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Facebook Live Audio

Facebook Live Audio è una nuova funzione presente sulla piattaforma per il 2017. Sarà disponibile a tutti a fine gennaio. Lo abbiamo saputo direttamente da Facebook con un post dedicato sul blog aziendale.

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 16 maggio 2016. Ed è periodicamente aggiornato.

Come faccio a trasmettere audio in diretta facebook?

Come spiegato da Facebook, per avviare una trasmissione audio in diretta, accedi all’app Facebook per Android.

Tocca In diretta in alto alla tua sezione Notizie.
Tocca in alto a destra.
Tocca Audio in diretta.
Tocca Inizia un audio in diretta.

Tieni presente che non sarà possibile passare da una trasmissione audio a una trasmissione video in diretta.

Nota: se stai trasmettendo da una Pagina Facebook, potrai accedere alle metriche relative agli ascoltatori e al tempo di ascolto su Strumenti di pubblicazione e Insights.

Cos’è Facebook Live Audio

Il 20 dicembre 2016, Shirley Ip, Product Specialist, e Bhavana Radhakrishnan, Software Engineer, di Facebook scrivono

Continuiamo a migliorare l’esperienza di Facebook Live, abbiamo ascoltato i feedback per migliorare nuovi strumenti e funzioni che costruiamo. La nostra nuova opzione Live Audio rende facile andare in diretta con l’audio quando questo formato sarà preferito dai broadcaster.

Proprio come con un video in diretta su Facebook, gli ascoltatori potranno scoprire contenuti audio dal vivo nel News Feed. Gli utenti potranno fare domande, commentare e reagire, in tempo reale durante la trasmissione, e condividere facilmente con i loro amici.

Con questa nuova funzione, si potranno fare trasmissioni audio da zone con poca banda di connessione. Il video e le immagini non sempre sono necessarie.

Con Facebook Live Audio e un sistema Android è possibile ascoltare l’audio anche quando aprite un’altra applicazione o bloccate lo smartphone. Cosa che non si può fare con Facebook Live Video. Chi ha un sistema iOS, ossia, possiede un iPhone, se vuole ascoltare l’audio, al momento, deve lasciare l’applicazione aperta.

Come funziona Facebook live audio

Facebook Live Audio

Facebook Live Audio funzionerà esattamente come il Live Video. A fine gennaio 2017, sulla nostra app di Facebook, dal pulsante Live potremo scegliere se fare un Video o un Audio.

Vai su Live e sulla destra compaiono i soliti tre punti che ti rimandano alla diretta audio. La telecamera sarà disattivata automaticamente e si può fare la diretta.

Quando una pagina inizia una trasmissione in diretta audio gli abbonati al feed e i seguaci riceveranno una notifica. Facebook userà l’immagine di copertina della pagina come immagine. E gli ascoltatori potranno lasciare commenti e reazioni, mentre la trasmissione è in corso. Le trasmissioni possono durare fino a quattro ore.

Industria del podcast in crescita

Come conferma anche Recode, l’industria dei podcast è in crescita. E anch’io ad Aprile 2016 avevo scritto un post sui fenomeni dei Podcast negli Stati Uniti. Adesso si ritorna a ripetere che l’anno del podcast sia il 2017.

Ma che i podcast possano prendersi una rivincita sui video è abbastanza difficile. Magari Facebook spingerà questo genere di contenuti grazie alle leve sull’algoritmo. Ma dubito che possa cambiare le preferenze del grande pubblico. Anche perché i numeri di un video possono aumentare a dismisura, facendo partire il video ogni volta che ci passi sopra, anche senza audio. Per fare un podcast devi per forza parlare. E da utente, un podcast, lo devi ascoltare. E far partire l’audio senza autorizzazione da parte dell’utente potrebbe essere una cattiva mossa.

Facebook sta testando questa funzionalità con un ristretto numero di partner selezionati, tra cui BBC e Harper Collins. E sempre la rivista Recode solleva il dubbio che Facebook stia pagando i partner per fargli utilizzare Live Audio. Così come ha finanziato i grandi editori per utilizzare i Live Video.

Cosa posso fare con Facebook Live Audio

I timidi e gli introversi potranno avere la propria rivincita mediatica. L’audio potrebbe essere un canale anonimo che permette di aprirsi più facilmente rispetto ai video.

Si avrà la possibilità di trasmettere per 4 ore di fila. E dunque si potrà:

  1. Trasmettere un proprio programma
  2. Distribuire meglio le puntate di un programma già esistente.
  3. Leggere dal vivo testi tratti dai propri libri, se si è uno scrittore o autore.
  4. Se sei una celebrità, comunicare con i fans senza pensare a come si appare.
  5. Sei un reporter? Trasmettere da zone con bassa connessione o aree di crisi.
  6. Un musicista? Divulgare i concerti dal vivo o durante le sessioni in studio.

Tra gli addetti ai lavori, ci saranno altre opportunità di creatività. Ma sul mercato, secondo me, poco cambia.

Cosa non posso fare con Facebook Live Audio

Il sito Tom’s Hardware paventa la possibilità di un uso scorretto di Facebook Live Audio. Una funzione che potrebbe mettere in pericolo la nostra privacy. Cosa che sarebbe potuta già accadere anche con Facebook Live Video o con qualunque telefonino o registratore. E accade, ripetutamente, con foto e discussioni pubbliche e private (anche) su altre piattaforme.

Ne ho parlato ampiamente riguardo l’Onlife Manifesto contesto, pubblico e privato, attenzione. Però per i più ignari, per chi ancora non ha piena consapevolezza della pervasività dell’architettura dell’informazione è bene ripetere quanto scrive la dottoressa in giurisprudenza Giulia Grani.

nonostante l’iniziativa sia nata con le migliori intenzioni, occorre fare estrema attenzione: questa nuova funzionalità, se utilizzata scorrettamente e messa nelle mani sbagliate, potrebbe risultare pericolosamente lesiva della privacy di ciascuno di noi.

Vale la pena dunque ricordare quali sono le regole.

Registrazione

Occorre considerare sia il luogo in cui la registrazione viene effettuata, sia chi è ad effettuarla.

Nel caso in cui la registrazione avvenga all’interno delle mura della privata dimora dell’ignaro soggetto registrato, sarà illecita solo se ad effettuarla sia un soggetto terzo, non partecipante alla conversazione.

Se la registrazione avviene all’interno dell’abitazione del soggetto registrante o in un qualsiasi luogo pubblico, è da considerarsi assolutamente lecita e in alcun modo lesiva della privacy. A confermare questo aspetto è stata anche una pronuncia della Corte di Cassazione che hanno stabilito che “chi dialoga accetta il rischio che la conversazione sia registrata“.

Diffusione

La diffusione di una registrazione viola la privacy ogniqualvolta avvenga per scopi diversi “dalla tutela di un diritto proprio o altrui”. Fuori dalla necessità di questo tipo di tutela, quindi, la semplice registrazione non è un reato se viene effettuata per fini personali, purché venga custodita privatamente e non diffusa. Nel caso in cui invece si pensasse di diffonderla, occorrerebbe necessariamente il consenso dell’interessato per non incorrere nel reato di trattamento illecito di dati personali.

Insomma, se la registrazione è, bene o male, quasi sempre ammessa (verificate sempre con un buon avvocato), la diffusione deve essere concordata. E con Facebook Live Audio (o video), siamo già sul campo della diffusione.

Facebook diventa una radio?

“Facebook diventa radio, lancia i Live audio” titola una agenzia di stampa italiana e molti siti fanno eco a questa affermazione. Ma così non è. Facebook non è una radio e non lo diventerà. Così come non è e non è stata una televisione con i Facebook Live Video. Kurt Wagner racconta

Facebook, l’anno passato, ha spinto editori e personaggi famosi ad usare la sua rete sociale per trasmettere video in diretta. Ora ha un’altra idea: l’audio dal vivo, o qualcosa che somiglia ad una radio o ad un podcast tradizionale.

Facebook non produce contenuti. Facebook lavora per far produrre contenuti al suo interno. Comprendere questo fa tutta la differenza. Semmai le radio dovranno, a mio parere, porsi nuove domande. Soprattutto le web radio. Saranno in grado di cogliere le opportunità senza farsi fagocitare?

Il contesto

Ma ritorniamo al Facebook Live Audio. Riprendendo il comunicato di Facebook, Vincenzo Cosenza, detto Vincos, sul suo autorevole blog scrive

Facebook vuole diventare una piattaforma multimediale completa ossia in grado di ospitare contenuti di qualunque tipo. La roadmap di Zuckerberg ha dato precedenza al video, passando per il live streaming, il formato a 360°, lo streaming a 360°, fino ad arrivare alla realtà virtuale (ancora in fase di sviluppo).
Mancava un pezzetto a questo puzzle ambizioso: l’audio. Ma qualche giorno fa è arrivato l’annuncio ufficiale di Live Audio.
La funzione porterà il podcast alle masse, permettendo a tutti di fare dirette audio per raccontare eventi, fare interviste, trasmettere musica, senza consumi eccessivi di traffico dati.

L’ecosistema

Mancava un pezzetto. E sono pienamente d’accordo. Non condivido, invece, la conclusione e la prosecuzione del post. Vincos sostiene che il concetto di podcast verrà rinnovato grazie all’interattività.

Gli strumenti per l’interattività sui podcast ci sono da tempo. Gli embed, le chat sui siti delle radio e delle webradio sono cosa vecchia. E il successo di questa interazione è stato sempre altalenante. Molto dipende da chi conduce o dagli ospiti. Qualcuno prova ad usare i feed di Twitter, ma questi hanno una funzione diversa.

Per capire meglio, io penso che si debbano inforcare le lenti dell’architettura dell’informazione e guardare, in profondità, alla struttura di Facebook.

Mark Zuckerberg sta procedendo a costruire un ecosistema digitale.  All’interno dell’ecosistema ci sono utenti visivi, auditivi e cinestetici. Facebook vuole che tutti questi utenti restino il maggior tempo possibile dentro la piattaforma. Fino ad oggi erano stati soddisfatti i bisogni degli utenti visivi con Facebook Live Video (la maggioranza); gli utenti cinestetici, con le Reaction e le mention (un altro gruppo bello grosso). Mancava una risposta agli utenti uditivi (una minoranza). Mancava Facebook Live Audio.

È chiaro che Facebook studia e crea una architettura che accolga tutti. Un ecosistema digitale per tutti, con una esperienza positiva per tutti. Muovendosi su una piattaforma che coinvolge 1,65 miliardi di persone, lo deve fare lentamente. Ma la direzione è questa. (In futuro, forse, dentro la piattaforma si potranno comprare prodotti. Forse si potranno spendere e condividere soldi o altro. Quando avverrà non è che sarà l’anno dell’e-commerce. Anche se qualcuno lo scriverà.) Mark Zuckerberg vuole che Facebook sia l’internet.

Broadcaster

La parola chiave, semmai, secondo la mia opinione, è broadcaster. Ai broadcaster Facebook si rivolge. Ossia si rivolge a persone che comunicano con tutti i mezzi elettronici e multimediali. Perché attraverso canali multipli e multimediali, oggi, si comunica.

Conclusione

A mio modesto parere, la scossa riguarda solo gli addetti ai lavori. Sempre che vogliano raccogliere la sfida.

Se, invece, non avete mai creato un file audio o un podcast. Se avete sognato e sognate di fare un programma, o di dire qualcosa, alla radio, adesso ne avrete l’opportunità. Direttamente da casa vostra, o dal luogo che preferite. Sperimentate!

Ma attenzione! Se volete entrare nel mondo dell’audio o della Radio, fatelo perché siete curiosi di sentire l’effetto che fa.  Fatelo perché magari ci sono dei buoni motivi per farlo. Fatelo perché vi potrebbe piacere, perché sicuramente vi divertirete. Fate un vostro programma perché imparerete più di quello che pensate di sapere. Fatelo per voi stessi! E non perché quest’anno sarà l’anno del podcast. O peggio ancora, perché qualche vostro punto di riferimento su internet inizia a farlo da quest’anno. Fatelo perché se la cosa vi piace e vi appassiona, anche se non sarà l’anno del podcast, (o se anche, alla fine, non vi dovesse piacere) avrete imparato un mestiere e potrebbe essere utile per fare anche altro.

Adesso avete Facebook Live Audio!

AGGIORNAMENTO del 21 Gennaio 2017

Il blog di Franz Russo ci ricorda che proprio in questi giorni:

Facebook lancia dei nuovi strumenti che vedono Facebook Live spostarsi verso la modalità desktop. Infatti, tra le novità che vengono lanciate, quella che certamente spicca su tutte è quella di poter lanciare le diretta anche dal proprio pc, fisso o portatile. Il limite, però, è che questa possibilità resta possibile solo per le pagine pubbliche, e non per i profili personali.

Insomma, Facebook sviluppa ed investe su Facebook Live. Il che fa pensare ad ulteriori sviluppi anche su Facebook Live Audio.

Aggiornamento 30 maggio 2018

E la musica? E i diritti d’autore? Quale radio?

Nei commenti, qualcuno fa riferimento ai diritti d’autore. E quelli vanno rispettati a prescindere. Sempre! Per questo la SIAE ha una sezione tutta dedicata alle licenze di Servizi Streaming che comprendono anche licenze per la Telefonia Mobile.

Che non evita di dover chiedere autorizzazioni alle case discografiche o direttamente a Facebook a trasmettere musica.

A tal proposito un lettore mi scrive.

Se Facebook quando eseguo un video/audio cancella il mio video o abbassa e alza i volumi perché sto violando diritti d’autore di cosa stiamo parlando? Quale musica pretende che inserisca?

Fare radio non è solo fare il dj, non è solo trasmettere musica. Forse sono stato poco esplicito. Per me fare radio è anche condividere pensieri e contenuti. Fare radio è imparare a parlare davanti ad un pubblico, sapere cosa dire davanti al microfono, superare la timidezza di esporsi, ricercare contenuti di interesse. Fare rado per me è anche capire le difficoltà che si incontrano nel divulgare un pensiero. Facebook live audio, non è una radio, ma può essere un laboratorio dove imparare a fare radio.

A me pare che sia una opportunità per sperimentare su stessi cosa si sa fare e poter andare con cognizione di causa a proporsi in radio.

In bocca al lupo!

Come registrare audio per principianti

Registrare audio, registrare suoni, è una pratica che richiede esperienza. Non basta schiacciare un bottone e aspettare che il registratore o lo smartphone faccia tutto da solo. Serve anche la nostra partecipazione.

Qui di seguito non troverete delle vere e proprie tecniche di registrazione, ma dei consigli pratici raccolti sul campo. Come al solito non può essere del tutto esaustivo perché durante un evento sonoro può accadere di tutto.

Se volete possiamo approfondire nei commenti ciascun caso personale.

Come registrare un audio?

Prima di scrivere l’articolo sui registratori da consigliare avevo dato dei consigli su come scegliere un registratore audio vocale. Questi consigli non sono stati sufficienti. Perché ciascuno di noi ha richieste specifiche. Ciò che interessa a molti non è tanto cosa accade prima di acquistare un registratore, ma cosa accade dopo.

Prendo, ad esempio, l’ultima richiesta di aiuto che mi è arrivata da parte di un amico. Penso che comprenda un po’ tutte le richieste che mi arrivano. E vi giro quanto ho scritto a lui, perché ritengo i miei lettori come degli amici.

Mi scrive Daniele.

Io faccio molte registrazioni in giro e sono in genere di questo tipo:
– interviste uno a uno all’aperto
– interviste di gruppo all’interno
– meeting all’interno di sale riunioni
– workshop all’interno di aule, quindi con persone che parlano un po’ più distanti

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Come fare una buona registrazione audio

Come ho risposto a Daniele, un registratore che riduca il rumore di fondo e renda la voce nitida è il sogno di tutti i fonici. O il loro incubo. Dato che se un registratore fosse in grado di farlo, per davvero, il loro lavoro non avrebbe più senso di esistere.

Un buon registratore registra fedelmente i suoni che vengono emessi. Un buon registratore registra alla massima qualità possibile. E se è abbastanza professionale da la possibilità di integrare (aggiungere) al registratore microfoni e ovviamente cuffie.

Un buon registratore registra tutti i suoni. Il registratore non pone attenzione a cosa dice il nostro interlocutore, non seleziona il discorso che interessa a noi, non fa distinzione tra il parlato e una campana di sottofondo. Un registratore, registra indistintamente tutto e tutti. Se noi ascoltiamo la persona che ci parla o la musica eseguita e non udiamo cosa accade intorno, al nostro registratore non importa. Lui registra. Registra quello che ascoltiamo e tutto il contorno.

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Se vogliamo usare una metafora: un registratore è l’equivalente del nostro orecchio. Un registratore non è il nostro cervello. Nel senso che il registratore percepisce tutto quello che è un suono, ma non fa distinzioni rispetto al suo suono di interesse. Infatti, se siamo al centro di un ristorante pieno di persone, noi riusciamo ad interloquire con le persone che ci sono accanto. E anche se le altre persone parlano o urlano, il nostro cervello pone attenzione a quello che interessa a noi. Il cervello si cura soltanto di ciò che gli interessa. Cercando, il più possibile, di capire e comprendere il nostro interlocutore.

Situazioni diverse registrazioni diverse

Probabilmente chi usa un registratore si trova spesso nelle stesse situazioni elencate dal mio amico Daniele.

  • Interviste all’aperto,
  • registrazioni di conferenze in auditorium,
  • registrazione in piccole aule
  • e così via.

Come registrare una voce

Ciascuna situazione, presa qui ad esempio, richiede soluzioni diverse. Non possiamo eseguire le stesse azioni, per situazioni differenti. Dunque è necessario adattarsi per avere il risultato migliore.

  • Se ci troviamo in una piccola aula si può mettere il registratore sul tavolo e non avere problemi.

Ma anche in queste situazione le variabili della realtà possono cambiare. Come? Per esempio, se ti trovi in un aula piccola, metti il registratore sul tavolo dove si trova la sedia del professore e lui, quel giorno, si va a sedere all’ultimo banco perché proprio quel giorno ha una idea democratica della lezione.

Registrare una conferenza

Se registriamo una conferenza in una aula magna allora sarebbe meglio posizionarsi accanto ad una cassa.

Certo l’ideale sarebbe avere la possibilità di attaccare il registratore ad una uscita del mixer.

Ma anche quando si è sicuri che avrai l’audio perfetto attraverso il mixer o la cassa, si scarica la batteria del microfono, il conferenziere non usa o non sa usare il microfono e decide di parlare a voce alta. Tanto lo sentono tutti i presenti.

Si tratta solo di alcune delle centinaia di situazioni in cui ci si può trovare nella realtà. E in queste nuove situazioni ti devi inventare qualcosa per avvicinarti alla tua fonte del suono.

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Registratore audio

Il registratore non lavora per noi

Tutto questo per dire che un registratore registra, ma non lavora al nostro posto. Se portiamo con noi il nostro registratore e vogliamo ottenere un file audio da riascoltare, dobbiamo curare la nostra registrazione. Solo in casi eccezionali ci si può permettere di posizionare il registratore in un posto e registrare senza alcun problema.

Marco Giusti intervistato da Toni Fontana
Marco Giusti intervistato da Toni Fontana

La regola è che per eseguire una registrazione si controlli attivamente il registratore, dal momento dell’accensione al momento dello spegnimento del registratore stesso. Durante l’intervista bisogna tenere occhi e orecchie ben aperti. Se non si è in grado di fare questo esercizio, meglio portarsi qualcuno che segua la fase di registrazione.

2 consigli fondamentali per registrare audio

Escludo che tu possa avere un assistente fonico alla registrazione. Non staresti qui a leggere questo articolo. Piuttosto immagino che sei da solo, e devi intervistare una o più persone, al chiuso o all’aperto. Non si possono elencare in un articolo tutte le variabili che la realtà ci offre. La vita è originale!

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I due consigli che ti posso dare e che valgono sempre in ogni situazione sono:

  1. Usare sempre un paio di cuffie per ascoltare l’audio in fase di registrazione.
  2. Usare un copri vento o para microfono.

Auricolari da ascolto

Se abbiamo gli auricolari riusciamo a sentire quello che il registratore registra e quindi se non sentiamo la voce, possiamo chiedere di ripetere quello che non abbiamo sentito.

In altre situazione, magari, non possiamo chiedere di ripetere tutto il discorso. Ma, almeno, sappiamo perfettamente quello che sta accadendo e perché. Senza arrivare a casa, certi di avere l’intervista del secolo in tasca e, invece, accorgerci, quando è troppo tardi che ci eravamo dimenticati di selezionare l’entrata microfonica corretta. Capita!

Grazie alle cuffie, riusciremo (quasi) sempre, e nel peggiore dei casi, a salvare qualcosa. Se ti trovi da solo a registrare e ad intervistare, io ti consiglio delle semplici cuffie auricolari in ear o se si vuole qualcosa di più sofisticato le cuffie auricolari Sennheiser. Se, invece, hai prospettive professionali sull’audio puoi leggere il mio articolo sulle cuffie per ascoltare musica.

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Copri vento

Il coprivento si usa sempre quando si è all’aperto. Non è necessario che ci sia vento. Usatelo. Non potete mai immaginare cosa accade durante una intervista. A volte anche se fate una registrazione in un interno, dipende dalle situazioni, potrebbe essere utile. Un copri vento potrebbe salvare una registrazione persino da come parla il nostro interlocutore. A volte basta un para vento in spugna, ottimo per gli interni, altre volte ci vuole un paravento in pelliccia, ottimo per gli esterni.

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Un registratore non edita le tracce

Stavo cercando un registratore digitale con una qualità audio piuttosto buona, in grado di ridurre il rumore di fondo e rendere la voce abbastanza distinta.

Hai qualcosa da consigliarmi?

Ripeto. Un registratore registra. Registra tutto.

Alcuni registratori possono registrare alcune gamme di suono, eliminare le gamme alte o le gamme basse. Ma questa opzione taglia di netto l’audio mantenendosi all’interno di certi limiti. Si tratta, certamente, di una prima edizione dell’audio. Ma è una edizione netta, senza se e senza ma, che non puoi più correggere. E soprattutto non permette grandi manovre in fase di edizione vera e propria.

Alcuni registratori lo fanno in automatico. Con altri si deve giocare con la sensibilità del registratore. Guarda caso i registratore più scadenti promettono funzioni che migliorano la voce (senza grossi sforzi) ed eliminano tutto ciò che non ci interessa. Come per magia. Spero di non essere troppo brutale quando dico che ci vuole, invece, tanta tecnica.

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Edizione di un file audio

Qui andiamo in un altro campo, che qui accenno.

Un registratore non edita il suono. Ed io dubiterei se lo facesse. Non è quella la sua funzione.

Quando è necessario editare un file? Se durante la nostra intervista non abbiamo spento il condizionatore dell’aria perché ci faceva piacere registrare al fresco, non possiamo lamentarci che il registratore abbia sentito troppo. Possiamo limitare il fruscio, ma se vogliamo eliminarlo dobbiamo eliminarlo alla fonte. Se proprio alla fonte non si può eliminare un suono allora saremo costretti ad editare la traccia.

Come editare un file audio?

Toni Fontana in fase edizione audio
Toni Fontana in fase edizione audio

L’edizione di un file audio è una professione. E per editare un file audio è necessario un programma (software). Per farlo bene non basta un paragrafo o un intero articolo su come editare un file audio. Ci vuole un corso. Ci vuole tanta pratica

Due primi passaggi da fare per mettere in evidenza un suono (la voce) rispetto ad un altro è quello di equalizzare l’intero audio. Già sapere equalizzare bene potrebbe risolvere molti dei nostri problemi. Se invece abbiamo un fruscio consistente forse sarà necessario usare alcuni filtri per eliminare le bande sonore che ci danno fastidio.

Solo una premessa, quando parliamo di fruscio, parliamo di un fruscio costante e presente su tutto il file audio di interesse.

Quando si elimina il fruscio, infatti, si elimina una gamma di suoni per tutto l’audio interessato. Generalmente questa gamma di suoni è diversa dal suono che ci interessa che potrebbe essere una voce. Altre volte è molto simile. In questo caso siamo un po’ nei guai. Il programma modifica pure il suono o la voce che ci interessa mettere in evidenza. È necessario, dunque, saper dosare i suoni e avere equilibrio. La voce potrebbe diventare troppo metallica.

Se ci interessa solo capire quel che viene detto dal registrato, può anche andare bene. Ma se dobbiamo far riascoltare la registrazione ad un pubblico, per esempio, potrebbe essere un vero problema.

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Registrare audio di qualità è l’obiettivo di chi ha in mano un registratore.

Il mio articolo in cui consiglio i migliori registratori audio vocali presenti sul mercato, che ho usato e uso, è l’articolo con più lettori e commenti di tutto il blog. E siccome l’acquisto di un registratore è un’azione che richiede uno sforzo di fiducia molto alto, i miei lettori mi chiedono una ulteriore conferma. Purtroppo spesso si chiede ad un registratore di risolvere situazioni che solo un mixer potrebbe risolvere. Il registratore raccoglie i suoni, non li corregge,  e non è detto che li debba correggere.

Spesso, per avere una registrazione ottimale dobbiamo mettere in atto alcune azioni creative. Insomma, la nostra creatività fa parte del nostro lavoro di registrazione.

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Conclusioni su come fare una registrazione audio

Registrare è un mestiere. Fare il fonico è una professione. Editare anche. Non è possibile improvvisarsi dall’oggi al domani. E seppure questo articolo ti da delle dritte e probabilmente non ti farà commettere gli errori che io stesso ho commesso, potresti sbagliare sempre.

Con il tempo, la tua attenzione uditiva sarà allenata a rendersi conto del contesto sonoro che ti circonda e saprai se stai registrando la voce dell’intervistato o le campane di mezzogiorno. Ma l’errore è, comunque, dietro l’angolo. Le valutazioni che fai possono essere fallaci. Qualche volta dimenticherai le cuffie, qualche altra volta, preso dal lavoro o dall’eccitazione, dimenticherai di cambiare le batterie che ti sembravano cariche e, invece, appena premi il tasto Rec sono solo ad una misera tacca.

Come registrare un audio pulito

Per registrare un audio si richiede meticolosità, attenzione e organizzazione. Non si accettano distrazioni. Poi con il tempo, se fai sempre le stesse cose, e acquisti maneggevolezza del tuo registratore, ogni passaggio verrà in automatico.

Personalmente mi diverto di più nelle fasi creative. Nella fase di preparazione e nella fase di edizione. Proprio perché durante l’intervista non posso godermi la chiacchierata. Certo, ho visto e ascoltato colleghi che durante la registrazione non avevano nessuna cura della registrazione o dell’interlocutore. Altre colleghe che facevano domande su interessi personali e non su interessi degli ascoltatori. Ma ci vuole anche faccia e carattere. E soprattutto bisogna non riascoltarsi. Altrimenti si avrebbe cognizione di causa di quello che si chiede e si dice.

Se posso permettermi un ultimo consiglio è proprio questo. Riascoltatevi. Riascoltatevi con serenità e senza pregiudizi. Scorgete gli errori, anche i più piccoli, non per giudicarvi, ma per migliorarvi.

Una buona registrazione vi darà sempre grandi soddisfazionie e questo, per me, è quel che conta davvero.

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Post Scriptum

Qualcuno potrebbe notare che nelle foto che riporto, io stesso, non porto le cuffiette. Vero è. Parlo bene e razzolo male. Sarebbe stato comunque meglio averle.

A mia discolpa posso solo dire che le condizioni di registrazione erano ottime. In entrambe le situazioni, io e l’intervistato ci trovavamo, al chiuso, in zone con pochissime persone, lontani dalle persone che parlano (che anzi possono creare atmosfera e dare profondità all’audio). E, infine, tenevo d’occhio i livelli del registratore per mantenere il suono sempre allo stesso livello, avvicinando o allontanando il registratore. Situazione ideale, non facilmente ripetibile.

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Giornalismo radiofonico secondo Nieman Lab

Il giornalismo radiofonico è quel campo del giornalismo in cui si pubblicano notizie attraverso la radio, la propria voce e i suoni. La scrittura per la radio, infatti, è diversa rispetto alla scrittura per il cartaceo. Se si vuole scrivere per la radio, è necessario usare una scrittura colloquiale, una scrittura parlata.

Nel mondo anglofono, il giornalismo radiofonico in sé non esiste. O meglio, non esiste la suddivisione che si fa in Italia e c’è un’altra suddivisione. Si parla più ampiamente di Brodacast Journalism. Ossia, radio, web e televisione sono accomunati dalla pubblicazione elettronica.

Il Nieman Lab ogni anno, ad inizio anno, chiede ad alcune delle personalità più brillanti del giornalismo nel mondo, quello che pensano del futuro del giornalismo. Ed ho deciso di riportare qui sul blog alcuni pensieri dei broadcaster intervistati. E in particolar modo dei broadcaster che parlano di radio. Nei link trovi gli articoli integrali, che vale la pena leggere. Qui di seguito trovi quello che ho ritenuto importante sottolineare e condividere. Anche se, ad essere sincero, sono un po’ stufo di leggere soluzioni e previsioni, che poi nei fatti, nessuno realizza o mette in atto. Alla fine, come al solito, le mie brevi parole da ricordare.

Giornalismo radiofonico secondo Nieman Lab (anno 2016, previsioni 2017)

Interfaccia neutrale?

Non esiste un’interfaccia neutrale di Sara M. Watson, critico tecnologia e affiliata con Digital Asia Hub.

Da qualunque touchpoint riceviamo le notizie, i punti di accesso alle informazioni sono sempre più personalizzati. Cioè, non esiste più esperienza neutra.

Le questioni chiave per i lettori saranno: per che cosa stiamo ottimizzando il contenuto? Per la responsabilità civile? Per dare rilevanza personale? Qualità? Per esporre la diversità delle fonti e/o dei punti di vista? Tempo sul sito?

Fiducia

Fiducia è Il nuovo click di Michael Kuntz, vice presidente senior delle entrate digitali in USA Today Network.

Nel 2016, la solita battaglia dei media per l’attenzione sembrava più una guerra. Alimentata principalmente da una stagione politica senza precedenti. I consumatori sono stati bombardati da una litania incessante di “breaking news“, titoli riciclati e storie false.

Abbiamo combattuto contro noi stessi e, nello stesso tempo, ci siamo arresi troppo facilmente sul nostro territorio verso i giganti delle piattaforma. Coloro che hanno sempre monopolizzato la più grande economia dell’attenzione.

Non tutto è perduto.

La fiducia, indipendentemente dall’orientamento politico di una società multimediale o dalle credenze istituzionali, si trovano dove le notizie possono lasciare un segno e continueranno a prosperare in futuro. Sappiamo che la fiducia porta ad un maggiore impegno e alla volontà di pagare per i contenuti di valore.

Per i marchi che stanno cercando di connettersi con i consumatori in modo più significativo e autentico, il tempo trascorso sarà la moneta digitale del futuro, al di là del click.

Il futuro del business delle notizie digitali, che è il futuro delle notizie per sé, è in gioco. Se non vinciamo la guerra della fiducia del lettore, saremo lasciati a combattere piccole battaglie per pochi investimenti pubblicitari. La buona notizia è che è una guerra che possiamo vincere.

Acquistare Fiducia

La FIDUCIA dipende dai dettagli di ELIZABETH JENSEN mediatore di NPR.

Gli ascoltatori stanno prestando attenzione. Anche se a molti lettori basta leggere i titoli dei giornali.

Spero che il 2017 sia  l’anno in cui il giornalismo, che cerca di ricostruire la fiducia, in mezzo al pubblico, ponga un’enfasi rinnovata sui fondamentali. Nonostante tutte le pressioni del tempo. Quando i fatti saranno controllati due volte. Quando gli analisti “mostreranno il loro lavoro”, spiegando come sono giunti alle loro conclusioni. Quando le correzioni necessarie saranno pubblicate in modo rapido e ben visibile. Quando la trasparenza fiorirà. E sì, quando sarà analizzata ogni parola.

Voci autentiche

Voci autentiche, non notizie false di Laura Walker, Presidente e CEO di New York Public Radio.

I mezzi di comunicazione hanno la responsabilità di coprire storie “piccole”. (Al momento) Essi illuminano, approfondiscono le “grandi” storie.

Come mezzo sonoro, la radio pubblica – e adesso l’esplodere del podcasting – deve dare voce alla gente. Con la specificità locale e il fascino personale. Le storie individuali e le voci autentiche hanno il potere di creare empatia, la connessione e la comprensione.

Prevedo che nel 2017, più organi di informazione potranno ascoltare più profondamente il popolo di questo paese con genuina curiosità e senza preconcetti. Per trovare fili comuni e soluzioni comuni. Per colmare un abisso che è più ampio di quanto abbiamo realizzato. Voci autentiche – notizie verificate. Nel 2017, compito dei media sarà lasciare che la gente dica la propria.

Podcast

PODCASTS dive Into BREAKING NEWS di Andrea Silenzi è ospite del perché oh perché.

A me fa piacere che i podcast siano un modo per acquisire notizie ed informazioni senza essere legati ad uno schermo o su una sedia. Nel 2016, i miei podcast preferiti sono stati quelli che mi hanno aiutato a digerire le notizie del giorno.

A me, sembra inevitabile che questa tecnologia abbia il potenziale per essere utilizzata per un telegiornale regolarmente aggiornato.

Molti nuovi ascoltatori arriveranno in cerca di un rifugio dalle false notizie di Facebook; o dall’ideologo disordine di Twitter. Nel 2017 vedremo l’ascesa di più telegiornali, di sperimentazione. Lasciate che la gara abbia inizio.

Stratificazione del Podcasting

Stratifica il Podcasting di Eric Nuzum. Vice presidente senior per lo sviluppo di contenuti originali presso  Audible.

Il 2016 è stato l’anno che l’industria del podcasting. Come mai? Si è  professionalizzata.

Guardo all’industria del podcast come ad una industria matura. Vedo un parallelo con l’industria della musica antica. Per gran parte della sua vita, l’industria musicale ha seguito un ciclo. Gli imprenditori appassionati hanno dato vita ad etichette indipendenti, e sono cresciute. La maggior parte di questi indipendenti di successo sono stati acquistati da società e sono state assorbite … ma non solo. Ci sono state alcune piccole etichette indipendenti che sono rimaste piccole. Coloro che fortunatamente sono rimaste piccole hanno saputo bilanciare il proprio mercato. Da un lato non avevano la distribuzione e la commercializzazione delle major. Ma dall’altro lato erano liberi di lanciare i propri colpi e di decidere il proprio futuro.

Il 2017 sarà l’anno in cui il podcasting si stratificherà. L’anno della distinzione tra major e indipendenti. Il 2017 sarà il punto in cui ciò che divide questi due strati sarà più rilevante di ciò che li unisce.

Bambini e Millennial per il podcast

BAMBINI salite sul treno dei PODCAST Libby Bawcombe, Senior Designer prodotto visivo a NPR.

I podcast per bambini saranno di moda quest’anno. Ora che gli adulti stanno consumando più podcast che mai, vedremo modelli di business emergere basati sulla condivisione di podcast con i bambini – che sono naturalmente impegnati ascoltatori e che amano la narrazione.

L’anno passato (2016), la conversazione intorno ai podcast per bambini ha continuato a raccogliere interesse. Le organizzazioni di analisi dei media, come Nieman Lab, continuano ad esplorare i benefici per i bambini ad ascoltare i podcast. In più i loro effetti duraturi sullo sviluppo e l’apprendimento.

Questi punti chiave determineranno se i podcast per bambini potranno avere successo anche quest’anno.

Si potrebbe auspicare che avvengano cambiamenti nel comportamento. I genitori potrebbero considerare i podcast per bambini come un antidoto al “tempo da trascorrere davanti allo schermo”. Offrendo esperienze di ascolto divertenti ed educativi per i bambini.

Le interfacce utente: Sarebbe bello se si trovasse un’applicazione o un sito web che è stato progettato per far trovare trovare ai bambini podcast creati per loro.
Ora è il momento di prendere ciò che abbiamo imparato dalla podcast e applicarlo ai nostri ascoltatori più piccoli. Credo che i bambini siano il nostro futuro. Dobbiamo insegnare loro bene e fargli ascoltare podcast.

L’anno del Podcast

L’ANNO DEL PODCAST Asma Khalid è un giornalista di NPR.

Sì, avete sentito questa previsione tante volte. E hai ragione, il podcasting non è una cosa nuova. Lo conosciamo già da oltre un decennio. Ma, nel 2016, con una serie di podcast politici, nati per le elezioni presidenziali, gli organi di informazione hanno realizzato quale sia il potenziale del podcasting come fonte di notizie primaria. Si sono resi conto che c’è una fame di notizie audio on-demand. E che si rivolge ad un pubblico più giovane (si pensi 35 e sotto).

Podcasting è a volte liquidato come niente di più che una radio nelle orecchie. Ma mi permetto di dissentire. E’ molto più intimo di una radio tradizionale. E gli editori che realizzeranno la potenza di questa intimità probabilmente avranno un vantaggio nel lungo periodo.

In un mercato affollato, forse è questo che i giovani vogliono. Notizie affidabili con una prospettiva affidabile. Non sono alla ricerca di obiettività onnisciente, ma di fiducia e prospettive veritiere.

Le prossime sfide

Prossima guerra CLASS PODCASTING’S di Nicholas Quah ,scrive Hot Pod.

“le persone che hanno a cuore le notizie vere sono ormai una nicchia” lo vedremo nel prossimo anno. Diverse aziende, alcune nuove e alcune già esistenti, probabilmente spingeranno più in profondità tra intelligenza, informazioni, notizie e contenuti, e pagheranno un prezzo di conseguenza.

Parole da ricordare

Mi pare che ci sia poco da aggiungere. Vorrei solo dire che sebbene anche qui ho sottolineato l’intervento di Asma Khalid nel quale si afferma che questo sia l’anno del podcast, io non credo a questa affermazione.

Non è l’anno del podcast. Trovate il mio pensiero a riguardo nell’articolo dedicato al tema. Nonostante Facebook Live Audio.

Da segnare e da ricordare, ripeto, solo alcune parole: Interfaccia, Fiducia, Voci autentiche e Sfide.

Interfaccia. Sempre più la comprensione del mondo avverrà tramite una o più interfacce.

Fiducia. La nuova moneta. Sempre più rara. Chi saprà conquistarla avrà il mondo ai suoi piedi.

Voci autentiche. Le storie, che siano di parole o di voci o di suoni, saranno sempre il sale delle nostre vite.

Sfide. Siamo tutti sulla stessa barca. Grandi e piccoli. Nessuno si senta escluso.

Anno del podcast?

<<Il 2017 è l’anno del podcast>>. In molti lo dicono. Ma, personalmente non sono proprio d’accordo. Proprio perché amo il mezzo e lo strumento da oltre 10 anni, penso che non sia questo l’anno del podcast. Ed anche se Mark Zuckerberg ha inserito la nuova funzione Facebook Live Audio, le abitudini degli utenti italiani sono ancora lontane dai podcast. Dobbiamo lavorarci!

Il 2017 l’anno del podcast?

L’interesse sul formato podcast cresce. Nei primi giorni di dicembre 2016 LinkedIn ha pubblicato una ricerca che conferma il successo dei podcast. Su Copyblogger ho trovato una bella infografica che mostra la crescita degli ascoltatori dal 2003 al 2014, negli Stati Uniti. Il recente rapporto della Edison Research ha rivelato che gli ascoltatori di podcast si sono raddoppiati tra il 2008 e il 2015, per poi aumentare di un altro 23% tra il 2015 e il 2016. Solo negli Stati Uniti 57 milioni di ascoltatori mensili.

L’anno scorso, dopo aver letto un post sul profilo di Mark Zuckerberg in cui scriveva di voler investire nell’intelligenza artificiale, anch’io ho subito pensato e scritto che il 2016 fosse l’anno del sonoro. Mi sono fatto prendere la mano nella titolazione. In realtà, come al solito, nell’articolo il discorso era ed è molto più complesso.

Mi dispiace poi che a dirlo siano anche persone di cui ho stima. E che guarda caso iniziano a creare podcast proprio (da) quest’anno.

E’ bello sentirlo dire

La verità, a distanza di un anno (per quanto mi riguarda, col senno di poi e con l’esperienza del blog), la posso dire, era un’altra. Allora, ad appena sei mesi di vita del blog e a poche settimane dal mio primo post, era proprio quello che volevo sentirmi dire. Ero lì che leggevo articoli su articoli riguardanti l’audio. E forse speravo di trovare un articolo, una frase, una parola che confermasse che la scelta di aprire un blog di architettura dell’informazione sonora fosse stata la scelta giusta. Ma secondo voi il 2016 è stato l’anno del sonoro? Quanti podcast in più, rispetto all’anno precedente, avete ascoltato? E’ più probabile che ne abbiate creato uno in più. Ma ascoltato dubito. Se lo avete fatto, complimenti!

Cosa sta accadendo negli Stati Uniti?

Che questo sia l’anno del podcast, dunque lo ripeto, è detto perché negli Stati Uniti, Radio e Giornali si stanno interessando a questo formato e stanno investendo. E il pubblico stia rispondendo positivamente.

Due osservazioni, però le devo fare.

  • la prima è che quello che funziona negli Stati Uniti non è detto che funzioni anche qui in Italia.
  • La seconda osservazione è che quello che sta accadendo negli Stati Uniti con i podcast è lo stesso fenomeno che sta accadendo con le serie TV (diciamo ormai da qualche anno). Ossia, negli Stati Uniti sono state prodotte serie tv come Bad in Breaking, Game of Thrones, (solo per citare quelle che seguo io. Voi continuate con la vostre). E insomma capirete che la qualità si è alzata notevolmente.

E in Italia?

In Italia, la risposta al grande successo alle serie tv americane sono le fiction di RaiUno. Attenzione, a saperle fare, ad averne di successo quanto le fiction. C’è un pubblico affezionato al genere. C’è un bisogno che viene soddisfatto per un pubblico che ancora resta legato alla televisione. Quello che dico è che è chiaro a tutti che si tratta di altre cose. Sono altro per cultura, per tradizione cinematografica e televisiva. Sono altre semplicemente perché rivolte a pubblici diversi, appunto. Idem per i podcast. Alla qualità dei podcast americani non c’è nessuna risposta dalle nostre radio. Magari i prodotti americani saranno tradotti in italiano e allora magari ascolteremo anche noi i podcast americani. Ma non sento nulla di nuovo da queste parti.

Tutto procede nella norma

Certo, sul lato podcast la qualità (negli Stati Uniti) è aumentata e sono aumentati gli ascoltatori. Sul lato conversazionale, la tecnologia si evolve, le ricerche si velocizzano; la potenza di calcolo aumenta, qualcuno sperimenta più di altri, qualcun’altro inizia ad usare gli assistenti vocali. Ma il tutto procede nella norma. Assistenza vocale, interfacce conversazionali, saranno sempre più presenti nel nostro quotidiano. Magari, anche grazie alla mia attività, si parlerà più spesso di architettura dell’informazione conversazionale o addirittura nelle Università si comincerà ad insegnare architettura dell’informazione sonora o Language Design. Chissà. Ma ci vorrà ancora del tempo perché questi concetti entrino a far parte del nostro contesto. E nessuno può prevedere il momento o l’anno esatto. Anzi, se qualcuno lo sa, non lo viene a dire a noi, a gratis.

Facebook Live Audio

Nonostante gli ascoltatori, dunque, negli Stati Uniti, crescano, e nonostante sia in arrivo Facebook Live Audio non è che ci vogliano strumenti particolari per capire che questa funzione non ha e non avrà lo stesso successo di Facebook Live Video. Basta guardarsi, onestamente, in giro. Su Facebook, in Italia, ho visto che da dicembre ad oggi ne parlano un migliaio di persone. Mentre 3 mila parlano dei live video. Oppure si può chiedere a Google. Magari graficamente è più chiaro.

Io credo nel podcast

Se dico questo non è perché io non creda nell’audio e nel podcast. Anzi. Io credo nel podcast tanto che ho un mio canale audio su SoundCloud . I primi podcast in Italia che parlano di User Experience e Usabilità. Uso come canale audio persino il mio canale YouTube.

Io amo l’audio, il suo mondo, i suoi strumenti. Amo la Radio. Ho iniziato a frequentare le Radio in FM dai primi anni 90. Ho fondato una web radio universitaria (comprandone la strumentazione) e l’ho diretta, con entusiasmo, per 9 anni. Scrivo questo blog coniugando la passione per l’audio e la venerazione per l’architettura dell’informazione. Ma non potrò mai pensare che i milioni di telespettatori, dall’oggi al domani, diventino radioascoltatori. Non potrò pensare che, all’improvviso, visto che il trend sarebbe questo, chi svolge attività grafiche, inizierà a produrre podcast. Fosse anche che fare radio diventasse una moda.

Perché credo nel podcast: i vantaggi dell’audio

Sono 10 anni che mi occupo, professionalmente, di audio, di web radio e di podcast. Negli ultimi 4 anni mi sono pure occupato di video. E sebbene i video sono stati sempre più richiesti e spendibili, continuo a preferire l’audio.

Per me l’audio ha una vita più lunga di un video. La leggerezza dell’audio permette sia di trasmettere con una connessione bassa, così come indicato da Facebook, sia di conservare e catalogare i files. Chi si occupa di video sa bene dei problemi di catalogazione che si hanno. Tanto più aumenta la qualità dei video (vedasi lo standard video 4K), tanto più gli hard disk si riempiono di materiale di cui non si sa cosa fare. Nel dubbio, di cosa conservare e di cosa cancellare, si conserva all’infinito.

Un file audio, in confronto, è talmente piccolo e facilmente catalogabile che risulta più semplice la sua lavorazione, in ogni fase. Un file audio è facile da acquisire, da produrre, editare, trasmettere e da condividere. Un file audio lo realizzi mentre passeggi, mentre sei in movimento, mentre sei nudo, nella vasca da bagno, senza offendere il pudore di nessuno. Devi stare attento ad un solo canale comunicativo. Un video necessita di attrezzature più sofisticate, di fermezza. E’ necessario lavorare su più registri. Caratteristiche che forse non servono per video di 10 secondi. Ma se superi i 3 minuti, si.

E comunque la si pensi a me piace.

Il podcast auspicabile

Semmai ci possiamo augurare che il format podcast inizi ad essere maggiormente utilizzato e diffuso. O meglio ancora, che l’ascolto dei podcast diventi una abitudine diffusa. Ci possiamo augurare che il trend positivo, che si vede negli Stati Uniti, prosegui, continui e coinvolga anche l’Europa e l’Italia. Sarebbe auspicabile che, nel tempo trascorso in metropolitana, nei tempi di attesa di tram e bus, le persone si formassero e si informassero con un podcast.

La radio, ormai, tranne per alcune categorie di artigiani, si ascolta prevalentemente in movimento e in auto. Il tempo trascorso in auto potrebbe tornare utile. La radio o il DIN2 dell’automobile può ormai essere un elemento di interazione e di connessione. Così come già abbondantemente annunciato al CES2017 e come ebbi a scrivere già nel dicembre 2015 parlando di Apple Carplay e Google Android Auto. E sarebbe auspicabile che gli automobilisti facessero un maggior uso di un vivavoce.

Sarebbe auspicabile. Ma questo non modifica l’abitudine di telefonare e mandare messaggi con l’uso delle mani. Non ci riesce neppure la paura della morte, figurarsi se ci riesce qualche post predittivo acchiappa click.

Conclusione

Insomma, ogni anno che qualcuno si inventa di fare una serie di podcast dice che è l’anno del podcast. Chi invece fa podcast da anni li fa e basta.

Ritengo utile ripetere quanto già detto nel post su Facebook Live Audio

Se volete entrare nel mondo dell’audio o della Radio, fatelo perché siete curiosi di sentire l’effetto che fa.  Fatelo perché magari ci sono dei buoni motivi per farlo. Fatelo perché vi potrebbe piacere, perché sicuramente vi divertirete. Fate un vostro programma perché imparerete più di quello che pensate di sapere. Fatelo per voi stessi! E non perché quest’anno sarà l’anno del podcast. O peggio ancora, perché qualche vostro punto di riferimento su internet inizia a farlo da quest’anno. Fatelo perché se la cosa vi piace e vi appassiona, anche se non sarà l’anno del podcast, (o se anche, alla fine, non vi dovesse piacere) avrete imparato un mestiere e potrebbe essere utile per fare anche altro.

I Podcast negli Stati Uniti

I podcast negli Stati Uniti da un po’ di tempo a questa parte stanno vivendo un grande successo di pubblico. Non è una novità, già l’anno scorso se ne parlava. Dopo la serie The Serial si è creato un movimento di ascoltatori che prima non esisteva.

The Serial

Per chi non lo conoscesse, The Serial è una serie radiofonica americana in podcast condotto da Sarah Koenig, che ha avuto inizio ad ottobre 2014. Koenig, utilizzando uno stile giornalistico investigativo, racconta un caso misterioso di cronaca nera. A Baltimora, nel 1999, il primo giorno di scuola dopo le feste natalizie una ragazza scompare. Passano sei settimane e il suo compagno ed ex fidanzato viene arrestato per omicidio. Lui si dichiara innocente ma non ricorda cosa stesse facendo quel pomeriggio di Gennaio. Qualcuno può ma non si trova questo qualcuno. Mistero. La verità? Nessuno l’ha capita. The Serial cerca di spiegare: una storia, raccontata di settimana in settimana. Unica avvertenza, se vuoi seguire la serie, la devi seguire tutta, dalla prima all’ultima puntata. Pena, il non capirci niente.

The Serial è un fenomeno, nella prima serie, i podcast, sono stati scaricati 68 milioni di volte; la seconda stagione ha pareggiato il successo; e la terza stagione, che è partita a febbraio 2016, ha raggiunto gli 80 milioni di download.

E questi numeri sono stati raggiunti proprio perché persone che prima non ascoltavano i podcast hanno iniziato a farlo.

Un nuovo concetto di diretta

Aggiungo che oltre ai numeri da capogiro, The Serial sarà ricordato anche come il programma che ha segnato un momento storico della storia della radio. Lo è perché ha cambiato anche, in parte, il concetto di diretta radio.

Concetto di diretta

La diretta radio è l’ascolto di ciò che avviene in un dato momento. Ascolto contemporaneo con altri ascoltatori che stanno ascoltando la medesima cosa in un dato momento. In contemporanea, in diretta appunto, tra ciò che il mittente fa e ciò che l’ascoltatore riceve. Hic et nunc direbbero i classicisti. Ebbene, con The Serial avviene la stessa cosa: in un dato momento della giornata, in contemporanea, nel momento dopo la messa online, migliaia e migliaia di ascoltatori scaricano a manetta la puntata e ascoltano in contemporanea l’evento che sta per accadere. Gli ascoltatori vivono in diretta lo stesso evento, lo stesso programma, con i social impazziti nel raccontare cosa accade.

Il non-evento

L’evento, però è un “non-evento”, è il programma, The Serial, che è rigorosamente registrato. La diretta, dunque, diventa una esperienza che astrae dal Tempo ma che si imprime nello Spazio, nello Spazio di un suono, nello Spazio tra le cuffie e l’ascoltatore, nello Spazio tra ascoltatori dislocati in luoghi diversi ma che vivono il medesimo contesto, la stessa esperienza, le stesse emozioni, create dal programma.

E in Italia?

E in Italia? Vi chiederete? Ci ritorneremo in altri post. In brevissimo: chi fa podcast è e sarà sempre considerato un pioniere (anche tra 50 anni); la cultura dell’ascolto, della formazione continua e la cultura digitale è decisamente inferiore; si è in pochi a parlare la lingua italiana e quelli che la parlano, appunto, parlano, parlano, parlano e non ascoltano.

I Podcast negli Stati Uniti

Questo anno (2016) potrebbe essere un grande momento per prendere alcune nuove abitudini. Tra queste l’ascolto dei podcast. Per chi vuole cominciare Business Insider consiglia 18 podcast che vi renderanno più intelligenti. Anzi scrivono

possiamo dichiarare che i podcast non sono solo incredibilmente freschi ma sono anche culturalmente importanti.

Abbiamo selezionato il meglio del meglio – dall’amore al denaro alla progettazione – per il vostro piacere di ascolto.

Ascoltate questi podcast durante gli spostamenti e imparerete qualcosa di nuovo prima ancora di arrivare in ufficio.

18 podcast che ti renderanno più intelligente

Reply All

‘Replay All’ si immerge nei meandri dell’internet. Si sono occupati di argomenti rilevanti: di come l’ISIS utilizza i social media o di come un Ebreo ortodosso ha abbandonato tutto a causa della scoperta di Internet e del mondo online. Ascolta

Dear Sugar Radio

Il programma parla di amori e relazioni. Ha avuto inizio come rubrica di consigli amorosi. Oggi è diventato un cult e i migliori consigli sono stati raccolti in un libro che sta cambiando la vita a tante persone. “Tiny Beautiful Things.”  Ascolta

Roderick on the Line

‘Roderick on the Line’ è un programma fondato sulla personalità dei due conduttori: Merlin Mann e John Roderick. Durante il programma i due raccontano agli ascoltatori ciò che molti adulti si sono persi: come visitare un deposito di rottami, che cosa cercare in un box e su come mangiare fuori o come avere una pizza velocemente. Ascolta

This American Life

‘This American Life’ racoonta tante cose tanto da diventare sinonimo di narrazione orale. Il programma fornisce uno sguardo nella società americana. Tanti riferimenti alla vita quotidiana, nazionale e internazionale condita con storie esilaranti. Ascolta

Fresh Air

Se vuoi ascoltare e vedere intimamente i tuoi scrittori preferiti, le celebrità e i giornalisti più famosi Fresh Air è il programma giusto. Terry Gross è andato in onda per più di quarant’anni e le sue straordinarie interviste gli hanno fatto guadagnare un po’ di riconoscimenti . Il modo in cui Gross scava in profondità nei suoi soggetti intervistati vi terrà incollati agli altoparlanti per tutta la conversazione. Mitico. Ascolta

Freakonomics Radio

Il giornalista Stephen J. Dubner e l’economista Steven D. Levitt sono diventati famosi dopo la pubblicazione del loro libro “Freakonomics” pubblicato nel 2005. Nel 2010, Dubner ha lanciato un podcast con la stessa missione: scovare connessioni tra casi apparentemente non collegati. Ascolta

Marketplace

Le top news riguardo gli affari del mondo. Oltre a una carrellata di storie troverete anche interviste a personaggi come Jack Dorsey o Barack Obama. Ascolta

Planet Money

‘Planet Money’ semplifica alcune delle questioni economiche più complesse e importanti nel mondo di oggi. Di se stessi dicono:

“Immagina che ti chiami un amico e dica: ‘Ci vediamo al bar e mi racconti cosa sta succedendo nel mondo economico”

Qualunque sia l’argomento e la complessità, il tutto dura soli 15 minuti. Ascolta

Masters in Business

‘Master in Business’ racconta e parla con le migliori menti di Wall Street. Con il suo particolare accento va a caccia di grandi personaggi. Ascolta

WTF

Poche cose possono essere più istruttive di una storia di vita e Marc Maron fa proprio questo racconta gli alti e bassi della vita di persone che hanno raggiunto il successo. Ascolta

Invisibilia

Si tratta di un podcast sulle forze inconsce e invisibili che guidano le nostre vite: pregiudizi, sogni e stranezze della percezione. Il primo episodio racconta la storia di un ragazzo che non è riuscito a parlare per 12 anni. La sua unica compagnia era il suo pensiero – fino a quando, un giorno, non lo è stato più. Ascolta

The Tim Ferriss Show

Tim Ferriss aiuta gli altri a capire i meccanismi del successo. Lui è famoso per i suoi libri che indicano come con “4 ore al giorno” si raggiunge il successo, economicamente, fisicamente o in altri lavori. Durante il programma intervista miliardari. Ascolta

Startalk Radio

Neil deGrasse Tyson è il volto pubblico dell’astronomia e la sua voce è altrettanto magnetizzante. Ascoltare il suo podcast significa scoprire il turismo spaziale, le comete, le basi dell’astrofisica e tanto altro ancora. Ascolta

The Political Scene

Dorothy Wickenden, direttore esecutivo di “The New Yorker”, conduce una discussione settimanale con alcuni dei suoi giornalisti e scrittori riguardo le migliori storie della settimana. Ogni episodio dura solo 20 minuti, ma otterrete poche informazioni preziose, in modo intelligente e senza la retorica incendiaria della televisione. Ascolta

Radiolab

‘Radiolab’ nasce da un’idea di Jad Abumrad e Robert Krulwich per indagare le stranezze quotidiane con una mix di scienza, filosofia e musica. Nell’episodio “Colori” per esempio è possibile conoscere una creatura del mare, con tanti di quei colori che l’occhio umano non è in grado nemmeno di riconoscerli tutti. Ascolta

99% invisibile

“99% Invisibile” è probabilmente il più cool podcast di design sulla terra. Il programma utilizza il design come una lente per guardare il pensiero dietro le strutture della nostra vita: parla delle asce preistoriche ai diversi livelli aeroportuali, ai tacchi alti. 15 minuti per guardare il mondo con occhi diversi. Ascolta

Hardcore History

Hardcore Histori racconta tutte le storie più affascinanti  che non hai mai imparato a scuola o che ti hanno annoiato.
Dan Carlin, il conduttore e autore, ricorda sempre che lui non è uno storico piuttosto preferisce che si pensi a lui come un aggregatore di storia che intreccia vari racconti in una storia coinvolgente. Sedetevi con calma, Carlin parla per ore. Ascolta

StartUp

Come si fonda una società (negli Stati Uniti)? Alex Blumberg ha voluto fare una startup con i podcast. Così ha fatto un podcast su ciò che accade. Ogni stagione una nuova attività. Ascolta

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #6

Mixer #6

Selezione settimanale di notizie sull’Architettura dell’informazione sonora, User Experience, Audio, Musica e Sonorità.

In primo piano

Emma Bailetti su Rockit.it racconta la sua esperienza presso il museo della musica di Roma (prima) e quella presso il museo della musica di Parigi e spiega Perché il museo della musica di Parigi è una figata, e quello di Roma no. Per l’autrice “Il punto forte del museo di Parigi da cui dovremmo imparare tanto è proprio nel criterio logico di valorizzazione e comprensione profonda di un’arte che in Italia, probabilmente, non è ancora considerata come tale”. Personalmente non penso che a Parigi abbiano più senso logico che a Roma. Probabilmente sono in ascolto della loro utenza e ne traggono le giuste conseguenze: considerano “il museo come esperienza” così come ben spiegato da Luca Rosati nel suo blog.

Innovazione

  • Generalmente il nostro ascolto avviene attraverso le orecchie, ma non solo. Possiamo ascoltare anche attraverso le vibrazioni e quindi attraverso il tatto. E’ questo il principio che usano le cuffie a conduzione ossea. I vantaggi sono numerosi: dalla salvaguardia del timpano, alla possibilità di ascoltare musica mentre si guida o si va in bici.
    • Se invece possedete e utilizzate un normale paio di cuffie (mi raccomando!) pulitele spesso e disinfettatele. A quanto pare, se non le lavate regolarmente sono più sporche di un cesso. L’igiene delle cuffie difende anche le orecchie da potenziali infezioni.
  • Potranno i Big Data e gli algoritmi scrivere musica di successo? Ancora no. Ma il fatto che qualcuno se lo domandi vuol dire che qualcuno è nella direzione. Al momento le case discografiche usano i big data per offrire le migliori selezioni musicali agli utenti e di conseguenza capire le loro abitudini di ascolto.
  • Si chiama sordità selettiva (non sordità da attenzione come la definisce qualche giornale) ed è la mancanza di ascolto perché concentrati su altro: la lettura di un libro o sempre più spesso la visualizzazione di messaggi e notifiche sul nostro smartphone. Sull’argomento l’UCL ha svolto una ricerca . La segnalo perché è l’equivalente della cecità selettiva ossia, durante un test di usabilità, l’utente aspettandosi un tasto o una funzione in un determinato posto non riesce a vedere quel che cerca anche se il tasto è ben visibile in un altro punto dello schermo.
  • Il suono diventa visibile e di ceramica. Van Herpt, designer e appassionato di stampanti 3D ha collaborato con il sound designer Ricky van Broekhoven per realizzare vasi in ceramica attraverso il suono. Ponendo una cassa sotto una stampante 3D, le vibrazioni del suono prodotte creano delle sculture che altrimenti sarebbero (quasi) impossibili da realizzare a mano. Sarà pure possibile crearsi il vaso che rappresenta la propria canzone preferita? Qui il video.

Assistenza vocale

  • Gli assistenti vocali si evolvono e si diffondono in tutti i nostri dispositivi ma ancora non fanno breccia nella quotidianità degli utenti che ancora faticano a farne uso. Solamente il 30% degli utenti Android usa, per esempio, il riconoscimento vocale, contro il 55% degli utenti iOS.
  • Questa settimana Wired chiede a Siri, della Apple, di guardare fuori, così come sta facendo Echo di Amazon che sta crescendo. Grazie ad Echo e alla sua assistente vocale Alexa, infatti, Amazon si sta posizione in un mercato ancora vergine e che potrebbe rivoluzionare alcune abitudini casalinghe (al momento, solo americane). Attraverso Echo da questa settimana è possibile ordinare una pizza dalla catena di negozi Domino, ascoltare musica da Spotify e chiamare una macchina Uber. Comodamente da casa e chiedendo ad Alexa. E siamo solo all’inizio.
  • Windows 10 è abbastanza intuitivo ma se vuoi qualche indicazione su come utilizzare Cortana Laptop offre una comoda guida su cosa fare.
  • Cortana, l’assistente vocale di Microsoft, è la voce femminile di una donna che non esiste. Eppure gli sviluppatori si sono ritrovati con alcuni utenti che la considerano reale e in quanto reale la vogliono soggetta a molestie e a richieste sessuali particolari. Cortana adesso risponde in modo da non farsi intimidire ma il mio post Assistenza vocale: una questione di genere sonora? è, purtroppo, da rileggere.

Streaming

  • Il futuro di Spotify non ha niente a che fare con la musica? Da quello che sostiene Shiva Rajaraman, vice presidente dell’area prodotto, pare chi il futuro di Spotify sia sempre più legato alla sua funzione di intrattenimento, sia musicale ma anche video e podcast.
  • Apple Music è disponibile in 113 paesi del mondo contro i 59 paesi di Spotify. In questo articolo l’elenco completo.
  • Andy Bowers, CCO and co-founder di Slate’s Panoply Media  sostiene che il podcasting crescerà nei prossimi anni e spiega il perché: la capacità di relazione che si crea attraverso questo mezzo è molto forte.
  • Groove Music, l’app che raccoglie tutta la musica del tuo dispositivo si aggiorna con window 10. Ecco tutte le novità.
  • Al pubblico piacciono gli assassini e non solo in video. Serial, il podcast che ad oggi è stato scaricato da 120 milioni di persone nel mondo ne è la prova. Se da un lato, dunque, questa seria statunitense pone le premesse per un rilancio del mezzo radio/podcast (Serial è alla sua seconda stagione), dall’altro la spettacolarizzazione della tragedia dovrebbe far porre delle domande.
  • TIDAL è dato dalle riviste di settore sempre in sofferenza rispetto a Spotify e ai suoi concorrenti. Non poche sono state le critiche riguardo il lancio di ANTI, l’album di Rihanna. Eppure, questa settimana TIDAL e Roc Nation stanno donando 1.5 milioni di dollari agli Black Lives Matter e ad altre associazioni che si occupano di giustizia sociale
  • Per 99 dollari l’anno è possibile abbonarsi ad Amazon Prime Music. Se vuoi provare, una guida in inglese di cosa si tratta e come abbonarsi.

Sound e Musica

  • Volete divertirvi a mixare i suoni di una canzone? Fare qualche prova? Google mette a disposizione 4 canali dove potete divertirvi a creare il vostro mix ideale. Inviate il vostro mix e vi sarà dato la percentuale di corretezza del vostro lavoro.
  • Vox è un grande esempio di architettura dell’informazione. Ma al di là del nostro gusto, questa settimana, il giornale si chiede il perché all’essere umano piace la musica. La musica non ci salva la vita dai pericoli naturali, eppure coinvolge parti del nostro cervello che ci rendono felici.
  • Notizia impercettibile ma rilevante. Android si sta avvicinando a diventare una piattaforma Pro Audio. Che significa? Una piattaforma digitale, per considerarsi “Pro Audio”, non deve superare i 10 millisecondi di latenza;  questo è il tempo totale da quando un suono viaggia dalla fonte (applicazione o ingresso audio) e, attraverso i processi del dispositivo, raggiunge il dispositivo di output (altoparlanti o cuffie). Al momento il tempo di latenza è tra i 14 e i 18 millisecondi.

Che ve ne pare di questa raccolta di notizie?

 

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6 consigli su come scegliere un registratore digitale

I 6 consigli su come scegliere un buon registratore sono dedicati a tutti coloro che vogliono creare audio di qualità o hanno la necessità di avere uno strumento in più rispetto al proprio smartphone. Certo, nell’emergenza e in assenza di altro, i risultati di una registrazione con uno smartphone sono accettabili. E se il registratore lo usate saltuariamente lo smartphone può essere la scelta più economica.

Ma andiamo subito al sodo!

Come scegliere un registratore

Qui di seguito i miei consigli personali basati sulla mia esperienza.

1) Cosa ci dovete fare

Mi pare che sia il consiglio più banale ma anche quello più doveroso. Pensate al perché lo state comprando. Il vostro smartphone, ma anche il vostro PC (dotato di microfono e un programma di registrazione, anche free) possono effettuare delle registrazioni. Dovete prendere degli appunti personali? Oppure dovete far ascoltare ad altri un prodotto audio. Pensate alle situazioni più frequenti in cui vi troverete ad utilizzarlo: al chiuso, all’aperto, in viaggio, a lavoro?

2) Valutate il peso

Sul mercato esistono registratori di diverse dimensioni e peso. Una cosa è portarsi in giro un registratore di 50 grammi, altra cosa è portarsi mezzo chilo di peso, in più, in borsa. Se hai già valutato il primo consiglio, cioè cosa ci devi fare ti sarà facile dedurre per quanto tempo lo dovrai portare in giro. Andate a lezione in metropolitana? Sarete carichi con borse piene di cianfrusaglie, libri, pc e altro? Oppure seguite la conferenza stampa andando in taxi accompagnati comodamente dal luogo di lavoro fin sotto il luogo dell’evento? Potete o dovrete intervistare chiunque, in qualunque posto e momento? Lo portate in giro sempre, in ogni luogo e insieme ad altre attrezzature? E’ il vostro strumento principale di lavoro o l’unico oggetto che portate in giro durante determinate situazioni?

Avere il registratore figo e poi lasciarlo a casa non è cosa buona.

3) Microfono integrato o possibilità di “espansione”

Nei registratori digitali il microfono è integrato ma in alcuni modelli è possibile aggiungere microfoni esterni di qualità migliore rispetto al microfono integrato. Magari all’inizio vi potrà bastare il microfono integrato e in molti casi è più che sufficiente. Se però potete prevedere, grosso modo, che userete il registratore per scopi professionali valutate questa opzione. Potrebbe tornarvi utile anche se volete usare un microfono radio a distanza.

4) Formato di registrazione audio mp3 o wav

Un buon registratore da la possibilità di registrare, almeno, nei due formati audio più comuni: il diffusissimo mp3 e il meno noto wav.

Il formato mp3 è un formato compresso, di bassa qualità ma che ha il grande vantaggio di occupare poco spazio all’interno di una memoria, utile per la condivisione o per lo streaming. Per bassa qualità si intende che in caso di un necessario editing, sul file avrete pochi bit su cui lavorare e le modifiche che potreste fare potrebbero essere poche. Se dovete registrare, però, una lezione universitaria, il formato mp3 va benissimo.

Il formato wav è invece un formato non compresso e quindi con grandi quantità di informazioni audio all’interno del file. Se andate a modificare l’audio la qualità scadrà ma almeno potreste ottenere un ottimo mp3.

Se non dovete editare il file, per un ascolto comune, i due file risultano all’orecchio uguali.

5) Memoria

Non sottovalutate lo spazio della memoria e anche in questo caso la possibilità di espansione attraverso schede SD o mini SD. 1 giga di memoria per un registratore audio digitale è sufficiente. Ma come dicevo prima bisogna valutare cosa ci dovete fare. Se registrate in mp3 un solo giga vi può bastare per registrare un’intera giornata. Se invece registrate in wav potete registrare poche ore.

6) Frequenza di campionamento

Ci viene in aiuto il buon Wikipedia

La frequenza di campionamento è la misura espressa in hertz del numero di volte al secondo in cui un segnale analogico viene misurato e memorizzato in forma digitale (da “digit” che in inglese significa “cifra”; in questo caso, nel mondo informatico e elettronico, il significato varia in “cifra binaria”).

Si va dagli 8 kHz che sono la qualità audio del telefono di casa fino a 2822 KHz. Per un buon registratore cerchiamo qualcosa tra i 41-44KHz e gli 88 KHz. Quindi più alti sono gli hertz, migliore sarà la traduzione che il registratore farà della voce o della musica in informazioni informatiche.

la frequenza di campionamento è il parametro che si utilizza quando si “traduce” un fenomeno naturale – comprensibile per l’essere umano – in una rappresentazione numerica – “comprensibile” cioè utilizzabile per un computer e per quelle macchine il cui funzionamento è basato sul bit.

In questo caso si parla di quantizzazione (lunghezza della parola digitale) e anche qui il massimo è meglio.

In pratica meglio scegliere registratori che traducano a 16 bit o meglio ancora a 24 bit. Ne hai trovato uno straordinario a 8 bit? Meglio di no.

In conclusione, un BONUS

Se comprate un registratore, comprate un registratore che registri, che faccia solo quello e lo faccia bene!

Radio, radioline, video e quant’altro, assolutamente vietati. Se volete il tutto in uno significa che state cercando uno smartphone e non un registratore.

Adesso che avete valutato cosa dovete fare e a cosa dovete stare attenti, potete valutare 5 registratori digitali portatili da consigliare. O che almeno io consiglio perché nel tempo li ho usati personalmente.