User Experience Sonora

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L’uomo è immerso nel suono e si trova sempre in un contesto sonoro. Non solo siamo immersi nel suono ma ne abbiamo bisogno per la nostra salute mentale. Il silenzio assoluto ci porterebbe alla follia.

Progettazione del suono

Molti dei suoni che oggi ascoltiamo sono stati progettati: lo snooze della sveglia, gli squilli dei nostri smartphone, il campanello del forno che ha smesso la cottura o i segnali acustici degli allarmi anti incendio. Anche i suoni prodotti dalle auto, dal rombo dei motori, all’esperienza acustica dell’abitacolo, sono suoni progettati.
Altri segnali audio non vengono deliberatamente progettati, ma ci aiutano comunque a percepire quello che sta accadendo agli oggetti. Il ronzio del climatizzatore o della ventola del PC, o il rumore del frigorifero. Così che, se qualcosa non va, notiamo subito che, non suona bene e qualcosa non funziona. Già dalla nascita di questo blog abbiamo parlato del Suono come quarta dimensione dell’UX.

In passato

Purtroppo l’audio e l’uso dell’audio sui siti web gode di cattiva fama, senza contare che le linee di usabilità privilegiano comunque la parte visuale e testuale.
L’audio è stato abusato negli anni e tutt’ora viene mal gestito. Durante l’era Flash, intorno al 1999, gli sviluppatori di siti web hanno utilizzato in modo massiccio e invasivo l’audio, per cui si avevano loop musicali di sottofondo, segnali acustici che partivano senza motivo, suoni che accompagnavano le animazioni. Insomma un uso senza coscienza dell’audio.

Oggi

Così come oggi lo spam e l’audio pubblicitario sui siti Web non migliorano l’esperienza sul sito. Anzi. L’esperienza il più delle volte è negativa. E gli utenti sono costretti, dopo un balzo, a spegnere definitivamente casse e altoparlanti del proprio computer.

Una progettazione sana dell’ADV dovrebbe prevedere la facilità di spegnimento dell’audio.

Visuale vs Uditivo

Chi oggi studia e progetta l’User Experience è focalizzato nel settore della progettazione visiva: architettura dell’informazione per l’editoria o per il prodotto.

Ci si concentra sulla visual interaction design. L’interazione dell’utente, in generale, non prevede l’interattività dell’utente; non prevede l’uso di tutti i sensi disponibili all’uomo.

Anche se l’invito alla progettazione dell’esperienza, ultimamente, si fa sempre più forte. In Italia si stenta ad avviare questo genere di progettazione e di realizzazione dei siti digitali.

Il mio studio per l’architettura dell’informazione sonora è volto verso quella parte di architetti che vogliono studiare e progettare l’esperienza dell’utente in ogni sua dimensione. E spero di riuscirci.

Il suono nel Game Design e nel Design industriale

In altri settori come nel game design o nel design industriale l’audio ha un ruolo primario ed ha una funzione di facilitatore dell’uso della strumentazione. Nei video giochi a determinati personaggi sono associate determinate musiche. E tra gli strumenti di emergenza, come in un defibrillatore, per esempio, il suono aiuta a capire quando rilasciare la scarica.

User Experience Sonora

L’audio sul web è invadente e le norme di usabilità pare abbiano messo una pietra tombale sull’uso del sonoro sui siti web. Eppure questo non ha impedito ancora a nessuno di eliminare qualunque suono dai siti. Se ci fosse un po’ di attenzione all’argomento, forse, alcuni video non partirebbero senza alcuna ragione e magari avrebbero un volume ragionevole.

Le ragioni del marketing, in questo caso, non dovrebbero prevalere sulle ragioni di una buona esperienza dell’utente.
Parafrasando la nota frase di Peter Morville: “L’architettura dell’informazione c’è anche quando non c’è un architetto dell’informazione” così l’user experience sonora c’è anche dove non c’è un architetto dell’informazione sonora che prenda in considerazione l’audio.
Per questo motivo sono convinto che chi progetta un sito web, come uno spazio digitale, deve conoscere e prendere in considerazione l’esperienza sonora: gestirla, organizzarla e nel caso prendere tutte le precauzioni necessarie.
L’audio, se usato con giudizio, migliora l’esperienza utente e fornisce un ambiente più ricco per l’interazione.

Un esempio concreto da godersi è stato il New York Magazine che considero un esempio di architettura dell’informazione sonora in pratica.
L’interesse che dovremmo coltivare per l’user experience sonora e per il senso dell’udito determinerebbe il confine entro il quale non dovrebbero esserci abusi, principalmente. L’attenzione per come vengono proposti musica e video, nei siti web, dovrebbe solo migliorare l’esperienza dell’utente.

Quando non teniamo in considerazione la parte uditiva, io penso, che l’esperienza sia sicuramente più povera. Se poi, come spesso accade, l’uso è arbitrario l’esperienza è sicuramente spiacevole.

In conclusione

L’user experience design, la progettazione dell’esperienza, è aperta a molteplici vie che devono migliorare l’esperienza dell’utente.

L’avvento di chat bot, di assistenti vocali, di intelligenza artificiale, a prescindere dalle loro reali realizzazioni, indicano che il bisogno di audio, di interazioni vocali, di contesti sonori sia alto.

In questa esperienza, che ci si propone essere sempre positiva, è necessario prendere in considerazione anche l’audio e l’user experience sonora.

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10 motivi per far parte di una Web Radio Universitaria

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Una web radio universitaria è una vera e propria radio che negli anni le università hanno sviluppato sul web per abbattere i costi delle trasmessioni attraverso il web.

Una web radio universitaria è uno spazio, un luogo, un ritrovo, una passione, una dimensione.

Ho preso spunto dall’articolo di Emma Westlund ” 7 buone ragioni per far parte di una radio” che mi è stato suggerito da Alessandra Stefanini. Emma Westlund elenca i punti di vista degli studenti, giustamente. Io che ho diretto per quasi 9 anni una web radio universitaria, pur condividendo con gli studenti lo spirito e il punto di vista, aggiungo qualche sfumatura diversa.

Far parte di una radio è un sogno, un sogno per chi ama la radio, per chi la ascolta. Il sogno è alla base di ciascun speaker. Chiunque oggi fa radio a livello nazionale o internazionale è partito da una piccola radio. Da una radio personale, locale, del proprio paese o quartiere. Far parte di una radio, diventare un dj o un autore di una radio è un sogno che cresce, che cresce nel tempo. Si tratta di un sogno che non tutti realizzano. Ma è un percorso che vale la pena percorrere.

Provare, all’università, non costa nulla.

Far parte della web radio è una opportunità 

Iniziare a collaborare all’interno di una struttura abitua a capire com’è il mondo del lavoro. Si inizia ad imparare quelle che sono dette le soft skills, le competenze trasversali che mettono in luce le qualità personali e le capacità di entrare in relazione con gli altri.

Fa Curriculum

In una web radio universitaria si impara una professione. Non si impara solo a parlare al microfono. Si possono imparare tutte le professioni che stanno dietro ai microfoni. Collaborare alla propria web radio universitaria fa curriculum. Anche se oggi l’università offre molti stage curriculari e non, poter scrivere di aver fatto parte di una radio, aver ricoperto un ruolo organico o di responsabilità è qualcosa che non tutti i laureati possono vantare. Tra i primi colloqui, la radio sarà certamente al centro delle vostre prime selezioni.

E’ divertente

Entrare in una web radio universitaria è un modo per staccare dagli studi, allentare la tensione e lo stress degli esami. La radio è un luogo divertente, dove si incontrano altri ragazzi e ragazze, studenti e studentesse di altri corsi di laurea e dove si conoscono persone nuove e interessanti. Si allargano i propri orizzonti. Si impara divertendosi.

Si ha un programma

Creare un programma è impegnativo. Si impara prima di tutto a studiare davvero. Non si studia per l’esame ma per far capire agli altri, comunicare e informare chi ci ascolta. Più cose si conoscono, più si padroneggiano gli argomenti, più piacevole sarà l’ascolto. Il giudizio verso noi stessi è spesso molto più severo dei professori. Avere un programma significa prendersi la responsabilità di quello che si dice.

Un laboratorio per imparare

La web radio universitaria è un laboratorio. Nessuno chiederà di essere già un professionista. Da una web radio tutto comincia. Un format, una voce, un programma, un dj. Da qui nascono i professionisti del futuro. In una radio universitaria si impara. Più si ha voglia e passione, più si scoprono cose nuove. Anche se non si diventerà una/un professionista, parlare in radio arricchisce, volenti o nolenti. Si diventa più bravi a parlare e ad avere un eloquio più sciolto. E una volta imparate le basi, se non si è troppo istituzionalizzati, si può iniziare a sperimentare.

Bando alla timidezza

In una web radio non si può essere timidi. In una web radio si parla alla radio. Eppure ci sono tante professioni che stanno in silenzio e non stanno davanti al microfono. Si può cominciare da questi ruoli, forse più nascosti ma sicuramente più essenziali. La web radio universitaria può spezzare la timidezza e far scoprire nuovi talenti. Ho visto ragazzi e ragazze molto timidi, con un filo di voce, sbocciare e diventare adulti davanti ad un microfono. Quale migliore occasione?

Gestione del tempo

In una web radio si impara a gestire il tempo. Il tempo degli studi fondamentalmente. Se non vuoi ingrassare il numero dei fuoricorso (esistono ancora?), la radio è una scelta che deve essere fatta consapevolmente e non si deve aggiungere ad altre mille cose. Ad ogni modo, la radio richiede tempo, non solo per la creazione del format. La sala di trasmissione o di registrazione non sarà sempre disponibile. La condivisione di uno spazio richiede il rispetto per il luogo e per il lavoro degli altri. Poi ci sarà il tempo del programma in se: il tempo di dire l’essenziale in dato periodo e che sia tutto quello che si vuol dire.

Puntualità e Spirito di Servizio

Puntualità e spirito di servizio sono al centro di una buona web radio. Dal momento che si avrà il proprio programma radiofonico, si richiederà puntualità nella messa in onda. Il rispetto dei tempi, della puntata, lo richiede la radio e il programma, come dicevamo. Ma prima della radio lo richiedono gli ascoltatori. A questi si offre un servizio. Se il servizio sarà puntuale e di qualità gli ascoltatori ritorneranno. Altrimenti, ogni sforzo sarà fine a se stesso e non si vedranno i risultati.

Ricerca musicale

In Italia non si fa una grande ricerca musicale. In radio si ascoltano le musiche e i cantanti più ascoltati. Il che significa che più le radio trasmettono la stessa canzone, più quella canzone diventa la più ascoltata. In una web radio e nel proprio programma, si possono evitare questi meccanismi. Anche se si usa un format di radio parlata, ci dovrà essere comunque una scelta musicale minima, di sottofondo o di contorno. Si condivide la musica e gli autori che più si amano. Nelle web radio si fa ricerca musicale, non perché ci siano competenze professionali, ma perché c’è la curiosità dei ventenni che su questo campo supera le competenze più comuni. E poi ci sono anche ragazzi che musicalmente sono più avanti dei professionisti.

Creare archi di relazione

Durante la prima puntata il numero di ascoltatori oscilla tra lo zero e il maggior numero di persone, di solito amici e parenti, che hai convinto/costretto ad ascoltarti. Raggiungere gli altri significa imparare a crescere, a curare un programma, rendersi conto di tutte le difficoltà che si devono affrontare per far crescere qualcosa. Il successo di un programma è qualcosa che arriva dopo del tempo, dopo aver offerto qualcosa di interessante. Una radio ben affermata aiuta, ma a ciascun programma è affidata la propria responsabilità.

Undicesimo motivo

Una lista di buoni motivi deve sempre avere un bonus, qualcosa che accomuna un po’ tutti e che è il filo rosso che lega tutti i punti precedenti. Ed eccomi qui con il mio bonus. Spesso in radio ci si avvicina da soli. La passione della radio per la radio è qualcosa che accomuna la stragrande maggioranza dei giovani. Ma la passione del voler fare radio non è così diffusa come si può pensare. Nelle proprie compagnie o tra colleghi universitari magari si è i soli a voler condividere qualcosa con il maggior numero di persone possibile. Anche il pensiero che quello che pensiamo non interessi a nessuno può tenere lontano un ragazzo o una ragazza dalla radio. Lanciatevi, andate, sarete sempre e comunque ben accolti. E poi l’undicesimo motivo per far parte di una radio è che si cucca. Si può entrare da soli in radio e uscirne in coppia. Non è una certezza ma una buona possibilità. A vent’anni non è male! Viva la Radio, viva la Web Radio Universitaria!

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L’ascolto nella letteratura: i Feaci

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L’ascolto nella letteratura classica è alla base di ogni narrazione. E’ così anche nella progettazione contemporanea, nella creazione di un piano editoriale, nella nascita di una start-up. La progettazione che è centrata sull’utente non può fare a meno dell’ascolto.

Un buon sito, la struttura di un buon sito è il risultato di un buon ascolto. Come blog di architettura dell’informazione sonora, qualcuno mi intende come fossi un architetto delle orecchie. E in effetti l’ascolto è al centro dei miei studi, delle mie letture e di questo blog. Il suono come significato viene com-preso dalle orecchie e dal nostro senso dell’udito.

Ascolto Attivo

L’ascolto, come ho spesso detto, è pratica attiva, che coinvolge l’ascoltatore in maniera profonda. Ne sanno qualcosa confessori e psicologi che fanno dell’ascolto la loro vera e propria professione. Nell’ascoltare e nell’ascoltarsi accade una magia, una guarigione, un passaggio ad un livello mentale superiore.

L’ascolto vero è un sentire, un sentire dentro. E quando sentiamo… qualcosa cambia.

Nell’ascolto ci deve essere anche la volontà di volere e potere cambiare. Dopo l’ascolto, vero, partecipato, c’è un cambiamento. Può essere più o meno grande, più o meno piccolo, ma il cambiamento è inevitabile. Se restiamo immutati non abbiamo ascoltato abbastanza, non abbiamo capito. Foss’anche per rafforzare le nostre opinioni, nell’ascolto aperto troveremo la forza delle nostre idee.

Dove non c’è cambiamento non c’è ascolto.

I Feaci

Nella mitologia classica c’è addirittura un popolo che era ben consapevole di questa opportunità o pericolo: I Feaci. Maria Giulia Marini, Responsabile dell’Area Sanità e Salute della Fondazione ISTUD, lo definisce, il popolo dell’ascolto. (qui trovi e scarichi il pdf della relazione)

I Feaci sono un popolo mitico raccontati da Omero nell’Odissea.

Per chi non fosse avvezzo a questa lettura, ci troviamo sulla rotta di ritorno di Ulisse. Dopo le disavventure, più o meno desiderate, che lo hanno visto testimone delle trasformazioni della maga Circe e protagonista dell’accecamento del Ciclope, ascoltatore del canto, irresistibile, delle sirene e custode dell’otre di vento, Ulisse resta sette anni prigioniero della Ninfa Calipso. Un’odissea, insomma, un ritorno che è durato dieci anni. Quando viene, finalmente, lasciato libero, per ordine di Zeus, da Calipso, pare sia finita. Ulisse dovrebbe ritornare, finalmente, a casa. E invece Ulisse viene ancora una volta colpito da rabbia degli dei, sta volta da Poseidone, con una tempesta. Lasciato in mare per due giorni approda, naufrago, sull’isola dei Feaci. L’isola dovrebbe essere Corfù, detta Scherìa da Omero e identificata in Kerkyria da Tucidite.

Qui conosce Nausicaa, figlia del re Alcinoo e della regina Arete, che lo porterà a corte, dove Ulisse racconterà la sua storia.

L’Odissea raccontata ai Feaci

Il poema è tessuto ad arte e fa diventare grandi anche noi soprattutto attraverso la sua architettura, anche se i primi mattoni a prima vista, sono quelli che ci appaiono meno seduttivi.

Sebbene le metamorfosi della maga Circe, o le storie di Nessuno che accecò il Ciclope e dell’irresistibile canto delle sirene siano più famose, il vero racconto di Ulisse comincia sull’isola dei Feaci.

Qui, mentre Demodoco, l’aedo, racconta delle vicende di Troia, Ulisse inizia a piangere. Ulisse nell’ascolto rivive la sua storia. Quando Alcinoo vede questa sofferenza, nell’inevitabile spiegazione di quelle lacrime, Ulisse svela la sua identità. E’ in questo racconto che Ulisse ritroverà (prende coscienza di) se stesso.

L’ascolto dei Feaci

I Feaci sapevano che dopo l’ascolto sarebbero cambiati. Ma hanno voluto ascoltare ugualmente. Si sono avvicinati fisicamente, hanno ascoltato senza giudizio, ma con partecipazione.

I Feaci sono lì cinti ad ascoltarlo, senza esprimere un giudizio morale, condanne o lodi di approvazione: lo accolgono punto, con il cuore e con la mente, quella mente che sa traghettare le navi senza la fatica dei remi, un sistema di pensiero superiore, nell’unità e non più della dualità del Bene e del Male.

Quando Ulisse si interrompe, un po’ per le lacrime, un po’ perché è notte fonda, il re Alcinoo, lo incita a continuare

«La notte è lunga, infinita: e non è adesso l’ora
di dormire in palazzo: narrami ancora le tue prodigiose avventure.
Fino all’aurora io resterei, quando tu
acconsentissi a narrarmi le pene tue nella sala».

Odissea, XI, 373-376

Al centro degli eventi

Qui ci troviamo al centro degli eventi dell’Odissea. Qui sta tutta la narrazione. E’ in questo tempo che avvengono tutte le trasformazioni del Poema. Ulisse ritrova se stesso e porta a compimento il suo desiderio di ritorno a casa. Il figlio Telemaco diventa Uomo, staccandosi dalla madre, Penelope, che a sua volta torna Donna senza possesso. Maria Giulia Marini continua.

Attraverso il tempo della riflessione, la capacità di essere introspettivo, in questo luogo sospeso, con questi ascoltatori attenti, così concentrati che non si perdono una delle sole parole del racconto di Odisseo, egli si risana, guarisce, e da essere sopravvissuto sbattuto dalla risacca su una spiaggia, cresce ritrovando sé stesso, pronto per il vero nostos, quello
che lo attende in patria. Mentre Telemaco cresce nel suo fare, Ulisse cresce nel suo essere ritrovato e recupera il suo nome, pieno di significato.

Non più signor Nessuno ma l’Uomo Ulisse.

Permettersi di ritrovarsi

L’augurio che mi sono posta – conclude la Marini-  scrivendo queste poche righe sui Feaci è contribuire perché tra le persone comuni si possa recuperare la capacità di stare assieme per ascoltare le proprie Odissee a vicenda, senza giudicare, in un vicendevole aiuto per ritrovare se stessi: vi sono periodi in cui la mente è sgombra e nitida come quella dei Feaci e periodi in cui si è e ci si sente oudos (nessuno). L’incontro tra umani va ben oltre l’ospitalità superficiale e sta proprio nella conoscenza reciproca, quella che si svela, in un ambiente di fiducia da costruire lentamente e tale da permettere di dire la verità dietro la maschera, per esprimere dolori e tempi felici. Per permettersi di ritrovare, attraverso il racconto ad altri, chiarezza di navigazione e guidare da soli la propria nave verso il luogo desiderato.
Ecco a che serve l’isola dei Feaci, la cassa di risonanza della narrazione delle vicende umane.

Dall’ascolto alla progettazione

E’ in questa prospettiva che l’utente raccontando se stesso, esplicando i propri bisogni, le proprie necessità, trasmetterà all’architetto dell’informazione il cambiamento necessario per una buona progettazione. Non si tratterà di una guarigione nel senso medico e profondo del termine, ma si tratterà di un contributo per migliorare un servizio. Se questi bisogni resteranno inespressi non ci sarà soluzione.

L’architettura dell’informazione è volta a migliorare la quotidianità dei cittadini che navigano sul web o di cittadini che usufruiscono di servizi. Sappiamo tutti quanto ne abbiamo bisogno. La condivisione di soluzioni, di proposte costruttive, il ritrovamento di un minimo comune denominatore che renda l’esperienza di tutti migliore passa attraverso l’ascolto.

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #29

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Notizie sonore su Architettura dell’informazione, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità

Ne ho ampiamente parlato. Guidare l’auto mentre si è distratti dall’ utilizzo di un dispositivo elettronico come smartphone o tablet è uno dei più grandi pericoli che può derivare alla nostra vita per quanto concerne il nostro rapporto con la tecnologia. Tuttavia gli esperti ritengono che proprio la tecnologia che è causa di questo problema potrebbe essere anche la sua soluzione definitiva. Un certo numero di tecnologie sono state sviluppate per cercare di eliminare potenziali distrazioni dai nostri smartphone.

Accessibilità

Apple Watch e la sua evoluzione sono al centro del dibattito in questo scorcio del 2016: Cupertino sta sicuramente investendo parecchio in marketing per promuovere questo orologio che, se per i più potrà sembrare qualcosa di superfluo o destinato ai fanatici della tecnologia, in potenza può diventare molto di più per coloro che “se la devono vedere” tutti i giorni con la disabilità visiva. Apple Watch, infatti, risulta perfettamente fruibile da chi non vede (grazie allo screen reader Voiceover) e mette già a disposizione dei suoi utenti ciechi o ipovedenti tutta una serie di funzioni che lo trasformano in un oggetto utile anche nella vita di tutti i giorni.

Intelligenza artificiale

Microsoft ha annunciato nelle scorse ore una serie di nuovi bot per Skype. L’arrivo dell’intelligenza artificiale sulla piattaforma di comunicazione era stato annunciato lo scorso marzo durante la conferenza Build 2016 per gli sviluppatori, e la feature è stata rilasciata sotto forma di anteprima. Secondo la società sono circa 30 mila gli sviluppatori al lavoro oggi sulla funzionalità e “migliaia” di loro utilizzano i bot come collegamento fra l’applicazione di messaggistica e un sito web correlato.

Come può l’Intelligenza Artificiale aiutare un settore come quello agricolo? Tantissime sono le soluzione proposte da Prospera, tra le quali è possibile menzionare le avanzate fotocamere sul campo e i precisi sensori per il clima, utilissimi per migliorare la gestione della specifica attività, senza sgradevoli sorprese.

Musica e sound

In molte realtà lavorative oggi ancora è vietata la diffusione musicale perché si pensa potrebbe distrarre i dipendenti ma i dati prodotti dalle ultime ricerche dimostrano il contrario, cioè che la musica al giusto volume non solo diminuisce lo stress ma aumenta la produttività e la creatività dei lavoratori in qualsiasi tipo attività. A provarlo è uno studio condotto da Mindlab International, una società inglese specializzata in neuromarketing che ha dimostrato come ascoltare musica sul lavoro ha effetti positivi nello svolgimento delle proprie attività lavorative.

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This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

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Una guida sull’assistenza vocale in italiano

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Una guida completa sull’assistenza vocale in italiano è qualcosa che manca. Ed è per questo motivo che ho deciso di iniziare a scrivere un’intera pagina sull’assistenza vocale.

Sul web

Sul web si trovano tante informazioni. Occupandomene però mi sono reso conto che ci si confonde tra informazioni vere e proprie e informazioni commerciali. Ossia si spiega cosa sia l’assistenza vocale e nello stesso tempo o si vende qualcosa o si pubblicizza un prodotto. Nulla di male. Anzi. Buon per chi ha qualcosa da vendere e da far comprare. Al momento, per questo blog, mi pare utile offrire ai lettori una guida che raccolga in un solo posto tutte le informazioni sparse e difficili da reperire.

Sul blog

In questo blog mi sono occupato tante volte di assistenza vocale. Me ne sono occupato, penso e spero, in maniera avanzata, ossia, dando per scontato che tutti conoscessero cosa fosse un assistente vocale.

Mi sono occupato per esempio di problemi etici, di questione di genere. In realtà mi sono reso conto che in tanti non ne fanno uso o non ne conoscono l’esistenza. Mi piacerebbe, dunque, che se qualcuno fosse incuriosito da questo argomento trovasse appunto questa pagina e magari la condividesse sul web.

Intelligenza artificiale

Pur non occupandomi di intelligenza artificiale chi segue il blog ne ha spesso sentito parlare. In effetti, più l’intelligenza artificiale è avanzata, più il chatbot risponderà pertinentemente a quello che chiediamo.

In questo senso mi sono permesso di parlarne, o meglio , di segnalarne l’evoluzione su Mixer, la rubrica di notizie sonore.

Considerate che tutti facciamo uso di intelligenza artificiale da molti anni. Il cosiddetto T9 o correttore automatico è una forma di intelligenza artificiale. Non la più evoluta. Il T9 ci segnala sottolineando in rosso quelli che lui ritiene errori ortografici e/o grammaticali. Sui telefonini spetto sostituisce in automatica le parole che noi sbagliamo o che l’intelligenza artificiale ritiene che abbiamo sbagliato.

Spesso sbaglia anche lui. Per cui siamo tutti consapevoli della difficoltà che questa tecnologia ha nel diffondersi. Tutti comunque usiamo il correttore.

Una guida sull’ assistenza vocale in italiano

Quello che mi prefiggo di fare con questa guida è quello di mettere insieme tutto quello che si trova sul web ed esprimere le mie opinioni a riguardo.

Il blog, purtroppo, non ha ancora la sostenibilità per disporre di tutti gli assistenti vocali e testarli. Per forza di cose userò risorse esterne, puntando sull’autorevolezza degli autori e sulla veridicità delle informazioni .

Mi farebbe, però, davvero piacere, ospitare anche le vostre prove, le vostre esperienze e condividere una pagina che possa essere utile al web e ad altri utenti.

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #28

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Notizie sonore su Architettura dell’informazione, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità

Ritengo questa nuova formula di Mixer con notizie mirate più sostenibile per me e anche per voi! Approfitto anche del fatto che notizie davvero eclatanti non ce ne sono. Forse qualche segnale interessante ma è ancora presto e tutti vogliono andare in vacanza. Il mio intento, intanto, è quello di rendere questa rubrica sempre più utile e gradita ai lettori. E soprattutto non voglio perdere, io stesso, l’entusiasmo nel crearla.

Immagino che siate sotto l’ombrellone o alla ricerca di frescura. Ovunque siate, Vi auguro buona lettura!

Audio e assistenza vocale

Continua la ricerca di Google in campo audio. Sul suo blog Open Source, Google spiega di essere al lavoro su Omnitone una piattaforma per il render di audio spaziale capace di funzionare su tutti i browser. Considerato il successo di Pokemon GO e l’interesse del pubblico alla realtà aumentata le future evoluzioni potrebbero essere interessanti.  Nel frattempo anche Google search: la Beta si arricchisce di novità per arricchire l’esperienza di Google Home e Google Assistant e renderlo un assistente personale a tutti gli effetti.

Ancora rumors sui progetti di Apple che pare stia progettando un’auto elettrica. Il progetto si chiamerebbe Titan. Ma nessuna conferma ufficiale. Personalmente mi vengono un paio di sospetti. Il primo che si tratti semplicemente di studi per migliorare Apple Car (che non  è una macchina). Quattroruote, infatti, parla di software e non di auto. Il secondo che questi rumors siano ben architettati da Apple per tenere alta l’attenzione su una azienda che non cresce.

Intelligenza artificiale

Mentre gli investimenti sull’intelligenza artificiale, dal 2010 ad oggi, si sono sestuplicati, Honda e SoftBank, già costruttori dei robot umanoidi Asimo e Pepper hanno chiuso un nuovo accordo per la costruzione di un auto intelligente. Lo scopo è quello di far interagire l’auto con l’autista, dove l’automobile sarà in grado di leggere le emozioni aiutando l’autista nei momenti di difficoltà.

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Sicurezza stradale – Guida e Basta: VivaVoce

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Il vivavoce è un dispositivo, per la sicurezza stradale, che permette di parlare e ascoltare una telefonata senza dover togliere le mani dal manubrio. Uno strumento, abbastanza vecchio e a quanto pare poco usato, ma che mi auguro ritorni di moda tra gli autisti di tutta Italia.

Sicurezza stradale Guida e Basta

CnGX8eVXEAEFGR7E’ ormai cosa comune vedere in strada decine e decine di autisti che mentre telefonano guidano. Mentre mandano messaggi si trovano davanti ad un semaforo o in mezzo al traffico.

La telefonata è diventata l’attività principale all’interno di un veicolo automobilistico. Molti autisti, infatti, pur di rispondere al telefono, di non staccare la telefonata in corso, sono disposti a mettere in pratica tutte le peripezie di cui sono capaci. Per questo motivo, anche quando non si verificano incidenti, si creano inutili ingorghi. Gente che pur di non fermarsi e cambiare marcia si infila in ogni minimo spazio. Clacson che suonano ad invitare chi non telefona a spostarsi, a scansarsi, a farsi di lato. Insomma, le scene le conoscete meglio di me.

Il mondo, una cabina telefonica

Durante gli anni universitari, anni 2000, ricorco che il bibliotecario del cosiddetto Corpo Basso della Facoltà di Lettere di Palermo, quando sentiva uno squillo, una vibrazione o vedeva qualche telefonino sul tavolo, amava ripetere laconico: “Ricordatevi che questa è una biblioteca. Non è una cabina telefonica”.

A quei tempi c’erano ancora le cabine telefoniche. Si trattava di luoghi piccoli e chiusi adibiti per telefonare. Si cercava un posteggio, ci si fermava e si andava a telefonare. Allora questo suo mantra faceva sorridere. Oggi, il mondo è diventato una enorme e immensa cabina telefonica. E c’è poco da fare. Allora gli studenti si vergognavano e mettevano da parte i telefonini. Oggi no.

L’urgenza irreprimibile

Ho spesso rimproverato principalmente ai miei amici questa abitudine che ritengo pericolosa e incivile.

Pericolosa perché all’abitudine della telefonata si aggiunge anche quella di mandare messaggi. Pericolosa perché le chiamate al cellulare si fanno anche in moto o su scooter, con un casco messo e il cellulare in una delle due mani. La degenerazione del comportamento umano supera qualunque fantasia.

Il numero di incidenti stradali è salito vertiginosamente. E ricordiamoci che gli incidenti stradali di non pochi (purtroppo) cittadini sono a carico di tutta la Società.

A preoccuparmi sono le giustificazioni di chi non vuole prendere atto del pericolo. Le giustificazioni sono le più svariate. Si va dall’eccelsa bravura nel guidare, dalla portentosa capacità di riflessi dell’autista, all’importanza di telefonate lavorative, alla minimizzazione del pericolo.

Con mia grossa sorpresa, nessuno ha preso in considerazione il fatto di modificare abitudine. Conferma che di abitudine, anche ben radicata, si tratta. Nessuno ha preso coscienza di quello che fa e delle conseguenze in cui potrebbero incorrere. Al massimo si è ammesso l’errore. Ma nessuno ha fatto ammenda e, cosa sorprendente, nessuno ha preso in considerazione il fatto di non farlo più. Neppure di renderla una pratica eccezionale.

Tutto è urgente, tutti DOBBIAMO essere connessi a tutti e a tutto.

Cosa dice il codice della strada

Ricordiamo insieme un minimo di codice della strada e in quali sanzioni incorriamo in caso di violazione del codice.

Articolo 173 – comma 2

È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani).

Articolo 173 – comma 3-bis

Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa da pagamento di una somma da euro 161 a euro 646 e la decurtazione di 5 punti dalla patente. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio.

Articolo 141

Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo, in modo da poter compiere tutte le manovre necessarie, in condizioni di sicurezza, e garantire la tempestiva frenata dell’automobile entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.

Cosa fare quando si riceve una telefonata mentre si guida

GUIDAeBASTA-BANNER-300x250L’ovvietà del buon senso non vi appaia arroganza. Ma ovvio pare che non sia e una breve guida è doverosa.

La prima cosa da fare se si sente squillare il telefono mentre si guida è: non rispondere. Se si tratta di una sciocchezza, è inutile rischiare un incidente per una sciocchezza, appunto. Se si trattasse di un urgenza, inutile rischiare di fare incidenti.

Ad ogni modo il numero di chi sta chiamando resta registrato. E si può richiamare appena si completa la corsa.

Se proprio dobbiamo rispondere, se proprio la telefonata è davvero insistente, e la prima opzione di non rispondere è da scartare, si può rallentare, cercare un’area sicura dove accostare, fermarsi (non in mezzo la strada) e si risponde, da fermi.

In questo caso, se non c’è l’urgenza, si può, tranquillamente, dire: “Perdonami, ma stavo guidando, vado di fretta, ti chiamo appena arrivo a casa”.

La soluzione sonora

Non voglio fare la morale a nessuno. Facciamo andare il mondo come è sempre andato. E il mio vuole essere un consiglio di buon senso.

Quello che mi spinge a scrivere questo post non è, infatti, la voglia o il desiderio di fare la morale ad alcuno. Ultimamente ho rivalutato il concetto che l’architettura dell’informazione migliora la vita dei cittadini. Ed è su questo concetto che vorrei basare i miei post. E sull’argomento esiste la soluzione sonora. Strumenti semplici e antichi quanto il cellulare e che coinvolgono il contesto sonoro.

Nessuno vuole rinunciare a telefonare e ad essere connesso? Bene. La tecnologia ci ha sempre offerto la soluzione.

La prima soluzione si chiama auricolare. Si tratta di una cuffia per un solo orecchio con cui si può ascoltare e parlare al telefono. Molti modelli di smartphone lo hanno in dotazione. Richiedetelo, compratelo, è utile anche per ascoltare della musica nei momenti di attesa.

La seconda soluzione, parente della prima, presente da anni nei cellulari e ancora oggi negli smartphone, si chiama vivavoce.

Vivavoce

Dall’osservazione diretta in strada e monitorando le vie di una città pare che l’uso del vivavoce sia sconosciuto alla stragrande maggioranza di chi usa il telefono in auto. Si possono acquistare diversi modelli di vivavoce. I prezzi e la qualità variano.

Il mio consiglio è quello di prendere in considerazione la possibilità di cambiare abitudine. In un secondo momento, prima di decidere di spendere soldi, verificate e prendete in considerazione quello che già si ha. In fine, ma solo in fine, eventualmente avviarsi all’acquisto di un accessorio.

Nelle auto, in molti modelli di ultima generazione, è presente un bluetooth a cui connettere il proprio smartphone e da cui si può comodamente rispondere alle chiamate.

Nei telefonini, anche gli smartphone di basso livello, si trova un tasto vivavoce. Molto comodo. Se posizionate il vostro cellulare sul cruscotto, rispondete e poi parlate guardando la strada e con le due mani sul volante. Il costo è integrato nel telefonino.

Poi se volete qualcosa di più professionale, se pur non avendo un auto connessa, siete spesso in strada e svolgete molte ore lavorative al telefono è possibile acquistare un vivavoce. Su Amazon c’è l’imbarazzo della scelta. Cercate “kit vivavoce smartphone” e troverete degli accessori anche molto utili.

Se invece siete un po’ smanettoni e volete utilizzare un assistente vocale (in inglese) potete utilizzare Ok Google. Si tratta di una scelta che vi permette di fare chiamate senza toccare il telefonino.

Il comando che bisogna pronunciare è il seguente: “OK Google, call “nome contatto” on speakerphone”.

Come vedete le soluzioni ci sono. Sono abbastanza pratiche. Perché non utilizzarle?

Attenzione!

Usare questi strumenti mette a riparo dalle sanzioni ma non dagli incidenti. Che sia chiaro. Qualunque distrazione può esserci fatale. Ogni qualvolta che siamo al volante e ci distraiamo mettiamo in pericolo noi stessi e gli altri. Si può morire per un selfie.

Sul sito GUIDA E BASTA  potrai trovare tutte le informazioni utili per guidare in sicurezza e diffondere, per quello che si può, il concetto di sicurezza stradale.

All’estero sull’argomento sono molto più crudi e si divulgano in tv video di questo genere.  E anche in Italia si va giù pesante. Per cuori e stomaci forti.

Un’ultima raccomandazione

Il mio maestro di guida, durante l’ultima lezione, ci disse queste parole:

Ricordatevi che in strada siete degli ospiti. Comportatevi di conseguenza come ospiti.

Spero e mi auguro di ricordalo sempre!

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Architettura dell’informazione sonora – Mixer #27

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Notizie sonore su Architettura dell’informazione, Innovazione, User Experience, Streaming, Audio, Musica e Sonorità

Verification Handbook

Come annunciato il blog ha adottato il verification handbook. In pratica stavo pubblicando la notizia che MacRumors sostiene che ” Apple abbia acquisito il provider inglese di musica su cloud, Omnifone, per la cifra di 10 milioni di dollari, facendo propri diversi brevetti che riguardano la tecnologia per la gestione del download della musica e anche dei diritti digitali delle opere.”
Ho verificato ed ho trovato che Jim Dalrymple, un esperto che segue Apple da 17 anni, sostiene invece che non sia vero.

Streaming

Lo streaming ammazza la radio. Così sostiene Luca Castelli basandosi su una ricerca americana della Music Business Association. Oltre 3000 persone intervistate con risultati interessanti. Per esempio, chi usa il servizio Premium spesso usa il servizio dato gratis da servizi terzi (acquisto telefonini, acquisto altri servizi, acquisto traffico dati). Certo è che le abitudini sul consumo musicale (da parte dei giovani e non solo) sono cambiate. Ma i contenuti delle Radio sono rimasti sempre gli stessi. Con l’aggravante che la radio non ha più lo scopo di far vendere i dischi. I giovani, infatti, scoprono musica nuova su Youtube e non attraverso la radio. Peccato!

La scorsa settimana scrivevo sulle buone ragioni che Apple ha per comprarsi TIDAL. Un articolo di C|NET conferma quanto ho già detto. Qualità dell’audio, servizi, esclusive, dati degli utenti.

Nel frattempo prosegue la guerra tra Apple e Spotify. Sta volta si parla di Royalties da conferire ai musicisti. Apple ha suggerito un prezzo di 9.1 centesimi ogni 100 riproduzioni di un brano. Un prezzo ottimo, che è quasi il prezzo di un download. Una proposta che secondo Billboard rischia di complicare la sopravvivenza di servizi di streaming gratuito, quali Spotify e YouTube. Che sarebbero costretti, per attirare gli artisti, a far pagare i loro utenti. La pirateria è sempre alle porte, però. Difficile fare previsioni. Ne resterà solo uno?

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Sanità e Architettura dell’informazione

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Sanità e Architettura dell’Informazione hanno entrambi bisogno l’uno dell’altro. La Sanità ha bisogno di architetti dell’informazione almeno quanto ha bisogno di medici. Ne sono convinto avendo avuto a che fare, purtroppo, con il sistema sanitario regionale siciliano.

Mala sanità

Gli ospedali sono pieni di bravi medici che fanno ogni mattina il loro lavoro. Probabilmente ci sono pochi infermieri, le strutture sono quelle che sono, ma se si va in un ospedale italiano/siciliano bene o male hai ancora una assistenza. Non trovi sempre la cura. Ma questa è una questione di cui non sono affatto competente e riguarda, appunto, la Medicina.

In questo post parliamo di Architettura dell’Informazione. Sta volta senza sonorità.

Gli ospedali funzionano

Dal punto di vista delle relazioni e di scambio di informazioni l’ospedale è un luogo straordinario. Le dinamiche presenti al suo interno sono rilevanti. Il senso di appartenenza, il pathos e la simpatia che si creano al suo interno sono straordinari. La condivisione del dolore crea relazioni anche tra sconosciuti. E quindi si tratta di un contesto e un luogo che meriterebbe ricerche approfondite sull’intera struttura e sui singoli reparti.

Quello che più dispiace è che gli ospedali sono vittima dei giochi di potere (politico economici) e su questi giochi si basa il mantenimento o la chiusura di reparti o intere strutture. A questo si aggiunge anche l’uso del servizio pubblico a fini personalistici. Ma a tutto questo si richiede un cambiamento cultural-economico che non è voluto da nessuno. Né dall’alto, né dal basso.

Gli ospedali funzionano, funzionano ovunque.

Se gli ospedali funzionano, i medici sono presenti e molti lavorano con dedizione, perché si parla spesso di mala sanità? Perché l’opinione pubblica da ragione a chi pensa che la Sanità non funzioni?

Io mi sono dato due risposte:

  1. I giochi di potere sono palesi. Le scelte sono palesemente politiche e gli utenti non possono influenzare questi giochi.
  2. Manca una architettura dell’informazione funzionale, manca la progettazione delle esperienze e della diffusione delle informazioni utili agli utenti.

Alla prima risposta non ho soluzioni. O meglio penso che il voto e la rinuncia alla paura del “un giorno avrò bisogno anch’io” potrebbero essere l’inizio di un percorso. Tra-lascio a chi è impegnato politicamente di trovare le soluzioni adeguate che i comuni utenti vedono ogni giorno disattese.

Alla seconda risposta invece propongo come soluzione la progettazione di una o più User journey maps adeguate.

User journey maps

Maria Cristina Lavazza definisce le user journey map come mappe speciali per esperienze felici. Aggiungo io che magari, nella malattia non ci si augura proprio la felicità ma almeno la serenità. Avere un’esperienza quanto più serena e senza ostacoli già aiuterebbe a svolgere tutte le operazioni necessarie per il raggiungimento del servizio ed affrontare le malattie con più ottmismo. Sempre Maria Cristina Lavazza in un altro articolo riguardante la progettazione dei servizi pubblici scrive:

Il futuro del nostro Paese dipende da molte cose, ma un ripensamento della pubblica amministrazione è divenuto un asse portante.
Il service design (SD) applicato ai servizi pubblici è sicuramente una delle risposte possibili.

E conclude:

Il governo italiano potrebbe partire proprio da questo modello che presuppone un cambiamento molto forte, ma potrebbe essere il primo passo verso servizi migliori, cittadini migliori, un paese migliore.

Nella condivisione del dolore, che si può saggiare nei corridoi e nelle sale d’attesa degli ospedali, ho avuto modo di testare altri utenti e verificare che le esperienze negative sono molto diffuse.  E voglio sottolineare che il malcontento si basa proprio sui tempi di “viaggio” verso i servizi che sono esistenti. Gli utenti degli ospedali non si lamentano dei servizi assenti ma si lamentano di non poter raggiungere facilmente i servizi che ci sono.

La PA italiana da riformare

Ripropongo la lettura di un testo di Gianluigi Cogo che sottolinea le difficoltà della Pubblica Amministrazione ad auto riformarsi per migliorare i servizi. C’è necessità di nuove competenze trasversali che affianchino le competenze e i professionisti del management.

Mi auguro che qualche dirigente rubi a piene mani da questo post. Che prenda a pretesto l’architettura dell’informazione.  Che rinunci per un po’ al caos costituito e migliori la vita di centinaia di utenti.

L’architettura dell’informazione migliora la vita degli utenti, non quella degli architetti dell’informazione.

Il sistema sanitario risponde ai bisogni dell’utente?

Piramide_maslowNella scala di Maslow il bisogno di salute, della sicurezza fisica, è al secondo posto dei bisogni umani. Subito dopo i bisogni fisiologici abbiamo il bisogno di stare bene fisicamente. Quindi l’attenzione di qualunque utente, di qualunque classe sociale, di qualunque strato della popolazione, è massima. Considerate che dopo questo bisogno, al terzo posto abbiamo il bisogno di amore e appartenenza. Un bisogno importante, certamente, ma che già potete capire meno rilevante rispetto ai primi due. Una persona può scegliere di restare da solo per tutta la vita o di non fare mai parte di associazioni o gruppi di persone. Una persona può scegliere nella vita di isolarsi. Ma avrà sempre e comunque bisogno di salute e conseguentemente di un medico.

Non c’è dubbio che politici e medici siano al corrente di questo bisogno primario. Entrambe le categorie, spesso coincidenti nelle stesse persone, sono al corrente di quanto la popolazione, dal basso, abbia necessità di Salute e di Ospedali. Non voglio occuparmi delle mancanze, ma dove ci sono le presenze, anche minime, è necessario migliorare l’esperienza dell’utente.

Architettura dell’informazione sanitaria

La Sanità ha bisogno di architettura dell’informazione, ha bisogno di riorganizzare le informazioni che vengono date, ha utenti che hanno un bisogno essenziale da soddisfare. Ospedali e medici hanno le risposte, più o meno giuste da dare. Queste risposte devono essere non solo comunicate ma anche facilmente raggiungibili dagli utenti. Purtroppo questo non accade sempre. Spesso questo ingranaggio si inceppa in alcune parti.

Chi entra in un ospedale non entra con curiosità o con spirito di avventura. Chi entra in un ospedale entra con deferenza, con paura; o peggio ancora, in stato di emergenza. L’ospedale è un contesto dove tutti hanno bisogno di qualcosa o di qualcuno.

In un ospedale, al minimo della salute, si tratta quasi sempre della vita o della morte di persone.

La soluzione sta nel verificare l’attuale experience map di ciascun paziente e correggere i fattori che non funzionano.

La experience map: un’esperienza personale

Di seguito ho disegnato le due mappe che ho percorso personalmente e che genericamente seguono anche altri utenti. Nel tempo mi occuperò anche di verificare altre mappe e poter estrarre considerazioni generiche e non solo personali.

Foto A

experince map 01
User Journey Map > Dal medico di base allo specialista e concludere in Farmacia.

Foto B

experince map 02
User Journey Map > Dalla prescrizione delle analisi alla diagnosi dello specialista.

Le due mappe sulla carta indicano i vari touchpoint che ho percorso e le due scelte che mi sono state offerte. Personalmente ho seguito il percorso pubblico.

Considerazioni

In realtà queste mappe non sono così lineari come appaiono. Anzi. Numerosi possono essere i rimpalli tra i vari touchpoint. I tempi di percorrenza tra un servizio e l’altro possono essere molto lunghi. Questo implica in fase di emergenza un grosso dispendio di energie e di sforzi.

Per percorrere la seconda mappa ho impiegato due settimane. Da tenere esclusi i tempi di attesa per l’esame.

Sanità e Architettura dell’informazione

E’ facilmente comprensibile dunque che, se ci si occupa ogni giorno di un malato e del disbrigo pratiche, impiegare due settimane per ottenere un appuntamento sono un arco di tempo infinito. Qualcosa non va. A volte la soluzione potrebbe essere quella di un centralino più efficiente; di una formazione di base per tutti gli operatori. Di aggiungere un format online. Dove segnalare i problemi del medico di base? Dove poter dare un feedback sul servizio?

E ricordo che, non deve trattarsi di un feedback di denuncia ma di un feedback propositivo. Sono certo che tra ricoverati e gente di passaggio in molti sarebbero felici di raccontare la propria proposta migliorativa basata sulla propria esperienza.

Nomenclature e tassonomie

La nomenclatura sanitaria è stata modificata in tutta Italia, in tutte le Regioni. La nomenclatura è stata modificata dai funzionari della Regione con minimi interventi dei medici di base. Quale formazione è stata data ai medici di base? Gli specialisti devono dare informazioni al riguardo? Almeno conoscere i codici degli esami che prescrivono? No? Perché no?
Qualcuno dei burocrati che ha disegnato, anche idealmente, la journey map del paziente e dei suoi famigliari, l’ha percorsa personalmente? Qualcuno ha preso in considerazione l’esperienza dell’utente? E’ stato valutato chi è l’utente dell’ospedale? E’ il paziente? Si presuppone che il paziente si ammali e si auto curi? E se il paziente avesse, invece, una malattia invalidante? Se il paziente non fosse in grado di auto-curarsi? E se il paziente non fosse auto munito? Quali sono i mezzi pubblici per raggiungere l’ospedale?
L’utente è un familiare? Si presuppone che il familiare abbia una vita privata? Oppure si presuppone che il familiare si occupi 24 ore su 24 del paziente?

Tempi

Se si pensa che per ottenere un appuntamento sono necessarie 2 settimane di lavoro, è facile pensare e concordare sul fatto che la Sanità e il Sistema sanitario non funzionino.
Eppure non mi sento di dire che la Sanità non funzioni. Arrivato ai reparti, ho sempre trovato medici e infermieri altamente professionali e preparati, accoglienti e con molta cura dei pazienti. Quindi, nonostante tutte le difficoltà, queste persone lavorano, hanno a che fare con esseri umani e con la loro vita e questo conta.

A volte sbagliano, è vero; innegabile. Quando sbagliano spesso l’errore e l’incompetenza sono mortali. Ma la denuncia deriva anche e principalmente da quei tempi biblici che si impiega per arrivare, ripeto, al servizio. E il fattore tempo in certi casi è vitale.

Oggi abbiamo tutti a disposizione strumenti e tecnologie che possono ridurre notevolmente questi tempi. Non usarli, non sfruttarli è un crimine.

Conclusione

Una struttura ospedaliera è un contesto complesso. Un ospedale ha bisogno di architetti dell’informazione. Le informazioni non possono essere sparse, raccattate in posti completamenti diversi. Se qualcosa si trova su internet non basta e su internet si trova pochissimo. I pazienti, in italia, la maggior parte dei pazienti che hanno bisogno del servizio pubblico sono fondamentalmente analfabeti e analfabeti digitali. L’utenza ha bisogno di guide grafiche sicure, cartacee, messe a disposizione di tutti, ben in mostra nei reparti. C’è bisogno di pannelli, di video che spieghino cosa fare.
C’è bisogno di ordine, di creare nomenclature chiare, esplicative.

E’ necessaria una formazione continua per i medici di base e specialisti. In molti non sono più dei ragazzini, non tutti sono adeguatamente informatizzati. Gli strumenti e i programmi messi a loro disposizione sono stati testati per l’usabilità?

Purtroppo non ho potuto eseguire un test adeguato ma secondo me qualche errore di usabilità è presente. Su prescrizioni rare ci sono delle incongruenze. I mutamenti legislativi sono più veloci degli aggiornamenti informatici.

Insomma, l’architettura dell’informazione potrebbe migliorare notevolmente la qualità del servizio. L’usabilità dei programmi in uso potrebbe velocizzare notevolmente i tempi di risposta. L’architettura dell’informazione potrebbe non solo migliorare la qualità di vita ma anche salvare la vita a molti cittadini.

In questo caso, più che mai!

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