Archivi categoria: Conversazioni

Conversazioni è uno spazio che raccoglie i commenti e i dialoghi che avvengono sui social network della comunità di pratica. Un luogo sul web privo di rumore, che raccoglie e fissa scambi di opinione che altrimenti andrebbero perduti. Uno spazio di permanenza, uno spazio lontano dalle distrazioni e dalle notifiche dei social network che ci distraggono. Una categoria che può essere arricchita da chi vuole aggiungere altro valore a quanto già detto.

In questa categoria tento di fissare quello che ritengo rilevante, secondo un interesse personale. Userò l’algoritmo del mio pensiero. Spero che questi interessi si avvicinino all’interesse del mio pubblico.

Conversazioni di valore

In ogni caso questo spazio vuole essere anche la raccolta di appunti importanti da poter rivedere quando necessario. Qui si vogliono fissare le parole e i pensieri di chi in Italia svolge un lavoro di divulgazione costante e di valore. E contribuire alla divulgazione.

Ovviamente non garantisco la raccolta di tutto. Qualcosa si perderà. Molti pensieri e discussioni sono già andate perdute. Purtroppo.

Contribuisci alle conversazioni

Confido nell’intelligenza collettiva dei lettori che possono continuare gli scambi di battute nei commenti (moderati); che possono segnalare altre conversazioni di valore. O che possono contribuire proponendo le loro conversazioni.

Cos’è l’user experience secondo te?

Le domande che animano spesso architetti dell’informazione e progettisti si ripetono periodicamente. Spesso, ritornano domande come queste.

Il dibattito si anima facilmente. Qualcuno prova a dare una risposta, qualcun’altro bacchetta le risposte sbagliate, altri ancora mettono una pietra tombale sull’argomento con la propria autorità.

La sensazione però è sempre la stessa. Quella di non riuscire a farsi capire da chi questa disciplina non la pratica e magari ne ha un gran bisogno.

Gruppo usabilità e architettura dell’informazione

Sul gruppo facebook usabilità e architettura dell’informazione, Stefano Bussolon, ogni tanto torna a fare questa domanda ai membri del gruppo. Essendo lui uno psicologo, credo che lo faccia per analizzare, risposte e reazioni. Ma anche per osservare come si evolve la risposta.

Nel 2015 Stefano propose un sondaggio

Che cos’è, secondo te, la user experience?

  • Essere user friendly
  • la conseguenza del fatto che gli sviluppatori sono misantropi
  • Il motivo per cui gli sviluppatori sono tutti misantropi

UX? Un’etichetta felice

Maurizio Boscariol come risposta ripropose un vecchio articolo che però resta tra i fondamentali. L’articolo comincia così.

La User Experience è la parola nuova nell’ambito della progettazione web da ormai qualche anno. E’ diventato un termine onninclusivo, che a seconda dell’interlocutore, sembra contenere l’architettura dell’informazione, l’usabilità, la grafica, il marketing, il project management, e chi più ne ha più ne metta.

La sensazione è che User Experience sia un’etichetta felice, ma che non sia chiaro nemmeno a tutti i suoi praticanti di che si tratti. A rafforzare la sensazione c‘è la considerazione che non si tratta di una disciplina con portati dalla ricerca scientifica (a differenza dell’ingegneria dell’usabilità, che vanta filoni di ricerca nella Human-Computer Interaction), né con pratiche progettuali ad hoc (come invece vale per l’architettura dell’informazione, che in card sorting, content inventory, costruzione di dizionari controllati ed altro ha un armamentario di elezione).

e conclude

La UX è un nome che molti (in particolare molti Project Manager, ma non solo) ritengono fuffoso, ma tutti riconoscono che è un “ombrello” che si occupa di attività importanti o molto importanti. In Italia pare tuttavia esserci (per quel che può testimoniare il nostro piccolo campione) un ventaglio di esperienze non positivo con i professionisti che operano in questo settore: vengono giudicati poco credibili o poco professionali.

L’UX secondo me?

Simone Borsci sostiene che

non esiste una “UX secondo me”, ci sono documenti come ISO 92411-210 e il UX white book che inquadrano il senso, il significato e le metodologie di analisi della UX.

e Maurizio Boscarol precisa

D’accordo con Si Mone Borsci. Infatti il mio questionario era sull’autopercezione e non includeva una possibile definizione. Ma magari può essere interessante vedere come gli UX practitioners si autodefiniscono… 😉

Spiegare l’UX ai clienti

E infatti, alla fine, il problema non è tanto spiegare cos’è l’User eXperience secondo te, ma come spiegare la UX. Come spiegarla ad un cliente.

Si Mone Borsci risponde ancora che si tratta di una domanda da un milione di dollari…

Interviene, allora, Sergio Venturetti

É un po’ come chiedere a dei professionisti del settore turismo “cosa é per te l’accoglienza?”… Vediamo, in una frase azzarderei: la capacità di farmi vivere un’esperienza piacevole mentre porto a termine un compito con successo.

Stefano instilla il dubbio che dato le poche risposte ci sia confusione nei clienti e nelle agenzie, perché noi stessi (professionisti del settore) non sappiamo definire bene la cosa.

Progettare esperienze?

Raffaella Roviglioni

Cosa sia non mi ci metto nemmeno, come la spiegherei ai clienti è proprio un’altra cosa.
Mi piace la definizione data da Raffaele Rainwiz alla Social Media Week e citata da Alberto Mucignat nel suo blog, ma dubito che i tutti i clienti sappiano cosa sia un touchpoint.

Quindi forse direi che possiamo progettare l’esperienza del vostro cliente se lo osserviamo e interpelliamo nel suo mondo per capirne i bisogni, e se lo coinvolgiamo nelle fasi progettuali per validare i nostri passi.
Boh, my five cents!

Antonella Porfido

E’ una definizione inventata da qualcuno che doveva vendersi meglio. E’ qualcosa che funziona senza che nessuno se ne accorga.

L’UX secondo Andrea Resmini

Cos’è l’User eXperience secondo te, Andrea Resmini al volo

la user experience è l’insieme delle interazioni e relazioni che una persona attiva con un prodotto o servizio. E’ di solito un flusso e soggetto a cambiamenti dovuti all’uso, al contesto, alla familiarità. (etc). Lo user experience DESIGN è quell’insieme di preoccupazioni progettuali, metodi, strumenti, teorie e parafernalia vari (provenienti da altri campi e/o discipline) che ha come obbiettivo quello di creare e/o migliorare questo insieme di relazioni.

Di fatto, quando saremo passati ad altro e avremo finalmente ricondotto i vari “design” al “Design”, ci accorgeremo che UXD era una risposta ai bisogni emersi con la diffusione del digitale ed ai problemi connessi (intendo, un “momento” nella lunga tradizione del design).

Salvatore Larosa

Andrea Resmini la definizione che dai mi piace in quanto è “integrale/integrata” rispetto al mondo del service design. Secondo voi in una struttura che si occupa di “design di prodotto/servizio” i due mondi dovrebbero convergere?

Andrea Resmini

Salvatore, che i due mondi (prodotti / servizi) siano abbondantemente convergenti io e Luca Rosati lo abbiamo scritto per la prima volta nel 2009 e ribadito nel 2011 in Pervasive IA (coincidentalmente, anche Don Norman sosteneva un’opinione simile nel 2009, nel caso servissero voci piu’ autorevoli). Dal mio punto di vista che guarda alle discipline (non al lavoro pratico di un’agenzia), IA, SD, UX, IxD, sono punti di vista diversi su di uno stesso dominio.

L’UX che aiuta

Marco Pesani

Io dico sempre al cliente che lo aiuteremo a creare dei prodotti che la gente vuole davvero usare e, di conseguenza, comprare. Non è accuratissima ma, passato il concetto, ci lasciano carta bianca 😛

Luca Rosati

Salvatore Larosa Ciao! Sulla relazione-convergenza fra service design e UX design cf. http://www.uie.com/articles/service_design/ (purtroppo oggi il link non porta da nessuna parte) Ecco perché io preferisco parlare di design dell’esperienza tout court.

Conclusioni

Chissà se queste definizioni, date dai maggiori esponenti dell’User experience italiana vi abbiano chiarito il concetto.

Io devo ammettere che un po’ ci ho rinunciato. Nel senso che ritengo difficile spiegare un metodo innovativo a chi ricerca la SEO o una “bella” grafica a prescindere.

Preferisco piuttosto farne uso, praticare sul campo i metodi, per quello che riesco. Dimostrare, sui miei progetti personali, che funziona e che aumenta il valore del sito web o del prodotto digitale. Senza sentirmi per questo un esperto, ma un umile sacerdote della disciplina.

E la tua definizione?

Tanti sono i libri che si dovrebbero leggere e da cui estrarre la definizione, ma è sempre bello poter ascoltare le persone.

I commenti sono aperti e moderati. Puoi aggiungere di seguito la tua definizione. Qual è la tua?

Canzoni per eventi aziendali – musica per convention – presentazioni aziendali

Canzoni per eventi aziendali, musica per convention, presentazioni aziendali, sono il cruccio di molti organizzatori di eventi che devono pensare anche a come iniziare un evento o come ravvivarlo.

Questo articolo vuole dare una mano, uno spunto, un punto di raccolta per una bella playlist collettiva. Si tratta di una playlist tratta dai consigli di molte persone e a cui puoi continuare a contribuire attraverso i commenti.

Se qualcuno ti chiedesse, infatti, un consiglio per introdurre un evento, cosa consiglieresti?

Qualche canzone che trasmetta allegria, voglia di ballare, felicità e gioia. Che cosa diresti? Ciascuno di noi intende queste emozioni in modo diverso. Ed è quello che è accaduto a Valentina Falcinelli, per chi non la conoscesse Pennamontata, che a fine gennaio 2018 ha chiesto ai suoi amici sulla bacheca di facebook, per piacere.

qualche canzone che trasmetta allegria, voglia di ballare, felicità, gioia?

Ti presentiamo Echo Show 8Resta sempre in contatto con l’aiuto di Alexa.

Presentazioni aziendali, le richieste impossibili

Una volta un mio datore di lavoro mi chiese di inviargli qualche proposta musicale per la conclusione di un evento. Qualcosa di inspirazionale e nelo stesso tempo energico.

Mandai le prime tre canzoni, niente. Ne mandai altre 5, non convincevano. Poi 10 e ancora 10 e altre dieci ancora. Ma niente. Continuai ancora a mandare, perché chiedeva di continuare la ricerca.

Alla fine, pur avendo snocciolato vaste discografie non ne venne fuori niente e niente musica.

Quella preziosa corrispondenza è andata perduta. Con questo articolo, mi metto nei panni di coloro a cui viene fatta questa richiesta, sperando di essere utile.

Consigli per una canzone che trasmetta allegria, voglia di ballare, felicità, gioia?

Da quella richiesta è nata una serie di consigli che io riporto tra le mie conversazioni. Le conversazioni, per chi è nuovo del blog, sono una rubrica che raccoglie i migliori dialoghi che io incontro sui social. Dove tutto si perde nel tempo.

Io cerco di raccogliere il meglio e di dare spazio a contenuti che possono essere di interesse comune. Per i miei lettori, principalmente, ma anche per altri che capitano per caso.

Canzoni per eventi aziendali

Per cui se stai organizzando anche tu un evento e vuoi iniziare con una musica viva qui potrai trovare qualcosa di interessante. Consigliato, oltretutto da persone che già di eventi ne hanno organizzati tanti, o che comunque hanno partecipato a tanti eventi.

Ti presentiamo Echo StudioAltoparlante intelligente con audio Hi-Fi e Alexa.

Musica per convention

Don’t stop me now dei Queen

Ho hey The Lumineers

Vivir mi vida, Mark Anthony.

Come on Let’s go – Ritchie Valens

https://youtu.be/oHQ8wI6BlVE

Toda joya toda beleza

Feel it still dei Portugal The man

Jennifer Lopez – Let’s Get Loud

Francesca Borghi Se ti propongo qualcosa di meno conosciuto ma con una voce pazzesca? Questo pezzo è stato scritto apposta per un evento social :)https://soundcloud.com/aless…/con-tutta-la-forza-che-ho…
Gestire

Con Tutta La Forza Che Ho_Demo for #BattleRoyale

I will wait Mumford & Sons

Pharrell Williams – Happy

The Blues Brothers

Luigi Ferrara Volendo anche la colonna sonora quasi intera di The Blues Brothers, da Soul man a Sweet home Chicago.

https://youtu.be/TmfOl2e5Ib4

Phoenix – If I Ever Feel Better

I’m gonna be (500 miles)” dei The Proclaimers.

Hair Up ~ ITA

Happy Together – Turtles

Dave “Baby” Cortez – The Happy Organ

https://youtu.be/vK7rBXfZtAU

Think [Aretha Franklin]

Reach out [Gloria Gaynor]

https://youtu.be/bIAHgmDTZqk

Eye of the tiger [Survivor]

R.E.M. – Shiny Happy People (Official Music Video)

The Beach Boys – Good Vibrations

Quantic & Flowering Inferno – Cumbia Sobre el Mar

Bobby McFerrin – Don’t Worry Be Happy

Robin Schulz – Sugar (feat. Francesco Yates).

Can’t stop the feeling

Tequila _ The Champs!

https://youtu.be/3H6amDbAwlY

Coldplay viva la vida

Adrenalina <Lopez, Martin, Wisin>

Do You Love Me – The Contours

DJ Fresh – ‘Gold Dust’ (Official Video)

Instituto Mexicano del Sonido (IMS) – Pa La Calle feat. Lorna

LP- Night Like This

Walk of life dei Dire Straits Let the river run di Carly Simon (colonna sonora del film “Una donna in carriera”)

marc Anthony, Los Van Van (qualcuna)

Victor Manuelle

Grouplove – Good Morning

Un po’ di Bregovic?

e un pochetto di Buju Banton?

Alegria- Cirque du soleil

I Believe In A Thing Called Love – The Darkness

High on Humans degli Oh Wonder

Delta Goodrem “In This Life” Live Sunrise

Go – The chimical brothers

The Cure “Why Can’t I Be You?”

Noel Gallagher: holy mountain.

 Chet Faker – 1998

 Fool’s Garden – Lemon Tree

Pirates of the Caribbean Orchestral Medley, He’s a Pirate

We Found Love – Lindsey Stirling (VenTribe)

Footloose – Kenny Loggins

A Little Girl Plays For A Street Musician And Gets The Best Surprise In Return

https://youtu.be/TRktavB7KRQ

Bob Marley – Don’t worry be Happy

Imagine Dragons – On Top Of The World (Official Music Video)

The Cure- Friday im in love (lyrics)

Ferris Buller Sing’s – Twist And Shout

Simon & Garfunkel – The Sound of Silence (from The Concert in Central Park)

Grease – Summer Nights HD

R.E.M. – Man On The Moon (Official Music Video)

Cotton Eye Joe

Katrina & The Waves – Walking On Sunshine

Maria Rita – O Homem Falou

Let the music play, Barry White

Don’t stop ‘til you get enough, MJ

Teacher I Need You – Elton John

Presentazioni aziendali

Qualcuno consiglia di cercare su Spotify un paio di playlist che sono disponibili sull’app.

– Operazione buonumore
– Feelin’ good

Personalmente il mio consiglio è stato più che altro ispirazionale.

A me pare che trasmetta delle belle emozioni.

E a te? Quale canzone piace di più tra quelle proposte? Cosa consiglieresti per un evento? Che musica per eventi preferisci? Condividi la tua sigla ideale per il tuo evento ideale!

Idee per una comunità

Idee, comunità, condivisione, passione, voglia di stare insieme, di costruire qualcosa, di lasciare il segno. È solo una parte di quello che queste 33 idee per una comunità esprimono. Nell’ultima edizione del Summit italiano di architettura dell’informazione è stato lanciato un hashtag su Twitter molto interessante. #IIAS17Ideas che raccolgo qui di seguito.

Conversazioni” è la mia rubrica di raccolta delle conversazioni di valore che si disperdono (nel tempo) sui social e che qui, sul mio blog, invece, trovano una casa sicura.

33 splendide idee per una comunità.

Idee per una comunità

@martinbrando_
#IIAS17Ideas formazione nelle scuole per costruire nuove competenze trasversali, perché l’architettura dell’informazione permea molti più campi di quanto crediamo.

@un4m1c0
Sposare un uomo ricco ed usare i suoi soldi per promuovere l’associazione. #IIAS17ideas.

@wallymontagner
E se portassimo al Summit anche il business? Con casi di successo raccontati e ascoltati da chi in azienda decide? #iias17ideas.

@viviananeglia
Traduzione simultanea (a pagamento) per evitare di far vivere esperienze frustranti a chi non usa l’inglese ogni giorno #IIAS17Ideas.

@BBronzino
Rendiamo gli #uxbookclub ‘nodi’ locali della rete @ArchitectaIA e alimentiamo relazioni reali🤝 collaborazioni a distanza 🌐scambi di esperienze ➿con un #IAsummercamp d’intermezzo per rivederci tutti “destrutturati” #mappiamoci 🗺 #onlife #iias17ideas.

6

@clouds_condello
#IIAS17IDEAS Fare branding invitando i soci ad apporre in calce alle loro firme, digitali e non, la dicitura “Proudly member of Architecta”.

@fusillanna
#IIAS17IDEAS aprire un canale slack di architecta per la condivisione di temi/eventi/materiali/idee.

@clouds_condello
#IIAS17IDEAS Organizzare concorsi aperti al pubblico, nei quali vince chi segnala (motivandolo) i peggiori esempi di IA UX UI VUI.

@maybeleo
#IIAS17ideas creare un wiki di informazioni e risorse riguardanti l’architettura dell’informazione e di user experience.

@EReinaudo
#iias17ideas ELISA REINAUDO per sketch.
Intervenire su elementi ambientali (riconducibili a tematiche IA) che non vengono usati come dovrebbero, ‘reinterpretandoli giocosamente’, così che il loro utilizzarli, si traduca in alfabetizzazione e viralità del brand (valore+conoscenza).

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@salvatorelarosa
#iias17ideas @ArchitectaIA “the Architecta Prize”, annuale, al miglior progetto di imprese o PA per usabilità, inclusive design, IA e coerenza utenti-valori-servizi.

@machiebruce
Una mappa dei soci con le relative competenze #iias17ideas.

@mariapiaerice
Summit school a Marettimo. Secondo Butler era la vera Itaca. Del resto l’architettura dell’informazione non è un po’ un’Odissea? #iias17ideas #IIAs17.

@vdmdesign
#IIAS17ideas Un calendario di @ArchitectaIA in ogni ufficio di aziende italiane che si occupano di #IA #UX #servicedesign con gli appuntamenti annuali #summit #WIAD #EuroIA e una definizione al giorno di metodi/strumenti al posto dei santi.

@Lelax3
Un repository in cloud con documenti, template, sdk, wireframes condiviso e categorizzato per ambiti di sviluppo #IIAS17ideas.

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@clouds_condello
#IIAS17IDEAS Fare branding creando divertenti video virali, firmati @architecta, su tutte le possibili conseguenze del bad design.

@BBronzino
Vogliamo @resmini che chiude tutti i Summit di #IA @Architecta fino alla fine dei tempi #amen #iias17 #iias17ideas.

@martinbrando_
#IIAS17Ideas rendere la complessità degli argomenti più accessibile, attraverso workshop focalizzati sulla relazione tra teoria e strumenti, con esempi pratici @ArchitectaIA.

@debora_botta
Architecta IA Jam autoorganizzata in varie città lavorando sul sito del proprio Comune così aiutiamo http://designers.italia.it #IIAS17IDEAS.

@DieEgg_
#iias17ideas perché non lavorare per far diventare @ArchitectaIA riferimento di settore in Italia per l’e-learning? Videocorsi e simili. I contenuti non mancano :).

@giesus
Una passeggiata per Roma/Bologna/Palermo ecc. con il prof @resmini che ci parla di architettura #iias17ideas @ArchitectaIA.

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@emantova
Organizzare webinar con diverse finalità e a vari livelli: formazione per avvicinare i neofiti, informare sui temi caldi per fare cultura sulla IA, comunicare le attività di architecta, ecc.. #iias17ideas.

@Lelax3
#iias17ideas Sviluppare un’app per servizio di coworking p2p. Stile AirBnb ma per sale riunioni.

@zetaraffix
La mia percezione di @ArchitectaIA prima di oggi era di contesto “esclusivo”. Una migliore comunicazione può aiutare a raggiungere chi nn crede di essere in target #IIAS17ideas.

@claudiabusetto
Architecta come punto di riferimento nella discussione “istituzionale”, le basi della disciplina per chi si affaccia ora, e “monografica”, con tema dell’anno (es. Conversazioni) su cui da gennaio la comunità può confrontarsi nei book club o Architecta local chapters #IIAS17ideas.

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@EReinaudo
#iias17ideas SONIA GEMMA per sketch Costruiamo un toolkit dove raccogliere e sistematizzare i nostri strumenti per calarli al meglio nei nostri progetti. Uno strumento in continua evoluzione per raccogliere idee e perfezionarle!

@EMenichella
In risposta a @vdmdesign e @ArchitectaIA
Con foto tipo calendario Pirelli! #IIAS17ideas.

@zetaraffix
#IIAS17ideas: andare nelle scuole (quelle basse) e promuovere “conversazioni” (acchiappali da piccoli!).

@merissimissima
#IIAS17ideas Architecta come collettore di tutti gli uxbookclub e community locali che trattano a vari livelli di #ia & #ux #golocal.

@BBronzino
O anche solo dare patrocinio @ArchitectaIA in cambio di 5′ sul tema e sull’associazione #IIAS17ideas.

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@clouds_condello
#IIAS17IDEAS Fare branding attivando workshop firmati #architecta nell’ambito di eventi/manifestazioni organizzati da terze parti (es. SMAU).

@kiarette
#iias17ideas istituire una Jam collaborativa di due giorni in cui potersi ‘sporcare le mani’ insieme su un tema specifico #iias17.

@monicazambolin
#IIAS17ideas: seleziona talenti! Istituiamo il Premio Architecta per progetti di Design (progettazione).

Fuori concorso

Quel che manca a tutti è comunque un contatto vero e diretto. Anche continuo, volendo. E, infatti, Debora Bottà ci invita tutti a incontrarci anche senza un motivo se non altro per incontrarci.

La mia idea

La mia idea, l’ho elaborata dopo molto tempo e si tratta di creare una comunità di studenti.

Se siete interessati continuate a seguire il blog.

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Creare una comunità di pratica

Tutti vogliono diventare UX Designer?


La foto in evidenza è di Tonino Carlino

Architettura dell’informazione per il portale Comune di Roma

Il portale Comune di Roma è in fase di rifacimento. Il lavoro a quanto pare dura da un po’. Almeno da inizio anno 2017. Nell’estate 2017 infatti, è stato evidente perché è comparso un avviso sul sito ufficiale del comune di Roma. In questo avviso si chiedeva un parere sul prototipo ai residenti. Ossia si chiedevano pareri sul sito che era già stato fatto e su cui si era già lavorato. L’avviso facevo riferimento proprio all’architettura dell’informazione del sito e alla voglia di coinvolgere i cittadini in questo lavoro di rifacimento.

Chi bazzica su questo blog sa che l’approccio nuovo che propone l’architettura dell’informazione è proprio opposto. Prima si fa la ricerca dei bisogni delle persone chiedendo il loro parere. E non come si faceva in passato e si continua a fare.

Raffaella Roviglioni a fine giugno ha condiviso con la comunità di pratica l’avviso del comune di Roma. E scrive una lettera aperta sul proprio profilo e nel gruppo della comunità di pratica di Facebook.

Lettera aperta al comune di Roma

Raffaella scrive: Caro Comune di Roma,

Ai più potrà sembrare una bella iniziativa consultare i cittadini sulla progettazione del nuovo portale, facendo vedere loro ‘i modelli di pagina’ e chiedendo di esprimere la propria opinione in merito.

Ma per noi che il mestiere di progettisti lo facciamo ogni giorno e ci spendiamo con i clienti per far comprendere loro l’importanza di progettare con e per le persone, questa modalità non va bene.

Perché non è una progettazione partecipata, è un’iniziativa fallace nella migliore delle ipotesi o di facciata e propaganda nella peggiore.

Per rispondere davvero alle esigenze e bisogni dei cittadini e per rendere un sito usabile non si può far vedere delle pagine e far riempire un questionario: bisogna coinvolgerli nelle varie fasi progettuali, in più momenti e con modalità adeguate. Parlo di ricerca con le persone, interviste, card sorting, co-design, test di usabilità, e molto altro.

Va bene che in Italia siamo indietro rispetto ad altri paesi sulla progettazione human-centered (quella che mette le persone al centro), ma basta una veloce navigata in rete per capire come si fa.
Possibile che nessuno di voi, lì al Comune, abbia sentito e letto del lavoro magnifico fatto dalla PA del Regno Unito per digitalizzare i servizi al cittadino? Pensate che hanno messo a disposizione per tutti le linee guida!
https://www.gov.uk/design-principles

Principi che vanno benissimo anche per progettare solo un portale, prima di arrivare a lavorare sui servizi erogati in questo modo. Fantascienza, lo comprendo, ma intanto si potrebbe iniziare a fare un passo con il piede giusto?

Invece no, proponiamo all’infinito l’ennesimo questionario, che non servirà a nulla se non a raccogliere commenti del tipo “è troppo rosso”, oppure “si legge bene”, o anche “secondo me il bottone dovete farlo più grande e spostarlo in alto”.

Continuiamo a fare finta di cambiare, così non cambieremo mai nulla.

La raccolta dei consigli si è conclusa il 31 luglio 2017 e di quella richiesta resta la comunicazione che riporto di seguito.

Nuovo portale di Roma Capitale: Consultazione online

Quello che compare a novembre 2017 è il messaggio che si legge di seguito.

Grazie a tutti coloro che hanno fornito un contributo per la realizzazione del nuovo portale partecipando alla consultazione pubblica in due fasi che si è conclusa il 31 luglio scorso.

Le idee e i suggerimenti pervenuti attraverso gli oltre 4.600 questionari compilati sono in corso di esame e contribuiranno ad una progettazione partecipata del portale capitolino, nell’ottica di renderlo più vicino e rispondente alle esigenze dei cittadini.

Nelle prossime settimane sarà pubblicato un documento di sintesi con i risultati della consultazione.

Il prototipo rimarrà consultabile on line

Il link non porta a nulla.

Ordine dei pulsanti

Ordine dei pulsanti è il titolo di un post che si può leggere sul blog di Emanuele Donati. Donati comincia così.

Vi è capitato di interrogarvi sull’ordine opportuno dei pulsanti “OK” e “Cancel” in una finestra di dialogo? Forse non molto spesso, ma vi posso assicurare che quando la questione assurge a decisione da prendere la situazione diventa rapidamente spinosa. Trovo quindi interessante condividere due righe sull’argomento.

La condivisione su facebook da parte di Giacomo Mason, ha fatto nascere una conversazione che ritengo di valore tra la comunità di pratica che qui riporto integralmente per non far perdere il contesto in cui è avvenuta.

Ordine dei pulsanti

Inquadriamo innanzitutto di cosa stiamo parlando. Emanuele Donati si interroga su dove devono essere posti i pulsanti “OK” e “CANCEL”. Ossia si interroga sul come organizzare i due pulsanti che indicano la prosecuzione o l’interruzione di una attività già precedentemente decisa. Come “Paga ora“, “Sottoscrivi“, oppure, “Elimina” da confermare o annullare.

Dove vanno messi i pulsanti? A Destra o a sinistra?

Donati continua.

Ovviamente la regola “perfetta” non esiste, ma ci sono due scuole di pensiero.

Sinistrorsi o destrorsi?

I sinistrorsi seguono il principio dell’ordine. Ossia metterebbero il tasto che induce all’azione positiva (OK) prima di tutti gli altri pulsanti. I destrorsi, invece, seguono il flusso dell’attenzione. E quindi a destra. Il tasto che porta all’azione positiva, infatti, concluderebbe il flusso della finestra di dialogo.

La soluzione?

Come spesso succede a decidere tra i due approcci teorici ci ha pensato la pratica. Secondo la regola di buon senso per cui conviene progettare interfacce conformi a come l’utente è già abituato, per anni ha regnato sovrana la regola impostaci dal buon Bill Gates.

E conclude con il buon senso di andare a guardare quali siano i sistemi più usati del momento e adeguarsi.

In conclusione: tasto “Cancel” a sinistra e tasto “OK” a destra!

I commenti su Facebook

Luca Rosati – In realtà il problema si può risolvere alla radice differenziando i pulsanti: bottone per il comando principale (o a cui si vuol dare maggiore enfasi) e text link per quello secondario.

Nino Lopez – Sì, basta rendere evidente la differenza. Io userei comunque due bottoni.

Salvatore Larosa – In ogni caso, bottone o link, è importante standardizzare la posizione relativa di tali oggetti, in modo da abituare i propri utenti, quindi le considerazioni dell’articolo rimangono valide credo…

Stefano Bussolon – Io sono fortemente destrorso. Ok a destra.

Renata Durighello – Io sono dannatamente sinistraccipicchiacome si dice, insomma mancina, ma anche per me dx è sinonimo di definitivo, perché quella volta non mi hanno permesso di fare come il buon da vinci. Però sono d’accordo con Luca, la gerarchia visiva predomina e ben lo sanno i designer di app con pubblicità a pagamento, sinistra destra alto basso, il tasto ok è sempre il più visibile. Il rovescio della medaglia? A cosa serve fare due pulsanti, uno che mi chiede di aspettare, annullare, se poi devo rendere “schiacciafacile” quello che ti dice di sbrigarti e non pensarci su?

Gerarchia visiva

Luca Rosati – Ciò che conta è la gerarchia visiva, a volte entrambi i comandi possono essere centrali, ma se si distingue l’importanza non si crea imbarazzo della scelta (Vedi il libro Web Form Design)
Ecco come fa ad es. Airbnb: un solo bottone per l’azione principale, text link per tutto il resto.
Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Simona Abita – Questo però mi sembra un caso diverso, se non ho capito male l’articolo parla di confermare o annullare un’azione in una finestra di dialogo.

Luca Rosati – Stessa cosa: l’annulla andrebbe posto a un livello gerarchico differente, a meno che non si tratti dell’azione principale. Fra l’altro in molti casi l’annulla è inutile quando non dannoso (esperienza diretta), così come i tasti Pulisci, Reset ecc. da bandire totalmente. Ti consiglio la lettura del libro di Wroblewski, basato su test con utenti fatti da lui o documentati in ricerche serie.

Ricordo anche un bell’articolo che sintetizzava molte di queste cose, ma devo ricercarlo.

Luca Rosati – (ndr Trovato!) Primary vs. secondary actions
Primary actions are links and buttons in a form that perform essential “final” functionality, such as “Save” and “Submit.” Secondary actions, such as “Back” and “Cancel,” enable users to retract data that they have entered. If clicked by mistake, secondary actions typically have undesired consequences, so use only primary actions where possible. If you must include secondary actions, give them less visual weight than primary actions.

Principio di coerenza

Claudia Busetto – Anche secondo Nielsen vince il principio di coerenza, nel dubbio è sempre meglio seguire lo standard proposto dalla piattaforma. Il problema è nel redesign di certe piattaforme che sono chiaramente mal progettate, in cui però gli utenti si sono ormai abituati a certi standard “scorretti”: Meglio cambiare o mantenere?

A conclusione chiedo se ci sia una risposta a questa domanda e Claudia risponde.

Claudia Busetto – ciao Toni! Non penso ci sia una risposta valida sempre, dipende dal contesto, solitamente mantengo lo standard anche se è formalmente sbagliato. Ci sono contesti in cui un designer non l’hanno mai visto e non hanno mai nemmeno pensato che ci sia del mestiere dietro la progettazione di interfacce, partono d zero e il costo emotivo del cambiamento è enorme. In questi casi per me l’obiettivo è accompagnare il cliente verso un nuovo modo di fare le cose, negoziare un consenso, non tanto risolvere un problema specifico.

Conclusioni

Concordo con quanto scrive Claudia. Il contesto in cui si lavora e si opera determina la propria azione di progettazione. E per chi propone un cambiamento, un cambio di paradigma, il lavoro è doppio. E mi piace sottolineare quanto dice Claudia.

Il nostro compito oggi è quello di essere degli accompagnatori verso un nuovo modo di fare le cose.

Un nuovo modo che renda le informazioni più fruibili alle persone. Accompagnatori, guide, pionieri. Si tratta di un lavoro arduo e spesso solitario. Sicuramente ancora contro corrente.

Conversazioni di questo genere dimostrano però che nessuno si sottrae a questo compito.