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Amazon Alexa parla italiano con i suoi smart speakers

Amazon Alexa arriva in Italia! Il 30 ottobre 2018 ha inizio il futuro dell’assistenza vocale in lingua italiana! Credo che sia un momento importante anche per questo blog. Perché ne ho parlato in lungo e in largo, perché dopo 3 anni in cui parlavo in modo teorico degli assistenti vocali, oggi ne posso avere uno smartspeaker reale tra le mani. Insomma, è un momento felice che bisogna festeggiare e ricordare.

Amazon poi arriva con un armamentario di smarspeaker imponente. Non uno ma 4 smarspeaker di ultima generazione, e kit di base per l’internet delle cose.

Amazon alexa italia

Chi segue il blog da più tempo sa che mi occupo di Amazon Alexa da un paio di anni. Me ne sono occupato perché l’impatto che ha già avuto negli Stati Uniti è notevole. Amazon è un ecosistema digitale importante, la sua architettura dell’informazione è presa ad esempio da molti User Experience Designer.

Amazon ci ha cambiato in questi ultimi anni. Per esempio, ha scardinato la paura che abbiamo di affidare i dati della nostra carta di credito o prepagata ad un sito internet. Ha colpito duramente le grosse catene di vendita, sta mettendo a dura prova i piccoli negozianti. E’ vero, ma sta anche lavorando al negozio del futuro e per chi vive in provincia da la possibilità di una finestra sul commercio unica.

E, da oggi, da domani, tutto questo sarà possibile farlo anche attraverso la propria voce, con Amazon Alexa Italia. Un progetto, quello di Alexa, nato per gioco e diventato, invece, il progetto di punta dell’innovazione targata Amazon.

Alexa cos’è

Per spiegare cos’è Alexa uso le parole di Amazon.

Amazon Alexa è un utile applicazione che può fornire aggiornamenti su ciò che accade nel mondo, riprodurre le canzoni preferite, a cui fare domande, creare liste ed altro ancora. Amazon Alexa si adatta e impara nel tempo, offrendo un’esperienza personalizzata.

Tiene anche in considerazione le tue preferenze di vocabolario.

Amazon Alexa Italia semplifica la connessione a diversi dispositivi della tua casa con un solo comando per ogni attività.

Smartphone o Smartspeaker?

Tra le altre cose Amazon invita a scaricare Alexa sul proprio telefonino, in modo da potersi connettere con altri che usano la stessa applicazione.

Lo scopo è quello di far entrare più persone all’interno dello stesso ecosistema.

Alexa comando vocale

Su questo blog ho scritto un paio di articoli su cosa chiedere ad Alexa, che tra l’altro sono anche comandi che puoi dare a qualsiasi assistente vocale.

Dice Amazon.

Le principali caratteristiche degne di nota sono:

  • Creare gruppi di luci intelligenti e controllare tutte le luci in una stanza con un solo comando.
  • Chiamare e inviare messaggi ai possessori di dispositivi Amazon Echo e a chiunque altro con l’app Alexa sul proprio telefono o tablet.
  • Adattarlo alle esigenze e preferenze personali.
  • Collegarsi stabilmente con i dispositivi compatibili Alexa per chiamare casa o per far sapere alla propria famiglia che è ora di cena o controllare un parente anziano.
  • Ascoltare la tua musica preferita.
  • Chiedere all’assistente di leggere le ultime notizie o gli aggiornamenti meteo (e altro).
  • Con la musica multi-room, creare gruppi di dispositivi Echo compatibili sulla stessa rete Wi-Fi per riprodurre la musica su tali dispositivi.
  • Con Smart Home, configurare i dispositivi, controllare o controllare lo stato delle luci intelligenti, serrature e termostati a casa e in viaggio.

Amazon echo

Amazon Echo è un altoparlante che puoi controllare con la tua voce, senza dover usare le mani.

Echo si connette all’Alexa Voice Service per riprodurre musica, effettuare chiamate, inviare e ricevere messaggi, cercare informazioni, notizie e risultati sportivi, darti le previsioni del tempo e molto altro. Basta chiedere.

Inoltre, Amazon Echo è un altoparlante progettato sapientemente per riempire qualsiasi stanza con un suono pieno e ricco. Grazie ai sette microfoni di cui è dotato e alla tecnologia di beamforming, è in grado di sentirti da qualsiasi direzione, anche mentre stai ascoltando della musica.

Quando vuoi usare Echo, devi semplicemente pronunciare la parola di attivazione “Alexa” ed Echo si attiverà e risponderà alla tua richiesta.

Amazon Alexa parla italiano. Ma lavora per la CIA?

Il sospetto che Alexa ci ascolti 24 ore su 24 ore è un sospetto che hanno in molti. Alexa come tutti gli altri assistenti vocali. I giornali generalisti mettono sempre il dubbio su questo aspetto. Personalmente non lavoro per Amazon o per Google, per cui non posso mettere la mano sul fuoco. Ma è una paura davvero indotta che, al momento, non ha nessun fondamento.

Le aziende come Google, Amazon, Microsoft, hanno sempre negato qualsiasi possibilità di ascolto al di là delle richieste effettuate. E se un controllo viene effettuato da queste aziende, lo fa già tracciando tutta la nostra navigazione. E se dovessero davvero ascoltare le nostre conversazioni, significa che già lo fanno sui nostri smartphone.

Tutti coloro che lavorano e raccontano questi dispositivi garantiscono all’infinito che l’ascolto da parte del dispositivo si limita al momento in cui si da il comando di accensione “Alexa” “ok Google” “Ehi Siri”. Io ci credo in buona parte perché tradire questa fiducia o affermare questo sospetto significherebbe la fine di questi dispositivi.

Chi, infatti, sopporterebbe di avere una spia in casa?

Come spegnere Amazon Echo

Amazon Alexa si può sempre spegnere.

Controlla la musica con la tua voce

Amazon ha sempre creato dispositivi massicci e ad alte potenzialità. Si veda per esempio il kindle Fire. Un tablet a tutti gli effetti con una potenza davvero incredibile. Amazon infatti non guadagna dai suoi dispositivi, ma da quello che ci fai con i suoi dispositivi. Per cui offre ad un prezzo relativamente contenuti prodotti di alta qualità.

Amazon Echo è dotato di un woofer con cavità downfiring da 63 mm e un tweeter da 16 mm con processore Dolby, per toni cristallini e una risposta dei bassi dinamica in tutta la stanza. Puoi riprodurre la tua musica preferita da Amazon Music, Spotify, TuneIn e da altri servizi musicali.

Con Amazon Music, potrai cercare musica in base all’artista o al periodo, oppure lasciare che Alexa scelga la musica per te. Gli iscritti a Prime possono ascoltare in streaming oltre 2 milioni di brani degli artisti più famosi grazie a Prime Music, senza pubblicità né costi aggiuntivi.

Con Amazon Music Unlimited, avrai accesso a oltre 50 milioni di brani, inclusi quelli più recenti, a soli 3,99€ al mese su un dispositivo Echo. Dopo aver configurato il tuo dispositivo Echo, Amazon Music Unlimited sarà disponibile in prova gratuita per 14 giorni senza dover sottoscrivere un abbonamento; dopodiché, potrai iscriverti e ottenere un periodo di uso gratuito di 30 giorni. Scopri di più.

Amazon Alexa prezzo

Alexa arriva da noi provvista già di 400 diverse skill e non solo a bordo dei dispositivi Echo, ma anche di prodotti terzi provenienti da aziende come Bose, Sonos, Harman Kardon, Jabra, Hama, NETGEAR, Huawei, Sony, Riva, Motorola, TIM e altre.

Le offerte di lancio dal 24 al 30 ottobre sono davvero impareggiabili.

Si parte dai 35,99 euro necessari per Echo Dot passando per i 59,99 di Echo, i 77,99 di Echo Spot e gli 89,99 di Echo Plus. Le consegne avranno inizio il 30 ottobre.

Amazon Alexa tutti i dispositivi disponibili

Echo Dot (3ª generazione) – Altoparlante intelligente di piccole dimensioni.

Amazon Echo (2ª generazione) – Altoparlante intelligente classico.

Amazon Echo Spot – Un altoparlante intelligente dotato del video.

Echo Dot (3ª generazione) + Amazon Smart Plug, compatibile con Alexa

Amazon Echo Spot + EZVIZ ezCube Pro IP Telecamera.

Echo Plus (2ª generazione) + Philips Hue White Lampadinada

Kit per la casa Amazon Alexa

Echo Stereo System – 2 Echo (2ª generazione).

Amazon Echo (2ª generazione) + Philips.

Sonos One, lo Smart Speaker per Ascoltare la Musica

Cuffie Bose QuietComfort 35 II Wireless con Alexa integrata.

Acquisti on-line per Alexa e la Casa intelligente: Dispositivi con Alexa integrata.

Promozione Echo da un’ampia selezione nel negozio Musica Digitale

Guida alle skill di Alexa

Le skills sono le applicazioni vocali di Alexa. Le skill permettono di attivare nuove funzionalità e contenuti che arricchiscono l’esperienza con i dispositivi Echo e con integrazione Alexa. Amazon offre la guida che trovate qui di seguito.

Ti potrebbero interessare anche questi articoli già pubblicati nel tempo sul blog

Qualcuno di questi articoli potrebbe essere datato. Sto procedendo ad aggiornarli. Se vuoi contribuire e condividere la tua esperienza commenta liberamente e costruttivamente!

Controlla ogni cosa con la tua voce – Skills Amazon Alexa

 

50 comandi per Amazon Echo – Cosa puoi chiedere ad Alexa

 

Alexa Skill Blueprints: come personalizzare Alexa senza scrivere alcun codice

 

Dal Suono come quarta dimensione dell’UX Design ad Alexa

 

 

Smartphone vs Smartspeaker? Amazon sceglie Alexa

 

Migliori casse bluetooth impermeabili

Quali sono le migliori casse bluetooth impermeabili? Chissà! Avevo già parlato di bluetooth Speakers e Auricolari e per l’occasione di alcune casse testate da amici miei. E non stiamo certo parlando di altoparlanti e casse di migliaia di euro. Le piccole casse bluetooth che elenco di seguito costano poche decine di euro, sono impermeabili all’acqua e utili d’estate.

Di queste casse, anche per quanto costano, potrete farne quel che volete. Siamo già in mezzo all’estate e fra bagni e docce frequenti ci sta poter ascoltare un po’ di musica anche quando siamo in doccia senza rischiare la pelle o il nostro impianto elettrico.

Se portate la cassa in spiaggia, ovviamente, mi raccomando, state attenti alla sabbia e rispettate i vostri vicini che magari non gradiscono la musica.

Ad ogni modo queste casse possono essere utilizzate anche d’inverno nel vostro bagno e come dicevo in piena sicurezza.

Le casse bluetooth impermeabili più vendute

Tra le più vendute e quindi più recensite ci sono.

  • La cassa Neuftech Bluetooth Altoparlante Impermeabile da Doccia – Wireless Speaker Waterproof Con Microfono Integrato per Smartphone Apple iphone 6s 6 Plus 5s 5c 4s, ed anche per Samsung Galaxy S6 Edge S5 Note 5 4 3, HTC, Mp3 Player.
  • La VicTsing Altoparlante da Doccia è una cassa bluetooth 5W Impermeabile con Ventosa e Gancio di Metallo, utilizzabile anche come speaker vivavoce con microfono integrato, per iPhone Smartphone Android Tablet e PC.
  • E infine l’Altoparlante Bluetooth 20W, VTIN Cassa Bluetooth 4.0 Portatile Impermeabile, Crashproof, Speaker Senza Fili con Incorporato Microfono e Doppia Cassa, 25 Ore di riproduzione, raggio di connessione bluettoth di 10 Metri, Ingresso Aux-in, per iPhone Smartphone Android e Tablet PC. Molto interessante!

Casse bluetooth impermeabili scelti da Amazon

Poi ci sono le casse scelte e garantite da Amazon. Tra queste le VicTsing, che abbiamo anche tra i più venduti Altoparlante da Doccia. Cassa Bluetooth 5W Impermeabile IPX5 con ventosa e gancio di metallo.

Inoltre si hanno marche blasonate come l’altoparlante Sony SRS-XB30 Wireless Portatile, Extra Bass, Bluetooth, NFC, USB, Resistente all’Acqua IPX5; e le Bose SoundLink Revolve+ Diffusore Portatile, con Bluetooth,  oppure le Bose SoundLink Color II Diffusore Bluetooth.

Luca, tramite twitter condivide la sua esperienza, consigliando le Bose Soundlink Micro. Che a questo punto, io preferirei.

Casse e diffusori impermeabili

Sfogliando e navigando si trova davvero di tutto per cui aggiungo

Bluetooth audio speakers

Non mancano poi sul mercato gli speaker. Questi si aggiungono ai sistemi audio per ascoltare musica non bluetooth. Anche in questo caso, l’amico Michele consiglia le CasseBluedio BS-3 con un ottimo rapporto qualità prezzo.

Ottimo prodotto.
Anche qualche giorno di autonomia della batteria.
Ottima fedeltà, considerato per il costo.

Giovanni, altro mio amico, che mi ha confessato di voler aprire un negozio di dispositivi consiglia invece la Cassa 4.0 Wireless Portatile Impermeabile VTIN

Aggiornamento 04/08/2018

Ti potrebbero interessare anche le casse bluetooth impermeabili.

L’ormai amico (virtuale) e lettore attento dei miei tweet, Luca Spatocco, che contribuisce con i suoi tweet al blog, consiglia la proposta AmazonBasics – Altoparlante portatile, nero.

Adattatori bluetooth audio

I modelli presenti sul mercato sono molti, come al solito. Per fortuna, in questo caso, tra i prodotti concorrenziali e quelli davvero da considerare non si ha una grossa differenza economica. Supportato anche dal parere di riviste di settore vi posso consigliare l’uso di alcuni adattatori.

Il Philips AEA2500 Adattatore Hi-Fi.

Il Logitech Audio, anche accompagnato con il Sistema di Altoparlanti, formato da Subwoofer e due Satelliti.

Il ricevitore Arcam Miniblink.

L’Adattatore Y11 della Yamaha

E il sofisticato Bose SoundTouch Wireless Link.

Inoltre è consigliato anche l’adattatore bluetooth della Sony che purtroppo non è disponibile ma di cui si possono apprezzare le specifiche sul sito della SonyMobile.

Bluetooth cuffie e auricolari

Gli auricolari in commercio sono davvero tanti. E comunque il prezzo di acquisto è sostenibile.

A darmi un parere sui dispositivi di questo genere è il mio amico Michele, che stanco di cavi e fili ha comprato due dispositivi bluetooth.

Il primo dispositivo consigliato sono le Cuffie HIPPOX. Auricolari Sportivi con Microfono a prova di rumore per palestra corsa e trekking. Sono resistenti al sudore e compatibili con iPhone 7 e dispositivi Android Samsung.
Michele mi dice.

mediamente soddisfatto.
buona qualità,
si interfaccia contemporaneamente al telefono ed all’altro dispositivo.
Per cui mentre ascolti la musica al computer e ti arriva la telefonata entro in circolo il telefono.
La durata non è eccessiva due tre ore e copre una distanza di circa 2 metri.

E la tua esperienza?

E tu? Hai esperienza di casse bluetooth impermeabili? Cosa hai acquistato? Cosa hai preso? E con quali ti trovi meglio? Aggiungi il tuo contributo nei commenti!

Precisazioni

Tengo a precisare che questo post non è sponsorizzato e non ho nessun legame con i brand di cui sopra.

Context is the king!

Context is the king!

Non si tratta di un refuso.

Siamo abituati a sentirci dire che Content is the king,

specialmente da chi si occupa di marketing.

Ma nelle conversazioni conta il contesto!

Nelle architetture dell’informazione conta il contesto.

Quando parliamo di architettura dell’informazione conversazionale dobbiamo mettere in primo piano il contesto.

Lo ripeto.

Quando parliamo di architettura dell’informazione stiamo parlando di contesti.

E questo è vero nella progettazione così come nello sviluppo.

Lunga vita al re

Wired augura lunga vita al re contesto. Racconta di come agli albori del world wide web il contenuto fosse il re. Affermazione che, se contestualizziamo, possiamo dire essere in buona parte vera ancora oggi. Appunto. Contestualizziamo, mettiamo in evidenza il contesto; mettiamo in relazione questa affermazione con altre affermazioni.

Anche se sono passati 20 anni le cose non sono cambiate, si sono complicate. Al contenuto si sono aggiunti, in questi ultimi e pochi anni, altri fattori che necessitano di contesto per essere capite. Il mobile, il nostro smartphone, che ci rende, umani, digitali ed iperconnessi, ha complicato la relazione che abbiamo con l’ambiente che ci circonda. Il nostro essere Onlife ha modificato le case e gli spazi che abitiamo.

Il “modo” di comunicare è contestuale al modo di recepire l’informazione. La forma che questa esperienza assume è diventata importante quanto il contenuto effettivo che viene trasmesso. Il contesto è tutto. Il contesto è il re. Per qualcuno il contesto è Dio.

Context is King

Quando ci relazioniamo con una informazione dobbiamo determinare il significato del testo. Vogliamo e dobbiamo capire cosa significa quel testo. In quale contesto è stato scritto e in quale contesto viene letto?

Si tratta di una esperienza comune quella di osservare che le persone assumono conclusioni prima di iniziare a leggere un testo. Le persone tendono a creare sempre un proprio contesto. Ciascuno di noi tende a convalidare le proprie conclusioni predeterminate. Conclusioni corrette o scorrette a seconda del contesto.

Creare contesto per il proprio pubblico

La creazione di un contesto non è cosa facile e immediata. Ci vuole tempo, ricerca, metodo. Ci vuole rispetto e cura. E non basta sapere la ricetta. E non è detto che, anche con tutte le buone intenzioni, ci si riesca.

Rispettare le persone

Quando si vuole creare un contesto il rispetto per le persone è fondamentale. Rispetto per quello che stanno facendo e dove lo stanno facendo. Rispettare dove le persone vogliono avere il loro punto di contatto con noi e con il nostro contenuto.

Curare l’esperienza

Curare l’esperienza significa non interrompere le persone in quello che stanno facendo. Fosse anche che stiano perdendo tempo. E questo non lo sappiamo. Dipende. Ma ancor più attenzione dobbiamo avere se le persone sono impegnate seriamente a leggere o ad informarsi, attraverso un video o un testo.

Abbiate cura dell’esperienza e abbiate cura della risorsa più preziosa: il tempo.

Il contesto per capire

Il contesto serve a capire. Senza contesto si è privi delle fondamenta della comprensione. Per comprendere una notizia abbiamo sempre avuto bisogno di un contesto. E se a leggere i giornali sono sempre meno persone non è perché non si ha bisogno di notizie. Anzi. C’è bisogno di notizie e c’è bisogno di capire. Sempre

Come sarebbe possibile comprendere la situazione politica siriana se non si avesse conoscenza del contesto? Cioè senza essere a conoscenza delle relazioni che questa nazione ha con le altre nazioni che gli stanno intorno; senza conoscere le relazioni che ha con il passato, con la sua storia. Come possiamo comprendere il format comunicativo dell’Isis, senza sapere quale sia la differenza tra un sunnita e uno sciita?

Ovviamente il contesto richiede un formato più lungo, richiede mappe, grafici. Ma se alla fine si capisce quello che sta accadendo, chi rinuncerebbe a questa soddisfazione?

Perché il contesto è re

David Walsh, ceo e presidente di Genband, lo dice in altre parole.

In un mondo in cui tutti e tutto può essere collegato, in un mondo dove le macchine e gli esseri umani possono interagire in molteplici modi, l’opportunità di comprendere il comportamento e offrire esperienze più utili e divertenti sta diventando il vero gioco della comunicazione in tempo reale.

I social media hanno creato un mondo completamente nuovo. Le persone sono più veloci a informare gli altri. Più veloci dei media tradizionali.

Basta seguire i più attivi produttori di contenuti per Instagram Stories, per esempio. Si tratta di vere e proprie televisioni. Altro che grande fratello. La vita intima delle persone è sempre più originale di qualunque script di qualunque autore.

Context is King per Jodi Beggs

Jodi Beggs spiega come il contesto modifica la percezione della realtà e quindi determina anche il valore delle persone e dei prodotti in un determinato contesto.

Il contesto in cui viviamo è in continuo mutamento. E il successo di un determinato prodotto (anche musicale) dipende dal contesto.

Guarda il video di Jodi Beggs al TedxBoston – Conten is the kink.

Musica sul posto di lavoro. In Italia si ascolta musica in ufficio. E la fonte?

Musica sul posto di lavoro? Pare che in Italia non si faccia altro. L’85% dei lavoratori ascolta musica in ufficio. Da non crederci! Lo dice una ricerca. Ma quale ricerca? Qual è la fonte?

La notizia è stata diramata dall’agenzia ANSA e diffusa dai maggiori giornali italiani. Sottolineando il fatto che si tratta di un primato europeo e quasi mondiale. La cosa non interessa molto gli italiani, sui motori di ricerca, non si trovano ricerche a riguardo. Piuttosto l’interesse verte sul sapere se si può ascoltare musica sul posto di lavoro o la relazione tra musica e produttività (su cui tornerò).

Musica sul posto di lavoro

Intanto rispondo ai lettori che possono finire su questo articolo cercando proprio una risposta a questa domanda. È possibile ascoltare musica sul posto di lavoro? Il datore può impedirlo?

La risposta è che l datore di lavoro non può vietare di ascoltare musica sul posto di lavoro a due condizioni.

  1. La prima condizione è che non sia stato redatto un regolamento, condiviso con i lavoratori, dove espressamente si vieta l’ascolto di musica sul luogo di lavoro. Vale su tutto il regolamento interno, che stabilisce anche i buoni rapporti tra colleghi.
  2. La seconda condizioni è che non si violino le norme di sicurezza. Ossia, per esempio, se lavori in un luogo con macchinari dove un allarme ti salva la vita, non puoi tenere le cuffie con la musica a tutto volume.

In ogni caso valgono le norme di civile convivenza e contrattazione con i propri colleghi e superiori.

La notizia ANSA

Ma veniamo alla ricerca e alla notizia che rimbalza di sito in sito.

L’Italia è il primo paese in Europa per l’ascolto di musica al lavoro e il secondo a livello globale dopo gli Stati Uniti. Lo dice una ricerca di LinkedIn e Spotify. Se gli Usa si attestano all’87%, il nostro paese è all’85%, e in Europa ha il primato superando Spagna (83%) e Francia (73%). Secondo l’indagine, più dei tre quarti dei professionisti tricolore pensa che la musica li renda più produttivi, mentre più della metà dei lavoratori (56%) che ascoltano musica in ufficio sostengono che aumenti la loro motivazione, creatività (52%) e trasmetta una sensazione di calma (39%).

Mentre il 17% dei lavoratori ammette di ascoltare musica per coprire il rumore prodotto dai colleghi soprattutto negli ‘open space’. Tra gli artisti giudicati “più appropriati” mentre si lavora ci sono i Coldplay (44%), la canzone che aiuta di più a prepararsi a una giornata lavorativa è ‘Viva la Vidà (35%). Il pop (61%) è il genere preferito dai professionisti, insieme alla musica classica (30%) e al rock (30%).

(ANSA)

I giornali e la musica sul posto di lavoro

La notizia è stata ripresa dai maggiori giornali e riviste sul web. Tutti riprendendo, su per giù, lo stesso titolo

Italia dopo Usa paese dove si ascolta più musica in ufficio

Ricerca LinkedIn-Spotify, Coldplay i più appropriati

E altri ancora continuano in queste ore a riprendere la notizia. Tutti parlano e scrivono di una ricerca svolta da Linkedin e Spotify. Tutti snocciolano i dati con il quale l’Italia si è conquistata la prima posizione in Europa e il secondo posto nel mondo. E pare di capire che in ufficio gli italiani si divertano, sempre che ascoltare musica aumenti la produttività. Quindi senza scriverlo, ma tra le righe, si fa un complimento a tutti coloro che lavorano ascoltando musica.

La cosa molto strana è che nessuno chiede quale sia la fonte di questi dati. Nessuno tiene a informare i lettori da dove arriva la ricerca. Almeno per capire se è una ricerca pubblicata ed effettuata da un ente terzo o se si tratti di una comunicazione di Linkedin arrivata attraverso un comunicato stampa.

Di che ricerca si tratta?

Ho cercato in lungo e in largo la fonte di questa notizia. E non ho trovato tantissimo. Ho usato i principali strumenti consigliati dal Verification Handbook e dopo lunghe letture in italiano e in inglese ho trovato due righe chiarificatrici.

L’unico sito a dare notizia della ricerca è Player.it che spiega.

Censuswide ha intervistato 1.000 adulti italiani lavoratori e impiegati tra il 16 e il 22 Agosto 2017 utilizzando dei dati presi forniti da Spotify per elaborare la lista degli artisti più popolari in Italia nel 2017.

E questa insomma sarebbe la fonte, che con ogni probabilità si trova nel comunicato stampa, alla fine, tra le note a margine. E che nessuno pubblica.

Cosa ci dice la ricerca?

Il primato che viene attribuito all’Italia mi pare che barcolla. Da queste due righe capisco che gli italiani, salvo ricerche contrarie, come tutti i lavoratori del mondo, quando lavorano, molto probabilmente lavorano, senza musica. Salvo le eccezioni personali di chi lavora con una musica di sottofondo.

Mancano, a mio modo di vedere, alcuni elementi su cui ragionare. Sarebbe stato interessante sapere chi sono questi lavoratori, che ruolo svolgono, per esempio. Si tratta di artigiani o di impiegati all’ufficio statistico? Sono dirigenti aziendali o sono stagisti dell’ufficio posta?

Il periodo poi mi pare dei più assurdi per affermare che in Italia si ha il primato dell’ascolto in ufficio. Si sottintende che gli italiani ascoltino musica sempre (ricordo l’85% degli intervistati). Altro che uffici, pare che stiamo parlando di aziende radiofoniche. La ricerca, infatti, non è stata fatta, tra gennaio e giugno, quando i carichi di lavoro degli uffici, a pieno regime e in vista delle chiusure, sono gravosi.

Ma è stata fatta durante la settimana di ferragosto. È stata fatta quando in Italia le maggiori aziende ed enti pubblici sono chiusi, e i lavoratori e impiegati sono per la maggior parte in ferie.

Certo! L’impiegato che sta lavorando nella settimana di ferragosto molto probabilmente sta solo presidiando un ufficio in attesa di una telefonata che forse non arriverà tutto il giorno o tutta la settimana. Verosimilmente è da solo; e se lavora sul serio sta sbrigando questioni interne e anche personali. Magari sta sistemando un ufficio troppo disordinato, in un momento di calma, per riprendere a settembre con più ordine.

Nessuno troverà nulla di male a pensare che trovandosi da solo, in ufficio, a pensare come i colleghi si divertano al mare, il povero impiegato, per ammazzare il tempo, ascolti la propria musica preferita.

Pubblicizzare una playlist

Insomma, pare che si tratti di una notizia verosimile, o vera in parte. Infatti, premesso tutto questo, e ammesso che l’85% dei lavoratori italiani, nella settimana meno lavorativa dell’anno, ascoltino musica, tutti rimandano, alla fine, ad una playlist di 50 brani che i lavoratori ascoltavano a lavoro. Se vi interessa qui trovate la playlist globale pubblicata da LinkedIn su Spotify.

Così come, in modo trasparente, ne ha parlato per primo Darain Faraz, Communications & Brand Marketing presso LinkedIn. E come proprio il 21 settembre, ha fatto eco Marcello Albergoni, Head of Italy presso LinkedIn italia.

Entrambi i dirigenti di Linkedin rimandano ad un hashtag su Twitter #Musicatwork e sempre alla stessa playlist.

Conclusioni

La frase, “lo dice una ricerca” pare immobilizzare tutti e zittire chiunque. Frase sufficiente a dare autorevolezza a tutto quello che viene dopo. Un tempo si diceva “lo ha detto la televisione!” E tutti dovevano accettare quanto detto. Ma adesso qualcosa in più si può dire. Qualcosa in più si deve dire. Non penso sia un delitto.

Vogliamo dare spazio ad una playlist? Riteniamo interessante sapere che musica ascoltano gli italiani. Diciamolo. Cosa ci sarebbe di male?

Sarò un lettore esigente, sarò pure sempre più fissato con i dati e con i numeri, sebbene ho una laurea in lettere; sarà pure che voglio essere consapevole di quello che leggo, però oggi, da lettore, mi aspetterei che ci sia un link che rimanda ad una fonte, se si parla di dati.

Chiedo articoli che non trovo. E a volte preferirei leggerli certi articoli, piuttosto che dovermeli scrivere.

 

Personal streaming

Per personal streaming si intende un sistema di streaming fatto in casa. In pratica, un modo per avere la musica che avete già acquistato e per cui non dovete pagare un abbonamento mensile. Ovviamente avere un personal streaming ha pure un costo.

Proprio questa settimana abbiamo parlato su come ascoltare musica streaming attraverso un abbonamento online. Eppure, è anche vero, che in tanti, abbiamo ancora le nostre pile di cd a nostra disposizione. Si tratta magari di musica che negli anni abbiamo raccolto con passione e diligenza. Ricerche e ricordi che magari sono legati a ricordi personali che vorremmo avere sempre con noi.

Perché avere un personal streaming?

Gli audiofili più sfegatati non perdonano alla musica o allo streaming odierno la bassa qualità della musica. I file mp3 sono un affronto e un offesa alla musica. E quindi, per chi ama l’Hi-Fi, l’alta qualità dell’audio è necessario avere qualcosa in più. Questo significa avere una grande quantità di spazio dove caricare i propri files audio in qualità WAV o FLAC e ascoltare la musica nella pienezza dei suoni.

Il cloud

Se si vogliono avere i propri brani preferiti sempre a disposizione, una prima soluzione potrebbe essere quella di utilizzare i sistemi cloud di cui ormai si fa un largo uso. Vedi Dropbox o Google Drive. Nelle versioni gratuite se si ascolta poca musica, oppure acquistando spazio cloud, a seconda delle necessità.

Personal Streaming

Un altro sistema può essere quello di creare, appunto, un vostro sistema di personal streaming dove organizzare la vostra musica.

Innanzitutto servirà acquistare un NAS ossia Network Attached Storage. Un hard disk di grosse dimensioni, che si collega alla rete personale (o aziendale) in modo da permettere a più persone di accedere e condividere i propri file.
Se posso consigliare, io direi che uno di questi è il Netgear RN424D4-100NES ReadyNAS Serie 424, 4 Slot Inclusi 4 HD da 4TB, Capacità 40TB, Backup Sicuro, Antivirus, Accesso e Gestione Tramite Cloud. Se invece non si ha bisogno di tutto questo spazio si può comprare qualcosa di molto più economico come il WD My Cloud EX2 Ultra Network Attached Storage, 4 TB.

Avvertenze

Bisogna dirlo e bisogna  essere consapevoli del fatto che, essendo degli strumenti elettronici, si possono rompere. E questo può dipendere da fattori che non sono prevedibili. Per cui il consiglio da manuale è quello di ripartire il NAS in due parti e registrare nelle due partizioni. In questo modo si avrà la sicurezza di un backup automatico, di contro si avrà a disposizione la metà dello spazio acquistato. Se, invece, si preferisce usare tutto lo spazio necessario, si rischia di perdere tutto.

Si tratta di scelte personali legate all’uso che ne farete. Ma dato che, in questo caso, un supporto fisico ce lo dovremmo avere, possiamo anche pensare di non fare un back up di questi files.

Connessione 4G

Attenzione anche al fatto che per ascoltare in maniera continua, senza interruzione, file pesanti che avete caricato, è necessario avere una connessione 4G. Non si tratta di un optional, ma di un obbligo. Senza una connessione 4G tutto il sistema non ha senso.

Quindi o avete un ottimo smartphone che supporta una connessione 4G del tipo LG K8 2017 Smartphone 4G LTE o ancora come il Samsung Galaxy A5 (2017) SM-A520F Dual SIM 4G 32GB Pink o comunque di alta gamma. Oppure dovrete disporre di una chiavetta USB del tipo 4G Systems Xsstick oppure un Router Mobile HUAWEI, MOBILE ROUTER E5577C 4G LTE CAT.4 FINO A 150 mbps, Wifi portatile mobile 2.4 e 5.0 Ghz

Una ottima connessione vi garantirà una ascolto continuo.

Un server personale

Il NAS sarà il vostro server. Ossia lo spazio fisico, disponibile online, di vostra proprietà. Per questo motivo, quando lo vogliamo utilizzare deve restare sempre acceso. Per garantire la sicurezza dei file e del NAS sarebbe bene acquistare anche un gruppo di continuità. In questo modo il NAS sarà salvo da eventuali colpi di elettricità e in caso di momentanee assenze di elettricità resterà acceso.

PLEX Media Server

Dopo aver fatto questi acquisti potete scaricare un programma davvero eccezionale. Si chiama PLEX.TV ed è gratuito. Dovrete pagare solo se avrete bisogno di assistenza.

https://youtu.be/mCGM9xGBPQ0

Plex.tv vi permetterà di categorizzare i vostri album, i files e tutta la musica disponibile che avete nel vostro archivio. Con questo programma potrete gestire, ascoltare e riascoltare secondo i vostri gusti tutta la vostra musica. Riproducendo così un vostro servizio streaming personale. Un personal streaming appunto!

Conclusioni

Conviene? Non conviene?

Tutto dipende dalla quantità di musica e di file che si maneggiano. Se si fa un uso casalingo di musica e video, immagino che adoperarsi a preparare una struttura del genere sia eccessivo.

Eppure per motivi professionali avere un NAS per me è stata una salvezza. Quando producevo la media di un video al giorno, con prove, contro prove, interviste e immagini di repertorio, era necessario avere uno spazio del genere. Uno spazio dove caricare tutti i files senza doverli spargere in mini hard disk vari.

Per la musica non compressa e per quantità elevate di cd potrebbe nascere lo stesso problema. Anche perché su più hard disk è difficile categorizzare e organizzare questi file.

Da architetto dell’informazione quello che vi posso consigliare è quello di progettare prima l’archiviazione per evitare di mischiare e creare solo un caos. E vi posso garantire che è un lavoraccio.

Personal streaming per audifili

Un sistema di questo genere soddisfa i bisogni degli audiofili. Prima di tutto si ha un ascolto al top, davvero Hi-Fi. E poi si avrà anche la soddisfazione di essersi creati uno streaming personale.  E perché no. Magari anche da condividere con i familiari sparsi per tutto il mondo.

Insomma un piacere da veri audiofili che amano impianti stereo e sistemi di altoparlanti di livello superiore.

Ma anche se non si è degli audifili e si ha il bisogno di avere grandi quantità di files a disposizione, in qualunque momento e in qualunque luogo, questa è sicuramente una valida soluzione.


I link che rimandano ai prodotti presenti su Amazon rimandano al programma di affiliazione che sostiene il blog e l’attività di ricerca che svolgo settimanalmente.

 

 

Nuovi business emergenti – Trend vocali – Internet trends report

Tra i nuovi business emergenti si sta affermando la ricerca vocale e l’uso dell’assistenza vocale. A dirlo è Mary Meeker che il 31 maggio 2017 ha presentato e pubblicato il celebre report sui principali trend dell’anno in corso. Ho ritenuto importante per i miei lettori estrapolare alcune slide che vanno a rafforzare alcune cose che ho detto nel tempo sul blog.

Chi è Mary Meeker?

Mary Meeker è una donna statunitense che vive nella Silincon Valley e si è da sempre occupata di internet e nuove tecnologie. Il suo lavoro di venture capitalist consiste nell’intercettare i trend di internet. Lo fa perché investe e fa investire nelle start up di maggiore interesse e a maggior impatto economico. Nel 2014 è stata inserita nella lista di Forbes al settatasettesimo posto tra le donne più potenti nel mondo.

Da 22 anni  a questa parte rende pubbliche le slide delle sue presentazioni. Condividendo il suo parere. E se da un lato la Meeker raccoglie trend che sono già in atto, certamente le sue parole favoriscono alcuni di questi trend. Se non altro per l’attenzione che ne deriva.

Nuovi business emergenti 2017

Queste slide confermano molte delle cose che ho già detto e analizzato sul blog. Dico questo non per paragonarmi a Mary Meeker. Vivo nella provincia italiana dove la gente ha problemi di sopravvivenza e il successo del singolo è ritenuto il fallimento della comunità. Ma lo dico semplicemente per affermare che alcuni trend sono talmente evidenti che chiunque può rendersi conto di quello che sta accadendo. Basta una connessione decente e saper osservare il mondo.

Ricerca vocale

Intanto si conferma l’uso della voce come metodo di ricerca.

Smart speaker

Così come già detto sull’ architettura dell’informazione conversazionale e come sottolineato nel mio intervento tra architettura dell’informazione e audio, che ho tenuto al WIAD Palermo,  Amazon Echo si conferma tra gli smart speaker più interessanti. Le sue capacità migliorano in maniera notevole e l’aggiunta dello schermo nel nuovo Amazon Echo Show porterà nuovi sviluppi.

Linguaggio Naturale

La capacità di comprensione degli assistenti vocali ha raggiunto i livelli umani. In effetti, noi non capiamo e sentiamo tutto quello che ci viene detto e spiegato. Per cui un margine di errore è nella natura umana così come nella natura dell’assistenza vocale.

Musica e streaming

La musica e lo streaming hanno subito un notevole mutamento delle abitudini dei fruitori. Proprio nelle scorse settimane si è dato per morto il file mp3. Magari andate a rivedere la vera storia dell’mp3. E capirete l’origine della disfatta di questo mercato un tempo tanto florido.

Oggi il mercato musicale è in ripresa. Ma siamo ancora lontani dai tempi d’oro degli anni 2000 quando si compravano gli oggetti fisici quali cd musicali e dvd per ascoltare musica. Ed anche in questo grafico si può vedere/capire che il ritorno al vinile è una notizia da contestualizzare.

Perché si diffonde lo streaming? Perché sono proprio cambiate le modalità di fruizione della musica.

Musica e Video

L’evoluzione del digitale vedrà audio e video sempre più connessi.

 

Sottoscrizione a Spotify e streaming

Come ho raccontato nell’articolo sulla storia dell’mp3, un’intera generazione ha commesso un reato quale il furto di musica. Questi file, però andavano incamerati in un lettore mp3 o in un hard disk. I giovani di oggi, invece, oggi preferiscono sottoscrivere un abbonamento Spotify Music.

Anche se poi, altro dato di interesse è sapere che pochi sono gli artisti tengono davvero su l’interno mercato musicale.

Ricerca e algoritmi

Ricerche correlate, algoritmi, machine learning, saranno tutti gli strumenti utilizzati per migliorare la nostra esperienza e la nostra relazione con i video e la musica. Netflix per i video e Spotify per la musica sono i pionieri in questo campo. Ma rendiamoci conto che le big company sono alla ricerca di nuovi mercati pronti a scalzare anche i pionieri.

Conclusioni

Come potete osservare voi stessi il sonoro è un tema abbastanza rilevante. E anche molto complesso. Al suo interno c’è molta evoluzione. Tutto può accadere. La ricerca vocale può prendere il sopravvento, come potrebbe essere superata dalla realtà virtuale. Spotify sembra farla da padrone sul mercato. Ma come sappiamo ci sono grandi interessi in campo. I servizi streaming sono sempre in competizione. I margini non sono altissimi e si può cadere da un momento all’altro.

Detto questo difficile che si possano fare previsioni. Si possono solo osservare le tendenze. E se avete interessi ai nuovi business emergenti, potete lanciarvi ma con la consapevolezza che si tratta di scommesse. Dove la vittoria non è affatto scontata.

 

MP3 La vera storia

Mp3 è la sigla di un algoritmo.

Mp3 sta per Moving Picture Expert Group-Audio Layer III.

Si tratta della codifica di un file audio compresso. Al di là delle sigle tutti coloro che ascoltano musica ne fanno uso e ne conoscono l’estensione .mp3.

In pochi, invece, si chiedono la vera storia del formato audio più famoso del mondo. Come è nato, chi è il vero fondatore, come e perché si è sviluppato e diffuso così nel mondo.

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L’Mp3 è morto?

Il 23 aprile 2017 il Fraunhofer Institute for Integrated Circuits IIS ha annunciato che sono stati dismessi definitivamente gli sviluppi relativi ad alcuni brevetti e licenze dell’mp3.

Si legge nel comunicato.

Ringraziamo tutti i nostri licenziatari per il loro grande supporto nel rendere l’mp3 il codec audio nel mondo, negli ultimi due decenni.

Anche se ci sono codec audio più efficienti con funzioni avanzate disponibili oggi, l’mp3 è ancora molto popolare tra i consumatori.

E i quotidiani hanno dato la notizia della morte dell’mp3 tranquillizzando, comunque, sul fatto che i lettori mp3 di cui siamo in possesso, continueranno a funzionare.

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L’mp3 è vivo!

Questa non è la prima volta che l’mp3 sia stato dato per morto. La prima volta, come vedremo, la dichiarazione di morte (che non ebbe la stessa visibilità) distrusse l’industria musicale e cambiò il modo di fruire della musica.

Vedremo cosa accadrà ai nostri giorni. Le major sperano che questo sia un nuovo inizio. Infatti, dopo i primi articoli e gli annunci della morte del formato audio mp3, si è fatta leggermente marcia indietro. Infatti la Fraunhofer, dopo il comunicato del 23 aprile, il 18 maggio ha dovuto precisare che l’mp3 è un formato che continuerà ad esistere. E che semplicemente il laboratorio tedesco di psicoacustica ha smesso di aggiornare e sviluppare il formato. Così come riportato dall’Internazionale.

In realtà l’mp3 sta benissimo, è solo scaduta la licenza d’uso negli Stati Uniti (in Europa lo era da diversi anni) e quindi le aziende del settore musicale possono usare questa tecnologia senza pagare una licenza. Il Fraunhofer Institute ha quindi deciso di interrompere il supporto al progetto mp3 e concentrarsi su nuovi standard audio.

Insomma, siccome alcune licenze dei brevetti (attenzione, non tutte) sono diventate libere, e non vengono versati più soldi nelle tasche della Fraunhofer e del vero inventore dell’mp3, questi non lavoreranno più su questo formato. Dedicandosi ad altri formati redditizi.

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L’mp3 senza storia

La storia dell’mp3 ha dell’incredibile. Ma ancor più incredibile, a me è parso, che a nessun giornalista (in Italia) sia mai importato raccontare questa storia. Chissà perché. Tutti gli articoli che ho letto a riguardo, dopo un breve accenno sulla presunta data di nascita, vanno a parare da un’altra parte. Personalmente, invece, mi sono appassionato a questa storia e penso che anche i miei lettori si appassioneranno. E magari, condivideranno questo articolo, persino citandomi come fonte. E comunque, almeno per quanto ne so, questo è il primo articolo in italiano che racconta la vera storia dell’mp3.

Andando a cercare, ho letto la storia dell’mp3 scritta da Stephen Witt, un giornalista americano il cui libro How Music Got Free: The Inventor, the Music Man, and the Thief è uscito a giugno del 2016 negli Stati Uniti. In Italia è edito da Einaudi con il titolo Free. Si tratta di un’indagine giornalistica che va alle radici della crisi dell’industria musicale e ne racconta diverse vicende. Emblematico il sottotitolo. “Cosa accade quando un’intera generazione commette lo stesso reato”.

Le recensioni sul libro parlano in particolar modo sull’ultima parte del libro. Ossia parlano riguardo la storia della pirateria. Anche Paolo Armelli su Wired (l’articolo, purtroppo, è stato cancellato) parlando del libro racconta di come l’avvento dell’mp3 abbia cambiato l’industria musicale. O meglio, di come sia stata distrutta l’industria musicale, partendo da un file che permetteva di condividere brani musicali su internet.

Ma Stephen Witt, a mio modesto parere, fa un lavoro storico giornalistico più profondo.

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La vera storia dell’mp3

La storia dell’mp3 è la storia di un lungo lavoro durato, in totale, 15 anni e forse più. Studio e lavoro svolto da un ingegnere, già bello grandicello, pagato dallo Stato con uno stipendio da impiegato (tedesco). Karlheinz Brandenburg.

L’mp3 ha richiesto, prima 10 anni intensi di sviluppo vero e proprio, dal 1980 al 1990. E poi la testardaggine di diffondere il formato. La sperimentazione sul nuovo algoritmo comportava l’applicazione di complessi studi matematici e di psicoacustica. Numerose furono le menti europee che parteciparono allo sviluppo. Questi scienziati studiarono, con passione e abnegazione, il modo di rendere un file audio un file come lo conosciamo oggi.

Brandenburg fu avviato a questi studi dal suo relatore di tesi il prof. Dieter Seitzer, che a sua volta era stato avviato allo studio di una strana disciplina chiamata, appunto, psicoacustica. L’iniziatore di questa disciplina fu il professor Eberhard Zwicker.

Sono andato a verificare la veridicità della notizia andando sul sito della IMTC in cui si può leggere che Karlheinz Brandenburg nel 2014 ricevette un premio come capo del progetto che permise la codifica e la standardizzazione del file audio mp3. Insieme al collega Bernd Edler. E nessun riconoscimento, riguardo l’mp3, ha mai ricevuto il nostro Leonardo Chiariglione, sebbene tanti e autorevoli sono stati i premi da lui ricevuti.

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Psicoacustica

Per chi non lo sapesse, la psicoacustica è la scienza, oggi avanzatissima, che studia la percezione del suono nell’essere umano.

Il prof. Eberhard Zwicker dopo decenni di studi ed esperimenti era giunto alla conclusione che l’orecchio umano fosse un organo adattivo. Ci tornerà utile a breve questo concetto.

Il che significava che l’orecchio umano serve e continua a servire per due cose.

  1. comprendere il linguaggio umano

  2. Avvertire l’essere umano di un eventuale pericolo nelle vicinanze.

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Il compact disk

Nel 1982 arriva il supporto Compact disk. Il CD rom, come lo conosciamo ancora oggi. E mentre tutti gridavano alla rivoluzione del suono, l’arrivo del suono perfetto e per sempre, il prof Seitzer pensava si trattasse di un mucchio inutile di dati acustici messi dentro un supporto. Che tra l’altro si può pure rompere. Il prof Seitzer, viaggiava su altri binari, su altri pianeti, già allora pensava ad un jukebox digitale. In quegli anni, infatti, veniva alla luce anche internet. Insomma, Seitzer aveva in mente quello che sarebbe diventato ed è oggi lo streaming. Ossia la musica direttamente a casa nostra. Inutile dire che nessuno comprendeva quello che stesse dicendo. Troppo avanti.

Seitzer tentò di brevettare l’idea ma non vi riuscì. Da un lato non si comprendeva come gestire lo scambio di file e dall’altro lato non si capiva dove mettere questi files audio che per quei tempi erano comunque pesantissimi. Inviare un file audio con una connessione a 12K era una follia tecnica. Senza contare il fatto che fosse certamente antieconomica.

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La sintesi musicale

Gli studi di Brandenburg erano dunque già avviati da qualche anno. Ma fu nel 1986 che Brandenburg trovò un filone inesplorato. E cioè il filone della sintesi musicale.

Il filone era questo. Dato che l’orecchio è un organo adattivo esso non è in grado di sentire tutti i suoni esistenti in natura. Esso, infatti, sente meglio alcune frequenze. Ma altre frequenze non sono udite per nulla.

Il file musicale in formato CD aveva ed ha una valanga di informazioni che l’orecchio umano non riesce a sentire. Il nuovo algoritmo, dunque, doveva identificare i suoni disponibili in una musica ed eliminare tutti quei suoni che l’orecchio non sente.

L’mp3, infatti, viene detto file lossy, ossia che diminuisce il numero di dati presenti sul file, ma che mantiene la qualità audio. Detto in altre parole, mantiene i suoni che noi percepiamo. Obiettivo di tutti i suoi anni di studi furono rivolti proprio a questo. Raggiungere il giusto equilibrio tra il numero di informazioni da mantenere e tutte le informazioni che non erano udite dall’orecchio, da eliminare.

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Mp3 Storia di un fallimento

La storia dell’mp3 non ha avuto grande fascino per i giornali. Anche se a me pare un buon esempio per tutti coloro che si avviano in studi pionieristici e che si sentono incompresi.

La storia dell’mp3 è la storia di 10 anni di fallimenti e di rimbalzi. Intanto si trattò di un lavoro di gruppo. E questo dimostra come la conoscenza vada sempre condivisa. Poi il team che ne studiò la creazione guidato da Brandenburg proponeva periodicamente il nuovo formato a tutte le maggiori case di produzione del mondo e a tutte le istituzioni musicali internazionali. A partire dalla Riaa. Che avrebbero dovuto accettare il nuovo standard.

L’mp3 venne ripetutamente rifiutato e deriso. Fondamentalmente per due motivi. Il primo era che il formato mp3 competeva con altri formati sviluppati direttamente da Philips o dalla Sony. Il secondo motivo era perché alle orecchie dei discografici e degli ingegneri del suono che si occupavano di musica risultava un suono sgradevole, un suono povero. Non vi sembri cosa strana. Anche oggi, mentre scrivo, alcuni cultori audiofili, sostengono che un PC non suoni. Queste persone sono pronti a spendere migliaia di euro, vedi il mio articolo su casse e altoparlanti, per sentire il vero suono. È il fantastico mondo dell’Hi-Fi.

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1995. La morte dell’mp3? No, la morte dell’industria musicale.

Figurarsi, 40 anni fa, cosa pensavano gli audiofili. Il pubblico non avrebbe mai ascoltato un file così ricomposto. Un suono cattivo e, allora, a volte, anche gracchiante. In effetti, i primi esperimenti erano abbastanza deludenti. Il confronto era fatto tra questi files e la qualità dei CD che si affermavano in quegli anni. Il pubblico che acquistava musica aveva ascoltato fino a poco tempo prima gli LP su vinile. Non sentire più il fruscio naturale del vinile che oggi pare stia tornando di moda, era la nuova rivoluzione sonora.

I puristi del suono, così come i produttori musicali, non considerarono e non capirono i veri vantaggi dell’mp3. Già allora non compresero cosa fosse Internet. Figurarsi che la morte dell’mp3 fu data nella primavera del 1995, a Erlangen, in Germania. Una giuria aveva preferito l’mp2 al formato mp3 per la compressione audio.

Questo decreto di morte, apparentemente innocuo, come i dieci anni di bocciatura precedenti, senza che nessuno se ne fosse reso davvero conto, decretò, invece, la fine dell’industria musicale.

Il file AAC

Brandenburg, infatti, dopo 10 anni di studi, ormai diventato direttore della Frahnauer, da un lato si vide tagliare drasticamente il budget sullo sviluppo dell’mp3. Dall’altro lato gli studi sempre più avanzati, sfruttando le nuove e veloci capacità di calcolo che aveva a disposizione, avevano portato alla creazione di un nuovo algoritmo, il file AAC.

L’Advanced Audio Coding è anch’esso un file compresso, ancor più leggero dell’mp3, di una qualità audio sempre pari all’originale. Il file AAC è tra i file che oggi i telefonini usano per registrare e riprodurre il proprio audio.

La nascita del nuovo file con estensione AAC rese il file mp3 un file obsoleto e superato. Siamo nel 1997 e non nel 2017. Cosa fare di tutti quegli anni di studi e di lavoro duro e appassionato, dedicati all’mp3?

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Un lettore di mp3

Prima di dichiarare il fallimento definitivo fu fatto l’ultimo tentativo. Il gruppo di lavoro di Brandenburg fece quello che avrebbe dovuto fare almeno 5 anni prima. E fece quello che avrebbero dovuto fare le major, che da li a poco sarebbero state devastate dall’mp3. Cioè Brandeburg fece creare, per conto proprio, senza aspettare nessuno, un software, un programma, e un encoder che leggesse i file mp3.

L’Encoder MP3 è quel programma che analizza il file digitale non compresso e lo trasforma in un file MP3.

Il programma sarebbe stato venduto a caro prezzo alle radio, in modo da recuperare qualcosa. Le radio, allora, in gran parte declinarono l’offerta. Furono pochissime le radio che acquistarono il programma. Altrettanto pochi furono i “pazzi” che acquistarono più per curiosità che perché avessero capito l’importanza di quello che stavano per comprare. Questo ennesimo fallimento permise che il prezzo di questo lettore si abbassasse, per così dire, drasticamente. Dai quasi 600 dollari iniziali si arrivò alla versione gratuita.

La versione gratuita permetteva al lettore di leggere le prime 20 canzoni, dopo di che si autodistruggeva.

All’ombra dell’arroganza dell’industria musicale quei lettori mp3 distribuiti su internet, furono ben presto crackati. E soprattutto migliorati. Con la possibilità di creare proprie playlist. Nacque Winamp.

Fu l’inizio della fine dell’industria musicale. E il resto della Storia, la conoscete già.

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La pirateria

Il fenomeno della pirateria, in fondo, fu il risultato e l’accettazione da parte di un mercato parallelo (e illegale) del file mp3 come file di condivisione musicale. Il mondo della musica aveva in mano quel file da quasi 20 anni. Invece di avversarlo in tutti i modi ne avrebbe potuto avere il controllo totale. O quanto meno ne avrebbe potuto guidare le sorti.

Ma la Storia non si fa con i se o con i ma.

Le major tentarono gli ultimi attacchi giudiziari contro il file e contro gli hardware che leggevano i file mp3. I lettori mp3 furono un bisogno che venne dopo, vinsero la loro battaglia. Per le case di produzione di musica era troppo tardi. Il mondo si era già impossessato dell’mp3. Il seguito della storia è la storia di Napster, del Peer to peer, di eMule, del torrent, della crisi dell’industria musicale, dello streaming, e del mercato musicale per come lo conosciamo oggi.

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Aggiornamento Giugno 2020

Dato che non si ha una storia dell’mp3 così estesa sul web, ho deciso di condividere con più persone possibili l’articolo.

Alcuni lettori, hanno ritenuto che l’articolo era troppo farcito di miei commenti e preamboli che sono ritenuti inutili. Per me non lo sono, ma accetto sia il consiglio, sia il suggerimento di mettere sullo sfondo la mia storia e le mie emozioni riguardo questo studio che ho condotto e condiviso.

Qui dunque si conclude la vera storia dell’mp3. Di seguito trovi la mia storia e relazione con l’mp3 e qualche approfondimento, che lascio al lettore, con un po’ più di tempo, giudicare.

La mia storia dell’mp3

Ho letto il libro con molta partecipazione. Perché in parallelo ho ricostruito la mia storia personale e la mia relazione con la musica. Che poi, è la storia di tutti coloro che sono nati tra gli anni 70 e il 1980.

Mi sono tornate in mente le prime audiocassette, quelle di mio padre. Poi, nel tempo ho avuto le mie. Il mangianastri, così lo chiamavamo, proprio perché, a volte, le musicassette se le mangiava sul serio. Se ti accorgevi in tempo, recuperavi l’audiocassetta, altrimenti rischiavi di perdere per sempre tutto. Il rito del riavvolgimento della cassetta, quando avevi voglia e necessità di riascoltare lo stesso lato. L’uso della penna bic per riavvolgere il nastro, senza mettere sotto sforzo il motorino del mangianastri. Le prime playlist a tema, che si mettevano insieme con grande fatica, calcolando i tempi delle canzoni per far rientrare tutto nei 30 minuti esatti, senza perdere spazio, tempo e denaro durante l’ascolto.

Quando arrivò il cd fu una rivoluzione. Costavano carissimi i primi cd. Ma si pagava la qualità. I primi lettori, la ricerca delle raccolte in edicola, dove i cd allegati a qualche rivista costavano almeno la metà che nei negozi di dischi. La scoperta della musica classica in alta definizione e il jazz che approfittavano di un nuovo successo.

Infine, l’avvento lento ma inesorabile di internet. Le prime notizie su Napster, le prime discussioni tra amici di scambio di musica, le prime conversione da cd ad mp3. Fino poi all’iPod, un regalo unico, che ancora oggi uso per ascoltare e studiare.

Mi sembrava normale trovare questo percorso raccontato anche su internet. Lo davo per scontato. Ma così non era, così non è. E anche adesso che si detta la fine di questo formato, non trovo giornale che racconti questa storia. E allora, provo a raccontarla io.

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Invenzione italiana? No tedesca.

Cercando sull’internet italiano si trovano informazioni che non mi convincono pienamente. Secondo il racconto di Stephen Witt, Wikipedia Italia riprende un vecchio fraintendimento dei giornalisti, tra il vero inventore dell’mp3 tedesco e il presidente della giuria, italiano, di un concorso a cui il progetto dell’mp3 partecipò. Anche la stampa italiana come Panorama non ha dubbi e in un articolo del 2013, attribuisce l’invenzione dell’mp3 proprio all’italiano Leonardo Chiariglione.

Cos’è l’MPEG?

L’MPEG, oltre ad essere una estensione che conosce chi fa video, è un comitato. Ossia il Moving Picture Experts Group, formato dalle organizzazioni internazionali ISO e IEC. Fondato nel 1988 dal nostro italianissimo Chiariglione. Come funziona? Siccome esistono numerosi algoritmi che comprimono la musica e i video, non è possibile che ciascuno usi il proprio. Per cui le major che si occupano di audio e video hanno stabilito che ci fossero degli standard seguiti dal maggior numero possibile. Il comitato MPEG ogni anno si riunisce e verifica la possibilità di aggiungere o meno gli standard.

Si capisce che le pressioni dei gruppi di potere non dovranno essere normali. Gli algoritmi non sono studiati e creati da ragazzini in garage, ma da Philips, Sony, Apple ed altri. È chiaro che l’accettazione o meno di uno standard significa anche avere o meno un vantaggio tecnologico rispetto agli altri.

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I miei dubbi

Chiariglione è considerato il papà dell’mp3 ma nessuno dice che lo sia. E qualcosa non mi torna. Sul Wikipedia inglese la storia è raccontata un po’ diversamente.

The Moving Picture Experts Group (MPEG) was established in 1988 by the initiative of Hiroshi Yasuda (Nippon Telegraph and Telephone) and Leonardo Chiariglione. Yasuda was leading an initiative in Japan, called the Digital Audio and Picture Architecture (DAPA), while Chiariglione was leading an initiative in Europe, called the Coding of Moving Images for Storage (COMIS). Both eventually met in May 1988 to work on a global standard.[10]

The genesis of the MP3 technology is fully described in a paper from Professor Hans Musmann,[24] who chaired the ISO MPEG Audio group for several years. In December 1988, MPEG called for an audio coding standard. In June 1989, 14 audio coding algorithms were submitted. Because of certain similarities between these coding proposals, they were clustered into four development groups. The first group was MUSICAM, by Matsushita, CCETT, ITT and Philips. Second group was ASPEC, by AT&T, France Telecom, Fraunhofer Gesellschaft, Deutsche and Thomson-Brandt. Third group was ATAC, by Fujitsu, JVC, NEC and Sony. And the fourth group was SB-ADPCM, by NTT and BTRL.[24]

Insomma, furono inviati 14 progetti, Chiariglione a capo della giuria del comitato MPEG ne selezionò 4, tra cui c’era il progetto dell’mp3, appunto della Fraunhofer Gesellschaft. Questa storia è confermata anche sul sito della Fraunhofer dedicata alla storia dell’mp3.

Il secondo elemento stonato è che andando sul sito personale di Leonardo Chiariglione non si trova da nessuna parte che lui si dica l’inventore dell’mp3 o che abbia fatto parte del progetto. Si parla ovviamente dell’organizzazione MPEG, si parla di MPEG-2 e MPEG-4. Ma non di MP3.

Nessuno conferma o smentisce

Attenzione! Leonardo Chiariglione è un personaggio unico e raro. A lui si deve appunto il comitato MPEG e tanti degli standard che oggi usa chi lavora con audio e video. E di tutti i brevetti usciti dalle sue mani e dalla sua mente, Leonardo Chiarglione, non ha mai chiesto i riconoscimenti finanziari.

Chiariglione è una persona a cui, il mondo e il mondo dell’audio e del video deve tutta la propria gratitudine.

Quello che Stephen Witt afferma è che, pur riconoscendo i suoi immensi meriti, non fu tra quelli che misero le mani sul codice dell’mp3. Secondo Witt, infatti, l’invenzione dell’mp3 sarebbe il frutto del lavoro dell’ ingegnere tedesco Karlheinz Brandenburg e del suo team.

Karlheinz Brandenburg

Ai tempi, Karlheinz Brandenburg, era un dottorando che lavorava per un incubatore tecnologico che viveva di finanziamenti pubblici. Probabilmente, per un giornale, non si trova nulla di affascinante in un impiegato pubblico che fa bene il suo lavoro. Né, forse, interessano le lunghe battaglie legali per contendersi i brevetti. E poi in questa storia di innovazione, non ci sarebbe la figura del giovane sfigato, né la povertà o la sfiga iniziale, né un garage dove andare a lavorare la mattina, né un colpo di genio improvviso. Eppure ci sono tanti soldi che sono andati nelle tasche dell’inventore.

La storia dell’mp3 è un’altra. Si tratta di una storia percorsa da tanto studio, fatica e fallimenti. È la storia di bocciature che venivano da parte di dirigenti che non capivano l’evoluzione tecnologica musicale. Quei dirigenti non capirono il cambio di paradigma che stava per significare internet.

Anno del podcast?

<<Il 2017 è l’anno del podcast>>. In molti lo dicono. Ma, personalmente non sono proprio d’accordo. Proprio perché amo il mezzo e lo strumento da oltre 10 anni, penso che non sia questo l’anno del podcast. Ed anche se Mark Zuckerberg ha inserito la nuova funzione Facebook Live Audio, le abitudini degli utenti italiani sono ancora lontane dai podcast. Dobbiamo lavorarci!

Il 2017 l’anno del podcast?

L’interesse sul formato podcast cresce. Nei primi giorni di dicembre 2016 LinkedIn ha pubblicato una ricerca che conferma il successo dei podcast. Su Copyblogger ho trovato una bella infografica che mostra la crescita degli ascoltatori dal 2003 al 2014, negli Stati Uniti. Il recente rapporto della Edison Research ha rivelato che gli ascoltatori di podcast si sono raddoppiati tra il 2008 e il 2015, per poi aumentare di un altro 23% tra il 2015 e il 2016. Solo negli Stati Uniti 57 milioni di ascoltatori mensili.

L’anno scorso, dopo aver letto un post sul profilo di Mark Zuckerberg in cui scriveva di voler investire nell’intelligenza artificiale, anch’io ho subito pensato e scritto che il 2016 fosse l’anno del sonoro. Mi sono fatto prendere la mano nella titolazione. In realtà, come al solito, nell’articolo il discorso era ed è molto più complesso.

Mi dispiace poi che a dirlo siano anche persone di cui ho stima. E che guarda caso iniziano a creare podcast proprio (da) quest’anno.

E’ bello sentirlo dire

La verità, a distanza di un anno (per quanto mi riguarda, col senno di poi e con l’esperienza del blog), la posso dire, era un’altra. Allora, ad appena sei mesi di vita del blog e a poche settimane dal mio primo post, era proprio quello che volevo sentirmi dire. Ero lì che leggevo articoli su articoli riguardanti l’audio. E forse speravo di trovare un articolo, una frase, una parola che confermasse che la scelta di aprire un blog di architettura dell’informazione sonora fosse stata la scelta giusta. Ma secondo voi il 2016 è stato l’anno del sonoro? Quanti podcast in più, rispetto all’anno precedente, avete ascoltato? E’ più probabile che ne abbiate creato uno in più. Ma ascoltato dubito. Se lo avete fatto, complimenti!

Cosa sta accadendo negli Stati Uniti?

Che questo sia l’anno del podcast, dunque lo ripeto, è detto perché negli Stati Uniti, Radio e Giornali si stanno interessando a questo formato e stanno investendo. E il pubblico stia rispondendo positivamente.

Due osservazioni, però le devo fare.

  • la prima è che quello che funziona negli Stati Uniti non è detto che funzioni anche qui in Italia.
  • La seconda osservazione è che quello che sta accadendo negli Stati Uniti con i podcast è lo stesso fenomeno che sta accadendo con le serie TV (diciamo ormai da qualche anno). Ossia, negli Stati Uniti sono state prodotte serie tv come Bad in Breaking, Game of Thrones, (solo per citare quelle che seguo io. Voi continuate con la vostre). E insomma capirete che la qualità si è alzata notevolmente.

E in Italia?

In Italia, la risposta al grande successo alle serie tv americane sono le fiction di RaiUno. Attenzione, a saperle fare, ad averne di successo quanto le fiction. C’è un pubblico affezionato al genere. C’è un bisogno che viene soddisfatto per un pubblico che ancora resta legato alla televisione. Quello che dico è che è chiaro a tutti che si tratta di altre cose. Sono altro per cultura, per tradizione cinematografica e televisiva. Sono altre semplicemente perché rivolte a pubblici diversi, appunto. Idem per i podcast. Alla qualità dei podcast americani non c’è nessuna risposta dalle nostre radio. Magari i prodotti americani saranno tradotti in italiano e allora magari ascolteremo anche noi i podcast americani. Ma non sento nulla di nuovo da queste parti.

Tutto procede nella norma

Certo, sul lato podcast la qualità (negli Stati Uniti) è aumentata e sono aumentati gli ascoltatori. Sul lato conversazionale, la tecnologia si evolve, le ricerche si velocizzano; la potenza di calcolo aumenta, qualcuno sperimenta più di altri, qualcun’altro inizia ad usare gli assistenti vocali. Ma il tutto procede nella norma. Assistenza vocale, interfacce conversazionali, saranno sempre più presenti nel nostro quotidiano. Magari, anche grazie alla mia attività, si parlerà più spesso di architettura dell’informazione conversazionale o addirittura nelle Università si comincerà ad insegnare architettura dell’informazione sonora o Language Design. Chissà. Ma ci vorrà ancora del tempo perché questi concetti entrino a far parte del nostro contesto. E nessuno può prevedere il momento o l’anno esatto. Anzi, se qualcuno lo sa, non lo viene a dire a noi, a gratis.

Facebook Live Audio

Nonostante gli ascoltatori, dunque, negli Stati Uniti, crescano, e nonostante sia in arrivo Facebook Live Audio non è che ci vogliano strumenti particolari per capire che questa funzione non ha e non avrà lo stesso successo di Facebook Live Video. Basta guardarsi, onestamente, in giro. Su Facebook, in Italia, ho visto che da dicembre ad oggi ne parlano un migliaio di persone. Mentre 3 mila parlano dei live video. Oppure si può chiedere a Google. Magari graficamente è più chiaro.

Io credo nel podcast

Se dico questo non è perché io non creda nell’audio e nel podcast. Anzi. Io credo nel podcast tanto che ho un mio canale audio su SoundCloud . I primi podcast in Italia che parlano di User Experience e Usabilità. Uso come canale audio persino il mio canale YouTube.

Io amo l’audio, il suo mondo, i suoi strumenti. Amo la Radio. Ho iniziato a frequentare le Radio in FM dai primi anni 90. Ho fondato una web radio universitaria (comprandone la strumentazione) e l’ho diretta, con entusiasmo, per 9 anni. Scrivo questo blog coniugando la passione per l’audio e la venerazione per l’architettura dell’informazione. Ma non potrò mai pensare che i milioni di telespettatori, dall’oggi al domani, diventino radioascoltatori. Non potrò pensare che, all’improvviso, visto che il trend sarebbe questo, chi svolge attività grafiche, inizierà a produrre podcast. Fosse anche che fare radio diventasse una moda.

Perché credo nel podcast: i vantaggi dell’audio

Sono 10 anni che mi occupo, professionalmente, di audio, di web radio e di podcast. Negli ultimi 4 anni mi sono pure occupato di video. E sebbene i video sono stati sempre più richiesti e spendibili, continuo a preferire l’audio.

Per me l’audio ha una vita più lunga di un video. La leggerezza dell’audio permette sia di trasmettere con una connessione bassa, così come indicato da Facebook, sia di conservare e catalogare i files. Chi si occupa di video sa bene dei problemi di catalogazione che si hanno. Tanto più aumenta la qualità dei video (vedasi lo standard video 4K), tanto più gli hard disk si riempiono di materiale di cui non si sa cosa fare. Nel dubbio, di cosa conservare e di cosa cancellare, si conserva all’infinito.

Un file audio, in confronto, è talmente piccolo e facilmente catalogabile che risulta più semplice la sua lavorazione, in ogni fase. Un file audio è facile da acquisire, da produrre, editare, trasmettere e da condividere. Un file audio lo realizzi mentre passeggi, mentre sei in movimento, mentre sei nudo, nella vasca da bagno, senza offendere il pudore di nessuno. Devi stare attento ad un solo canale comunicativo. Un video necessita di attrezzature più sofisticate, di fermezza. E’ necessario lavorare su più registri. Caratteristiche che forse non servono per video di 10 secondi. Ma se superi i 3 minuti, si.

E comunque la si pensi a me piace.

Il podcast auspicabile

Semmai ci possiamo augurare che il format podcast inizi ad essere maggiormente utilizzato e diffuso. O meglio ancora, che l’ascolto dei podcast diventi una abitudine diffusa. Ci possiamo augurare che il trend positivo, che si vede negli Stati Uniti, prosegui, continui e coinvolga anche l’Europa e l’Italia. Sarebbe auspicabile che, nel tempo trascorso in metropolitana, nei tempi di attesa di tram e bus, le persone si formassero e si informassero con un podcast.

La radio, ormai, tranne per alcune categorie di artigiani, si ascolta prevalentemente in movimento e in auto. Il tempo trascorso in auto potrebbe tornare utile. La radio o il DIN2 dell’automobile può ormai essere un elemento di interazione e di connessione. Così come già abbondantemente annunciato al CES2017 e come ebbi a scrivere già nel dicembre 2015 parlando di Apple Carplay e Google Android Auto. E sarebbe auspicabile che gli automobilisti facessero un maggior uso di un vivavoce.

Sarebbe auspicabile. Ma questo non modifica l’abitudine di telefonare e mandare messaggi con l’uso delle mani. Non ci riesce neppure la paura della morte, figurarsi se ci riesce qualche post predittivo acchiappa click.

Conclusione

Insomma, ogni anno che qualcuno si inventa di fare una serie di podcast dice che è l’anno del podcast. Chi invece fa podcast da anni li fa e basta.

Ritengo utile ripetere quanto già detto nel post su Facebook Live Audio

Se volete entrare nel mondo dell’audio o della Radio, fatelo perché siete curiosi di sentire l’effetto che fa.  Fatelo perché magari ci sono dei buoni motivi per farlo. Fatelo perché vi potrebbe piacere, perché sicuramente vi divertirete. Fate un vostro programma perché imparerete più di quello che pensate di sapere. Fatelo per voi stessi! E non perché quest’anno sarà l’anno del podcast. O peggio ancora, perché qualche vostro punto di riferimento su internet inizia a farlo da quest’anno. Fatelo perché se la cosa vi piace e vi appassiona, anche se non sarà l’anno del podcast, (o se anche, alla fine, non vi dovesse piacere) avrete imparato un mestiere e potrebbe essere utile per fare anche altro.

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #25

Notizie sonore su Architettura dell’informazione, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità

Streaming

Apple vs Spotify acquista Tidal

La notiza della settimana è lo scontro tra Apple e Spotify. Da un lato Spotify accusa Apple dibloccare un aggiornamento della propria applicazione per iOS sull’app store. Apple chiede il 30% per ogni acquisto in-app, e non permette agli sviluppatori di indirizzare gli utenti fuori dall’app per fare acquisti. Cosa che sta stretta da sempre ai piccoli sviluppatori adesso appoggiati da Spotify. Di contro Apple risponde che, grazie all’app-store, Spotify è riuscito a crescere come i tanti concorrenti di Apple.

Ma daltronde ognuno a casa propria…

Nel frattempo rumors dicono che Apple è intenzionata ad acquisire TIDAL il servizio streaming di Jay-Z.

Perché? Si chiedono i fans.

Beh, intanto proprio per posizionarsi contro Spotify. Già a fine gennaio si erano fatte delle previsioni riguardo la musica streaming nel 2016 che io ho riportato sul blog.

Tra le previsioni, che si stanno avverando: l’ascolto della musica in HD e la scomparsa/acquisizione di uno tra i servizi più grossi.

Ascolto della musica in HD

Dando per scontate le librerie musicali presenti su tutti i servizi di streaming e i milioni di brani disponibili sia in versione free che a pagamento, l’unica differenziazione sta nella qualità del suono.

Apple starebbe lavorando ad un nuovo formato streaming ad alta fedeltà. Il formato non ha ancora un nome ma permetterebbe di avere canzoni a 96 kHz con una profondità di 24 bit.

Ed è proprio sulla qualità del suono che ad opporsi ad Apple c’è il servizio streaming Tidal di Jay-Z.  Tidal, a detta di molti, è il servizio messo più male di tutti. E’ incappata in errori tecnici e di marketing davvero banali e inusuali. Soprattutto se si pensa che alla sua nascita si proponeva di distruggere Spotify.

Dicevo nel precedente post:

Il consumatore medio può essere soddisfatto di come suona la musica digitale, adesso, sul proprio device. Ma se la tecnologia si evolve e la competizione tra i brand si alza, si potrebbero aprire le orecchie a qualcosa di più chiaro nel 2016. Senza contare che la nicchia degli audiofili sarebbe davvero contenta di questo innalzamento della qualità.

Apple vs Spotify. Perché Apple acquista TIDAL

Evidentemente dalle parti di Apple si è visto o si è ascoltato questo bisogno delle nicchie di audiofili.

Insomma TIDAL non è messa bene ma è l’unico concorrente presente nella stessa fetta di mercato di Apple. Alta qualità audio e con una libreria di tutto rispetto. TIDAL ha molte esclusive che fanno gola a tutti i servizi di streaming.

Ovviamente questo permette anche di posizionarsi e ridefinirsi rispetto a Spotify.

E non dimentichiamo mai il mercato dei dati che noi utenti forniamo ai servizi a cui ci abboniamo, gratis o a pagamento. Il pubblico di TIDAL, è sconosciuto ad Apple. Ma è proprio il pubblico che interessa ad Apple.

Architettura dell’informazione sonora – Mixer #24

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

  • Il tema della settimana è il WWDC2016 della Apple. iOS 10 si presenta come un aggiornamento molto concreto del sistema operativo di Apple. Siri si allarga al Mac  e  l’applicazione nativa Music è stata completamente ridisegnata con un’interfaccia molto più intuitiva e semplice. Molte le novità della libreria, tra cui un reparto dedicato alla musica scaricata offline ed una dedicata ad artisti, album e canzoni aggiunti di recente. Poi arrivano i nuovi sistemi operativi per Mac, iPhone, Apple Tv, Apple Watch, Apple Pay, Continuity, cloud e scrivania da remoto. Tutte le novità in un solo articolo. E Siri vince la sua partita contro Cortana.
  • A conferma di quanto già scritto da questo blog sulla questione di genere sonara, Apple, nella versione italiana, darà la possibilità agli utenti di scegliere il genere di voce da dare. Siri avrà anche la voce maschile.
  • Microsoft ha acquistato Wand Labs, una startup che sviluppa applicazioni di messaggistica e in particolare la tecnologia dietro questa app che consente loro di agire in modo più intelligente.

Streaming

  • Il futuro della musica sarà lo streaming online, ormai ci sono pochi dubbi. Proprio per questo motivo Amazon, il colosso americano dell’e-commerce, ha deciso di non rimanere a guardare i concorrenti spartirsi i proventi musicali. Presto arriverà un nuovo servizio musicale, pronto a dare battaglia a Spotify, Apple Music eGoogle Music. Il lancio è previsto, secondo i rumors, a fine estate o autunno di quest’anno.
  • Twitter sfida Spotify e Apple e investe 70 milioni di dollari in SoundCloud, la piattaforma musicale con sede a Berlino amata da artisti, major e appassionati di musica, lanciata nel 2008. La notizia è riportata dal sito Re/Code, il microblog corteggiava SoundCloud almeno dal 2014. Nel 2013 aveva lanciato Twitter Music, che però era stato chiuso un anno dopo.
  • Quindici album di Prince sono stati pubblicati su Tidal, per celebrare il compleanno del cantante, che avrebbe compiuto 58 anni il 7 giugno 2016. Il servizio di streaming ha trovato circa 15 album tra i meno conosciuti e più rari dell’artista pubblicati tra il 1978 e il 2008.
  • Da mesi si parla di “streaming war”, etichetta bellicosa usata per sintetizzare la feroce concorrenza che sta caratterizzando il comparto dello streaming musicale. Una battaglia aspra come quella della ‘guerra dello streaming’ nasce da un motivo fondamentale: il presidio dell’industria musicale è attraente. Ma è attraente per motivi diversi.

Intelligenza artificiale

  • L’intelligenza artificiale cresce. Mentre si lavora a una macchina capace di analizzare e risolvere problemi, con un progetto che vede l’Italia in prima fila, un sistema intelligente supera per la terza volta il test di Turing. Wired (non io) lo definisce test di Turing sonoroDa WiredUn robot potrebbe guardare un marciapiede e istintivamente capire che il cemento è duro e l’erba è morbida, e per questo capire che cosa potrebbe accadere se cammina sull’uno o l’altro”. Ha commentato Andrew Owens, il ricercatore a capo dello studio: “Essere capaci di predire i suoni è un primo passo importante nell’essere capaci di predire le conseguenze dell’interazione fisica con il mondo”. Ma non tutti sono d’accordo.

Audio

Dal Blog

Nelle prossime settimane il blog si prende una pausa. Io mi prendo una pausa. Una pausa di revisione dei contenuti e di preparazione. Si aprono nuove avventure e bisogna fermarsi un po’. Il blog ritorna domenica 3 luglio 2016, per una piccola celebrazione. Il blog compie un anno. Poi si ritornerà con la solita cadenza settimanale. Nel frattempo iscrivetevi al nuovo feed, se ve lo siete perso.

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #23

Mixer #23

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

  • Quasi tutti i possessori di iPhone, il 98%,  hanno utilizzato Siri. L’uso però cala a causa della vergogna di parlare in pubblico con uno smartphone. Fino a quando? Almeno fino a quando non cambieranno le abitudini.
  • I poeti salveranno il mondo? Da giovane ci credevo davvero. Adesso un po’ meno. Però la Poesia è qualcosa di davvero importante per sentirci umani. La poesia può aiutare l’intelligenza umana.
  • Questa estate Cortana entrerà a far parte del sistema XBox One. I giocatori della famosa console potranno utilizzare i comandi vocali per poter giocare o restare in collegamento con i propri amici.
  • Come sarà Siri da grande? “C’è chi sta lavorando per dare al nostro ecosistema digitale la facoltà di capire il linguaggio naturale, e dunque i nostri desiderata, in modo sempre più lucido e raffinato: in futuro, scommette la grande G, potremo riprodurre una canzone, impostare un timer per il forno, controllare lo stato del vostro volo o spegnere le luci di casa parlando a un software come fosse una sorta di maggiordomo virtuale.”
  • Nasce Arianna: sistema di navigazione assistita per non vedenti ed è un sistema di navigazione assistita a basso costo e poco invasivo sull’ambiente dedicato a non vedenti e ipovedenti, con l’obiettivo di aumentarne l’autonomia.

Streaming

  • Le nicchie saranno il futuro (anche se in Italia il futuro tarda ad arrivare. Playboy lancia un nuovo servizio di streaming.  roba di nicchia. Il servizio abbina la musica a foto di modelle di Playboy.
  • La competizione tra Apple Music e Spotify è una vera e propria guerra. E allora gli strumenti possono essere i più svariati. Spotify tratta con Troy Carter, manager che ha contribuito al successo di Lady Gaga: potrebbe attrarre artisti in esclusiva per differenziare l’offerta Spotify dalle altre piattaforme.

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #21

Mixer #21

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

Streaming

  • Spotify, il servizio stremaing svedese, svelato in 10 punti che forse non conoscete. A stuzzicare la curiosità ci sono le playlist ideale dei personaggi di Game of Thrones e i suggerimenti a quale casata dovreste appartenere in base ai vostri gusti musicali. Interessante la galassia di terze parti piccole ma che fanno il successo del servizio.
  • Sempre su Spotify, una società di consulenza svela che solo il 30% degli utenti tiene su il business dell’azienda svedese. Considerato che nonostante i ricavi aumentano e il bilancio chiude in rosso, dicono dai vertici, a causa degli investimenti di espansione, io direi che c’è da stare prudenti. Chi ha un modello diverso e migliore si faccia avanti!

Sound

  • La regolazione del volume dell’audio su un dispositivo iOS può sembrare un po’ confusa. E magari Siri parla con un livello audio nettamente diverso da quello delle app. In effetti, per iOS non esiste un unico livello audio generale dell’iPhone o dell’iPad: parti diverse del sistema operativo hanno “voci” differenti.
  • Ogni tanto vengono scritti articoli che sfidano l’utente (call to action) per attirare click e coinvolgere i lettori. Questo articolo sfida i cultori dell’audio a capire la qualità audio dei diversi file. Ma chi si occupa di audio ben conosce la miriade di varianti che influenzano i suoni. La qualità di registrazione è cosa ben diversa dalla qualità di riproduzione.
  • Facebook ha comprato Two Big Ears, azienda specializzata in tecnologie di audio spaziale che consentono di vivere contenuti di realtà virtuale con audio immersivo e dunque con tutte le sfumature di profondità, distanza e intensità tipiche di uno show dal vivo.
  • La società statunitense Human ha raccolto 5 milioni di dollari per sviluppare il progetto Sound: un prodotto innovativo per cuffie wireless. Oltre a riprodurre la musica da un qualsiasi dispositivo connesso tramite Bluetooth, amplificare i suoni dell’ambiente e trasformarsi in altoparlanti di qualità le cuffie Human Sound saranno in grado di tradurre le lingue straniere in tempo reale, ma bisognerà attendere l’estate per avere maggiori dettagli dallo stesso produttore.
  • La comprensione del linguaggio di un cane avviene attraverso segnali sonori. Un articolo che ci racconta qualcosa del mondo cinefilo ma anche di noi stessi.

Musica

  • Avete già pensato alle vacanze? State prenotando il vostro viaggio? Avete concordato le ferie? Quest’anno i viaggiatori potranno usufruire di un nuovo e piacevole servizio d’intrattenimentoTripAdvisor si è alleato, infatti, con Google Play Music per offrire ai turisti l’accesso gratuito ad alcune playlist tematiche create ad hoc per le più celebri destinazioni di viaggio. Due mesi di prova gratuita, poi servizio a pagamento.
  • Secondo una stima dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), nel 2014 sono stati persi circa 170 milioni di euro a causa della pirateria, il 5,2% di tutte le vendite. Per essere più precisi, 57 milioni sono riferite al supporto fisico (CD, vinili ecc..) e 113 milioni riguardano il mercato digitale. Aumenta l’ascolto legale ma i ricavi sono bassi. L’Italia sta volta non è tra le peggiori. Resta valida la mia analisi sullo streaming e il mercato musicale mondiale.
  • My Music Vision, è un progetto legato al mondo della musica e vuole diventare il punto di riferimento per tutti coloro che, con le note musicali, ci vivono, si appassionano o semplicemente le amano. Una piattaforma social per musicisti, artisti emergenti e professionisti del settore creata dalla startup italiana Internet of Artists, fondata a Londra da alcuni professionisti del nostro paese attivi in diversi ambiti. Leonardo.it ha intervistato Riccardo Barbieri Torriani, il fondatore assieme a Sergio Curadi Naumann del progetto.
  • Google, con il progetto Magenta punta a insegnare alle macchine come dipingere e comporre musica. In attesa di essere presentato in modo puntuale a partire dal primo giugno, Magenta è stato anticipato al Moogfest, un festival di musica e tecnologia in North Carolina.

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #20

Mixer #20

Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

  • Ieri, al Google I/O Sundar Pichai ha annunciato il nuovo Google Assistant, un nuovo assistente vocale sviluppato da Google più intelligente di Google Now ed integrato con tutti i servizi che l’azienda mette a disposizione per l’utente. Per capire cosa può fare il nuovo assistente, Google ha realizzato un video esplicativo. Tanta roba!
  • Mi è molto piaciuto l’articolo di Marco Loguercio che ha provato per due settimana a fare ricerche usando (quasi) esclusivamente gli assistenti vocali. Racconta di qualche incomprensione ma soprattutto delle tante resistenze psicologiche e culturali che ci sono intorno al parlare in pubblico ad un telefonino.
  • Cortana ha cambiato l’aspetto della sua home, più pulita rispetto a qualche giorno fa.
  • Mentre parliamo ancora del lancio di Viv, del suo arrivo sul mercato (presumibilmente) a fine anno e delle sue novità, che già alcune indiscrezioni fanno parlare di Chirp, l’assistente vocale di nuova generazione di casa Google (Alphabet). Il nuovo assistente vocale però pare sia molto più simile ad Alexa dell’Echo di Amazon. Per cui pare che si aggiungerà all’attuale Google Now  e non lo sostituisca.
  • SoundHound mobile app aggiunge una nuova funzione al suo assistente vocale, ossia chiedere di creare playlist da Spotify, Pandora, Apple Music e altri servizi streaming. The Verge lo consiglia.

Intelligenza artificiale

  • Quattro cose da sapere sull’intelligenza artificiale, sempre più vicina, sempre più intorno a noi. Qualcuno la vede come una minaccia, forse però vuole solo aiutarci.
  • “Le macchine non potranno mai rimpiazzare la stupidità umana”, diceva Orson Welles negli anni ’50 e mai come oggi questa battuta è attuale. Secondo Mario Pettenghi l’idea di dare in pasto i romanzi rosa per rendere l’intelligenza artificiale più umana non sembra una grande idea. In effetti da un primo esperimento emerge che l’intelligenza artificiale, al telefono, potrebbe risponderti con un “non vorrei mai avere a che fare con te” o con un “vorrei ucciderlo”. Certo, si tratta di primi esperimenti, ma in effetti, non sarebbero le migliori risposte per un servizio clienti.

Streaming

  • L’entrata in campo di Apple Music ha fatto bene a Spotify. Dal lancio di Apple, Spotify ha guadagnato 100 milioni di sottoscrittori. Conferma questa che c’è ancora spazio per lo streaming, ma che si tratta anche di un mercato che si modifica alla velocità della luce. Orecchie bene attente!
  • O TIDAL ha cambiato ufficio marketing o sta andando davvero bene. Nelle scorse settimane da questa rubrica ho segnalato di come i giornali dessero per moribondo il servizio streaming di Jay Z. In questi giorni, invece, nonostante i numeri molto piccoli rispetto ai colossi Apple Music e Spotify, TIDAL pare che cresca, in percentuale, molto di più dei due rivali messi insieme. Bah!
  • L’mp3 è morto? Si, no, boh, forse. Di sicuro la fruizione della musica è cambiata e l’unica alternativa o modello di business contro la pirateria, al momento, è lo streaming. Comunque la pensiate è così. Oppure si deve tentare di fare parte di una nicchia tra cd e vinile, che non è male. Sia per chi si propone come musicista, sia come utente, dunque, basta decidere solo a quale servizio affidarsi. In questo articolo trovate le differenze tra Spotify ed Apple Music.
  • Questa settimana è stato rilasciato un nuovo aggiornamento per Deezer Music per PC, tablet e smartphone con Windows 10. L’aggiornamento introduce la funzione per leggere i testi delle canzoni in riproduzione, oltre a “due o tre piccoli bug”, aggiunge anche l’opzione di disattivazione dell’audio (sui PC) e migliora il sistema che suggerisce nuova musica in base ai propri gusti.
  • Su Mixer #19, la scorsa settimana, segnalavo l’articolo in cui si parlava di come un utente avesse perso 122 giga di musica dal suo cloud AppleMusic. Questa settimana se ne occupa pure Fortune. Apple sta provvedendo a scoprire il bug perché anche altri utenti, forse meno social, hanno segnalato la problematica. Ecco, il fatto che alla Apple non sappiano dove sia l’errore, un po’ dovrebbe preoccupare chi fa uso del loro cloud.
  • Groove Musica, insieme alle applicazioni Office di creazione Microsoft, hanno continuato ad aggiornarsi con costanza in questi ultimi mesi, portando diverse ed interessanti novità che miglioreranno sicuramente l’esperienza d’uso dell’utenza interessata. Non si sa però l’elenco di cosa sia stato migliorato.

Musica

  • Ne avevo dato notizia su Mixer #11 e questa settimana si è concluso a Berlino il Seat Musicathon, il concorso internazionale nato per scovare nuovi talenti musicali e creare la futura identità sonora del marchio automobilistico Seat. Sull’argomento logo sonoro ne ho parlato tempo fa sul blog con un articolo: Logo (sonoro), o meglio, sound brand.
  • Una mostra espositiva dedicata alle partiture musicali, ai dischi e più in generale allo stretto rapporto del movimento Fluxus con la musica. L’esposizione, nata dalla collaborazione tra la Fondazione Bonotto e la Fondazione Musica per Roma, a cura di Patrizio Peterlini e Walter Rovere con la collaborazione di Giorgio Maffei, si tiene dal 7 maggio al 2 luglio 2016, presso l’Auditorium Parco della Musica.
  • Il Primavera Sound di Barcellona è alla sua sedicesima edizione e sul palco del Parc del Fòrum dall’1 fino al 5 giugno e poi a Porto dal 9 all’11. 150 tra band ed artisti, con una selezione che copre tutti i generi e riesce ad accontentare tutti i gusti. Quattro motivi per andare.
  • Facebook, ha sottoscritto un accordo con Warner Music Group, per il lancio di un servizio che permetterà agli utenti della piattaforma di creare video con brani di artisti, appartenenti all’etichetta, come colonna sonora. Il servizio si chiamerà Slideshow è già da un anno che le trattative vanno avanti, ancora incerta la data del lancio ufficiale.
  • E’ morto Pinuccio Sciola, l’artista che costruiva giardini musicali con le pietre sarde. Cresciuto alla scuola dei muralisti messicani, ha trasformato il suo paese, San Sperate, in un museo a cielo aperto. Era definito il padre delle pietre sonore.

Sound

  • L’inquinamento acustico è pericoloso: favorisce insonnia, mal di testa, irritabilità, nervosismo, sbalzi d’umore e patologie cardiovascolari. Spiega Stephen A. Stansfeld, docente di psichiatria alla Queens Mary University di Londra, soprattutto se vi si è esposti di notte, provoca un peggioramento della qualità del sonno e aumenta la produzione di ormoni dello stress.
  • La scorsa settimana è partito un  progetto di musicoterapia attiva per la riabilitazione delle donne operate al seno presso l’Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, dal titolo Suono donna. Il progetto è pressoché unico in Italia nel campo delle terapie riabilitative in ambito oncologico.  Attreverso attività di ascolto di brani musicali suonati dal vivo si cerca di favorire la verbalizzazione e il racconto di sé.
  • Quando si parla della salute degli anziani la discussione è incentrata sulle malattie croniche. Ma sentire e vedere bene sono un elisir di longevità,  la qualita’ dei sensi pesa più della malattia perché ha ripercussioni sulla qualità della vita in generale.

Dal Blog

Urca! Architettura dell’informazione sonora – Mixer #20 ! 20 settimane di Mixer! 5 mesi di notizie sonore! Ad essere sincero, quando pensavo a Mixer non pensavo di poter condividere così tante informazioni e notizie. Anzi, adesso il pensiero è rivolto a rendere sostenibile la rubrica. Mi piacerebbe molto sapere che ve ne pare: se considerate questa rubrica utile, troppo lunga, troppo variegata, se cercavate qualcosa di diverso. Io la adoro. Ma sono di parte. E anche se è la prima volta che leggete questa pagina, mi piacerebbe conoscere la vostra prima impressione. Insomma, fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie!

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