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Chiara Luzzana, l’artista del suono che da voce a oggetti e città del mondo

Chiara Luzzana è una compositrice, sound designer e artista sonora, crea suoni dalla vita di ogni giorno. È una persona che ho conosciuto, quasi per caso, mentre navigavo su Twitter e conducevo la mia quotidiana ricerca di notizie sonore. Ho subito percepito le affinità elettive, la passione del suono, dell’audio e della registrazione. Dopo aver navigato sul sito personale di Chiara Luzzana e letto del suo attuale progetto The Sound of the city, ho voluto subito conoscerla.

Così, mentre mi trovavo sul bus verso Palermo, gli ho scritto di getto, dal mio Kindle. Non sono riuscito ad aspettare la sera per scrivere una lettera ben confezionata. Le ho scritto, ho presentato velocemente il blog e chiesto se poteva concedermi una intervista. Mi ha risposto in breve tempo e accettato di rispondere alle mie domande. Ed è quindi con immenso piacere che condivido con voi le mie curiosità sul lavoro di Chiara Luzzana. Personalmente seguirò con molta attenzione la sua carriera professionale perché sono certo che avrà uno splendido futuro.

Chiara Luzzana – Sound Designer – Soundtrack’s Composer – Dj – Creator of “The Sound Of City” project. chiaraluzzana.com – thesoundof.city

Chiara Luzzana sta portando avanti un progetto che ha attirato la mia attenzione The sound of city. Per chi è appassionato di contesti sonori, audio, suoni e ascolto, Chiara è una figura che bisogna seguire, per le sue intuizioni, per il modo in cui lavora, per i progetti che ha svolto e per tutti quelli a cui si dedicherà in futuro.

Chi è Chiara Luzzana

Chiara è nata a Milano, ma oggi è una cittadina del mondo. Per vivere compone colonne sonore ed è ingegnere del suono. Da oltre 10 anni sperimenta, registra, costruisce microfoni e strumenti per l’ascolto della materia. Trasforma i rumori prodotti da oggetti e materiali vari in musica.

Chiara Luzzana traduce la realtà in suono. I registratori sono solo uno strumento con cui raccogliere i rumori. La sua creatività, le sue emozioni trasformano un rumore, per altri insignificante, in un suono di senso.

Il livello artistico di Chiara è riconosciuto ormai ovunque. Persino l’Italia si è accorta di aver un talento in casa. La Biennale di Venezia le ha commissionato la composizione delle colonne sonore per i propri padiglioni espositivi attraverso istallazioni audio. E’ considerata tra i Sound Designer più innovativi e visionari del momento. È docente di Sound Design in alcune tra le più prestigiose Accademie d’Arte Italiane e Cinesi. Ha il proprio studio a Milano e Shanghai.

È, infine, sound designer e compositrice per Swatch, Valentino, Diesel, Jean-Paul Gaultier, Discovery Channel, Sky, Vodafone, Deejay Tv, Real Time e Rai Tv.

Chiara Luzzana Swatch

Chiara ha realizzato per la mostra Swatch Faces 2015 la prima colonna sonora realizzata esclusivamente con i suoni degli orologi. Ha ascoltato e registrato i singoli pezzi degli orologi e poi ha trasformato i rumori in suoni creando una nuova musica.

“Quando lavoro con i suoni sono una esploratrice, li devo scoprire nei lati più nascosti. Mi piace dare voce a ciò che è nato senza.” (Chiara Luzzana)

Chiara Luzzana – 60Bpm – The Sound of Swatch from Chiara Luzzana on Vimeo.

THE SOUND OF CITY ®

Chiara Luzzana – THE SOUND OF CITY – www.thesoundof.city

Ma il vero pezzo forte del lavoro di Chiara è “THE SOUND OF CITY” ® che lascio presentare alle stesse parole di Chiara Luzzana.

Creare la colonna sonora di ogni città a partire dai suoni caratteristici di ciascuna di esse.
Il progetto ha inizio nel 2014 con la composizione della colonna sonora di Shanghai, citt° nella quale l’Artista ha vissuto in seguito alla vittoria di una residenza artistica.
Per Chiara le città sono una fonte preziosa di riflessione. Ogni rumore casuale, diventa musica.
Marchio registrato dal 2015, il progetto si svilupperà in vari volumi stampati su vinile (il primo in edizione limitata, in uscita a Settembre 2017), in aggiunta ad installazioni audio, performance dal vivo ed un film documentario. Il primo capitolo di THE SOUND OF CITY ® è stato presentato alla 11a Biennale di Shanghai lo scorso Ottobre 2016 ed ad un TEDx.
Il primo capitolo riguarda le seguenti Citta: Shanghai, Milano, New York, Zurigo, Tokyo, Venezia.
Il secondo capitolo è previsto per Gennaio 2018.

“Ho ideato e creato il progetto mondiale THE SOUND OF CITY ® per indagare nell’intimo sonoro di ogni “giungla di cemento”. Ogni luogo ha qualcosa da raccontare ed un’anima da mostrare; io trasformo in musica quei suoni, quelle frequenze armoniche e quei rumori, che nella vita quotidiana passano inosservati. Ed e cosi che un semaforo diventa un sintetizzatore, un clacson, un sassofono, tombini come drum machines e vociare in orchestre d’archi. Nel silenzio delle albe metropolitane, armata di microfoni e cuffia, mi ritrovo ad esplorare luoghi sconosciuti, lasciandomi accarezzare le orecchie dalle “contraddizioni” sonore che ogni “giungla di cemento” offre.” Chiara Luzzana

Intervista a Chiara Luzzana a cura di Toni Fontana

Ho letto tutto quello che ho trovato su internet di Chiara. Tra i testi e le interviste che Chiara ha rilasciato ho potuto leggere tra le righe la passione con cui fa il suo lavoro. E seppure i contatti con Chiara siano stati tutti digitali, mi pare di conoscerla da tantissimo tempo.

Di seguito, in corsivo, le mie riflessioni e le domande che sono nate andando alla scoperta di questa straordinaria artista. E sono davvero felice del risultato di questa intervista che si è rivelata un piacevole scambio di idee.

Silenzio

Qual è la tua definizione “emotiva” di silenzio? Ossia qual è la definizione di silenzio per Chiara Luzzana? Mi piacerebbe sapere cos’è il silenzio per una persona che si occupa di suoni e rumori.

Se partiamo dal presupposto che dopo la rivoluzione industriale, il silenzio è stato pressoché sostituito dagli hertz della corrente elettrica, possiamo ben comprendere che il silenzio, intorno a noi, non esiste. Ecco perché per me il silenzio, ha una connotazione intima, e potrei definirlo come la pace interiore. Quella è la mia definizione di silenzio.

Traduzione

La sound designer Chiara Luzzana – THE SOUND OF CITY – www.thesoundof.city

I tuoi progetti si occupano di trasformare i rumori in suoni e di montare e smontare la musica. La trasformazione è anche una traduzione. In letteratura un tema sempre combattuto è stato quello della traduzione come tradimento. Umberto Eco sosteneva che il tradimento è insito nell’atto del tradurre che non è solo trasposizione da una cultura ad un’altra ma anche adattamento di concetti e contenuti. Nella musica il suono o il rumore è invece universale. È cosi? E allora, il tuo tradurre il rumore in suono è una forma di sovversione o di rimettere ordine in ciò che non ha ordine?

Dici bene, è una traduzione. Nel rumore c’è la più grande quantità di armoniche, semplicemente io le rendo musica. Si, è una sorta di sovversione, ribaltare i piani, anche se vuoi di provocazione. La musica è un linguaggio, e come tale ha tanti “accenti”
differenti. Se non esistesse una traduzione, a ciò che nasce puro, non avremmo la grande fortuna di comprendere diversità e superare i nostri limiti.

Tra il rumore e la sua traduzione, c’è quel grande spazio colmato dall’emozione: il mio vivere mi ha portato a superare molti ostacoli, rinascendo a vita nuova. Ecco perché per me il rumore ha una connotazione positiva e nutriente. Non potrebbe mai essere un tradimento, ma una lunga e fedele storia d’amore.

Città

Ho letto in una tua intervista che ti fai accarezzare dalle “contraddizioni” sonore che ogni giungla di cemento offre. Quali sono per te queste contraddizioni sonore. E il tuo lavoro artistico è un atto rivoluzionario ad un mondo troppo rumoroso? Questa giungla di cemento dove i rumori sono indistinguibili è affascinante oppure sarebbe necessario un
po’ di silenzio? Sarebbe meglio abbassare il volume?

Viviamo con le cuffie noise canceling. Perché? Per alienarci ed isolarci maggiormente?
Questo è terribile.

Io adoro le contraddizioni, perché da loro nasce la creatività, nasce il nuovo, nasce l’originale.

Le città, che amo definire giungle di cemento, sono in realtà come un’immensa palette cromatica. Isoli il suono che vuoi, e lui diventa protagonista. Ed è contraddittorio come in una stessa città, l’ordine ed il disordine dei suoni trovino un loro equilibrio.

Si, vuole essere un atto rivoluzionario, ed estremo, per ricordarci che non abbiamo bisogno di cancellare il rumore. Ma abbiamo bisogno di imparare ad ascoltarlo. Imparare ad ascoltarlo.

Registrazione

Il tuo modo di procedere è un modo, a mio avviso, artigianale. Registrare, non è un atto passivo, ma un momento di azione, faticoso anche fisicamente, ma soprattutto intellettualmente perché è un momento creativo. Questo tuo modo di procedere è per me bellissimo e affascinante. Ma chi è fuori da questo contesto sonoro pensa, appunto, che per registrare basta premere un pulsante e poi fa tutto il registratore. Cosa diresti a queste persone?

Lì inviterei a camminare e vivere con me una città a caso. ☺
THE SOUND OF CITY ® ha alcune regole di base, che mi sono imposta perché altrimenti rischierei di essere troppo vaga. Una di queste è camminare e registrare per 24 ore la città. Accada quel che accada. Perdendosi in essa. Senza meta.

Prima di iniziare i vari volumi delle città, ho un periodo che precede i viaggi, dedicato alla preparazione fisica e mentale. Perché aldilà dell’aspetto piacevole di ricerca sonora, è realmente un progetto faticoso sotto molti aspetti.

Però di base c’è un principio che per me è inalienabile, ed è che per raggiungere il piacere, occorre fare fatica. E per me il suono è anche fatica. La registrazione perfetta, è fatica.

Ed è faticoso anche uscire a cena con amici, ed essere catturata da tutti i suoni e cercare di non sembrare una psicopatica (ahah)

Chiara Luzzana a Milano

Hai registrato i suoni di Milano. Milano è la capitale della finanza, è la capitale della moda. Eppure, dal video si vede che, hai registrato i suoni dell’alba, della pulizia delle strade, dei giardinieri; neanche i rumori del mercatino, ma la preparazione. Hai registrato i rumori dell’attivismo nascosto. A me è sembrato che ti avvicinavi ai tuoi simili, operai, gente che lavora la terra.
Così come poi hai toccato le opere d’arte dei tuoi colleghi artisti che usano i materiali fisici. Scelta “politica”? Voglia di inviare un messaggio di ribellione ad un immaginario luogo comune di una città evanescente e superficiale? Oppure semplicemente una scelta tecnica?

Milano è tanto di più di quell’apparente pellicola snob che la ricopre. Milano ha un substrato di persone che lavorano sodo, che credono nei loro ideali, che si sporcano le mani.

Io sono una persona abbastanza solitaria, e non vivo i party mondani di Milano. Ecco perché la mia traduzione è rivolta a questo substrato attivo e vitale. Le persone che hanno reso e rendono bella Milano. Da chi pulisce le nostre strade, a colui che impreca perché il suo orto in centro è stato distrutto! Milano è stupenda, ed ho voluto descrivere quel sapore operaio di verità. Non la Milano da bere. Non il tram tecnologico. Ma il tram con i freni che cigolano, perché quello è cuore pulsante di Milano. Una Milano vera. Senza fronzoli. Pratica. Come è la musica.

Progettazione

Nel momento della progettazione, hai delle idee preconcette, ci sono delle cose che vuoi trasmettere già da prima la registrazione? Come studi la città? C’è un ascolto che precede la registrazione? L’analisi del contesto sonoro procede attraverso un tuo ascolto personale? Ascolti anche le persone che vivono la città? Oppure l’ispirazione nasce nel momento stesso in cui registri?

Una seconda regola del progetto è che (ad eccezione della mia città), le altre debbano essere sconosciute. Perché nell’incoscienza, nella non conoscenza, attivo la mia curiosità e mi lascio trasportare solo dall’istinto.

Daniel Baremboim dice che la musica è parte essenziale delle fisicità dello spirito umano. Come fai a scegliere gli oggetti che vuoi far suonare? Senti questa fisicità dello spirito?

È un attrazione. Come per le persone. Sono attirata a loro come se mi chiedessero di restituirgli una voce.

Istinto puro. Irrazionalità.

Ascolto

Uno degli obbiettivi di questo blog è quello di educare all’ascolto e di far comprendere come il suono arricchisce/crea un contesto, che il suono restituisce significati, in forma di suoni come di parole. E inoltre mi preme far comprendere che il mondo dei suoni è una parte del nostro essere più profondo. Come pensi che si possa educare all’ascolto? Quali azioni intraprendere?

Non avendo paura. Perché le persone sono terrorizzate dal sentire. In ogni senso. E sai di cosa hanno più paura? Del silenzio. Perché il silenzio è la via per guardarsi dentro. E spesso questo fa paura.

Educare all’ascolto significa innanzitutto intraprendere un percorso con se stessi.
Internamente.

Secondariamente, e parlando in modo più pratico, l’educazione all’ascolto dovrebbe iniziare in età infantile. Anche solo spiegando che non esiste solo la musica che ci viene proposta, ma che musica può essere anche il riverbero della nostra stanza preferita.

Per te chi è un ascoltatore?

Chi non ha paura di sentire.

Emozioni

Chiara Luzzana – THE SOUND OF CITY – www.thesoundof.city

Nella trasmissione delle emozioni, quali emozioni preferisci trasmettere?

Fiducia ed etica. Voglio che, indipendentemente che sia per lavoro o durante la mia vita quotidiana, una persona possa sentirsi al sicuro con me. In tutti i sensi. Voglio che sappia che ciò che ha tra le “mani ” è la parte più sincera di me.

Dici amaramente che i problemi di genere, in Italia, sono ancora molto forti. La musica dovrebbe essere un linguaggio universale, che va al di là delle questioni di genere. Questo dimostra tutto il provincialismo di questo nostro Paese, l’Italia. Cosa vuoi dire ad una ragazza che ama i suoni? Cosa ti piacerebbe dire ad una di quelle ragazze che viene a vedere/ascoltare le tue performance?

Vorrei dire loro di non sentirsi un genere. Di sentirsi un’anima. Viviamo in un paese dove le donne tengono ancora gli ombrelli al moto GP o durante comizi politici. Difficilmente riusciremo, in tempi brevi, a fare cambiare questa opinione di noi.

La musica, pur essendo un sostantivo femminile, è molto maschilista, soprattutto in Italia.

Ma la risposta migliore è impegnarsi, faticare. Credere nei sogni e nelle proprie passioni non ha sesso. Il sesso si materializza quando è imposto dall’ignoranza.

Se THE SOUND OF CITY ® fosse realizzato da un uomo, molto probabilmente non si porrebbe neppure il problema di camminare in solitaria per 24 ore in una città sconosciuta. Ecco, purtroppo io, da donna, non mi sento mai completamente al sicuro.
Ci sono quindi una serie di limiti che devo superare, non solo con me, ma anche con l’ambiente circostante.

Futuro

Hai detto: “La musica ha un senso oltre le singole note. Per me i suoni sono parole” E poi hai anche confermato il fatto che il progetto The Sound of City è un lavoro teoricamente infinito. Tra sessant’anni ci ritroviamo qui e parliamo di questo divenire del progetto. E allora mi chiedo, alla fine del racconto o del progetto, cosa vorresti leggere? Qual’è la tua visione finale?

Non vedo l’ora di quell’intervista.

E ti direi: sai Toni, ho visto ed ascoltato il mondo, l’ho registrato e reso musica, imparando che il volume da alzare non è per sentire forte, ma per sentire bene. A fondo. E dopo avere ascoltato tutto, ora mi godo il silenzio dentro me.
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CREDITS:
www.chiaraluzzana.com
www.thesoundof.city

Per concludere

Sono grato a Chiara Luzzana per questa intervista dove ha svelato il suo mondo sonoro. Sono grato all’universo twitter per avermi fatto conoscere Chiara. E conto che prima o poi passa ad ascoltare la Sicilia, i templi greci di Selinunte e Agrigento; oppure i teatri di Segesta e Siracusa.

Fra 60 anni conto di esserci ancora per chiedere a Chiara la concessione di un’altra intervista. Ascoltare chi ha ascoltato tutto il mondo immagino sia una esperienza unica. Anche se immagino che ci guarderemo negli occhi e lei starà tutto il tempo in silenzio. Ma chissà, tra 60 anni trasmetteremo l’intervista attraverso cip telepatici, in realtà aumentata io dalla Sicilia e lei da Shangai con audio tridimensionale, chissà. Ma magari ci aggiorniamo prima. Io seguirò Chiara e conto di raccontarvi ancora i suoi progetti.

Aggiornamento 21 dicembre 2017

Extra ordinary metal. Soundtrack by Chiara Luzzana e Alessi adventure

Chiara riesce a trasformare gli oggetti in suoni e sonorità e ci fa viaggiare in luoghi inesplorati. Questa è la sua forza e questo è il motivo per cui seguo Chara, sia per i suoi progetti personali, sia per progetti più commerciali come questo dedicato all’azienda Alessi, che vende prodotti casalinghi iconici e di design.

Come spiegato sul sito della Alessi

una sfida ai limiti dell’impossibile creare un nuovo modo di esprimere la ricerca del design e sviluppare ulteriormente la dimensione emotiva di un concetto.

Far risaltare il suono

Il risultato è la colonna sonora che traduce l’essenza trascendente ed eterea del progetto “Extra Ordinary Metal” – una serie di accessori da tavolo che rappresenta una nuova interpretazione della superficie metallica attraverso l’uso dell’ottone, materiale già utilizzato da Alessi negli anni ’20 e anni ’30 – in una composizione.

Chiara Luzzana osserva: “Creo musica usando suoni catturati dalla vita di tutti i giorni. Tutto ciò che puoi vedere, puoi sentire. Extra Ordinary Metal, una colonna sonora di Chiara Luzzana è un esempio concreto di come sfidare l’impossibile per Alessi: la capacità di trasporre un metaprogetto – cioè una serie di riferimenti teorici, culturali ed emotivi – in un nuovo linguaggio di comunicazione.

#ExtraOrdinaryMetal

Ristorante rumoroso? No, grazie!

Un ristorante rumoroso è un bel posto dove poter trascorrere una bella serata? Saranno anche punti di vista o sensibilità di orecchio diverso ma, certamente, se vogliamo vivere una bella esperienza dobbiamo assolutamente avere un contesto piacevole. Lo sanno o lo dovrebbero sapere bene i ristoratori. Una musica di sottofondo aiuta, una musica troppo alta o del rumore, probabilmente, no. Personalmente non frequento e non ritorno in un locale dove non riesco a parlare o dove non capisco quello che dicono gli altri.

I gestori dei ristoranti e dei pub tendono a tenere alta la musica e mantenere il ronzio della voce dei clienti alto, oppure riempiono le sale con il maggior numero di persone possibili. I locali piccoli pare che abbiamo, per questo motivo, maggiore successo.

Le ragioni sono anche scientifiche. In un lungo articolo Charles Spence, ricercatore del dipartimento di psicologia sperimentale presso l’Università di Oxford ne spiega tutte le ragioni:

Nel mio articolo ho evidenziato il crescente problema del rumore nei ristoranti e nei bar e osservo le possibili cause. […] Nel loro insieme, le prove oggi dimostrano chiaramente che sia il rumore di fondo e la musica ad alto volume possono compromettere la nostra capacità di gustare cibi e bevande. Sembrerebbe che il rumore danneggia selettivamente la capacità di rilevare i gusti, come l’agrodolce lasciando alcune altre esperienze del gusto e del sapore relativamente inalterate.

Lo studio è stato fatto negli Stati Uniti in ristoranti e bar statunitensi, ma lo stesso studio dichiara che il problema riguarda tutti i paesi occidentali.

In generale, dunque, la musica ad alto volume altera la nostra cognizione di fame e sete.

Navigando su internet ho poi trovato questo articolo di 4 anni fa in cui si parla di alcune ricerche ed esperimenti fatti in giro nel mondo che valutano anche quanto le persone spendono in base al tipo di musica trasmessa in filodiffusione.

La musica può sicuramente contribuire ad aumentare la quantità di soldi che un cliente spende.

Certo c’è da fare qualche esperimento, perché ogni cliente avrà i suoi gusti. Se però non si ha tempo la ricetta sembra essere già pronta.

Con la musica giusta, ciascun cliente con molta probabilità spenderà circa 2 dollari in più rispetto al suo ordine che farebbe normalmente senza musica. Se servi circa 100 persone al giorno, significa allora questo è un extra di 200 dollari. Il che equivale ad un extra di 6000 dollari al mese. 72.000 all’anno. Non male, se si tratta di fare la scelta musicale giusta.

Si capisce bene dunque il perché Starbucks prenda molto sul serio la scelta musicale nei propri locali.

Da un articolo del Guardian viene confermato che ci sono proprio dei collegamenti tra odore e suono.

Dunque, cosa fare? La bella stagione si avvicina e mangiare fuori magari diventa una attività che si fa più volentieri. Bisogna lamentarsi sempre? O scappare dai ristornati?

No, non necessariamente. Elisa Ung, critica di ristoranti invita a prendere consiglio da chi ha problemi di udito e che per forza di cose deve stare attento ai luoghi da frequentare.

Ed ecco alcuni dei suoi suggerimenti, al momento di decidere dove poter mangiare:

  1. leggere il più possibile sul ristorante e non solo le recensioni. Guardate anche le foto on-line e cercate di capire l’ambiente.
  2. andate la sera presto; durante la settimana. Il fine settimana i locali sono ovviamente più affollati e il gestore sarà meno flessibile sul volume.
  3. richiedete sempre un tavolo tranquillo al momento della prenotazione. Meglio ad un angolo. E se avete delle resistenze a chiedere sappiate che altri clienti fanno richieste molto meno importanti.
  4. sedersi all’aperto se possibile. All’aperto il rumore e la musica si disperdono.
  5. In fine, se tutto quanto abbiamo detto non è servito a nulla… chiedete al cameriere o al gestore se la musica può essere abbassata.

Avvertenze.

Le richieste devono essere fatte con gentilezza e cordialità. State facendo una richiesta per essere aiutati. Generalmente sarete accontentati, se si tratta di una stanza poco affollata. Arrabbiarsi o essere maleducati non serve a nulla.

In ultima istanza, potreste pure dire che state avendo problemi con il vostro udito. Ma si spera di non dover mentire su questo.

E la vostra esperienza? Vi è mai capitato di trovarvi in un posto troppo rumoroso? Avete chiesto di abbassare la musica? Siete stati accontentati?

Se vuoi, racconta la tua storia nei commenti.

L’audio di Game of Thrones: Paula Fierfield e i suoi draghi

L’audio di Game of Thrones è uno dei cardini della serie TV e non è esagerato dire che è tanto importante quanto la parte grafica. Infatti l’audio è uno dei fattori che rendono quello che vediamo credibile.

Game of Thrones

Il 24 aprile partirà negli Stati Uniti la nuova stagione, tutti i fans sono in febbrile attesa e il trailer, nelle scorse settimane, ha raggiunto oltre 22 milioni di visualizzazioni, come se fosse un videoclip musicale.  In attesa della visione inglese e poi anche di quella italiana ho deciso, dunque, di scrivere un post sull’uso dei suoni che si fa in questa serie. Ovviamente anch’io sono un appassionato. Il mio personaggio preferito è Arya Stark di Grande Inverno| Story of a lonely girl

L’audio di Game of Thrones: Paula Fierfield

Se si parla dell’audio di Game of Thrones, dobbiamo parlare di Paula Farfield che è la Sound designer di Game Of Thrones.

Paula Farfield è una donna, l’unica donna dell’intera squadra sonora, composta da oltre 70 persone, e una delle poche donne in un settore a prevalenza maschile. Nasce in Canada, studia fotografia e storia dell’arte ad Halifax in Nuova Scozia, presso il College of Art and Design. All’inizio della sua carriera produce video artistici ma Paula, cerca altro, vuole di più, e dunque assetata di nuove esperienze è spinta ad esplorare il mondo del sound design. Nessuno si sarebbe aspettato che il suo talento l’avrebbe portata a Los Angeles, nel cuore dell’industria cinematografica, dove si sarebbe trasferita, dopo aver lavorato all’editing di produzioni del suono per il cinema e la televisione.

Le ultime 3 nomination di questi ultimi 3 anni al Premio Emmy che l’ha vista vincitrice nel 2015, sono solo gli ultimi risultati di una lunga carriera. Fairfield, infatti, colleziona tanti riconoscimenti: 25 nomination in molte competizioni sparse nel mondo. Le sue prime tre nomination agli Emmy sono arrivati per il suo lavoro nella serie “Lost“.

Purtroppo, all’apice della sua carriera, prima della partecipazione all’edizione di Game of Thrones, Paula viene colpita da una serie di sventure familiari: il divorzio con il marito, la morte del padre prima e della sorella subito dopo. Queste esperienze la scuotono nel profondo e le fanno prendere la decisione di ritornare ad Halifax, rischiando di perdere tutto, per la sua lontananza.

Per fortuna, però, i produttori cinematografici continuano a chiamarla, certo, non come prima, non quanto vorrebbe, né per le produzione a cui ambirebbe, ma a Paula Fairfield non manca il lavoro.

Passione per il proprio lavoro

Un lavoro che le piace e la appassiona. In un video, in cui presenta il suo lavoro, impacciata all’inizio, si trasforma e si entusiasma quando inizia a parlare dei suoi suoni. Suoni che lei raccoglie ovunque, anche con il suo telefonino.

La società di montaggio e ingegneria del suono di Paula si chiama Eargasm (tradotto sarebbe orgasmo uditivo). Il suo studio, fatto di schermi, grandi altoparlanti e una libreria di suoni e tanti apparecchi di registrazione si trova vicino casa e in realtà è un garage sigillato, con pareti isolate, per non disturbare, ma anche per rendere il suono puro e mantenere la temperatura costante per tutto l’anno.

Audio di Game of Thrones

Di Game of Thrones avevamo già parlato riguardo la sigla musicale, che piace per le sue caratteristiche e che ha attratto tanti musicisti a ricreare la cover. Ma oltre alla sigla e alla colonna sonora, un film ha anche tanto altro: ci sono i suoni dei carri, delle battaglie, del galoppo e di tanto altro ancora.

Il lavoro di Paula è focalizzato sugli elementi più fantastici e onirici della serie e sulle creature frutto della fantasia: i draghi principalmente, che hanno attirato l’attenzione di molti, ma anche i lupi, i giganti, i mammut, gli estranei, i corvi e, insomma, tutte le immaginarie e selvagge della serie. Poi  Paula si focalizza anche sulle sequenze oniriche, le sequenze dei metamorfi, sempre con l’orecchio attento a tutte le scene, specialmente le sequenze di grandi dimensioni dove tutti i tecnici sono impegnati. Ma suoni relativi ai draghi sono sua esclusiva e di sua creazione: il loro verso da cuccioli fino ad arrivare al gettito delle fiamme o le parti in cui i draghi divorano le loro prede.

L’audio di Game of Thrones:  i draghi

Paula Fairfield, ha preso le redini del suono nella terza stagione quando i draghi erano appena cuccioli e hanno iniziato a crescere anche sonoricamente.

Ironia della sorte è che, nonostante il suo lavoro sia concentrato sui draghi e sono questi i suoni che danno più soddisfazioni a Paula Fierfield, il primo premio è arrivato per la scena del massacro di “Hardhome” che è la scena finale dell’episodio 8 nella 5 stagione, ma dove non ci sono i draghi. A sorprendere e a convincere la giuria a dare la vittoria a Paula sono stati i suoni degli estranei, dei zombie di ghiaccio e della spada di Valirya di Jon Snow e l’esplosione della capanna.

In una intervista esclusiva, concessa a by Asbjoern Andersen Paula Farfield ha raccontato un po’ del suo lavoro e in particolar modo come lavora su questa serie. Scopriamo, subito, che il lavoro si svolge come se si seguisse un lungometraggio di 10 ore e non proprio come una serie tv.

Lavoro in collaborazione con il supervisore del suono Tim Kimmel e produttore Greg Spence per modellare le sequenze in parallelo con gli effetti visivi. E’ un momento molto collaborativo e un sacco divertente. Durante il mix, i produttori esecutivi lavorano con noi tutti per completare le sequenze in tutti i loro dettagli. Nonostante la sua complessità, questo processo è molto fluido, grazie alla dedizione e ail talento di tutti i soggetti coinvolti.

Progettazione del suono

Paula mette in evidenza che si è fatto un gran bel lavoro di progettazione del suono, così come di tutta la serie, molto prima della sua realizzazione. Questo le ha permesso di  studiare attentamente questo lavoro di progettazione, in modo da proseguire – in particolare durante la stagione tre – senza che nessuno si rendesse conto del cambio di squadre.

Molto di quello che progetta Paula si evolve naturalmente a causa della storia. I draghi sono nati sostanzialmente tra la seconda e la terza stagione e poi sono cresciuti tra la terza e la quarta.  In ogni stagione tutto deve essere costruito su ciò che è stato stabilito prima. In particolare i draghi che crescono molto in fretta e sono capaci di cose che erano incapaci di fare quando erano cuccioli.

I draghi, infatti, stanno acquisendo anche un carattere e questo è sottolineato dai loro versi. I tre draghi infatti, si distinguono non solo per la loro grandezza, ma soprattutto per i loro suoni e per il tipo di terrore che riescono a trasmettere (video YouTube al minuto 6 di cui non è concesso l’incorporamento su altri siti). Lo stesso vale per i lupi. I giganti e gli estranei, che si rivelano in alcuni squarci nella seconda e che poi si evolvono nelle stagioni successive.

E ‘una sfida unica, ma ho un grande entusiasmo nel farlo.

I particolari e i piccoli momenti

Paula continua.

Dipende da quello che io progetto. Guardo i particolari e i piccoli momenti che lo posso rendere unico. Stabilisco una forma sonora per la scena e quindi inizio a decorare con tutte le cose che riempiranno la scena (o elemento) con un carattere. Ogni suono che viene scelto aggiungerà il suo sapore o colore.

Spesso mi trovo a cercare nella mia biblioteca di suoni oppure ad effettuare registrazioni, in giro. Altre volte acquisto nuove registrazioni audio, soprattutto quando non ho tempo per fare io stessa le registrazioni. Trovo pezzi da tutti i tipi di luoghi e fonti e poi io lavoro a mixare insieme e creare nuova entità sonora che sto costruendo. Sono sempre affascinata dai nuovi strumenti disponibili e la scelta di esplorare qualcosa potrebbe modificare la scelta fatta nella progettazione.

Alla domanda quali siano i suoi suoni preferiti della serie e come sono stati creati Paula risponde:

Una delle cose che mi piacciono di più della serie è la straordinaria gamma e la varietà del suo racconto. I draghi sono la cosa più divertente e stimolante e hanno avuto più opportunità di crescita nell’espressione drammatica.

Mi sono molto divertita nella creazione delle voci dei draghi quando erano cuccioli ma molto meglio quando sono divenuti adulti ed hanno subito uno sviluppo decisamente vertiginoso.

L’ispirazione per la creazione dei suoni a Paula viene da ovunque

Tutto quello che senti è potenzialmente uno strumento. Può essere il suono di una lattina che si infrange, una certa auto, il suono di una marmitta, il modo in cui il vento fischia attraverso gli oggetti. Ogni suono che si sente ha un potenziale.

Paula, infatti, non svela i segreti dei suoi draghi né tanto meno delle altre creature. Il mix pare composto però da grida di delfini, versi di tartarughe e di animali che si accoppiano sessualmente. La caratteristica dei suoni creati da Paula Fierfield è che non si tratta di suoni sintetici. I suoi suoni nascono dai suoni naturali che ci circondano e poi, in lavorazione, vengono modificati con i software e non viceversa.

Insomma, nonostante, siamo ad aprile avanzato, “l’inverno sta arrivando!” Teniamoci pronti!

ATTENZIONE! Video spoiler sesta stagione

Experience the Brand Sound Studio

Che rumori fa la vostra macchina?

Il video che vi propongo

“Experience the Brand Sound Studio”

ci racconta di come

anche i produttori di auto

si occupano dei suoni

e dei rumori prodotti da un’automobile.

E voi?

Avete mai rivolto

la vostra attenzione ai rumori della vostra automobile?

No? Sicuri?

Io avrei scommesso invece di si.

E sono pure certo che,

quando qualcuno non ci ha fatto caso,

è pure finita male.

Raccontatemi la vostra mancanza di attenzione e raccontate cosa è successo.

I bravi autisti/ piloti, o meccanici, ascoltano il motore (un tempo, quando erano più meccanici e meno elettrauti, lo facevano molto più spesso). Ma anche se adesso i meccanici non lo fanno, lo fa per loro la casa di produzione della macchina. E non ascoltano solo il motore ma anche l’abitacolo.

I problemi di una macchina, infatti, molto spesso, si identificano con il culo (non sto scherzando!), sono le vibrazioni che salgono dal fondo schiena che fanno percepire che qualcosa va male (soprattutto nelle macchine sportive); altre volte con il tatto, si tratta sempre delle vibrazioni che, salendo sul manubrio e nell’abitacolo, possono indicare un certo tipo di problemi; e infine, molto frequentemente, si sentono con le orecchie.

Fino a qualche anno fa si diceva che un motore andava a tre (ossia che usava solo tre cilindri) quando, invece dei soliti quattro cilindri, a spingere la macchina erano solo in tre. Il primo sintomo di questa rottura del motore era principalmente il suono del motore che non era più pieno; poi successivamente si notava anche la perdita di potenza.

Se le ruote sono troppo sgonfie, il salvasterzo potrebbe ingannare la sensibilità delle mani (tatto), ma il rumore un po’ cupo della ruota non inganna un orecchio attento.

Se la frizione vi sta abbandonando, lo capite anche dal suono prodotto dal motore durante la partenza o durante il cambio

La vostra macchina, funzionante, fa sempre gli stessi rumori a cui vi siete abituati ormai da tempo. Ma basta che ad uno di questi rumori se ne aggiunga un altro, uno nuovo, per farvi preoccupare o per mettervi in allarme.

Nel video successivo è possibile vedere come l’Audi, ma anche altre case automobiliste se ne occupano, curano i suoni o i rumori della macchina fin nei minimi particolari e queste analisi influenzano anche la progettazione della macchina.

Dunque, ragazzi: orecchie sempre attente! Cinture di sicurezza ben allacciate! Luci accese anche di giorno!

E prudenza! Sempre!