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Intervista a Simone Borsci

Questa settimana intervista a Simone Borsci, ricercatore, assistant professor presso l’Università di Twente, regione nell’est dei Paesi Bassi, la parte più orientale e urbanizzata.

Simone Borsci è un professore ma è anche un ricercatore puro. Non è facile trovare notizie su di lui senza andare a leggere le numerose ricerche che ha condotto.

Se si vuole indagare sulla sua carriera accademica e lavorativa è necessario visitare la pagina dell’Università a lui dedicata.

Qui facciamo solo una piccola sintesi, per quanto possibile.

Interessi e campi di ricerca di Simone Borsci

Simone Borsci si occupa di Prototyping, Information Technology, Cognitive Development, Usability, User Experience, User Studies, Interaction Designing, Design Thinking, Rapid Prototyping.

I campi di ricerca sono

i Fattori umani ed ergonomia; HCI / HRI, interazione con tecnologia e artefatti, studi di usabilità e accessibilità, analisi dell’esperienza utente in contesti informatici ubiquitari, modellazione del comportamento umano, servizi per la salute e la disabilità e design del prodotto, abbinamento di persone e tecnologia, ricerca qualitativa e quantitativa della psicologia applicata utilizzando multivariato e tecniche statistiche predittive.

Le sue esperienze lavorati e le sue competenze riguardano il mondo dell’User experience in progetti innovativi e all’avanguardia. Ha lavorato e continua a lavorare in progetti interdisciplinari con particolare attenzione, per la sua parte, all’usabilità, UX e fattori umani, sia in ambito accademico che industriale.

Ricerca e insegnamento

Dal 2008 fa ricerca e insegna presso alcune delle migliori università europee.

Insegnante di psicologia dell’apprendimento e della disabilità, presso l’Università degli Studi di Perugia. Ricercatore presso Human Factors Research Group dell’Università di Nottingham, per il progetto Live Augmented Reality Training Environments (LARTE) con Jaguar Land Rover. Ricercatore presso la Brunel University dove ho svolto ricerche su diversi argomenti come le tecnologie dei dispositivi medici e le prospettive degli utenti. Dal 2015 al 2018 Fellow e co-lead dell’unità Human Factor del NIHR DEC London presso il dipartimento di chirurgia e cancro dell’Imperial College. E come dicevamo all’inizio adesso è professore presso l’unuiversità Belga.

Simone Borsci ha una vasta esperienza nella progettazione di studi etnografici, test a distanza e in-house / di laboratorio e nella progettazione e utilizzo di questionari di indagine, pensiero ad alta voce, focus group e interviste.

Attualmente si occupa di

  • integrazione dei fattori umani e dell’economia sanitaria per la valutazione e lo sviluppo di dispositivi medici;
  • il concetto di fiducia nell’uso;
  • metodi di valutazione dell’usabilità e della UX per VR / AR e strumenti medici;
  • interazione uomo robot ;
  • interazione con interfacce conversazionali e chatbot.

Passione per il proprio lavoro

Ma forse per capire la passione per l’insegnamento e il metodo di lavoro di Simone Borsci è necessario leggere un suo recente post (ottobre 2020) che ho trovato sulla sua bacheca social.

Ogni anno in questo periodo prendo tutti i contenuti delle mie lezioni. Seleziono circa il 20% che non posso o non voglio cambiare, butto via tutto il resto e ricomincio da capo. Ogni anno è più difficile…ed è faticoso non cadere negli schemi già utilizzati. Ma questo mi obbliga sempre a cercare un modo nuovo o diverso, non sempre migliore, per dire le stesse cose.

Intervista a Simone Borsci

Simone non ne parla, ma tra le altre cose ha scritto un libro insieme a Masaaki Kurosu, Stefano Federici e Maria Laura Mele. Un libro introvabile di cui consiglio il formato Kindle. Computer Systems Experiences of Users with and Without Disabilities: An Evaluation Guide for Professionals (Rehabilitation Science in Practice Series) (English Edition).

In questa intervista apre a scenari di ricerca davvero affascinanti. E questa intervista è un po’ come uno dei miei primi summit di Architecta, quando mi sono sentito un po’ sovrastato dall’immensità delle cose da studiare.

Di cosa ti stai occupando in questo periodo?

Da circa un paio di anni mi sto occupando sempre di più di intelligenza artificiale e società ibride per intendersi quelle in cui persone e AI collaborano nelle decisioni.

Tutto il mio lavoro, se vogliamo riassumerlo attorno ad un punto focale, è centrato su un tema: come valutiamo l’interazione (con qualsiasi cosa dell’artefatto al sistema complesso) sia a livello micro (individuale) che a livello di macro (sociale) in modo da avere misure che ,al di là di oggettivo e soggettivo, siano affidabili, comparabili e replicabili in modo da permettere a chi sviluppa per esempio un servizio di avere evidenze empiriche riguardo le ripercussioni e l’impatto di quel servizio su chi lo utilizza, ma anche su chi lo amministra (insomma i famosi stakeholders).

Fra le altre cose ho lavorato e sto lavorando molto sui Chatbot  e come valutarli, anche grazie all’aiuto degli amici di userbot.ai, ma anche sulla realtà virtuale e aumentata. Mi ci è voluto un po’ ma ora abbiamo un moderno sistema di simulazione di guida nel mio laboratorio, che per il resto era già veramente avanzato. Il prossimo passo è avere una CAVE di realtà virtuale, per simulare il virtuale nello spazio fisico.

Inoltre sto cercando di indagare dal punto di vista cognitivo il concetto di distrust (che non è esattamente l’opposto di fiducia) verso le tecnologie.

Quale parte del tuo lavoro ti piace e ti diverte maggiormente?

Confrontarmi con le persone, dagli utenti di qualsiasi età, ai designers, dal fisico teorico al medico di base ed essere continuamente esposto a sistemi e concetti complessi, a problematiche reali e a soluzioni innovative, questo per me equivale a non annoiarsi mai. Non puoi neanche immaginare i lavori a cui ho detto no, anche allettanti, perché sapevo già che mi sarei annoiato.!

Inoltre, ho il piacere di insegnare che è un compito essenziale di chi fa ricerca, formare e far crescere nuovi esperti, questo mi mantiene giovane e mi permette sempre di riscoprire concetti e approcci che magari avevo letto o studiato in passato ma a cui non avevo dato peso, o di cui non avevo colto l’importanza. Dovendo insegnare secondo me riscopri le basi, e se sei fortunato anche nuovi temi da investigare.   

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro quotidiani?

Per fare ricerca nel mio campo, quello dell’ergonomia cognitiva, servono tre strumenti essenziali: Conoscere i metodi, avere immaginazione e tanta resilienza al fallimento. Credo che questo valga per chiunque faccia ricerca. Per il resto dal punto di vista tecnologico, certamente servono conoscenze degli strumenti di statistica e di programmazione. Infatti, oggi nel campo della psicologia applicata serve collaborare con ingegneri ed esperti informatici e saper programmare un codice in diversi linguaggi è una capacità importante, soprattutto se si vuole fare ricerca con tecnologie avanzate e comprenderne il potenziale impatto.   

Ti sei occupato di chatbot rivolti a persone disabili. Da quanto ho letto i risultati non sono stati entusiasmanti.

Si, purtroppo, quando si parla di chatbots ed in generale di AI c’è tanto sapere tecnologico e pochissima metodologia di ricerca e questo è un problema. Infatti, non esistono ancora (ci stiamo lavorando) modi per comparare e valutare l’interazione con AI, dai robots ai chatbots.  

Ci puoi raccontare questa ricerca?

La ricerca che abbiamo condotto è stata una analisi sistematica della letteratura che ha rilevato come, anche in campo medico riabilitativo, il criterio principale di valutazione della qualità di un chatbot sia principalmente centrato sul misurare quanto quello strumento sia efficace a far migliorare un paziente, senza considerare per esempio, se a livello di esperienza utente il chabot sia soddisfacente o comunque lasciando fuori aspetti importanti o peggio misurandoli in termini di opinione invece che tramite misurazioni valide.

Questo  suggerisce che, esistono molti strumenti chatbots o assistenti digitali basati o meno su AI che sono ottimizzati per aiutare un paziente a riabilitarsi o una persona con disabilità a sviluppare una competenza, ma il come questo avvenga da un punto di vista qualitativo non è dato saperlo, ne sappiamo se uno dato tool è migliore di un altro, perché quando i sistemi vengono valutati in modo estremamente soggettivo o con metodologie non validate diventa difficile effettuare analisi comparative.

Pensi che con l’avvento dei chatbot siano tempi duri per l’usabilità. 

No, anzi il contrario. L’intelligenza artificiale ha bisogno di usabilità, forse anche di più che di fiducia. Uno dei temi dell’AI a livello internazionale è appunto come assicurare la trust (fiducia) verso i sistemi e la trustwortiness (la capacità di ispirare fiducia), che sono concetti bellissimi, ma purtroppo vuoti, perché il come misuriamo la fiducia ,quando parliamo di tecnologie e soprattutto tecnologie intelligenti, è un’incognita.

Quello che sappiamo è che l’usabilità è una componete della fiducia verso le tecnologie, ma questo è solo uno degli aspetti (diciamo il lato umano) della relazione con le AI, poi c’è tutto il lato come disegniamo le AI per ispirare fiducia (senza scadere nella persuasione e nei dark patterns) e poi c’è il lato oltre lo specchio: come rendiamo consapevole una AI che non sta ispirando fiducia, in modo che adatti o cambi il suo comportamento in base ai contesti e alle reazioni degli utenti?

Tutto questo è fortemente legato all’usabilità e all’interazione fra uomo ed artefatti, per cui ci sarà bisogno di allargare le definizioni di usabilità, accessibilità ed user experience, e di costruire con il tempo metodi nuovi per valutare l’innovazione. 

Cosa pensi si stia trascurando nello sviluppo dei chatbot.

Qui la risposta è semplice, la valutazione sistematica sia a livello oggettivo che soggettivo, proprio perché mancano gli strumenti per farlo e spesso non ci si pone il problema di utilizzare metodologie trasparenti, valide e comparabili. Questo è un serio problema, perché è solo tramite la standardizzazione dei metodi di valutazione e quindi la possibilità di comparare i prodotti fra di loro, in termini di funzionalità, usabilità, accessibilità ed esperienza utente in maniera affidabile ed accurata che si riesce a far crescere un settore ,offrendo cioè la possibilità di “misurarsi” con gli altri servizi o prodotti e comprendere cosa funziona e cosa no.

Dall’analisi dell’esperienza utente di VR, realtà aumentata e applicazioni mobili in contesti informatici ubiquitari, ai chatbot.

Qual è il filo conduttore per il tuo lavoro?

Il filo conduttore è lo scambio con i sistemi e dentro i sistemi. Quale impatto hanno i sistemi su di noi dal punto di vista psicologico? Quale è l’impatto dei sistemi sulla società? Come ottimizziamo i sistemi per renderli resilienti?

Un esempio che magari chiarisce di cosa sto parlando è il da Vinci Robot per operazioni chirurgiche, in un recente articolo[1] viene sottolineato come questo strumento sia diventato negli anni una tecnologia sempre più affidabile e precisa dal punto di vista tecnico, ma che la vera differenza nel migliorare le prestazioni chirurgiche con questo strumento è dovuta alla capacità acquisita nel tempo dai chirurghi e dallo staff medico di anticipare i limiti dello strumento ed evitare possibili malfunzionamenti. E’ questa intersezione fra uomo e macchina che è al centro del mio interesse.     

[1] Rajih, E., Tholomier, C., Cormier, B., Samouëlian, V., Warkus, T., Liberman, M., … & Valdivieso, R. (2017). Error reporting from the da Vinci surgical system in robotic surgery: A Canadian multispecialty experience at a single academic centre. Canadian Urological Association Journal11(5), E197.

Ti sei sempre occupato dell’avanguardia dell’user experience e di temi diciamo di nicchia. Come ti vedono i colleghi?

Spero bene, certo non è sempre facile comprendersi quando si è in mezzo a differenti comunità da quella psicologica, a quella dell’interazione utente tecnologia ed ergonomica a quella medica, per cui faccio spesso enormi sforzi per farmi comprendere e per comprendere terminologie che sono simili ma con significati e sfumature diverse a seconda dell’interlocutore e del suo campo. Anche pubblicare i risultati diventa spesso un esercizio complesso, quando si è in mezzo a diverse comunità e ci si occupa di temi che sono nuovi, o poco conosciuti in una specifica disciplina ma con un po’ di sforzo ci si riesce.   

Se senti il peso della solitudine oppure prevale la curiosità su temi tutti da esplorare. (ovviamente penso anche alle differenze tra Italia e Inghilterra e al mondo dell’accademia che è completamente diverso)

Non sento il peso della solitudine, certo dopo tanti anni all’estero prima nel Regno Unito ed ora nei Paesi Bassi, l’Italia e le sue bellezze mancano, un po’ meno le sue sicure incertezze a livello di società; ma dal punto di vista lavorativo ho costruito negli anni un solido network di amici e colleghi con cui interagisco costantemente e con cui porto avanti temi sempre interessanti, potendo permettermi di vedere innovazioni e idee sempre molto avanzate.

Quali sono i temi caldi del prossimo futuro a cui pensi bisogna stare attenti?

Sicuramente l’integrazione dell’AI nelle nostre società, che non è solo un tema tecnologico ma anche e soprattutto sociale, quale sarà l’impatto a livello individuale e collettivo non è solo un tema legato alla qualità delle tecnologie ma anche al quadro normativo che si sta già costruendo a livello Europeo.

Inoltre, la diffusione sempre più massiccia di realtà aumentata e strumenti di realtà virtuale al grande pubblico, che può avere effetti molto positivi ma anche negativi sulla psiche e che devono essere anticipati e mitigati. In questo contesto è necessario cominciare a parlare di design responsabile, nel senso che cerca di anticipare e mitigare a priori gli effetti negativi di una tecnologia.

E per finire le ultime 3 domande più leggere.

Consiglia un libro

Donald Hoffman: The Case Against Reality: Why evolution hid the truth from our eyes.

Consiglia un brano musicale o un cd

il testamento di Tito (De André ovviamente nella versione PFM).

Consiglia un film

Memento di Christopher Nolan.

Simone Borsci al WUD Roma 2020

Per chi vuole conoscere meglio Simone Borsci è possibile seguire i suoi interventi al WUD Roma 2020.

Il primo sarà un caso di studio su Dark patterns e dispositivi medicali. Mentre il secondo intervento di Simone Borsci sarà un Keynote con Katy Arnold, Head of User Research, The Home Office Gov UK su Inclusione: oltre i miti e le leggende.

Dark patterns e dispositivi medicali

I professionisti suggeriscono che la fiducia verso i sistemi (TTS) potrebbe essere modellata dalla progettazione. Per esempio: un prodotto che appare (anche prima dell’uso) utilizzabile e utile dovrebbe generare un alto livello di TTS post-utilizzo;
prodotti esteticamente gradevoli possono influenzare le persone prima dell’uso della sintesi vocale, ovvero le persone tendono a fidarsi del prodotto dal design estetico più che del prodotto meno piacevole. I produttori possono progettare la fiducia come parte dell’esperienza con un prodotto anche prima che gli utenti finali inizino a utilizzare la loro tecnologia o servizio comunicando strategicamente e rendendo visibili e riconoscibili alcune caratteristiche o elementi del design rispetto ad altre (meno attraenti) caratteristiche.


Come conseguenza delle tecniche di progettazione e comunicazione, gli utenti possono essere attratti dall’acquisto di un prodotto prima del suo utilizzo perché ritengono che il sistema sia ben progettato, affidabile e dotato di funzionalità in linea con le loro esigenze, anche quando questo sistema non è affidabile .
Questo lato oscuro della fiducia sarà al centro di questo discorso. Basandosi sugli studi attuali sulla fiducia, verrà proposta una definizione di TTS per colmare il concetto di fiducia ed esperienza. Inoltre, saranno presentati i dati preliminari di uno studio internazionale in corso sulla fiducia nei confronti dei dispositivi sanitari per uso domestico per evidenziare l’importanza della fiducia prima dell’uso di strumenti ad alto rischio selezionati e gestiti da utenti laici.

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Tutte le altre interviste condotte dal blog.

Comandi Alexa in italiano – Le novità

I Comandi Alexa in italiano

vengono implementati periodicamente.

Amazon ha aperto una pagina apposita

e invia, a tutti coloro che hanno effettuato l’acquisto,

una mail con tutte le novità di Alexa.

Insomma, ci insegnano e ci educano

a come rivolgerci al nostro smart speaker.

Si tratta di una guida ai comandi vocali.

Ma io lo considero un vero e proprio corso di formazione

lento e inesorabile che seguirò e riproporrò su questo blog di volta in volta.

Avevo già scritto a riguardo i 50 comandi da chiedere ad Alexa.

Ma adesso sono in italiano.

Acquista Amazon Echo (3ª generazione) – Altoparlante intelligente con Alexa – Tessuto blu-grigio.

Alexa! Buongiorno.

Amazon per esempio sostiene che

Le mie mattine non sono mai uguali.
Basta dire, “Alexa, buongiorno”.

Con questo comando Alexa ti informa di cosa accade in quel giorno, tipo partite importanti o curiosità del momento.

Cose da provare

Premettendo sempre la parola di accensione Alexa puoi chiedere.

“che cos’è una Skill?”
“qual è la circonferenza di Marte?”
“dammi un Easter egg.”
Scopri i divertenti contenuti nascosti di Alexa per aggiungere un elemento di sorpresa alla tua giornata.
“apri Virgin Radio.”
“raccontami una barzelletta.”
“metti l’ultimo brano di Katy Perry su Amazon Music.”

Il brano, per esempio, è in esclusiva su Amazon Music.

“dove posso vedere la Juve?”
“qual è il tuo libro preferito?”
“metti canzoni di Andrea Bocelli.”

Oppure chiedi. “Alexa, canta”. E con la sua voce e senza musica si improvvisa cantante.

Ti presentiamo Echo Studio – Altoparlante intelligente con audio Hi-Fi e Alexa di Amazon.

Cose da chiedere ad Alexa

“Alexa,

a cosa stai pensando?”
metti musica per dormire.”
alza il volume.”

com’è il meteo nel weekend?”
apri RDS.”
fammi un indovinello.”

“Alexa, chi è il capocannoniere della Champions League?”
qual è la tua musica preferita?”
a che ora tramonta il sole?”

“Alexa, ti bastan poche briciole.”
fai il rumore della foresta notturna.”
chi è il sindaco di Parma?”

Metti Alexa in ogni stanza Echo Dot (3ª generazione) – Altoparlante intelligente con integrazione Alexa – Tessuto antracite.

Elenco comandi Alexa

“Alexa, buonasera.”
cos’è successo il 7 dicembre?”
apri Campane tibetane.”
cosa posso chiederti?”
hai un albero di Natale?”

“Alexa, apri Radio 105.”
è bello il film Bohemian Rhapsody?”
riproduci musica di Natale.”
qual è il tuo dolce preferito?”
apri Parola Magica.”

“Alexa, quanti anni ha l’universo?”
che animale è Balto?”
quanti giorni mancano a Capodanno?”

Genere musicale: “Alexa, metti musica rock.”
Scelta: “Alexa, testa o croce?”

Ricerca locale

“Alexa, qual è la pizzeria più vicina?”
Per ricevere risultati locali, indica la posizione del tuo dispositivo nell’App Alexa.

  • seleziona l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra,
  • Echo & Alexa,
  • scegli il tuo dispositivo Echo
  • inserisci il tuo indirizzo in Posizione.

Comando sveglia Amazon Echo

“Alexa, metti una sveglia per le 7:00 del mattino.”
Per gestire le sveglie è necessario andare sull’App Alexa e seleziona una sveglia dal menu Promemoria e sveglia.

Per creare o modificare una sveglia nell’App Alexa:

  • scheda menu, seleziona Promemoria e sveglie.
  • Scegli il tuo dispositivo dal menu a discesa.
  • Seleziona la scheda Sveglie.
  • Seleziona Aggiungi sveglia per creare una sveglia.

Per modificare una sveglia esistente, torna alla scheda Sveglia e seleziona quella esistente.
Sui dispositivi Echo compatibili, puoi dire “Mostra le mie sveglie” per visualizzare un elenco. Quando suona la sveglia, puoi eseguire anche le seguenti azioni:

  • Per eliminarla, trascina il dito verso sinistra su una sveglia.
  • Per ignorarla, trascina il dito verso l’alto su Ignora.

Ma puoi anche chiedere “Alexa, svegliami con della musica classica.” Svegliati con la tua musica preferita da Amazon Music, Spotify o TuneIn.

Promemoria

“Alexa, ricordami di comprare carta da regalo.”

Per non dimenticare appuntamenti, scadenze o altre occasioni importanti puoi usare i promemoria. Per gestirli + necessario andare sull’App Alexa e selezionare

  • Promemoria e sveglia dal menu.

“Alexa, inizia la mia giornata.”

Routine

Ci sono cose che ripeti ogni giorni? Azioni che ripeti oppure che ti piace fare quotidianamente. Sei un abitudinario? C’è qualcosa che ti piace ascoltare ogni giorni? Ecco, Alexa ti da la possibilità di creare una Routine per utilizzare un singolo comando e attivare una serie di azioni automaticamente. Per esempio

  • accendere la luce
  • ascoltare le notizie
  • sapere qual è il tuo prossimo impegno.

Per creare una Routine, si va sempre sull’App Alexa e selezionare Routine dal menu.

Servizio musicale predefinito Amazon

Per scegliere il servizio musicale predefinito tra Amazon Music, Spotify e TuneIn, è necessario andare  sull’App Alexa e selezionare

Impostazioni > Musica.

“Alexa, apri Suoni Rilassanti.”
Una delle skill di Alexa è Suoni Rilassanti. Infatti, oltre alla musica è possibile richiedere dei suoni come la pioggia o le onde del mare, o il suono di un ruscello. In questo modo si può ricreare un’ atmosfera personalizzata. Amazon dice per rilassarsi, dormire o studiare meglio.

“Alexa, prossima canzone.”
“Alexa, recita una poesia.”

Amazon Music

“Alexa, metti la playlist Best of 2018 su Amazon Music.”

Così come puoi chiedere durante l’esecuzione di che canzone si tratta. Fosse mai che non conoscessi le canzoni che la playlist ti propone. La pronuncia inglese purtroppo non è delle migliori e non sempre si capisce il titolo della canzone.  Oppure puoi chiedere i dettagli della canzone.

Notizie e Notiziari Alexa

Alexa fornisce un sommario delle notizie più importanti del giorno. In automatico ti rinvia al TG di Sky TG24. Però è anche possibile scegliere le emittenti preferite e personalizzare il Sommario quotidiano.

  • Apri l’App Alexa
  • seleziona Impostazioni
  • > Sommario quotidiano

Però è pure possibile leggere le prime pagine o l’editoriale di diversi giornali quotidiani che si sono premuniti di creare delle skill. Interessante ascoltare l’editoriale del giorno del Corriere della Sera.

Meteo Alexa

“Alexa, oggi pioverà?”

Per ricevere le previsioni del tempo locali, si indica la posizione del dispositivo nell’App Alexa. Sul mio è impostata la posizione del mio primo ingresso su Amazon. Questa la procedura

  1. Aprire l’App Alexa
  2. Selezionare l’icona Dispositivi (nell’angolo in basso a destra)
  3. > Echo & Alexa
  4. > scegli il tuo dispositivo Echo
  5. > inserisci il tuo indirizzo in Posizione.

“Alexa, che rumore fa l’oceano?”
“Alexa, qual è la capitale del Cile?”

Giocare con Amazon Alexa

“Alexa, apri Vero o Falso.”

Filastrocche per bambini

“Alexa, apri Filastrocche della Buonanotte.” Per ascoltare 20 brevi racconti per bambini, bisogna consentire l’accesso alle Skill per bambini.

  • Apri l’App Alexa
  • seleziona Impostazioni
  • > Account Alexa
  • > Skill per bambini.

Il gioco delle tabelline

Alexa, apri il gioco delle tabelline.

Con Alexa le tabelline diventano un gioco! Consenti l’accesso alle Skill per bambini per iniziare a giocare. Per farlo, apri l’App Alexa e seleziona Impostazioni > Account Alexa > Skill per bambini.

Clem Quiz

Clem Quiz è un vero e proprio quiz della Clementoni. Puoi giocare da solo, contro Alexa, o in due. Dai primi tentativi però pare che ci sia qualche problema. Perché sebbene sia divertente alcune risposte non sono comprese. E quindi si interrompe il divertimento. Comunque da provare, certamente da implementare da parte di Amazon.

“Alexa, apri Clem Quiz.”

Per usare questa Skill, devi consentire l’accesso alle Skill per bambini. Per farlo,

  1. apri l’App Alexa e seleziona
  2. impostazioni
  3. > Account Alexa
  4. > Skill per bambini.

Interessante che la Clementoni ci tenga a dire, sulla pagina della privacy, che non raccoglie dati.

Quiz di Frisbee

“Alexa, apri I Quiz di Frisbee.”

Testa la tua conoscenza sui cartoni animati di Frisbee. Consenti l’accesso alle Skill per bambini per iniziare il quiz.

  • apri l’App Alexa
  • seleziona Impostazioni,
  • Account Alexa
    • Skill per bambini.

Comando luci Amazon Alexa Echo

“Alexa, accendi la luce.”
Il prossimo passo per la domotica è connettere Alexa ai dispositivi per Casa Intelligente compatibili, come luci e prese.

Se possiedi un dispositivo Echo Plus, ti basterà dire “Alexa, scopri i miei dispositivi” per connetterli ad Alexa. Altrimenti hai bisogno di un hub compatibile con Alexa e i tuoi dispositivi, ossia serve un ponte wifi che colleghi l’Amazon Dot o Amazon Echo ai dispositivi intelligenti della casa, come lampadine, termostati, etc.

Amazon Prime

Dov’é il mio ordine?

Se sei cliente Prime, puoi chiedere ad Alexa di dirti per quando è prevista la consegna del tuo ordine Amazon, anche se non l’hai effettuato usando Alexa.

LE PIÙ RICHIESTE di ottobre

Età di Alexa: “Alexa, quanti anni hai?”
Musica: “Alexa, metti un po’ di musica.”
Programmi TV: “Alexa, cosa c’è stasera in TV?”

Queste tre frasi mi suggeriscono che le persone stiano giocando e provando le capacità di Alexa. Voler sapere la sua età è segnale di un gioco, e nello stesso tempo di umanizzazione dello strumento. La musica invece è il cuore di questo strumento, che almeno inizialmente sarà sempre pensato come una cassa. E infine la buona vecchia TV, che tutti vogliono scalzare e che invece non si riesce. Chissà, staremo a sentire.

Comandi Novità dicembre 2018

Le novità di dicembre sono tutte dedicate alle feste natalizie. del tipo, “Alexa, come si dice ‘buone feste’ in inglese?” Oppure si può augurare un Buon Natale!

E poi c’è sempre la parte musicale: “qual è la tua canzone di Natale preferita?”. Cosa molto utile è farsi suggerire il cenone di Natale. O meglio qualche ricetta per il Natale. Aggiungere alla lista della spesa un panettone, per controllare poi proprio la lista.

Alexa, può riprodurre, chiedendolo musica di Natale per bambini. Oppure Raccontare una storia. O ancora, si può chiedere. Alexa, aiutami a rilassarmi.

Alexa Auto

Con Alexa auto basta chiedere “Alexa, c’è traffico?” Se lo chiedi, Alexa ti chiede la tua posizione, attraverso l’App e poi vuole sapere il percorso. In effetti, trovandoti a casa… difficiel saperlo. Per aggiungere il punto di partenza e la destinazione, vai sull’App Alexa e seleziona

Impostazioni > Traffico dal menu.

Domande varie

“Alexa, pronto sorveglianza?” “apri Capitali del Mondo.” quanto è alto il monte Cervino?” “apri Rumore del Ruscello.”

Santo del giorno: “Alexa, che Santo è oggi?”
Affetto: “Alexa, ti voglio bene.”
Preferenza: Alexa, qual è il tuo colore preferito?”

Comandi Novità novembre 2018

Alexa!
Dimmi un colmo.
Apri Radio Italia.
Mi dici una curiosità sul cibo?
Metti l’ultimo album di Marco Mengoni.
Chi è stato il primo Presidente della Repubblica Italiana?
Com’è finito il campionato di Formula 1?
Racconta una fiaba.
Fai il rumore del temporale.
Apri Corriere della Sera.
Quanto è il 20% di 59?
Alexa, giochiamo a carta, sasso, forbice.
Quanti anni ha Piero Angela?
Chi ha scritto La Divina Commedia?

Cinema e geolocalizzazione

Che cosa c’è al cinema? Per ricevere risultati locali, indica la posizione del tuo dispositivo nell’App Alexa:

  • Seleziona l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra
  • Echo & Alexa
  • Scegli il tuo dispositivo Echo
  • Inserisci il tuo indirizzo in Posizione.

Versi di animali: “Alexa, come fa il cane?” 
Popolazione: “Alexa, quante persone ci sono al mondo?”
Chiamata: “Alexa, effettua una chiamata.”

Novità dicembre 2018

Per il periodo natalizio si può chiedere ad Alexa di cantare un grande classico delle canzoni natalizie.
“Alexa, cantami ‘Jingle Bells’”.

Cose nuove da provare

Tenendo presente che il comando di accenzione è sempre Alexa, o computer o altro che decidete, queste sono le novità di dicembre

Qual è il tuo film di Natale preferito?

Cosa significa ossimoro?”

Dimmi l’oroscopo di oggi.. Che è l’oroscopo di Paolo Fox

Fammi un indovinello sul Natale.

Hai cucinato gli arancini per il 13 dicembre?

Fai il rumore del fuoco.

Dove sono le Maldive?

“Alexa, fai Drop In.”

Connettiti ai dispositivi Echo registrandoli sullo stesso account o a quelli dei tuoi contatti (se questi ti hanno concesso l’autorizzazione).

Per esempio, quando la cena è pronta, puoi chiamare il dispositivo Echo del salotto da quello della cucina per comunicare che è pronto in tavola.

Non disturbare

Attiva la modalità Non disturbare quando non desideri ricevere chiamate e messaggi sul tuo dispositivo.

Giochi e sport

Apri Il gioco della bottiglia.

Quanti scudetti ha vinto la Fiorentina?

Con chi passi il Natale?

Alexa, quanti metri sono 10 piedi?

Aggiungi un evento al calendario.

Collega il tuo calendario e chiedi ad Alexa di aggiungere un nuovo evento o dirti cos’hai in programma.

Per iniziare, vai sull’App Alexa e seleziona Impostazioni > Calendari dal menu.

Le più richieste di novembre

Temperatura: “Alexa, quanti gradi ci sono?

Citazione cinematografica: “Alexa, qual è la prima regola del Fight Club?”

Traduzione: “Alexa, come si dice ‘buongiorno’ in giapponese?

Come gli Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce

Gli smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce? E come? Lo rivoluzioneranno per davvero? Oppure, molto più semplicemente, il mondo lo stiamo rivoluzionando noi e gli assistenti vocali ne prenderanno atto? Forse non c’è nulla di rivoluzionario a parlare con una macchina, se poi questo ci fa tornare ad essere umani.

Questo articolo è stato scritto il 23 aprile 2018 e aggiornato il 19 novembre 2018

A tal proposito mi è molto piaciuto, per esempio, l’incipit di un articolo di Antonio Garcia Martinez che dice.

La voce è il medium umano primordiale. I neonati riconoscono la voce della madre nel momento in cui sono nati, avendo sentito una versione soffocata di esso in utero. Nell’ultimo minuto, urliamo o piangiamo per aiuto o gioia.

Anche le nostre comunicazioni più astratte testuali o informatizzate sono inquadrate come “conversazioni”, imitando il tipo di dialogo faccia a faccia – ricco di corpo, sotto testo, calore emotivo e insinuazioni – la cui crescente assenza ha generato un centinaio di sostituti virtuali.

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Conversazioni del passato, conversazioni del presente futuro

Stiamo assistendo ad una rivoluzione unica. Se pensiamo che abbiamo impiegato secoli per imparare a parlare come parliamo adesso, l’italiano di Dante non è il nostro italiano, ogni forma di cambiamento ci appare come un deterioramento. Ma la lingua cambia, si modifica. Lo fa perché quando ci esprimiamo dall’altra parte c’è qualcuno che ci ascolta e reagisce a quello che noi diciamo. Reagisce perché comprende.

Il fatto che a comprendere e a reagire sia un piccolo oggetto meccanico non cambia molto. Perché dietro quell’oggetto ci sono persone che parlano anch’esse. E che anzi, vogliono comprenderci al meglio. Tecnicamente molto complesso, nella pratica continua ad essere una evoluzione naturale.

Lingue eterne

Quando ho studiato linguistica all’università, mi colpì molto il fatto che una lingua muore quando muore il penultimo essere umano che la usa. La lingua non è qualcosa di unidirezionale. Esiste fin quando comunica. Quando l’ultimo uomo parla con se stesso non sta usando la lingua; può pure elencare al vento milioni di parole, inventarne di nuove. Ma dirà solo parole morte di una lingua morta.

Affidare la lingua ad una macchina forse significa affidare una lingua all’eternità. Sebbene un po’ meccanica e non tanto melodica. Anche con questa rivoluzione linguistica dovremo fare i conti.

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Qualche prova interessante

Stiamo tutti facendo le nostre prove con il nuovo Google Assistant. Abbiamo aspettato a lungo questo momento.

Se non le avete ancora letto ci sono due belle prove fatte in casa Robino – Del Buono.

Hanno acquistato un Google Home mini e lo chiamano “il sasso”. E mi piace molto questo termine.

Per quanto in molti sperano che fallisca, per quanto l’user experience non sia ottima, per quanto gli scettici sono numerosi e la diffusione sarà limitata anche nel tempo, l’assistenza vocale entrerà ed entra con prepotenza nelle case. Lo fa e lo farà in modi del tutto nuovi, inaspettati, originali. Fosse solo per curiosità, avremo qualcosa di questo genere in casa.

Per tutti diventerà un oggetto vivo. Più vivo di altri oggetti nonostante più simile ad un sasso. Oggetto che darà vita ad altri oggetti. Una interfaccia di azione unico.

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Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo

Antonio Martinez si lancia in una predizione.

Tra touchscreen e voce, il battere a macchina tornerà ad essere l’abilità di un professionista specializzato, limitata a autori molto anziani, programmatori e (forse) antiquari hipsters che faranno il caffè ancora con la moka. Mia figlia di 2 anni non imparerà mai a guidare, invece guiderà la sua auto a guida autonoma.

Si parlerà in una stanza vuota e ti aspetterai che il cloud, insieme alle sue ancelle dell’IA, risponda.

Gli annunci mirati saranno generati dinamicamente, basati su quelle richieste, riempiranno le lacune del  flusso onnipresente di musica, podcast e libri. Forse saranno persino sintetizzati dal momento che le cosiddette pubblicità “host-read” superano le voci umane casuali.

Le tastiere dei computer si uniranno alle macchine da scrivere nei display dei musei storici e quella laringe complicata, unica tra i primati, sarà la prima serie degli assistenti vocali.

Conclusioni

Ora io non so se Martinez abbia ragione. Sapete che le predizioni non mi piacciono. Io non so se questa rivoluzione sia più o meno imminente. Certo è che il corso di questa tecnologia si è avviato e stia aprendo a nuovi mercati in pieno sviluppo. Ma guardando alla Storia, io mi aspetto che, prima o poi, dovremo fare i conti con qualche fermata di arresto. Vedi anche il recente provvedimento del GDPR il regolamento europeo sulla Privacy che obbliga ad un consenso informato e consapevole delle persone.

Sono e saranno inevitabili le resistenze di chi verrà scalzato da questa tecnologia. Ad ogni modo la Legge sarà sempre e comunque in ritardo rispetto alle potenzialità e ai pericoli che sono sottesi ad ogni spinta innovativa.

Dovrà essere chi usa queste tecnologie a farne un uso etico. Per quanto possibile.

Consapevolezza

E, insomma, il problema non è se assistenti vocali e smartspeaker rivoluzioneranno il mondo o meno. Non credo sia possibile fermare il mondo e il suo corso storico. Il problema è aumentare la consapevolezza. Lo ripeterò fino alla nausea. È necessario essere consapevoli del mondo che stiamo vivendo.

C’è da mettersi insieme, fare rete, per questo scopo, per contribuire ad un web migliore. Che significa, poi, nell’era dell’Onlife, un mondo migliore. Dove, con buona pace di tutti, ci saranno schermi e interfacce conversazionali. E semmai il problema sarà quello di restare umani, profondamente umani. Capaci di azioni di valore e condivisione.

Aggiornamento 19 novembre 2018

La rivoluzione è arrivata anche in Italia, nel momento in cui smart speaker come Google Home o l’appena acquistato Amazon Alexa Echo hanno iniziato a parlare italiano.

Ti potrebbe interessare i 50 comandi che puoi dare ad Amazon Alexa oppure i comandi in italiano che Amazon stessa aggiunge periodicamente e che suggerisce ai suoi clienti.

Io ho iniziato a scrivere le mie prime impressioni sul Amazon Echo. Certo, si tratta di un solo dispositivo, la famiglia Echo è molto grande, però sto cercando altre persone che ne possano parlare a tutti.

Stai in ascolto!

Amazon Alexa parla italiano con i suoi smart speakers

Amazon Alexa arriva in Italia! Il 30 ottobre 2018 ha inizio il futuro dell’assistenza vocale in lingua italiana! Credo che sia un momento importante anche per questo blog. Perché ne ho parlato in lungo e in largo, perché dopo 3 anni in cui parlavo in modo teorico degli assistenti vocali, oggi ne posso avere uno smartspeaker reale tra le mani. Insomma, è un momento felice che bisogna festeggiare e ricordare.

Amazon poi arriva con un armamentario di smarspeaker imponente. Non uno ma 4 smarspeaker di ultima generazione, e kit di base per l’internet delle cose.

Amazon alexa italia

Chi segue il blog da più tempo sa che mi occupo di Amazon Alexa da un paio di anni. Me ne sono occupato perché l’impatto che ha già avuto negli Stati Uniti è notevole. Amazon è un ecosistema digitale importante, la sua architettura dell’informazione è presa ad esempio da molti User Experience Designer.

Amazon ci ha cambiato in questi ultimi anni. Per esempio, ha scardinato la paura che abbiamo di affidare i dati della nostra carta di credito o prepagata ad un sito internet. Ha colpito duramente le grosse catene di vendita, sta mettendo a dura prova i piccoli negozianti. E’ vero, ma sta anche lavorando al negozio del futuro e per chi vive in provincia da la possibilità di una finestra sul commercio unica.

E, da oggi, da domani, tutto questo sarà possibile farlo anche attraverso la propria voce, con Amazon Alexa Italia. Un progetto, quello di Alexa, nato per gioco e diventato, invece, il progetto di punta dell’innovazione targata Amazon.

Alexa cos’è

Per spiegare cos’è Alexa uso le parole di Amazon.

Amazon Alexa è un utile applicazione che può fornire aggiornamenti su ciò che accade nel mondo, riprodurre le canzoni preferite, a cui fare domande, creare liste ed altro ancora. Amazon Alexa si adatta e impara nel tempo, offrendo un’esperienza personalizzata.

Tiene anche in considerazione le tue preferenze di vocabolario.

Amazon Alexa Italia semplifica la connessione a diversi dispositivi della tua casa con un solo comando per ogni attività.

Smartphone o Smartspeaker?

Tra le altre cose Amazon invita a scaricare Alexa sul proprio telefonino, in modo da potersi connettere con altri che usano la stessa applicazione.

Lo scopo è quello di far entrare più persone all’interno dello stesso ecosistema.

Alexa comando vocale

Su questo blog ho scritto un paio di articoli su cosa chiedere ad Alexa, che tra l’altro sono anche comandi che puoi dare a qualsiasi assistente vocale.

Dice Amazon.

Le principali caratteristiche degne di nota sono:

  • Creare gruppi di luci intelligenti e controllare tutte le luci in una stanza con un solo comando.
  • Chiamare e inviare messaggi ai possessori di dispositivi Amazon Echo e a chiunque altro con l’app Alexa sul proprio telefono o tablet.
  • Adattarlo alle esigenze e preferenze personali.
  • Collegarsi stabilmente con i dispositivi compatibili Alexa per chiamare casa o per far sapere alla propria famiglia che è ora di cena o controllare un parente anziano.
  • Ascoltare la tua musica preferita.
  • Chiedere all’assistente di leggere le ultime notizie o gli aggiornamenti meteo (e altro).
  • Con la musica multi-room, creare gruppi di dispositivi Echo compatibili sulla stessa rete Wi-Fi per riprodurre la musica su tali dispositivi.
  • Con Smart Home, configurare i dispositivi, controllare o controllare lo stato delle luci intelligenti, serrature e termostati a casa e in viaggio.

Amazon echo

Amazon Echo è un altoparlante che puoi controllare con la tua voce, senza dover usare le mani.

Echo si connette all’Alexa Voice Service per riprodurre musica, effettuare chiamate, inviare e ricevere messaggi, cercare informazioni, notizie e risultati sportivi, darti le previsioni del tempo e molto altro. Basta chiedere.

Inoltre, Amazon Echo è un altoparlante progettato sapientemente per riempire qualsiasi stanza con un suono pieno e ricco. Grazie ai sette microfoni di cui è dotato e alla tecnologia di beamforming, è in grado di sentirti da qualsiasi direzione, anche mentre stai ascoltando della musica.

Quando vuoi usare Echo, devi semplicemente pronunciare la parola di attivazione “Alexa” ed Echo si attiverà e risponderà alla tua richiesta.

Amazon Alexa parla italiano. Ma lavora per la CIA?

Il sospetto che Alexa ci ascolti 24 ore su 24 ore è un sospetto che hanno in molti. Alexa come tutti gli altri assistenti vocali. I giornali generalisti mettono sempre il dubbio su questo aspetto. Personalmente non lavoro per Amazon o per Google, per cui non posso mettere la mano sul fuoco. Ma è una paura davvero indotta che, al momento, non ha nessun fondamento.

Le aziende come Google, Amazon, Microsoft, hanno sempre negato qualsiasi possibilità di ascolto al di là delle richieste effettuate. E se un controllo viene effettuato da queste aziende, lo fa già tracciando tutta la nostra navigazione. E se dovessero davvero ascoltare le nostre conversazioni, significa che già lo fanno sui nostri smartphone.

Tutti coloro che lavorano e raccontano questi dispositivi garantiscono all’infinito che l’ascolto da parte del dispositivo si limita al momento in cui si da il comando di accensione “Alexa” “ok Google” “Ehi Siri”. Io ci credo in buona parte perché tradire questa fiducia o affermare questo sospetto significherebbe la fine di questi dispositivi.

Chi, infatti, sopporterebbe di avere una spia in casa?

Come spegnere Amazon Echo

Amazon Alexa si può sempre spegnere.

Controlla la musica con la tua voce

Amazon ha sempre creato dispositivi massicci e ad alte potenzialità. Si veda per esempio il kindle Fire. Un tablet a tutti gli effetti con una potenza davvero incredibile. Amazon infatti non guadagna dai suoi dispositivi, ma da quello che ci fai con i suoi dispositivi. Per cui offre ad un prezzo relativamente contenuti prodotti di alta qualità.

Amazon Echo è dotato di un woofer con cavità downfiring da 63 mm e un tweeter da 16 mm con processore Dolby, per toni cristallini e una risposta dei bassi dinamica in tutta la stanza. Puoi riprodurre la tua musica preferita da Amazon Music, Spotify, TuneIn e da altri servizi musicali.

Con Amazon Music, potrai cercare musica in base all’artista o al periodo, oppure lasciare che Alexa scelga la musica per te. Gli iscritti a Prime possono ascoltare in streaming oltre 2 milioni di brani degli artisti più famosi grazie a Prime Music, senza pubblicità né costi aggiuntivi.

Con Amazon Music Unlimited, avrai accesso a oltre 50 milioni di brani, inclusi quelli più recenti, a soli 3,99€ al mese su un dispositivo Echo. Dopo aver configurato il tuo dispositivo Echo, Amazon Music Unlimited sarà disponibile in prova gratuita per 14 giorni senza dover sottoscrivere un abbonamento; dopodiché, potrai iscriverti e ottenere un periodo di uso gratuito di 30 giorni. Scopri di più.

Amazon Alexa prezzo

Alexa arriva da noi provvista già di 400 diverse skill e non solo a bordo dei dispositivi Echo, ma anche di prodotti terzi provenienti da aziende come Bose, Sonos, Harman Kardon, Jabra, Hama, NETGEAR, Huawei, Sony, Riva, Motorola, TIM e altre.

Le offerte di lancio dal 24 al 30 ottobre sono davvero impareggiabili.

Si parte dai 35,99 euro necessari per Echo Dot passando per i 59,99 di Echo, i 77,99 di Echo Spot e gli 89,99 di Echo Plus. Le consegne avranno inizio il 30 ottobre.

Amazon Alexa tutti i dispositivi disponibili

Echo Dot (3ª generazione) – Altoparlante intelligente di piccole dimensioni.

Amazon Echo (2ª generazione) – Altoparlante intelligente classico.

Amazon Echo Spot – Un altoparlante intelligente dotato del video.

Echo Dot (3ª generazione) + Amazon Smart Plug, compatibile con Alexa

Amazon Echo Spot + EZVIZ ezCube Pro IP Telecamera.

Echo Plus (2ª generazione) + Philips Hue White Lampadinada

Kit per la casa Amazon Alexa

Echo Stereo System – 2 Echo (2ª generazione).

Amazon Echo (2ª generazione) + Philips.

Sonos One, lo Smart Speaker per Ascoltare la Musica

Cuffie Bose QuietComfort 35 II Wireless con Alexa integrata.

Acquisti on-line per Alexa e la Casa intelligente: Dispositivi con Alexa integrata.

Promozione Echo da un’ampia selezione nel negozio Musica Digitale

Guida alle skill di Alexa

Le skills sono le applicazioni vocali di Alexa. Le skill permettono di attivare nuove funzionalità e contenuti che arricchiscono l’esperienza con i dispositivi Echo e con integrazione Alexa. Amazon offre la guida che trovate qui di seguito.

Ti potrebbero interessare anche questi articoli già pubblicati nel tempo sul blog

Qualcuno di questi articoli potrebbe essere datato. Sto procedendo ad aggiornarli. Se vuoi contribuire e condividere la tua esperienza commenta liberamente e costruttivamente!

Controlla ogni cosa con la tua voce – Skills Amazon Alexa

 

50 comandi per Amazon Echo – Cosa puoi chiedere ad Alexa

 

Alexa Skill Blueprints: come personalizzare Alexa senza scrivere alcun codice

 

Dal Suono come quarta dimensione dell’UX Design ad Alexa

 

 

Smartphone vs Smartspeaker? Amazon sceglie Alexa

 

Chatbot e assistenti vocali a lavoro

Come sono utilizzati Chatbot

e assistenti intelligenti a lavoro?

Ad inizio anno è stata condotta una interessante ricerca

dove emergono alcuni elementi

interessanti che vi riporto.

Infatti, sebbene nel mondo consumer,

tra domotica e dispositivi mobile

l’assistenza vocale è abbastanza diffusa,

in ambito aziendale

questa tecnologia tarda a sfondare.

Chatbot e assistenti vocali non sono una novità

I chatbot o gli assistenti vocali a lavoro non sono affatto una cosa nuova. Già nel 1965/1966 vide la luce i primo programma di elaborazione del linguaggio naturale. Si chiamava ELIZA, svolgeva la funzione di psicologo digitale, ed era in grado di “ascoltarti” e rispondere. Anche se in modo, a volte, vago.

Oggi l’assistenza vocale, lo abbiamo visto anche su questo blog, in questi tre anni, ha fatto molta strada e nei nostri dispositivi sono presenti assistenti vocali molto potenti come Siri della Apple o Google Assistant.

Chatbot e assistenti vocali a lavoro

Ma sul mondo del lavoro a che punto sono questi assistenti vocali? Come vengono utilizzati in azienda? Quali sfide stanno raccogliendo, se le stanno raccogliendo?

Dalle interviste a 500 professionisti IT in organizzazioni in tutto il Nord America e in Europa è emerso che nelle aziende con più di 500 dipendenti.

  • Il 40% delle grandi aziende prevede di implementare i chatbots o gli assistenti intelligenti entro il 2019.
  • Il 29% delle organizzazioni ha implementato uno o più chatbot per le attività lavorative. O comunque prevede di implementarli nei prossimi 12 mesi.
  • Il 24% delle grandi aziende con più di 500 dipendenti ha già implementato uno o più chatbot o assistente intelligente AI sui dispositivi aziendali e un ulteriore piano del 16% per adottarli nei prossimi 12 mesi.

Tra le piccole e medie imprese, circa il 15% delle organizzazioni ha implementato uno o più chatbot o un assistente intelligente di IA su dispositivi di proprietà aziendale, e un ulteriore 10% pianifica di farlo nei prossimi 12 mesi.

Microsoft Cortana è l’assistente intelligente più utilizzato sul posto di lavoro

In tutte le dimensioni aziendali, Microsoft Cortana è l’assistente intelligente più popolare sul posto di lavoro.

Questi i dati. Tra le organizzazioni che hanno implementato assistenti intelligenti o chatbots AI per attività lavorative,

  • il 49% utilizza Microsoft Cortana, che è integrato in Windows 10 e
  • il 47% utilizza Apple Siri, che è integrato in iOS e macOS. Inoltre,
  • il 23% delle organizzazioni ha implementato l’Assistente Google, disponibile su vari sistemi operativi e precedentemente noto come Google Now.

Amazon Alexa, sembra avere più utilizzo tra i consumatori … almeno per ora. Tra le aziende che attualmente utilizzano i chatbots o gli assistenti AI,

  • solo il 13% utilizza Amazon Alexa. Tuttavia,
  • un ulteriore 15% delle organizzazioni prevede di implementarlo nei prossimi 12 mesi,
  • quindi i livelli di adozione potrebbero raggiungere quelli di Google Assistant nel prossimo anno.

I sistemi operativi non sono gli unici software integrati con i chatbots o gli assistenti AI. Secondo i dati,

  • il 14% delle organizzazioni utilizza i chatbots AI integrati in strumenti di collaborazione, come Microsoft Teams e Slack.
  • un altro 16% delle organizzazioni prevede di utilizzare i chatbots integrati negli strumenti di collaborazione nei prossimi 12 mesi.

Ma nonostantei rumors delle aziende che creano i propri chatbot AI personalizzati, al momento

  • solo il 2% delle organizzazioni lo ha fatto.
  • il 10% delle organizzazioni ha dichiarato di voler implementare un chatbot AI personalizzato nei prossimi 12 mesi.

Come sono utilizzati sul posto di lavoro?

Tra le aziende che attualmente utilizzano assistenti intelligenti.

  • 46 percento le utilizza per dettatura vocale.
  • il 26 percento le utilizza per supportare le attività di collaborazione del team.
  • 24 percento le utilizza per la gestione del calendario dei dipendenti. 14per cento delle aziende stanno utilizzando a scopo di assistenza ai clienti.
  • il 13 percento li sta utilizzando per assistere le attività di gestione dell’help desk IT.

Tra le Società di organizzazioni che utilizzano i chatbot o gli assistenti intelligenti risulta che

  • il 53% li sta utilizzando all’interno del proprio dipartimento IT. Probabilmente perché i professionisti IT sono i primi ad adottare e testare le tecnologie da distribuirle agli utenti finali.
  • il 23% delle organizzazioni li sta utilizzando nel proprio dipartimento amministrativo.
  • il 20% li utilizza nel proprio servizio clienti.
  • il 16% utilizza i chatbot o gli assistenti intelligenti AI nei propri reparti vendite e marketing.

Spazi di miglioramento

Le aziende che utilizzano i chatbot o  assistenti intelligenti di AI si rendono conto che ci sono ampi spazi di miglioramento.

  • il 59 percento ha affermato che le tecnologie hanno frainteso le sfumature del dialogo umano.
  • il 30 percento ha riferito di aver eseguito comandi imprecisi.
  • l 29 percento ha segnalato difficoltà nel comprendere gli accenti.
  • il 23% delle organizzazioni ha scoperto che gli assistenti intelligenti non sono in grado di distinguere la voce del “proprietario” da altri, il che può essere un problema in un ambiente di lavoro affollato.

E poi ci sono le aziende che si tengono a distanza da questa tecnologia.

  • il 50 per cento ha dichiarato di non usare queste tecnologia per mancanza di evidenze in altre aziende.
  • il 29 per cento cita preoccupazioni relative alla sicurezza e alla privacy.
  • il 25 per cento ha dichiarato che il costo dei chatbot / assistenti intelligenti di Intelligenza Artificiale è alto rispetto alle loro disponibilità.
  • il 19 percento delle organizzazioni che non li usano sono preoccupati per questa tecnologia che distrae i dipendenti a scapito della produttività degli utenti.

L’automazione

La maggior parte dei professionisti IT ritiene che chatbot e assistenti vocali a lavoro miglioreranno la vita di molte persone. L’intelligenza artificiale ​​aiuterà ad automatizzare le attività più banali.

E certo è abbastanza comune ormai trovare articoli o interviste che spiegano di come l’intelligenza artificiale si occuperà di molte attività al posto degli esseri umani. Ma da questo punto di vista i professionisti IT che hanno partecipato al sondaggio sono risultati indifferenti.

Il 40% dei professionisti IT ha affermato che l’intelligenza artificiale può sostituire i lavori di base che non richiedono creatività umana. Tra questi le persone si sentono relativamente sicuri quando si tratta del proprio lavoro. E forse questo dipende appunto dal loro tipo di lavoro che richiede abilità complesse.

Solo il 17% dei professionisti IT crede che l’intelligenza artificiale metterà a rischio il proprio lavoro.

Forza positiva

Ad ogni modo alla domanda diretta se ritiene l”intelligenza artificiale una forza positiva o negativa,  la maggioranza degli intervistati hanno risposto che si tratta di una forza positiva:

  • il 76% dei professionisti IT ritiene che l’automazione automatizzerà attività banali, consentendo più tempo per concentrarsi su iniziative IT strategiche.
  • In media, i professionisti IT credono che il 19% delle loro attività quotidiane correnti possa essere automatizzato tramite automazione intelligente.

Conclusioni

Forse una macchina può sostituire un operaio che svolge attività ripetitive tutto il giorno, e un’auto a guida autonoma potrebbe persino sostituire un tassista.

Ma è ancora lontano, forse, un robot che ripara un pc sul luogo di lavoro, determina il perché non funziona in tempi relativamente brevi, e sostituisca la memoria difettosa.

Almeno, al momento la maggioranza delle aziende non si potrebbe permettere un robot del genere. E quindi si tratta ancora di una tecnologia antieconomica.

Mancano ancora le competenze diffuse, mancano le risorse necessarie. Figurarsi che solo il  tre per cento delle organizzazioni ha una politica in atto su come utilizzare gli assistenti intelligenti, chatbot o altre forme di intelligenza artificiale, e solo l’1 per cento delle organizzazioni offre formazione dei dipendenti su come utilizzare l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro.

E questo ci dice anche quante aziende credano in questo futuro.

Quali investimenti su chatbot e assistenza vocale a lavoro?

I risultati, poi si concludono mostrando che circa un quarto delle organizzazioni prevede di investire nella tecnologia AI nel 2018. E di questi.

  • il 18% delle organizzazioni prevede di spendere $ 10.000 o meno per la tecnologia AI nel 2018,
  • il 7% intende spendere più di $ 10.000.

Le cifre sono leggermente più alte tra le grandi imprese,

  • il 10% prevede di spendere più di $ 10.000.

Ma ovviamente questo non significa che non investiranno in tecnologia. Molto probabilmente i loro investimenti vanno soprattutto verso le tecnologie esistenti in cui assistenti vocali e chatbot possono essere già integrati.

Molta intelligenza artificiale infatti viene utilizzata già per l’elaborazione dei dati e gestione di automatismi semplici.

La tendenza

L’adozione di chatbot e assistenti vocali a lavoro è in aumento nel mondo. Ma non ci sono ancora evidenze di sistemi completamente autonomi. Ossia, la macchina ha bisogno ancora, in certa misura e per determinati compiti, di un supervisore umano.

Che la macchina sia completamente autonoma è qualcosa che vedremo nei prossimi anni.  Ma molti professionisti ritengono che ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Il blog sarà qui a sentire per voi!

Metodologia di sondaggio.

Il sondaggio da cui sono stati estratti le percentuali che riporto in questo articolo è stato condotto da Spiceworks nel marzo 2018 e ha coinvolto 529 intervistati dal Nord America e dall’Europa. I professionisti IT sono stati scelti tra milioni di professionisti ma si sono scelti anche in base alle  dimensioni aziendali. Per cui si sono presi professionisti anche di piccole e medie imprese. I settori di provenienza sono anche vari, assistenza sanitaria, organizzazioni non profit, istruzione, governo e finanza.

UX on the Sofà Toni Fontana ospite di UXUniversity

UX on the Sofà è una rubrica della UXUniversity condotta da Maria Cristina Lavazza dove si parla di User Experience e nuove declinazioni della disciplina. Devo dire che è stato davvero un onore essere intervistato, per diversi motivi. Prima di tutto perché Maria Cristina Lavazza è stata tra le prime persone che mi hanno fatto amare l’architettura dell’informazione. E poi anche perché la mia intervista segue quella di Luca Rosati a cui tutti gli architetti dell’informazione italiani, compreso me, devono, dobbiamo, qualcosa. Chi per un verso, chi per un altro.

UX on the Sofà di Maria Cristina Lavazza

Se non conoscete Maria Cristina Lavazza questa è una lacuna che dovete assolutamente colmare. Maria Cristina è l’autrice di un importante libro come Comunicare l’User experience e le utilissime UX Domino Card.

Al momento, in cui scrivo (fine giugno 2018) siamo in attesa del suo nuovo libro.

Se. invece. non volete comprare i suoi libri potete visitare il sito ufficiale di Maria Cristina Simple UX in cui è possibile trovare articoli e strumenti preziosissimi per il nostro lavoro di progettisti. Vi consiglio di andarlo a visitare!

UX on the sofà 6 Puntata

Martedì 2 giugno 2018 ho avuto il piacere di essere intervistato da UXUniversity. Per l’occasione ho parlato di architettura dell’informazione sonora, assistenza vocale, chatbot, sistemi sonori e mi sono permesso di lanciare qualche auspicio. Grazie alle domande di Maria Cristina sono venute fuori alcune cose interessanti che vorrei sottolineare.

  • Le nuove sfide dell’architettura dell’informazione non stanno più solo dentro lo schermo ma oltre lo schermo.
  • Le macchine e i programmi si stanno evolvendo. Più che di navigazione su internet in questo futuro presente dobbiamo parlare di relazioni.
  • C’è sempre più necessità di saperi trasversali per stare insieme e per comprendere la complessità.
  • La competenza dell’ascolto è una competenza da esercitare.
  • È necessaria una comunità di pratica che parli di queste sfide.
  • C’è sempre bisogno di consapevolezza.
  • È bene affrontare il futuro con cuore aperto ma con testa sulle spalle.

Due libri che consiglio

Maria Cristina mi ha chiesto di consigliare due libri. Ho scelto di non proporre libri tecnici o specifici sul tema dell’assistenza vocale. Ma proprio due libri da leggere sotto l’ombrellone che possano aprire un po’ i nostri orizzonti.

Il primo è L’inevitabile. Le tendenze tecnologiche che rivoluzioneranno il nostro futuro di Kevin Kelly.

Il secondo Cinque chiavi per il futuro di Howard Gardner.

UX on the Sofà Intervista a Toni Fontana (Audio e trascrizione)

Buon ascolto!

O buona lettura!

UX ON THE SOFA #6 – Toni Fontana e l’architettura dell’informazione sonora by UXUniversity on Scribd

UX on the sofà le puntate precedenti

Donatella Ruggeri – Psicologa e UX Research

Ho conosciuto Donatella Ruggeri, ux research e psicologa, su Linkedin. Da Linkedin sto raccogliendo suggerimenti di contatto. E tra i contatti Donatella mi è sembrata molto interessante per la sua voglia di divulgazione in un ambito molto interessante.

Donatella Ruggeri si occupa di UX Research ed è la fondatrice di due progetti molto interessanti secondo me. Il primo è Hafricah.net e il secondo è la settimanadelcervello.it di cui ho chiesto nell’intervista.

Ma ciò che mi ha maggiormente colpito di Donatella è l’interesse per le novità e la realtà virtuale come strumento per capire meglio il cervello umano e i nostri comportamenti.

Donatella Ruggeri UX Research

Su Linkedin Donatella si presenta come

Psicologa e comunicatrice seriale, nel 2007 ho fondato un sito di divulgazione neuroscientifica. Da clinica mi occupo di prevenzione dei disturbi cognitivi, riabilitazione neuropsicologica, da imprenditrice promuovo l’innovazione in ambito sanitario e sociale. Partner dell’americana Dana Foundation, dal 2016 coordino la Settimana del Cervello in Italia. Appassionata dei social e dalle nuove tecnologie, studio il comportamento e le personalità degli utenti sul web nell’ambito della User Experience.

Intervista a Donatella Ruggeri

Come sei venuta a contatto con l’User Experience, ce lo racconti?

Con la UX sono venuta a contatto – senza saperlo – durante il primo esame dell’università, Psicologia generale. Solo un paio di anni fa però ho incontrato uno UX designer. Ricordo di aver trovato illuminante e vagamente familiare ciò che diceva riguardo l’usabilità. Quando spinta dalla curiosità ho approfondito, ho scoperto di aver già nella mia libreria uno dei fondamenti della UX, La caffettiera del masochista di Don Norman, su cui avevo studiato le regole percettive e cognitive che stanno alla base delle nostre interazioni con gli oggetti della vita quotidiana.

Ho avuto la possibilità di iniziare a mettere in pratica le conoscenze in un continuo processo di affinamento by doing grazie al gruppo con cui lavoro adesso, iDIB, composto da designer (UI e UX), developer e researcher. Con loro ho potuto sperimentarmi in progetti molto grandi e già avviati ma ho potuto mettermi in gioco anche nella progettazione di un’esperienza d’uso from scratch, a partire dal primo contatto col committente.

Dalla psicologia alla UX Research, un passaggio naturale?

Secondo me di più: quasi un sodalizio inconsapevole. Uno psicologo è uno UX designer in potenza, ha tutte le conoscenze e gli strumenti di analisi, conosce la metodologia della ricerca, i principi che stanno alla base dello user testing e delle interviste, il metodo osservativo, la comunicazione efficace e non tecnica; è in grado di provare empatia e mettersi nei panni dell’altro con atteggiamento non giudicante; conosce la psicologia cognitiva e il funzionamento psicologico tipico.

Non a caso, nei corsi per UX designers sono molte le ore di insegnamento della psicologia, di aspetti che per uno psicologo sono fissati e consolidati da anni di studio e di lavoro sul campo, anche con i pazienti.

Contrariamente a quanto si creda, la psicologia e le neuroscienze che sono nello specifico il mio settore sono lo studio della normalità, del funzionamento psicologico e cognitivo sano. Va da sé che quando c’è da mettersi nei panni dell’utente, capire come pensa, quali sono le cose che provocano frustrazione, quali le aspettative, lo psicologo parte con una solida base.

Qual è la tua “giornata tipo” professionale?

La cosa bella è che la giornata tipo non esiste. L’unica routine è il caffè dopo pranzo, per il resto il lavoro è liquido e si adatta ai progetti, ai clienti, alle riunioni. Non manca mai il confronto col gruppo di lavoro o la lettura di un articolo di approfondimento su una nuova scoperta o tecnologia.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

La ricerca, in assoluto. È un ambito che ha sempre destato la mia curiosità e che mi dà modo di orientarmi nell’analisi di un problema e nel prendere decisioni. La prima cosa che mi viene in mente quando ho davanti qualcosa di nuovo: cosa sappiamo già, come lo abbiamo scoperto, dove lo abbiamo studiato, su chi, partendo da quali ipotesi? Come possiamo perfezionare i risultati? Ci sono domande migliori da porre?

Dalle neuroscienze alla UX, la ricerca consente di capire come funzioniamo in relazione a un compito. Quello che nei laboratori si studia a livello molecolare con la risonanza magnetica funzionale, in UX si studia nella sua complessità comportamentale e di pensiero con gli user test, le interviste, l’osservazione.
Una delle cose più interessanti è che la ricerca restituisce anche risultati controintuitivi ai quali non si sarebbe mai arrivati se non si fossero messe in dubbio quelle che all’inizio erano le proprie credenze – o assumption per usare un termine che fa molto UXer :-D.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

La cassetta degli attrezzi di uno ux designer che si rispetti è sempre zeppa di moltissimi tool… ed è sempre in continua evoluzione: alcuni tool vanno via e molti altri si aggiungono o si evolvono.

Se nella progettazione di un’esperienza utente non posso rinunciare alla ricerca, alla cosiddetta ‘UX dedotta’ – ossia quella ricavata da articoli, libri e dallo scambio con altri professionisti – e ancora, alle personas, al card sorting, giusto per citarne alcuni, nella divulgazione i veri strumenti diventano il networking e i social (sempre intesi come fitta rete di relazioni personali e di condivisione delle conoscenze che si creano), che consentono di portare il messaggio “un po’ più in là”.

Nel tuo blog/sito hafricah.net scrivi

L’ostacolo maggiore che le persone incontrano nell’approcciarsi ad un nuovo campo è difatti la non conoscenza del lessico tecnico proprio di quella disciplina.

A che punto siete?

Da ottimista direi a buon punto. Negli ultimi anni si sono moltiplicate, anche per la necessità di arrivare al cliente, le pagine di professionisti convertiti ai social che fino a pochi anni fa credevano che una pagina Facebook avrebbe influito negativamente sulla percezione di serietà e rigore della disciplina.

Nell’epoca del personal selling, però, in cui siamo a tutti gli effetti imprenditori di noi stessi, se non riusciamo a spiegare cosa facciamo è difficile vendere la consulenza, il servizio, la terapia. Da quel che vedo, siamo a buon punto. Chi ha cambiato linguaggio sta osservando buoni risultati, chi non sta cambiando linguaggio ne sta subendo le conseguenze e non credo avrà molta scelta, se vuole restare sul mercato.

Sia che si racconti la ricerca scientifica (come provo a fare proprio su hafricah.net) sia che ci si ritrovi davanti a un cliente a esporre i risultati di uno user test, se non si riesce a comunicare con semplicità, si auto-sabota l’outcome.

Altro tuo progetto è la Settimana del cervello. Come nasce la Settimana del cervello?

La Settimana del cervello nasce da un’esperienza all’estero. Quando vivevo in Inghilterra scoprivo che senza troppi preparativi, con un incontro informale in un pub segnalato su un giornale locale, ci si poteva incontrare, informare e contaminare. Ho seguito lí per la prima volta la Brain Awareness Week.

Tornata in Sicilia ho provato nel mio piccolo a introdurre questa modalità per portare la divulgazione delle neuroscienze nel mio territorio. Con grande sorpresa nei confronti di una regione in cui un movimento tale non si era ancora creato, ho trovato non solo professionisti entusiasti di raccontare il loro lavoro ma anche pubblici curiosi di scoprire di più sul funzionamento del cervello e sulla prevenzione delle malattie neurologiche.

Ricordo di aver pensato che c’era solo bisogno di dare il La: la curiosità e la voglia di imparare o di mettersi in gioco erano ben rappresentate. Da questa esperienza ed esperimento in piccolo, la Settimana del Cervello è diventata una manifestazione nazionale che oggi coinvolge 40 persone impegnate tutto l’anno nella sua organizzazione e circa 700 professionisti che organizzano i loro eventi divulgativi a marzo.

Sei impegnata nello studio di realtà virtuale. Io mi occupo di assistenza vocale e suoni. Che ne pensi? Quanto influisce il suono nella realtà virtuale? Puoi indicare qualche studio interessante a riguardo?

Quando vediamo un film che fa paura, nei momenti di suspence, per alcuni di noi il gesto naturale è quello di tapparsi le orecchie. Quando vogliamo rilassarci, possiamo riprodurre sul nostro telefono dei suoni della natura, del mare, della pioggia, per immergerci nel momento e immaginarci altrove.

Questi sono solo due esempi di come i suoni, anche da soli, siano importanti per il senso di presenza nel mondo, per l’immaginazione, per la risposta emotiva. Nella Realtà Virtuale, se il suono non rispetta le aspettative, se non sentiamo cioè quel che ci aspettiamo di sentire in base a quel che vediamo, alla posizione del corpo, alle informazioni che ci vengono dagli altri sensi e dall’apparato vestibolare, si crea una dissonanza cognitiva che rende l’esperienza irreale e anche fastidiosa.

Perché sia percepito come autentico, il suono deve avere delle proprietà fisiche il più possibile simili a quelle reali: profondità, volume, direzione, propagazione, responsività devono essere di buona qualità e coerenti rispetto al resto dell’esperienza. L’audio è il primo fattore che contribuisce alla credibilità di una esperienza virtuale.

Un articolo piuttosto recente spiega proprio come l’audio 3D realistico sia la frontiera della Realtà Virtuale.

Da quel che ho letto per questa intervista pare che in ambito psicoterapeutico ci sia molto ottimismo sulla realtà virtuale. E così? Come la vedi? Ci sarà anche un coinvolgimento di intelligenza artificiale? Oppure lo psicoterapeuta sarà sempre umano?

L’ottimismo della psicoterapia verso la Realtà Virtuale è vero e ragionevolmente indotto dai risultati degli studi condotti fino ad ora. La vera potenzialità della tecnologia consiste nel fare immergere il paziente in una situazione realistica che resti un setting sicuro. Le applicazioni sono molteplici, vanno dall’esposizione a stimoli fobici alla riabilitazione delle funzioni cognitive dopo una lesione cerebrale.

Il coinvolgimento delle intelligenze artificiali c’è già: Woebot è ad esempio un bot che fa le veci di uno psicologo. Aiuta a tracciare i cambiamenti d’umore, fornisce dei feedback sugli automatismi che per le persone spesso sono difficili da identificare, fa una sorta di “psicoeducazione”, cioè passa delle conoscenze su come funzioniamo.

A guardare poi le applicazioni del machine learning, è stato impiegato per perfezionare le diagnosi di psicosi, Sindrome di Alzheimer, autismo, per identificare il comportamento suicidario in base alle parole usate dalla persona, per analizzare i dati della risonanza magnetica funzionale.

Diciamo che tutto ciò che può freddamente essere osservato e analizzato da un umano, può essere osservato e analizzato anche meglio da una intelligenza artificiale. Il nodo al pettine viene se pensiamo alla componente emotiva della terapia, al rispecchiamento emotivo che avviene in seduta, aspetti che restano – ancora – solo un privilegio degli esseri umani, per quanto si sia già al lavoro sulle “intelligenze artificiali emotive”.

Ho visto che hai in ballo molti progetti di sviluppo. Qualche anticipazione? Novità che puoi già raccontare?

L’ultimissima novità, prossima al lancio il 30 giugno, è l’app di riabilitazione cognitiva in Realtà Virtuale, Cerebrum (ne ha parlato qualche giorno fa anche Repubblica) : che ho creato insieme ai colleghi romani di Idego e Promind, destinata agli operatori della salute mentale.
In cantiere abbiamo già un’estensione della stessa e diverse attività di formazione e supervisione per chi non ha familiarità con la tecnologia.

Siamo poi già al lavoro per la Settimana del Cervello che nel 2019 sarà dall’11 al 18 marzo e che vedrà diverse novità rivolte, ad esempio, alle scuole.

Questa estate lanceremo due servizi confezionati dal team di ricerca, sviluppo e progettazione col quale lavoro, servizi che utilizzeranno la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale per risolvere due problemi comuni tra gli utenti, ma adesso non posso dire di più.

E per finire le ultime 3 domande più leggere, che faccio a tutti gli intervistati.

Consiglia un libro

Don’t make me think, Steve Krug. Contiene tutte quelle cose palesi e a volte un po’ ovvie che nessuno ti dice mai, alle quali non riesci ad arrivare da solo.

… un brano musicale o un cd

Al Monte, Mannarino (album)

Consiglia un film

Toys that Made us, più che un film è una serie di Netflix. Per imprenditori, designer e curiosi, è un condensato di materiale utile a crescere e a vedere come grandi marchi dell’industria del giocattolo (Barbie, Lego) sono diventati iconici e sono riusciti a superare gli inevitabili fallimenti lungo il percorso. Interessante soprattutto il modo in cui le aziende si sono adattate nei decenni restando al passo con un mercato e un cliente sempre diverso.

Ringraziamenti

Grazie ancora a Donatella per aver risposto alle mie domande e per aver dato a tutti i lettori spunti di riflessione molto interessanti. Il mondo sta cambiando e insieme ad esso il nostro cervello. Dobbiamo avere cura di persone come Donatella, che ci aiutano a capire.

Grazie e speriamo di vederci alla settimana del cervello 2019!

Controlla ogni cosa con la tua voce – Google Assistant

Google Assistant è il nuovo assistente vocale dell’app di Google e di Google Home.

Assistente vocale Android

L’assistente vocale di Google è già installato su tutti i dispositivi Android e non richiede alcun download. Il che è un gran vantaggio perché non è necessario andare a cercare ma è uno svantaggio perché molti non sanno di avere un assistente vocale in tasca. E ancora non si sa bene fin dove può arrivare l’assistente vocale di casa Google.

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Di seguito i comandi più comuni e quelli più usati. Che poi, grosso modo, vanno a coincidere con le applicazioni più gettonate di Google.

Google Assistant in Italia

Marzo 2018.

Ho avuto una breve chiacchierata con Google Assistant che è stato aggiornato proprio adesso. E che propone un bel po’ di cose che puoi fare con un assistente vocale.

Routine Google Assistant

Questa settimana, (12/17 marzo 2018 ) Google Assistant ha visto un aggiornamento notevole in lingua italiana. Quest’ultimo aggiornamento avvicina notevolmente la diffusione di Google Home anche in Italia. Aggiornamenti che sono stati visibili anche a chi possiede uno smartphone Android.

Saranno disponibili app e servizi di terze parti ed è possibile ascoltare le news della giornata.

Assistente google – Ultime notizie

Pronuncia “Ok Google! fammi sentire le ultime notizie”.

Partirà il radiogiornale più recente online. E si potrà scegliere tra SkyTg24, Tgcom24, RTL 102.5 Giornale Orario, Repubblica Tv, Radio Capital News e RMC News; per gli appassionati di sport è anche disponibile RMC Sport.

Ok Google Buongiorno

Se diamo un buongiorno a Google Assistant, lui risponde augurandoci buona giornata, ci dice l’orario, da informazioni sul meteo. E di seguito anche le informazioni e le news radio.

Per personalizzare le opzioni è necessario trovare nelle impostazioni dell’assistente “La mia giornata”, che indica la prima “Routine” in lingua italiana. Al momento non sono tutte quelle disponibili anche in lingua inglese. Ma ci siamo quasi.

Google Assistant – Suoni rilassanti

Se si chiede “Ok Google aiutami a rilassarmi“, l’assistente riprodurrò suoni rilassanti che prende da un elenco interno all’assistente o dello smartphone, tra i quali quelli di un caminetto, un ruscello, la pioggia, il rumore bianco e così via. È anche possibile dire direttamente, ad esempio, “rumore bianco“, per avviarne la riproduzione per 60 minuti.

Tutto questo è disponibile su tutti i dispositivi Android 6.0, su smartphone, tablet TV e Chromebook, e lo smart speaker Google Home/Home Mini.

Fare una ricerca sul motore di ricerca

Sembra una banalità, ma ecco che senza dover aprire applicazioni e con il semplice comando OK Google, si apre l’app che risponde alle tue domande. A tal proposito puoi approfondire il tema in un articolo sulla ricerca vocale SEO, che ho scritto un po’ di tempo fa. Poi anche vedere quali sono gli obiettivi di Google in questo senso con la cosiddetta posizione zero.

Programmare una sveglia o un appuntamento

Uno dei comandi più semplici e più usati per Google assistant offre è quello di programmare una sveglia o un allarme per ricordarci qualcosa. Un evento, un appuntamento, una sveglia, un promemoria.

Lo si fa in modo semplice e immediato. Come quando chiediamo ai nostri genitori o amici di svegliarci ad un dato orario.

Funziona!

Oppure puoi passare dall’app, se è già aperta, e chiedere.

Previsioni del tempo

Google assistant sa che tempo fa. Legge le previsioni e ti dice esattamente che tempo farà nelle prossime ore, domani o dopodomani.

È possibile fare domande specifiche come chiedere se pioverà e quindi portare un ombrello con se, oppure chiedere i tempo della settimana o del fine settimana.

Personalmente mi diverte sentire la voce dell’assistente. Anche se sullo schermo ho la visione di tutto il periodo di previsione disponibile.

Mandare un messaggio con whatsapp

Con Google assistant è possibile inviare un messaggio con whatsapp. Ossia, basta dettare a google assistant un messaggio senza dover prendere in mano il telefonino.

Ma è necessario preimpostare il telefonino per poter usufruire dell’assistenza.

Vai nelle impostazione della google app > voce > manda messaggio con whatsapp. Se non è già attivo whatsapp non trovi il comando.

Con questa semplice operazione sarà possibile leggere o inviare messaggi da whatapp con google assistant.

Navigatore

Se non volete comprare un navigatore specifico Google offre una valida alternativa. Le mappe di Google sono tra le più dettagliate che noi conosciamo. Grazie all’integrazione di Google Maps e Google Assistant, l’assistente vocale può indicare la via più breve per arrivare in una determinata posizione, ma anche la meno trafficata.

Così come ci indicherà le coincidenze con treno e bus. In maniera impressionante. Usato a Roma. Favoloso.

Trova un ristorante o  un hotel

Sempre grazie a Google Maps, Google assistant riesce a trovare un ristorante vicino a te o nella zona da te richiesta. Così come riesce a trovare un hotel, un B&B o una casa vacanze. Se i proprietari del ristorante hanno dedicato del tempo ai loro profili su Google, l’assistente riesce a trovare i ristoranti in base al tipo di cucina. Sia esso di carne o di pesce, vegano oppure cinese. Insomma, risponderà anche in base a quello che si trova sul web, recensioni comprese.

E lo trova nel raggio di 400 metri.

Identificare i brani che stai ascoltando

Con la ricerca vocale è possibile scoprire il titolo di brani che non conosci. Noi tutti conosciamo SHAZAM. Ma diciamo che è superata come app, se si pensa che non la devi più scaricare.

Basta dire al proprio smartphone Android “Ok Google, che cos’è·questo·brano?” e toccare il microfono. Si apre una striscia con una nota in basso a destra. Schiaccia la nota, Google ascolta e dopo due secondi ti da la risposta esatta. E video su youtube da poter vedere.

Suona un po’ di musica

Basta invece chiedere “Suona un po’ di musica” e Google assistant ti risponderà: Perfetto! E partirà con quello che trova nella app, nella cartella pubblica (ossia che può condividere.

Poi potrai scegliere se abbonarti o no. Però anche senza abbonamento a me ha dato una bella musica rilassante.

Con l’abbonamento puoi scegliere anche generi di musica e playlist preferite.

Google Assistant comunica

Google Assistant ha appena lanciato la comunicazione a tutte le mail collegate a gmail per diffondere il propio assistente vocale.

Puoi trovare tutte le informazioni sul sito ufficiale di Google Assistant

Scopri dove si trova Google Assistant

Tieni premuto il pulsante Home o di’ “Ok Google”
L’Assistente Google è pronto ad aiutarti sui telefoni Android Marshmallow, Nougat e Oreo idonei.* Basta tenere premuto il pulsante Home o pronunciare “Ok Google”

E cosa può fare Google Assistant.

Google Assistant Google, assistente vocale per tutti!

Insomma, che dire? Gratis, disponibile su tutti i dispositivi Android, Google Assistant è l’assistente vocale in cui si possono fare le prime prove di utilizzo. E si può prendere confidenza con l’assistenza vocale in generale. L’assistente vocale di Google è anche utilizzabile, come vedremo nelle prossime settimane, da altri dispositivi. Non male.

Ricerche delle persone sull’assistenza

Di seguito trovate tutte le ricerche che le persone fanno sul sito riguardo l’assistenza vocale di Google.

Risponderemo con il tempo a ciascuna richiesta cercando di creare un articolo approfondito e di valore, per quanto possibile.

Assistente google

google assistant
google assistente
assistente vocale google
google assistente vocale
voce google
pronuncia ok google
assistant google
assistente di google
assistente google vocale
google assistent

assistente vocale di google
assistente google app
voce ok google
google memorizza la mia voce
suoni rilassanti google
cose da dire a google assistant
google aiutami
google mi stai ascoltando
assitente google
google vocale
assistenza vocale google

ok google fammi sentire
memorizza la mia voce
assistente

google voce
ok google buongiorno
voce assistente google
ricerca vocale android
apri assistente google
cos’è google assistant
google fammi sentire la tua voce
aiutami google
google pronuncia
voce navigatore google maps non parla
google sveglia
google vocale android
app assistente google
assistente google non disponibile
voce google maps
google chiede sempre promemoria sulla privacy
installa assistente google
assistant google android
google assistenza
ok google ok google
impostazioni google assistant
assistente google android
un assistente google
con la tua voce
google ti piaccio

Ok google! cosa sai fare?

assistente google ok google
pronuncia google
numero per mandare messaggi a rtl
non sento la tua voce
rtl giornale orario
promemoria vocale android
chiedi a google
google pronuncia vocale
google maps vocale
ok google assistant
assistent google
ok google avrò bisogno dell’ombrello domani
google assistente android
rtl 102.5 messaggi whatsapp
app ricerca vocale
cose da chiedere a google home
attiva assistente google

cosa può fare assistente google
cosa può fare google assistant
disabilitare ok google
l’assistente vocale

aiutami a gestire i promemoria
“che cos’è questo brano?”

radio capital su google home
mandare messaggio whatsapp rtl
in ascolto ok google
ok google portami a casa
messaggi rtl whatsapp
whatsapp google home
che cos’è questo brano google
buongiorno google
rtl 102.5 messaggi whatsapp numero
fammi vedere i promemoria
ok google avrò bisogno dell ombrello domani
radio capital google home
google home whatsapp
rtl 102.5 giornale orario
google home mini sveglia
l’assistente google non è disponibile per questo account
come mandare messaggi a rtl
assistente google si apre da solo
ok google promemoria
google assistente casa
promemoria google home
android google assistant
ok ok google ok google
sveglia google home
assistenza google
cose da chiedere a google
assistente google non disponibile su questo dispositivo

impostare ok google
sveglia google home
voce google
google a voce
ricerca vocale con google
ricerca vocale google android
assistente google grazie
l’assistente google non è disponibile su questo dispositivo
come impostare ok google
promemoria google assistant
quando sento la tua voce
voce android
google home assistenza
apri google assistant

Smart Speaker – Amazon Echo, Google Home e gli altri

Uno smart speaker, in pratica, è una cassa con cui si può interagire attraverso la propria voce. Una volta acceso, si possono fare delle domande o chiedere di eseguire dei comandi vocali. L’altoparlante esegue. Gli smart speaker sono pensati per stare al centro di una casa connessa (o una casa invisibile) e sono un pezzo rilevante della domotica. E di tutta una serie di accessori connessi con la domotica.

Non c’è ancora una grande letteratura a riguardo. Persino Wikipedia esprime poche righe a riguardo. Questo blog se ne occupa quasi settimanalmente.

Sul web si scrive soprattutto riguardo gli smart speakers principalmente per chiedersi se questi dispositivi avranno o meno un futuro. Chi mi segue, sa che me ne sono occupato più volte da tempo. Spero di averlo fatto in modo più laico possibile. Anche se, forse, me ne sono occupato in modo più filosofico. Dando maggiore rilievo all’assistenza vocale e Etica, dando per scontato che tutti sapessero cosa fossero gli smart speakers.

Inoltre, vedremo presto, fisicamente, questi dispositivi anche in Italia. E questo articolo è uno dei tanti della serie di articoli e analisi per capire meglio cosa sono gli smart speakers, cosa possono fare, come poterli usare in futuro e  quali campi stanno rivoluzionando.

Cos’è uno smart speaker

Tecnicamente uno smart speaker è una cassa altopalante (speaker) o dispositivo intelligente (smart) che attraverso la tecnologia wireless Wi-Fi, e/o bluetooth, si collega ad internet e interagisce con le persone. Gli smart speakers, sono appunto smart perché usano un assistente vocale come interfaccia. L’assistente vocale ascolta la nostra voce, comprende i comandi vocali che gli vengono dati e li esegue. Generalmente attivandosi oggettivamente per quello che può fare: trasmettere musica per esempio; oppure attivando oggetti fisici, che siano, ovviamente, connessi.

Tra le tante cose uno smart speaker può acquistare, sotto la nostra guida, prodotti su internet, informarci sul meteo o sul traffico, calendarizzare la nostra giornata, gestire gli oggetti connessi della nostra casa, raccontare o leggere per noi i nostri libri acquistati sul nostro kindle.

Amazon sta spingendo tantissimo così come abbiamo visto sui cosa possiamo chiedere ad Alexa.

Attivazione vocale speaker wireless home page di google

Innanzitutto bisogna impostare e settare i dispositivi. Per fare questo si deve installare l’app Google Home sul proprio smartphone di ultima generezione e configurare le impostazioni iniziali per l’altoparlante.

Ciascun modello ha le proprie forme di settaggio. A seconda del proprio abbonamento, per esempio, potrebbe essere necessario dover creare un account in aggiunta all’account Google.

1 Accedere a Google Play o all’App Store dallo smartphone/iPhone.
Installare l’app Google Home sullo smartphone/iPhone.
Per i dettagli visitare il sito web all’indirizzo google.com/cast/setup/.
2 Avviare l’app e seguire le istruzioni su schermo per configurare le impostazioni iniziali dell’altoparlante.
Impostare l’altoparlante in modo che utilizzi la stessa connessione Wi-Fi dello smartphone/iPhone.

Assistente vocale da casa

Se la casa è connessa, lo smart speaker può diventare facilmente un assistente vocale da casa. Questo significa che se le luci di casa sono connesse è possibile chiedere allo smart speaker di accendere o spegnere le luci. Sarà possibile ordinare di aprire o chiudere le tapparelle di casa, programmare l’accensione o lo spegnimento del riscaldamento, così come quello del condizionatore. E così di seguito come propone tutta la tecnologia disponibile della domotica.

Connettendo lo smart speaker ad una carta di credito è possibile chiamare un taxi o una macchina Uber, prenotare un posto a teatro o al cinema, acquistare prodotti di consumo quotidiano che ti mancano al momento. Come fosse un Dash Botton.

Per questo motivo qualcuno li chiama già assistenti vocali da casa. In realtà, ancora di case pienamente connesse non ce ne sono tante. Ma la strada, a prescindere da quanto pensano e dicono gli scettici, è avviata. Tanto più che la prossima rivoluzione sarà la realtà aumentata, che vedrà un nuovo salto tecnologico.

Il contesto degli smart speakers: la domotica

Come ho già avuto modo di dire in passato, l’unico limite che oggi stanno incontrando gli smart speakers è proprio il fatto che gli assistenti vocali stanno entrando in un contesto di cui non fanno parte. Ossia non tutti sanno o hanno confidenza con questo strumento. La maggior parte delle nostre case non sono connesse. Magari sono case invisibili, ma sono, ancora, analogiche ed hanno ancora a che fare con maniglie, chiavi, e chiavistelli. Come raccontavo, attraverso i dubbi di Jeson Masut, nell’articolo Interfacce utente senza schermo.

Eppure i cambiamenti avvengono anche lentamente. Le nostre case sono diventate invisibili; sono caduti i muri che separano la nostra vita pubblica da quella privata, come spiegato nell’ Onlife manifesto; il nostro modo di viaggiare e di sperimentare i viaggi è cambiato, le nostre relazioni si modificano. Il mondo sta subendo mutamenti importanti. Mutamenti antropologici profondi.

Gli smart speakers sono oggetti che modificheranno il modo di interagire con le nostre case. E le nostre case saranno altri nodi di connessione. L’automazione della casa, il controllo da remoto degli oggetti, sono azioni sempre più reali.

E tutto grazie ad un piccolo oggetto posto al centro della nostra casa.

WIAD Palermo 2018

Assistente vocale proprietario

Gli smart speakers si basano fondamentalmente sulla tecnologia degli assistenti vocali. Assistenti che in un modo o nell’altro sono già presenti su tutti i dispositivi mobile e smartphone.

Infatti, sicuramente possedete uno smartphone con un assistente vocale proprietario. È il caso di Siri, se avete un Apple iPhone 7 Smartphone 4G, oppure di Cortana se avete uno Microsoft Smartphone, o di Bixby se siete in possesso di un Samsung Galaxy S7. Se, invece, siete possessori di altre marche con sistema Android di media e bassa qualità, anche se non avete un assistente proprietario, avrete sicuramente la possibilità di scaricare l’app di google o google Chrome dove c’è OK Google Google Assistant.

Amazon Echo Cos’è

Lo sviluppo di questa tecnologia, sempre più pervasiva, anche se ancora poco utilizzata ha portato allo sviluppo di nuovi dispositivi. Nel 2014 ha visto la luce Alexa, un assistente vocale che ha preso le forme di Amazon Echo. Una cassa cilindrica con microfono. Noi parliamo, Alexa risponde, interagendo con le ricerche che svolge su internet o con gli oggetti connessi con Amazon Echo e la casa.

Alexa esegue i compiti che sono tipici di tutti gli assistenti vocali di cui abbiamo già detto. Ma Alexa ha una marcia in più, rispetto agli altri. La marcia in più è la connessione con lo store di Amazon. Store di cui già ci fidiamo, quasi ciecamente. Dove facciamo una buona parte dei nostri acquisti.

Se vuoi approfondire potresti leggere : Controlla ogni cosa con la tua voce – Skills Amazon Alexa.

Smart speaker con touchscreen

Quando ho parlato di architettura dell’informazione conversazionale riprendevo il parere di Peter Morville che invitava gli architetti dell’informazione ad aiutare gli assistenti vocali. Peter Morville, inoltre, invitava le case di produzione a creare un touchscreen che aiutasse l’utente a usare meglio gli smart speakers.

Echo Show

A quanto pare non è più il solo a pensarlo e dopo qualche rumors sul nuovo Amazon Echo è arrivato l’Echo Show.

Quello che sembrava un oggetto trascurabile si sta trasformando pian piano in un qualcosa di molto più complesso: lo dimostrano le ultime scelte di Bezos e soci e la recente creazione di uno speaker tutto nuovo, denominato Echo Show.

Uno dei problemi avvertiti da chi ha utilizzato Amazon Echo è stato quello di non avere un appoggio visivo. Una specie di stampella dove appoggiarsi qualora  il dispositivo non capisse correttamente quello che si diceva.

Daltronde l’abitudine di eseguire comandi a schermo non poteva e non potrà decadere del tutto. Lo schermo, questa volta visto come accessorio, darà maggiori possibilità di interazioni.

Amazon Show inoltre è dotato di una telecamera e permetterà al nuovo smart speaker di Amazon di diventare un telefono, con la possibilità di videochiamate tra dispositivi Amazon o che comunque hanno installato Alexa.

Amazon Echo Italia

Al momento, non esistono Smart speakers in Italia. Per esempio, si trova in vendita il iLuv Bluetooth. Che funziona attraverso Alexa. Peccato che, al momento, Alexa non funziona in Italia. Semmai si deve comprare sul mercato internazionale e si dovrebbe parlare in inglese. La lingua che al momento parla l’assistente vocale di casa Amazon.

Se si vuole provare, è necessario sapere che si può utilizzare solo come cassa per ascoltare le web radio. Che è comunque già una bella cosa, ma non funziona da assistente vocale.

Amazon Echo al momento non è disponibile in Italia. Alexa parla ancora in Inglese E Amazon Echo Italia non ti permette di acquistare il suo smart speaker. A meno che non vai sul Amazon.com e allora da lì puoi acquistare il tuo smart speaker. Ma attenzione, parla in inglese. E ancora non si sa, se sarà possibile, in futuro, riadattarlo in lingua italiana. Meglio aspettare.

Amazon Echo prezzo

Il prezzo dell’Amazon Echo è, nel momento in cui scrivo, di 119 dollari. Non si trova su Amazon.it ma esclusivamente su Amazon.com. Un prezzo ridotto ha il fratello minore Amazon Echo Dot.

Google Home cos’è

Inutile nascondere o cercare di presentare Google Home con altra parole. Google home è la copia di Amazon Echo. Con una sostanziale variante. Mentre Amazon Echo ha dalla sua parte lo store di Amazon.it, Google Home ha dalla sua parte il motore di ricerca e il suo store.

Insomma, una bella sfida.

Google Assistant si comporta esattamente come Alexa, rispondendo alle domande e interagendo con l’utente senza l’aiuto di uno schermo.

Come oggetto è stato studiato un po’ meglio. Il design è accattivante e simpatico. Ed è un oggetto che sta bene in casa.

Ovviamente come dicevo prima rispetto alla domotica, l’introduzione di questi oggetti nella nostra vita quotidiana è lento. Tanto più che parlano inglese e poco italiano. E il loro sviluppo è equiparato al numero di oggetti a cui è connesso. Le potenzialità di Google Home sono tante. Basti pensare alla quantità di dati e informazioni di cui dispone Google. E pensiamo anche alla compatibilità con tutti i servizi che già usiamo di Google: Gmail, Drive, Calendar, Houngout e tanto altro.

E ancora, dal palco di Google I/O si è saputo che sarà possibile impartire comandi ad applicazioni di terze parti, non proprietarie. Che sarà possibile usare una tastiera per inviare comandi e di fare acquisti usando l’assistente vocale.

Attivazione vocale speaker wireless home page di google

Innanzitutto bisogna impostare e settare i dispositivi. Per fare questo si deve installare l’app Google Home sul proprio smartphone di ultima generezione e configurare le impostazioni iniziali per l’altoparlante.

Ciascun modello ha le proprie forme di settaggio. A seconda del proprio abbonamento, per esempio, potrebbe essere necessario dover creare un account in aggiunta all’account Google.

1 Accedere a Google Play o all’App Store dallo smartphone/iPhone.
Installare l’app Google Home sullo smartphone/iPhone.
Per i dettagli visitare il sito web all’indirizzo google.com/cast/setup/.
2 Avviare l’app e seguire le istruzioni su schermo per configurare le impostazioni iniziali dell’altoparlante.
Impostare l’altoparlante in modo che utilizzi la stessa connessione Wi-Fi dello smartphone/iPhone.

Apple

Figurarsi se Apple non fosse della partita. Apple è avanti nell’assistenza vocale, con Siri. Ma sta arrivando in ritardo rispetto ad Amazon sullo sviluppo di uno smart speaker.

Nel 2015 infatti, Apple ha lanciato i prodotti e accessori HomeKit Apple. E uno smart speaker sarebbe stato uno sviluppo ovvio. A frenare saranno state le improbabili possibilità di chiudersi del tutto, come al suo solito, nella sua torre di avorio? Incredibilmente, infatti, già esistono una serie di accessori HomeKit Apple compatibili.

Solo in questi giorni si è parlato del fatto che è in arrivo un assistente casalingo touchscreen marcato Apple. A rafforzare questi rumors c’è una intervista di Phil Schiller, vicepresidente per il product marketing a livello mondiale di Apple, in cui afferma.

Sebbene l’utilizzo della voce permetta un’interazione abbastanza comoda con il dispositivo, ci sono comunque delle situazioni in cui la presenza di un display può risultare estremamente più efficiente. L’esempio è quello della consultazione di un percorso stradale. Per quanto Siri possa descriverlo precisamente, attraverso l’utilizzo delle parole, la presenza di una mappa a schermo rende il processo di navigazione molto più semplice e immediato. Dal momento che l’utente è in grado di capire a colpo d’occhio il tragitto da percorrere.

Homepod di Apple

L’homepod di Apple è lo smart speaker di casa Apple. Il suo stile è tipico della casa di Cupertino ma la somiglianza con i fratelli maggiori Amazon Echo e Google Home è notevole. L’HomePod è uno smart speaker di eccezione. E punta ad essere più speaker che smart. Infatti, l’homepod è equipaggiato di un woofer di 4 pollici, di 7 tweeter e 6 microfoni per ascoltare la voce dell’utente.

Per un controllo ottimale l’ HomePod è compatibile con iPhone 5s e successori su cui è installato iOS 11.

Homepod speaker

HomePod è costruito principalmente per far ascoltare la musica. Ed è rivolto ad un pubblico di audiofili.

Cortana insegue

Tutte le major produttrici di computer hanno voglia di cercare e trovare nuovi mercati che permettano nuove espansioni economiche.

La crecita all’infinito non è naturale. Prima o poi un mercato si satura. Per questo motivo Microsoft, che insegue nella sfida degli smart speakers, sta sfruttando una nuova filosofia.

Intanto ha creato il proprio assistente vocale. Il suo nome è Cortana. E l’assistente vocale di Microsoft è alla base di windows 10. In questo modo, l’assistente vocale potrebbe controllare la casa connessa da dispositivi che già possediamo. Se si decidesse di usare Cortana, non sarebbe necessario comprare uno smart speaker come Amazon Echo o Google Home.

Ovviamente resterebbe il limite dei possibili acquisti che invece si possono fare su Amazon.it o su Google Store. Ma, appunto, gli obiettivi di Microsoft sono altri. E altre sono le fette di mercato che vuole conquistare.

Da tenere sempre presente è comunque che nulla di quanto fin qui fatto e sviluppato (e da parte mia scritto), resterà così come è. Siamo in pieno sviluppo. Certo, sono tracciate le linee guida. Ma è necessario osservare e stare a guardare.

Harman Kardon Invoke

Chi segue il blog sa che ho già parlato dell’ Audio Harman Kardon e della qualità dei suoi speaker. Proprio per questo Microsoft ha deciso di affidarsi alla casa americana per la guerra che si sta combattendo tra gli gli assistenti vocali.

La FCC, l’ente che si occupa di certificare i dispositivi come gli smart speaker ha svelato alcune specifiche tecniche dello Harman Kadon Invoce.

La FCC dichiara che lo smart speaker gestito da Cortana pesaun clilo, ha un telaio in alluminio, è dotato di  tre woofer da 45 millimetri e tre tweeter da 13 millimetri con una risposta in frequenza compresa tra 60 Hz e 20 kHz. La connettività è garantita dai moduli WiFi 802.11a/b/g/n/ac dual band (2,4 e 5 GHz) e Bluetooth 4.1.

Le attività di Harman e karond Invoke sono diverse

  • rispondere o interrompere una chiamata Skype,
  • impostare una sveglia
  • Azionare la riproduzione della musica.

Invoke, infatti, supporta molti servizi di streaming come Pandora e TuneIn o Spotify.

Smart Speaker in Italia

Al momento, in Italia, non ci sono smart speakers disponibili in lingua italiana. Per esempio, si trova in vendita il iLuv Bluetooth. Che funziona attraverso Alexa. Peccato che, al momento, Alexa non funziona in Italia. Semmai si deve comprare sul mercato internazionale e si dovrebbe parlare con Alexa in inglese. La lingua che al momento parla l’assistente vocale di casa Amazon.

Se si vuole provare, è necessario sapere che si può utilizzare solo come cassa per ascoltare le web radio. Che è comunque già una bella cosa, ma non funziona da assistente vocale.

Chi dice casa dice famiglia

Se ancora non fosse chiaro, qualunque cosa pensiamo noi osservatori e analisti, lo sviluppo in questa direzione è sempre avviato. Da qualche giorno è arrivato Google Family.

Condividi contenuti di intrattenimento e rimani in contatto con le persone che ami. Crea un gruppo Famiglia a cui possono partecipare fino a sei familiari per sfruttare insieme tutto il potenziale di Google.

Ma già Amazon, da tempo, aveva aperto i propri servivi alla famiglia con Amazon Household

Personalmente non mi appare troppo pellegrina l’idea che questi servizi abbiano uno scopo. Ossia raccogliere dati della famiglia per e attraverso i rispetti smart speakers.

Insomma, ne sentiremo ancora delle belle. Tutto grazie ad Amazon Echo e Google Home. Due semplici speaker ma con una pervasività mai vista fino ad oggi. Due assistenti casalinghi con cui interagire, connettersi, giocare, interloquire. La domotica in casa a basso costo e alla portata di tutti. Il controllo totale di tutto con un solo smart speaker.

IA for Good – Senti chi parla – il mio intervento al WIAD Palermo 2018

IA for Good è stato il tema che quest’anno ha lanciato l’istituto di architettura dell’informazione. Variamente interpretato e che io ho declinato come architettura dell’informazione per il bene comune.

Quest’anno Luisa Di Martino, organizzatrice del WIAD Palermo 2018 mi ha voluto nuovamente tra gli speaker. Ed io con molto piacere ho accettato. Perché una presentazione diventa anche il motivo per unire i puntini, mettere a sistema le proprie idee in modo divulgativo e lanciare un messaggio.

Architettura dell’informazione conversazionale

L’anno scorso, al WIAD17, ho parlato di architettura dell’informazione conversazionale. Ci eravamo lasciati con l’invito ad essere consapevoli. Senza consapevolezza non possiamo utilizzare, bene e al meglio, gli strumenti che la tecnologia ci offre.

Era un quadro generale. E avevo anche voglia di raccontare un lavoro che avevo fatto nel tempo sul blog.

IA for Good

In questo ultimo anno molte cose sono cambiate. E il mio studio sull’assistenza vocale ha riguardato anche l’osservazione delle varie guerre dell’attenzione e dei dati che si stanno svolgendo tra smartphones e smarspeakers. Il blog è sempre più un centro di studio e di condivisione, grazie all’aumento dei lettori degli ultimi tempi.

Quest’anno ho scelto un’altro messaggio che vi invito ad ascoltare vedendo il video della diretta raccolto da WIAD Palermo. E che trovate in fondo. E dedicato proprio a chi è davvero interessato a guardarlo.

Purtroppo l’audio della diretta non era dei migliori, credo che molti di coloro che hanno tentato il collegamento su Facebook siano rimasti delusi. Per questo motivo, complice anche il freddo e la pioggia, ho subito lavorato l’audio e reso migliore, per quanto possibile.

Senti chi parla

Sono partito dalla metafora di questa corsa all’assistenza vocale. Dalla diffusione degli assistenti vocali e dall’uso che ne facciamo.

Un mondo in trasformazione

Gli assistenti vocali stanno cambiando il mondo e cambieranno lo spazio che viviamo. Le nostre case si stanno modificando, diventeranno altro. Ed ho ripreso il capitolo le case invisibili, di cui ho scritto un po’ di tempo fa, tratto dal libro “le case che siamo“.

Le case del futuro

Una delle case futuribili sarà la casa di Mark Zuckerberg arricchita dell’assistente vocale Jarvis.

WIAD Palermo 2018

Ed ecco a voi il mio intervento editato e corretto.

Cosa resta fuori

Sono rimasti fuori tanti argomenti e tante notizie.

Prima fra tutte è rimasta fuori la questione etica. Ma non meno importanti la questione dell’ascolto e della privacy.

Un partecipante mi ha ricordato che anche mozilla ha il suo bel progetto di assistenza vocale open source.

Tutto vero. E mi dispiace. In una prima stesura delle slide c’era tutto. Ma poi quando si va a creare un ragionamento ci si rende conto che parlare di tutto significa parlare di nulla. E comunque i temi lasciati fuori non si risolvono in un paio di slide.

Spero però che quello che è rimasto sia stato piacevole da ascoltare e abbia convinto qualcuno ad appassionarsi all’architettura dell’informazione e alle sue declinazioni.

Fonti

Nell’arco della mia presentazione ho fatto riferimento al libro The Inevitable by Kevin Kelly, da cui ho tratto il concetto di cognify.

Le case che siamo di Luca Molinari

La foto in evidenza è di  che ringrazio per la sua partecipazione e il dialogo avuto.

Ringraziamenti

Senza le persone eventi come questi sono impossibili da fare. Per cui il mio più grande ringraziamento va a Luisa Di Martino che vi consiglio vivamente di leggere e ascoltare. Stando a Palermo e organizzando a Palermo lei è stato il pilastro di tutto. Ma anche tante grazie a Maria Pia Erice e Maurizio Schifano che hanno supportato in tutto Luisa. E che saranno protagonisti a Trapani il 4 maggio per l’Architecta day.

Grazie poi agli sponsor e ad Architecta che hanno fornito i contributi necessari per realizzare una giornata straordinaria piena di informazioni, di informazioni organizzate e di tanta energia positiva.

Grazie e che sia per tutti IA for Good!

Perché avresti bisogno di un chatbot, se ne avessi (davvero) bisogno

In molti hanno scritto che i chatbots sarebbero stati la prossima frontiera del marketing e delle relazioni sociali con i clienti. Proprio ad inizio anno (2017) si diceva che questo sarebbe stato l’anno dei chatbot; che le aziende non ne avrebbero fatto più a meno; e che avrebbero cambiato il modo di fare business. Insomma, parrebbe che i chatbot abbiamo la soluzione per tutti i marketers.

Qualcosa è accaduto, ma non proprio tutto quello che si prevedeva. E non certo con la dirompenza annunciata. A mio parere c’è ancora poca cultura digitale, e i campi di applicazione non sono così vasti, come in molti vogliono far credere.

Mancano ancora dei tasselli. La progettazione è poca o nulla a tutto vantaggio dello sviluppo, per esempio. E ancora tante promesse sono disattese. Per esempio.

Se continuiamo a sentir parlare di chatbot è solo perché c’è un mercato del lavoro che richiede dipendenti disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che non discute con il capo e non ha lamentele o richieste da rivendicare. Ma non solo. Una fetta di consumatori, sempre più larga,  richiede più attenzione nel momento esatto che ne ha bisogno. “Attendere, prego” non è più tra le risposte ammissibili.

Se avessi (davvero) bisogno di un chatbot

Perché avresti bisogno di un chatbot?

Secondo l’Accenture Technology Vision 2017 l’intelligenza artificiale è destinata a diventare un vero e proprio portavoce digitale delle aziende, diventando così la nuova user interface (UI). Il 79% degli executive intervistati nello studio concorda nel prevedere che il machine learning rivoluzionerà le modalità di raccolta dei dati e di interazione delle aziende con i clienti.

Questa estate, a tal proposito, è stata pubblicata un’infografica dei chatbots entusiasti che spiegano il perché dovrebbe interessarci avere un chabot. I dati e le interviste sono riferite al mercato degli Stati Uniti. Il che significa che hanno poco significato per noi italiani. Forse, l’unico segnale che possiamo raccogliere è la possibilità di iniziare ad attrezzarci.

Chatbot e intelligenza artificiale

Qualche chiarimento è necessario. Perché tutti gli articoli che si leggono sul tema mischiano chatbot e intelligenza artificiale. Questo farebbe credere che un software riesce a parlare, grazie all’intelligenza artificiale, in modo del tutto naturale. Così non è. La stragrande maggioranza dei chatbots, con cui abbiamo e avremo il piacere di dialogare non contengono in se alcuna intelligenza artificiale. Ma rispondono a determinati comandi e/o parole. Diciamo che molti chatbots hanno l’intelligenza di un telecomando e un televisore. Se premi 1 trasmette il primo canale. E così via.

Non tutti. Qualcuno ha parti di intelligenza artificiale, ma non sono certo la maggioranza.

Anch’io sono abbastanza fiducioso nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ma bisogna restare con i piedi per terra quando raccontiamo di cose che avvengono ora e sono facilmente verificabili. Per cui vediamo cosa accade davvero e leggiamo i dati in modo laico.

Perché avresti bisogno di un chatbot?

Oltre 2,5 miliardi di persone hanno almeno un’applicazione di messaggistica

Le persone utilizzano le applicazioni di messaggistica in modo massiccio. Tendenza che non diminuisce. Anzi. Secondo The Economist, questo numero è destinato a crescere nei prossimi 2 anni, arrivando a 3,6 miliardi.

Anche Facebook è in continua crescita. Il social network blu è un po’ in carenza di contenuti. Ma l’età degli utenti sta crescendo. Il tempo di permanenza all’interno della piattaforma è sempre alto. E non si possono trascurare i numeri degli utenti che hanno tra i 18 e 34 anni.  Secondo Andrew Lipsman, Vice Presidente del Marketing e Insights di ComScore, ce ne sono ancora tanti.

In un’intervista al New York Times afferma:

Si sente dire che i giovani stanno fuggendo da Facebook. I dati mostrano che non è vero. Gli utenti più giovani hanno un appetito più ampio per i social media e spendono molto tempo su più reti. Ma spendono più tempo su Facebook con un ampio margine.

60 miliardi di messaggi al giorno su Whatsapp e Facebook Messenger

Ogni giorno, i 2,5 miliardi di persone che dispongono di un’applicazione di messaggistica inviano 60 miliardi di messaggi. Un numero che potrebbe pure crescere. Dall’osservazione dei dati tra il 2011 e il 2015 pare che la gente stia abbandonando i siti web e si sposti proprio sulle applicazioni di messaggistica.

Tra chi usa gli smartphone, il 49% non scarica nuove applicazioni. E questo smentisce quanti invitano a sviluppare una applicazione per il proprio e-commerce o per la propria impresa. Secondo Comscore,

nel giugno del 2016, quasi la metà di tutti gli utenti mobili non ha scaricato alcuna applicazione, il 13% ha scaricato una applicazione e l’11% ha scaricato due applicazioni. Sembra che la maggior parte degli utenti sia contenta di utilizzare le applicazioni attualmente disponibili (incluse le applicazioni di messaggistica esistenti).

Messaggi e servizio clienti

I consumatori americani dicono che il messaggio sia il loro canale preferito per il servizio clienti. E questa è una abitudine che si sta diffondendo in tutto il mondo. 9 utenti su 10, globalmente, dicono di voler inviare messaggi ai propri brand di riferimento.

Twilio ha scoperto che questo dato è particolarmente vero tra gli utenti più giovani. Millenials e Gen X’ers ​​hanno dichiarato di preferire l’invio di messaggi tramite e-mail, telefonia e chat web.

A quanto pare i Millenials

non vogliono chiamare il numero fisso e passare attraverso un lungo menu di scelte, non controllano la loro posta elettronica ogni ora o addirittura ogni giorno e sono abituati a ricevere notifiche di messaggi.

In gran parte, i consumatori vogliono che le imprese si impegnino in una conversazione bidirezionale tramite messaggistica. Sempre secondo Twilio, vogliono ricevere conferme d’ordine e promemoria agli appuntamenti fissati, sapere a che punto è la consegna di un prodotto. Di contro darebbero feedback sul prodotto.

Ma parliamo sempre di commenti, chat e messaggi, di comunicazioni veloci e di servizio. Ma quando invece si vuole un supporto? I canali che si preferiscono sono altri. E ritornano ad essere quelli tradizionali.

Previsioni per il 2020

Si stima che, entro il 2020, quasi un terzo di tutta la navigazione web sarà effettuato da chatbots. A dirlo non poteva che essere David Marcus, capo di Facebook Messenger. Entro il 2020, pare che l’85% delle interazioni con i clienti non richiederà l’uomo. In uno studio del Gartner si ritiene che sia arrivato il momento in cui la maggior parte delle interazioni commerciali avverrà attraverso chatbots.

Conclusioni

A conclusione di questi perché, la maggior parte degli articoli che ho letto, e qui riproposto, indicano la necessità per le aziende di avere un proprio chatbot. Se i tuoi clienti stanno tutto il giorno su Whatsapp, su Messenger, o su qualunque altra applicazione di messaggistica, anche tu dovresti stare li.

Ragionamento che è vero solo in parte. O meglio, questo ragionamento non dice come stare in mezzo ai clienti. E se ci stai male o ti presenti male, stare in mezzo ai clienti potrebbe solo danneggiarti.

Io leggo questi dati in maniera un po’ diversa. Nel senso che, se è vero che bisogna essere presenti dove si trovano i clienti, è anche vero che queste persone su Whatsapp richiedono umanità.

I dati ci dicono che la gente è affamata di relazioni; vuole scriversi; vuole raccontarsi, vuole condividere intimità, con determinate persone o con determinati gruppi. Le persone vogliono dire buongiorno, buon pranzo e buonanotte tutti i giorni, tre volte al giorno, tutto l’anno, ogni anno, a tutti i propri contatti.

Le persone vogliono parlare con altre persone. Spesso parlano anche di acquisti. Spesso si chiede un parere su un determinato prodotto al cugino o all’amico smanettone. Ma appunto lo chiede all’amico o al cugino. Non so quale desiderio abbia di chiederlo ad un bot.

Sulle app di messaggistica si parla e si sparla. Ci si conosce meglio, o si conosce il peggio. Ci si trasmettono emozioni, rabbie, foto e ricordi.

Questo non significa che i chatbots non saranno utilizzati nel prossimo futuro immediato. A mio parere significa che avranno un loro spazio ben definito e non dirompente. I chatbots e le assistenze vocali come spiegato quando parlavo dei settori che saranno trasformati saranno utilizzati per compiti basilari che lasceranno spazio all’umanità.

Purtroppo forze più grandi di noi spingono verso la mortificazione di questa umanità. E tanto più si chiede alle persone di essere delle macchine tanto più saremo sostituibili da queste.

Siamo solo all’inizio

Per molti versi, siamo appena all’inizio di questo nuovo percorso. C’è ancora tanto da fare nello sviluppo vero e proprio, altrettanto nella progettazione dell’user experience di questi bot. Lo avevo già detto e lo confermo ancora oggi. I chatbot falliscono. Sarebbe inutile nasconderlo. C’è ancora tanto lavoro culturale e digitale. È necessario abbattere le paure che ci sono nei confronti di questa tecnologia, perché si tratta di capire la paura che abbiamo di noi stessi. E prendere coscienza di cosa dicono davvero questi chatbot che parlano.

Ancora una volta, prima di essere usati, e avendo la possibilità di usare questi strumenti, l’unica difesa che abbiamo è la consapevolezza. Io sto facendo la mia parte. Almeno credo. Magari tu puoi fare la tua, condividendo questo articolo.

Piero Savastano il data scientist con la passione del machine learning

Piero Savastano è un data scientist di cui seguo il canale youtube dedicato al mondo del data science e machine learning. Ho deciso di intervistarlo e di invitarlo sul blog perché è una persona molto chiara nelle sue spiegazioni. Nei suoi video parla di cos’è il machine learning, come funzionano le reti neurali e promette di approfondire ancora tanti altri temi. Penso dunque che sia una persona e un professionista che vale la pena seguire.

Come sa chi mi segue da più tempo, ogni tanto, qui sul blog o sulla pagina facebook, accenno all’intelligenza artificiale. Ma personalmente non me ne occupo e non la studio. Sull’intelligenza artificiale mi informo solamente, leggendo e seguendo gli studi di altri. Piero Savastano è per me un ottima fonte. Competente, senza darsi troppe arie, e che sa spiegare bene le cose.

Cos’è un data scientist

Mi pare doveroso, prima di iniziare l’intervista, spiegare cosa sia un data scientist. Prendo a prestito la definizione che Hal Varian, chief economist di Google, ha dato di questo lavoro.

Raccogliere, analizzare, elaborare e interpretare enormi quantità di dati, così da fornire indicazioni utili alla definizione delle strategie aziendali.

Insomma, è il “mago” dei big data: li studia per aiutare le imprese a orientarsi.

I numeri secondo Piero Savastano

Cosa sono i numeri per te?

I numeri sono parte di un linguaggio universale che trascende lo spazio e il tempo. Sono le celle di un noioso foglio di calcolo che diventano forme e colori, sono relazioni. Sono l’unica possibilità per afferrare la natura e un tentativo disperato di dominarla.

Musica

Che musica ascolti? Musica e matematica hanno molte relazioni tra di loro. È un caso che sul tuo blog ci sia una immagine di un uomo che collega cervello e cuore con delle corde di chitarra?

Ascolto musica elettronica, mi piace sentire suoni totalmente nuovi che prendono spunto dal passato e vengono distorti a suggerire il futuro.
Un buon collegamento tra cervello e cuore è un sogno che coltivo, perchè dimentico spesso di ascoltare l’uno o l’altro. La musica sicuramente aiuta.

Machine Learning

Ti occupi di machine learning, spieghi anche a noi? In uno degli ultimi video anticipi che inizierai a parlare di deep learning. Ci spieghi le differenze con il machine learning?

Ci sono due approcci per fare in modo che un computer faccia qualcosa: 1) impartire istruzioni esplicite oppure 2) presentare una marea di esempi (leggi dati) e fare in modo che trovi il modo di risolvere il compito da sè. Il machine learning rientra in questo secondo approccio, e pur essendo roba vecchia di almeno 30 anni sta ritornando alla ribalta: abbiamo ora a disposizione un oceano di dati e maggiore potenza di calcolo.
Il deep learning è un sottoramo del machine learning, in cui il computer apprende dagli esempi secondo un meccanismo ispirato vagamente al funzionamento del cervello.

Scrivi sul blog: “Il machine learning è uno strumento per l’automazione (occhio a non confondere come il fine)” Quale potrebbe essere il fine?

Il fine è la soluzione di problemi pratici che fanno parte del quotidiano. C’è una tendenza pericolosa a voler usare il machine learning anche quando non è necessario, oppure a farne un’attività fine a sè stessa, un po’ come avere il martello e andare in giro a cercare i chiodi.
Il machine learning è uno strumento in più per ridurre la necessità che le persone svolgano compiti mentali ripetitivi, così come la macchina a vapore ha ridotto lo sforzo fisico ripetitivo. Mi concentrerei sulla riorganizzazione del lavoro a seguito dell’automazione e allo sviluppo di una società più armoniosa, è quello l’obiettivo a lungo termine.

La teoria dei grafi

Parli spesso della teoria dei grafi. Come architetto dell’informazione la cosa mi interessa. La rete è un grafo. All’interno di questo grafo ci muoviamo per instaurare relazioni, creare ecosistemi. Che ci puoi dire sulla teoria dei grafi e quali sviluppi per l’Internet?

La teoria dei grafi è affascinante proprio per l’importanza che da alle relazioni, è difficile definire il significato di qualsiasi cosa senza ridursi a considerarne le relazioni. Gli esperimenti di sociologia sui gradi di separazione hanno dimostrato quanto sia facile navigare nel grafo sociale e mettere in relazione persone di tutti i tipi. Studi di matematica e fisica evidenziano da tempo alcune proprietà strutturali delle reti che si applicano alle persone e qualsiasi altra rete di entità in relazione tra di loro: opere d’arte, impianti idraulici, reti stradali, il web. Suggerisco di dare un’occhiata alle “small world networks”, c’è da restare senza fiato.

Per quanto riguarda internet dobbiamo tenere d’occhio e partecipare al trend dei linked data: così come negli anni ’90 abbiamo abbandonato l’enciclopedia nel CD per costruire un ipertesto distribuito di scala mondiale (che chiamiamo web), il progetto linked data prevede di fare la stessa cosa per i dati. La potenzialità di questa tecnologia che combina grafi, dati e web è sottovalutatissima a mio avviso. La visione che c’è dietro, che dobbiamo al genio di Tim Berners Lee, è che una volta assegnato un link a qualsiasi cosa (inclusi link per le relazioni) possiamo costruire agenti artificiali in grado di navigare questo grafo di dati e cercare risposte (forse anche domande) meglio di come facciamo ora.
Ho scritto un tutorial sui principi dei linked data

Chatbot e assistenti vocali

Cosa ne pensa un data scientist dei chatbot e degli assistenti vocali? Sei tra gli entusiasti o tra gli scettici?

Sono pragmatico, per me il cuore di quello che sta avvenendo è da ricondursi all’avvento dell’economia dei dati, di cui chatbot e assistenti vocali sono dei sintomi affascinanti.

Al momento la promozione e regolamentazione dello scambio commerciale di dati è di primario interesse per l’Unione Europea (https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/policies/building-european-data-economy). Non è un caso: chi possiede dati e potenza di calcolo ha un futuro roseo all’orizzonte. Diversa la questione che si pone per il grosso della popolazione, che invece è intenta a cedere dati personali ai giganti del digitale (peraltro di altri continenti) in cambio dell’uso gratuito di social network e servizi di ricerca.

I nostri dati personali hanno un valore immenso ed è lì che vanno gran parte delle mie speranze e preoccupazioni. Per dirla in altre parole, mi da più pensiero che fine facciano le domande che pongo al chatbot piuttosto che se sia in grado di rispondere o meno.

Intelligenza artificiale bioispirata

Intanto cosa è l’intelligenza artificiale bioispirata, di cui sei esperto, e l’intelligenza artificiale? E poi volevo che chiarissi ai miei lettori a che punto è lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il deep learning di cui parlavamo prima è ispirato al tessuto nervoso biologico, quindi appartiene alla IA bioispirata – come ogni aproccio che trae spunti dalla natura. Ce ne sono tanti altri, tra cui gli algoritmi genetici, che imitano il meccanismo della selezione naturale per evolvere artificialmente agenti intelligenti.
Lo sviluppo dell’IA, che puoi vedere come uno sforzo di creare macchine “intelligenti”, è frammentato e tende a essere altalenante. Il deep learning è una versione 2.0 delle reti neurali degli anni ’80, che prima del 2005 erano praticamente dimenticate. Ci sono una marea di tecniche da rispolverare e combinare. Ad esempio AlphaGo, IA sviluppata da Deep Mind in grado di superare il campione del mondo nel gioco GO, è un ibrido di deep learning e tecniche di IA tradizionali – quelle usate da Deep Blue di IBM che negli anni ’90 ha battuto il campione del mondo di scacchi. E se mi chiedi chi è il giocatore di scacchi che preferisco, senza ombra di dubbio Alekhine.

Etica e macchine

Un data scientist come si relaziona ai problemi etici che si presenteranno nell’umanizzare le macchine?

Li vede lontani, non ancora a portata di mano. Prevedo che buona parte dei problemi etici sarà sostituito da compromessi pratici: esempio, se le macchine autoguidate causano una percentuale di morti minore delle macchine guidate da persone, sarà più facile accettarle.
La tecnologia è uno strumento e in quanto tale la scelta etica sta nell’utilizzatore e non nello strumento stesso. Prendiamo gli arei consapevoli di avere una piccolissima possibilità di precipitare, ma è un rischio che siamo disposti a correre per muoverci velocemente da una parte all’altra del pianeta.

Piero Savastano e Youtube

Io ti ho conosciuto attraverso i tuoi video e il tuo canale youtube. Credo che in italiano non si trovi molto sul tema. Quanto tempo dedichi al canale? Come è nata l’idea e come procedono i video?

Dedico tanto tempo e continuerò a farlo. I video sono il risultato di anni di studi tecnici combinati ad anni di improvvisazione teatrale, che è uno dei miei hobby. Per me è innanzitutto un modo di esprimere la creatività e celebrare la bellezza dell’intelligenza artificiale.
L’idea è nata dalla necessità di farmi conoscere come professionista del settore: invece di gettarmi in una sterile iniziativa di marketing “da disturbo” ho pensato di farmi conoscere in questo modo. Alcuni colleghi mi rimproverano di regalare competenze, ma sono convinto che il valore ceduto ritornerà in qualche modo che ora non posso prevedere.

Come è nato Pollo, il personaggio che ti fa compagnia nei tuoi video?

Pollo è nato prima di me, e credo vivrà a lungo anche dopo. Il suo sguardo intenso e i suoi profondi silenzi mi aiutano a trovare la forza di andare avanti e dare il meglio. Farò un video sulla sua biografia.
Scherzi a parte, il nome Pollo Watzlawick richiama per assonanza Paul Watzlawick, brillante psicologo che ha enunciato gli assiomi della comunicazione umana.

Matematici o umanisti?

Per il nostro futuro di intelligenze naturali, avremo bisogno più di matematici o di umanisti?

Di matematici che si cimentano in esercizi di stile narrativi, e umanisti in grado di smanettare col Python.
Seduti allo stesso tavolo per fare in modo che le macchine intelligenti siano uno strumento di progresso diffuso piuttosto che l’ennesima manifestazione del potere.

Grazie a Piero Savastano!

Ringrazio Piero Savastano per le belle e chiarificatrici risposte che ha condiviso con noi. Lo ringrazio anche per aver risposto in tempi record e con un entusiasmo che rivela essere una bella persona.

Anche Piero, come Chiara Luzzana è una persona che conosco solo virtualmente, tramite il loro lavoro e le loro mail. Per cui, anche in questo caso, spero di incontrarlo presto e continuare la piacevole chiacchierata iniziata sul blog.

Grazie e alla prossima!

Quale università scegliere per trovare subito lavoro?

Quale università scegliere per trovare subito lavoro? Quali saranno i lavori del futuro? Quali le professioni che garantiranno la nostra sussistenza? Fino a qualche anno era possibile fare delle previsioni di questo genere. E bene o male bastava iscriversi all’università per trovare un lavoro adeguato.

Oggi il mondo del lavoro è profondamente cambiato. E come ripeto spesso il cambiamento culturale che stiamo vivendo è ancora in corso. Per cui nessuno oggi può dire davvero con certezza cosa accadrà fra tre o cinque anni, una volta finito il vostro percorso di studi.

E anche quando qualcuno lo sapesse, qualcuno di vostra fiducia vi consigliasse al meglio, poi, non bisogna mai mettere da parte le proprie capacità intellettive. Bisogna fare i conti con quello che si sa fare, con quello che riusciamo ad imparare e soprattutto quello che ci piace fare.

Orientamento

Oggi le università mettono a disposizione dei futuri studenti diverse opportunità di orientamento. Per le Università, lo studente è un prodotto da acquisire (conquistare), anche con finte illusioni, e da trasformare in un altro prodotto, il laureato. Il laureato si rivende. Più laureati produce una Università, più ha motivi di vantarsene, più lo Stato invia finanziamenti. Più studenti significano più corsi di laurea e quindi più docenti. L’università è una fabbrica e oggi la formazione è una delle tante parti dell’ingranaggio.

L’orientamento precede ormai di un paio d’anni l’iscrizione. Ma la riflessione dovrebbe riguardare tutti gli anni del liceo. La famiglia dovrebbe guidare senza imporre. Purtroppo, non solo spesso, non ci si pensa o ci si pensa in minima parte. Ma il più delle vote a 18 anni non si è davvero maturi per una scelta di questo genere.

L’Italia da distruggere – La meglio gioventù.

Esperienze

Che poi tre o cinque anni, sono lunghi. Nel mezzo ci saranno amori, delusioni, esperienze di vita, conoscenze, nuove amicizie e tanta voglia di vita.

Quello che posso dire, anche per esperienza personale, a chi non ha le idee chiare è di iscriversi ad un corso di laurea più vicino alle proprie attitudini. Di pensare al proprio futuro migliore ma non strettamente legato al mercato del lavoro di oggi. Dopo di che, si può sempre cambiare corso di laurea. Non è mai troppo tardi. Si può sbagliare. È una scelta che fanno in tanti, un errore che si commette. Meglio cambiare corso di laurea piuttosto che insistere in qualcosa che non piace o in un corso che non si riesce a superare. Basta capire le ragioni delle scelte sbagliate per poter affrontare le scelte giuste.

E poi fra cinque anni si è persone davvero diverse. Dai 18 ai 25 anni le trasformazioni, le prospettive di vita saranno cambiate. Non sempre sono le stesse. Non sempre si sarà coerenti. Alla fine di un percorso di studi si capiscono tante cose che prima erano solo confuse.

Accettate l’incertezza e cercatevi di capire.

L’ultima lezione di Randy Paush

Trovare subito lavoro

Oggi una laurea, qualunque laurea, non garantisce a nessuno un lavoro. A meno che non sostituirai tuo padre, laureato, nella sua attività di famiglia. Tanto meno, la laurea garantisce un lavoro adeguato ai propri studi e alle proprie capacità. Ho visto e vedo ottimi laureati che pur trovando lavoro subito hanno subìto e subiscono le angherie di capi incompetenti e inadeguati.

Sebbene in Italia ci siano pochissimi laureati, il mondo del lavoro ancora richiede manovali. Una laurea aiuta, ma il lavoro oggi è una concessione. I datori di lavoro si considerano dei donatori di lavoro. E per quanto in alto si riesca ad arrivare, quello sarà il modo in cui si verrà trattati. Il lavoro stesso è la moneta. Per un lavoro dovresti accettare qualunque cosa.

E poi che significa trovare subito lavoro? Vi fareste operare da un ragazzo il giorno dopo la laurea? Vi fareste difendere in una causa da un neo laureato? Un po’ di gavetta tocca ed è toccata a tutti. Un po’ di sperimentazione sul campo è necessaria a prescindere. Che poi lo stage diventi il lavoro della vita, no. Ma senza esagerare, bisogna trovare i bravi maestri. E trascorrere un po’ di tempo a fare pratica.

Sapere e saper fare

Anna Maria Testa si chiede “Perché dovremmo chiederci che cosa sappiamo fare bene“. Penso che siano da riprendere alcuni suggerimenti utili.

Noi esseri umani facciamo fatica a riconoscere le nostre capacità come tali, dice Business Insider. E aggiunge alcuni suggerimenti interessanti. Il primo è: scrivi tutto quel che sai fare bene su una serie di foglietti, comprese le cose che ti sembrano irrilevanti perché ti vengono facili. Non è per niente detto che siano facili per tutti.

Il secondo suggerimento è: cerca gli schemi, perché è più che probabile che alcune capacità siano correlate. E, infine, raggruppa le capacità in: cose che ti piace fare, cose per fare le quali puoi farti pagare, cose che vuoi saper fare meglio, cose che non fai più da molto tempo.

Il terzo suggerimento è: se nessuna delle capacità che hai elencato c’entra con il tuo lavoro attuale, facci un pensiero. Se invece non ti è venuta in mente neanche mezza capacità, telefona a un amico e domandagli: che cosa sono bravo a fare?
Il risultato di questo esercizio dovrebbe essere un di più di speranza e di consapevolezza. Se funziona, non è niente male.

Personalmente ho sempre amato sapere. La mia curiosità mi spinge a informarmi su qualunque cosa. E ad essere sincero su molte cose, mi bastava questa soddisfazione. Per fortuna o purtroppo, mi sono sempre ritrovato, come in un destino scritto, a dover fare e a dover saper fare. E, insomma, è andata bene.

I mestieri del futuro

Nessuno sa prevedere il futuro. Luca De Biase se lo chiede e lo chiede ai suoi lettori. Si possono osservare le tendenze, i nuovi business emergenti. Ma la certezza che tutto quello che studiamo oggi sia ancor più utile fra 5 anni, non la può dare nessuno.

Certamente ci sarà bisogno di programmatori, di conoscitori di linguaggi di programmazione, per applicazioni e bot. Cose che oggi vorrei saper fare volentieri. Purtroppo, durante la mia carriera scolastica ho avuto professori mediocri. Tutti mi vedevano un ottimo professore di italiano e nessuno mi diede la preparazione adeguata per affrontare le materie scientifiche. Per cui mi laureai in lettere moderne.

Scelta che oggi rivendico e che, per quanto mi riguarda, si è rivelata vincente. La scelta mi ha permesso di realizzare i miei sogni. Grazie alla mia laurea in lettere sono entrato nel mondo della comunicazione. E grazie ai miei studi, alla flessibilità mentale, oggi sono uno splendido architetto dell’informazione.

Discorso di Steve Jobs ai neolaureati.

Abbiamo bisogno di umanisti

Il web è un luogo che va riempito di contenuti, di buoni contenuti soprattutto. Il mondo ha bisogno di umanisti che mettano al centro l’uomo. E checché se ne dica, la lezione umanistica è al momento l’unica che può aiutare a capire l’uomo meglio e a soddisfare i bisogni della gente. Riuscire a mescolare diligentemente un sapere informatico ad un sapere umanistico penso sia un buon compromesso per un futuro migliore.

Ovviamente iscriversi in un corso umanistico non deve essere la scusa per evitare l’uso di strumenti e conoscenze basilari della tecnologia contemporanea.

Poi, come sempre, ci sarà sempre bisogno di medici, infermieri e di ingegneri. Di badanti e di artigiani, adeguati ciascuno ai propri tempi. I progettisti dovranno (o dovrebbero) avere un ruolo più rilevante di quello che hanno oggi. Penso che ci sarà bisogno di tanti analisti o di persone che sappiano leggere e interpretare le analisi fatte dai computer. Però non sempre a ciò di cui ha bisogno una società corrisponde un posto di lavoro adeguato.

Discorso agli studenti.

Quale università scegliere

Quello che consiglierei ad un ragazzo, se me lo chiedesse, è di scegliere con una mentalità aperta. La scelta di un corso di laurea dovrebbe essere generata dalla voglia di voler imparare un mestiere, imparare a fare qualcosa. Magari poi in corso, pensare che tutto ciò che si studia è utile o lo sarà. Dallo studio della Lingua latina alla Storia, alla Matematica.

Non distruggete la vostra creatività, non diventate aridi durante i vostri studi, non permettete ai professori di appiattire i vostri pensieri e prendetevi cura dei professori che invece vi arricchiscono, che vi fanno vedere la loro materia di insegnamento e il mondo con occhi diversi.

La scuola uccide la creatività.

Imparate una disciplina

Il nostro sistema educativo, sebbene ha subito numerose riforme, come dice Sir Ken Robinson, è grosso modo ancora basato su una struttura non adeguata ai tempi. Non che sia del tutto sbagliata. Ma certamente spesso troviamo corsi inadeguati e inappropriati. Dove gli aggiustamenti diventano un’ora in più di matematica ed inglese. E via.

In questo sistema l’importanza dello studio riguarda le singole materie. Bisogna essere bravi in ogni materia. Sia al liceo che all’università, viene indicata una materia da studiare e da approfondire. Più nozioni, formule, date e dati, imparate a memoria, più sarete ritenuti meritevoli.

Quello che un bravo insegnante dovrebbe richiedere e uno studente dovrebbe fare è invece andare un po’ oltre. Sarebbe necessario riuscire a trovare professori che spieghino la disciplina o le discipline. Sarebbe necessario far capire l’utilità di quello che si studia, concretizzarlo e attualizzarlo. Insegnare una disciplina significa insegnare a guardare il mondo con una lente ben precisa.

Una disciplina osserva, applica i concetti e le proprie categorie, cerca e trova correlazioni, in base al proprio sapere. Si arriva a questo grado di conoscenza attraverso lo studio delle materie. Non è certo un traguardo immediato. Ma almeno si tracci la linea. Si pensi ai mattoni di una costruzione e non a pietre o macigni da macinare. O peggio ancora a bocconi amari da inghiottire.

Non arrendetevi mai.

Architetura dell’informazione

Purtroppo ad oggi non c’è un corso di laurea completo in architettera dell’informazione. Però ci si può preparare. E rimando al capitolo come diventare architetto dell’informazione.

Per chi mi segue sa che l’architettura dell’informazione è una disciplina che vede il mondo reale e virtuale attraverso la struttura delle cose. Un architetto dell’informazione cerca di andare in profondità.

Personalmente credo in questa disciplina. E sono anche fiducioso che presto sarà riconosciuto a chi pratica l’architettura dell’informazione il giusto ruolo. La progettazione e la capacità di andare in profondità prima o poi sarà premiata dai fatti.

Conclusioni

Wiston Churchill scrisse una volta:

Gli imperi del futuro saranno imperi dell’intelligenza!

Formazione permamente

Qualunque laurea sarete in grado di conseguire, sappiate che dovrete continuare a studiare. Per certi versi si inizia a studiare davvero, proprio dopo la laurea. In fondo durante gli anni universitari, per quanto si approfondiscano certi argomenti, poi si deve mettere nel conto che ci si deve fermare per arrivare preparati all’esame.

Dopo, le vie della conoscenza e della curiosità vi porteranno a spaziare, ad essere più profondi e dettagliati. Senza un esame alle porte che bussa prepotente, la curiosità vi porterà a conoscere informazioni e curiosità che erano superflue per un esame, ma magari utili per il vostro lavoro. Si tratta di avventure nel mondo della conoscenza. Auguro di gustarvi almeno uno di questi momenti. Prima di pensare ad un lavoro subito, pensate ad un momento di studio vero e profondo. Penso sia un momento da sperimentare.

Creatività

E secondo studiate con creatività, allenate la vostra creatività. Non è detto che siate o diventiate creativi, ma potete esercitarvi nell’esserlo. E non vi farà male.

L’intelligenza artificiale non è dietro l’angolo. E se sapete guardare bene la realtà, le paure sono altre. Ma l’automazione si. Tutto quello che può essere automatizzato, che l’uomo produce in serie, è in fase di automazione. Ed oggi non vengono automatizzati solo la creazione di prodotti fisici, ma anche prodotti che possono essere intesi intellettualmente. Per cui solo la creatività salverà il vostro lavoro.

La creatività umana sarà sempre unica. Sviluppare questa capacità potrà aiutare voi e noi tutti.

Guarda oltre.

Il segreto per trovare subito lavoro

Se sei arrivato fin qui voglio condividere un segreto con te che nessuno mai mi ha detto. E che io ho sperimentato sulla mia pelle. Il segreto è che se vuoi trovare subito un lavoro devi avere una rete intorno di persone con cui aver interessi da scambiare. Si può cominciare dalle proprie passioni, dalle proprie comunità di interesse.

Ma alla fine bisogna trovare persone con cui aiutarsi a vicenda. Aiuto di visibilità, di scambio di informazioni, di interessi. Scambio di amicizia, amicizia vera con un obbiettivo. Da soli non si fa molta strada e si è vulnerabili.

Stare insieme ti mette al sicuro da eventuali attacchi, da momenti di sconforto, che nella vita capitano. Ti mette al sicuro anche dalla concorrenza scorretta di chi fa parte di altre lobby e altri gruppi di interesse. Stare insieme conviene. Trovate la vostra comunità e coltivatela.

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