Sicurezza stradale – Guida e Basta: VivaVoce

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Il vivavoce è un dispositivo, per la sicurezza stradale, che permette di parlare e ascoltare una telefonata senza dover togliere le mani dal manubrio. Uno strumento, abbastanza vecchio e a quanto pare poco usato, ma che mi auguro ritorni di moda tra gli autisti di tutta Italia.

Sicurezza stradale Guida e Basta

CnGX8eVXEAEFGR7E’ ormai cosa comune vedere in strada decine e decine di autisti che mentre telefonano guidano. Mentre mandano messaggi si trovano davanti ad un semaforo o in mezzo al traffico.

La telefonata è diventata l’attività principale all’interno di un veicolo automobilistico. Molti autisti, infatti, pur di rispondere al telefono, di non staccare la telefonata in corso, sono disposti a mettere in pratica tutte le peripezie di cui sono capaci. Per questo motivo, anche quando non si verificano incidenti, si creano inutili ingorghi. Gente che pur di non fermarsi e cambiare marcia si infila in ogni minimo spazio. Clacson che suonano ad invitare chi non telefona a spostarsi, a scansarsi, a farsi di lato. Insomma, le scene le conoscete meglio di me.

Il mondo, una cabina telefonica

Durante gli anni universitari, anni 2000, ricorco che il bibliotecario del cosiddetto Corpo Basso della Facoltà di Lettere di Palermo, quando sentiva uno squillo, una vibrazione o vedeva qualche telefonino sul tavolo, amava ripetere laconico: “Ricordatevi che questa è una biblioteca. Non è una cabina telefonica”.

A quei tempi c’erano ancora le cabine telefoniche. Si trattava di luoghi piccoli e chiusi adibiti per telefonare. Si cercava un posteggio, ci si fermava e si andava a telefonare. Allora questo suo mantra faceva sorridere. Oggi, il mondo è diventato una enorme e immensa cabina telefonica. E c’è poco da fare. Allora gli studenti si vergognavano e mettevano da parte i telefonini. Oggi no.

L’urgenza irreprimibile

Ho spesso rimproverato principalmente ai miei amici questa abitudine che ritengo pericolosa e incivile.

Pericolosa perché all’abitudine della telefonata si aggiunge anche quella di mandare messaggi. Pericolosa perché le chiamate al cellulare si fanno anche in moto o su scooter, con un casco messo e il cellulare in una delle due mani. La degenerazione del comportamento umano supera qualunque fantasia.

Il numero di incidenti stradali è salito vertiginosamente. E ricordiamoci che gli incidenti stradali di non pochi (purtroppo) cittadini sono a carico di tutta la Società.

A preoccuparmi sono le giustificazioni di chi non vuole prendere atto del pericolo. Le giustificazioni sono le più svariate. Si va dall’eccelsa bravura nel guidare, dalla portentosa capacità di riflessi dell’autista, all’importanza di telefonate lavorative, alla minimizzazione del pericolo.

Con mia grossa sorpresa, nessuno ha preso in considerazione il fatto di modificare abitudine. Conferma che di abitudine, anche ben radicata, si tratta. Nessuno ha preso coscienza di quello che fa e delle conseguenze in cui potrebbero incorrere. Al massimo si è ammesso l’errore. Ma nessuno ha fatto ammenda e, cosa sorprendente, nessuno ha preso in considerazione il fatto di non farlo più. Neppure di renderla una pratica eccezionale.

Tutto è urgente, tutti DOBBIAMO essere connessi a tutti e a tutto.

Cosa dice il codice della strada

Ricordiamo insieme un minimo di codice della strada e in quali sanzioni incorriamo in caso di violazione del codice.

Articolo 173 – comma 2

È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani).

Articolo 173 – comma 3-bis

Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa da pagamento di una somma da euro 161 a euro 646 e la decurtazione di 5 punti dalla patente. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio.

Articolo 141

Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo, in modo da poter compiere tutte le manovre necessarie, in condizioni di sicurezza, e garantire la tempestiva frenata dell’automobile entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.

Cosa fare quando si riceve una telefonata mentre si guida

GUIDAeBASTA-BANNER-300x250L’ovvietà del buon senso non vi appaia arroganza. Ma ovvio pare che non sia e una breve guida è doverosa.

La prima cosa da fare se si sente squillare il telefono mentre si guida è: non rispondere. Se si tratta di una sciocchezza, è inutile rischiare un incidente per una sciocchezza, appunto. Se si trattasse di un urgenza, inutile rischiare di fare incidenti.

Ad ogni modo il numero di chi sta chiamando resta registrato. E si può richiamare appena si completa la corsa.

Se proprio dobbiamo rispondere, se proprio la telefonata è davvero insistente, e la prima opzione di non rispondere è da scartare, si può rallentare, cercare un’area sicura dove accostare, fermarsi (non in mezzo la strada) e si risponde, da fermi.

In questo caso, se non c’è l’urgenza, si può, tranquillamente, dire: “Perdonami, ma stavo guidando, vado di fretta, ti chiamo appena arrivo a casa”.

La soluzione sonora

Non voglio fare la morale a nessuno. Facciamo andare il mondo come è sempre andato. E il mio vuole essere un consiglio di buon senso.

Quello che mi spinge a scrivere questo post non è, infatti, la voglia o il desiderio di fare la morale ad alcuno. Ultimamente ho rivalutato il concetto che l’architettura dell’informazione migliora la vita dei cittadini. Ed è su questo concetto che vorrei basare i miei post. E sull’argomento esiste la soluzione sonora. Strumenti semplici e antichi quanto il cellulare e che coinvolgono il contesto sonoro.

Nessuno vuole rinunciare a telefonare e ad essere connesso? Bene. La tecnologia ci ha sempre offerto la soluzione.

La prima soluzione si chiama auricolare. Si tratta di una cuffia per un solo orecchio con cui si può ascoltare e parlare al telefono. Molti modelli di smartphone lo hanno in dotazione. Richiedetelo, compratelo, è utile anche per ascoltare della musica nei momenti di attesa.

La seconda soluzione, parente della prima, presente da anni nei cellulari e ancora oggi negli smartphone, si chiama vivavoce.

Vivavoce

Dall’osservazione diretta in strada e monitorando le vie di una città pare che l’uso del vivavoce sia sconosciuto alla stragrande maggioranza di chi usa il telefono in auto. Si possono acquistare diversi modelli di vivavoce. I prezzi e la qualità variano.

Il mio consiglio è quello di prendere in considerazione la possibilità di cambiare abitudine. In un secondo momento, prima di decidere di spendere soldi, verificate e prendete in considerazione quello che già si ha. In fine, ma solo in fine, eventualmente avviarsi all’acquisto di un accessorio.

Nelle auto, in molti modelli di ultima generazione, è presente un bluetooth a cui connettere il proprio smartphone e da cui si può comodamente rispondere alle chiamate.

Nei telefonini, anche gli smartphone di basso livello, si trova un tasto vivavoce. Molto comodo. Se posizionate il vostro cellulare sul cruscotto, rispondete e poi parlate guardando la strada e con le due mani sul volante. Il costo è integrato nel telefonino.

Poi se volete qualcosa di più professionale, se pur non avendo un auto connessa, siete spesso in strada e svolgete molte ore lavorative al telefono è possibile acquistare un vivavoce. Su Amazon c’è l’imbarazzo della scelta. Cercate “kit vivavoce smartphone” e troverete degli accessori anche molto utili.

Se invece siete un po’ smanettoni e volete utilizzare un assistente vocale (in inglese) potete utilizzare Ok Google. Si tratta di una scelta che vi permette di fare chiamate senza toccare il telefonino.

Il comando che bisogna pronunciare è il seguente: “OK Google, call “nome contatto” on speakerphone”.

Come vedete le soluzioni ci sono. Sono abbastanza pratiche. Perché non utilizzarle?

Attenzione!

Usare questi strumenti mette a riparo dalle sanzioni ma non dagli incidenti. Che sia chiaro. Qualunque distrazione può esserci fatale. Ogni qualvolta che siamo al volante e ci distraiamo mettiamo in pericolo noi stessi e gli altri. Si può morire per un selfie.

Sul sito GUIDA E BASTA  potrai trovare tutte le informazioni utili per guidare in sicurezza e diffondere, per quello che si può, il concetto di sicurezza stradale.

All’estero sull’argomento sono molto più crudi e si divulgano in tv video di questo genere.  E anche in Italia si va giù pesante. Per cuori e stomaci forti.

Un’ultima raccomandazione

Il mio maestro di guida, durante l’ultima lezione, ci disse queste parole:

Ricordatevi che in strada siete degli ospiti. Comportatevi di conseguenza come ospiti.

Spero e mi auguro di ricordalo sempre!

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #27

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Notizie sonore su Architettura dell’informazione, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità

Verification Handbook

Come annunciato il blog ha adottato il verification handbook. In pratica stavo pubblicando la notizia che MacRumors sostiene che ” Apple abbia acquisito il provider inglese di musica su cloud, Omnifone, per la cifra di 10 milioni di dollari, facendo propri diversi brevetti che riguardano la tecnologia per la gestione del download della musica e anche dei diritti digitali delle opere.”
Ho verificato ed ho trovato che Jim Dalrymple, un esperto che segue Apple da 17 anni, sostiene invece che non sia vero.

Streaming

Lo streaming ammazza la radio. Così sostiene Luca Castelli basandosi su una ricerca americana della Music Business Association. Oltre 3000 persone intervistate con risultati interessanti. Per esempio, chi usa il servizio Premium spesso usa il servizio dato gratis da servizi terzi (acquisto telefonini, acquisto altri servizi, acquisto traffico dati). Certo è che le abitudini sul consumo musicale (da parte dei giovani e non solo) sono cambiate. Ma i contenuti delle Radio sono rimasti sempre gli stessi. Con l’aggravante che la radio non ha più lo scopo di far vendere i dischi. I giovani, infatti, scoprono musica nuova su Youtube e non attraverso la radio. Peccato!

La scorsa settimana scrivevo sulle buone ragioni che Apple ha per comprarsi TIDAL. Un articolo di C|NET conferma quanto ho già detto. Qualità dell’audio, servizi, esclusive, dati degli utenti.

Nel frattempo prosegue la guerra tra Apple e Spotify. Sta volta si parla di Royalties da conferire ai musicisti. Apple ha suggerito un prezzo di 9.1 centesimi ogni 100 riproduzioni di un brano. Un prezzo ottimo, che è quasi il prezzo di un download. Una proposta che secondo Billboard rischia di complicare la sopravvivenza di servizi di streaming gratuito, quali Spotify e YouTube. Che sarebbero costretti, per attirare gli artisti, a far pagare i loro utenti. La pirateria è sempre alle porte, però. Difficile fare previsioni. Ne resterà solo uno?

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Sanità e Architettura dell’informazione

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Sanità e Architettura dell’Informazione hanno entrambi bisogno l’uno dell’altro. La Sanità ha bisogno di architetti dell’informazione almeno quanto ha bisogno di medici. Ne sono convinto avendo avuto a che fare, purtroppo, con il sistema sanitario regionale siciliano.

Mala sanità

Gli ospedali sono pieni di bravi medici che fanno ogni mattina il loro lavoro. Probabilmente ci sono pochi infermieri, le strutture sono quelle che sono, ma se si va in un ospedale italiano/siciliano bene o male hai ancora una assistenza. Non trovi sempre la cura. Ma questa è una questione di cui non sono affatto competente e riguarda, appunto, la Medicina.

In questo post parliamo di Architettura dell’Informazione. Sta volta senza sonorità.

Gli ospedali funzionano

Dal punto di vista delle relazioni e di scambio di informazioni l’ospedale è un luogo straordinario. Le dinamiche presenti al suo interno sono rilevanti. Il senso di appartenenza, il pathos e la simpatia che si creano al suo interno sono straordinari. La condivisione del dolore crea relazioni anche tra sconosciuti. E quindi si tratta di un contesto e un luogo che meriterebbe ricerche approfondite sull’intera struttura e sui singoli reparti.

Quello che più dispiace è che gli ospedali sono vittima dei giochi di potere (politico economici) e su questi giochi si basa il mantenimento o la chiusura di reparti o intere strutture. A questo si aggiunge anche l’uso del servizio pubblico a fini personalistici. Ma a tutto questo si richiede un cambiamento cultural-economico che non è voluto da nessuno. Né dall’alto, né dal basso.

Gli ospedali funzionano, funzionano ovunque.

Se gli ospedali funzionano, i medici sono presenti e molti lavorano con dedizione, perché si parla spesso di mala sanità? Perché l’opinione pubblica da ragione a chi pensa che la Sanità non funzioni?

Io mi sono dato due risposte:

  1. I giochi di potere sono palesi. Le scelte sono palesemente politiche e gli utenti non possono influenzare questi giochi.
  2. Manca una architettura dell’informazione funzionale, manca la progettazione delle esperienze e della diffusione delle informazioni utili agli utenti.

Alla prima risposta non ho soluzioni. O meglio penso che il voto e la rinuncia alla paura del “un giorno avrò bisogno anch’io” potrebbero essere l’inizio di un percorso. Tra-lascio a chi è impegnato politicamente di trovare le soluzioni adeguate che i comuni utenti vedono ogni giorno disattese.

Alla seconda risposta invece propongo come soluzione la progettazione di una o più User journey maps adeguate.

User journey maps

Maria Cristina Lavazza definisce le user journey map come mappe speciali per esperienze felici. Aggiungo io che magari, nella malattia non ci si augura proprio la felicità ma almeno la serenità. Avere un’esperienza quanto più serena e senza ostacoli già aiuterebbe a svolgere tutte le operazioni necessarie per il raggiungimento del servizio ed affrontare le malattie con più ottmismo. Sempre Maria Cristina Lavazza in un altro articolo riguardante la progettazione dei servizi pubblici scrive:

Il futuro del nostro Paese dipende da molte cose, ma un ripensamento della pubblica amministrazione è divenuto un asse portante.
Il service design (SD) applicato ai servizi pubblici è sicuramente una delle risposte possibili.

E conclude:

Il governo italiano potrebbe partire proprio da questo modello che presuppone un cambiamento molto forte, ma potrebbe essere il primo passo verso servizi migliori, cittadini migliori, un paese migliore.

Nella condivisione del dolore, che si può saggiare nei corridoi e nelle sale d’attesa degli ospedali, ho avuto modo di testare altri utenti e verificare che le esperienze negative sono molto diffuse.  E voglio sottolineare che il malcontento si basa proprio sui tempi di “viaggio” verso i servizi che sono esistenti. Gli utenti degli ospedali non si lamentano dei servizi assenti ma si lamentano di non poter raggiungere facilmente i servizi che ci sono.

La PA italiana da riformare

Ripropongo la lettura di un testo di Gianluigi Cogo che sottolinea le difficoltà della Pubblica Amministrazione ad auto riformarsi per migliorare i servizi. C’è necessità di nuove competenze trasversali che affianchino le competenze e i professionisti del management.

Mi auguro che qualche dirigente rubi a piene mani da questo post. Che prenda a pretesto l’architettura dell’informazione.  Che rinunci per un po’ al caos costituito e migliori la vita di centinaia di utenti.

L’architettura dell’informazione migliora la vita degli utenti, non quella degli architetti dell’informazione.

Il sistema sanitario risponde ai bisogni dell’utente?

Piramide_maslowNella scala di Maslow il bisogno di salute, della sicurezza fisica, è al secondo posto dei bisogni umani. Subito dopo i bisogni fisiologici abbiamo il bisogno di stare bene fisicamente. Quindi l’attenzione di qualunque utente, di qualunque classe sociale, di qualunque strato della popolazione, è massima. Considerate che dopo questo bisogno, al terzo posto abbiamo il bisogno di amore e appartenenza. Un bisogno importante, certamente, ma che già potete capire meno rilevante rispetto ai primi due. Una persona può scegliere di restare da solo per tutta la vita o di non fare mai parte di associazioni o gruppi di persone. Una persona può scegliere nella vita di isolarsi. Ma avrà sempre e comunque bisogno di salute e conseguentemente di un medico.

Non c’è dubbio che politici e medici siano al corrente di questo bisogno primario. Entrambe le categorie, spesso coincidenti nelle stesse persone, sono al corrente di quanto la popolazione, dal basso, abbia necessità di Salute e di Ospedali. Non voglio occuparmi delle mancanze, ma dove ci sono le presenze, anche minime, è necessario migliorare l’esperienza dell’utente.

Architettura dell’informazione sanitaria

La Sanità ha bisogno di architettura dell’informazione, ha bisogno di riorganizzare le informazioni che vengono date, ha utenti che hanno un bisogno essenziale da soddisfare. Ospedali e medici hanno le risposte, più o meno giuste da dare. Queste risposte devono essere non solo comunicate ma anche facilmente raggiungibili dagli utenti. Purtroppo questo non accade sempre. Spesso questo ingranaggio si inceppa in alcune parti.

Chi entra in un ospedale non entra con curiosità o con spirito di avventura. Chi entra in un ospedale entra con deferenza, con paura; o peggio ancora, in stato di emergenza. L’ospedale è un contesto dove tutti hanno bisogno di qualcosa o di qualcuno.

In un ospedale, al minimo della salute, si tratta quasi sempre della vita o della morte di persone.

La soluzione sta nel verificare l’attuale experience map di ciascun paziente e correggere i fattori che non funzionano.

La experience map: un’esperienza personale

Di seguito ho disegnato le due mappe che ho percorso personalmente e che genericamente seguono anche altri utenti. Nel tempo mi occuperò anche di verificare altre mappe e poter estrarre considerazioni generiche e non solo personali.

Foto A

experince map 01
User Journey Map > Dal medico di base allo specialista e concludere in Farmacia.

Foto B

experince map 02
User Journey Map > Dalla prescrizione delle analisi alla diagnosi dello specialista.

Le due mappe sulla carta indicano i vari touchpoint che ho percorso e le due scelte che mi sono state offerte. Personalmente ho seguito il percorso pubblico.

Considerazioni

In realtà queste mappe non sono così lineari come appaiono. Anzi. Numerosi possono essere i rimpalli tra i vari touchpoint. I tempi di percorrenza tra un servizio e l’altro possono essere molto lunghi. Questo implica in fase di emergenza un grosso dispendio di energie e di sforzi.

Per percorrere la seconda mappa ho impiegato due settimane. Da tenere esclusi i tempi di attesa per l’esame.

Sanità e Architettura dell’informazione

E’ facilmente comprensibile dunque che, se ci si occupa ogni giorno di un malato e del disbrigo pratiche, impiegare due settimane per ottenere un appuntamento sono un arco di tempo infinito. Qualcosa non va. A volte la soluzione potrebbe essere quella di un centralino più efficiente; di una formazione di base per tutti gli operatori. Di aggiungere un format online. Dove segnalare i problemi del medico di base? Dove poter dare un feedback sul servizio?

E ricordo che, non deve trattarsi di un feedback di denuncia ma di un feedback propositivo. Sono certo che tra ricoverati e gente di passaggio in molti sarebbero felici di raccontare la propria proposta migliorativa basata sulla propria esperienza.

Nomenclature e tassonomie

La nomenclatura sanitaria è stata modificata in tutta Italia, in tutte le Regioni. La nomenclatura è stata modificata dai funzionari della Regione con minimi interventi dei medici di base. Quale formazione è stata data ai medici di base? Gli specialisti devono dare informazioni al riguardo? Almeno conoscere i codici degli esami che prescrivono? No? Perché no?
Qualcuno dei burocrati che ha disegnato, anche idealmente, la journey map del paziente e dei suoi famigliari, l’ha percorsa personalmente? Qualcuno ha preso in considerazione l’esperienza dell’utente? E’ stato valutato chi è l’utente dell’ospedale? E’ il paziente? Si presuppone che il paziente si ammali e si auto curi? E se il paziente avesse, invece, una malattia invalidante? Se il paziente non fosse in grado di auto-curarsi? E se il paziente non fosse auto munito? Quali sono i mezzi pubblici per raggiungere l’ospedale?
L’utente è un familiare? Si presuppone che il familiare abbia una vita privata? Oppure si presuppone che il familiare si occupi 24 ore su 24 del paziente?

Tempi

Se si pensa che per ottenere un appuntamento sono necessarie 2 settimane di lavoro, è facile pensare e concordare sul fatto che la Sanità e il Sistema sanitario non funzionino.
Eppure non mi sento di dire che la Sanità non funzioni. Arrivato ai reparti, ho sempre trovato medici e infermieri altamente professionali e preparati, accoglienti e con molta cura dei pazienti. Quindi, nonostante tutte le difficoltà, queste persone lavorano, hanno a che fare con esseri umani e con la loro vita e questo conta.

A volte sbagliano, è vero; innegabile. Quando sbagliano spesso l’errore e l’incompetenza sono mortali. Ma la denuncia deriva anche e principalmente da quei tempi biblici che si impiega per arrivare, ripeto, al servizio. E il fattore tempo in certi casi è vitale.

Oggi abbiamo tutti a disposizione strumenti e tecnologie che possono ridurre notevolmente questi tempi. Non usarli, non sfruttarli è un crimine.

Conclusione

Una struttura ospedaliera è un contesto complesso. Un ospedale ha bisogno di architetti dell’informazione. Le informazioni non possono essere sparse, raccattate in posti completamenti diversi. Se qualcosa si trova su internet non basta e su internet si trova pochissimo. I pazienti, in italia, la maggior parte dei pazienti che hanno bisogno del servizio pubblico sono fondamentalmente analfabeti e analfabeti digitali. L’utenza ha bisogno di guide grafiche sicure, cartacee, messe a disposizione di tutti, ben in mostra nei reparti. C’è bisogno di pannelli, di video che spieghino cosa fare.
C’è bisogno di ordine, di creare nomenclature chiare, esplicative.

E’ necessaria una formazione continua per i medici di base e specialisti. In molti non sono più dei ragazzini, non tutti sono adeguatamente informatizzati. Gli strumenti e i programmi messi a loro disposizione sono stati testati per l’usabilità?

Purtroppo non ho potuto eseguire un test adeguato ma secondo me qualche errore di usabilità è presente. Su prescrizioni rare ci sono delle incongruenze. I mutamenti legislativi sono più veloci degli aggiornamenti informatici.

Insomma, l’architettura dell’informazione potrebbe migliorare notevolmente la qualità del servizio. L’usabilità dei programmi in uso potrebbe velocizzare notevolmente i tempi di risposta. L’architettura dell’informazione potrebbe non solo migliorare la qualità di vita ma anche salvare la vita a molti cittadini.

In questo caso, più che mai!

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #26

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Notizie sonore su Architettura dell’informazione, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità

Assistenza vocale

Cortana è sottoposta a continui test da parte degli utenti. Infatti gli assistenti vocali devono fare i conti non solo con la difficoltà delle domande ma anche con le abitudini linguistiche e lo slang degli stessi utenti. Se, in inglese, infatti, si chiede, informalmente, a Cortana che ore sono? Ossia “What’s the time?” Cortana risponde letteralmente a questa domanda e non ti dice l’ora. Per la serie… Domanda: Sai che ora è? Risposta: Si!

Servizio Streaming

Microsoft ha migliorato l’esperienza d’ascolto degli utenti per la sua applicazione Groove Musica, il suo servizio streaming, per Windows 10 . Il servizio di streaming musicale di Microsoft può, adesso, contare su oltre 40 milioni di brani musicali.  Groove Musica è disponibile per tutti i dispositivi Windows 10, sia desktop che mobile.

Intelligenza artificiale

Al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, alcuni ricercatori sono riuscito a sviluppare una particolare forma di intelligenza artificiale che osservando una coppia di persone prevede, con un certo grado di approssimazione, le interazioni umane che si apprestano a fare. Questo risultato è stato raggiunto dopo aver addestrato la macchina con ben 600 ore di video provenienti da YouTube.

Musica

Katy Perry ha rilasciato la canzone Rise. Il nuovo singolo è stato scelto come inno delle Olimpiadi di Rio, in Brasile. Un pezzo emozionante e un testo che invita alla speranza e a non lasciarsi andare.

Sound

L’acufene è una malattia dell’orecchio che consiste nel sentire all’interno dell’orecchio un ronzio, rumore o fruscìo. E’ un sintomo grave, che avverte della possibile perdita dell’udito. In Brasile, presso la University of São Paulo’s Medical School, i ricercatori hanno esaminato le orecchie di 170 studenti tra gli 11 e i 17 anni, chiedendo loro informazioni su alcune abitudini relative agli stili di vita, come la frequentazione di discoteche o l’ascolto di musica ad alto volume.  Il 54,7%, 93 in totale, hanno riportato di aver sperimentato il tinnito nel precedente anno e 51 di loro lo hanno collegato, ad esempio, proprio all’ascolto di musica a volume molto alto.

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Test di usabilità: competenze di un moderatore

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In un test di usabilità le competenze che un moderatore mette in campo sono tante e diverse. Essere un moderatore non è facile, si tratta di un mestiere e si impara con il tempo e l’esperienza.

Qui alcune delle competenze, doti e virtù che dovrebbe avere.

Il moderatore deve avere una base formativa rivolta verso l’utente. Sembra scontato ma non lo è.

10 competenze di un moderatore

  1. Deve imparare velocemente. Non può essere un esperto di tutti i prodotti, siti web che testa. Ma deve essere veloce nell’apprendere le caratteristiche del prodotto che deve testare.
  2. Instaurare rapporti immediati con i partecipanti. I test richiedono tempo per essere portati a termine. Ogni secondo è prezioso. Mettere a proprio agio il partecipante è importantissimo. L’immediata conoscenza dell’altro aiuta.
  3. Una memoria eccellente. Sebbene si abbia una scaletta da seguire, l’utente che partecipa al test può stravolgere la sequenza di operazioni. Il moderatore dovrà ricordare i passaggi che ha saltato o ha aggiunto, in modo da non tralasciare o perdere dati importanti per il test.
  4. Il moderatore deve essere un buon ascoltatore. Il moderatore ascolta, deve mostrare interesse, deve far vedere e sentire il partecipante deve percepire che è ascoltato. Il moderatore non è il protagonista del test.
  5. L’ambiguità non deve far paura. Un test può prendere diverse strade. Non tutto sarà chiaro e limpido. Il moderatore deve mostrarsi tranquillo, chiarire il più possibile.
  6. Un moderatore deve essere flessibile. Il test come dicevamo può essere stravolto dai partecipanti che sono imprevedibili. Sapersi adattare permette al partecipante di restare a proprio agio e portare a termine il test.
  7. Livello di attenzione sempre alto. I test possono essere lunghi e noiosi. Il test però è unico e la scoperta di ciò che non va può essere evidente già dal primo partecipante. Poco importa. Dal primo all’ultimo partecipante tutti devono ricevere lo stesso grado di attenzione. Questo serve anche per non falsare il test.
  8. Empatia per le persone. Comprendere lo stato d’animo del partecipante, senza giudicare. Non si testa l’utente ma il prodotto.
  9. Il moderatore deve essere un buon comunicatore. Deve essere chiaro nelle indicazioni da dare al partecipante ma nello stesso tempo non deve indurre l’utente ad azioni forzate.
  10. Il moderatore deve essere un buon organizzatore e coordinatore. I test di usabilità sono progetti lunghi e complessi. Bisogna organizzare più lavori e coordinare più persone.

Avete qualche altra competenza che pensate debba avere il moderatore?

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #25

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Streaming

Apple vs Spotify acquista Tidal

La notiza della settimana è lo scontro tra Apple e Spotify. Da un lato Spotify accusa Apple dibloccare un aggiornamento della propria applicazione per iOS sull’app store. Apple chiede il 30% per ogni acquisto in-app, e non permette agli sviluppatori di indirizzare gli utenti fuori dall’app per fare acquisti. Cosa che sta stretta da sempre ai piccoli sviluppatori adesso appoggiati da Spotify. Di contro Apple risponde che, grazie all’app-store, Spotify è riuscito a crescere come i tanti concorrenti di Apple.

Ma daltronde ognuno a casa propria…

Nel frattempo rumors dicono che Apple è intenzionata ad acquisire TIDAL il servizio streaming di Jay-Z.

Perché? Si chiedono i fans.

Beh, intanto proprio per posizionarsi contro Spotify. Già a fine gennaio si erano fatte delle previsioni riguardo la musica streaming nel 2016 che io ho riportato sul blog.

Tra le previsioni, che si stanno avverando: l’ascolto della musica in HD e la scomparsa/acquisizione di uno tra i servizi più grossi.

Ascolto della musica in HD

Dando per scontate le librerie musicali presenti su tutti i servizi di streaming e i milioni di brani disponibili sia in versione free che a pagamento, l’unica differenziazione sta nella qualità del suono.

Apple starebbe lavorando ad un nuovo formato streaming ad alta fedeltà. Il formato non ha ancora un nome ma permetterebbe di avere canzoni a 96 kHz con una profondità di 24 bit.

Ed è proprio sulla qualità del suono che ad opporsi ad Apple c’è il servizio streaming Tidal di Jay-Z.  Tidal, a detta di molti, è il servizio messo più male di tutti. E’ incappata in errori tecnici e di marketing davvero banali e inusuali. Soprattutto se si pensa che alla sua nascita si proponeva di distruggere Spotify.

Dicevo nel precedente post:

Il consumatore medio può essere soddisfatto di come suona la musica digitale, adesso, sul proprio device. Ma se la tecnologia si evolve e la competizione tra i brand si alza, si potrebbero aprire le orecchie a qualcosa di più chiaro nel 2016. Senza contare che la nicchia degli audiofili sarebbe davvero contenta di questo innalzamento della qualità.

Apple vs Spotify. Perché Apple acquista TIDAL

Evidentemente dalle parti di Apple si è visto o si è ascoltato questo bisogno delle nicchie di audiofili.

Insomma TIDAL non è messa bene ma è l’unico concorrente presente nella stessa fetta di mercato di Apple. Alta qualità audio e con una libreria di tutto rispetto. TIDAL ha molte esclusive che fanno gola a tutti i servizi di streaming.

Ovviamente questo permette anche di posizionarsi e ridefinirsi rispetto a Spotify.

E non dimentichiamo mai il mercato dei dati che noi utenti forniamo ai servizi a cui ci abboniamo, gratis o a pagamento. Il pubblico di TIDAL, è sconosciuto ad Apple. Ma è proprio il pubblico che interessa ad Apple.

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Il blog adotta il Verification Handbook

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Architettura dell’informazione sonora adotta il Verification Hanbook per verificare la correttezza delle fonti digitali. Il libro è gratis, tradotto in italiano da Andrea Coccia e grazie a Slow News ed è pubblicato, in diverse lingue, sul sito ufficiale.

Ho preso questa decisione non perché la verifica delle fonti riguardi l’architettura dell’informazione, almeno non in senso stretto, ma perché

  1. Penso che in quanto contribuente del web ho anche il dovere di divulgare le buone pratiche che esistono sul web.
  2. Se desidero, come davvero desidero, la diffusione dell’architettura dell’informazione in ogni progetto digitale ho anche il compito morale di divulgare cultura digitale.
  3. l’appello di Alberto Puliafito per fare bene il proprio lavoro riguarda tutti gli ambiti e le discipline.

Compito dell’architettura dell’informazione non è quella di verificare le notizie e le fonti, questo è compito di altre discipline e professionalità. Ed io non sono un giornalista nè una testata giornalistica. L’architettura dell’informazione però è dedita alla costruzione di contesti che ispirino fiducia.

Un giornale che racconta fatti veri e verificati ispira fiducia. Se abbiamo un ottima struttura, un ottimo contesto e poi un contenuto di cui molti dubitano, non abbiamo fatto nulla.

Verification handbook

book-coverIl Verificacion handbook è stato scritto e prodotto dal giornalista  Craig Silverman fondatore di Regret the Error, un blog del Poynter Institute che si occupa di errori, accuratezza e verifica nel giornalismo e Rina Tsubaki che gestisce i progetti “Verification Handbook” e “Emergency
Journalism” presso l’European Journalism Centre in Olanda, dedicati ai giornalisti
che lavorano in situazioni instabili nell’era digitale.

In situazioni di emergenza, infatti,

Il pubblico si affida alle fonti ufficiali quali testate giornalistiche, servizi di emergenza e agenzie governative per avere informazioni credibili e aggiornate.
Al contempo però queste organizzazioni e istituzioni guardano sempre di più al pubblico, alla folla, come fonti di nuove informazioni in grado di offrire importanti prospettive e contesti. Quando questo meccanismo funziona si crea un circolo virtuoso: le fonti ufficiali — strutture istituzionali, ONG e testate giornalistiche — diffondono le informazioni cruciali al momento giusto e lavorano a stretto contatto con i testimoni sul campo che sono i primi a osservare e documentare l’emergenza.
Per raggiungere questo scopo, i giornalisti, le organizzazioni umanitarie e i soccorritori devono imparare a usare i social media e altre fonti per raccogliere, confrontare e verificare le informazioni, spesso discordanti, che si diffondono durante
i disastri. C’è bisogno di procedure verificate, strumenti affidabili, tecniche collaudate e funzionali. Ma soprattutto, tutto ciò va implementato prima che avvenga qualche
disastro.

Si tratta, insomma, di una guida di base, per la formazione di chi si potrebbe trovare a dare informazioni di emergenza. Lo scopo è quello di

usare al meglio strumenti come i servizi Exif, i plug-in di analisi fotografica, la ricerca avanzata di Twitter, l’archivio di ricerca dei domini (whois) e gli altri strumenti illustrati in questo manuale.

Relazioni

Insieme a questa cassetta degli attrezzi, agli standard e alle procedure relativi all’uso di questi strumenti c’è un altro elemento critico nel crowdsourcing: coinvolgere il pubblico nel processo e lavorare insieme a loro per assicurarci di avere le informazioni migliori quando servono.

Formazione continua

Il libro è scritto con molta umiltà e condivide esperienze di professionisti di caratura internazionale che stavano per incappare in qualche errore o bufala. Il Verification Handbook mostra casi di studio reali di giornalisti che spiegano il percorso di lavoro svolto, indicano gli strumenti usati e raccontano i risultati ottenuti.

La verifica delle fonti è una competenza chiave, resa possibile da strumenti online gratuiti e tecniche giornalistiche tradizionali. Nessuna tecnologia può verificare automaticamente i contenuti prodotti dagli utenti con un tasso di sicurezza del 100%.
Neppure l’occhio umano e le indagini tradizionali possono riuscirici da soli. Occorre un misto di entrambe le cose.

A tutti capita di sbagliare. E più si lavora e si è volenterosi e più errori si commettono. Lo studio può limitare i danni e far comprendere che, in effetti, “non si finisce mai di imparare”.

Valori

Credo che da questo libro si possano estrarre alcuni valori che possono valere per tutti.

Onestà: dividere i fatti dalle opinioni, dire quello che si sa e quello che non si sa, ai propri lettori.

Dubbio: se tua madre ti dice che ti vuole bene, controlla. Adesso sai pure come fare!

Scetticismo: “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. In mezzo al flusso continuo di informazioni, lo scetticismo aiuta a distinguere il vero dal falso.

Fiducia: per conquistarla ci vogliono anni, per perderla pochi attimi. Prima si comincia a costruire fiducia, meglio è.

Lo ha detto la televisione

Circa 20 anni fa una amica di mia madre si imponeva sulle amiche mettendo una pietra sopra ad ogni discussione di cui era partecipe. Quando qualcuno dubitava di quello che diceva o qualcuno avanzava una seconda versione dei fatti, rispondeva sempre: “Lo ha detto la televisione”. Oggi, lo stesso avviene, più raramente, con “l’ho letto su internet o su wikipedia”. In entrambi i casi a distanza di 20 anni le due affermazioni non dicono nulla.

Io sono la Verità

Nei versetti 37-38 del Vangelo secondo Giovanni, avviene l’interrogatorio di Ponzio Pilato a Gesù di Nazareth:

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38 Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei

Non si arriverà certo a comprendere questo grado di Verità. Sappiamo tutti come andò a finire. Eppure la verifica dei dati è un processo. Trovare i testimoni di verità un lavoro. Fare le giuste domande un mestiere.

Contesti

Tra i compiti dell’architetto dell’informazione c’è quello di costruire un contesto, o di disegnare gli strumenti per costruire un contesto. Tra i compiti del giornalista c’è il compito di ri-costruire il contesto.

In conclusione

Si arriverà mai ad una perfezione? Dipende. Dipende anche se iniziamo a parlarne, per esempio.

Come per altre piattaforme nel campo dell’informazione, intrusioni e sabotaggi rimangono un’eventualità concreta. Ma tali progetti sono effettivamente in grado di accelerare il processo di verifica e potranno solo migliorare nel tempo, con il sostegno degli esperti e di ulteriori investimenti.

Se ciascuno dunque farà la sua parte, magari non si raggiungerà la Verità con la V maiuscola ma almeno avremo conquistato la Fiducia dei lettori.

E non mi pare cosa da poco.

P.s.

Così come già indicato da Luca De Biase in un suo breve postnel frattempo è stato scritto un secondo manuale dedicato specificatamente ai giornalisti investigativi.

Ed è stato prodotto un secondo manuale di approfondimento. Ancora in inglese.

 

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Un anno di Architettura dell’informazione sonora

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Grazie!

3 luglio 2015 – 3 luglio 2016. Un anno di Architettura dell’informazione sonora. Oggi il blog compie un anno. Non mi pare vero. Non pensavo fosse così pesante, non pensavo richiedesse tutte queste energie. E’ stato un anno incredibile, di grande formazione e di grande presa di coscienza della realtà.

Prima di tutto, devo ringraziare i lettori di questo blog. Una nicchia della nicchia. Si tratta, in fondo, di un argomento vecchio, vecchio come l’audio, appunto, ma proposto con strumenti nuovi. Se non si è davvero interessati, non si ritorna facilmente a leggere i miei articoli. Oltre 5000 utenti sono venuti a curiosare, ma a restare sono stati ovviamente i migliori. Voi che state leggendo, che siete più di quanto mi sarei aspettato.

Grazie al blog ho potuto studiare e approfondire tante cose che mi appassionano. Ritengo questa esperienza fondamentale anche per il mio futuro. Per questo motivo, così come è stato consigliato a me, consiglio a tutti di avere un proprio blog, con un proprio argomento e con la propria passione.

Cosa ho imparato

In questo anno ho studiato tanta architettura dell’informazione. Guardare e osservare il mondo attraverso il filtro dell’UX Design permette di vedere più in profondità quello che sta accadendo: gli scenari, i contesti. Il blog mi ha permesso di scegliere i filtri giusti.

Un anno fa ho scelto tre parole come sottotitolo del blog per darmi una direzione. Sono state tre parole che, a volte, ho sentite lontane ma le confermo perché per me sono tre parole significative: Contesti – Relazioni – Sonorità. Raccontano perfettamente questo blog, raccontano perfettamente chi sono io.

Contesti

Non esiste un unico contesto. I contesti sono tanti. Ciascuno di noi vive in un contesto diverso. Ciascun contesto è complesso. Siamo immersi in un contesto sonoro. L’architettura dell’informazione crea contesti. La musica crea contesti.

L’Italia è un contesto complesso. L’Italia ha bisogno (urgente!) di architettura dell’informazione. Al sud come al nord, il caos regna sovrano. L’architettura dell’informazione, quella vera, quella che migliora la vita dei cittadini, deve affrontare sfide importanti. In Italia non ha e non avrà vita facile. Prima di tutto deve affrontare coloro che nel caos prosperano e nascondono i propri misfatti. L’architettura dell’informazione è onesta, porta con se Fiducia e Trasparenza. L’architettura dell’informazione porta con se dei valori. Ancora è lontana la visione di avere un architetto dell’informazione in ogni progetto digitale. Ma è una speranza.

Relazioni

L’unica cosa che conta sono le relazioni. L’unica cosa che interessa a ciascuno di noi sono le relazioni. La gente, in strada, si occupa e preoccupa solo delle relazioni. La gente ha relazioni in base alle relazioni degli altri. La gente usa le relazioni. Se le relazioni non servono l’arco di relazione viene tagliato. Quando perdi tutto capisci cosa sono sono le relazioni. Le relazioni che restano quando perdi tutti e che resistono a prescindere dalle altre relazioni si chiamano amicizie. Sono rare nella Vita.

Tutti usiamo strumenti per migliorare le relazioni. La gente vuole avere relazioni, vuole conoscere gli altri, vuole sapere cosa fanno gli altri. Gli altri vogliono imparare, vogliono essere guidati, condotti attraverso relazioni.

Le relazioni ti possono salvare la vita. Non tutte le relazioni sono uguali. Comprendere questo significa migliorare la vita. Le relazioni possono essere, infatti, pericolose. Se non si comprendono possono far male. La persone vogliono ottenere il massimo con il minimo sforzo. Se riescono ad avere tutto da una relazione senza dare niente, prenderanno tutto senza dare niente.

La maggior parte dei contatti e delle relazioni sono inutili e insignificanti. L’esperienza insegna ad aumentare le relazioni significative. A volte, l’esperienza non insegna nulla.

Sonorità

Viviamo in un mondo rumoroso. I rumori di fondo sono tanti. I rumori ci confondono. L’inquinamento acustico è un problema, paradossalmente, inascoltato. Il mondo produce rumori quanto produce spazzatura.

C’è un mondo che grida, che ha bisogno di farsi sentire. Più grida e più diventa sordo. Tutti oggi siamo un po’ più sordi.

Abbiamo bisogno di silenzio. Il silenzio è ciò che ci fa comprendere i suoni.

Il rumore si palesa in maniera diversa, multiforme. Sappiamo tutto di tutti. Dobbiamo sapere tutto di tutti. Tutto è sempre più eccezionale, sempre più esplosivo. Siamo circondati da rumori.  Siamo distratti da continue notifiche. Acustiche e visive: applicazioni, sms, messaggi. Siamo sempre connessi a qualcosa, al continuo flusso di informazioni, uno tsunami di stimoli che si gonfia, sempre più confuso. Tutto così lontano, tutto così vicino. Il rumore ci sovrasta.

Abbiamo bisogno di silenzio. Il silenzio permette di staccare e di riposare.

Mettere ordine alla sonorità potrebbe significare mettere ordine alle nostre vite.

Buon compleanno!

Un anno di architettura dell’informazione sonora. Il primo anno. Buon compleanno a me, al blog, a voi e buona fortuna a tutti!

Niente canzoncine però. Silenzio. Solo silenzio.

Abbiamo bisogno di silenzio.

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #24

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Selezione settimanale di notizie sull’ Architettura dell’informazione sonora, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità.

Assistenza vocale

  • Il tema della settimana è il WWDC2016 della Apple. iOS 10 si presenta come un aggiornamento molto concreto del sistema operativo di Apple. Siri si allarga al Mac  e  l’applicazione nativa Music è stata completamente ridisegnata con un’interfaccia molto più intuitiva e semplice. Molte le novità della libreria, tra cui un reparto dedicato alla musica scaricata offline ed una dedicata ad artisti, album e canzoni aggiunti di recente. Poi arrivano i nuovi sistemi operativi per Mac, iPhone, Apple Tv, Apple Watch, Apple Pay, Continuity, cloud e scrivania da remoto. Tutte le novità in un solo articolo. E Siri vince la sua partita contro Cortana.
  • A conferma di quanto già scritto da questo blog sulla questione di genere sonara, Apple, nella versione italiana, darà la possibilità agli utenti di scegliere il genere di voce da dare. Siri avrà anche la voce maschile.
  • Microsoft ha acquistato Wand Labs, una startup che sviluppa applicazioni di messaggistica e in particolare la tecnologia dietro questa app che consente loro di agire in modo più intelligente.

Streaming

  • Il futuro della musica sarà lo streaming online, ormai ci sono pochi dubbi. Proprio per questo motivo Amazon, il colosso americano dell’e-commerce, ha deciso di non rimanere a guardare i concorrenti spartirsi i proventi musicali. Presto arriverà un nuovo servizio musicale, pronto a dare battaglia a Spotify, Apple Music eGoogle Music. Il lancio è previsto, secondo i rumors, a fine estate o autunno di quest’anno.
  • Twitter sfida Spotify e Apple e investe 70 milioni di dollari in SoundCloud, la piattaforma musicale con sede a Berlino amata da artisti, major e appassionati di musica, lanciata nel 2008. La notizia è riportata dal sito Re/Code, il microblog corteggiava SoundCloud almeno dal 2014. Nel 2013 aveva lanciato Twitter Music, che però era stato chiuso un anno dopo.
  • Quindici album di Prince sono stati pubblicati su Tidal, per celebrare il compleanno del cantante, che avrebbe compiuto 58 anni il 7 giugno 2016. Il servizio di streaming ha trovato circa 15 album tra i meno conosciuti e più rari dell’artista pubblicati tra il 1978 e il 2008.
  • Da mesi si parla di “streaming war”, etichetta bellicosa usata per sintetizzare la feroce concorrenza che sta caratterizzando il comparto dello streaming musicale. Una battaglia aspra come quella della ‘guerra dello streaming’ nasce da un motivo fondamentale: il presidio dell’industria musicale è attraente. Ma è attraente per motivi diversi.

Intelligenza artificiale

  • L’intelligenza artificiale cresce. Mentre si lavora a una macchina capace di analizzare e risolvere problemi, con un progetto che vede l’Italia in prima fila, un sistema intelligente supera per la terza volta il test di Turing. Wired (non io) lo definisce test di Turing sonoroDa WiredUn robot potrebbe guardare un marciapiede e istintivamente capire che il cemento è duro e l’erba è morbida, e per questo capire che cosa potrebbe accadere se cammina sull’uno o l’altro”. Ha commentato Andrew Owens, il ricercatore a capo dello studio: “Essere capaci di predire i suoni è un primo passo importante nell’essere capaci di predire le conseguenze dell’interazione fisica con il mondo”. Ma non tutti sono d’accordo.

Audio

Dal Blog

Nelle prossime settimane il blog si prende una pausa. Io mi prendo una pausa. Una pausa di revisione dei contenuti e di preparazione. Si aprono nuove avventure e bisogna fermarsi un po’. Il blog ritorna domenica 3 luglio 2016, per una piccola celebrazione. Il blog compie un anno. Poi si ritornerà con la solita cadenza settimanale. Nel frattempo iscrivetevi al nuovo feed, se ve lo siete perso.

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