La scorsa settimana ho accennato al principio di cooperazione di Grice parlando della architettura delle conversazioni di Google. Ne ho solo accennato perché il tema è molto vasto. Senza contare che su internet si trovano molti contenuti interessanti da leggere e che meritano di essere condivisi. Questo articolo, infatti, non posso ritenerlo del tutto originale e lo penso come una sintesi approfondita sul tema. Alla fine trovi tutti i link da cui ho tratto buona parte del testo. Ma anche le risorse necessarie per approfondire il tema.

Chi è Paul Grice

Herbert Paul Grice è nato a Birmingham nel 1913 e muore a Berkeley nel 1988. È stato tra i maggiori filosofi inglesi del ‘900 e si è occupato di linguaggio. I suoi studi hanno contribuito, infatti, alla teoria del significato e alla comunicazione anglo americana. Tanto che di recente una delle sue teorie più famose è stata ripresa da James Giangola, linguista industriale e  a capo della direzione assistenza vocale di Google, per costruire proprio l’architettura delle conversazioni di Google.

Principio di cooperazione o cooperativo

Il principio di cooperazione è una convenzione sociale che aiuta i parlanti a capire il significato del contesto di ciò che si dice.

Il principio cooperativo descrive come un relatore e un ascoltatore, mittente e destinatario, agiscono in uno stato di cooperazione. Entrambi compiono azioni comunicative costruttive e di accettazione dell’altro per comprendersi a vicenda.

Il principio enunciato da Paul Grice è questo.

Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è richiesto, nel momento in cui avviene, dall’intento comune accettato o dalla direzione dello scambio verbale in cui sei impegnato.

Il principio di Grice è un principio descrittivo. Cioè spiega come le persone si comportano durante un dialogo. Essendo una descrizione di ciò che accade può essere anche disatteso, violato o persino contraddetto. La violazione del principio, infatti, produce altri risultati comunicativi che vedremo più avanti negli esempi.

Linguaggio e comunicazione

La dottoressa F. Diodato, della facoltà di lettere di Roma, spiega benissimo nella sua ricerca la svolta pragmatica di Paul Grice.

L’idea alla base del modello del codice è che un parlante compie un atto linguistico quando manifesta pubblicamente un’intenzione. L’atto ha successo quando quell’intenzione è riconosciuta dall’ascoltatore.
Criticando il modello del codice, Grice opera una distinzione tra significato naturale e significato non naturale.
Nel primo il rapporto tra il segno e l’oggetto cui si riferisce è naturale, non arbitrario e atemporale. Siamo, cioè, nell’ambito della significazione (come in “Quelle nuvole nere significano pioggia; Quelle macchie rosse significano rosolia). Nel secondo il rapporto è arbitrario e convenzionale e siamo nella sfera della comunicazione intenzionale (come in Il suono della campanella a scuola indica che la lezione è finita).

Massime e regole conversazionali

In ogni scambio linguistico i partecipanti non intervengono a caso, irrispettosi di qualsiasi connessione logica con quanto è stato precedentemente detto. Ma seguono una serie di regole ben precise, volte a rispettare quello che Grice chiama principio di cooperazione.

I partecipanti hanno in comune uno scopo immediato. Ciascun intervento deve (o dovrebbe) dipendere dall’altro. E lo scambio continuerà in maniera appropriata fino a quando le parti sono disposte a continuare lo scambio o a concludere il dialogo. Le regole conversazionali, dunque, sarebbero delle regole implicite alla conversazione.

Grice, però, sembra preferire un’altra argomentazione.  “Da chiunque abbia a cuore i fini centrali della conversazione/comunicazione (ad esempio, dare e ricevere informazioni, influenzare gli altri ed esserne influenzati) ci si deve aspettare un interesse, in circostanze adatte, a partecipare a scambi linguistici; i quali però potranno essere considerati vantaggiosi soltanto in base all’assunto che siano condotti in generale conformità al principio di cooperazione e alle sue massime.

Massime di Grice

Il filosofo del linguaggio Paul Grice ha individuato nella struttura della comunicazione quattro ‘massime’, che derivano dalla pragmatica del linguaggio naturale e si rifanno alle categorie kantiane di quantità, qualità, relazione e modalità. Le massime di Grice descrivono principi razionali specifici osservati da persone che rispettano il principio cooperativo. Questi principi permettono una comunicazione efficace.

Grice ha teorizzato che quando le persone avviano un dialogo o una conversazione mettono in pratica alcune norme che permettono alla conversazione di fluire.

Queste massime possono servire come semplici attacchi per chiunque scrive conversazioni per robot. Attraverso le massime è possibile assicurarsi che il bot stia offrendo informazioni sufficienti per mantenere una conversazione in corso.

Le 4 massime di Grice

Le regole del principio di cooperazione sono riunite in quattro insiemi di massime che vanno sotto il nome di massime conversazionali. Queste sono:

  • Massima della quantità.
  • Massima della qualità.
  • Massima della relazione.
  • Massima del modo.

Le 4 massime di Grice spiegate

Il principio di cooperazione viene soddisfatto soltanto con le quattro massime.

Ci sono casi, però, in cui le quattro massime vengono volutamente abbandonate. Per fini positivi, per esempio. Lo fanno i comici che rispondono in modo inappropriato rispetto a quello che l’ascoltatore si aspetta. Oppure negativi. Un bugiardo che ha un intento diverso rispetto al suo interlocutore. Le violazioni delle massime, dunque, confermano le massime stesse, che fotografano un meccanismo di interlocuzione.

Quantità

La massima di quantità riguarda la quantità di informazione da fornire e comprende due massime.

1. Dare un contributo tanto informativo per quanto è richiesto, per gli scopi accettati dello scambio linguistico in corso.

2. Non dare un contibuto più informativo di quanto è richiesto

Ad una richiesta si fornisce l’informazione necessaria. Né troppa. Né poca’. Bisognerebbe sempre parlare tenendo ben presente il contesto, evitando di esagerare. Andare alla ricerca del giusto. Tutto il resto viola le regole della buona comunicazione.

Su questa massima, inoltre, Vittoria Favina, lega la quantità di scrittura presente sul web.

Quando scrivi ricordati di dire solo ciò che serve. Non bisogna affogare il lettore con dettagli superflui o con la genealogia del tuo personaggio se non è funzionale alla storia.

Perché?

Tra autore e lettore non c’è alcun contratto. Di conseguenza chi legge può smettere in qualsiasi momento la lettura e chiudere il libro.
Rischi di perdere l’attenzione del lettore nei momenti di maggiore tensione. Come in un discorso in cui bisogna ricordarsi di modulare tono e flusso della voce per farsi seguire dall’uditorio, così bisogna fare nella scrittura.

Qualità

La massima di qualità invita a dare un contributo che sia vero.

1. Non dire ciò che credi essere falso.

2. Non dire ciò per cui non hai prove adeguate

In altre parole Grice dice.

Sii sincero, fornisci informazioni veritiere, secondo quanto sai.

Bisogna sempre dire la verità. Se si viene meno a questo comando, la conversazione perderebbe la sua funzione primaria, e il principio di cooperazione verrebbe annullato.

Relazione

“Sii pertinente”

Sii pertinente. Il discorso, insomma, deve seguire una logica ben precisa.

Il dialogo deve essere attinente a ciò di cui si sta parlando.  I riferimenti che si fanno, infatti, devono riguardare i parlanti o quanto meno conosciuti e riconosciuti. Ogni relazione esposta deve essere riconosciute appropriata dalle persone che stanno parlando. Quindi il dialogo deve apparire logico a chi partecipa al dialogo; adatto, adeguato, opportuno e appropriato al contesto.

Modo

“Sii chiaro” . Cioè poni chiarezza non a ciò che si dice ma a come lo si dice.

1. Evita l’oscurità di espressione.

2. Evita l’ambiguità.

3. Sii breve (evita la prolissità non necessaria).

4. Sii ordinato nell’espressione.

La massima fa riferimento alla forma della conversazione. Bisogna essere sempre chiari. Almeno apparire chiari e concisi quando si dialoga. Bisognerebbe evitare discorsi grossolani e ambigui. Rispettando così anche la massima di quantità e qualità.

Le regole del principio di cooperazione di Grice

Come già scritto, queste massime possono essere violate o sfruttate secondo scopi comunicativ che siano diversi dalla cooperazione.

Tutti i comportamenti derivanti dall’osservanza delle massime o dalle loro violazioni o sfruttamenti danno luogo a delle implicature conversazionali. Le implicature da non confondersi con le implicazioni logiche, sarebbero delle informazioni supplementari sempre inerenti il discorso che non rispettano le massime ma rispettano il principio di Grice.

Nel ibro Logica e conversazione Grice fa un esempio in cui due interlocutori parlando dicono. “Quella signora è una vecchia ciabatta” e a questa affermazione il secondo risponde. ” Ma che bella giornata, oggi! Vero?” Il secondo parlante non sta rispettando la massima di relazione. Ossia la sua risposta non è pertinente all’affermazione di del primo parlante. Eppure sta rispettando il principio di cooperazione, perché ha risposto, perché vuole continuare il dialogo. Ma è possibile desumere che la violazione non sia casuale, ma che all’interno della conversazione il secondo parlante non vuole parlare della signora.

Altre regole del discorso

Non ci occupiamo in questo articolo delle altre regole di cortesia, sociali e morali che ci guidano in una conversazione. Qui parleremo solo delle regole conversazionali. Sempre facendo riferimento ai due parlanti di prima. IL secondo parlante magari non vuole farsi sentire dalla signora, o da altri commensali. Oppure non è abituato a parlar male degli altri.

Questo è un discorso che non riguarda i bot o gli assistenti vocali. Almeno al momento.

Implicature conversazionali

Prima di affrontare il problema delle implicature conversazionali, Piero Polidoro chiede di chiarire.

Bisogna fornire dei chiarimenti terminologici. Quando Grice usa il verbo dire fa riferimento a “ciò che qualcuno ha detto come strettamente relato al significato convenzionale delle parole (l’enunciato) che ha proferito”. Nel caso in cui si abbiano più significati convenzionali possibili, l’individuazione precisa di ciò che è stato detto si baserà su fattori quali il momento del proferimento, la particolare situazione, ecc.
Implicare, invece, si riferisce a ciò che non viene direttamente detto. Ma che in qualche modo ciò che è detto contribuisce a determinare. A questo verbo si ricollegano i termini implicatura (l’implicare, il dare a intendere qualcosa) e implicito (ciò che si implica, ciò che si dà a intendere).

Cosa è l’implicatura conversazionale?

L’implicatura è uno dei sensi disponibili di un dialogo, di un parlante. Quando parliamo, ciascuno di noi intende trasmettere molte più cose di quello che dice. Si trasmette cosa si fa, si mette in mostra ciò che si dice, ma altre volte si lascia credere una cosa, o intendere altro.

L’implicatura rispetta sempre il principio di collaborazione. Senza la collaborazione il dialogo sarebbe senza logica.

Le implicature conversazionali sono specifiche della conversazione in corso e non hanno valore convenzionale. Si possono distinguere in base alla massima che sfruttano per venire inferite. Nella conversazione tra chi ha la macchina in panne e chi si ferma per dare aiuto. Se il secondo dice “C’è un distributore di benzina dietro l’angolo”, non si interpreterà la frase come una violazione della massima di relazione. Bensì attiverà un percorso argomentativo che conduce a capire che secondo il parlante il problema sta nell’aver esaurito il carburante; che è necessario rimetterne un po’ nella macchina, che il carburante è acquistabile presso i distributori di benzina. E che poco distante ce ne è uno che il parlante ritiene aperto.

Implicatura convenzionale e presupposizione

L’implicatura convenzionale è diversa dalla presupposizione.

La presupposizione è data per scontato. Essa fa parte di un contesto di conoscenze comuni a parlante e ascoltatore. Una presupposizione non è messa in discussione dai parlanti. Se la presupposizione è falsa il diaologo non ha alcun valore.

Ad esempio: Alberto è italiano, quindi un poeta e navigatore.

La frase implica che tutti gli italiani siano poeti e navigatori. Anche se non è vero che tutti gli italiani siano poeti e navigatori, resta vero che Alberto lo sia in quanto italiano. O almeno è vero che Alberto sia italiano, poeta e navigatore.

Lo zio di Maria è un tipo antipatico. In un dialogo, la Maria in questione è conosciuta e pertinente alla conversazione. La presupposizione è che Maria abbia uno zio. Se Maria non ha uno zio, la frase, “Lo zio di Maria è antipatico” sarebbe falsa e senza nessun valore conversazionale.

Violazioni delle regole conversazionali

Esistono diversi modi di mancare alle regole conversazionali di cui sopra:

Si possono violare, senza mostrarlo e, quindi, in determinate situazioni, cercando di ingannare l’interlocutore. Si può uscire dal principio di cooperazione, mostrando chiaramente che non si ha l’intenzione di cooperare. Oppure si può avere un conflitto fra diverse massime. Per cui per rispettarne una se ne deve infrangere un’altra. Ci si può burlare di una massima, cioè ostentare la mancata soddisfazione di questa.

La violazione di una delle massime porta dunque ad una implicatura. Ma solo se si è certi che la violazione non riguardi la volontà di ingannare, di non voler collaborare o di trovarsi in una situazione di scontro.

Insomma, la violazione sottintende che la risposta, pur volendo cooperare, e pur volendo dire la verità, le giuste parole, nel modo giusto, quelle parole non possono essere dette direttamente.

Conclusioni di Paul Grice sulle implicature

Grice conclude il saggio con il riferimento ad implicature conversazionali generali, cioè ad implicature conversazionali che non dipendono dalla particolare occasione in cui avviene l’interlocuzione.

Le implicature conversazionali sono collegate a certe caratteristiche generali del discorso. Le implicature conversazionali si distinguono da altre implicature, per esempio dalle implicature convenzionali. Queste ultime infatti, sono legate al significato convenzionale delle parole usate nel discorso.

Ad esempio, l’uso del “ma”, in una frase, suggerisce che le informazioni, che si trovano alla sinistra e alla destra della congiunzione coordinativa avversativa, sono in contrasto tra di loro.

Il concetto di implicatura conversazionale è fondamentale in pragmatica, per calcolare l’informazione proveniente dal rapporto tra il linguaggio e il contesto in cui viene usato.

 

Fonti e Approfondimento di linguistica

Per chi vuole approfondire il tema i documenti in rete sono davvero tanti. Qui di seguito condivido le fonti di quanto ho scritto e ulteriori link per approfondire l’argomento.

Dalla pubblicazione, nel 1975, di “Logic and Conversation“, ci sono stati molti linguisti e filosofi che hanno raccolto l’insegnamento di Grice.

Dan Sperber e Deirdre Wilson – Relevance: Communication and Cognition, Oxford: Blackwell, 1986.

Il formalismo logico di Gerald Gazdar – Pragmatics: Implicature, Presupposition and Logical Form, New York: Academic Press, 1979.

Stephen C. Levinson –  Presumptive Meanings, Cambridge: MIT Press, 2000) o la critica di W. A. Davis (Implicature: Intention, Convention, and Principle in the Failure of Gricean Theory, Cambridge: Cambridge University Press, 1998.

Fonti varie sulle massime di Grice

Una infarinatura generale si può avere già con wikipedia sulle massime conversazionali

Studi sono stati fatti dalle università italiane, come l’Università di Trieste con la dottoressa Antonelli I presupposti della teoria delle comunicazione di Grice: razionalità e ragioni. Così come da Unimi sono stati fatti degli studi sulle implicature. Una sintesi su Paul Grice e la pragmatica del linguaggio condotta dalla dottoressa Bianchi dell’Università di Palermo. Mentre Roberto Basili dell’università Tor Vergata di  Roma parla di Semantica del Linguaggio Naturale.

Sul web si trova copia dell’introduzione del lavoro di Grice

Alcune delle diciture sulle massime di grice sono tratte dall’articolo di Pascal Ciuffreda

Da Harvard ho trovato un pdf su Paul Grice e la filosofia del linguaggio

Fonti e libri presenti su Amazon – Paul Grice

Alcuni libri non sono più disponibili

Cercando Herbert Paul Grice si trovano molti libri in tedesco

Violating Grice’s Cooperative Principle in Situational da Cheryl Hindman

Paul Grice: Philosopher and Linguist by S. Chapman

 

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