Diverso tempo fa ho acquistato e letto un bel ibro che vi consiglio di leggere dal titolo Cinque chiavi per il futuro di Howard Gardner.

In questo libro, a mio parere, si incrociano molte idee e pensieri cari all’architettura dell’informazione. I cambiamenti a cui il mondo è soggetto oggi, richiedono anche nuovi modi di pensare e di affrontare il quotidiano.

Howard Gardner, in questo saggio, spiega quali sono (o meglio, quali sarebbero a suo parere) le abilità necessarie per affrontare il futuro. Riconosce cinque forme di intelligenza utili da qui ai prossimi decenni.

Le 5 intelligenze del futuro

  • Intelligenza disciplinare
  • Intelligenza sintetica
  • intelligenza creativa
  • Intelligenza rispettosa
  • intelligenza etica

Intelligenza disciplinare

Tra le intelligenze esposte l’intelligenza disciplinare mi ha colpito più delle altre.

Infatti, per intelligenza disciplinare si intende

la modalità conoscitiva che caratterizza una particolare disciplina, un certo mestiere o una data professione. Numerosi studi hanno confermato che occorrono fino a dieci anni per padroneggiare una disciplina. Chi non ha al suo arco almeno una disciplina è inevitabilmente destinato a ballare la musica di altri.

E continua

Conoscere bene una disciplina permette di comprendere quanto sia complesso arrivarci, che livello di perseveranza sia necessaria e quale sia il processo per acquisire delle competenze. In un mondo di corsi di un week end questa intelligenza certamente scarseggia vistosamente e pericolosamente.

Materia VS Disciplina

Howard si chiede.

Come mai sono tanti gli studenti che, malgrado gli sforzi più motivati, restano intrappolati in un modo di pensare erroneo o inadeguato?

Howard si da come risposta la mancata comprensione da parte di insegnanti e studenti, come della stragrande maggioranza della popolazione, della distinzione tra materia e disciplina.

Cos’è una materia

Secondo Gardner gli studenti, con l’imposizione degli insegnanti, individuano il loro compito principale nel mandare a memoria una grande quantità di date, cifre, formule, nomi, biografie, articoli di legge, definizioni varie a seconda del loro ambito di studio. Insomma, nell’arco di una carriera scolastica si acquisiscono enormi quantità di dati. Dati che senza un adeguato pensiero disciplinare restano abbastanza sterili.

Le discipline, infatti, rappresentano qualcosa di diverso.

Cos’è una disciplina

La disciplina è un modo di guardare il mondo. In base alla propria disciplina di appartenenza si procede alla ricostruzione di un mondo passato, oppure si procede alla ricerca e alla scoperte di cause ed effetti; così come ci si può avventurare alla scoperta di significati profondi.

La disciplina può fare e fa grande uso dell’immaginazione educata a mettere in relazione i dati.

Teoria delle pedagogie

La teoria delle pedagogie dimostra che, nella vita, studio e professione sono cose molto diverse.

Gardner invita gli studenti a concepire le informazioni che apprendono non come uno scalino propedeutico per avanzare di grado, ma come mezzo per accrescere la propria professione.

Nel libro si accusa il sistema scolastico di dare troppa importanza ai dati e al riconoscimento che viene dato al grado di conoscenza di questi dati. Cosa che, per esempio, non accadeva con le professioni tradizionali e con i mestieri.

La tessitura di un tappeto, così come il taglio della carne, o l’arte dell’ebanista, richiede la conoscenza di una disciplina. E semmai, l’apprezzamento di questi mestieri sta nel trovare chi conosce i segreti della disciplina.

Come acquisire il pensiero disciplinare

Howard consiglia, dunque, di adeguarsi ad una disciplina per formare e forgiare la propria mente. Ed offre un elenco di cose da fare. In estrema sintesi.

  • Identificare argomenti e concetti realmente rilevanti all’interno della disciplina.
  • Dedicare un tempo ragguardevole ad ogni argomento.
  • Avvicinarsi all’argomento in modi diversi.
  • Organizzare “dimostrazioni di comprensione della materia” e offrire agli studenti ampie opportunità di esibire ciò che hanno acquisito in una molteplicità di contesti.

Quindi esercitarsi e allenare la mente a diventare una mente disciplinare.

L’esempio di Rubinstein

Gardner racconta un aneddoto riguardo al pianista Arthur Rubinstein.

Nel 1932, il pianista iniziò un periodo di assenza dai concerti che durò alcuni anni. Ebbe a scrivere che prima di quel periodo aveva tirato a campare. Suonava contando sulla propria memoria, sul proprio talento, ma non per questo suonava perfettamente, o almeno non perfettamente quanto lui desiderava.

Se per un giorno non mi esercito, me ne accorgo solo io. Se non mi esercito per due giorni, se ne accorge l’orchestra. Se non mi esercito per tre giorni, se ne accorge tutto il mondo!

E così proseguì un periodo di studio ed esercizio che gli permise, in seguito, di presentarsi in pubblico fino agli 80 anni superati.

Insomma, Rubinstein, secondo Gardner ha coninugato in sé quello che si definisce disciplina.

Padronanza di un’arte e capacità di rinnovare quell’arte per mezzo di una regolare applicazione nel tempo.

Architettura dell’informazione come intelligenza disciplinare

L’architettura dell’informazione dunque potrebbe (dovrebbe?) essere intesa come una intelligenza disciplinare per comprendere il mondo. Per me è così, lo è stato all’inizio e lo adesso.

Io non so se sono un buon architetto dell’informazione ma l’architettura dell’informazione mi ha aperto gli occhi verso una visione del mondo più profonda. Fin dai tempi universitari ero affascinato dalle strutture insite nella comunicazione.

Penso che l’architettura dell’informazione permetta di guardare avanti e in profondità, di mettere in primo piano la progettazione in qualunque tempo. Che sia la progettazione di un chatbot, di un sito web, o di un workshop.

Non è tutto

Ma non basta. Non basta una mente disciplinare, non basta una sola disciplina, non basta l’architettura dell’informazione, per affrontare il mondo. Ci mancherebbe.

La creazione di ecosistemi, le relazioni tra elementi e la costruzione di significato, così come l’analisi dei contesti dove poi si vanno a posizionare i nostri prodotti, sono, a mio parere, solo un buon inizio.

Io ci credo e spero che anche altri ci credano e facciano comunità intorno a questo pensiero.

Conclusioni

Ed è proprio un appello alla collaborazione, quella di Gardner all’essere umano.

Forse i membri della specie umana non saranno abbastanza previdenti per sopravvivere, o forse si dovranno profilare minacce molto più immediate alla nostra sopravvivenza perché l’uomo infine si decida a far causa comune con tutti i suoi simili.
La sopravvivenza e la prospettiva della nostra specie dipenderanno in ogni caso da quanto sapremo coltivare le potenzialità che distintamente le appartengono.

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