L’architettura dell’informazione è molto diffusa negli Stati Uniti e i quotidiani o periodici che hanno una forte presenza sul web hanno delle vere e proprie redazioni di architetti dell’informazione, come appunto il New York Time. Grazie a queste redazione, i quotidiani si possono permettere di sperimentare e creare delle pagine interattive molto interessanti. Così come la pagina che vi propongo.

L’argomento di cui tratta questa pagina online (che è anche una rivista cartacea) che presento qui è musicale, ma in realtà, gli sviluppi, come è facilmente desumibile, possono riguardare molteplici argomenti e coinvolgere radio e podcast su diversi temi.

L’esempio che vi voglio mostrare è questo: (Abbassa il volume del tuo dispositivo o metti le cuffie) 25 canzoni che possono raccontarci dove sta andando la musica.

Una premessa (per non addetti ai lavori)

Nel campo dell’User Experience, come ricordato dall’Interaction Design Fondation, secondo Peter Morville, esistono 7 fattori che descrivono l’esperienza degli utenti: utilità, usabilità, trovabilità, autorevolezza, desiderabilità, accessibilità, valore.

  1. Utilità: un prodotto/sito web deve avere uno scopo. L’utilità sta negli occhi di chi guarda, non di chi offre un prodotto o un servizio.
  2. L’usabilità si occupa di consentire agli utenti di raggiungere con efficacia ed efficienza il loro obiettivo finale. L’usabilità non è legata all’innovazione. Per esempio, l’iPod non è stato il primo lettore MP3, ma è stato il primo lettore MP3 realmente utilizzabile.
  3. La trovabilità si riferisce all’idea che il prodotto/pagina/sito web deve essere facile da trovare. Se un giornale, così come un sito web, assegnasse spazi pagina a caso, senza una gerarchia, senza una categoria, sarebbe difficile sfogliare o prenderlo in considerazione.
  4. Autorevolezza: come dice la Treccani è la qualità di chi ha autorità, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode. Per esempio, la verifica delle fonti è un fattore di autorevolezza. Se dici una cosa falsa vieni presto scoperto e segnalato. L’autorevolezza o la credibilità si riferisce alla possibilità per l’utente di aver fiducia nel prodotto che si fornisce.
  5. Desiderabilità. Le automobili, la stragrande maggioranza delle automobili, rispondono, in qualche misura, ai fattori di utilità, usabilità, trovabilità, accessibilità e autorevolezza. Ma una Ferrari o una Porsche sono molto più desiderabili di una Fiat. Questo non significa che la gente non desideri una macchina e non compri una Fiat, ma che, a parità di prezzo, tutti desidererebbero avere una Ferrari piuttosto che una Fiat.
  6. Accessibilità significa fornire un’esperienza a cui si accede da utenti con abilità diverse: questo include il rispetto per i disabili o utenti che hanno difficoltà di movimento o difficoltà nell’apprendimento.
  7. E infine, il prodotto deve fornire valore. Valore al business che crea e per l’utente che acquista o utilizza il prodotto o il sito web. Senza valore non si ha molta strada da affrontare.

Architettura dell’informazione sonora in pratica

Ma veniamo alle nostre 25 canzoni che possono raccontarci dove sta andando la musica, che potremmo tranquillamente definire rivista web interattiva, è un prodotto interattivo che è anche una rivista cartacea. Questo dimostra quanto importante possa essere la connessione tra stampa e online se pensate come due facce dello stesso ecosistema. La pagina online è stata progettata da Linsey Fields, Digital Designer, e Rodrigo de Benito Sanz, Creative Technologist.

Il contesto

L’introduzione a questa pagina,  è scritta da Nitsuh Abebe che è un editor di storia e un ex critico musicale per il New York Magazine e Pitchfork. Abebe riflette su quanto sta avvenendo oggi nel mondo della musica; riflette sul fatto che la musica non interessa più in quanto prodotto in sé, per le qualità canore o del suono. Piuttosto si parla di un brano in funzione dell’artista, della vita privata dell’artista, delle sue mancanze, degli errori tecnici della piattaforma di distribuzione a cui si è affidato e così via.

Abbiamo trascorso il secolo scorso, a provare a capire che cosa sia la musica e come avevamo intenzione di usarla. Quando e dove avremmo potuto ascoltarla? … La gente dovrebbe possedere la musica? Chi dovrebbe comporre?  … Come faremo a trovare informazioni su di un brano? Ci saranno immagini sul suono? Siamo sicuri che si dovesse pagare per tutto questo?

Mentre il mercato musicale della vendita fisica cola a picco, lo streaming supera il download e questo significa che la musica non ha abdicato al suo ruolo. C’è bisogno di musica ma la fruizione è cambiata, la smaterializzazione della musica rende più difficile l’atto dell’acquisto.

Per questo motivo servizi come Pandora e Spotify forse non entreranno mai nel business della vendita di T-Shirt e biglietti, ma aiuteranno gli artisti a farlo. Si vuole creare un legame sempre più stretto tra i fans e l’artista, ma a prescindere dalla qualità della sua musica.

Allora questo numero del New York Times Mag vuole riportare il concetto che la musica, non da oggi, tende ad essere più utile come mezzo per gli ascoltatori per capire la propria identità:

Ogni canzone ci permette di provare un nuovo modo di essere nel mondo. Per molto tempo, l’idea era che i giovani avrebbero potuto usare la musica per modellare il loro stile – i loro abiti, il loro taglio di capelli. Poi è arrivato Internet con tanta musica a portata di mano. Avremmo espresso la nostra intelligenza e il nostro gusto musicale giocando a fare i Dj o i curatori delle nostre riflessioni. Cosa che non è durata tanto.

 

La funzione

Abebe, insieme al New Yoirk Time dunque, pensa di aver trovato un modo per raccogliere un gruppo di canzoni, che fanno parte dell’immaginario sonoro comune, e di renderle digeribili con le opinioni dei giornalisti e riportare il tutto ad un’unica voce.

Svolgimento

Le 25 canzoni che possono raccontarci dove sta andando la musica ci permettono di leggere ed ascoltare quello di cui si parla nel testo. La musica lo permette, ci accompagna, possiamo fare altre cose manuali mentre ascoltiamo. Secondo molti ci distrae ma qui la musica è contestuale a quello che stiamo leggendo e a quello che i giornalisti ci vogliono trasmettere. Un messaggio potente e indimenticabile.

Anche perché ciascun saggio, secondo la pubblicazione, dice qualcosa su ciò che è la musica oggi.

Aggiunta di valore

In questa pagina c’è ovunque valore. L’organizzazione dei contenuti sono un valore. I contenuti stessi sono molto ricchi, utili, contengono link che rimandano ad altri contenuti multimediali di valore come la possibilità di collegarsi alla playlist intera dell’artista. L’utente, che legge e ascolta, acquisisce conoscenze, può navigare all’interno della pagina come all’esterno su Spotify rimanendo in un contesto di alta qualità dell’informazione. Pur cambiando canale, dal sito all’app di Spotify si resta nello stesso contesto: le playlist sono create, infatti, dal giornalista che scrive il pezzo. Cosa che aggiunge autorevolezza.

Usabilità

L’aggiunta di musica su un sito web è blasfemia per chi si occupa di usabilità. Inserire musica in sottofondo è considerata una pratica di nostalgia o di incompetenza. Ma è forse scomparso l’utilizzo dell’audio sui siti web che frequentiamo? Non sarebbe opportuno, invece, prendere in considerazione l’audio e la sua necessità e gestire questo canale sensoriale?

Così come in questo caso dove l’utente sta cercando musica, il contesto è musicale, in alto a sinistra è chiaro il pulsante dove poter eliminare l’audio, si ha una playlist da ascoltare, da attivare o disattivare. Mi pare che non si sia rinunciato a nulla.

Conclusioni

Abbiamo un contenuto musicale, che si divide in contenuto testuale e in contenuto sonoro. Si vuole creare una relazione tra ciò che si ascolta e ciò che si è scritto aggiungendo valore, con una funzione di informazione sonora, per una esperienza coinvolgente che stimola i sensi visivi e uditivi.

Una pagina del genere mi pare che sia utile, utilizzabile, trovabile (dall’esterno come all’interno), accessibile, autorevole, desiderabile, e di valore.

Mi pare, insomma, che l’architettura dell’informazione sonora ha fatto centro!

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