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Sonoro da Oscar 2020

Un sonoro da Oscar per film da oscar ovviamente. Le nomination sonore non vengono quasi mai menzionate. Di solito fanno numero ma non sono mai messe in rilievo. Eppure non si tratta di film muti. In questo articolo trovate tutte le colonne sonore, i trailer e i documentari che hanno ricevuto la nomination agli Oscar. Almeno quello che di più rilevante sono riuscito a trovare. Non è un post da leggere in pochi minuti. Anzi, c’è da mettersi comodi e ascoltare. E se siete in viaggio, ancora meglio.

Nomination audio 2020

Migliore colonna sonora 2020

Il vincitore è Joker, dalla compositrice islandese Hildur Guonadottir .

Piccole Donne
Storia di un matrimonio
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Migliore canzone originale 2020

Elton John e il suo fidato collaboratore Bernie Taupin vincono per la miglior canzone originale.

«(I’m gonna) love me again», nel film «Rocketman», sulla vita di Elton John.

“I’m standing With You”, da Atto di fede
“Into the Unknown”, da Frozen II – Il segreto di Arendelle
“Stand Up”, da Harriet
“(I’m Gonna) Love Me Again”, da Rocketman
“I Can’t Let You Throw Yourself Away”, da Toy Story 4

Miglior sonoro (“sound editing”) 2020

1917 Oscar come miglior sonoro 2020

Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Miglior montaggio sonoro (“sound mixing”) 2020

Miglior montaggio sonoro 2020 va a Le Mans 66 che vince anche la statuetta per il miglior montaggio.

1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Ad Astra

Nomination audio 2019

Migliore colonna sonora 2019

Ludwig Göransson – Black Panther
Terence Blanchard – BlacKkKlansman
Alexandre Desplat – L’isola dei cani (Isle of Dogs)
Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Nicholas Britell – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

Migliore canzone 2019

Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) – A Star Is Born
All the Stars (musica di Sounwave, Kendrick Lamar e Anthony Tiffith; testi di Kendrick Lamar, Anthony Tiffith e SZA) – Black Panther
I’ll Fight (musica e testi di Diane Warren) – Alla corte di Ruth – RBG
The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman; testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) – La ballata di Buster Scruggs (The ballad of Buster Scruggs)

Miglior sonoro 2019

Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody
Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter J. Devlin – Black Panther
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man – Il primo uomo (First Man)
Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio Garcia – Roma
Tom Ozanich, Dean A. Zupancic, Jason Ruder e Steve A. Morrow – A Star Is Born.

Miglior montaggio sonoro 2019

John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody
Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man – Il primo uomo (First Man)
Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place – Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma

Nomination audio 2018

Migliore colonna sonora 2018

Alexandre Desplat – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
Carter Burwell – Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Jonny Greenwood – Il filo nascosto (Phantom Thread)
John Williams – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Hans Zimmer – Dunkirk

Migliore canzone 2018

Remember Me (musica e testi di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) – Coco
Mighty River (musica e testi di Mary J. Blige, Raphael Saadiq e Taura Stinson) – Mudbound
Mystery of Love (musica e testi di Sufjan Stevens) – Chiamami col tuo nome (Call Me By Your Name)
Stand Up For Something (musica di Diane Warren, testi di Diane Warren e Lonnie Lynn) – Marcia per la libertà (Marshall)
This is Me (musica e testi di Benj Pasek e Justin Paul) – The Greatest Showman

Miglior sonoro 2018

Mark Weingarten, Gregg Landaker e Gary A. Rizzo – Dunkirk
Ron Bartlett, Doug Hemphill e Mac Ruth – Blade Runner 2049
Christian Cooke, Brad Zoern e Glen Gauthier – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Stuart Wilson – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Julian Slater, Tim Cavagin e Mary H. Ellis – Baby Driver – Il genio della fuga (Baby Driver)

Miglior montaggio sonoro 2018

Richard King e Alex Gibson – Dunkirk
Mark Mangini e Theo Green – Blade Runner 2049
Nathan Robitaille e Nelson Ferreira – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
Julian Slater – Baby Driver – Il genio della fuga (Baby Driver)
Matthew Wood e Ren Klyce – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)

Nomination Oscar 2017

Miglior colonna sonora 2017

Justin Hurwitz – La La Land
Mica Levi – Jackie
Dustin O’Halloran e Hauschka – Lion – La strada verso casa (Lion)
Nicholas Britell – Moonlight
Thomas Newman – Passengers

Miglior canzone 2017

City of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek, Justin Paul) – La La Land
Audition (The Fools Who Dream) (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
Can’t Stop the Feeling! (Justin Timberlake, Max Martin e Karl Johan Schuster) – Trolls
The Empty Chair (J. Ralph e Sting) – Jim: The James Foley Story
How Far I’ll Go (Lin-Manuel Miranda) – Oceania (Moana)

Miglior sonoro 2017

Kevin O’Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace – La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Andy Nelson, Ai-Ling Lee e Steve A. Morrow – La La Land
David Parker, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson – Rogue One: A Star Wars Story
Bernard Gariépy Strobl e Claude La Haye – Arrival
Greg P. Russell[5], Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Mac Ruth – 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

Miglior montaggio sonoro 2017

Sylvain Bellemare – Arrival
Wylie Stateman e Renée Tondelli – Deepwater – Inferno sull’oceano (Deepwater Horizon)
Robert Mackenzie e Andy Wright – La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – La La Land
Alan Robert Murray e Bub Asman – Sully

Nomination audio 2016

Miglior colonna sonora 2016

  • John WilliamsStar Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens)

Miglior canzone 2016

Miglior sonoro 2016

Miglior montaggio sonoro

Un post da conservare e da riascoltare. La musica ringrazia per il tuo tempo!

E per voi? Quale sonoro preferite? Quale colonna sonora fareste vincere?

Home cinema, Home theatre, soundbar, altoparlanti esterni per la tv

L’Home cinema, home theatre,

merita una pagina dedicata sul blog.

Il sistema che permette di avere un audio cinematografico

e di immergersi nel suono dal proprio divano di casa

rientra tra le sonorità di cui mi occupo.

Il tema è correlato al miglior sistema di altoparlanti

per ascoltare musica dove potete trovare anche le specifiche tecniche

per poter scegliere al meglio un impianto audio.

Qui, ho preferito, raccogliere i consigli e i pareri specifici per un audio casalingo.

Home theatre speaker system

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Il sistema va composto con

Altoparlanti esterni per la tv

Il picco delle vendite di home cinema, home theatre, si ha avuto nel 2012. All’inizio è stata solo una moda, adesso, con i televisori “slim” spesso sono anche una necessità. Le casse dei televisori non riescono sempre a soddisfare le esigenze degli audiofili. E anche oggi, sebbene si parli di video in 4K, tranne in alcuni casi, non si fa gran riferimento alla qualità audio.

L’Home cinema è caratterizzato dall’avere delle mini casse diffuse nell’ambiente. E poi un enorme subwoofer da nascondere da qualche parte. Il modello è stato quello delle Bose® Acoustimass®, che costano un bel po’. E che poi sono state imitate nel tempo da tutto gli altri brand che si occupano di altoparlanti esterni per la TV. Se dunque da un lato, i televisori non suonano e dunque si ha bisogno di qualcosa che accompagni le immagini. E anche innegabile che avere delle casse esterne piccole permette di avere le migliori casse acustiche per casa.  Un audio di qualità in poco spazio.

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L’ambiente dove suona l’home cinema, home theatre

Come già scritto nell’articolo sui sistemi audio, metterei in evidenza alcune cose. E sicuramente bisogna ricordare che oltre alla qualità del sistema è bene avere cura della collocazione delle casse nello spazio che abbiamo a disposizione.

Infilarle, per comodità, in una libreria, attaccarle al muro (se non prescritto dal manuale), metterle dove si trova spazio, è qualcosa da evitare. Le casse, in genere, suonano meglio se si trovano distanziate dal muro. Capisco perfettamente che spesso è necessario. Ma è bene sapere che posizionate in maniera adeguata, le stesse casse suonano meglio. Magari siete già, più che soddisfatti dell’audio del vostro impianto. Questo è quello che importa. Il suono deve piacere a voi! Ma se potete distanziare le casse dalla parete vi accorgerete subito di avere a disposizione un suono migliore.

Ponendovi al centro di una stanza…

La posizione ideale è su un lato di una parete, distante dalla parete stessa e ad altezza delle vostre orecchie da seduti. Il punto di ascolto, invece, sarebbe al vertice di un triangolo equilatero dove negli altri due vertici ci sono le casse.

È buona norma che lo spazio alle spalle delle casse acustiche sia sgombro così come quello compreso tra le stesse casse. Spazio che deve essere riempito dal suono e non da tavoli o altro.

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Posizionare al meglio il vostro home cinema home theatre

Spesso, infatti, i sistemi home theatre sono posizionati in cucina o in soggiorno, oppure in un salotto. Luoghi che sono già ben arredati. Le piccole e potenti casse in commercio, purtroppo non sono il meglio, come ci è stato raccontato. Se fossero il meglio in commercio, molti produttori di diffusori acustici sarebbero davvero stupidi a continuare a costruire casse stereo di grandezza superiore.

Se noi, comuni mortali usiamo l’home cinema è principalmente perché sono il miglior compromesso tra qualità e prezzo. Insomma, costano poco e sono comodi da installare in ogni stanza e in qualunque ambiente. Le casse piccole, infatti, producono pochi suoni e la maggior parte del suono arriva dal subwoofer. Questo esprime la maggior parte del suono. Non a caso il subwoofer è notevolmente più grande. Per questo motivo bisognerebbe puntare ai migliori home cinema in commercio. Home theatre con una componentistica di qualità che supplisca a certi difetti strutturali.

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Soundbar

L’EISA Best buy Soundbar 2018 – 2019 ha decreatato il vincitore nel Polk Audio – magnifi Max

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Tra gli altoparlanti esterni un’altra possibilità di acquisto è la soundbar.

Soluzione comoda per chi ha problemi di spazio oppure non sopporta troppi fili in giro per casa.

Però ricordiamoci che, al di là della comodità, “il tutto in uno” potrebbe nascondere “il tutto e niente”. La soundbar simula il surround (fronte sonoro posteriore) e non produce il surround. E a meno che non si viva isolati in campagna anche il soundbar non verrà mai messo alla prova veramente.

Alcuni modelli che ho visto sul web soddisfano i bisogni della famiglia. Sia per qualità audio sia per il prezzo.

Si va dal basico Samsung HW-J355/EN Soundbar 120W a qualcosa di più sostanzioso come il Bose Solo 5 TV Sistema Audio, 

oppure il sistema wireless del Sonos Playbar. Ma possiamo anche arrivare ad un corposo Samsung hw-k950 compreso di subwoofer.

Sul web grande successo sta avendo la soundbar Panasonic modello SC-HTB485EGK con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Per schermi da 65” e oltre

LG SK10Y per riprodurre un sorprendente audio da cinema.

Home cinema, Home theatre

Ovviamente per l’acquisto di un sistema di Home Cinema c’è di tutto. Così come per il sistema audio difficile dare un consiglio certo. Come già sapete esiste un vasto mercato che cerca di soddisfare tutte le necessità e tutte le tasche. Il prezzo varia a seconda della qualità della componentistica che si trova all’interno. Le varianti sono tante e non sempre si riesce a comprendere chi realizza le migliori prestazioni.

Senza dare nessuna classifica ti propongo quello che ho visto io in giro.

Sony HT-RT3 Sistema Home Cinema 5.1 Canali, 600 W, Bluetooth

Yamaha YHT-2930 Kit Home Cinema 5.1

Samsung HT-J5500 Sistema Home Entertainment Blu-ray, 1000W, 5.1Ch

Auna JW home theatre 5.1 surround (95 Watt, subwoofer, 5 altoparlanti satelliti, illuminazione a LED, ingresso RCA per collegare dispositivi esterni).

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Il mio home theatre

L’home cinema home theatre che io oggi comprerei è il kit della Yamaha YHT-2930. Lo stemma della Yahama è composto da tre diapason. A mio parere, in campo casalingo, stanno facendo un ottimo lavoro sull’audio. Personalmente, poi mi piace anche il design. Così come i sistemi Home theatre della Kenwood 5.1.

Personalmente sono ancora in possesso dell’home theatre che ho comprato 15 anni fa. Un vecchio Lenoir che oggi non esiste manco più. Si tratta di un sistema 5.1 analogico, non più compatibile con i nuovi televisori con l’uscita audio ottica. Quindi per evitare di buttare delle casse usate pochissimo ho dovuto acquistare un convertitore di audio da digitale ad analogico 5.1. In commercio purtroppo non c’è tanto. Quello che ho trovato è il PROZOR DAC Digitale ad Analogico 5.1 Convertitore Adattatore per Dispositivi Audio Suono Decoder SPDIF RCA Dolby AC3/ DTS Entrata Coassiale Ottico. Non è il massimo. Ma fa il suo lavoro e mi ha evitato di buttare queste casse che sono ancora nuove.

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Tengo a precisare che questo post non è sponsorizzato e non ho nessun legame con i brand di cui sopra. I link rimandano ad Amazon.

Come gli Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce

Gli smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce? E come? Lo rivoluzioneranno per davvero? Oppure, molto più semplicemente, il mondo lo stiamo rivoluzionando noi e gli assistenti vocali ne prenderanno atto? Forse non c’è nulla di rivoluzionario a parlare con una macchina, se poi questo ci fa tornare ad essere umani.

Questo articolo è stato scritto il 23 aprile 2018 e aggiornato il 19 novembre 2018

A tal proposito mi è molto piaciuto, per esempio, l’incipit di un articolo di Antonio Garcia Martinez che dice.

La voce è il medium umano primordiale. I neonati riconoscono la voce della madre nel momento in cui sono nati, avendo sentito una versione soffocata di esso in utero. Nell’ultimo minuto, urliamo o piangiamo per aiuto o gioia.

Anche le nostre comunicazioni più astratte testuali o informatizzate sono inquadrate come “conversazioni”, imitando il tipo di dialogo faccia a faccia – ricco di corpo, sotto testo, calore emotivo e insinuazioni – la cui crescente assenza ha generato un centinaio di sostituti virtuali.

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Conversazioni del passato, conversazioni del presente futuro

Stiamo assistendo ad una rivoluzione unica. Se pensiamo che abbiamo impiegato secoli per imparare a parlare come parliamo adesso, l’italiano di Dante non è il nostro italiano, ogni forma di cambiamento ci appare come un deterioramento. Ma la lingua cambia, si modifica. Lo fa perché quando ci esprimiamo dall’altra parte c’è qualcuno che ci ascolta e reagisce a quello che noi diciamo. Reagisce perché comprende.

Il fatto che a comprendere e a reagire sia un piccolo oggetto meccanico non cambia molto. Perché dietro quell’oggetto ci sono persone che parlano anch’esse. E che anzi, vogliono comprenderci al meglio. Tecnicamente molto complesso, nella pratica continua ad essere una evoluzione naturale.

Lingue eterne

Quando ho studiato linguistica all’università, mi colpì molto il fatto che una lingua muore quando muore il penultimo essere umano che la usa. La lingua non è qualcosa di unidirezionale. Esiste fin quando comunica. Quando l’ultimo uomo parla con se stesso non sta usando la lingua; può pure elencare al vento milioni di parole, inventarne di nuove. Ma dirà solo parole morte di una lingua morta.

Affidare la lingua ad una macchina forse significa affidare una lingua all’eternità. Sebbene un po’ meccanica e non tanto melodica. Anche con questa rivoluzione linguistica dovremo fare i conti.

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Qualche prova interessante

Stiamo tutti facendo le nostre prove con il nuovo Google Assistant. Abbiamo aspettato a lungo questo momento.

Se non le avete ancora letto ci sono due belle prove fatte in casa Robino – Del Buono.

Hanno acquistato un Google Home mini e lo chiamano “il sasso”. E mi piace molto questo termine.

Per quanto in molti sperano che fallisca, per quanto l’user experience non sia ottima, per quanto gli scettici sono numerosi e la diffusione sarà limitata anche nel tempo, l’assistenza vocale entrerà ed entra con prepotenza nelle case. Lo fa e lo farà in modi del tutto nuovi, inaspettati, originali. Fosse solo per curiosità, avremo qualcosa di questo genere in casa.

Per tutti diventerà un oggetto vivo. Più vivo di altri oggetti nonostante più simile ad un sasso. Oggetto che darà vita ad altri oggetti. Una interfaccia di azione unico.

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Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo

Antonio Martinez si lancia in una predizione.

Tra touchscreen e voce, il battere a macchina tornerà ad essere l’abilità di un professionista specializzato, limitata a autori molto anziani, programmatori e (forse) antiquari hipsters che faranno il caffè ancora con la moka. Mia figlia di 2 anni non imparerà mai a guidare, invece guiderà la sua auto a guida autonoma.

Si parlerà in una stanza vuota e ti aspetterai che il cloud, insieme alle sue ancelle dell’IA, risponda.

Gli annunci mirati saranno generati dinamicamente, basati su quelle richieste, riempiranno le lacune del  flusso onnipresente di musica, podcast e libri. Forse saranno persino sintetizzati dal momento che le cosiddette pubblicità “host-read” superano le voci umane casuali.

Le tastiere dei computer si uniranno alle macchine da scrivere nei display dei musei storici e quella laringe complicata, unica tra i primati, sarà la prima serie degli assistenti vocali.

Conclusioni

Ora io non so se Martinez abbia ragione. Sapete che le predizioni non mi piacciono. Io non so se questa rivoluzione sia più o meno imminente. Certo è che il corso di questa tecnologia si è avviato e stia aprendo a nuovi mercati in pieno sviluppo. Ma guardando alla Storia, io mi aspetto che, prima o poi, dovremo fare i conti con qualche fermata di arresto. Vedi anche il recente provvedimento del GDPR il regolamento europeo sulla Privacy che obbliga ad un consenso informato e consapevole delle persone.

Sono e saranno inevitabili le resistenze di chi verrà scalzato da questa tecnologia. Ad ogni modo la Legge sarà sempre e comunque in ritardo rispetto alle potenzialità e ai pericoli che sono sottesi ad ogni spinta innovativa.

Dovrà essere chi usa queste tecnologie a farne un uso etico. Per quanto possibile.

Consapevolezza

E, insomma, il problema non è se assistenti vocali e smartspeaker rivoluzioneranno il mondo o meno. Non credo sia possibile fermare il mondo e il suo corso storico. Il problema è aumentare la consapevolezza. Lo ripeterò fino alla nausea. È necessario essere consapevoli del mondo che stiamo vivendo.

C’è da mettersi insieme, fare rete, per questo scopo, per contribuire ad un web migliore. Che significa, poi, nell’era dell’Onlife, un mondo migliore. Dove, con buona pace di tutti, ci saranno schermi e interfacce conversazionali. E semmai il problema sarà quello di restare umani, profondamente umani. Capaci di azioni di valore e condivisione.

Aggiornamento 19 novembre 2018

La rivoluzione è arrivata anche in Italia, nel momento in cui smart speaker come Google Home o l’appena acquistato Amazon Alexa Echo hanno iniziato a parlare italiano.

Ti potrebbe interessare i 50 comandi che puoi dare ad Amazon Alexa oppure i comandi in italiano che Amazon stessa aggiunge periodicamente e che suggerisce ai suoi clienti.

Io ho iniziato a scrivere le mie prime impressioni sul Amazon Echo. Certo, si tratta di un solo dispositivo, la famiglia Echo è molto grande, però sto cercando altre persone che ne possano parlare a tutti.

Stai in ascolto!

Amazon Alexa parla italiano con i suoi smart speakers

Amazon Alexa arriva in Italia! Il 30 ottobre 2018 ha inizio il futuro dell’assistenza vocale in lingua italiana! Credo che sia un momento importante anche per questo blog. Perché ne ho parlato in lungo e in largo, perché dopo 3 anni in cui parlavo in modo teorico degli assistenti vocali, oggi ne posso avere uno smartspeaker reale tra le mani. Insomma, è un momento felice che bisogna festeggiare e ricordare.

Amazon poi arriva con un armamentario di smarspeaker imponente. Non uno ma 4 smarspeaker di ultima generazione, e kit di base per l’internet delle cose.

Amazon alexa italia

Chi segue il blog da più tempo sa che mi occupo di Amazon Alexa da un paio di anni. Me ne sono occupato perché l’impatto che ha già avuto negli Stati Uniti è notevole. Amazon è un ecosistema digitale importante, la sua architettura dell’informazione è presa ad esempio da molti User Experience Designer.

Amazon ci ha cambiato in questi ultimi anni. Per esempio, ha scardinato la paura che abbiamo di affidare i dati della nostra carta di credito o prepagata ad un sito internet. Ha colpito duramente le grosse catene di vendita, sta mettendo a dura prova i piccoli negozianti. E’ vero, ma sta anche lavorando al negozio del futuro e per chi vive in provincia da la possibilità di una finestra sul commercio unica.

E, da oggi, da domani, tutto questo sarà possibile farlo anche attraverso la propria voce, con Amazon Alexa Italia. Un progetto, quello di Alexa, nato per gioco e diventato, invece, il progetto di punta dell’innovazione targata Amazon.

Alexa cos’è

Per spiegare cos’è Alexa uso le parole di Amazon.

Amazon Alexa è un utile applicazione che può fornire aggiornamenti su ciò che accade nel mondo, riprodurre le canzoni preferite, a cui fare domande, creare liste ed altro ancora. Amazon Alexa si adatta e impara nel tempo, offrendo un’esperienza personalizzata.

Tiene anche in considerazione le tue preferenze di vocabolario.

Amazon Alexa Italia semplifica la connessione a diversi dispositivi della tua casa con un solo comando per ogni attività.

Smartphone o Smartspeaker?

Tra le altre cose Amazon invita a scaricare Alexa sul proprio telefonino, in modo da potersi connettere con altri che usano la stessa applicazione.

Lo scopo è quello di far entrare più persone all’interno dello stesso ecosistema.

Alexa comando vocale

Su questo blog ho scritto un paio di articoli su cosa chiedere ad Alexa, che tra l’altro sono anche comandi che puoi dare a qualsiasi assistente vocale.

Dice Amazon.

Le principali caratteristiche degne di nota sono:

  • Creare gruppi di luci intelligenti e controllare tutte le luci in una stanza con un solo comando.
  • Chiamare e inviare messaggi ai possessori di dispositivi Amazon Echo e a chiunque altro con l’app Alexa sul proprio telefono o tablet.
  • Adattarlo alle esigenze e preferenze personali.
  • Collegarsi stabilmente con i dispositivi compatibili Alexa per chiamare casa o per far sapere alla propria famiglia che è ora di cena o controllare un parente anziano.
  • Ascoltare la tua musica preferita.
  • Chiedere all’assistente di leggere le ultime notizie o gli aggiornamenti meteo (e altro).
  • Con la musica multi-room, creare gruppi di dispositivi Echo compatibili sulla stessa rete Wi-Fi per riprodurre la musica su tali dispositivi.
  • Con Smart Home, configurare i dispositivi, controllare o controllare lo stato delle luci intelligenti, serrature e termostati a casa e in viaggio.

Amazon echo

Amazon Echo è un altoparlante che puoi controllare con la tua voce, senza dover usare le mani.

Echo si connette all’Alexa Voice Service per riprodurre musica, effettuare chiamate, inviare e ricevere messaggi, cercare informazioni, notizie e risultati sportivi, darti le previsioni del tempo e molto altro. Basta chiedere.

Inoltre, Amazon Echo è un altoparlante progettato sapientemente per riempire qualsiasi stanza con un suono pieno e ricco. Grazie ai sette microfoni di cui è dotato e alla tecnologia di beamforming, è in grado di sentirti da qualsiasi direzione, anche mentre stai ascoltando della musica.

Quando vuoi usare Echo, devi semplicemente pronunciare la parola di attivazione “Alexa” ed Echo si attiverà e risponderà alla tua richiesta.

Amazon Alexa parla italiano. Ma lavora per la CIA?

Il sospetto che Alexa ci ascolti 24 ore su 24 ore è un sospetto che hanno in molti. Alexa come tutti gli altri assistenti vocali. I giornali generalisti mettono sempre il dubbio su questo aspetto. Personalmente non lavoro per Amazon o per Google, per cui non posso mettere la mano sul fuoco. Ma è una paura davvero indotta che, al momento, non ha nessun fondamento.

Le aziende come Google, Amazon, Microsoft, hanno sempre negato qualsiasi possibilità di ascolto al di là delle richieste effettuate. E se un controllo viene effettuato da queste aziende, lo fa già tracciando tutta la nostra navigazione. E se dovessero davvero ascoltare le nostre conversazioni, significa che già lo fanno sui nostri smartphone.

Tutti coloro che lavorano e raccontano questi dispositivi garantiscono all’infinito che l’ascolto da parte del dispositivo si limita al momento in cui si da il comando di accensione “Alexa” “ok Google” “Ehi Siri”. Io ci credo in buona parte perché tradire questa fiducia o affermare questo sospetto significherebbe la fine di questi dispositivi.

Chi, infatti, sopporterebbe di avere una spia in casa?

Come spegnere Amazon Echo

Amazon Alexa si può sempre spegnere.

Controlla la musica con la tua voce

Amazon ha sempre creato dispositivi massicci e ad alte potenzialità. Si veda per esempio il kindle Fire. Un tablet a tutti gli effetti con una potenza davvero incredibile. Amazon infatti non guadagna dai suoi dispositivi, ma da quello che ci fai con i suoi dispositivi. Per cui offre ad un prezzo relativamente contenuti prodotti di alta qualità.

Amazon Echo è dotato di un woofer con cavità downfiring da 63 mm e un tweeter da 16 mm con processore Dolby, per toni cristallini e una risposta dei bassi dinamica in tutta la stanza. Puoi riprodurre la tua musica preferita da Amazon Music, Spotify, TuneIn e da altri servizi musicali.

Con Amazon Music, potrai cercare musica in base all’artista o al periodo, oppure lasciare che Alexa scelga la musica per te. Gli iscritti a Prime possono ascoltare in streaming oltre 2 milioni di brani degli artisti più famosi grazie a Prime Music, senza pubblicità né costi aggiuntivi.

Con Amazon Music Unlimited, avrai accesso a oltre 50 milioni di brani, inclusi quelli più recenti, a soli 3,99€ al mese su un dispositivo Echo. Dopo aver configurato il tuo dispositivo Echo, Amazon Music Unlimited sarà disponibile in prova gratuita per 14 giorni senza dover sottoscrivere un abbonamento; dopodiché, potrai iscriverti e ottenere un periodo di uso gratuito di 30 giorni. Scopri di più.

Amazon Alexa prezzo

Alexa arriva da noi provvista già di 400 diverse skill e non solo a bordo dei dispositivi Echo, ma anche di prodotti terzi provenienti da aziende come Bose, Sonos, Harman Kardon, Jabra, Hama, NETGEAR, Huawei, Sony, Riva, Motorola, TIM e altre.

Le offerte di lancio dal 24 al 30 ottobre sono davvero impareggiabili.

Si parte dai 35,99 euro necessari per Echo Dot passando per i 59,99 di Echo, i 77,99 di Echo Spot e gli 89,99 di Echo Plus. Le consegne avranno inizio il 30 ottobre.

Amazon Alexa tutti i dispositivi disponibili

Echo Dot (3ª generazione) – Altoparlante intelligente di piccole dimensioni.

Amazon Echo (2ª generazione) – Altoparlante intelligente classico.

Amazon Echo Spot – Un altoparlante intelligente dotato del video.

Echo Dot (3ª generazione) + Amazon Smart Plug, compatibile con Alexa

Amazon Echo Spot + EZVIZ ezCube Pro IP Telecamera.

Echo Plus (2ª generazione) + Philips Hue White Lampadinada

Kit per la casa Amazon Alexa

Echo Stereo System – 2 Echo (2ª generazione).

Amazon Echo (2ª generazione) + Philips.

Sonos One, lo Smart Speaker per Ascoltare la Musica

Cuffie Bose QuietComfort 35 II Wireless con Alexa integrata.

Acquisti on-line per Alexa e la Casa intelligente: Dispositivi con Alexa integrata.

Promozione Echo da un’ampia selezione nel negozio Musica Digitale

Guida alle skill di Alexa

Le skills sono le applicazioni vocali di Alexa. Le skill permettono di attivare nuove funzionalità e contenuti che arricchiscono l’esperienza con i dispositivi Echo e con integrazione Alexa. Amazon offre la guida che trovate qui di seguito.

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Qualcuno di questi articoli potrebbe essere datato. Sto procedendo ad aggiornarli. Se vuoi contribuire e condividere la tua esperienza commenta liberamente e costruttivamente!

Controlla ogni cosa con la tua voce – Skills Amazon Alexa

 

50 comandi per Amazon Echo – Cosa puoi chiedere ad Alexa

 

Alexa Skill Blueprints: come personalizzare Alexa senza scrivere alcun codice

 

Dal Suono come quarta dimensione dell’UX Design ad Alexa

 

 

Smartphone vs Smartspeaker? Amazon sceglie Alexa

 

Musica popolare italiana: Tunebook Neotrad Veneto

Il Tunebook Neotrad Veneto è una raccolta di spartiti musicali nata da un progetto che vuole riunire, valorizzare
e diffondere la creatività dei musicisti attivi in Veneto nell’ambito del cosiddetto balfolk.

Ho seguito il fenomeno quando vivevo a Venezia e ne sono stato fin da subito affascinato dagli ingredienti che vedono questa comunità crescere nel sottosuolo. E gli ingredienti sono la gioventù, la musica, la tradizione, l’innovazione, la capacità di riunirsi in modo sano.

Mi sono sempre stupito della poca attenzione a questo fenomeno. Da un lato lo snobbismo accademico e dall’altro il silenzio dei media, verso una comunità vera, fatta da persone vere. Per quello che mi riguarda io ho tentato, quando ho potuto, di dare visibilità a questi ragazzi.

Tunebook Neotrad Veneto

Si tratta di brani e composizioni originali, scritte e concepite appositamente per il ballo popolare, i cui autori sono tra i protagonisti in Veneto di quel vasto fenomeno conosciuto come “folk revival” che a partire dagli anni ’70 ha fatto scoprire e riscoprire in tutta Europa la musica collegata alla danza tradizionale, contribuendo ad arricchirla con nuove sonorità e melodie.

A questa iniziativa hanno partecipato 21 artisti e 7 gruppi musicali, per un totale di 46 composizioni originali. La raccolta include brani pensati per organetto, fisarmonica, pianoforte, violino, chitarra, mandola, bouzouki, clarinetto, contrabbasso, arpa
e ghironda che, naturalmente, potranno essere interpretati anche da altri strumenti. Inoltre, a molti spartiti per organetto sono state abbinate le rispettive tablature per facilitarne lettura ed esecuzione.

Tunebook Neotrad Veneto su SoundCloud

Intervista ad Alessandro Marchetti

Rieccoci. Rieccoci a parlare di Musica Neotrad con Alessandro Marchetti in particolare, ma anche con tutta la redazione che ha collaborato alla creazione di questo progetto.

Ho già scritto sui balli popolari così come ultimamente dei festival dei balli popolari dove si praticano i balli. Ed anche parlato delle sonorità dei Folk Fiction.

Tunebook Neotrad – Veneto

La prima domanda che penso doverosa, a distanza di un po’ di tempo dalla pubblicazione di questo lavoro è questa.È stato più bello il viaggio che ha portato alla luce vita questo lavoro o la sua distribuzione?

Entrambi questi momenti ci hanno regalato e continuano a darci grandi soddisfazioni. Questo viaggio è iniziato circa tre anni fa, nel 2015, e il Tunebook è uscito nel 2017, dopo due anni di intenso lavoro. Un lavoro di squadra tra noi curatori del progetto, tra i musicisti e che ha visto anche la partecipazione di tante altre persone che amano il mondo del balfolk. Tra queste non ringrazieremo mai abbastanza Maria Soffientino che ha seguito grafiche, impaginazione ed editing e Claudia Meoli che ha curato la traduzione in inglese dei testi.
Il Tunebook è stato presentato al festival Venezia Balla e siamo stati inviati a raccontare questa avventura musicale anche in Piemonte grazie all’amico Gabriele Ferrero e all’Associazione Culturale Lu Cunvent.
La curiosità e l’interesse verso questo progetto sono molto vivi e ci fanno piacere i complimenti che continuano ad arrivare.

Distribuzione del Tunebook

A proposito della distribuzione del Tunebook, come avviene?

La nostra idea è sempre stata quella di far conoscere a quante più persone possibile la musica, gli artisti, i gruppi musicali. Per questo motivo il progetto ha un sito web da cui è possibile scaricare gratuitamente la raccolta.
Abbiamo, inoltre, creato una pagina Facebook tramite la quale presentiamo i compositori e i loro progetti musicali e un account Soundcloud che permette di ascoltare alcuni brani.

Avete dei dati su quante persone stiano leggendo o utilizzando il Tunebook Neotrad – Veneto?

Non abbiamo dei dati precisi, ma sia noi che le altre persone che hanno collaborato al Tunebook ci siamo impegnati a promuovere e a diffondere questo lavoro collettivo parlandone con colleghi musicisti, appassionati di musica, ballerini e chi con noi condivide la passione per il balfolk e il neotrad. Ci piace evidenziare che il Tunebook non si rivolge solo ai musicisti; certo è una raccolta di spartiti, ma ci sono anche biografie degli artisti, descrizioni dei progetti musicali, aneddoti sui brani… c’è molto da leggere e da scoprire!

Tunebook Veneto. Il progetto

Facciamo un passo indietro. Com’è nato questo progetto e come è stato organizzato il lavoro tra voi curatori del Tunebook?

L’idea della raccolta è nata da tutti e tre in modo spontaneo e naturale: sentivamo l’esigenza di dare il via ad un’iniziativa, forse la prima del suo genere in Veneto, che documentasse e rendesse pubblica e fruibile la tanta originalità musicale espressa in ambito balfolk. Alessandro si è occupato delle comunicazioni e della definizione degli aspetti operativi del progetto; Stefano si è assunto il compito di raccogliere il materiale e di trascrivere i brani; Luciano, forte della sua esperienza come musicista e come maestro di organetto, è stato il punto di riferimento e il collegamento con molti compositori veneti.

I balli popolari

Passando dalla musica al ballo, quali sono le danze più presenti nel Tunebook, quelle per cui sono state scritte più melodie?

Naturalmente, mazurke e valzer! Ma ci sono anche molti altri balli: il circolo circassiano, la chapelloise, la bourrée, la maraichines, la polka, la scottish e anche danze venete… ce n’è per tutti i gusti e per tutti i balli!

La comunità dei balli folk e della musica neotrad è viva. Ci sono realtà ovunque. Ma una cosa che ho notato è che vive sempre una condizione clandestina. Perché, secondo voi?

Ci sentiamo di dire che non si tratta di una realtà così “clandestina”. Come dici, è anzi una comunità molto viva: ci sono tanti e importanti festival, concerti, gruppi di ballo, corsi, stage ed eventi culturali dedicati al balfolk e al neotrad.
L’interesse verso questo particolare mondo è in continua crescita e gli corrisponde un notevole fermento musicale di cui le composizioni contenute nel Tunebook sono una prova.
Recentemente è stato anche presentato un film a Cannes dal titolo “Le Grand Bal”.

Il mainstream televisivo ha riportato il ballo e la danza in auge. Vedi programmi televisivi o personaggi che creano eventi internazionali. Eppure la danza popolare, che poi è appunto popolare, non riesce ancora a coinvolgere. Che ne pensate?

Queste danze non nascono per offrire uno spettacolo, ma da un’esigenza interiore di ciascuna delle persone che vi prende parte. Le feste a ballo popolare sono occasioni di socialità in cui si incontrano persone, culture, tradizioni e grazie alle quali la tradizione stessa, lungi dall’essere considerata come una fotografia in bianco e nero, continua la sua storia anche arricchendosi di novità tanto nella danza quanto nella musica.
Inoltre, come dicevamo prima, c’è un grandissimo interesse da parte di persone di tutte le età e ciò mostra la capacità di coinvolgere ed emozionare.

Musica Neotgrad – Sentimenti ed emozioni

Come scrivete nell’introduzione al Tunebook, “Il documento che vi presentiamo ha valore sotto diversi punti di vista.” Valore di censimento dei musicisti-compositori attivi in Veneto nell’ambito del balfolk, così come valore storico e artistico. Cosa vi portate dentro di questa esperienza?

Il sentimento forse più forte è la gratitudine: per l’arte che i musicisti hanno condiviso con noi; per l’autentica dedizione di tutte le persone che con noi hanno lavorato; per tutti coloro che leggendo e suonando questa raccolta fanno vivere questo progetto.

La musica Neotrad è presente in tutta Italia. Questo Tunebook sarà replicato o imitato da altre regioni italiane? Le altre regioni italiane avranno la stessa capacità di fare comunità?

Come scriviamo nella prefazione al Tunebook, questo è il nostro auspicio: “che questo nostro primo tentativo catalizzi analoghe ricerche e raccolte anche al di là dei confini veneti per arrivare (ci piace pensarlo,
ci piace sognarlo) a dei Tunebook Neotrad di altre regioni che diano il giusto risalto e la meritata visibilità alla nuova musica per il ballo popolare nata in Italia e che possano un giorno comporre insieme un grande Tunebook Neotrad Italiano.”

Prospettive per il prossimo futuro? A quando la seconda, la terza, la quarta edizione?

Dopo tanto tanto lavoro siamo arrivati a questo primo Tunebook, ne siamo molto soddisfatti e contenti. Per ora ci viviamo il presente!
Per il futuro… Chi può saperlo? E il bello è anche questo!

Tunebook Neotrad Credits

I curatori di tunebook neotrad Veneto sono Alessandro Marchetti, Stefano Baldan e Luciano Giacometti. Ma in tanti sono stati a collaborare, oltre ai musicisti.

La socialità che caratterizza il mondo del balfolk ha innescato un un circolo virtuoso di collaborazioni che ha contribuito ad aumentare l’eleganza ed il pregio di questo progetto.

Si è potuto, così, contare sul lavoro di Maria Soffientino, che ha fatto diventare questo Tunebook oggetto della sua tesi di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Cuneo e che si è occupata di grafiche, editing e impaginazione; sulla partecipazione di Claudia Meoli, laureata in lingua inglese presso l’Università di Napoli “L’Orientale”, che ha seguito la lavorazione della raccolta fornendo preziosi consigli e che ha provveduto alle traduzioni; in questo processo di traduzione ci si è, inoltre,
potuti avvalere dell’aiuto e del supporto di Derek Stewart, i cui consigli sono stati fondamentali.

Grazie a tutti

Concludo questa intervista, come mio solito, ringraziando Alessandro Marchetti che è il mio punto di collegamento con tutta la redazione. Ma ovviamente grazie a tutti, sia per il lavoro fatto, sia per questa intervista che è stato condivisa con tutti. Grazie del vostro tempo e delle vostre risposte.

Il blog resta aperto a questo progetto, come ad altri progetti di altre regioni che vorranno raccontare la loro parte di storia. Sarebbe un vero piacere.

Un in bocca a lupo a tutti e buone danze!

Storytellers Project: intervista a Laura Boffi

Ho avvistato The Storytellers project di Laura Boffi per caso; navigando all’interno della mia bolla sonora. E mi è sembrato fin da subito un bel progetto. Perché parla di relazioni, di ascolto e innovazione. E non potevo non parlarne. Quello che mi interessa maggiormente infatti è proprio la parte della lettura e di ascolto dei bambini. Mi sembra un progetto che trasuda umanità e che vedrà collaborare persone molto belle.

Non so come il progetto si evolverà. Il blog lo seguirà. Magari Laura Boffi ci aggiornerà nel tempo, se vorrà. Al momento vedo un grande fermento e mi sembra un progetto interessante. Per questo ho pensato di scriverne sul mio blog e di chiedere l’intervista che trovi di seguito a Laura Boffi.

Il post che ho letto diceva e chiedeva.

Il progetto Storytellers cerca persone adulte, pensionate e non, che vogliano leggere libri per l’infanzia al telefono 🙂

Il progetto si prefigge di creare un servizio di lettura remota per bambini attraverso la creazione di una comunità di lettori senior.

The Storytellers project

Sia per dare una mano, che per divulgare la richiesta, ho deciso di scrivere all’ideatrice del progetto.

Il progetto vuole essere un servizio di biblioteca innovativo dove una comunità di lettori avanti con gli anni, disponibili e con molto tempo a disposizione legga a bambini libri per bambini. La lettura avviene a distanza e al telefono.

Lo strumento di interazione però è il robot Storybell che trasmette le loro letture e proietta immagini a parete della storia che viene letta.

Il progetto Storytellers mira a promuovere relazioni intergenerazionali che siano benefiche per tutte le generazioni coinvolte: anziani, bambini e giovani genitori. Il progetto vorrebbe attivare un ecosistema di comunità che sfrutti:

  • l’aspirazione degli anziani ad essere buoni per le giovani generazioni
  • bisogni dei bambini per lo sviluppo psicologico
  • il bisogno di sostegno dei giovani genitori nella cura dei bambini.

Laura Boffi

Non conoscevo Laura Boffi e non l’ho mai incontrata. Le ho scritto una mail per capire meglio il suo progetto ed è stata fin da subito disponibilissima.

Laura è una interaction & service designer e ricercatrice italiana.

Vive la vita quotidiana come fosse sul campo e raccoglie intuizioni per i suoi progetti dalle persone e contesti intorno a sè. Spesso queste intuizioni le fanno scoprire nuove opportunità progettuali in cui immagina l’uso di tecnologie per propositi diversi da quelli per cui sono state destinate.

Laura esplora le proprie idee di progetto dall’inizio del processo di ricerca attraverso i prototipi che costruisce e che utilizza come strumento di conversazione e progettazione con i suoi utenti. Durante la fase di co-creazione e di “prototipazione dell’esperienza”, Laura lascia manipolare i prototipi dalle persone attorno a cui si focalizza il progetto affinché possano appropriarsene, commentarli e definirne meglio lo scopo, l’uso e le caratteristiche in base ai propri valori ed il contesto in cui vivono. In questo modo, allena ed alimenta la sua unica prospettiva su ciò che le tecnologie possono fare per arricchire l’esperienza delle persone.

The Storytellers Project: intervista a Laura Boffi

Dai la tua definizione affettiva di interaction design?

Per me significa progettare esperienze significative per le persone, partendo da una loro osservazione e conoscenza nel contesto (fieldwork) ed immaginando futuri scenari in cui le tecnologie favoriscono sia l’ interazione tra le persone che il benessere individuale.

Come sei venuta a contatto con questa disciplina?

Durante i miei studi in design in Olanda alla Design Academy Eindhoven. In quel periodo ho messo a fuoco il fatto che non mi appassionava “creare oggetti”, ma ero interessata a progettare usi alternativi delle nuove tecnologie, partendo dalla ricerca con le persone. Mi affascinava capire come le persone potessero appropriarsi delle tecnologie, definendo nuove abitudini e attribuendo loro un valore personale o culturale.

Attraverso una mia ricerca personale, ho scoperto che esisteva un campo che si occupava esattamente di immaginare e disegnare nuovi rapporti tra le persone e le tecnologie, ovvero l’interaction design, ed ho cominciato a documentarmi su dove poter proseguire i miei studi. Il Copenhagen Institute of Interaction Design, fondato da una ex professoressa dell’Interaction Design Institute Ivrea (IDII) ed un paio di ex studenti che, dopo la chiusura dell’IDII, si erano spostati in Danimarca, era in procinto di iniziare il secondo anno del loro pilot e poiché gli studenti ammessi avrebbero avuto tutti una borsa di studio ho deciso di fare domanda. È così che nel 2009 mi sono spostata a Copenhagen ed ho finalmente iniziato a formarmi in
interaction design!

Ti occupi di interaction design da molti anni. Quali prospettive vedi per la professione?

Personalmente considero la mia professione la ricerca, in interaction design. Per l’immediato futuro trovo veramente interessante come, attraverso la ricerca in design, potremmo progettare oggetti, servizi ed ambienti che utilizzano l’intelligenza artificiale, dai social robot alle auto autonome.

Lavorare alla definizione dei comportamenti di oggetti e sistemi del genere comporta una grande responsabilità, sensibilità ed umanità. Bisogna lavorare in team con varie tipologie di esperti (da ingegneri ad umanisti) e portare il proprio contributo con umiltà. Come designer mi auguro di poter lavorare con queste nuove tecnologie, di collaborare con studiosi internazionali e continuare a stupirmi di come le persone possano appropriarsene
nella loro vita reale.

Dai tuoi profili leggo che sei molto centrata sulla ricerca, qual è la tua “giornata tipo” professionale?

Ti giuro che non avevo letto questa domanda quando rispondevo sopra :). La mia giornata tipo è molto variabile. Dipende se ho in ballo una consulenza per una compagnia oppure se posso dedicarmi ai miei progetti di ricerca. Se ho un progetto di ricerca in mano, allora mi occupo di disegnare il piano del progetto e di mandare avanti le varie fasi, dalla ricerca sul campo alla costruzione di prototipi. Significa quindi che mi occupo sia di reclutare partecipanti che di progettare gli strumenti che utilizzerò durante la ricerca o le attività da fare con loro. Qualche volta, quando ho dei risultati da comunicare o una conferenza interessante a cui partecipare, mi prendo del tempo per scrivere un articolo scientifico. Sono molto lenta se lavoro a progetti di ricerca personali.

Cerco di imparare quanto più posso. Se invece si tratta di consulenze, il tempo è pattuito dall’inizio e di solito svolgo un  progetto di innovazione oppure dei workshop in cui insegno la metodologia del People centred Design alle persone che lavorano per quella compagnia.
Di sicuro quotidianamente vado, fisicamente, in studio, dove ho tutti i miei materiali da prototipazione, i miei libri, il mio spazio.

Quale parte del tuo lavoro preferisci?

Quando metto insieme i pezzi della ricerca sul campo fatta con le persone ed iniziano ad emergere idee ed associazioni a cui non avrei mai pensate, oppure quando porto un prototipo non finito dalle persone e loro iniziano a vederci altri mille possibili significati ed utilizzi, e portano avanti il progetto in territori inesplorati.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Carta, pennarelli, colla, macchina fotografica (che fa anche video) e un pò di computer. Questo è il corredo necessario per iniziare una ricerca nel contesto con dei partecipanti perché li intervisto, li filmo e faccio fare loro delle attività che mi aiutano ad avere insights sul loro punto di vista rispetto a ciò su cui sto focalizzando il progetto.
Poi utilizzo materiali analogici (da legno a stoffe) per costruire prototipi e, se serve, Arduino e qualche sensore, ma non sono per niente brava a programmare, quindi alla fine cerco di prototipare nel modo più indolore possibile per me. Fortunatamente per far provare l’esperienza del prodotto o del servizio ai miei partecipanti posso progettare vari modi di experience prototyping!

Al momento stai lavorando al progetto storytellers. Come nasce questo progetto?

Nasce dallo stratificarsi di vari insights che avevo raggiunto attraverso il lavoro a progetti europei sugli anziani e l’invecchiamento attivo e sul mio diventare mamma. Da un lato, la mia ricerca con persone anziane, pensionate, mi ha portato a scoprire quanto è eterogeneo oggigiorno questo gruppo di persone e a riconoscere che spesso i progetti finanziati per sviluppare oggetti, servizi ed ambienti per il loro benessere sono stereotipati sulla figura dell’anziano da assistere.

Spesso si tratta di progetti technology driven, non guidati da una iniziale ricerca sul campo ma dalle tecnologie che si sanno sviluppare. Questo determina che si scopra, solamente in un secondo tempo, la domanda di ricerca che ha veramente significato, quando si è stabilito già a priori cosa progettare. La mia partecipazione a questi progetti e l’interazione con vari anziani europei ha fatto sì che io incamerassi intuizioni sull’importanza del coinvolgimento sociale delle persone in via di pensionamento o pensionate, nonché dell’importanza di restituire loro ruolo attivo e responsabilità sociali.

Nel frattempo sono diventata mamma e ciò ha contribuito a convogliare “naturalmente” i miei interessi di ricerca sulle relazioni intergenerazionali, anche come risposta all’ approccio assistito nei confronti dei “più grandi”.

Il progetto

Il progetto Storytellers vuole incentivare le relazioni intergenerazionali affinchè le generazioni coinvolte ne traggano beneficio: adulti, bambini e giovani genitori.

Il progetto ha come scopo quello di promuovere un ecosistema di comunità che si basi su:
• l’ aspirazione degli adulti di essere utili alla società dopo il pensionamento e di creare “qualcosa di buono”per le giovani generazioni
• il bisogno dei bambini di ascoltare storie e di legarsi a persone di età differenti per il loro sviluppo psicologico
• il bisogno di aiuto nell’ educare i figli da parte dei giovani genitori.

Storytellers è un servizio delle biblioteche che unisce una comunità di lettori adulti con i bambini e le loro famiglie per momenti di lettura a distanza. I bambini usano il robot Storybell (ovvero “Campana delle storie”) per comunicare con gli adulti-lettori, la Storybell trasmette la lettura degli adulti e proietta sulle pareti le immagini della storia che si sta leggendo.Bambini e lettori si parlano come se fossero al telefono attraverso il robot Storybell.

The storytellers project: partecipa

Gli adulti che vogliono leggere ai bambini possono diventare Storytellers facendo il corso di Lettura a Distanza presso la biblioteca locale. Gli Storytellers possono stabilire i giorni e le ore in cui sono disponibili per leggere ai bambini.

Il bambino può prendere in prestito in biblioteca una Storybell da portare a casa e iscriversi al servizio con l’aiuto di mamma e papà. Quando il bambino ha voglia di ascoltare una storia, può prendere la Storybell dalla maniglia ad anello e suonarla come una campana. Allo scuotere della campana una richiesta di lettura giunge a tutti i lettori. Il primo che risponde alla richiesta sarà lo storyteller del bambino per quella volta.

Cercasi lettori

Per lo sviluppo del progetto Storytellers stai ricercando lettori adulti, pensionati e non, che si entusiasmino all’idea di poter ricevere una telefonata e leggere una storia al bambino dall’altro capo del telefono”. Quali saranno i passaggi di selezione.
Ora sto effettuando una primissima sperimentazione dell’idea del progetto in Italia e coinvolgerò 5-10 lettori senza però sviluppare nessuna nuova tecnologia. Farò provare loro l’esperienza del progetto Storytellers come se esistesse utilizzando il telefono. Il mio scopo è quello di raccogliere feedback sull’esperienza di tutte le persone coinvolte: il bambino che ascolta la storia, il lettore e il genitore (mamma/papà) che sarà chiamato a dare fiducia ad un lettore sconosciuto.

Per reclutare i lettori in questa prima fase sto utilizzando innanzitutto il mio network personale e persone che hanno partecipato ad altri progetti con me. Sto anche raggiungendo gruppi di lettura. L’entusiasmo ed un po’ di tempo disponibile sono i requisiti. Insieme ad una attrice che collabora al progetto sto pensando di fornire loro alcuni consigli utili per cimentarsi nella lettura al telefono. Pensiamo di creare un piccolo video da diffondere ai lettori. In seguito, e penso alla prossima fase di sperimentazione, il reclutamento verrebbe fatto dalle biblioteche, dove i lettori riceverebbero il piccolo training di lettura a distanza che nel frattempo avrò sviluppato con la mia collaboratrice.

Due biblioteche italiane ed una olandese mi hanno dato la loro massima disponibilità. Per questo sono sempre alla ricerca di fondi, per potermi permettere di avviare una sperimentazione più ampia e reclutare partner di progetto.

Scrivi che la tua ricerca riguarda anche scrittori e illustratori che possono essere ispirati ad inventare nuovi modi di produzione di storie. Hai già avuto qualche riscontro?

Un mio amico scrittore è molto intrigato dall’idea dello Storybell e di leggere storie a distanza. Insieme a lui e ad una illustratrice danese abbiamo fatto un piccolo esperimento iniziale per cominciare a pensare a come dovrebbe essere strutturata ed illustrata una storia affinché potesse essere letta a distanza al meglio. La sfida è quella di mantenere viva l’attenzione del bambino e rendere la lettura dialogica tra bambino e lettore.

Magari la storia può prendere varie direzioni, guidata dell’interazione bambino-lettore…ma è ancora prematuro dire qualcosa. È solo una delle possibili strade che testeremo.

La ricerca sarà rivolta anche all’ascolto?

Certo, il bambino è il principale fruitore. Lui ascolterà la storia ed interagirà con il lettore, come se si parlassero al telefono in modalità viva-voce. Per capire le reazioni del bambino alla lettura, durante questa prima fase sperimentale le sessioni di lettura a casa del bambino verranno video-registrate poiché io non potrò essere presente. Riguarderò le registrazioni ed intervisterò le mamme per capire l’esperienza che hanno vissuto i bambini ed il loro coinvolgimento.

E per finire le ultime 3 domande più leggere. Consiglia un libro

Niccolò Ammanniti, Che la festa cominci.

Consiglia un brano musicale o un cd

The Pixies, Where is my mind?

Consiglia un film

Ponyo

Hai tempo? Partecipa anche tu!

Se hai tempo, ti piace leggere e ti piace leggere libri ai bambini è possibile offrirsi come volontario e partecipare al progetto iscrivendosi. L’iscrizione è una fase molto importante perché in questa fase ci si presenta e ci si conosce. A la selezione avviene per salvaguardare i bambini.

È importante sapere, quanto dice la stessa Laura.

  • Amo i bambini e mi interessa che siano al sicuro, protetti e rispettati.
  • I bambini che partecipano al processo Storyteller saranno sempre circondati e supportati dai loro genitori durante le sessioni di co-creazione e prototipazione.
  • Nessuno è in pericolo di elettroshock;).
  • I prototipi saranno realizzati con materiali non nocivi (carta, legno, ecc.) E basati sulla tecnologia a bassa tensione.
  • Non c’è bisogno di avere alcuna conoscenza particolare sulla letteratura per bambini o sulla tecnologia.
  • Ogni sessione di co-creazione e prototipazione durerà circa un paio d’ore. Concorderemo insieme sul momento migliore per te e rispetteremo i tempi.
  • Mi piacerebbe incontrarti di persona e tenere sessioni pratiche con te, ma organizzerò anche con sessioni remote su Skype con persone fisicamente lontane da me che vorrebbero contribuire.
  • Le assunzioni si svolgono a rotazione tutto l’anno e, in base alla fase in cui si svolge il progetto, parteciperai a diverse attività di ricerca.

Grazie

Ringrazio Laura Boffi per la gentile concessione del suo tempo e delle sue parole. Io cercherò di seguire le evoluzioni di questo progetto, che spero abbia i migliori risultati e la più ampia partecipazione possibile.

Se Laura vorrà aggiornare il blog e i suoi lettori, sarò davvero felice di pubblicare i nuovi sviluppi. Ancora grazie e tutto il meglio a The storytellers project.

Navigatori per moto. TomTom o Garmin? Quale voce scegli?

In commercio

si trovano navigatori per moto

per tutti i gusti e di diverse marche.

Anche se la competizione si concentra 

tra TomTom e il brand avversario Garmin.

Ciascun motociclista ha poi la sua idea di viaggio e di navigatore e ascoltare il loro parere non aiuta tantissimo a decidere quale sia il miglior navigatore per moto.

Sicuramente un navigatore deve essere utile per i motociclisti che viaggiano e voglio avere la certezza del loro percorso per arrivare dritti alla meta.

Il navigatore è utile per chi vuole programmare prima il proprio percorso. O anche per quelli che volendo deviare e darsi all’avventura vogliono essere sicuri di non perdersi.

Ne fanno tranquillamente a meno chi ama l’avventura e chi sta in sella a prescindere.

Il bello di un viaggio in moto sta nel viaggio stesso, la meta è solo una banale scusa.

Aggiornamento navigatori per moto 2018/2019

TomTom Rider 550

Dalla prima pubblicazione di questo articolo sono arrivati nuovi modelli. Di seguito per esempio vi presentiamo il TomTom Rider 550

Test Tom Tom Rider 550, il nuovo navigatore per chi viaggia.

Per quel che ci riguarda il TomTom Rider 550 è un navigatore compatibile con Siri e Google assistant che sblocca tutte le funzioni vocali dello smartphone. Quindi abbiamo lettura ad alta voce e risposta ai messaggi, chiamate e riproduzione di musica.

Interessante, per chi considera lo scooter anche una moto (senza offesa), è da valutare il TomTom 1SP0.001.04 VIO. un navigatore per Scooter con navigazione dettagliata della città. Mostra gli avvisi sulla presenza di tutor e autovelox fissi. Offre percorsi alternativi per evitare il traffico e visualizza le chiamante dello smartphone.

Garmin Zumo

Altro navigatore non preso in considerazione nella prima stesura dell’articolo e che oggi presentiamo senza giudizio è il Garmin Zumo 346LMT-S WE – Navigatore per Moto con Mappa Italia e Europa Occidentale, Connessione Smartphone e aggiornamenti mappe via WiFi Display 4.3″.

Navigatore per moto. Oltre le mappe, la voce.

Un navigatore dovrà sicuramente guidarti con delle mappe ben aggiornate. Di seguito pongo l’attenzione su tre modelli consigliati dagli utenti sul web. Personalmente non so quale sia il miglior navigatore. Quello che mi interessa sottolineare è la cura che TomTom e Garmin pongono alla voce. Dal punto di vista sonoro, infatti, i due brand hanno due filosofie leggermente diverse.

TomTom è impegnata nella creazione di voci ufficiali e preconfezionate per i propri utenti. Questi si possono limitare a scaricare la voce che preferiscono.

Garmin propone, invece, una sola voce standard, Silvia, per tutti. E lascia agli utenti la creazione di ulteriori varianti. Infatti, la Garmin ha creato un software apposito dove ciascun utente può creare la propria voce personalizzata.

Quest’ultima possibilità fa si che gli utenti possano offrire archivi di voci alternative. Però sinceramente, o ci si fida ciecamente del sito e della persona che propone il file, oppure caricare voci non ufficiali o di dubbia provenienza è certamente sconsigliato. O meglio. Personalmente non utilizzerei mai questi file.

Voce tomtom

Per TomTom sono disponibili 3 tipi di voci di navigazione ufficiali.

Le voci standard che sono preinstallate su tutti i dispositivi TomTom. Si tratta di voci registrate che forniscono istruzioni vocali per il percorso.
Le voci sintetizzate che utilizzano la tecnologia di sintesi vocale per la lettura dei nomi delle strade, dei messaggi di testo in arrivo, delle informazioni meteo e così via. Non tutti i dispositivi supportano l’utilizzo delle voci sintetizzate.
Le voci premium che sono state registrate da personaggi famosi e sono disponibili per l’acquisto.

La voce italiana di Chiara è una voce gratis per TomTom ma se si vuole qualcosa di più interessante TomTom ha aperto un vero e proprio negozio delle voci.

Si va dalle voci dei cartoni come le voci dei Simpson (in lingua inglese), alle voci di celebrità, comici e films (tutte a pagamento e in inglese).

Le voci standard che offre TomTom per tutte le lingue, invece, sono voci gratis. TomTom offre delle istruzioni su come installare e gestire le voci per TomTom.

Garmin Voice Studio

Garmin offre la voce italiana denominata Silvia. Se si vuole si può scaricare dall’apposita pagina di Garmin. Ma offre a tutti la possibilità di personalizzare, come si preferisce, la voce del proprio navigatore Garmin.

La stessa Garmin presenta il proprio software gratis.

Voice Studio™ è un’applicazione software gratuita di Garmin grazie alla quale è possibile realizzare la propria voce guida personalizzata da utilizzare sui navigatori Garmin compatibili. Con Voice Studio™ la creazione della nuova voce guida è gratuita, semplice e rapida. Grazie a Voice Studio™, e alle decine di veicoli gratuiti disponibili in Garmin Garage, il navigatore Garmin diventa completamente personalizzabile.

Se poi si è in cerca di ulteriori aggiornamenti si può andare direttamente su Garmin Garage e trovare il necessario per personalizzare il proprio navigatore.

3 modelli di navigatori per moto consigliati dai motociclisti

Difficile capire il perché di certi giudizi. E purtroppo non ho la possibilità di comparare i due brand. Gli utenti si limitano a dire che l’uno o l’altro è un ottimo modello in quanto soggettivamente si trovano bene. Ma nessuno mi pare dia un parere oggettivo.

Ad ogni modo, i modelli di cui i motociclisti si fidano sono essenzialmente tre.

Il miglior navigatore per moto

Il miglior navigatore satellitare per moto deve essere realizzato con materiali solidi e robusti, infatti è cosa diversa rispetto navigatori per auto.

Per questo motivo lo schermo del navigatore è uno schermo antiriflesso e possiede un touch screen da utilizzare anche con i guanti.

I modelli più moderni e aggiornati sono compatibili con gli assistenti vocali in modo da collegarsi con il proprio smartphone o con una videocamera o un interfono per parlare o ascoltare musica.

I migliori navigatori per moto possiedono anche le opzioni di scegliere percorsi avventurosi o panoramici. e alcuni indicano persino gli itinerari con curve e la difficoltà del manto stradale per una maggiore sicurezza del motociclista.

Navigatori TomTom

TomTom Rider 400

Il TomTom Rider 400 GPS per Moto, Europa Completa è tra i navigatori più usati della TomTom. Gli utenti sono molto soddisfatti del nuovo aggiornamento che ha risolto diversi problemi. Tra questi problemi c’era la lentezza del ricalcolo del percorso. Adesso pare che tutto sia molto più fluido. Inoltre, grazie all’ultimo aggiornamento è possibile effettuare le chiamate direttamente dal TomTom.

TomTom aiuta nella scelta dei propri modelli a seconda dell’uso che se ne vuole fare. Infatti, se si è motociclisti occasionali ci si può limitare a comprare il modello TomTom Rider 42 Navigatore GPS per Moto, con le mappe di 23 Paesi. Oppure se si è dei motociclisti accaniti ci si può spingere su modelli più avanzati come TomTom Rider 450. Se si aggiungono altri cento euro si ha anche il pacchetto premium NAVIGATORE GPS TOMTOM RIDER 450 PREMIUM PACK che garantisce mappe a vita.

Su Wired scrivono

Il 450 funziona anche offline per non perdere mai la copertura e offre anche 150 percorsi preinstallati curati da MotoPlus, Adventure Bike Rider e Tourenfahrer

Compatibilità auricolari per TomTom Rider

TomTom ha verificato la compatibilità di una serie di interfoni e auricolari compatibili con i propri modelli Rider 400/410 e Rider 40. Tuttavia se dall’elenco ufficiale mancasse il proprio auricolare, TomTom dichiara che

se il tuo auricolare è dotato di un profilo Bluetooth® dovrebbe essere supportato dal dispositivo Rider.

Garmin navigatori

Garmin Zumo 390

Di contro c’è il Garmin. I modelli più gettonati sono il Garmin Zumo 390LM Navigatore Moto Impermeabile con Schermo da 4.3″, Mappa Europa Completa e Aggiornamento Mappa a Vita e il modello successivo Garmin Zumo 395LM EU sempre con Display 4.3″. Si tratta di modelli equivalenti al TomTom rider 400.

Secondo le riviste di settore la serie Zumo pare essere davvero all’avanguardia.

Un’altra caratteristica esclusiva di Garmin ed estremamente utile è la Smart Notification, tecnologia attraverso la quale è possibile leggere sullo schermo le notifiche del proprio Smartphone: email, sms, info dai social… sarà quindi sempre possibile stare in contatto con i propri amici.

Garmin Zumo LM 590

A quanto pare in passato i TomTom, erano lenti nel ricalcolo, avevano una autonomia di batteria scarsa, touch scadente. Per questo motivo chi ha acquistato il Garmin Zumo 595LM Navigatore per Moto Avanzato si è ritrovato su un altro pianeta.

Pur tuttavia i motociclisti si lamentano del costo eccessivo di questo modello rispetto ai modelli inferiori. Il Garmin offre molte funzionalità per il motociclista e la grafica è molto accattivante, ma secondo alcuni il TomTom è migliore per la pianificazione dei percorsi. Idem per l’aggiornamento degli autovelox.

Quanti pollici?

Altro problema per chi deve acquistare un navigatore per moto è la dimensione. Senza dubbio è necessario verificare i propri gusti estetici. Ma altro elemento da tenere in considerazione è la vostra capacità visiva. Con l’età questa diminuisce e un 5 pollici potrebbe essere la soluzione migliore rispetto al 4,3” per evitare di avere problemi in futuro.

Comparativa Garmin TomTom di Motociclismo.it

Il sito Motociclismo.it ha effettuato una bellissima comparativa tra 4 modelli. 2 modelli di navigatore per moto Garmin e due navigatori per moto TomTom. Luca Nagini, che firma l’articolo, ha stilato la classifica seguente.

Al primo posto ha messo il Garmin Zumo 396LM – Navigatore Gps per Moto, Schermo da 4,3″.

Segue il Navigatore per moto TomTom Rider 500, da 4,3 pollici, con percorsi tortuosi e collinari dedicati alle moto, aggiornamenti tramite WiFi, compatibile con Siri e Google Assistant.

Il terzo posto è del Garmin Zumo 595LM EU Navigatore per Moto Avanzato, Mappa Italia e Europa Completa, Spotify e Funzioni Smart, Display 5.0″.

E ultimo, per modo di dire, il TomTom Rider 40 GPS per Moto.

Accessori e strumenti dei navigatori per moto

Per quanto riguarda l’acquisto degli accessori molti sono davvero indispensabili. Abbiamo gli accessori TomTom originali oppure gli accessori originali Garmin.
Oppure si possono preferire accessori compatibili per navigatori.
Abbiamo così un comodo Parasole impermeabile con aggancio per manubrio, una serie di supporti per moto e bici.

Supporto Moto / Bici Da Manubrio Per Navigatore TomTom Serie START 60

BuyBits bulloni a U Supporto per moto con 17mm adattatore per Garmin Nuvi Navigatore satellitare Culle / Supporti

Supporto per Manubrio Moto per TomTom XXL

Supporto per forcella moto per TomTom Rider Rider 40 & 400

Custodia Antiurto rigida per TomTom Rider

E anche un Caricatore universale per moto USB da attaccare al proprio GPS, navigatore satellitare, Smart Phone, ecc. può essere utile.

Classifica dei migliori navigatori per moto: i primi 4

Su internet ci si diverte a fare le classifiche e alcuni siti specializzati danno questa classifica

Garmin Zumo 346LMT-S WE – Acquista su Amazon

Garmin Zumo 396LMT-S EU – Acquista su Amazon

TomTom Rider 50 – Acquista su Amazon

Garmin Zumo 595LM EU – Acquista su Amazon

Il porta navigatore

Un buon porta navigatore deve dare la possibilità di essere posizionato sopra il quadro comandi. Questa posizione secondo molti motociclisti è la posizione ideale ( e a me sembra anche al più sensata). Dato che permette di guardare la strada senza distrarsi.
Ciascun brand offre il proprio porta navigatore, ma a quanto pare non sono in tanti a montarlo. Generalmente vengono venduti dei Supporti universali per montare il navigatore Tom Tom Rider 40 e 400 a cui poi ciascuno adatta il proprio navigatore.
La GiVi offre la Staffa Traversino da montare dietro il cupolino anche come porta smartphone.

Givi S957B – Acquista su Amazon

Altri si affidano alle proprie officine di riferimento per avere dei supporti artigianali fatti ad hoc per il proprio navigatore, il modello della propria moto e soprattutto per le proprie necessità estetiche personali.
I problemi che si affrontano per un porta navigatore sono il peso del navigatore e le vibrazioni del manubrio. Se, infatti, non si è soddisfatti degli accessori originali del proprio navigatore, né di un supporto artigianale, le case di produzione di accessori come la GiVi offrono qualcosa a tal proposito. Così è possibile acquistare un porta smarphone.

Per chi acquista un Garmin Zumo 390 LM la staffa per moto dovrebbe essere in dotazione.

Contenuto della confezione:
zūmo 390LM
City Navigator® NT precaricato per l’Europa
Aggiornamenti mappe a vita¹ (indicato da “LM” dopo il numero di modello sulla confezione)
Staffa da moto con cavo alimentazione a fili liberi
Staffa a ventosa per automobile
Cavo alimentazione con adattatore accendisigari
Cavo USB
Guida rapida

Prudenza. Sempre!

Nell’augurarvi tutto il meglio, non trovo miglior conclusione a questo articolo se non con la mitica frase di Nico Cereghini.

Casco in testa ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza. Sempre!

Senza dimenticare Casco, protezioni e paraschiena.

Navigatore per auto

Tralascio la possibilità di avere un navigatore per auto, in quanto ormai, è possibile utilizzare e trasformare in un navigatore il proprio cellulare o tablet. Tanto più che gli stessi navigatori per auto si stanno trasformando in tablet.

Navigatore auto con l’app di Google Maps

In molti casi basta collegarsi a google maps e/o scaricare l’app. Oppure è possibile scaricare una applicazione come Waze. In tanti ormai utilizzano il proprio smartphone o il proprio iPhone come navigatore. Google offre un supporto chiaro sulle impostazioni da seguire. Sia per sistemi Android, sia per iPhone e iPad.

Navigatore auto con app TomTom per Android

Se, invece, ci si vuole affidare comunque ad un brand affermato come TomTom si può caricare sul proprio smartphone l’applicazione TomTom per Android. Il TomTom Navigazione GPS Traffic – TomTom GO Mobile.

La nuova app TomTom GO Mobile combina la più recente tecnologia di navigazione TomTom per auto con informazioni all’avanguardia sul traffico. Sceglierai sempre il miglior percorso disponibile grazie a informazioni sul traffico precise e in tempo reale per arrivare a destinazione più velocemente, ogni giorno.

Tante sono le persone soddisfatte da questa applicazione. Ma attenti agli aggiornamenti dello smartphone che potrebbero bloccare l’app. Meglio avere un tablet o smartphone di qualità. In questo caso si vedono tutti i limiti di uno smartphone rispetto ad un navigatore.

Ma quando si è in moto magari è meglio evitare di sottoporre il proprio smartphone o iPhone a vibrazioni e pericoli vari. O semplicemente alle intemperie. Per risolvere queste problema, infatti TomTom ha messo in commercio TomTom Vio che è un monitor del telefono da porre sul manubrio.

Occhi puntati sulla strada

Nel tempo mi sono occupato di auto connesse, assistenti vocali o dell’uso di un vivavoce durante la guida. Si tratta di temi correlati al blog. Ogni giorno che passa vedo sempre più gente usare i cellulare mentre guida in maniera esagerata. Ormai il cellulare si posiziona sul manubrio e si leggono e scrivono messaggi mentre si guida con estrema leggerezza. Senza curarsi minimamente del rischio.

Gli incidenti inspiegabili tra amici e conoscenti sono in continuo aumento. La gente perde il controllo della propria macchina lungo il rettilineo senza alcuna ragione apparente. E per questo, predico ormai ovunque che bisogna guidare e basta. Se non rispondi non muore nessuno!

Un navigatore dunque deve permetterti al meglio di tenere gli occhi sulla strada e di stare attento alla guida e agli automobilisti che possono venirti a finire sopra.

Perché trovi navigatori per moto su questo blog non specializzato?

Io non sono un motociclista. Sono stato un possessore di un Fantic Motor e di una Vespa Special ma non sono andato oltre.

Mio fratello, invece, è sempre stato un motociclista. E siccome spesso gli parlo dei miei lavori e del blog, ecco che tra una cosa e l’altra ci siamo messi a parlare dei navigatori TomTom e dei loro vantaggi.

Mio fratello mi ha parlato entusiasticamente dei navigatori per moto. In particolar modo dei TomTom e delle sue  capacità vocali. E così sono andato a vedere di che si trattava. E dato che il tempo è sempre qualcosa di importante ho ottimizzato la cosa condividendo con voi quanto ho trovato io. Porgendo il mio orecchio anche ai navigatori per moto Garmin.

Tengo a dire che questo post non è sponsorizzato e non ho nessun legame con i brand di cui parlo.

I link rimandano al mio programma di affiliazione ad Amazon. E le proposte che faccio derivano dall’uso professionale e personale che ne ho fatto nel tempo. Ed anche dai pareri scambiati con altri professionisti del settore audio.

Non ho attività di vendita di navigatori per moto.

Oppo Digital: analisi di una fine che segna nuovi inizi.

Non conoscevo Oppo digital, azienda di elettronica leader nel settore dei lettori audio e video, fin quando non ha chiuso e Giulio Salvioni, di Audio Review, si è occupato della questione. La chiusura di questa azienda ha determinato i commenti allarmati di molti esperti del settore audio che sono rimasti spiazzati davanti all’improvvisa comunicazione.

Molti sono convinti che sia un segnale di un mutamento più ampio e proprio per questo motivo ho deciso di condividere con voi i pensieri e le opinioni sulla questione. Sono stato molto in dubbio se scriverne, dato che sarebbe una vera e propria digressione. Eppure, per certi versi, come state per leggere, riguarda in buona parte anche gli assistenti vocali.

Oppo Digital

Da Wikipedia apprendiamo che

Oppo Digital è un’azienda, fondata nel 2004, che nello stesso anno ha concesso il proprio marchio all’azienda cinese OPPO Electronics Corp. che è un produttore di elettronica con sede a Dongguan, Guangdong in Cina.

In particolar modo, la Oppo Digital era (è) specializzata nella produzione di strumenti per video in alta risoluzione e audio a due canali.

Oppo Digital si distingueva dalle altre aziende perché offriva strumenti con un rapporto qualità prezzo davvero imbattibile. Ed i prezzi, per quel che offriva, erano altamente vantaggiosi. Parliamo di lettori audio e video che comunque superavano i 2000 euro. Costi che sebbene alti, per quel che offriva, erano ritenuti accessibili. I lettori di punta erano due. Il primo l’Oppo UDP-203 e l’Oppo UDP-205 ovviamente non più disponibili.

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Oppo Digital chiude

In molti si sono chiesti perché un’azienda che creava prodotti di qualità abbia chiuso: non solo, l’azienda stava andando molto bene, i clienti erano e sono soddisfattissimi dei prodotti. E inoltre, la chiusura della Oppo Digital non determina la chiusura definitiva dell’azienda. Nel senso che per i prossimi anni, coloro che avranno bisogno di assistenza, riparazioni e quant’altro avranno tutto il supporto possibile. L’Oppo Digital chiude la produzione dei lettori ma continua la sua attività.

E allora? Cosa significa?

Sul sito audioholics si fa un’analisi ad ampio raggio.

The Decline of Disc Media

It’s not difficult to guess why Oppo is shutting down manufacturing operations. Oppo Digital USA is the sister company to a popular cell-phone manufacturer out of China called Oppo Mobile. On this side of the ocean, Oppo Digital specialized in disc players and the popularity of disc media has been in steady in decline over the last few years and shows no sign of coming back.

According to Statista, 2016 saw a milestone in home theater’s switch to streaming as subscription services like Netflix and Amazon earnings surpassed disc-media in the United States for the first time. The trend continued through 2017, as streaming video subscriptions gained an additional 31-percent market share, while market share for DVD & Blu-ray shrank an additional 14-percent. A trend that is sure to continue.

Statista Media Sales

Perché mi occupo di Oppo Digital?

Mi ha particolarmente colpito questa notizia perché già tempo fa mi ero occupato del mercato musicale mondiale e del presunto aumento delle vendite del vinile. E ancora. Mi ha incuriosito come una notizia di nicchia come la chiusura di questa azienda di settore, possa avere risvolti molto più ampi. Aiuta dunque a capire quello che sta accadendo nel mondo del video come dell’audio.

Rispetto a quanto scrivevo io, le vendite di download digitale sono diminuite ulteriormente arrivando ad una quota di 1,3 miliardi di dollari; mentre le vendite di tutti gli altri supporti fisici diminuiscono ancora e si fermano a 1,5 miliardi di dollari.

Scrive Salvioni.

Nel 2016, l’industria musicale ha prodotto per la prima volta più della metà delle entrate derivanti dallo streaming e la crescita è proseguita anche nel 2017. L’anno scorso quasi i due terzi di tutti i i ricavi, oltre 5,7 miliardi di dollari, provenivano dallo streaming, con un incremento del 43%.

Stiamo parlando dei servizi di streaming come Spotify, Apple music, Youtube music, Amazon Music, Deezeer e altri ancora.

Limited tier paid subscriptions

A favorire lo streaming sono le nuove forme di abbonamento che le aziende si stanno inventando e che riscuotono grande successo.

La rivista The Verge, in un articolo dell’anno scorso, riprendendo i dati della RIAA 2017, conferma che negli Stati Uniti ci sono già 30 milioni di sottoscrittori di abbonamenti musicali.

A farla da padrone un particolare abbonamento detto Limited tier paid subscriptions che limita l’abbonamento ad un solo dispositivo. Ossia, mentre un normale abbonamento di streaming, sia video che audio, è aperto e sincronizzato a più dispositivi, con questo nuovo tipo di abbonamento si sceglie un solo dispositivo dove installare l’app e si paga solo per quello.

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Amazon ed Amazon Echo

Ed eccoci a quanto interessa al blog e a voi che mi leggete. Negli USA, Amazon permette di acquistare un abbonamento Limited tier paid subscriptions a 4 dollari al mese che funziona solo su Amazon Echo. E con soli 4 dollari si ha comunque a disposizione tutto l’archivio musicale.

Si tratta di un nuovo modo liquido di ascoltare la musica, all’interno della propria abitazione. Economico e comodo.

Oppo digital ha, insomma, preso atto di questi cambiamenti, del declino ormai segnato riguardo ai formati fisici. E comunque del disinteresse da parte del grande pubblico nei confronti dell’alta qualità.

Panasonic e Sony

Steve Guttenberg, esperto di audio, audiofilo e autore di un noto canale di Youtube, sottolinea come i prezzi della Oppo Digital potevano essere mantenuti se i costi della ricerca fossero spalmanti in una grande massa di pezzi venduti. Cosa che evidentemente non si è più verificato e non si verificherà mai più. Prendendo atto che questo modello di business è destinato a morire.

Restano certamente i prodotti di Panasonic e Sony che in un certo senso si avvicinano all’alta fedeltà di Oppo Digital. Ma si tratta di aziende vicine al mondo dell Home video e non dell’audio come lo era Oppo digital.

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Conclusioni

Insomma, il mercato sonoro musicale è destinato a nuove frontiere. I nuovi modelli di business che si stanno espandendo vengono sempre più legati agli assistenti vocali e al loro funzionamento.

Personalmente vedo in giro molti mutamenti in essere come una fase propedeutica al grande lancio degli assistenti vocali a livello globale.

Io ne ho parlato più volte. L’assistenza vocale entrerà a breve nelle nostre vite quotidiane. E quando lo farà sarà tutto al posto giusto per poter essere acquistato. Avere un assistente vocale sarà ugualmente necessario come oggi è necessario avere uno smartphone con una videocamera.

Così come la storia dell’mp3 fu determinata da piccole azioni che determinarono mutamenti globali, così piccole chiusure possono essere lette per la definizione di mutamenti su scala mondiale.

Chatbot e assistenti vocali a lavoro

Come sono utilizzati Chatbot

e assistenti intelligenti a lavoro?

Ad inizio anno è stata condotta una interessante ricerca

dove emergono alcuni elementi

interessanti che vi riporto.

Infatti, sebbene nel mondo consumer,

tra domotica e dispositivi mobile

l’assistenza vocale è abbastanza diffusa,

in ambito aziendale

questa tecnologia tarda a sfondare.

Chatbot e assistenti vocali non sono una novità

I chatbot o gli assistenti vocali a lavoro non sono affatto una cosa nuova. Già nel 1965/1966 vide la luce i primo programma di elaborazione del linguaggio naturale. Si chiamava ELIZA, svolgeva la funzione di psicologo digitale, ed era in grado di “ascoltarti” e rispondere. Anche se in modo, a volte, vago.

Oggi l’assistenza vocale, lo abbiamo visto anche su questo blog, in questi tre anni, ha fatto molta strada e nei nostri dispositivi sono presenti assistenti vocali molto potenti come Siri della Apple o Google Assistant.

Chatbot e assistenti vocali a lavoro

Ma sul mondo del lavoro a che punto sono questi assistenti vocali? Come vengono utilizzati in azienda? Quali sfide stanno raccogliendo, se le stanno raccogliendo?

Dalle interviste a 500 professionisti IT in organizzazioni in tutto il Nord America e in Europa è emerso che nelle aziende con più di 500 dipendenti.

  • Il 40% delle grandi aziende prevede di implementare i chatbots o gli assistenti intelligenti entro il 2019.
  • Il 29% delle organizzazioni ha implementato uno o più chatbot per le attività lavorative. O comunque prevede di implementarli nei prossimi 12 mesi.
  • Il 24% delle grandi aziende con più di 500 dipendenti ha già implementato uno o più chatbot o assistente intelligente AI sui dispositivi aziendali e un ulteriore piano del 16% per adottarli nei prossimi 12 mesi.

Tra le piccole e medie imprese, circa il 15% delle organizzazioni ha implementato uno o più chatbot o un assistente intelligente di IA su dispositivi di proprietà aziendale, e un ulteriore 10% pianifica di farlo nei prossimi 12 mesi.

Microsoft Cortana è l’assistente intelligente più utilizzato sul posto di lavoro

In tutte le dimensioni aziendali, Microsoft Cortana è l’assistente intelligente più popolare sul posto di lavoro.

Questi i dati. Tra le organizzazioni che hanno implementato assistenti intelligenti o chatbots AI per attività lavorative,

  • il 49% utilizza Microsoft Cortana, che è integrato in Windows 10 e
  • il 47% utilizza Apple Siri, che è integrato in iOS e macOS. Inoltre,
  • il 23% delle organizzazioni ha implementato l’Assistente Google, disponibile su vari sistemi operativi e precedentemente noto come Google Now.

Amazon Alexa, sembra avere più utilizzo tra i consumatori … almeno per ora. Tra le aziende che attualmente utilizzano i chatbots o gli assistenti AI,

  • solo il 13% utilizza Amazon Alexa. Tuttavia,
  • un ulteriore 15% delle organizzazioni prevede di implementarlo nei prossimi 12 mesi,
  • quindi i livelli di adozione potrebbero raggiungere quelli di Google Assistant nel prossimo anno.

I sistemi operativi non sono gli unici software integrati con i chatbots o gli assistenti AI. Secondo i dati,

  • il 14% delle organizzazioni utilizza i chatbots AI integrati in strumenti di collaborazione, come Microsoft Teams e Slack.
  • un altro 16% delle organizzazioni prevede di utilizzare i chatbots integrati negli strumenti di collaborazione nei prossimi 12 mesi.

Ma nonostantei rumors delle aziende che creano i propri chatbot AI personalizzati, al momento

  • solo il 2% delle organizzazioni lo ha fatto.
  • il 10% delle organizzazioni ha dichiarato di voler implementare un chatbot AI personalizzato nei prossimi 12 mesi.

Come sono utilizzati sul posto di lavoro?

Tra le aziende che attualmente utilizzano assistenti intelligenti.

  • 46 percento le utilizza per dettatura vocale.
  • il 26 percento le utilizza per supportare le attività di collaborazione del team.
  • 24 percento le utilizza per la gestione del calendario dei dipendenti. 14per cento delle aziende stanno utilizzando a scopo di assistenza ai clienti.
  • il 13 percento li sta utilizzando per assistere le attività di gestione dell’help desk IT.

Tra le Società di organizzazioni che utilizzano i chatbot o gli assistenti intelligenti risulta che

  • il 53% li sta utilizzando all’interno del proprio dipartimento IT. Probabilmente perché i professionisti IT sono i primi ad adottare e testare le tecnologie da distribuirle agli utenti finali.
  • il 23% delle organizzazioni li sta utilizzando nel proprio dipartimento amministrativo.
  • il 20% li utilizza nel proprio servizio clienti.
  • il 16% utilizza i chatbot o gli assistenti intelligenti AI nei propri reparti vendite e marketing.

Spazi di miglioramento

Le aziende che utilizzano i chatbot o  assistenti intelligenti di AI si rendono conto che ci sono ampi spazi di miglioramento.

  • il 59 percento ha affermato che le tecnologie hanno frainteso le sfumature del dialogo umano.
  • il 30 percento ha riferito di aver eseguito comandi imprecisi.
  • l 29 percento ha segnalato difficoltà nel comprendere gli accenti.
  • il 23% delle organizzazioni ha scoperto che gli assistenti intelligenti non sono in grado di distinguere la voce del “proprietario” da altri, il che può essere un problema in un ambiente di lavoro affollato.

E poi ci sono le aziende che si tengono a distanza da questa tecnologia.

  • il 50 per cento ha dichiarato di non usare queste tecnologia per mancanza di evidenze in altre aziende.
  • il 29 per cento cita preoccupazioni relative alla sicurezza e alla privacy.
  • il 25 per cento ha dichiarato che il costo dei chatbot / assistenti intelligenti di Intelligenza Artificiale è alto rispetto alle loro disponibilità.
  • il 19 percento delle organizzazioni che non li usano sono preoccupati per questa tecnologia che distrae i dipendenti a scapito della produttività degli utenti.

L’automazione

La maggior parte dei professionisti IT ritiene che chatbot e assistenti vocali a lavoro miglioreranno la vita di molte persone. L’intelligenza artificiale ​​aiuterà ad automatizzare le attività più banali.

E certo è abbastanza comune ormai trovare articoli o interviste che spiegano di come l’intelligenza artificiale si occuperà di molte attività al posto degli esseri umani. Ma da questo punto di vista i professionisti IT che hanno partecipato al sondaggio sono risultati indifferenti.

Il 40% dei professionisti IT ha affermato che l’intelligenza artificiale può sostituire i lavori di base che non richiedono creatività umana. Tra questi le persone si sentono relativamente sicuri quando si tratta del proprio lavoro. E forse questo dipende appunto dal loro tipo di lavoro che richiede abilità complesse.

Solo il 17% dei professionisti IT crede che l’intelligenza artificiale metterà a rischio il proprio lavoro.

Forza positiva

Ad ogni modo alla domanda diretta se ritiene l”intelligenza artificiale una forza positiva o negativa,  la maggioranza degli intervistati hanno risposto che si tratta di una forza positiva:

  • il 76% dei professionisti IT ritiene che l’automazione automatizzerà attività banali, consentendo più tempo per concentrarsi su iniziative IT strategiche.
  • In media, i professionisti IT credono che il 19% delle loro attività quotidiane correnti possa essere automatizzato tramite automazione intelligente.

Conclusioni

Forse una macchina può sostituire un operaio che svolge attività ripetitive tutto il giorno, e un’auto a guida autonoma potrebbe persino sostituire un tassista.

Ma è ancora lontano, forse, un robot che ripara un pc sul luogo di lavoro, determina il perché non funziona in tempi relativamente brevi, e sostituisca la memoria difettosa.

Almeno, al momento la maggioranza delle aziende non si potrebbe permettere un robot del genere. E quindi si tratta ancora di una tecnologia antieconomica.

Mancano ancora le competenze diffuse, mancano le risorse necessarie. Figurarsi che solo il  tre per cento delle organizzazioni ha una politica in atto su come utilizzare gli assistenti intelligenti, chatbot o altre forme di intelligenza artificiale, e solo l’1 per cento delle organizzazioni offre formazione dei dipendenti su come utilizzare l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro.

E questo ci dice anche quante aziende credano in questo futuro.

Quali investimenti su chatbot e assistenza vocale a lavoro?

I risultati, poi si concludono mostrando che circa un quarto delle organizzazioni prevede di investire nella tecnologia AI nel 2018. E di questi.

  • il 18% delle organizzazioni prevede di spendere $ 10.000 o meno per la tecnologia AI nel 2018,
  • il 7% intende spendere più di $ 10.000.

Le cifre sono leggermente più alte tra le grandi imprese,

  • il 10% prevede di spendere più di $ 10.000.

Ma ovviamente questo non significa che non investiranno in tecnologia. Molto probabilmente i loro investimenti vanno soprattutto verso le tecnologie esistenti in cui assistenti vocali e chatbot possono essere già integrati.

Molta intelligenza artificiale infatti viene utilizzata già per l’elaborazione dei dati e gestione di automatismi semplici.

La tendenza

L’adozione di chatbot e assistenti vocali a lavoro è in aumento nel mondo. Ma non ci sono ancora evidenze di sistemi completamente autonomi. Ossia, la macchina ha bisogno ancora, in certa misura e per determinati compiti, di un supervisore umano.

Che la macchina sia completamente autonoma è qualcosa che vedremo nei prossimi anni.  Ma molti professionisti ritengono che ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Il blog sarà qui a sentire per voi!

Metodologia di sondaggio.

Il sondaggio da cui sono stati estratti le percentuali che riporto in questo articolo è stato condotto da Spiceworks nel marzo 2018 e ha coinvolto 529 intervistati dal Nord America e dall’Europa. I professionisti IT sono stati scelti tra milioni di professionisti ma si sono scelti anche in base alle  dimensioni aziendali. Per cui si sono presi professionisti anche di piccole e medie imprese. I settori di provenienza sono anche vari, assistenza sanitaria, organizzazioni non profit, istruzione, governo e finanza.

L’UX frena l’assistenza vocale?

È possibile che UX e assistenza vocale, in questo momento, facciano a pugni? Che l’UX freni l’assistenza vocale? È possibile che il più grande ostacolo all’uso degli assistenti vocali e delle interfacce conversazionali sia proprio l’user experience, l’esperienza d’uso? Proprio l’assistenza vocale che ha come obiettivo quello di allargare il bacino di utenza a tutti per la facilità d’uso, in realtà pone degli ostacoli al suo uso quotidiano? E dunque potrebbe essere questo il motivo per cui alcuni miei colleghi guardano con diffidenza agli assistenti vocali e al mio blog? È questa la ragione di un certo scetticismo?

L’esperienza delle persone non è ancora ottimale. O, come sono personalmente convinto, l’esperienza e l’uso non rispecchiano le aspettative. Ma il lancio dello smartspeaker Google Home e del software Google Assistant hanno tracciato una via che durerà più di quanto si possa prevedere.

Il blog è nato proprio per parlare di queste cose ed essere consapevoli. Ed è per questo che ripercorro con voi l’articolo di Rebecca Sentance, con le mie riflessioni personali.

Le prime parole di Siri

Se si esegue una ricerca vocale in inglese, “Quando è stato lanciato Siri?” Google rimanda all’introduzione che ne da Wikipedia:

Siri è l’assistente digitale sviluppato dalla Apple Inc. presente nei dispositivi iOS, macOS, watchOS e tvOS, quali iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e Apple TV.

In italia, invece, Google Assistant rimanda ai vari link e parla solo se si chiede “Cos’è Siri?”.

Siri, l’assistente vocale di Apple, come sappiamo è nata con il lancio dell’iPhone 4S nell’ottobre 2011.

Da allora si è cominciato a parlare di comandi vocali non più come fantascienza ma come vera e propria realtà. Solo da qualche anno a questa parte se ne parla più frequentemente. Si veda la nascita di questo blog. E posso testimoniare che rispetto ai miei esordi, nel 2015, il numero di articoli presenti, sul web, sul tema sono sempre più numerosi.

Nel campo della ricerca, poi, la ricerca vocale è indicata come una delle principali tendenze che daranno forma all’industria, nell’immediato prossimo futuro.

Chi usa l’assistenza vocale?

Ma quanti di voi stanno utilizzando realmente e quotidianamente l’assistenza vocale? Chi risponde positivamente, probabilmente sarà una minoranza. Soprattutto si tratta di “addetti ai lavori.” Tra questi molti scettici che stressano il sistema, lo mettono in difficoltà l’assistenza vocale e tendono giustamente ad evidenziare, anche giustamente, i difetti.

Poi ci saranno anche tanti “makers” che smanettano su ogni novità tecnologica e questi sono coloro che diffonderanno davvero questa tecnologia tra le persone.

La maggior parte ci avrà giocato forse qualche minuto, per vedere l’effetto che fa e poi ha abbandonato la diavoleria che risponde solo ad una certa tonalità e ad un certo modo di dire “Ok Google” in perfetto american slang. E non vi sembri strano che la pronuncia corretta di Google sia tra le competenze di una minoranza di persone.

Senza dover disturbare i sondaggi, il fatto che si vedono, nel 2018, persone alla guida che usano il proprio smartphone usando vista e tatto, significa che neppure siamo arrivati al vivavoce. Altro che assistenza vocale.

Se Google fosse una persona?

Ma cosa accadrebbe se Google fosse una persona reale? È quello che si è immaginato in una memorabile webserie, di qualche anno fa, dal titolo “If Google Was a Guy”.

In uno spezzone una ragazza chiede quanto sia grande il Serengeti. Per la cronaca “La pianura di Serengeti è una regione di circa trentamila chilometri quadrati, costituita da prateria, savana e boschi situata in Africa orientale”.

Al quale l’assistenza vocale, non riconoscendo la pronuncia corretta, in inglese, confonde Serengeti con spaghetti. Il che fa infuriare la ragazza.

Il video vuole far ridere e ci riesce. Ma nella vita reale un errore di questo genere non fa ridere. Anzi. Porta la persona ad arrabbiarsi sul serio e ad abbandonare l’uso degli assistenti vocali.

Nonostante il potenziale rivoluzionario dell’interfaccia vocale, l’esperienza dell’utente, la user experience non è ancora al massimo della forma.

Conversazioni comiche o frustranti?

Bisogna assolutamente dire che gli assistenti vocali hanno fatto passi da gigante in termini di accuratezza del riconoscimento vocale negli ultimi anni. Le intelligenze artificiali di Google e Microsoft si avvicinano al 95% di riconoscimento. Che è poi il livello umano. Anche noi ci perdiamo il 5 percento delle conversazioni e compensiamo con altre capacità.

Le interfacce vocali sono progettate per imitare le conversazioni umane e così, quando conversiamo con un assistente vocale, si entra in un contesto che, fino ad oggi, è stato esclusivamente umano. Un contesto che è completamente diverso rispetto a quando ci mettiamo davanti ad un “disumano” schermo.

Forse un romano della Roma Antica comprenderebbe meglio un assistente vocale rispetto a noi. Per i Romani di allora la parola non era un’esclusiva umana, nel senso ampio che abbiamo oggi. Per gli antichi romani gli schiavi, per esempio, erano strumenti parlanti, per nulla paragonabili ad un essere umano. Definiti appunto Res vivente, (res significa, in latino, cosa) Anche i barbari erano coloro che balbettavano parole insensate e molto più vicini ad animali, appunto, che ad essere umani.

Forse, a ben pensare, noi ascoltiamo e trattiamo questi avanzati assistenti vocali con lo stesso disprezzo.

Aspettative molto alte

Lo dicevo due anni fa al WIAD Palermo 2017. I nostri punti di riferimento per l’assistenza vocale sono film di fantascienza e fumetti. Il nostro immaginario ha aspettative tanto alte quanto irreali rispetto alle capacità di questa tecnologia. Eppure più queste conversazioni migliorano, più ci aspettiamo che gli assistenti vocali digitali si comportino come umani. E quando per una qualche ragione non ci capiscono, subito ce ne allontaniamo.

Come se poi fosse stato naturale iniziare nuovi lavori stando davanti ad uno schermo. Cosa che ancora non tutti sono in grado di fare. Come se l’uso di PC fosse davvero così diffuso da permeare la totalità dell’Umanità. Per chi oggi fa uso quotidiano di questi strumenti, ricordo che sono passati decenni dal primo contatto con un computer dove la maggior parte delle persone ha iniziato a giocare. Nel tempo abbiamo imparato a farci altro, oggi sappiamo, grosso modo, cosa possono fare e come funzionano. E come rispondono.

Portare l’interazione all’interno del nostro mondo conversazionale (che ripeto ancora è un mondo complesso) significa cambiare completamente prospettiva. All’improvviso entrano in gioco una serie di aspettative completamente nuove. Vogliamo e pensiamo che i nostri assistenti vocali pensino, rispondano e ragionino come gli umani e l’esperienza dell’utente è prevedibilmente insufficiente.

Tocca all’architettura dell’informazione conversazionale colmare questo vuoto, come immagino stia accadendo oltreoceano. Insieme ad una moltitudine di professionalità che ruotano intorno all’assistenza vocale, tra figure più tecniche e figure prettamente umanistiche.

Un giorno vivremo come nel film HER e ci ritroveremo a parlare con i nostri assistenti vocali. Ma se dai romani ad oggi sono passati 2000 anni, da Google Assistant ad Her ne passerà del tempo. Non dico altri duemila anni, ma qualche decennio sicuramente.

Scelta e contesto

I problemi sono tanti e diversi. Le interfacce vocali danno l’illusione dell’interazione umana. Illusione, straordinaria, potente, ma pur sempre un’illusione.

Per far funzionare gli assistenti vocali le persone devono pronunciare esattamente le parole e i comandi giusti. E queste parole non sempre sono intuitive. Non solo. Ma gli assistenti vocali non mantengono sempre il contesto di conversazione come facciamo noi, per esempio, con il principio di cooperazione Grice.

Al momento le migliori interazioni sono limitate agli acquisti. Ecco perché il grande successo di Amazon Echo. I passi successivi ad un dialogo, invece, non sono soddisfacenti. Ecco perché tutti gli altri inseguono.

La semplicità non garantisce necessariamente l’usabilità e la mancanza di funzionalità disponibili può essere spesso più frustrante che utile. Nel momento in cui gli utenti non riescono a ottenere facilmente ciò di cui hanno bisogno con un’interfaccia, gli assistenti vocali verranno disattivati, indipendentemente da quanto efficientemente consentano loro di riordinare gli asciugamani di carta.

Fiducia dell’utente vincente

Ma la sfida più importante è quella di ottenere e mantenere la fiducia delle persone che fanno uso di questa tecnologia.

Nelle giuste circostanze, l’interazione vocale uomo-macchina è uno strumento molto utile. Purtroppo bastano un paio di esperienze negative per far mettere da parte, per sempre, le interfacce vocali.

Lo stesso Greg Hart, vicepresidente di Amazon, responsabile di Echo e Alexa, ha dichiarato che

la creazione di un assistente vocale in grado di rispondere a ogni possibile query è un problema davvero difficile.

Forse è qui che, nel 2011, Apple ha sbagliato. Ha sbagliato nell’invitare le persone a chiedere qualsiasi cosa a Siri. Forse già dalla sua nascita Siri era destinata a fallire.

Oggi sappiamo, per certo, che i comandi vocali funzionano meglio con vincoli specifici e ristretti. Le nostre aspettative sono ancora alte ma gli sviluppatori pongono dei freni proprio per riconquistare la fiducia degli utenti.

Per non parlare poi del suono della voce, le nostre pronunce, gli aspetti di fisica acustica, pongono degli ostacoli all’esperienza d’uso.

UX e assistenza vocale – Conclusioni

Sebbene in questi giorni stia usando Google Assistant e già ho amici che hanno acquistato i primi interruttori ad interfaccia vocale, io stesso non ho messo tra le mie priorità l’uso dell’assistenza vocale. Non sempre ho il piacere di ripetere più volte “ok Google” per non arrivare a quello che mi aspetto di trovare.

Ogni volta che una persona rinuncia ad usare l’assistenza vocale è un fallimento. Certo. Ma questi fallimenti frenano non fermano.

Oggi, mentre la discussione è ferma a quanto bene o male funzionino, a quanto pericolosi possano essere, si sta aprendo un mercato enorme di oggetti parlanti.

In un modo o nell’altro presto avremo nelle nostre case questi oggetti della domotica e impareremo ad usarli.

Personalmente, piuttosto che giudicare i fallimenti, sono felice di partecipare a questo tempo. E resto a guardare tra l’incuriosito e il meravigliato. Sono felice di poter vedere i primi passi (diciamo quelli più consistenti) di questa tecnologia che mi affascina. E persino gli errori mi fanno tenerezza. Poter partecipare con il mio blog, a questa trasformazione, per me è una soddisfazione che supera persino la gioia di sapervi miei lettori.

Con i miei articoli spero solo di poter dialogare e conversare con altri essere umani sul tema. E intanto, grazie sempre di essere arrivato fin qui.

Smart Speaker – Amazon Echo, Google Home e gli altri

Uno smart speaker, in pratica, è una cassa con cui si può interagire attraverso la propria voce. Una volta acceso, si possono fare delle domande o chiedere di eseguire dei comandi vocali. L’altoparlante esegue. Gli smart speaker sono pensati per stare al centro di una casa connessa (o una casa invisibile) e sono un pezzo rilevante della domotica. E di tutta una serie di accessori connessi con la domotica.

Non c’è ancora una grande letteratura a riguardo. Persino Wikipedia esprime poche righe a riguardo. Questo blog se ne occupa quasi settimanalmente.

Sul web si scrive soprattutto riguardo gli smart speakers principalmente per chiedersi se questi dispositivi avranno o meno un futuro. Chi mi segue, sa che me ne sono occupato più volte da tempo. Spero di averlo fatto in modo più laico possibile. Anche se, forse, me ne sono occupato in modo più filosofico. Dando maggiore rilievo all’assistenza vocale e Etica, dando per scontato che tutti sapessero cosa fossero gli smart speakers.

Inoltre, vedremo presto, fisicamente, questi dispositivi anche in Italia. E questo articolo è uno dei tanti della serie di articoli e analisi per capire meglio cosa sono gli smart speakers, cosa possono fare, come poterli usare in futuro e  quali campi stanno rivoluzionando.

Cos’è uno smart speaker

Tecnicamente uno smart speaker è una cassa altopalante (speaker) o dispositivo intelligente (smart) che attraverso la tecnologia wireless Wi-Fi, e/o bluetooth, si collega ad internet e interagisce con le persone. Gli smart speakers, sono appunto smart perché usano un assistente vocale come interfaccia. L’assistente vocale ascolta la nostra voce, comprende i comandi vocali che gli vengono dati e li esegue. Generalmente attivandosi oggettivamente per quello che può fare: trasmettere musica per esempio; oppure attivando oggetti fisici, che siano, ovviamente, connessi.

Tra le tante cose uno smart speaker può acquistare, sotto la nostra guida, prodotti su internet, informarci sul meteo o sul traffico, calendarizzare la nostra giornata, gestire gli oggetti connessi della nostra casa, raccontare o leggere per noi i nostri libri acquistati sul nostro kindle.

Amazon sta spingendo tantissimo così come abbiamo visto sui cosa possiamo chiedere ad Alexa.

Attivazione vocale speaker wireless home page di google

Innanzitutto bisogna impostare e settare i dispositivi. Per fare questo si deve installare l’app Google Home sul proprio smartphone di ultima generezione e configurare le impostazioni iniziali per l’altoparlante.

Ciascun modello ha le proprie forme di settaggio. A seconda del proprio abbonamento, per esempio, potrebbe essere necessario dover creare un account in aggiunta all’account Google.

1 Accedere a Google Play o all’App Store dallo smartphone/iPhone.
Installare l’app Google Home sullo smartphone/iPhone.
Per i dettagli visitare il sito web all’indirizzo google.com/cast/setup/.
2 Avviare l’app e seguire le istruzioni su schermo per configurare le impostazioni iniziali dell’altoparlante.
Impostare l’altoparlante in modo che utilizzi la stessa connessione Wi-Fi dello smartphone/iPhone.

Assistente vocale da casa

Se la casa è connessa, lo smart speaker può diventare facilmente un assistente vocale da casa. Questo significa che se le luci di casa sono connesse è possibile chiedere allo smart speaker di accendere o spegnere le luci. Sarà possibile ordinare di aprire o chiudere le tapparelle di casa, programmare l’accensione o lo spegnimento del riscaldamento, così come quello del condizionatore. E così di seguito come propone tutta la tecnologia disponibile della domotica.

Connettendo lo smart speaker ad una carta di credito è possibile chiamare un taxi o una macchina Uber, prenotare un posto a teatro o al cinema, acquistare prodotti di consumo quotidiano che ti mancano al momento. Come fosse un Dash Botton.

Per questo motivo qualcuno li chiama già assistenti vocali da casa. In realtà, ancora di case pienamente connesse non ce ne sono tante. Ma la strada, a prescindere da quanto pensano e dicono gli scettici, è avviata. Tanto più che la prossima rivoluzione sarà la realtà aumentata, che vedrà un nuovo salto tecnologico.

Il contesto degli smart speakers: la domotica

Come ho già avuto modo di dire in passato, l’unico limite che oggi stanno incontrando gli smart speakers è proprio il fatto che gli assistenti vocali stanno entrando in un contesto di cui non fanno parte. Ossia non tutti sanno o hanno confidenza con questo strumento. La maggior parte delle nostre case non sono connesse. Magari sono case invisibili, ma sono, ancora, analogiche ed hanno ancora a che fare con maniglie, chiavi, e chiavistelli. Come raccontavo, attraverso i dubbi di Jeson Masut, nell’articolo Interfacce utente senza schermo.

Eppure i cambiamenti avvengono anche lentamente. Le nostre case sono diventate invisibili; sono caduti i muri che separano la nostra vita pubblica da quella privata, come spiegato nell’ Onlife manifesto; il nostro modo di viaggiare e di sperimentare i viaggi è cambiato, le nostre relazioni si modificano. Il mondo sta subendo mutamenti importanti. Mutamenti antropologici profondi.

Gli smart speakers sono oggetti che modificheranno il modo di interagire con le nostre case. E le nostre case saranno altri nodi di connessione. L’automazione della casa, il controllo da remoto degli oggetti, sono azioni sempre più reali.

E tutto grazie ad un piccolo oggetto posto al centro della nostra casa.

WIAD Palermo 2018

Assistente vocale proprietario

Gli smart speakers si basano fondamentalmente sulla tecnologia degli assistenti vocali. Assistenti che in un modo o nell’altro sono già presenti su tutti i dispositivi mobile e smartphone.

Infatti, sicuramente possedete uno smartphone con un assistente vocale proprietario. È il caso di Siri, se avete un Apple iPhone 7 Smartphone 4G, oppure di Cortana se avete uno Microsoft Smartphone, o di Bixby se siete in possesso di un Samsung Galaxy S7. Se, invece, siete possessori di altre marche con sistema Android di media e bassa qualità, anche se non avete un assistente proprietario, avrete sicuramente la possibilità di scaricare l’app di google o google Chrome dove c’è OK Google Google Assistant.

Amazon Echo Cos’è

Lo sviluppo di questa tecnologia, sempre più pervasiva, anche se ancora poco utilizzata ha portato allo sviluppo di nuovi dispositivi. Nel 2014 ha visto la luce Alexa, un assistente vocale che ha preso le forme di Amazon Echo. Una cassa cilindrica con microfono. Noi parliamo, Alexa risponde, interagendo con le ricerche che svolge su internet o con gli oggetti connessi con Amazon Echo e la casa.

Alexa esegue i compiti che sono tipici di tutti gli assistenti vocali di cui abbiamo già detto. Ma Alexa ha una marcia in più, rispetto agli altri. La marcia in più è la connessione con lo store di Amazon. Store di cui già ci fidiamo, quasi ciecamente. Dove facciamo una buona parte dei nostri acquisti.

Se vuoi approfondire potresti leggere : Controlla ogni cosa con la tua voce – Skills Amazon Alexa.

Smart speaker con touchscreen

Quando ho parlato di architettura dell’informazione conversazionale riprendevo il parere di Peter Morville che invitava gli architetti dell’informazione ad aiutare gli assistenti vocali. Peter Morville, inoltre, invitava le case di produzione a creare un touchscreen che aiutasse l’utente a usare meglio gli smart speakers.

Echo Show

A quanto pare non è più il solo a pensarlo e dopo qualche rumors sul nuovo Amazon Echo è arrivato l’Echo Show.

Quello che sembrava un oggetto trascurabile si sta trasformando pian piano in un qualcosa di molto più complesso: lo dimostrano le ultime scelte di Bezos e soci e la recente creazione di uno speaker tutto nuovo, denominato Echo Show.

Uno dei problemi avvertiti da chi ha utilizzato Amazon Echo è stato quello di non avere un appoggio visivo. Una specie di stampella dove appoggiarsi qualora  il dispositivo non capisse correttamente quello che si diceva.

Daltronde l’abitudine di eseguire comandi a schermo non poteva e non potrà decadere del tutto. Lo schermo, questa volta visto come accessorio, darà maggiori possibilità di interazioni.

Amazon Show inoltre è dotato di una telecamera e permetterà al nuovo smart speaker di Amazon di diventare un telefono, con la possibilità di videochiamate tra dispositivi Amazon o che comunque hanno installato Alexa.

Amazon Echo Italia

Al momento, non esistono Smart speakers in Italia. Per esempio, si trova in vendita il iLuv Bluetooth. Che funziona attraverso Alexa. Peccato che, al momento, Alexa non funziona in Italia. Semmai si deve comprare sul mercato internazionale e si dovrebbe parlare in inglese. La lingua che al momento parla l’assistente vocale di casa Amazon.

Se si vuole provare, è necessario sapere che si può utilizzare solo come cassa per ascoltare le web radio. Che è comunque già una bella cosa, ma non funziona da assistente vocale.

Amazon Echo al momento non è disponibile in Italia. Alexa parla ancora in Inglese E Amazon Echo Italia non ti permette di acquistare il suo smart speaker. A meno che non vai sul Amazon.com e allora da lì puoi acquistare il tuo smart speaker. Ma attenzione, parla in inglese. E ancora non si sa, se sarà possibile, in futuro, riadattarlo in lingua italiana. Meglio aspettare.

Amazon Echo prezzo

Il prezzo dell’Amazon Echo è, nel momento in cui scrivo, di 119 dollari. Non si trova su Amazon.it ma esclusivamente su Amazon.com. Un prezzo ridotto ha il fratello minore Amazon Echo Dot.

Google Home cos’è

Inutile nascondere o cercare di presentare Google Home con altra parole. Google home è la copia di Amazon Echo. Con una sostanziale variante. Mentre Amazon Echo ha dalla sua parte lo store di Amazon.it, Google Home ha dalla sua parte il motore di ricerca e il suo store.

Insomma, una bella sfida.

Google Assistant si comporta esattamente come Alexa, rispondendo alle domande e interagendo con l’utente senza l’aiuto di uno schermo.

Come oggetto è stato studiato un po’ meglio. Il design è accattivante e simpatico. Ed è un oggetto che sta bene in casa.

Ovviamente come dicevo prima rispetto alla domotica, l’introduzione di questi oggetti nella nostra vita quotidiana è lento. Tanto più che parlano inglese e poco italiano. E il loro sviluppo è equiparato al numero di oggetti a cui è connesso. Le potenzialità di Google Home sono tante. Basti pensare alla quantità di dati e informazioni di cui dispone Google. E pensiamo anche alla compatibilità con tutti i servizi che già usiamo di Google: Gmail, Drive, Calendar, Houngout e tanto altro.

E ancora, dal palco di Google I/O si è saputo che sarà possibile impartire comandi ad applicazioni di terze parti, non proprietarie. Che sarà possibile usare una tastiera per inviare comandi e di fare acquisti usando l’assistente vocale.

Attivazione vocale speaker wireless home page di google

Innanzitutto bisogna impostare e settare i dispositivi. Per fare questo si deve installare l’app Google Home sul proprio smartphone di ultima generezione e configurare le impostazioni iniziali per l’altoparlante.

Ciascun modello ha le proprie forme di settaggio. A seconda del proprio abbonamento, per esempio, potrebbe essere necessario dover creare un account in aggiunta all’account Google.

1 Accedere a Google Play o all’App Store dallo smartphone/iPhone.
Installare l’app Google Home sullo smartphone/iPhone.
Per i dettagli visitare il sito web all’indirizzo google.com/cast/setup/.
2 Avviare l’app e seguire le istruzioni su schermo per configurare le impostazioni iniziali dell’altoparlante.
Impostare l’altoparlante in modo che utilizzi la stessa connessione Wi-Fi dello smartphone/iPhone.

Apple

Figurarsi se Apple non fosse della partita. Apple è avanti nell’assistenza vocale, con Siri. Ma sta arrivando in ritardo rispetto ad Amazon sullo sviluppo di uno smart speaker.

Nel 2015 infatti, Apple ha lanciato i prodotti e accessori HomeKit Apple. E uno smart speaker sarebbe stato uno sviluppo ovvio. A frenare saranno state le improbabili possibilità di chiudersi del tutto, come al suo solito, nella sua torre di avorio? Incredibilmente, infatti, già esistono una serie di accessori HomeKit Apple compatibili.

Solo in questi giorni si è parlato del fatto che è in arrivo un assistente casalingo touchscreen marcato Apple. A rafforzare questi rumors c’è una intervista di Phil Schiller, vicepresidente per il product marketing a livello mondiale di Apple, in cui afferma.

Sebbene l’utilizzo della voce permetta un’interazione abbastanza comoda con il dispositivo, ci sono comunque delle situazioni in cui la presenza di un display può risultare estremamente più efficiente. L’esempio è quello della consultazione di un percorso stradale. Per quanto Siri possa descriverlo precisamente, attraverso l’utilizzo delle parole, la presenza di una mappa a schermo rende il processo di navigazione molto più semplice e immediato. Dal momento che l’utente è in grado di capire a colpo d’occhio il tragitto da percorrere.

Homepod di Apple

L’homepod di Apple è lo smart speaker di casa Apple. Il suo stile è tipico della casa di Cupertino ma la somiglianza con i fratelli maggiori Amazon Echo e Google Home è notevole. L’HomePod è uno smart speaker di eccezione. E punta ad essere più speaker che smart. Infatti, l’homepod è equipaggiato di un woofer di 4 pollici, di 7 tweeter e 6 microfoni per ascoltare la voce dell’utente.

Per un controllo ottimale l’ HomePod è compatibile con iPhone 5s e successori su cui è installato iOS 11.

Homepod speaker

HomePod è costruito principalmente per far ascoltare la musica. Ed è rivolto ad un pubblico di audiofili.

Cortana insegue

Tutte le major produttrici di computer hanno voglia di cercare e trovare nuovi mercati che permettano nuove espansioni economiche.

La crecita all’infinito non è naturale. Prima o poi un mercato si satura. Per questo motivo Microsoft, che insegue nella sfida degli smart speakers, sta sfruttando una nuova filosofia.

Intanto ha creato il proprio assistente vocale. Il suo nome è Cortana. E l’assistente vocale di Microsoft è alla base di windows 10. In questo modo, l’assistente vocale potrebbe controllare la casa connessa da dispositivi che già possediamo. Se si decidesse di usare Cortana, non sarebbe necessario comprare uno smart speaker come Amazon Echo o Google Home.

Ovviamente resterebbe il limite dei possibili acquisti che invece si possono fare su Amazon.it o su Google Store. Ma, appunto, gli obiettivi di Microsoft sono altri. E altre sono le fette di mercato che vuole conquistare.

Da tenere sempre presente è comunque che nulla di quanto fin qui fatto e sviluppato (e da parte mia scritto), resterà così come è. Siamo in pieno sviluppo. Certo, sono tracciate le linee guida. Ma è necessario osservare e stare a guardare.

Harman Kardon Invoke

Chi segue il blog sa che ho già parlato dell’ Audio Harman Kardon e della qualità dei suoi speaker. Proprio per questo Microsoft ha deciso di affidarsi alla casa americana per la guerra che si sta combattendo tra gli gli assistenti vocali.

La FCC, l’ente che si occupa di certificare i dispositivi come gli smart speaker ha svelato alcune specifiche tecniche dello Harman Kadon Invoce.

La FCC dichiara che lo smart speaker gestito da Cortana pesaun clilo, ha un telaio in alluminio, è dotato di  tre woofer da 45 millimetri e tre tweeter da 13 millimetri con una risposta in frequenza compresa tra 60 Hz e 20 kHz. La connettività è garantita dai moduli WiFi 802.11a/b/g/n/ac dual band (2,4 e 5 GHz) e Bluetooth 4.1.

Le attività di Harman e karond Invoke sono diverse

  • rispondere o interrompere una chiamata Skype,
  • impostare una sveglia
  • Azionare la riproduzione della musica.

Invoke, infatti, supporta molti servizi di streaming come Pandora e TuneIn o Spotify.

Smart Speaker in Italia

Al momento, in Italia, non ci sono smart speakers disponibili in lingua italiana. Per esempio, si trova in vendita il iLuv Bluetooth. Che funziona attraverso Alexa. Peccato che, al momento, Alexa non funziona in Italia. Semmai si deve comprare sul mercato internazionale e si dovrebbe parlare con Alexa in inglese. La lingua che al momento parla l’assistente vocale di casa Amazon.

Se si vuole provare, è necessario sapere che si può utilizzare solo come cassa per ascoltare le web radio. Che è comunque già una bella cosa, ma non funziona da assistente vocale.

Chi dice casa dice famiglia

Se ancora non fosse chiaro, qualunque cosa pensiamo noi osservatori e analisti, lo sviluppo in questa direzione è sempre avviato. Da qualche giorno è arrivato Google Family.

Condividi contenuti di intrattenimento e rimani in contatto con le persone che ami. Crea un gruppo Famiglia a cui possono partecipare fino a sei familiari per sfruttare insieme tutto il potenziale di Google.

Ma già Amazon, da tempo, aveva aperto i propri servivi alla famiglia con Amazon Household

Personalmente non mi appare troppo pellegrina l’idea che questi servizi abbiano uno scopo. Ossia raccogliere dati della famiglia per e attraverso i rispetti smart speakers.

Insomma, ne sentiremo ancora delle belle. Tutto grazie ad Amazon Echo e Google Home. Due semplici speaker ma con una pervasività mai vista fino ad oggi. Due assistenti casalinghi con cui interagire, connettersi, giocare, interloquire. La domotica in casa a basso costo e alla portata di tutti. Il controllo totale di tutto con un solo smart speaker.

Donare la voce – VocalID, Una parola per NeMO, Common Voice e Libroparlato

È possibile donare la voce a chi non ce l’ha. Alcune malattie degenerative, infatti, compromettono spesso l’apparato fonetico e portano ad una sorta di mutismo. La tecnologia oggi messa a disposizione è quella dei sintetizzatori vocali. Questi sintetizzatori però hanno un suono meccanico, diciamo robotico. Mancano di calore, di calore umano.

Per questo motivo qualcuno ha pensato di risolvere il problema e creare una voce più umana con il contributo di tutti. Ne parla il sito disabili.com.

Secondo l’idea di Rupal Patel “le voci sintetizzate devono essere uniche come le impronte delle proprie mani”. Lei, ospite alla conferenza TED, è la creatrice e direttrice di VocalID (vocal identity), la compagnia che raccoglie migliaia di voci da tutto il mondo, crea profili dettagliati e li rivende a persone che ne fanno richiesta.

Rupal Patel fa notare che la voce di Stephen Hawking a volte è la stessa ad essere utilizzata da una bambina di 5 anni, colpita da una malattia differente: “Ciascuno di noi ha una impronta vocale unica che ne riflette l’età, la grandezza ma anche lo stile di vita e la personalità. Citando il poeta Longfellow ‘la voce umana è l’organo dell’anima’”.

Non immagineremmo mai di dare ad una bambina una protesi di un arto di un uomo adulto. Perché non è lo stesso con la voce del sintetizzatore?

VocalID

VocalID è una applicazione in inglese, solo per la lingua inglese e a pagamento.

Per registrare la propria voce serve trovarsi in una stanza molto silenziosa e avere un microfono abilitato del proprio dispositivo smartphone. Il processo è semplice ma richiede molto tempo. Alcune ore. Dopo la registrazione, alcune persone dedicate all’applicazione selezionano la voce in base ad età, sesso, nazionalità, per creare profili unici.

Queste configurazioni personalizzate verranno associate a persone senza voce, con caratteristiche simili al donatore ed implementate nel suo sintetizzatore.

Rupal Patel – Voci artificiali uniche come impronte.

Una parola per NeMO

Su questa scia Una parola per Nemo è una applicazione che permette di donare una parola ai malati di SLA che perdono la parola, in italiano.

A fine anno 2017 il centro Clinico NeMO ha lanciato una campagna #unaparolapernemo e invita tutti a partecipare alla creazione di un archivio di voci, regalando una parola ai pazienti a cui la voce è venuta a mancare a causa della malattia.

Nemo my voice video.

Per restituire dunque una voce umana alle persone affette da SLA il Centro Clinico NeMO ha lanciato questa campagna #unaparolapernemo.

COME DONARE #unaparolapernemo

Tutti possono contribuire a una parola per NeMO, scaricando la App NeMO-MY VOICE su App Store per chi possiede i prodotti Apple oppure su Android con Google Play registrando una parola. La parola verrà inviata dall’App stessa in un vocabolario posto nel cloud che converge nel progetto “Banca della Voce”.

L’App NeMO-MY VOICE può essere scaricata su tutti gli smartphone dalle piattaforme App Store e Google Play al costo di 2,30 euro. Il ricavato dei download andrà in donazione al Centro Clinico NeMO per sostenere tutte le progettualità di “Voice Banking”, è stata sviluppata dalla Società di Information Technology No-Hup.

Common Voice di Mozilla

Un altro progetto di donazione della propria voce è stato ideato da Mozilla. Lo scopo principale di Common Voice è quello di dare voce all’intelligenza artificiale. Ma nulla vieterà in futuro di utilizzare questa tecnologia proprio per favorire i malati di malattie degenerative e disabili.

Altra caratteristica di Common Voice è la gratuità della donazione della propria voce.

Secondo Wired

Mozilla ha deciso di creare un enorme archivio disponibile a tutti gli sviluppatori che vogliano progettare meccanismi conosciuti come “speech-to-text”, cioè capaci di riconoscere e trascrivere gli audio in testo.

Il progetto di crowdsourcing si chiama Common Voice e funzionerà, utenti permettendo, come motore open source di riconoscimento vocale, dal quale potranno poi attingere tutti quelli che vogliono creare applicazioni per il web o dispositivi vari.

L’appello “Dona la tua voce!” fa eco all’obiettivo di raggiungere 10mila ore di audio con accenti differenti (la lingua scelta è l’inglese) da mettere poi a disposizione pubblicamente entro la fine dell’anno.

Per chi vuole partecipare, il funzionamento è semplice: basta andare sul sito, o sulla relativa app per iOS, e registrare le frasi che sottopone (si possono anche riascoltare ed eventualmente cambiare).

Libroparlato

Altro progetto per donare la voce è Libroparlato che ha lo scopo di creare audiolibri per non vedenti. Qui le richieste sono un po’ più alte. Non basta donare la voce. È necessario superare un provino e rispettare alcune regole.

Dal sito è possibile leggere che possono partecipare

Tutti coloro che possono dedicare gratuitamente e costantemente alcune ore libere alla settimana per questa attività, nel rispetto dei tempi assegnati dal Centro, in questo modo sarà possibile consegnare ai nostri utenti gli audiolibri in tempo utile.

Così come avere alcuni prerequisiti artistici

Per diventare donatori di voce è necessario possedere una lettura chiara, espressiva, non monotona, non declamatoria; Possedere la capacità di modulare la voce cambiando il tono quando necessita: il rispetto della punteggiatura assume un ruolo importantissimo nella gradevolezza di ascolto.

Donare la voce

La nostra voce è lo strumento che ci permette di entrare in relazione con il mondo. Non è solo un canale di comunicazione. Attraverso la nostra voce gli altri comprendono il nostro stato d’animo, quello che proviamo. Ad un orecchio attento non sfugge neanche se diciamo la verità o meno.

Ne abbiamo parlato diverse volte qui sul blog. Partendo dalle geografie emozionali e geografie dell’ascolto siamo arrivati a parlare della prima volta che si entra a far parte del contesto sonoro, così come per parlare di come la nostra voce influenza il nostro stato d’animo.

Insomma, è uno strumento importante e potente. Farne un buon uso è importante. Almeno quanto riuscire a donarlo a chi non ne possiede la facoltà.

Intervista a Stefano Arciero e la ripresa binaurale

Ho conosciuto Stefano Arciero grazie a Francesca Clementoni, amica conosciuta grazie alla passione comune per la radio e per i suoni. Lettrice del blog, radiofonica e amante dell’audio ha avuto il piacere di contribuire mettendomi in contatto con Stefano. E gliene sono davvero grato.

Da qualche mese a questa parte, infatti, il blog è diventato un centro di studio che unisce coloro che amano il suono e l’innovazione. I commenti stanno diventando sempre più numerosi e c’è davvero uno scambio e una costruzione di valore intorno ai temi trattati.

Tutte le foto di questo articolo sono state concesse al blog da Stefano Arciero e Vs3D.

Chi è Stefano Arciero?

Dal suo sito professionale Vs3D si legge.

Stefano Arciero si laurea nel 2007 con una Tesi Sperimentale (durata nove mesi) sulla Sintesi Binaurale, realizzata mediante Filtri Digitali e tanto calcolo matematico.
Subito dopo inizia il percorso di “Specializzazione” ed ha la fortuna di imbattersi nel sito Terzo Orecchio di Franko Russo e di ascoltare le Registrazioni Binaurali da lui realizzate.
Usando semplicemente il suo allenato orecchio, Stefano comprende subito che non è possibile eguagliare la qualità ed il realismo del Sistema Binaurale Neumann®, né l’esperienza raggiunta da Franko nei suoi lunghi anni di sperimentazione diretta.
Così decide di abbandonare il suo percorso di ricerca sulla sintesi, formule comprese, per dedicarsi completamente alla Ripresa Binaurale, come allievo, socio, amico, fratello di Franko.

Ma ci sarebbe molto altro ancora da dire. La sua competenza sul suono è molto vasta. Quando ci siamo sentiti mi ha raccontato di un mondo sonoro in evoluzione pieno di meraviglie.

Intervista a Stefano Arciero

Ci sarebbe sicuramente tanto altro da chiedere a Stefano. Ma non aggiungo altro. E magari più avanti ci saranno altre occasioni per invitarlo. Stefano Arciero è stato generosissimo nelle risposte. Più che una intervista si tratta di una guida all’audio binaurale. Ed è davvero un onore poter ospitare qui sul blog le sue parole.

Solo un consiglio prima di cominciare a leggere, recuperate un paio di cuffie. Sarebbe meglio avere delle cuffie di ottima qualità, ma vanno bene quelle che vi ritrovate. Durante la lettura Stefano consiglia alcuni brani da ascoltare e che vi faranno capire, al meglio, di cosa stiamo parlando.

L’audio 3D è una esperienza! Ricorderete a lungo questo articolo. Mettetevi comodi e, come dice lo stesso Stefano Arciero, godetevi il viaggio!

Ascolto

Cos’è per te l’ascolto? Quale definizione emozionale/affettiva daresti?

Esistono differenti modi di ascoltare che dipendono dal tipo di attenzione e concentrazione che mettiamo nell’ascolto. L’attenzione dovrebbe essere sempre presente e vigile come ad esempio quando camminiamo in città circondati dai rumori del traffico e delle persone.

Ascoltare Audio in 3D può sicuramente stimolare e favorire un ascolto consapevole, e saper ascoltare è una competenza peraltro sempre più richiesta nel mondo del lavoro.

Ascoltare per me significa fare davvero attenzione al tipo di suono che riceviamo e alla sua posizione nello spazio e attraverso l’ascolto 3D è possibile monitorare l’ambiente circostante a 360°. Da anni ascolto materiale audio utilizzando o ottimi diffusori oppure tramite cuffie stereo di buona qualità (attualmente ho cinque modelli di cuffie). Sono sicuro che utilizzare buoni diffusori o buone cuffie ed ascoltare materiale sonoro originale in una sala trattata può favorire il relax, la concentrazione nel lavoro e può migliorare l’umore.

In base alla mia esperienza posso dire con certezza che la cosa più importante quando ascoltiamo è l’attenzione e che, solo concentrandosi ed allenandosi, è possibile riuscire a raggiungere un ascolto sempre più consapevole.

Anni fa non ascoltavo musica con buoni impianti o buone cuffie, mi facevo bastare un 2.1 da 90 euro dell’elettronica di consumo e cuffie da 70 euro. È stato bello riscoprire le sfumature e i dettagli di tante produzioni e album che ho ascoltato per ore, durante veri e propri allenamenti dell’orecchio, nei primi mesi in cui ho iniziato ad occuparmi seriamente di registrazioni binaurali ed utilizzavo, come oggi, Monitor Adam e cuffie da studio.

Da un punto di vista emotivo, la musica è legata alle nostre esperienze passate ed è normale che alcuni brani o registrazioni ambientali possano evocare ricordi affettivi che in qualche modo sono legati al tipo di suoni utilizzati e che questi ricordi possano influenzare l’ascolto. Allo stesso modo i pensieri che abbiamo nel momento in cui andiamo ad ascoltare. Quando si lavora ad un mix, infatti, sarebbe meglio fare qualche esercizio di respirazione e liberare la mente.

Riassumendo per me l’ascolto è fortemente legato a quanto siamo attenti e concentrati sia nell’ascoltare i nostri pensieri e sia nell’ascolto di materiale sonoro per così dire “esterno” a noi, facendo attenzione a capirne il significato, utilizzando elementi intrinseci della sorgente sonora X, come la profondità, la naturalezza, la timbrica, il panorama sonoro in cui è immersa, il riverbero naturale e la posizione nello spazio XYZ;

Audio 3D o Binaurale

Intanto Audio 3D e Binaurale sono la stessa cosa? O mi sbaglio?

La ripresa Audio Binaurale professionale è una ripresa a 360° sferici. Ciò significa che possiamo posizionare una sorgente sonora in qualsiasi punto dello spazio e possiamo registrare ed ascoltare questa illusione sonora provenire dalla medesima posizione che aveva rispetto alla testa artificiale al momento della registrazione.

Tale registrazione non solo cattura la sorgente diretta ma anche tutte le sue riflessioni nell’ambiente circostante a 360°. Molti ascoltatori commentano: “sembra di essere lì”, proprio sul luogo della ripresa! Questo perché siamo circondati dal Suono che, nell’ascolto in cuffia, viene percepito esterno alla scatola cranica e non interno come il Mono (che suona al centro della testa) o lo Stereo (non Binaurale che si sposta da sinistra a destra sempre dentro la testa). I Suoni Binaurali sono esterni a noi e caratterizzati da una distanza “r”, distanza tra la Dummy Head e la sorgente sonora.

I segnali L e R che arrivano alle nostre orecchie vengono, all’interno del Microfono Binaurale, elaborati da un circuito “psico-dinamico”, un vero gioiello (!) della Tecnologia Neumann. Questo circuito elettronico, che fa molte cose, riesce ad imitare il comportamento dei tre ossicini dell’orecchio medio (i più piccoli del corpo umano) e quindi cattura più o meno suono in base all’intensità e restituisce una dinamica Naturale, ideale per la Musica Classica, Sperimentale e per il Jazz. Il tutto a partire dalle due capsule Neumann di elevatissima qualità alloggiate nel condotto uditivo della Testa, una per l’orecchio sinistro e l’altra per il destro. Quindi alla domanda spesso ricorrente: quanti microfoni ci sono dentro? Possiamo rispondere con certezza: Due!

Esistono molti sistemi di spazializzazione del suono, alcuni usano molti diffusori per poter posizionare al meglio le sorgenti intorno l’ascoltatore.

Il Binaurale invece ha la miglior resa utilizzando cuffie stereo (meglio se di buona qualità, anche se la spazializzazione si può apprezzare con cuffie scarse o mediocri).

Nell’ascolto in cuffia sei tu che entri nell’ambiente dove sono stati registrati i suoni. La frase che ricorre più spesso fra i tanti che si sottopongono ad ascolti di materiale Binaurale è appunto: ”sembra di essere lì”. Hai, infatti, davvero l’illusione di essere al posto della testa artificiale nel punto in cui è stata realizzata la registrazione. Per me è un modo unico di ascoltare i suoni nello spazio circostante! Non solo davanti o dietro come si può fare con i sistemi surround, dove viene a mancare l’asse verticale (… e quindi sono 2D) e le sorgenti possono essere posizionate su un piano (e non nello spazio!) ma a 360 gradi sferici.

Con l’Audio Binaurale possiamo apprezzare una voce che ci sussurra vicino l’orecchio o uno strumento in lontananza oppure i tuoni dall’alto e la pioggia intorno a noi. Il Binaurale copre quasi tutto il campo sonoro intorno a noi, vicino l’orecchio (sussurrato) – lontano, in base al raggio r che c’è tra la testa artificiale e la sorgente sonora.

Credo che si debba utilizzare il sistema più adatto al tipo di progetto che si intende realizzare e in base ai risultati artstici che si vogliono ottenere. Spesso mi capita di suggerire ai musicisti, che mi propongono idee che secondo me non sono compatibili con il Binaurale, le tecniche di ripresa stereo tradizionali. Quello che noi vogliamo fare è preservare la naturalezza di queste riprese e concretizzare dei progetti di qualità che siano stati pensati per usare lo spazio intorno all’ascoltatore quindi andando a stimolare l’ascolto di sorgenti sonore che provengono, ad esempio, da dietro o da sopra o da sotto.

C’è da dire una cosa. Nel campo visivo, dove appunto vediamo, molti non riescono a percepire la profondità. Questo è dovuto chiaramente al fatto che proprio perché davanti vediamo, il cervello se non vede le sorgenti sonore non si convince abbastanza e viene a mancare la profondità proprio nel campo visivo. Questo mi è capitato con alcuni studenti durante i corsi. Però, dopo alcune sedute di ascolto mirate, anche queste persone riescono a percepire la profondità nel campo visivo. Quindi alla fine è tutto un discorso di allenamento dell’orecchio, che inizia con ascolti di registrazioni naturalistiche ad occhi chiusi.

Vorrei anche aggiungere che se si utilizza una testa professionale (come la Neumann) i suoni sono ottimizzati per l’ascolto tramite diffusori grazie al circuito psico-dinamico che vi è all’interno. Se i diffusori sono posizionati davanti a noi perdiamo il 3D. La qualità timbrica e la dinamica naturale restano invariate. Ma provate invece a mettere i diffusori uno di fronte l’altro, come una grossa cuffia, ed ascoltate materiale Binaurale. Accadono cose davvero notevoli ed interessanti!

Registrazione binaurale

Come sei arrivato alla registrazione binaurale?

Ho scoperto l’Audio Binaurale durante il corso di Audio Digitale all’Università Tlc di Roma, tenuto dal Prof. Aurelio Uncini, un esperto in materia.

Mi ero talmente appassionato che decisi di fare una tesi sperimentale e cercare di creare un plug-in in grado di spazializzare sorgenti mono. Feci tantissime ricerche iniziando da Shaffer e il paesaggio sonoro, poi ho scoperto le registrazioni Olofoniche di Hugo Zuccarelli, genio dell’Audio (vanta collaborazioni con Pink Floyd, Michael Jackson e molti altri grandi della musica). Per il progetto tesi utilizzai il Pure Data, un software basato sul c++ e open source. Avevo progettato un plug in ed utilizzavo quattro microfoni per catturare i segnali ambientali. Dopo mesi di test riuscivo a spazializzare una sorgente mono, ad esempio una voce.

Prendevo la voce di Marley o di Morrison in mono e la facevo girare intorno la testa. Tutto molto carino ma la qualità timbrica mancava chiaramente perché i microfoni impiegati erano di basso costo e poi si sovrapponevano i quattro rumori di fondo. Dopo la tesi iniziai a cercare studi di registrazione e un giorno mi sono imbattuto nel sito di Franko Russo. Utilizzava un microfono Binaurale professionale dal 2001. Ascoltai le prime due rec, le onde del mare “In Barca”

e “il Temporale”

e rimasi a bocca aperta. Sembrava davvero di essere su una barchetta bagnati dalle onde intorno. Scrissi a Franko per fargli i miei complimenti e da quel giorno c’è stato un feeling particolare, sicuramente basato sul modo di ascoltare in comune che abbiamo, e che ci ha portato a fare tante esperienze e tante collaborazioni con Artisti italiani, molti dei quali stimavo già da anni.

Registrazione in audio 3D

L’audio 3D è una rivoluzione per chi ascolta, ma anche una rivoluzione per chi registra. Cosa hai dovuto cambiare nel tuo modo di lavorare?

Prima di iniziare ad occuparmi di Audio 3D avevo avuto solo alcune esperienze pratiche di registrazione. E questo da un lato è stato un vantaggio perché chi inizia, ma ha già metabolizzato un metodo di lavoro, fa fatica a comprendere che con il Binaurale si lavora diversamente.

Per prima cosa è molto più importante la fase di pre-produzione rispetto alla post-produzione perché non è possibile avere tutto il controllo che si ha nelle riprese mono. Si devono scegliere le location, gli ambient e i riverberi naturali che si desidera utilizzare. Si devono fare degli schemi sulla posizione delle sorgenti sonore, siano esse acustiche o amplificate.

Bisogna fare delle prove per poi riascoltare ed eventualmente correggere, andando a spostare le sorgenti: il che significa fare il mix fisicamente, alzando o allontanando amplificatori, disponendo sistemi di più diffusori, regolando i volumi rispetto alla testa e rispetto all’ascolto dei musicisti e così via. Parlo già di mix, nel senso che lo si fa prima della registrazione. Se metto una chitarra a sinistra rispetto alla testa poi non potrò cambiare la sua posizione. Quando parlo di pre-produzione intendo proprio dire che si inizia a mixare facendo delle prove e regolando il tutto prima della rec, dopo si va in scena!

Per molte persone la registrazione è un atto passivo. Così non è. Ma in questo caso più che mai. Ci racconti del tuo lavoro di progettazione?

Conosco molti musicisti che secondo me non amano molto riascoltarsi, altri invece sono appassionati di registrazione, di sperimentazione ed alcuni sono anche dei bravissimi tecnici ed ingegneri del suono. Non credo che la registrazione sia un atto passivo, anzi.

Credo invece che sia molto simile alla fotografia sia a livello emozionale sia per il fatto che puoi immortalare quel momento, puoi per un attimo fermare il tempo e conservarlo per sempre. E come nella fotografia puoi essere quanto più naturale possibile e vicino alla realtà o puoi ritoccarla (nel limite del possibile) per tentare di migliorarla.

In particolare mi riferisco alla musica live, lì devono funzionare alcune cose: l’acustica della location (e qui si apre un capitolo enorme sugli spazi in cui si fanno live, almeno di musica rock in Italia); la qualità dell’amplificazione, la bravura e l’orecchio del fonico, la magia e l’affiatamento dei musicisti, il coinvolgimento del pubblico. Quando progetto una ripresa professionalmente è su questi parametri che ragiono in collaborazione con gli artisti.

Nella ripresa Binaurale c’è sempre un’importante componente creativa, abbiamo la possibilità di registrare una soggettiva sonora, quale soggettiva ricreare? Il punto di ascolto del pubblico a centro sala o il punto d’ascolto del direttore d’orchestra? Ci sono infinite possibilità. Ma ciò dipende anche dalla componente e dal contributo creativo che può desiderare l’artista. Audio immersivo significa che, usando una cuffia, io posso essere trasportato in una scena sonora. La scena va progettata e creata, possiamo portare i fan e gli ascoltatori dentro il suono, questo per me è magico ma bisogna farlo bene.

Da quello che ho letto, forse mi sbaglio, mi pare di capire che c’è bisogno di team multidisciplinari. Quali incontri inaspettati sono arrivati?

Ci sono stati molti incontri inaspettati. Oltre ad aver conosciuto Franko Russo, pioniere delle tecniche di ripresa Binaurale, ho
conosciuto validi Videomaker e registi aperti alla tecnologia Audio Binaurale, come Filippo Chiesa, grazie al quale abbiamo realizzato un interessante progetto di realtà aumentata per il Museo Casa Natale Giuseppe Verdi di Busseto. Lì Abbiamo girato scene in Audio3D/Video ambientate nell’800 dove la soggettiva era quella di G.Verdi da bambino. I visitatori possono fruire di questi contenuti utilizzando iPad e cuffie che vengono dati all’ingresso del museo.

Un altro compagno di viaggio è stato Victor Ortega che ha filmato i nostri primi esperimenti di utilizzo di due Teste Binaurali sincronizzate, ciò che noi chiamiamo “6D-Audio” basato sulla provocatoria formula 3D+3D=“6D”! Vi invito a consultare i loro lavori, decisamente eleganti e di classe.

Poi c’è Oscar Serio, regista specializzato in videoclip musicali con il quale stiamo collaborando ad un progetto di ripresa Video in 360 con Audio Binaurale.

Sicuramente non può mancare Hugo Zuccarelli che abbiamo avuto l’onore di ascoltare via skype in collegamento da Buenos Aires e che ci ha raccontato della sua tecnologia di diffusione sonora in Audio 3D attraverso casse acustiche opportunamente progettate e che sta avendo un grande successo nel Teatro Ciego dove fa ascoltare interi album con la platea interamente al buio.

Come ti prepari quando devi registrare?

Per prima cosa ascolto materiale audio dell’artista che andrò a registrare. Nel caso di progetti multimediali invece cerco di ragionare sul metodo più semplice che può essere adottato per ottenere il risultato migliore. Mi capita quasi sempre di immaginare prima quello che andremo a realizzare. Cerco di visualizzare la location, la disposizione degli strumenti, delle voci e gli ambient. Ovviamente ragiono a 360 gradi, chiedendomi ad esempio “cosa posizioniamo dietro, cosa davanti, cosa in alto?”

Il suono della chitarra ad esempio preferisco posizionarlo dietro la testa quando uso configurazioni che prevedono suoni intorno al microfono. Per me la scena sonora è come un disegno in cui gli equilibri dei suoni sono paragonabili agli equilibri dei colori. Sono convinto, e lo dico da chitarrista che da adolescente amava sperimentare con i microfoni ambientali per registrare le prove, che almeno una volta nella vita bisogna registrare il proprio sound in Audio Binaurale, grazie al quale si scoprono sfumature probabilmente ignorate prima e un’elevata qualità timbrica.

Chi ha ascoltato l’audio binaurale dice di aver vissuto un’esperienza. A quali esperienze hai lavorato fino ad oggi?

La prima esperienza magica fu l’incontro tra me, Franko Russo e John De Leo, che rimase effettivamente colpito dal nostro tipo di registrazione. Con lui provammo il primo esperimento in “Giochi di Voce in 3D”

ottenendo davvero un risultato sorprendente. La voce strepitosa di John De Leo, venne spazializzata e resa ancora più unica grazie alla pulizia della registrazione Binaurale. Dopo questo incontro le collaborazioni furono tantissime.

Tra i tanti artisti con cui abbiamo avuto l’onore di lavorare sicuramente va citato il Banco del Mutuo Soccorso, storica Band del Rock Prog. italiano, con i quali registrammo diversi live durante il Tour 2011/2012, e fu un’esperienza incredibilmente emozionante. Catturare il sound dal vivo del Banco, la magia della Voce di Francesco Di Giacomo significava per me portarmi a casa ogni sera un pezzo di storia. Così come l’incontro con i 99 Posse, registrati dal vivo a Napoli nel 2014, con il microfono circondato da un pubblico di 30.000 persone che cantavano a ritmo!

Grazie a speciali microfoni è possibile realizzare delle registrazioni dalla qualità mai sentita prima, raccontaci di questi microfoni. Di che si tratta?

Si tratta di microfono speciali del marchio tedesco Neumann. Vengono chiamati “Dummy Head” o Teste Artificiali. Una robot, forma di testa umana in grado di replicare la fisiologia dell’udito umano. Basati sul concetto di due capsule microfoniche alloggiate in un simulacro di testa, i Neumann possiedono tutta la tecnologia per ottenere dei suoni spazializzati, potenti e ricchi nel contenuto informativo in frequenza.

I microfoni sono alloggiati nel condotto uditivo e i due segnali vengono inoltrati al circuito interno che simula i tre ossicini dell’orecchio medio e restituisce una dinamica davvero naturale. I microfoni sono dotati di uscite per l’oscilloscopio e permettono di effettuare misure acustiche molto accurate.

L’aspetto che a noi interessa è la creazione di mondi sonori tridimensionali che possono avere diverse applicazioni, dalla produzione di musica o audiolibri, allo streaming in audio immersivo fino ai contenuti multimediali per le strategie di marketing.

C’è anche un lavoro di editing dopo? O bastano i microfoni speciali a rendere l’audio tridimensionale?

C’è un lavoro di post-produzione. Come ogni altro microfono anche il KU 100 ha un proprio diagramma polare e in base a quello bisogna equalizzare il materiale sonoro acquisito che comunque risulta già spazializzato. L’equalizzazione, le automazioni sui volumi, servono per rendere la traccia più fluida. In un secondo momento si può intervenire con i compressori per comprimere leggermente e tirare su di volume la traccia badando bene a stare lontani dai valori di compressione raggiunti a causa della Loudness War. Le nostre tracce vengono ottimizzate per l’ascolto con più cuffie e diffusori e mantengono sempre una dinamica naturale.

Come ascoltare al meglio l’audio tridimensionale? Nei video presenti su internet si consigliano cuffie e occhi chiusi. Tu cosa consigli?

Il miglior ascolto è proprio con le cuffie correttamente indossate, L a sinistra ed R a destra ad occhi chiusi. Abbiamo comunque utilizzato diverse tecnologie dal video 2D alla stereoscopia grazie al Prof. Roberto Soldati di IAF Visualresearch.

Accade che alcune persone non riescano a percepire la profondità nel campo visivo. Questo succede perché quando le sorgenti entrano nel campo visivo e non le vediamo, poiché non c’è una ripresa video, il cervello si convince di meno dell’illusione sonora. Dietro di noi, invece, riusciamo a percepire tutti i movimenti delle sorgenti sonore e la profondità.

Integrando una ripresa Binaurale con il Video diamo la possibilità all’ascoltatore di vedere cosa accade nel campo visivo e quindi di ottenere una percezione sonora ancora più immersiva dove si rafforza la profondità dei suoni.

Badate bene è un problema di noi vedenti che si risolve con l’allenamento e che i non vedenti non hanno poiché abituati ad ascoltare senza vedere, bypassando le informazioni visive.
Con molti videomaker abbiamo lavorato sulle sceneggiature andando a pianificare le riprese prima della registrazione, con schemi e disegni in cui il punto di riferimento delle scene è sempre la soggettiva Audio/Video formata dal blocco Microfono Binaurale + Videocamera.

Il Microfono Ku100 è forse l’unico che risolve tutte le problematiche legate all’ascolto tramite diffusori come ad esempio il “Crosstalk”. Possiamo quindi godere della timbrica, della naturalezza e della profondità di una ripresa Binaurale utilizzando due casse che, di solito, sono posizionate davanti a noi. Questo in qualche modo fa perdere l’effetto tridimensionale ma: provate ad ascoltare con due casse poste ai lati della testa come una grossa cuffia! Cosa accade?

Leggo su una rivista “Il termine 3D audio, quindi, dovrebbe essere usato soltanto in quei casi dove le casse sono più di tre e queste disposte come minimo a tetraedro, sicuramente ad altezze diverse l’una dall’altra. Non sono tecnicamente 3D, di conseguenza, tutti i sistemi 5.1 o 7.1 con le casse disposte alla stessa altezza, tutti i sistemi stereo e, meno che mai, i sistemi binaurali da ascoltare utilizzando una cuffia. Possono riprodurre audio 3D i sistemi Ambisonics, 3D-EST e in generale tutti quelli che prevedono il posizionamento delle casse a diverse altezze, come il VBAP, il DBAP e il Level Control System”. Che si fa? Come si ascolta?

Non per essere di parte ma, dopo aver provato diversi sistemi, l’unico modo che ho avuto per ascoltare una voce sussurrata vicino l’orecchio è stato il Sistema Binaurale. E questo permette ad esempio nella musica di poter fare cose che non è possibile fare con altre tecnologie se non con il Binaurale o con l’Olofonia.

Uso spesso sorgenti spazializzate che vicino l’orecchio come back vocal che entrano ed escono all’interno di un brano. Si ha davvero la sensazione che la persona sia a pochi centimetri da noi.

La magica Voce di John De Leo, Artista che per me è sempre stato un punto di riferimento sin da quando ascoltai per la prima volta i suoi vocalizzi, in Giochi di Voce 3D è una testimonianza di cosa si può sperimentare.

Ad ogni modo c’è molta fiducia da parte nostra nel lavoro che sta facendo Hugo Zuccarelli con i suoi diffusori progettati per coprire intere platee. Lì il pubblico fa un ascolto immersivo senza l’ausilio delle cuffie e io non vedo l’ora di provare questo sistema anche perché siamo in contatto con Hugo ed è un personaggio straordinario che vi consiglierei di intervistare.

Nonostante sono anni che si studia l’audio tridimensionale, non si hanno ancora lavori su larga scala con questa tecnologia. O comunicati tali. Secondo te perché?

Credo che ci siano diversi problemi come il metodo di lavoro che è completamente diverso dagli altri e ci sono pochi tecnici che se ne occupano. Poi bisogna utilizzare location particolari che non sempre si trovano facilmente e comunque hanno dei costi che incidono sul budget.

Il microfono Neumann è poco utilizzato poiché con il suo costo i tecnici preferiscono comprare 3/4 microfoni mono, ma il risultato sarà di un altro tipo. La speranza è che con l’aumentare dell’uso degli smartphone, sempre più persone useranno nel quotidiano le cuffie e questo favorirà la diffusione dell’Audio Binaurale come riportato in un articolo dell’AES  .

Una nostra idea che abbiamo realizzato è stato trasmettere in streaming Audio 3D e lo abbiamo fatto dal Roxy Bar di red Ronnie. Abbiamo dimostrato che è possibile, proprio perché la traccia Binaurale è Stereo, trasmettere live e dare la possibilità agli ascoltatori di avere la sensazione di essere nel luogo della ripresa, circondati non solo dai suoni ma dal pubblico. Qui trovate un paio di finali di puntata del Roxy Bar in cui veniva spento l’impianto per favorire i suoni acustici.

Ed in Italia? Come senti il panorama sonoro?

Se parliamo di musica devo dire che in Italia ci sono situazioni molto differenti tra loro.

Da una parte ci sono artisti che lavorano per grandi major e che magari sono entrati nel circuito degli show televisivi, realizzati proprio per “testare” questi ragazzi, andando ad analizzare tutte le variabili in ballo per poter capire su chi investire. A quel punto hanno tutti i mezzi per produrre musica, di consumo?

Dall’altra parte ci sono artisti e musicisti che, partiti dal basso, continuano a portare la loro musica e il loro messaggio con progetti autoprodotti. Ho conosciuto artisti che sono davvero puri. Scrivono testi impegnati denunciando ciò che non funziona in questo sistema e continuano a lottare per portare energia positiva nei luoghi dove le persone si aggregano per ascoltare un genere di musica, sicuramente non commerciale, che stimola la riflessione.

Quello che stiamo cercando di fare è di far capire agli Artisti che, tralasciando la parte tecnica della tecnologia, sul piano creativo si possono realizzare davvero tante cose, molte già testate e tante altre ancora da scoprire essendo il campo dell’Audio Binaurale ancora non totalmente esplorato, anzi.

Progetti futuri?

Molti. Stiamo sviluppando un sistema di trasmissione streaming Audio 3D / Video portatile e di facile installazione. Come dicevo sopra, abbiamo già trasmesso l’audio Binaurale in streaming durante alcune delle puntate del Roxy Bar di Red Ronnie ed abbiamo verificato che se il tutto viene fatto per bene gli ascoltatori da casa o tramite uno smartphone possono essere, come diciamo noi, “tele-audiotrasportati” nel posto in cui stiamo facendo la ripresa audio 3D / Video live.

E questo è uno dei progetti a cui tengo particolarmente, ha il suo fascino. Poter pensare di indossare una buona cuffia ed avere la sensazione di essere in un qualsiasi teatro del mondo ed ascoltare un concerto di musica classica o jazz in tempo reale con l’audio immersivo è davvero bello.

L’altro progetto è una grande libreria di suoni, rumori, ambient, Binaurali ed abbiamo già molto materiale. E poi ci saranno i miei brani ovviamente in Binaurale.

Ringraziamenti

Non posso che fare i miei migliori auguri a Stefano Arciero per i suoi progetti. Come amante delle sonorità non posso che augurarmi una diffusione capillare di questo tipo di suoni. Per cui…

Grazie Stefano e alla prossima!

Potete seguire Stefano anche su Facebook alla pagina Vs3D “Viaggi Sonori 3D”.