotti usati dall’utente, dovrebbero condividere una struttura semantica comune.

Tuttavia, al fine di avere successo, i progettisti dovrebbero essere pratici su tutti i livelli. Muoversi senza sforzo tra i vari livelli. In ogni caso, come progettisti, dobbiamo riconoscere che le decisioni strutturali degli ambienti di informazione sono la parte maggiormente rilevante rispetto alle interfacce utente. Se ci aspettiamo che questi ambienti perdurino dobbiamo prestare attenzione alle basi strutturali.

Sistemi

I prodotti dei servizi che progettiamo non esistono da soli. Essi creano e partecipano a sistemi. Che cosa è un sistema? Semplicemente, è un insieme di elementi collegati in modo da consentire loro di formare insiemi complessi.

I sistemi sono ovunque. Sono parte della nostra esperienza giorno per giorno. Tuttavia, la comprensione delle relazioni sistemiche richiede di osservare il mondo in modo olistico (guardando il “quadro”). Una capacità questa che sembra si sia atrofizzata dopo tre secoli di pensiero, per lo più, riduzionista.

Ci piace spezzettare le cose in blocchi più piccoli in modo da poterli capire. Vogliamo risposte rapide e semplici. Vogliamo che qualcuno abbia la colpa quando le cose vanno male. Di conseguenza, soffriamo di una cecità culturale per i sistemi e per le loro implicazioni.

iTunes

Per un esempio più vicino alla nostra disciplina prendo in considerazione iTunes. Può non essere ovvio ora, ma iTunes una volta era considerato un esempio di sistema ben progettato.

Il successo dell’ iPod è stato dovuto, in parte, al fatto che è stato progettato per partecipar ad un sistema più ampio. Il dispositivo ha assunto la minima funzionalità possibile. Mentre le altre funzioni sono state delegate su iTunes. iTunes non è una applicazione semplice. Negli ultimi dieci anni, tuttavia, l’ecosistema intorno ad esso è diventato sempre più complesso.

Gli utenti di iTunes di oggi possono anche comprare o ascoltare musica in streaming, acquistare o noleggiare film e spettacoli televisivi, iscriversi e ascoltare podcast, assistere a corsi universitari, gestire le proprie suonerie e audio libri e molto altro ancora. Anche se iTunes è cambiato esteticamente negli ultimi dieci anni, non si è ridimensionato per servire queste nuove funzioni del sistema in modo elegante. Il risultato è spesso frustrante.

Modelli concettuali

I progettisti possono utilizzare modelli concettuali per valutare rapidamente l’alto livello degli scenari. “Cosa accade se…?” Senza impantanarsi in discussioni estetiche. I modelli concettuali sono la chiave per la progettazione di ambienti di informazione efficaci. I modelli concettuali sono un buon strumento per aiutarci a iniziare a pensare di più a livello sistemico per il lavoro che facciamo.

Sostenibilità

Come abbiamo visto con iTunes, i sistemi non sono statici. I sistemi sono sempre in continua evoluzione, essi reagiscono alle mutevoli condizioni esterne ed interne. In altre parole, il sistema deve essere sostenibile.

Si può pensare alla sostenibilità come alla creazione delle condizioni necessarie ad un sistema per soddisfare le esigenze dei propri stakeholder senza compromettere le esigenze dei suoi futuri interlocutori. Nel caso dell’ambiente fisico, il nostro obiettivo primario dovrebbe essere quello di garantire che possa sostenere la vita a lungo termine. Quando si tratta di un ambiente di informazioni, il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di garantire che possa rimanere vitale e utile nel lungo periodo.

Per fare questo, deve essere sostenibile. Dovrebbe essere in grado di generare risorse sufficienti per sostenere la sua esistenza continuata. Il suo scopo dovrebbe generare queste risorse senza compromettere il motivo del perché esiste.

Il suo contesto sociale dovrebbe raggiungere il suo scopo senza compromettere le società che lo ospitano.
Questi obiettivi rispecchiano gli obiettivi di sviluppo sostenibile formulati nel corso del vertice mondiale del 2005 sullo sviluppo sociale. I “pilastri” economici, sociali ed ecologici, o aspetti fondamentali del sistema. Vediamo come sono riferite al nostro lavoro.

Il pilastro economico

La creazione e il mantenimento di un ambiente informativo richiede risorse. Questo include il lavoro per progettare, creare, testare e gestire il software, i server per ospitarlo, le energia per alimentarlo, le infrastrutture che hanno a che fare con la logistica, e altro ancora. Il sistema dovrebbe essere in grado di generare un valore sufficiente per produrre le risorse necessarie per assicurare la sua esistenza continua.

Tuttavia, negli ultimi due decenni abbiamo visto molti ambienti informativi che catturano la nostra attenzione senza generare un valore sufficiente per rimanere vitali nel lungo termine.

Il pilastro sociale

Gli ambienti informatici esistono all’interno di un costrutto sociale più ampio. Per consentire loro di rimanere vitali nel lungo termine, la società nel suo insieme deve rimanere anch’essa vitale.

Tuttavia, molti ambienti informativi sono basati su modelli di business che, pur essendo validi dal punto di vista economico, possono essere insostenibile dal punto di vista sociale. Ad esempio, i modelli di business basati sulla pubblicità possono essere problematici.

Dal momento che la pubblicità ci spinge verso un maggiore consumo e lo fa guardandoci come membri di segmenti demografici sempre più ristretti. Di fronte alle sfide che abbiamo di fronte come società, dovremmo cercare di essere più consapevoli dei nostri consumi e più mirati sulle cose che ci uniscono. La pubblicità potrebbe incentivare il contrario.

Il pilastro ecologico

Il terzo ed ultimo pilastro è il meno evidente, ma non meno importante, il pilastro ecologico. Le cose che progettiamo partecipano a creare ecosistemi di comunicazione. Questi ecosistemi sono in grado sia di sostenere, sia di danneggiare, le prospettive a lungo termine delle nostre società. Dobbiamo considerare l’impatto che i nostri ambienti di informazione hanno su questi ecosistemi.

Neil Postman ha sottolineato che la comunicazione avviene in ambienti semantici che sono paralleli con gli ambienti fisici. Se si considera che l’ “obiettivo” dell’ambiente fisico sia di sostenere la vita, allora l’obiettivo del contesto semantico è trasmettere significato.

Entrambi i tipi di ambienti possono diventare inquinati, il che li rende incapaci di raggiungere questi obiettivi. Nel caso dell’ambiente semantico, l’inquinamento si verifica quando la lingua, le regole e le finalità di un particolare ambiente semantico (ad esempio la scienza) cominciano ad essere offuscate con quelli di un altro ambiente semantico (ad esempio la religione).

Fake News

Ancora. Dopo l’elezione 2016 negli Stati Uniti, si è parlato molto del problema delle “notizie false” sui social network. Ciò significa che un particolare ambiente semantico ( i social media che stiamo usando per informare la nostra visione del mondo) sta diventando un ecosistema inquinato con materiale proveniente da un altro ambiente semantico (la propaganda, o in alcuni casi, la satira).

Questa non è una novità, naturalmente. La disinformazione è stata intorno a noi da tempo. Ciò che è nuovo è la pervasività del problema. E il fatto che ora passiamo molto più fluidamente tra i diversi ambienti semantici. Questo rende più difficile per noi capire come dovremmo interpretare ciò che stiamo guardando. Ci conviene capire come possono diventare inquinati, e lavorare per garantire affinché la trasmissione di significato possa avvenire in modo più “limpido” possibile.

Risorse non rinnovabili

Quando discutiamo di sostenibilità dell’ambiente fisico, parliamo spesso di risorse non rinnovabili.
Gli ambienti informatici hanno anche loro una risorsa non rinnovabile, essenziale. Una risorsa senza il quale l’intero sistema crolla. L’attenzione. L’attenzione degli esseri umani, che interagiranno con i prodotti e i servizi che progettiamo.

Che cosa stiamo facendo con il tempo prezioso degli utenti delle nostre applicazioni? Li stiamo aiutando ad essere genitori, collaboratori, cittadini più efficienti? O stiamo dando loro solo una soluzione rapida, della dopamina, in modo da poter mostrare loro più annunci?

Ogni giorno, le persone stanno spendendo più del loro tempo con le applicazioni e i siti web che creiamo. Dobbiamo onorare questo privilegio per non sprecare la loro attenzione.

Conclusioni

L’Informazione sta cambiando il mondo. Gli ambienti informatici, vissuti attraverso prodotti e servizi digitali come le applicazioni – stanno diventando i contesti in cui le persone portano avanti le loro attività giorno per giorno. In qualche modo, questi sistemi stanno assumendo ruoli che sono stati serviti dall’ architettura.

Come con gli edifici, gli ambienti di informazione influenzano il come comprendiamo noi stessi e le nostre società. Poiché sono fatti di un materiale incredibilmente malleabile, i contesti che creiamo sono in costante stato di cambiamento. Questa è una novità per noi. Come designer (progettisti), dobbiamo accettare la responsabilità per la redditività a lungo termine di questi ambienti e le società che li ospitano.

La progettazione, il design, come è stato tradizionalmente praticato è incompatibile con un mondo che è caratterizzata da rapidi cambiamenti, sfide sistemiche, e dall’ambiguità.

Solo lavorando insieme, per progettare nuove possibilità, possiamo superare le enormi sfide che stiamo affrontando. Questo sentimento è stato espresso più succintamente (e splendidamente) da Christopher Alexander.

Making wholeness heals the maker.

Questo è il mio augurio per noi. Che dobbiamo imparare ad usare il nostro mestiere a guarire noi stessi e il nostro mondo. Siamo tutti soggetti interessati nella progettazione di un futuro più praticabile.

Jeorge Arango lascia il segno

Ho poco da osservare su questo intervento di Jorge Arango. Più che delle risposte mi vengono in mente dubbi e domande. Molte delle quali già poste riguardo l’Onlife Manifesto. Chi mai vorrà rispondere a queste domande? Chi mai ascolterà le mie risposte? Chi mai risponderà delle mancate risposte a questi quesiti? Mi assale un senso di impotenza.

Le domande che contano

Le domande di Jeorge Arango risuonano nelle mie orecchie. “Come possiamo progettare ambienti informativi che supportano l’integrità a lungo termine?” – “Che cosa stiamo facendo con il prezioso tempo dei nostri utenti? Li stiamo aiutando ad essere genitori più efficienti, li stiamo rendendo più collaboravi, o cittadini più attivi e consapevoli?”

Si tratta di domande che richiedono grande responsabilità. Riguardano principalmente aziende come Alphabet (Google), di piattaforme come Facebook e tutti i colossi del web contemporaneo. Ma sono domande che si deve porre anche il sito del piccolo comune di provincia.

Quale funzione ha un sito? Quale valore aggiunge al web e ai suoi utenti? Qual è l’architettura dell’internet che vogliamo costruire?

Ambienti sani producono utenti sani. Siti semanticamente organizzati producono contenuti di valore. Informazioni chiare e accessibili danno risposte adeguate. Un internet migliore non è qualcosa di astratto. Ciascuno di noi ne costruisce, giorno per giorno, un pezzetto. Pensare e creare internet è una prospettiva di progettazione per il futuro. A cui tutti siamo chiamati.

Siamo tutti soggetti interessati nella progettazione di un futuro più praticabile.

La mia UXWeekRome

La uxweekrome , la settimana italiana dedicata all’user experience, si è svolta a Roma dal 4 al 12 novembre. Chi mi segue su twitter se ne sarà accorto #IIAS16. Due lunghi e intensi fine settimana dove si è potuto partecipare a workshop e conferenze di altissimo livello.

E’ stata una settimana molto intensa. E sarà che quest’anno avevo gli anticorpi giusti, ma ho potuto assorbire molto meglio l’enorme quantità di impulsi che è arrivato da questi incontri. L’anno scorso alla fine del Summit di Bologna mi ero depresso.  Davvero! Ero andato in over information. Vedevo l’architettura dell’informazione come una disciplina talmente avanzata e lontana all’orizzonte che non pensavo di riuscire a gestirla.

Oggi, a distanza di un anno, molte cose mi sono più chiare. E un anno di maturità professionale sul campo, su questo blog, pensando alle mie start up, mi hanno fortificato.

I lettori del blog

Grazie agli analytcs so che mi leggete e mi seguite. Anche in tanti, devo dire, per un settore di nicchia come l’architettura dell’informazione sonora. Il blog cresce, le letture sono approfondite e in molti ritornano. Il summit di quest’anno, però, mi ha permesso di incontrare alcuni di voi che si trovavano, come me, alla UXWeekRome. Che dire, ancora una volta, grazie! Guardarvi negli occhi, sentire cosa pensate di questo blog e dei miei articoli, mi ha fatto molto piacere. Sapere che le mie connessioni vi spingono ad altre riflessioni mi ripaga di tutto il lavoro fatto fin qui. Grazie di cuore!

La mia #uxweekrome

Molti degli impulsi che mi sono giunti da questa settimana diventeranno presto delle lezioni e delle presentazioni, per cui dovrete aspettare per la loro pubblicazione. E così, nell’attesa, vi parlerò della mia uxweekrome, di come ho vissuto io l’avventura di quest’anno.

Co-design Jam

Dal 4 al 6 novembre si è svolta la codesign jam e il tema di quest’anno è stata la Sostenibilità.

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L’ONU propone gli obiettivi di sviluppo sostenibile . Come potete vedere qui di seguito non si tratta solo di ambiente e di riciclaggio. La Sostenibilità riguarda ormai tutto e tutti: azzeramento della povertà, istruzione, pace e giustizia, riduzione dell’ineguaglianze, lavoro e crescita sostenibile. Il nostro sviluppo se non sarà sostenibile non ci porterà da nessuna parte.english_sdg_17goals_poster_all_languages_with_un_emblem_1

A tal proposito sto iniziando a lavorare alla sostenibilità di questo blog e alcuni spunti saranno applicati al blog stesso nel 2017.

I gruppi di lavoro

Quest’anno ho fatto parte di un gruppo molto bello. Io, Luigi, Imma e Alessandra abbiamo trovato un buon equilibrio di gruppo. C’è stato un ottimo feeling, tanto da far dire a Luigi che quello sarebbe il miglior modo di lavorare anche nel lavoro di tutti i giorni. Infatti, la realtà è che l’user experience design porta a capovolgere la metodologia di lavoro più diffusa. Il committente, che sia il tuo capo o il cliente, non vuole rinunciare al suo ruolo autoritario. Della serie “A me piace così e lo fai così!”. Progettare insieme significa portare avanti un progetto ascoltando tutti, partendo dai bisogni e dagli utenti. Se si sbaglia e si dovrà ricominciare, lo si fa,  non perché al capo non piace, ma perché all’utente non funziona.

Consiglio sempre l’ascolto e la lettura dell’amica Maria Cristina Lavazza che nella presentazione Codesign: progettazione collaborativa con gli utenti, i committenti e gli altri attori dell’ecosistema. from Maria Cristina Lavazza mostra molto bene di cosa si tratta.

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I 4 gruppi che si sono formati sono partiti da qualcosa che somigliava ad un libro che fluttuava nell’aria. Qualcuno lo ha inteso come riutilizzo di materiali, altri come condivisione dei libri, altri ancora come creazione di giochi interculturali attraverso materiale di riciclo.

15094973_1250865668311545_6619708149615925710_nNon so se nascerà qualcos’altro da questa esperienza. Il bello di tutto questo è comunque incontrarsi e confrontarsi con gli altri. Non sempre qualcuno vuole continuare un rapporto che nasce da un momento trascorso insieme. Ma è comunque una esperienza da vivere e da ripetere nel tempo. Qualcosa e qualcuno rimane, però.

famocoseEntrare nel gruppo giusto è questione di fortuna. Uscire dalla co-design jam più ricchi e creativi è questione personale. Intanto mi porto a casa la verifica del metodo e l’applicazione su altri progetti. Mi piace ascoltare gli altri. E fin quando sarò capace di confrontarmi so che potrò crescere.

Il WUD – World Usability Day 2016

15056513_1250892281624150_8955397481335132558_nAnche il WUD, il World Usability Day,  ha avuto come tema la Sostenibilità.

Gli interventi sono stati molto variegati. Peccato che qualcuno sia caduto nell’auto-promozione. Ma capita. Io un paio di contenuti interessanti me li sono portati a casa e questo può bastare. Se non altro ho incontrato tante persone interessanti. Parlato con altre persone che condividono il mio percorso e i miei interessi. E questo è quel che conta.14963390_1770263499862627_8894588246086577104_n

Abby Covert – Architettura dell’informazione per tutti

Ho seguito poi il workshop di Abby Covert.

No matter what your job or mission in life: if you are working with other people you are dealing with information architecture. Information Architecture is the way that we arrange the parts of something to make it understandable. Whether it is determining the labels for your products and services or creating navigational systems to help users move through a complex ecosystem of marketing channels, everybody architects information.
The concepts one has to understand to practice information architecture thoughtfully are not hard to learn or based on expensive tools. In fact they are tools and concepts we at the Information Architecture Institute think everybody should know. This workshop is meant to introduce the concepts of IA and give you confidence in practicing IA yourself.

Un gran bel ripasso sull’architettura dell’informazione e un ottimo momento di crescita. Abby parte dal presupposto che tutti siamo o dovremmo essere architetti dell’informazione. E in effetti è così. Chiunque organizza, cataloga, mette ordine, è già in buona parte architetto dell’informazione. Magari in tanti lo fanno empiricamente, senza avere la formazione o senza l’uso degli strumenti adatti. Ma lo è.

Il ripasso fa bene.

Lasciare il segno

Il summit è stato ricco. Anzi ricchissimo. Abby Covert come introduzione, Andrea Resmini e Annamaria Testa nel mezzo e Jeorge Arango come finale. Forse questi nomi vi dicono poco. Ma per gli addetti ai lavori questo significa “tanta roba”. E tutti gli altri interventi sono stati all’altezza della situazione e non certo un riempitivo. Anzi.

La mia sensazione a pelle è che comunque questi 10 anni di Summit non sono certo un traguardo. Sono solo, purtroppo, un punto di partenza. In questi 10 anni l’architettura dell’informazione avrebbe dovuto affermarsi in tanti ambiti del nostro Paese. La professione dell’architetto dell’informazione dovrebbe essere diffusa e presente nella stragrande maggioranza delle aziende e delle start up italiane. Se non altro avrebbe dovuto affermarsi, con forza, almeno in tutte le redazione dei maggiori editori italiani. Così non è. La pubblica amministrazione sta cominciando adesso ad assumere i primi architetti dell’informazione. Non sappiamo secondo quali principi. Si richiede esperienza certificata e dimostrabile di 5 anni, in alcuni casi, o di 10 anni. Ma non esistono certificazioni italiane così in dietro negli anni. Chi ha 10 anni di esperienza nel settore, o è già affermato e fa altro, o viene dagli Stati Uniti. Staremo a vedere.

summit-finaleIl mondo dell’informazione e della comunicazione, così come è cambiato in questi ultimi anni, ha bisogno e richiede questa figura professionale. Chi sta a capo di questo mondo, purtroppo, al momento, non sa che esistiamo e non comprende cosa facciamo.

L’ hashtag, coniato da Andrea Resmini , #Daje, che ha concluso il suo intervento, dice tante cose. A me viene da rispondere “Eccomi! Io ci sono!”

Relazioni

a-tavolaPer me il Summit dell’architettura dell’informazione è stato il summit delle relazioni. Ed ha lasciato il segno, almeno a me. Purtroppo la logistica di Roma, della bella e meravigliosa location di quest’anno, non ha permesso un grande scambio di relazioni tra la comunità intera. L’anno scorso a Bologna il summit si era svolto tutto in un solo luogo, dove si dormiva anche. In questo modo si era vissuta maggiormente la comunità. Ad ogni modo, a Roma, dove si sono creati i punti di incontro, questi sono stati, certamente, molto intensi.

Nei momenti di convivialità ci sono state discussioni molto profonde tra belle persone.

E poi ho rivisto e abbracciato gli amici di una comunità di pratica ricca di entusiasmo e godereccia. Gente bella, pulita, che si vede, magari una volta l’anno, ma che quando si incontra fa sempre una festa.

Il trofeo

foto-storicaCome avrete capito mi sono portato a casa più di qualche informazione e molto più di quello che può essere la formazione. Porto con me l’energia per un nuovo anno. La necessità e la voglia di divulgare ancor di più la disciplina. E porto con me un trofeo. La foto scattata da Marco Tagliavacche che ritrae Jason Ulaszek, Jeoge Arango, Andrea Resmini, Stefano Bussolon, Luca Rosati e me, con Paola Avesani in adorazione per questi mostri sacri. Un trofeo. Una foto storica.

La sicilia e l’architettura dell’informazione

Tra le relazioni di quest’anno ci sono stati gli incontri con i siciliani. Quest’anno numerosi al summit. Ciascuno vive la propria relazione con l’user experience e l’architettura dell’informazione da solo nella propria città. Ma pare che ci sia fermento. Voglia di connettersi. Qualcosa si muove. La Sicilia è sempre stata laboratorio di innovazione. Sono quasi certo che questa comunità di pionieri potrebbe diventare qualcosa di importante. La nostra sicilianitudine potrebbe portare con se un forte spirito di competizione per affrontare nuovi esperimenti. Io ci sono. Si può fare!

La sfida è lanciata. Le prospettive sono tante. Le opportunità stanno per arrivare.

Insomma.

Daje!

IA Summit 2016 – Lasciare il segno

Il summit dell’architettura dell’informazione 2016, quest’anno, giunge alla sua decima edizione ed ha come titolo Lasciare il segno.

Per chi, tra i miei lettori, non lo sapesse, si tratta di uno dei momenti più importanti dell’anno per chi studia e crede nell’architettura dell’informazione. Il summit si svolge su due giorni, l’11 e il 12 novembre. Un giorno di formazione e un giorno di conferenza dove si ascolta, si studia e si impara.

Per noi architetti dell’informazione è un evento dove poter incontrare i propri simili. Parliamo dei progetti che abbiamo in corso, del tema del summit. Ma parliamo anche di prospettive. I miei post sull’etica, per esempio, sono nati dagli spunti ricevuti durante le chiacchierate al summit precedente.

Per chi non è già all’interno della disciplina, invece, potrebbe essere un modo per avvicinarsi all’architettura dell’informazione. Qui è possibile conoscere coloro che vogliono progettare un web migliore, sempre più a misura d’Uomo e  che vogliono progettare il futuro, in Italia.

Di seguito il mio video (non ufficiale) che mostra cosa è stato fatto nei precedenti summit.

IA Summit 2016 – Lasciare il segno

Il tema

Progettare prodotti, servizi o sistemi complessi significa lasciare un segno. Un segno che può avere un impatto memorabile o trascurabile sul mondo, sul mercato, sulla comunità di pratica o su te stesso. Dove c’è un impatto c’è anche un cambiamento, frutto di scelte progettuali e partecipative, come quelle che hanno accompagnato Architecta in questi dieci anni.

https://www.iasummit.it/

Il tema è certamente molto affascinante. Lasciare un segno è rivolto al passato, a tutto quello che è stato fatto. Ma, lasciare un segno, è anche un invito a fare meglio, a fare le cose con una prospettiva. Mi vengono in mente le “Memorie di Adriano”, il Romanzo di Marguerite Yourcenar, in cui si legge di come i romani dell’antichità costruivano edifici e monumenti “a futura memoria”, nell’intento costante di lasciare un segno.

Certamente, altri saranno i punti di vista e le ispirazioni che verranno da tutti i partecipanti. Non vedo l’ora di ascoltare il maggior numero di persone possibile!

Se ti trovassi a Roma, in quei giorni, in fondo trovi la mappa dei luoghi del Summit, con i rispettivi luoghi dove poter soggiornare!

Sabato 12 Novembre 2016 – Conferenza

Saremo al Centro Congressi Frentani di Roma, in zona San Lorenzo.

Registrazioni

Saluti dal Board di Architecta

Coffee break

SALA 1 – Etica, politiche e poetiche del postdigitale – Andrea Resmini

SALA 2 – Progettare per il futuro: dall’internet delle cose all’internet del cibo – Antonella Turchetti

SALA 1 – Tra dire e mostrare – Annamaria Testa

SALA 2 – Changing public service delivery with user centred design (ENG) – Katy Arnold

Pranzo
14:00

SALA 1 – An Undesigned World (ENG) – Jason Ulaszek

SALA 2 – Design sistemico: implicazioni etiche e socio-comportamentali della progettazione e dell’architettura dell’informazione – Clementina Gentile

SALA 1 – I messaggi virali. Appunti per una architettura della comunicazione digitale – Guido Saraceni

SALA 2 – Symbols which include colors (ENG) – Miguel Neiva

Coffee break

PLENARIA – IA per la PA: le Linee Guida di design dei siti web della Pubblica Amministrazione e implicazioni per l’infoarchitettura – Claudio Celeghin |Lightning Talk

PLENARIA – Ux Book Club Brescia – Percorsi di crescita – Sergio Venturetti/Luca Lamera |Lightning Talk

PLENARIA – Leaving a mark (ENG) – Jorge Arango | Keynote di chiusura

Saluti e ringraziamenti

Prossime iniziative, chiusura lavori

Five Minute Madness – Se avete sempre fatto i timidi, questa è la vostra opportunità

 

Architettura dell’informazione e innovazione

Architettura dell’informazione e innovazione sono strettamente legati da una visione: organizzare e migliorare  la vita degli utenti, delle persone e dei lettori.

Meg Barbic, Senior User Experience Strategist e Director of Experience Design presso SiteMinder mette insieme in un suo articolo: architettura dell’informazione e innovazione. E mi piace questo parallellismo, perché non tutti riescono a percepire cosa fa e chi è veramente un architetto dell’informazione.

E così ogni architetto dell’informazione ha cercato di dare una risposta. Non certo facile e non certo immediata.

Persino sul sito di Architecta si procede per metafore:

Come un vero e proprio mediatore linguistico l’architetto traduce e interpreta le richieste del cliente e le trasmette elaborandole agli sviluppatori. Attraverso gli strumenti [definiti] lavora affinché tutto il team sia orientato alle necessità dell’utente.

Raffaella Roviglioni si chiedeva già quattro anni fa Cosa ci vuole per fare lo UX designer? e, almeno per la mia esperienza, penso non sia cambiato molto.

Si sta per concludere un percorso di vita, si inizia a pensare al futuro, al modo di trovare cose nuove e arriva, come spiega Claudia Busetto per altro, in un percorso di trovabilità l’architettura dell’informazione. Da non crederci, ma pare che questo sia il percorso per tutti.

Più di recente, sempre Raffaella Roviglioni, in una intervista, dice:

Lo UX designer è innanzi tutto un progettista, che si occupa di ideare e strutturare tutti i punti di contatto fra le persone e i prodotti o i servizi che utilizzano. Non si limita quindi a progettare delle interfacce, come comunemente ed erroneamente si pensa, ma provvede anche a raccogliere i bisogni e sondare le capacità delle persone per rendere utili, usabili e gradevoli i prodotti o i servizi che progettiamo per loro.

In effetti, come scrive  Maria Cristina Lavazza, il designer

cerca il senso delle cose.

E lo cerca per la felicità degli altri. Stefano Bussolon, psicologo e architetto dell’informazione, che si occupa e si è occupato anche di ricerca della felicità sul web, pone la sua attenzione sul fatto che si tratta di un mestiere di servizio: definendosi il cameriere dell’informazione.

Stefano Bussolon  scrive:

Quello dell’architetto dell’informazione è un lavoro che mi piace molto. Mi piace l’idea di aiutare gli utenti a prendere delle decisioni in base a delle informazioni. Mi piace fare ricerca, concettualizzare, categorizzare, rappresentare.

La cosa che mi piace meno, dell’architettura dell’informazione, è il nome. Perché io non sono un architetto, non mi sento un architetto, e non ho la sensazione di fare architettura.

Poi, un giorno, l’illuminazione. Sarà che da adolescente ho fatto la scuola alberghiera. Sarà che ho vissuto 40 anni nell’alberghetto dei miei. Insomma, un giorno ho capito. Io non sono un architetto dell’informazione. Io sono un cameriere dell’informazione. E la cosa mi piace, perché un buon cameriere dell’informazione ha capito parecchie cose.

L’architetto dell’informazione cerca il senso delle cose per gli altri e per se stesso.

L’architetto dell’informazione progetta strutture, mette in relazione persone, crea processi.

Gli utenti, i consumatori sono sempre più esigenti, richiedono più valore, significato, e richiedono esperienze positive nella loro vita. Vogliono che le cose difficili diventino facili; ciò che è triste pieno di speranza; vogliono che ciò che è complicato si semplifichi; ciò che fa paura diventi piacevole.

C’è bisogno di UXDesigner, c’è bisogno di user experience designer di qualità.

Il mondo è sempre più sovrastato da informazioni e l’esperienza degli UXDesigner può aiutare a guidare il cambiamento in atto, attraverso approcci creativi e innovativi per soddisfare e superare le aspettative di chi richiede servizi. In una parola c’è bisogno di persone e professionalità che creino un futuro positivo.

Ma qual è la prossima evoluzione per il progettista dell’ esperienza?

Meg Barbic propone di aumentare la connessione con l’umanità e il desiderio di innovare in modo etico e con empatia. Grazie a questo desiderio possiamo permettere che valori positivi guidino il nostro successo e quello degli enti che ci circondano. E’ necessario cercare di soddisfare, per quanto possibile, la crescente domanda di esperienza umana positiva. Ma per far ciò l’architetto dell’informazione si deve lanciare in territori sconosciuti, in deserti di conoscenza dove spesso si trova da solo, in zone di pensiero incomprensibili alla maggior parte della gente, e deve sopportare di restare nell’incertezza.

Meg Barbic scrive

Agli UXDesigner non fa paura restare nell’incertezza, perché si fidano del processo di progettazione; questo gli permette di guidare gruppi di persone verso una soluzione. Sono persone che hanno il coraggio di provare cose nuove, e sembrano evolversi e imparare costantemente.

Insomma, gli architetti dell’informazione sono degli innovatori. Utilizzando la progettazione di una nuova narrazione in un contesto più ampio, possono progettare esperienze umane positive e sostenibili.

Gli architetti dell’informazione (forse) hanno anche il compito di traghettare il maggior numero possibile di persone verso il futuro, verso la conoscenza e l’apprendimento della cultura digitale, in un mondo sempre più complesso che non può e non deve essere semplificato ma che può essere sicuramente meglio organizzato e meglio compreso.

Cos’è il WIAD? World Information Architecture Day

Il WIAD è la Giornata Mondiale dell’Architettura dell’informazione, la celebrazione annuale incentrata sulla pratica e sull’educazione degli architetti dell’informazione.

Le informazioni sono ovunque e in questa giornata si ascoltano storie che arrivano da specialisti del settore, esperienze e pratiche personali. Ciascuno proviene da formazione completamente diverse. Tutti però praticano la centralità dell’utente.

Cos’è il WIAD

Il WIAD è una celebrazione annuale, inziata nel 2012. Si tratta di un solo giorno. Giusto il tempo di incontrarsi, abbracciarsi e ascoltarsi a vicenda. Proprio per non sentirsi soli. il WIAD è una giornata organizzata dalla Information Architecture Institute e si tiene in molte località del mondo.
I professionisti e gli appassionati della disciplina che condividono l’obiettivo comune di ascoltare e praticare il futuro dell’architettura dell’informazione si riuniscono. Condividiamo i nostri pensieri, le idee, e cerchiamo di lavorare applicando quello che predichiamo.

Incontrare le persone della comunità

Le persone che si definiscono “architetto dell’informazione” provengono da professioni e ceti sociali molto diversi. Come comunità crediamo che il potere di somiglianza e la bellezza della differenza ispira coloro che lavorano nel mondo dell’architettura delle informazioni. Così come lo possono essere coloro che si vogliono avvicinare alla disciplina. Tutti sono benvenuti e le nostre giornate sono sempre accessibili a tutti.

Il WIAD riunisce una comunità formata da diversi professionisti tra cui architetti dell’informazione, user experience designer, content strategist, product manager, sviluppatori, studiosi e studenti. Si parla e si da voce a quello che sarà il futuro dell’Architettura dell’informazione.

Imparare. Condividere. Crescere.

Di solito si tratta di un momento informale, altre volte si svolge come una vera e propria conferenza. O una via di mezzo. Ogni evento, ogni città, ogni incontro è unico. I team locali sono creativi. Nessun WIAD locale ha la stessa progettazione. L’unica cosa in comune è che la giornata porterà valore a chi organizza e alla comunità. Avere la consapevolezza di poter praticare l’architettura dell’informazione ci fa imparare, condividere, crescere.

Partecipa alla nostra conversazione

Ogni anno in tutto il mondo si organizza un WIAD. L’organizzazione dei contenuti si svlge sulla base di un tema globale. Unico per tutti. Nel mondo di oggi, le organizzazioni sono tenute a ripensare e gestire le informazioni per mantenere un vantaggio competitivo e organizzativo. Molti stanno abbracciando strategie più flessibili. Queste organizzazioni riconoscono la necessità di informazioni che devono essere strutturate in modo che siano chiare, utilizzabili, rintracciabili e comprensibili.

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IX Summit IA 2015 – (UnOfficial Video)

Il 23 e il 24 Ottobre 2015 si svolgerà, a Bologna, il IX Summit dell’architettura dell’informazione italiana. E’ un momento importante per incontrarsi, conoscersi e sviluppare insieme i temi caldi del momento. Il titolo di quest’anno è “Dall’ascolto alla progettazione”. Per l’occasione ho realizzato, con il materiale concessomi da Architecta, un breve spot. Ancora poche ore ed arriva anche lo spot ufficiale!