Quando pensiamo alla condivisione, il primo pensiero che ci viene in mente è spesso un semplice atto di generosità: offrire qualcosa di nostro a qualcun altro.

Ma può la condivisione trasformarsi in un vero e proprio miracolo?

Riflessioni tra il mondo reale e il web

Durante una predica di Padre Giovanni, dell’ordine dei domenicani, mi colpì la sua riflessione sulla parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Gesù dà da mangiare a cinquemila uomini

(vedi Matteo 15,32-28; Marco 6, 30-44; 8,1-9; Luca 9, 10-17, Giovanni 6, 1-13)

 13Quando sentì questa notizia, Gesù partì in barca per recarsi in un luogo isolato, lontano da tutti, ma la gente venne a saperlo e seguirono Gesù a piedi, venendo da varie città.
14Quando Gesù scese dalla barca e vide tutta quella folla, ebbe compassione di loro e si mise a guarire i malati.
15Verso sera, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero:
– È già tardi e questo luogo è isolato. Lascia andare la gente in modo che possa comprarsi da mangiare nei villaggi’.
16Ma Gesù disse loro: Non hanno bisogno di andar via: dategli voi qualcosa da mangiare.
17Essi gli risposero: Ma noi abbiamo soltanto cinque pani e due pesci.
18E Gesù disse: Portateli qui a me.
19Allora Gesù ordinò di far sedere la folla sull’erba. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo e disse la preghiera di benedizione. Poi spezzò i pani e li diede ai discepoli; e i discepoli li diedero alla folla.
20Tutti mangiarono e ne ebbero abbastanza. Alla fine raccolsero i pezzi avanzati e ne riempirono dodici ceste. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Da bambini, la catechesi ci ha abituati a immaginare una scena sovrannaturale, con ceste che si riempiono magicamente di pesci e di pane. Padre Giovanni, invece, propose un’interpretazione diversa: il vero miracolo non fu tanto l’abbondanza dei cesti, quanto il fatto che ogni persona presente, avendo un po’ di pane o un pesce, decise di condividere il proprio cibo con gli altri.

È in quell’istante che avvenne qualcosa di straordinario: la paura di restare senza vibo lasciò il posto al dono, e la disponibilità di ciascuno alimentò la comunità intera.

Il valore della condivisione nel mondo reale

Nel quotidiano, spesso ci tratteniamo dal condividere. Lo facciamo per paura di perdere qualcosa, di restare senza, di non avere abbastanza risorse. Ma, come insegna la riflessione di Padre Giovanni, quando vinciamo questa paura e apriamo le nostre “ceste” all’altro, scopriamo che la condivisione crea legami, genera fiducia e soprattutto costruisce comunità.

Spesso, un piccolo gesto altruistico mette in moto una catena di solidarietà che si autoalimenta. E condividere ci fa sentire parte di un tutto: ciò che io do a te, in futuro potrei riceverlo da qualcun altro.

Se questo vale per la condivisione di beni tangibili, ancor più si realizza con le conoscenze e le informazioni.

La condivisione sul web e l’architettura dell’informazione

Nell’era digitale, la condivisione ha assunto nuove forme. Grazie a Internet, non dividiamo più solo pane e pesci, ma dati, notizie, risorse e competenze. Qui entra in gioco l’architettura dell’informazione: la disciplina che si occupa di progettare in modo chiaro, ordinato e accessibile i contenuti online.

  • Strutturare per condividere. Un sito o una piattaforma ben strutturati permettono agli utenti di trovare facilmente ciò di cui hanno bisogno e di contribuire con le proprie risorse, arricchendo l’esperienza collettiva.
  • Favorire l’accessibilità. Rendere fruibili i contenuti a tutti (persone con diverse abilità, utenti con connessioni lente, persone di differenti background culturali) significa rendere concreta la condivisione digitale.
  • Creare fiducia. Quando un’informazione è organizzata e presentata con chiarezza, le persone sono più propense a fidarsi e a interagire, condividendo a loro volta ciò che sanno.

L’architettura dell’informazione, dunque, è la cornice digitale in cui il miracolo della condivisione può avvenire ogni giorno, permettendo a conoscenze, idee e valori di circolare liberamente.

La paura di perdere e la forza di donare

Così come nella parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci, anche nel mondo online a volte siamo tentati di trattenere le nostre risorse: il nostro sapere, i nostri contatti, i contenuti che produciamo. Temiamo di essere copiati, superati, derubati di un vantaggio competitivo. Tuttavia, proprio come accadde duemila anni fa in quella folla affamata, quando decidiamo di aprirci e di condividere, scatta un meccanismo che valorizza ciascun contributo:

  • Ogni volta che qualcuno offre una risposta, un tutorial, un contributo tecnico, quell’informazione può essere riutilizzata da altri, generando nuove soluzioni e arricchendo la comunità digitale.
  • I progetti open source ne sono un esempio: migliaia di persone mettono in comune conoscenze e software, creando strumenti estremamente potenti e utilizzati in tutto il mondo.

Il miracolo della condivisione

La riflessione di Padre Giovanni mi ricorda che il vero miracolo risiede nella nostra decisione di condividere ciò che abbiamo, che sia un bene concreto o un’informazione digitale.

Nel mondo dell’architettura dell’informazione, questa lezione si traduce nella costruzione di sistemi aperti, inclusivi e facili da navigare, dove il sapere fluisce liberamente.

In fondo, che si parli di pane e pesci o di dati e conoscenza, la dinamica non cambia.

Chi si trattiene, finisce per impoverirsi; chi dona, scopre che esiste sempre abbastanza per tutti.

La prossima volta che abbiamo la possibilità di “spezzare” qualcosa e offrirlo agli altri, fosse anche solo un link, un contenuto o un suggerimento, ricordiamoci che è in quell’atto che si cela il vero miracolo.

La nascita di una comunità più coesa, più ricca e più solidale, online e nella vita di tutti i giorni.