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Smart speaker e radio. Quale futuro?

La relazione tra smart speaker e radio è naturale come la relazione tra smart speaker e musica. Qualunque sia l’opinione che si ha degli smart speaker e degli assistenti vocali, è certo che, questi dispositivi e questa tecnologia stanno ponendo delle domande importanti sul futuro e sui nuovi modi di comunicare.

E qualunque sia l’opinione dei giornali e delle TV l’uso degli Smart Speaker sta crescendo. Le ragioni sono varie e ne ho parlato spiegando il perché gli smart speaker e l’ assistenza vocale saranno sempre più diffusi, già un po’ di tempo fa. A confermarlo è anche il Nieman Report in un articolo di Gabe Bullard.

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Smartspeaker e radio

Il lungo articolo di Bullard è molto interessante per chi si occupa di radio e voglia immaginare il futuro delle notizie in Radio.

Bullard racconta che durante la notte elettorale di metà mandato la NPR, la radio pubblica nazionale americana, ha svolto un doppio lavoro. Da un lato ha effettuato i suoi servizi di diretta radio e dall’altro lato, una piccola redazione, ha fornito aggiornamenti per Alexa che rispondeva alle richieste sulle ultime notizie.

Bullard sostiene che questo nuova prospettiva di lavoro potrebbe cambiare gli scenari della radio e potrebbe essere qualcosa di davvero rivoluzionario.

È possibile immaginare una nuova radio?

L’obiettivo di lavorare alle risposte di Alexa era di testare due ipotesi.

  • Gli ascoltatori avrebbero trovato questa servizio utile?
  • NPR sarebbe stata capace di dare questo nuovo servizio?

La risposta a quest’ultima domanda è stata sicuramente positiva. La redazione, pur seguendo un metodo di lavoro diverso rispetto alla tradizionale redazione, è riuscita a rendere disponibili aggiornamenti alle risposte, due volte ogni ora.

Le news su smart speaker sono utili?

Difficile rispondere alla prima domanda. Ossia se gli ascoltatori hanno trovato o trovano utile questo servizio.

Si dovrebbe conoscere il numero di persone che hanno fatto domande sulle notizie e poi andare a verificare il grado di soddisfazione di ciascuno. Cosa che ancora non è facile capire.

Ma la NPR non cercava certo il successo. Né, a quanto pare, ci si aspettavano grandi numeri. Da un lato, il loro obiettivo era quello di verificare la sostenibilità dell’operazione. E poi sperimentare.

I numeri erano relativi. Il servizio non è stato pubblicizzato, e come la radio all’inizio delle sue trasmissione del 1920 non ebbe successo, nessuno si aspettava e si aspetta che il mondo accolga con clamore servizi di questo genere.

Certo è che la redazione è pronta alle elezioni del 2020 quando si prevede che gli smart speaker saranno sempre più presenti nelle case delle famiglie americane.

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La realtà aumentata arriva in audio

Quello che sottolinea più volte Bullard è la trasformazione delle notizie in conversazioni. E la possibilità degli ascoltatori di poter creare flussi di ascolto diversi a seconda delle scelte che fanno.

In effetti, sebbene l’assistenza vocale sia presente da anni sugli smartphone, la presenza di un oggetto che lo “impersona” o lo “oggettifica” ha cambiato la prospettiva di relazione. Nascono nuove abitudini e le persone ripensano il modo in cui interagiscono con i loro dispositivi.

Tra le nuove abitudini c’è e ci sarà l’ascolto dei notiziari.

“Se [la voce] fa diventare l’interfaccia sempre più dominante, allora probabilmente avrà effetti molto profondi sul modo in cui le informazioni e i contenuti vengono consumati”, dice Mukul Devichand, direttore esecutivo del settore per la BBC.

L’Istituto Reuters per lo Studio del giornalismo ha rilevato che solo il 18 per cento dei proprietari americani degli smart speaker chiede

“Quali sono le notizie di oggi?” O frasi simili.

Notiziari radiofonici

I notiziari radiofonici vengono trasmessi in orari specifici. E per chi ascolta le notizie online è comunque messo in risalto la parte testuale e visiva delle notizie.

I risvolti dunque del cosiddetto “vocal first” sono tutti da verificare.

Per esempio, su notizie che si aggiornano nell’arco di una giornata, l’assistenza vocale dovrà dare l’ultimo aggiornamento? O dovrà comunque dare un sunto dell’intera giornata?

Al momento, dagli smart speaker è possibile ascoltare l’ultima edizione di un intero radiogiornale. Cosa che è ormai molto diffusa.

La direttrice digitale di KCUR, Briana O’Higgins, dice che questi sono per lo più nuovi ascoltatori del flusso, non persone che passano dallo streaming sul telefono allo streaming sul proprio altoparlante. (I dati non sono ancora disponibili per indicare se gli altoparlanti intelligenti stanno sostituendo l’ascolto della radio analogica.) O’Higgins attribuisce i numeri a una campagna on-line che incoraggia gli ascoltatori della trasmissione KCUR a chiedere ai loro assistenti intelligenti di giocare con la stazione.

Sperimentazione

La cosa interessante resta, al momento, la sperimentazione che ha riguardato, non tanto l’ascolto del notiziario da parte delle persone ma rendere le notizie distintive rispetto al tradizionale notiziario.

C’è una bella differenza, infatti, tra il dare una notizia in diretta e trasmettere la sua relazione.

L’aspirazione di chi sta lavorando a queste sperimentazione è duplice. Da un lato è quella di dare una risposta su un argomento; ma si vorrebbe che questa risposta sia pure molto simile ad una conversazione tra esseri umani. Come se a rispondere fosse il giornalista stesso e non una macchina che riproduce qualcosa di registrato per milioni di persone che lo ascoltano in un determinato momento.

News on Google Assistant

Sulla questione non poteva mancare la sperimentazione Google. Google sta sviluppando e testando un nuovo servizio chiamato News per Google Assistant, che sfrutta i propri algoritmi e servizi già presenti.

Al momento si tratta della raccolta di notiziari. Ossia un prodotto costruito per rispondere a richieste generiche. Come

“Quali sono le notizie di oggi?” o “Riproduci NPR One”.

Il futuro vorrebbe essere altro. Ossia che ad una domanda si risponda con una storia. E questa storia potrebbe avere infinite varianti. E sempre più specifiche.

I dati di chi ascolta

Gli scenari che si aprono sono tanti. Per i giornalisti e i produttori di contenuti sarà necessario imparare a dare le notizie in modo diverso. Ma anche dal punto di vista dell’analisi si dovrà fare un bel salto di qualità, perché bisognerà che i giornalisti osservino più spesso dati e metriche di ricerca.

Dati che sarebbero diversi rispetto ai dati che ci regalano i siti web con i contenuti testuali. Perché non è detto che una persona sia disposta ad ascoltare le stesse cose che è disposto a leggere.

Alcune redazioni radiofoniche hanno sviluppato serie radio molto popolari basate proprio sulla risposta a domande inviate dagli ascoltatori.

Avere le metriche audio potrebbe migliorare ulteriormente questi contenuti. E nello stesso tempo potrebbe rendere l’analisi ancor più complicata.

Bisognerà usare i dati con cura, ed usarli non solo per inseguire il pubblico, ma anche per attrarlo verso argomenti di interesse.

Infatti,

Conoscere le domande degli utenti e i dettagli nei particolari, le abitudini di ascolto degli utenti potrebbe spingere i produttori di audio a creare storie che si adattino perfettamente alle abitudini e alle preferenze degli ascoltatori.

Smart speaker per costruire fiducia

Costruire la fiducia tra una voce e un ascoltatore è una sfida a cui gli editori stanno lavorando.

Man mano che la tecnologia vocale si sviluppa, gli editori si ritrovano a fare affidamento su grandi aziende tecnologiche per distribuire i loro contenuti, insieme al contenuto dei loro concorrenti.

La facilità di utilizzo di un dispositivo vocale è in parte dovuta alla sua semplicità. Una domanda, una sola risposta.

Da qui gli editori possono provare a convertire questi followers in sottoscrittori, donatori o possibilmente obiettivi pubblicitari.

Lavorare tutti insieme

Lavorare con queste aziende tecnologiche significa dare forma a piattaforme in crescita. E come sostiene Bullard si tratta di una rara opportunità per gli editori di esercitare un certo controllo su una tecnologia che non possiedono.

I produttori radiofonici che si muovono verso la tecnologia vocale hanno spazio per sperimentare in queste prime fasi. Il loro pubblico primario rimane sintonizzato sui vecchi dispositivi: più del 90% degli adulti americani ascolta la radio ogni settimana.

Le valutazioni radiofoniche pubbliche non sono mai state più alte. Questo potrebbe non durare. E le promozioni per le skills degli smartspeaker sono mostrate tra le storie dei notiziari radiofonici; mentre gli smart speaker diventano un altro tipo di arredamento sempre in più case americane.

Non è garantito che le persone in quelle case chiedano notizie. Ma per ora, gli editori e le aziende tecnologiche si stanno preparando, quindi se qualcuno lo chiede, avrà una risposta.

Conclusioni

Insomma, si aprono nuovi scenari. Questi scenari sono tutti da immaginare e da costruire. Non conosciamo i risvolti.

Chi si occupa di radio, ma come i tanti che si occupano di giornalismo, dovrà pensare a come dare queste notizie. Ad un nuovo modo di scrivere e di costruire le proprie storie.

Certo è che se si vorrà monetizzare immediatamente non ci si può rivolgere a questa tecnologia. Ci vuole e ci vorrà un tempo di sperimentazione.

La cosa positiva può essere che si può cominciare a progettare, almeno. Perché se la diffusione è veloce, dopo il grande salto degli ultimi anni, adesso lo sviluppo è abbastanza lento.

Abbiamo il tempo di costruire qualcosa di bello. Ma lo dobbiamo fare insieme.

Come gli Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce

Gli smartspeaker rivoluzioneranno il mondo con la loro voce? E come? Lo rivoluzioneranno per davvero? Oppure, molto più semplicemente, il mondo lo stiamo rivoluzionando noi e gli assistenti vocali ne prenderanno atto? Forse non c’è nulla di rivoluzionario a parlare con una macchina, se poi questo ci fa tornare ad essere umani.

Questo articolo è stato scritto il 23 aprile 2018 e aggiornato il 19 novembre 2018

A tal proposito mi è molto piaciuto, per esempio, l’incipit di un articolo di Antonio Garcia Martinez che dice.

La voce è il medium umano primordiale. I neonati riconoscono la voce della madre nel momento in cui sono nati, avendo sentito una versione soffocata di esso in utero. Nell’ultimo minuto, urliamo o piangiamo per aiuto o gioia.

Anche le nostre comunicazioni più astratte testuali o informatizzate sono inquadrate come “conversazioni”, imitando il tipo di dialogo faccia a faccia – ricco di corpo, sotto testo, calore emotivo e insinuazioni – la cui crescente assenza ha generato un centinaio di sostituti virtuali.

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Conversazioni del passato, conversazioni del presente futuro

Stiamo assistendo ad una rivoluzione unica. Se pensiamo che abbiamo impiegato secoli per imparare a parlare come parliamo adesso, l’italiano di Dante non è il nostro italiano, ogni forma di cambiamento ci appare come un deterioramento. Ma la lingua cambia, si modifica. Lo fa perché quando ci esprimiamo dall’altra parte c’è qualcuno che ci ascolta e reagisce a quello che noi diciamo. Reagisce perché comprende.

Il fatto che a comprendere e a reagire sia un piccolo oggetto meccanico non cambia molto. Perché dietro quell’oggetto ci sono persone che parlano anch’esse. E che anzi, vogliono comprenderci al meglio. Tecnicamente molto complesso, nella pratica continua ad essere una evoluzione naturale.

Lingue eterne

Quando ho studiato linguistica all’università, mi colpì molto il fatto che una lingua muore quando muore il penultimo essere umano che la usa. La lingua non è qualcosa di unidirezionale. Esiste fin quando comunica. Quando l’ultimo uomo parla con se stesso non sta usando la lingua; può pure elencare al vento milioni di parole, inventarne di nuove. Ma dirà solo parole morte di una lingua morta.

Affidare la lingua ad una macchina forse significa affidare una lingua all’eternità. Sebbene un po’ meccanica e non tanto melodica. Anche con questa rivoluzione linguistica dovremo fare i conti.

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Qualche prova interessante

Stiamo tutti facendo le nostre prove con il nuovo Google Assistant. Abbiamo aspettato a lungo questo momento.

Se non le avete ancora letto ci sono due belle prove fatte in casa Robino – Del Buono.

Hanno acquistato un Google Home mini e lo chiamano “il sasso”. E mi piace molto questo termine.

Per quanto in molti sperano che fallisca, per quanto l’user experience non sia ottima, per quanto gli scettici sono numerosi e la diffusione sarà limitata anche nel tempo, l’assistenza vocale entrerà ed entra con prepotenza nelle case. Lo fa e lo farà in modi del tutto nuovi, inaspettati, originali. Fosse solo per curiosità, avremo qualcosa di questo genere in casa.

Per tutti diventerà un oggetto vivo. Più vivo di altri oggetti nonostante più simile ad un sasso. Oggetto che darà vita ad altri oggetti. Una interfaccia di azione unico.

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Smartspeaker rivoluzioneranno il mondo

Antonio Martinez si lancia in una predizione.

Tra touchscreen e voce, il battere a macchina tornerà ad essere l’abilità di un professionista specializzato, limitata a autori molto anziani, programmatori e (forse) antiquari hipsters che faranno il caffè ancora con la moka. Mia figlia di 2 anni non imparerà mai a guidare, invece guiderà la sua auto a guida autonoma.

Si parlerà in una stanza vuota e ti aspetterai che il cloud, insieme alle sue ancelle dell’IA, risponda.

Gli annunci mirati saranno generati dinamicamente, basati su quelle richieste, riempiranno le lacune del  flusso onnipresente di musica, podcast e libri. Forse saranno persino sintetizzati dal momento che le cosiddette pubblicità “host-read” superano le voci umane casuali.

Le tastiere dei computer si uniranno alle macchine da scrivere nei display dei musei storici e quella laringe complicata, unica tra i primati, sarà la prima serie degli assistenti vocali.

Conclusioni

Ora io non so se Martinez abbia ragione. Sapete che le predizioni non mi piacciono. Io non so se questa rivoluzione sia più o meno imminente. Certo è che il corso di questa tecnologia si è avviato e stia aprendo a nuovi mercati in pieno sviluppo. Ma guardando alla Storia, io mi aspetto che, prima o poi, dovremo fare i conti con qualche fermata di arresto. Vedi anche il recente provvedimento del GDPR il regolamento europeo sulla Privacy che obbliga ad un consenso informato e consapevole delle persone.

Sono e saranno inevitabili le resistenze di chi verrà scalzato da questa tecnologia. Ad ogni modo la Legge sarà sempre e comunque in ritardo rispetto alle potenzialità e ai pericoli che sono sottesi ad ogni spinta innovativa.

Dovrà essere chi usa queste tecnologie a farne un uso etico. Per quanto possibile.

Consapevolezza

E, insomma, il problema non è se assistenti vocali e smartspeaker rivoluzioneranno il mondo o meno. Non credo sia possibile fermare il mondo e il suo corso storico. Il problema è aumentare la consapevolezza. Lo ripeterò fino alla nausea. È necessario essere consapevoli del mondo che stiamo vivendo.

C’è da mettersi insieme, fare rete, per questo scopo, per contribuire ad un web migliore. Che significa, poi, nell’era dell’Onlife, un mondo migliore. Dove, con buona pace di tutti, ci saranno schermi e interfacce conversazionali. E semmai il problema sarà quello di restare umani, profondamente umani. Capaci di azioni di valore e condivisione.

Aggiornamento 19 novembre 2018

La rivoluzione è arrivata anche in Italia, nel momento in cui smart speaker come Google Home o l’appena acquistato Amazon Alexa Echo hanno iniziato a parlare italiano.

Ti potrebbe interessare i 50 comandi che puoi dare ad Amazon Alexa oppure i comandi in italiano che Amazon stessa aggiunge periodicamente e che suggerisce ai suoi clienti.

Io ho iniziato a scrivere le mie prime impressioni sul Amazon Echo. Certo, si tratta di un solo dispositivo, la famiglia Echo è molto grande, però sto cercando altre persone che ne possano parlare a tutti.

Stai in ascolto!

Amazon Alexa parla italiano con i suoi smart speakers

Amazon Alexa arriva in Italia! Il 30 ottobre 2018 ha inizio il futuro dell’assistenza vocale in lingua italiana! Credo che sia un momento importante anche per questo blog. Perché ne ho parlato in lungo e in largo, perché dopo 3 anni in cui parlavo in modo teorico degli assistenti vocali, oggi ne posso avere uno smartspeaker reale tra le mani. Insomma, è un momento felice che bisogna festeggiare e ricordare.

Amazon poi arriva con un armamentario di smarspeaker imponente. Non uno ma 4 smarspeaker di ultima generazione, e kit di base per l’internet delle cose.

Amazon alexa italia

Chi segue il blog da più tempo sa che mi occupo di Amazon Alexa da un paio di anni. Me ne sono occupato perché l’impatto che ha già avuto negli Stati Uniti è notevole. Amazon è un ecosistema digitale importante, la sua architettura dell’informazione è presa ad esempio da molti User Experience Designer.

Amazon ci ha cambiato in questi ultimi anni. Per esempio, ha scardinato la paura che abbiamo di affidare i dati della nostra carta di credito o prepagata ad un sito internet. Ha colpito duramente le grosse catene di vendita, sta mettendo a dura prova i piccoli negozianti. E’ vero, ma sta anche lavorando al negozio del futuro e per chi vive in provincia da la possibilità di una finestra sul commercio unica.

E, da oggi, da domani, tutto questo sarà possibile farlo anche attraverso la propria voce, con Amazon Alexa Italia. Un progetto, quello di Alexa, nato per gioco e diventato, invece, il progetto di punta dell’innovazione targata Amazon.

Alexa cos’è

Per spiegare cos’è Alexa uso le parole di Amazon.

Amazon Alexa è un utile applicazione che può fornire aggiornamenti su ciò che accade nel mondo, riprodurre le canzoni preferite, a cui fare domande, creare liste ed altro ancora. Amazon Alexa si adatta e impara nel tempo, offrendo un’esperienza personalizzata.

Tiene anche in considerazione le tue preferenze di vocabolario.

Amazon Alexa Italia semplifica la connessione a diversi dispositivi della tua casa con un solo comando per ogni attività.

Smartphone o Smartspeaker?

Tra le altre cose Amazon invita a scaricare Alexa sul proprio telefonino, in modo da potersi connettere con altri che usano la stessa applicazione.

Lo scopo è quello di far entrare più persone all’interno dello stesso ecosistema.

Alexa comando vocale

Su questo blog ho scritto un paio di articoli su cosa chiedere ad Alexa, che tra l’altro sono anche comandi che puoi dare a qualsiasi assistente vocale.

Dice Amazon.

Le principali caratteristiche degne di nota sono:

  • Creare gruppi di luci intelligenti e controllare tutte le luci in una stanza con un solo comando.
  • Chiamare e inviare messaggi ai possessori di dispositivi Amazon Echo e a chiunque altro con l’app Alexa sul proprio telefono o tablet.
  • Adattarlo alle esigenze e preferenze personali.
  • Collegarsi stabilmente con i dispositivi compatibili Alexa per chiamare casa o per far sapere alla propria famiglia che è ora di cena o controllare un parente anziano.
  • Ascoltare la tua musica preferita.
  • Chiedere all’assistente di leggere le ultime notizie o gli aggiornamenti meteo (e altro).
  • Con la musica multi-room, creare gruppi di dispositivi Echo compatibili sulla stessa rete Wi-Fi per riprodurre la musica su tali dispositivi.
  • Con Smart Home, configurare i dispositivi, controllare o controllare lo stato delle luci intelligenti, serrature e termostati a casa e in viaggio.

Amazon echo

Amazon Echo è un altoparlante che puoi controllare con la tua voce, senza dover usare le mani.

Echo si connette all’Alexa Voice Service per riprodurre musica, effettuare chiamate, inviare e ricevere messaggi, cercare informazioni, notizie e risultati sportivi, darti le previsioni del tempo e molto altro. Basta chiedere.

Inoltre, Amazon Echo è un altoparlante progettato sapientemente per riempire qualsiasi stanza con un suono pieno e ricco. Grazie ai sette microfoni di cui è dotato e alla tecnologia di beamforming, è in grado di sentirti da qualsiasi direzione, anche mentre stai ascoltando della musica.

Quando vuoi usare Echo, devi semplicemente pronunciare la parola di attivazione “Alexa” ed Echo si attiverà e risponderà alla tua richiesta.

Amazon Alexa parla italiano. Ma lavora per la CIA?

Il sospetto che Alexa ci ascolti 24 ore su 24 ore è un sospetto che hanno in molti. Alexa come tutti gli altri assistenti vocali. I giornali generalisti mettono sempre il dubbio su questo aspetto. Personalmente non lavoro per Amazon o per Google, per cui non posso mettere la mano sul fuoco. Ma è una paura davvero indotta che, al momento, non ha nessun fondamento.

Le aziende come Google, Amazon, Microsoft, hanno sempre negato qualsiasi possibilità di ascolto al di là delle richieste effettuate. E se un controllo viene effettuato da queste aziende, lo fa già tracciando tutta la nostra navigazione. E se dovessero davvero ascoltare le nostre conversazioni, significa che già lo fanno sui nostri smartphone.

Tutti coloro che lavorano e raccontano questi dispositivi garantiscono all’infinito che l’ascolto da parte del dispositivo si limita al momento in cui si da il comando di accensione “Alexa” “ok Google” “Ehi Siri”. Io ci credo in buona parte perché tradire questa fiducia o affermare questo sospetto significherebbe la fine di questi dispositivi.

Chi, infatti, sopporterebbe di avere una spia in casa?

Come spegnere Amazon Echo

Amazon Alexa si può sempre spegnere.

Controlla la musica con la tua voce

Amazon ha sempre creato dispositivi massicci e ad alte potenzialità. Si veda per esempio il kindle Fire. Un tablet a tutti gli effetti con una potenza davvero incredibile. Amazon infatti non guadagna dai suoi dispositivi, ma da quello che ci fai con i suoi dispositivi. Per cui offre ad un prezzo relativamente contenuti prodotti di alta qualità.

Amazon Echo è dotato di un woofer con cavità downfiring da 63 mm e un tweeter da 16 mm con processore Dolby, per toni cristallini e una risposta dei bassi dinamica in tutta la stanza. Puoi riprodurre la tua musica preferita da Amazon Music, Spotify, TuneIn e da altri servizi musicali.

Con Amazon Music, potrai cercare musica in base all’artista o al periodo, oppure lasciare che Alexa scelga la musica per te. Gli iscritti a Prime possono ascoltare in streaming oltre 2 milioni di brani degli artisti più famosi grazie a Prime Music, senza pubblicità né costi aggiuntivi.

Con Amazon Music Unlimited, avrai accesso a oltre 50 milioni di brani, inclusi quelli più recenti, a soli 3,99€ al mese su un dispositivo Echo. Dopo aver configurato il tuo dispositivo Echo, Amazon Music Unlimited sarà disponibile in prova gratuita per 14 giorni senza dover sottoscrivere un abbonamento; dopodiché, potrai iscriverti e ottenere un periodo di uso gratuito di 30 giorni. Scopri di più.

Amazon Alexa prezzo

Alexa arriva da noi provvista già di 400 diverse skill e non solo a bordo dei dispositivi Echo, ma anche di prodotti terzi provenienti da aziende come Bose, Sonos, Harman Kardon, Jabra, Hama, NETGEAR, Huawei, Sony, Riva, Motorola, TIM e altre.

Le offerte di lancio dal 24 al 30 ottobre sono davvero impareggiabili.

Si parte dai 35,99 euro necessari per Echo Dot passando per i 59,99 di Echo, i 77,99 di Echo Spot e gli 89,99 di Echo Plus. Le consegne avranno inizio il 30 ottobre.

Amazon Alexa tutti i dispositivi disponibili

Echo Dot (3ª generazione) – Altoparlante intelligente di piccole dimensioni.

Amazon Echo (2ª generazione) – Altoparlante intelligente classico.

Amazon Echo Spot – Un altoparlante intelligente dotato del video.

Echo Dot (3ª generazione) + Amazon Smart Plug, compatibile con Alexa

Amazon Echo Spot + EZVIZ ezCube Pro IP Telecamera.

Echo Plus (2ª generazione) + Philips Hue White Lampadinada

Kit per la casa Amazon Alexa

Echo Stereo System – 2 Echo (2ª generazione).

Amazon Echo (2ª generazione) + Philips.

Sonos One, lo Smart Speaker per Ascoltare la Musica

Cuffie Bose QuietComfort 35 II Wireless con Alexa integrata.

Acquisti on-line per Alexa e la Casa intelligente: Dispositivi con Alexa integrata.

Promozione Echo da un’ampia selezione nel negozio Musica Digitale

Guida alle skill di Alexa

Le skills sono le applicazioni vocali di Alexa. Le skill permettono di attivare nuove funzionalità e contenuti che arricchiscono l’esperienza con i dispositivi Echo e con integrazione Alexa. Amazon offre la guida che trovate qui di seguito.

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Qualcuno di questi articoli potrebbe essere datato. Sto procedendo ad aggiornarli. Se vuoi contribuire e condividere la tua esperienza commenta liberamente e costruttivamente!

Controlla ogni cosa con la tua voce – Skills Amazon Alexa

 

50 comandi per Amazon Echo – Cosa puoi chiedere ad Alexa

 

Alexa Skill Blueprints: come personalizzare Alexa senza scrivere alcun codice

 

Dal Suono come quarta dimensione dell’UX Design ad Alexa

 

 

Smartphone vs Smartspeaker? Amazon sceglie Alexa

 

Smart Speaker – Amazon Echo, Google Home e gli altri

Uno smart speaker, in pratica, è una cassa con cui si può interagire attraverso la propria voce. Una volta acceso, si possono fare delle domande o chiedere di eseguire dei comandi vocali. L’altoparlante esegue. Gli smart speaker sono pensati per stare al centro di una casa connessa (o una casa invisibile) e sono un pezzo rilevante della domotica. E di tutta una serie di accessori connessi con la domotica.

Non c’è ancora una grande letteratura a riguardo. Persino Wikipedia esprime poche righe a riguardo. Questo blog se ne occupa quasi settimanalmente.

Sul web si scrive soprattutto riguardo gli smart speakers principalmente per chiedersi se questi dispositivi avranno o meno un futuro. Chi mi segue, sa che me ne sono occupato più volte da tempo. Spero di averlo fatto in modo più laico possibile. Anche se, forse, me ne sono occupato in modo più filosofico. Dando maggiore rilievo all’assistenza vocale e Etica, dando per scontato che tutti sapessero cosa fossero gli smart speakers.

Inoltre, vedremo presto, fisicamente, questi dispositivi anche in Italia. E questo articolo è uno dei tanti della serie di articoli e analisi per capire meglio cosa sono gli smart speakers, cosa possono fare, come poterli usare in futuro e  quali campi stanno rivoluzionando.

Cos’è uno smart speaker

Tecnicamente uno smart speaker è una cassa altopalante (speaker) o dispositivo intelligente (smart) che attraverso la tecnologia wireless Wi-Fi, e/o bluetooth, si collega ad internet e interagisce con le persone. Gli smart speakers, sono appunto smart perché usano un assistente vocale come interfaccia. L’assistente vocale ascolta la nostra voce, comprende i comandi vocali che gli vengono dati e li esegue. Generalmente attivandosi oggettivamente per quello che può fare: trasmettere musica per esempio; oppure attivando oggetti fisici, che siano, ovviamente, connessi.

Tra le tante cose uno smart speaker può acquistare, sotto la nostra guida, prodotti su internet, informarci sul meteo o sul traffico, calendarizzare la nostra giornata, gestire gli oggetti connessi della nostra casa, raccontare o leggere per noi i nostri libri acquistati sul nostro kindle.

Amazon sta spingendo tantissimo così come abbiamo visto sui cosa possiamo chiedere ad Alexa.

Attivazione vocale speaker wireless home page di google

Innanzitutto bisogna impostare e settare i dispositivi. Per fare questo si deve installare l’app Google Home sul proprio smartphone di ultima generezione e configurare le impostazioni iniziali per l’altoparlante.

Ciascun modello ha le proprie forme di settaggio. A seconda del proprio abbonamento, per esempio, potrebbe essere necessario dover creare un account in aggiunta all’account Google.

1 Accedere a Google Play o all’App Store dallo smartphone/iPhone.
Installare l’app Google Home sullo smartphone/iPhone.
Per i dettagli visitare il sito web all’indirizzo google.com/cast/setup/.
2 Avviare l’app e seguire le istruzioni su schermo per configurare le impostazioni iniziali dell’altoparlante.
Impostare l’altoparlante in modo che utilizzi la stessa connessione Wi-Fi dello smartphone/iPhone.

Assistente vocale da casa

Se la casa è connessa, lo smart speaker può diventare facilmente un assistente vocale da casa. Questo significa che se le luci di casa sono connesse è possibile chiedere allo smart speaker di accendere o spegnere le luci. Sarà possibile ordinare di aprire o chiudere le tapparelle di casa, programmare l’accensione o lo spegnimento del riscaldamento, così come quello del condizionatore. E così di seguito come propone tutta la tecnologia disponibile della domotica.

Connettendo lo smart speaker ad una carta di credito è possibile chiamare un taxi o una macchina Uber, prenotare un posto a teatro o al cinema, acquistare prodotti di consumo quotidiano che ti mancano al momento. Come fosse un Dash Botton.

Per questo motivo qualcuno li chiama già assistenti vocali da casa. In realtà, ancora di case pienamente connesse non ce ne sono tante. Ma la strada, a prescindere da quanto pensano e dicono gli scettici, è avviata. Tanto più che la prossima rivoluzione sarà la realtà aumentata, che vedrà un nuovo salto tecnologico.

Il contesto degli smart speakers: la domotica

Come ho già avuto modo di dire in passato, l’unico limite che oggi stanno incontrando gli smart speakers è proprio il fatto che gli assistenti vocali stanno entrando in un contesto di cui non fanno parte. Ossia non tutti sanno o hanno confidenza con questo strumento. La maggior parte delle nostre case non sono connesse. Magari sono case invisibili, ma sono, ancora, analogiche ed hanno ancora a che fare con maniglie, chiavi, e chiavistelli. Come raccontavo, attraverso i dubbi di Jeson Masut, nell’articolo Interfacce utente senza schermo.

Eppure i cambiamenti avvengono anche lentamente. Le nostre case sono diventate invisibili; sono caduti i muri che separano la nostra vita pubblica da quella privata, come spiegato nell’ Onlife manifesto; il nostro modo di viaggiare e di sperimentare i viaggi è cambiato, le nostre relazioni si modificano. Il mondo sta subendo mutamenti importanti. Mutamenti antropologici profondi.

Gli smart speakers sono oggetti che modificheranno il modo di interagire con le nostre case. E le nostre case saranno altri nodi di connessione. L’automazione della casa, il controllo da remoto degli oggetti, sono azioni sempre più reali.

E tutto grazie ad un piccolo oggetto posto al centro della nostra casa.

WIAD Palermo 2018

Assistente vocale proprietario

Gli smart speakers si basano fondamentalmente sulla tecnologia degli assistenti vocali. Assistenti che in un modo o nell’altro sono già presenti su tutti i dispositivi mobile e smartphone.

Infatti, sicuramente possedete uno smartphone con un assistente vocale proprietario. È il caso di Siri, se avete un Apple iPhone 7 Smartphone 4G, oppure di Cortana se avete uno Microsoft Smartphone, o di Bixby se siete in possesso di un Samsung Galaxy S7. Se, invece, siete possessori di altre marche con sistema Android di media e bassa qualità, anche se non avete un assistente proprietario, avrete sicuramente la possibilità di scaricare l’app di google o google Chrome dove c’è OK Google Google Assistant.

Amazon Echo Cos’è

Lo sviluppo di questa tecnologia, sempre più pervasiva, anche se ancora poco utilizzata ha portato allo sviluppo di nuovi dispositivi. Nel 2014 ha visto la luce Alexa, un assistente vocale che ha preso le forme di Amazon Echo. Una cassa cilindrica con microfono. Noi parliamo, Alexa risponde, interagendo con le ricerche che svolge su internet o con gli oggetti connessi con Amazon Echo e la casa.

Alexa esegue i compiti che sono tipici di tutti gli assistenti vocali di cui abbiamo già detto. Ma Alexa ha una marcia in più, rispetto agli altri. La marcia in più è la connessione con lo store di Amazon. Store di cui già ci fidiamo, quasi ciecamente. Dove facciamo una buona parte dei nostri acquisti.

Se vuoi approfondire potresti leggere : Controlla ogni cosa con la tua voce – Skills Amazon Alexa.

Smart speaker con touchscreen

Quando ho parlato di architettura dell’informazione conversazionale riprendevo il parere di Peter Morville che invitava gli architetti dell’informazione ad aiutare gli assistenti vocali. Peter Morville, inoltre, invitava le case di produzione a creare un touchscreen che aiutasse l’utente a usare meglio gli smart speakers.

Echo Show

A quanto pare non è più il solo a pensarlo e dopo qualche rumors sul nuovo Amazon Echo è arrivato l’Echo Show.

Quello che sembrava un oggetto trascurabile si sta trasformando pian piano in un qualcosa di molto più complesso: lo dimostrano le ultime scelte di Bezos e soci e la recente creazione di uno speaker tutto nuovo, denominato Echo Show.

Uno dei problemi avvertiti da chi ha utilizzato Amazon Echo è stato quello di non avere un appoggio visivo. Una specie di stampella dove appoggiarsi qualora  il dispositivo non capisse correttamente quello che si diceva.

Daltronde l’abitudine di eseguire comandi a schermo non poteva e non potrà decadere del tutto. Lo schermo, questa volta visto come accessorio, darà maggiori possibilità di interazioni.

Amazon Show inoltre è dotato di una telecamera e permetterà al nuovo smart speaker di Amazon di diventare un telefono, con la possibilità di videochiamate tra dispositivi Amazon o che comunque hanno installato Alexa.

Amazon Echo Italia

Al momento, non esistono Smart speakers in Italia. Per esempio, si trova in vendita il iLuv Bluetooth. Che funziona attraverso Alexa. Peccato che, al momento, Alexa non funziona in Italia. Semmai si deve comprare sul mercato internazionale e si dovrebbe parlare in inglese. La lingua che al momento parla l’assistente vocale di casa Amazon.

Se si vuole provare, è necessario sapere che si può utilizzare solo come cassa per ascoltare le web radio. Che è comunque già una bella cosa, ma non funziona da assistente vocale.

Amazon Echo al momento non è disponibile in Italia. Alexa parla ancora in Inglese E Amazon Echo Italia non ti permette di acquistare il suo smart speaker. A meno che non vai sul Amazon.com e allora da lì puoi acquistare il tuo smart speaker. Ma attenzione, parla in inglese. E ancora non si sa, se sarà possibile, in futuro, riadattarlo in lingua italiana. Meglio aspettare.

Amazon Echo prezzo

Il prezzo dell’Amazon Echo è, nel momento in cui scrivo, di 119 dollari. Non si trova su Amazon.it ma esclusivamente su Amazon.com. Un prezzo ridotto ha il fratello minore Amazon Echo Dot.

Google Home cos’è

Inutile nascondere o cercare di presentare Google Home con altra parole. Google home è la copia di Amazon Echo. Con una sostanziale variante. Mentre Amazon Echo ha dalla sua parte lo store di Amazon.it, Google Home ha dalla sua parte il motore di ricerca e il suo store.

Insomma, una bella sfida.

Google Assistant si comporta esattamente come Alexa, rispondendo alle domande e interagendo con l’utente senza l’aiuto di uno schermo.

Come oggetto è stato studiato un po’ meglio. Il design è accattivante e simpatico. Ed è un oggetto che sta bene in casa.

Ovviamente come dicevo prima rispetto alla domotica, l’introduzione di questi oggetti nella nostra vita quotidiana è lento. Tanto più che parlano inglese e poco italiano. E il loro sviluppo è equiparato al numero di oggetti a cui è connesso. Le potenzialità di Google Home sono tante. Basti pensare alla quantità di dati e informazioni di cui dispone Google. E pensiamo anche alla compatibilità con tutti i servizi che già usiamo di Google: Gmail, Drive, Calendar, Houngout e tanto altro.

E ancora, dal palco di Google I/O si è saputo che sarà possibile impartire comandi ad applicazioni di terze parti, non proprietarie. Che sarà possibile usare una tastiera per inviare comandi e di fare acquisti usando l’assistente vocale.

Attivazione vocale speaker wireless home page di google

Innanzitutto bisogna impostare e settare i dispositivi. Per fare questo si deve installare l’app Google Home sul proprio smartphone di ultima generezione e configurare le impostazioni iniziali per l’altoparlante.

Ciascun modello ha le proprie forme di settaggio. A seconda del proprio abbonamento, per esempio, potrebbe essere necessario dover creare un account in aggiunta all’account Google.

1 Accedere a Google Play o all’App Store dallo smartphone/iPhone.
Installare l’app Google Home sullo smartphone/iPhone.
Per i dettagli visitare il sito web all’indirizzo google.com/cast/setup/.
2 Avviare l’app e seguire le istruzioni su schermo per configurare le impostazioni iniziali dell’altoparlante.
Impostare l’altoparlante in modo che utilizzi la stessa connessione Wi-Fi dello smartphone/iPhone.

Apple

Figurarsi se Apple non fosse della partita. Apple è avanti nell’assistenza vocale, con Siri. Ma sta arrivando in ritardo rispetto ad Amazon sullo sviluppo di uno smart speaker.

Nel 2015 infatti, Apple ha lanciato i prodotti e accessori HomeKit Apple. E uno smart speaker sarebbe stato uno sviluppo ovvio. A frenare saranno state le improbabili possibilità di chiudersi del tutto, come al suo solito, nella sua torre di avorio? Incredibilmente, infatti, già esistono una serie di accessori HomeKit Apple compatibili.

Solo in questi giorni si è parlato del fatto che è in arrivo un assistente casalingo touchscreen marcato Apple. A rafforzare questi rumors c’è una intervista di Phil Schiller, vicepresidente per il product marketing a livello mondiale di Apple, in cui afferma.

Sebbene l’utilizzo della voce permetta un’interazione abbastanza comoda con il dispositivo, ci sono comunque delle situazioni in cui la presenza di un display può risultare estremamente più efficiente. L’esempio è quello della consultazione di un percorso stradale. Per quanto Siri possa descriverlo precisamente, attraverso l’utilizzo delle parole, la presenza di una mappa a schermo rende il processo di navigazione molto più semplice e immediato. Dal momento che l’utente è in grado di capire a colpo d’occhio il tragitto da percorrere.

Homepod di Apple

L’homepod di Apple è lo smart speaker di casa Apple. Il suo stile è tipico della casa di Cupertino ma la somiglianza con i fratelli maggiori Amazon Echo e Google Home è notevole. L’HomePod è uno smart speaker di eccezione. E punta ad essere più speaker che smart. Infatti, l’homepod è equipaggiato di un woofer di 4 pollici, di 7 tweeter e 6 microfoni per ascoltare la voce dell’utente.

Per un controllo ottimale l’ HomePod è compatibile con iPhone 5s e successori su cui è installato iOS 11.

Homepod speaker

HomePod è costruito principalmente per far ascoltare la musica. Ed è rivolto ad un pubblico di audiofili.

Cortana insegue

Tutte le major produttrici di computer hanno voglia di cercare e trovare nuovi mercati che permettano nuove espansioni economiche.

La crecita all’infinito non è naturale. Prima o poi un mercato si satura. Per questo motivo Microsoft, che insegue nella sfida degli smart speakers, sta sfruttando una nuova filosofia.

Intanto ha creato il proprio assistente vocale. Il suo nome è Cortana. E l’assistente vocale di Microsoft è alla base di windows 10. In questo modo, l’assistente vocale potrebbe controllare la casa connessa da dispositivi che già possediamo. Se si decidesse di usare Cortana, non sarebbe necessario comprare uno smart speaker come Amazon Echo o Google Home.

Ovviamente resterebbe il limite dei possibili acquisti che invece si possono fare su Amazon.it o su Google Store. Ma, appunto, gli obiettivi di Microsoft sono altri. E altre sono le fette di mercato che vuole conquistare.

Da tenere sempre presente è comunque che nulla di quanto fin qui fatto e sviluppato (e da parte mia scritto), resterà così come è. Siamo in pieno sviluppo. Certo, sono tracciate le linee guida. Ma è necessario osservare e stare a guardare.

Harman Kardon Invoke

Chi segue il blog sa che ho già parlato dell’ Audio Harman Kardon e della qualità dei suoi speaker. Proprio per questo Microsoft ha deciso di affidarsi alla casa americana per la guerra che si sta combattendo tra gli gli assistenti vocali.

La FCC, l’ente che si occupa di certificare i dispositivi come gli smart speaker ha svelato alcune specifiche tecniche dello Harman Kadon Invoce.

La FCC dichiara che lo smart speaker gestito da Cortana pesaun clilo, ha un telaio in alluminio, è dotato di  tre woofer da 45 millimetri e tre tweeter da 13 millimetri con una risposta in frequenza compresa tra 60 Hz e 20 kHz. La connettività è garantita dai moduli WiFi 802.11a/b/g/n/ac dual band (2,4 e 5 GHz) e Bluetooth 4.1.

Le attività di Harman e karond Invoke sono diverse

  • rispondere o interrompere una chiamata Skype,
  • impostare una sveglia
  • Azionare la riproduzione della musica.

Invoke, infatti, supporta molti servizi di streaming come Pandora e TuneIn o Spotify.

Smart Speaker in Italia

Al momento, in Italia, non ci sono smart speakers disponibili in lingua italiana. Per esempio, si trova in vendita il iLuv Bluetooth. Che funziona attraverso Alexa. Peccato che, al momento, Alexa non funziona in Italia. Semmai si deve comprare sul mercato internazionale e si dovrebbe parlare con Alexa in inglese. La lingua che al momento parla l’assistente vocale di casa Amazon.

Se si vuole provare, è necessario sapere che si può utilizzare solo come cassa per ascoltare le web radio. Che è comunque già una bella cosa, ma non funziona da assistente vocale.

Chi dice casa dice famiglia

Se ancora non fosse chiaro, qualunque cosa pensiamo noi osservatori e analisti, lo sviluppo in questa direzione è sempre avviato. Da qualche giorno è arrivato Google Family.

Condividi contenuti di intrattenimento e rimani in contatto con le persone che ami. Crea un gruppo Famiglia a cui possono partecipare fino a sei familiari per sfruttare insieme tutto il potenziale di Google.

Ma già Amazon, da tempo, aveva aperto i propri servivi alla famiglia con Amazon Household

Personalmente non mi appare troppo pellegrina l’idea che questi servizi abbiano uno scopo. Ossia raccogliere dati della famiglia per e attraverso i rispetti smart speakers.

Insomma, ne sentiremo ancora delle belle. Tutto grazie ad Amazon Echo e Google Home. Due semplici speaker ma con una pervasività mai vista fino ad oggi. Due assistenti casalinghi con cui interagire, connettersi, giocare, interloquire. La domotica in casa a basso costo e alla portata di tutti. Il controllo totale di tutto con un solo smart speaker.

Smartphone vs Smartspeaker? Amazon sceglie Alexa

Smarphone vs Smartspeaker? A quanto pare è iniziata una battaglia di cui vedremo gli sviluppi tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2019. Al momento (inizio 2018) abbiamo le prime schermaglie. E noi appassionati e appassionate di nuove tecnologie decreteremo vincitori e vinti. I primi a sferrare i primi attacchi, sono, come spesso accade, quelli che sono apparentemente più deboli. Al momento Amazon.

Fa un po’ strano dire che Amazon sia tra i più deboli, ma al momento così è. A meno che non riesca a raggiungere gli obbiettivi di cui parliamo in questo articolo.

Smartphone vs Smartspeaker

Amazon è protagonista solitaria nel far cambiare le abitudini delle persone e spingerle ad un uso maggiore degli smartspeaker e di conseguenza degli assistenti vocali.

Al momento l’uso e la diffusione degli smartphone è qualcosa di capillare. Mentre la giornata è rimasta sempre di 24 ore, il mobile ha rapito molti spazi di tempo vuoti ed ha tolto attenzione a tanti altri media.  Ad Amazon piacerebbe che le persone si staccassero per un po’ dal cellulare e dedicassero più tempo ad uno smartspeaker. E magari ad uno smartspeaker che abbia installato al suo interno Alexa.

In Italia ancora gli smartspeaker devono arrivare. Il 2018 dovrebbe essere l’anno giusto per lo sviluppo anche in lingua italiana. E il 2019 sarà l’anno che inizieremo a farne uso.

Facciamo tutto con il cellulare

A conclusione di uno degli articoli più importanti che ritengo di aver scritto su questo blog sull’architettura dell’informazione conversazionale, concludevo concordando sul pensiero di Peter Morville. La maggior parte delle persone, in questo momento, pensa che con il proprio smartphone può fare tutto quello di cui ha bisogno. E probabilmente ha pure ragione.

Si può fare di più? Si possono fare altre cose? Pare di si. Ne sono convinti Amazon e tutti Big che stanno sviluppando assistenza vocale. Questi stanno rendendo la tecnologia sempre più a portata di mano.

Ma Amazon, forse tra le più attive, ha obbiettivi ambiziosi. Infatti, Amazon ambisce a ridurre l’importanza che diamo al nostro dispositivo mobile in favore del suo assistente vocale Alexa.

Amazon e Alexa

Amazon, è sotto gli occhi di tutti, sta attuando una politica molto aggressiva per spingere il proprio Amazon Echo. Si veda la lunga serie di video che ho pubblicato sui 50 comandi da dare ad un assistente vocale. Oppure lo sviluppo costante di dispositivi con Alexa come assistente nativa. Insomma, Amazon ci crede. E in questo vuole coinvolgere anche i propri clienti.

Qual è la fotografia del momento? Amazon non ha mai costruito telefonini. Né è mai riuscito ad entrare nel mercato della telefonia. Cosa che, invece, sono riusciti a fare, proprio Google ed Apple, i diretti avversari, su questo campo, di Amazon.

La maggior parte delle persone che sta iniziando ad usare o usa già l’assistenza vocale, la usa attraverso il proprio dispositivo. Dunque usa l’assistenza vocale nativa del proprio smartphone. Ossia Google Assistant dell’app di Google o Siri dell’IPhone. Difficilmente qualcuno scarica Alexa, l’assistente vocale di Amazon, sul proprio smartphone per avere un’esperienza diversa.

La strategia di Amazon

L’obiettivo di Amazon è duplice. Da un lato Amazon vuole far crescere la piattaforma vocale. Dall’altro ritiene necessario tenere alta l’attenzione su Alexa e rimanere competitivi rispetto agli avversari. Fatica questa che tutti gli altri si evitano.

Cosa fare? Innanzitutto rubare tempo e attenzione agli smartphone. Non è un caso, infatti, che Amazon stia producendo dispositivi smart screen da tavolo con Alexa già pre-installata. E poi è alla ricerca di nuovi dispositivi che possano ospitare il proprio assistente vocale.

Dispositivi smart-screen

Dispositivi, come Echo Show o Echo Spot, sono un passo in avanti o un passo indietro? Come già detto nelle previsioni per i chatbot, le interfacce ibride avranno la meglio.

Ci ritornerò per continuare il bellissimo dialogo iniziato con Giorgio Robino per chiarire il mio punto di vista.

Questi dispositivi enfatizzano interazioni rapide e mirate che facilitano la comunicazione diretta con gli altri tramite chiamate vocali o giochi, ad esempio.

Dunque Echo show, oltre a visualizzare l’ora e il meteo sullo schermo, potrà monitorare e mostrare i video delle telecamere di sicurezza, per esempio. Oppure si trasformerà in schermo dove effettuare le proprie video chat, o vedere contenuti video.

Installare Alexa su auto connesse

Altro obbiettivo è installare Alexa sulle auto. E così farla conoscere ad un nuovo pubblico. Sul tema avevo parlato tempo fa riguardo a Carplay auto e Android Auto.

Waymo, taxi a guida autonoma

In quell’articolo evidenziavo la diffidenza delle case automobilistiche verso Google a cui consegnare le proprie conoscenze e i dati dei propri clienti. Per questo, almeno fino ad un paio di anni fa le case automobilistiche tentavano di sviluppare sistemi propri di controllo. Evidentemente non ci sono riusciti.

Tanto che la scorsa settimana i canali di informazione hanno presentato il progetto Waymo su minivan Pacifica per un servizio di taxi a guida autonoma. Senza autista, per intenderci.

A fine 2018 la consegna dei primi veicoli Pacifica equipaggiati con la suite hardware e software Waymo. Il servizio partirà da Phoenix, in Arizona

Il cruscotto come nuovo luogo dell’assistenza vocale

Il cruscotto dell’auto dunque assumerà una nuova funzione. I passeggeri interagiranno con gli assistenti vocali o con i loro navigatori di fiducia. E con sistemi sempre più integrati.

Le collaborazioni sono già avviate. Amazon ha già collaborato con Nissan e BMS per fornire ai proprietari delle auto il controllo vocale supportato da Alexa. E sia Ford che Volkswagen hanno discusso del potenziale di connettività di Alexa.

Insomma, se questi accordi andranno a buon fine Amazon potrebbe davvero scalzare (in parte) gli smartphone usati anche in macchina come navigatori appunto, o più semplicemente per riprodurre un brano musicale.

Aggiunta di abilità visive ad Alexa

L’assistente vocale di Amazon ha la possibilità di imparare competenze extra. Se le cose andassero per come pensa Jeff Bezos, infatti, saranno sviluppate competenze visive per Alexa. Integrazioni che permetterebbero all’assistente vocale di mostrare le proprie risposte su uno schermo, come appunto quello di Amazon Echo.

E anche questo sarebbe tempo sottratto agli smartphone.

Nuove abitudini nuove potenzialità

Pare insomma, che Amazon voglia cambiare le abitudini delle persone. L’integrazione di elementi visivi consentirebbe agli utenti di realizzare azioni che oggi abitualmente svolgono con uno smartphone. Oppure attrarre altri consumatori che oggi fanno uso solo del desktop (tra l’altro sempre più in riduzione).

Amazon vuole spostare l’attenzione delle persone sui propri dispositivi. E così supplire alla mancanza di un proprio smartphone con un proprio marchio.

Alexa impara ad usare uno smartphone

Rohit Prasad, Amazon VP e Head Scientist presso Alexa Machine Learning ha affermato che

la voce o il video che invitano i dispositivi di Amazon contribuiranno a ridurre la necessità di uno smartphone. E un altro è rendere Alexa più utile e più onnipresente quando aumenta l’uso della voce. Entro il 2020, la voce rappresenterà il 50% di tutte le ricerche sul Web mobile.

Insomma, Amazon consente ai propri prodotti di fare ciò che tradizionalmente è sempre stato fatto dagli smartphone.

Conclusioni

Questi sono gli obiettivi, le intenzioni. Ci riuscirà? Difficile dirlo. L’assistenza vocale è già tra noi, anche se non tutti lo sanno, anche se non tutti la usano. E non c’è dubbio che, in un modo o nell’altro, l’assistenza vocale sarà una tecnologia sempre più presente nella nostra vita quotidiana.

I miei dubbi sono inerenti le reali capacità di Amazon di allontanare le persone dal proprio smartphone. Anche se nulla accadrà dall’oggi al domani. E attraverso una serie di micro cambiamenti ci in meno di dieci anni ci siamo abituati a tutto.

Quello che mi sento di dire qui e adesso e che ripeterò al WIAD Palermo del 24 febbraio, nel mio intervento sarà proprio questo. Se Amazon e gli altri big riusciranno a far cambiare le nostre abitudini a noi, come progettisti, ma ancor prima come cittadini, spetta il compito di avere consapevolezza di questi cambiamenti.