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Apple CarPlay e Android Auto

Apple CarPlay e Android Auto

sono i nuovi sistemi di CAR ENTERTAINMENT

che si trovano nelle auto di ultima generazione.

Quello che un tempo era l’autoradio, che stava in un DIN,

adesso ha il doppio dello spazio (sistema 2DIN).

Ed è un piccolo hardware che accompagna gli autisti del nuovo mondo.

Sul doppio DIN si installa un sistema operativo.

Aggiornamento 2020

Oltre ai sistemi Apple CarPlay e Android Auto, i due sistemi operativi da cui è partito questo articolo nel 2015, oggi si aggiunge il sistema Amazon di Echo Auto con assistenza vocale Alexa.

Aggiornamento Giugno 2019

iOs 13 il nuovo sistema operativo di Apple

Con questo aggiornamento Carplay subirà una rivoluzione per cui, le osservazioni e conclusioni fatte fino a marzo 2019 sono da prendere con le pinze.

Sarà mia cura aggiornare questa pagina al più presto e offrire il miglior servizio disponibile. Confido nella vostra comprensione per eventuali errori e ritardi. E se volete dare una mano, i commenti sono aperti al vostro contributo.

Siri

Apple ha svelato la nuova versione del proprio sistema operativo mobile iOs 13. Un sistema operativo pensato appositamente per un’esperienza completa con gli iPad più recenti.

Tra le novità principali sul lato audio

Siri aggiorna la propria voce che dovrebbe essere ancor più naturale e più piacevole da ascoltare. Si avvarrà dell’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Dal lato musicale supporterà le app di navigazione e musicali di terze parti e proporrà notifiche e consigli.

Il sistema sarà rilasciato a Settembre e l’assistente vocale potrà creare scorciatoie, condividere contenuti come canzoni o film e potrà integrarsi in modo più profondo con gli auricolari AirPods e Safari.

Carplay

Con il nuovo iOs 13 migliora appunto CarPlay.

Nell’home pagesaranno più disponibili più informazioni, l’applicazione dedicata alla musica sarà del tutto nuova e Siri lavorerà con Waze e con Pandora, ed occuperò meno spazio sullo schermo.

Siri e CarPlay saranno infatti integrati in modo che l’assistente vocale apple potrà effettuare suggerimenti durante la navigazione online, leggere i messaggi arrivati mentre si guida e aprire automaticamente il garage quando ci si avvicina a casa.

MotoriOnline si concentra sull’interfaccia spiegando che

  • si potranno aprire più app contemporaneamente.
  • avviare la funzione ‘non disturbare’.
  • Novità estetiche nell’ Homepage con gli angoli arrotondati.
  • Nuove visualizzazioni delle tabelle
  • Barra di stato ridisegnata.
  • Sarà possibile vedere le copertine degli album

Sinora, quando si utilizzava Apple CarPlay, era impossibile anche usare manualmente l’iPhone collegato, in quanto ogni app utilizzata sullo smartphone, veniva aperta automaticamente anche sul display dell’auto. Così venivano, ad esempio, tolte le mappe o la navigazione di chi stava guidando. Con la versione di iOS 13 non sarà più così, in quanto non ci sarà l’apertura automatica delle app dal telefono a CarPlay.

Aggiornamento Marzo 2019

Le aziende dei supporti hardware 2DIN inizialmente erano solo due. Kenwood e Pioneer. Oggi il mercato che si è allargato a dismisura. Anche aziende per lo più sconosciute ma comunque di alta qualità si sono lanciate. E sul mercato si trova di tutto. Basta fare una ricerca su internet e si trova un elenco abbondante.

Per i produttori di hardware, oggi, la vera guerra si combatte sulla possibilità o meno di permettere l’installazione di un sistema iOS o Android.

Apple Carplay

Carplay è la piattaforma di Apple dedicata all’uso dell’iPhone e all’intrattenimento in auto. E dalla presentazione ufficiale si mette subito in competizione con i navigatori satellitari.

Apple CarPlay è Il tuo copilota preferito.

È un modo più intelligente e più sicuro di usare il tuo iPhone al volante: si chiama CarPlay, e lo trovi su molti nuovi modelli di auto. CarPlay porta sul display della tua macchina le funzioni dell’iPhone che ti servono di più. Fatti dare indicazioni (mappe), telefona, invia e ricevi messaggi, ascolta la tua musica: sempre restando concentrato sulla strada. Connetti l’iPhone, e vai.

Apple è stata la prima a portare in produzione questo sistema di intrattenimento sulle auto. Anche se su una Ferrari. Per chi possiede un Apple iPhone 5S 16GB o un modello superiore come l’Apple iPhone 7 Smartphone 4G è la soluzione ideale per poter utilizzare le app di intrattenimento in macchina e aver garantita la sicurezza alla guida.

La Sicurezza, infatti, pare sia l’obiettivo principale a cui Apple non voglia, al momento, rinunciare. Infatti, non appena si collega lo smartphone al sistema, la maggior parte delle app e delle funzionalità dell’iphone vengono disattivate in automatico. In questo modo è impossibile distrarsi mentre si guida.

Per CarPlay sul mercato online si trovano il doppio DIN Pioneer SPH-DA120 Autoradio e il Sony XAV-AX100 SintoMonitor 2DIN, display da 6,4″ Touch Screen.

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Siri, il punto di forza di Carplay

Uno dei punti di forza di Carplay è l’interfaccia vocale degli iPhone. Stiamo parlando di Siri, che attraverso l’uso di un microfono permette l’uso del telefono.

Siri, per chi non lo sapesse, è l’interfaccia sonora del mobile Apple. Siri ha una voce femminile e parla in modo colloquiale con l’utente Apple. Nell’immaginario americano Siri è una donna bionda, con meno di 30 anni. Siri risponde a molte domande, esegue comandi come leggere la posta, messaggi, o ancor meglio, ricercare musica sull’ Apple Music. Tra non molto, quando la tecnologia delle auto le renderà completamente autonome, pare entro 5 anni, sarà possibile chiedere anche di essere riportati a casa. Siri, in pratica, sta generando una user experience rivoluzionaria nel mondo dell’interazione (interfaccia) uomo macchina.

Siri è parte integrante del programma CarPlay. In pieno accordo con le direttive Apple, permette di non distogliere lo sguardo dalla strada e le mani dal volante.

CarPlay Apps

Le app vincenti sono principalmente quelle legate alla musica: Deezer, Spotify e TuneIn Radio, per esempio, per ascoltare musica e radio. E non c’è da sbizzarrirsi troppo. Sono solo 8 le applicazioni disponibili sul cruscotto e tra queste c’è la possibilità di ascoltare audio-libri.

Altro grande pregio, come tutti i prodotti Apple, Carplay non ha bisogno di alcuna configurazione. E quindi è di facile uso per qualunque utente.

CarPlay prevede l’utilizzo di un monitor touchscreen, multitouch e un processore che permette una gestione fluida nella grafica e nel feedback.

Come funziona Carplay

Guarda il video dimostrativo di Apple CarPlay del 2016.

Carplay: margini di miglioramento

Date le restrizioni per la sicurezza e le politiche strutturali di Apple i margini di miglioramento sembrano essere tanti.

Intanto l’ossessione alla sicurezza sta fortemente limitando la produzione di applicazioni dedicate. Come dicevamo molte funzioni dell’iPhone si disattivano. Se da un lato questa politica può essere condivisibile, alcune mancanze dall’altro lato sono abbastanza rilevanti. Ci si augura che alcune apps saranno potenziate e migliorate.

  • Bluetooth: Il CarPlay funziona quando l’iPhone è connesso alla sorgente tramite cavetto (sigh!). Questo è l’unico modo per scambiare dati e ricaricarsi.
  • Le mappe: se da un lato Siri è molto piacevole da ascoltare le mappe Apple pare non offrano le opportunità di Google Maps. Google Maps è meno piacevole da ascoltare ma è più dettagliata; e con più notizie anche sui servizi a disposizione sul territorio.
  • Connessione: va benissimo che le Apps dei social non siano contemplate, eventuali notifiche potrebbero essere pericolose. Ma manca anche Whatsapp e sta volta non per ragioni di sicurezza ma in favore, ovviamente, di iMessage.
  • Meteo: non c’è un app per il meteo. Per chi viaggia o si mette in auto potrebbe essere utile sapere il meteo della località in cui ci si sta dirigendo.
  • Consumo dati: usare CarPlay significa usare la connessione del proprio iPhone e ovviamente la connessione dati del proprio cellulare. Il consumo è ottimizzato ma non del tutto nullo.
  • Sistema dipendente: per chi fa parte del mondo Apple non è certo un problema avere a disposizione il dispositivo di ultima generazione targato Apple. CarPlay, infatti, funziona con iPhone5 o superiori. Un limite è che, affinché CarPlay funzioni davvero, l’iPhone deve essere sempre a portata di mano. Se si dovesse dimenticare il cellulare o se ci si dovesse trovare senza, CarPlay non funziona.

E se hai già una macchina? Pioneer

Pioneer, come già indicato, offre tutta una serie di sistemi doppio DIN dedicata all’adattamento della tua vecchia auto al nuovo sistema Carplay o Android auto. A seconda dello smartphone che hai. Nella serie Avic si trova il Pioneer, Avic-F80Dab, che è anche autoradio. Oppure il modello superiore Pioneer AVIC-F960DAB con antifurto.

Android Auto

Molto diversa è la politica di Google Android Auto che non pone tanti limiti o particolari restrizioni sull’uso di terze parti. Anzi. A mio parere, le estreme possibilità di libertà su questo sistema potrebbero mettere a rischio la sicurezza della guida. E pare strano che non si trovi una via di mezzo. Ad ogni modo. Qualche limite c’è. E i limiti presenti vengono automaticamente sbloccati quando la macchina viene parcheggiata.

Limiti di Android Auto

Con il sistema Google Android Auto, infatti, i limiti sono l’uso di Google Lollipop, che è la versione mobile di Google non ancora tanto diffusa. Per il resto si possono utilizzare tutte le possibilità offerte dalle aziende produttrici dell’hardware, sia del 2DIN, sia dello smartphone.

Anche per Android Auto ci sono poche app a disposizione ma si aspettano gli sviluppatori che potranno sbizzarrirsi.

Possibilità di Android Auto

Con Android Auto, dove l’hardware lo permette, si potrà far uso di cd, chiavette usb o hard disk. Le schede sd o microsd si possono utilizzare per caricare mappe per il navigatore o per la visione di video o immagini. Le plance doppio din Android supportano file audio .mp3, .wav, .ogg, .wma, .flac ma anche video come .avi, .divX, e immagini .jpeg.

Ci si interfaccia tramite Google Now. Si può far uso di WhatsApp, Skype, Google Play Music, Spotify, e lettori podcast, e manco a dirlo, si può gestire l’autoradio FM/AM e, dove ancora l’hardware lo permette, ascoltare radio satellitari.

Il telefonino anche se connesso al sistema resterà comunque libero, e se non ci si connette volontariamente ad internet non si ha consumo di dati.

Più connettori e sensori possiederanno gli hardware e le auto, più possibilità di connessione si potranno avere con la propria auto. Telecamere dedicate, controllo del motore e pneumatici, consumi e tutta la diagnostica di bordo e quant’altro potesse essere di nostro interesse. Insomma chi più ne ha più ne metta.

2DIN con Android: facciamo chiarezza

Daniele Favilla, Fondatore del progetto Web Car Stereo Center e 2DIN Blog, che ringrazio per il tempo che mi ha dedicato, mi ha scritto. Daniele mi segnala di non far confusione tra Google Android Auto e funzionamento 2DIN con Android. E mi scrive.

Google Android Auto ha un funzionamento del tutto simile a CarPlay ma con il vantaggio che i licenziatari che hanno la possibilità di sviluppare Apps sono molti di più. Anche il comparto Music di Android Auto offre un controllo simile alla gestione di un iPod ed ha un collegamento preferenziale con Google Play. Anche su Android Auto il telefono viene bloccato ma le notifiche sono attive, cosa che CarPlay non ha per le app non incluse. Su una cosa hai però ragione. Utilizzare Android Auto dipende dall’hardware esterno, dallo smartphone. Pur essendo diffuso è legato a Lollipop non tutti i dispositivi compatibili sono in grado di avviarlo correttamente. Qui entra in gioco la Ram ed il processore del telefono. In tutte le prove che ho fatto, solo sistemi “realmente” top di gamma sono stati in grado di avviare Android Auto.

Margini di miglioramento Google Android Auto

Insomma, pare di capire, che anche qui ci sono ampi margini di miglioramento.

  • Bluetooth: per tutti i sistemi è necessario connettersi con il cavetto, almeno qui si tratta di un cavetto micro usb.
  • Velocità: al sistema manca  la fluidità del sistema, che rispetto ad Apple CarPlay pare incepparsi e procedere a scatti e con un certo ritardo.
  • Assistenza vocale: la voce metallica di Google Now, alla lunga, potrebbe essere molto fastidiosa.
  • Libreria: connettendo il cellulare per ascoltare la musica presente sul proprio smartphone, sulla plancia non compaiono i titoli delle canzoni ma compaiono solo i tre pulsanti: uno centrale play/pause/stop e gli altri due avanti e indietro. I titoli compaiono quando ci si connette ad internet o alle app musicali.

Per  Android Auto sul mercato online si trova il già noto Sony XAV-AX100 SintoMonitor 2DIN compatibile sia con Android Auto, sia con Carplay.

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Stavo per dimenticare Mirror Link

In questa guerra tra i due giganti non potevano e non possono mancare certo le case di produzione di brand che lavorano intorno al mondo automotive. Per comprendere a pieno cos’è il Mirror Link ho fatto ancora riferimento a Daniele Favilla, che usa e testa, personalmente, questa strumentazione. Daniele mi ha concesso di trarre alcune informazioni dal suo esaustivo e indipendente articolo “Mirror Link. Cos’è e come funziona” tratto sempre dal suo 2DINBlog.it . Se siete interessati vi consiglio la lettura integrale per esaminare tale tecnologia in tutte le sue parti. Daniele scrive:

“Il Mirror Link è costituito da una tecnologia di collegamento tra uno smartphone ed un sistema di Infotaintment compatibile.” […]

E da quanto ci dice, la mancanza di una sua identità deriva dalla

implementazione di Mirror Link da parte delle aziende interessate (che) varia da caso a caso sia a causa delle esigenze di personalizzazione, un po’ come avviene con il sistema operativo degli smartphone con essa compatibili, Android, sia per la presenza di applicazioni specifiche che impattano sul layout modificandone l’aspetto.

Dal punto di vista audio, Mirror Link, di base, appare più forte dei suoi concorrenti. L’ascolto e la gestione dei contenuti web audio e radio, lo spazio ad applicazioni musicali o all’ascolto di audio libri, pare che sia alla base di molte app già approvate.Ed insomma è un sistema da approfondire.

E se volete vedere le capacità potete guardare qui l’ Upgarde versione capacitivo da 7 pollici touch screen con telecamera posteriore.

Conoscere Mirror Link

Su questa tecnologia Favilla ritiene che ci sia una mancanza di conoscenza generale e conclude:

Ritengo però che così come CarPlay, Android Auto, Smart Access, Appradio Mode ed App Link, anche Mirror Link sarà in futuro uno dei fattori principali di scelta di un sistema di Infotaintment anziché un altro, di una vettura invece di un altra o di un telefono al posto di un equivalente non compatibile perché l’utilizzo di uno smartphone da parte del conducente è sempre più pervasiva e in futuro sarà ancora più sinergica!

L’XSD Andriod 5.1 autoradio 2 DIN Adatta per BENZ A-class W169 B-class W245 con supporto lettore di navigazione DVD, GPS, macchina fotografica, Bluetooth, macchina fotografica. In un video trovi le prove dal vivo di tutti e tre i sistemi, con tre smartphone diversi.

Media station

Phonocar VM039

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Phonocar è una plancia che legge quasi di tutto. Ha in dotazione due porte USB e un incresso per SDCard. E si può collegare anche allo smartphone. Il bluetooth invece ha delle limitazioni. Nel senso che non legge le cover dei dischi. Ma poi legge anche i formati video.
Si tratta di una plancia molto intuitiva, e di facile uso. E’ anche disponibile una gestione gestuale per mandare avanti o in dietro i brani. Ma è possibile collegare, se si preferisce i comandi con i comandi al volante.

Tra le media station sicuramente il Phonocar VM 039 è completo e affidabile.

Politiche delle case automobilistiche

Parlando invece delle auto che supportano il nuovo sistema ideato da Apple, oltre alle primissime Ferrari, Mercedes-Benz e Volvo, la piattaforma è compatibile anche con altri brand. BMW Group, Ford, General Motors, Honda, Hyundai Motor Company, Jaguar Land Rover, Kia Motors, Mitsubishi Motors, Nissan Motor Company, PSA Peugeot Citroën, Subaru, Suzuki, Toyota Motor Corp.

Le altre case autobilistiche cercano di integrare tutti i sistemi lasciando all’utente la possibilità di scegliere tra CarPlay, Android Auto o MirrorLink. Solo per dovere di cronaca, in quanto trascende da questo blog, accenno allo scontro in atto tra le case automobilistiche che propongono o meno i due/tre sistemi operativi di serie.

Le questioni sono molto rilevanti e di grande importanza. In primissimo piano ci sono la questione privacy degli automobilisti, lo scambio dati tra sistema operativo e sistema elettromeccanico, la raccolta dati sulle abitudini e consumi degli automobilisti. Se vi interessa vi propongo un articolo del POST a riguardo. Non si deve dimenticare che Google sta lavorando per entrare nel mercato delle auto con una macchina che guida da sola.

Questo solo per sottolineare che il comportamento delle case di produzione automobilistiche è ancora molto cauto. E’ anche per questa ragione che preferiscono proporre i loro sistemi di serie.

CarPlay e Android Auto. Un flop?

Alcune riviste di settore, come AUTOMOTO.it hanno messo in evidenza (Dicembre 2015) la scarsa diffusione dei sistemi e sostengono che si tratti solo di un mezzo flop.

Una ricerca di JD Power intitolata DrIVE (Driver Interactive Vehicle Experience) ha interpellato 4.200 proprietari di vetture di ultima generazione a 90 giorni dall’acquisto ed ha chiesto loro come valutano il loro rapporto con 33 funzionalità tra le più moderne.

ben il 43% ha dichiarato di non avere mai usato i sistemi di assistenza vocale, il 38% di non essersi mai collegato a Internet attraverso il wi-fi di bordo, il 35% di non aver mai usato i sistemi di parcheggio automatici, il 33% di non aver mai attivato l’head-up display e il 32% le app native che i costruttori installano sui sistemi di infotainment.

A me pare un po’ affrettato (siamo nel 2015) tirare le somme su una tecnologie ancora tutta da sviluppare. I limiti che presentano e che abbiamo esaminato sono del tutto superabili.  E l’uso dipenderà anche dalla forza di lancio che si vorrà dare a questa tecnologia. Si tratta di sistemi ancora non del tutto accettati dalle case automobilistiche che hanno in mano la diffusione del prodotto. Senza il loro appoggio sarà difficile che l’uso decolli.

CONCLUSIONI Sonore

La gestione tramite comandi vocali rappresenta uno dei punti di forza di tutti questi sistemi. E comunque vada a finire, lo studio e lo sviluppo di questi sistemi porterà delle migliorie. Non solo in campo automotive ma anche su altri dispositivi.

Apple è avanti a tutti con Siri ma l’interesse verso l’intelligenza artificiale non è più esclusiva di poche aziende futuriste. Anzi!

Una cosa è certa! L’interesse è fortissimo e il panorama del tutto vergine. Il mercato delle App per auto potrebbe essere un mercato miliardario che si aprirà nei prossimi 5 anni. E tutte queste Applicazioni dovranno interfacciarsi con gli assistenti vocali. I produttori di parti terze come Alpine, Kenwood e Pioneer, nonostante tutto, stanno proponendo le loro versioni di plance compatibili e nessuno vuole farsi trovare impreparato.

Aggiornamenti

L’articolo è destinato ad essere aggiornato periodicamente. Spero di restare al passo. Anche voi, nel frattempo potete contribuire con segnalazioni e aggiornamenti tramite commenti.

Aggiornamento Giugno 2017

Automotive Grade Linux

La sfida tra gli odierni sistemi intelligenti per auto si è notevolmente allargata. Oggi la tecnologia permette di avere prestazioni di controllo dell’auto senza margini di errore. Quello che manca oggi sono le infrastrutture.

Ad aver animato il mercato è stata comunque la comunicazione di Toyota in cui si dice che i sistemi 2DIN e di intelligenza artificiale non faranno uso né di Carplay, né di Android Auto. Ma appunto, faranno uso di Linux con il nuovo sistema operativo Automotive Grade Linux (AGL).

Linux OS, consentirà, secondo tradizione, lo sviluppo a chiunque sia in grado di sviluppare applicazioni. Portando all’estremo la personalizzazione del sistema. Toyota mette a disposizione le funzionalità di un software development kit con il quale gli sviluppatori potranno aggiornare in qualunque momento il sistema.

Nota di trasparenza

Questo post non è sponsorizzato! Non ho nessuna attività di vendita, montaggio e smontaggio dei prodotti presentati nell’articolo. I link commerciali rimandano ad Amazon per sostenere il blog.

Una premessa necessaria per i lettori. Personalmente non vendo, né monto questa strumentazione. Questo articolo è una analisi (anche sonora) sulle potenzialità di uno strumento in un mercato in evoluzione.

Già dal 2014, Apple e Google, si sono lanciati su questo mercato, allora, ancora del tutto vergine. Mercato che oggi si rivela molto ricco, sia in termini di business, sia in termini di innovazione. Le prime installazioni su auto sono arrivate agli inizi del 2015. Ma, come vedremo tra poco, i margini di miglioramento sono ancora notevoli.

Apple CarPlay e Android Auto permettono di introdurre in auto le potenzialità dei nostri smartphone. La semplicità dell’interfaccia è studiata per ridurre le distrazioni e rendere la guida sicura.

Per scrivere questo articolo ho letto tutto quello che ho trovato su internet e su riviste specializzate. E posso dire subito che, a mio parere, i limiti dei due sistemi stanno più che altro nelle eccessive restrizioni di un sistema (Apple CarPlay) e nelle eccessive aperture dell’altro (Android Auto).

Infine, questo articolo è stato pubblicato la prima volta l’11 dicembre 2015. L’ho rivisto e aggiornato in molte parti. Ma fondamentalmente, quanto già scritto è stato riconfermato.

Come gli Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce

Gli smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce? E come? Lo rivoluzioneranno per davvero? Oppure, molto più semplicemente, il mondo lo stiamo rivoluzionando noi e gli assistenti vocali ne prenderanno atto? Forse non c’è nulla di rivoluzionario a parlare con una macchina, se poi questo ci fa tornare ad essere umani.

Questo articolo è stato scritto il 23 aprile 2018 e aggiornato il 19 novembre 2018

A tal proposito mi è molto piaciuto, per esempio, l’incipit di un articolo di Antonio Garcia Martinez che dice.

La voce è il medium umano primordiale. I neonati riconoscono la voce della madre nel momento in cui sono nati, avendo sentito una versione soffocata di esso in utero. Nell’ultimo minuto, urliamo o piangiamo per aiuto o gioia.

Anche le nostre comunicazioni più astratte testuali o informatizzate sono inquadrate come “conversazioni”, imitando il tipo di dialogo faccia a faccia – ricco di corpo, sotto testo, calore emotivo e insinuazioni – la cui crescente assenza ha generato un centinaio di sostituti virtuali.

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Conversazioni del passato, conversazioni del presente futuro

Stiamo assistendo ad una rivoluzione unica. Se pensiamo che abbiamo impiegato secoli per imparare a parlare come parliamo adesso, l’italiano di Dante non è il nostro italiano, ogni forma di cambiamento ci appare come un deterioramento. Ma la lingua cambia, si modifica. Lo fa perché quando ci esprimiamo dall’altra parte c’è qualcuno che ci ascolta e reagisce a quello che noi diciamo. Reagisce perché comprende.

Il fatto che a comprendere e a reagire sia un piccolo oggetto meccanico non cambia molto. Perché dietro quell’oggetto ci sono persone che parlano anch’esse. E che anzi, vogliono comprenderci al meglio. Tecnicamente molto complesso, nella pratica continua ad essere una evoluzione naturale.

Lingue eterne

Quando ho studiato linguistica all’università, mi colpì molto il fatto che una lingua muore quando muore il penultimo essere umano che la usa. La lingua non è qualcosa di unidirezionale. Esiste fin quando comunica. Quando l’ultimo uomo parla con se stesso non sta usando la lingua; può pure elencare al vento milioni di parole, inventarne di nuove. Ma dirà solo parole morte di una lingua morta.

Affidare la lingua ad una macchina forse significa affidare una lingua all’eternità. Sebbene un po’ meccanica e non tanto melodica. Anche con questa rivoluzione linguistica dovremo fare i conti.

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Qualche prova interessante

Stiamo tutti facendo le nostre prove con il nuovo Google Assistant. Abbiamo aspettato a lungo questo momento.

Se non le avete ancora letto ci sono due belle prove fatte in casa Robino – Del Buono.

Hanno acquistato un Google Home mini e lo chiamano “il sasso”. E mi piace molto questo termine.

Per quanto in molti sperano che fallisca, per quanto l’user experience non sia ottima, per quanto gli scettici sono numerosi e la diffusione sarà limitata anche nel tempo, l’assistenza vocale entrerà ed entra con prepotenza nelle case. Lo fa e lo farà in modi del tutto nuovi, inaspettati, originali. Fosse solo per curiosità, avremo qualcosa di questo genere in casa.

Per tutti diventerà un oggetto vivo. Più vivo di altri oggetti nonostante più simile ad un sasso. Oggetto che darà vita ad altri oggetti. Una interfaccia di azione unico.

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Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo

Antonio Martinez si lancia in una predizione.

Tra touchscreen e voce, il battere a macchina tornerà ad essere l’abilità di un professionista specializzato, limitata a autori molto anziani, programmatori e (forse) antiquari hipsters che faranno il caffè ancora con la moka. Mia figlia di 2 anni non imparerà mai a guidare, invece guiderà la sua auto a guida autonoma.

Si parlerà in una stanza vuota e ti aspetterai che il cloud, insieme alle sue ancelle dell’IA, risponda.

Gli annunci mirati saranno generati dinamicamente, basati su quelle richieste, riempiranno le lacune del  flusso onnipresente di musica, podcast e libri. Forse saranno persino sintetizzati dal momento che le cosiddette pubblicità “host-read” superano le voci umane casuali.

Le tastiere dei computer si uniranno alle macchine da scrivere nei display dei musei storici e quella laringe complicata, unica tra i primati, sarà la prima serie degli assistenti vocali.

Conclusioni

Ora io non so se Martinez abbia ragione. Sapete che le predizioni non mi piacciono. Io non so se questa rivoluzione sia più o meno imminente. Certo è che il corso di questa tecnologia si è avviato e stia aprendo a nuovi mercati in pieno sviluppo. Ma guardando alla Storia, io mi aspetto che, prima o poi, dovremo fare i conti con qualche fermata di arresto. Vedi anche il recente provvedimento del GDPR il regolamento europeo sulla Privacy che obbliga ad un consenso informato e consapevole delle persone.

Sono e saranno inevitabili le resistenze di chi verrà scalzato da questa tecnologia. Ad ogni modo la Legge sarà sempre e comunque in ritardo rispetto alle potenzialità e ai pericoli che sono sottesi ad ogni spinta innovativa.

Dovrà essere chi usa queste tecnologie a farne un uso etico. Per quanto possibile.

Consapevolezza

E, insomma, il problema non è se assistenti vocali e smartspeaker rivoluzioneranno il mondo o meno. Non credo sia possibile fermare il mondo e il suo corso storico. Il problema è aumentare la consapevolezza. Lo ripeterò fino alla nausea. È necessario essere consapevoli del mondo che stiamo vivendo.

C’è da mettersi insieme, fare rete, per questo scopo, per contribuire ad un web migliore. Che significa, poi, nell’era dell’Onlife, un mondo migliore. Dove, con buona pace di tutti, ci saranno schermi e interfacce conversazionali. E semmai il problema sarà quello di restare umani, profondamente umani. Capaci di azioni di valore e condivisione.

Aggiornamento 19 novembre 2018

La rivoluzione è arrivata anche in Italia, nel momento in cui smart speaker come Google Home o l’appena acquistato Amazon Alexa Echo hanno iniziato a parlare italiano.

Ti potrebbe interessare i 50 comandi che puoi dare ad Amazon Alexa oppure i comandi in italiano che Amazon stessa aggiunge periodicamente e che suggerisce ai suoi clienti.

Io ho iniziato a scrivere le mie prime impressioni sul Amazon Echo. Certo, si tratta di un solo dispositivo, la famiglia Echo è molto grande, però sto cercando altre persone che ne possano parlare a tutti.

Stai in ascolto!

Come impostare Google Assistant per inviare messaggi

Sapete che è possibile impostare Google Assistant per inviare messaggi? Perché se siete alla guida della vostra macchina…

  • dovreste guidare e basta.
  • Potreste utilizzare il buon vecchio vivavoce.
  • Attivare Google Assistant.

Google Assistant, infatti, senza spendere un centesimo, vi permette di far eseguire alcuni comandi su qualunque smartphone. Lo avete già sul vostro telefonino se avete un sistema Android. Mentre chi possiede un Apple può chiedere a Siri.

Guida e basta

Pensa che quando ero vivo, non guidavo neanche male. Qualche volta ho anche frenato su una striscia pedonale, ma se ero un po’ in ritardo ad un nuovo appuntamento, io passavo sulle strisce a non meno di duecento.

Quando guidi, guida e basta. Cosa ti costa?

Scrivo questo articolo semplicemente per autodifesa. Non lo scrivo per nessun altro motivo. Voglio salvarmi la vita. E approfitto anche del mio blog personale per cercare di capire il perché avete in mano una tecnologia utile come un vivavoce o un assistente vocale, a costo zero, e continuate a non utilizzarla.

Alcuni giorni fa, per andare a trovare mio fratello in negozio ho dovuto attraversare la strada. Quante volte vi capita in un giorno di attraversare una strada? Guardo a sinistra, guardo a destra. Non passa nessuno. In lontananza una macchina procedeva lentamente e secondo i miei calcoli sarei passato in sicurezza.

Nonostante la distanza di sicurezza attraverso di corsa e in totale sicurezza. Quando arrivo sul marciapiede la macchina si trovava molto distante da me. Ripeto, mi trovavo sul marciapiede. Guardo all’interno della macchina e la signora alla guida stava inviando un messaggio. Ad un tratto, forse per un balzo della macchina o vedendo un’ombra, la signora sterza all’improvviso, verso il marciapiede, dove mi trovavo io.

Si è trattato di un attimo nel vedermi schiacciato dall’auto. Fortunatamente con una seconda sterzata, la signora riporta l’auto in carreggiata.

Io mi sono spavento tantissimo. La signora ha continuato a inviare messaggi o non so chissà che cosa.

Guidare e basta. È troppo?

Il mio amico Sandro Franzo, ha pubblicato qualche giorno fa, sul suo profilo Facebook, questa foto.

Fortunatamente è sceso dall’auto illeso dicendo che stava scrivendo un messaggio alla sua ragazza…

Ecco. Un altro che scrive e invia messaggi mentre guida. Non si è fatto nulla, non è successo nulla di grave. Eppure quanti incidenti accadono per la distrazione? E nello specifico per la distrazione di uno smartphone?

Per questi motivi di vita quotidiana ritengo necessario e urgente questo articolo. Nulla di nuovo, nulla di originale. Semplicemente l’ennesimo contributo sul web.

Io voglio salvarmi la vita e non è detto che con questo articolo io ci riesca.

Come impostare Google Assistant per inviare messaggi

Innanzitutto è necessario avere sul proprio telefonino Google Assistant. In genere, tutto si dovrebbe preimpostare quando si accede per la prima volta sul proprio smartphone. Ma se avete negato permessi e altro, magari non c’è nulla di impostato.

Dunque partiamo proprio dai primi passi.

  • Andate su Google Store, scaricate gratis l’applicazione e apritela.
  • In basso a destra trovate > altro. Cliccate , poi su > impostazioni.
  • Voce
  • Mach voice.
  • Sbloccate

Usate la vostra voce! La tecnologia non serve per farci perdere solo tempo. La tecnologia serve per migliorare la nostra vita. Evitare gli incidenti significa vivere meglio. Salvare la vita a se stessi e agli altri significa vivere in un mondo migliore. Arrivare a casa sani e salvi e abbracciare le persone che amiamo è vivere alla grande! Non lo pensate anche voi?

Allora, rilassatevi per un attimo, prendete il vostro smartphone e seguite le istruzioni!

“Ok Google!” invia messaggio whatsapp

Ho già scritto riguardo ai comandi che potete dare a Google Assistant. Non è difficile.

Qui di seguito le parole esatte da pronunciare per fare eseguire esattamente i comandi.

L’assistente vocale si accende dicendo “Ok Google” e dopo potete chiedere:

  • Invia messaggio WhatsApp a “Nome Contatto”
  • Invia WhatsApp
  • Messaggio WhatsApp
  • Messaggio WhatsApp a “Nome Contatto”
  • Dettare il messaggio,
  • correggere o confermare

La qualità del riconoscimento vocale di Google Assistant è abbastanza buona. Qualche volta però, può capitare che non capisca. I motivi possono essere vari, un rumore di sottofondo, una nostra pronuncia non corretta. Per esempio, tra i miei contatti, Google Assistant ha problemi nel riconoscere il cognome Friscia, che sente come Brescia. In questo caso basta modificare il contatto con qualcosa di più semplice, in modo che sia univoco e facile da riconoscere.

Leggere i testi dei messaggi ricevuti con Android

Con un assistente vocale si possono pure leggere i messaggi e le notifiche ricevute. Questa operazione è leggermente più complicata. Ossia, per fare questo dovete scaricare sul vostro smartphone un’altra applicazione.

Tra quelle più consigliate, e che ti consiglia lo stesso google assistant, c’è il “Lettore di notifiche free, messaggi SMS, email” se ne avete provate altre, basta commentare in fondo.

A detta dell’autore si tratta di una applicazione

per utenti ESPERTI, in grado di gestire più di 100 opzioni e con la pazienza di consultare fino a 23 video di YouTube in inglese o in italiano! Se non sei esperto, non scaricarla, oppure, se la scarichi comunque, e poi non sei in grado di usarla, EVITA ALMENO DI SCRIVERE RECENSIONI NEGATIVE, io ti avevo AVVERTITO, e poi leggi il punto 2 per capire perché sarebbe CONTRO IL TUO STESSO INTERESSE!

La sua caratteristica è che è gratuita e che l’autore, se siete costruttivi, è disponibile a correggere eventuali difetti.

Codice della strada – Articolo 173

Anche se gli inasprimenti della legge, dice Wired, sono una bufala l’articolo 173 del codice della strada prescrive.

1. Il titolare di patente di guida, al quale in sede di rilascio o rinnovo della patente stessa sia stato prescritto di integrare le proprie deficienze organiche e minorazioni anatomiche o funzionali per mezzo di lenti o di determinati apparecchi, ha l’obbligo di usarli durante la guida.
2. È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani).
3. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 1 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 80 a euro 326.
3-bis. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 161 a euro 647. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio.

Adesso, se hai letto questo articolo non hai più scuse. Usa lo smartphone in modo utile. E se non ti trovi bene con questi sistemi, o il tuo smartphone non è all’altezza del compito, non farti alcun problema. Guida e basta!

UX Book Club BARI: un incontro per parlare di architettura dell’informazione sonora

Come saprete, lunedì 12 novembre 2018, sono stato invitato dall’ UX Book Club BARI, per parlare di architettura dell’informazione sonora. Un incontro, organizzato insieme a Sprint Lab e Impact Hub Bari che ci ha ospitato. Per me è stata una esperienza che mi ha trasmesso tante emozioni e mi ha portato a lunghe riflessioni.

Chi continuerà a seguirmi potrà leggere nel 2019.

Comunità

Avere una comunità così attiva nel sud Italia non è facile. Come meridionali, lo dico da siciliano, non riusciamo a fare comunità, a stare insieme, a crescere e confrontarci costruttivamente. Ma soprattutto non riusciamo ad essere costanti. A Bari, invece, Bianca Bronzino (oggi anche Presidente dell’associazione Architecta per il biennio 2019-2020) è riuscita nell’impresa.

Gli incontri a Bari sono continui e periodici, sono il frutto di attivismo ed entusiasmo. Non si può non apprezzare e stimare questo impegno che coinvolge più persone. Bianca, il motore di questa comunità è riuscita a mettere insieme un bel gruppo di persone. Riesce a farle incontrare, riesce a farle sentire comunità.

Architettura dell’informazione sonora

Contesti sonori, assistenza vocale e progettazione.

Ho raccontato il percorso che ho seguito nel tempo su questo blog, sottolineando i vari passaggi che sento di dover sottolineare sempre. Contesto sonoro, consapevolezza, progettazione.

Qualcuno, più che sentir parlare di architettura dell’informazione sonora, si aspettava una qualche parte del mio corso di progettazione chatbot che avevo svolto a Roma e poi a Milano. Mi spiace ma la mia intenzione non era quella di sintetizzare ore e ore di corso.

Forse nella mia esposizione è sembrato che ci fosse poco di pratico e non fruibile nell’immediato. Che bisognava mettere le mani in pasta. Forse, alcuni concetti sono stati troppo concentrati. Ma è sempre difficile accontentare tutti, quando non si conosce il livello di cultura digitale di tutti.

Quello che mi premeva (e spero di essere riuscito nell’impresa) era instillare gocce di riflessione sul tema.

Gli strumenti

La maggior parte delle persone è interessata a conoscere come funzionano gli strumenti. Ne ho parlato con la mia amica Maria Grazia. Al mio ritorno in Sicilia ho raccontato dell’incontro, delle sensazioni e dei feedback che ho ricevuto. Lei fa la maestra di scuola elementare. Ho raccontato della predilezione delle persone per gli strumenti. E lei mi ha confermato questo distacco tra chi fa le cose e chi le pensa (e dunque le progetta). Mi raccontava, per esempio, delle volte in cui lei ha seguito corsi di formazione tenuti da pedagogisti.

Le maestre, che stanno ogni giorno a contatto con i bambini, per certi versi, non riescono sempre ad applicare ciò che la pedagogia insegna. Così come i pedagogisti spesso non comprendono certe dinamiche della classe: i problemi pratici, le mille varianti dello stare a contatto con bambini e genitori.

Eppure, ammetteva sempre Maria Grazia, non esisterebbe insegnamento senza una pedagogia, senza uno studio dei problemi dal punto di vista teoretico, psicologico e didattico. Si può essere delle brave maestre anche senza teoria, ma se si posseggono conoscenze specifiche si può essere più brave. E magari commettere meno errori.

Tra teoria e pratica

Chi fa teoria spesso si dimentica della pratica, è vero. Chi si ritrova spesso proiettato verso il futuro, si distacca dalla quotidianità. Ma solo un pensiero avanzato, solo una ricerca su sentieri sconosciuti permette (ed ha permesso) all’essere umano la sua evoluzione.

Ricordo un brano di un film dove uno scienziato raccontava di un suo folle esperimento. Lo spiegava ad un altro collega. Il collega rispondeva che quell’esperimento non avrebbe portato a nulla.

La risposta dello scienziato fu, “Si. Io l’ho dimostrato!”.

La ricerca e la progettazione, almeno a mio modo di vedere, può pure portare a risultati molto diversi da quelli che ci aspettiamo. Per questo è essenziale che ci sia. Non è mai un nulla di fatto, ma è un qualcosa che indica comunque una strada da seguire o da non seguire.

Etica ed assistenza vocale

Al solito ho fatto il mio riferimento all’Etica. E al solito il consiglio è stato quello di non occuparmene. Al solito io concordo solo in parte. Non sono io, certo, che me ne devo occupare, non sono io il nome autorevole che possa indicare la direzione. Ammesso che si possa essere da soli nell’indicare un qualcosa.

Eppure… Eppure penso che chiunque ha il dovere di porsi domande morali. E guardando al fenomeno degli assistenti vocali se scorgo un punto debole, che non tutto scorre, che qualche dubbio c’è, mi sento in dovere di metterlo in luce. Evitare l’argomento non lo troverei corretto, né tanto meno etico.

Sono disposto a rischiare di dire qualcosa in più, persino di sbagliare, piuttosto che rinunciare alla riflessioni e/o a spingere alla consapevolezza chi mi ascolta o mi legge.

Bari centro e Barivecchia

Non ero mai stato a Bari in vita mia. Quando ho chiesto dove dormire mi è stato consigliato di dormire in centro. Così ho cercato un B&B al centro, vicino al mare ed ho prenotato.

Sono stato molto contento quando ho visto questo documentario della RAI “Eroi di Strada” proprio su Bari.

La terza puntata è ambientata nella grande periferia di Bari: un viaggio per conoscere chi, piccolo o grande eroe, ce l’ha fatta. Da Libertà a San Paolo, attraversando Japigia e Carrassi, fino ad arrivare a Bari vecchia, un tempo sotto il controllo della criminalità organizzata e oggi un centro cittadino e turistico. Racconti di disagio sociale, di degrado, di una criminalità, che è ancora radicata in questi quartieri abbandonati dalle istituzioni e spesso invisibili a molti. Ma anche storie di riscatto di chi in questi luoghi è riuscito a coltivare un talento, a realizzare il suo sogno. Tra i protagonisti della puntata Ermal Meta, Renzo Rubino, Gio Sada e Vladimir Luxuria.

Alcuni romani mi avevano fatto terrorismo. “Barivecchia non è il centro di Bari. Ma è il vecchio borgo dove si riunisce la malavita dei bassifondi della città” mi dicevano.

Eppure quando sono entrato a Barivecchia, sebbene la strada fosse un po’ buia mi è sembrata subito frequentata. Ed infatti, giunto nella piazza principale ho trovato una piazza piena di locali, frequentata da ragazze e ragazzi di ogni età. Non è affatto un luogo malfamato. Anzi. È un luogo molto turistico e molto bello.

Il proprietario del B&B mi conferma le dicerie sul luogo. Ma mi racconta anche che sono 20 anni che le varie amministrazioni ci lavorano. Così come ci lavora la Polizia, l’esercito, le istituzioni. Basta farsi un giro per rendersene conto. La zona è tutta riqualificata nei minimi particolari. I turisti sono ben visti, ovunque stanno nascendo B&B e tra pizzerie e ristoranti la zona è viva.

Barivecchia è bellissima, da visitare, da vedere. Ve la consiglio!

UX Book club Bari

UX Book club Bari

Alla fine, posso dire che l’esperienza barese è stata eccezionale. Ho visitato una città splendida, che non avevo mai visitato. Ho mangiato benissimo, dormito benissimo. Visto luoghi e chiese davvero suggestive.

Infine, ho ricevuto un messaggio vocale che mi ha emozionato tantissimo. Una ragazza del pubblico che ha riflettuto su quanto esposto da me si è resa conto solo dopo dell’immenso mondo che assistenti vocali e chatbot aprono. Opportunità e pericoli. Insomma, ha preso consapevolezza. E questo, almeno chi segue il blog lo sa, non può che ripagarmi di tutte le fatiche, visto che ogni articolo è volto a questa consapevolezza. E quell’incontro questo voleva trasmettere. Attenti la questione riguarda tutti!

Grazie!

Ringrazio ancora la comunità barese e spero di rivederla anche in altre occasioni. Faccio i miei in bocca al lupo a tutti. Che il loro movimento coinvolga altre città e faccia conoscere tutte le meraviglie di uno splendido Sud Italia.

EISA Awards – I migliori dispositivi audio dell’anno

Gli EISA Awards sono un elenco dei migliori dispositivi audio/video di tutto il mondo, provati e testati dalle migliori riviste di settore. L’European Imaging and Sound Association, chiamato EISA, è, infatti, l’organizzazione, senza fini di lucro, che raggruppa le più importanti riviste europee specializzate in audio, hi-fi, home theater, video, fotografia, elettronica, auto e multimedia portatili. Ogni anno redige una classifica dei migliori dispositivi da loro testati durante l’anno.

L’associazione conta oltre 50 riviste di settore di 29 diverse nazioni. Riviste di settore che per il loro prestigio sono riconosciute da tutti gli esperti del mondo.

EISA Awards 2018-2019

In questo breve articolo presento gli EISA Awards 2018-2019, raggruppati rispetto agli “Expert Group”, che riguardano il blog e dunque l’audio.

Chi è interessato a tutti i premi, può visitare il sito ufficiale degli EISA Awards e troverà anche altro.

Ovviamente non posso dare un parere mio personale perché non ho testato questi dispositivi, né ho un negozio di vendita di alcun dispositivo. Se, però, qualche lettore ha esperienza o cognizione di qualcuno di questi dispositivi sarebbe un piacere poterlo ospitare tra i commenti o anche in un aggiornamento di questo articolo.

HI-FI EXPERT GROUP

ANALOGUE MUSIC SYSTEM 2018-2019: Pro-Ject Juke Box S2
COMPACT MUSIC SYSTEM 2018-2019: Denon CEOL N10
ALL-IN-ONE SYSTEM 2018-2019: Naim Audio per il suo Uniti Atom
WIRELESS SYSTEM 2018-2019: DALI per il modello Callisto 6C & Sound Hub
STEREO SYSTEM 2018-2019: Marantz ND8006 – PM8006
STEREO RECEIVER 2018-2019: Yamaha R-N803D
AMPLIFIER 2018-2019: Primare  I15 Prisma
BEST BUY AMPLIFIER 2018-2019: Pioneer A-40AE
HIGH-END AMPLIFIER 2018-2019: NAD M32
STREAMER 2018-2019: Pro-Ject Stream Box S2 Ultra
DAC 2018-2019: Chord Electronics Hugo 2
TURNTABLE 2018-2019: Technics SL-1200GR
LOUDSPEAKER 2018-2019: ELAC Adante AS-61
BEST BUY LOUDSPEAKER 2018-2019: Q Acoustics 3050i
SMART LOUDSPEAKER 2018-2019: Harman Kardon Citation 500
HEADPHONE 2018-2019: Sennheiser HD 660 S
HIGH-END HEADPHONE 2018-2019: Focal Clear
HI-FI INNOVATION 2018-2019: Micromega M-One M-150

HOME THEATRE AUDIO EXPERT GROUP

HOME THEATRE AMPLIFIER 2018-2019: Denon AVC-X8500H ma in Italia si trova il Denon AVR-X1400H  
HOME THEATRE RECEIVER 2018-2019: Pioneer VSX-933
HOME THEATRE SPEAKER SYSTEM 2018-2019: KEF Q Series
BEST BUY HOME THEATRE SPEAKER SYSTEM 2018-2019: Jamo S 809 HCS / S 810 SUB / S 8 ATM
HOME THEATRE IN-WALL SPEAKER 2018-2019: Focal 300IWLCR6 / 300IW6
SOUNDBAR 2018-2019: LG SK10Y
BEST BUY SOUNDBAR 2018-2019: Polk Audio MagniFi MAX
HOME THEATRE SUBWOOFER 2018-2019: SVS SB-4000

HOME THEATRE VIDEO & DISPLAY EXPERT GROUP

HOME THEATRE TV 2018-2019: Philips 65OLED903
BEST BUY OLED TV 2018-2019: Philips 55OLED803
BEST BUY LCD TV 2018-2019: TCL 55DC760
ARTIFICIAL INTELLIGENCE TV 2018-2019: LG 65SK9500
PREMIUM OLED TV 2018-2019: LG OLED65E8
PREMIUM LCD TV 2018-2019: Samsung 65Q9FN
MONITOR INNOVATION 2018-2019: Sharp Aquos LV-70X500E
BEST BUY PROJECTOR 2018-2019: BenQ W1700
PREMIUM PROJECTOR 2018-2019: Sony VPL-VW760ES

COMBINED WITH HOME THEATRE AUDIO EXPERT GROUP
EISA HIGH-END UHD BLU-RAY PLAYER 2018-2019: Panasonic DP-UB9000 series
EISA BEST BUY UHD BLU-RAY PLAYER 2018-2019: Sony UBP-X700

IN-CAR ELECTRONICS EXPERT GROUP

HEAD UNIT 2018-2019: Pioneer AVIC-Z910DAB
HIGH-END COMPONENT 2018-2019: Audison TH K2 II A Coro
SMART UPGRADE 2018-2019: Match UP 7BMW
SUBWOOFER 2018-2019: Audison APBX 10 AS
PROCESSOR 2018-2019: Helix DSP MINI
AMPLIFIER 2018-2019: Ground Zero GZPA 4SQ
DSP AMPLIFIER 2018-2019: JL Audio VX800/8i
INTEGRATION 2018-2019: Mosconi Gladen Pico 8|12 DSP

MOBILE DEVICES EXPERT GROUP

Aggiungo i mobile device su cui sono installati gli assistenti vocali. La loro potenza e qualità permette a questi di funzionare al meglio.

CONSUMER SMARTPHONE 2018-2019: Nokia 7 Plus
LIFESTYLE SMARTPHONE 2018-2019: Honor 10
BEST BUY SMARTPHONE 2018-2019: NOA Element N10
NOISE CANCELLING HEADPHONES 2018-2019: AKG N700NC
MOBILE LOUDSPEAKER 2018-2019: JBL Xtreme 2
WIRELESS IN-EAR HEADPHONES 2018-2019: JBL Endurance DIVE
ARTIFICIAL INTELLIGENCE LOUDSPEAKER 2018-2019: LG XBOOM AI ThinQ WK7
MOBILE AUDIO PLAYER 2018-2019: Pioneer XDP-02U
EISA BEST SMARTPHONE 2018-2019: Huawei P20 Pro

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Musica popolare italiana: Tunebook Neotrad Veneto

Il Tunebook Neotrad Veneto è una raccolta di spartiti musicali nata da un progetto che vuole riunire, valorizzare
e diffondere la creatività dei musicisti attivi in Veneto nell’ambito del cosiddetto balfolk.

Ho seguito il fenomeno quando vivevo a Venezia e ne sono stato fin da subito affascinato dagli ingredienti che vedono questa comunità crescere nel sottosuolo. E gli ingredienti sono la gioventù, la musica, la tradizione, l’innovazione, la capacità di riunirsi in modo sano.

Mi sono sempre stupito della poca attenzione a questo fenomeno. Da un lato lo snobbismo accademico e dall’altro il silenzio dei media, verso una comunità vera, fatta da persone vere. Per quello che mi riguarda io ho tentato, quando ho potuto, di dare visibilità a questi ragazzi.

Tunebook Neotrad Veneto

Si tratta di brani e composizioni originali, scritte e concepite appositamente per il ballo popolare, i cui autori sono tra i protagonisti in Veneto di quel vasto fenomeno conosciuto come “folk revival” che a partire dagli anni ’70 ha fatto scoprire e riscoprire in tutta Europa la musica collegata alla danza tradizionale, contribuendo ad arricchirla con nuove sonorità e melodie.

A questa iniziativa hanno partecipato 21 artisti e 7 gruppi musicali, per un totale di 46 composizioni originali. La raccolta include brani pensati per organetto, fisarmonica, pianoforte, violino, chitarra, mandola, bouzouki, clarinetto, contrabbasso, arpa
e ghironda che, naturalmente, potranno essere interpretati anche da altri strumenti. Inoltre, a molti spartiti per organetto sono state abbinate le rispettive tablature per facilitarne lettura ed esecuzione.

Tunebook Neotrad Veneto su SoundCloud

Intervista ad Alessandro Marchetti

Rieccoci. Rieccoci a parlare di Musica Neotrad con Alessandro Marchetti in particolare, ma anche con tutta la redazione che ha collaborato alla creazione di questo progetto.

Ho già scritto sui balli popolari così come ultimamente dei festival dei balli popolari dove si praticano i balli. Ed anche parlato delle sonorità dei Folk Fiction.

Tunebook Neotrad – Veneto

La prima domanda che penso doverosa, a distanza di un po’ di tempo dalla pubblicazione di questo lavoro è questa.È stato più bello il viaggio che ha portato alla luce vita questo lavoro o la sua distribuzione?

Entrambi questi momenti ci hanno regalato e continuano a darci grandi soddisfazioni. Questo viaggio è iniziato circa tre anni fa, nel 2015, e il Tunebook è uscito nel 2017, dopo due anni di intenso lavoro. Un lavoro di squadra tra noi curatori del progetto, tra i musicisti e che ha visto anche la partecipazione di tante altre persone che amano il mondo del balfolk. Tra queste non ringrazieremo mai abbastanza Maria Soffientino che ha seguito grafiche, impaginazione ed editing e Claudia Meoli che ha curato la traduzione in inglese dei testi.
Il Tunebook è stato presentato al festival Venezia Balla e siamo stati inviati a raccontare questa avventura musicale anche in Piemonte grazie all’amico Gabriele Ferrero e all’Associazione Culturale Lu Cunvent.
La curiosità e l’interesse verso questo progetto sono molto vivi e ci fanno piacere i complimenti che continuano ad arrivare.

Distribuzione del Tunebook

A proposito della distribuzione del Tunebook, come avviene?

La nostra idea è sempre stata quella di far conoscere a quante più persone possibile la musica, gli artisti, i gruppi musicali. Per questo motivo il progetto ha un sito web da cui è possibile scaricare gratuitamente la raccolta.
Abbiamo, inoltre, creato una pagina Facebook tramite la quale presentiamo i compositori e i loro progetti musicali e un account Soundcloud che permette di ascoltare alcuni brani.

Avete dei dati su quante persone stiano leggendo o utilizzando il Tunebook Neotrad – Veneto?

Non abbiamo dei dati precisi, ma sia noi che le altre persone che hanno collaborato al Tunebook ci siamo impegnati a promuovere e a diffondere questo lavoro collettivo parlandone con colleghi musicisti, appassionati di musica, ballerini e chi con noi condivide la passione per il balfolk e il neotrad. Ci piace evidenziare che il Tunebook non si rivolge solo ai musicisti; certo è una raccolta di spartiti, ma ci sono anche biografie degli artisti, descrizioni dei progetti musicali, aneddoti sui brani… c’è molto da leggere e da scoprire!

Tunebook Veneto. Il progetto

Facciamo un passo indietro. Com’è nato questo progetto e come è stato organizzato il lavoro tra voi curatori del Tunebook?

L’idea della raccolta è nata da tutti e tre in modo spontaneo e naturale: sentivamo l’esigenza di dare il via ad un’iniziativa, forse la prima del suo genere in Veneto, che documentasse e rendesse pubblica e fruibile la tanta originalità musicale espressa in ambito balfolk. Alessandro si è occupato delle comunicazioni e della definizione degli aspetti operativi del progetto; Stefano si è assunto il compito di raccogliere il materiale e di trascrivere i brani; Luciano, forte della sua esperienza come musicista e come maestro di organetto, è stato il punto di riferimento e il collegamento con molti compositori veneti.

I balli popolari

Passando dalla musica al ballo, quali sono le danze più presenti nel Tunebook, quelle per cui sono state scritte più melodie?

Naturalmente, mazurke e valzer! Ma ci sono anche molti altri balli: il circolo circassiano, la chapelloise, la bourrée, la maraichines, la polka, la scottish e anche danze venete… ce n’è per tutti i gusti e per tutti i balli!

La comunità dei balli folk e della musica neotrad è viva. Ci sono realtà ovunque. Ma una cosa che ho notato è che vive sempre una condizione clandestina. Perché, secondo voi?

Ci sentiamo di dire che non si tratta di una realtà così “clandestina”. Come dici, è anzi una comunità molto viva: ci sono tanti e importanti festival, concerti, gruppi di ballo, corsi, stage ed eventi culturali dedicati al balfolk e al neotrad.
L’interesse verso questo particolare mondo è in continua crescita e gli corrisponde un notevole fermento musicale di cui le composizioni contenute nel Tunebook sono una prova.
Recentemente è stato anche presentato un film a Cannes dal titolo “Le Grand Bal”.

Il mainstream televisivo ha riportato il ballo e la danza in auge. Vedi programmi televisivi o personaggi che creano eventi internazionali. Eppure la danza popolare, che poi è appunto popolare, non riesce ancora a coinvolgere. Che ne pensate?

Queste danze non nascono per offrire uno spettacolo, ma da un’esigenza interiore di ciascuna delle persone che vi prende parte. Le feste a ballo popolare sono occasioni di socialità in cui si incontrano persone, culture, tradizioni e grazie alle quali la tradizione stessa, lungi dall’essere considerata come una fotografia in bianco e nero, continua la sua storia anche arricchendosi di novità tanto nella danza quanto nella musica.
Inoltre, come dicevamo prima, c’è un grandissimo interesse da parte di persone di tutte le età e ciò mostra la capacità di coinvolgere ed emozionare.

Musica Neotgrad – Sentimenti ed emozioni

Come scrivete nell’introduzione al Tunebook, “Il documento che vi presentiamo ha valore sotto diversi punti di vista.” Valore di censimento dei musicisti-compositori attivi in Veneto nell’ambito del balfolk, così come valore storico e artistico. Cosa vi portate dentro di questa esperienza?

Il sentimento forse più forte è la gratitudine: per l’arte che i musicisti hanno condiviso con noi; per l’autentica dedizione di tutte le persone che con noi hanno lavorato; per tutti coloro che leggendo e suonando questa raccolta fanno vivere questo progetto.

La musica Neotrad è presente in tutta Italia. Questo Tunebook sarà replicato o imitato da altre regioni italiane? Le altre regioni italiane avranno la stessa capacità di fare comunità?

Come scriviamo nella prefazione al Tunebook, questo è il nostro auspicio: “che questo nostro primo tentativo catalizzi analoghe ricerche e raccolte anche al di là dei confini veneti per arrivare (ci piace pensarlo,
ci piace sognarlo) a dei Tunebook Neotrad di altre regioni che diano il giusto risalto e la meritata visibilità alla nuova musica per il ballo popolare nata in Italia e che possano un giorno comporre insieme un grande Tunebook Neotrad Italiano.”

Prospettive per il prossimo futuro? A quando la seconda, la terza, la quarta edizione?

Dopo tanto tanto lavoro siamo arrivati a questo primo Tunebook, ne siamo molto soddisfatti e contenti. Per ora ci viviamo il presente!
Per il futuro… Chi può saperlo? E il bello è anche questo!

Tunebook Neotrad Credits

I curatori di tunebook neotrad Veneto sono Alessandro Marchetti, Stefano Baldan e Luciano Giacometti. Ma in tanti sono stati a collaborare, oltre ai musicisti.

La socialità che caratterizza il mondo del balfolk ha innescato un un circolo virtuoso di collaborazioni che ha contribuito ad aumentare l’eleganza ed il pregio di questo progetto.

Si è potuto, così, contare sul lavoro di Maria Soffientino, che ha fatto diventare questo Tunebook oggetto della sua tesi di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Cuneo e che si è occupata di grafiche, editing e impaginazione; sulla partecipazione di Claudia Meoli, laureata in lingua inglese presso l’Università di Napoli “L’Orientale”, che ha seguito la lavorazione della raccolta fornendo preziosi consigli e che ha provveduto alle traduzioni; in questo processo di traduzione ci si è, inoltre,
potuti avvalere dell’aiuto e del supporto di Derek Stewart, i cui consigli sono stati fondamentali.

Grazie a tutti

Concludo questa intervista, come mio solito, ringraziando Alessandro Marchetti che è il mio punto di collegamento con tutta la redazione. Ma ovviamente grazie a tutti, sia per il lavoro fatto, sia per questa intervista che è stato condivisa con tutti. Grazie del vostro tempo e delle vostre risposte.

Il blog resta aperto a questo progetto, come ad altri progetti di altre regioni che vorranno raccontare la loro parte di storia. Sarebbe un vero piacere.

Un in bocca a lupo a tutti e buone danze!

La prossima fase dell’User Experience

Quale futuro dell’User Experience ci aspetta? “La prossima fase dell’User Experience” non è un titolo che mi sono inventato io. Ma è il titolo di articolo della rivista online fastcodesign. Chi mi segue da tempo, sa benissimo, che in questo blog non sono mai stato auto celebrativo e che semplicemente e umilmente mi sono messo a studiare un argomento che solo tre anni fa era come fantascienza ed oggi è piena realtà.

Di cose già dette e scritte

Parlare del futuro dell’user experience comporta seguire sentieri non battuti e significa anche essere soggetti a critiche; o prendersi le battute degli scettici. Però chi mi legge sa che io preferisco parlare delle tendenze. Credo che chi guarda in profondità il web, come fanno gli architetti dell’informazione, ogni tanto, debba essere un po’ visionario.

In fondo se non avessi guardato al futuro con fiducia oggi non sarei qui a scrivere di un argomento attualissimo.

Ho sempre pensato all’User experience come cambio di paradigma. In questi anni ho scritto articoli come La nuova interfaccia utente non è l’interfaccia utente. Ma ho scritto anche in termini critici e dubbiosi dando spazio a scettici come Tony Aube che parlava di interfacce del futuro. Ho osservato che le interfacce del futuro saranno interfacce ibride (passatemi il termine, che devo ancora chiarire ai miei lettori).

Niente false promesse

Ancora ci sono dubbi, mille domande. Ma dove di dovere stanno lavorando alle risposte. E se è vero che in Italia non si avrà la tecnologia o la disponibilità di creare lo smart speaker del futuro, da qui, da questo blog, possiamo far partire idee, sollevare dubbi o possiamo semplicemente ragionare.

Che le interfacce conversazionali siano la nuova tendenza nel design dei prodotti digitali è un dato di fatto. E questo nasce dal fatto che gli assistenti vocali od anche i semplici chatbot possono diventare il centro delle nostre case o delle nostre vite, aprendo e chiudendo una serie di applicazioni adatte per la nostra casa o sul nostro smartphone.

Futuro dell’User Experience

Ho già scritto di come l’UX frena lo sviluppo degli assistenti vocali. La prossima fase dell’UX nascerebbe dunque da una domanda. Cosa succede se il bot ci annoia o se ci fa perdere interesse? Nelle interfacce conversazionali, la personalità è la nuova UX.

Autori e interpreti hanno evocato personalità artificiali per millenni. È logico che siano all’avanguardia nella progettazione di nuove interazioni software.

“Vogliamo che le persone si divertano a gestire il nostro software, ma ora abbiamo una tavolozza molto limitata con cui progettare l’esperienza”, afferma Ben Brown, co-fondatore di Howdy, un chatbot “digital coworker” che viene eseguito all’interno dello strumento di comunicazione dell’ufficio Allenta e automatizza le cose come riunioni sullo stato del progetto e prendere ordini di pranzo.

“È quasi l’ultima sfida per il design digitale, perché nella maggior parte dei casi non si ha il controllo di ciò che sembra. Come puoi far bollire l’intera esperienza dell’app in due righe di testo? Non c’è nient’altro sullo schermo ma quello. “

Lo sforzo tecnico, la tecnologia si va via nascondendo. E, lo ripeto ancora una volta, l’interesse delle aziende di sviluppo è quello di inserire servizi all’interno degli assistenti vocali.

In primo luogo, ripensare il “designer”

Quando la parte grafica non sarà più la parte principale, i requisiti di base per la progettazione di un robot diventeranno radicalmente diversi.

Ed oggi nel mondo dei designer sono entrati a far parte artisti performativi, autori teatrali, radiofonici, sceneggiatori. E tutta questo con buona pace di chi pensa che l’User Experience design sia una nicchia. A mio pare non è così. E come chi si occupa oggi del micro copy di moduli e bottoni, così questa nuova generazione di designer sta entrando nel nostro mondo di progettisti.

A chi ci rivolgiamo?

Dispositivi come Google Home sono e saranno oggetti con cui parliamo. E noi designer, così come le persone comuni dobbiamo chiederci, o meglio, avere consapevolezza, “a cosa stiamo parlando?”

L’assistente vocale del futuro sarà più simile ad HAL del film 2001 Odissea nello spazio? Oppure sarà più vicino a Samantha del film HER? O ancora, sarà più simile a R2-D2?

Cosa combina Facebook?

Facebook M, ad esempio, un chatbot per l’assistente personale che vive nell’app Messenger di Facebook, vuole che sia trattato come un genio digitale che può fare qualsiasi cosa, dalla prenotazione di un tavolo al ristorante all’acquisto di un’auto.

Non vogliamo limitare le persone ai tipi di cose che chiedono a questo punto.

Afferma Jeremy Goldberg, product designer del team M.

Può essere incredibilmente personale e vogliamo che costruiscano una relazione con esso.

Come se fosse un “dio in una scatola”:

L’evidente impegno di Facebook nel creare un UX genio è così rigorosa che Goldberg non descrive come M risponde (o meglio, come non risponde) quando non può fare qualcosa. È letteralmente un yes man. Tanto che, per il momento, quando non sa qualcosa fa ricorso all’aiuto dell’uomo.

Oltre a Facebook c’è di più

Ma non c’è solo Facebook. Un altro assistente intelligente è Howdy che ha un approccio opposto.

“Vediamo davvero Howdy come un droide astro-mech [di Star Wars]”, dice Brown. “R2-D2 è il droide di Luke Skywalker, ma puoi avere il tuo, ognuno con le sue stranezze e le cose uniche che ha imparato e che hai insegnato.” A proposito, Brown e il suo team hanno creato una personalità a metà strada tra R2 -D2 e TARS, il robot a forma di monolite di Interstellar. “Un elemento fondamentale per la personalità del nostro robot”

Ma c’è anche il bot di pianificazione delle riunioni di X.ai (di nome Amy o Andrew a seconda delle preferenze) che, per esempio, non è autorizzato a utilizzare pronomi di genere. I progettisti del bot, infatti, non vogliono che un utente si possa offendere. Così come non vogliono che il bot sia troppo invadente. Per questo, bastano poche parole, come “zitto!” O “stai zitto”, per spegnere il bot.

Architettura dell’informazione conversazionale

Se una nuova generazione di designer faranno il loro lavoro, la via è già tracciata. Le persone non abbandoneranno il bot.

Perché se è vero che in alcuni casi la gente sbaglia e litiga con gli assistenti vocali, che non ascoltano o non capiscono, le persone inviano anche segnali di cortesia agli assistenti vocali. E questo fa ben sperare.

Il software deve fare un buon lavoro, perché la gente sa che è un robot, ma sente ancora il bisogno di dire grazie.

E secondo te? Quale futuro dell’User Experience ci aspetta?

Oppo Digital: analisi di una fine che segna nuovi inizi.

Non conoscevo Oppo digital, azienda di elettronica leader nel settore dei lettori audio e video, fin quando non ha chiuso e Giulio Salvioni, di Audio Review, si è occupato della questione. La chiusura di questa azienda ha determinato i commenti allarmati di molti esperti del settore audio che sono rimasti spiazzati davanti all’improvvisa comunicazione.

Molti sono convinti che sia un segnale di un mutamento più ampio e proprio per questo motivo ho deciso di condividere con voi i pensieri e le opinioni sulla questione. Sono stato molto in dubbio se scriverne, dato che sarebbe una vera e propria digressione. Eppure, per certi versi, come state per leggere, riguarda in buona parte anche gli assistenti vocali.

Oppo Digital

Da Wikipedia apprendiamo che

Oppo Digital è un’azienda, fondata nel 2004, che nello stesso anno ha concesso il proprio marchio all’azienda cinese OPPO Electronics Corp. che è un produttore di elettronica con sede a Dongguan, Guangdong in Cina.

In particolar modo, la Oppo Digital era (è) specializzata nella produzione di strumenti per video in alta risoluzione e audio a due canali.

Oppo Digital si distingueva dalle altre aziende perché offriva strumenti con un rapporto qualità prezzo davvero imbattibile. Ed i prezzi, per quel che offriva, erano altamente vantaggiosi. Parliamo di lettori audio e video che comunque superavano i 2000 euro. Costi che sebbene alti, per quel che offriva, erano ritenuti accessibili. I lettori di punta erano due. Il primo l’Oppo UDP-203 e l’Oppo UDP-205 ovviamente non più disponibili.

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Oppo Digital chiude

In molti si sono chiesti perché un’azienda che creava prodotti di qualità abbia chiuso: non solo, l’azienda stava andando molto bene, i clienti erano e sono soddisfattissimi dei prodotti. E inoltre, la chiusura della Oppo Digital non determina la chiusura definitiva dell’azienda. Nel senso che per i prossimi anni, coloro che avranno bisogno di assistenza, riparazioni e quant’altro avranno tutto il supporto possibile. L’Oppo Digital chiude la produzione dei lettori ma continua la sua attività.

E allora? Cosa significa?

Sul sito audioholics si fa un’analisi ad ampio raggio.

The Decline of Disc Media

It’s not difficult to guess why Oppo is shutting down manufacturing operations. Oppo Digital USA is the sister company to a popular cell-phone manufacturer out of China called Oppo Mobile. On this side of the ocean, Oppo Digital specialized in disc players and the popularity of disc media has been in steady in decline over the last few years and shows no sign of coming back.

According to Statista, 2016 saw a milestone in home theater’s switch to streaming as subscription services like Netflix and Amazon earnings surpassed disc-media in the United States for the first time. The trend continued through 2017, as streaming video subscriptions gained an additional 31-percent market share, while market share for DVD & Blu-ray shrank an additional 14-percent. A trend that is sure to continue.

Statista Media Sales

Perché mi occupo di Oppo Digital?

Mi ha particolarmente colpito questa notizia perché già tempo fa mi ero occupato del mercato musicale mondiale e del presunto aumento delle vendite del vinile. E ancora. Mi ha incuriosito come una notizia di nicchia come la chiusura di questa azienda di settore, possa avere risvolti molto più ampi. Aiuta dunque a capire quello che sta accadendo nel mondo del video come dell’audio.

Rispetto a quanto scrivevo io, le vendite di download digitale sono diminuite ulteriormente arrivando ad una quota di 1,3 miliardi di dollari; mentre le vendite di tutti gli altri supporti fisici diminuiscono ancora e si fermano a 1,5 miliardi di dollari.

Scrive Salvioni.

Nel 2016, l’industria musicale ha prodotto per la prima volta più della metà delle entrate derivanti dallo streaming e la crescita è proseguita anche nel 2017. L’anno scorso quasi i due terzi di tutti i i ricavi, oltre 5,7 miliardi di dollari, provenivano dallo streaming, con un incremento del 43%.

Stiamo parlando dei servizi di streaming come Spotify, Apple music, Youtube music, Amazon Music, Deezeer e altri ancora.

Limited tier paid subscriptions

A favorire lo streaming sono le nuove forme di abbonamento che le aziende si stanno inventando e che riscuotono grande successo.

La rivista The Verge, in un articolo dell’anno scorso, riprendendo i dati della RIAA 2017, conferma che negli Stati Uniti ci sono già 30 milioni di sottoscrittori di abbonamenti musicali.

A farla da padrone un particolare abbonamento detto Limited tier paid subscriptions che limita l’abbonamento ad un solo dispositivo. Ossia, mentre un normale abbonamento di streaming, sia video che audio, è aperto e sincronizzato a più dispositivi, con questo nuovo tipo di abbonamento si sceglie un solo dispositivo dove installare l’app e si paga solo per quello.

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Amazon ed Amazon Echo

Ed eccoci a quanto interessa al blog e a voi che mi leggete. Negli USA, Amazon permette di acquistare un abbonamento Limited tier paid subscriptions a 4 dollari al mese che funziona solo su Amazon Echo. E con soli 4 dollari si ha comunque a disposizione tutto l’archivio musicale.

Si tratta di un nuovo modo liquido di ascoltare la musica, all’interno della propria abitazione. Economico e comodo.

Oppo digital ha, insomma, preso atto di questi cambiamenti, del declino ormai segnato riguardo ai formati fisici. E comunque del disinteresse da parte del grande pubblico nei confronti dell’alta qualità.

Panasonic e Sony

Steve Guttenberg, esperto di audio, audiofilo e autore di un noto canale di Youtube, sottolinea come i prezzi della Oppo Digital potevano essere mantenuti se i costi della ricerca fossero spalmanti in una grande massa di pezzi venduti. Cosa che evidentemente non si è più verificato e non si verificherà mai più. Prendendo atto che questo modello di business è destinato a morire.

Restano certamente i prodotti di Panasonic e Sony che in un certo senso si avvicinano all’alta fedeltà di Oppo Digital. Ma si tratta di aziende vicine al mondo dell Home video e non dell’audio come lo era Oppo digital.

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Conclusioni

Insomma, il mercato sonoro musicale è destinato a nuove frontiere. I nuovi modelli di business che si stanno espandendo vengono sempre più legati agli assistenti vocali e al loro funzionamento.

Personalmente vedo in giro molti mutamenti in essere come una fase propedeutica al grande lancio degli assistenti vocali a livello globale.

Io ne ho parlato più volte. L’assistenza vocale entrerà a breve nelle nostre vite quotidiane. E quando lo farà sarà tutto al posto giusto per poter essere acquistato. Avere un assistente vocale sarà ugualmente necessario come oggi è necessario avere uno smartphone con una videocamera.

Così come la storia dell’mp3 fu determinata da piccole azioni che determinarono mutamenti globali, così piccole chiusure possono essere lette per la definizione di mutamenti su scala mondiale.

Bluetooth – Cos’è e come funziona

Il bluetooth è una tecnologia di connessione

tra dispositivi differenti.

Inizialmente, furono proprio i produttori di telefonino

e auricolari a pensare allo sviluppo

di questa tecnologia.

L’idea iniziale era quella di permettere

lo scambio di trasmissioni vocali semplici.

E lo standard doveva permettere

di collegare il proprio PC a periferiche

come stampanti, tastiere, telefoni,

microfoni, senza usare fili o cavi.

Indice

Grazie al bluetooth tutti i telefonini e molti dispositivi possono scambiarsi dati e informazioni. Oggi, infatti, questa tecnologia è impiegata in moltissimi dispositivi come cuffie, amplificatori, riproduttori, car audio. E viene utilizzata proprio per l’ascolto della musica. E come recita il sito ufficiale del marchio bluetooth.

the possibilities are only limited by your imagination

Come funziona il bluetooth?

La tecnologia Bluetooth consente il collegamento senza fili ad altri dispositivi. La comunicazione radio crea la cosiddetta rete personale, senza fili e a basso consumo energetico, detta WPAN Personal Area Network.

Il protocollo opera nella banda della frequenza medica scientifica, a 2,4 gigahertz, per ridurre eventuali interferenze radio. In generale, un apparecchio con questa tecnologia può gestire la comunicazione con altri 7 dispositivi ma solo un dispositivo online per volta può comunicare col master. Per comunicare i dispositivi devono riconoscersi. Uno dei dispositivi si rende master mentre gli altri si rendono individuabili in modalità di attesa. La connessione vera e propria avviene quando si rende noto l’indirizzo dell’altro dispositivo. E quindi rispettare il processo di accoppiamento che si svolge tramite lo scambio di una chiave segreta condivisa.

Connettersi tramite Bluetooth su un dispositivo Android

Il Bluetooth si attiva per connettere alcuni dispositivi al telefono senza dover ricorrere ad alcun cavo. Per accoppiare un accessorio al vostro smartphone Android è necessario prima di tutto accendere il dispositivo che si vuole connettere, un microfono Bluetooth o una cassa, poi bisogna andare nelle impostazioni del telefonino e cercare nella sezione delle connessioni la dicitura o l’icona Bluetooth.In questa sezione si trovate una parte per accoppiare un dispositivo da controllare con lo smartphone e il nome del vostro dispositivo, se altri dispositivi si devono connettere al vostro smartphone. Questa dicitura è modificale e personalizzabile.

Attivati entrambi i dispositivi è necessario aspettare qualche secondo che i due dispositivi vicini si riconoscano e si accoppino. I dispositivi restano accoppiati finché non vengono disaccoppiati. E questo è comodo perché una volta eseguito questo accoppiamento, la prima volta, da impostazioni, le volte successive i dispositivi si accoppiano automaticamente o comunque tutte le volte che attivate il bluetooth da impostazioni veloci.

Tecnologia per ascoltare musica?

Gli audiofili si interrogano su quale livello di qualità audio abbia davvero il bluetooth. Lo diciamo subito. Il bluetooth non è fatto per l’alta qualità audio. Né ha mai avuto voluto ambire a trasmissioni Hi-Fi. Anzi. Nonostante oggi lo standard sia stato potenziato, il bluetooth risponde essenzialmente a tre bisogni.

  1. La possibilità di non usare i cavi per la trasmissione di dati.
  2. Un protocollo unico per mettere in contatto dispositivi di marche diverse.
  3. Un basso consumo per la trasmissione dei dati.

Questo avviene, solo utilizzando una comunicazione radio a bassa potenza e corto raggio.

Il Bluetooth non è il wi-fi

Come è scritto su Wikipedia, non è il wi-fi. Il Wi-Fi infatti è

un protocollo nato per fornire elevate velocità di trasmissione con un raggio di copertura molto maggiore, a costo di un consumo di corrente più elevato e di un hardware molto più costoso. Infatti la rete creata dal Bluetooth viene definita come personal area network (PAN), mentre il Wi-FI ne forma una chiamata local area network. In questo senso il Bluetooth può essere paragonato al bus USB mentre il Wi-FI può essere paragonato alla rete ethernet.

Il Wi-Fi è veloce, consuma molta energia ed è ad ampio raggio. Il bluetooth è un po’ più lento, consuma poca energia ed è a corto raggio.

Qualità audio Bluetooth

Questa tecnologia, come ho già detto, non è nata per la riproduzione musicale ad alta fedeltà. Ma è nato per evitare la scomodità dei cavi da attaccare ai propri telefonini alle cuffie, auricolari e a kit vivavoce vari. Infatti, la banda è ristretta e il segnale audio di conseguenza viene notevolmente compresso. Per questo motivo, se si vuole utilizzare il bluetooth, per ascoltare musica e si vuole godere del proprio sistema Hi-Fi sarebbe utile, anzi, è vivamente consigliato l’utilizzo di un adattatore audio.

Facilità d’uso

Connettere un dispositivo è generalmente molto facile. Ovviamente non è possibile spiegare tutte le variabili di ciascuna marca. Ma a meno che non ci siano difetti specifici, basta trovare il simbolo bluetooth e seguire le indicazioni. Se qualcosa non va, assicurati che i dispositivi siano vicini. Ricordatevi che non potete utilizzare il bluetooth per grandi perimetri. E inoltre che non ci siano altri dispositivi che possano interferire.

La storia del bluetooth

All’inizio della diffusione dei primi cellulari, le grandi aziende produttrici di telefonini tentarono di realizzare soluzioni proprietarie, per mettere in comunicazione i propri dispositivi. Ma come spesso accade in questi casi non fu possibile trovare la soluzione da soli. Sia perché i costi della ricerca erano elevati, sia perché le soluzioni proprietari risolvevano il problema sono in parte. E per i dispositivi dello stesso brand. Dunque, Intel, Ericsson, Nokia, e IBM, decisero di unire le forze e arrivare allo sviluppo di una tecnologia che raggiungesse un tipo di connettività elevato e traversale. Utile per tutti.

Bluetooth, ossia dente blu

Il nome tradotto dall’inglese significa letteralmente dente blu. E a quanto pare è la storpiatura inglese del nome Blåtand (dente blu in danese antico). Questo era il soprannome di Aroldo I di Danimarca, Re Vichingo, che ebbe il merito di unificare politicamente e religiosamente, per la prima volta, la Danimarca.

Forse si voleva intendere che lo standard bluetooth avrebbe unificato dispositivi differenti tra di loro. E in effetti, così è stato. E comunque, il simbolo bianco su sfondo blue, che è il logo rappresentante della tecnologia, è lo stemma di Araldo I, o meglio, le iniziali in simboli runici scandinavi, del suo nome. La fondazione dell’organismo di rappresentanza del Bluetooth è relativamente giovane. Il Bluetooth Special Interest Group fu costituito nel 1998. Ed è un organismo che ha il compito di pubblicare le specifiche dello standard, di proteggere il marchio ed evangelizzare sulla tecnologia. Inoltre ha il compito di concedere in licenza il marchio ai costruttori che ne fanno richiesta e che incorporano la tecnologia nei propri prodotti.

Conclusioni

Se dunque la qualità audio non è da alta fedeltà certamente il bluetooth propone una qualità audio molto alta. Chi compra un dispositivo con questa tecnologia dal canto suo cerca la comodità d’uso, l’assenza di cavi, la possibilità di usare una cassa, per esempio, collegato ad un pc e al telefonino. In questo modo poter ascoltare la musica in giardino e sentire lo squillo del telefono dalla cassa, mentre si sta facendo dell’altro (e non perdersi la chiamata). Chi usa il bluetooth cerca i bassi consumi per risparmiare la batteria del proprio smartphone. Cerca i costi contenuti, un buon prodotto, senza pretese, ma che svolga bene la propria funzione.

Sembra poco? Visto il successo di questa tecnologia, pare proprio di no. E tu? Hai già acquistato delle casse bluetooth? Hai esperienze positive o negative da condividere? Scrivi un commento e raccontalo al web. E se hai trovato utile o interessante questo articolo consiglialo ai tuoi amici o condividilo sui tuoi social preferiti. Grazie!

Casse da acquistare

Potresti essere interessato ad acquistare delle casse bluetooth.

UX on the Sofà Toni Fontana ospite di UXUniversity

UX on the Sofà è una rubrica della UXUniversity condotta da Maria Cristina Lavazza dove si parla di User Experience e nuove declinazioni della disciplina. Devo dire che è stato davvero un onore essere intervistato, per diversi motivi. Prima di tutto perché Maria Cristina Lavazza è stata tra le prime persone che mi hanno fatto amare l’architettura dell’informazione. E poi anche perché la mia intervista segue quella di Luca Rosati a cui tutti gli architetti dell’informazione italiani, compreso me, devono, dobbiamo, qualcosa. Chi per un verso, chi per un altro.

UX on the Sofà di Maria Cristina Lavazza

Se non conoscete Maria Cristina Lavazza questa è una lacuna che dovete assolutamente colmare. Maria Cristina è l’autrice di un importante libro come Comunicare l’User experience e le utilissime UX Domino Card.

Al momento, in cui scrivo (fine giugno 2018) siamo in attesa del suo nuovo libro.

Se. invece. non volete comprare i suoi libri potete visitare il sito ufficiale di Maria Cristina Simple UX in cui è possibile trovare articoli e strumenti preziosissimi per il nostro lavoro di progettisti. Vi consiglio di andarlo a visitare!

UX on the sofà 6 Puntata

Martedì 2 giugno 2018 ho avuto il piacere di essere intervistato da UXUniversity. Per l’occasione ho parlato di architettura dell’informazione sonora, assistenza vocale, chatbot, sistemi sonori e mi sono permesso di lanciare qualche auspicio. Grazie alle domande di Maria Cristina sono venute fuori alcune cose interessanti che vorrei sottolineare.

  • Le nuove sfide dell’architettura dell’informazione non stanno più solo dentro lo schermo ma oltre lo schermo.
  • Le macchine e i programmi si stanno evolvendo. Più che di navigazione su internet in questo futuro presente dobbiamo parlare di relazioni.
  • C’è sempre più necessità di saperi trasversali per stare insieme e per comprendere la complessità.
  • La competenza dell’ascolto è una competenza da esercitare.
  • È necessaria una comunità di pratica che parli di queste sfide.
  • C’è sempre bisogno di consapevolezza.
  • È bene affrontare il futuro con cuore aperto ma con testa sulle spalle.

Due libri che consiglio

Maria Cristina mi ha chiesto di consigliare due libri. Ho scelto di non proporre libri tecnici o specifici sul tema dell’assistenza vocale. Ma proprio due libri da leggere sotto l’ombrellone che possano aprire un po’ i nostri orizzonti.

Il primo è L’inevitabile. Le tendenze tecnologiche che rivoluzioneranno il nostro futuro di Kevin Kelly.

Il secondo Cinque chiavi per il futuro di Howard Gardner.

UX on the Sofà Intervista a Toni Fontana (Audio e trascrizione)

Buon ascolto!

O buona lettura!

UX ON THE SOFA #6 – Toni Fontana e l’architettura dell’informazione sonora by UXUniversity on Scribd

UX on the sofà le puntate precedenti

Facebook Live Audio

Facebook Live Audio è una nuova funzione presente sulla piattaforma per il 2017. Sarà disponibile a tutti a fine gennaio. Lo abbiamo saputo direttamente da Facebook con un post dedicato sul blog aziendale.

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 16 maggio 2016. Ed è periodicamente aggiornato.

Come faccio a trasmettere audio in diretta facebook?

Come spiegato da Facebook, per avviare una trasmissione audio in diretta, accedi all’app Facebook per Android.

Tocca In diretta in alto alla tua sezione Notizie.
Tocca in alto a destra.
Tocca Audio in diretta.
Tocca Inizia un audio in diretta.

Tieni presente che non sarà possibile passare da una trasmissione audio a una trasmissione video in diretta.

Nota: se stai trasmettendo da una Pagina Facebook, potrai accedere alle metriche relative agli ascoltatori e al tempo di ascolto su Strumenti di pubblicazione e Insights.

Cos’è Facebook Live Audio

Il 20 dicembre 2016, Shirley Ip, Product Specialist, e Bhavana Radhakrishnan, Software Engineer, di Facebook scrivono

Continuiamo a migliorare l’esperienza di Facebook Live, abbiamo ascoltato i feedback per migliorare nuovi strumenti e funzioni che costruiamo. La nostra nuova opzione Live Audio rende facile andare in diretta con l’audio quando questo formato sarà preferito dai broadcaster.

Proprio come con un video in diretta su Facebook, gli ascoltatori potranno scoprire contenuti audio dal vivo nel News Feed. Gli utenti potranno fare domande, commentare e reagire, in tempo reale durante la trasmissione, e condividere facilmente con i loro amici.

Con questa nuova funzione, si potranno fare trasmissioni audio da zone con poca banda di connessione. Il video e le immagini non sempre sono necessarie.

Con Facebook Live Audio e un sistema Android è possibile ascoltare l’audio anche quando aprite un’altra applicazione o bloccate lo smartphone. Cosa che non si può fare con Facebook Live Video. Chi ha un sistema iOS, ossia, possiede un iPhone, se vuole ascoltare l’audio, al momento, deve lasciare l’applicazione aperta.

Come funziona Facebook live audio

Facebook Live Audio

Facebook Live Audio funzionerà esattamente come il Live Video. A fine gennaio 2017, sulla nostra app di Facebook, dal pulsante Live potremo scegliere se fare un Video o un Audio.

Vai su Live e sulla destra compaiono i soliti tre punti che ti rimandano alla diretta audio. La telecamera sarà disattivata automaticamente e si può fare la diretta.

Quando una pagina inizia una trasmissione in diretta audio gli abbonati al feed e i seguaci riceveranno una notifica. Facebook userà l’immagine di copertina della pagina come immagine. E gli ascoltatori potranno lasciare commenti e reazioni, mentre la trasmissione è in corso. Le trasmissioni possono durare fino a quattro ore.

Industria del podcast in crescita

Come conferma anche Recode, l’industria dei podcast è in crescita. E anch’io ad Aprile 2016 avevo scritto un post sui fenomeni dei Podcast negli Stati Uniti. Adesso si ritorna a ripetere che l’anno del podcast sia il 2017.

Ma che i podcast possano prendersi una rivincita sui video è abbastanza difficile. Magari Facebook spingerà questo genere di contenuti grazie alle leve sull’algoritmo. Ma dubito che possa cambiare le preferenze del grande pubblico. Anche perché i numeri di un video possono aumentare a dismisura, facendo partire il video ogni volta che ci passi sopra, anche senza audio. Per fare un podcast devi per forza parlare. E da utente, un podcast, lo devi ascoltare. E far partire l’audio senza autorizzazione da parte dell’utente potrebbe essere una cattiva mossa.

Facebook sta testando questa funzionalità con un ristretto numero di partner selezionati, tra cui BBC e Harper Collins. E sempre la rivista Recode solleva il dubbio che Facebook stia pagando i partner per fargli utilizzare Live Audio. Così come ha finanziato i grandi editori per utilizzare i Live Video.

Cosa posso fare con Facebook Live Audio

I timidi e gli introversi potranno avere la propria rivincita mediatica. L’audio potrebbe essere un canale anonimo che permette di aprirsi più facilmente rispetto ai video.

Si avrà la possibilità di trasmettere per 4 ore di fila. E dunque si potrà:

  1. Trasmettere un proprio programma
  2. Distribuire meglio le puntate di un programma già esistente.
  3. Leggere dal vivo testi tratti dai propri libri, se si è uno scrittore o autore.
  4. Se sei una celebrità, comunicare con i fans senza pensare a come si appare.
  5. Sei un reporter? Trasmettere da zone con bassa connessione o aree di crisi.
  6. Un musicista? Divulgare i concerti dal vivo o durante le sessioni in studio.

Tra gli addetti ai lavori, ci saranno altre opportunità di creatività. Ma sul mercato, secondo me, poco cambia.

Cosa non posso fare con Facebook Live Audio

Il sito Tom’s Hardware paventa la possibilità di un uso scorretto di Facebook Live Audio. Una funzione che potrebbe mettere in pericolo la nostra privacy. Cosa che sarebbe potuta già accadere anche con Facebook Live Video o con qualunque telefonino o registratore. E accade, ripetutamente, con foto e discussioni pubbliche e private (anche) su altre piattaforme.

Ne ho parlato ampiamente riguardo l’Onlife Manifesto contesto, pubblico e privato, attenzione. Però per i più ignari, per chi ancora non ha piena consapevolezza della pervasività dell’architettura dell’informazione è bene ripetere quanto scrive la dottoressa in giurisprudenza Giulia Grani.

nonostante l’iniziativa sia nata con le migliori intenzioni, occorre fare estrema attenzione: questa nuova funzionalità, se utilizzata scorrettamente e messa nelle mani sbagliate, potrebbe risultare pericolosamente lesiva della privacy di ciascuno di noi.

Vale la pena dunque ricordare quali sono le regole.

Registrazione

Occorre considerare sia il luogo in cui la registrazione viene effettuata, sia chi è ad effettuarla.

Nel caso in cui la registrazione avvenga all’interno delle mura della privata dimora dell’ignaro soggetto registrato, sarà illecita solo se ad effettuarla sia un soggetto terzo, non partecipante alla conversazione.

Se la registrazione avviene all’interno dell’abitazione del soggetto registrante o in un qualsiasi luogo pubblico, è da considerarsi assolutamente lecita e in alcun modo lesiva della privacy. A confermare questo aspetto è stata anche una pronuncia della Corte di Cassazione che hanno stabilito che “chi dialoga accetta il rischio che la conversazione sia registrata“.

Diffusione

La diffusione di una registrazione viola la privacy ogniqualvolta avvenga per scopi diversi “dalla tutela di un diritto proprio o altrui”. Fuori dalla necessità di questo tipo di tutela, quindi, la semplice registrazione non è un reato se viene effettuata per fini personali, purché venga custodita privatamente e non diffusa. Nel caso in cui invece si pensasse di diffonderla, occorrerebbe necessariamente il consenso dell’interessato per non incorrere nel reato di trattamento illecito di dati personali.

Insomma, se la registrazione è, bene o male, quasi sempre ammessa (verificate sempre con un buon avvocato), la diffusione deve essere concordata. E con Facebook Live Audio (o video), siamo già sul campo della diffusione.

Facebook diventa una radio?

“Facebook diventa radio, lancia i Live audio” titola una agenzia di stampa italiana e molti siti fanno eco a questa affermazione. Ma così non è. Facebook non è una radio e non lo diventerà. Così come non è e non è stata una televisione con i Facebook Live Video. Kurt Wagner racconta

Facebook, l’anno passato, ha spinto editori e personaggi famosi ad usare la sua rete sociale per trasmettere video in diretta. Ora ha un’altra idea: l’audio dal vivo, o qualcosa che somiglia ad una radio o ad un podcast tradizionale.

Facebook non produce contenuti. Facebook lavora per far produrre contenuti al suo interno. Comprendere questo fa tutta la differenza. Semmai le radio dovranno, a mio parere, porsi nuove domande. Soprattutto le web radio. Saranno in grado di cogliere le opportunità senza farsi fagocitare?

Il contesto

Ma ritorniamo al Facebook Live Audio. Riprendendo il comunicato di Facebook, Vincenzo Cosenza, detto Vincos, sul suo autorevole blog scrive

Facebook vuole diventare una piattaforma multimediale completa ossia in grado di ospitare contenuti di qualunque tipo. La roadmap di Zuckerberg ha dato precedenza al video, passando per il live streaming, il formato a 360°, lo streaming a 360°, fino ad arrivare alla realtà virtuale (ancora in fase di sviluppo).
Mancava un pezzetto a questo puzzle ambizioso: l’audio. Ma qualche giorno fa è arrivato l’annuncio ufficiale di Live Audio.
La funzione porterà il podcast alle masse, permettendo a tutti di fare dirette audio per raccontare eventi, fare interviste, trasmettere musica, senza consumi eccessivi di traffico dati.

L’ecosistema

Mancava un pezzetto. E sono pienamente d’accordo. Non condivido, invece, la conclusione e la prosecuzione del post. Vincos sostiene che il concetto di podcast verrà rinnovato grazie all’interattività.

Gli strumenti per l’interattività sui podcast ci sono da tempo. Gli embed, le chat sui siti delle radio e delle webradio sono cosa vecchia. E il successo di questa interazione è stato sempre altalenante. Molto dipende da chi conduce o dagli ospiti. Qualcuno prova ad usare i feed di Twitter, ma questi hanno una funzione diversa.

Per capire meglio, io penso che si debbano inforcare le lenti dell’architettura dell’informazione e guardare, in profondità, alla struttura di Facebook.

Mark Zuckerberg sta procedendo a costruire un ecosistema digitale.  All’interno dell’ecosistema ci sono utenti visivi, auditivi e cinestetici. Facebook vuole che tutti questi utenti restino il maggior tempo possibile dentro la piattaforma. Fino ad oggi erano stati soddisfatti i bisogni degli utenti visivi con Facebook Live Video (la maggioranza); gli utenti cinestetici, con le Reaction e le mention (un altro gruppo bello grosso). Mancava una risposta agli utenti uditivi (una minoranza). Mancava Facebook Live Audio.

È chiaro che Facebook studia e crea una architettura che accolga tutti. Un ecosistema digitale per tutti, con una esperienza positiva per tutti. Muovendosi su una piattaforma che coinvolge 1,65 miliardi di persone, lo deve fare lentamente. Ma la direzione è questa. (In futuro, forse, dentro la piattaforma si potranno comprare prodotti. Forse si potranno spendere e condividere soldi o altro. Quando avverrà non è che sarà l’anno dell’e-commerce. Anche se qualcuno lo scriverà.) Mark Zuckerberg vuole che Facebook sia l’internet.

Broadcaster

La parola chiave, semmai, secondo la mia opinione, è broadcaster. Ai broadcaster Facebook si rivolge. Ossia si rivolge a persone che comunicano con tutti i mezzi elettronici e multimediali. Perché attraverso canali multipli e multimediali, oggi, si comunica.

Conclusione

A mio modesto parere, la scossa riguarda solo gli addetti ai lavori. Sempre che vogliano raccogliere la sfida.

Se, invece, non avete mai creato un file audio o un podcast. Se avete sognato e sognate di fare un programma, o di dire qualcosa, alla radio, adesso ne avrete l’opportunità. Direttamente da casa vostra, o dal luogo che preferite. Sperimentate!

Ma attenzione! Se volete entrare nel mondo dell’audio o della Radio, fatelo perché siete curiosi di sentire l’effetto che fa.  Fatelo perché magari ci sono dei buoni motivi per farlo. Fatelo perché vi potrebbe piacere, perché sicuramente vi divertirete. Fate un vostro programma perché imparerete più di quello che pensate di sapere. Fatelo per voi stessi! E non perché quest’anno sarà l’anno del podcast. O peggio ancora, perché qualche vostro punto di riferimento su internet inizia a farlo da quest’anno. Fatelo perché se la cosa vi piace e vi appassiona, anche se non sarà l’anno del podcast, (o se anche, alla fine, non vi dovesse piacere) avrete imparato un mestiere e potrebbe essere utile per fare anche altro.

Adesso avete Facebook Live Audio!

AGGIORNAMENTO del 21 Gennaio 2017

Il blog di Franz Russo ci ricorda che proprio in questi giorni:

Facebook lancia dei nuovi strumenti che vedono Facebook Live spostarsi verso la modalità desktop. Infatti, tra le novità che vengono lanciate, quella che certamente spicca su tutte è quella di poter lanciare le diretta anche dal proprio pc, fisso o portatile. Il limite, però, è che questa possibilità resta possibile solo per le pagine pubbliche, e non per i profili personali.

Insomma, Facebook sviluppa ed investe su Facebook Live. Il che fa pensare ad ulteriori sviluppi anche su Facebook Live Audio.

Aggiornamento 30 maggio 2018

E la musica? E i diritti d’autore? Quale radio?

Nei commenti, qualcuno fa riferimento ai diritti d’autore. E quelli vanno rispettati a prescindere. Sempre! Per questo la SIAE ha una sezione tutta dedicata alle licenze di Servizi Streaming che comprendono anche licenze per la Telefonia Mobile.

Che non evita di dover chiedere autorizzazioni alle case discografiche o direttamente a Facebook a trasmettere musica.

A tal proposito un lettore mi scrive.

Se Facebook quando eseguo un video/audio cancella il mio video o abbassa e alza i volumi perché sto violando diritti d’autore di cosa stiamo parlando? Quale musica pretende che inserisca?

Fare radio non è solo fare il dj, non è solo trasmettere musica. Forse sono stato poco esplicito. Per me fare radio è anche condividere pensieri e contenuti. Fare radio è imparare a parlare davanti ad un pubblico, sapere cosa dire davanti al microfono, superare la timidezza di esporsi, ricercare contenuti di interesse. Fare rado per me è anche capire le difficoltà che si incontrano nel divulgare un pensiero. Facebook live audio, non è una radio, ma può essere un laboratorio dove imparare a fare radio.

A me pare che sia una opportunità per sperimentare su stessi cosa si sa fare e poter andare con cognizione di causa a proporsi in radio.

In bocca al lupo!

Alexa Skill Blueprints: come personalizzare Alexa senza scrivere alcun codice

Alexa Skill Blueprints è l’ultima novità annunciata da Amazon da qualche settimana (Aprile 2018). Si tratta di una funzione che consente a chiunque di creare un’abilità per l’assistente vocale Alexa senza dover conoscere codici o linguaggi di programmazione.

Amazon intende dare a chiunque sia in grado di digitare qualche frase all’interno di in un modulo online di personalizzare Alexa. Attenzione. Io ne parlo qui in italiano ma Alexa parla ancora in inglese. E lo stesso Amazon Echo, con annesse funzionalità in italiano, sarà ancora da venire in Italia.

Alexa Skill Blueprints

Come ricorda David, nei commenti, in Italia, questa funzione (ad oggi 26 marzo 2019) non è stata ancora implementata.

Per poterne fare uso è necessario fare il cambio regione che va ad influenzare l’intero account Amazon associato ed tutti i relativi dispositivi.

Mentre la suite di sviluppo “completa” funziona, anche se mancano ancora alcune funzioni presenti nella versione inglese.

Skills Amazon Alexa

Come già spiegato nell’articolo sulle Skills Amazon Alexa abbiamo visto cosa è possibile fare con un Amazon Echo in casa. Ogni settimana il canale di Amazon Echo ci presenta una capacità di Alexa. Si tratta di competenze standard che gli sviluppatori provvedono periodicamente ad aggiornare e ad arricchire.

Ma è possibile che tra queste trentamila competenze disponibili di Alexa manchi qualcosa? Si, a quanto pare qualcosa manca e precisamente manca tutto quello che una persona svolge ripetutamente ogni giorno. Azioni che magari potrebbero essere eseguite dall’assistente vocale.

Ed è proprio per coprire questo tipo di mansioni che Amazon offre la possibilità di personalizzare l’assistente vocale Alexa.

Alexa Skill Blueprints

Alexa Skill Blueprints è pensato come un gioco da costruire per le famiglie. Ci sono domande ripetitive che i familiari si rivolgono tra di loro? Ci sono informazioni che una persona di casa vuole condividere con il resto della famigli anche in sua assenza? Ecco che basta costruire la propria personale risposta e Alexa risponderà a quelle domande tutte le vote che gli verrà chiesto.

Vi invito a visitare il sito ufficiale di Alexa Skill Blueprints è subito vi renderete conto di cosa è possibile fare.

Ci sono funzioni come la possibilità di creare un elenco di frasi per la famiglia, rispondere a curiosità su compleanni, eventi, feste e ricorrenze. E possibile creare giochi d’avventura e quiz o un elenco.

Alexa Skill blueprints – learn

Alexa Skill Blueprints è perfetto per le famiglie

Pat Higbie, CEO di XAPPmedia, ritiene che questa sia un’espansione positiva del set di funzionalità di Alexa per i consumatori.

Alexa Skill Blueprints è perfetto per le famiglie! Pensa a tutte le cose della casa che chiediamo alla mamma più e più volte, come “dove teniamo i calzini?” La mamma doverosamente risponde, ma risponde malvolentieri. Adesso le mamme possono trasformare le loro preziose conoscenze in conoscenze familiari attraverso Alexa.

Il naturale passo successivo è che le competenze di Blueprint siano condivisibili con altri account Amazon, in modo che possano lavorare su tutti i dispositivi della casa e quindi le risposte della famiglia possono ulteriormente condivise.

Alexa Skill Blueprints per un uso personale

Gli Alexa Skill Blueprints sono solo per un uso personale, quindi è possibile usarli solo sul proprio account. Cosa significa questo, che viene garantita la privacy del proprietario e che nessuno, che non faccia parte della famiglia, possa entrare in possesso di informazioni intime.

E se avessi un ospite? Amazon ha pensato anche a questo. Tra le blueprints Amazon ha sviluppato un modello Guest House che consente di aggiungere informazioni sulla casa a cui gli ospiti possono accedere facilmente. Modelli dello stesso genere sono forniti per animali domestici e baby sitter.

E qui si aprono nuove opportunità di sviluppo.

Perché Amazon ha lanciato Alexa Skill Blueprints?

Con questa mossa Amazon entra in una relazione sempre più intima con i propri clienti. Non solo consumatori ma anche sviluppatori e contributori della piattaforma. Insomma, Amazon vende un prodotto che ciascuno può personalizzare nel dettaglio.

Non è tutto oro quello che luccica

Chi ha già provato a creare le prime blueprints ha notato come funzionano. E’ tutto molto semplice perché si tratta di compilare e rispondere ad un form. Al termine del quale pubblicare la skill ed il gioco è fatto.

Qualche dubbio invece c’è nella registrazione per poter creare queste capacità. Ossia, è necessario creare un account sviluppatore Alexa (semplificato). Creare la capacità, uscire da questo account e rientrare nel proprio account da consumatore.

Un doppio canale che potrebbe dare fastidio ai consumatori entry.level a cui la piattaforma è dedicata.

Non dimentichiamo la concorrenza

Ciò che fa grande un assistente vocale però non è solo la personalizzazione. Ma anche la sua capacità di far parte di un contesto o ancora meglio un ecosistema in cui ci si ritrova facilmente.

Mi spiego meglio. Per tutti gli utenti, usare Alexa o Google Assistant non fa nessuna differenza. Come abbiamo potuto notare nella serie Controlla ogni cosa con la tua voce, ciascuno di noi, potrebbe parlare o dare comandi ad entrambi gli assistenti e non notare la differenza. Cambierebbe, semmai, solo il dispositivo che teniamo nelle mani.

La vera differenza la fa o la farà l’uso che l’assistente vocale ha con le terze parti. In questo senso Google vince a mani basse. Perché il suo assistente vocale è in contatto con una serie di applicazioni che già in tanti usiamo quotidianamente. Vedi Gmail, Calendar, Youtube e tutta una serie di servizi che Google offre. E  quindi, la personalizzazione che offrirà Google Assistant, se lo permetterà, sarà certamente più raffinata.

La battaglia tra i colossi si combatte tutta qui. Nella capacità di ciascun assistente vocale di essere coinvolgente. Le persone preferiranno “auto costruirsi” un assistenza vocale? E quindi avere una esperienza unica? Oppure preferiranno una funzionalità standard ma che li connette ad informazione e dati già presenti altrove?

Ad Alexa, apparentemente, spetterà il lavoro più grosso. E vedremo come si muoverà.

Rivoluzione o banalità?

Intanto già si sono polarizzate le opinioni degli esperti. Come al solito si va dall’entusiasmo sfrenato allo scetticismo più cinico.

Alcuni pensano che questo sia una funzione rivoluzionaria. C’è chi pensa per esempio che l’assistenza vocale possa rispondere al posto degli anziani in un momento del bisogno, quando non possono parlare, oppure aiutare anziani con capacità di memoria ridotta.

Altri invece sono completamente scettici perché le funzioni sono davvero basilari e se si vuole un assistente vocale con una buona usabilità. Già che non l’esperienza d’uso non è il massimo. Insomma, gli ingegneri del software possono dormire tranquillamente.

Conclusioni

Il mio parere come al solito sta nel mezzo ma rivolto verso gli ottimisti. Nel senso che per quanto scettici si voglia essere, noi qui continuiamo a parlare di sperimentazione, di percorsi possibili.

Le Alexa Skill Blueprints confermano la tendenza della tecnologia a rendersi sempre più invisibile. Conferma quanto già ripetuto dagli architetti dell’informazione da tempo. Che la rivoluzione che stiamo vivendo è culturale e non tecnologica. Ancora una volta la tecnologia si nasconde e permette a chiunque di trasformarsi in architetto dell’informazione o in provetto ingegnere. Con buona pace di tutti.

Insomma, in futuro sarà possibile personalizzare un assistente vocale? Si. potremo! Ed anche se non potremo personalizzare l’assistente vocale come lo farebbe un ingegnere, ci sarà chi avrà questa soddisfazione di crearne un pezzetto. O quanto meno di poter avere il piacere di una relazione più intima con il proprio assistente.

Si può fare!

L’UX frena l’assistenza vocale?

È possibile che UX e assistenza vocale, in questo momento, facciano a pugni? Che l’UX freni l’assistenza vocale? È possibile che il più grande ostacolo all’uso degli assistenti vocali e delle interfacce conversazionali sia proprio l’user experience, l’esperienza d’uso? Proprio l’assistenza vocale che ha come obiettivo quello di allargare il bacino di utenza a tutti per la facilità d’uso, in realtà pone degli ostacoli al suo uso quotidiano? E dunque potrebbe essere questo il motivo per cui alcuni miei colleghi guardano con diffidenza agli assistenti vocali e al mio blog? È questa la ragione di un certo scetticismo?

L’esperienza delle persone non è ancora ottimale. O, come sono personalmente convinto, l’esperienza e l’uso non rispecchiano le aspettative. Ma il lancio dello smartspeaker Google Home e del software Google Assistant hanno tracciato una via che durerà più di quanto si possa prevedere.

Il blog è nato proprio per parlare di queste cose ed essere consapevoli. Ed è per questo che ripercorro con voi l’articolo di Rebecca Sentance, con le mie riflessioni personali.

Le prime parole di Siri

Se si esegue una ricerca vocale in inglese, “Quando è stato lanciato Siri?” Google rimanda all’introduzione che ne da Wikipedia:

Siri è l’assistente digitale sviluppato dalla Apple Inc. presente nei dispositivi iOS, macOS, watchOS e tvOS, quali iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e Apple TV.

In italia, invece, Google Assistant rimanda ai vari link e parla solo se si chiede “Cos’è Siri?”.

Siri, l’assistente vocale di Apple, come sappiamo è nata con il lancio dell’iPhone 4S nell’ottobre 2011.

Da allora si è cominciato a parlare di comandi vocali non più come fantascienza ma come vera e propria realtà. Solo da qualche anno a questa parte se ne parla più frequentemente. Si veda la nascita di questo blog. E posso testimoniare che rispetto ai miei esordi, nel 2015, il numero di articoli presenti, sul web, sul tema sono sempre più numerosi.

Nel campo della ricerca, poi, la ricerca vocale è indicata come una delle principali tendenze che daranno forma all’industria, nell’immediato prossimo futuro.

Chi usa l’assistenza vocale?

Ma quanti di voi stanno utilizzando realmente e quotidianamente l’assistenza vocale? Chi risponde positivamente, probabilmente sarà una minoranza. Soprattutto si tratta di “addetti ai lavori.” Tra questi molti scettici che stressano il sistema, lo mettono in difficoltà l’assistenza vocale e tendono giustamente ad evidenziare, anche giustamente, i difetti.

Poi ci saranno anche tanti “makers” che smanettano su ogni novità tecnologica e questi sono coloro che diffonderanno davvero questa tecnologia tra le persone.

La maggior parte ci avrà giocato forse qualche minuto, per vedere l’effetto che fa e poi ha abbandonato la diavoleria che risponde solo ad una certa tonalità e ad un certo modo di dire “Ok Google” in perfetto american slang. E non vi sembri strano che la pronuncia corretta di Google sia tra le competenze di una minoranza di persone.

Senza dover disturbare i sondaggi, il fatto che si vedono, nel 2018, persone alla guida che usano il proprio smartphone usando vista e tatto, significa che neppure siamo arrivati al vivavoce. Altro che assistenza vocale.

Se Google fosse una persona?

Ma cosa accadrebbe se Google fosse una persona reale? È quello che si è immaginato in una memorabile webserie, di qualche anno fa, dal titolo “If Google Was a Guy”.

In uno spezzone una ragazza chiede quanto sia grande il Serengeti. Per la cronaca “La pianura di Serengeti è una regione di circa trentamila chilometri quadrati, costituita da prateria, savana e boschi situata in Africa orientale”.

Al quale l’assistenza vocale, non riconoscendo la pronuncia corretta, in inglese, confonde Serengeti con spaghetti. Il che fa infuriare la ragazza.

Il video vuole far ridere e ci riesce. Ma nella vita reale un errore di questo genere non fa ridere. Anzi. Porta la persona ad arrabbiarsi sul serio e ad abbandonare l’uso degli assistenti vocali.

Nonostante il potenziale rivoluzionario dell’interfaccia vocale, l’esperienza dell’utente, la user experience non è ancora al massimo della forma.

Conversazioni comiche o frustranti?

Bisogna assolutamente dire che gli assistenti vocali hanno fatto passi da gigante in termini di accuratezza del riconoscimento vocale negli ultimi anni. Le intelligenze artificiali di Google e Microsoft si avvicinano al 95% di riconoscimento. Che è poi il livello umano. Anche noi ci perdiamo il 5 percento delle conversazioni e compensiamo con altre capacità.

Le interfacce vocali sono progettate per imitare le conversazioni umane e così, quando conversiamo con un assistente vocale, si entra in un contesto che, fino ad oggi, è stato esclusivamente umano. Un contesto che è completamente diverso rispetto a quando ci mettiamo davanti ad un “disumano” schermo.

Forse un romano della Roma Antica comprenderebbe meglio un assistente vocale rispetto a noi. Per i Romani di allora la parola non era un’esclusiva umana, nel senso ampio che abbiamo oggi. Per gli antichi romani gli schiavi, per esempio, erano strumenti parlanti, per nulla paragonabili ad un essere umano. Definiti appunto Res vivente, (res significa, in latino, cosa) Anche i barbari erano coloro che balbettavano parole insensate e molto più vicini ad animali, appunto, che ad essere umani.

Forse, a ben pensare, noi ascoltiamo e trattiamo questi avanzati assistenti vocali con lo stesso disprezzo.

Aspettative molto alte

Lo dicevo due anni fa al WIAD Palermo 2017. I nostri punti di riferimento per l’assistenza vocale sono film di fantascienza e fumetti. Il nostro immaginario ha aspettative tanto alte quanto irreali rispetto alle capacità di questa tecnologia. Eppure più queste conversazioni migliorano, più ci aspettiamo che gli assistenti vocali digitali si comportino come umani. E quando per una qualche ragione non ci capiscono, subito ce ne allontaniamo.

Come se poi fosse stato naturale iniziare nuovi lavori stando davanti ad uno schermo. Cosa che ancora non tutti sono in grado di fare. Come se l’uso di PC fosse davvero così diffuso da permeare la totalità dell’Umanità. Per chi oggi fa uso quotidiano di questi strumenti, ricordo che sono passati decenni dal primo contatto con un computer dove la maggior parte delle persone ha iniziato a giocare. Nel tempo abbiamo imparato a farci altro, oggi sappiamo, grosso modo, cosa possono fare e come funzionano. E come rispondono.

Portare l’interazione all’interno del nostro mondo conversazionale (che ripeto ancora è un mondo complesso) significa cambiare completamente prospettiva. All’improvviso entrano in gioco una serie di aspettative completamente nuove. Vogliamo e pensiamo che i nostri assistenti vocali pensino, rispondano e ragionino come gli umani e l’esperienza dell’utente è prevedibilmente insufficiente.

Tocca all’architettura dell’informazione conversazionale colmare questo vuoto, come immagino stia accadendo oltreoceano. Insieme ad una moltitudine di professionalità che ruotano intorno all’assistenza vocale, tra figure più tecniche e figure prettamente umanistiche.

Un giorno vivremo come nel film HER e ci ritroveremo a parlare con i nostri assistenti vocali. Ma se dai romani ad oggi sono passati 2000 anni, da Google Assistant ad Her ne passerà del tempo. Non dico altri duemila anni, ma qualche decennio sicuramente.

Scelta e contesto

I problemi sono tanti e diversi. Le interfacce vocali danno l’illusione dell’interazione umana. Illusione, straordinaria, potente, ma pur sempre un’illusione.

Per far funzionare gli assistenti vocali le persone devono pronunciare esattamente le parole e i comandi giusti. E queste parole non sempre sono intuitive. Non solo. Ma gli assistenti vocali non mantengono sempre il contesto di conversazione come facciamo noi, per esempio, con il principio di cooperazione Grice.

Al momento le migliori interazioni sono limitate agli acquisti. Ecco perché il grande successo di Amazon Echo. I passi successivi ad un dialogo, invece, non sono soddisfacenti. Ecco perché tutti gli altri inseguono.

La semplicità non garantisce necessariamente l’usabilità e la mancanza di funzionalità disponibili può essere spesso più frustrante che utile. Nel momento in cui gli utenti non riescono a ottenere facilmente ciò di cui hanno bisogno con un’interfaccia, gli assistenti vocali verranno disattivati, indipendentemente da quanto efficientemente consentano loro di riordinare gli asciugamani di carta.

Fiducia dell’utente vincente

Ma la sfida più importante è quella di ottenere e mantenere la fiducia delle persone che fanno uso di questa tecnologia.

Nelle giuste circostanze, l’interazione vocale uomo-macchina è uno strumento molto utile. Purtroppo bastano un paio di esperienze negative per far mettere da parte, per sempre, le interfacce vocali.

Lo stesso Greg Hart, vicepresidente di Amazon, responsabile di Echo e Alexa, ha dichiarato che

la creazione di un assistente vocale in grado di rispondere a ogni possibile query è un problema davvero difficile.

Forse è qui che, nel 2011, Apple ha sbagliato. Ha sbagliato nell’invitare le persone a chiedere qualsiasi cosa a Siri. Forse già dalla sua nascita Siri era destinata a fallire.

Oggi sappiamo, per certo, che i comandi vocali funzionano meglio con vincoli specifici e ristretti. Le nostre aspettative sono ancora alte ma gli sviluppatori pongono dei freni proprio per riconquistare la fiducia degli utenti.

Per non parlare poi del suono della voce, le nostre pronunce, gli aspetti di fisica acustica, pongono degli ostacoli all’esperienza d’uso.

UX e assistenza vocale – Conclusioni

Sebbene in questi giorni stia usando Google Assistant e già ho amici che hanno acquistato i primi interruttori ad interfaccia vocale, io stesso non ho messo tra le mie priorità l’uso dell’assistenza vocale. Non sempre ho il piacere di ripetere più volte “ok Google” per non arrivare a quello che mi aspetto di trovare.

Ogni volta che una persona rinuncia ad usare l’assistenza vocale è un fallimento. Certo. Ma questi fallimenti frenano non fermano.

Oggi, mentre la discussione è ferma a quanto bene o male funzionino, a quanto pericolosi possano essere, si sta aprendo un mercato enorme di oggetti parlanti.

In un modo o nell’altro presto avremo nelle nostre case questi oggetti della domotica e impareremo ad usarli.

Personalmente, piuttosto che giudicare i fallimenti, sono felice di partecipare a questo tempo. E resto a guardare tra l’incuriosito e il meravigliato. Sono felice di poter vedere i primi passi (diciamo quelli più consistenti) di questa tecnologia che mi affascina. E persino gli errori mi fanno tenerezza. Poter partecipare con il mio blog, a questa trasformazione, per me è una soddisfazione che supera persino la gioia di sapervi miei lettori.

Con i miei articoli spero solo di poter dialogare e conversare con altri essere umani sul tema. E intanto, grazie sempre di essere arrivato fin qui.