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Tutti connessi – Sempre raggiungibili

Siamo tutti connessi. Non basta.

Dobbiamo essere sempre raggiungibili.

La connessione non è più solo un diritto,

è un dovere, come fosse legge.

Se non si risponde subito al telefono si viene cancellati dalla realtà.

Se guidi, se preferisci la mail per delle relazioni con degli sconosciuti,

se hai i tuoi tempi di detox settimanali,

non fai parte della comunità.

Insieme ma soli

Questa estate ho letto i libri di Sherry Turkle e sul blog riprenderò spunti e riflessioni che sono scaturiti dalla lettura. Chi mi segue sa che sono favorevole alla connessione, tratto gli assistenti vocali dando ampia fiducia a questa tecnologia.

Ma come ho sempre ripetuto, l’uso di uno strumento richiede una sana consapevolezza per non essere usati.

E la consapevolezza nasce anche dall’ascolto di pareri preoccupati. Tra questi penso ci sia Sherry Turkle, con il suo libro, Insieme ma soli. Un titolo molto esplicativo e che mi pare ponga un problema vero della nostra contemporaneità.

Condivido dunque con voi alcune parti del libro, parafrasando quanto scritto dalla psicologa docente di Sociologia della scienza e della tecnologia del MIT di Boston. Ovviamente invitando alla lettura diretta di tutto il libro. “Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri.”

Alla gente piace restare connessi

Alla gente piace la connessione. Essere connessi significa, per molte persone, sentirsi vicini.

La rivoluzione culturale dei dispositivi mobili ha cambiato il mondo, il lavoro, l’istruzione, il sapere nelle sue declinazioni, le relazioni. I dispositivi mobili connessi ad internet hanno cambiato il modo in cui ci corteggiamo e viaggiamo. Il mobile ha quasi del tutto eliminato la noia. Durante gli spostamenti, o nelle sale di attesa, non ci si annoia più come una volta, quando la noia si ammazzava parlando con gli altri.

La connettività trasforma qualunque luogo, foss’anche il più isolato del mondo civilizzato; la connessione trasforma quel luogo in un centro di apprendimento e/o di attività economica.

Sempre connessi

Sherry Turkle afferma

La connettività offre nuove possibilità di sperimentazione della nostra identità, dona la sensazione di avere accesso ad una zona franca in cui gli adolescenti fanno quello che hanno bisogno di fare: innamorarsi e disinnamorarsi di persone e idee. la vita reale non sempre fornisce questo genere di spazio, internet si.

Le persone, sono tutte vicine, ad un tasto di distanza.

Oggi la connessione non dipende dalla distanza che ci separa gli uni dagli altri, ma dal fatto che si disponga o meno di una tecnologia per le comunicazioni.

E questa tecnologia non può mancare all’interno del proprio gruppo sociale.

Stare da soli comincia a sembrare una precondizione allo stare insieme, perché è più facile comunicare se ci si può concentrare, senza interruzioni, sul nostro schermo.

In questo nuovo regime, una stazione ferroviaria, un aeroporto, un bar o un parco non sono più un luogo pubblico, ma un luogo di incontro sociale: la gente si riunisce ma ha smesso di parlare.

Zona macchina e Solitudini

Sempre più spesso, la solitudine è vista ed è vissuta come un momento di disagio. Se non siamo in continua attività nel mondo reale, così, come un cane che si morde la coda, preferiamo rivolgerci ai nostri dispositivi anziché alla nostra interiorità.

I dispositivi mobili connessi alla rete internet ci tengono all’interno della cosiddetta “zona macchina”. L’antropologa Natasha Dow Schull ha descritto la “zona macchina” come uno stato mentale in cui l’individuo non sa più dove comincia la persona e dove finisce la sua condizione. Anche se a dire il vero l’espressione nasce per descrivere la relazione dei giocatori d’azzardo con le slote machine. Relazione che ormai abbiamo un po’ tutti se stiamo tutto il giorno davanti ad uno schermo o teniamo in mano un dispositivo mobile.

Zona Fecebook

Alexis Madrigal allarga questo concetto alle piattaforme sociali e parla di “zona Facebook”, come di una versione morbida della “zona macchina”. Le piattaforme ci invitano ad entrare in un flusso dove ci viene chiesto di usare un po’ del nostro cervello, ma senza un grosso sforzo da parte nostra. Ogni azione è alla nostra portata, non ci stanca, ci mantiene attenti ma senza fatica intellettuale.

In questo stato mentale non esiste alcuna crescita. Ma si può vivere uno stato di coercizione. Uscire dalla piattaforma, infatti, può diventare una sofferenza.

Secondo alcuni studiosi addirittura la permanenza in questo stato mentale serve sempre più ad allontanare attività che richiedono una attività più impegnativa da parte nostra nella vita reale. Meglio continuare a guardare video ripetuti all’infinito piuttosto che leggere un libro, andare a lavare lo scooter, finire i compiti di scuola.

La navigazione come forma di solitudine

Se oggi pensiamo ad un momento di solitudine questo è strettamente legato alla compagnia del nostro dispositivo mobile. Per navigare online abbiamo bisogno di solitudine.

Lo smartphone è un meccanismo di sicurezza. Riflettere su noi stessi, sulle nsotre esperienze richiede uno sforzo emotivo a cui ci stiamo disabituando. Il flusso di pensiero di un millennial o della Generazione Z è completamente diverso dal flusso di pensiero dei nostri nonni, alla loro stessa età.

Non era questo il sogno

Il sogno dei primi scienziati informatici, così come degli sviluppatori di bot, non era esattamente questo. Il sogno era quello di creare delle macchine capaci di svolgere il lavoro veloce e di routine, in modo che le persone avessero avuto il tempo di svolgere il lavoro lento e creativo. Le macchine dovrebbero essere un supporto per lasciarci più tempo. I chatbot dovrebbero rispondere a domande semplici per permettere agli operatori di rispondere alle domande complesse.

Così come la lavatrice ha permesso a milioni di donne di avere il tempo di leggere per se stesse e per i loro figli, così smartphone, bot e intelligenza artificiale dovrebbe permetterci di essere innovativi e creativi. Ma l’innovazione, come la creatività, non arriva da una vita frenetica e stressante, ma da ritmi lenti e a misura d’uomo.

Non dovremmo inseguire la tecnologia. Dovremmo semplicemente usarla.

Conversazioni con gli sconosciuti

Da qualche anno a questa parte quante conversazioni avete avuto con degli sconosciuti, in momenti di attesa?

In treno, per esempio, almeno durante il periodo pre covid, avete avuto conversazioni con altri passeggeri, per ammazzare il tempo? E vi è mai capitato di ascoltare qualche conversazione di altre persone al telefono? Ed è mai successo che la persona parlasse al telefono come se fosse solo?

Immagino che almeno a quest’ultima domanda avrete risposto positivamente. Perché avviene questo? Sherry Turkle risponde.

Quando qualcuno ha una conversazione al telefono in un luogo pubblico, il suo senso di riservatezza si basa sulla presunzione che chi lo circonda lo tratterà non solo come il perfetto sconosciuto quale è, ma come se proprio non ci fosse.

Le persone al telefono trattano gli altri come se non ci fossero. O a vederla dal lato opposto: sono le persone al telefono che si considerano assenti.

Perdere la connessione fisica

Sherry Turkle afferma che questo significa perdere la propria connessione fisica. E che sempre più preferiamo la connessione virtuale; connessione che ci suggerisce di poter creare la nostra pagina, il nostro posticino, dove tutto è familiare.

Oggi il nostro sogno meccanico è di non essere mai soli.

Sherry Turkle parla di un nuovo stato del sé, l’itself, ed ha il timore che la vita connessa ci incoraggi a trattare coloro che incontriamo online un po’ come trattiamo gli oggetti, ovvero in modo sbrigativo. Non lo facciamo per male o per cattiveria, ma in modo spontaneo. Siamo assediati, ogni giorno, da migliaia di mail, sms, messaggi e notifiche, più di quante ne riusciamo a gestire.

Lo stesso accade quando si scrive un post sui social, su Facebook, come su Twitter o su altre piattaforme sociali. Noi trattiamo gli individui, persino i nostri amici più veri, come un insieme. Gli amici, che si conoscano nella realtà o solo virtualmente, diventano dei fan.

Connessione con assistenti vocali e bot

In questa perdita di connessione fisica, conquistiamo un’idea di realtà diversa, una percezione della realtà completamente diversa rispetto al passato.

Se le persone, gli amici e i conoscenti diventano, sostenitori, ammiratori, tifosi, nella sostanza perdono il loro stato di persone. Diventano molto simili ad oggetti parlanti.

Dall’altro lato, in questa smaterializzazione e spersonificazione degli individui, acquistano una parvenza di umanità i bot e gli assistenti vocali. E gli oggetti parlanti, quelli che definiamo smart speaker, si avvicinano molto alla parvenza di persone.

Online inventiamo dei modi di stare con le persone che le trasformano in qualcosa di simile a degli oggetti.

E qui c’è un piccolo problema

Il sé che tratta una persona come una cosa rischia di vedersi nello stesso modo. È importante ricordare che quando consideriamo dei bot vivi abbastanza per noi, diamo loro una promozione. Se in rete ci si sente solo vivi abbastanza da essere macchine massimalizzatrici di email e messaggi allora si è stati retrocessi.

Connessi le relazioni cambiano

Le relazioni umane stanno cambiando. E leggendo Sherry Turkle, come altri autori critici verso le tecnologie, sembrerebbe che si auspichi un ritorno al passato. Come se il tempo analogico fosse stato privo di pericoli.

Ma è solo colpa della tecnologia e delle piattaforme che hanno tradito le promesse iniziali?

Non metto in dubbio che la relazione con il nostro smartphone stia diventando, per molte persone, patologico. La nostra “zona macchina” o “zona Facebook” coinvolge tutti, consapevoli e meno consapevoli. Il trattare gli amici come pubblico e fan è un fatto reale.

Un mondo connesso e complesso

Ma vorrei sottolineare la complessità di questo mondo e non vorrei che queste disfunzioni che possono sfociare nel patologico siano considerate pandemiche.

Perché se vero che questa relazione con i dispositivi mobili connessi è diffusa è anche vero che coinvolge una parte del mondo e non la sua interezza; riguarda persone che fanno parte di un dato ceto sociale, che svolgono un lavoro di un certo livello e che hanno determinate capacità economiche. Se è vero che alcuni dirigenti hanno bisogno di periodi forzati di detox, di disintossicazione dall’essere sempre raggiungibili, è pure vero che il non avere tempo da dedicare alla sostanza della Vita è considerato figo, cool, nella realtà.

Ritornerò, ritorneremo sul tema perché interessante. Ma c’è ancora chi vive in un mondo analogico, disconnesso, privo di internet. Non penso che questo mondo, che non ha accesso ad internet, sia migliore o che la disconnessione sia auspicabile.

Ripeto, viviamo in un mondo complesso. C’è una parte della società ricca che sta perdendo il contatto con la realtà? Ci sono famiglie che non parlano più? Forse bisogna recuperare spazi di intimità veri; forse è necessario ritornare all’ascolto reciproco.

E allora è necessario divulgare cultura digitale, analizzare i pericoli ed osservare i cambiamenti. A mio parere abbiamo la necessità e il bisogno di acquisire consapevolezza per usare gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. E restare umani, connessi con noi stessi e con gli altri essere umani.

Donatella Ruggeri – Psicologa e UX Research

Ho conosciuto Donatella Ruggeri, ux research e psicologa, su Linkedin. Da Linkedin sto raccogliendo suggerimenti di contatto. E tra i contatti Donatella mi è sembrata molto interessante per la sua voglia di divulgazione in un ambito molto interessante.

Donatella Ruggeri si occupa di UX Research ed è la fondatrice di due progetti molto interessanti secondo me. Il primo è Hafricah.net e il secondo è la settimanadelcervello.it di cui ho chiesto nell’intervista.

Ma ciò che mi ha maggiormente colpito di Donatella è l’interesse per le novità e la realtà virtuale come strumento per capire meglio il cervello umano e i nostri comportamenti.

Donatella Ruggeri UX Research

Su Linkedin Donatella si presenta come

Psicologa e comunicatrice seriale, nel 2007 ho fondato un sito di divulgazione neuroscientifica. Da clinica mi occupo di prevenzione dei disturbi cognitivi, riabilitazione neuropsicologica, da imprenditrice promuovo l’innovazione in ambito sanitario e sociale. Partner dell’americana Dana Foundation, dal 2016 coordino la Settimana del Cervello in Italia. Appassionata dei social e dalle nuove tecnologie, studio il comportamento e le personalità degli utenti sul web nell’ambito della User Experience.

Intervista a Donatella Ruggeri

Come sei venuta a contatto con l’User Experience, ce lo racconti?

Con la UX sono venuta a contatto – senza saperlo – durante il primo esame dell’università, Psicologia generale. Solo un paio di anni fa però ho incontrato uno UX designer. Ricordo di aver trovato illuminante e vagamente familiare ciò che diceva riguardo l’usabilità. Quando spinta dalla curiosità ho approfondito, ho scoperto di aver già nella mia libreria uno dei fondamenti della UX, La caffettiera del masochista di Don Norman, su cui avevo studiato le regole percettive e cognitive che stanno alla base delle nostre interazioni con gli oggetti della vita quotidiana.

Ho avuto la possibilità di iniziare a mettere in pratica le conoscenze in un continuo processo di affinamento by doing grazie al gruppo con cui lavoro adesso, iDIB, composto da designer (UI e UX), developer e researcher. Con loro ho potuto sperimentarmi in progetti molto grandi e già avviati ma ho potuto mettermi in gioco anche nella progettazione di un’esperienza d’uso from scratch, a partire dal primo contatto col committente.

Dalla psicologia alla UX Research, un passaggio naturale?

Secondo me di più: quasi un sodalizio inconsapevole. Uno psicologo è uno UX designer in potenza, ha tutte le conoscenze e gli strumenti di analisi, conosce la metodologia della ricerca, i principi che stanno alla base dello user testing e delle interviste, il metodo osservativo, la comunicazione efficace e non tecnica; è in grado di provare empatia e mettersi nei panni dell’altro con atteggiamento non giudicante; conosce la psicologia cognitiva e il funzionamento psicologico tipico.

Non a caso, nei corsi per UX designers sono molte le ore di insegnamento della psicologia, di aspetti che per uno psicologo sono fissati e consolidati da anni di studio e di lavoro sul campo, anche con i pazienti.

Contrariamente a quanto si creda, la psicologia e le neuroscienze che sono nello specifico il mio settore sono lo studio della normalità, del funzionamento psicologico e cognitivo sano. Va da sé che quando c’è da mettersi nei panni dell’utente, capire come pensa, quali sono le cose che provocano frustrazione, quali le aspettative, lo psicologo parte con una solida base.

Qual è la tua “giornata tipo” professionale?

La cosa bella è che la giornata tipo non esiste. L’unica routine è il caffè dopo pranzo, per il resto il lavoro è liquido e si adatta ai progetti, ai clienti, alle riunioni. Non manca mai il confronto col gruppo di lavoro o la lettura di un articolo di approfondimento su una nuova scoperta o tecnologia.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

La ricerca, in assoluto. È un ambito che ha sempre destato la mia curiosità e che mi dà modo di orientarmi nell’analisi di un problema e nel prendere decisioni. La prima cosa che mi viene in mente quando ho davanti qualcosa di nuovo: cosa sappiamo già, come lo abbiamo scoperto, dove lo abbiamo studiato, su chi, partendo da quali ipotesi? Come possiamo perfezionare i risultati? Ci sono domande migliori da porre?

Dalle neuroscienze alla UX, la ricerca consente di capire come funzioniamo in relazione a un compito. Quello che nei laboratori si studia a livello molecolare con la risonanza magnetica funzionale, in UX si studia nella sua complessità comportamentale e di pensiero con gli user test, le interviste, l’osservazione.
Una delle cose più interessanti è che la ricerca restituisce anche risultati controintuitivi ai quali non si sarebbe mai arrivati se non si fossero messe in dubbio quelle che all’inizio erano le proprie credenze – o assumption per usare un termine che fa molto UXer :-D.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

La cassetta degli attrezzi di uno ux designer che si rispetti è sempre zeppa di moltissimi tool… ed è sempre in continua evoluzione: alcuni tool vanno via e molti altri si aggiungono o si evolvono.

Se nella progettazione di un’esperienza utente non posso rinunciare alla ricerca, alla cosiddetta ‘UX dedotta’ – ossia quella ricavata da articoli, libri e dallo scambio con altri professionisti – e ancora, alle personas, al card sorting, giusto per citarne alcuni, nella divulgazione i veri strumenti diventano il networking e i social (sempre intesi come fitta rete di relazioni personali e di condivisione delle conoscenze che si creano), che consentono di portare il messaggio “un po’ più in là”.

Nel tuo blog/sito hafricah.net scrivi

L’ostacolo maggiore che le persone incontrano nell’approcciarsi ad un nuovo campo è difatti la non conoscenza del lessico tecnico proprio di quella disciplina.

A che punto siete?

Da ottimista direi a buon punto. Negli ultimi anni si sono moltiplicate, anche per la necessità di arrivare al cliente, le pagine di professionisti convertiti ai social che fino a pochi anni fa credevano che una pagina Facebook avrebbe influito negativamente sulla percezione di serietà e rigore della disciplina.

Nell’epoca del personal selling, però, in cui siamo a tutti gli effetti imprenditori di noi stessi, se non riusciamo a spiegare cosa facciamo è difficile vendere la consulenza, il servizio, la terapia. Da quel che vedo, siamo a buon punto. Chi ha cambiato linguaggio sta osservando buoni risultati, chi non sta cambiando linguaggio ne sta subendo le conseguenze e non credo avrà molta scelta, se vuole restare sul mercato.

Sia che si racconti la ricerca scientifica (come provo a fare proprio su hafricah.net) sia che ci si ritrovi davanti a un cliente a esporre i risultati di uno user test, se non si riesce a comunicare con semplicità, si auto-sabota l’outcome.

Altro tuo progetto è la Settimana del cervello. Come nasce la Settimana del cervello?

La Settimana del cervello nasce da un’esperienza all’estero. Quando vivevo in Inghilterra scoprivo che senza troppi preparativi, con un incontro informale in un pub segnalato su un giornale locale, ci si poteva incontrare, informare e contaminare. Ho seguito lí per la prima volta la Brain Awareness Week.

Tornata in Sicilia ho provato nel mio piccolo a introdurre questa modalità per portare la divulgazione delle neuroscienze nel mio territorio. Con grande sorpresa nei confronti di una regione in cui un movimento tale non si era ancora creato, ho trovato non solo professionisti entusiasti di raccontare il loro lavoro ma anche pubblici curiosi di scoprire di più sul funzionamento del cervello e sulla prevenzione delle malattie neurologiche.

Ricordo di aver pensato che c’era solo bisogno di dare il La: la curiosità e la voglia di imparare o di mettersi in gioco erano ben rappresentate. Da questa esperienza ed esperimento in piccolo, la Settimana del Cervello è diventata una manifestazione nazionale che oggi coinvolge 40 persone impegnate tutto l’anno nella sua organizzazione e circa 700 professionisti che organizzano i loro eventi divulgativi a marzo.

Sei impegnata nello studio di realtà virtuale. Io mi occupo di assistenza vocale e suoni. Che ne pensi? Quanto influisce il suono nella realtà virtuale? Puoi indicare qualche studio interessante a riguardo?

Quando vediamo un film che fa paura, nei momenti di suspence, per alcuni di noi il gesto naturale è quello di tapparsi le orecchie. Quando vogliamo rilassarci, possiamo riprodurre sul nostro telefono dei suoni della natura, del mare, della pioggia, per immergerci nel momento e immaginarci altrove.

Questi sono solo due esempi di come i suoni, anche da soli, siano importanti per il senso di presenza nel mondo, per l’immaginazione, per la risposta emotiva. Nella Realtà Virtuale, se il suono non rispetta le aspettative, se non sentiamo cioè quel che ci aspettiamo di sentire in base a quel che vediamo, alla posizione del corpo, alle informazioni che ci vengono dagli altri sensi e dall’apparato vestibolare, si crea una dissonanza cognitiva che rende l’esperienza irreale e anche fastidiosa.

Perché sia percepito come autentico, il suono deve avere delle proprietà fisiche il più possibile simili a quelle reali: profondità, volume, direzione, propagazione, responsività devono essere di buona qualità e coerenti rispetto al resto dell’esperienza. L’audio è il primo fattore che contribuisce alla credibilità di una esperienza virtuale.

Un articolo piuttosto recente spiega proprio come l’audio 3D realistico sia la frontiera della Realtà Virtuale.

Da quel che ho letto per questa intervista pare che in ambito psicoterapeutico ci sia molto ottimismo sulla realtà virtuale. E così? Come la vedi? Ci sarà anche un coinvolgimento di intelligenza artificiale? Oppure lo psicoterapeuta sarà sempre umano?

L’ottimismo della psicoterapia verso la Realtà Virtuale è vero e ragionevolmente indotto dai risultati degli studi condotti fino ad ora. La vera potenzialità della tecnologia consiste nel fare immergere il paziente in una situazione realistica che resti un setting sicuro. Le applicazioni sono molteplici, vanno dall’esposizione a stimoli fobici alla riabilitazione delle funzioni cognitive dopo una lesione cerebrale.

Il coinvolgimento delle intelligenze artificiali c’è già: Woebot è ad esempio un bot che fa le veci di uno psicologo. Aiuta a tracciare i cambiamenti d’umore, fornisce dei feedback sugli automatismi che per le persone spesso sono difficili da identificare, fa una sorta di “psicoeducazione”, cioè passa delle conoscenze su come funzioniamo.

A guardare poi le applicazioni del machine learning, è stato impiegato per perfezionare le diagnosi di psicosi, Sindrome di Alzheimer, autismo, per identificare il comportamento suicidario in base alle parole usate dalla persona, per analizzare i dati della risonanza magnetica funzionale.

Diciamo che tutto ciò che può freddamente essere osservato e analizzato da un umano, può essere osservato e analizzato anche meglio da una intelligenza artificiale. Il nodo al pettine viene se pensiamo alla componente emotiva della terapia, al rispecchiamento emotivo che avviene in seduta, aspetti che restano – ancora – solo un privilegio degli esseri umani, per quanto si sia già al lavoro sulle “intelligenze artificiali emotive”.

Ho visto che hai in ballo molti progetti di sviluppo. Qualche anticipazione? Novità che puoi già raccontare?

L’ultimissima novità, prossima al lancio il 30 giugno, è l’app di riabilitazione cognitiva in Realtà Virtuale, Cerebrum (ne ha parlato qualche giorno fa anche Repubblica) : che ho creato insieme ai colleghi romani di Idego e Promind, destinata agli operatori della salute mentale.
In cantiere abbiamo già un’estensione della stessa e diverse attività di formazione e supervisione per chi non ha familiarità con la tecnologia.

Siamo poi già al lavoro per la Settimana del Cervello che nel 2019 sarà dall’11 al 18 marzo e che vedrà diverse novità rivolte, ad esempio, alle scuole.

Questa estate lanceremo due servizi confezionati dal team di ricerca, sviluppo e progettazione col quale lavoro, servizi che utilizzeranno la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale per risolvere due problemi comuni tra gli utenti, ma adesso non posso dire di più.

E per finire le ultime 3 domande più leggere, che faccio a tutti gli intervistati.

Consiglia un libro

Don’t make me think, Steve Krug. Contiene tutte quelle cose palesi e a volte un po’ ovvie che nessuno ti dice mai, alle quali non riesci ad arrivare da solo.

… un brano musicale o un cd

Al Monte, Mannarino (album)

Consiglia un film

Toys that Made us, più che un film è una serie di Netflix. Per imprenditori, designer e curiosi, è un condensato di materiale utile a crescere e a vedere come grandi marchi dell’industria del giocattolo (Barbie, Lego) sono diventati iconici e sono riusciti a superare gli inevitabili fallimenti lungo il percorso. Interessante soprattutto il modo in cui le aziende si sono adattate nei decenni restando al passo con un mercato e un cliente sempre diverso.

Ringraziamenti

Grazie ancora a Donatella per aver risposto alle mie domande e per aver dato a tutti i lettori spunti di riflessione molto interessanti. Il mondo sta cambiando e insieme ad esso il nostro cervello. Dobbiamo avere cura di persone come Donatella, che ci aiutano a capire.

Grazie e speriamo di vederci alla settimana del cervello 2019!

Le migliori cuffie per ascoltare musica. E come sceglierle

Le migliori cuffie al mondo per ascoltare musica non esistono.

Le cuffie, infatti, sono dei diffusori.

E dal punto di vista tecnico

rispondono ai criteri che ho già descritto

sull’articolo sistemi audio e diffusori acustici.  

Anche in questo caso, così come per i registratori vocali 

continuo a parlare della mia esperienza professionale in radio. Alla fine, ho aggiunto anche una lista di cuffie che valuterò nel tempo anche con i lettori se vi farà piacere.

Indice

Come scegliere le cuffie migliori?

Questa è una bella domanda. Peccato che la risposta sia delle peggiori. Le cuffie migliori economiche, le migliori al mondo, non esistono. La verità è che è necessario capire che tipo di orecchie ha chi ascolta un determinato paio di cuffie.

Si! Perché le nostre orecchie e la sensibilità del nostro udito non è uguale per tutti. Il suono, infatti, ha uguali caratteristiche fisiche per tutti. Ma la nostra percezione del suono si differenzia da persona a persona. L’amore per i bassi, per esempio, può essere un gusto generale ma non assoluto. Se abbiamo un udito malmesso, non sentiremo tutte le frequenze che la miglior cuffia riproduce.

Per questo motivo, articoli come questo, sono indicativi. Non sono e non possono essere definitivi per chiunque.

Per scegliere le cuffie migliori per musica ti devi affidare al tuo orecchio. E poi ti puoi fidare anche delle tue mani, per verificare la struttura e la qualità dei materiali. E poi se vuoi essere proprio sicuro di quello che stai comprando prima di tutto viene la comodità. La forma del nostro padiglione è diversa da persona a persona. Se prevedi che devi stare molte ore con le cuffie è bene che non ti facciano male. A parità di prezzo scegli quella che ti suona meglio. Se le senti allo stesso modo scegli quella che ti da più sensazione di qualità.

Cuffie per ascoltare musica

Parto da quello che ho io in casa. Poca roba e a basso costo. Al momento, le mie cuffie personali sono delle semplici Sennheiser PC3 con microfono. La spugna dei padiglioni si è sfaldata presto. Ma io continuo ad usarle. Per brevi periodi, vanno benissimo. Anche se quando lavoro più a lungo, fanno un po’ male le orecchie. Per cui le uso solo quando non devo disturbare in casa.

AKG K240 da studio

In radio ho sempre utilizzato cuffie AKG. Le più usate sono state le AKG K240 da studio. Si tratta di cuffie tradizionali molto comuni negli studi radiofonici. Così come è facile trovare le cuffie chiuse AKG K72 che sono più delicate. Queste ultime sono davvero fantastiche. E sono da signori! Sono cuffie personali. Nel senso che vanno usate da una sola persona. Appena le usa qualcun’altro rischiate che ve le rompano. (Una volta è capitato di trovarne un paio a pezzi sul tavolo della radio. Non ho mai capito come è possibile ridurre delle cuffie in quel modo. Forse qualche studente ha sfogato la sua rabbia contro l’Università o un prof su quelle povere cuffie).

Per fare i video utilizzavo le cuffie Sennheiser HD201 stereo. Se necessiti di concentrazione sono ottime per isolarti. Se accendi l’audio non senti neanche le bombe.

Per la mobilità, invece, uso gli auricolari. Su cui non vado a guardare le caratteristiche tecniche. Le cuffie o gli auricolari devono piacere a te. Poi ci vai in giro e se ti senti a disagio perché magari sono troppo vistose, o hai paura di perderle perché troppo care, non ha alcun senso. A me piace molto il suono prodotto dalle AKG Y20 Soft Touch Cuffie con Filo, e Sacchetto di Trasporto compatibili con Dispositivi Apple iOS e Android. Però potrei pure comprare questi Auricolari Bluetooth, c’ est Q10 Cuffie Wireless Auricolari sweatproof con cancellazione del rumore da usare anche in palestra, per la corsa e per l’escursionismo. E compatibili su iPhone 6s Plus, Samsung Galaxy S5, S6 e Android Phones. Oppure, le più vendute e ricercate del momento sono le cuffie ad archetto ripiegabile AKG K430 Compatibile con Iphone.

Le migliori cuffie secondo i lettori

I lettori sono per me sempre al centro del mio lavoro di scrittura e di ricerca. E per questo motivo vi mostro l’elenco di cuffie per ascoltare musica consigliati da chi legge il blog.

Enrico consiglia sempre le Cuffie AKG

Mentre Simone propone le Pryma Classic 0|1 Cuffia Chiusa Circumaurale Over-Ear

Ma non è sempre detto che si debba spendere centinaia di euro per una cuffia. La più venduta resta la cuffia economica Sennheiser HD 201 Circumaurale Dinamica Over-Ear Stereo, Modello Chiuso.

Cuffie per iPhone

Per chi possiede un iPhone i lettori si fidano delle Cuffie auricolari EarPods ORIGINALI APPLE per iPhone 4S 5 5S 6 6S Plus SE con jack cuffie 3.5 mm in BLISTER RETAIL PACK. Se si vuole approfondire anche l’argomento mi ero occupato dell’iPhone 7 e della scelta di abbandonare il jack.

Migliori cuffie economiche

Altre cuffie interessanti perché economiche o con un buon rapporto qualità prezzo sono le Sennheiser e le SkullCandy

Sennheiser CX 3.00 Auricolare In-Ear

SkullCandy Uproar Cuffie di Tipo On-Ear, Wireless, Multicolore

Sony MDR-XB950AP Cuffie Extra Bass con Microfono in Linea, Driver da 40 mm, 106 dB, 24 &x3A9;

Le cuffie migliori secondo gli esperti

AKG K 240 MK II

Al di là di quello che uso io e i lettori, vi propongo alcune discussioni che ho avuto modo di leggere da altri professionisti del settore. Si è partiti dalla domanda se le cuffie supra aurali AKG K 240 MK II fossero delle buone cuffie per musicisti. E così pare che sia.

Beyerdynamic

Francesco Donadel Campbell che è un esperto di cuffie aggiungeva un altro consiglio, proponendo le cuffie da studio professionali AKG K271 MKII. Qui però stiamo parlando di Alta Fedeltà e i prezzi si alzano abbondantemente. Ci sarebbero le cuffie da studio Beyerdynamic 710717 Dt 1770 Pro magari con un amplificatore. Se sei disposto a spendere quasi 600 euro per un paio di cuffie sul sito ziomusic trovi una recensione.

Altre cuffie aperte da provare pare che siano le Beyerdynamic DT 1990 PRO ma a detta di Francesco Donadel Campbell non migliori delle Dt 1770. E se vuoi seguire la moda dei mastering engineer puoi acquistare le AUDEZE LCD-2 che ti arrivano direttamente dal Giappone.

Infine, le cuffie Beyerdynamic producono cuffie molto valide. Sono infatti una tradizione, per qualcuno quasi una religione. Figurarsi che alcuni clienti sono talmente legati alle cuffie beyerdynamic DT 880 PRO che nonostante siano state lanciate molti anni fa, queste cuffie sono ancora in commercio.

Cuffie per ascoltare musica Amazon

Chi mi segue sa che parlo di cose che conosco. E se qualcuno mi fa qualche domanda ho solo il desiderio di saper rispondere. Eppure in molti dopo aver ricevuto un consiglio mi chiedono

Puoi consigliarmi dell’altro?

Magari nei commenti controlliamo insieme, nel tempo, quali possiamo ritenere migliori. E questo elenco lo approfondiamo insieme. Che ne dite?

Migliori cuffie

L’elenco di cuffie per ascoltare musica (aggiornato) di questo articolo dimostra di quante cuffie di alto livello esistano sul mercato. Per cui è davvero difficile dire quali siano davvero le cuffie migliori. Ma esistono dei dati oggettivi, misurati da tecnici e pareri di esperti del settore a cui affidarsi per la scelta delle migliori cuffie. In questo articolo cerco di dare, dove possibile,un unico consiglio per ciascun genere di cuffie in modo che si possano scegliere al meglio secondo le proprie esigenze e la propria capacità di spesa.

Tra le migliori cuffie troviamo la  cuffia circumaurale Focal Elear in alluminio. Una cuffia ben progettata dal suono corposo e potente. E se avete 1000 euro da spendere per una cuffia queste sono le vostre cuffie!

Focal Clear tradizionali

Auricolari in ear Sennheiser

Ho trovato molto consigliati questi auricolari In-Ear Sennheiser CX 5.00 per iPhone/iPod/iPadoppure gli auricolari Sennheiser CX300

Mentre visivamente mi piacciono gli auricolari Sennheiser MX 365 e per chi possiede Apple iphone/iPod/iPad gli auricolari Sennheiser Momentum In-Ear. Poi se si può spendere un po’ di soldi e si vuole gli auricolari Sennheiser IE 800 (800 sta per gli euro da sborsare?) oppure con soli mille e cinquecento euro ti puoi portare a casa le Jh Audio Cuffie Auricolari Angie Astell% 26kern.

Cuffie Sennheiser

Se mentre si lavora si ha la possibilità di ascoltare musica in ufficio, oppure si fanno tante telefonate o video chiamate la Sennheiser offre le DW-Office-Cuffie senza fili 1 auricolare.

Eisa Headphone 2018 – 2019

Sennheiser HD 660s

Altre cuffie Sennheiser

Sennheiser RS 175 Circumaurale Padiglione auricolare Nero

le cuffie wireless Sennheiser RS4200 II Set 2

le eleganti Sennheiser Momentum M2 ASI-Cuffie Layla, color avorio

E ancora le Sennheiser DW Pro 2 USB – EU DECT oppure le cuffie stereofoniche Sennheiser MB 660 UC MS.

Per chi ha già letto l’articolo su come diventare un dj ed è ancora alle prime sperimentazioni potrebbe acquistare le AKG K181DJ Cuffie DJ stereo headphones . Per me AKG è sempre una garanzia. Oppure le Shure SRH550DJ. E per finire Skullcandy MixMaster Mike Cuffie Over-Ear. Si tratta di cuffie da DJ Professionali.

Auricolari Shure

Di auricolari ce ne sono di ogni genere. Ne ho viste un paio interessanti Shure SE425-CL Auricolari ad isolamento sonoro con doppio microdriver ad alta definizione ma anche gli auricolari ad isolamento sonoro Shure SE846-CL con Quadruplo MicroDriver

Cuffie Shure

La Shure è una marca autorevole. In giro ho trovato le cuffie tutte della stessa serie, modello da studio Shure SRH440oppure Shure SRH840 Cuffie Monitor e le cuffie chiuse Shure SRH1540

EtyMotic Research

Non conoscevo questa marca, ma leggendo su internet ho visto che sono molto consigliate. Tra gli auricolari si possono acquistare gli Etymotic hf3 oppure della stessa serie gli ETYMOTIC – HF5. Interessante l’attenzione per i più piccoli, con delle cuffie dedicate ai bambini, gli Etymotic ETY kids 5 anche colorati. Così come non conoscevo le Ultimate Ears che offrono Auricolari 640s Ultimate inEar | EP Power Bass | modello 2016 | Cavo resistente in fibra aramidica

Cuffie Bose

Chi non conosce le cuffie Bose? A me piace provarle durante i miei viaggi in aereo. Spesso tra uno scalo e l’altro si può avere questo piacere. Dal momento che non dovevo comprare, non ho mai segnato quelle che mi sono piaciute di più. Quindi vi propongo un elenco senza cognizione. Anche se tra queste ci sarebbe la mia cuffia. Mi sa che questa sarà la prima sezione ad essere aggiornata al più presto! Promesso!

Bose ® SoundSport ® Cuffie In-Ear per Dispositivi Samsung e Android.

Bose® QuietComfort® 35 Cuffie Wireless.

Bose SoundLink Cuffie Bluetooth On-Ear.

Bose® QuietComfort® 25  Acoustic Noise Cancelling®  cuffie per dispositivi Apple.

Auricolari Skullcandy

Ho letto di queste cuffie perché su alcuni modelli la skullcandy offre una garanzia a vita. Certo lo scheletro non è nel mio stile. Ma immagino siano cuffie dedicate ad un pubblico ben preciso.

SkullCandy Inkd 2.0 Cuffie In-Ear, con microfono Incorporato.

Skullcandy Explore More Collezione Ink’d 2.0

Cuffie Skullcandy

SkullCandy Crusher Cuffie di Tipo Over-Ear, con microfono incorporato,

SKULLCANDY casque Aviator Chrome Black w MIC 2012.

Ma se hai 4 mila euro da spendere per delle cuffie puoi comprare le Skullcandy Lowrider SC BLUE 23020100

Cuffie senza fili

La casa di produzione SkullCandy propone anche delle belle cuffie bluethoot senza fili con un ottimo rapporto qualità prezzo.

Si tratta delle HESH 3 consigliate anche dalla Dj Georgia Mos

Migliori cuffie al mondo

Tra le cuffie migliori al mondo si possono elencare le cuffie della HiFiMan. E se vuoi diventare un professionista dell’ascolto queste cuffie possono essere delle cuffie di riferimento.

HiFiMAN HE1000 cuffia circumaurale (Head-band, 8 – 65000 Hz, 90 dB, 35 Ω). Si tratta di una cuffia dal design avveneristico. Ma anche da una costruzione all’avanguardia come il diaframma nanoparticella e  il circuito magnetico di tipo asimmetrico.

L’evoluzione delle HiFiMan HE 1000 e quindi davvero le migliori cuffie del mondo sono le cuffie HiFiMan Susvara per la sua capacità di rendere un suono reale e di riprodurre il silenzio assoluto durante le pause.

Caratteristiche tecniche delle cuffie

Le cuffie in buona sostanza sono dei diffusori. Per cui, se sei interessato alle caratteristiche tecniche e alle loro definizioni, ti rimando al mio articolo sui migliori sistemi di altoparlanti.

Qui ti posso dire di controllare essenzialmente 4 caratteristiche essenziali per valutare un paio di cuffie. Se vuoi puoi approfondire anche su Wikipedia. In sintesi.

  1. La risposta in frequenza –cioè la gamma di suoni che la cuffia è in gradi di riprodurre. Il nostro orecchio, quando funziona al meglio percepisce dai 20 ai 20.000Hz. Questo è il minimo. Meno di questo range significa che non sentiresti tutto quello che potresti sentire. Ma non è detto che tu senta tutto. Vabbè, ci siamo capiti.
  2. La linearità in frequenza, ovvero quanto sia costante il livello di suono emesso.
  3. L’Impedenza. A maggiore impedenza corrisponde migliore qualità del suono e minore volume complessivo del suono. E’ tutto un equilibrio. L’ideale sarebbe conoscere l’impedenza di riproduzione da parte dei dispositivi dove andranno attaccate le cuffie (pc, computer, tablet, mp3). Dovrebbero avere lo stesso grado di impedenza.
  4. Sensibilità indica il massimo livello di suono riproducibile fedelmente. Più il valore in decibel è alto più il volume del suono è riprodotto fedelmente.

Attenzione alle orecchie

Quando metti le cuffie non dimenticare mai di abbassare il volume del tuo dispositivo.

Le cuffie per ascolare musica non vanno mai ascoltate ad alti volumi. Lo so che si pensa che non accada mai niente. Così non è. Perché ammesso che il timpano non si rompa nell’immediato, nel tempo sicuramente si danneggia. Mettendo le cuffie non si ha nessun filtro e la vibrazione sonora va direttamente a sbattere sul timpano. Quindi le cuffie vanno messe per non disturbare gli altri, per non creare ritorni sul microfono, e non per spararsi la musica nelle orecchie.

Tengo a precisare che questo post non è sponsorizzato e non ho nessun legame con i brand di cuffie per ascoltare musica. I link rimandano al mio programma di affiliazione ad Amazon. Questo mi permette di rendere sostenibile il lavoro di ricerca svolto dal blog. Ribadisco che le proposte che faccio derivano dall’uso professionale e personale che ne ho fatto nel tempo. Ed anche dai pareri scambiati con altri professionisti del settore audio. Mentre le ulteriori proposte sono prodotti che ho visto sulla carta, insieme ai lettori che me li hanno sottoposti per un parere o un consiglio. Non ho attività di vendita di questi prodotti.

Scegli il microfono più adatto alle tue esigenze

I microfoni sono un argomento

strettamente legato all’articolo sui registratori vocali digitali.

Articolo che sta avendo un grande successo di lettori e contatti.

Uno dei lettori, infatti, dopo aver acquistato il Tascam DR – 05 mi ha chiesto un consiglio per un nuovo acquisto riguardante un microfono esterno.

Indice microfoni

Il commento del lettore

Filippo è un affezionato lettore del blog che si è lasciato consigliare da me e dal blog per l’acquisto di un registratore. Dopo un po’ di tempo mi scrive.

Ciao, mi trovo molto bene con il registratore che hai consigliato, Tascam DR-05, vorrei prendere un microfono esterno, e non so quale prendere, alcuni hanno il condensatore altri no.
Ho visto questi due, vanno bene o c’è di meglio? non intendo prendere, un microfono di bassa qualità.
Grazie

Filippo mi indica un paio di microfoni davvero basici. Si tratta di un certo Zalman Microfono e del microfono Speedlink Spes Microfono Clip.

Una risposta veloce

Trattandosi di un commento ho risposto nell’immediato.

Ciao Filippo, mi fa molto piacere che i miei consigli ti siano stati utili. E che ti trovi bene con il Tascam DR-05. Sui microfoni apri un nuovo capitolo. Approfitto per scrivere degli appunti e scrivere un articolo dedicato. I due microfoni che mi sottoponi sono davvero basici. E se mi dici che vuoi un microfono di qualità, te li sconsiglio vivamente.

Forse per cominciare. Io ne ho comprato uno di questi quando facevo interviste per la mia tesi. Mai usato. Forse non ha mai funzionato. Non ricordo. Si, c’è di meglio. Qualcosa di molto meglio potrebbe essere il Rode  a cui molti ormai si affidano per una buona qualità ad un costo contenuto. Se invece vuoi il massimo dovresti prendere il Sennheiser MKE40. A cui dovresti aggiungere un adattatore da Lemo 3 Pin a Jack. In mezzo ci sta il Sennheiser ME2. Il Rode mai usato. Gli altri due, invece, li ho utilizzati personalmente. ME2 è ottimo. MKE40 è superlativo!
Alla prossima!

Ma mi sono impegnato a scrivere l’articolo che stai leggendo, perché Filippo, che non conosco e che non ho mai incontrato, è un lettore che stimola a rendere questo blog un luogo migliore. Uno di quei lettori che studia e che mi sottopone quello che ha visto. Per cui merita una risposta approfondita ai suoi quesiti.

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Cosa devi fare con un microfono?

Innanzi tutto, come mia consuetudine, è sempre bene riflettere su cosa devi fare con il microfono. Qual è l’attività che vuoi o devi svolgere con quel microfono? Per situazioni diverse sono necessari microfoni diversi. Per registrare in studio o registrare interviste in strada si richiedono microfoni diversi. Registrare un conferenza o un relatore ad un tavolo potrebbe richiedere un microfono diverso da quello che si utilizza per far intervenire le persone del pubblico.

Ci sono alcune domande da porsi e a cui rispondere.

Che cosa vuoi registrare?

Hai bisogno di registrare la tua voce, un parlato, il canto? Oppure il microfono ti serve per registrare uno strumento musicale?

Per voci potenti, tamburi e chitarre hai bisogno di un microfono dinamico. Per strumenti acustici o un parlato in studio è preferibile un microfono a condensatore.

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Dove devi registrare?

Sapere il contesto dove devi registrare apre un capitolo complesso quale è quello dell’acustica dei luoghi. Ma è facile capire che usare un microfono in una sala conferenze o in uno studio di registrazione sono cosa diversa.

In determinati contesti, come in un concerto di musica classica, è meglio scegliere un microfono direzionale per determinati gruppi di strumenti. Mentre per una conferenza dove c’è un parlato costante potrebbe andare bene anche un omnidirezionale.

Quale microfono scegliere?

Vai sul sito Audio Test Kitchen e verifica la qualità di 65 e oltre microfoni di alta qualità.

Ormai la tecnologia sonora è talmente avanzata che trovi davvero di tutto e a qualunque prezzo. Su Amazon si trovano microfoni per tutte le tasche. Mi è capitato un paio di volte di sentirmi dire che 100 euro per un microfono siano una cifra esorbitante. In realtà è il minimo sindacale. Al di sotto di questa cifra non sono il solo che pensa che stiamo parlando di giocattoli fatti bene. Certo anche un microfono economico può soddisfare le nostre necessità. Ma non pensiamo che quel prezzo sia troppo alto o troppo basso. Quel che costa, vale. Per cui, il prezzo è già una discriminante su che tipo di microfono vogliamo o possiamo avere.

Un secondo elemento da verificare è la qualità del suono. E quanto meno che non abbia fruscii o rumori di sottofondo. Anche se qui le variabili non dipendono solo dal microfono. Il microfono va poi in un registratore o in un mixer o su un amplificatore e in casse e altoparlanti per ascoltare musica che possono migliorare come peggiorare il risultato.

E infine la sensibilità del suono. Si tratta di quali frequenze il microfono riesce a registrare rispetto ad altre. Per cui a seconda della sensibilità del microfono puoi captare un suono a una determinata distanza oppure no.

Microfoni dinamici e a condensatore

I microfoni dinamici sono preferibili ai microfoni a condensatori se si deve andare a registrare in esterno; per cantare e se devi andare spesso in giro. I microfoni dinamici sono resistenti, comodi, molto versatili per molti usi.

I microfoni a condensatore sono invece preferibili per registrazioni in studio o al chiuso. Si tratta di microfoni molto sensibili. Il suono della voce risulta molto naturale. Ma si tratta anche di strumenti molto fragili, sensibili all’umidità e ai colpi bruschi. È bene tenerli fermi in un posto.

Attenzione. I microfoni a condensatore (generalmente) richiedono una alimentazione. Per cui è necessario che il microfono abbia una batteria, o avere un mixer, o una scheda audio che alimenti il microfono.

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Microfoni cardiodi e microfoni direzionali

In base a come il microfono è costruito riceve il suono da una data direzione. Il microfono cardioide è detto così perché riceve il segnale in uno spazio, intorno al microfono, che ha la forma di un cuore. Generalmente i microfoni gelato e a condensatore sono cardioidi.

I microfono cardiodi si differenziano dai microfoni detti direzionali, in quanto questi, generalmente più lunghi e affusolati, prendono poco suono intorno al microfono e tanto nella direzioni in cui sono puntati.

Attacchi del microfono

Attenzione anche agli attacchi del microfono. Ossia verificate se l’entrata che avete a disposizione; quella dove dovete attaccare il microfono e il cavo sia un attacco XLR, che aumenta la qualità del suono ripreso, oppure un attacco jack o minijack. Oppure se  avete a disposizione solo una entrata USB.

Microfoni per tutti i gusti

Dette queste quattro parole sui microfoni ho scelto alcuni microfoni che possono essere utili e interessanti in base a quello che dovete fare.

Sia inteso che io ne ho usati una parte. Personalmente, prima dell’acquisto di alcuni di questi, mi sono lasciato consigliare dai fornitori che vincevano le gare d’appalto alla Radio. Non mi reputo un esperto del settore. Semmai un buon fruitore di microfoni.

Microfono per voce e cantato

Shure SM58

Se ti stai avviando alla carriera del canto è bene avere il popolarissimo Shure SM 58. Si tratta di un microfono robusto con una buona tecnica costruttiva. Ottimo per i live, ma adattabile anche alla registrazione in studio. Anche economico.

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Un microfono da studio

Rode NT1A

Un microfono con un ottimo rapporto qualità prezzo è il Rode NT 1A. Non considerato tra i microfoni professionali, ma fa bene il suo lavoro. Se stai costruendo il tuo primo studio radiofonico è  un ottima scelta.
Forse conviene comprare anche l’intero kit con Antipop sempre molto utile.

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Microfoni per podcast professionale

Shure SM7B

Lo Shure SM 7B è un microfono senza età indicato proprio per la voce. Puoi creare degli ottimi podcast come ci puoi cantare canzoni rock. A quanto pare è stato utilizzato anche da Michael Jackson per il suo album Thriller.

sE Electronics SE2200A II

L’sE Electronics sE2200a II è un microfono con cui è possibile registrare strumenti acustici, pianoforti e ovviamente la tua voce. Permette riprese stereofoniche ed è davvero molto versatile. Se hai una web radio direi che questo è un ottimo microfono per i tuoi programmi.

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Neumann TLM 102

Il TLM 102 è più che professionale. È un microfono mitico. Si tratta di un microfono che in tanti vorrebbero possedere. Il prezzo non è affatto abbordabile e deve essere associato a strumentazione studio di valore equivalente.

Ecco, con il Neumann TLM 102, che ha bisogno di potenza, avrete bisogno di una scheda audio esterna di qualità.

Microfoni lavalier

Per i microfoni levalier ripropongo quelli di cui sopra. Il Rode con Filtro Anti-pop, per Smartphone e Tablet.

Il Sennheiser ME2 che è un classico. Anche se mi bisogna ingegnarsi per non farlo strusciare sulle giacche.

E, infine, il Sennheiser MKE40. A cui si deve aggiungere un adattatore da Lemo 3 Pin a Jack o minijack.

Il Rode non l’ho mai usato. Gli altri due, invece, li ho utilizzati per il mio lavoro Video con i radio trasmettitori. Come pure un buon prodotto pare essere RODELink Filmmaker Kit.

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Microfono radio per conferenze

Akg SR40

Se organizzate qualche festa o conferenza. Se volete passare un microfono a molte persone senza dover pensare ai fili e volete spendere poco vi possono consigliare un microfono radio AKG SR40. Devo ammettere che fa bene il suo lavoro. Sempre di entry level stiamo parlando. Ma per cominciare non è male.

Microfoni usb

Esistono centinaia di microfoni usb e ognuno ha le sue caratteristiche. Ognuno di essi riprende l’audio in modo diverso e con un qualità diversa. Un microfono usb è un microfono per PC e che puoi collegare al tuo computer senza bisogno di altri attacchi.

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Microfoni usb per pc o mac per registrare musica e podcast

Quando si parla di microfono a condensatore con cavo usb non possiamo pensare che si abbia la stessa qualità del microfono a condensatore con cavo XLR e scheda audio esterna. La qualità è molto più bassa anche se soddisfa pienamente le necessità di tutti gli ascoltatori.

Samson Meteor USB

Samson meteor è un microfono molto comune per il suo prezzo. Si tratta di un microfono assemblato in plastica e piccolo. Però la base è accessorio comodo. Non aspettiamoci grandi cose. Per un uso molto casalingo o per chiamate skype di bassa qualità.

Samson G-track

Per avere qualcosa in più, sempre sulla stessa marca possiamo scegliere il Samson G-track. Microfono con cui è possibile registrare musica e creare podcast.  È possibile controllare il suono. Meglio fare delle prove e sperimentare i livelli che più vi piacciono.

Zoom H4n

C’è da dire che lo Zoom H4n, oltre ad essere un registratore, è anche un microfono. E tra l’altro anche di ottima qualità. Se si collega ad un Pc tramite il cavo USB, il sistema ti da la possibilità di usare il registratore come microfono. Se usato con Camtasia o altro programma di screenshot video, è necessario sincronizzare le impostazioni del programma al microfono.

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Microfoni per iPhone

iRig Field

Se possedete un iPhone conoscerete sicuramente l’IK Multimedia. L’iRig Mic Field è un microfono digitale per iPhone adatto per registrare musica, come per registrare l’audio di un video. Si collega all’iPhone o all’ iPad ed è possibile registrare audio di ottima qualità.

Rode iXY

Altro microfono sempre per i dispositivi Apple è il Rode iXY con connettore Lightning. Anche qui si parla di ottima qualità di ripresa. Un ottimo accessorio per chi usa l’iphone per motivi professionali ed ha bisogno di leggerezza per potersi muovere.

Microfono per iOS

Zoom IQ7 – Registratore portatile iOS

Lo Zoom IQ7 è il registratore che Zoom ha pensato per i possessori di smartphone Apple. Audio di alta qualità per dispositivi iOS. Compatibile con connettore lightning. Per registrazioni in formato verticale od orizzontale è sufficiente spostare le capsule. Da utilizzare con app originali Apple.

Se si vuole risparmiare qualcosa si può acquistare lo Zoom IQ5.

Shure Motiv MV88

Altro bel gioiello per chi possiede un iPad è il microfono Shure Motiv MV88 . La Shure non poteva che presentarsi al meglio anche in questa occasione. Inoltre si ha a disposizione una applicazione che permette di regolare con preset standard alcuni tipi di registrazione in base all’ambiente in cui ci si trova.

Consiglio di acquisto Audix M3

Microfono per Youtube

Se sei già uno youtuber o se si vuole iniziare a creare video per il proprio canale Youtube il microfono maggiormente consigliato sul web è il Blue Yeti Pro. Un microfono che è un vero e proprio investimento sulla propria carriera.

Sempre per youtuber professionisti si ha il Blue Spark. Di solito viene utilizzato al posto del Blue Yeti. Certamente ha un bel design vintage e prestazioni elevate. Inoltre il sostegno per la scrivania è sicuramente molto utile.

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Microfoni USB per registrazioni musicali

Rode NT- USB

Per registrazioni musicali si ha il Rode NT. Il microfono si attacca al vostro PC e potete controllare tutto da li.

Marshall MXL – USB

Un altro microfono per artisti musicali  molto usato è il Marshall MXL USB da non confondere con il Marshall Mxl condenser. IL primo ha l’attacco USB e si collega al pc. Il secondo ha bisogno dell’attac XLR. Con questo microfono si hanno alcuni controlli integrati che ti permettono di adattarlo al cantato o al semplice parlato. Secondo i propri gusti.

Acquista NT-SF1 di Rode Microphones.

Microfono per smartphone

Per dotare un o smartphone di microfono esterno potrebbe essere necessario acquistare un adattatore rode sc6 che permette due ingressi microfonici.

Dunque si può acquistare un rode video mic pro. Ha un pad con un filtro per il vento e un preamplificatore con 20db in più.

L’alternativa economica è adattare rode sc6l uno o due microfoni lavallier tra i cinesi tipo boya bym1 con 6.5 metri di cavo o se vuoi spendere un po di più ma con tanta qualità in più rode smart lav ha il filo corto quindi potrebbe servirti una prolunga sempre rode.

Se non si vogliono avere fili allora adattatore rode sc6l e rode wireless go.

Rode VideoMic Me

Rode presenta il VideoMic Me come microfono per smartphone. Come si può notare è un microfono direzionale molto leggero, che va collegato direttamente allo smartphone. Qualche utente si lamenta dei rumori di sottofondo non filtrati, ma si ritiene che un accessorio come questo sia per uso personale e per migliorare le proprie dirette Facebook live audio.

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Accessori per microfoni

Gli accessori di base sono molto spesso forniti in abbinamento al microfono. Però magari qualcosa può mancare oppure è necessario avere il ricambio. Di solito si ha bisogno di un para microfono in spugna. Attenzione a scegliere quello che si adatta meglio alla forma della griglia del microfono.

Se si vuole evitare del tutto il vento (quando si è in esterna) è necessaria una cuffia antivento. Sempre da adattare al modello del proprio microfono.

Se si vuole restare con le mano libere e ci si trova in studio si può acquistare un’asta microfonica a giraffa. Io ho sempre amato un’asta di sospensione a braccio. Però con il tempo e se si usa un microfono pesante la regolazione non è delle migliori. L’accessorio più comodo e che dura nel tempo è certamente un’asta da tavolo con base in ghisa.

L’asta a volte è venduta separatamente dal supporto del microfono, ossia dove viene fissato il microfono. Per cui verificate.
Se usate l’asta da tavolo forse potrebbe essere necessario un supporto elastico antivibrazione. Per evitare anche il pop delle labbra esistono dei filtri antipop.

Se acquisti un microfono non usb avrai bisogno di cavi xlr. E se si vuole creare uno studio in casa e si ha bisogno di silenzio si può pure acquistare uno Schermo fonoassorbente.

La lista potrebbe continuare. Si sa che negli accessori ci si può sbizzarrire. Però in questo caso, molti di questi accessori per microfoni proposti migliorano il modo di lavorare e il livello di registrazione.

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Per chi vuole approfondire

Questo post non è indirizzato a chi è un tecnico ma a chi vuole o deve fare un primo acquisto. A chi è indeciso nella scelta e i microfoni gli sembrano tutti uguali. Se hai già una buona conoscenza dei microfoni magari è necessario qualche altro tipo di approfondimento. E se poi si vuole arricchire l’articolo è sempre possibile farlo.

Se hai voglia di studiare avrai già dato un’occhiata alla parola su Wikipedia e probabilmente hai già visitato il sito ufficiale della Shure. Si può iniziare da queste prime fonti.

Se invece si vuole acquistare qualche libro ce ne sono di datati ma che offrono le basi di come è fatto un microfono.

Così abbiamo “I segreti dei microfoni” di Davide Scullino oppure i “Microfoni” di Umberto Nicolao.

Tengo a precisare che questo post non è sponsorizzato e non ho nessun legame con i brand di cui sopra. I link rimandano al mio programma di affiliazione ad Amazon. Ad ogni modo, ribadisco che alcuni dei microfoni proposti sono stati da me utilizzati. E che l’elenco è stato composto da ricerche personali sul web.

Non ho attività di vendita di questi prodotti.

E tu quale microfono hai scelto?

I Podcast negli Stati Uniti

I podcast negli Stati Uniti da un po’ di tempo a questa parte stanno vivendo un grande successo di pubblico. Non è una novità, già l’anno scorso se ne parlava. Dopo la serie The Serial si è creato un movimento di ascoltatori che prima non esisteva.

The Serial

Per chi non lo conoscesse, The Serial è una serie radiofonica americana in podcast condotto da Sarah Koenig, che ha avuto inizio ad ottobre 2014. Koenig, utilizzando uno stile giornalistico investigativo, racconta un caso misterioso di cronaca nera. A Baltimora, nel 1999, il primo giorno di scuola dopo le feste natalizie una ragazza scompare. Passano sei settimane e il suo compagno ed ex fidanzato viene arrestato per omicidio. Lui si dichiara innocente ma non ricorda cosa stesse facendo quel pomeriggio di Gennaio. Qualcuno può ma non si trova questo qualcuno. Mistero. La verità? Nessuno l’ha capita. The Serial cerca di spiegare: una storia, raccontata di settimana in settimana. Unica avvertenza, se vuoi seguire la serie, la devi seguire tutta, dalla prima all’ultima puntata. Pena, il non capirci niente.

The Serial è un fenomeno, nella prima serie, i podcast, sono stati scaricati 68 milioni di volte; la seconda stagione ha pareggiato il successo; e la terza stagione, che è partita a febbraio 2016, ha raggiunto gli 80 milioni di download.

E questi numeri sono stati raggiunti proprio perché persone che prima non ascoltavano i podcast hanno iniziato a farlo.

Un nuovo concetto di diretta

Aggiungo che oltre ai numeri da capogiro, The Serial sarà ricordato anche come il programma che ha segnato un momento storico della storia della radio. Lo è perché ha cambiato anche, in parte, il concetto di diretta radio.

Concetto di diretta

La diretta radio è l’ascolto di ciò che avviene in un dato momento. Ascolto contemporaneo con altri ascoltatori che stanno ascoltando la medesima cosa in un dato momento. In contemporanea, in diretta appunto, tra ciò che il mittente fa e ciò che l’ascoltatore riceve. Hic et nunc direbbero i classicisti. Ebbene, con The Serial avviene la stessa cosa: in un dato momento della giornata, in contemporanea, nel momento dopo la messa online, migliaia e migliaia di ascoltatori scaricano a manetta la puntata e ascoltano in contemporanea l’evento che sta per accadere. Gli ascoltatori vivono in diretta lo stesso evento, lo stesso programma, con i social impazziti nel raccontare cosa accade.

Il non-evento

L’evento, però è un “non-evento”, è il programma, The Serial, che è rigorosamente registrato. La diretta, dunque, diventa una esperienza che astrae dal Tempo ma che si imprime nello Spazio, nello Spazio di un suono, nello Spazio tra le cuffie e l’ascoltatore, nello Spazio tra ascoltatori dislocati in luoghi diversi ma che vivono il medesimo contesto, la stessa esperienza, le stesse emozioni, create dal programma.

E in Italia?

E in Italia? Vi chiederete? Ci ritorneremo in altri post. In brevissimo: chi fa podcast è e sarà sempre considerato un pioniere (anche tra 50 anni); la cultura dell’ascolto, della formazione continua e la cultura digitale è decisamente inferiore; si è in pochi a parlare la lingua italiana e quelli che la parlano, appunto, parlano, parlano, parlano e non ascoltano.

I Podcast negli Stati Uniti

Questo anno (2016) potrebbe essere un grande momento per prendere alcune nuove abitudini. Tra queste l’ascolto dei podcast. Per chi vuole cominciare Business Insider consiglia 18 podcast che vi renderanno più intelligenti. Anzi scrivono

possiamo dichiarare che i podcast non sono solo incredibilmente freschi ma sono anche culturalmente importanti.

Abbiamo selezionato il meglio del meglio – dall’amore al denaro alla progettazione – per il vostro piacere di ascolto.

Ascoltate questi podcast durante gli spostamenti e imparerete qualcosa di nuovo prima ancora di arrivare in ufficio.

18 podcast che ti renderanno più intelligente

Reply All

‘Replay All’ si immerge nei meandri dell’internet. Si sono occupati di argomenti rilevanti: di come l’ISIS utilizza i social media o di come un Ebreo ortodosso ha abbandonato tutto a causa della scoperta di Internet e del mondo online. Ascolta

Dear Sugar Radio

Il programma parla di amori e relazioni. Ha avuto inizio come rubrica di consigli amorosi. Oggi è diventato un cult e i migliori consigli sono stati raccolti in un libro che sta cambiando la vita a tante persone. “Tiny Beautiful Things.”  Ascolta

Roderick on the Line

‘Roderick on the Line’ è un programma fondato sulla personalità dei due conduttori: Merlin Mann e John Roderick. Durante il programma i due raccontano agli ascoltatori ciò che molti adulti si sono persi: come visitare un deposito di rottami, che cosa cercare in un box e su come mangiare fuori o come avere una pizza velocemente. Ascolta

This American Life

‘This American Life’ racoonta tante cose tanto da diventare sinonimo di narrazione orale. Il programma fornisce uno sguardo nella società americana. Tanti riferimenti alla vita quotidiana, nazionale e internazionale condita con storie esilaranti. Ascolta

Fresh Air

Se vuoi ascoltare e vedere intimamente i tuoi scrittori preferiti, le celebrità e i giornalisti più famosi Fresh Air è il programma giusto. Terry Gross è andato in onda per più di quarant’anni e le sue straordinarie interviste gli hanno fatto guadagnare un po’ di riconoscimenti . Il modo in cui Gross scava in profondità nei suoi soggetti intervistati vi terrà incollati agli altoparlanti per tutta la conversazione. Mitico. Ascolta

Freakonomics Radio

Il giornalista Stephen J. Dubner e l’economista Steven D. Levitt sono diventati famosi dopo la pubblicazione del loro libro “Freakonomics” pubblicato nel 2005. Nel 2010, Dubner ha lanciato un podcast con la stessa missione: scovare connessioni tra casi apparentemente non collegati. Ascolta

Marketplace

Le top news riguardo gli affari del mondo. Oltre a una carrellata di storie troverete anche interviste a personaggi come Jack Dorsey o Barack Obama. Ascolta

Planet Money

‘Planet Money’ semplifica alcune delle questioni economiche più complesse e importanti nel mondo di oggi. Di se stessi dicono:

“Immagina che ti chiami un amico e dica: ‘Ci vediamo al bar e mi racconti cosa sta succedendo nel mondo economico”

Qualunque sia l’argomento e la complessità, il tutto dura soli 15 minuti. Ascolta

Masters in Business

‘Master in Business’ racconta e parla con le migliori menti di Wall Street. Con il suo particolare accento va a caccia di grandi personaggi. Ascolta

WTF

Poche cose possono essere più istruttive di una storia di vita e Marc Maron fa proprio questo racconta gli alti e bassi della vita di persone che hanno raggiunto il successo. Ascolta

Invisibilia

Si tratta di un podcast sulle forze inconsce e invisibili che guidano le nostre vite: pregiudizi, sogni e stranezze della percezione. Il primo episodio racconta la storia di un ragazzo che non è riuscito a parlare per 12 anni. La sua unica compagnia era il suo pensiero – fino a quando, un giorno, non lo è stato più. Ascolta

The Tim Ferriss Show

Tim Ferriss aiuta gli altri a capire i meccanismi del successo. Lui è famoso per i suoi libri che indicano come con “4 ore al giorno” si raggiunge il successo, economicamente, fisicamente o in altri lavori. Durante il programma intervista miliardari. Ascolta

Startalk Radio

Neil deGrasse Tyson è il volto pubblico dell’astronomia e la sua voce è altrettanto magnetizzante. Ascoltare il suo podcast significa scoprire il turismo spaziale, le comete, le basi dell’astrofisica e tanto altro ancora. Ascolta

The Political Scene

Dorothy Wickenden, direttore esecutivo di “The New Yorker”, conduce una discussione settimanale con alcuni dei suoi giornalisti e scrittori riguardo le migliori storie della settimana. Ogni episodio dura solo 20 minuti, ma otterrete poche informazioni preziose, in modo intelligente e senza la retorica incendiaria della televisione. Ascolta

Radiolab

‘Radiolab’ nasce da un’idea di Jad Abumrad e Robert Krulwich per indagare le stranezze quotidiane con una mix di scienza, filosofia e musica. Nell’episodio “Colori” per esempio è possibile conoscere una creatura del mare, con tanti di quei colori che l’occhio umano non è in grado nemmeno di riconoscerli tutti. Ascolta

99% invisibile

“99% Invisibile” è probabilmente il più cool podcast di design sulla terra. Il programma utilizza il design come una lente per guardare il pensiero dietro le strutture della nostra vita: parla delle asce preistoriche ai diversi livelli aeroportuali, ai tacchi alti. 15 minuti per guardare il mondo con occhi diversi. Ascolta

Hardcore History

Hardcore Histori racconta tutte le storie più affascinanti  che non hai mai imparato a scuola o che ti hanno annoiato.
Dan Carlin, il conduttore e autore, ricorda sempre che lui non è uno storico piuttosto preferisce che si pensi a lui come un aggregatore di storia che intreccia vari racconti in una storia coinvolgente. Sedetevi con calma, Carlin parla per ore. Ascolta

StartUp

Come si fonda una società (negli Stati Uniti)? Alex Blumberg ha voluto fare una startup con i podcast. Così ha fatto un podcast su ciò che accade. Ogni stagione una nuova attività. Ascolta

Servizi streaming e mercato musicale mondiale

I servizi streaming condizionano pesantemente il mercato musicale mondiale e qualcuno sostiene che senza questi servizi oggi non ci sarebbe nessun mercato mondiale.

Durante la notte dei premi Grammy, uno dei premi più importanti degli Stati Uniti, per i risultati conseguiti nel settore della musica, da quanto riportato su Quartz, ci sono state, tra una canzone e un pettegolezzo, scintille fra i protagonisti.

Da un lato il presidente della Recording Academy Neil Portnow, che ripete da anni la stessa invettiva

Una canzone vale meno di un centesimo

accusando di fatto i servizi streaming di non riconoscere i giusti guadagni agli artisti.

Dall’altra parte Daniel Ek, CEO e co-fondatore di Spotify, il principale servizio di musica in streaming in tutto il mondo in questo momento o almeno il più chiacchierato, con quasi 30 milioni di abbonati paganti, che ha colpito di nuovo con le proprie opinioni sulla musica in streaming rispetto al mercato musicale mondiale.

In una sessione Q & A su Quora, Ek rispondendo ad una domanda su cosa risponde agli artisti che ritengono i servizi di musica in streaming dannosi per l’industria, dice

Ecco, noi versiamo la maggioranza delle nostre entrate all’industria della musica. E man mano che cresciamo, le entrate fanno la differenza. Molte persone non si rendono conto che l’industria musicale era in declino a causa dei download (con un’eccezione di un anno in cui è stato sostanzialmente piatto). Ora, finalmente, dopo anni e anni di declino, la musica sta crescendo di nuovo, lo streaming è alla base della crescita nella musica, e Spotify è alla base della crescita nello streaming.

In sostanza, Ek rivendica il fatto che Spotify e gli altri servizi di streaming, sono in realtà quelli a cui è dovuta la crescita del mercato musicale.

“Siamo tutti sulla stessa barca”, ha scritto nella risposta quorum, insistendo sul fatto che Spotify è “impegnato” per il successo di autori e produttori.

E’ vero che la società paga una grossa fetta delle sue entrate per le case discografiche e gli artisti. Ma questo dividendo non pare sufficiente a tutti. Molti artisti sono, infatti, in rivolta. Taylor Swift e dei Radiohead Thom Yorke hanno ritirato la loro musica da Spotify per protestare contro i pochi guadagni. Adele e molti altri hanno seguito l’esempio.

Alla fine del 2015 Lizzie Plaugic su The Verge esponeva i suoi dubbi

All’inizio di quest’anno (2015), quando The Verge ha ottenuto una copia del contratto di Spotify di Sony, abbiamo notato che Spotify utilizza una formula complessa per determinare i canoni da corrispondere agli artisti che guadagnano dai flussi. Le principali etichette probabilmente ricevono una somma considerevole da Spotify, ma non tutti quei soldi vanno agli artisti. E non tutti gli artisti ottengono la stessa entrata da Spotify.

A seconda dei contratti con l’etichetta, alcuni musicisti potrebbe recuperare appena il 15/ 20 per cento dei ricavi. Senza contare altri fattori che entrano in gioco, come il paese in cui una canzone è stata ascoltata, la valuta di quel paese e altro. Lo stessa Spotify ammette che la media “per lo streaming” per gli aventi diritto è tra lo 0,006 e 0,0084 di dollaro.

Si comprende dunque che anche ad avere milioni di stream, il cantante, non vede tanti soldi: per un milione di ascolti, Spotify sborsa 6mila euro che saranno divisi tra etichette, spese di produzione e infine il cantante e i musicisti. Ad ogni modo. Come segnalato su Mixer #15servizi di streaming stanno andando molto bene e guadagnano. Lo scrive anche il Guardian: dopo 20 anni il mercato musicale cresce. Di poco, si parla del 3,5%, ma in un mercato che ha visto per tanto tempo sempre il segno meno, questo segnale è più che positivo. Si tratta del primo dato positivo dal 1998.

A spingere è proprio lo streaming con Spotify e Apple Music in prima fila seguita dagli altri concorrenti. La vendita di musica liquida supera la vendita dei cd e i cantanti più venduti sono Adele e Ed Sheeran a seguire gli altri soliti nomi che fanno i numeri. Taylor Swift, Rihanna. Insomma, chi entra nel mercato della musica oggi, nel piccolo paesino di provincia, se la vede con questi.

A mio modesto parere però siamo in una fase delicata e di equilibrio. Ed è troppo presto per cantare vittoria, perché il mercato musicale è in evoluzione e il cambiamento del nostro modo di fruire la musica è in corso. E’ vero che i servizi di streaming hanno in mano tutti i dati e sanno quel che fanno gli utenti, ma questi dati devono essere interpretati e se si sbaglia si sbaglia di grosso.

Lo streaming ha attirato decine di milioni di ascoltatori paganti ed ha dimostrato che se gli utenti pagano poco, piuttosto che scaricare la musica preferiscono pagare un servizio.

La vendita di cd materiali diminuisce, le persone che vogliono la loro musica in bella vista su uno scaffale sono sempre meno. Il cloud e la smaterializzazione sono un dato di fatto. Anche se ancora esistono in giro zoccoli duri di persone nostalgiche, che inneggiano alla materialità della musica, non significa che la maggioranza non segua le abitudini mondiali.

Dicevo che siamo in un momento delicato e di equilibrio perché i servizi di streaming si danno continuamente battaglia. Quelli che sono sul mercato, per attirare abbonati, combattono sul piano delle esclusive. Cosa che rischia di far impennare nuovamente il fenomeno della pirateria. L’esclusiva, infatti, significa che nel servizio a cui si è abbonati non si trovano determinati cantanti e canzoni. Ma a me pare difficile che un ragazzo, uno studente con pochi soldi, possa essere abbonato a più servizi o voglia avere tutti gli abbonamenti per ascoltare una canzone in più rispetto alle milioni di offerte che già ha. Insomma, quella canzone che non ha sul proprio servizio streaming la troverà in diverso modo. Attraverso il download appunto.

La concorrenza, infatti, costruisce nuovi steccati in termini di fruizione, rischiando, per paradosso, solo di tornare a dare benzina alla situazione pre-Spotify.

Ma c’è anche la concorrenza che è da venire.  Perché se Spotify, Deezer, Tidal e Apple Music sono il presente. In questi giorni si muovono SoundCloud Go, Amazon Music, mentre Google con il suo YouTube Music, sonnecchia, ma mica tanto. Il fatto che il mondo musicale è in fermento, che il mercato musicale non perde più soldi e si vedano guadagni, attrae l’attenzione di chi si può avvicinare a questo mercato.

Lo stesso Facebook che vuole essere esso stesso la rete, prima o poi, qualcosa sulla musica offrirà.

Fossi nei panni di chi dirige un servizio di streaming sarei molto preoccupato.

6 TED Talks su ascolto e progettazione

Il TED Talk (Technology Entertainment Design) è una conferenza che si tiene ogni anno a Vancouver, Columbia Britannica e ormai in quasi tutto il mondo grazie ai TEDx, conferenze locali e indipendenti che si occupano di temi locali con speakers legati al territorio. La missione del TED è riassunta nella formula “ideas worth spreading” (idee che val la pena diffondere).

Dall’Ascolto alla progettazione

Il percorso del senso: persone, contesti, significati

6 TED Talks dedicati all’ascolto che possono aiutare, attraverso un buon ascolto, ciascun designer a migliorare il percorso della progettazione.

Non a caso, “Dall’ascolto alla Progettazione” è stato il titolo del IX Summit dell’architettura dell’informazione italiana 2015 organizzato da Architecta e gli interventi hanno ruotato intorno al tema dell’ascolto.

Oggi qui trovate i migliori TED Talks sul tema dell’ascolto che ho selezionato e scelto per voi!

6 TED Talks che ogni designer dovrebbe ascoltare

1) Julian Treasure

5 piccoli esercizi da eseguire ogni giorno per imparare ad ascoltare meglio gli altri.

2) Dave Isay

Ciascuno di noi ha una Storia significativa e il mondo ha bisogno di ascoltarla. Un progetto ambizioso che deriva dal bisogno tutto umano di raccontare storie, di ascoltarle, di sentirsi dire le giuste parole, di riunirsi per ascoltare una storia, sia davanti ad un focolare come attorno ad un microfono.

3) Evelyn Glennie

Come si ascolta veramente e non solo con le orecchie. Evelyn è completamente sorda dall’età di 12 anni ma la sua sordità non gli ha impedito di diventare una musicista e di vincere il Grummy come miglior percussionista.

Il suono è vibrazione e noi sentiamo suoni e rumori attraverso il vibrare del nostro piccolo timpano. Evelyn Glennie suona appunto percussioni e ci racconta che l’ascolto va oltre il nostro udito!

4) Ethan Zuckerman

Ascoltare significa soprattutto comprendere. Come già scrivevo nel post sulle geografie dell’ascolto “all’ascolto è profondamente legato il senso della comprensione”. Per comprendere si ha bisogno di utenti che parlino, raccontino e spieghino e, soprattutto, si ha bisogno di persone-ponte che aiutino a collegare chi conosce il territorio, che sa ascoltare e tradurre senza tradire il senso.

5) Ernesto Sirolli

Come insegna a creare progetti e iniziative di successo alle comunità che vogliono crescere. In questo Talk ci svela il suo segreto per raggiungere il successo nella realizzazione di un progetto. Un segreto disarmante: “Stai zitto! Stai zitto e ascolta!”

6) Stanley McChrystal

Il Generale Stanley McChrystal è il formatore delle truppe degli Stati Uniti d’America di istanza in Afganistan. Certamente militaresco ma dritto al punto. Le sconfitte e gli errori sono dietro l’angolo. L’ascolto e l’apprendimento dai propri errori è l’unico modo per andare avanti in un mondo sempre più complesso.

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A te, grazie dell’ascolto!

La pratica dell’ascolto

La pratica dell’ascolto è un antica usanza che potrebbe rivoluzionare il nostro futuro.

E’ così che la pensa Leon Berg, membro fondatore della The Ojai Foundation. La fondazione, infatti, si occupa di diffondere la pratica dell’ascolto chiamata “Pratica del Concilio”.

La pratica dell’ascolto

Si tratta di un metodo di ascolto e di racconto legato alle antiche culture tribali. Queste si riunivano intorno ad un fuoco per raccontare le antiche storie e trasmettere le buone pratiche del vivere quotidiano.

Ne 2001, Leon Berg, è andato in Israele per diffondere questa pratica. Ed ha messo insieme israeliani, Ebrei e Arabi, e fondare la Ma’agal Hakshava (Listening Circles).

Dal 2008 Leon e la sua compagna, Glori Zeltzer, si occupano di insegnare questa pratica negli Stati Uniti e ovunque venga richiesto.

La scuola dell’ascolto

Anche in Italia, dal 2009, a Milano, è presente una Scuola dell’Ascolto coordinata da Cesare Viviani, psicanalista e poeta, che da anni si occupa di questa pratica.

Si tratta di una esperienza davvero coinvolgente e al primo impatto difficile da attuare. Per questo motivo si parla di pratica. Perché è necessario ripetere l’esercizio spesso e periodicamente. Deve diventare una consuetudine, un modo naturale di approcciare l’altro essere umano. D’altronde ascoltare, come dice lo stesso Leon Berg, non è naturale ma è un esercizio di attenzione.

Buon ascolto!

 

Italian Information Architects and their music

Gli architetti dell’informazione e la musica

Tomorrow is 15th August and I will not bore you. This week no information architecture! Let us put aside the theory and study! Today we talk, however, only music or better yet, the music they listen to information architects. A post that will keep you company under the big umbrella and that will satisfy some of your curiosity. And in fact in the best journalistic tradition of the summer deal of curiosity and gossip. For you, and only for my readers, I went to browse the profiles of the social architects to listen to the music that they listen and riproporvela.
I hope it will enjoy yourself! From full-blown article gossip, the news could not be verified, it is said that this is really the music that appeals to architects, however, is certainly the music that goes around. Anyway, this post is as superficial, the musical taste of the architects is cultured and refined.
Let’s start with the fact that information architects, generally, people are solar and you know entertain.
But let’s start by listening!
Some people at the end of a chapter study on User Experience listens and offers something energizing.

There are who share music a bit quieter (but not so)

Experiment

Research

More Architects are romantic

Who love revolution

Who want to understand user’s psicology

Omit who listen De Andrè and Sinatra; who seem very interested, although not to overlook listening Pink Floyd, GOTAN PROJECT and Pat Metheny; and who, in the end, it seems completely disinterested in this art form, so that there is no trace of musical tastes on social.

And me? And I, I love the cinema and the Information Architecture in musical contexts, listening “to the music you see” ie movie soundtracks. There propose one of many that synthesizes arches relationship, architecture and sound.

… qui la versione integrale

Che il meritato riposo vi porti tanta serenità ed energia per affrontare le prossime sfide!

Un fresco saluto!

Contesti – Relazioni – Sonorità