Intervista a Stefano Bussolon

Ho conosciuto Stefano Bussolon su Twitter nel 2014. Allora era molto attivo e discuteva di psicologia delle masse. Lui oggi ha dimenticato, giustamente, quelle discussione. Io le ricordo perché erano gli anni in cui twitter mi dava grandi soddisfazioni ed erano i tempi i cui voracemente leggevo e studiavo chiunque si definiva architetto dell’informazione.

Psicologo, dottorato in scienze cognitive, docente in Interazione Uomo Macchina presso l’Università di Trento, UX designer, si occupa di ricerca con gli utenti, di architettura dell’informazione partecipativa, di responsive interaction design e test di usabilità.

Attivissimo sui social, Stefano Bussolon è il fondatore del gruppo Usabilità e Architettura dell’informazione. Un gruppo composto da oltre 2500 membri e frequentato da professionisti e studiosi della disciplina. Per chi invece vuole conoscere meglio le tematiche di cui si occupa è consigliato leggere il suo blog.

La ricerca della Felicità

Ci sono tre video che vi consiglio di vedere e ascoltare di Stefano Bussolon. Io ci ritorno ogni tanto, per ripasso e perché Stefano va alle radici delle questione di cui si occupa. E dunque i suoi contenuti non diventano mai vecchi abbastanza.

Se c’è una cosa che mi insegna Stefano, con la sua attività, è quella di andare sempre in profondità, di non farsi abbagliare dalla superficie, ma da architetto dell’informazione, andare alla ricerca delle fondamenta.

Per cui vi consiglio di vedere o rivedere

Ciascun intervento è sempre stimolante e mai banale. La mia sensazione mentre parla e scrive è quella di dover andare a studiare un paio di libri per andare a fondo di quello che lui sintetizza.

La newsletter

Da un po’ di tempo a questa parte Stefano Bussolon ha una newsletter.

Ho chiesto a Stefano, nell’intervista, perché iscriversi alla sua newsletter. E Stefano risponde chiedendo ai miei lettori di dare una occhiata e se vi sembra interessante iscrivetevi.

Io, invece, consiglio di iscriversi alla sua newsletter perché, secondo il mio parere, Stefano Bussolon ha la grande capacità di essere trasversale: traccia linee di ricerca tra argomenti paralleli molto interessanti e costruisce archi di relazione che senza di lui non riesci a vedere. Ogni lavoro di Stefano è prezioso.

Intervista a Stefano Bussolon

In questa intervista mancano tutte le mie curiosità sulla relazione uomo macchina. Ci arriveremo. E spero che Stefano resti disponibile per una seconda intervista sul tema. In questa intervista ho voluto approfondire più il suo essere psicologo.

Da Psicologo a User experience designer. Da dove nasce questo legame e l’inizio di una nuova professione?

Nasce dall’intersezione di due passioni. Il mio primo calcolatore fu un Commodore 128, credo fosse il 1986. Da allora la passione per la tecnologia non mi ha mai abbandonato. Nel frattempo ho studiato psicologia, e ho identificato due ambiti in cui le due passioni potessero convergere: l’intelligenza artificiale (negli anni ‘90 mi appassionai di reti neurali) e l’ergonomia (grazie anche al maestro Sebastiano Bagnara e alla caffettiera di Donald Norman). Poi venne il primo sito internet (del dipartimento di psicologia di Padova) nel ‘97. Il resto è storia 😉

Quale parte del tuo lavoro ti piace e ti diverte maggiormente? Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Mi verrebbe da dire la parte psicologica. È per questo che, ad esempio, adoro fare ricerca con le persone. Ed è per questo che mi appassiona studiare gli aspetti motivazionali e cognitivi che stanno alla base delle attività e delle esperienze delle persone.

Strumenti? Hardware: Portatile con linux (da un paio di mesi ho montato linux mint xfce), tablet e smartphone android, e-reader da 10 pollici con pennina. Software: lettori pdf dove posso annotare, editor di testo (geany, che sto usando per scrivere queste risposte, non tocco word o simili da lustri), shell-riga di comando, markdown, pandoc, html, css; javascript, java, un po’ di python, R, sqlite, postgres, redis, git, meld, chrome, firefox, filezilla (che non amo), freeplane, inkscape, obs studio. Potrei continuare 😉

Qualcuno sostiene che l’esperienza non si può progettare. Definiamo il concetto di esperienza e cosa possiamo progettare?

Sul tema ho scritto un paper: The X Factor – Defining the Concept of Experience pdf. Esperienze ed attività sono eventi. Ne parlo all’inizio del mio insegnamento: L’experience design

Possiamo pensare alla progettazione di un funnel come manipolatorio?

Quando ti ho conosciuto online grazie a twitter, avevi ingaggiato una discussione con un utente sulla manipolazione delle masse. Il recente documentario The social dilemma ha evidenziato questa manipolazione. Intanto mi incuriosiva se hai proseguito lo studio. E poi mi chiedevo quanto l’architettura dell’informazione possa essere manipolatrice.

Confesso di non ricordare la discussione, e non ho visto il film e non ho approfondito l’argomento. È possibile manipolare le persone? Diciamo che è possibile usare delle tecniche di Nudge, che possono spingere le persone a fare alcune scelte rispetto ad altre. E se queste spinte sono finalizzate solo agli interessi di chi spinge, senza preoccuparsi del benessere, e dei bisogni di chi è spinto la cosa è molto poco etica.

Ultimamente parli spesso di fluenza cognitiva. Magari è solo colpa degli algoritmi della mia bolla. Spieghi ai mie lettori cos’è la fluenza e perché è così importante dal tuo punto di vista?

Provo a fare un esempio. Qualche giorno fa ho fatto un video di 3 minuti spiegando che UI non è UX. Alla fine del video, ho invitato le persone ad iscriversi alla mia newsletter. Con mia grande sorpresa il video ha ricevuto quasi 150 like.
Le persone che in questi giorni si sono iscritte alla mailing list sono 8. 27 quelle che mi hanno chiesto l’amicizia su linkedin. Perché? Perché io, da bauco, non avevo messo il link alla mailing list. Digitare l’url era più sbatti (termine tecnico) che cliccare “aggiungi contatto”.

Gli esseri viventi sono degli economisti, che calcolano costi e benefici delle loro attività. Fine ultimo dell’ux design è massimizzare i benefici che il prodotto o servizio può portare, minimizzando i costi, in termini di risorse – materiali e immateriali – di tempo, di sforzo cognitivo, di attenzione e così via. La fluency (io l’ho tradotta fluenza, forse sarebbe più corretto fluidità, ma a me piace meno) è la valutazione di quanto costoso sia un task, ed è influenzata da aspetti percettivi, linguistici, di immaginabilità, di choosability (facilità nel decidere), di sforzo cognitivo. Una interfaccia con un buon livello di fluenza riduce i costi esperienziali. E dunque la fluenza è uno degli obiettivi dell’ux design. Parola d’ordine: meno sbatti per tutti 😉

In questo momento di distanziamento sociale mi pare che si abbia ancor più bisogno di comunità. Da psicologo e architetto dell’informazione come vedi tu le relazioni tra persone?

Eh. Bel tema. A me piace molto l’idea del telelavoro, e mi piacerebbe che il 2020 innescasse davvero una cultura di decentramento territoriale – so che tu mi capisci, vista la tua collocazione geografica. La cosa però può funzionare solo se da una parte le persone trovano degli spazi per poter lavorare, dall’altra non si distruggano le relazioni sociali. In ambito lavorativo, credo che la soluzione sia quella di Automattic, azienda che ha sposato radicalmente lo smart working ma che alcune volte all’anno fa dei meeting soprattutto per rinsaldare i rapporti sociali (credo che Erin Casali ne abbia scritto). Per le relazioni personali, forse in questo periodo sarebbe il momento di dare una maggiore importanza ad un numero più ristretto di relazioni più profonde. Sperando che non passino troppi anni prima di poter tornare a fare i sani assembramenti di una volta.

“La progettazione, se fatta bene, fa guadagnare soldi e risparmiare tempo.” Perché questa affermazione è così difficile da veicolare?

Risposta secca: perché in molti, fra quelli che decidono progetti risorse e budget, sono convinti di essere capacissimi di fare progettazione fatta bene anche se non è il loro lavoro. E, cosa forse più grave, anche molti fra coloro che hanno aggiunto UX al loro profilo linkedin spesso hanno le idee confuse.

Parliamo della tua newsletter. Come iscriversi, Perché iscriversi? E come sta andando?

Da ottobre ad oggi ho pubblicato 12 articoli. Perché e come iscriversi: date un occhio alle cose pubblicate, se le considerate interessanti, in fondo ad ogni articolo c’è la form, basta la mail ed eventualmente nome e cognome. Sta andando che ha da poco superato i 300 iscritti. Considerando che tratto anche temi quali l’etica di Aristotele, Darwin e la psicologia evoluzionistica, direi che non mi posso lamentare.

Tempo fa hai fatto notare che studiando sui libri si nota una certa ridondanza delle informazioni. I concetti chiave sono gli stessi e magari visti in maniera diversa. Confermi questa tua impressione? Come vedi l’architettura dell’informazione del futuro?

Confermo: non leggo libri di UX, IA. Leggo post, via facebook, linkedin, medium, feed rss. E studio articoli scientifici sui temi che – a mio avviso – stanno alla base di quelle discipline. L’IA e la UX del futuro le vedo grounded: radicate nella tecnologia più importante, sviluppata nel pleistocene. La persona. E dunque sto sviluppando l’idea di cognitive information architecture, di grounded ux design, di fluenza e flusso di esperienza ottimale.

E per finire le ultime 3 domande più leggere.

Consiglia un libro

I libri de “Il trono di spade – Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin mi hanno preso un casino. Non ho ancora visto la serie, vorrei prima finire i libri (ho finito il quarto, mi sto tenendo lì il quinto).

Consiglia un brano musicale o un cd

Brani: King Crimson – Starless – YouTube, e questa versione live di “While My Guitar Gently Weeps” – YouTube, dove Prince spacca di brutto 😉

Album: qualsiasi cosa dei Pink Floyd.

Consiglia un film

Una serie che adoro: The Mentalist.

Grazie!

Ringrazio ancora Stefano Bussolon per questa intervista e per le sue risposte. E alla prossima!

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