C’è una responsabilità che attraversa il lavoro dell’architetto dell’informazione e che spesso rimane invisibile: la responsabilità etica ed estetica verso il mondo che contribuiremo a rendere comprensibile. Floridi parla di capitale semantico come processo vivente che genera e tramanda significato. Ma chi progetta sistemi digitali non si limita a custodire il significato ne disegna anche la forma. Appunto disegn, disegna.

Infatti, ogni architettura dell’informazione è una scelta sul mondo.

Chi progetta sceglie ciò che verrà visto e ciò che verrà escluso. Si sceglie se la complessità verrà mostrata oppure verrà cancellata. Si scegli quali percorsi cognitivi le persone potranno seguire, sul ritmo con cui accedono ai contenuti, sulle relazioni che potranno costruire tra concetti.

Questo significa che l’architettura dell’informazione è sempre una pratica etica. Perché decidere come si conosce qualcosa significa decidere come si vive quella cosa. la responsabilità e l’etica sono la struttura stessa della disciplina.

Etica ed estetica

Ma parlare di etica senza parlare di estetica sarebbe un errore. Perché anche la forma è un valore. Ogni ordine contiene un giudizio. Lo vediamo perfettamente quando si crea un insieme di cose e poi un sottoinsieme. La scelta è un fattore di cultura e di proprie conoscenze. Ogni sistema informativo è un’opera culturale, esattamente come un testo letterario o un film.

Susan Sontag, nel suo celebre Against Interpretation, sostiene che l’estetica non è decorazione: è la modalità con cui il mondo diventa percepibile. Un’interfaccia, una tassonomia, così come la navigazione di un sito è un atto estetico.

E ogni atto estetico porta con sé conseguenze etiche.

Perché la forma con cui presentiamo il mondo è anche la forma con cui le persone lo riconoscono.

Estetica dell’ordine: la bellezza come accessibilità cognitiva

Però, una buona architettura dell’informazione non è bella perché piace: è bella perché rende il mondo accessibile. La bellezza, in questo senso, è armonia cognitiva. Nella bellezza e nella bellezza dell’ordine le persone possono trovare un percorso di comprensione.

Dunque la bellezza può essere considerata anche un’operazione politica.


E qui possiamo collegarci anche Byung-Chul Han, quando afferma che l’epoca digitale tende a rimuovere la profondità a favore della trasparenza totale. Una buona architettura dell’informazione dovrebbe restituire profondità e di conseguenza resistere alla superficialità.

Etica della lentezza: contro il dogma dell’immediatezza

L’etica dell’architettura dell’informazione forse, dovrebbe dare forma al tempo della comprensione. E forse è per questo motivo che non riesce a sfondare. Si tratta di una posizione profondamente controcorrente in un mondo governato dal refresh costante, dall’algoritmo che misura ogni microsecondo di attenzione.

Anche se progettare lentezza dovrebbe essere considerato cura. Mentre capi e clienti esigenti la ritengono inefficienza.

Etica delle alternative: dare spazio a ciò che non è mainstream

Un architetto dell’informazione decide quali categorie esistono. Si tratta del suo super potere, perché ciò che si ritiene non categorizzabile spesso smette di esistere. Lo sa bene chi ha pensato e attuato il digital genocide. E per questo motivo ci dovrebbero essere più architetti dell’informazione, più persone che lavorano nel digitale per dare spazio anche a ciò che non trova facilmente spazio.

Le minoranze, le periferie, le sfumature, le eccezioni. Le memorie fragili, i racconti non spettacolari, le forme non redditizie di conoscenza.

Joseph Weizenbaum, nel suo libro Computer Power and Human Reason, avvertiva già negli anni ’70 che i sistemi informativi rischiano di imporre il loro ordine come se fosse naturale. L’architetto dell’informazione dovrebbe combattere questo rischio, ricordando che ogni ordine è una costruzione culturale.

Architettura dell’informazione come arte civile

Per questo, l’architetto dell’informazione è una figura civile prima che tecnica. Il suo lavoro è parte dell’ecosistema culturale.

Ogni progettista crea un frammento di mondo possibile. E quel frammento va abitato da altri. La responsabilità etica è prendersi cura delle persone. La responsabilità estetica è prendersi cura dei mondi.

Quando le due cose coincidono, nasce l’architettura dell’informazione come pratica umanista.