Tra mondo analogico e interconnesso

Non sono vecchio, almeno non lo sono abbastanza,

ma sono nato in un mondo analogico,

cresciuto in un mondo appena connesso

e sto vivendo in un mondo interconnesso.

Scrivendo l’articolo Tutti connessi e sempre raggiungibili. mi sono venuti in mente diversi episodi personali che voglio condividere con voi.

Se oggi essere sempre connessi è una ovvietà, almeno nel mio circuito di relazioni,

ricordo di quando non c’erano connessioni.

Conversazioni in treno

Ricordo che quando andai a fare la visita militare partii in treno in direzione Taranto. Fu un’odissea. ma fu un’esperienza piena di contatti con sconosciuti. In una settimana ho visto persone che non avrei mai più incontrato tutta la vita, ragazzi con cui avrei condiviso 3 giorni di esperienze ed altri che ancora oggi, pur condividendo quel solo viaggio, ancora oggi ci salutiamo.

Per esempio, ancora oggi ricordo l’esperienza di un signore che da Palermo a Messina, mi raccontò la sua vita, della sua partenza verso la Germania, della moglie, di come l’aveva conosciuta, dei figli che sono arrivati, della perdita del suo lavoro, della decisione di andare all’estero, ed ovviamente della sua visita militare e del suo periodo di leva.

Oggi ho dimenticato molti dettagli del racconto. Ma ne rimane il piacevole ricordo e anche un po’ la noia di quel racconto che dopo 5 ore non finiva mai.

Dalla cabina telefonica al cellulare

Ai tempi dell’Università, poco dopo, da fuori sede quale ero, non avevo neppure il telefono fisso a casa. Per parlare con amici, prendere appuntamento per uscire la sera o per chiamare casa e dire che andava tutto bene, si scendeva, quasi ogni sera, con i coinquilini alla cabina telefonica pubblica. Ai miei tempi avere il telefono fisso in una casa di studenti era un lusso. In primavera ed autunno era un piacere fare una passeggiata serale. In inverno era, invece, un incubo.

Bisognava anche indovinare l’ora giusta. Di solito si scendeva poco prima di mangiare. Ma in primavera estate, si preferiva anche dopo cena, in modo da andare a prendere un gelato dopo la telefonata. Ma il dopo cena poteva diventare pericoloso, nel senso che quell’ora era orario da innamorati o da discussioni serie.

Il telefono fisso per quelle telefonate, in casa, non sempre era disponibile. Per cui queste persone trascorrevano lunghi minuti al telefono. Si creavano le code, si cominciavano a fare gli sguardi brutti, i segnali che si doveva lasciare spazio alle telefonate degli altri, si inventavano modi per far capire che bisognava tagliare corto. A volte questi segnali funzionavano, altre volte, in casi estremi, bisognava andare a cercare una cabina libera.

Il giorno che non si è più dovuto scendere da casa, ma si poteva chiamare dalla propria stanza, fu la conquista di una comodità unica ed assoluta.

Senso di sicurezza e di libertà

Avere il cellulare in tasca, poter chiamare da qualunque luogo e in qualsiasi momento dava a tutti un grande senso di sicurezza.

Non si trattava solo di comodità, perché la comodità si pagava e anche cara. E la pagava la famiglia.

Ma la sicurezza di poter chiamare un aiuto fu la vera svolta. In caso di bisogno si poteva chiamare chiunque. Se prima del cellulare ti capitava qualcosa eri in balia degli sconosciuti che ti dovevano aiutare. Dovevi avere fiducia nelle persone che si dovevano fermare per pura generosità. E non accadeva spesso, anche se accadeva.

I genitori, gli amici e i parenti ci chiamavano. Se da un lato iniziava una nuova era del controllo, non c’era questa consapevolezza (almeno io allora non l’avevo) dall’altro lato dava certezze ad un mondo che non era più legato, alla casa, o all’ufficio, e iniziava quel distacco dal luogo fisico a cui si era legati. Ricordo che i rappresentanti e tutti i lavoratori che stavano in giro esultarono come una conquista unica.

Se al telefono di casa, si chiamava e si chiedeva “come stai?” Dal cellulare in poi, si passò a chiedere, “Dove sei?”. Si aveva questo bisogno di sapere dove collocare la persona chiamata. Molti genitori hanno risolto i loro problemi di ansia. Sentire la voce del figlio o dalla figlia ha rassicurato intere generazioni. Poco importava dove realmente si trovassero i figli. Importava e importa sentirli.

Nuove relazioni inconsapevoli

Siccome telefonare all’inizio era costoso non si telefonava a cuor leggero, come si fa adesso. C’era lo scatto alla risposta, si contavano i secondi e i minuti di quanto stavi al telefono, c’erano le ricariche che se ne andavano come il pane se non stavi attento. A fine di ogni telefonata si controllava quanto si fosse speso.

Avere il cellulare non sempre significava che te lo potevi permettere. Così nacquero nuove forme di contatto. Era il tempo degli squilli.

Si squillava al telefono di casa per farsi richiamare. Così come squillare all’ amica o alla collega era l’inizio di un corteggiamento.

Dal telefono fisso allo smartphone

Il passaggio all’internet, non più solo cellulare, non solo dispositivo per fare telefonate, è quello che ha davvero rivoluzionato tutto. Ed in fondo tutto quello che sta rivoluzionando il mondo e la nostra mente.

Viviamo in questa nuova dimensione tra vita vera, reale, concreta fatta della nostra materialità e vita vera, fatta della nostra connessione e struttura virtuale.

Come dice Sherry Turkley

Prima un luogo comprendeva uno spazio fisico e le persone al suo interno. Cosa diventa un luogo se coloro che sono fisicamente presenti rivolgono la loro attenzione agli assenti?

A tal proposito ho proprio un aneddoto personale. L’ho già raccontato altre volte.

Attenzione per gli assenti

Anni fa, una ragazza mi telefonava spesso dicendomi che non uscivamo mai insieme e mi rimproverava come se io la snobbavo, Un giorno dopo numerosi rimproveri, un sabato siamo riusciti ad organizzare una serata insieme. Quella sera fu una serata indimenticabile, per la sua inutilità. E capii perché non uscivo con questa ragazza e preferivo il gruppo dei miei amici.

La ragazza dopo le prime chiacchiere mi lasciò da solo al tavolino quasi per tutta la sera per rispondere alle sue telefonate. Io, allora, non portavo con me il cellulare. Esisteva una prima etichetta, oggi ormai dimenticata, di rispettare le persone presenti fisicamente. Il bello è che io pensavo che in quelle lunghe telefonate ci fosse la richiesta di vedersi e la lamentela di essere snobbata da quelle persone al telefono.

La sua attenzione era rivolta verso gli assenti e non a me che ero presente. Forse sarà stato noioso. Non posso dirlo. Ma è anche vero, che non mi diede la possibilità di farlo. Oggi questa attenzione verso gli assenti, l’attenzione ai video altrui, ai balletti e alle pose degli assenti è una costante di molte persone.

Il viaggio

Anche il viaggio è cambiato nel tempo. Viaggiare dovrebbe essere ancora oggi un modo per conoscere culture nuove, vedere nuove città e rivedere con occhi nuovi la propria cultura e la propria città. Eppure oggi restiamo allacciati alle nostre città e alle nostre bolle informative, restando connessi a Facebook. Oggi, emotivamente e socialmente non ci allontaniamo mai da casa nostra.

Ricordo quando al ritorno da un viaggio si raccontavano le esperienze principali del viaggio. Ricordo come i primi racconti erano quasi sconnessi, poi, quando erano in tanti a chiederti, nel tempo, il racconto si faceva sempre più fluido e sempre più chiaro a chi lo raccontava e a chi ascoltava.

Oggi nessuno, pochi ti raccontano il loro viaggio dal vivo al loro ritorno. Tutto, o quasi tutto, è stato già documentato sui social di riferimento. Pensieri ed emozioni sono stati, prima ancora di ritornare a destinazione, condivisi ed espressi, quasi in tempo reale, al telefono o in un lungo post sulla propria pagina social.

Dei molti viaggi degli ultimi anni, non ho ricordi simili al mio viaggio verso Taranto. Ci sono stati viaggi in cui ho studiato, ho lavorato, altri in cui ho solo fatto passare il tempo fino alla meta fotografando e postando sui social. Difficilmente ho conosciuto qualcuno, difficilmente qualcuno si è avventurato a raccontarmi la sua vita, o l’ultimo libro che ha letto.

Anzi. Ho ascoltato molte telefonate, magari. Ho partecipato a liti furibonde di persone sonnacchiose che chiedevano ad altre persone di interrompere la propria telefonata. Ci sono persone che anche su un autobus strapieno vivono come se fossero da sole.

Non tutto è bene, non tutto è male

La nostalgia può giocare brutti scherzi. Se la memoria può riportarci ai momenti romantici del nostro passato non è detto che tutto il resto sia stato peggiore o migliore. Ogni generazione vive le sue difficoltà e le sue tragedie.

Personalmente penso alle infinite possibilità di formazione presenti oggi. E non vi sembri poco, dato che abbiamo bisogno di istruzione, di cultura e di cultura digitale. Se oggi vivere in provincia e lontani dalla città è una sfida, chissà cosa era viverci nell’800 o quarant’anni fa era.

Se fino a vent’anni fa si era costretti a lasciare il meridione per non ritornare mai più, oggi, grazie alla connessione si può ritornare a casa propria e continuare a lavorare su internet e grazie ad internet.

La connessione e l’interconnessione possono degenerare, ma abbiamo ancora noi le mani sul volante, siamo noi alla guida di questa macchina. Certo è necessario conoscere la macchina. Ci vuole conoscenza, responsabilità e consapevolezza. Dobbiamo studiare non per raggiungere il successo, ma semplicemente per sopravvivere.

Nel progresso c’è sempre qualcosa che ci spaventa e ci fa paura. Ma se non ci troviamo noi nella stanza dei bottoni, quello che possiamo fare è imparare a seguire il flusso nel miglior modo possibile. Traendo vantaggio dalle opportunità e frenando il più possibile le degenerazioni.

Quello che ci serve, forse, parafrasando qualcuno più bravo di me, è ritrovare la bussola, il futuro è diventare bravo nel proprio lavoro, nella quotidianità, tra soddisfazioni e problemi. avere una cassetta degli strumenti, una solida borsa degli attrezzi, che ci permetta di non perderci in un bicchiere d’acqua.

Tutti connessi – Sempre raggiungibili

Siamo tutti connessi. Non basta.

Dobbiamo essere sempre raggiungibili.

La connessione non è più solo un diritto,

è un dovere, come fosse legge.

Se non si risponde subito al telefono si viene cancellati dalla realtà.

Se guidi, se preferisci la mail per delle relazioni con degli sconosciuti,

se hai i tuoi tempi di detox settimanali,

non fai parte della comunità.

Insieme ma soli

Questa estate ho letto i libri di Sherry Turkle e sul blog riprenderò spunti e riflessioni che sono scaturiti dalla lettura. Chi mi segue sa che sono favorevole alla connessione, tratto gli assistenti vocali dando ampia fiducia a questa tecnologia.

Ma come ho sempre ripetuto, l’uso di uno strumento richiede una sana consapevolezza per non essere usati.

E la consapevolezza nasce anche dall’ascolto di pareri preoccupati. Tra questi penso ci sia Sherry Turkle, con il suo libro, Insieme ma soli. Un titolo molto esplicativo e che mi pare ponga un problema vero della nostra contemporaneità.

Condivido dunque con voi alcune parti del libro, parafrasando quanto scritto dalla psicologa docente di Sociologia della scienza e della tecnologia del MIT di Boston. Ovviamente invitando alla lettura diretta di tutto il libro. “Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri.”

Alla gente piace restare connessi

Alla gente piace la connessione. Essere connessi significa, per molte persone, sentirsi vicini.

La rivoluzione culturale dei dispositivi mobili ha cambiato il mondo, il lavoro, l’istruzione, il sapere nelle sue declinazioni, le relazioni. I dispositivi mobili connessi ad internet hanno cambiato il modo in cui ci corteggiamo e viaggiamo. Il mobile ha quasi del tutto eliminato la noia. Durante gli spostamenti, o nelle sale di attesa, non ci si annoia più come una volta, quando la noia si ammazzava parlando con gli altri.

La connettività trasforma qualunque luogo, foss’anche il più isolato del mondo civilizzato; la connessione trasforma quel luogo in un centro di apprendimento e/o di attività economica.

Sempre connessi

Sherry Turkle afferma

La connettività offre nuove possibilità di sperimentazione della nostra identità, dona la sensazione di avere accesso ad una zona franca in cui gli adolescenti fanno quello che hanno bisogno di fare: innamorarsi e disinnamorarsi di persone e idee. la vita reale non sempre fornisce questo genere di spazio, internet si.

Le persone, sono tutte vicine, ad un tasto di distanza.

Oggi la connessione non dipende dalla distanza che ci separa gli uni dagli altri, ma dal fatto che si disponga o meno di una tecnologia per le comunicazioni.

E questa tecnologia non può mancare all’interno del proprio gruppo sociale.

Stare da soli comincia a sembrare una precondizione allo stare insieme, perché è più facile comunicare se ci si può concentrare, senza interruzioni, sul nostro schermo.

In questo nuovo regime, una stazione ferroviaria, un aeroporto, un bar o un parco non sono più un luogo pubblico, ma un luogo di incontro sociale: la gente si riunisce ma ha smesso di parlare.

Zona macchina e Solitudini

Sempre più spesso, la solitudine è vista ed è vissuta come un momento di disagio. Se non siamo in continua attività nel mondo reale, così, come un cane che si morde la coda, preferiamo rivolgerci ai nostri dispositivi anziché alla nostra interiorità.

I dispositivi mobili connessi alla rete internet ci tengono all’interno della cosiddetta “zona macchina”. L’antropologa Natasha Dow Schull ha descritto la “zona macchina” come uno stato mentale in cui l’individuo non sa più dove comincia la persona e dove finisce la sua condizione. Anche se a dire il vero l’espressione nasce per descrivere la relazione dei giocatori d’azzardo con le slote machine. Relazione che ormai abbiamo un po’ tutti se stiamo tutto il giorno davanti ad uno schermo o teniamo in mano un dispositivo mobile.

Zona Fecebook

Alexis Madrigal allarga questo concetto alle piattaforme sociali e parla di “zona Facebook”, come di una versione morbida della “zona macchina”. Le piattaforme ci invitano ad entrare in un flusso dove ci viene chiesto di usare un po’ del nostro cervello, ma senza un grosso sforzo da parte nostra. Ogni azione è alla nostra portata, non ci stanca, ci mantiene attenti ma senza fatica intellettuale.

In questo stato mentale non esiste alcuna crescita. Ma si può vivere uno stato di coercizione. Uscire dalla piattaforma, infatti, può diventare una sofferenza.

Secondo alcuni studiosi addirittura la permanenza in questo stato mentale serve sempre più ad allontanare attività che richiedono una attività più impegnativa da parte nostra nella vita reale. Meglio continuare a guardare video ripetuti all’infinito piuttosto che leggere un libro, andare a lavare lo scooter, finire i compiti di scuola.

La navigazione come forma di solitudine

Se oggi pensiamo ad un momento di solitudine questo è strettamente legato alla compagnia del nostro dispositivo mobile. Per navigare online abbiamo bisogno di solitudine.

Lo smartphone è un meccanismo di sicurezza. Riflettere su noi stessi, sulle nsotre esperienze richiede uno sforzo emotivo a cui ci stiamo disabituando. Il flusso di pensiero di un millennial o della Generazione Z è completamente diverso dal flusso di pensiero dei nostri nonni, alla loro stessa età.

Non era questo il sogno

Il sogno dei primi scienziati informatici, così come degli sviluppatori di bot, non era esattamente questo. Il sogno era quello di creare delle macchine capaci di svolgere il lavoro veloce e di routine, in modo che le persone avessero avuto il tempo di svolgere il lavoro lento e creativo. Le macchine dovrebbero essere un supporto per lasciarci più tempo. I chatbot dovrebbero rispondere a domande semplici per permettere agli operatori di rispondere alle domande complesse.

Così come la lavatrice ha permesso a milioni di donne di avere il tempo di leggere per se stesse e per i loro figli, così smartphone, bot e intelligenza artificiale dovrebbe permetterci di essere innovativi e creativi. Ma l’innovazione, come la creatività, non arriva da una vita frenetica e stressante, ma da ritmi lenti e a misura d’uomo.

Non dovremmo inseguire la tecnologia. Dovremmo semplicemente usarla.

Conversazioni con gli sconosciuti

Da qualche anno a questa parte quante conversazioni avete avuto con degli sconosciuti, in momenti di attesa?

In treno, per esempio, almeno durante il periodo pre covid, avete avuto conversazioni con altri passeggeri, per ammazzare il tempo? E vi è mai capitato di ascoltare qualche conversazione di altre persone al telefono? Ed è mai successo che la persona parlasse al telefono come se fosse solo?

Immagino che almeno a quest’ultima domanda avrete risposto positivamente. Perché avviene questo? Sherry Turkle risponde.

Quando qualcuno ha una conversazione al telefono in un luogo pubblico, il suo senso di riservatezza si basa sulla presunzione che chi lo circonda lo tratterà non solo come il perfetto sconosciuto quale è, ma come se proprio non ci fosse.

Le persone al telefono trattano gli altri come se non ci fossero. O a vederla dal lato opposto: sono le persone al telefono che si considerano assenti.

Perdere la connessione fisica

Sherry Turkle afferma che questo significa perdere la propria connessione fisica. E che sempre più preferiamo la connessione virtuale; connessione che ci suggerisce di poter creare la nostra pagina, il nostro posticino, dove tutto è familiare.

Oggi il nostro sogno meccanico è di non essere mai soli.

Sherry Turkle parla di un nuovo stato del sé, l’itself, ed ha il timore che la vita connessa ci incoraggi a trattare coloro che incontriamo online un po’ come trattiamo gli oggetti, ovvero in modo sbrigativo. Non lo facciamo per male o per cattiveria, ma in modo spontaneo. Siamo assediati, ogni giorno, da migliaia di mail, sms, messaggi e notifiche, più di quante ne riusciamo a gestire.

Lo stesso accade quando si scrive un post sui social, su Facebook, come su Twitter o su altre piattaforme sociali. Noi trattiamo gli individui, persino i nostri amici più veri, come un insieme. Gli amici, che si conoscano nella realtà o solo virtualmente, diventano dei fan.

Connessione con assistenti vocali e bot

In questa perdita di connessione fisica, conquistiamo un’idea di realtà diversa, una percezione della realtà completamente diversa rispetto al passato.

Se le persone, gli amici e i conoscenti diventano, sostenitori, ammiratori, tifosi, nella sostanza perdono il loro stato di persone. Diventano molto simili ad oggetti parlanti.

Dall’altro lato, in questa smaterializzazione e spersonificazione degli individui, acquistano una parvenza di umanità i bot e gli assistenti vocali. E gli oggetti parlanti, quelli che definiamo smart speaker, si avvicinano molto alla parvenza di persone.

Online inventiamo dei modi di stare con le persone che le trasformano in qualcosa di simile a degli oggetti.

E qui c’è un piccolo problema

Il sé che tratta una persona come una cosa rischia di vedersi nello stesso modo. È importante ricordare che quando consideriamo dei bot vivi abbastanza per noi, diamo loro una promozione. Se in rete ci si sente solo vivi abbastanza da essere macchine massimalizzatrici di email e messaggi allora si è stati retrocessi.

Connessi le relazioni cambiano

Le relazioni umane stanno cambiando. E leggendo Sherry Turkle, come altri autori critici verso le tecnologie, sembrerebbe che si auspichi un ritorno al passato. Come se il tempo analogico fosse stato privo di pericoli.

Ma è solo colpa della tecnologia e delle piattaforme che hanno tradito le promesse iniziali?

Non metto in dubbio che la relazione con il nostro smartphone stia diventando, per molte persone, patologico. La nostra “zona macchina” o “zona Facebook” coinvolge tutti, consapevoli e meno consapevoli. Il trattare gli amici come pubblico e fan è un fatto reale.

Un mondo connesso e complesso

Ma vorrei sottolineare la complessità di questo mondo e non vorrei che queste disfunzioni che possono sfociare nel patologico siano considerate pandemiche.

Perché se vero che questa relazione con i dispositivi mobili connessi è diffusa è anche vero che coinvolge una parte del mondo e non la sua interezza; riguarda persone che fanno parte di un dato ceto sociale, che svolgono un lavoro di un certo livello e che hanno determinate capacità economiche. Se è vero che alcuni dirigenti hanno bisogno di periodi forzati di detox, di disintossicazione dall’essere sempre raggiungibili, è pure vero che il non avere tempo da dedicare alla sostanza della Vita è considerato figo, cool, nella realtà.

Ritornerò, ritorneremo sul tema perché interessante. Ma c’è ancora chi vive in un mondo analogico, disconnesso, privo di internet. Non penso che questo mondo, che non ha accesso ad internet, sia migliore o che la disconnessione sia auspicabile.

Ripeto, viviamo in un mondo complesso. C’è una parte della società ricca che sta perdendo il contatto con la realtà? Ci sono famiglie che non parlano più? Forse bisogna recuperare spazi di intimità veri; forse è necessario ritornare all’ascolto reciproco.

E allora è necessario divulgare cultura digitale, analizzare i pericoli ed osservare i cambiamenti. A mio parere abbiamo la necessità e il bisogno di acquisire consapevolezza per usare gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. E restare umani, connessi con noi stessi e con gli altri essere umani.

Come scrivere un blog aziendale

Se ti stai chiedendo come scrivere un blog,

come scrivere al meglio un contenuto,

non puoi pensare che basti leggere un articolo per riuscirci.

Questo articolo vuole essere un promemoria prima di tutto per me stesso,

Mentre per te che mi leggi spero possa essere di ispirazione,

come tanti altri articoli che avrai già letto,

in modo da darti degli spunti interessanti.

Un blog personale

Non ti sto a parlare di un blog personale che è diverso da un blog aziendale.

Le difficoltà di realizzazione sono diverse. Un blog personale è spesso portato avanti in solitaria.

E scrivere può diventare una pratica faticosa che richiede esercizio.

In un blog personale non si contano le ore che si dedicano alla realizzazione di un articolo.

Ciascuno di noi “blogger” ha o deve trovare il proprio metodo.

Scrivere e riscrivere

A me piace molto scrivere e riscrivere. Sebbene pianifico gli argomenti, di solito scrivo delle bozze più o meno lunghe, raccolgo appunti e link che metto da parte durante il mio tempo di ricerca. Leggo, scrivo, rileggo e riscrivo. Procedo per aggiunte e quando credo di aver aggiunto tutto elimino il superfluo, le ripetizioni. Riordino, creo i capitoli e infine, pubblico.

Non sono un copy writer puro. Questo lo sapete. Ma il mio lavoro specialmente sul versante della progettazione di chatbot è fatto di scrittura.

Così come 5 anni di blogging richiedono quanto meno un po’ di esercizio.

Ad ogni modo il mio punto di riferimento è certamente Luisa Carrada con i suoi testi; mentre nelle slide del mio corso faccio riferimento anche a Valentina Falcinelli.

Entrambe sono riconosciute come esperte da molte comunità e la scrittura aziendale è il loro mestiere.

Giardiniere o architetto?

Mi è molto piaciuto l’intervento di Thom James Carter che ricorda un’intervista di George R.R. Martin, autore della serie di libri Il Trono di Spade. Di cui il blog si è anche occupato per raccontare il suono dei draghi. in cui racconta di due modi di essere scrittore.

Come scrittore, o sei un giardiniere o un architetto.

Gli architetti sanno quante stanze ci saranno nella casa, che tipo di tetto avranno, dove passeranno i cavi, che tipo di impianto idraulico ci sarà. Hanno progettato e pianificato l’intera cosa prima ancora di inchiodare la prima tavola. I giardinieri scavano una buca, lasciano cadere un seme e lo innaffiano. Ma quando la pianta si alza e la annaffiano, non sanno quanti rami avrà, lo scoprono mentre cresce.

Esperienza individuale o collettiva?

Se stai leggendo questo articolo per iniziare a scrivere il tuo blog personale o professionale, il mio consiglio è quello di scegliere un pubblico, avere chiara la tua strategia, delimitare gli argomenti che vuoi trattare e iniziare a scrivere.

Cosa diversa è se devi scrivere in team o per una azienda.

Scrivere per una azienda

Attenzione che quanto sto per scrivere non sempre viene applicato dalle aziende complesse. Nelle mie esperienze professionali, si riesce a coordinarsi in due. Ma se si è un gruppo, quando ci siamo trovati più persone a scrivere su uno stesso sito, prevalgono le dinamiche di ufficio. Ciascuno scrive a modo suo, secondo il suo stile, nel migliore dei casi. Nel peggiore chi scrive meglio di altri ne approfittava per sottolineare le differenze o per mettersi in mostra con la dirigenza.

Se si vuole scrivere a più mani su uno stesso blog ci vuole convergenza su come scrivere un blog, intelligenza da parte di tutti, solidarietà tra le parti, forte senso di squadra e voglia di collaborazione. Purtroppo, sappiamo bene che non è facile applicare il buon senso e la teoria quando si ha a che fare con l’umanità delle persone e con l’umanità sottoposta a gerarchie in un mondo del lavoro come quello di oggi.

Radical collaboration

Sarebbe dunque necessario che le persone, i dipendenti, i colleghi fossero davvero una squadra. Una squadra che faccia le cose insieme, che abbia la gioia di fare qualcosa insieme.

Degli ottimi esercizi per cominciare sono dati da Maria Cristina Lavazza nel suo libro Radical Collaboration. Dico che sono si tratta di esercizi per cominciare perché sono validissimi e danno degli ottimi risultati durante i workshop e quando tra i partecipanti non ci sono interessi economici.

Dove invece ci sono interessi, rivalità e risentimenti, ci vuole la volontà delle persone, ma ci vuole anche un leader che faccia da collante. Non basta che il dirigente chieda ed ordini di lavorare insieme.

Il tono di voce

Ho già parlato del tone of voice come parte fondamentale di una content strategy.

Sarebbe bene, infatti, che una azienda abbia un’unica voce e che la sappia declinare in maniera intelligente su tutti i contenuti che produce. Alla fine i clienti e i lettori non sapranno mai se Tizio o Caio scrivono meglio di Sempronio; e poco gli importa. Se la voce non sarà unica, chi legge noterà solo cadute di stile. E alla fine, a perderci è l’azienda tutta o tutto l’ufficio, anche a detrimento di colei o colui che si sentono migliori dei colleghi.

Documentare i processi di scrittura

Innanzi tutto è necessario avere un referente della pubblicazione. Qualcuno che abbia chiaro come scrivere un blog e che legga la pubblicazione finale. Non è una questione di censura o di controllo, e non è detto che l’ultimo a leggere debba essere il migliore.

È sempre meglio avere quattro occhi su un documento o una immagine. E cosa che l’esperienza insegna, meglio che gli occhi di chi guarda per ultimo siano freschi, in modo che possano vedere refusi e dettagli che due occhi stanchi, che dopo ore di lavoro a schermo, non vede più niente.

Quindi è bene esplicare un metodo di lavoro da condividere.

Dopo aver deciso come documentare i processi di scrittura dei contenuti, il consiglio è quello di iniziare documentando il processo di pianificazione.

La scrittura non è solo l’atto di scrivere: l’intero flusso riguarda la pianificazione,

  • la scrittura.
  • la modifica.
  • la pubblicazione.
  • la governance.

La pianificazione

Per un post sul blog, il processo di pianificazione inizia con l’ideazione; considerando quale argomento è interessante, adatto al blog della tua attività e prezioso per i tuoi lettori.

Come spiega Rachel Leist di HubSpot: “

Un buon post sul blog è interessante ed educativo. I blog dovrebbero rispondere alle domande e aiutare i lettori a risolvere una sfida che stanno affrontando, e devi farlo in modo interessante “.

Il processo di pianificazione

In termini di flusso si presenta così

  • Pensa alle idee dei post sul blog.
  • Riduci le scelte a una.
  • Sottoponiti alla ricerca della concorrenza.
  • Considera gli elementi unici del tuo post.
  • Sottoponiti a una ricerca per parole chiave.
  • Crea una bozza del titolo del post.
  • Determina il conteggio delle parole del post.
  • Crea uno schema del post.
  • Chiedi a un grafico di creare immagini.
  • Fai sapere al tuo team su cosa stai per lavorare.

Queste sono la maggior parte delle migliori pratiche in materia di pianificazione. Ma altri includono

  • la stesura di una struttura per il post,
  • la comprensione del pubblico a cui si desidera rivolgersi,
  • la decisione sul conteggio delle parole,
  • la definizione di un obiettivo o di KPI per misurare l’efficacia del post
  • e la comunicazione al proprio team di ciò che si sta per iniziare a lavorare sopra.

Passa al processo di scrittura (effettivo)

Un processo di scrittura tipico come scrivere un blog può essere simile a questo che trovi di seguito.

  • Crea un nuovo documento in cui scrivere il post.
  • Ricontrolla la struttura del post.
  • Aggiungi il titolo abbozzato.
  • Torna all’inizio del documento e scrivi l’introduzione.
  • Aggiungi i backlink più appropriati al testo di ancoraggio corrispondente.
  • Chiedi a un collega di rivedere il lavoro tra pari e fornire la prima bozza di feedback, se possibile.

Una volta che una bozza è stata scritta, riordina e completa il post seguendo il processo di modifica.

Termina con il processo di modifica

Il processo di modifica può contenere i seguenti passaggi:

  • Correggi eventuali errori di formattazione.
  • Leggi l’intero post, ad alta voce.
  • Correggi errori di ortografia ed errori immediatamente evidenti.
  • Verifica la sintassi, il tono, la voce e l’uso della punteggiatura.
  • Dai la priorità alla chiarezza e alla leggibilità.
  • Assicurarsi che le statistiche e gli studi menzionati siano collegati.
  • Fare clic su tutti i collegamenti per verificare che nessuno sia danneggiato.

La struttura DMAIC

L’ottimizzazione dei processi è l’atto di rendere i processi più efficienti. Ed è una cosa che va fatta! Tutti gli attori devono poter dire la propria in modo che il processo sia accettato da tutti e sia più scorrevole.

un metodo per raggiungere una buona ottimizzazione è dato seguendo la struttura DMAIC

La struttura DMAIC è particolarmente utile in quanto è un framework collaudato per vedere attraverso i miglioramenti del processo.

  • Definisci: quale processo dovrebbe essere ottimizzato?
  • Misura: come si comporta attualmente?
  • Analizza: come può essere ottimizzato?
  • Migliora: in che modo può essere migliorato?
  • Controllo: come possono essere misurate le modifiche implementate e quando sarà riesaminato il processo?

Un altro framework è il PDSA – pianificare, fare, studiare, agire – che è molto simile a DMAIC .

Qualunque percorso di ottimizzazione del processo tu scelga dipende da te, assicurati solo che venga fatto.

Conclusioni

Il consiglio dunque su come scrivere un blog, un blog aziendale, è quello di rivedere periodicamente i processi ed ottimizzali in base alle persone di cui si dispone e in base alle varie situazioni in cui ci si trova.

Secondo la mia esperienza, quando si ha a che fare con molti contenuti, perdersi, nel tempo, è davvero facile.

Per questo è bene partire con il piede giusto, con una strategia e una progettazione. Non sempre sarà possibile seguire la strada corretta. A volte capiterà di seguire gli algoritmi di google, altre volte le giuste categorizzazioni e altre volte ancora andrai dietro la concorrenza che ti sembra ti stia per superare.

Il segreto, che segreto non è, è aver fatto i passi giusti alla partenza del progetto. Perché anche se si perde la retta via, avendo una strategia è facile ritornare alle origini.

In bocca al lupo e buona scrittura!

Come funziona un altoparlante?

Questo articolo su come funziona un altoparlante, faceva parte dell’articolo sui migliori altoparlanti e sistemi audio.

Come funziona un altoparlante?

Ora io non sono un ingegnere e quindi mi posso permettere di semplificare. Ma se gli esperti vogliono intervenire i commenti costruttivi e migliorativi, sono benvenuti. Gli altoparlanti in vendita sono quasi tutti altoparlanti dinamici. In pratica l’altoparlante trasforma il segnale elettrico in suono. Questo lo riesce a fare perché gli impulsi elettrici arrivano alla calamita che si trova nel diffusore. La calamita vibra, vibra la membrana e abbiamo il suono. Paolo precisa

La corrente arriva alla bobina che, immersa nel flusso magnetico provocato dalla calamita, vibra e fa vibrare la membrana dell’altoparlante, funziona come un microfono, ma al contrario, è pure assimilabile ad un motore elettrico.

Il progetto

Un diffusore acustico è il risultato di un progetto. Ci sono diffusori per spazi aperti e diffusori per spazi chiusi. Utilizzare delle casse nel luogo sbagliato o per finalità diverse da quello per cui sono state progettate darà dei pessimi risultati.

La costruzione

In base a come è costruito il mobile della cassa abbiamo indicativamente tre grandi famiglie, a seconda che il mobile sia completamente chiuso o aperto verso l’esterno. Sospensione pneumatica (cassa chiusa). Bass reflex (cassa aperta tramite un tubo) e linea di trasmissione (cassa aperta tramite un labirinto acustico). Questa configurazione è anche denominata con il termine caricamento.

caricamento, con questo termine si indicano i vari tipi di caricamento del woofer, cioè in sospensione pneumatica, bass reflex etc.
I diffusori non sono l’ultimo anello della catena, lo è il nostro cervello, la catena è composta dalla sorgente, dal preamplificatore, dal finale di potenza (spesso questi due elementi sono integrati nello stesso componente), dai diffusori, dall’ambiente di ascolto, dalle nostre orecchie (conformazioni diverse equalizzano diversamente) e dal nostro cervello, che reagisce diversamente in ognuno di noi.

Mentre per quanto scritto da Mario Bon la linea di trasmissione è

detto anche labirinto acustico. La linea di trasmissione è sostanzialmente un condotto di sezione costante dove una estremità è chiusa dell’altoparlante mentre l’altra lato è aperto (o chiuso). Storicamente la linea di trasmissione nasce per sfruttare woofer con fattore di merito totale Qts maggiore di uno e non adatti per una cassa chiusa o reflex.

Cassa chiusa…?

Il diffusore pneumatico è completamente “chiuso” e l’aria al suo interno non ha alcun contatto con quella esterna. La cassa chiusa in genere presenta un andamento più dolce alle basse frequenze. Questa caratteristica è una cosa positiva. Ma la rivista Audio Review dice che ci sono anche i contro

I contro della cassa chiusa sono sostanzialmente due. La scarsa tenuta teorica alle basse frequenze e poca estensione alle frequenze più profonde per le quali occorrono discrete dimensioni del woofer. Questa configurazione mal si addice a trasduttori di diametro inferiore agli 8 pollici ossia 20 cm con conseguenti volumi di lavoro inferiore ai 30 litri.

… o bass reflex?

Il diffusore in bass-reflex ha un buco sul mobile e l’aria al suo interno è in diretto contatto con quella esterna. In questo modo i bassi risuonano più forti. Ma anche qui Audio Review dice la sua.

Il bass reflex promette e permette pressioni simili ma con una estensione notevolmente maggiore rispetto alla sospensione pneumatica di identiche dimensioni. Sembrerebbe la panacea allora, ma il bass reflex si porta dietro altre limitazioni che la cassa chiusa no ha.

Si impone una scelta relazionata l’ambiente e alle caratteristiche sonore che ci possiamo permettere,  per non dover sopportare un divario stridente tra teoria e pratica punto.

Potenza

La prima domanda che in genere si fa sulle casse è: che potenza ha la cassa? Intanto la cassa non ha potenza in sé. Si tratta di accessori passivi. La cassa sopporta una potenza, cioè sopporta una certa quantità di corrente. Non è cosa da poco capire la differenza tra avere una potenza di XX Watt e sopporta una potenza di XXX Watt. Quando ho compreso questo ho capito che la potenza non ha poi così tanta importanza. Infatti, diventa chiaro che gli altoparlanti devono essere allineati alla potenza dell’amplificatore. L’amplificatore, si che, trasmette potenza (elettricità) e potrebbe bruciare le casse, se queste non lo sopportano a sufficienza. Ma come vedremo tra poco si tratta davvero di equilibri fisici che adesso andiamo a vedere.

Caratteristiche della potenza

Quando leggete le caratteristiche di un diffusore la potenza viene espressa in Watt RMS o Watt PMPO (o solo PMP). Che cosa significano queste sigle?

RMS = Root Mean Squared. Indica la potenza continua gestibile dal diffusore;

PMPO = Peak Music Power Output. Indica la potenza di picco gestibile dal diffusore.

Quindi la misura “vera” che indica la potenza di un diffusore è quella RMS.
E soprattutto ricordate che conoscere la potenza RMS ha senso SOLO SE si conosce anche l’efficienza del diffusore. Una cassa con 40 watt RMS e 98 db suona molto più forte di una con 100 watt RMS e 85 db.

La potenza applicabile dipende strettamente dall’efficienza.

Efficienza

L’efficienza è la capacità del diffusore di reagire al segnale in ingresso. Qualcuno la chiama anche sensibilità. È una caratteristica importante perché a parità di potenza dell’amplificatore, un altoparlante più efficiente o sensibile, suona più forte. Ovviamente più un altoparlante è sensibile, più è difficile costruirlo, più è costoso. Praticamente, per avere lo stesso volume, un diffusore poco efficiente ha bisogno di amplificatori più potenti rispetto ad un diffusore più efficiente.

Un diffusore “normale” generalmente ha un’efficienza intorno agli 88 db e suona normalmente se pilotato da un amplificatore intorno ai 60 watt.
Un diffusore efficiente va intorno ai 90-92 db; è adatto a amplificatori di bassa potenza, tipo i valvolari, e suona alla grande con potenze intorno ai 20 watt. Famosi sono i diffusori Klipsch, che arrivano anche a 105 db! Diffusori con queste sensibilità tirano giù i soffitti con amplificatori da 3 watt!
Un diffusore poco efficiente ha una sensibilità minore di 85 db; questi diffusori hanno bisogno di amplificatori potenti, intorno agli 80 o ai 100 watt per suonare come si deve.

Gianni Cornara sulla confusione tra sensibilità ed efficienza spiega.

Spesso si usano indifferentemente i termini sensibilità ed efficienza, e spesso si utilizzano gli altoparlanti in modo improprio, avendo interpretato le specifiche tecniche in modo non coerente con i protocolli in base ai quali le specifiche tecniche sono definite.

Mentre ciò può essere poco rilevante nel caso di diffusori HiFi, che difficilmente vengono sollecitati, durante l’uso normale, cioè domestico, ai limiti delle loro potenzialità, nel caso di utilizzo professionale o musicale la corretta interpretazione dei parametri tecnici può evitare cattive sorprese.

Impedenza

L’impedenza è il valore della resistenza alla corrente continua del diffusore e si misura in “ohm”

Basta ricordarsi che a 0 Ohm si ha il classico cortocircuito elettrico ovvero polo positivo e negativo collegati insieme (e sapete quel che succede qualora vi capitasse una cosa del genere nell’impianto elettrico di casa…). Quindi, paradossalmente, più si sta lontani dallo zero e meglio è. 8 Ohms sono una impedenza di tutta sicurezza per tutti gli amplificatori, 4 Ohm vanno ancora bene ma è meglio usare allora amplificatori ben dotati in termini di capacità di pilotaggio (quasi tutti gli amplificatori moderni possono pilotare diffusori da 4 ohm).

Più della metà dei diffusori in commercio ha come impedenza il classico 8 ohm, che equivale all’impedenza più alta che troverete in comercio. Esistono diffusori con impedenza maggiore. Tutti gli altri oscillano tra i 6 e i 4 ohm. Fortunatamente i moderni amplificatori sono tutti protetti contro gli eccessi di carico.

Aggiornamento 26 gennaio 2019

Guido, un lettore che ha apprezzato questo articolo, rispetto all’impedenza arricchisce con il suo contributo questo aspetto.

L’ impedenza è il valore della resistenza elettrica alle correnti alternate e non a quelle continue.
Risposta in Frequenza: si potrebbe aggiungere che l’orecchio umano, o meglio la gran parte delle persone fino ai 20-25 anni di età, riescono a percepire le frequenze fino a 17.000/18.000 Hz, mentre quelle dai 50-60 anni in poi, difficilmente riusciranno udire suoni superiori ai 14.000/15.000 Hz, questo per una naturale degenerazione degli organi uditivi detta presbiacusia, che inizia, anche se molto gradualmente attorno ai 20 anni. Le frequenze di 20.000/22.000 Hz in realtà, possono essere udite solo da qualche particolare persona in giovane età. Quindi anche se la risposta in frequenza di una cassa acustica arrivasse solo a 18.000 Hz, il 99% dei comuni mortali nemmeno se ne accorgerebbe.

Crossover o filtro crossover

È un circuito elettronico che divide il segnale audio nelle singole componenti da inviare agli altoparlanti. La divisione della gamma audio in porzioni (o vie) viene effettuata da un circuito elettrico passivo interno alla cassa detto filtro crossover o più semplicemente crossover. Tale filtro divide il segnale audio proveniente dall’amplificatore in più vie e può anche svolgere altre funzioni più complesse come regolarizzare l’impedenza o l’abbinamento dei diversi altoparlanti. Normalmente è costituito da condensatori, resistenze ed induttanze.

Cosa sono le vie?

Sarebbe il numero degli altoparlanti, o meglio il numero dei tipi di altoparlanti, installati sul diffusore. Massimiliano, che ringrazio, nei commenti, mi scrive e corregge.

Il numero di vie non sono il numero di altoparlanti ma dipendono dal cross-over.

Per tutti i diffusori esiste un dato di risposta in frequenza (es. da 40 a 20 KHz) e poi vengono specificate le frequenze di incrocio del cross-over) Se la frequenza di incrocio è una sola (es. 1.800 HZ ) allora ci troviamo di fronte ad un 2 vie con il woofer che lavora da 40 a 1.800 HZ e il tweeter che lavora da 1.801 a 20 KHZ. Un due vie potrebbe però avere anche tre altoparlanti, con due woofer che lavorano in parallelo sulla stessa gamma di frequenze. Se ci sono due frequenze di incrocio tra l’estremo più basso di risposta in frequenza e quello più alto, allora siamo di fronte a un tre vie. Esistono poi anche le 2 vie e mezzo, in cui midrange e woofer lavorano in parallelo solo fino a una frequenza di incrocio e poi lavora solo il woofer per le frequenze più basse.

La stragrande maggioranza dei diffusori sul mercato è a due o tre vie, cioè 2 vie indicano una cassa con (almeno) un woofer e (almeno) un tweeter. Tre vie indica che una cassa ha (almeno) un woofer (almeno) un midrange e (almeno) un tweeter.

Normalmente nessun altoparlante è capace di riprodurre con la stessa correttezza la stessa fedeltà suono. Ossia è impensabile che una membrana che si muove 20 volte in un secondo, si muova anche 20000 volte al secondo con la stessa precisione.

il due vie è costituito da due altoparlanti specifici per riprodurre la gamba bassa e quella alta con una frequenza di incrocio tra i due con un solo punto, una potenziale criticità del rivoluzione, proprio dov’è il WR inizia ad attenuare la sua emissione e il Twitter viceversa inizia ad emettere pressione.

Meglio un due vie o un  tre vie?

Grazie al miglioramento della tecnologia si ha più facilità tecnica nel trovare il punto di incontro e quindi si hanno costi minori.

Questo non significa che i diffusori a 2 vie suonino sempre meglio di quelli a 3 vie. Se il progetto è fatto come si deve un diffusore a 3 vie è inarrivabile come qualità rispetto a uno a 2 vie. Purtroppo però in questo caso i costi lievitano verso l’alto.

Esistono poi anche soluzioni diverse. Con costi, anch’essi diversi. Esistono anche diffusori monovia, cioè con un singolo altoparlante “larga banda”. Anche qui è questione di gusto sonoro e solo l’ascolto può darvi una risposta “giusta”.

Risposta in frequenza

È la quantità di frequenze che il diffusore è in grado di riprodurre. In genere si trova scritto che un altoparlante ha una risposta in frequenza tra i 20 Hz e i 22 kHz. Questo significa che la cassa riproduce tutti i suoni che noi, come esseri umani siamo in grado di percepire.

Cavi

Infine ci sarebbero anche i cavi da verificare. Anche qui c’è un mondo da esplorare. Gli audiofili sostituiscono i cavi di fabbrica sia interni che esterni. A volte, dicono, che il cambio migliori notevolmente il suono. Il risultato del suono sarà certamente migliore. Ma ve la sentite di smontare e risaldare tutti i cavi? Di una cassa nuova? Io no. Una cassa non è molto complicata. Ma saldare e saldare bene non è cosa da tutti.

Ti potrebbero interessare

Speriamo di aver risposto a tutte le vostre domande tecniche e se ci sono errori, segnalatelo nei commenti, sarà un piacere poterci confrontare e correggere.

Altoparlanti e sistemi audio da acquistare

Zoom H8 Recensione

Chi segue questo blog

sa perfettamente che sono un grande estimatore della ZOOM

e dei suoi registratori digitali.

Li ho usati professionalmente, li uso a casa da anni e ne ho scritto sul blog.

Ho provato per i lettori

Serie H

La serie H della Zoom è una delle serie più fortunate e preziose tra i registratori portatili. Musicisti, ingegneri del suono, sound designer, amanti dell’audio e dei suoni conoscono ed usano registratori Zoom per il proprio lavoro.

L’H4n, per esempio, ha vinto numerosi premi di settore. La solidità dei materiali e la capacità di catturare i suoni in modo profondo, per me sono dei capisaldi. E poi la possibilità di poter registrare anche attraverso microfoni su 4 canali, ne ha fatto un registratore davvero multi uso.

Non solo un ottimo dittafono, come qualcuno ancora oggi lo chiama, ma anche strumento flessibile per registrare a casa qualcosa di professionale ad un costo contenuto. Forse, come già detto in altre occasioni, un po’ più caro dei concorrenti, ma con qualità altissima.

Acquista Zoom – H4nPro/IFS – registratore 4 tracce – interfaccia USB

Zoom H8

L’ultimo arrivo che la Zoom ha rilasciato da qualche mese è il registratore Zoom H8. Un registratore ambizioso che porta con se il meglio della ricerca di questi anni. Espandendo le possibilità di registrazione in maniera sorprendete. E diciamo che tutto quello che c’è stato tra lo Zoom h4n e questo registratore sono stati degli esperimenti per raggiungere questa perfezione.

Il registratore Zoom H8 viene fornito con una coppia di microfoni X-Y stereo sostituibili, così come già avveniva con lo Zoom H6, ed ha la possibilità di espansione con ulteriori moduli e microfoni di nuova concezione.

Puoi vedere lo spot The Zoom H8 Handy Recorder. Video.

Le opzioni includono un microfono Array Ambisonic a quattro capsule che deriva dall’ H3 VR (che l’H8 può decodificare in una varietà di formati stereo e multicanale) e un Expander Capsule, che fornisce quattro ingressi microfonici aggiuntivi.

Dai una occhiata a Zoom – H3-VR/IFS – registratore VR con tecnologia Ambisonic

Moduli dello Zoom H8

La caratteristica dello Zoom H8 è che si tratta di un registratore portatile a più moduli. Tre sono di base. E questi sono in pratica espandibili.

In alto abbiamo il modulo dei microfoni che sono intercambiali a seconda della nostra necesittà.

Con l’Expander Capsule installato, è possibile catturare contemporaneamente il segnale da 12 microfoni. Qualcosa di davvero eccezionale per un registratore portatile.

Il cuore dello Zoom H8 si trova nel modulo centrale ottagonale, la fonte di registrazione che comprende due ingressi “combinati” per segnali mic / linea / strumento, oltre a quattro ingressi mic XLR semplici.

Il modulo inferiore è un touchscreen di controllo a colori, dove sono ospitate le slot per schede SD, una porta USB e i mini-jack di uscita cuffie e linea.

Il touchscreen consente l’accesso a tutti i controlli di registrazione e alle funzionalità del software di H8,

Zoom – H1n/IFSregistratore palmare stereo digitale

Software Zoom H8

Un altro elemento di forza è il software del registratore basato su tre applicazioni ognuna utilizzabile per un uso diverso.

Abbiamo dunque tre applicazioni per ciascuna utilità.

  1. Podcast.
  2. Music.
  3. Field.

Altre caratteristiche includono il controllo remoto tramite un’app iOS, una suite di amplificatori per chitarra e processori di modellazione di effetti e la possibilità di funzionare come interfaccia audio per computer multicanale tramite USB.

Zomm H8: multitrack and USB Audio interface.

Applicazioni per ogni tuo lavoro

Lo Zoom H8 è un registratore portatile tutto fare. Io ho sempre detto che per scegliere bene un registratore devi prima pensare a cosa ci devi fare. Questo registratore invece offre tante possibilità di utilizzo. Sembrerebbe essere il registratore della vita e per qualunque lavoro audio.

Il Podcast

L’applicazione Podcast semplifica la produzione di un podcast. E consente, grazie ai Sound Pad dedicati, di aggiungere alla tua registrazione effetti sonori e basi musicali. Tra cui 13 suoni di alta qualità preinstallati oppure puoi caricare altri effetti o suoni tramite una scheda SD, sempre per un massimo di 13 suoni.

Cioè in pratica puoi registrare i tuoi suoni e te li puoi gestire “live” nel momento in cui ti servono.

L’app Podcast può contenere fino a 4 microfoni e due canali Sound Pad.

L’App Music

Music si concentra sulla registrazione e sul monitoraggio. Consente di eseguire overdub e persino di un mixer completo, con controllo sulla compressione, EQ ed effetti.

Con l’app MUSIC controllii:

  • livelli audio,
  • fader,
  • misurazione e altro.

E collegandosi al Guitar Lab di Zoom tramite USB si può accedere a un assortimento infinito di amplificatori ed effetti.

L’App Field

L’applicazione Field è rivolta, infine, ai progettisti del suono. Dispone, a quanto pare, di misurazioni ad alta risoluzione.

Questa applicazione è dunque ideale per registrazioni sul campo, design del suono e conferenze. Ti dà accesso immediato a misurazioni precise per ogni tracci.

  • Regola il tipo di input,
  • lo-cut, compressione,
  • limitatore,
  • noise gate
  • e altre impostazioni dei tasti.

Il Mic Capsule

L’H8 viene fornito con il microfono Zoom XYH-6. Questa capsula fornisce due microfoni unidirezionali di alta qualità abbinati, per catturare il segnale direttamente davanti al registratore. Con il sistema di capsule microfoniche Zoom puoi scambiare facilmente le capsule per assicurarti di utilizzare sempre il microfono giusto per il lavoro.

Sei capsule microfoniche intercambiabili che possono essere sostituite facilmente come gli obiettivi di una fotocamera

Prossima generazione
Sistema di capsule
Lo Zoom Capsule System 2.0 consente di aggiungere fino a 4 canali audio alla connessione capsula dell’H8, creando nuovi modi per espandere le tue capacità di registrazione. (Le capsule microfoniche V2.0 verranno rilasciate questo inverno.)

COMBINAZIONE XY / AB MIC

XAH-8

La capsula XAH-8 offre registrazioni stereo incontaminate. Ruota facilmente le capsule da un modello XY stretto a un modello AB ampio per migliorare l’immagine stereo delle tue registrazioni.

AMBISONIC MIC

VRH-8

VRH-8 è una capsula microfonica Ambisonic che utilizza quattro microfoni a condensatore per offrire registrazioni audio a 360 gradi. Un accelerometro integrato aiuta a garantire che la capsula sia sempre perfettamente allineata, mentre il decoder Ambisonic di bordo gestisce automaticamente le conversioni necessarie, risparmiando tempo in post-produzione.

EXPANDER CAPSULE

EXH-8

La capsula EXH-8 fornisce 4 ingressi XLR aggiuntivi, per un totale di 10. Ogni ingresso aggiuntivo ha una manopola di guadagno e un interruttore pad dedicati. Puoi persino usare i tuoi microfoni a condensatore preferiti: basta collegare una fonte di alimentazione alla capsula EXH-8 per fornire alimentazione phantom.

Telecomando

Puoi monitorare i misuratori di livello e premere REC, PLAY e STOP in ciascuna modalità di applicazione H8. Basta inserire il BTA-1 sul tuo H8 e collegarti al tuo dispositivo iOS.

  • BTA-1 venduto separatamente.

Entrate e uscite

H8 offre 4 ingressi XLR con interruttori pad dedicati e controllo del guadagno. 2 prese combo XLR / TRS aggiuntive con interruttori Hi-Z consentono di acquisire segnali a livello di linea, microfoni o registrare direttamente chitarre e bassi elettrici.

Monitora le tracce utilizzando l’uscita cuffie integrata da 1/8 “o connettiti direttamente alla videocamera utilizzando l’uscita di linea stereo dedicata.

Multi-Channel Interfaccia audio

L’H8 è una potente interfaccia audio USB. Collegati tramite USB al tuo PC, Mac, iPad o tablet per un massimo di 12 canali di registrazione simultanea.

Tempo di registrazione

Con 4 batterie AA si arriva a registrare più di 15 ore di audio wav ed mp3. O registra per sempre con l’adattatore AD-17 opzionale.

Editing all’avanguardia

Zoom H8 viene fornito con una licenza di download gratuita per Cubase LE e il software WaveLab Cast di Steinberg.

WaveLab Cast ti aiuta a finalizzare il tuo progetto con una vasta gamma di strumenti completi di modifica, mixaggio e perfezionamento.

Podcasting

WaveLab Cast ti collega direttamente con le directory dei podcast, come Spreaker. Puoi caricare episodi rapidamente, oltre a creare e pubblicare direttamente feed RSS.

Audio per video

Importa il tuo file video e WaveLab Cast estrarrà automaticamente l’audio.

È possibile utilizzare gli strumenti di modifica per

  • ridurre il rumore indesiderato,
  • modificare i livelli
  • rimuovere sibilanti forti.

Le opzioni di misurazione ti consentono di creare nuove tracce, sfumare la tua musica, utilizzare l’EQ e la compressione.

Ricollega l’audio al file video utilizzando le funzioni di esportazione di WaveLab Cast.

Registrazione sul campo

WaveLab Cast supporta una qualità audio fino a 96 KHz e include un ricampionatore di fascia alta. RestoreRig rimuove il rumore e i suoni indesiderati. È possibile assemblare nuovi file utilizzando lo snap funzioni e opzioni di dissolvenza incrociata.

Quando finisci puoi esportare i tuoi file audio in qualsiasi formato audio.

Caratteristiche

  • Applicazioni personalizzate per la registrazione sul campo, musica e podcast
  • 3 interfacce distinte per la registrazione sul campo, la musica e il podcasting
  • Capsule di input intercambiabili
  • Registrazione simultanea a 12 tracce
  • Quattro ingressi microfonici e due connettori combo XLR / TRS
  • Guadagna manopole di controllo e pad da -20dB o switch Hi-Z per ciascun ingresso
  • La capsula X / Y XYH in dotazione fornisce un ingresso secondario tramite un mini jack stereo da ⅛ ”Mic / Line In
  • Alimentazione phantom per quattro ingressi XLR principali: + 24 / + 48V
  • Display touchscreen LCD a colori di grandi dimensioni
  • Registra direttamente su schede SD, SDHC e SDXC fino a 512 GB
  • Audio fino a 24 bit / 96kHz in WAV conforme BWF o una varietà di formati MP3
  • Le funzioni di registrazione automatica, pre-registrazione e registrazione di backup significano che non perderai mai quel risultato perfetto
  • Effetti integrati, tra cui filtro low-cut, compressione e limitazione
  • Interfaccia audio USB multicanale e stereo per PC / Mac / iPad
  • Accetta batterie alcaline AA standard, ricaricabili NiMH o al litio
  • Oltre 15 ore di funzionamento con 4 batterie alcaline AA

Zoom H8 Specifiche tecniche principali

Dalla guida veloce di ZOOM scopriamo

  • Numero di canali in ingresso 8 (capsula microfonica XY, 1-4, A, B)
  • Numero di canali in uscita 1 (combinato stereo cuffie/linea)
  • Connettori MIC IN Connettore microfonico ZOOM
  • INPUT 1-4 Jack XLR (2: HOT)
  • INPUT A/B Jack combo XLR/TRS (XLR: 2 hot, TRS: TIP hot)
  • USB USB Micro-B

Usando un cavo USB per il trasferimento dati. E’ possibile l’operatività con alimentazione USB bus.

Altre specifiche tecniche

REMOTE ZOOM BTA-1 o altro adattatore wireless dedicato
LINE OUT Mini stereo da 3.5 mm
PHONE OUT Mini stereo da 3.5 mm
Alimentazione Phantom +24 V/+48 V (ON/OFF indipendente per INPUTS 1–4, A e B)
Registratore Supporto di registrazione
Card conformi alle specifiche SD/SDHC/SDXC
Formati WAV: 44.1/48/96 kHz, 16/24-bit, mono/stereo MP3: 128, 192, 320 kbps
N. max. di tracce in registrazione simultanea 12 (MIC IN, registrazione di backup, 1-4, A, B, e LR)
Interfaccia audio Modalità multitraccia 44.1/48/96 kHz, 16/24-bit, 12-in/2-out
Modalità stereo mix 44.1/48 kHz, 24-bit, 2-in/2-out
Accordatore Chromatic/Guitar/Bass/Open A/Open D/Open E/Open G/ DADGAD
Diffusore incorporato Diffusore mono da 400 mW 8Ω

Display Schermo touch LCD 2.4″ (320×240) full-color
Alimentazione • 4 batterie tipo AA (alcaline, NiMH o Litio)
• Adattatore AC (ZOOM AD-17): DC 5 V/1A
• Alimentazione USB bus

Tempo stimato di operatività in continuo usando le batterie (ore:minuti) Con batterie alcaline
Usando mic. XY, 44.1 kHz/24-bit (stereo × 1): ca.15:00
• Questi valori sono approssimazioni.
• I tempi di operatività in continuo a batteria sono stati determinati da test interni. Possono variare in base
alle condizioni di utilizzo.

Dimensioni esterne H8: 116.4 mm (W) × 163.3 mm (D) × 48.6 mm (H) XYH-6: 78.9 mm (W) × 60.2 mm (D) × 45.2 mm (H)
Peso H8: 354 g XYH-6: 130 g

Usando un cavo USB progettato per la ricarica, le funzioni interfaccia audio, lettore di card SD e connessione Guitar Lab non sono utilizzabili.

Acquista il tuo Zoom H8.

Emozioni e musica – 5 TED da ascoltare

Il connubio emozioni e musica è qualcosa di innato e di profondo del nostro essere umano.

Relazione con il suono

Qual è la vostra relazione con il suono?

Se non ci avete mai pensato sicuramente vi sorprenderà quanto sia importante la nostra relazione con il suono. In base al paesaggio sonoro o contesto sonoro che ci circonda, produciamo, ascoltiamo, cambiamo i nostri comportamenti e atteggiamenti.

Su di noi la musica ha un effetto

  • fisiologico
  • psicologico
  • cognitivo
  • comportamentale

Suono e intelligenza

La musica ha degli effetti sul nostro cervello. Ci spinge a provare emozioni, disinibisce limiti, o ci confonde.

Lo sanno bene coloro che compongono colonne sonore, la musica che si vede; permette ai negozi di abbigliamento di vendere anche qualche capo in più, o addirittura inibisce le nostre capacità gustative in un ristorante rumoroso.

Attraverso la musica è possibile pure indottrinare gruppi di persone, come faceva e forse continua a fare lo Stato Islamico detto ISIS.

Ma la musica cura, anche c’è persino una branca della medicina orientale che se ne occupa.

Gli effetti mentali ed emozionali della musica

La risposta emozionale alla musica

Il potere della musica

Il potere curativo della musica

Musica ed emozioni attraverso il tempo

Come impostare la privacy su uno smart speaker

Oggi spiego come impostare la privacy su uno smartspeaker.

La scorsa settimana dicevamo che, tra le persone che decidono di creare una casa intelligente o smarthome , una delle preoccupazioni delle persone che acquistano uno smart speaker è proprio la privacy. Preoccupazione ben alimentata da vari articoli giornalistici che raccontano di smart speaker che ascoltano anche quando non dovrebbero.

Il blog se ne occupa da tempo, cercando di essere il più laico possibile. Domande e dubbi sono leciti, ma restando ai fatti e a quanto sappiamo fino ad adesso, le aziende che stanno investendo in assistenza vocale registrano solo ed esclusivamente le nostre interazioni volontarie.

Se avremo, in futuro, le prove che gli assistenti vocali registrano le nostre conversazioni oltre il dovuto, questo blog non avrà nessun problema a darne notizia e a ragionare su questo.

Intanto, fin quando non ci sono le prove, sia che abbiamo qualche dubbio, sia che la cosa non ci interessi, usiamo la consapevolezza che ci salverà sempre! Ci salverà dagli assistenti vocali, così come dai nostri dispositivi mobile o indossabili.

Acquista Echo Dot (3ª generazione) – Altoparlante intelligente con integrazione Alexa – Tessuto antracite.

Smart speaker che ascoltano quando non dovrebbero

Di recente, proprio per mettere alla prova la sicurezza delle nostre conversazioni private, i tre principali assistenti vocali presenti sul mercato sono stati messi alla prova.

Alexa, Google Assistan e Siri, secondo l’articolo di Consumer Reports, sarebbero stati sottoposti a 21 ore di ascolto continuo di serie tv e in queste ore si sono attivati 63 volte.

L’articolo non riporta, però, che cosa accade queste 63 volte e come ci rendiamo conto che accade. Si limita a sottintende che tutte le 63 volte lo smart speaker registri qualcosa che non dovrebbe.

Chi possiede uno smart speaker, invece, conosce benissimo questo “difetto” chiamato da Amazon attivazione involontaria. Ossia durante la visione di un film o di una serie TV, alcun suoni, alcuni richiami, alcuni nomi, attivano l’assistente vocale. In pratica si attiva il segnale luminoso, così come quando pronunciamo la parola di attivazione. Ma questo, essendo un bug, non porta ad alcuna azione, e lo smart speaker si rispegne immediatamente.

Se da un lato, dunque, non siamo stati noi ad attivare l’assistente vocale, sappiamo perfettamente quando si è attivato, perché il dispositivo ce lo dice, e sappiamo pure quando si spegne.

Cosa sono le “attivazioni involontarie”?

Amazon la spiega così

In alcuni casi il tuo dispositivo con integrazione Alexa potrebbe interpretare un’altra parola o un altro suono come parola di attivazione (ad esempio, il nome “Alex” o qualcuno che dice “Alexa” alla radio o alla televisione). Identifichiamo questi comportamenti come “attivazioni involontarie”. Il nostro team di scienziati e ingegneri di livello mondiale lavora costantemente per migliorare la nostra tecnologia di rilevazione della parola di attivazione e prevenire che possano verificarsi attivazioni involontarie, anche attraverso il meccanismo di verifica del cloud descritto alla Domanda frequente “Come fa Alexa a minimizzare la quantità di dati inviati al cloud?”.

Tutte le volte che il tuo dispositivo Echo rileva la parola di attivazione, la registrazione dell’audio e il relativo invio al cloud ti vengono segnalati da un indicatore visivo o acustico e tu potrai rivedere e cancellare le registrazioni vocali associate al tuo account (compresi gli audio risultanti da attivazioni involontarie) dalla tua cronologia voce all’interno dell’App Alexa seguendo il percorso Impostazioni > Account Alexa > Privacy Alexa o dal sito www.amazon.it/impostazioniprivacyalexa.

Sappiamo che ci sentono

Ripeto sempre la stessa cosa; l’assistente vocale ci sente ma non ci ascolta. E non è una differenza da poco. Sappiamo ormai tutti che gli assistenti vocali ci sentono. Se lo acquistiamo, o pensiamo di comprarne uno, vogliamo che ci senta e che, una volta attivato ci ascolti ed esegua i nostri comandi.

Se non ci sentisse, se non eseguisse i nostri comandi, quale senso avrebbe? Il nostro dubbio, se fosse una certezza, ci spingerebbe certamente a comprare delle casse acustiche. E per di più analogiche.

I nostri comandi vocali vengono elaborati su un cloud che ci da delle risposte immediate. Poi le aziende di sviluppo di assistenza vocale verificano se queste risposte sono corrette. Queste analisi avvengono attraverso le macchine. Ma, al momento, niente di più preciso delle orecchie umane può correggere eventuali errori o incomprensioni.

Ti presentiamo Echo Show 8 – Resta sempre in contatto con l’aiuto di Alexa – Tessuto antracite
di Amazon
.

Perché ci ascoltano

I produttori di assistenza vocale Amazon, Apple e Google dichiarano di registrare e far ascoltare i comandi che noi diamo al nostro assistente vocale per migliorare le prestazioni del dispositivo.

Di contro chi dubita di questi dispositivi e delle intenzioni di questi produttori afferma che l’ascolto è frequente nella giornata, oltre alle accensioni volute. E questo avverrebbe per profilare, segmentare e dividere per fasce di interesse le persone, anche attraverso conversazioni private e proporre annunci pubblicitari e di prodotto sempre più mirati.

Cosa che sarebbe gravissima nei confronti delle persone che hanno acquistato questo tipo di prodotti.

Per venire incontro a queste pressioni o comunque per dare sempre maggiore sicurezza ai clienti Amazon, Apple e Google hanno aggiunto nuovi controlli da parte degli utenti per quanto riguarda la privacy.

Quali altre informazioni utilizza Alexa?

A seconda di come utilizzi Alexa, Amazon raccogli altre tipologie di informazioni per fornire e migliorare l’esperienza delle persone.

  • Casa Intelligente: informazioni e controlli dei dispositivi tramite la tua App Alexa.
  • Chiamate e Messaggi Alexa: se utilizzi il servizio Chiamate e Messaggi Alexa per fare chiamate e mandare messaggi e consenti ad Alexa di accedere ai tuoi contatti,
    • Puoi disabilitare l’utilizzo dei tuoi messaggi per migliorare l’accuratezza delle trascrizioni accedendo alla sezione Privacy di Alexa nelle Impostazioni dell’App Alexa o nella sezione “I miei contenuti e dispositivi” del tuo account Amazon.
  • Funzionalità di scansione di un oggetto o del codice a barre. Se usi la funzionalità che permette la scansione di un oggetto o del codice a barre di Echo Show,
    • Puoi eliminare le immagini scansionate associate al tuo account visitando la pagina “I miei contenuti e dispositivi” al link www.amazon.it/mycd.
  • Profilo vocale: se presti il tuo consenso alla creazione di un profilo vocale, si creare un modello acustico delle caratteristiche della tua voce così che Alexa possa riconoscere la tua voce, chiamarti per nome e fare altro per personalizzare la tua esperienza.
    • Puoi revocare il tuo consenso e cancellare qualsiasi profilo vocale da te creato selezionando “Cancella la mia voce” nell’App Alexa.

Smart speaker e case intelligenti

La buona notizia è che se possiedi uno smart speaker è relativamente facile disattivare l’audio del microfono quando non viene utilizzato ed eliminare le interazioni che sono già state registrate.

Ecco come modificare le impostazioni sulla privacy sul tuo dispositivo.

Acquista Nuovo Ring Video Doorbell | Videocitofono con video in HD a 1080p, rilevazione avanzata del movimento e facile installazione (Seconda Generazione).

Impostare privacy Amazon Alexa

  • Apri l’app Alexa sul tuo smartphone
  • Tocca il pulsante menu nella parte superiore sinistra dello schermo.
  • Seleziona Impostazioni> Privacy Alexa> Gestisci come i tuoi dati migliorano Alexa.
  • Disattiva l’interruttore accanto a “Migliora servizi Amazon e sviluppa nuove funzionalità”.

Quindi disattiva l’interruttore accanto al tuo nome in

  • Usa messaggi per migliorare le trascrizioni.

Disattivare il microfono

Per disattivare l’audio dell’altoparlante un modo semplice ma radicale è spegnere il microfono. Sul dispositivo Amazon Echo sono presenti 4 pulsanti, due per il volume + e -, uno per chiedere qualcosa senza dire Alexa e l’altro per spegnere il microfono. Il segnale luminoso diventa rosso, e lo smart speaker è spento.

Ovviamente, l’assistente vocale non risponderà ai comandi vocali finché non si riaccende e il segnale luminoso si spegne. Cosa che avviene se si preme nuovamente il pulsante.

Come eliminare tutte le registrazioni di oggi

Amazon memorizza le tue interazioni registrate nel cloud e attraverso l’applicazione scaricata sul cellulare si ha la possibilità di vedere quanto abbiamo chiesto ed eliminare i nostri comandi.

  • Apri l’app
  • Seleziona Impostazioni> Alexa Privacy> Rivedi cronologia vocale. Questo ti mostrerà le registrazioni, che possono essere ricercate per una parola chiave o ordinate per data.

Per eliminare tutta la registrazione sul dispositivo,

  • tocca Intervallo date
  • Tutta la cronologia.

La cancellazione di tutte le registrazioni potrebbe ridurre la capacità del diffusore di riconoscere la tua voce.

Amazon ha anche introdotto due comandi vocali per aiutarti a gestire le registrazioni:

  • “Alexa, elimina ciò che ho appena detto”
  • “Alexa, elimina tutto ciò che ho detto oggi”.

Prima di poter utilizzare la funzione, è necessario attivarla.

Sull’app Alexa

Vai sul menu in alto a sinistra e scegli

  • Impostazioni> Privacy Alexa> Rivedi cronologia vocale>

e attiva l’interruttore a levetta per abilitare la cancellazione vocale.

Acquista Amazon Fire TV Stick 4K Ultra HD Ricondizionata Certificata con telecomando vocale Alexa di ultima generazione | Lettore multimediale.

Condizioni d’uso di Alexa

Per maggiori informazioni su Alexa, ti invitiamo a consultare le Condizioni d’Uso di Alexa. Per le domande frequenti, incluse quelle relative ai modi in cui funzionalità o altri dispositivi con integrazione Alexa funzionano, ti invitiamo a consultare le Domande Frequenti su Alexa e sul Dispositivo Alexa.

Impostazione privacy Assistente di Google

Quanto diciamo su Google assistant vale per lo smartspaker Google Home ma vale anche per tutti gli smartphone con sistema Android dove è attivo Google Assistant.

Dopo la notizia che alcuni dipendenti si scambiavano le registrazione dei clienti, per impedire ad altre persone di ascoltare i messaggi delle persone, Google ha annunciato una “pausa globale” . Al momento, il programma di miglioramento dell’ascolto è fermo. Ma indicativamente riprenderà nel 2021. Forse quando le acque saranno più calme.

Ad ogni modo è possibile fin da adesso rinunciare al Voice & Audio Activity, impedendo a Google di utilizzare le registrazioni per migliorare la sua tecnologia di riconoscimento vocale fin da adesso.

Impostazioni richieste da Google Assistant

Per fornirti un’esperienza completa, l’assistente può chiederti di attivare le seguenti impostazioni:

Se attivi queste impostazioni vengono attivate per l’assistente e per gli altri servizi Google che utilizzi. 

Leggi ulteriori informazioni sulla raccolta di dati vocali e audio dalle funzionalità per bambini sull’Assistente Google.

Assistente virtuale Google Assistant

Qui di seguito, passo passo, come mettere al sicuro la tua privacy.

Sull’app Google Home del tuo smartphone,

  • Apri la scheda Account in basso a destra
  • Seleziona Gestisci il tuo account Google.
  • Tocca “Gestisci i tuoi dati e personalizzazione”,
  • Scegli Attività vocale e audio e disattiva l’interruttore.

Disattivazione microfono su smart speaker

Google Home ha un pulsante di disattivazione dell’audio, mentre Home Max e Home Mini hanno un interruttore a levetta sul lato.

Anche in questo caso, il dispositivo non funzionerà più

Rivedere o eliminare registrazioni

Google consente di vedere le conversazioni che sono state registrate dal tuo smart speaker e di eliminare i contenuti.

  • Account nella parte inferiore destra dell’app Google Home.
  • Seleziona La mia attività per vedere le tue interazioni individuali.
  • Puoi cercare per parola chiave o per data
  • Eliminare singolarmente o in gruppi.

L’opzione più sicura della privacy è eliminare tutte le tue attività con un solo comando.

  • Tocca l’icona con tre punti e scegli “Elimina attività per”.
  • Seleziona Sempre
  • Tocca Elimina per eliminare l’intera cronologia.

Puoi anche utilizzare una nuova funzione che elimina periodicamente i dati per te.

  • Vai alla pagina Le mie attività e tocca
  • Scegli per eliminare automaticamente”.

Tieni presente inoltre che questa impostazione influisce solo sulle registrazioni già effettuate e non impedirà all’altoparlante di registrarti in futuro.

Acquista AmazonBasics – Cuffie intrauricolari.

Sicurezza dati e privacy Assistente Google

Difficile che si arrivi a questo articolo prima di arrivare a tutte le risposte che Google riguardo Google Home e la Privacy degli utenti. Ma aggiungo qui alcune risposte per completezza dell’articolo.

In che modo Google utilizza i nostri dati?

Google utilizza i dati per rendere utili i servizi, come l’Assistente Google.

Le interazioni con l’Assistente Google vengono utilizzate per migliorarlo?

Google è impegnata a rendere l’Assistente Google sempre più utile. I miglioramenti si basano in parte sull’apprendimento dalle attività passate con l’Assistente Google.

Google utilizza le interazioni con l’Assistente Google per personalizzare gli annunci che mi vengono mostrati?

Se interagisci con l’Assistente Google, Google utilizzare queste interazioni per fornire annunci più utili. Puoi eliminare le interazioni che hai avuto con l’assistente in qualsiasi momento.

Google Assistant privacy

Se l’assistente ha accesso al tuo Account Google e la funzionalità Attività web e app è attiva, le tue interazioni con l’assistente vengono salvate nella pagina Le mie attività del tuo account. Scopri come eliminare l’attività dell’Assistente Google in qualsiasi momento.

Privacy Apple Siri

Anche Apple sostiene di aver fermato temporaneamente la revisione delle registrazione da parte di propri dipendenti. E che questa pratica sarà ripresa al prossimo aggiornamento del software.

Apple che vuole apparire il marchio più sicuro di tutti, tanto che molti acquirenti acquistano i suoi prodotti in base a questa certezza, afferma di non voler avere le registrazioni delle persone.

Ma Apple ha bisogno, come tutti, di migliorare il proprio assistente vocale, tra l’altro rimasto indietro rispetto ai competitor. E l’unico modo per migliorarlo è far ascoltare a delle persone in carne ed ossa i comandi che vengono dati all’assistente.

La politica futura sarà quella di chiederà ai propri clienti, su base volontaria, di campionare e registrare la propria voce, che poi sarà ascoltata.

Disattivare il microfono

Al contrario degli altri dispositivi l’HomePod di Apple non ha un pulsante fisico di disattivazione.

Per disattivare il microfono è necessario un comando vocale: “Ehi, Siri, smetti di ascoltare”.

L’altoparlante ti ricorderà che questo comando spegne il microfono e che dovrai toccare il pulsante in alto per riaccendere il dispositivo. Quindi puoi dire “Ehi, Siri, inizia ad ascoltare”.

In pratica l’hompod non risponde più ai comandi vocali ma tecnicamente, il microfono rimane acceso e continua a sentire fino al comanda di riaccensione.

Acquista Apple AirPods con custodia di ricarica con cavo (seconda generazione).

Disattivare da App

  • Pagina Dettagli sull’app Apple Home
  • Disattivare l’opzione “Ascolta Hey Siri”.

Nella pagina Dettagli, c’è anche un’opzione per sostituire la funzione “Ascolta per Hey Siri” con una in cui premi e tieni premuto il pulsante sull’altoparlante per avviare Siri.

Nella stessa pagina, puoi attivare le impostazioni che fanno illuminare il dispositivo o emettono un segnale acustico quando si utilizza Siri.

Per rivedere o eliminare le tue registrazioni: per ora, Apple non fornisce un modo per visualizzare o eliminare le tue interazioni con Siri o HomePod senza eliminare tutte le informazioni associate al tuo account.

Sei tu ad avere il comando e il controllo di Siri

Riporto di seguito quanto spiega Apple riguardo le impostazione di Siri.

Puoi disattivare “Chiedi a Siri” o Dettatura in qualsiasi momento. Per disattivare “Chiedi a Siri”, apri Impostazioni > Siri e ricerca, quindi disattiva “Abilita ‘Ehi Siri’” e “Premi il tasto Home per Siri” o “Premi il tasto laterale per Siri”. Per disattivare Dettatura, apri Impostazioni > Generali > Tastiera, quindi disattiva “Abilita dettatura”. Disattivando sia Siri sia Dettatura, Apple eliminerà i dati di Siri associati all’identificativo casuale.

La cronologia di richieste associata a un identificativo casuale e conservata per un periodo fino a sei mesi può essere eliminata in Impostazioni > Siri e ricerca > Cronologia di Siri e Dettatura > Elimina cronologia di Siri e Dettatura.

Puoi controllare quali app sono integrate con “Usa con Siri” in qualsiasi momento in Impostazioni > Siri e ricerca > [nome dell’app] > Usa con Siri.

Puoi scegliere di disattivare i servizi di localizzazione per Siri. Per farlo, apri Impostazioni > Privacy > Localizzazione > Siri e Dettatura e seleziona l’opzione Mai.

Se non desideri che le opzioni di personalizzazione di Siri vengano sincronizzate su tutti i tuoi dispositivi, puoi disabilitare Siri nelle impostazioni di iCloud.

È inoltre possibile limitare la possibilità di utilizzare Siri e Dettatura in Impostazioni > Tempo di utilizzo > Restrizioni contenuti e privacy > App consentite > Siri e Dettatura.

Puoi controllare quali app utilizzano Siri per la trascrizione in Impostazioni > Privacy > Riconoscimento vocale.

Utilizzando Siri o Dettatura, accetti e autorizzi la trasmissione, la raccolta, la conservazione, l’elaborazione e l’utilizzo di tali informazioni (inclusi i dati relativi al tuo input vocale e di Siri) da parte di Apple e dei suoi partner e licenziatari al fine di fornire e migliorare Siri e la funzionalità di dettatura per i prodotti e servizi Apple. In qualsiasi momento, le informazioni raccolte da Apple tramite il tuo utilizzo di Siri o Dettatura verranno trattate in conformità alle norme sulla privacy di Apple che possono essere consultate sul sito www.apple.com/it/privacy.

Impostare la privacy degli smartspeaker

Insomma, Apple che si vuole differenziare e che dice di mettere la privacy al primo posto alla fine sarebbe il meno sicuro, perché è l’unico dispositivo che tiene il microfono sempre in allerta.

Il colosso americano si fa forte della fiducia dei propri utenti, disposti a difenderlo anche davanti all’evidenza.

Se disponi di un altoparlante intelligente di terze parti che utilizza un assistente vocale consulta le istruzioni del produttore per scoprire come silenziare il dispositivo.

Acquista Apple iPhone XS (512GB) – Oro.

Sempre che ci sia una privacy

Questo articolo paradossalmente è dedicato a chi ancora non ha uno smartspeaker, o che sta ancora ragionando sul suo acquisto.

Chi già lo ha comprato o ha superato la paura di essere controllato o ha già smanettato sull’app per impostare la privacy secondo le proprie scelte.

Forse la mia opinione può sembrare di parte. A mia difesa dico solo che a me non interessa il mercato degli smartspeaker ma il tema, la discussione che c’è intorno, le considerazioni pro e contro che ne scaturiscono.

A me interessa la progettazione e la realizzazione. Di questo vive il blog.

Sulla privacy, poi, se appaio leggero e superficiale, forse questo accade perché parto dal presupposto che una vera privacy non esiste più.

Anche coloro che a ragione e con cognizione di causa proteggono la privacy si trovano poi dentro i meccanismi della società che è trasparente, così come ne parlo sull’articolo le case invisibili. Grazie ai social entriamo nelle case di amiche e amici, conoscenti e sconosciute. Entriamo nelle loro stanze, nella loro intimità, persino nei loro letti.

Poi quelli un po’ avveduti ti dicono che ti fanno vedere solo una piccola parte della loro vita. Ma io mi chiedo davvero, dopo aver visto quello che mostrano, cosa davvero c’è da vedere? Cosa davvero c’è da mostrare?

Insomma, è un tema ampio e questo articolo o questo blog, non saranno mai esaustivi. Per cui se avete qualcosa da aggiungere potete farlo nei commenti aperti a coloro che vogliono essere costruttivi.

Abbonati ad Amazon Prime.

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo sul tuo social preferito! Grazie!

Come creare una casa intelligente con la domotica

Oggi, realizzare una casa intelligente è abbastanza facile. Io ho cominciato da poco. Al momento, ho installato un condizionatore e l’aspira polvere Roomba, che controllo entrambi con Alexa.

Presto avrò le luci e qualche presa, che di solito sono le prime cose che si acquistano insieme ad un assistente vocale.

La lista potrebbe essere ancora lunga. Nel 2018 mi ero occupato dell’assistenza vocale per la domotica. Oggi a quei dispositivi se ne sono aggiunti tanti altri. E mentre a quei tempi Google sembrava avanti, oggi è Amazon che sta in testa.

Il problema da risolvere, penso la cosa riguarda buona parte delle persone comuni, di volta in volta, è che devo adattare i nuovi dispositivi su una casa pensata per essere del tutto analogica.

Casa smart significato

L’espressione Smart Home o casa smart o nella versione italianizzata “casa intelligente” si riferisce alla possibilità di gestire i dispositivi della propria casa in maniera automatica o da remoto.

In pratica avere una smart home significa avere una casa in cui gli elettrodomestici, le luci, la radio, i televisori e tutto ciò di elettrico che possediamo, siano connessa al wifi e alla rete internet.

Tutto questo può essere controllato attraverso applicazioni native dei vari dispositivi e attraverso assistenza vocale di cui mi occupo in questo blog.

Dai campanelli ai termostati

Il mercato offre una grande quantità di dispositivi che si possono controllare con la voce. Parliamo di campanelli con videocamere per vedere chi suona alla porta, o di termostati per impostare programmi abituali. Ma anche motorini per le tapparelle, luci e ripeto, tutto ciò che è automatizzabile.

Sarebbe bello poter pensare ad una casa intelligente fin dalla sua costruzione o ristrutturazione, ma spesso la casa te la ritrovi così com’è, costruita, nel migliore dei casi, da qualche decennio e, ahimè, pensata da altri.

Ad ogni modo, quando si inizia a pensare a creare una casa intelligente da controllare con la voce ci sono alcune domande comuni che ci si pone.

  • Quale assistente vocale dovrei scegliere?
  • Gli smart speaker ascoltano tutte le nostre conversazioni private?
  • Ma gli smart speaker stanno davvero mettendo in discussione la nostra privacy?
  • Quali sono i migliori dispositivi domestici intelligenti?

Cerco di rispondere.

Acquista Echo Dot (3ª generazione) – Altoparlante intelligente con integrazione Alexa – Tessuto antracite.

Quale assistente vocale dovrei scegliere?

Piccola premessa. Personalmente in casa ho uno smart speaker amazon Echo. Ho preordinato lo smart speaker quando è stato comunicato che stesse arrivando in Italia. Ed ho scelto Alexa, perché mi trovo molto bene con Amazon . Da quando vivo in provincia, i negozi locali non offrono tutto quello che offre il web e manca una flessibilità dei negozi di prossimità ad offrire un servizio su ordinazione.

Per cui molti acquisti sono costretto a farli su Amazon.

Scegliere un assistente vocale

Scegliere un assistente vocale significa legarsi al sistema da cui proviene. Per questo motivo bisogna capire a quale sistema o ecosistema si è già legati o a quale sistema vogliamo legarci.

Ossia, dobbiamo chiederci: facciamo molti acquisti su Amazon? Oppure preferiamo acquistare dallo Store di Google? O ancora, siamo sommersi da accessori Apple? Samsung è la marca di tutti i nostri dispositivi?

In base alle nostre risposte abbiamo già scelto il nostro assistente vocale di riferimento, ossia rispettivamente Alexa, Google Assistant, Siri o Bixby.

Attenzione, un assistente vocale non esclude l’altro. Anzi, in un futuro domotico probabilmente avremo tutti e quattro gli assisteniti.

Controlla ogni cosa con la tua voce

Al momento, se si vuole controllare ogni cosa con la propria voce la scelta è così obbligata. In particola modo se si vuole uno smart speaker si è obbligati a scegliere tra Amazon Echo e Google Home.

Si tratta ormai dei due smart speaker più popolari i cui assistenti vocali funzionano meglio di altri concorrenti (vedi Apple KitHome o altre sottomarche) e che si connettono ad un gran numero di dispositivi, che appunto si sono legati, a loro volta, a questi due ecosistemi.

Scegliere un altoparlante intelligente

Uno smart speaker, una volta connesso al proprio wifi diventa una centrale per controllare i tuoi dispositivi domestici, anche loro connessi.

Come ho già detto io posseggo un Amazon Echo e ne sono entusiasta. Alexa, poi. è sicuramente l’assistente vocale più acquistato. La qualità audio. le sue linee di design, la sua dimensione, la sua compattezza offrono grandi prestazione

Ma se si ha dimestichezza con il proprio Google Assistant, magari perché già si usa sul proprio smartphone , si può cominicare con Nest Mini.

Nest Mini è facile da configurare, regola automaticamente il volume della risposta dell’altoparlante quando c’è troppo rumore in sottofondo e risponde rapidamente ai comandi vocali. È leggermente più grande di un disco da hockey e viene fornito con un supporto a parete integrato sul retro per appenderlo facilmente.

Ottieni Amazon Echo (di terza generazione) su Amazon Gadget per la casa intelligente per iniziare

Gli smart speaker ascoltano tutte le nostre conversazioni private?

Secondo quanto dichiarato dalle case di produzione gli assistenti vocali ci sentono ma non ci ascoltano. Nel sensoche i microfoni ci ascoltano e stanno in attesa del comando di accensione., ma non registrano 24 ore su 24 ore quello che accade nella stanza.

Prima di ogni comando o richiesta, infatti, per ciascun assistente vocale è necessario ripetere la parola magica.

Un po’ come fossero degli bambini dormienti, che non ascoltano cosa gli accade intorno, ma che si svegliano se vengono chiamati per nome.

Qualcuno sostiene che dopo aver parlato di un determinato prodotto, si è ritrovato una qualche pubblicità poi in siti che frequenta sul desktop. Diciamo che non ci sono ancora prove di questo ascolto.

Si tratta di una questione molto delicata su cui Google ed Amazon tengono per dare sicurezza ai propri clienti. Avere la prova che avviene una registrazione continua potrebbe far crollare un mercato su cui stanno investendo molto.

Ma gli smart speaker stanno davvero mettendo in discussione la nostra privacy?

Nel blog mi sono occupato più volte degli assistenti vocali e la pivacy. Così come mi sono espresso contro il modo di affrontare l’argomento da parte dei giornalisti. Senti chi parla. La mia opinione.

Gli smart speaker, come sempre detto, mettono in luce un problema che ha radici lontane. I nostri smartphone ci pedinano, i nostri browser controllano la nostra navigazione sul web, ciascun sito chiede di accettare dei cookie per poter servire meglio i propri lettori.

Personalmente, infatti, continuo a predicare (auto citandomi), che

si tratta di divulgare cultura digitale, di educare ed educarsi ad un uso consapevole di tutti i dispositivi.

Registrano cosa chiediamo

Quello che viene chiesto, dopo la parola di accensione, invece, viene registrato. Si. La nostra voce, il nostro comando, viene registrato e talvolta viene analizzato insieme alla risposta che l’assistenza vocale ha dato.

Questa analisi serve per verificare che la risposta sia stata corretta o per migliorare la comprensione dell’assistente vocale.

Alcuni giornalisti si sono scandalizzati perché alcuni dipendenti di Amazon, addetti a questo lavoro, si sono scambiati alcuni messaggi con questi vocali. Nessuno si è chiesto cosa si fossero scambiati. Magari qualche difetto linguistico o qualche richiesta assurda.

Ecco, diciamo piuttosto che semmai il problema sta in che tipo di domande facciamo e non nel dispositivo in se.

Cosa chiediamo?

Qualche lettore si lamenterà che divago con le “chiacchiere” rispetto al titolo. Ne parlerò più a lungo in un altro post. Ma anticipo già questo pensiero.

Stiamo attenti, semmai, a cosa diciamo e chiediamo al nostro assistente vocale. Se registra una mia incertezza linguistica, mi pare poca cosa. E la verifica da parte di un umano migliorerà certamente il grado di comprensione. E ci sta.

Purtroppo ci sono persone che parlano con gli assistenti, che li ritengono degli amici e a cui confidano e confessano le proprie vite. Tanto che se dici ad Alexa di essere triste o depresso, un messaggio ti invita a parlare con un amico.

Quindi è necessario essere consapevoli e mai sostituire l’empatia umana con un assistente vocale.

Quali sono i migliori dispositivi domestici intelligenti?

Se si comprende e si decide in quale ecosistema rientrare, non c’è un miglior dispositivo rispetto ad un altro. O meglio, la prima cosa da verificare è la compatibilità dei dispositivi.

Cioè se vogliamo il frigorifero con le telecamere interne e con cui comunicare per l’acquisto dei prodotti con un servizio delivery, stiamo già pensando a Samsung e a Bixby. Ci sono frigoriferi migliori? Può darsi. Magari un frigorista può parlarcene più approfonditamente nei commenti. Magari confermerà che si tratta di frigoriferi anche di alta qualità.

Se abbiamo l’abbonamento con iTunes o Apple Music, è evidente che già siamo più propensi ad acquistare un Apple HomeKit e usare Siri.

Compatibilità dei dispositivi

Dunque prima di tutto dobbiamo accertarci della compatibilità tra i servizi che vogliamo o che già possediamo e i rispettivi dispositivi o viceversa.

Google Assistant

Google è molto interattivo e può gestire fino a tre comandi contemporaneamente. Ed è integrato in almeno 30.000 dispositivi.

Alexa

Alexa vince la battaglia di compatibilità perché funziona con 85.000 dispositivi.

I costi di una smart home

Ovviamente l’acquisto di dispositivi connessi, di spine intelligenti o elettrodomestici che si connettono al wifi hanno un costo superiore rispetto agli elettrodomestici privi di connessione.

Che sia chiaro. Non è un regalo. La capacità di controllo con la voce ha un prezzo. Fortunatamente non eccessivo, ma appunto, non è gratuito ed è certamente di molto superiore alla spesa comune.

Per cui, anche all’interno dei dispositivi compatibili, poi c’è da fare una scelta di spesa non indifferente.

Per quel che mi riguarda, aggiungere il controllo vocale al mio condizionatore ha fatto lievitare di 50 euro il prezzo del condizionatore.

Acquista Philips Lighting Hue White Lampadine LED Connesse, con Bluetooth, Attacco E27, Dimmerabile, Luce Bianca Calda Dimmerabile, 2 Pezzi, Dispositivo Certificato per gli umani [Classe di efficienza energetica A+].

Spine intelligenti

Le spine intelligenti o smart plug sono degli accessori che aiutano ad adattare dispositivi non connessi e che richiedono solo di un pulsante di accensione: di solito si tratta di luci, tipo piantane, radio, televisori.

Queste spine si collegano alle tradizionali prese di corrente e di solito hanno anche una propria applicazione per smartphone e che a sua volta viene connessa tramite skills di Alexa o Action di Google Assistant.

Per la loro facilità d’uso sono davvero il primo oggetto che la maggior parte delle persone acquista insieme allo smart speaker. La spina si inserisce in una presa elettrica standard e viene fornita con una, o due o tre prese frontali che possono essere controllate indipendentemente.

Alcune smart plug, offrono il monitoraggio energetico in tempo reale e raccomandano programmi di accensione / spegnimento in base all’utilizzo.

Acquista TP-Link Kasa Smart Plug su Amazon

Illuminazione intelligente

Per quanti riguarda l’illuminazione le migliori recensioni sono date alle luci a LED Philips Hue.

Le lampadine intelligenti offrono un interessante punto di partenza per coloro che vogliono farsi strada lentamente verso l’illuminazione domestica intelligente.

A quanto si dice sono facili da configurare ed hanno un’app intuitiva.

Mentre le spine intelligenti possono essere utilizzate per controllare le vecchie lampadine.

Acquista Philips Hue White Lampadina LED Connessa, con Bluetooth, Attacco E27, Dimmerabile, Luce Bianca Calda, 1 Pezzo, Dispositivo Certificato per gli umani [Classe di efficienza energetica A+]

Come scegliere l’illuminazione intelligente?

La prima cosa a cui si deve pensare è se stiamo adattando la nostra casa o abbiamo la possibilità di intervenire nell’impianto elettrico.

Al momento, le soluzioni più vendute sono gli accessori di adattamento come spine e lampade.

Gli interruttori invece richiedono interventi sull’impianto per sostituire gli interruttori manuali con gli smart switch.

Acquista Philips Lighting White and Color Ambiance Starter Kit con 3 Lampadine E27, 1 Bridge e 1 Telecomando Dimmer Switch,16 Milioni di Colori [Classe di efficienza energetica A+].

Lampadine intelligenti

Se si sta pensando di testare il campo e vedere l’effetto che fa ad avere una casa intelligente, la scelta delle lampadine intelligenti sono un ottimo modo per cominciare. Si usano come le comuni lampadine e non si devono toccare fili o cavi elettrici.

Tutto quello che si deve fare è avvitare la lampadina intelligente nella presa della luce e seguire le istruzioni di installazione nell’app della lampadina stessa.

Cosa hanno in più rispetto alle normali e comuni lampadine? Che nel loro programma includono la possibilità di cambiare colore, per esempio.

Questa è sicuramente la soluzione più facile. Ma bisogna tenere presente che la sostituzione di ogni lampadina può risultare costosa.

Interruttori intelligenti

Se si sta pensando di convertire tutte le luci contemporaneamente e quindi avere un controllo su tutta la casa, su tutta la casa intelligente, forse è preferibile pensare agli interruttori intelligenti. Non è necessario un elettricista, ma bisogna un po’ maneggiare i fili e aggiungere o sostituire i vecchi interruttori.

Se si acquistano gli interruttori si possono usare le lampadine comuni e quindi risparmiare sulla loro periodica sostituzione. Certo, non cambiano di colore, ma quello può valere per singole piantane o lampade sparse per la casa.

Un interruttore intelligente può controllare tutte le lampadine in un unico apparecchio. E se abbiamo luci dimmerabili, ossia di cui possiamo controllare l’intensità è possibile avere anche interruttori dimmer intelligenti a parete.

Centralina o no

Altro elemento da verificare è se i dispositivi hanno bisogno di una centralina oppure ne fanno a meno. La centralina può avere un costo aggiuntivo non indifferente.

Un grosso difetto

Un grosso difetto, grande quanto una casa, è proprio il caso di dirlo, è che c’è bisogno di avere una connessione costante. Teniamone conto, è necessario avere consapevolezza di questo per non tornare a casa con il nostro dispositivo che magari non funziona perché il wifi non arriva in quel determinato punto della casa.

Tutti i dispositivi connessi funzionano, appunto, se sono connessi al wifi.

Per cui il wifi deve essere presente in tutta la casa intelligente e non ci devono essere zone d’ombra, almeno dove dobbiamo disporre i dispositivi.

Ma soprattutto dobbiamo essere consapevoli che andando via il wifi, il controllo non c’è più.

Ormai diamo per scontato alimentazione e wifi in tutte le case, ma se ci fosse qualche disservizio potrebbe causare qualche problema.

Giovanni, un lettore del blog però già nel 2018 mi scriveva

Il problema dell’eventuale mancanza della rete elettrica, secondo me che dal ’68 installo sistemi di sicurezza, è un falso problema per la domotica o comunque per la smart home e l’assistenza vocale di casa: se manca la rete tutte le apparecchiature NON FUNZIONANO indipendentemente che sia una casa tradizionale o smart !

Per i sistemi di sicurezza il problema non sussiste perché dotati di batterie e nel caso dovesse perdurare la mancanza, parte un avviso con il GSM, per la videosorveglianza, ovviamente bisogna mettere un UPS, per il resto della casa, se si vuole e si è disposti a spendere bisogna mettere un ulteriore UPS in gradi di supportare le necessità specifiche. Il vero problema se manca l’alimentazione ai gestori della connettività, io ad esempio ho fastweb, il router è sotto UPS, ma se per assurdo alla centralina di FW dovesse mancare l’alimentazione rimarrei senza connessione, ma l’allarme funzionerebbe comunque e le telecamere continuerebbero a registrare. Non potrei in quel momento vedere poiché non andando la rete internet non potrei collegarmi ne al mio sistema direttamente ne tramite cloud poiché esso non riceverebbe dal mio impianto.
Tirando le somme non cambia nulla.

Casa intelligente

Per avere una casa intelligente possiamo connettere elettrodomestici, luci e tanto altro ancora.

Abbiamo visto, insomma, che possiamo connettere elettrodomestici e luci in modo semplice e veloce. Ma ci sono tante altre cose che possono essere connessi. Dicevamo i condizionatori, i termostati, ma anche le tapparelle o il vostro garage può essere controllato con il wifi.

E voi cosa volete connettere al vostro wifi? Cosa vorreste controllare con la vostra voce?

5 anni di blog

Ci siamo. Il blog ha compiuto 5 anni.

Non so perché, sarà la nuova dimensione post covid, eppure ho la sensazione che sia passato poco tempo da quel giorno in cui ho preso la decisione di aprire un blog e dalla mia prima pubblicazione.

Tante sono le soddisfazioni che mi ha dato questo blog, anche se ultimamente mi è sempre più difficile gestirlo.

Ma ultimamente ho ricevuto un bel complimento.

Il più bel commento di sempre

Il lettore Dario, il 7 marzo 2020, in fondo all’articolo sugli altoparlanti mi scrive.

Ho apprezzato molto questo articolo soprattutto con l’onestà mentale con il quale è stato fatto. Sì percepisce che vengono dati consigli “super partes” che esulano dall’intenzione della sola vendita. Il livello tecnico dell’articolo è molto alto e dettagliato entrando nel merito della materia acustica e questo, gentile sig. Fontana, lo ha distinto positivamente da molti altri articoli in rete che ho potuto leggere.

Complimenti vivissimi.

Fammi un regalo dalla mia lista Amazon.

Pronti? Ripartenza. Via!

Chi segue con assiduità il blog sa che durante il lockdown mi sono bloccato ed ho ridotto notevolmente la pubblicazione di contenuti.

Qualcuno mi ha detto che non ho colto l’opportunità. Può darsi. Ho osservato e cercato di estrarre qualcosa da questo periodo. Bravi tutti coloro che si sono inventati qualcosa. Ma ciascuno ha reagito a modo suo. Io ho preferito essere sincero, aperto, trasparente, rivelando una mia debolezza, piuttosto che vantare un ottimismo, che, da parte mia, sarebbe risultato falso.

Le opportunità in cui credo vengono dai momenti gioiosi, dagli incontri, dal confronto.

Nuove sfide

Uno dei temi rilevanti da affrontare è il tema del fallimento, da parte di molti professionisti, nel diffondere una cultura del design digitale in Italia.

Io punto principalmente sulla consapevolezza dei mie lettori. Forse però la consapevolezza nasce anche da una conoscenza di base degli strumenti, da una cultura già ben radicata.

Ogni qualvolta che io esco dalla mia bolla, invece, mi ritrovo difronte un muro di analfabetismo enorme.

Io mi rivolgo ad una nicchia di persone: curiose, che acquistano tecnologia di ultima generazione.

Ma moralmente sento che c’è il bisogno di istruire fasce enormi della popolazione, che si nascondono dietro un dispositivo mobile, ma che in realtà, non hanno la minima idea di cosa sia una mail, un file, un documento digitale. Spesso non hanno neppure la consapevolezza di cosa hanno in mano. Nel senso che magari posseggono un iphone di cui non conoscono le funzionalità o impostazioni.

Sono persone adulte, ma anche ragazzi, che nel rigetto dei social o nell’uso superficiale del web, rifiutano anche di imparare giocando.

Acquista Design Your Life: Come fare della tua vita un progetto meraviglioso.

Mi piacerebbe creare qualcosa vicino ad un centro di formazione digitale permanente. Compito arduo. Ma vedremo.

Si riparte

Come ho già raccontato, in queste settimane, ho messo mano alla parte tecnica del sito. Cercando di correggere tutta una serie di errori che danneggiavano il posizionamento del sito.

Ho scoperto che ci sono persone che mi hanno collocato fra i loro blog preferiti, chi studia il mio sito.

A tutti, con la massima umiltà, va il mio grazie!

Restano ancora tante cose da fare. Ne sono consapevole. Cercherò di migliorare e di fare del mio meglio, come sempre.

Buon compleanno

Gli articoli più letti del blog

Di seguito trovate tutti gli articoli più letti del blog. I temi preferiti dal web sono quelli che in questi anni ho approfondito maggiormente. Assistenti vocali, Alexa di Amazon, così come tutti il mondo dell’audio con registratori e sistemi audio.

Grazie a tutti per la vostra attenzione!

https://www.tonifontana.it/interfaccia-vocale/

https://www.tonifontana.it/contro-le-interfacce-vocali/

https://www.tonifontana.it/lo-snooze-una-curiosita/

https://www.tonifontana.it/chatbot-che-parlano/

https://www.tonifontana.it/user-experience-in-italia/

https://www.tonifontana.it/apple-e-amazon-chi-avra-il-miglior-assistente-vocale/

https://www.tonifontana.it/classifiche-musicali/

https://www.tonifontana.it/adeguamento-al-gdpr-cosa-ho-fatto/

https://www.tonifontana.it/principi-guida-dell-user-experience/

Obsolescenza programmata da superare con consapevolezza

Oggi lascio da parte un po’ gli assistenti vocali e Prendo spunto dalla obsolescenza programmata, condividendo alcun appunti ed osservazioni su fatti di vita personale per parlare di tecnologia e conoscenza. Consideratela una delle mie digressioni.

Una lettura senza utilità se volete sapere cosa sia l’obsolescenza programma e se non avete tempo per ascoltare e leggere osservazioni personali senza alcuna base scientifica.

L’obsolescenza programmata o pianificata in economia industriale è una strategia volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da limitarne la durata a un periodo prefissato.

Leggi Obsolescenza programmata: Fantascienza contemporanea tedesca

Regalatemi i vostri dispositivi dismessi

Un po’ di tempo fa, ho chiesto ai miei amici social di regalarmi i loro dispositivi rotti o dismessi di cui si volevano liberare. Mi è arrivato un po’ di tutto: PC, componenti vari, gruppi di continuità, elettrodomestici, radio.

La richiesta l’ho fatta principalmente per mio padre che per problemi di salute non riesce più ad uscire di casa ma continua ad avere la passione del fai da te.

Nel tempo libero, infatti, crea modelli di impianti elettrici o idrici e così fa passare il suo tempo, che si è notevolmente rallentato.

Mio padre si è molto divertito con gli elettrodomestici. Soprattutto con quelli che è riuscito a portare di nuovo in vita, come un vecchio ventilatore.

La maggior parte degli altri elettrodomestici, purtroppo, sono stati davvero irreparabili: erano letteralmente stampati e dunque davvero irrecuperabili.

Eccesso di tecnologia dismessa

Non sono stati in tanti a rispondere alla mia richiesta. Ma quei pochi che hanno risposto si sono liberati di una grande quantità di materiale. Devo ammettere che c’è stato un momento di difficoltà, nel senso che mi sono ritrovato il garage pieno di roba da smontare.

Mi sono reso conto, in breve, di quanta tecnologia ci circonda e che spesso ce ne vogliamo liberare.

Sono il primo ad acquistare nuova tecnologia. Ma se ho qualcosa da buttare prima provo a ripararla. E cerco di andare oltre l’obsolescenza programmata.

Acquista Sopravvivenza programmata. Etiche e pratiche di conservazione, dall’arte cinetica alla net art. Ediz. illustrata (Italiano) Copertina flessibile .

Incontrando un simile

Durante questa fase di smontaggio ho conosciuto una persona che già da anni smonta e monta elettrodomestici vari. Televisori, lavatrici e scaldabagni, prevalentemente. Percorrendo lo stesso percorso di riuso ci siamo incontrati.

Una premessa, secondo me, necessaria rispetto a questa persona è che la persona in questione non ha istruzione. E lo studio o la semplice lettura di un breve testo lo irrita. Lo dico non per disprezzo o biasimo, ma perché questo lo porta a ragionare in modo del tutto autonomo e mi ha fatto molto riflettere sul mio modo di ragionare rispetto alle conoscenze condivise.

La persona in questione non legge i manuali, non segue le istruzioni per far funzionare un dispositivo, lo studia empiricamente, direi , ancora meglio, lo studia primitivamente.

Per intenderci, la prima volta che mi ha mostrato come avviava il suo portatile, un po’ mal funzionate, l’ho visto intento a martellare con le sue mani sulla tastiera, come se piantasse chiodi al muro. Il portatile nella mie mani e con i miei modi gentili non si avviava. Con il suo martellare si.

Sempre lui, smonta i vari dispositivi per curiosità, rimettendoli in vita solo provando e riprovando senza un minimo di conoscenza teorica. Da ragazzo, mi ha raccontato, ha fatto un periodo di praticantato come elettricista e da allora, pur facendo tutt’altro, ha proseguito con i suoi esperimenti.

Acquista Usa e getta. Le follie dell’obsolescenza programmata (Italiano) Copertina flessibile – 23 aprile 2015

Senza sovrastrutture

Essendo privo di conoscenze è anche privo di sovrastrutture. I simboli di attenzione, per lui, non hanno gran significato. fa molto attenzione alla propria sicurezza ma non ha nessun riguardo per la sicurezza del dispositivo.

Per non parlare quando si ingegna nella costruzione, alla frankestein, di dispositivi ed elettrodomestici. Ma non è l’estetica che conta per lui. Conta il risultato. Per cui non fa minimamente attenzione alla compatibilità dei componenti, alla delicatezza di montaggio. Monta e smonta (quasi) a caso, seguendo un metodo tutto suo di prove e riprove.

Risultato. Aggiungendo e togliendo, cambiando e ricambiando, riesce ad avere un risultato per lui soddisfacente.

Non fatelo a casa

Non vi invito certo a farlo anche a casa vostra. devo dire che la fortuna dell’incosciente lo aiuta notevolmente.

Trattare i componenti del PC come fossero pezzi di ferro o mattoni è qualcosa che non si fa. Non si danno pugni per riassestare un sistema, un monitor o una tastiera.

Tanto più che le avvertenze di non toccare, di non aprire, di non forzare, sono sempre ripetute in ogni manuale.

Dai una occhiata a Prodotti difettosi e obsolescenza programmata (Italiano) Copertina flessibile.

Semplicità di montaggio

Eppure, osservando il mio amico, ho potuto osservare, che tolta la corrente, se si apre, si forza, un qualunque dispositivo, tutti questi componenti sono resistenti e difficilmente si rompono.

Smontando tutta una serie di dispositivi a tecnologia obsoleta mi sono reso conto della disarmante semplicità di smontaggio e di montaggio.

Non ci vuole una laurea in ingegneria per riparare un dispositivo. Lo fa anche un semi analfabeta, per intenderci.

Quando qualcosa si rompe, a volte per obsolescenza programma o per altri motivi, spesso l’assistenza ci dice che i nostri dispositivi non si possono riparare o che il costo non vale l’opportunità di acquistare un prodotto nuovo.

Insomma, ci viene sempre spiegato che è meglio spendere 300 euro per un dispositivo nuovo piuttosto che aggiustare il vecchio per 100 euro.

La conoscenza è tutto!

Durante questa esperienza di smontaggio e montaggio, insomma, ho potuto fare alcune osservazioni sul nostro comportamento riguardo la tecnologia e conoscenza.

Resto fermamente convinto che solo la conoscenza ci permette di usare gli strumenti e di non essere usati. Solo la conoscenza crea consapevolezza della tecnologia.

Se vogliamo riparare un PC dobbiamo sapere come funziona e quali pezzi possono essere riparati e preservati. Chi possiede un’istruzione, chi è capace di leggere e scrivere, e di studiare, può possedere la consapevolezza.

Ma la conoscenza non deve essere un muro dietro il quale nascondersi.

La conoscenza è uno strumento che serve anche a rompere le regole, a volte finte. A guardare oltre, osservare in profondità, La conoscenza ci deve aiutare a guardare oltre, ad osservare le strutture, a guardare dentro le cose, per sapere come sono fatte. Per questo, per esempio, io amo l’architettura dell’informazione.

Ed anche per sapere come siamo fatti.

Acquista Breve trattato sulla decrescita serena e Come sopravvivere allo sviluppo.

Far funzionare ma anche sapere come funzionano

Che sia chiaro, il portatile che si accendeva a martellate, sono stato io a riparlo, non lui. La mia metodologia di lavoro e di osservazione della realtà mi ha permesso di riflettere su cosa non funzionava.

Senza un pensiero critico, lui non era riuscito a trovare il malfunzionamento, il suo pensiero era ed è rivolto solo a far funzionare le cose, non a come funzionano o possono funzionare.

Per sorridere

Per farvi sorridere, a tal proposito, ricordo che nel palazzo dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dove lavoravo, per uscire dall’edificio, era comodo prendere le scale di sicurezza anti incendio. Essendo delle scale secondarie erano frequentate esclusivamente dai dipendenti e difficilmente si incontrava qualcuno. Per altro, al piano terra c’è un piccolo tratto totalmente al buio.

Un giorno incontrai uno studente sudato e spaventatissimo che andava su e giù per le scale. Quando il ragazzo sentì il rumore dei mie passi risalì di corsa e ansimante mi chiese da dove ero entrato e da dove si usciva. Evidentemente era rimasto prigioniero.

Difronte a lui c’era una porta tagliafuoco che portava al piano. Come c’erano e ci sono altre porte ad ogni piano. E mi sembrò ovvio indicargli la porta. Ma lui mi riprese.

E mi lesse il cartello. ” Questa porta deve rimanere chiusa”.

Insomma, seguendo alla lettera l’indicazione del cartello, il ragazzo non riusciva più ad uscire dalla scala. Era entrato nella scala e non comprendendo che la porta andava aperta e poi accuratamente richiusa, neppure riuscì a ritornare sui suoi passi.

A quel tempo sorrisi molto, anche perché il ragazzo uscì come un razzo. E il suo sguardo mi fece molto ridere. Chissà quanto tempo era rimasto dentro.

Però ripensandoci, la sua istruzione, la sua capacità di leggere, lo aveva portato ad un eccesso di zelo, che magari gli salverà la vita in altri momenti, ma che in quel momento lo aveva reso prigioniero.

Se non avesse saputo leggere, sarebbe uscito da quelle scale senza problemi.

Ecco l’istruzione deve donarci Libertà, deve darci le ali per raggiungere il successo, e non deve certo costringerci alla prigionia.

Acquista L’economia è una menzogna: Come mi sono accorto che il mondo si stava scavando la fossa Formato Kindle
di Serge Latouche.

Superare l’obsolescenza programmata

Tutto questo per dire che molti dei nostri elettrodomestici e dispositivi hanno qualche pezzo che, nell’arco della loro vita, si rompe. Il fatto che si rompa un pezzo non significa che non possa tornare a funzionare.

A mio parere sarebbe il caso di ritornare ad aggiustare le cose, a riparare quello che è possibile riparare e magari anche ad acquistare prodotti riparabili.

Tanto più in un periodo post covid come quello che stiamo vivendo, dove le risorse della famiglie sono diventate limitate. Se avete qualche dispositivo da buttare, vale la pena tentare di ripararlo.

Forse il PIl ne risentirà un po’, ma le vostre finanze familiari ringrazieranno.

Il virtuale è reale. Tra sesso e formazione.

Prendo spunto da questa simpaticissima campagna neozelandese che spiega la differenza tra online e reale..,

e che è bene che un ragazzo impari il sesso da una chiacchierata nella realtà invece che imparare online attraverso un film per adulti.

Se da un lato questo è vero, è anche vero, o almeno è un dato di fatto che una moltitudine di genitori non faranno mai una discussione aperta e senza pregiudizi sul sesso con i propri figli. È anche un dato di fatto che una tale discussione non avveniva neppure quando internet non esisteva.E non so se il padre che portava il figlio in una casa chiusa fosse più educativo di un video online.Certo è che la rappresentazione dell’online che entra nel reale è certamente veritiera.

Ciò che si fa, si vede e si dice online verrà usato contro di te nella vita reale. Il virtuale è reale! Nel bene e nel male. E non viviamo offline o online, ma viviamo sempre onlife.

Ditemi se tutto quello che avete fatto online, in questi mesi di quarantena, non sia stato reale. Ditemi se le vostre riunioni sulle varie piattaforme, le vostre dirette o video chiamate, non sono state reali. Personalmente io ci vedo tanto bene e non perché non voglio vedere il male o non sono consapevole delle tantissime falle del sistema, ma perché nonostante il male, il bene ha un valore superiore.

Tutti possiamo parlare e dire qualche castroneria, tutte le chiacchiere da bar sono il centro di accesi dibattiti e discussioni persino sui TG? Vero. Ma di contro tutti possono avere un minimo di istruzione, avere formazione gratis, tutorial per imparare un mestiere, per risparmiare sulla manutenzione di macchina e di casa, tutti possono avere pari opportunità di connessione a prescindere dal luogo dove si è nati. E questo per me è un valore superiore delle chiacchiere.

P.S.Ovviamente sto parlando del mondo e delle persone già connesse. C’è un mondo non connesso ed è fuori dall’internet. Questo è un altro tema.

Funzionalità Amazon Echo


Tra le tante funzionalità Amazon Echo

c’è la possibilità

di telefonare, chiamare o inviare messaggi

tramite Alexa.

Lo smart speaker

di Amazon, infatti,

sta entrando ormai in tutte le case.

Da alcune notizie lette sul web,

a quanto pare, il 70% di chi possiede uno smart speaker

possiede proprio un Amazon echo.

Mentre la restante percentuale del 30 % si divide tra Google Home

e l’ormai quasi dimenticato Apple Home,

che con l’assitente vocale Siri

non è riuscita ad attrarre i propri clienti,

come ha fatto con tutti gli altri prodotti della Mela.

Ti presentiamo Echo Show 8Resta sempre in contatto con l’aiuto di Alexa – Tessuto antracite.

Come fare, dunque, per trasformare Amazon Echo in un telefono o un interfono? Si possono inviare essaggi, messaggi vocali, basta essere registrato ad Amazon e che dall’altra parte ci sia un altro Amazon Echo. Insomma gli smart speaker si chiamano fra di loro.

Chissà che in futuro ci sia la possibilità anche di chiamare telefoni e smartphone. Forse questo accadrà quando davvero gli assistenti vocali si troveranno in ogni casa.

In questo momento, a mio parere, l’obiettivo è quello di spingere le persone ad acquistare e ad allargare il mercato di un singolo ecosistema, ossia quello di Amazon.

Ti presentiamo Echo Studio – Altoparlante intelligente con audio Hi-Fi e Alexa.

Comandi Amazon

Ti potrebbero interessare anche cosa fare con Alexa dove trovi la maggior parte delle domande da fare all’assistente vocale di Amazon.

Funzionalità Amazon Echo

Amazon fornisce le domande e le relative risposte come funzionalità Amazon echo che ho riportato qui di seguito.

Echo Dot (3ª generazione) Altoparlante intelligente con integrazione Alexa.

Domande e risposte

Con quali dispositivi posso inviare e ricevere messaggi e telefonate con Amazon Alexa?

È possibile inviare e ricevere messaggi e telefonate con Alexa sugli smartspeaker AmazonEcho e smartphone, cellulari, e tablet che hanno installato l’App Alexa.

Come posso inviare e ricevere messaggi e telefonate con Amazon Alexa?

Basta dire al proprio Amazon Echo: “Alexa, invia un messaggio a mamma” o, sull’App Alexa, toccando l’icona del messaggio sulla scheda di contatto di Mamma).

Quando riceverai un messaggio su un dispositivo Echo compatibile, sentirai un suono e visualizzerai una notifica.

Per ascoltare il messaggio si dice: “Alexa, riproduci i miei messaggi”.

Posso inviare e ricevere messaggi di testo indirizzati o provenienti da numeri di telefono.

No. La funzionalità Messaggi Alexa non supporta questo servizio.

Posso effettuare chiamate con Amazon Alexa?

Puoi utilizzare i dispositivi Echo compatibili e l’App Alexa per chiamare un altro utente che possiede Amazon Echo.

Quando riceverai una chiamata Alexa sui tuoi dispositivi Echo compatibili, Alexa ti dirà che hai una chiamata in arrivo e identificherà la persona che ti sta chiamando.

Vedrai anche un anello luminoso verde in movimento circolare sui dispositivi Echo senza schermo e la schermata di una chiamata in arrivo sui dispositivi Echo dotati di schermo.

– Per rispondere alla chiamata, si dice: “Alexa, rispondi”.
– Per terminare la chiamata si dice : “Alexa, riattacca”.

Posso ricevere o inviare chiamate da un numero di telefono qualsiasi?

No. La funzionalità Chiamate Alexa non supporta le chiamate verso o provenienti da numeri di telefono.

Posso inviare messaggi di testo o chiamare i servizi di emergenza utilizzando Amazon Echo?

No. Per chiamare i numeri di emergenza, come il 118, il 112, o il 113, devi chiamare tramite un telefono cellulare o un telefono fisso.

Come posso aggiungere contatti Amazon Alexa?

– Seleziona l’icona Comunicazione (la nuvoletta).
– concedi le autorizzazioni per chiamate e messaggi.
– importa l’elenco dei contatti del telefono cellulare quando richiesto.

Una volta importati i tuoi contatti dal tuo dispositivo verranno visualizzati come contatti nell’App Alexa.

È possibile aggiungere i contatti manualmente aggiornando i contatti dall’App Alexa o accedendo ad alexa.amazon.it.

Quando vuoi puoi disabilitare l’importazione dei contatti dall’App Alexa.

Devo fornire un’autorizzazione affinché gli altri possano chiamarmi o inviarmi messaggi?

Devi essere registrato su Comunicazione Alexa. Dopo la registrazione se un tuo amico o conoscente ha i tuoi recapiti, può contattarti tramite Alexa.

Chi riceverà le mie chiamate o i miei messaggi?

Se chiami o invii un messaggio ad una persona che conosci anche lui registrato su Comunicazione Alexa, la chiamata o il messaggio verranno indirizzati a tutti i suoi dispositivi Amazon Echo associati a quel contatto.

Che cos’è la modalità Non disturbare?

La modalità Non disturbare è la modalità silenziosa di Amazon Echo.

Quando questa modalità è attiva non riceverai chiamate o messaggi tramite Alexa.

Come si attiva la modalità “Non disturbare?

Per attivare modalità, basta dire
“Alexa, attiva la modalità Non disturbare” .
Oppure accedi all’App Alexa e clicca sull’icona Dispositivi > Echo & Alexa > [Nome del tuo dispositivo] > modalità Non disturbare.

Quando vorrai ricevere chiamate e messaggi, puoi chiedere: “Alexa, disattiva la modalità Non disturbare”.

Come posso rimuovere i messaggi dalla mia lista di conversazioni?

Per i dispositivi iOS.
– fai scorrere una conversazione verso sinistra e premi “Rimuovi”.

Per i dispositivi con sistema Android.
– Tieni premuta una conversazione per selezionarla,
– Tocca l’icona Cestino nella barra di navigazione in alto.

La conversazione dalla tua lista verrà rimossa solo dal tuo dispositivo, mentre rimarrà archiviata nella lista delle conversazioni del tuo contatto. Non è possibile rimuovere i messaggi inviati o ricevuti dalla lista delle conversazioni di un altro contatto.

Come posso cancellare la registrazione a Comunicazione Alexa?

Puoi chiamare il Servizio Clienti e sarai assistito dagli operatori che cancelleranno la tua registrazione a Comunicazione Alexa.

Contesti – Relazioni – Sonorità