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Sonoro da Oscar 2020

Un sonoro da Oscar per film da oscar ovviamente. Le nomination sonore non vengono quasi mai menzionate. Di solito fanno numero ma non sono mai messe in rilievo. Eppure non si tratta di film muti. In questo articolo trovate tutte le colonne sonore, i trailer e i documentari che hanno ricevuto la nomination agli Oscar. Almeno quello che di più rilevante sono riuscito a trovare. Non è un post da leggere in pochi minuti. Anzi, c’è da mettersi comodi e ascoltare. E se siete in viaggio, ancora meglio.

Nomination audio 2020

Migliore colonna sonora 2020

Il vincitore è Joker, dalla compositrice islandese Hildur Guonadottir .

Piccole Donne
Storia di un matrimonio
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Migliore canzone originale 2020

Elton John e il suo fidato collaboratore Bernie Taupin vincono per la miglior canzone originale.

«(I’m gonna) love me again», nel film «Rocketman», sulla vita di Elton John.

“I’m standing With You”, da Atto di fede
“Into the Unknown”, da Frozen II – Il segreto di Arendelle
“Stand Up”, da Harriet
“(I’m Gonna) Love Me Again”, da Rocketman
“I Can’t Let You Throw Yourself Away”, da Toy Story 4

Miglior sonoro (“sound editing”) 2020

1917 Oscar come miglior sonoro 2020

Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Miglior montaggio sonoro (“sound mixing”) 2020

Miglior montaggio sonoro 2020 va a Le Mans 66 che vince anche la statuetta per il miglior montaggio.

1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Ad Astra

Nomination audio 2019

Migliore colonna sonora 2019

Ludwig Göransson – Black Panther
Terence Blanchard – BlacKkKlansman
Alexandre Desplat – L’isola dei cani (Isle of Dogs)
Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Nicholas Britell – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

Migliore canzone 2019

Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) – A Star Is Born
All the Stars (musica di Sounwave, Kendrick Lamar e Anthony Tiffith; testi di Kendrick Lamar, Anthony Tiffith e SZA) – Black Panther
I’ll Fight (musica e testi di Diane Warren) – Alla corte di Ruth – RBG
The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman; testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) – La ballata di Buster Scruggs (The ballad of Buster Scruggs)

Miglior sonoro 2019

Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody
Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter J. Devlin – Black Panther
Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man – Il primo uomo (First Man)
Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio Garcia – Roma
Tom Ozanich, Dean A. Zupancic, Jason Ruder e Steve A. Morrow – A Star Is Born.

Miglior montaggio sonoro 2019

John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody
Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man – Il primo uomo (First Man)
Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place – Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma

Nomination audio 2018

Migliore colonna sonora 2018

Alexandre Desplat – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
Carter Burwell – Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Jonny Greenwood – Il filo nascosto (Phantom Thread)
John Williams – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Hans Zimmer – Dunkirk

Migliore canzone 2018

Remember Me (musica e testi di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) – Coco
Mighty River (musica e testi di Mary J. Blige, Raphael Saadiq e Taura Stinson) – Mudbound
Mystery of Love (musica e testi di Sufjan Stevens) – Chiamami col tuo nome (Call Me By Your Name)
Stand Up For Something (musica di Diane Warren, testi di Diane Warren e Lonnie Lynn) – Marcia per la libertà (Marshall)
This is Me (musica e testi di Benj Pasek e Justin Paul) – The Greatest Showman

Miglior sonoro 2018

Mark Weingarten, Gregg Landaker e Gary A. Rizzo – Dunkirk
Ron Bartlett, Doug Hemphill e Mac Ruth – Blade Runner 2049
Christian Cooke, Brad Zoern e Glen Gauthier – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Stuart Wilson – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)
Julian Slater, Tim Cavagin e Mary H. Ellis – Baby Driver – Il genio della fuga (Baby Driver)

Miglior montaggio sonoro 2018

Richard King e Alex Gibson – Dunkirk
Mark Mangini e Theo Green – Blade Runner 2049
Nathan Robitaille e Nelson Ferreira – La forma dell’acqua – The Shape of Water (The Shape of Water)
Julian Slater – Baby Driver – Il genio della fuga (Baby Driver)
Matthew Wood e Ren Klyce – Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi)

Nomination Oscar 2017

Miglior colonna sonora 2017

Justin Hurwitz – La La Land
Mica Levi – Jackie
Dustin O’Halloran e Hauschka – Lion – La strada verso casa (Lion)
Nicholas Britell – Moonlight
Thomas Newman – Passengers

Miglior canzone 2017

City of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek, Justin Paul) – La La Land
Audition (The Fools Who Dream) (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
Can’t Stop the Feeling! (Justin Timberlake, Max Martin e Karl Johan Schuster) – Trolls
The Empty Chair (J. Ralph e Sting) – Jim: The James Foley Story
How Far I’ll Go (Lin-Manuel Miranda) – Oceania (Moana)

Miglior sonoro 2017

Kevin O’Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace – La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Andy Nelson, Ai-Ling Lee e Steve A. Morrow – La La Land
David Parker, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson – Rogue One: A Star Wars Story
Bernard Gariépy Strobl e Claude La Haye – Arrival
Greg P. Russell[5], Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Mac Ruth – 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

Miglior montaggio sonoro 2017

Sylvain Bellemare – Arrival
Wylie Stateman e Renée Tondelli – Deepwater – Inferno sull’oceano (Deepwater Horizon)
Robert Mackenzie e Andy Wright – La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – La La Land
Alan Robert Murray e Bub Asman – Sully

Nomination audio 2016

Miglior colonna sonora 2016

  • John WilliamsStar Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens)

Miglior canzone 2016

Miglior sonoro 2016

Miglior montaggio sonoro

Un post da conservare e da riascoltare. La musica ringrazia per il tuo tempo!

E per voi? Quale sonoro preferite? Quale colonna sonora fareste vincere?

Sense8 recensione – Una breve analisi sonora

Conoscete la serie Netflix Sense8? Ne avete sentito parlare? Ve la siete già vista e ripassata?

Più che una vera e propria recensione questa vuole essere una breve analisi sonora per sottolineare alcune caratteristiche delle serie tv.

Acquista Sense 8 – We Will Return.

Anatomia di Netflix

Gli studenti del Master in architettura dell’informazione edizione 2017/2018 si sono interessati all’architettura dell’informazione di Netflix.

Sono andati ad analizzare, come dicono loro, cosa c’è sotto il cofano della famosa piattaforma di intrattenimento.

Netflix sotto il cofano. Architettura dell’informazione e user experience.

Se siete fruitori di Netflix vi consiglio vivamente la lettura per capire e comprendere il funzionamento delle scelte che facciamo.

Sense 8 recensione

Ho iniziato a vedere questo telefilm perché alcuni miei colleghi hanno iniziato a parlarne come una serie capolavoro o comunque interessante e da vedere. Così sulla fiducia ho iniziato a vederla.

Devo dire che all’inizio mi è apparsa leggermente confusa. I personaggi sono molto complessi e metterli insieme non è affatto facile.

Per questo motivo penso che bisogna insistere ed arrivare almeno alla metà della prima stagione per iniziare a godere della storia nella sua interezza.

Analisi sonora

A tenere insieme le varie storie che si articolano nel tempo e nello spazio, è la musica. La colonna sonora ci permette di comprendere l’esatto punto di vista in cui si sta svolgendo la scena. Senza la musica non capiremmo chi parla, chi fa cosa.

I personaggi della serie sono 8, detti sensitivi, e si connettono trovandosi in paesi e nazioni lontanissime tra di loro. All’inizio è proprio questo che non si capisce e l’unico filo conduttore che lo spettatore riconosce fin da subito è la musica.

A ciascun personaggio è legato una particolare musica. E in questo modo riusciamo a capire da quale punto di vista del personaggio ci troviamo, quale personaggio si è connesso all’altro personaggio.

La musica, la colonna sonora di sottofondo, tiene la scena.

Senza la musica non ci sarebbe unità di scena e il montaggio risulterebbe confuso.

Cosa è umano?

Sense8 si è dimostrato una serie innovativa e affascinante con personaggi in continua evoluzione. La colonna sonora, che è una carrellata di successi musicali globali ci stupisce ad ogni puntata.

Danno ritmo alla scena e descrivono alla perfezione i sentimenti dei personaggi e di conseguenza di noi spettatori che ci immedesiamiamo in ciascun eroe.

KETTERING – THE ANTLERS

WHAT’S UP – 4 NON BLONDERS

WORLD SPINS MADLY ON – THE WEEPIES

DEMONS – FAT BOY SLIM

MAD WORLD – MARIUS FURCHE

KNOCKING ON HEAVENS DOOR – ANTONY AND THE JOHNSONS

KEEP IT CLOSE – SEVEN LIONS

SAEGLÒPUR – SIGUR ROS

8 canzoni per 8 momenti degli 8 personaggi

La colonna sonora di Sense8 è il nono personaggio perché ci coinvolge ed è imprescindibile dalle immagini.

Lo spettatore è coinvolto in tutti i sensi. E in questo viene coinvolto nelle emozioni dirette dei personaggi. Ciascuno si connette attraverso la musica. Così come i personaggi si connettono tra di loro, allo stesso modo gli spettatori si connetto al personaggio di cui si racconta la storia in quel momento.

Di seguito trovate alcune scene da vedere e da ascoltare. Purtroppo molti scene sono state rimosse da Youtube. Dunque, se non lo avete ancora visto, vi tocca andare a vedere la serie!

Hope There’s Someone

Piano Concerto No. 5 in E-Flat Major, Op. 73 – “Emperor”: I. Allegro realizzata da Alfred Brendel, Bernard Haitink e L’Oschestra Filarmonica di Londra

Mad World : Piano di Marius Furche

What’s Up – 4 Non Blondes

https://youtu.be/Jref4bWvRLs

Demons – Fatboy Slim (feat. Macy Gray)

Feeling Good – Avicii

Hallelujah 

Oltre Sense8 le altre serie TV

Oggi le serie TV hanno raggiunto livelli qualitativi molto alti. Si tratta più di lungometraggi e della serie hanno solo il montaggio che ti lascia in sospeso ogni 5 minuti. Per il resto, le scene così come le colonne sonore sono curatissime.

Se da oggi ci farete caso, la colonna sonora, i suoni, determinano l’inizio e la fine della puntata come, per esempio, in Peaky Blinders. Oppure come in Russian Dolls.

Insomma, fa parte della scena e ne è elemento costitutivo.

La colonna sonora dunque è sempre più la musica che si vede.

Effetti sonori online

Di effetti sonori online ce ne sono diversi

e c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Per chi si occupa di audio o di video,

gli effetti sonori sono elementi che migliorano

il messaggio che si vuole trasmettere.

E qui di seguito vi offro un bel po’ di siti dove poter raccogliere alcuni di questi effetti sonori.

Chi si occupa di audio o di video per hobby tende a non prendere in considerazione gli effetti sonori. E capisco anche perché. Diciamo che si tratta principalmente di pigrizia. Per avere un buon risultato c’è bisogno di tempo, di pazienza e di tanta capacità di ascolto. Trovare gli effetti sonori adeguati o correlati al significato che vogliamo inviare non è facile. E più elementi aggiungiamo, più il montaggio diventa lungo e complicato.

Eppure se si vuole dare spessore alla propria registrazione o al proprio video gli effetti sonori sono necessari e spesso sono fondamentali per creare l’atmosfera giusta.

Dai una occhiata a Effetti speciali low budget. Prontuario di computer grafica per cortisti e registi indipendenti (Italiano) .

Effetti sonori fai da te

Prima di iniziare una ricerca online sarebbe utile iniziare a registrare i propri effetti sonori. Avendo il proprio registratore audio e portandolo in giro si possono registrare tanti suoni utili o che possono tornare utili. Questo è quello che fanno tutti i professionisti. Lo raccontavo, per esempio, parlando dell’ audio di Game of Thrones e del verso dei draghi creato da Paula Fierfield di Game Of Thrones.

Registrare da se i suoni è un atto di coraggio. Ma è ciò che vi permetterà di creare suoni e sonorità uniche. E darà sicuramente spessore ai vostri suoni.

Effetti sonori online

Se però non si ha il tempo o la voglia di lanciarsi nella registrazione ci sono molti siti che offrono gratuitamente effetti sonori.

Il sito che offre una lista davvero notevole è certamente il sito “Idee per computer ed internet” che propone 40 siti dove scaricare musica ed effetti gratis. Peccato che la pagina non è del tutto aggiornata e molti link rimandano a siti che non esistono più  o che da siti con effetti sonori gratis sono diventati siti a pagamento.

Qui di seguito vi propongo 10 siti che ho visitato e provato per i lettori del mio blog.

Flash Kit

Flash Kit ha una lista sempre crescente di shareware e freeware di FX audio per il download. Il sito possiede un motore di ricerca molto interessante. E’ un sito ben organizzato, dove è possibile usufruire delle anteprime permettendo l’uso di flashplayer. E’ necessario iscriversi alla community per usufruire dei servizi, come indicato nella pagina di benvenuto.

Free Sound Effects

In SoundBible.com si trovano effetti sonori sotto la licenza Attribution 3.0. Ossia puoi usare e modificare il file audio riconoscendo la menzione all’autore. Rispettare queste poche regole non è difficile. Così come se è indicato di fare un uso personale del suono, che sia davvero personale. Su SoundBible basta sfogliare la libreria di suoni e scegliere i suoni che si desiderano. Basta un click per scaricare il file. I suoni vengono aggiornati, generalmente, tre volte la settimana.

SoundSnap

Soundsnap è una piattaforma ottima per trovare effetti sonori. Sul sito si trovano raccolte di suoni originali realizzati o registrati dagli utenti del sito. Ma attenzione la piattaforma è a pagamento! 3 dollari ad effetto/suono oppure usufruire dei vari pacchetti di suoni per progetti grossi dove l’audio è fondamentale.

FindSounds

FindSounds.com è un motore di ricerca per il sonoro. Un sito gratuito per la ricerca di effetti sonori e campioni di strumenti musicali sul web. Come motore di ricerca è molto semplice, da la possibilità di trovare un suono secondo il formato desiderato e una determinata qualità. Peccato che bisogna essere davvero precisi nella denominazione del file. Se FindSounds non trova la denominazione corretta non propone suoni simili. Bisogna provare più volte.

Musica su Amazon. Ampia Scelta, piccoli prezzi.

AudioJungle

AudioJungle è un sito legato al mondo envanto. Ti concede i diritti free a pochi euro. Puoi cercare l’effetto che ti serve e poi decidere se pagare o meno. Le anteprime sono disturbate da una registrazione sovrapposta all’audio.

SFX Source

Se fate un uso massiccio di effetti sonori, forse vale la pena sottoscrivere un abbonamento a qualche servizio come SFX Source. Sul sito si trova di tutto. troverete alcuni esempi di suoni fantasiosi realizzati con appassionata competenza per l’uso in tutti i livelli di produzione, dal professionista al dilettante, per l’uso nei film, in TV, nei giochi e sui social. Ovviamente la qualità di paga.

FreeSFX

FreeSFX fornisce un numero limitato di suoni, anche strani e insoliti. Forse un limite. O forse puoi trovare subito i suoni e gli effetti che cerchi senza dover ascoltare migliaia di file audio mettendoti in imbarazzo sulla scelta.

Effetti sonori a pagamento

Se invece preferisci una selezione ristretta e già bella e pronta non ti resta che acquistare compilation di effetti sonori in cd e utilizzarli.
Tra i cd che ti possono essere utili

Buon ascolto e buon divertimento!

Adesso hai davvero l’imbarazzo della scelta per poter scegliere il suono più adatto alle tue necessità.

Comunque, il mio consiglio finale è quello di dare una scorsa a tutti questi siti. Verifica il sito che si adatta di più alle tue necessità, in base al lavoro che fai, e poi usa solo questo. In questo modo saprai usare al meglio il sito. Sfrutterai al massimo le potenzialità del sito e troverai in breve tempo il suono che cerchi.

Te lo dico semplicemente perché in questo modo non perderai troppo tempo quando lavori. Certo, ogni tanto curiosare altrove non è male. Ma quello va fatto nel tempo libero. Buon divertimento!

Analisi sonora del trailer Her, il film di Spike Jonze

Oggi vi propongo una analisi sonora del film Her per sottolineare alcune delle difficoltà che progettisti e ingegneri devono affrontare nella realizzazione degli assistenti vocali. Il discorso è sempre ampio. Come al solito, cerco di sintetizzare, per quanto posso. E per forza di cose sarò parziale.

Come già sa chi mi segue, sono stato intervistato da Fabio Bruno per il mio intervento al Wiad Palermo. Su cosa sia l’architettura dell’informazione e sugli assistenti vocali. Fabio, tra le altre cose, mi ha chiesto se arriveremo presto ad avere un assistente vocale come nel film di Spike Jonze.

Per chi non lo conoscesse o non avesse visto il film racconto in breve di che si tratta. Ho riletto e mi pare che non ci sia nessuno spoiler. Ma meglio avvertire che dopo questa lettura, probabilmente, vedrete il film con occhi e orecchie molto diverse. Quindi, se non lo avete ancora visto, consiglio una prima visione del film senza lettura del presente articolo.

Her recensione film

Purtroppo, come capirete presto, non mi sono goduto a pieno il film. Perché, già dal trailer, avevo fatto caso ad una serie di cose che stonavano.

Her è la storia di un impiegato di nome Theodore. Il suo lavoro è quello di scrivere lettere personali per conto di altri. Separato dalla moglie, non riesce a rifarsi una vita, e si rifiuta di divorziare. In questa fase di non accettazione della vita, Theodore acquista un sistema operativo animato da intelligenza artificiale, con interfaccia conversazionale. Il sistema è talmente avanzato che pare essere davvero umano. Talmente umano e talmente femminile che il protagonista inizia una relazione con l’assistente vocale.

La voce originale del sistema operativo è quella di Scarlett Johansson. Mentre nel doppiaggio italiano la voce è quella di Micaela Ramazzotti, che però non è una doppiatrice e non è neppure la doppiatrice ufficiale di Scarlett Johansson. Infatti la Johansson è generalmente doppiata o da Perla Liberatori o da Domitilla D’Amico. Tanto che il film in alcune sale è stato proiettato in lingua originale.

Al di là dei miei commenti sull’assistenza vocale il film mi è piaciuto. E alla fine dell’articolo vi dirò il perché.

Assistenza vocale. Ci siamo davvero?

Fabio Bruno mi ha chiesto se siamo vicini a questo modello di riferimento. La mia risposta a Fabio è stata abbastanza secca. No. Non siamo vicini a questo modello. No perché il film racconta di sentimenti umani che difficilmente un assistente vocale riuscirà a comprendere. Si sta migliorando la biometria e quindi la capacità di comprensione dei sentimenti primari. Ma la lingua è un fenomeno complesso. E al momento si stanno migliorando degli aspetti di base. Che per noi magari sono ovvi. Non per una macchina.

Non dovremmo dimenticare che l’istruzione umana è la più lunga tra gli esseri viventi. Un essere umano, per essere auto sufficiente in natura richiede una istruzione di anni. Senza contare che possiede uno strumento di calcolo potentissimo che si chiama cervello.

Cerco, dunque, di argomentare meglio la mia risposta.per i lettori del blog. E lo faccio invitando a guardare, per il momento, il solo trailer. Analizzo solo questo. E se vi siete persi al cinema il film, è disponibile il DVD Lei (Her).

Configurazione di benvenuto del sistema OS1

Il film racconta che il sistema operativo ha bisogno di essere configurato. Per cui ci indica che si tratta di un sistema personalizzabile. Purtroppo la configurazione (per ragioni cinematografiche) è breve e generica. Si tratta di due sole domande. E queste due analizziamo.

Prima però farei notare che viene confermata una questione di genere che resta sempre aperta. Sappiamo dal trailer e comunque a breve nel film, che l’assistenza vocale avrà una voce femminile e ha desideri da donna. Eppure la configurazione non viene fatta da una rispettiva voce femminile. Ma da una voce maschile. Rimando alle conclusioni dell’articolo già scritto. Però mi pare un piccolo elemento su cui riflettere.

Nella configurazione di benvenuto, il sistema chiede a Theodore: lei è socievole o asociale.

Si tratta di una domanda molto semplice. Tipica di una intelligenza artificiale. Si tratta di un automatismo da seguire. Questa domanda rimanda alla personalizzazione e all’attenzione verso l’utente. Ci fa pensare che l’intelligenza artificiale si comporterà diversamente a seconda della risposta.

Eppure, se da un lato, l’intelligenza artificiale tende a semplificare, per capire meglio, noi umani non siamo semplici. Il protagonista, infatti, ad una domanda semplice risponde con una risposta molto complessa. Ossia risponde: ultimamente non sono stato molto socievole.

Il sistema

Che significa? Forse per qualcuno di noi può essere chiaro. Forse le immagini ci aiutano a capire cosa significa la risposta data. Ma un sistema operativo non possiede queste informazioni. A meno che non vengono introdotte nel sistema da qualcuno. Ultimamente non sono stato molto socievole può significare di tutto. Ciascuno di noi per comprendere il significato di questa frase deve lanciare delle connessioni sul proprio vissuto o sul vissuto dell’altro. Cosa potrebbe significare? Significa che prima era socievole e (solo) ultimamente è diventato asociale? Oppure significa che prima era asociale e ultimamente è più asociale di prima? E queste due varianti, questi due gradi di socievolezza, cosa comporterebbero nella relazione uomo-macchina?

La risposta, a me dice, che gli esseri umani siamo complessi. Mi spiega che nessuno è mai qualcosa o il suo contrario. Non sempre riusciamo a spiegarlo agli altri dopo anni di convivenza. E non sempre gli altri riescono a capirci pienamente.

Perché un’intelligenza artificiale dovrebbe capirci al volo?

Seconda domanda

La seconda domanda del sistema operativo invece è molto più complessa di quanto sia la prima risposta. Si chiede: come definirebbe il rapporto con sua madre? Domanda da un milione di dollari a cui molte persone dedicano anni e anni di psicanalisi per dare una risposta. Eppure in questo caso il sistema operativo ascolta per un po’ e poi, in effetti, non ascolta l’intero ragionamento.

Potrei fermarmi qui. Perché già in due domande c’è tutta la complessità umana e tutta la difficoltà di un assistente vocale che deve far ricorso a risorse che spesso non ha e forse mai potrà avere. La comprensione reciproca è qualcosa di molto difficile. La creazione di archi di relazione è complessa non solo tra umani, ma anche nella relazione uomo-macchina. Se fosse semplice comprendere le relazioni tra le cose e le persone molti mestieri non avrebbero motivo di esistere.

Il trailer continua

Continuo perché il trailer, seppure breve, è molto intenso. E fa un elenco di elementi molto interessanti che raccontano il film ma anche l’assistente vocale.

L’assistenza vocale è divertente, ha desideri, ha desiderio di imparare. Ha un punto di vista. Theodore dice: mi piace come vedi il mondo. L’assistenza vocale ha un carattere; è curiosa, impicciona, una vera ficcanaso. Inizia a fare domande esistenziali. Come si condivide la vita con qualcuno? Prende consapevolezza della sua spiritualità. Cosa si prova ad essere vivi? Con il tempo inizia ad avere il desiderio di fisicità e quindi fa domande su abbracci, carezze e toccamenti.

Pur volendo tralasciare tutte le questioni etiche che queste domande evocano, qui ci sono tanti problemi di progettazione. Desideri e voglie dovranno essere sempre progettati e poi messi a disposizione delle scelte possibili dall’intelligenza artificiale. Al momento una macchina fa scelte in base alle soluzioni possibili.

Ridere è cosa umana

Ma c’è stato un elemento che più di tutti mi è saltato alle orecchie. L’assistenza vocale ride.

Dicevamo che il protagonista afferma che l’assistente vocale è divertente. E fin qui ci possiamo credere. Fino ad un certo punto ma possiamo crederci.

Dico fino ad un certo punto non perché sia impossibile. Tutte le assistenze vocali sul mercato già raccontano storielle divertenti. Si tratta anzi di uno dei test più ricorrenti. In fondo niente di trascendentale. L’assistenza vocale cerca e trova una delle barzellette più lette sul web e ce la racconta.

Che poi questa storiella o barzelletta ci faccia ridere diventa un po’ più complicato. Non solo perché non tutte le barzellette ci fanno ridere. L’assistenza vocale non ha i tempi comici. Ma potrebbe darsi che già conosciamo il finale. Ad ogni modo… ci sono ottime possibilità che la barzelletta riesca.

Altra cosa, come vediamo sul trailer, è il caso contrario. Ossia Theodore, ad un certo punto, racconta lui una barzelletta all’assistenza vocale. E sorprendentemente la fa ridere. Ridono insieme.

Ora, ridere è una cosa seria. Ma è soprattutto cosa umana. Mi viene in mente quanto François Rabelais, (1494-1553) scriveva ai suoi lettori nel libro Gargantua e Pantagruel.

Meglio è di risa che di pianti scrivere,
Ché rider soprattutto è cosa umana.

Si, ridere è soprattutto cosa umana e non da assistenti vocali. La risata, il gioire insieme, implica una enorme quantità di elementi che neanche noi sappiamo del tutto spiegare. Il gioire insieme comporta uno scambio di informazioni non solo sonore o verbali, ma anche di alchimie che compongono la vita.

Siamo ancora lontani

In questo senso dico che siamo ancora lontani da assistenti vocali di questo genere. Film di questo genere ci fanno dimenticare la realtà. Fanno alzare le nostre aspettative. E di conseguenza aumentano la nostra delusione quando facciamo uso di un assistente vocale nel nostro quotidiano.

In questo momento i progettisti sono a lavoro su una relazione unidirezionale. Ossia gli assistenti vocali devono rispondere alle domande e alle richieste di azione che noi chiediamo.

È vero che le intelligenze artificiali oggi fanno scelte, giocano a poker e vincono. Pure bluffando. Ma, nel frattempo, non si relazionano all’altro giocatore come farebbe un umano.

In altri contesti, sappiamo che dando un comando la macchina esegue, salvo malfunzionamenti. Non sappiamo se la cosa può accadere al contrario. L’umano obbedirebbe pedissequamente ad eventuali ordini della macchina?

La direzione di sviluppo dei bot, delle intelligenze artificiali e degli assistenti vocali è quella giusta. I bot, gli assistenti vocali, trovano applicazioni sempre più valide. Finora si è giocato. Molti ancora ci giocano. A molti questo gioco non piace. Ma l’evoluzione esiste. E piano piano anche lo scetticismo indiscriminato vacillerà.

Non sarà cosa da pochi giorni o da cavalcare come soluzione immediata. Insomma, non ci siamo ancora. Sappiamo anche che la realtà supera sempre la fantasia. Per cui siamo qui ad aspettare.

Nel frattempo una bella relazioni tra umani e umane ci potrà consolare ancora per un bel po’!

Perché il film mi è piaciuto

Nonostante tutto, il film mi è piaciuto perché ha dei meriti. Che qui elenco.

  1. Ha il grande merito di parlare del rapporto uomo macchina senza evocare mondi distopici. Non dobbiamo scappare dalla tecnologia. La dobbiamo usare e usare al meglio.
  2. Mi ha fatto riflettere il lavoro di Theodore, che scrive lettere intime per altri. Magari la sua azienda, più che una azienda di editoria, fa parte di altre intelligenze artificiali ibride che fanno ricorso all’intelligenza umana per migliorarsi e per rendere un servizio migliore. Mi pare una buona notizia per gli umanisti. Magari un lavoro del futuro.
  3. Spike Jonze non evoca, almeno non direttamente, paure nei confronti delle nuove tecnologie. Anzi, ci racconta un mondo possibile. Forse perdiamo qualcosa, ma acquisiamo altro. Ogni giorno è così. Ogni giorno c’è uno scettico che non è convinto. Quel che conta è essere felici.
  4. La felicità può essere un percorso per conoscere meglio noi stessi. Ogni qualvolta ci relazioniamo con qualcosa o con qualcuno, conosciamo meglio noi stessi. Il viaggio di Theodore è proprio questo, nella conoscenza dell’assistente vocale egli fa un viaggio in se stesso.

Dal punto di vista del blog, poi, altro merito del film è che questo viaggio il protagonista lo intraprende e lo percorre attraverso un contesto sonoro. È attraverso l’ascolto della parola, attraverso le geografie dell’ascolto che Theodore fa esperienza di se stesso. Le relazioni sonore, infatti, sono molto intime e ci mettono a parte di un mondo solo nostro.

Mi verrebbe da dire, conosci te stesso! Per quanto difficile e doloroso,per quanto profondo o superficiale possa essere il percorso, ci sarà sempre e comunque utile. Con o senza assistente vocale.

Inside Out e il suo sound

Avrete sicuramente visto Inside Out realizzato dai Pixar Animation Studios e diretto da Pete Docter insieme al co-regista Ronnie del Carmen e che ha ricevuto l’Oscar come Miglior film di animazione. Ma lo avete ascoltato attentamente? Se non lo avete fatto vi consiglio di farlo e vi spiego perché.

Il suono dell’intero film è stato curato da Ren Klyce di Skywalker Sound, che ha ricostruito un paesaggio sonoro immaginario e sperimentale alla pari del paesaggio visivo.

Su youtube ho trovato questo video dove potrete ascoltare con attenzione in lingua originale le differenze sonore.

Se avete posto attenzione ai suoni e alle voci, senza farvi distrarre dalla storia, vi sarete sicuramente accorti che i suoni della mente sono pieni, corposi e tridimensionali, rispetto ai suoni del mondo esterno che sono piatti, senza corposità e piuttosto freddi.

Intervista a Bill Desowitz su Inside Out e il suo sound

In una intervista di Bill Desowitz, su Indiewire.com, Ren Klyce racconta alcuni dei suoi segreti per la realizzazione del film di animazione.

Intanto Ren Klyce è stato coinvolto anche nella scrittura della sceneggiatura. La cosa ha permesso al sound designer di capire fin dall’inizio gli obiettivi del film e comprenderlo in profondità.

Il primo studio è partito dalla divisione tra mondo della mente e mondo reale: identificare i suoni diversi che si sarebbero avuti nelle due dimensioni. Da questa suddivisione, le altre scelte sarebbero venute di conseguenza.

La voce di Joy è stato un punto fondamentale su cui avrebbe girato intorno il mondo della mente . E a seguire si sarebbero sviluppate le voci delle altre emozioni.

E così siamo arrivati a questa idea che quando siamo dentro la mente di Riley, si ha un campo sonoro che coinvolge tutto intorno con gli altoparlanti, come fossimo a teatro. Quando ci si trova al di fuori della sua mente, a San Francisco con i suoi genitori, il suono è piatto. Non ci siamo sempre attenuti a questa regola, ma questo era uno dei nostri capisaldi iniziali.

A queste differenziazioni sono seguite altre differenziazioni. Si ha un suono per i ricordi fondamentali contro i ricordi regolari, e poi, si ha un suono che si sviluppa contemporaneamente allo svilupparsi dei ricordi.

La console di Inside out

La console è stata pensata come quella di Star Trek e dell’ Enterprise e si è pensato dovessero essere dei rumori plasticosi da giocattoli.

I ricordi di base, hanno colpito un po’ tutti.  Sono suoni molto particolari, come gli angeli che cantano in una campana di una chiesa. E andando avanti, quando i ricordi si perdono, si sono creati dei suoni che si stessero sbriciolandosi e disintegrandosi.

Alla fine i suoni più acustici sono stati utilizzati per i ricordi normali, ma la memoria di base ha richiesto più suoni che si sono evoluti, a seconda che ci fosse un segnale musicale di cosa stesse accadendo.

Perché l’altra cosa importante per il regista era che il suono della memoria, al centro della scena, non andasse a scontrarsi con la colonna sonora di Michael Giacchino.

E’ stato difficile perché il suono della memoria si sente quattro o cinque volte durante tutto il film. Ogni iterazione doveva somigliare alla precedente ma, in realtà, i suoni erano tutti diversi. Così alla fine abbiamo mixato il suono di un campanello reale con la creazione di una campana sintetizzata, che è stato uno dei pochi suoni sintetizzati nel film.

Suoni fisiologici o immaginario?

Ci sono state un sacco di discussioni circa la struttura di contorno. Si sarebbero dovuti sentire i suoni del sangue? E che tipo di suoni sarebbero dovuti essere? La piattezza del suono in fin dei conti non sarebbe mai dovuta essere spettrale o portare alla paura. Ma tutto doveva essere accogliente, confortante.

Dalle parole di Ren Klyce comunque, quello che gli è piaciuto sono state le discussioni tra lui e il regista che gli ha lasciato libertà di sviluppo.

Le discussioni non sono state mai tecniche ma sulle emozioni e su quello che il suono doveva trasmettere.

Concludendo, adesso ascolterete con orecchie diverse il passaggio di Gioia, Tristezza e Bing Bong attraverso la camera di astrazione. Buon ascolto!

L’audio di Game of Thrones: Paula Fierfield e i suoi draghi

L’audio di Game of Thrones è uno dei cardini della serie TV e non è esagerato dire che è tanto importante quanto la parte grafica. Infatti l’audio è uno dei fattori che rendono quello che vediamo credibile.

Game of Thrones

Il 24 aprile partirà negli Stati Uniti la nuova stagione, tutti i fans sono in febbrile attesa e il trailer, nelle scorse settimane, ha raggiunto oltre 22 milioni di visualizzazioni, come se fosse un videoclip musicale.  In attesa della visione inglese e poi anche di quella italiana ho deciso, dunque, di scrivere un post sull’uso dei suoni che si fa in questa serie. Ovviamente anch’io sono un appassionato. Il mio personaggio preferito è Arya Stark di Grande Inverno| Story of a lonely girl

L’audio di Game of Thrones: Paula Fierfield

Se si parla dell’audio di Game of Thrones, dobbiamo parlare di Paula Farfield che è la Sound designer di Game Of Thrones.

Paula Farfield è una donna, l’unica donna dell’intera squadra sonora, composta da oltre 70 persone, e una delle poche donne in un settore a prevalenza maschile. Nasce in Canada, studia fotografia e storia dell’arte ad Halifax in Nuova Scozia, presso il College of Art and Design. All’inizio della sua carriera produce video artistici ma Paula, cerca altro, vuole di più, e dunque assetata di nuove esperienze è spinta ad esplorare il mondo del sound design. Nessuno si sarebbe aspettato che il suo talento l’avrebbe portata a Los Angeles, nel cuore dell’industria cinematografica, dove si sarebbe trasferita, dopo aver lavorato all’editing di produzioni del suono per il cinema e la televisione.

Le ultime 3 nomination di questi ultimi 3 anni al Premio Emmy che l’ha vista vincitrice nel 2015, sono solo gli ultimi risultati di una lunga carriera. Fairfield, infatti, colleziona tanti riconoscimenti: 25 nomination in molte competizioni sparse nel mondo. Le sue prime tre nomination agli Emmy sono arrivati per il suo lavoro nella serie “Lost“.

Purtroppo, all’apice della sua carriera, prima della partecipazione all’edizione di Game of Thrones, Paula viene colpita da una serie di sventure familiari: il divorzio con il marito, la morte del padre prima e della sorella subito dopo. Queste esperienze la scuotono nel profondo e le fanno prendere la decisione di ritornare ad Halifax, rischiando di perdere tutto, per la sua lontananza.

Per fortuna, però, i produttori cinematografici continuano a chiamarla, certo, non come prima, non quanto vorrebbe, né per le produzione a cui ambirebbe, ma a Paula Fairfield non manca il lavoro.

Passione per il proprio lavoro

Un lavoro che le piace e la appassiona. In un video, in cui presenta il suo lavoro, impacciata all’inizio, si trasforma e si entusiasma quando inizia a parlare dei suoi suoni. Suoni che lei raccoglie ovunque, anche con il suo telefonino.

La società di montaggio e ingegneria del suono di Paula si chiama Eargasm (tradotto sarebbe orgasmo uditivo). Il suo studio, fatto di schermi, grandi altoparlanti e una libreria di suoni e tanti apparecchi di registrazione si trova vicino casa e in realtà è un garage sigillato, con pareti isolate, per non disturbare, ma anche per rendere il suono puro e mantenere la temperatura costante per tutto l’anno.

Audio di Game of Thrones

Di Game of Thrones avevamo già parlato riguardo la sigla musicale, che piace per le sue caratteristiche e che ha attratto tanti musicisti a ricreare la cover. Ma oltre alla sigla e alla colonna sonora, un film ha anche tanto altro: ci sono i suoni dei carri, delle battaglie, del galoppo e di tanto altro ancora.

Il lavoro di Paula è focalizzato sugli elementi più fantastici e onirici della serie e sulle creature frutto della fantasia: i draghi principalmente, che hanno attirato l’attenzione di molti, ma anche i lupi, i giganti, i mammut, gli estranei, i corvi e, insomma, tutte le immaginarie e selvagge della serie. Poi  Paula si focalizza anche sulle sequenze oniriche, le sequenze dei metamorfi, sempre con l’orecchio attento a tutte le scene, specialmente le sequenze di grandi dimensioni dove tutti i tecnici sono impegnati. Ma suoni relativi ai draghi sono sua esclusiva e di sua creazione: il loro verso da cuccioli fino ad arrivare al gettito delle fiamme o le parti in cui i draghi divorano le loro prede.

L’audio di Game of Thrones:  i draghi

Paula Fairfield, ha preso le redini del suono nella terza stagione quando i draghi erano appena cuccioli e hanno iniziato a crescere anche sonoricamente.

Ironia della sorte è che, nonostante il suo lavoro sia concentrato sui draghi e sono questi i suoni che danno più soddisfazioni a Paula Fierfield, il primo premio è arrivato per la scena del massacro di “Hardhome” che è la scena finale dell’episodio 8 nella 5 stagione, ma dove non ci sono i draghi. A sorprendere e a convincere la giuria a dare la vittoria a Paula sono stati i suoni degli estranei, dei zombie di ghiaccio e della spada di Valirya di Jon Snow e l’esplosione della capanna.

In una intervista esclusiva, concessa a by Asbjoern Andersen Paula Farfield ha raccontato un po’ del suo lavoro e in particolar modo come lavora su questa serie. Scopriamo, subito, che il lavoro si svolge come se si seguisse un lungometraggio di 10 ore e non proprio come una serie tv.

Lavoro in collaborazione con il supervisore del suono Tim Kimmel e produttore Greg Spence per modellare le sequenze in parallelo con gli effetti visivi. E’ un momento molto collaborativo e un sacco divertente. Durante il mix, i produttori esecutivi lavorano con noi tutti per completare le sequenze in tutti i loro dettagli. Nonostante la sua complessità, questo processo è molto fluido, grazie alla dedizione e ail talento di tutti i soggetti coinvolti.

Progettazione del suono

Paula mette in evidenza che si è fatto un gran bel lavoro di progettazione del suono, così come di tutta la serie, molto prima della sua realizzazione. Questo le ha permesso di  studiare attentamente questo lavoro di progettazione, in modo da proseguire – in particolare durante la stagione tre – senza che nessuno si rendesse conto del cambio di squadre.

Molto di quello che progetta Paula si evolve naturalmente a causa della storia. I draghi sono nati sostanzialmente tra la seconda e la terza stagione e poi sono cresciuti tra la terza e la quarta.  In ogni stagione tutto deve essere costruito su ciò che è stato stabilito prima. In particolare i draghi che crescono molto in fretta e sono capaci di cose che erano incapaci di fare quando erano cuccioli.

I draghi, infatti, stanno acquisendo anche un carattere e questo è sottolineato dai loro versi. I tre draghi infatti, si distinguono non solo per la loro grandezza, ma soprattutto per i loro suoni e per il tipo di terrore che riescono a trasmettere (video YouTube al minuto 6 di cui non è concesso l’incorporamento su altri siti). Lo stesso vale per i lupi. I giganti e gli estranei, che si rivelano in alcuni squarci nella seconda e che poi si evolvono nelle stagioni successive.

E ‘una sfida unica, ma ho un grande entusiasmo nel farlo.

I particolari e i piccoli momenti

Paula continua.

Dipende da quello che io progetto. Guardo i particolari e i piccoli momenti che lo posso rendere unico. Stabilisco una forma sonora per la scena e quindi inizio a decorare con tutte le cose che riempiranno la scena (o elemento) con un carattere. Ogni suono che viene scelto aggiungerà il suo sapore o colore.

Spesso mi trovo a cercare nella mia biblioteca di suoni oppure ad effettuare registrazioni, in giro. Altre volte acquisto nuove registrazioni audio, soprattutto quando non ho tempo per fare io stessa le registrazioni. Trovo pezzi da tutti i tipi di luoghi e fonti e poi io lavoro a mixare insieme e creare nuova entità sonora che sto costruendo. Sono sempre affascinata dai nuovi strumenti disponibili e la scelta di esplorare qualcosa potrebbe modificare la scelta fatta nella progettazione.

Alla domanda quali siano i suoi suoni preferiti della serie e come sono stati creati Paula risponde:

Una delle cose che mi piacciono di più della serie è la straordinaria gamma e la varietà del suo racconto. I draghi sono la cosa più divertente e stimolante e hanno avuto più opportunità di crescita nell’espressione drammatica.

Mi sono molto divertita nella creazione delle voci dei draghi quando erano cuccioli ma molto meglio quando sono divenuti adulti ed hanno subito uno sviluppo decisamente vertiginoso.

L’ispirazione per la creazione dei suoni a Paula viene da ovunque

Tutto quello che senti è potenzialmente uno strumento. Può essere il suono di una lattina che si infrange, una certa auto, il suono di una marmitta, il modo in cui il vento fischia attraverso gli oggetti. Ogni suono che si sente ha un potenziale.

Paula, infatti, non svela i segreti dei suoi draghi né tanto meno delle altre creature. Il mix pare composto però da grida di delfini, versi di tartarughe e di animali che si accoppiano sessualmente. La caratteristica dei suoni creati da Paula Fierfield è che non si tratta di suoni sintetici. I suoi suoni nascono dai suoni naturali che ci circondano e poi, in lavorazione, vengono modificati con i software e non viceversa.

Insomma, nonostante, siamo ad aprile avanzato, “l’inverno sta arrivando!” Teniamoci pronti!

ATTENZIONE! Video spoiler sesta stagione

I vincitori sonori degli Oscar 2016

Con questo post si conclude la serie di articoli che hanno anticipato la notte degli Oscar 2016 che si è svolta il 28 febbraio 2016.

Chi volesse riascoltare tutte le candidature sonore può leggere il post Sonoro da Oscar 2016. Oppure curiosare tra le candidature al Miglior (montaggio) sonoro e Miglior mixaggio sonoro con la spiegazione delle differenze tra i due premi.

Oggi è arrivato il momento di raccogliere in un solo post tutti i vincitori votati dalla giuria. Ricordo che la giuria degli Oscar è composta da personalità del settore ma è resa segreta per evitare pressioni da parte delle case di produzioni.

da Wikipedia

L’appartenenza all’Academy of Motion Picture Arts and Sciences è suddivisa in diversi rami, ciascuno dei quali rappresenta una disciplina diversa della produzione cinematografica.

Oggi, l’Academy non rivela pubblicamente il nome dei suoi membri. La conferenza stampa del 2007 affermò anche che essa aveva poco meno di 6.000 membri votanti. Le politiche rigorose di adesione hanno mantenuto il numero pressoché costante da allora.

I vincitori sonori degli Oscar 2016

Il vincitore della colonna sonora è stato il film The Hateful Eight di Quentin Tarantino (Trailer) ideata dal maestro Ennio Morricone .

Dopo di che il film piglia tutto è stato Mad Max: Fury Road che ha vinto le due statuette d’oro come

Miglior mixaggio sonoro di cui si sono occupati Chris Jenkins, Gregg Rudlof, Ben Osmo

https://youtu.be/I2ZIgDsQifs

Miglior montaggio sonoro nella persona di Mark Mangini e David White quest’ultimo candidato per la prima volta dall’Academy Awards.

La Miglior canzone invece è risultata essere Writing’s on the Wall di (Jimmy Napes e Sam Smith) per il film 007 Spectre

Mad Max, dunque, è il vero vincitore sonoro di questa edizione degli Oscar. Anche oltre le previsioni, dato che, in generale, si pensava che il premio come miglior montaggio sonoro sarebbe andato al miglior film. In effetti, però, Spotlight non ha richiesto un gran lavoro di sound design o effetti speciali. In molti pensavano al lavoro audio fatto su The Renevant (per l’intelligente uso del silenzio) oppure alla spinta emotiva del suono e colonna sonora di Star Wars.  D’altronde sarebbe stato pure bello vedere vincere Star Wars perché il Sound Designer, Christopher Scarabosio, ha origine astigiane. Così non è stato. Ogni Festival o Oscar che si rispetti porta con se una scia di polemiche, come lo era stato per anni per Di Caprio, che finalmente per sostenitori e detrattori, è stato premiato. A noi, che non vogliamo entrare in queste diatrive non ci resta che riascoltare questi film e goderceli musicalmente!

Buon riascolto!

Sound editing da Oscar 2016

Il sound editing del cinema da Oscar, ossia la nomination per il miglior montaggio è un’altra delle categorie tra i premi degli Oscar. Dopo aver elencato tutti i candidati alle nomination degli oscar sonori, nello scorso post ho parlato del sound mixing. Ormai ci siamo quasi e voi siete degli esperti. E mentre voi vi fate un’idea il 28 febbraio sapremo il verdetto.

Su questo post parlo brevemente su  cosa si intende per miglior montaggio sonoro.

 

Tutte le categorie sonore invece le trovi nel mio post Sonoro da Oscar 2016

Nella categoria per il miglior montaggio del suono sono premiati i suoni creati appositamente per il film. Non si tratta solo di effetti speciali, come sembrerebbe ovvio, ma anche di suoni che ci appaiono naturali e che, invece, sono creati artificialmente.

Tra i film di questo 2016, per esempio, i suoni analizzati riguardano esplicitamente i suoni creati per le battaglie di Star Wars o i rumori ambientali dello spazio marziano del Sopravvissuto. Oppure i meno esplitici come il crepitio della foresta in The Revenant.  Questi sono gli effetti sonori, i suoni, che questa categoria mira a riconoscere.

Certo, a questo punto molti avranno notato che entrambe le nomination di miglior Sonoro e miglior montaggio molto spesso, anche quest’anno, coincidono con gli stessi film. E’ vero, ma molti sound designer non sarebbero d’accordo e a questa obiezione potrebbero diventare molto aggressivi.

Tra i candidati di questa categoria quest’ano è una bella lotta.

Da un lato ci sono Mad Max e Sicario che ricostruiscono molto bene gli spazi del deserto. Dall’altra parte ci sono invece The Renevant e Star Wars. The Renevant, se vincesse come Miglior film, si potrebbe trovare a ricevere, con molta probabilità, anche la statuetta come miglior montaggio sonoro. Star Wars, invece, che pur non si trova tra i migliori film, potrebbe trascinare la giuria a farsi votare per affetto. Gli effetti di Star Wars, infatti, sono nella mente di tutti gli appassionati e non solo, da tanti anni. Parliamo di musica e parliamo di sentimenti. Per cui un po’ di sentimentalismo, premesso che la tecnica è alta per tutti i film, ci sta anche!

Miglior sound editing

Un post da conservare e da riascoltare. La musica ringrazia per il tuo tempo!

Sound Mixing da Oscar 2016

Il sound mixing del cinema da Oscar, ossia la nomination per il miglior sonoro è una delle categorie tra i premi degli Oscar. Sapremo i risultati solo durante la notte degli Oscar che si terra il 28 febbraio. Sul mio post ho elencato tutte le nomination sonore agli Oscar. Magari la maggior parte distratto dalla piacevolezza dei film e dalla goduria delle musiche si sarà anche chiesto la differenza tra miglior sonoro e miglior montaggio sonoro.

Le categorie sonore sono 4

  1. Miglior colonna sonora
  2. Miglior sonoro
  3. Miglior canzone
  4. Miglior montaggio sonoro.

Dando per scontato cosa sia una colonna sonora e il premio per la miglior canzone, le differenze meno chiare sono tra le due categorie: miglior sonoro e miglior montaggio sonoro. Vediamo di capire di cosa si tratta.

In questo post ci occupiamo del miglior sonoro. Prossimo mercoledì parlerò del miglior montaggio sonoro.

Per molti anni la categoria di miscelazione del suono in america è stato il “Best Sound”, il miglior suono, appunto, il miglior sonoro. In effetti, per capire meglio la natura di questa categoria dovremmo giustamente aggiungere una parola, “best sound mixing” quel mixing che riporta al mixare, al mixaggio che non è altro che la miscelazione dei suoni all’interno di un flusso audio.

Questa categoria premia il design del suono nel suo complesso. I dialoghi sono chiari? Oppure si confondono con la colonna sonora? I suoni diegetici, ossia i suoni interni alla scena e percepiti da noi come dal protagonista e quelli acusmatici non diegetici, come la colonna sonora o tutti i suoni e le voci non percepite dal protagonista ma solo dagli spettatori, si amalgamano in maniera uniforme? In che modo il diaologo si adatta agli effetti sonori? La musica è troppo forte? In genere il miglior film vince anche questa sezione (e sarà per questo che manca Inside Out che secondo me meritava qualche riconoscimento sonoro).

E così abbiamo sia the Martian e il Ponte delle spie. Ma i due veri contendenti pare che siano The Revenant e Mad Max.

Se avete fatto caso al suono in The Renevant, Il redivivo, i sound designers Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek fanno uso anche del silenzio. Una bella trovata che da forza al sonoro.

Sound mixing

 

La sigla (musicale)

Mentre il logo da elemento acustico è diventato elemento grafico,  nel parlato quotidiano, la sigla, da elemento grafico è diventato elemento musicale e acustico.

Definizione di sigla

Sigla, infatti, deriva dal latino Singula (littera) e dunque è una abbreviazione. Tanto che per la Treccani, il primo significato è questo:

La lettera o le lettere iniziali del nome di persone, ditte ed enti, associazioni e partiti, e di denominazioni varie, come forma abbreviata usata per comodità in sostituzione dell’intero nome. O ancora, nella prassi diplomatica, sottoscrizione abbreviata di un accordo internazionale consistente nelle lettere iniziali della persona fisica preposta da uno stato alla negoziazione dell’accordo stesso.

E solo per estensione si parla di sigla musicale (ma spesso anche solo sigla), come:

motivo musicale o frase musicale e cantata, o anche complesso di immagini, musica e canto, che, sempre nella stessa forma, precede o conclude una determinata trasmissione radiofonica o televisiva, periodica o a puntate.

In questo post mi occupo della Sigla perché per certi versi anche la sigla (musicale) è un logo-sonoro. Come dice la definizione stessa “… sempre nella stessa forma…” . Quindi non cambia e nel tempo diventa riconoscibile e rimanda ad un determinato argomento o programma o pensiero o esperienza o stato d’animo.

La caratteristica della ripetitività e della forma avvicina la sigla ad una forma di  logo sonoro.

Sigla musicale come Limes

Ma la sigla musicale, oltre a dare una identità ad un programma radiofonico o televisivo è anche il Limes, cioè il limite fisico di un flusso di sonorità o di immagini. In un giornale il limes è definito da quello che chiamiamo formato (bidimensionale nel caso della carta). Nella lettura di una pagina seguiamo una direzione. Direzione che può essere anche il flusso di immagini di una pellicola.

Nel flusso sonoro di una radio, ad un certo punto arriva una sigla. Questa ci dice che il normale flusso che stavamo ascoltando si sta interrompendo e sta cominciando qualcos’altro di atteso o di inatteso.

La sigla identifica e crea un nuovo contesto all’interno di un flusso che altrimenti non sarebbe compreso dall’utente.

L’identificazione della sigla musicale avviene a diversi livelli.

Il primo come già dicevo prima riguarda la ripetitività e il riconoscimento. Un altro livello identificativo sono i suoni stessi. Vi basta riascoltare le sigle dei vari tg, sia radio che televisivi,di qualunque canale radio o tv,  per rendervi subito conto dell’uso di violini, trombe e tamburi, sparsi un po’ su tutti i canali. Diciamo che tutti hanno lo stesso tono e lo stesso registro. E così potete equiparare programmi equivalenti e riconoscere se si tratta di un programma informativo o di intrattenimento.

E così come la sigla determina l’inizio determina anche la fine. Apertura e chiusura del contesto.

Ovviamente la costruzione di una sigla è questione strettamente e principalmente musicale. Ed è compito dei musicisti e non degli architetti dell’informazione creare sigle. Ci mancherebbe! Quello che a me interessa riguardo la  sigla è l’esperienza che viviamo durante la sigla.

Sigla dei cartoni animati o delle serie TV

Alle sigle, vecchie e nuove, ci affezioniamo. Ad esse sono legati ricordi della nostra vita, di una nostra epoca, vicina o lontana.

Pensate alle sigle dei cartoni animati. Quanti ricordi? Basta intonare un Jeeg Robot d’Acciao, un Ufo robot o un Mila e Shiro, per ritornare tutti un po’ bambini. Ma pensate anche alle sigla di Twin Peaks, sigla riconosciuta anche da chi non seguiva la serie.

Games Of Thrones

E a distanza di anni, non è cambiato nulla. Prendete, per esempio, la sigla della serie televisiva The Games of Thrones. Tra gli appassionati della serie, musicisti e non, c’è un vero culto delle musiche. Incredibile, infatti, il numero di cover e il numero di visualizzazioni che le cover della sigla hanno sul web.

Qui di seguito una delle tante.

Per chi voglia approfondire su questa specifica sigla ho trovato un interessante post di @SusannaQua

E la sigla musicale sul web?

Sul web, dove il Limes è difficile da definire, generalmente si ripercorrono i passi dell’analogico, insomma, si fa quanto avviene in radio o in televisione. Ma sarebbe interessante poter sperimentare qualcosa di nuovo o di antico (chissà). La parola o il suono spetterebbe ai musicisti.

Se ci avete fatto caso anch’io nelle mie registrazioni audio uso una sigla. Questa sigla rimanda a qualcosa, che rimanda alle architetture virtuali e digitali, che poi sarebbero il tema di questo blog.

 

 

Logo (sonoro), o meglio, sound brand

Quando parliamo di logo, per un brand, tutti pensiamo ad un elemento visivo. Che logo derivi dal greco “Logos” cioè Parola è un particolare per classicisti. Ma noi a quanto pare lo abbiamo copiato dagli inglesi. Durante la progettazione di una azienda, nella fase grafica di un sito, per la creazione di quella che un tempo si chiamava immagine coordinata, si crea un logo anche se sarebbe più corretto chiamarlo logotipo, parola grafica appunto, o ancor meglio, marchio.

Logo o Logotipo?

Nei dizionari la parola Logo non ha definizione e rimanda alla parola logotipo. E la Treccani così lo definisce:

dall’ingl. logotype, comp. del gr. λόγος «parola» e ingl. type «lettera» Forma accorciata di logotipo, nel suo significato pubblicitario e nel linguaggio della pubblicità il modo particolare con cui sono tracciati i segni grafici del nome di una azienda o di un prodotto, e che di solito ne costituisce anche il marchio. Spesso abbreviato in logo.

Il logo che è parola, e dunque elemento sonoro, linguistico, orale, è diventato, da un certo punto in poi della Storia, un elemento visivo, parola stampata con caratteristiche grafiche; in italiano, l’audiologo è lo specialista di audiologia, ossia il ramo dell’otorinolaringoiatria che studia l’organo uditivo e le sue funzioni.

Ci ritornerò più avanti (promesso) anche se già vi ho dato qualche indizio. In questo post volevo parlarvi del marchio sonoro, del logo sonoro, di quello che in inglese più correttamente si dice sound branding, presente su tutti i nostri dispositivi mobili o desk. E’ il suono che tutti attendiamo, è il suono che se non sentiamo ci fa preoccupare e ci mette ansia. Tutti i nostri dispositivi elettronici con cui ci interfacciamo, PC, telefonini, mp3 portatili, tablet, hanno in sé dei suoni che li identificano o che identificano il brand di cui fanno parte. Non sto parlando, infatti, di player, bensì di musica e suoni strutturali, di musica e suoni associati al prodotto.

Mi sarebbe piaciuto presentarvi uno studio a riguardo. Penso che l’argomento meriti una particolare attenzione. Ma come mi ebbe a dire Bonaventura Di Bello, che qui ringrazio pubblicamente per la gentilezza e disponibilità dimostratami: è molto difficile fare discorsi generali sull’audio sonoro, ed è possibile

solo se le varie musiche venissero indagate singolarmente, in quanto si tratta di scelte dettate dal gusto e dalle esigenze particolari di un’azienda e di un particolare periodo. Per esempio, il suono d’avvio di Windows un tempo era un brano composto appositamente da Brian Eno, dietro richiesta dello stesso Bill Gates.

E allora ascoltiamo il logo sonoro di Windows scritto da Brian Eno

Il logo sonoro ha subito modifiche e aggiustamenti fino all’attuale di Window10 in cui possiamo riconoscere sempre e comunque il marchio originale, esattamente come accadrebbe per un logotipo.

I loghi sonori sono ormai entrati dentro il nostro vissuto e dentro il nostro quotidiano. Di seguito qualche esempio americano.

Archi di relazione con il logo sonoro

Con il logo sonoro o sound branding, insomma, si crea un arco di relazione sonora/musicale tra cliente e brand. Questo arco musicale resta con noi per anni e ci avvicina e ci lega al brand. E ci lega molto più intimamente di una immagine o un logotipo, immagine che vediamo/non vediamo, anche per quel principio del minimo sforzo spiegato da Luca Rosati, e che scartiamo facilmente; più facilmente di quanto non possiamo scartare un pensiero. Infatti, la musichetta del nostro smartphone ce l’abbiamo in testa e magari si ripete anche in questo momento in cui sto scrivendo e voi state leggendo. E non ho neppure bisogno di nominare nessun brand, né di impugnare alcun strumento per ricordarvelo.

 

La musica che si vede o cinema che si ascolta

In questi giorni si sta svolgendo la settantaduesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e dato il mio amore per il Cinema, ho tralasciato per un po’ i miei studi sull’architettura dell’informazione.

Tranquilli, però, non voglio tediare con digressioni chi invece viene a cercare su questo blog quanto promesso fin dal primo post. E dunque oggi vi parlo della Musica che si vede, ossia della Musica per il cinema.

Abbiamo fin qui parlato di geografie emozionali, di luoghi che si creano nel contatto di una conversazione, di emozioni che si trasmettono attraverso una voce. E come poter rinunciare a parlare di emozioni che si trasmettono attraverso una musica, attraverso un contesto sonoro?

La necessità di una musica di sottofondo nei film fu subito sentita fin dai primi albori del cinema. Molti possono pensare alla colonna sonora come l’aggiunta di una musica ai film muti. Certo, anche, ma i primi film muti non erano certo silenziosi. Basti pensare che le prime macchine di proiezione erano molto rumorose (lo sono state fino ad anni più recenti) e la visione non era affatto silenziosa (anche tra il pubblico). Quindi la musica di sottofondo nasce principalmente per necessità, come elemento funzionale, da un lato per coprire il rumore dell’ambiente in cui avveniva la proiezione e dall’altro per supplire le mancanze di un’arte agli albori, ancora tecnologicamente grezza e che stava compiendo i primi passi.

Nell’immaginario comune abbiamo tutti ben presente i pianisti che suonano alla base dello schermo. Meno noti furono i compositori di queste musiche per il cinema. Musicisti che spesso furono disprezzati dai puristi dell’epoca e che dovettero inventarsi un mestiere: un mestiere che doveva unire le necessità della musica, come le necessità del cinema e, nello stesso tempo, con la capacità di creare emozioni.

Ennio Morricone ebbe a dire che:

La musica per il cinema è quella musica che tutti sentono e che nessuno ascolta.

Lo spettatore del cinema è poco cosciente della funzione della musica perché ci si trova all’interno di un inganno, di una convenzione, di un patto tra noi, pubblico, e regista. La musica di sottofondo che noi spettatori ascoltiamo è una musica di cui nessuno sa l’origine ma è accettata da tutti e questo non influenza la credibilità del film. Anzi, in un film come “I magnifici sette” per esempio è la colonna sonora che ha arricchito il film e fatto la sua fortuna. Chi si ricorda di questo film lo ricorda come un film trepidante e pieno d’azione ma al contrario, la reazione di chi vide il film senza la musica fu una reazione negativa per aver visto un film noioso e molto lento.


Questo solo come esempio, ma ce ne sono anche altri: come sarebbero stati tanti film senza le musiche di Morricone? Gli Intoccabili avrebbe avuto lo stesso successo senza la sua musica?

Tra gli elementi che compongono la pellicola, la musica è certamente l’elemento che crea maggiori relazione e legami con lo spettatore. La musica opera in modo invisibile e quasi segreto, influenzando l’inconscio, colpisce il nostro intimo provocando emozioni, a volte, indimenticabili.

La musica intensifica, contrasta, inganna, entra nella psicologica dei protagonisti, quindi si inserisce in un contesto geografico e temporale (ricordate? Tempo sonoro) che coinvolge lo spettatore emotivamente. La musica che si vede, o il cinema che si ascolta, dunque, è la concretizzazione fisica di un contesto sonoro, un contesto sonoro che viviamo ma di cui spesso non ci accorgiamo.

P.s.

Data la vastità degli argomenti, ritornerò anche su questo tema così come su molti dei miei post; anche perché, da quando scrivo questo blog, mi piovono addosso tanti consigli di letture molto interessanti che non voglio deludere e che sono certo mi porteranno ad altre riflessioni da condividere. Approfitto per ringraziare tutti coloro che mi indicano indizi e nuove strade da seguire sull’argomento. Grazie a tutti!

BONUS (Digressione)

Per chi è interessato, invece, a #Venezia72 vi indico 3 film (tra quelli visti quest’anno in concorso) da vedere (se vi fidate).

Anomalisa di Charlie Kaufman – Animazione in Stop-Motion fatto benissimo, con pupazzi piacevoli da vedere e curati nei dettagli. Una storia apparentemente semplice di un uomo in crisi che resta in crisi. Tutti i personaggi sono complessi, sono pupazzi ma sono molto vivi e allo sceneggiatore non servono grandi giri di parole per raccontarli. Pochi tratti, pochi indizi, per immaginarsi tante storie di vita.

11 Minutes di Jerzy Skolimowski – Cinema allo stato puro. Tante storie che si intrecciano in 11 Minuti. Se trovo sul web qualche traccia ne parlerò volentieri per le sue caratteristiche audiovisive. L’ architettura del film (anche se non del tutto originale) è solida e il regista può giocare con le immagini senza paura di far perdere lo spettatore. Il regista riesce anche a mostrare un po’ di cinema sperimentale confermando la mia tesi che il film d’autore non deve essere per forza lento e noioso. Da vedere! E scoperto il momento in cui tutti i personaggi si incontrano… da rivedere per stare attenti a tutti i particolari.

Remember di Atom Egoyan – La memoria è qualcosa che si perde e si riacquista. Ma certi ricordi abbiamo tutti il dovere di mantenerli. Tra questi Auschwitz: il genocidio di milioni di ebrei, omosessuali, e lo sterminio di migliaia di essere viventi. Una vendetta sottile ricorda a tutti noi che questo è stato.