Siri, Cortana, Alexa, Ok Google. Non vi pare uno di quei giochi tipo, trova l’intruso? Stiamo parlando dei quattro assistenti vocali più importanti sul mercato. Avete trovato l’intruso? A me pare che l’intruso sia Ok Google.

Una premessa: Google Home

home_hp_noalpha

La notizia della settimana è stata la presentazione da parte di Alphabet di Google Home durante il Made By Google. Tra i vari prodotti Google Home è pensato come un assistente personale gestito da Google Assistant, appunto, lintelligenza artificiale della casa. Nello specifico Home è uno speaker con un microfono integrato che sarà sempre in ascolto. Una sorta di Google Now più avanzato e ora concretizzato in un apparecchio che dà forma fisica e tangibilità a tutti i servizi di casa Google.

Nome proprio di persona o nome comune di cosa?

AGGIORNAMENTO Ho dedicato Dedicherò, spero prima della sua uscita sul mercato il 4 novembre, un articolo a Google Home. Nel frattempo mi preme riflettere sul nome, o meglio sul comando necessario da vocalizzare per attivare Google Home: “Ok Google”

Vi ricordate l’analisi grammaticale della scuola elementare? Una volta c’era il nome proprio di persona o il nome comune di cosa. Con gli assistenti vocali, a cui vengono dati nomi propri di persona si dovrebbe, forse creare una nuova classe grammaticale come il “nome proprio di cosa”.

Apple, Microsoft e Amazon hanno dato dei nomi propri di persona ai loro assistenti vocali. Mentre Google ha fatto una scelta diversa.

Io sono pienamente d’accordo con la scelta effettuata da Google di non dare un nome proprio a Google Assistant. E ritengo, al momento, azzardato dare un nome proprio di persona ad un assistente vocale.

Una questione di genere

Io ci ritorno e insisto. Ma se gli assistenti vocali vengono umanizzati riflettiamo su di essi tutte le questioni etiche e di genere che viviamo. Insomma, non si tratta di un argomento neutro.

Dennis Mortensen, il CEO e co-fondatore di x.ai, che ha costruito un assistente digitale che si può programmare attraverso le mail e organizza le riunioni al vostro posto sostiene che “la prima domanda che dobbiamo porci è: abbiamo scelto di umanizzare l’assistente? Se non lo fai, si chiama Google Now. Non sto dicendo che è meglio o peggio. Se si sceglie di umanizzarlo, poi torniamo inevitabilmente a chiederci quale nome dovrebbe avere”.

Confermo, non si tratta di meglio o peggio, appunto, ma è una questione di cui essere consapevoli.

Personificazione dell’assistente vocale

Apple, Microsoft e Amazon hanno voluto personificare i loro assistenti vocali. Per azionare i rispettivi assistenti vocali si devono chiamare per nome. E il loro nome è un nome femminile.

Si tratta di un immaginario collettivo, una moda, tutta cinematografica e fumettistica.

E’ vero che l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante. Presto molti lavori meccanici e ripetitivi saranno eseguiti dalle macchine senza l’ausilio dell’uomo.

Come più volte ho detto, l’intelligenza artificiale fa parte della nostra quotidianità senza che ce ne accorgiamo. Di tutto questo io ne sono un entusiastico sostenitore. Il processo di sviluppo è avviato e le potenze di calcolo di cui disponiamo sono molto più veloci di quelle degli anni passati.

Eppure bisogna essere onesti e realistici nelle analisi.

E la realtà è che gli assistenti vocale o le intelligenze artificiali sono ancora lontano dall’essere esseri umani. Semmai sta cambiando e migliorando l’ambiente con cui si vanno a relazionare. Ma questa è un’altra storia.

Siri, Cortana, Alexa, Ok Google. Con chi sto parlando?

cortanaMicrosoft ha scelto di avere un’assistente vocale personalizzata e con un volto. Ma alla fine dei conti, gli ingegneri e gli sviluppatori, si sono posti un bel po’ di problemi.

Cortana è stata sviluppata in base a studi e analisi condotti su Siri, la diretta concorrente di casa Apple. I progettisti sono arrivati alla conclusione che Siri è troppo umana. La voce di Siri è quella di una attrice, una persona vera. E gli utenti che ne fanno uso la trattano come se parlassero ad una persona reale.

Microsoft ha deciso dunque di utilizzare una filosofia diversa e si è impegnata a rompere l’illusione che Cortana fosse una persona, uomo o donna. Non solo, le intenzioni sono quelle di spingere l’utente a pensare che Cortana è parte integrante del prodotto Microsoft.

In un senso più ampio, come indica la relazione pubblicata da Fast Company, Microsoft si è rivolta a una filosofia di design centrata sull’utente e non sull’applicazione. Microsoft ha cercato di capire l’uso che gli utenti fanno dell’assistenza vocale e perché.

Ad ogni modo si parte da ipotesi e presupposti grafico/visivi. Il direttore generale alla progettazione di Microsoft, Kat Holmes, dice

“The assumptions about computing are that our devices are one-on-one with visual interactions. The design discipline is built around those assumptions. They assume that we’re one person all the time,”

Come si chiama la vostra app?

Dare un nome ad una applicazioni è un qualcosa di importante. Il nome può fare la fortuna di una app. Non è detto che sia l’inizio del progetto. Anzi. Spesso e volentieri (giustamente) è l’ultima cosa che viene elaborata.

Lo vogliamo chiamare marketing? Secondo me è di più.

Da un lato, il nome di una applicazione, identifica la vostra applicazione. Chi è o cosa è? Cosa fa? Come verrà utilizzata dall’utente? Cosa vi ha portato a creare quella app? Cosa ne sarà del suo futuro?

Ma dall’altro lato identifica anche voi stessi. Cosa voi pensate della vostra app? Come volete voi che sarà utilizzata? Quale futuro volete dare, voi, all’app?

Insomma, argomento delicato e da indagare. Momento utile anche per mettere un punto alla progettazione. E soprattutto momento importante in cui ascoltare se stessi.

Chi siamo? Cosa facciamo? Dove andiamo?

AGGIORNAMENTO 16 Ottobre 2016

Questa settimana ho chiesto ai miei follower su Twitter

Ed ho avuto due belle risposte esplicative. JeegRobot d’acciaio® @KotetsuJeegu mi ha risposto che la chiamerebbe Franca.


Voleva essere ironico. Ma oltre all’ironia il nome Franca ci dice molte cose sull’applicazione e assistenza vocale come di chi ha deciso il nome. Cosa vi dice?
Personalmente mi dice che si tratta di una applicazione o una assistenza vocale schietta, sincera e leale.

Claudio Chianura si unisce al dialogo e dice che chiamerebbe la propria app o il proprio assistente vocale: Drugo.

La prima cosa che mi viene in mente è il personaggio de Il grande Lebowski e penso ad una applicazione che vivacchia senza troppi problemi.
E Claudio aggiunge … e sopravvive flemmaticamente alla furia insensata dei tempi moderni.

Potreste continuare nei commenti con il nome della vostra app e il significato che date.

Aggiornamento 6 febbraio 2017

Mi erano sfuggite le 5 lezioni di Anna Maria Testa che sul suo blog si è occupata dell’argomento.

Penso che meritano la nostra attenzione.

Idee 111. Nominare, cioè possedere. Forse
Idee 112. Dare un nome. Cioè creare, quasi
Idee 113. Inventare un buon nome per un prodotto
Idee 114. Se il nome non basta: pseudonimi e altri slittamenti di identità
Idee 115. Se il nome non basta. Soprannomi e altri accessori identitari

Pin It on Pinterest

Share This