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Sonoro da Oscar 2020

Un sonoro da Oscar per film da oscar ovviamente. Le nomination sonore non vengono quasi mai menzionate. Di solito fanno numero ma non sono mai messe in rilievo. Eppure non si tratta di film muti. In questo articolo trovate tutte le colonne sonore, i trailer e i documentari che hanno ricevuto la nomination agli Oscar. Almeno quello che di più rilevante sono riuscito a trovare. Non è un post da leggere in pochi minuti. Anzi, c’è da mettersi comodi e ascoltare. E se siete in viaggio, ancora meglio.

Nomination audio 2020

Migliore colonna sonora 2020

Il vincitore è Joker, dalla compositrice islandese Hildur Guonadottir .

Piccole Donne
Storia di un matrimonio
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Migliore canzone originale 2020

Elton John e il suo fidato collaboratore Bernie Taupin vincono per la miglior canzone originale.

«(I’m gonna) love me again», nel film «Rocketman», sulla vita di Elton John.

“I’m standing With You”, da Atto di fede
“Into the Unknown”, da Frozen II – Il segreto di Arendelle
“Stand Up”, da Harriet
“(I’m Gonna) Love Me Again”, da Rocketman
“I Can’t Let You Throw Yourself Away”, da Toy Story 4

Miglior sonoro (“sound editing”) 2020

1917 Oscar come miglior sonoro 2020

Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Miglior montaggio sonoro (“sound mixing”) 2020

Miglior montaggio sonoro 2020 va a Le Mans 66 che vince anche la statuetta per il miglior montaggio.

1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Ad Astra

Nomination audio 2019

Migliore colonna sonora 2019

Ludwig Göransson – Black Panther
Terence Blanchard – BlacKkKlansman
Alexandre Desplat – L’isola dei cani (Isle of Dogs)
Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Nicholas Britell – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

Migliore canzone 2019

Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) – A Star Is Born
All the Stars (musica di Sounwave, Kendrick Lamar e Anthony Tiffith; testi di Kendrick Lamar, Anthony Tiffith e SZA) – Black Panther
I’ll Fight (musica e testi di Diane Warren) – Alla corte di Ruth – RBG
The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman; testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) – La ballata di Buster Scruggs (The ballad of Buster Scruggs)

Miglior sonoro 2019

Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody
Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter J. Devlin – Black Panther
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man – Il primo uomo (First Man)
Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio Garcia – Roma
Tom Ozanich, Dean A. Zupancic, Jason Ruder e Steve A. Morrow – A Star Is Born.

Miglior montaggio sonoro 2019

John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody
Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man – Il primo uomo (First Man)
Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place – Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma

Nomination audio 2018

Migliore colonna sonora 2018

Alexandre Desplat – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
Carter Burwell – Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Jonny Greenwood – Il filo nascosto (Phantom Thread)
John Williams – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Hans Zimmer – Dunkirk

Migliore canzone 2018

Remember Me (musica e testi di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) – Coco
Mighty River (musica e testi di Mary J. Blige, Raphael Saadiq e Taura Stinson) – Mudbound
Mystery of Love (musica e testi di Sufjan Stevens) – Chiamami col tuo nome (Call Me By Your Name)
Stand Up For Something (musica di Diane Warren, testi di Diane Warren e Lonnie Lynn) – Marcia per la libertà (Marshall)
This is Me (musica e testi di Benj Pasek e Justin Paul) – The Greatest Showman

Miglior sonoro 2018

Mark Weingarten, Gregg Landaker e Gary A. Rizzo – Dunkirk
Ron Bartlett, Doug Hemphill e Mac Ruth – Blade Runner 2049
Christian Cooke, Brad Zoern e Glen Gauthier – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Stuart Wilson – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Julian Slater, Tim Cavagin e Mary H. Ellis – Baby Driver – Il genio della fuga (Baby Driver)

Miglior montaggio sonoro 2018

Richard King e Alex Gibson – Dunkirk
Mark Mangini e Theo Green – Blade Runner 2049
Nathan Robitaille e Nelson Ferreira – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
Julian Slater – Baby Driver – Il genio della fuga (Baby Driver)
Matthew Wood e Ren Klyce – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)

Nomination Oscar 2017

Miglior colonna sonora 2017

Justin Hurwitz – La La Land
Mica Levi – Jackie
Dustin O’Halloran e Hauschka – Lion – La strada verso casa (Lion)
Nicholas Britell – Moonlight
Thomas Newman – Passengers

Miglior canzone 2017

City of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek, Justin Paul) – La La Land
Audition (The Fools Who Dream) (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
Can’t Stop the Feeling! (Justin Timberlake, Max Martin e Karl Johan Schuster) – Trolls
The Empty Chair (J. Ralph e Sting) – Jim: The James Foley Story
How Far I’ll Go (Lin-Manuel Miranda) – Oceania (Moana)

Miglior sonoro 2017

Kevin O’Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace – La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Andy Nelson, Ai-Ling Lee e Steve A. Morrow – La La Land
David Parker, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson – Rogue One: A Star Wars Story
Bernard Gariépy Strobl e Claude La Haye – Arrival
Greg P. Russell[5], Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Mac Ruth – 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

Miglior montaggio sonoro 2017

Sylvain Bellemare – Arrival
Wylie Stateman e Renée Tondelli – Deepwater – Inferno sull’oceano (Deepwater Horizon)
Robert Mackenzie e Andy Wright – La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – La La Land
Alan Robert Murray e Bub Asman – Sully

Nomination audio 2016

Miglior colonna sonora 2016

  • John WilliamsStar Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens)

Miglior canzone 2016

Miglior sonoro 2016

Miglior montaggio sonoro

Un post da conservare e da riascoltare. La musica ringrazia per il tuo tempo!

E per voi? Quale sonoro preferite? Quale colonna sonora fareste vincere?

50 comandi per Amazon Echo – Cosa puoi chiedere ad Alexa

Cosa puoi chiedere ad Alexa?

Amazon

ha creato una serie di video

pubblicati sul suo canale youtube

per spiegare e insegnare

ai propri clienti

come utilizzare Amazon Echo.

E quali sono i comandi più usati

o di uso comune per il suo smart speaker.

Sul blog ci stiamo occupando

dell’assistente vocale da molti punti di vista.

Qui di seguito

trovi un elenco approfondito di domande

che puoi porre ad Alexa

ed alcuni link con consigli di acquisto,

inerenti Alexa.

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I comandi più comuni per iniziare con Alexa?

Le domande più comuni che puoi chiedere ad Alexa sono

“alexa, che ore sono?”

Ma puoi chiedere informazioni chiedendo quale sia il sommario quotidiano, le informazioni sul meteo, che tempo farà a “nome città”, oggi/domani.

Ma puoi anche chiedere curiosità generali (chi è Lucio Dalla, dove è nato, le canzoni più famose, ecc.). Puoi prendere delle note, segnare un prememoria o ascoltare una playlist.

I comandi di Alexa sono davvero tanti. Alcuni sono standard e sono implementati da Amazon stessa. Altri invece sono creati dai fornitori di servizi attraverso le skills.

Cosa sono le skills di Alexa?

Si tratta di applicazioni create per alcune funzionalità di Alexa legate a servizi che stanno fuori da Amazon.

Per cui, se acquisti un irobot roomba, attraverso la skill Alexa di IRobot puoi controllare l’aspirapolvere. E così via. Tramite le skills non utilizzarai più l’applicazione principale, ma chiederai direttamente ad Alexa di attivare il dispositivo in questione.

Servizi e piattaforme che offrono le skill sono canali di notizie, radio e tv, dispositivi per la domotica e smart home, e altro .

Le funzionalità di Alexa sono le stesse per tutti i dispositivi?

Le funzionalità base di Alexa sono uguali sia che si usi Amazon Echo, Echo plus o dot ecc.

Escluso alcune funzionalità di Amazon Echo Show e Echo Studio, che hanno l’aggiunta di funzionalità più speciche come il video.

A quali domande risponde Alexa?

Comandi Alexa di base

basta/silenzio/stop
attiva/disattiva la modalità muto
alza/abbassa il volume
imposta il volume a 5
perché lampeggi in giallo
leggi/dimmi le mie notifiche
attiva modalità sottovoce (basterà sussurrare per ricevere risposte sussurrate, per esempio durante la notte)
elimina tutto quello che ho detto oggi.

Cosa chiedere a Alexa? Una casa connessa

Una premessa è necessaria. Molti dei comandi utili che si possono dare ad Alexa sono legati al mercato della domotica. Amazon, infatti, pensa ad una casa iperconnessa. E lo stesso dobbiamo pensare noi quando parliamo di assistenza vocale. Ripeto, per l’ennesima volta, saranno i mercati accessori a divulgare l’assistenza vocale e non il contrario.

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Amazon punta su questo. Sul futuro delle nostre case. Case di cui abbiamo già parlato, case invisibili. Ma anche gli altri big del settore spingono a trasformare le nostre abitazioni. Stanze con diffusori e sensori ovunque. Case con videocamere a circuito chiuso. Lampade connesse alla linea LAN e dispositivi connessi con il Wi-Fi.

Crediamo che il mercato della domotica crescerà? Crediamo che le nostre case si trasformeranno? Siamo tra coloro che connetteremo le nostre stanze? Crediamo che le carte di credito saranno usate sempre più spesso?

Se la risposta è affermativa crediamo anche alla diffusione degli assistenti vocali. Se la risposta è negativa, saremo scettici su tutta la linea.

Cosa posso chiedere ad Alexa?

Di seguito trovi circa 50 comandi che puoi dare ad Alexa

Aggiornamento 24 novembre 2018

Dopo l’arrivo di Amazon Echo a casa mia ho iniziato a fare le prime prove di Alexa. Ma soprattutto sto ricevendo periodicamente aggiornamenti sulle capacità di Amazon Alexa con le novità sui comandi alexa in italiano.

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Comandi Alexa Italia

Le domande che si possono fare ad Alexa si espandono e si arricchiscono quotidianamente.

Molte domande e risposte sono sviluppati da Amazon stesso, altre invece sono sviluppati da terzi parti, ossia da aziende che hanno interesse a farsi conoscere attraverso questo servizio. Per questi è necessario attivare le skill dall’app Alexa.

Comando di attivazione

Alexa che vive attraverso i dispositivi della famiglia Echo si attiva solamente se si pronuncia la parola “Alexa”. Oppure, scegliendo attraverso l’app, tra Alexa, appunto “Echo”, “Computer” o “Amazon”.

Cosa fare con Alexa

  • ricercare notizie, meteo, sport
  • eseguire streaming di musica, radio, video (solo su echo show) e audiolibri
  • creare liste della spesa e delle cose da fare,
  • creare promemoria, sveglie, impegni e calendario
  • effettuare chiamate e videochiamate (solo su echo show)
  • inviare messaggi tra dispositivi Echo o utilizzando Skype
  • controllare dispositivi smart della tua casa intelligente come termostati WiFi, lampadine smart e luci a LED, telecamere e videocitofoni connessi, serrature WiFi, ecc.)

Comandi Alexa su dispositivo

  • Riconosci la mia voce (Impostazioni>Account Alexa>Voci riconosciute>la tua voce)
  • stop / basta / silenzio
  • attiva/disattiva la modalità muto
  • alza/abbassa il volume
  • perché lampeggi in giallo?
  • riproduci/leggi/dimmi le mie notifiche
  • attiva modalità sottovoce (basterà sussurrare per ricevere risposte sussurrate, per esempio durante la notte)
  • elimina tutto quello che ho detto oggi

Riprodurre musica

Riproduci della musica/ musica rap/ musica allegra.
Metti Madonna nel salotto/Alexa, metti Shakira in tutte le stanze.
Riproduci musica per fare festa.
Riproduci l’ultimo album di Caparezza
Aggiungi questa canzone alla mia playlist.
Metti playlist Successi del momento su Apple Music
Segui Jovanotti su Amazon Music
Apri Radio 105
Riproduci Foresta notturna / Campane tibetane
Rriproduci rumore ambientale pioggia (temporale, ruscello, oceano, ecc.)
Alexa connetti dispositivo Bluetooth/connetti il mio telefono.

Mettere in pausa la musica

Musica per concentrarsi

Ti presentiamo Echo Flex – Controlla i dispositivi per Casa Intelligente con comandi vocali grazie ad Alexa

Tenersi informati

Chiedere qualunque cosa

Chiedere che ore sono

Svegliare qualcuno in camera.

Riprodurre le proprie playlist preferite

Consiglio di acquisto Amazon Echo (3ª generazione) – Altoparlante intelligente con Alexa – Tessuto blu-grigio

Scegliere determinati generi musicali

Fare chiamate telefoniche specifiche

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Telefonare a Uber

Leggere messaggi

Inviare messaggi

Chiedere consigli in cucina

Cambiare canali in TV

Acquista Echo Show 5 – Resta sempre in contatto con l’aiuto di Alexa, Nero

Rimanere connesso con la chiamata stanza-a-stanza

Parlare da una stanza all’altra con l’interfono

Accendere le luci

Controllare colore e tonalità delle lampadine

Ti presentiamo Echo Studio – Altoparlante intelligente con audio Hi-Fi e Alexa

Chiedere conferma degli appuntamenti presi

Sintonizzarsi sulla proprie preferenze

Utilizzare Alexa come cronometro

Con il nuovissimo Echo Show, anche il time-out può essere una bella cosa. Chiedi a Alexa di creare timer con nome e osservare il conto alla rovescia. Inoltre puoi guardare video e notizie, controllare casa intelligente e altro ancora.

Controllare i robots della casa

Trovare cereali in più posti rispetto alla cucina? Pulisci la tua casa senza alzare un dito. Chiedete ad Alexa di controllare i dispositivi domestici intelligenti, compresi Roomba vacuum.

Controllare gli accessori connessi della casa

Consiglio di acquisto Echo Plus (2ª generazione) – Hub per Casa Intelligente integrato e suono di ottima qualità – Tessuto antracite

Creare liste di cose da fare

Alexa, svegliami domattina alle 7 / disattiva sveglia (di domani)
Svegliami alle 8 con “We will rock you” dei Queen

Imposta una sveglia ricorrente nei giorni feriali alle 6.30

Svegliami alle 6 con Radio 105 (esempio)
Imposta il timer per 20 minuti
Imposta il timer per la torta per 40 minuti
Annulla il timer per la torta
Che ora è?
Quali sono i giorni festivi quest’anno?
Aggiungi cena con Luigi il 3 maggio al calendario
Quali sono i miei impegni oggi?
Mi ricordi di controllare il forno tra 10 minuti?
Skill Raccolta rifiuti potrai creare un calendario che ti ricordi quale tipo di rifiuto buttare in quale giorno.

Trovare un negozio nelle vicinanze

Ordinare una pizza

Segnare appuntamenti e anniversari sul calendario

Fare ingelosire la propria ragazza

Echo SubIl potente subwoofer per il tuo Echo – Richiede un dispositivo Echo e un servizio di musica in streaming compatibili.

Lanciare la monetina

Connettere Alexa alle telecamere a circuito chiuso

Connettere amici e familiari

Controllare accessori Amazon

Acquistare prodotti di vario genere nello store Amazon

Acquistare biglietti del cinema

Acquista Nuova Ring Stick Up Cam Battery, videocamera di sicurezza in HD con sistema di comunicazione bidirezionale, colore bianco, compatibile con Alexa.

Trasmettere emozioni

Intrattenimento

Alexa, canta una canzone rap
Dimmi una barzelletta
Qual è il significato della vita?
Quando morirò?
Come stai?
Chi è tuo padre?
Mi vuoi sposare?
Suona la chitarra
Dimmi un colmo
Come fa il leone?
Qual è la prima regola del Fight Club
Raccontami una storia
Racconta il Brutto Anattracolo
Qual è il tuo supereroe preferito
Apri Domanda del giorno
Raccontami una barzelletta su Pierino
Dimmi una freddatura
Dimmi uno scioglilingua
Fammi un indovinello
Fai beatbox
Fai il rumore del vento
Dimmi un proverbio
Racconta una fiaba.

Comunicare con gli animali

Petlexa il tuo assistente vocale per animali.

Comandi di Streaming audio e video

Avrai bisogno di abbonamento Unlimited se hai intenzione di ascoltare l’intero catalogo (+50 milioni di brani). L’azienda offre comunque un piano mensile ad hoc per i dispositivi Echo.

Se invece sei un utente Prime potrai usufruire di Prime Music ed ascoltare una parte limitata del catalogo (2 milioni). Clicca sul banner qui sotto per maggiori informazioni.

E’ comunque possibile utilizzare ed impostare come servizio predefinito Spotify, anche se è necessario un account Spotify Premium. Non solo, anche il supporto ad Apple Music è stato aggiunto. Basta attivare la skill Apple Music.

In quanto allo streaming di video, se disponi di uno smart display, potrai chiedere di vedere video su Prime Video, Vevo, ecc.

Come con Chromecast per Google, Fire TV Stick (la versione con il telecomando Alexa), permetterà di chiedere all’assistente (direttamente dal telecomando) di controllare la navigazione.

Gestione tempo, sveglie e calendario

Creare liste

Che tempo fara? il Meteo

Cibo, ricette e attività commerciali

Curiosità, calcoli matematici, fatti storici

Imparare l’inglese

Chiedere come si dice in inglese una frase

Chiedere di fare conversioni matematiche.

Shopping e acquisti su Amazon

Farti intrattenere

Chiedere citazioni di film e scambi di battute ironici

Alexa, canta una canzone rap
dimmi una barzelletta
qual è il significato della vita?
quando morirò?
come stai?
chi è tuo padre?
mi vuoi sposare?
suona la chitarra
dimmi un colmo
dammi un Easter egg sul cinema
come fa il leone?
qual è la prima regola del Fight Club
raccontami una storia
racconta il Brutto Anattracolo
qual è il tuo supereroe preferito
apri Domanda del giorno
raccontami una barzelletta su Pierino
apri Questo o quello
dimmi una freddatura
dimmi uno scioglilingua
fammi un indovinello
fai beatbox
fai il rumore del vento
dimmi un proverbio
racconta una fiaba

Chiamare con Skype

Controlla la domotica di casa tua

Philips Hue, Lifx, Osram, Hive, Yeelight, D-Link, TP-Link, Netatmo, Bticino, Tado, Arlo, Ring, iRobot Roomba, Proscenic, Asus e Neato.

Amazon Alexa Moments

Amazon Alexa Moments è una serie di video che l’azienda ha girato per presentare il suo assistente vocale. Alexa appunto. Lo ha fatto in modo divertente, ironico, e credo anche utile. Cioè simulando situazioni quotidiane e familiari. Alexa è installato in 3 dispositivi. L’ormai conosciuto smart speaker Amazon Echo, il fratello minore Amazon Echo dot e il nuovo Amazon Show.

In questi video si racconta come interagire con l’assistente vocale. E quali comandi dare o poter dare. Infatti è bene pensare ad Alexa come ad un telecomando universale.

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Comandi Alexa in italiano

Come gli Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce

Gli smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce? E come? Lo rivoluzioneranno per davvero? Oppure, molto più semplicemente, il mondo lo stiamo rivoluzionando noi e gli assistenti vocali ne prenderanno atto? Forse non c’è nulla di rivoluzionario a parlare con una macchina, se poi questo ci fa tornare ad essere umani.

Questo articolo è stato scritto il 23 aprile 2018 e aggiornato il 19 novembre 2018

A tal proposito mi è molto piaciuto, per esempio, l’incipit di un articolo di Antonio Garcia Martinez che dice.

La voce è il medium umano primordiale. I neonati riconoscono la voce della madre nel momento in cui sono nati, avendo sentito una versione soffocata di esso in utero. Nell’ultimo minuto, urliamo o piangiamo per aiuto o gioia.

Anche le nostre comunicazioni più astratte testuali o informatizzate sono inquadrate come “conversazioni”, imitando il tipo di dialogo faccia a faccia – ricco di corpo, sotto testo, calore emotivo e insinuazioni – la cui crescente assenza ha generato un centinaio di sostituti virtuali.

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Conversazioni del passato, conversazioni del presente futuro

Stiamo assistendo ad una rivoluzione unica. Se pensiamo che abbiamo impiegato secoli per imparare a parlare come parliamo adesso, l’italiano di Dante non è il nostro italiano, ogni forma di cambiamento ci appare come un deterioramento. Ma la lingua cambia, si modifica. Lo fa perché quando ci esprimiamo dall’altra parte c’è qualcuno che ci ascolta e reagisce a quello che noi diciamo. Reagisce perché comprende.

Il fatto che a comprendere e a reagire sia un piccolo oggetto meccanico non cambia molto. Perché dietro quell’oggetto ci sono persone che parlano anch’esse. E che anzi, vogliono comprenderci al meglio. Tecnicamente molto complesso, nella pratica continua ad essere una evoluzione naturale.

Lingue eterne

Quando ho studiato linguistica all’università, mi colpì molto il fatto che una lingua muore quando muore il penultimo essere umano che la usa. La lingua non è qualcosa di unidirezionale. Esiste fin quando comunica. Quando l’ultimo uomo parla con se stesso non sta usando la lingua; può pure elencare al vento milioni di parole, inventarne di nuove. Ma dirà solo parole morte di una lingua morta.

Affidare la lingua ad una macchina forse significa affidare una lingua all’eternità. Sebbene un po’ meccanica e non tanto melodica. Anche con questa rivoluzione linguistica dovremo fare i conti.

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Qualche prova interessante

Stiamo tutti facendo le nostre prove con il nuovo Google Assistant. Abbiamo aspettato a lungo questo momento.

Se non le avete ancora letto ci sono due belle prove fatte in casa Robino – Del Buono.

Hanno acquistato un Google Home mini e lo chiamano “il sasso”. E mi piace molto questo termine.

Per quanto in molti sperano che fallisca, per quanto l’user experience non sia ottima, per quanto gli scettici sono numerosi e la diffusione sarà limitata anche nel tempo, l’assistenza vocale entrerà ed entra con prepotenza nelle case. Lo fa e lo farà in modi del tutto nuovi, inaspettati, originali. Fosse solo per curiosità, avremo qualcosa di questo genere in casa.

Per tutti diventerà un oggetto vivo. Più vivo di altri oggetti nonostante più simile ad un sasso. Oggetto che darà vita ad altri oggetti. Una interfaccia di azione unico.

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Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo

Antonio Martinez si lancia in una predizione.

Tra touchscreen e voce, il battere a macchina tornerà ad essere l’abilità di un professionista specializzato, limitata a autori molto anziani, programmatori e (forse) antiquari hipsters che faranno il caffè ancora con la moka. Mia figlia di 2 anni non imparerà mai a guidare, invece guiderà la sua auto a guida autonoma.

Si parlerà in una stanza vuota e ti aspetterai che il cloud, insieme alle sue ancelle dell’IA, risponda.

Gli annunci mirati saranno generati dinamicamente, basati su quelle richieste, riempiranno le lacune del  flusso onnipresente di musica, podcast e libri. Forse saranno persino sintetizzati dal momento che le cosiddette pubblicità “host-read” superano le voci umane casuali.

Le tastiere dei computer si uniranno alle macchine da scrivere nei display dei musei storici e quella laringe complicata, unica tra i primati, sarà la prima serie degli assistenti vocali.

Conclusioni

Ora io non so se Martinez abbia ragione. Sapete che le predizioni non mi piacciono. Io non so se questa rivoluzione sia più o meno imminente. Certo è che il corso di questa tecnologia si è avviato e stia aprendo a nuovi mercati in pieno sviluppo. Ma guardando alla Storia, io mi aspetto che, prima o poi, dovremo fare i conti con qualche fermata di arresto. Vedi anche il recente provvedimento del GDPR il regolamento europeo sulla Privacy che obbliga ad un consenso informato e consapevole delle persone.

Sono e saranno inevitabili le resistenze di chi verrà scalzato da questa tecnologia. Ad ogni modo la Legge sarà sempre e comunque in ritardo rispetto alle potenzialità e ai pericoli che sono sottesi ad ogni spinta innovativa.

Dovrà essere chi usa queste tecnologie a farne un uso etico. Per quanto possibile.

Consapevolezza

E, insomma, il problema non è se assistenti vocali e smartspeaker rivoluzioneranno il mondo o meno. Non credo sia possibile fermare il mondo e il suo corso storico. Il problema è aumentare la consapevolezza. Lo ripeterò fino alla nausea. È necessario essere consapevoli del mondo che stiamo vivendo.

C’è da mettersi insieme, fare rete, per questo scopo, per contribuire ad un web migliore. Che significa, poi, nell’era dell’Onlife, un mondo migliore. Dove, con buona pace di tutti, ci saranno schermi e interfacce conversazionali. E semmai il problema sarà quello di restare umani, profondamente umani. Capaci di azioni di valore e condivisione.

Aggiornamento 19 novembre 2018

La rivoluzione è arrivata anche in Italia, nel momento in cui smart speaker come Google Home o l’appena acquistato Amazon Alexa Echo hanno iniziato a parlare italiano.

Ti potrebbe interessare i 50 comandi che puoi dare ad Amazon Alexa oppure i comandi in italiano che Amazon stessa aggiunge periodicamente e che suggerisce ai suoi clienti.

Io ho iniziato a scrivere le mie prime impressioni sul Amazon Echo. Certo, si tratta di un solo dispositivo, la famiglia Echo è molto grande, però sto cercando altre persone che ne possano parlare a tutti.

Stai in ascolto!

Come impostare Google Assistant per inviare messaggi

Sapete che è possibile impostare Google Assistant per inviare messaggi? Perché se siete alla guida della vostra macchina…

  • dovreste guidare e basta.
  • Potreste utilizzare il buon vecchio vivavoce.
  • Attivare Google Assistant.

Google Assistant, infatti, senza spendere un centesimo, vi permette di far eseguire alcuni comandi su qualunque smartphone. Lo avete già sul vostro telefonino se avete un sistema Android. Mentre chi possiede un Apple può chiedere a Siri.

Guida e basta

Pensa che quando ero vivo, non guidavo neanche male. Qualche volta ho anche frenato su una striscia pedonale, ma se ero un po’ in ritardo ad un nuovo appuntamento, io passavo sulle strisce a non meno di duecento.

Quando guidi, guida e basta. Cosa ti costa?

Scrivo questo articolo semplicemente per autodifesa. Non lo scrivo per nessun altro motivo. Voglio salvarmi la vita. E approfitto anche del mio blog personale per cercare di capire il perché avete in mano una tecnologia utile come un vivavoce o un assistente vocale, a costo zero, e continuate a non utilizzarla.

Alcuni giorni fa, per andare a trovare mio fratello in negozio ho dovuto attraversare la strada. Quante volte vi capita in un giorno di attraversare una strada? Guardo a sinistra, guardo a destra. Non passa nessuno. In lontananza una macchina procedeva lentamente e secondo i miei calcoli sarei passato in sicurezza.

Nonostante la distanza di sicurezza attraverso di corsa e in totale sicurezza. Quando arrivo sul marciapiede la macchina si trovava molto distante da me. Ripeto, mi trovavo sul marciapiede. Guardo all’interno della macchina e la signora alla guida stava inviando un messaggio. Ad un tratto, forse per un balzo della macchina o vedendo un’ombra, la signora sterza all’improvviso, verso il marciapiede, dove mi trovavo io.

Si è trattato di un attimo nel vedermi schiacciato dall’auto. Fortunatamente con una seconda sterzata, la signora riporta l’auto in carreggiata.

Io mi sono spavento tantissimo. La signora ha continuato a inviare messaggi o non so chissà che cosa.

Guidare e basta. È troppo?

Il mio amico Sandro Franzo, ha pubblicato qualche giorno fa, sul suo profilo Facebook, questa foto.

Fortunatamente è sceso dall’auto illeso dicendo che stava scrivendo un messaggio alla sua ragazza…

Ecco. Un altro che scrive e invia messaggi mentre guida. Non si è fatto nulla, non è successo nulla di grave. Eppure quanti incidenti accadono per la distrazione? E nello specifico per la distrazione di uno smartphone?

Per questi motivi di vita quotidiana ritengo necessario e urgente questo articolo. Nulla di nuovo, nulla di originale. Semplicemente l’ennesimo contributo sul web.

Io voglio salvarmi la vita e non è detto che con questo articolo io ci riesca.

Come impostare Google Assistant per inviare messaggi

Innanzitutto è necessario avere sul proprio telefonino Google Assistant. In genere, tutto si dovrebbe preimpostare quando si accede per la prima volta sul proprio smartphone. Ma se avete negato permessi e altro, magari non c’è nulla di impostato.

Dunque partiamo proprio dai primi passi.

  • Andate su Google Store, scaricate gratis l’applicazione e apritela.
  • In basso a destra trovate > altro. Cliccate , poi su > impostazioni.
  • Voce
  • Mach voice.
  • Sbloccate

Usate la vostra voce! La tecnologia non serve per farci perdere solo tempo. La tecnologia serve per migliorare la nostra vita. Evitare gli incidenti significa vivere meglio. Salvare la vita a se stessi e agli altri significa vivere in un mondo migliore. Arrivare a casa sani e salvi e abbracciare le persone che amiamo è vivere alla grande! Non lo pensate anche voi?

Allora, rilassatevi per un attimo, prendete il vostro smartphone e seguite le istruzioni!

“Ok Google!” invia messaggio whatsapp

Ho già scritto riguardo ai comandi che potete dare a Google Assistant. Non è difficile.

Qui di seguito le parole esatte da pronunciare per fare eseguire esattamente i comandi.

L’assistente vocale si accende dicendo “Ok Google” e dopo potete chiedere:

  • Invia messaggio WhatsApp a “Nome Contatto”
  • Invia WhatsApp
  • Messaggio WhatsApp
  • Messaggio WhatsApp a “Nome Contatto”
  • Dettare il messaggio,
  • correggere o confermare

La qualità del riconoscimento vocale di Google Assistant è abbastanza buona. Qualche volta però, può capitare che non capisca. I motivi possono essere vari, un rumore di sottofondo, una nostra pronuncia non corretta. Per esempio, tra i miei contatti, Google Assistant ha problemi nel riconoscere il cognome Friscia, che sente come Brescia. In questo caso basta modificare il contatto con qualcosa di più semplice, in modo che sia univoco e facile da riconoscere.

Leggere i testi dei messaggi ricevuti con Android

Con un assistente vocale si possono pure leggere i messaggi e le notifiche ricevute. Questa operazione è leggermente più complicata. Ossia, per fare questo dovete scaricare sul vostro smartphone un’altra applicazione.

Tra quelle più consigliate, e che ti consiglia lo stesso google assistant, c’è il “Lettore di notifiche free, messaggi SMS, email” se ne avete provate altre, basta commentare in fondo.

A detta dell’autore si tratta di una applicazione

per utenti ESPERTI, in grado di gestire più di 100 opzioni e con la pazienza di consultare fino a 23 video di YouTube in inglese o in italiano! Se non sei esperto, non scaricarla, oppure, se la scarichi comunque, e poi non sei in grado di usarla, EVITA ALMENO DI SCRIVERE RECENSIONI NEGATIVE, io ti avevo AVVERTITO, e poi leggi il punto 2 per capire perché sarebbe CONTRO IL TUO STESSO INTERESSE!

La sua caratteristica è che è gratuita e che l’autore, se siete costruttivi, è disponibile a correggere eventuali difetti.

Codice della strada – Articolo 173

Anche se gli inasprimenti della legge, dice Wired, sono una bufala l’articolo 173 del codice della strada prescrive.

1. Il titolare di patente di guida, al quale in sede di rilascio o rinnovo della patente stessa sia stato prescritto di integrare le proprie deficienze organiche e minorazioni anatomiche o funzionali per mezzo di lenti o di determinati apparecchi, ha l’obbligo di usarli durante la guida.
2. È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani).
3. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 1 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 80 a euro 326.
3-bis. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 161 a euro 647. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio.

Adesso, se hai letto questo articolo non hai più scuse. Usa lo smartphone in modo utile. E se non ti trovi bene con questi sistemi, o il tuo smartphone non è all’altezza del compito, non farti alcun problema. Guida e basta!

EISA Awards – I migliori dispositivi audio dell’anno

Gli EISA Awards sono un elenco dei migliori dispositivi audio/video di tutto il mondo, provati e testati dalle migliori riviste di settore. L’European Imaging and Sound Association, chiamato EISA, è, infatti, l’organizzazione, senza fini di lucro, che raggruppa le più importanti riviste europee specializzate in audio, hi-fi, home theater, video, fotografia, elettronica, auto e multimedia portatili. Ogni anno redige una classifica dei migliori dispositivi da loro testati durante l’anno.

L’associazione conta oltre 50 riviste di settore di 29 diverse nazioni. Riviste di settore che per il loro prestigio sono riconosciute da tutti gli esperti del mondo.

EISA Awards 2018-2019

In questo breve articolo presento gli EISA Awards 2018-2019, raggruppati rispetto agli “Expert Group”, che riguardano il blog e dunque l’audio.

Chi è interessato a tutti i premi, può visitare il sito ufficiale degli EISA Awards e troverà anche altro.

Ovviamente non posso dare un parere mio personale perché non ho testato questi dispositivi, né ho un negozio di vendita di alcun dispositivo. Se, però, qualche lettore ha esperienza o cognizione di qualcuno di questi dispositivi sarebbe un piacere poterlo ospitare tra i commenti o anche in un aggiornamento di questo articolo.

HI-FI EXPERT GROUP

ANALOGUE MUSIC SYSTEM 2018-2019: Pro-Ject Juke Box S2
COMPACT MUSIC SYSTEM 2018-2019: Denon CEOL N10
ALL-IN-ONE SYSTEM 2018-2019: Naim Audio per il suo Uniti Atom
WIRELESS SYSTEM 2018-2019: DALI per il modello Callisto 6C & Sound Hub
STEREO SYSTEM 2018-2019: Marantz ND8006 – PM8006
STEREO RECEIVER 2018-2019: Yamaha R-N803D
AMPLIFIER 2018-2019: Primare  I15 Prisma
BEST BUY AMPLIFIER 2018-2019: Pioneer A-40AE
HIGH-END AMPLIFIER 2018-2019: NAD M32
STREAMER 2018-2019: Pro-Ject Stream Box S2 Ultra
DAC 2018-2019: Chord Electronics Hugo 2
TURNTABLE 2018-2019: Technics SL-1200GR
LOUDSPEAKER 2018-2019: ELAC Adante AS-61
BEST BUY LOUDSPEAKER 2018-2019: Q Acoustics 3050i
SMART LOUDSPEAKER 2018-2019: Harman Kardon Citation 500
HEADPHONE 2018-2019: Sennheiser HD 660 S
HIGH-END HEADPHONE 2018-2019: Focal Clear
HI-FI INNOVATION 2018-2019: Micromega M-One M-150

HOME THEATRE AUDIO EXPERT GROUP

HOME THEATRE AMPLIFIER 2018-2019: Denon AVC-X8500H ma in Italia si trova il Denon AVR-X1400H  
HOME THEATRE RECEIVER 2018-2019: Pioneer VSX-933
HOME THEATRE SPEAKER SYSTEM 2018-2019: KEF Q Series
BEST BUY HOME THEATRE SPEAKER SYSTEM 2018-2019: Jamo S 809 HCS / S 810 SUB / S 8 ATM
HOME THEATRE IN-WALL SPEAKER 2018-2019: Focal 300IWLCR6 / 300IW6
SOUNDBAR 2018-2019: LG SK10Y
BEST BUY SOUNDBAR 2018-2019: Polk Audio MagniFi MAX
HOME THEATRE SUBWOOFER 2018-2019: SVS SB-4000

HOME THEATRE VIDEO & DISPLAY EXPERT GROUP

HOME THEATRE TV 2018-2019: Philips 65OLED903
BEST BUY OLED TV 2018-2019: Philips 55OLED803
BEST BUY LCD TV 2018-2019: TCL 55DC760
ARTIFICIAL INTELLIGENCE TV 2018-2019: LG 65SK9500
PREMIUM OLED TV 2018-2019: LG OLED65E8
PREMIUM LCD TV 2018-2019: Samsung 65Q9FN
MONITOR INNOVATION 2018-2019: Sharp Aquos LV-70X500E
BEST BUY PROJECTOR 2018-2019: BenQ W1700
PREMIUM PROJECTOR 2018-2019: Sony VPL-VW760ES

COMBINED WITH HOME THEATRE AUDIO EXPERT GROUP
EISA HIGH-END UHD BLU-RAY PLAYER 2018-2019: Panasonic DP-UB9000 series
EISA BEST BUY UHD BLU-RAY PLAYER 2018-2019: Sony UBP-X700

IN-CAR ELECTRONICS EXPERT GROUP

HEAD UNIT 2018-2019: Pioneer AVIC-Z910DAB
HIGH-END COMPONENT 2018-2019: Audison TH K2 II A Coro
SMART UPGRADE 2018-2019: Match UP 7BMW
SUBWOOFER 2018-2019: Audison APBX 10 AS
PROCESSOR 2018-2019: Helix DSP MINI
AMPLIFIER 2018-2019: Ground Zero GZPA 4SQ
DSP AMPLIFIER 2018-2019: JL Audio VX800/8i
INTEGRATION 2018-2019: Mosconi Gladen Pico 8|12 DSP

MOBILE DEVICES EXPERT GROUP

Aggiungo i mobile device su cui sono installati gli assistenti vocali. La loro potenza e qualità permette a questi di funzionare al meglio.

CONSUMER SMARTPHONE 2018-2019: Nokia 7 Plus
LIFESTYLE SMARTPHONE 2018-2019: Honor 10
BEST BUY SMARTPHONE 2018-2019: NOA Element N10
NOISE CANCELLING HEADPHONES 2018-2019: AKG N700NC
MOBILE LOUDSPEAKER 2018-2019: JBL Xtreme 2
WIRELESS IN-EAR HEADPHONES 2018-2019: JBL Endurance DIVE
ARTIFICIAL INTELLIGENCE LOUDSPEAKER 2018-2019: LG XBOOM AI ThinQ WK7
MOBILE AUDIO PLAYER 2018-2019: Pioneer XDP-02U
EISA BEST SMARTPHONE 2018-2019: Huawei P20 Pro

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Progettare chatbot: nuovo corso UXUniversity

Progettare chatbot significa studiare tutte le possibilità di realizzazione di un chatbot. E come? Pensando, insieme, a tutti i modi possibili per simulare una conversazione reale.

Progettare chatbot, il perché di un corso

Molte aziende si stanno interessando alla realizzazione di chatbot. E al solito, c’è chi lo sta facendo molto bene e chi male. A rispondere a questa esigenza di sviluppo, sono stati per primi gli informatici e gli ingegneri. Dico anche giustamente, perché all’inizio di questo trend, i primi strumenti di costruzione necessitavano la conoscenza di linguaggi di codice.

Essendo dei veri e propri tecnici la maggior parte di questi ottimi professionisti si sono concentrati nello studio degli strumenti. Ossia il focus della loro attività sta nello studio di quei programmi che ti permettono di realizzare un chatbot con o senza la conoscenza di un linguaggio di codice. Attenzione. Senza di loro non avremmo avuto la possibilità di questa tecnologia a disposizione di tutti. Per cui gliene saremo sempre grati!

Ma senza una progettazione, senza un percorso, ci si affida principalmente alla sensibilità del singolo professionista. Che può afferrare il senso del nostro business, così come può fraintenderlo.

Certo, lavorando sullo strumento, si è in parte costretti a pensare, per carità. Ma se ci sono percorsi che permettono di avere a disposizione un maggior numero di attrezzi? Perché non utilizzarli?

È certo, infatti, che il momento della progettazione e della ricerca siano più importanti della realizzazione vera e propria. Perché se abbiamo studiato, fatto ricerca sulle persone e se abbiamo progettato bene, il processo di realizzazione è più semplice e veloce.

Lo scenario

Nel sesto appuntamento di UX on the Sofa ho parlato di come il web stia cambiando, e dei nuovi modi per navigare sul web con l’aiuto degli assistenti vocali. Ci sarà una grande diffusione della domotica, come di smart speaker per la casa. Insomma, saremo circondati da sistemi sonori che cambieranno la nostra quotidianità.

Certamente questi mutamenti non riguarderanno l’intera popolazione, anche se questo è l’obbiettivo degli assistenti vocali. Staremo a vedere. Il blog sarà vigile sul tema.

Un nuovo corso UXUniversity

Nel corso si lavorerà insieme per creare un chatbot semplice ma efficace. Ma soprattutto con tutti gli elementi necessari perché funzioni.

I chatbot e i servizi di assistenza vocale sono il nuovo trend delle interfacce conversazionali. Volete sperimentare anche voi questa nuova tecnologia? State pensando di aggiungere un chatbot ai vostri servizi? Molte grandi imprese li stanno già sperimentando da tempo e anche i privati iniziano ad affidarsi a questi servizi di customer care.

Questo corso parte dalla conoscenza della tecnologia, fornisce un percorso da seguire per ideare e realizzare un chatbot semplice ma efficace. Metteremo al centro della nostra progettazione i principi dell’Architettura dell’informazione e dell’UX Design.

Si tratta di un lavoro multidisciplinare, che richiede competenze trasversali per creare un chatbot con una personalità e una funzionalità mirata. Faremo riferimento ad altri corsi dell’UXUniversity.

Argomenti trattati

Architettura dell’informazione sonora
Cosa sono i chatbot e gli assistenti vocali: storia e differenze
I settori di sviluppo – Benefici e monetizzazione
Casi studio in Italia e negli USA
Come si crea un chatbot – Un percorso trasversale
(Chatbot strategy, Naming, Personas, Sceneggiatura, Tone of voice, UX Storytelling.)
Progettazione delle conversazioni
Gli strumenti
Come parlano gli strumenti
Distribuzione e analisi
Argomenti non trattati
Chatbot Engine
Intelligenza artificiale e machine learning
Linguaggi di programmazione e codici
Cosa imparerete
A cosa serve un chatbot, se ti serve davvero un chatbot
Come progettare un chatbot
Scrivere dialoghi per chatbot
Cosa non dimenticare

Cosa c’è dentro?

Dentro al corso ci sono tante cose. Troverete me, i miei studi classici e umanisti, i corsi di formazione e di sceneggiatura che ho seguito, così come quelli di social media marketing; sarà possibile scorgere le mie letture, la mia passione per il cinema, ma anche i miei corsi di lingua straniera. Ci sono le mie esperienze personali, le mie passioni e desideri, così come la mia attività professionale tra architettura dell’informazione e radio. E poi ci sono tre anni e passa mesi di blogging, di discussioni sul campo, di commenti, e contributi di lettori e amici.

Ma soprattutto dentro questo corso c’è il cuore e l’amore di far bene le cose. Spero che vi sia utile!

WIAD Palermo 2018

In questo corso, forse, ci troverete anche un po’ del WIAD Palermo 2018 che, se non mi conoscete ancora, vi ripropongo con il mio intervento Senti chi parla. Che magari vi fa venire voglia di saperne di più!

Iscriviti, iscrivetevi!

Se dunque hai letto il programma intero del corso progettare i chatbot.

E se sai chi sono o hai già letto la presentazione che UX University fa di me.

E se sei interessato a costruire e progettare chatbot per i tuoi canali personali o aziendali non ti resta che iscriverti.

Hai la possibilità di farlo a Roma o a Milano.

  • Venerdì 9 novembre a Roma
  • Lunedì 3 dicembre a Milano.

E a Palermo? E in Sicilia? Possiamo pensarci. Se ci sono persone interessate e raggiungiamo un buon numero di persone possiamo organizzare anche nella mia regione di origine!

Bluetooth – Cos’è e come funziona

Il bluetooth è una tecnologia di connessione

tra dispositivi differenti.

Inizialmente, furono proprio i produttori di telefonino

e auricolari a pensare allo sviluppo

di questa tecnologia.

L’idea iniziale era quella di permettere

lo scambio di trasmissioni vocali semplici.

E lo standard doveva permettere

di collegare il proprio PC a periferiche

come stampanti, tastiere, telefoni,

microfoni, senza usare fili o cavi.

Indice

Grazie al bluetooth tutti i telefonini e molti dispositivi possono scambiarsi dati e informazioni. Oggi, infatti, questa tecnologia è impiegata in moltissimi dispositivi come cuffie, amplificatori, riproduttori, car audio. E viene utilizzata proprio per l’ascolto della musica. E come recita il sito ufficiale del marchio bluetooth.

the possibilities are only limited by your imagination

Come funziona il bluetooth?

La tecnologia Bluetooth consente il collegamento senza fili ad altri dispositivi. La comunicazione radio crea la cosiddetta rete personale, senza fili e a basso consumo energetico, detta WPAN Personal Area Network.

Il protocollo opera nella banda della frequenza medica scientifica, a 2,4 gigahertz, per ridurre eventuali interferenze radio. In generale, un apparecchio con questa tecnologia può gestire la comunicazione con altri 7 dispositivi ma solo un dispositivo online per volta può comunicare col master. Per comunicare i dispositivi devono riconoscersi. Uno dei dispositivi si rende master mentre gli altri si rendono individuabili in modalità di attesa. La connessione vera e propria avviene quando si rende noto l’indirizzo dell’altro dispositivo. E quindi rispettare il processo di accoppiamento che si svolge tramite lo scambio di una chiave segreta condivisa.

Connettersi tramite Bluetooth su un dispositivo Android

Il Bluetooth si attiva per connettere alcuni dispositivi al telefono senza dover ricorrere ad alcun cavo. Per accoppiare un accessorio al vostro smartphone Android è necessario prima di tutto accendere il dispositivo che si vuole connettere, un microfono Bluetooth o una cassa, poi bisogna andare nelle impostazioni del telefonino e cercare nella sezione delle connessioni la dicitura o l’icona Bluetooth.In questa sezione si trovate una parte per accoppiare un dispositivo da controllare con lo smartphone e il nome del vostro dispositivo, se altri dispositivi si devono connettere al vostro smartphone. Questa dicitura è modificale e personalizzabile.

Attivati entrambi i dispositivi è necessario aspettare qualche secondo che i due dispositivi vicini si riconoscano e si accoppino. I dispositivi restano accoppiati finché non vengono disaccoppiati. E questo è comodo perché una volta eseguito questo accoppiamento, la prima volta, da impostazioni, le volte successive i dispositivi si accoppiano automaticamente o comunque tutte le volte che attivate il bluetooth da impostazioni veloci.

Tecnologia per ascoltare musica?

Gli audiofili si interrogano su quale livello di qualità audio abbia davvero il bluetooth. Lo diciamo subito. Il bluetooth non è fatto per l’alta qualità audio. Né ha mai avuto voluto ambire a trasmissioni Hi-Fi. Anzi. Nonostante oggi lo standard sia stato potenziato, il bluetooth risponde essenzialmente a tre bisogni.

  1. La possibilità di non usare i cavi per la trasmissione di dati.
  2. Un protocollo unico per mettere in contatto dispositivi di marche diverse.
  3. Un basso consumo per la trasmissione dei dati.

Questo avviene, solo utilizzando una comunicazione radio a bassa potenza e corto raggio.

Il Bluetooth non è il wi-fi

Come è scritto su Wikipedia, non è il wi-fi. Il Wi-Fi infatti è

un protocollo nato per fornire elevate velocità di trasmissione con un raggio di copertura molto maggiore, a costo di un consumo di corrente più elevato e di un hardware molto più costoso. Infatti la rete creata dal Bluetooth viene definita come personal area network (PAN), mentre il Wi-FI ne forma una chiamata local area network. In questo senso il Bluetooth può essere paragonato al bus USB mentre il Wi-FI può essere paragonato alla rete ethernet.

Il Wi-Fi è veloce, consuma molta energia ed è ad ampio raggio. Il bluetooth è un po’ più lento, consuma poca energia ed è a corto raggio.

Qualità audio Bluetooth

Questa tecnologia, come ho già detto, non è nata per la riproduzione musicale ad alta fedeltà. Ma è nato per evitare la scomodità dei cavi da attaccare ai propri telefonini alle cuffie, auricolari e a kit vivavoce vari. Infatti, la banda è ristretta e il segnale audio di conseguenza viene notevolmente compresso. Per questo motivo, se si vuole utilizzare il bluetooth, per ascoltare musica e si vuole godere del proprio sistema Hi-Fi sarebbe utile, anzi, è vivamente consigliato l’utilizzo di un adattatore audio.

Facilità d’uso

Connettere un dispositivo è generalmente molto facile. Ovviamente non è possibile spiegare tutte le variabili di ciascuna marca. Ma a meno che non ci siano difetti specifici, basta trovare il simbolo bluetooth e seguire le indicazioni. Se qualcosa non va, assicurati che i dispositivi siano vicini. Ricordatevi che non potete utilizzare il bluetooth per grandi perimetri. E inoltre che non ci siano altri dispositivi che possano interferire.

La storia del bluetooth

All’inizio della diffusione dei primi cellulari, le grandi aziende produttrici di telefonini tentarono di realizzare soluzioni proprietarie, per mettere in comunicazione i propri dispositivi. Ma come spesso accade in questi casi non fu possibile trovare la soluzione da soli. Sia perché i costi della ricerca erano elevati, sia perché le soluzioni proprietari risolvevano il problema sono in parte. E per i dispositivi dello stesso brand. Dunque, Intel, Ericsson, Nokia, e IBM, decisero di unire le forze e arrivare allo sviluppo di una tecnologia che raggiungesse un tipo di connettività elevato e traversale. Utile per tutti.

Bluetooth, ossia dente blu

Il nome tradotto dall’inglese significa letteralmente dente blu. E a quanto pare è la storpiatura inglese del nome Blåtand (dente blu in danese antico). Questo era il soprannome di Aroldo I di Danimarca, Re Vichingo, che ebbe il merito di unificare politicamente e religiosamente, per la prima volta, la Danimarca.

Forse si voleva intendere che lo standard bluetooth avrebbe unificato dispositivi differenti tra di loro. E in effetti, così è stato. E comunque, il simbolo bianco su sfondo blue, che è il logo rappresentante della tecnologia, è lo stemma di Araldo I, o meglio, le iniziali in simboli runici scandinavi, del suo nome. La fondazione dell’organismo di rappresentanza del Bluetooth è relativamente giovane. Il Bluetooth Special Interest Group fu costituito nel 1998. Ed è un organismo che ha il compito di pubblicare le specifiche dello standard, di proteggere il marchio ed evangelizzare sulla tecnologia. Inoltre ha il compito di concedere in licenza il marchio ai costruttori che ne fanno richiesta e che incorporano la tecnologia nei propri prodotti.

Conclusioni

Se dunque la qualità audio non è da alta fedeltà certamente il bluetooth propone una qualità audio molto alta. Chi compra un dispositivo con questa tecnologia dal canto suo cerca la comodità d’uso, l’assenza di cavi, la possibilità di usare una cassa, per esempio, collegato ad un pc e al telefonino. In questo modo poter ascoltare la musica in giardino e sentire lo squillo del telefono dalla cassa, mentre si sta facendo dell’altro (e non perdersi la chiamata). Chi usa il bluetooth cerca i bassi consumi per risparmiare la batteria del proprio smartphone. Cerca i costi contenuti, un buon prodotto, senza pretese, ma che svolga bene la propria funzione.

Sembra poco? Visto il successo di questa tecnologia, pare proprio di no. E tu? Hai già acquistato delle casse bluetooth? Hai esperienze positive o negative da condividere? Scrivi un commento e raccontalo al web. E se hai trovato utile o interessante questo articolo consiglialo ai tuoi amici o condividilo sui tuoi social preferiti. Grazie!

Casse da acquistare

Potresti essere interessato ad acquistare delle casse bluetooth.

Chatbot e assistenti vocali a lavoro

Come sono utilizzati Chatbot

e assistenti intelligenti a lavoro?

Ad inizio anno è stata condotta una interessante ricerca

dove emergono alcuni elementi

interessanti che vi riporto.

Infatti, sebbene nel mondo consumer,

tra domotica e dispositivi mobile

l’assistenza vocale è abbastanza diffusa,

in ambito aziendale

questa tecnologia tarda a sfondare.

Chatbot e assistenti vocali non sono una novità

I chatbot o gli assistenti vocali a lavoro non sono affatto una cosa nuova. Già nel 1965/1966 vide la luce i primo programma di elaborazione del linguaggio naturale. Si chiamava ELIZA, svolgeva la funzione di psicologo digitale, ed era in grado di “ascoltarti” e rispondere. Anche se in modo, a volte, vago.

Oggi l’assistenza vocale, lo abbiamo visto anche su questo blog, in questi tre anni, ha fatto molta strada e nei nostri dispositivi sono presenti assistenti vocali molto potenti come Siri della Apple o Google Assistant.

Chatbot e assistenti vocali a lavoro

Ma sul mondo del lavoro a che punto sono questi assistenti vocali? Come vengono utilizzati in azienda? Quali sfide stanno raccogliendo, se le stanno raccogliendo?

Dalle interviste a 500 professionisti IT in organizzazioni in tutto il Nord America e in Europa è emerso che nelle aziende con più di 500 dipendenti.

  • Il 40% delle grandi aziende prevede di implementare i chatbots o gli assistenti intelligenti entro il 2019.
  • Il 29% delle organizzazioni ha implementato uno o più chatbot per le attività lavorative. O comunque prevede di implementarli nei prossimi 12 mesi.
  • Il 24% delle grandi aziende con più di 500 dipendenti ha già implementato uno o più chatbot o assistente intelligente AI sui dispositivi aziendali e un ulteriore piano del 16% per adottarli nei prossimi 12 mesi.

Tra le piccole e medie imprese, circa il 15% delle organizzazioni ha implementato uno o più chatbot o un assistente intelligente di IA su dispositivi di proprietà aziendale, e un ulteriore 10% pianifica di farlo nei prossimi 12 mesi.

Microsoft Cortana è l’assistente intelligente più utilizzato sul posto di lavoro

In tutte le dimensioni aziendali, Microsoft Cortana è l’assistente intelligente più popolare sul posto di lavoro.

Questi i dati. Tra le organizzazioni che hanno implementato assistenti intelligenti o chatbots AI per attività lavorative,

  • il 49% utilizza Microsoft Cortana, che è integrato in Windows 10 e
  • il 47% utilizza Apple Siri, che è integrato in iOS e macOS. Inoltre,
  • il 23% delle organizzazioni ha implementato l’Assistente Google, disponibile su vari sistemi operativi e precedentemente noto come Google Now.

Amazon Alexa, sembra avere più utilizzo tra i consumatori … almeno per ora. Tra le aziende che attualmente utilizzano i chatbots o gli assistenti AI,

  • solo il 13% utilizza Amazon Alexa. Tuttavia,
  • un ulteriore 15% delle organizzazioni prevede di implementarlo nei prossimi 12 mesi,
  • quindi i livelli di adozione potrebbero raggiungere quelli di Google Assistant nel prossimo anno.

I sistemi operativi non sono gli unici software integrati con i chatbots o gli assistenti AI. Secondo i dati,

  • il 14% delle organizzazioni utilizza i chatbots AI integrati in strumenti di collaborazione, come Microsoft Teams e Slack.
  • un altro 16% delle organizzazioni prevede di utilizzare i chatbots integrati negli strumenti di collaborazione nei prossimi 12 mesi.

Ma nonostantei rumors delle aziende che creano i propri chatbot AI personalizzati, al momento

  • solo il 2% delle organizzazioni lo ha fatto.
  • il 10% delle organizzazioni ha dichiarato di voler implementare un chatbot AI personalizzato nei prossimi 12 mesi.

Come sono utilizzati sul posto di lavoro?

Tra le aziende che attualmente utilizzano assistenti intelligenti.

  • 46 percento le utilizza per dettatura vocale.
  • il 26 percento le utilizza per supportare le attività di collaborazione del team.
  • 24 percento le utilizza per la gestione del calendario dei dipendenti. 14per cento delle aziende stanno utilizzando a scopo di assistenza ai clienti.
  • il 13 percento li sta utilizzando per assistere le attività di gestione dell’help desk IT.

Tra le Società di organizzazioni che utilizzano i chatbot o gli assistenti intelligenti risulta che

  • il 53% li sta utilizzando all’interno del proprio dipartimento IT. Probabilmente perché i professionisti IT sono i primi ad adottare e testare le tecnologie da distribuirle agli utenti finali.
  • il 23% delle organizzazioni li sta utilizzando nel proprio dipartimento amministrativo.
  • il 20% li utilizza nel proprio servizio clienti.
  • il 16% utilizza i chatbot o gli assistenti intelligenti AI nei propri reparti vendite e marketing.

Spazi di miglioramento

Le aziende che utilizzano i chatbot o  assistenti intelligenti di AI si rendono conto che ci sono ampi spazi di miglioramento.

  • il 59 percento ha affermato che le tecnologie hanno frainteso le sfumature del dialogo umano.
  • il 30 percento ha riferito di aver eseguito comandi imprecisi.
  • l 29 percento ha segnalato difficoltà nel comprendere gli accenti.
  • il 23% delle organizzazioni ha scoperto che gli assistenti intelligenti non sono in grado di distinguere la voce del “proprietario” da altri, il che può essere un problema in un ambiente di lavoro affollato.

E poi ci sono le aziende che si tengono a distanza da questa tecnologia.

  • il 50 per cento ha dichiarato di non usare queste tecnologia per mancanza di evidenze in altre aziende.
  • il 29 per cento cita preoccupazioni relative alla sicurezza e alla privacy.
  • il 25 per cento ha dichiarato che il costo dei chatbot / assistenti intelligenti di Intelligenza Artificiale è alto rispetto alle loro disponibilità.
  • il 19 percento delle organizzazioni che non li usano sono preoccupati per questa tecnologia che distrae i dipendenti a scapito della produttività degli utenti.

L’automazione

La maggior parte dei professionisti IT ritiene che chatbot e assistenti vocali a lavoro miglioreranno la vita di molte persone. L’intelligenza artificiale ​​aiuterà ad automatizzare le attività più banali.

E certo è abbastanza comune ormai trovare articoli o interviste che spiegano di come l’intelligenza artificiale si occuperà di molte attività al posto degli esseri umani. Ma da questo punto di vista i professionisti IT che hanno partecipato al sondaggio sono risultati indifferenti.

Il 40% dei professionisti IT ha affermato che l’intelligenza artificiale può sostituire i lavori di base che non richiedono creatività umana. Tra questi le persone si sentono relativamente sicuri quando si tratta del proprio lavoro. E forse questo dipende appunto dal loro tipo di lavoro che richiede abilità complesse.

Solo il 17% dei professionisti IT crede che l’intelligenza artificiale metterà a rischio il proprio lavoro.

Forza positiva

Ad ogni modo alla domanda diretta se ritiene l”intelligenza artificiale una forza positiva o negativa,  la maggioranza degli intervistati hanno risposto che si tratta di una forza positiva:

  • il 76% dei professionisti IT ritiene che l’automazione automatizzerà attività banali, consentendo più tempo per concentrarsi su iniziative IT strategiche.
  • In media, i professionisti IT credono che il 19% delle loro attività quotidiane correnti possa essere automatizzato tramite automazione intelligente.

Conclusioni

Forse una macchina può sostituire un operaio che svolge attività ripetitive tutto il giorno, e un’auto a guida autonoma potrebbe persino sostituire un tassista.

Ma è ancora lontano, forse, un robot che ripara un pc sul luogo di lavoro, determina il perché non funziona in tempi relativamente brevi, e sostituisca la memoria difettosa.

Almeno, al momento la maggioranza delle aziende non si potrebbe permettere un robot del genere. E quindi si tratta ancora di una tecnologia antieconomica.

Mancano ancora le competenze diffuse, mancano le risorse necessarie. Figurarsi che solo il  tre per cento delle organizzazioni ha una politica in atto su come utilizzare gli assistenti intelligenti, chatbot o altre forme di intelligenza artificiale, e solo l’1 per cento delle organizzazioni offre formazione dei dipendenti su come utilizzare l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro.

E questo ci dice anche quante aziende credano in questo futuro.

Quali investimenti su chatbot e assistenza vocale a lavoro?

I risultati, poi si concludono mostrando che circa un quarto delle organizzazioni prevede di investire nella tecnologia AI nel 2018. E di questi.

  • il 18% delle organizzazioni prevede di spendere $ 10.000 o meno per la tecnologia AI nel 2018,
  • il 7% intende spendere più di $ 10.000.

Le cifre sono leggermente più alte tra le grandi imprese,

  • il 10% prevede di spendere più di $ 10.000.

Ma ovviamente questo non significa che non investiranno in tecnologia. Molto probabilmente i loro investimenti vanno soprattutto verso le tecnologie esistenti in cui assistenti vocali e chatbot possono essere già integrati.

Molta intelligenza artificiale infatti viene utilizzata già per l’elaborazione dei dati e gestione di automatismi semplici.

La tendenza

L’adozione di chatbot e assistenti vocali a lavoro è in aumento nel mondo. Ma non ci sono ancora evidenze di sistemi completamente autonomi. Ossia, la macchina ha bisogno ancora, in certa misura e per determinati compiti, di un supervisore umano.

Che la macchina sia completamente autonoma è qualcosa che vedremo nei prossimi anni.  Ma molti professionisti ritengono che ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Il blog sarà qui a sentire per voi!

Metodologia di sondaggio.

Il sondaggio da cui sono stati estratti le percentuali che riporto in questo articolo è stato condotto da Spiceworks nel marzo 2018 e ha coinvolto 529 intervistati dal Nord America e dall’Europa. I professionisti IT sono stati scelti tra milioni di professionisti ma si sono scelti anche in base alle  dimensioni aziendali. Per cui si sono presi professionisti anche di piccole e medie imprese. I settori di provenienza sono anche vari, assistenza sanitaria, organizzazioni non profit, istruzione, governo e finanza.

Alexa Skill Blueprints: come personalizzare Alexa senza scrivere alcun codice

Alexa Skill Blueprints è l’ultima novità annunciata da Amazon da qualche settimana (Aprile 2018). Si tratta di una funzione che consente a chiunque di creare un’abilità per l’assistente vocale Alexa senza dover conoscere codici o linguaggi di programmazione.

Amazon intende dare a chiunque sia in grado di digitare qualche frase all’interno di in un modulo online di personalizzare Alexa. Attenzione. Io ne parlo qui in italiano ma Alexa parla ancora in inglese. E lo stesso Amazon Echo, con annesse funzionalità in italiano, sarà ancora da venire in Italia.

Alexa Skill Blueprints

Come ricorda David, nei commenti, in Italia, questa funzione (ad oggi 26 marzo 2019) non è stata ancora implementata.

Per poterne fare uso è necessario fare il cambio regione che va ad influenzare l’intero account Amazon associato ed tutti i relativi dispositivi.

Mentre la suite di sviluppo “completa” funziona, anche se mancano ancora alcune funzioni presenti nella versione inglese.

Skills Amazon Alexa

Come già spiegato nell’articolo sulle Skills Amazon Alexa abbiamo visto cosa è possibile fare con un Amazon Echo in casa. Ogni settimana il canale di Amazon Echo ci presenta una capacità di Alexa. Si tratta di competenze standard che gli sviluppatori provvedono periodicamente ad aggiornare e ad arricchire.

Ma è possibile che tra queste trentamila competenze disponibili di Alexa manchi qualcosa? Si, a quanto pare qualcosa manca e precisamente manca tutto quello che una persona svolge ripetutamente ogni giorno. Azioni che magari potrebbero essere eseguite dall’assistente vocale.

Ed è proprio per coprire questo tipo di mansioni che Amazon offre la possibilità di personalizzare l’assistente vocale Alexa.

Alexa Skill Blueprints

Alexa Skill Blueprints è pensato come un gioco da costruire per le famiglie. Ci sono domande ripetitive che i familiari si rivolgono tra di loro? Ci sono informazioni che una persona di casa vuole condividere con il resto della famigli anche in sua assenza? Ecco che basta costruire la propria personale risposta e Alexa risponderà a quelle domande tutte le vote che gli verrà chiesto.

Vi invito a visitare il sito ufficiale di Alexa Skill Blueprints è subito vi renderete conto di cosa è possibile fare.

Ci sono funzioni come la possibilità di creare un elenco di frasi per la famiglia, rispondere a curiosità su compleanni, eventi, feste e ricorrenze. E possibile creare giochi d’avventura e quiz o un elenco.

Alexa Skill blueprints – learn

Alexa Skill Blueprints è perfetto per le famiglie

Pat Higbie, CEO di XAPPmedia, ritiene che questa sia un’espansione positiva del set di funzionalità di Alexa per i consumatori.

Alexa Skill Blueprints è perfetto per le famiglie! Pensa a tutte le cose della casa che chiediamo alla mamma più e più volte, come “dove teniamo i calzini?” La mamma doverosamente risponde, ma risponde malvolentieri. Adesso le mamme possono trasformare le loro preziose conoscenze in conoscenze familiari attraverso Alexa.

Il naturale passo successivo è che le competenze di Blueprint siano condivisibili con altri account Amazon, in modo che possano lavorare su tutti i dispositivi della casa e quindi le risposte della famiglia possono ulteriormente condivise.

Alexa Skill Blueprints per un uso personale

Gli Alexa Skill Blueprints sono solo per un uso personale, quindi è possibile usarli solo sul proprio account. Cosa significa questo, che viene garantita la privacy del proprietario e che nessuno, che non faccia parte della famiglia, possa entrare in possesso di informazioni intime.

E se avessi un ospite? Amazon ha pensato anche a questo. Tra le blueprints Amazon ha sviluppato un modello Guest House che consente di aggiungere informazioni sulla casa a cui gli ospiti possono accedere facilmente. Modelli dello stesso genere sono forniti per animali domestici e baby sitter.

E qui si aprono nuove opportunità di sviluppo.

Perché Amazon ha lanciato Alexa Skill Blueprints?

Con questa mossa Amazon entra in una relazione sempre più intima con i propri clienti. Non solo consumatori ma anche sviluppatori e contributori della piattaforma. Insomma, Amazon vende un prodotto che ciascuno può personalizzare nel dettaglio.

Non è tutto oro quello che luccica

Chi ha già provato a creare le prime blueprints ha notato come funzionano. E’ tutto molto semplice perché si tratta di compilare e rispondere ad un form. Al termine del quale pubblicare la skill ed il gioco è fatto.

Qualche dubbio invece c’è nella registrazione per poter creare queste capacità. Ossia, è necessario creare un account sviluppatore Alexa (semplificato). Creare la capacità, uscire da questo account e rientrare nel proprio account da consumatore.

Un doppio canale che potrebbe dare fastidio ai consumatori entry.level a cui la piattaforma è dedicata.

Non dimentichiamo la concorrenza

Ciò che fa grande un assistente vocale però non è solo la personalizzazione. Ma anche la sua capacità di far parte di un contesto o ancora meglio un ecosistema in cui ci si ritrova facilmente.

Mi spiego meglio. Per tutti gli utenti, usare Alexa o Google Assistant non fa nessuna differenza. Come abbiamo potuto notare nella serie Controlla ogni cosa con la tua voce, ciascuno di noi, potrebbe parlare o dare comandi ad entrambi gli assistenti e non notare la differenza. Cambierebbe, semmai, solo il dispositivo che teniamo nelle mani.

La vera differenza la fa o la farà l’uso che l’assistente vocale ha con le terze parti. In questo senso Google vince a mani basse. Perché il suo assistente vocale è in contatto con una serie di applicazioni che già in tanti usiamo quotidianamente. Vedi Gmail, Calendar, Youtube e tutta una serie di servizi che Google offre. E  quindi, la personalizzazione che offrirà Google Assistant, se lo permetterà, sarà certamente più raffinata.

La battaglia tra i colossi si combatte tutta qui. Nella capacità di ciascun assistente vocale di essere coinvolgente. Le persone preferiranno “auto costruirsi” un assistenza vocale? E quindi avere una esperienza unica? Oppure preferiranno una funzionalità standard ma che li connette ad informazione e dati già presenti altrove?

Ad Alexa, apparentemente, spetterà il lavoro più grosso. E vedremo come si muoverà.

Rivoluzione o banalità?

Intanto già si sono polarizzate le opinioni degli esperti. Come al solito si va dall’entusiasmo sfrenato allo scetticismo più cinico.

Alcuni pensano che questo sia una funzione rivoluzionaria. C’è chi pensa per esempio che l’assistenza vocale possa rispondere al posto degli anziani in un momento del bisogno, quando non possono parlare, oppure aiutare anziani con capacità di memoria ridotta.

Altri invece sono completamente scettici perché le funzioni sono davvero basilari e se si vuole un assistente vocale con una buona usabilità. Già che non l’esperienza d’uso non è il massimo. Insomma, gli ingegneri del software possono dormire tranquillamente.

Conclusioni

Il mio parere come al solito sta nel mezzo ma rivolto verso gli ottimisti. Nel senso che per quanto scettici si voglia essere, noi qui continuiamo a parlare di sperimentazione, di percorsi possibili.

Le Alexa Skill Blueprints confermano la tendenza della tecnologia a rendersi sempre più invisibile. Conferma quanto già ripetuto dagli architetti dell’informazione da tempo. Che la rivoluzione che stiamo vivendo è culturale e non tecnologica. Ancora una volta la tecnologia si nasconde e permette a chiunque di trasformarsi in architetto dell’informazione o in provetto ingegnere. Con buona pace di tutti.

Insomma, in futuro sarà possibile personalizzare un assistente vocale? Si. potremo! Ed anche se non potremo personalizzare l’assistente vocale come lo farebbe un ingegnere, ci sarà chi avrà questa soddisfazione di crearne un pezzetto. O quanto meno di poter avere il piacere di una relazione più intima con il proprio assistente.

Si può fare!

L’UX frena l’assistenza vocale?

È possibile che UX e assistenza vocale, in questo momento, facciano a pugni? Che l’UX freni l’assistenza vocale? È possibile che il più grande ostacolo all’uso degli assistenti vocali e delle interfacce conversazionali sia proprio l’user experience, l’esperienza d’uso? Proprio l’assistenza vocale che ha come obiettivo quello di allargare il bacino di utenza a tutti per la facilità d’uso, in realtà pone degli ostacoli al suo uso quotidiano? E dunque potrebbe essere questo il motivo per cui alcuni miei colleghi guardano con diffidenza agli assistenti vocali e al mio blog? È questa la ragione di un certo scetticismo?

L’esperienza delle persone non è ancora ottimale. O, come sono personalmente convinto, l’esperienza e l’uso non rispecchiano le aspettative. Ma il lancio dello smartspeaker Google Home e del software Google Assistant hanno tracciato una via che durerà più di quanto si possa prevedere.

Il blog è nato proprio per parlare di queste cose ed essere consapevoli. Ed è per questo che ripercorro con voi l’articolo di Rebecca Sentance, con le mie riflessioni personali.

Le prime parole di Siri

Se si esegue una ricerca vocale in inglese, “Quando è stato lanciato Siri?” Google rimanda all’introduzione che ne da Wikipedia:

Siri è l’assistente digitale sviluppato dalla Apple Inc. presente nei dispositivi iOS, macOS, watchOS e tvOS, quali iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e Apple TV.

In italia, invece, Google Assistant rimanda ai vari link e parla solo se si chiede “Cos’è Siri?”.

Siri, l’assistente vocale di Apple, come sappiamo è nata con il lancio dell’iPhone 4S nell’ottobre 2011.

Da allora si è cominciato a parlare di comandi vocali non più come fantascienza ma come vera e propria realtà. Solo da qualche anno a questa parte se ne parla più frequentemente. Si veda la nascita di questo blog. E posso testimoniare che rispetto ai miei esordi, nel 2015, il numero di articoli presenti, sul web, sul tema sono sempre più numerosi.

Nel campo della ricerca, poi, la ricerca vocale è indicata come una delle principali tendenze che daranno forma all’industria, nell’immediato prossimo futuro.

Chi usa l’assistenza vocale?

Ma quanti di voi stanno utilizzando realmente e quotidianamente l’assistenza vocale? Chi risponde positivamente, probabilmente sarà una minoranza. Soprattutto si tratta di “addetti ai lavori.” Tra questi molti scettici che stressano il sistema, lo mettono in difficoltà l’assistenza vocale e tendono giustamente ad evidenziare, anche giustamente, i difetti.

Poi ci saranno anche tanti “makers” che smanettano su ogni novità tecnologica e questi sono coloro che diffonderanno davvero questa tecnologia tra le persone.

La maggior parte ci avrà giocato forse qualche minuto, per vedere l’effetto che fa e poi ha abbandonato la diavoleria che risponde solo ad una certa tonalità e ad un certo modo di dire “Ok Google” in perfetto american slang. E non vi sembri strano che la pronuncia corretta di Google sia tra le competenze di una minoranza di persone.

Senza dover disturbare i sondaggi, il fatto che si vedono, nel 2018, persone alla guida che usano il proprio smartphone usando vista e tatto, significa che neppure siamo arrivati al vivavoce. Altro che assistenza vocale.

Se Google fosse una persona?

Ma cosa accadrebbe se Google fosse una persona reale? È quello che si è immaginato in una memorabile webserie, di qualche anno fa, dal titolo “If Google Was a Guy”.

In uno spezzone una ragazza chiede quanto sia grande il Serengeti. Per la cronaca “La pianura di Serengeti è una regione di circa trentamila chilometri quadrati, costituita da prateria, savana e boschi situata in Africa orientale”.

Al quale l’assistenza vocale, non riconoscendo la pronuncia corretta, in inglese, confonde Serengeti con spaghetti. Il che fa infuriare la ragazza.

Il video vuole far ridere e ci riesce. Ma nella vita reale un errore di questo genere non fa ridere. Anzi. Porta la persona ad arrabbiarsi sul serio e ad abbandonare l’uso degli assistenti vocali.

Nonostante il potenziale rivoluzionario dell’interfaccia vocale, l’esperienza dell’utente, la user experience non è ancora al massimo della forma.

Conversazioni comiche o frustranti?

Bisogna assolutamente dire che gli assistenti vocali hanno fatto passi da gigante in termini di accuratezza del riconoscimento vocale negli ultimi anni. Le intelligenze artificiali di Google e Microsoft si avvicinano al 95% di riconoscimento. Che è poi il livello umano. Anche noi ci perdiamo il 5 percento delle conversazioni e compensiamo con altre capacità.

Le interfacce vocali sono progettate per imitare le conversazioni umane e così, quando conversiamo con un assistente vocale, si entra in un contesto che, fino ad oggi, è stato esclusivamente umano. Un contesto che è completamente diverso rispetto a quando ci mettiamo davanti ad un “disumano” schermo.

Forse un romano della Roma Antica comprenderebbe meglio un assistente vocale rispetto a noi. Per i Romani di allora la parola non era un’esclusiva umana, nel senso ampio che abbiamo oggi. Per gli antichi romani gli schiavi, per esempio, erano strumenti parlanti, per nulla paragonabili ad un essere umano. Definiti appunto Res vivente, (res significa, in latino, cosa) Anche i barbari erano coloro che balbettavano parole insensate e molto più vicini ad animali, appunto, che ad essere umani.

Forse, a ben pensare, noi ascoltiamo e trattiamo questi avanzati assistenti vocali con lo stesso disprezzo.

Aspettative molto alte

Lo dicevo due anni fa al WIAD Palermo 2017. I nostri punti di riferimento per l’assistenza vocale sono film di fantascienza e fumetti. Il nostro immaginario ha aspettative tanto alte quanto irreali rispetto alle capacità di questa tecnologia. Eppure più queste conversazioni migliorano, più ci aspettiamo che gli assistenti vocali digitali si comportino come umani. E quando per una qualche ragione non ci capiscono, subito ce ne allontaniamo.

Come se poi fosse stato naturale iniziare nuovi lavori stando davanti ad uno schermo. Cosa che ancora non tutti sono in grado di fare. Come se l’uso di PC fosse davvero così diffuso da permeare la totalità dell’Umanità. Per chi oggi fa uso quotidiano di questi strumenti, ricordo che sono passati decenni dal primo contatto con un computer dove la maggior parte delle persone ha iniziato a giocare. Nel tempo abbiamo imparato a farci altro, oggi sappiamo, grosso modo, cosa possono fare e come funzionano. E come rispondono.

Portare l’interazione all’interno del nostro mondo conversazionale (che ripeto ancora è un mondo complesso) significa cambiare completamente prospettiva. All’improvviso entrano in gioco una serie di aspettative completamente nuove. Vogliamo e pensiamo che i nostri assistenti vocali pensino, rispondano e ragionino come gli umani e l’esperienza dell’utente è prevedibilmente insufficiente.

Tocca all’architettura dell’informazione conversazionale colmare questo vuoto, come immagino stia accadendo oltreoceano. Insieme ad una moltitudine di professionalità che ruotano intorno all’assistenza vocale, tra figure più tecniche e figure prettamente umanistiche.

Un giorno vivremo come nel film HER e ci ritroveremo a parlare con i nostri assistenti vocali. Ma se dai romani ad oggi sono passati 2000 anni, da Google Assistant ad Her ne passerà del tempo. Non dico altri duemila anni, ma qualche decennio sicuramente.

Scelta e contesto

I problemi sono tanti e diversi. Le interfacce vocali danno l’illusione dell’interazione umana. Illusione, straordinaria, potente, ma pur sempre un’illusione.

Per far funzionare gli assistenti vocali le persone devono pronunciare esattamente le parole e i comandi giusti. E queste parole non sempre sono intuitive. Non solo. Ma gli assistenti vocali non mantengono sempre il contesto di conversazione come facciamo noi, per esempio, con il principio di cooperazione Grice.

Al momento le migliori interazioni sono limitate agli acquisti. Ecco perché il grande successo di Amazon Echo. I passi successivi ad un dialogo, invece, non sono soddisfacenti. Ecco perché tutti gli altri inseguono.

La semplicità non garantisce necessariamente l’usabilità e la mancanza di funzionalità disponibili può essere spesso più frustrante che utile. Nel momento in cui gli utenti non riescono a ottenere facilmente ciò di cui hanno bisogno con un’interfaccia, gli assistenti vocali verranno disattivati, indipendentemente da quanto efficientemente consentano loro di riordinare gli asciugamani di carta.

Fiducia dell’utente vincente

Ma la sfida più importante è quella di ottenere e mantenere la fiducia delle persone che fanno uso di questa tecnologia.

Nelle giuste circostanze, l’interazione vocale uomo-macchina è uno strumento molto utile. Purtroppo bastano un paio di esperienze negative per far mettere da parte, per sempre, le interfacce vocali.

Lo stesso Greg Hart, vicepresidente di Amazon, responsabile di Echo e Alexa, ha dichiarato che

la creazione di un assistente vocale in grado di rispondere a ogni possibile query è un problema davvero difficile.

Forse è qui che, nel 2011, Apple ha sbagliato. Ha sbagliato nell’invitare le persone a chiedere qualsiasi cosa a Siri. Forse già dalla sua nascita Siri era destinata a fallire.

Oggi sappiamo, per certo, che i comandi vocali funzionano meglio con vincoli specifici e ristretti. Le nostre aspettative sono ancora alte ma gli sviluppatori pongono dei freni proprio per riconquistare la fiducia degli utenti.

Per non parlare poi del suono della voce, le nostre pronunce, gli aspetti di fisica acustica, pongono degli ostacoli all’esperienza d’uso.

UX e assistenza vocale – Conclusioni

Sebbene in questi giorni stia usando Google Assistant e già ho amici che hanno acquistato i primi interruttori ad interfaccia vocale, io stesso non ho messo tra le mie priorità l’uso dell’assistenza vocale. Non sempre ho il piacere di ripetere più volte “ok Google” per non arrivare a quello che mi aspetto di trovare.

Ogni volta che una persona rinuncia ad usare l’assistenza vocale è un fallimento. Certo. Ma questi fallimenti frenano non fermano.

Oggi, mentre la discussione è ferma a quanto bene o male funzionino, a quanto pericolosi possano essere, si sta aprendo un mercato enorme di oggetti parlanti.

In un modo o nell’altro presto avremo nelle nostre case questi oggetti della domotica e impareremo ad usarli.

Personalmente, piuttosto che giudicare i fallimenti, sono felice di partecipare a questo tempo. E resto a guardare tra l’incuriosito e il meravigliato. Sono felice di poter vedere i primi passi (diciamo quelli più consistenti) di questa tecnologia che mi affascina. E persino gli errori mi fanno tenerezza. Poter partecipare con il mio blog, a questa trasformazione, per me è una soddisfazione che supera persino la gioia di sapervi miei lettori.

Con i miei articoli spero solo di poter dialogare e conversare con altri essere umani sul tema. E intanto, grazie sempre di essere arrivato fin qui.

Intervista a Stefano Arciero e la ripresa binaurale

Ho conosciuto Stefano Arciero grazie a Francesca Clementoni, amica conosciuta grazie alla passione comune per la radio e per i suoni. Lettrice del blog, radiofonica e amante dell’audio ha avuto il piacere di contribuire mettendomi in contatto con Stefano. E gliene sono davvero grato.

Da qualche mese a questa parte, infatti, il blog è diventato un centro di studio che unisce coloro che amano il suono e l’innovazione. I commenti stanno diventando sempre più numerosi e c’è davvero uno scambio e una costruzione di valore intorno ai temi trattati.

Tutte le foto di questo articolo sono state concesse al blog da Stefano Arciero e Vs3D.

Chi è Stefano Arciero?

Dal suo sito professionale Vs3D si legge.

Stefano Arciero si laurea nel 2007 con una Tesi Sperimentale (durata nove mesi) sulla Sintesi Binaurale, realizzata mediante Filtri Digitali e tanto calcolo matematico.
Subito dopo inizia il percorso di “Specializzazione” ed ha la fortuna di imbattersi nel sito Terzo Orecchio di Franko Russo e di ascoltare le Registrazioni Binaurali da lui realizzate.
Usando semplicemente il suo allenato orecchio, Stefano comprende subito che non è possibile eguagliare la qualità ed il realismo del Sistema Binaurale Neumann®, né l’esperienza raggiunta da Franko nei suoi lunghi anni di sperimentazione diretta.
Così decide di abbandonare il suo percorso di ricerca sulla sintesi, formule comprese, per dedicarsi completamente alla Ripresa Binaurale, come allievo, socio, amico, fratello di Franko.

Ma ci sarebbe molto altro ancora da dire. La sua competenza sul suono è molto vasta. Quando ci siamo sentiti mi ha raccontato di un mondo sonoro in evoluzione pieno di meraviglie.

Intervista a Stefano Arciero

Ci sarebbe sicuramente tanto altro da chiedere a Stefano. Ma non aggiungo altro. E magari più avanti ci saranno altre occasioni per invitarlo. Stefano Arciero è stato generosissimo nelle risposte. Più che una intervista si tratta di una guida all’audio binaurale. Ed è davvero un onore poter ospitare qui sul blog le sue parole.

Solo un consiglio prima di cominciare a leggere, recuperate un paio di cuffie. Sarebbe meglio avere delle cuffie di ottima qualità, ma vanno bene quelle che vi ritrovate. Durante la lettura Stefano consiglia alcuni brani da ascoltare e che vi faranno capire, al meglio, di cosa stiamo parlando.

L’audio 3D è una esperienza! Ricorderete a lungo questo articolo. Mettetevi comodi e, come dice lo stesso Stefano Arciero, godetevi il viaggio!

Ascolto

Cos’è per te l’ascolto? Quale definizione emozionale/affettiva daresti?

Esistono differenti modi di ascoltare che dipendono dal tipo di attenzione e concentrazione che mettiamo nell’ascolto. L’attenzione dovrebbe essere sempre presente e vigile come ad esempio quando camminiamo in città circondati dai rumori del traffico e delle persone.

Ascoltare Audio in 3D può sicuramente stimolare e favorire un ascolto consapevole, e saper ascoltare è una competenza peraltro sempre più richiesta nel mondo del lavoro.

Ascoltare per me significa fare davvero attenzione al tipo di suono che riceviamo e alla sua posizione nello spazio e attraverso l’ascolto 3D è possibile monitorare l’ambiente circostante a 360°. Da anni ascolto materiale audio utilizzando o ottimi diffusori oppure tramite cuffie stereo di buona qualità (attualmente ho cinque modelli di cuffie). Sono sicuro che utilizzare buoni diffusori o buone cuffie ed ascoltare materiale sonoro originale in una sala trattata può favorire il relax, la concentrazione nel lavoro e può migliorare l’umore.

In base alla mia esperienza posso dire con certezza che la cosa più importante quando ascoltiamo è l’attenzione e che, solo concentrandosi ed allenandosi, è possibile riuscire a raggiungere un ascolto sempre più consapevole.

Anni fa non ascoltavo musica con buoni impianti o buone cuffie, mi facevo bastare un 2.1 da 90 euro dell’elettronica di consumo e cuffie da 70 euro. È stato bello riscoprire le sfumature e i dettagli di tante produzioni e album che ho ascoltato per ore, durante veri e propri allenamenti dell’orecchio, nei primi mesi in cui ho iniziato ad occuparmi seriamente di registrazioni binaurali ed utilizzavo, come oggi, Monitor Adam e cuffie da studio.

Da un punto di vista emotivo, la musica è legata alle nostre esperienze passate ed è normale che alcuni brani o registrazioni ambientali possano evocare ricordi affettivi che in qualche modo sono legati al tipo di suoni utilizzati e che questi ricordi possano influenzare l’ascolto. Allo stesso modo i pensieri che abbiamo nel momento in cui andiamo ad ascoltare. Quando si lavora ad un mix, infatti, sarebbe meglio fare qualche esercizio di respirazione e liberare la mente.

Riassumendo per me l’ascolto è fortemente legato a quanto siamo attenti e concentrati sia nell’ascoltare i nostri pensieri e sia nell’ascolto di materiale sonoro per così dire “esterno” a noi, facendo attenzione a capirne il significato, utilizzando elementi intrinseci della sorgente sonora X, come la profondità, la naturalezza, la timbrica, il panorama sonoro in cui è immersa, il riverbero naturale e la posizione nello spazio XYZ;

Audio 3D o Binaurale

Intanto Audio 3D e Binaurale sono la stessa cosa? O mi sbaglio?

La ripresa Audio Binaurale professionale è una ripresa a 360° sferici. Ciò significa che possiamo posizionare una sorgente sonora in qualsiasi punto dello spazio e possiamo registrare ed ascoltare questa illusione sonora provenire dalla medesima posizione che aveva rispetto alla testa artificiale al momento della registrazione.

Tale registrazione non solo cattura la sorgente diretta ma anche tutte le sue riflessioni nell’ambiente circostante a 360°. Molti ascoltatori commentano: “sembra di essere lì”, proprio sul luogo della ripresa! Questo perché siamo circondati dal Suono che, nell’ascolto in cuffia, viene percepito esterno alla scatola cranica e non interno come il Mono (che suona al centro della testa) o lo Stereo (non Binaurale che si sposta da sinistra a destra sempre dentro la testa). I Suoni Binaurali sono esterni a noi e caratterizzati da una distanza “r”, distanza tra la Dummy Head e la sorgente sonora.

I segnali L e R che arrivano alle nostre orecchie vengono, all’interno del Microfono Binaurale, elaborati da un circuito “psico-dinamico”, un vero gioiello (!) della Tecnologia Neumann. Questo circuito elettronico, che fa molte cose, riesce ad imitare il comportamento dei tre ossicini dell’orecchio medio (i più piccoli del corpo umano) e quindi cattura più o meno suono in base all’intensità e restituisce una dinamica Naturale, ideale per la Musica Classica, Sperimentale e per il Jazz. Il tutto a partire dalle due capsule Neumann di elevatissima qualità alloggiate nel condotto uditivo della Testa, una per l’orecchio sinistro e l’altra per il destro. Quindi alla domanda spesso ricorrente: quanti microfoni ci sono dentro? Possiamo rispondere con certezza: Due!

Esistono molti sistemi di spazializzazione del suono, alcuni usano molti diffusori per poter posizionare al meglio le sorgenti intorno l’ascoltatore.

Il Binaurale invece ha la miglior resa utilizzando cuffie stereo (meglio se di buona qualità, anche se la spazializzazione si può apprezzare con cuffie scarse o mediocri).

Nell’ascolto in cuffia sei tu che entri nell’ambiente dove sono stati registrati i suoni. La frase che ricorre più spesso fra i tanti che si sottopongono ad ascolti di materiale Binaurale è appunto: ”sembra di essere lì”. Hai, infatti, davvero l’illusione di essere al posto della testa artificiale nel punto in cui è stata realizzata la registrazione. Per me è un modo unico di ascoltare i suoni nello spazio circostante! Non solo davanti o dietro come si può fare con i sistemi surround, dove viene a mancare l’asse verticale (… e quindi sono 2D) e le sorgenti possono essere posizionate su un piano (e non nello spazio!) ma a 360 gradi sferici.

Con l’Audio Binaurale possiamo apprezzare una voce che ci sussurra vicino l’orecchio o uno strumento in lontananza oppure i tuoni dall’alto e la pioggia intorno a noi. Il Binaurale copre quasi tutto il campo sonoro intorno a noi, vicino l’orecchio (sussurrato) – lontano, in base al raggio r che c’è tra la testa artificiale e la sorgente sonora.

Credo che si debba utilizzare il sistema più adatto al tipo di progetto che si intende realizzare e in base ai risultati artstici che si vogliono ottenere. Spesso mi capita di suggerire ai musicisti, che mi propongono idee che secondo me non sono compatibili con il Binaurale, le tecniche di ripresa stereo tradizionali. Quello che noi vogliamo fare è preservare la naturalezza di queste riprese e concretizzare dei progetti di qualità che siano stati pensati per usare lo spazio intorno all’ascoltatore quindi andando a stimolare l’ascolto di sorgenti sonore che provengono, ad esempio, da dietro o da sopra o da sotto.

C’è da dire una cosa. Nel campo visivo, dove appunto vediamo, molti non riescono a percepire la profondità. Questo è dovuto chiaramente al fatto che proprio perché davanti vediamo, il cervello se non vede le sorgenti sonore non si convince abbastanza e viene a mancare la profondità proprio nel campo visivo. Questo mi è capitato con alcuni studenti durante i corsi. Però, dopo alcune sedute di ascolto mirate, anche queste persone riescono a percepire la profondità nel campo visivo. Quindi alla fine è tutto un discorso di allenamento dell’orecchio, che inizia con ascolti di registrazioni naturalistiche ad occhi chiusi.

Vorrei anche aggiungere che se si utilizza una testa professionale (come la Neumann) i suoni sono ottimizzati per l’ascolto tramite diffusori grazie al circuito psico-dinamico che vi è all’interno. Se i diffusori sono posizionati davanti a noi perdiamo il 3D. La qualità timbrica e la dinamica naturale restano invariate. Ma provate invece a mettere i diffusori uno di fronte l’altro, come una grossa cuffia, ed ascoltate materiale Binaurale. Accadono cose davvero notevoli ed interessanti!

Registrazione binaurale

Come sei arrivato alla registrazione binaurale?

Ho scoperto l’Audio Binaurale durante il corso di Audio Digitale all’Università Tlc di Roma, tenuto dal Prof. Aurelio Uncini, un esperto in materia.

Mi ero talmente appassionato che decisi di fare una tesi sperimentale e cercare di creare un plug-in in grado di spazializzare sorgenti mono. Feci tantissime ricerche iniziando da Shaffer e il paesaggio sonoro, poi ho scoperto le registrazioni Olofoniche di Hugo Zuccarelli, genio dell’Audio (vanta collaborazioni con Pink Floyd, Michael Jackson e molti altri grandi della musica). Per il progetto tesi utilizzai il Pure Data, un software basato sul c++ e open source. Avevo progettato un plug in ed utilizzavo quattro microfoni per catturare i segnali ambientali. Dopo mesi di test riuscivo a spazializzare una sorgente mono, ad esempio una voce.

Prendevo la voce di Marley o di Morrison in mono e la facevo girare intorno la testa. Tutto molto carino ma la qualità timbrica mancava chiaramente perché i microfoni impiegati erano di basso costo e poi si sovrapponevano i quattro rumori di fondo. Dopo la tesi iniziai a cercare studi di registrazione e un giorno mi sono imbattuto nel sito di Franko Russo. Utilizzava un microfono Binaurale professionale dal 2001. Ascoltai le prime due rec, le onde del mare “In Barca”

e “il Temporale”

e rimasi a bocca aperta. Sembrava davvero di essere su una barchetta bagnati dalle onde intorno. Scrissi a Franko per fargli i miei complimenti e da quel giorno c’è stato un feeling particolare, sicuramente basato sul modo di ascoltare in comune che abbiamo, e che ci ha portato a fare tante esperienze e tante collaborazioni con Artisti italiani, molti dei quali stimavo già da anni.

Registrazione in audio 3D

L’audio 3D è una rivoluzione per chi ascolta, ma anche una rivoluzione per chi registra. Cosa hai dovuto cambiare nel tuo modo di lavorare?

Prima di iniziare ad occuparmi di Audio 3D avevo avuto solo alcune esperienze pratiche di registrazione. E questo da un lato è stato un vantaggio perché chi inizia, ma ha già metabolizzato un metodo di lavoro, fa fatica a comprendere che con il Binaurale si lavora diversamente.

Per prima cosa è molto più importante la fase di pre-produzione rispetto alla post-produzione perché non è possibile avere tutto il controllo che si ha nelle riprese mono. Si devono scegliere le location, gli ambient e i riverberi naturali che si desidera utilizzare. Si devono fare degli schemi sulla posizione delle sorgenti sonore, siano esse acustiche o amplificate.

Bisogna fare delle prove per poi riascoltare ed eventualmente correggere, andando a spostare le sorgenti: il che significa fare il mix fisicamente, alzando o allontanando amplificatori, disponendo sistemi di più diffusori, regolando i volumi rispetto alla testa e rispetto all’ascolto dei musicisti e così via. Parlo già di mix, nel senso che lo si fa prima della registrazione. Se metto una chitarra a sinistra rispetto alla testa poi non potrò cambiare la sua posizione. Quando parlo di pre-produzione intendo proprio dire che si inizia a mixare facendo delle prove e regolando il tutto prima della rec, dopo si va in scena!

Per molte persone la registrazione è un atto passivo. Così non è. Ma in questo caso più che mai. Ci racconti del tuo lavoro di progettazione?

Conosco molti musicisti che secondo me non amano molto riascoltarsi, altri invece sono appassionati di registrazione, di sperimentazione ed alcuni sono anche dei bravissimi tecnici ed ingegneri del suono. Non credo che la registrazione sia un atto passivo, anzi.

Credo invece che sia molto simile alla fotografia sia a livello emozionale sia per il fatto che puoi immortalare quel momento, puoi per un attimo fermare il tempo e conservarlo per sempre. E come nella fotografia puoi essere quanto più naturale possibile e vicino alla realtà o puoi ritoccarla (nel limite del possibile) per tentare di migliorarla.

In particolare mi riferisco alla musica live, lì devono funzionare alcune cose: l’acustica della location (e qui si apre un capitolo enorme sugli spazi in cui si fanno live, almeno di musica rock in Italia); la qualità dell’amplificazione, la bravura e l’orecchio del fonico, la magia e l’affiatamento dei musicisti, il coinvolgimento del pubblico. Quando progetto una ripresa professionalmente è su questi parametri che ragiono in collaborazione con gli artisti.

Nella ripresa Binaurale c’è sempre un’importante componente creativa, abbiamo la possibilità di registrare una soggettiva sonora, quale soggettiva ricreare? Il punto di ascolto del pubblico a centro sala o il punto d’ascolto del direttore d’orchestra? Ci sono infinite possibilità. Ma ciò dipende anche dalla componente e dal contributo creativo che può desiderare l’artista. Audio immersivo significa che, usando una cuffia, io posso essere trasportato in una scena sonora. La scena va progettata e creata, possiamo portare i fan e gli ascoltatori dentro il suono, questo per me è magico ma bisogna farlo bene.

Da quello che ho letto, forse mi sbaglio, mi pare di capire che c’è bisogno di team multidisciplinari. Quali incontri inaspettati sono arrivati?

Ci sono stati molti incontri inaspettati. Oltre ad aver conosciuto Franko Russo, pioniere delle tecniche di ripresa Binaurale, ho
conosciuto validi Videomaker e registi aperti alla tecnologia Audio Binaurale, come Filippo Chiesa, grazie al quale abbiamo realizzato un interessante progetto di realtà aumentata per il Museo Casa Natale Giuseppe Verdi di Busseto. Lì Abbiamo girato scene in Audio3D/Video ambientate nell’800 dove la soggettiva era quella di G.Verdi da bambino. I visitatori possono fruire di questi contenuti utilizzando iPad e cuffie che vengono dati all’ingresso del museo.

Un altro compagno di viaggio è stato Victor Ortega che ha filmato i nostri primi esperimenti di utilizzo di due Teste Binaurali sincronizzate, ciò che noi chiamiamo “6D-Audio” basato sulla provocatoria formula 3D+3D=“6D”! Vi invito a consultare i loro lavori, decisamente eleganti e di classe.

Poi c’è Oscar Serio, regista specializzato in videoclip musicali con il quale stiamo collaborando ad un progetto di ripresa Video in 360 con Audio Binaurale.

Sicuramente non può mancare Hugo Zuccarelli che abbiamo avuto l’onore di ascoltare via skype in collegamento da Buenos Aires e che ci ha raccontato della sua tecnologia di diffusione sonora in Audio 3D attraverso casse acustiche opportunamente progettate e che sta avendo un grande successo nel Teatro Ciego dove fa ascoltare interi album con la platea interamente al buio.

Come ti prepari quando devi registrare?

Per prima cosa ascolto materiale audio dell’artista che andrò a registrare. Nel caso di progetti multimediali invece cerco di ragionare sul metodo più semplice che può essere adottato per ottenere il risultato migliore. Mi capita quasi sempre di immaginare prima quello che andremo a realizzare. Cerco di visualizzare la location, la disposizione degli strumenti, delle voci e gli ambient. Ovviamente ragiono a 360 gradi, chiedendomi ad esempio “cosa posizioniamo dietro, cosa davanti, cosa in alto?”

Il suono della chitarra ad esempio preferisco posizionarlo dietro la testa quando uso configurazioni che prevedono suoni intorno al microfono. Per me la scena sonora è come un disegno in cui gli equilibri dei suoni sono paragonabili agli equilibri dei colori. Sono convinto, e lo dico da chitarrista che da adolescente amava sperimentare con i microfoni ambientali per registrare le prove, che almeno una volta nella vita bisogna registrare il proprio sound in Audio Binaurale, grazie al quale si scoprono sfumature probabilmente ignorate prima e un’elevata qualità timbrica.

Chi ha ascoltato l’audio binaurale dice di aver vissuto un’esperienza. A quali esperienze hai lavorato fino ad oggi?

La prima esperienza magica fu l’incontro tra me, Franko Russo e John De Leo, che rimase effettivamente colpito dal nostro tipo di registrazione. Con lui provammo il primo esperimento in “Giochi di Voce in 3D”

ottenendo davvero un risultato sorprendente. La voce strepitosa di John De Leo, venne spazializzata e resa ancora più unica grazie alla pulizia della registrazione Binaurale. Dopo questo incontro le collaborazioni furono tantissime.

Tra i tanti artisti con cui abbiamo avuto l’onore di lavorare sicuramente va citato il Banco del Mutuo Soccorso, storica Band del Rock Prog. italiano, con i quali registrammo diversi live durante il Tour 2011/2012, e fu un’esperienza incredibilmente emozionante. Catturare il sound dal vivo del Banco, la magia della Voce di Francesco Di Giacomo significava per me portarmi a casa ogni sera un pezzo di storia. Così come l’incontro con i 99 Posse, registrati dal vivo a Napoli nel 2014, con il microfono circondato da un pubblico di 30.000 persone che cantavano a ritmo!

Grazie a speciali microfoni è possibile realizzare delle registrazioni dalla qualità mai sentita prima, raccontaci di questi microfoni. Di che si tratta?

Si tratta di microfono speciali del marchio tedesco Neumann. Vengono chiamati “Dummy Head” o Teste Artificiali. Una robot, forma di testa umana in grado di replicare la fisiologia dell’udito umano. Basati sul concetto di due capsule microfoniche alloggiate in un simulacro di testa, i Neumann possiedono tutta la tecnologia per ottenere dei suoni spazializzati, potenti e ricchi nel contenuto informativo in frequenza.

I microfoni sono alloggiati nel condotto uditivo e i due segnali vengono inoltrati al circuito interno che simula i tre ossicini dell’orecchio medio e restituisce una dinamica davvero naturale. I microfoni sono dotati di uscite per l’oscilloscopio e permettono di effettuare misure acustiche molto accurate.

L’aspetto che a noi interessa è la creazione di mondi sonori tridimensionali che possono avere diverse applicazioni, dalla produzione di musica o audiolibri, allo streaming in audio immersivo fino ai contenuti multimediali per le strategie di marketing.

C’è anche un lavoro di editing dopo? O bastano i microfoni speciali a rendere l’audio tridimensionale?

C’è un lavoro di post-produzione. Come ogni altro microfono anche il KU 100 ha un proprio diagramma polare e in base a quello bisogna equalizzare il materiale sonoro acquisito che comunque risulta già spazializzato. L’equalizzazione, le automazioni sui volumi, servono per rendere la traccia più fluida. In un secondo momento si può intervenire con i compressori per comprimere leggermente e tirare su di volume la traccia badando bene a stare lontani dai valori di compressione raggiunti a causa della Loudness War. Le nostre tracce vengono ottimizzate per l’ascolto con più cuffie e diffusori e mantengono sempre una dinamica naturale.

Come ascoltare al meglio l’audio tridimensionale? Nei video presenti su internet si consigliano cuffie e occhi chiusi. Tu cosa consigli?

Il miglior ascolto è proprio con le cuffie correttamente indossate, L a sinistra ed R a destra ad occhi chiusi. Abbiamo comunque utilizzato diverse tecnologie dal video 2D alla stereoscopia grazie al Prof. Roberto Soldati di IAF Visualresearch.

Accade che alcune persone non riescano a percepire la profondità nel campo visivo. Questo succede perché quando le sorgenti entrano nel campo visivo e non le vediamo, poiché non c’è una ripresa video, il cervello si convince di meno dell’illusione sonora. Dietro di noi, invece, riusciamo a percepire tutti i movimenti delle sorgenti sonore e la profondità.

Integrando una ripresa Binaurale con il Video diamo la possibilità all’ascoltatore di vedere cosa accade nel campo visivo e quindi di ottenere una percezione sonora ancora più immersiva dove si rafforza la profondità dei suoni.

Badate bene è un problema di noi vedenti che si risolve con l’allenamento e che i non vedenti non hanno poiché abituati ad ascoltare senza vedere, bypassando le informazioni visive.
Con molti videomaker abbiamo lavorato sulle sceneggiature andando a pianificare le riprese prima della registrazione, con schemi e disegni in cui il punto di riferimento delle scene è sempre la soggettiva Audio/Video formata dal blocco Microfono Binaurale + Videocamera.

Il Microfono Ku100 è forse l’unico che risolve tutte le problematiche legate all’ascolto tramite diffusori come ad esempio il “Crosstalk”. Possiamo quindi godere della timbrica, della naturalezza e della profondità di una ripresa Binaurale utilizzando due casse che, di solito, sono posizionate davanti a noi. Questo in qualche modo fa perdere l’effetto tridimensionale ma: provate ad ascoltare con due casse poste ai lati della testa come una grossa cuffia! Cosa accade?

Leggo su una rivista “Il termine 3D audio, quindi, dovrebbe essere usato soltanto in quei casi dove le casse sono più di tre e queste disposte come minimo a tetraedro, sicuramente ad altezze diverse l’una dall’altra. Non sono tecnicamente 3D, di conseguenza, tutti i sistemi 5.1 o 7.1 con le casse disposte alla stessa altezza, tutti i sistemi stereo e, meno che mai, i sistemi binaurali da ascoltare utilizzando una cuffia. Possono riprodurre audio 3D i sistemi Ambisonics, 3D-EST e in generale tutti quelli che prevedono il posizionamento delle casse a diverse altezze, come il VBAP, il DBAP e il Level Control System”. Che si fa? Come si ascolta?

Non per essere di parte ma, dopo aver provato diversi sistemi, l’unico modo che ho avuto per ascoltare una voce sussurrata vicino l’orecchio è stato il Sistema Binaurale. E questo permette ad esempio nella musica di poter fare cose che non è possibile fare con altre tecnologie se non con il Binaurale o con l’Olofonia.

Uso spesso sorgenti spazializzate che vicino l’orecchio come back vocal che entrano ed escono all’interno di un brano. Si ha davvero la sensazione che la persona sia a pochi centimetri da noi.

La magica Voce di John De Leo, Artista che per me è sempre stato un punto di riferimento sin da quando ascoltai per la prima volta i suoi vocalizzi, in Giochi di Voce 3D è una testimonianza di cosa si può sperimentare.

Ad ogni modo c’è molta fiducia da parte nostra nel lavoro che sta facendo Hugo Zuccarelli con i suoi diffusori progettati per coprire intere platee. Lì il pubblico fa un ascolto immersivo senza l’ausilio delle cuffie e io non vedo l’ora di provare questo sistema anche perché siamo in contatto con Hugo ed è un personaggio straordinario che vi consiglierei di intervistare.

Nonostante sono anni che si studia l’audio tridimensionale, non si hanno ancora lavori su larga scala con questa tecnologia. O comunicati tali. Secondo te perché?

Credo che ci siano diversi problemi come il metodo di lavoro che è completamente diverso dagli altri e ci sono pochi tecnici che se ne occupano. Poi bisogna utilizzare location particolari che non sempre si trovano facilmente e comunque hanno dei costi che incidono sul budget.

Il microfono Neumann è poco utilizzato poiché con il suo costo i tecnici preferiscono comprare 3/4 microfoni mono, ma il risultato sarà di un altro tipo. La speranza è che con l’aumentare dell’uso degli smartphone, sempre più persone useranno nel quotidiano le cuffie e questo favorirà la diffusione dell’Audio Binaurale come riportato in un articolo dell’AES  .

Una nostra idea che abbiamo realizzato è stato trasmettere in streaming Audio 3D e lo abbiamo fatto dal Roxy Bar di red Ronnie. Abbiamo dimostrato che è possibile, proprio perché la traccia Binaurale è Stereo, trasmettere live e dare la possibilità agli ascoltatori di avere la sensazione di essere nel luogo della ripresa, circondati non solo dai suoni ma dal pubblico. Qui trovate un paio di finali di puntata del Roxy Bar in cui veniva spento l’impianto per favorire i suoni acustici.

Ed in Italia? Come senti il panorama sonoro?

Se parliamo di musica devo dire che in Italia ci sono situazioni molto differenti tra loro.

Da una parte ci sono artisti che lavorano per grandi major e che magari sono entrati nel circuito degli show televisivi, realizzati proprio per “testare” questi ragazzi, andando ad analizzare tutte le variabili in ballo per poter capire su chi investire. A quel punto hanno tutti i mezzi per produrre musica, di consumo?

Dall’altra parte ci sono artisti e musicisti che, partiti dal basso, continuano a portare la loro musica e il loro messaggio con progetti autoprodotti. Ho conosciuto artisti che sono davvero puri. Scrivono testi impegnati denunciando ciò che non funziona in questo sistema e continuano a lottare per portare energia positiva nei luoghi dove le persone si aggregano per ascoltare un genere di musica, sicuramente non commerciale, che stimola la riflessione.

Quello che stiamo cercando di fare è di far capire agli Artisti che, tralasciando la parte tecnica della tecnologia, sul piano creativo si possono realizzare davvero tante cose, molte già testate e tante altre ancora da scoprire essendo il campo dell’Audio Binaurale ancora non totalmente esplorato, anzi.

Progetti futuri?

Molti. Stiamo sviluppando un sistema di trasmissione streaming Audio 3D / Video portatile e di facile installazione. Come dicevo sopra, abbiamo già trasmesso l’audio Binaurale in streaming durante alcune delle puntate del Roxy Bar di Red Ronnie ed abbiamo verificato che se il tutto viene fatto per bene gli ascoltatori da casa o tramite uno smartphone possono essere, come diciamo noi, “tele-audiotrasportati” nel posto in cui stiamo facendo la ripresa audio 3D / Video live.

E questo è uno dei progetti a cui tengo particolarmente, ha il suo fascino. Poter pensare di indossare una buona cuffia ed avere la sensazione di essere in un qualsiasi teatro del mondo ed ascoltare un concerto di musica classica o jazz in tempo reale con l’audio immersivo è davvero bello.

L’altro progetto è una grande libreria di suoni, rumori, ambient, Binaurali ed abbiamo già molto materiale. E poi ci saranno i miei brani ovviamente in Binaurale.

Ringraziamenti

Non posso che fare i miei migliori auguri a Stefano Arciero per i suoi progetti. Come amante delle sonorità non posso che augurarmi una diffusione capillare di questo tipo di suoni. Per cui…

Grazie Stefano e alla prossima!

Potete seguire Stefano anche su Facebook alla pagina Vs3D “Viaggi Sonori 3D”.

I valori dell’architettura dell’informazione e non solo.

I valori dell’architettura dell’informazione sono elencati in un vecchio post di Federico Badaloni che ha condiviso sul suo blog una sua lezione svolta al Master. Vi devo dire che, per un motivo o per un altro, rileggo spesso questo post. Ed oggi che si avvicina il Natale mi sembra opportuno riproporre questi valori ai miei lettori.

Se c’è qualcosa di cui abbiamo sempre bisogno sono i valori. Senza valori non possiamo costruire nessuna comunità. E se non ci incontriamo su qualcosa in cui crediamo non abbiamo nulla da condividere.

I valori dell’architettura dell’informazione secondo Federico Badaloni

FIDUCIA

Fiducia è muovere da un presupposto positivo.

L’architettura dell’informazione si nutre del piccolo e del semplice perché è il piccolo che produce il grande e il semplice che produce il complesso.

ATTENZIONE

I contenuti sono tenuti assieme da una rete.

L’umanità è tenuta assieme da una rete.

RESPONSABILITA’

I valori incarnati, cioè i gesti e le emozioni, sono contagiosi. Sceglieteli con cura.

Ogni parola detta, ogni sguardo, ogni suono, ogni colore conta.

Siate all’altezza di ogni gesto. Siate all’altezza di ogni parola.

ELEGANZA

È eleganza l’arte di scegliere (eligo).

L’armonia è ciò che fa percepire il tutto come un “organismo significante” e significativo per noi.

L’armonia è l’affordance della bellezza.

INCERTEZZA

Coltivare il dubbio è coltivare il rispetto per le idee dell’altro.

Chi è certo non può andare oltre. Perché non si può andare oltre la propria certezza.

STUPORE

Chi non sa stupirsi si annoia. E annoia coloro che gli sono incontro.

Il tempo dello stupore è carico di doni.

Chi sa stupirsi, si innamora.

COSCIENZA DEL TEMPO

Riconoscete il valore del tempo.

Domandatevi se ciò che state per inscrivere nella rete è essenziale. Domandatevi se è buono.

Anche quando la rete vi sembrerà capace di accogliere l’effimero, ricordate che in rete nulla lo è mai.
Nutrite la rete con ciò che è degno di parlare per sempre per voi.

I valori dell’architettura dell’informazione secondo Toni Fontana

Prima di scrivere questo post ho riflettuto per un bel po’ di tempo. I miei valori non sono prescrittivi come quelli di Federico. Quel che scrivo lo scrivo prima di tutto a me stesso. Non ho mai pensato di avere qualcosa da insegnare, non ho mai voluto avere studenti al seguito. Se c’è stato un desiderio è sempre stato quello di condividere. Condividere con altri quel che sapevo e che so. E soprattutto con i ragazzi e le ragazze, i giovani che sanno entusiasmarsi e ridere con leggerezza.

Allegria, gioia, divertimento, amore, entusiasmo

Dedicarsi all’architettura dell’informazione con entusiasmo. Ma dedicarsi con entusiasmo a qualunque cosa che piace fare. L’architettura dell’informazione è una disciplina ampia; abbraccia e sintetizza metodi trasversali. Ricordo ancora oggi la gioia e la sorpresa, quando ho conosciuto la disciplina.

Da un lato avevo trovato un metodo di ricerca che mi dava cognizione delle scelte da fare, al di là del parere di pochi. Dall’altro avevo trovato una disciplina che confermava il mio metodo di lavoro incentrato sulle persone.

Ascolto

Ascoltare gli altri è mettere al centro gli altri. Questo blog ha sempre messo al centro del suo lavoro l’ascolto. Senza ascolto non c’è conversazione. A volte non ascoltiamo gli altri proprio perché abbiamo fretta di dare una risposta. Non è necessario.

Sapere ascoltare, o almeno, iniziare ad imparare ad ascoltare è un buon inizio. Lo è per te (che hai la bontà di leggere), lo è per tutti coloro che ti stanno intorno. Non è che salvi il mondo ascoltando gli altri. Ma sicuro non peggiorerà le cose. Sicuramente migliorerai la progettazione di quel che fai. Se ascolti bene, le soluzioni arrivano.

Avventura

L’architettura dell’informazione è avventura perché capire i bisogni delle persone è sempre un’ avventura. Ogni persona che ascolti ha una sua storia, un suo percorso di vita. E quante idee e pregiudizi ha in testa!? Quanta incertezza? Quante cose da chiedere? Ogni persona ha i suoi tempi, un suo carattere, un suo modo di fare.

Non ci sono regole. Quando incontri l’altro, comincia l’avventura.

Condivisione, contribuire, generosità

Quello che so è il risultato di quello che altri hanno avuto voglia e desiderio di condividere con me. Fosse un libro, un pensiero o un parere, persino un cattivo insegnante. Ognuno mi ha segnato e plasmato quel che sono oggi. Nessuno nasce imparato. Siamo il risultato di esperienze precedenti, di errori commessi e di successi conseguiti. Noi pensiamo quello che altri hanno detto e scritto. Siamo quello che altri hanno già provato per noi e con noi.

Non siamo affatto originali. Siamo il risultato di una evoluzione a cui hanno contribuito anche persone sconosciute. Ricambiare questa generosità è contribuire a questa crescita. Possiamo aggiungere il sale che da sapore a ciò che hanno fatto altri. Possiamo elargire il calore che altri non riescono a donare. Ma, resta il fatto che, solo nello scambio ci si arricchisce.

La prossima settimana troverete proprio un articolo sul condividere i talenti.

Intelligenza

Per me intelligenza è la capacità di mettere insieme le cose, di collegarle, di rendere un senso. Più i collegamenti che si fanno sono forti e solidi, più intelligenti si è. L’architettura dell’informazione aiuta a mettere insieme le cose, a dare un senso alle informazione che riceviamo.

Oggi è difficile riuscire a concentrarsi su poche cose. Figurarsi a collegarle. Ecco. L’architettura dell’informazione restituisce almeno il senso.

Dignità, Libertà, Fedeltà, Rispetto

Questi sono valori più personali. Sono quelli inerenti alla capacità di fare, di lavorare, di essere autonomo. Di restare retto mentre tutto intorno è tempesta. Penso che se segui un metodo, alla fine, meriti il traguardo che raggiungi. Per questo al momento partecipo a lavori di cui condivido visione, valori, emozioni. Anche se non direttamente miei, li considero sempre progetti personali. Sono progetti piccoli, ma fatti bene. Non è più tempo della gloria, non è più tempo della competizione. Anche se ammetto che mi manca l’adrenalina.

Penso che lavorare lentamente renda il viaggio più interessante. Sicuramente alla lunga è più sostenibile.

Tenacia

L’architettura dell’informazione richiede tenacia. In pochi conoscono la disciplina. Pochi ne comprendo il senso. In pochi ne  parlano. Chi si occupa di architettura dell’informazione lo fa (quasi) sempre in solitaria. Non basta vedersi un paio di volte l’anno per colmare la solitudine. Chi persegue la disciplina deve accettare la solitudine umana e intellettuale. Ci vuole tenacia, ci vuole spirito di avventura. Ci vuole essere la goccia che buca la montagna.

Gratitudine

Ma nello stesso tempo ci vuole gratitudine. Gratitudine verso coloro che ci seguono, che ci sostengono, che ci abbracciano, che sono disposti all’incertezza, allo stupore, al cambiamento, all’attenzione, alla responsabilità. Grazie a chi ancora da fiducia e pone attenzione. Grazie anche a te, che sei giunto fin qui. Perché sono in pochi quelli che arrivano alla fine. Grazie. Grazie di vero cuore.

5 settori che l’assistenza vocale trasformerà

Nel nostro prossimo futuro l’assistenza vocale cambierà la nostra quotidianità. Alcune delle nostre abitudini, come guardare continuamente il cellulare, potrebbero ben presto diventare abitudini da vecchi. Più le interazioni conversazionali saranno utili, più ci abitueremo a parlare con i nostri dispositivi. Alcune azioni manuali diventeranno vocali.

Non sarà una rivoluzione improvvisa. Però sarà qualcosa che avverrà, visto i grossi investimenti che Amazon, Google, Apple e Microsoft, stanno impiegando.

Ho già spiegato che l’interfaccia vocale è una realtà e ripreso più volte il perché tutti i dispositivi vogliono parlare. E anche ho scritto sul perché si parla di assistenza vocale oggi, più di ieri. Nonostante i computer siano stati in grado di comprendere i comandi vocali fin dagli anni ’90 del secolo scorso.

Così come ha scritto Jeffrey Humble

L’innovazione tecnologica per l’elaborazione vocale sarà il principale driver nella diffusione delle interfacce vocali in altre industrie. Le interfacce touchscreen esistevano prima dell’iPhone, ma la tecnologia e le interazioni non erano ad un livello sufficiente per creare un’adozione diffusa. Finché Apple non si è mossa. La voce sta ora raggiungendo un punto di evoluzione simile.

Alla conferenza I/O 2017, e così come confermato dai nuovi business emergenti, Google ha ridotto la propria frequenza di errore dall’8,9% al 4,5%.

Risultati positivi per le macchine ma anche per il mercato che si vuole fondare su questo tipo di interfacce utente senza schermo.

Assistenza vocale cosa cambia

Di seguito si propone un elenco delle cinque industrie che stanno già subendo delle rivoluzioni interne. Nella loro evoluzione è compresa anche l’assistenza vocale. E si prevede che saranno proprio queste industrie a traghettare l’assistenza vocale nella nostra quotidianità.

I mercati più sensibili dunque sono il mercato delle automobili, la tecnologia indossabile, i call center e alcuni servizi al cliente di base, il mercato dei dispositivi e accessori per non vedenti e per finire la traduzione simultanea.

Le automobili

Le automobili sono già oggi connesse ad internet. Ci sono auto connesse tramite dispositivi come Apple Car e Android Auto. O ancora con una lunga serie di interfacce proprietarie.

Oggi l’auto è vista come uno strumento in cui si trascorrono molte ore della giornata e in cui si perde tempo. Al massimo si ascolta radio o si sta pericolosamente al telefono senza un vivavoce. L’idea delle major di questo settore è quello di trasformare questo spazio nel nostro ufficio mobile. O, meglio ancora, in un salotto dove condividere il proprio tempo in mobilità con la propria famiglia o i nostri amici e colleghi.

A questo si punta quando si parla di guida assistita. Ovviamente la strada è ancora lunga. Mancano ancora le infrastrutture che rendano la guida davvero sicura. E manca il via libera delle società assicuratrici che dovranno chiarire tutti i limiti giuridici della faccenda.

Prima di arrivare a questo un altro passaggio da effettuare (e anche quello più realizzabile con la tecnologia e le infrastrutture presenti) è l’assistenza vocale. Cioè prima di liberare le mani dal volante, l’assistenza vocale dovrà permettere all’autista di effettuare delle azioni per conto suo in modo chiaro, preciso ed istantaneo.

Molti autisti già fanno uso di assistenti vocali come OK Google per impartire comandi ai propri smartphone. Nel prossimo futuro si rivolgeranno alla loro auto.

Qualcuno sostiene che se l’industria automobilistica agisce rapidamente, la guida sarà un’esperienza molto diversa e l’auto potrebbe divenire una delle interfacce della nostra quotidianità.

I wearables. L’alta tecnologia indossabile

La tecnologia indossabile, in questi ultimi anni sta vivendo un momento di grande espansione.

Strumenti come Apple Watch fanno oggi un grande uso di Siri. E così il tentativo di altri brand puntano a rendere i loro dispositivi indossabili autonomi e sempre più diffusi proprio attraverso gli assistenti vocali.

Pensiamo a Google Glass e ad altri Smart Glass. Vi ricordate? Ad un certo punto si pensava che tutti dovessimo utilizzare questi occhiali e camminare guardando la televisione mentre si camminava. Il loro fallimento non fu dovuto ad una qualche mancanza tecnologica o ad un cattivo funzionamento. I Google Glass erano difficili da usare. Per fargli svolgere le sue funzioni era necessario muovere la testa in determinate direzioni. Cosa che dopo un po’ stancava e diventava insopportabile. Insomma la verità è che erano inutilizzabili.

Un assistente vocale, invece, aggiungerebbe un valore enorme ai Google Glass. Se pensate che una grossa fetta della popolazione (basta scendere in strada e osservare un po’) cammina osservando il proprio smartphone, capirete che presto si potrebbe tornare a parlare di questo accessorio.

Così come per molti altri accessori indossabili, che di colpo diventerebbero facilmente usabili da chiunque.

Call center e Servizio clienti

Altro mercato in cui gli assistenti vocali imprimeranno il loro cambiamento è il mercato dell’assistenza clienti. Al momento i call center e il servizio clienti delle aziende si stanno indirizzando verso lo sviluppo dei chatbot. Certamente un modo economico per avviare la propria innovazione. Ma l’assistenza vocale è altro.

Qualsiasi ruolo che si basa sulla comunicazione sarà migliorato con un’interfaccia vocale. Una connessione umano-umana sarà sempre ideale, ma ci sono molte situazioni in cui l’interfaccia vocale potrebbe aumentare la connessione.

Nel campo dei call center l’assistenza vocale riuscirà a risolvere problemi semplici. Per esempio, potrà dare informazioni di base e alleggerire il lavoro degli assistenti al call center. Almeno di coloro che resteranno assunti. Perché è facile comprendere che su larga scala anche questo settore vivrà un momento di crisi (leggasi licenziamenti). Insomma, il consiglio è quello di specializzarsi e aumentare le proprie competenze e risolvere problemi sempre più complessi.

Su questo campo è bene andarci cauti, ma sicuramente qualche esperimento verrà fatto. E sarà interessante vedere l’effetto che fa. Se ci pensiamo le grandi compagnie telefoniche o energetiche hanno costretto molti clienti ad abituarsi alle loro metodologie di contatto.

E dopo un certo disagio ci abitueremo anche a questo.

Dispositivi per non vedenti

Le interfacce conversazionali consentiranno a coloro che hanno disturbi visivi di interagire con il mondo in modi che finora gli sono stati negati. L’accessibilità sul web e su smartphoneè ancora oggi un tema su cui si discute e su cui molte aziende ancora fanno orecchie da mercante. Le aziende che sviluppano tecnologia innovativa, invece, pare stiano mostrando una maggiore sensibilità. E sicuramente aiuteranno questa parte di popolazione.

Con l’assistenza vocale, i non vedenti o ipovedenti, potranno avere la stessa facilità d’uso dei vedenti e lo stesso grado di accessibilità di un touchscreen.

Da questo punto di vista l’assistenza vocale non solo cambierà la nostra quotidianità, ma migliorerà la vita di alcune persone che oggi vivono alcuni disagi.

Traduzione della lingua e interpretazione in tempo reale

Già è da tempo che funziona Skype translator con cui si attiva una traduzione simultanea. Ma un assistente vocale sarebbe un vero e proprio traduttore per qualunque lingua del pianeta.

E Google Translate è uno degli esempi in prima linea su questo settore. Da applicazione per la traduzione di testo si è sviluppato in un traduttore con capacità di ascolto.

Anche qui ne sentiremo delle belle.

Conclusioni

I progressi fatti fin ora sono stati lenti ma inesorabili. Come già detto nell’articolo architettura dell’informazione conversazionale il contesto è ancora impreparato ad accogliere l’assistenza vocale. Non siamo pronti con le infrastrutture e non siamo pronti mentalmente. Il cellulareci basta. Ma lo sviluppo è sempre più preciso e gli errori sempre più limitati.

Chi sviluppa all’assistenza vocale a lungo termine pensa ad un mondo diverso da quello in cui viviamo. Possiamo guardare a queste persone e a questa tecnologia con scetticismo ma la loro visione non è del tutto folle. L’assistenza vocale non si diffonderà da se. Saranno le industrie, saranno altri settori industriali, a diffonderne l’uso.

Non scompariranno né le tastiere, né gli schermi, ma questi diventeranno accessori che faciliteranno l’uso. Diventeranno accessori utili ma non necessari, insomma, secondari.

Siamo solo all’inizio ma, come si dice ormai su molti campi, è solo questione di capire quando accadranno le cose e non se accadranno. Perché è certo che accadranno.