“Armi, acciaio e malattie” è un libro che merita assolutamente di essere letto e studiato, soprattutto se ci si vuole formare una visione più ampia della Storia con la S maiuscola e dei profondi cambiamenti che hanno portato la nostra società a ciò che è oggi, da 5000 anni a questa parte.
In questo articolo prendo spunto dal primo capitolo del libro, forse il più facile, in cui Jared Diamond descrive come una civiltà fiorente e avanzata, quale era la civiltà azteca, sia potuta soccombere di fronte a un esiguo numero di conquistadores spagnoli.
L’importanza cruciale della scrittura
L’autore individua nella scrittura un fattore determinante di questo squilibrio. Gli spagnoli, a differenza degli Aztechi, erano in grado di tramandare e sistematizzare le strategie militari ereditate dall’esperienza di secoli, risalenti persino all’epoca romana.
Ancora oggi, durante le manifestazioni più violente, le forze dell’ordine, in divisa antisommossa, continuano a impiegare tecniche di contenimento che trovano origine in quelle prime intuizioni.
Jared Diamond mette in evidenza l’importanza cruciale della scrittura per lo sviluppo delle società umane. È attraverso di essa che intere generazioni hanno potuto accumulare, condividere e perfezionare conoscenze, consentendo a popoli distanti nel tempo di avanzare rapidamente.
Perché Marco Polo non conquistò la Cina?
L’esempio opposto è quello di Marco Polo, che non riuscì a sconfiggere l’Impero cinese non solo per la complessità geopolitica. Ma anche perché si trovava davanti a una civiltà antichissima, con una tradizione scrittoria così ricca da essere considerata a tutti gli effetti un’arte.
Queste riflessioni introducono il problema dell’analfabetismo di ritorno, particolarmente diffuso in Italia, dove secondo alcuni dati circa il 70% della popolazione fatica a comprendere un testo mediamente complesso.
La mancata padronanza della scrittura e della lettura non è semplicemente un ostacolo scolastico, ma influenza la capacità di interpretare il mondo e di compiere scelte consapevoli nella vita quotidiana.
Chiunque si renda conto di questa situazione dovrebbe preoccuparsi: significa essere tra i pochi capaci di riconoscere la portata di un fenomeno che, purtroppo, impoverisce il tessuto culturale di un Paese noto un tempo per il proprio grande patrimonio letterario.
La televisione
La televisione, pur essendo il principale mezzo di informazione per molti, non garantisce la possibilità di analizzare in modo critico la realtà, specie se si pensa a come il linguaggio televisivo venga semplificato e adattato per raggiungere un pubblico più vasto possibile.
In un contesto caratterizzato da questa “nuova oralità”, l’avanzare degli assistenti vocali sembra destinato ad accelerare, complice la difficoltà di comprendere testi scritti e la diffusione capillare di smartphone di ultima generazione anche tra le fasce sociali meno agiate. A conferma di questo, noto sempre più spesso l’uso del microfono anche per le ricerche su Google.
Paradossalmente, chi possiede una cultura più solida tende spesso a preferire dispositivi meno connessi o a limitare l’uso di strumenti tecnologici, mentre chi si trova in difficoltà di comprensione scritta può finire per dipendere dai comandi vocali e dall’interfaccia touch, scambiando l’accesso rapido a informazioni frammentarie per reale progresso culturale.
Oralità 2.0
Si potrebbe parlare di una “oralità 2.0”: la sensazione di essere sempre online e in contatto con il mondo aumenta la percezione di modernità, ma non necessariamente porta a un approfondimento dei contenuti. Oltre naturalmente ad accrescere la solitudine. Anzi, spesso riduce tutto a una serie di riflessi condizionati, come nei celebri esperimenti di Pavlov, in cui lo stimolo di una notifica genera una piccola scarica di dopamina, sufficiente a tenerci incollati allo schermo senza mai stimolarci ad approfondire.
Contrastare le derive
Per contrastare questa deriva, risulta fondamentale creare relazioni fra le persone che ancora credono nel valore della lettura, della scrittura e dell’analisi critica. Chi offre lezioni private e percorsi di formazione individualizzati può giocare un ruolo essenziale nell’aiutare chiunque voglia recuperare competenze comunicative e culturali ormai svilite. È necessaria la volontà di impegnarsi, per migliorare non solo l’accesso all’informazione, ma anche la qualità dei contenuti presenti in rete.
Soltanto così si potrà sperare di superare quel senso di isolamento che colpisce chi si accorge di far parte di una minoranza attenta e consapevole.
L’auspicio è che questa “nuova oralità” diventi un punto di partenza per riportare la scrittura e quindi la lettura al centro del nostro sviluppo come individui e come collettività. Se anche tu sei arrivato fin qui, riconoscendo l’importanza di questo discorso, sappi che il tuo impegno, per quanto piccolo, potrà contribuire a invertire la rotta e a creare uno spazio culturale più solido, capace di crescere e di coinvolgere un numero sempre maggiore di persone.
Il nuovo mondo dell’intelligenza artificiale
La diffusione massiccia dei social e l’ascesa di siti e servizi basati sull’intelligenza artificiale stanno plasmando un nuovo modo di fruire la realtà, soprattutto tra i più giovani.
La rapidità con cui i contenuti si alternano su piattaforme come TikTok, Instagram o YouTube regala la sensazione di essere costantemente aggiornati, ma al tempo stesso frammenta l’attenzione, riduce la possibilità di fermarsi a riflettere in profondità. Ogni notifica toglie spazio al silenzio interiore, fondamentale per maturare un pensiero critico e autonomo.
I ragazzi, nati e cresciuti in questo contesto, rischiano di sviluppare un rapporto con le informazioni che tende alla passività: in pochi istanti assorbono contenuti diversi, senza aver modo di metterli in discussione o di rielaborarli in maniera personale.
Soluzioni immediate e approccio superficiale
L’arrivo di strumenti di intelligenza artificiale, capaci di fornire soluzioni immediate o suggerimenti “intelligenti”, ha amplificato la tendenza a demandare ad altri il lavoro di approfondimento e di valutazione delle fonti.
Se la rapidità può rivelarsi utile in certi ambiti, come nella ricerca di risposte a dubbi specifici o nello svolgimento di compiti ripetitivi, nel tempo si rischia di assuefarsi a un approccio superficiale, in cui la conoscenza viene vissuta come un prodotto “chiavi in mano”, già pronto e confezionato.
In questo scenario, la fatica necessaria a farsi domande complesse, a scegliere le letture più adeguate e a confrontarle tra loro cede il passo a soluzioni preconfezionate che non lasciano traccia duratura nel bagaglio culturale dei più giovani.
La capacità di costruire nessi tra le informazioni
Il pericolo si manifesta quando si perde la capacità di costruire nessi tra le informazioni. Anche le piattaforme più diffuse, piene di video rapidi, meme e post leggeri, alimentano una percezione di realtà frammentaria e istantanea.
Il tempo di un “like” o di un commento veloce si sostituisce alla riflessione critica, mentre la condivisione emotiva, spesso pilotata da algoritmi che spingono verso contenuti simili a quelli già fruiti, finisce col creare “bolle” di opinioni omogenee.
Questo meccanismo non solo rafforza eventuali pregiudizi, ma inibisce la scoperta di prospettive differenti, impoverendo il pensiero e la capacità di mettersi in discussione.
Il ruolo della scuola e di chi offre formazione
Per molti adolescenti e giovani adulti, poi, l’accesso alle informazioni si realizza in modo prevalentemente audiovisivo. Si tratta di quella “nuova oralità 2.0” di cui abbiamo parlato prima, in cui la parola è mediata da uno schermo e si affida più al fascino delle immagini che al valore del testo scritto.
Se da un lato l’immediatezza di questi linguaggi può rendere i contenuti più accessibili, dall’altro limita la capacità di sviluppare ragionamenti articolati, privi del carattere di immediatezza che domina la comunicazione digitale.
Occorre affiancare i ragazzi nell’imparare a interrogarsi sull’origine e sull’affidabilità di ciò che leggono o ascoltano. L’obiettivo non è demonizzare le nuove tecnologie o l’intelligenza artificiale, ma insegnare a servirsene in modo consapevole, sviluppando anticorpi intellettuali contro la superficialità e l’omologazione. È necessario coltivare l’abitudine a soffermarsi, a porsi domande scomode, a cercare fonti diverse, a confrontarsi con testi complessi e strutturati.
Il sapere si fa interattivo
Quando si riesce a integrare le potenzialità dei social, dei siti specializzati e delle AI con una solida base di comprensione critica, si inaugura una fase in cui il sapere si fa interattivo e personale.
L’augurio è che la fruizione veloce non si trasformi in dipendenza, ma costituisca uno spunto per passare dal semplice “consumare” contenuti a un vero e proprio costruire, in prima persona, la propria conoscenza del mondo.