Il tema assistenza vocale e bambini è un tema di grande rilievo che va analizzato con molta attenzione.

La relazione che si sta instaurando tra i nuovi dispositivi e i nostri cuccioli, penso sia davvero interessante. La questione va monitorata. E se avete qualche testimonianza da condividere, i commenti sono aperti e benvenuti.

Domanda. Sai chi è Siri?

Il mio amico Michele chiede alla figlia di 5 anni.

Sai chi è Siri?

Risposta

È quella che ti mette le cose senza che tu le premi.

Diciamo che a 5 anni ne sa già più di tanti adulti. E per il suo linguaggio funziona anche bene. Magari Siri, come Alexa o Ok Google, non soddisfa le aspettative di noi adulti il cui immaginario ci distrae. Per noi adulti gli assistenti vocali funzionano male. A lei, cinque anni, funziona.

In più, con l’assistenza vocale, lei, oggi cinquenne, ci sta crescendo insieme. Quando Viola avrà 20 anni, quello che per qualche vegliardo era una moda passeggera, per lei sarà una voce che ha sempre soddisfatto le sue richieste.

Gli assistenti vocali per i bambini

Gli assistenti vocali stanno puntando a conquistare la simpatia dei bambini.

Poco tempo fa, per esempio, condividevo un articolo che informava di come sempre più genitori si affidano ad Alexa per leggere le favole della buona notte mi sono arrivati molti commenti indignati per la tristezza della cosa.

Certo, il saluto della buonanotte è importante per un bambino e sarebbe bello che tutti i genitori se ne ricordassero. Ma è anche vero, che forse, in alcune situazioni familiari, questo saluto, alcuni bambini non lo avrebbero comunque. E allora… sarà comunque triste, ma magari un assistente vocale potrebbe essere un buon surrogato.

Uno studio del MIT

Uno studio del MIT molto interessante e ripreso da insidemarketing.it ha approfondito lo studio sull’ interazione tra i bambini e gli assistenti vocali.

Nel corso dello studio, mentre giocavano con quattro assistenti digitali diversi (tra cui Alexa e Google Home), i bambini spesso riscontravano alcune difficoltà nel farsi comprendere e quando questo accadeva cercavano di riformulare la frase o di alzare la voce. Nonostante ciò, i partecipanti comunque hanno imparato velocemente a interagire nel modo migliore con l’assistente, cambiando strategia quando questo non rispondeva alle loro domande.

Cosa pensano i genitori

Il 94% dei genitori che possiedono un assistente vocale vede con tranquillità l’uso di questa tecnologia da parte dei propri figli, secondo una ricerca condotta dal Family Online Safety Institute.

Anche perché, in effetti, gli assistenti vocali potrebbero essere particolarmente utili per i bambini che non sanno ancora leggere né scrivere, dato che essi possono accedere comunque a grandi quantità di informazioni utilizzando la propria voce. Sotto questo punto di vista, il rapporto tra bambini e assistenti vocali si rivela particolarmente interessante nell’incoraggiare la loro curiosità e la voglia di imparare cose nuove, ma anche a livello di linguaggio, aiutandoli a scandire meglio le parole pur di farsi capire.

Accompagnare i genitori

Google Home ha sempre qualcosa di diverso e propone di non sostituirsi ai genitori ma di accompagnarli nella lettura di libri dedicati ai bambini.

Aristotele della Mattel

Un esperimento che non è stato commercializzato è stato poi Aristotele. L’assistente vocale della Mattel, presentato ad inizio 2017, come baby sitter per bambini. Il suo compito era prettamente educativo. Avrebbe dovuto insegnare a leggere e scrivere, far ascoltare musica per bambini e tenere d’occhio i bambini con una telecamera.

A bloccare il tutto, appunto la telecamera, che avrebbe potuto compromettere la privacy dei bambini.

La Mattel ha preferito non avviare la vendita piuttosto che iniziare una controversia con i genitori.

Genitori consapevoli?

Sul “Family Online Safety Institute” è stata pubblicata una ricerca sui tempi di connessione dei bambini attraverso dispositivi e giocattoli connessi. Tra questi è stato considerato anche Alexa.

Quasi la metà (45%) dei genitori di bambini connessi indica che il proprio bambino ha tre o più dei propri dispositivi connessi, una cifra che sale al 53% tra i genitori di colore. Anche i genitori sono fortemente connessi, con una media di 6,2 ore al giorno impiegate a casa tramite dispositivi elettronici. Le Smart TV sono in cima alla lista come il dispositivo di casa intelligente più diffuso tra i genitori di bambini connessi, con due terzi (67%) che ne segnalano uno in casa. Il 38% dei genitori riferisce di possedere altri dispositivi domestici connessi come sistemi di sicurezza domestica abilitati a Internet, termostati intelligenti o altoparlanti intelligenti.

Complessivamente, sette genitori su dieci sono a proprio agio con il figlio che ha un giocattolo collegato, ma i genitori i cui figli li hanno sono notevolmente più a proprio agio con il figlio che ha un giocattolo collegato (il 94% è a suo agio) rispetto ai genitori il cui figlio non ne ha uno (59) % sono a proprio agio). Allo stesso modo, la maggior parte dei genitori si sente fiduciosa nella propria capacità di tenere traccia e gestire l’uso della tecnologia del proprio bambino, e più dispositivi connessi ha il proprio bambino, più i genitori sono sicuri di sé. In generale, più tecnologia viene utilizzata in casa, più i genitori si sentono sicuri.

Crescere con un assistente vocale

Il tema, come al solito, vede fazioni contrapposte. Ci sono coloro che spingono ad un uso consapevole della tecnologia per favorire lo sviluppo di competenze utili ai bambini. Dall’altro lato ci sono coloro che, invece, affermano i pericoli di bambini che non conoscono la noia e la sua importanza.

Come al solito ciascuno pone a supporto della propria tesi dati e ricerche che confermano quanto dice ciascuna fazione.

Consapevolezza, sempre

Dal mio punto di vista, pur non avendo figli, posso solo invitare alla consapevolezza. Innanzi tutto i genitori. E questo vale per gli smartspeaker quanto per tutti i dispositivi connessi.

E poi, molto probabilmente, i vostri figli avranno un rapporto molto più rilassato. La tecnologia degli assistenti vocali, piano piano verrà messa in secondo piano, e quel che importerà sarà il risultato.

I ragazzi e i genitori del futuro, molto probabilmente useranno la propria voce, uno sguardo, un gesto, con estrema naturalezza, non distinguendo cosa sia meglio o peggio.

Come sempre saremo concentrati sul risultato, sul raggiungimento dell’ obietivo, sulla conquista di quello che a noi interessa e di cui abbiamo bisogno. E poi passeremo oltre, andremo avanti con le nostre vite fino a quando non torneremo con un’altra richiesta su tutti i canali possibili e immaginabili.

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