Il contesto sonoro, un primo approccio.

Che ci crediate o no viviamo in un contesto sonoro!
Dire che “viviamo nell’era dell’immagine” è ovvio. E dire il contrario farebbe storcere il naso a molti. Mettere in dubbio che la forza delle immagini prevale su tutte le altre forme di comunicazione sarebbe assurdo. Ma non voglio dire questo: sarò provocatorio solo per riflettere e farvi riflettere sull’importanza del contesto sonoro. E chi lavora sui video lo sa bene.

Che il video stia assumendo importanza capitale nella comunicazione ce lo dice lo stesso YouTube. Al nostro quotidiano si aggiungono le immagini di milioni di video non più solo televisive: ogni minuto vengono caricate su YouTube 300 ore di video.

Eppure, nonostante questo, viviamo in un contesto sonoro almeno tanto quanto viviamo in un contesto visivo.

A voler essere provocatori chiederei: sicuri di vivere nell’era dell’immagine e non più precisamente nell’era del suono?
Youtube è genericamente considerato un contesto visivo. E’ stato pensato ed ideato fin dal suo primo video per caricare e divulgare video. Al suo interno si trova di tutto: dai video in alta definizione ai video di cellulari con qualità pessima. Usufruiamo di questi ultimi come dei primi in maniera (quasi) indifferente, apprezzando la professionalità o persino l’amatorialità del video. Giornali e telegiornali usano i video degli utenti come documento di testimonianza diretta. Eppure, per quanti video di bassa qualità riusciamo a vedere, non riusciamo (assolutamente) a sopportare un video (o ancora peggio un podcast) con un audio pessimo, un video di cui non capiamo le parole, di cui non sentiamo i suoni o la musica, oppure in cui l’audio gracchia. Avete mai provato? (Qui un esempio un po’ bizarro)

In realtà, io penso che siamo abbastanza abituati a sottovalutare il contesto sonoro in cui viviamo. Lo siamo per cultura, siamo figli dell’estetica, e più genericamente, perché il nostro cervello ha un controllo abbastanza elevato, e avanzato, sull’ orecchio e  sulle nostre capacità uditive, che è capace persino di eliminare dalla nostra attenzione alcune frequenze.

Comunque la pensiate abbiamo sempre vissuto in un contesto sonoro. Non solo come gruppo sociale ma proprio come singoli esseri viventi. Il contesto sonoro è qualcosa di primordiale che fa parte di noi.

Fin quasi dal nostro concepimento viviamo in un contesto sonoro. L’orecchio umano si forma alla terza settimana di gestazione. All’interno della pancia materna non vediamo nulla, ma ascoltiamo il battito cardiaco della nostra mamma. Il nostro primo arco di relazione, dopo ovviamente il cordone ombelicale, è il suono o il rumore che dir si voglia. Riceviamo impulsi, anche musicali, dal mondo che circonda il nostro liquido amniotico. Secondo alcuni studi (di cui non sono riuscito a verificare le basi scientifiche, a dire il vero), questi impulsi possono influenzare anche l’intelligenza futura o il nostro talento musicale.

Certo è che quando ascoltiamo musica o, ancor meglio, eseguiamo della musica il nostro cervello si attiva in tutte le sue parti da piccoli come da grandi.

Quando siamo appena nati, le nostre capacità visive sono scarse, mentre continuiamo a sentire, o meno, quel pulsare unico del cuore della nostra madre. Il neonato non solo sente i battiti cardiaci ma ne riconosce anche la diversità rispetto al pulsare di altre madri. Per calmare i propri piccoli le mamme cantavano e cantano le ninne nanne. Oggi, il design si è evoluto nella costruzione di oggetti appositamente creati per bambini, che riproducono suoni piacevoli e rilassanti.

Il contesto sonoro ci accompagna sempre!
Se non si hanno problemi patologici, siamo immersi in un contesto sonoro, da svegli come da addormentati. E infatti, mentre noi dormiamo, il nostro cervello continua la sua attività. L’unico canale di contatto con l’ambiente esterno resta il nostro udito.

All’aperto come al chiuso. L’aria trasmette e riproduce suoni da ogni dove. Il “pieno” del nostro mondo emette suoni. Solo nel vuoto non esiste il suono. I nostri elettrodomestici producono suoni, così come i nostri dispositivi, che se silenziati, producono segnali. Anche la vibrazione del nostro smartphone è un suono. Si definisce suono, infatti, la sensazione uditiva e le vibrazioni di un mezzo (per lo più l’aria) che possono produrre tale sensazione. Per estensione, tutte le vibrazioni propagantisi in un mezzo, anche se non udibili per frequenza o intensità. Suono è dunque la vibrazione di una corda vocale, una corda di chitarra, di violino, o la vibrazione di un telefonino e tanto altro ancora.

P.s.

Io utilizzo il mio canale YouTube come contesto sonoro.

3 commenti su “Il contesto sonoro, un primo approccio.”

  1. Verissimo quanto dici Toni e mi pare che Alfredo Tomatis parli ampiamente della gestazione come momento in cui l’udito inizia a consolidarsi.
    Il contesto sonoro è importante nella nostra quotidianità come affermi: se inadeguato può danneggiarci e l’orecchio è fondamentale per l’equilibrio ma anche per la nostra attenzione – credo -. Mi viene in mente “Arancia Meccanica”. Tu che ne pensi?

    1. Alessandra, grazie del tuo intervento. Più avanti ho già in programma di parlare delle colonne sonore e del loro ruolo nella creazione di contesti. Prenderò certamente spunto da quanto dici per sottolineare che il contesto sonoro è qualcosa di fondamentale nella nostra vita e la ricerca di relax e di assenza di suoni non è affatto ricerca di vuoto ma di suoni e melodie che si relazionino con il nostro corpo e il nostro cervello.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *