L’architettura dell’informazione non è qualcosa che salta subito agli occhi dell’utente. Eppure è la struttura di un sito che ne permette la comprensione, la navigazione e l’usabilità. Se in un sito non trovate qualcosa, vuol dire che la struttura è fatta male e sarebbe necessario un bel intervento di un architetto.

Ossia, “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Chi si occupa di architettura dell’informazione sa che senza il suo studio non avrei potuto parlare e fare riferimento ad alcuni concetti che fin qui ho esposto. Primo fra tutti il concetto di contesto.
L’architettura dell’informazione è una disciplina invisibile, si nasconde, generalmente, nella struttura di un sito, ma anche, secondo alcuni studi avanzati, nella struttura di spazi fisici pervasi di digitale. Gli utenti, genericamente detti, non si rendono conto di questa struttura, anche se in base ad essa vivono la loro esperienza in modo positivo o negativo. L’architettura dell’informazione crea il contesto, l’ecosistema, dove l’utente naviga e dove può trovare le sue informazione.

Architettura dell’informazione e Peter Morville

Peter Morville, padre dell’architettura dell’informazione, definisce l’architettura dell’informazione in 4 modi:
1. La struttura degli ambienti informativi condivisi.
2. La combinazione di organizzazione, etichettatura, ricerca, e sistemi di navigazione all’interno dei siti web e intranet.
3. L’arte e la scienza di plasmare prodotti di informazione ed esperienze per sostenere l’usabilità e reperibilità.
4. Una disciplina emergente e una comunità di pratica concentrati sul portare i principi del design e dell’architettura per il panorama digitale

L’architettura dell’informazione è invisibile!
Sempre Morville dice “ In realtà, gran parte del nostro lavoro è intangibile; molte persone che sono direttamente coinvolte nel web design hanno solo una conoscenza superficiale dell’architettura dell’informazione … Questa invisibilità va bene per quanto riguarda gli utenti. Non vogliamo obbligare gli utenti a vedere il nostro duro lavoro; vogliamo che completino le loro attività e trovino le informazioni nella beata ignoranza delle nostre fatiche.”

Lo stesso fa la musica. Anche la musica è invisibile e anche la musica crea contesti.

Da un lato c’è il direttore d’orchestra che interpreta lo spartito.

Ascoltare la Sinfonia No 6 di Mahler diretta da Valery Gergiev (dal minuto 13.24)

è diverso che ascoltare la stessa composizione diretta da Manuel López-Gómez (dal minuto 1.45).

Dall’altro lato, c’è l’utente / ascoltatore. Non è necessario saper leggere le note sul pentagramma o saper suonare uno strumento. Ascoltiamo la melodia, che si avverte simile, ne avvertiamo il diverso sviluppo, percepiamo le differenze; sentiamo che si sta eseguendo un’ interpretazione diversa. Una ci affascina più  dell’altra. In una percepiamo alcune note, nell’altra l’enfasi cade su altre. Lo spartito da cui muovono i due direttori d’orchestra è uguale, gli strumenti usati e da usare sono gli stessi ma il messaggio è diverso, l’esperienza è diversa così come il pubblico è diverso; la prima esecuzione si svolge a Londra, Inghilterra, la seconda a Caracas, Venezuela. E quanto diversi saranno i gusti musicali dei due popoli!

E ad ogni modo, godiamo della bella musica, di un bel concerto. Da ascoltatori, anche se non siamo dei critici musicali, sappiamo cosa ci piace e cosa no. Così come non saremo sviluppatori di siti web ma sappiamo se troviamo facilmente o no un’ informazione.
L’architettura dell’informazione è invisibile, insomma, come la musica. Ed è proprio di questo che si occupa questo blog!

 

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