Qual’è la tua esperienza sonora in aeroporto? Ho a lungo parlato del film The Terminal e forse a qualcuno sarà sembrato che io mi fossi allontanato dall’argomento principale di questo blog che è l’architettura dell’informazione nei contesti sonori. Spero che questa sia stata solo una breve impressione perché nelle intenzioni non era così e ve lo spiego.
Ho approfittato del film “The terminal” con ben tre post perché il mio campo di studio e ricerca si vuole concentrare sul Non luogo, appunto, come spazio di trasformazione e di ricerca.

La percezione sonora

La nostra percezione sonora, nello spazio fisico (e forse soprattutto quando navighiamo sul web), sarà sempre elemento imprescindibile dal nostro essere. Il luogo dell’attesa e del transito, che sia il terminal di un aeroporto o il centro commerciale o, come tanti altri luoghi del passaggio, dell’alienazione, oggi, hanno cambiato la loro funzione e l’uso funzionale che ne fanno gli utenti. Aggiungo e azzarderei a dire, per l’uso originale e imprevedibile, che ne fanno gli utenti.
Condivido, infatti, pienamente quanto proposto e riproposto da Luca Rosati.

“l’architettura dell’informazione si pone come possibile collante fra i vari contesti di interazione uomo-informazione”

Quello che mi auguro e che auguro a quanti seguono questo blog è quello di avere strumenti e punti di vista e di ascolto diversi per interpretare al meglio quanto stiamo vivendo.
Sono certo, per esempio, che la prossima volta che passerete da un Terminal, guarderete e ascolterete lo spazio in modo diverse, avrete più consapevolezza di voi stessi, della vostra trasformazione da turista, lavoratore, migrante a viaggiatore/utente. Prima del controllo sicurezza avrete uno scopo che raggiungerete, solo, al superamento dell’uscita del prossimo terminal. Nel frattempo i viaggiatori sono tutti uguali, tutti devono seguire le stesse regole, e a nessuno importa delle ragioni del vostro volo.

Il tempo del mutamento

Almeno questo è quello che accade, e noi viviamo almeno il tempo del mutamento. “Presto”, previsioni per il 2024,  l’aeroporto e il terminal saranno altro. Già si parla di “Aeroville”: l’aeroporto sarà il luogo da dove comincia la propria vacanza. Per far questo si inizia a parlare dell’introduzione di iBeacon che identificano l’utente, ne riconoscono i bisogni richiesti dall’utente e gli segnaleranno dove poter soddisfare i propri interessi.

Capite, dunque, che il tema è centrale per l’architettura dell’informazione.

Esperienza sonora in aeroporto

Ma andiamo nello specifico e approfitto per raccontarvi la mia personale esperienza sonora in aeroporto. Mentre scrivevo i precedenti post, infatti, ho avuto la necessità di transitare da un Terminal italiano e ri-vivere per qualche ora l’esperienza del non luogo e del passeggero. Ovviamente non era la prima volta e non era la prima volta neppure in quel terminal.
Vi posso garantire che, nei Terminal, in generale, c’è una scarsissima attenzione verso l’informazione sonora. Mediocrità che ritengo abbastanza grave dato che le informazioni che vengono diffuse per i canali sonori sono informazioni molto importanti e principalmente per casi di emergenza e non per l’ordinario.

Cosa accade quotidianamente

Nell’ordinario, infatti, esiste un sistema che indirizza abbastanza agevolmente il passeggero verso la sua destinazione: al banco chek-in si viene ben istruiti su quali direzioni avviarsi, la giusta misura di un bagaglio a mano e cosa sia possibile portare dentro il terminal.

Le informazioni sono bene in vista in tutto il percorso con cartelli o dei video appositamente costruiti. Se si sono seguite tutte le istruzioni correttamente, biglietto alla mano, ci si dirige al Gate designato e ci si potrà imbarcare.
Questo l’ordinario.

Cosa accade durante l’emergenza?

Ma l’emergenza? Un cambio di gate, in un periodo particolarmente affollato dell’anno? Un ritardo dovuto a intense piogge o a nevicate eccezionali? L’ultima chiamata del volo per una famiglia che ha effettuato il check-in e non si presenta al gate? Tutte queste informazioni sono date per via sonora, attraverso altoparlanti.

Peccato che nei terminal la tecnologia usata non sia davvero aggiornata, o almeno, il risultato udibile è alla stregua di un citofono, che quando è nuovo ci permette di ricostruire quanto detto, ma quando è vecchio, è davvero incomprensibile. Eppure la tecnologia sonora, come casse e microfoni, ha fatto passi da gigante a costi sempre più contenuti.

Ho avuto modo di registrare un avviso, che vi propongo di seguito, del quale non ho capito nulla pur trovandomi davanti al gate. Annunci o avvisi di questo tipo andrebbero evitati e/o sicuramente migliorati.

Quale struttura acustica dell’aeroporto?

Chi ha “non pensato” alla struttura acustica dell’aeroporto, non ha neanche pensato al contesto sonoro in cui si sarebbe svolto l’annuncio e nessuno si preoccupa se l’informazione arriva o no.
Ecco perché oggi gli architetti dell’informazione pensano al contesto e il contesto non può essere più messo da parte.
Altra cosa, forse meno importante, forse anche secondaria. Al personale di terra, come a quello di aria, immagino sia fatto un corso anche superficiale di microfonia, dal momento che, per convenzione internazionale, usano tutti un tono robotico. Basterebbero 2 minuti in più per spiegare che bisogna tenere il microfono ad una “giusta” distanza dalla bocca.

L’acustica in aereo

Nel mio ultimo volo, sfogliando poi i giornali presenti in cabina, leggevo che l’attenzione per una acustica migliore per il passeggero è al centro delle attenzioni della compagnia aerea. Sforzo che è da apprezzare, ma l’uso del citofono per dare informazioni importanti sui sistemi di salvataggio è presente in molti aerei. Forse non nei più recenti, dove una animazione spiega chiaramente cosa fare in caso di emergenza, ma in molti aerei il citofono ancora la fa da padrone.

E’ davvero così difficile? Non mi pare. Dato che in contesti molto più ampi e caotici, vedi le stazioni ferroviarie, o in luoghi molto più rumorosi, vedi le metropolitane cittadine, le informazioni sonore arrivano in modo chiaro e diretto.

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English Version

I have long talked about the movie The Terminal and maybe someone will seem that I had moved away from the main topic of this blog that is the information architecture in audio contexts. I hope that this was only a brief impression because the intention was not so, and I’ll explain.
I took advantage of the movie “The Terminal” with three post because my field of study and research I want to focus on “not place” as a space of transformation.

Sound perception

Our perception of sound, physical space (and perhaps especially when we surf into Web), will always be an essential element of our being. The place of waiting and transit, which is the terminal of an airport or the mall or, like so many other places of transition, of alienation, today, have changed their function and functional use which make users . Add to say, to the use original and unpredictable, which make users.
I agree, in fact, fully what is proposed by Luca Rosati.

“Information architecture stands as possible glue between the various contexts of human-information”

What I hope and I wish for my follower is to have tools and points of view and different listening to better interpret what we are experiencing.
I am sure, for example, that the next time you pass by a terminal, you watch and listen space so different, you will have more awareness of yourself, of your transformation from tourist, worker, migrant to traveler/user. Before the security check you will have a purpose that you will reach, only and alone, exceeded the output of the next terminal. Meanwhile, travelers are all equal, everyone must follow the same rules, and no matter the reasons of your flight.

At least that’s what happens, and we live the time of the change. “Soon”, forecasts for 2024, the airport and the terminal will be more. There is already talk of “Aeroville”: the airport will be the place where your holiday begins. To do this you start talking about the introduction of iBeacon that identifies you, they recognize the needs requested by the user and will signal where to meet their own interests.

You understand, therefore, that the theme is central to the information architecture.

Time of change

But let’s take this opportunity to specifically and tell you my personal sound experience at the airport. While writing the previous post, in fact, I had the need to transit from an Italian Terminal and re-live the experience for a few hours the place and the passenger. Obviously it was not the first time and it was not even the first time in the terminal.
I can guarantee that, in the Terminal, in general, there is very little attention to the sound information. Mediocrity that I feel bad enough as the information that is disseminated to the sound channels are very important information and mainly for emergencies and not for the ordinary.

Sound experience at the airport

Ordinary, in fact, a system that addresses quite easily the passenger to his destination: the counter check-in will be well educated on what directions start, the right size of a carry-on and what you can bring in the terminal . The information is clearly visible across the path with signs or videos constructed. If you have followed all the instructions correctly, ticket in your hand, you head to the designated gate and you will board ship.

What happens during an emergency?

This ordinary. What happens during an emergency? A change of the gate, in a busy period of the year? A delay due to heavy rains or snowfalls exceptional? The last call of the flight for a family who has checked-in and do not show up at the gate? All this information is given by sound through speakers.
Too bad that in the terminal the technology used is not really up to date, or at least, the audible result is like a buzzer, which if it is new we can reconstruct what it said, but when it is old, it is really incomprehensible. Yet the sound technology, like speakers and microphones, has made great strides to cost more and more content.

I was able to register a notice, I propose you, which I did not understand anything but finding myself in front of the gate. Announcements or warnings of this kind should be avoided and / or definitely improved.

Who has “no thought” to the acoustic structure of the airport, he has not even thought about the sound environment in which the announcement would take place and nobody cares if the information arrives or not.
That is why today the architects think about the context and the context can not be put aside.
Else, perhaps less important, perhaps even secondary. Ground staff, as that of air, I guess it took a course even surface of microphones, since, by international convention, all use a robotic tone. It would have two minutes more to explain that you have to hold the microphone to a “right” distance from the mouth.

Which airport acoustical structure?

In my last flight, then flipping through the papers in the cab, I read that the focus for a better acoustics for the passenger is the center of attention of the airline. Effort that is to be appreciated, but the use of the telephone to give important information on rescue systems is found in many aircraft. Perhaps not the most recent, where an animation clearly explains what to do in an emergency, but in many aircraft the intercom still is king.

It ‘really so difficult? I do not think so. As in much broader contexts and chaotic, as railway stations, or in places much noisier, as the metropolitan city, the sound information arriving in a straightforward manner.

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