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Intervista a Riccardo Catagnano

Mi risulta difficile parlare di Riccardo Catagnano senza raccontare qualcosa di privato. Perché Riccardo Catagnano è un mio amico. Un amico di cui ho stima e nutro affetto. Una di quelle persone con cui ho condiviso pezzi di Vita, luoghi, amicizie, valori.

E quindi presentarlo formalmente come il Creative Director e Head of Branded Content di Connexia, una delle agenzie pubblicitarie più importanti d’Italia, è strano; ma è sicuramente un onore per il blog.

Di Riccardo non racconterò il CV. Su youtube trovate molte sue presentazioni, interviste e lezioni, in cui parla dei suoi progetti e del suo lavoro.

Riccardo Catagnano, un creativo

Prima di lasciarvi al perché di questa intervista e alle risposte di Riccardo, però, voglio raccontare questo breve aneddoto.

Premesso che parlare con Riccardo è sempre un piacere. Il suo pensiero è sempre brillante, un creativo 24 ore su 24, che smuove idee ad ogni chiacchierata.

Ricordo come, in una serata di agosto tra amici, ad una richiesta di un titolo per un nuovo format su youtube, Riccardo trovò il titolo perfetto, in pochi minuti, pensandoci per scherzo, quasi per gioco.

Ci sorprese tutti. Sembrò una di quelle magie che i maghi fanno fuori dal palco, per far divertire i bambini. Scoprì una moneta d’oro proprio dietro il nostro orecchio.

Di quel format l’autrice non ne fece nulla. A me è rimasto in mente il ricordo di questo aneddoto e chissà che prima o poi non riprenda quel titolo che varrebbe la pena avviare.

Perché intervisto un pubblicitario

Ma bando alle ciance. Perché intervisto sul blog un pubblicitario? E perché proprio Riccardo Catagnano?

Chi mi segue sa che mi occupo da tempo di assistenza vocale e chatbot e tempo fa mi sono interrogato sulla ricerca vocale. Ossia sul problema della ricerca fatta con glia assistenti vocali. Questi infatti, rispondono ad una domanda con un unica risposta.

Scrivevo infatti…

La risposta, o il risultato, però, non è la lista di risultati (SERP), cioè la famosa prima pagina dove tutti vogliono stare. No. Il risultato è una risposta unica e univoca scelta da Mister Google in persona.

O da altri assistenti vocali.

Insomma, mentre fino ad oggi la pubblicità si è inserita nelle nostre ricerche analogiche e digitali, da domani come farà?

Riccardo mi risponde con qualcosa che è già è stata fatta qualche anno fa. Riccardo di seguito racconterà un modo geniale che i pubblicitari hanno già trovato. Spiegando, tra le righe, che il pensiero dei creativi, come dei pubblicitari o dei comunicatori, troverà sempre il modo di utilizzare gli strumenti per raggiungere i propri obiettivi.

Enza, la deficienza artificiale

E chi meglio di Riccardo Catagnano poteva parlare di assistenti vocali dato che proprio lui è l’inventore di Enza, la deficienza artificiale?

Abbiamo realizzato una campagna pubblicitaria multisoggetto integrata, curando, con il supporto della nostra Media House interna, sia il concept creativo che la produzione di contenuti video.

La star dello spettacolo è Enza, il primo esempio noto di “stupidità artificiale”, che non semplifica la vita e non sa rispondere a nulla. Incapace di spiegare come la colazione possa essere deliziosa e leggera allo stesso tempo, Enza tormenta la famiglia innocente nello spot.

La campagna è stata trasmessa sulle principali reti televisive, sui canali digitali, su Radio e su Spotify, dopo una fase di teaser online. Enza e il suo fastidio hanno rilevato le pagine Facebook, Instagram e YouTube di Buondì Motta.

Intervista a Riccardo Catagnano

Con Riccardo dunque abbiamo parlato di pubblicità, di comunicazione, dati, di presente e di prospettive, che visto i tempi, non è male.

Qual è la tua definizione affettiva di pubblicità?

Se ci riflettessi un attimo, ti direi che è creare e raccontare, nel modo più inaspettato, le caratteristiche di un prodotto o i valori di una marca. Se invece dovessi risponderti a bruciapelo allora ti direi che è il modo più appagante che conosco per divertirmi ogni giorno insieme a gente incredibile, immaginando qualcosa che non c’è ancora.

Quale parte del tuo lavoro ti piace e ti diverte maggiormente? Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Mi piace molto la fase di brainstorming: quando si insegue con il nostro team di lavoro l’idea in grado di sbaragliare la concorrenza, di sorprendere un cliente e -ancora più difficile- anche noi stessi. È un momento ricco di energia, ad altissimo potenziale creativo, nel quale ci metti dentro tutto te stesso: insight inaspettati, riflessioni più o meno profonde, ricordi… e poi tutto ciò che hai visto, letto e sentito fino a un attimo prima di metterti al lavoro.

Lavoro con agende sulle quali annoto pensieri, il computer che uso per scrivere , aggiornarmi e incontrare i miei e scrivanie sempre più di fortuna: dal piano di cottura a induzione (spento) della cucina, al comodino del letto, al tavolino della sala. Un giorno riuscirò a strappare il tavolo principale alla mia compagna: sono fiducioso.

Tu oggi fai parte di Connexia. Una agenzia specializzata nel digitale. Spieghi ai miei lettori cosa si intende per data driven creativity agency?

Di recente abbiamo evoluto il nostro posizionamento in “Creativity in love with data and technology”, più una “non-agenzia” che un’agenzia nel senso più tradizionale del termine. Veniamo ai dati: duando si devono trovare delle idee, da qualche parte bisogna pur cominciare. In Connexia, forse proprio per la vicinanza con Doxa, partiamo dall’estrazione di dati. Questi possono riguardare le abitudini delle persone alle quali ci rivolgiamo, i loro sogni, le aspirazioni, cosa pensano etc. Pensa che abbiamo sviluppato un tool proprietario, il Connexia Audience Tracker, per interrogare una platea rappresentativa della popolazione italiana. I nostri Data Analyst (come suggerisce il nome) analizzano questa mole di dati che danno il via al lavoro degli Strategist: sono loro a impostare la strategia di comunicazione che, una volta validata insieme, diventa un insight dal quale i creativi partono per creare idee, campagne e attività di comunicazione sempre più rilevanti per le persone.

Come nasce l’idea di introdurre un assistente vocale nella pubblicità? Parlaci di Enza, la deficienza artificiale.

Nasce proprio dall’analisi dei dati e dei comportamenti delle persone. I dati ci dicevano che -nei mesi in cui la campagna veniva concepita- l’interesse degli italiani per gli assistenti vocali stava crescendo. Un trend in arrivo direttamente dagli USA che stava sbarcando anche da noi. Ci piaceva quindi portare un po’ dello zeitgeist in comunicazione, ma facendolo in modo inaspettato. Raccontando un’assistente vocale sui generis, Enza: una Alexa un po’ particolare che al posto di dare risposte, fa domande. E, contrariamente alle più blasonate intelligenze artificiali sul mercato, progettate per semplificarci la vita, Enza complica la vita alla famiglia che l’ha adottata con vendette al limite del patetico. Il tutto -guarda caso- a colazione: il focus sul prodotto deve essere sempre al centro, mai perderlo di vista.

Gli assistenti vocali danno una risposta unica ed univoca alle domande delle persone che ne fanno uso. Nel mondo della pubblicità si sta pensando a come entrare in questo flusso? O la cosa non interessa?

Ci sono funzioni personalizzabili e i brand ne hanno fatto e ne fanno uso: le skill. Voglio però raccontarti un esempio particolarmente brillante di qualche anno fa in cui la pubblicità televisiva “duettava” con google home… Burger King pianifica in TV uno spot di 15”: uno spazio troppo breve per raccontare cosa ci fosse dentro a un whopper… ed ecco che entra in scena la creatività. L’attore dello spot in tv chiedeva ad alta voce “Ok Google, what is the Whopper Burger?”, attivando così l’assistente vocale di casa che recitava la definizione di Whopper scritta ad hoc su wikipedia. Il primo esempio al mondo in cui la tv attiva google home: la comunicazione che esce dallo schermo per entrare nelle case e interagire con un altro device. Interessante, trovi?

Cosa ne pensi tu dell’assistenza vocale e dell’intelligenza artificiale? Enza è la tua risposta definitiva?

Di intelligente c’è ancora poco nell’intelligenza artificiale: la strada è ancora lunga. Per adesso è soltanto un mezzo “alternativo” per passare dei comandi: attivare l’aspirapolvere, mettere su un brano o sapere che tempo farà. L’intelligenza artificiale non è poi così intelligente come pensiamo. Enza poi…

A gennaio dicevi che “Diversity and inclusion” sono il nuovo trend della pubblicità nel 2020. Lo sono ancora oggi nell’era post covid? Puoi raccontarci qualcosa di questo trend? Quale è stato il trend precedente?

Diciamo che il covid ha scombinato qualsiasi previsione, trasformando il covid stesso in un trend che sfortunatamente sta tornando in auge. Le marche si sono sforzate di mostrare vicinanza con le persone, generando nuovi spot tv realizzati in pieno lockdown, producendo contenuti di intrattenimento, provando a infondere positività anche con azioni concrete. I brand hanno ritrovato un loro ruolo più sociale mettendo per un attimo da parte il profitto immediato e investendo nella collettività. Un trend che in Connexia abbiamo monitorato con una data application, una vera e propria “mappa della generosità”. …E siamo tornati a parlare di dati: coincidenza?

Il covid ci costringe ad andare alla ricerca di quello che chiamiamo nuova normalità. Come la pubblicità può aiutare aziende e persone in questa ricerca?

La comunicazione può immaginare e suggerire nuovi modelli, può invitare a riequilibrare i consumi, può contribuire alla ricerca di una dimensione più etica, una ennesima “new frugality” nella vita degli individui e delle aziende. Noi, non a caso, siamo da poco diventati una Società Benefit e invitiamo altre aziende a farlo. Perché pensiamo che ognuno di noi possa essere motore di cambiamento della società.

Prospettive future? Si procede a vista? Oppure si ritorna ai piani pre covid?

Nonostante il periodo, non ci fermiamo un attimo. Bisogna continuare a immaginare, a costruire, procedendo con oculatezza lungo un percorso più accidentato del previsto, ma che resta un percorso. E in questo percorso, incontriamo e tocchiamo anche temi decisamente attuali: proprio adesso siamo on air con la nuova saga di Buondì Motta, con un personaggio estremamente attuale… un complottista-negazionista che, non riuscendosi a spiegare la leggerezza e golosità di Buondì, trasforma la colazione in una cospirazione. Ogni spot, nuovo complotto. Una campagna coraggiosa creata sentendo lo zeitgeist e che ha generato conversazione online, alimentato dibattito e per la quale ho personalmente ricevuto minacce e maledizioni. Ma nessuna di questa è andata a segno. Almeno fino ad adesso…

E per finire le ultime 3 domande più leggere.

Consiglia un libro: Quello che non ti dicono, nel senso dell’ultimo libro di Calabresi.

Consiglia un brano musicale o un cd. Sto riscoprendo i classici Disney grazie a Lola, nostra figlia. Visto che abbiamo nominato la new frugality magari potrei suggerire l’ascolto di “Lo stretto indispensabile” da “Il libro della giungla”.

Consiglia un film: Jojo Rabbit. L’abbiamo proiettato su un lenzuolo durante le scorse vacanze. Se non l’hai ancora visto, ti aspetto l’estate prossima in campagna per una seconda visione al Nuovo Cinema Ragana.

Ringraziamenti a Riccardo Catagnano

Ho avuto anch’io il piacere di apprezzare Jojo Rabbit, ma rivedrò molto volentieri il film al Nuovo Cinema Ragana. Dunque accettando questo invito fin da oggi, ringrazio ancora Riccardo per avermi concesso questa intervista e per aver dedicato parte del suo tempo al blog.

Davvero grazie di cuore per tutto!

Amazon echo, studio, dot, ring. Alexa ovunque.

Alexa è ormia al centro di tutti i prodotti che Amazon presenta al mercato.

Al momento solo in lingua inglese e prevalentemente per il mercato americano. Ma presto arriveranno anche dalle nostre parti e in italiano.

Siete pronti?

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La voce di Alexa

Amazon ha dichiarato che sta lavorando al miglioramento della voce di Alexa, per renderla sempre più naturale ed espressiva e ancora, sarà in grado di rispondere alle richieste in più di una lingua.

A permettere questo sarà il nuovo algoritmo text-to-speech.

Alexa e la voce delle celebrità

Samuel L.Jackson: Alexa’s newest celebrity voice

Alexa nel prossimo e breve futuro potrà avere la voce delle celebrità. Si è cominciato con Samuel L. Jackson famosissimo per le sue scene di Pulp Fiction e di tanti altri film.

Amazon venderà pacchetti vocali che modificheranno la voce del nostro dispositivo. In italiano, sarà un buon affare per i nostri doppiatori.

Pulp Fiction ITA – Ezechiele 25 – 17

Nuova modalità multi-lingua

Come dicevamo il miglioramento di Alexa riguarderà la capacità di comprensione di due lingue in contemporanea. Inglese e spagnolo negli USA, francese e inglese in Canada, hindi e inglese in India.

Sarà una bella sfida.

Automobili

Avevamo già parlato di Apple Car e Android auto. Amazon non poteva tenersi ancora lontano per altro ulteriore tempo da questo mercato.

Nei veicoli della General Motors, tra cui le Cadillac, Chevrolet, Buick e GMC hanno di serie l’assistenza vocale di Amazon, Alexa.

Privacy

Mettiamo ogni giorno i nostri dati sul web senza alcun ritegno, ma continuiamo ad avere paura che la nostra privacy sia sempre compromessa.

Per limitare questa paura Amazon ha inserito alcuni nuovi comandi in favore della trasparenza.

  • Dimmi cos’hai sentito
  • Perché hai fatto così?

Prodotti Amazon Alexa

Oltre ad Amazon Echo, che ormai conosciamo e che usiamo anche in Italia, Amazon ha messo in campo altri prodotti di nuova generazione e che coinvolgono sempre maggiormente le persone.

Echo Dot

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Amazon ha presentato una nuova versione di Echo Dot. Alla vecchia versione è stato aggiunto un orologio nella parte frontale.

Il nuovo Echo dot si può utilizzare, infatti, come una sveglia da comodino.

Mostra l’ora, l’impostazione della sveglia, svolge l’attività di conto alla rovescia quando si avvia un timer ed indica la temperatura nella città in cui ci si trova.

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Echo Studio

Echo Studio è un altoparlante mirato principalmente all’ascolto della musica. Ha una qualità audio superiore rispetto ai suoi fratelli maggiori ed è pensato principalmente per i clienti Amazon Music HD.

Ti presentiamo Echo Studio – Altoparlante intelligente con audio Hi-Fi e Alexa di Amazon

Echo Show 8

L’ultima versione di Echo Show dà la possibilità di consultare il Web, utilizzare alcune applicazioni e avviare videochiamate, che ora possono essere di gruppo coinvolgendo tutti i membri della propria famiglia che possiedono un Echo.

Acquista Echo Show 5 – Resta sempre in contatto con l’aiuto di Alexa, Nero.

Sicurezza della casa

Amazon allarga i propri mercati di interesse. La domotica sarà uno dei campi di maggiore interesse per gli assistenti vocali, come abbiamo più volte detto su questo blog.

Alexa Guard, il dispositivo di sicurezza per la casa rileva rumori come vetri rotti o allarmi dei rilevatori di fumo.

Quando è in modalità Away Mode, ossia a casa deserta si avvia l’analisi di varie attività umane come passi, colpi di tosse, discorsi e porte che si aprono e chiudono.

Acquista Sensore di Movimento Third Reality per Echo Flex “Made for Amazon”.

Ring

Ring è l’azienda che si occupa di sistemi per la sicurezza della casa.

La novità più importante è una nuova versione della Ring Stick Up Cam, ora disponibile sia in una edizione a batteria sia in una alimentata da un pannello solare, per l’utilizzo nelle aree esterne.

La videocamera serve per sorvegliare l’interno e il perimetro della casa: quando rileva un movimento, invia una notifica al proprio smartphone avvisando che sta succedendo qualcosa mentre non si è in casa.

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Fetch

Amazon ha messo a punto un nuovo sistema radio a bassa larghezza di banda che consente di collegare e tenere sotto controllo dispositivi a notevole distanza. Si chiama Sidewalk.

La prima applicazione di questa nuova soluzione è Fetch, una sorta di tracker che può essere applicato ad un guinzaglio, o su un indumento del figlio per tenerlo sotto controllo.

Il sistema funziona fino a oltre un chilometro di distanza e secondo Amazon la copertura potrà essere estesa, man mano che altri utenti lo adotteranno.

Dai una occhiata Ring Door View Cam | Il nuovo videocitofono che sostituisce il tuo spioncino, con video in HD a 1080p e comunicazione bidirezionale | Compatibile solo con porte dallo spessore compreso tra 34 e 55 mm.

Echo Flex

Echo Flex è una spina elettrica dotata di un piccolo altoparlante che sfrutta le funzionalità di Alexa.

Si tratta di un dispositivo che si può dunque inserire in una qualsiasi presa della casa e allargare l’assistenza vocale in ogni stanza-

Echo Flex presenta anche una presa USB, che può essere utilizzata per ricaricare il proprio smartphone oppure per aggiungere altri moduli al dispositivo.

Per ora gli accessori presentati sono due: un sensore di movimento e una luce notturna.

Ti presentiamo Echo Flex – Controlla i dispositivi per Casa Intelligente con comandi vocali grazie ad Alexa.

Echo Glow

Echo Glow è una lampada che può essere controllata tramite gli altri Echo.

La luce che produce non è molto intensa. Ma i LED di cui è fornita possono avere vari colori. Questi possono anche accompagnare la musica producendo effetti luminosi particolari.

Eero

Di recente Amazon ha acquistato il marchio Eero. Una azienda che produce dispositivi router per accedere a Internet e offrire una migliore copertura WiFi all’interno della propria casa.

Una nuova rete modulare, ossia si possono aggiungere più dispositivi a seconda delle necessità e della grandezza dello spazio in cui si vuole utilizzare il WiFi, integra Alexa nei dispositivi connessi.

Amazon Smart Oven

Lo scorso anno Amazon aveva presentato un microonde “intelligente”, che dava la possibilità di cucinare con l’aiuto di Alexa per quanto riguarda le ricette e i tempi di cottura.

Di recente si ha un nuovo forno, Amazon Smart Oven, che è sia un microonde sia un forno tradizionale.

Per funzionare deve essere collegato a un Amazon Echo.

Scansionando il codice a barre di una pietanza attraverso un Amazon Echo Show, il nuovo Amazon Smart Oven si auto-programmerà per cucinare la pietanza nel modo migliore.

Il database include moltissimi prodotti di Whole Foods, catena di supermercati che Amazon possiede da un paio d’anni.

Lezioni di cucina

Sui dispositivi Echo Show saranno disponibili lezioni di cucina, sia in tempo reale sia on-demand, realizzate in partnership con Food Network.

Alexa Replenishment

Alexa avviserà se i dispositivi smart home presenti in casa avranno bisogno di qualche tipo di rifornimento – per esempio batterie da cambiare per una serratura smart o il filtro di un robot aspirapolvere.

Tecnologia indossabile

Altro mercato che nel futuro avrà un grande sviluppo è il mercato delle tecnologie indossabili.

Echo Loop

Amazon ha presentato Echo Loop, un piccolo anello da indossare e che consente di avere Alexa a portata di mano.

Il dispositivo si collega allo smartphone. Si può utilizzare come un telefono per telefonare, portando l’anello all’orecchio.

Echo Frames

Alexa si troverà pure nella montatura degli occhiali.

L’idea è di poterla utilizzare per ottenere informazioni, comandare altri dispositivi e rispondere alle telefonate senza utilizzare direttamente lo smartphone.

Echo Buds

Gli echo buds sono auricolari senza fili.

Sfruttano un sistema di cancellazione del rumore e, a seconda dello smartphone che si utilizza, possono interagire con altri assistenti vocali oltre ad Alexa, come Siri e l’Assistente Google.
Echo Buds costano 129,99 dollari e saranno disponibili da fine ottobre negli Stati Uniti, mentre non sono noti prezzo e data di vendita per l’Italia.

Amazon echo, studio, dot, ring, Alexa

Molti di questi dispositivi, al momento, sono dei prototipi o in via sperimentale. Alcuni, invece, saranno presenti sul mercato americano entro fine anno.

Non sappiamo bene quale sarà l’accoglienza del grande pubblico. Io sono convinto di si. Lo spiegavo nel mio perché gli assitenti vocali avranno successo.

Comunque la pensiate questi dispositivi esistono e offrono una grande gamma di utilizzo.

Senza fare alcuna previsione, se saranno ben accolti saranno realtà anche in Italia e nel nostro contesto.

Fino ad un paio di anni fa, infatti, io stesso sostenevo che gli assistenti vocali entravano in un contesto di cui non facevano parte.

Oggi, il discorso sta cambiando. Negli Stati Uniti aumentano le vendite degli Smart Speaker. E gli assistenti vocali, anche se non utilizzati, diventano sempre più protagonisti.

Insomma, è sempre più il caso di prendere consapevolezza e sapere come vanno utilizzati.

Chi c’è dietro Alexa?

Ti sei mai chiesto chi c’è dietro Alexa?

Ti stai chiedendo di chi è la voce di Alexa? O forse stai pensando a chi ha riscritto dall’inglese la versione italiana di Alexa? Oppure chi manovra dall’alto le sorti dell’azienda? O ancora chi controlla e vigila sulle conversazioni delle persone?

Cerco di rispondere alle tue domande, qualunque sia stato il fine che intendevi. Certo che dietro ad Alexa ci sono delle persone. Persone in carne ed ossa.

Acquista Amazon Echo Plus.

Di chi è la voce di Alexa?

Secondo un video trovato su youtube (forse una parodia) che potete vedere di seguito, nella lingua inglese la voce di Alexa è la voce Susan Caplin.

Ma non ho trovato nessuna fonte da parte di Amazon che confermi questa notizia. Anzi su Google non si trova neppure il nome di una attrice che si chiama Susan Caplin.

Da quello che sono riuscito a trovare la voce di Alexa è stata generata grazie alle regole di sintesi vocale (TTS) e tecnologia di intelligenza artificiale.

Grazie alla tecnologia di selezione dell’unità vocale, viene creata un’esperienza realistica. Per questo motivo la domanda su chi sia la voce di Alexa è un po’ più complessa.

Ho chiesto direttamente ad Alexa di chi fosse la sua voce e lei ha risposta che la sua voce è solo sua e del tutto originale.

La mente dietro Amazon Alexa

Ma chi ha avuto l’idea di creare Amazon Echo e successivi dispositivi smart speaker? La mente che si cela dietro Amazon Alexa è quella di Toni Reid, Vice Presidente di Alexa Experience & Echo Devices, Amazon.

Toni Reid supervisiona l’organizzazione di Alexa Experience. Si concentra sulla promozione della consapevolezza e del coinvolgimento delle funzionalità, sullo sviluppo della personalità di Alexa e sul mantenimento della fiducia dei clienti, tra le altre aree. Toni Reid è entrata a far parte del team Alexa nel 2014.

Ma ToniReid è diventata dipendente Amazon già nel 1998 come reclutatore e ha lavorato in diversi team Amazon, tra cui Amazon Fresh, IMDb e Amazon Media Group. Nel corso della sua carriera, ha contribuito a lanciare alcune delle iniziative di alto profilo di Amazon, come Dash, i raggi X su Amazon Video e, più recentemente, i dispositivi Echo e Alexa.

Si trova nell’elenco delle donne più potenti di Fortune, nell’elenco delle persone più creative di Fast Company e Recode 100.

Toni si è laureata in Antropologia all’Università del Nord del Texas.

Ci sono loro!

Se non hai ancora soddisfatto la tua curiosità puoi continuare la lettura su altri punti di vista, almeno su altri due.

Il primo punto di vista è quello del complotto. E se pensi che dietro all’assistenza vocale ci sia la costruzione di un grande fratello, ti avverto che, non sei solo. I giornali e i giornalisti, in generale, la pensano proprio così.

E il secondo punto di vista, chiamiamolo più laico, è quello di sapere chi siano i programmatori, le persone che stanno lavorando al progetto Alexa Italia.

Se credi al complotto

In tanti, nonostante le vendite siano in continuo aumento, pensano che gli assistenti vocali siano stati creati per spiare le nostre case.

Secondo alcuni si tratta, infatti, di dispositivi che stando in ascolto ventiquattro ore al giorno, dovrebbero poi prevedere i nostri acquisti, le nostre scelte.

Al momento, non c’è nessuna evidenza che questo possa accadere.

È vero che Alexa ti sente, ma non ti ascolta. Ossia ti sente quando chiami “Alexa” e ti ascolta solo dopo il comando di accensione.

Se ipotesi dell’ascolto continuo fosse pure vera dovrebbe essere vera su tutti i dispositivi e telefonini e smartphone che hanno in se un microfono. Anche questi ultimi sarebbero in continuo ascolto. Non c’è sistema operativo che non abbia il suo assistente vocale. E non c’è applicazione di messaggistica che non chiede il consenso a collegare microfono e telecamera.

Perché ci chiederebbero il consenso?

Se Amazon Echo sta in casa, il nostro smartphone sta ovunque.

Il nostro smartphone ci geolocalizza in ogni dove e spia già tutte le nostre conversazioni. Poi se si decide di usare un qualche servizio Google, ci arrivano richieste di opinioni su luoghi e locali che frequentiamo. Incrociando i dati potrebbero pure sapere chi frequentiamo maggiormente. Ed entrare, senza problemi nella nostra intimità.

Qualcuno studia le nostre risposte

Qualche settimana fa, il Guardian, insieme ad altri giornali americani e poi ripresi da quelli italiani, ha lanciato l’allarme.

Ad Amazon ci sarebbero degli impiegati addetti ad ascoltare le nostre domande. Nell’articolo si svelerebbe che alcuni dipendenti sono addetti ad ascoltare alcune domande scelte a campione.

Personalmente non ci trovo niente di male. Principalmente perché Amazon nell’informativa chiede il permesso di poter inviare le registrazioni a persone umane.

Lo scopo è quello di migliorare l’esperienza dei clienti. E immagino che si tratti di risolvere parole ambigue, pronunce difettose e cose del genere.

L’obbiezione è che queste registrazioni poi vengono inviate in tutto il mondo e questo non viene chiarito da Amazon.

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Analisi della lingua

L’ analisi delle risposte permette alla macchina di imparare. Chi, se non una persona vera, dovrebbe insegnare una lingua? La presenza umana istruisce la macchina a correggere gli errori e a dare risposte più pertinenti.

Se poi qualcuno si è scambiato qualche pronuncia divertente, per ridere tra colleghi, ha sbagliato ma non penso sia questo il complotto, se si tratta di un complotto.

Come già scritto tempo fa l’intelligenza artificiale è ancora tutta da far crescere e se le macchine parlano, parlano il nostro linguaggio.

Dietro Alexa ci sono delle persone

E allora è bene ribadire cosa sia Alexa. Dato che l’ho già detto più volte, magari, dirlo con altre parole.

Possiamo intanto imparare cosa puoi chiedere ad Alexa e tutti i comandi che vengono aggiornati ed implementati periodicamente.

Per esempio, possiamo ricordarci qualche scadenza, impostare un timer, possiamo acquistare sensori per la domotica che ci permettano di spegnere le luci di una stanza come di una intera casa; in certe città possiamo pure ordinare la spesa.

Michele Ravetta, 34 anni, Senior Product Manager per il team di Alexa spiega.

Alexa è un servizio vocale in grado di semplificarci la vita rispondendo a comandi vocali.

Un servizio intelligente

Alexa è un servizio vocale basato sul sistema Cloud, uno strumento che ‘comprende’ il linguaggio naturale ed esegue le nostre disposizioni sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale e machine learning.

Il sistema consta di due parti: Alexa è il ‘cervello’, un servizio nel Cloud che comprende ed elabora i comandi; poi c’è il dispositivo fisico, dotato di microfoni e altoparlanti, che ci permette di interagire con Alexa. Questo tipo di dispositivo si chiama Echo, ed è disponibile in vari formati e prezzi, per ogni stanza della casa.

Manuel Giollo e Claudio Delli Bovi, scienziati del linguaggio

Ad insegnare la lingua italiana ad Alexa sono due scienziati del linguaggio italianissimi: Manuel Giollo, dottorato in Informatica e Claudio Delli Bovi, dottore in Linguistica Computazionale ed Elaborazione del linguaggio naturale.

Entrambi fanno parte di un team di ricercatori con base a Torino.

Chi ha reso Alexa italiana?

Come funziona Alexa?

I due scienziati ci spiegano in dettaglio come funziona Alexa.

Ossia, pronunciando la parola Alexa, o la parola Computer, lo smart speaker si accende. Questa parola viene anche detta parola di attivazione. Il dispositivo Amazon Echo si connette al Cloud, dove vive l’assistenza vocale Alexa, e riceve il nostro comando vocale.

Una volta ricevuta la domanda o l’ordine che impartiamo, l’assistenza vocale interpreta quello che diciamo ed esegue il comando.

L’intelligenza di Alexa si sviluppa in modo non dissimile da quella umana,” spiega. “Un essere umano ci mette circa 15 anni ad apprendere una lingua attraverso l’esperienza: fin da piccolo è esposto a stimoli vocali, dal parlato di genitori e amici, ai film, alla musica.

A un computer, invece, vengono sottoposti milioni di campioni audio perché ‘faccia esperienza’ di tutte le variazioni del linguaggio in modo accelerato.” Modi di dire e inflessioni regionali compresi: “Alexa capisce gli accenti, da Milano a Palermo, e le espressioni locali, come la variante toscana ‘spengere’ per ‘spegnere’.

Imparare grazie all’esperienza

Ma che significa quando diciamo che Alexa ‘comprende’ il linguaggio?

Come primo passo ‘trascrive’ la frase pronunciata e ne classifica le combinazioni più importanti per interpretarne il significato: pizza, ordina, una. A questo punto può eseguire l’ordine impartito dall’utente.

La lingua italiana è complessa. Il linguaggio che usiamo abitualmente non è di facile comprensione per una macchina. Mentre tra noi umani molte parole possono essere sottintese, la macchina ha bisogno di avere esplicato quasi tutto.

I due raccontano che l’espressione “Mettimi l’ultimo di Jovanotti” , per esempio, non è una domanda immediata come la possiamo intendere noi. L’ultimo cosa?

Di fronte a una frase mai sentita prima, Alexa può inizialmente avere dei dubbi: ma più interagiamo con lei, più lei impara. È un sistema dinamico, che migliora con l’uso. Alexa diventa sempre più intelligente.

E se moltiplichi tutte le varianti possibili si comincia a capire la difficoltà della previsione e quanto sperimentale è ogni novità che viene proposta.

Una personalità italiana

La squadra del cuore di Alexa.

Alexa è un computer, ma i clienti interagiscono con lei come con un individuo. Per questo è dotata di personalità,” chiarisce Lorenzo Bruschetti, 34 anni, Product Manager Localization. “Io ho aiutato a italianizzarla: se l’Alexa originale ama il baseball e le camminate nel parco del Grand Canyon, la nostra Alexa è fan del calcio e per una passeggiata sceglierebbe un luogo storico come il parco di Villa Borghese a Roma.

Le skill – abilità aggiuntive

Al di là delle funzioni di base che Alexa offre, per arricchire ulteriormente l’esperienza, esistono le skills.

Ad occuparsi di questa parte è un’latra persona; Giulia Poli, responsabile del team.

Si tratta di abilità che permettono ad Alexa di fornire servizi di altre aziende o sviluppatori, come controllare i programmi in TV per un giorno specifico o raccontarci una ricetta di cucina.

E queste skills saranno quelle parti di Alexa che faranno entrare l’assistente vocale all’interno della nostra quotidianità. Cosa che è ancora in divenire.

Chi c’è dietro Alexa Amazon?

Al di là di come la pensiate, di tutto questo interesse su chi c’è dietro Alexa, come su chi c’è dietro ogni assistenza vocale, quello che mi interessa di più è che gli assistenti vocali stanno ponendo delle domande, che evidentemente richiedono delle risposte.

Dubbi sulla privacy, domande sul futuro della comunicazione così come sul futuro della radio.

La mia paura è però che queste domande rimangano relegate all’assistenza vocale e non a tutti i dispositivi digitali che ci circondano. Non credo che si possa o si debba ritornare all’età della pietra. E mi pare eccessivo rinunciare a tutte le comodità che la tecnologia ci offre per le storture umane.

Sono convinto che siamo ancora in tempo per riappropriarci della consapevolezza d’uso. Non è mai troppo tardi.

Tutti i nostri dispositivi possono essere utilizzati senza farci utilizzare. Noi possiamo ancora fermarci a pensare. O possiamo almeno rallentare e riflettere.

Amazon Alexa Echo a casa mia. Le prime prove e impressioni.

Amazon Alexa Echo è arrivata a casa mia! Qualche giorno di ritardo, in mezzo ad allerte meteo abbastanza gravi, ma ce l’ha fatta. Nelle prossime settimane vi racconterò le mie impressioni e come sempre le mie osservazioni. Anche se in questi giorni non potrò testarlo a lungo, ma ci sarà tempo.

Queste settimane sono colme di eventi. Arriva Amazon Alexa in Italia, Google Home si propone come assistente vocale senza paura. E come un battito di farfalla, arriva il mio corso di progettazione chatbot. E, per finire, l‘incontro con la comunità di Bari, per parlare di assistenza vocale, contesti sonori e sonorità.

Racconterò di come si evolve la reciproca conoscenza, tra me e Alexa. E ci vorrà del tempo. Purtroppo non faccio parte di coloro a cui è stato inviato già da giorni. In giro si trova già un bel po’ di materiale. Mi spiace. Qui il blog va lentamente. Cerco di ragionare, di pensare, di non farmi prendere dall’entusiasmo. Che già è difficile. Ad ogni modo, non è questione di velocità. A me, come a chi segue questo blog, piace comprendere.

Vuoi scrivere anche tu di Amazon Alexa?

Io ho già iniziato a chiedere in giro pareri ed opinioni riguardo questa tecnologia. Paura? Curiosità? Vedremo.

Già sui miei canali social si è alzata l’attenzione. In tanti mi hanno chiesto di far sapere loro la mia opinione. Son qua apposta!

Quindi commentate, o meglio, scrivetemi ad architettodellinformazione [at] gmail.com pubblicherò le vostre impressioni e le vostre opinioni. Ne scriverò e ne parlerò molto volentieri. Per cui se possiedi un dispositivo della famiglia Amazon Alexa fatti avanti.

Ai miei colleghi e ad altri esperti chiederò poi una chiacchierata da inserire tra le mie interviste.

L’arrivo di Amazon Alexa Echo

A quanto pare sono stato abbastanza fortunato ed ho ricevuto il pacco due giorni dopo il previsto. Chi ha ordinato un Amazon Alexa Plus a quanto pare dovrà aspettare ancora. Le istruzioni sono ridotte al minimo. E questo mi fa ben sperare. Mi immagino una presentazione in grande stile, un benvenuto, una presentazione tra trombe e violini.

Così apro il pacco e mi appresto a dare energia elettrica ad Amazon Echo. Ma niente trombe. Peccato.

Alexa mi chiede di configurare Echo attraverso l’applicazione e aspetta.

Devo ammettere, poi, che mi sarebbe piaciuto configurare verbalmente Alexa. Ma la configurazione avviene tramite applicazione, appunto. Ad indicare, forse, che sulla configurazione le persone hanno bisogno di una interfaccia visiva.

Scarica l’App Alexa

Vado allora a riprendere le istruzioni che mi erano arrivate già via mail. Mi accorgo solo in un secondo momento che all’interno del pacco c’è un bugiardino che spiega.

Leggo

Dopo aver ricevuto il tuo nuovo Amazon Echo, scarica l’App Alexa dal browser del tuo cellulare (andando sul sito https://alexa.amazon.it) o dal tuo Appstore preferito (per Android o iOS).

Il processo di configurazione verrà avviato automaticamente all’apertura dell’App. Durante la configurazione dovrai connettere Echo a Internet, quindi assicurati di avere la password della tua rete Wi-Fi a portata di mano.

Dopo aver effettuato la connessione e associato Echo al tuo account Amazon, potrai iniziare a usare il tuo dispositivo. L’App Alexa ti consente di gestire i tuoi contatti, consultare le Liste della spesa e di cose da fare, controllare da remoto la musica sul tuo Echo, collegare i tuoi account, accedere al menu Impostazioni e molto altro.

Perché non posso dettare la configurazione? Si tratterebbe di dettare la password del proprio wifi.

Grande capacità di comprensione e suono

Oltretutto Alexa comprende davvero in maniera sorprendente. E questa sua capacità mi fa dimenticare le due piccole delusioni iniziali. Alla parola di accensione Amazon echo risponde immediatamente. Ho la sensazione che sia molto più reattiva di Google Assistant. Comprende se accelero nel parlato. Comprende anche se le mie frasi si allungano.

Alexa è in allerta sempre. Posso alzare o abbassare il volume dello smartspeaker mentre è in esecuzione il brano.

Tra l’altro Amazon Echo possiede un suono potente ma equilibrato. Giorgio Robino mi diceva che il suo Amazon Dot tende verso i bassi. Al primo approccio devo dire che Amazon Echo ha un suono piacevole e non forzato. I bassi mi sembrano abbastanza equilibrato. E diciamo che oltre alla mia impressione uditiva, la presenza di un Amazon Echo Sub, un subwoofer per Amazon Echo, mi fa intendere che per chi ama i bassi si deve affidare ad un secondo strumento.

Anello luminoso di Amazon Alexa Echo

Configuro Amazon Alexa, configuro l’App Alexa e tutto mi sembra che funzioni alla grande. A questo punto faccio le prime domande e verifico il buon funzionamento dello smartspeaker. Funziona!

Ma Amazon Echo ha, nonostante tutto, una componente visiva di comunicazione. L’anello luminoso. Vedo, infatti, uno strano anello luminoso acceso. Quando Alexa ti ascolta questo anello è di un blu ipnotico. Ma senza ascolto e senza avergli chiesto nulla, l’anello luminoso è giallo. Chiedo ad Alexa una spiegazione. La risposta non è delle migliori. Ossia mi risponde di fare riferimento alla sezione assistenza del sito.

Non sarebbe opportuno insegnare ad Alexa come funziona? Immagino che l’assistenza debba risolvere problemi più grossi che non spiegare il funzionamento dell’anello luminoso. Tanto è vero che lì’esperienza di ricerca non è delle migliori. Per capire cosa accade ad Amazon Alexa devo cercare bene su Google. L’assistenza infatti comprende una guida completa di Amazon Alexa.

Scopro che ho un messaggio. Chiedo ad Alexa di leggermelo e lei lo fa. Si tratta di un messaggio che mi dice che io stesso ho configurato l’applicazione.

La reazione dei miei genitori

Dopo le prime prove e dopo aver ascoltato un po’ di musica, ho presentato Alexa ai miei genitori.

Con mia grande sorpresa si sono fatti delle grasse risate ad ascoltare Alexa. Lei che rispondeva alle mie domande sul meteo o che mi ha subito proposto una canzone napoletana per mio padre.

Mia madre ha fatto memoria di KIT: Supercar. Vi ricordate? È stata una lunga serie televisiva che abbiamo visto per tanti anni a casa mia. Chissà che la passione per l’assistenza vocale non sia nata anche da lì.

Mio padre, invece, ha rivelato di sentirsi come in un film di fantascienza. Davvero sorpreso e meravigliato di essere parte di un futuro a cui forse neppure pensava di poter partecipare.

Mi ha fatto davvero un gran piacere. Anche perché finalmente i miei genitori hanno capito di cosa scrivo su questo blog. Sapevano già, ma non riuscivano ad immaginare.

Vi terrò aggiornati sulle prossime prove!